Asburgo – Lorena

 

 

 

 

 

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Arc. 2219: Leopoldo II Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d’Asburgo-Lorena (Firenze, 3 ottobre 1797 – Roma, 29 gennaio 1870). Figlio secondogenito del granduca Ferdinando III di Toscana e di Luisa Maria Amalia di Borbone-Napoli, Leopoldo visse la sua prima giovinezza nei territori del Sacro Romano Impero, dove il padre si era rifugiato dopo l’invasione napoleonica. Divenne principe ereditario “in pectore” del Granducato di Toscana nel 1800, alla morte del fratello maggiore Francesco Leopoldo. Seguì il genitore in esilio dapprima a Vienna e poi, nel 1803, a Salisburgo, dove Ferdinando ottenne come compensazione per i territori perduti l’area dell’ex arcivescovato. Leopoldo nel marzo del 1805 venne costretto ad abbandonare anche questa città per l’incalzare della nuova guerra tra Austria e Francia rivoluzionaria e per questo si trasferì a Würzburg, dove la famiglia si stabilì in quello che era l’antico palazzo vescovile. Durante questi tormentati anni, Leopoldo riuscì a studiare molto con tutori tedeschi ed italiani, mostrando una particolare predilezione per le materie letterarie. Rientrò a Firenze il 15 settembre 1814, dopo la prima abdicazione di Napoleone, bene accolto dai sudditi anche per la politica del padre, che non effettuò epurazioni o vendette verso coloro che avevano collaborato col governo francese. Il giovane erede al trono si fece amare dai toscani anche per il carattere mite e il comportamento informale, tanto che fu simpaticamente soprannominato “Broncio” a causa del labbro inferiore leggermente sporgente che gli dava una perenne aria triste (mentre in realtà al giovane principe non difettava la spiritosaggine) e “Canapone” per il colore sbiadito dei suoi capelli biondi. Intanto completò i propri studi già avviati all’estero seguendo lezioni di giurisprudenza, arte e letteratura, occupandosi persino di agricoltura per la quale dimostrerà sempre una grande attenzione. Si pose come obiettivo personale la raccolta, lo studio e la riordinazione di tutti gli scritti di Galileo Galilei e pubblicò un’edizione delle poesie di Lorenzo de’ Medici da lui personalmente curata, fatto che gli valse la nomina a membro dell’Accademia della Crusca. Nel 1817 Leopoldo sposò Maria Anna Carolina di Sassonia, alla quale fu particolarmente legato e dalla quale ebbe tre figlie. Con la moglie a partire dal 1819 intraprese un lungo viaggio in Europa toccando tappe come Monaco di Baviera, Dresda, Praga, Vienna e Venezia. Il suo primo contatto con gli affari di stato avvenne nell’ottobre del 1822 quando venne chiamato a Verona a prendere parte col padre ai lavori per il congresso della Santa Alleanza. Alla morte del padre il 18 giugno 1824, Leopoldo II assunse il potere e subito dimostrò di voler essere un sovrano indipendente, appoggiato in questo dal ministro Vittorio Fossombroni, che seppe sventare una manovra dell’ambasciatore austriaco conte di Bombelles per influenzare l’inesperto granduca. Questi non solo confermò i ministri che aveva nominato il padre, ma diede subito prova della sua sincera voglia di impegnarsi con una riduzione della tassa sulla carne e un piano di opere pubbliche che prevedeva la continuazione della bonifica della Maremma (tanto da essere ricordato dai Grossetani con un monumento scultoreo collocato in Piazza Dante), l’ampliamento del porto di Livorno, la costruzione di nuove strade, un primo sviluppo delle attività turistiche e lo sfruttamento delle miniere del granducato. Il 1º novembre 1825 il granduca emanò una riforma con la quale sostituiva le province leopoldine con i nuovi compartimenti. In particolare, la provincia fiorentina venne divisa per creare i compartimenti di Firenze e di Arezzo. Dal punto di vista politico, il governo di Leopoldo II fu in quegli anni il più mite e tollerante negli stati italiani: la censura, affidata al dotto e mite Padre Mauro Bernardini da Cutigliano, non ebbe molte occasioni di operare e molti esponenti della cultura italiana del tempo, perseguitati o che non trovavano l’ambiente ideale in patria, poterono trovare asilo in Toscana, come accadde a Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Guglielmo Pepe, Niccolò Tommaseo. Alcuni scrittori e intellettuali toscani come Francesco Domenico Guerrazzi, Giovan Pietro Vieusseux e Giuseppe Giusti, che in altri stati italiani avrebbero sicuramente passato dei guai, poterono operare in tranquillità. È rimasta celebre la risposta del granduca all’ambasciatore austriaco che si lamentava che «in Toscana la censura non fa il suo dovere», al quale ribatté con stizza «ma il suo dovere è quello di non farlo!». Unico neo in tanta tolleranza e mitezza fu la soppressione della rivista “L’Antologia” di Giovan Pietro Vieusseux, avvenuta nel 1833 per le pressioni austriache e comunque senza ulteriori esiti civili o penali per il fondatore. Il mite governo granducale fece sì che in Toscana non vi fossero in quegli anni moti o sedizioni e le attività cospirative erano limitate solo alla città di Livorno e di minima importanza: gli unici atti repressivi furono nel 1830 la soppressione del giornale “L’Indicatore Livornese” e la condanna del Guerrazzi a sei mesi di confino a Montepulciano per aver pronunciato un’orazione in memoria di Cosimo Del Fante. La tranquillità del Granducato era sottolineata anche da intellettuali come Niccolò Tommaseo e Giuseppe Giusti, che dedicò una simpatica satira al granduca (“Il re Travicello”) che fece in un primo tempo infuriare il destinatario, ma che poi fu presa simpaticamente dallo stesso interessato. I moti del 1831, che sconvolsero i due ducati emiliani e le legazioni dello Stato Pontificio, non ebbero seguito in Toscana, nonostante che qualche patriota cercasse di suscitarne: l’unica preoccupazione di ordine pubblico presa fu quella di presidiare meglio la frontiera settentrionale per evitare sconfinamenti di sobillatori. Nel 1832 moriva la granduchessa Maria Anna Carolina, lasciando nello sconforto il granduca che, per assicurare la successione, si risposò l’anno successivo con la Principessa Maria Antonietta di Borbone, nozze da cui nel 1835 doveva nascere Ferdinando, il sospirato erede al trono. Nel 1839 e nel 1841 Leopoldo II diede il permesso per fare svolgere i “Congressi degli scienziati italiani” a Pisa e Firenze, nonostante le minacce del governo austriaco e le proteste di quello pontificio; nel frattempo il governo granducale pianificava un forte sviluppo della rete ferroviaria, che negli anni successivi avrebbe visto la nascita della “Ferrovia Leopolda” (Firenze-Pisa-Livorno; con la diramazione da Empoli a Siena) e della “Ferrovia Maria Antonia” (Firenze-Prato-Pistoia-Lucca), mentre rimasero a livello progettuale la “Ferrovia Ferdinanda” (Firenze-Arezzo) e la “Ferrovia Maremmana” (Livorno-confine del Chiarone). Particolarmente ammirevole e destinato a rimanere nel cuore dei fiorentini (almeno fino al 1849) fu il comportamento del granduca in occasione della grande alluvione del 3 novembre 1844, quando il sovrano non fece mancare la sua presenza al momento dei soccorsi, aprendo le porte di Palazzo Pitti agli sfollati, impegnandosi personalmente nei soccorsi su una barca e recandosi in visita anche nelle zone più periferiche colpite dal disastro. Nel 1847 il granduca di Toscana dovette affrontare una grave crisi con i sovrani dei due ducati emiliani: in quell’anno entrarono in vigore alcune clausole del Congresso di Vienna del 1815 e del Trattato di Firenze del 1844 che assicuravano sì al granducato lorenese l’annessione di quasi tutto l’ex Ducato di Lucca, ma allo stesso tempo stabilivano che alcune vecchie enclavi toscane in Lunigiana passassero sotto i Borbone di Parma e gli Asburgo-Este di Modena. Se a Lucca fu facile sedare il malcontento dei cittadini con una visita del bonario granduca, lo stesso non accadde nei comuni destinati alla cessione. In Toscana si arrivò a chiedere la guerra ai due stati vicini, cosa impensabile per il mite Leopoldo, che cercò di evitare la cessione offrendo forti somme di denaro ai due duchi. L’offerta fu respinta e le cessioni furono effettuate per le pressioni austriache, dato che il governo di Vienna non poteva permettersi focolai di disordini in tempi che già si preannunciavano calamitosi. Il 9 marzo 1848 il granduca emanò una riforma dell’assetto territoriale, poi completata da un regolamento attuativo del 20 novembre 1849, che portava alla creazione dei nuovi compartimenti di Lucca e di Pistoia (quest’ultimo poi abolito nel 1851) e allo scorporo dal compartimento di Pisa delle amministrazioni di Livorno e dell’Isola d’Elba. In quel 1847, nell’ambito del processo di riforma suscitato in Italia dall’elezione di Papa Pio IX, Leopoldo II si distinse per l’impegno riformatore: il 6 maggio veniva concessa la libertà di stampa e il 4 settembre veniva creata una Guardia Civica. Nello stesso periodo il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio e il Regno di Sardegna firmavano i Preliminari della Lega doganale, da tutti salutata come premessa di future maggiori integrazioni. Il 17 febbraio 1848, pochi giorni prima di Carlo Alberto di Sardegna, Leopoldo II concedeva la Costituzione, che si distingueva dalle altre per il concedere pieni diritti ai cittadini di tutte le religioni. Il 18 marzo nasceva il primo governo costituzionale toscano, presieduto da Francesco Cempini. Pochi giorni dopo, mentre i due duchi emiliani erano costretti alla fuga dalle insurrezioni, Leopoldo II riannetteva alla Toscana i comuni ceduti in Lunigiana, l’Alta Garfagnana estense e l’ex ducato di Massa e Carrara, le cui popolazioni avevano chiesto di essere toscane, secondo il principio che ogni popolo era libero di decidere la propria sorte. Il 21 marzo il Granduca suscitava l’entusiasmo popolare decidendo di inviare le poche truppe regolari toscane, affiancate da volontari, a combattere in alta Italia a fianco dei Sardi contro gli Austriaci. Mentre il piccolo esercito granducale si dirigeva verso Pietrasanta e San Marcello Pistoiese, Leopoldo II sostituiva la bandiera lorenese con il tricolore italiano con sovrapposto lo stemma granducale e aderiva personalmente al prestito di guerra. L’atteggiamento patriottico del granduca iniziò a cambiare verso la metà dell’anno, quando furono chiari gli atteggiamenti espansionistici del Regno di Sardegna e nell’agosto, in seguito a dei violentissimi tumulti avvenuti a Livorno, quando fu costretto a licenziare il governo moderato di Gino Capponi per affidare l’incarico ai democratici Francesco Domenico Guerrazzi e Giuseppe Montanelli che inaugurò una politica ultrademocratica. Il 30 gennaio 1849 Leopoldo II abbandonava Firenze per rifugiarsi prima a Siena (e per fingersi malato, ebbe l’idea di ricevere i delegati fiorentini a letto, in camicia da camera e papalina) e poi a Porto Santo Stefano. In questa località accettò e rifiutò più volte l’offerta dell’ambasciatore piemontese Salvatore Pes, marchese di Villamarina di riprendere il potere con l’esercito del Regno di Sardegna, fin quando, convinto dalla sua corte a preferire l’Austria, riparò a Gaeta, sotto la protezione di Ferdinando II delle Due Sicilie. L’esilio durò fino ad aprile, quando dopo la disfatta di Carlo Alberto a Novara, i moderati toscani rovesciarono il governo Guerrazzi per evitare un’invasione austriaca e richiamarono il granduca, sperando che avrebbe mantenuto le riforme. La speranza fu vana: il Tenente-Feldmaresciallo Costantino d’Aspre scese da Parma con 18.000 uomini, prese e saccheggiò Livorno e poi occupò Firenze. Alcuni mesi più tardi Leopoldo II sbarcò a Viareggio, ma ebbe la pessima idea di venire scortato da truppe austriache e in divisa da generale asburgico: era la fine della naturale e sentita simpatia che i toscani avevano avuto per il mite sovrano. Gli atti dei successivi anni di governo fecero allontanare sempre di più anche i sudditi più leali: la soppressione dello Statuto, definitivamente abolito nel 1852 e della Guardia Civica; l’occupazione austriaca e la formazione di un costoso esercito toscano; la repressione sanguinosa dell’insurrezione della città di Livorno contro gli occupanti austriaci; il ripristino della pena di morte per alcuni reati (fatto clamoroso per la Toscana, primo Stato abolizionista per opera di Pietro Leopoldo, nonno di Leopoldo). Nell’aprile 1859, nell’imminenza della guerra franco-piemontese contro l’Austria, Leopoldo II proclamò la neutralità, ma ormai il governo granducale aveva i giorni contati: centro operativo dell’imminente colpo di stato che sarebbe avvenuto il 27 aprile era l’ambasciata del Piemonte a Firenze. Cavour aveva inviato nei giorni precedenti circa 80 carabinieri piemontesi travestiti da civili che ad un segnale prestabilito, e divisi in vari gruppetti sparsi in varie zone della città, avrebbero dovuto cominciare ad urlare contro il Granduca e in favore della guerra all’Austria. Inoltre erano state preparate varie bandiere tricolori pronte ad essere esposte ai balconi di vari edifici ad un segnale prestabilito. ll 27 aprile 1859, verso le quattro, rifiutandosi di dare il proprio assenso alla guerra contro l’Austria e di fronte all’aperto rifiuto dell’esercito di obbedire al proprio sovrano, Leopoldo II, per evitare guai peggiori a se stesso e al suo Stato, partì in carrozza da Palazzo Pitti, uscendo per la porta di Boboli, verso la strada di Bologna. La pacifica rassegnazione al corso della storia (il Granduca non pensò mai a una soluzione di forza) e le modalità del commiato, con pochi effetti personali caricati in poche carrozze e con attestazioni di simpatia al personale di corte, fecero sì che Leopoldo riacquistasse l’antica stima da parte dei suoi ormai ex sudditi: la famiglia granducale fu salutata dai fiorentini, levantisi il cappello al passaggio, con il grido “Addio Babbo Leopoldo! e accompagnata con tutti i riguardi da una scorta fino alle Filigare, ormai ex dogana con lo Stato Pontificio. Alle sei pomeridiane di quello stesso giorno, il Municipio di Firenze costatò l’assenza di qualsivoglia disposizione lasciata dal sovrano e nominò un governo provvisorio. Rifugiatosi presso la corte viennese, l’ex granduca abdicò ufficialmente solo il successivo 21 luglio; da allora visse in Boemia, recandosi a Roma nel 1869, dove morì il 28 gennaio 1870, in via delle Tre Cannelle. Sepolto inizialmente nella chiesa dei Sant’Apostoli, nel 1914 la sua salma fu poi trasportata a Vienna per essere sepolta nel mausoleo degli Asburgo, la Cripta dei Cappuccini. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Onorificenze toscane

Gran Maestro dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire
   
Gran Maestro dell'Ordine di San Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine di San Giuseppe
   
Gran Maestro fondatore dell'Ordine del Merito Civile e Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro fondatore dell’Ordine del Merito Civile e Militare
   

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (austriaco)
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
   

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie)
   
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno delle Due Sicilie)
   
Senatore di Cran Croce con Collana S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio (Parma) - nastrino per uniforme ordinaria    Senatore di Cran Croce con Collana S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio (Parma)
     «Concessione 1851»

 

 

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Arc. 2219: Ferdinando d’Asburgo-Lorena in gran montura da Generale dell’esercito toscano (Firenze, 10 giugno 1835 – Salisburgo 17 gennaio 1908), è stato l’ultimo Granduca di Toscana con il nome di Ferdinando IV. Figlio del Granduca Leopoldo II e della Granduchessa Maria Antonietta, sposò nel 1856 la principessa Anna Maria di Sassonia che morì nel 1859 e in seconde nozze Alice di Borbone-Parma. Salì virtualmente al trono di Toscana dopo l’abdicazione del padre nel 1859. Fu protagonista involontario del Risorgimento in quanto fino al passaggio della Toscana al Regno d’Italia (1860) rimase formalmente Granduca anche se non viveva a Firenze e non fu mai incoronato. Nonostante ciò, anche dopo la soppressione del granducato, Ferdinando, avendo mantenuta la “fons honorum” degli Ordini dinastici, continuò ad elargire titoli e decorazioni. Dopo il plebiscito che sancì l’annessione della Toscana al Regno di Sardegna fu detto “re di Castiglione Fibocchi”, per il fatto che in quella cittadina dell’aretino si ebbe la più alta percentuale di oppositori all’unione al regno dei Savoia. Tra 1859 e 1866 in Toscana organizzò, tramite personalità come Eugenio Alberi, un partito legittimista-autonomista con l’obiettivo di difendere i suoi diritti dinastici e favorire una riforma in senso federalista del neonato Stato italiano. Finanziò il giornale Firenze, espressione di tale partito. Con la Terza Guerra d’Indipendenza (1866), l’Impero austriaco dovette riconoscere il Regno d’Italia, disconoscendo suo malgrado Ferdinando IV come legittimo granduca di Toscana. Ciò tolse ogni possibilità a Ferdinando di rientrare in possesso del Granducato. Si ritirò così a vita privata e smise di fare politica. Il 20 dicembre 1866 Ferdinando IV e i suoi figli rientrarono nella Casa Imperiale. Mentre a Ferdinando fu permesso di mantenere la sua fons honorum vita natural durante, i figli poterono fregiarsi solo del titolo di arciduca d’Austria, non più con la specifica di “principe o principessa di Toscana”. L’ultimo sovrano di Toscana abdicò ai diritti dinastici sul Granducato nel 1870 a favore di Francesco Giuseppe d’Austria e pertanto anche i suoi discendenti persero ogni diritto dinastico sul trono toscano. Morì in esilio a Salisburgo nel 1908 e Francesco Giuseppe proibì di assumere i titoli di granduca o di principe o principessa di Toscana. Il Gran Magistero dell’Ordine di Santo Stefano cessò, per i motivi già esposti, con la morte di Ferdinando IV. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1859 ca.

Onorificenze

Onorificenze toscane

Gran Maestro dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire
   
Gran Maestro dell'Ordine di San Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine di San Giuseppe
   
Gran Maestro dell'Ordine del Merito Civile e Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine del Merito Civile e Militare
   

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro
   
Cavaliere dell'Ordine della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine della Corona Ferrea
   

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera
   
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine di Sant’Uberto
   
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata

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Arc. 1068: Ferdinando d’Asburgo-Lorena,  (Firenze, 10 giugno 1835 – Salisburgo 17 gennaio 1908). Fotografia CDV. Fotografo: Disdéri – Paris. 

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Arc. 1014: Arc. 1973: Ferdinando IV Granduca di Toscana (Firenze, 10 giugno 1835 – Salisburgo 17 gennaio 1908) e la seconda moglie Alice di Parma (Parma, 27 dicembre 1849 – Schwertberg, 16 novembre 1935) nata principessa dei Borbone di Parma. Fotografia CDV. Fotografo: Baldi & Wurthle – Salzburg.

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Arc. 1973: Ferdinando IV Granduca di Toscana (Firenze, 10 giugno 1835 – Salisburgo 17 gennaio 1908) in piccola montura da generale austriaco. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1866 ca.

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Arc. 2394: Carlo Salvatore Maria Giuseppe Giovanni Battista Filippo Giacomo Luigi Gonzaga Gennaro Ranieri d’Asburgo-Lorena ( Firenze, 30 aprile 1839 – Vienna, 18 gennaio 1892 ) principe di Toscana e arciduca d’Austria. Carlo Salvatore nacque a Palazzo Pitti, secondo figlio maschio del granduca Leopoldo II di Toscana, e della sua seconda moglie, la granduchessa Maria Antonietta di Borbone. Già durante la sua giovinezza, Carlo Salvatore preferì dedicarsi agli studi militari e tecnici. All’età di 10 anni ricevette il grado di capitano dei 6º corpo dei Lancieri “Francesco Giuseppe I”, nel 1857 fu nominato maggiore. Il suo servizio fu inizialmente nell’esercito toscano, nel quale tenne anche l’incarico di ispettore d’artiglieria. Dopo lo scoppio della guerra sarda nel mese di aprile 1859, l’arciduca e la sua famiglia lasciarono Firenze e lui andò in Lombardia con l’esercito imperiale, venendo promosso tenente colonnello. L’anno successivo, la Toscana è andata perduta, dopo che l’esercito austriaco perse la battaglia di Solferino e San Martino, venne promosso a Colonnello comandante del 7º reggimento di fanteria nel 1876 a maggiore nel 1886 ma a causa di attacchi reumatici, che gli impedivano di camminare, dovette lasciare l’esercito. Dopo la rivoluzione del 1859 la sua famiglia visse in esilio alla corte dell’imperatore Francesco Giuseppe a Vienna, dove Carlo Salvatore divenne Tenente-Feldmaresciallo dell’Imperial Regio Esercito Austriaco. Carlo Salvatore era interessato in molte discipline tecniche, nonché per l’architettura. Molto attaccato alle tradizioni degli Asburgo, era un appassionato cacciatore e aveva una grande collezione di armi. Relativamente tardi, si rivolse verso la costruzione di armi da guerra con la quale ha lavorato fino alla sua morte. Sposò, il 19 settembre 1861 a Roma, la principessa Maria Immacolata di Borbone – Due Sicilie (1844-1899), figlia di Ferdinando delle Due Sicilie, e della sua seconda moglie, Maria Teresa d’Asburgo – Teschen. Carlo Salvatore e Maria Immacolata erano cugini primi poiché la madre di lui, Maria Antonietta, e il padre di lei, Ferdinando II, erano fratelli. Fotografia CDV. Fotografo: Metzger – Firenze. 1859 ca.

Onorificenze

Onorificenze toscane

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Giuseppe
   

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (austriaco)
   
Croce d'onore di III classe della Croce Rossa austriaca - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’onore di III classe della Croce Rossa austriaca
 

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Arc. 1869: Carlo Salvatore d’Asburgo – Lorena e la moglie Maria Immacolata di Borbone – Due Sicilie. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1862 ca.

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Arc. 2395: Carlo Salvatore d’Asburgo Lorena Principe di Toscana in uniforme da Colonnello dell’esercito austriaco. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1876 ca.

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Arc. 2731: Maria Antonia Anna di Borbone-Due Sicilie (Palermo, 19 dicembre 1814 – Gmunden, 7 novembre 1898) principessa del Regno delle Due Sicilie per nascita e Granduchessa di Toscana come consorte di Leopoldo II di Lorena. Nacque a Palermo il 19 dic. 1814 dal principe ereditario Francesco e da Isabella di Borbone Spagna. Sposò il 7 giugno 1833 Leopoldo II di Asburgo Lorena, granduca di Toscana, al quale – vedovo da un anno della prima moglie Maria Anna di Sassonia – era stata caldamente raccomandata dall’ambasciatore austriaco a Napoli L. von Lebzeltern, che ebbe ragione delle pratiche del ministro francese a Firenze L. de Ganay per far sì che sposasse una delle figlie di Luigi Filippo. Il matrimonio fu celebrato a Napoli, alla presenza del re Ferdinando II, fratello della sposa. La coppia si recò via mare a Livorno, prima tappa di una lunga serie di festeggiamenti culminati a Firenze a fine mese, che ebbero una chiara valenza politica e vennero usati per aumentare il consenso nei confronti della dinastia granducale. Dalla nuova sovrana, particolarmente apprezzata dal popolo per la bellezza e la giovane età (diciassette anni la separavano dal marito), ci si attendeva il tanto sospirato erede al trono, che Leopoldo II non aveva potuto avere dalla precedente consorte in quindici anni di matrimonio. M. non smentì la tradizionale fama di prolificità delle principesse borboniche e, dopo aver partorito una femmina, Isabella (1834-1901), il 10 giugno 1835 dette alla luce Ferdinando, cui negli anni seguirono altri quattro maschi e quattro femmineFotografia CDV. Donna rigida, attenta all’etichetta, devotissima e molto sensibile all’influenza degli ecclesiastici, aveva un naturale gusto per il bello; non era tuttavia colta, come testimoniano le sue lettere, tanto numerose quanto sgrammaticate. Incoraggiò le arti, proteggendo lo scultore G. Dupré e il musicista T. Mabellini. All’inizio si annoiò nella corte fiorentina, organizzata con semplicità conventuale al confronto di quella partenopea dove era cresciuta; poi si concentrò nella cura della numerosa prole. Per i primi quindici anni di matrimonio non cercò di influire sulle scelte del marito, che invece seguiva personalmente o con partecipazione emotiva durante le sue frequenti trasferte in Maremma per controllare le operazioni di bonifica. Dopo gli avvenimenti del 1848 iniziò a interessarsi di politica, guardando con favore all’offerta della corona siciliana fatta da alcuni ambienti del governo indipendentista per il suo secondogenito maschio Carlo Salvatore. Inviò allora nell’isola il botanico F. Parlatore, suo uomo di fiducia, ma la proposta non ebbe seguito a causa della giovane età dell’arciduca e della conseguente necessità di un lungo periodo di reggenza. Alla fine di ottobre del 1848, dopo l’insediamento del ministero democratico, si trasferì da Firenze a Siena con i figli. Nelle lettere al marito esprimeva sfiducia e timore per le iniziative di F.D. Guerrazzi e G. Montanelli e lo invitava ad abbandonare il paese, cosa che avvenne il 7 febbr. 1849. Ebbe quindi un ruolo decisivo nello spingere Leopoldo II a trasferirsi a Gaeta presso Pio IX e Ferdinando II, anziché in Piemonte, come aveva inizialmente previsto. Dopo la caduta di Guerrazzi consigliò al marito di chiedere l’intervento austriaco prima di rientrare in Toscana: gli scrisse il 16 apr. 1849 «senza truppa non si fa nulla e poi tornare col Capponi e altri che ti hanno condotto a questo punto ci penserei, perché adesso è il momento di non avere pietà con tanti che non lo meritano, che saranno i primi a farti gli umili» (Gennarelli, pp. 30 s.). Assumeva così un’indubbia posizione reazionaria, di cui dette chiara prova dopo il rientro a Firenze (fine luglio 1849), ostentando freddezza e distacco verso i liberali moderati che pure avrebbero voluto mantenere un rapporto preferenziale con il sovrano in vista della conservazione del regime statutario. Si adoperò molto affinché Leopoldo II abbandonasse la sua proverbiale incertezza e assumesse un atteggiamento energico. Tentò inutilmente di inviare il giovane Ferdinando alla corte viennese, ritenendo questo il solo mezzo per preservarlo dall’influenza liberaleggiante di Firenze e per educarlo in modo da renderlo degno del trono: non vedeva altro avvenire per il figlio se non in una fusione completa dei suoi interessi con quelli della famiglia imperiale. Provava una manifesta antipatia per il presidente del Consiglio G. Baldasseroni, tanto che lo stesso ambasciatore austriaco la invitò invano a lasciarla trasparire di meno. Questo modo di procedere, che proveniva da un carattere aperto e sincero, non fu producente. Non venne neppure interpellata nel 1856, quando si decise di scegliere una principessa sassone come moglie del figlio Ferdinando: tuttavia dopo l’arrivo a Firenze della nuora, Anna di Sassonia, riuscì a stabilire con lei un buon rapporto. Nella primavera del 1859 non nutrì soverchie illusioni, contrariamente a Leopoldo II, fiducioso sulla possibilità di mantenere la Toscana neutrale in caso di guerra. M. riteneva invece che allo scoppio del conflitto la sola speranza per la famiglia granducale di non lasciare il paese fosse rappresentata dall’arrivo di un corpo d’armata austriaco. Durante la fatidica giornata del 27 aprile manifestò ancora una volta il suo atteggiamento fermo e deciso: sostenne la necessità di una partenza immediata, certa che le sorti della dinastia fossero ormai indissolubilmente legate a quelle dell’Austria. Dall’esilio guardò con distacco ai tentativi e alle speranze dei legittimisti toscani, invero poco attivi. Negli ultimi anni di vita, turbati dalla misteriosa scomparsa del figlio Giovanni Nepomuceno, in varie occasioni tornò discretamente a Firenze. Morì il 9 nov. 1898 nel castello di Orth, presso Gmunden, nell’Austria Superiore. Fotografo: Metzger – Firenze. 1859 ca.

Onorificenze

Onorificenze borboniche

Dama del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria    Dama del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
   

Onorificenze straniere

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria    Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa
     4 maggio 1826
Dama dell'Ordine della Croce Stellata - nastrino per uniforme ordinaria    Dama dell’Ordine della Croce Stellata
     14 settembre 1839
Dama di Gran Croce dell'Ordine di Santa Caterina - nastrino per uniforme ordinaria    Dama di Gran Croce dell’Ordine di Santa Caterina
   
Dama dell'Ordine di Elisabetta - nastrino per uniforme ordinaria    Dama dell’Ordine di Elisabetta

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Arc. 2394: Maria Antonia Anna di Borbone-Due Sicilie Granduchessa di Toscana. Fotografia CDV. Fotografo: A. Hautmann & C. – Firenze. 1859 ca.

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Arc. 985: Maria Ferdinanda di Sassonia (Dresda, 27 aprile 1796 – Boemia, 3 gennaio 1865). Maria Ferdinanda di Sassonia era la seconda figlia del principe Massimiliano di Sassonia, figlio dell’elettore Federico Cristiano di Sassonia e della principessa Maria Antonia di Baviera, e di Carolina di Borbone-Parma, figlia del duca Ferdinando I di Parma e dell’arciduchessa Maria Amalia d’Asburgo-Lorena. Dunque, per parte paterna, la principessa Maria Ferdinanda era pronipote del re Augusto III di Polonia e di Maria Giuseppa d’Austria, mentre per parte materna, era pronipote dell’imperatore Francesco I di Lorena e di Maria Teresa d’Austria. I suoi fratelli saranno Maria Amalia, una compositrice di talento, Giovanni, futuro re di Sassonia, Federico Augusto, futuro re di Sassonia, Maria Anna, futura granduchessa di Toscana, Maria Giuseppa, futura regina di Spagna, e i principi Clemente e Maria Carlotta. Il 16 novembre 1817, sua sorella minore, Maria Anna Carolina, convolò a nozze con Leopoldo, gran principe di Toscana e futuro granduca con il nome di Leopoldo II. Quattro anni dopo, dal momento che Leopoldo e Maria Anna Carolina non avevano ancora avuta progenie, il padre del giovane sposo, il granduca Ferdinando III di Toscana, rimasto vedovo della principessa Luisa Maria Amalia di Borbone-Napoli nel 1802, decise di sposare la sorella maggiore di sua nuora nella speranza di avere un altro erede (in quegli anni Leopoldo soffriva di non precisati disturbi e i medici temevano per la sua vita). Il 6 maggio 1821, la principessa Maria Ferdinanda, che aveva venticinque anni, sposò Ferdinando III, maggiore di lei di ben ventisette anni: il giorno del matrimonio cadeva infatti il cinquantaduesimo compleanno del granduca. In virtù di questo matrimonio la principessa sassone divenne granduchessa di Toscana; inoltre, Maria Ferdinanda divenne matrigna di suo cognato Leopoldo, che aveva soltanto un anno in meno di lei, e suocera di sua sorella Maria Anna Carolina. Dal matrimonio con Ferdinando III non nacquero figli e il granduca si spense il 18 giugno 1824: Maria Ferdinanda divenne vedova all’età di ventotto anni. Dopo la morte di Ferdinando, Leopoldo salì al trono e la sorella di Maria Ferdinanda divenne la nuova granduchessa di Toscana. Maria Ferdinanda non si risposò mai e mantenne il titolo di granduchessa vedova di Toscana. La sorella Maria Anna Carolina morì di tubercolosi nel 1832 senza aver dato un erede maschio e il granduca Leopoldo II si risposò nel 1833 con la giovane principessa Maria Antonietta di Borbone. Il 27 aprile 1859, proprio il giorno del sessantatreesimo compleanno di Maria Ferdinanda, i moti fiorentini posero fine al dominio degli Asburgo-Lorena in Toscana. Su tre carrozze la famiglia reale partì da Palazzo Pitti, uscendo per la porta di Boboli, verso la strada di Bologna. I sovrani detronizzati andarono a Vienna, alla corte di Francesco Giuseppe d’Austria. La moglie dell’imperatore, Elisabetta di Baviera (la famosa principessa Sissi), non gradì l’invasione di questi parenti italiani. La granduchessa vedova Maria Ferdinanda si spense il 3 gennaio 1865, a quasi sessantanove anni nel castello di Brandýs, proprietà privata del ramo toscano degli Asburgo in Boemia. Fu sepolta nella Cripta Imperiale di Vienna vicino alla granduchessa Luisa Maria Amalia. Trentatré anni dopo, accanto a loro, fu sepolta anche l’ultima granduchessa, Maria Antonietta. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto

Onorificenze

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria    Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa

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