GENIO – ROYAL ENGINEERS

Arc. G: Royal Engineers: Capitano Francis A. Marindin in full dress (al centro). Secondo Tenente il 20 dicembre 1854, venne promosso primo Tenente il 13 gennaio 1855. Capitano il 18 ottobre 1861, ottenne il grado di Maggiore il 1° settembre 1869 alla School of Military Engineering di Chatham. A sinistra seduto Capitano in undress uniform con frock coat. A destra Capitano in undress uniform. Fotografia formato 22,5 x 20. Fotografo: Sconosciuto. Datata 1867. 

 

Arc. G: Royal Engineers: Davanti la Banda del reparto in full dress, dietro ufficiali e soldati in full dress. Fotografia formato 28 x 22,5. Fotografo: Sconosciuto. 

STATO MAGGIORE – STAFF

Arc. 3447: Stato Maggiore – Staff: Tenente del Corpo di Stato Maggiore in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Theweneti Brothers – Bath. 

Arc. 3448: Stato Maggiore – Staff: Tenente del Corpo di Stato Maggiore in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: T. Cranfield – Dublin. 

Arc. 1382: Stato Maggiore – Staff: Tenente del Corpo di Stato Maggiore in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

ARTIGLIERIA – ROYAL ARTILLERY

ROYAL HORSE ARTILLERY

Arc. 1872: Royal Horse Artillery: Tenente della Horse Artillery in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 2067: Royal Horse Artillery: Secondo Tenente della Royal Horse Artillery in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: T. Jones – Ludlow.

Arc. 1431: Royal Horse Artillery: Colonnello Herbert della Royal Horse Artillery in undress uniform con frock coat. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Polyblank – London.

Arc. 1186: Royal Horse Artillery: Tenente Colonnello della Royal Horse Artillery in undress uniform con frock coat. Fotografia CDV. Fotografo: Gibson – Gravesend.

Arc. 1186: Royal Horse Artillery: Ufficiale della Royal Horse Artillery in undress uniform con frock coat. Fotografia CDV. Fotografo: L. S. Bayfield – Hastings.

Arc. 3459: Royal Horse Artillery: Ufficiale del Royal Horse Artillery in undress uniform con frock coat. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 3460: Royal Horse Artillery: Ufficiale del Royal Horse Artillery in undress uniform con frock coat e pantalone bianco. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 3454: Royal Horse Artillery: Capitano della Royal Horse Artillery in undress uniform con stable jacket. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 1187: Royal Horse Artillery: Tenente della Royal Horse Artillery in uniforme con stable jacket. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 3451: Royal Horse Artillery: Sergente Maggiore di Batteria di 1^ Classe in stable dress. Fotografia CDV. Fotografo: W. Mason – Liverpool.

ROYAL ARTILLERY

Arc. 3445: Royal Field Artillery:  Colonnello comandante di un Reggimento Artiglieria Campale in grande uniforme. Probabile addetto militare all’ambasciata di parigi. Fotografia CDV. Fotografo: E. Gatel – Paris.

Arc. 1386: Royal Field Artillery: Colonnello Comandante di un Reggimento Artiglieria Campale in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 3445: Royal Field Artillery: Tenente Colonnello del 1° Reggimento Artiglieria Aberdeenshire (Volontario) in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: G.W. Wilson – Aberdeen.

Arc. 1451: Royal Field Artillery: Tenente di un Reggimento della Royal Field Artillery in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: R.C. May – London.

Arc. 1390: Royal Field Artillery: Tenente di un Reggimento della Royal Field Artillery in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Robertson & Co. – Dublin.

Arc. 1280: Royal Field Artillery: Ufficiale di un Reggimento della Field Artillery in undress uniform con frock coat. Fotografia CDV. Fotografo: J. Gresty’s – Fleetwood.

Arc. 3448: Royal Field Artillery: Sergente Maggiore di Batteria di 1^ Classe della Royal Field Artillery in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: W.K. Munro – Edimburgh.

Arc. 1189: Royal Field Artillery: Caporale della Royal Field Artillery in undress uniform. Fotografia CDV. Fotografo: Holborn – Bristol.

Arc. 3451: Royal Field Artillery: Musicante della Royal Field Artillery in undress uniform. Fotografia CDV. Fotografo: J. Wood – Aberdeen.

Arc. 1380: Royal Field Artillery: Sottufficiali di un Reggimento della Field Artillery in undress uniform a un campo di addestramento. Fotografia formato 6,3 x 6,2. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 1380: Royal Field Artillery: Sottufficiali di un Reggimento della Field Artillery in undress uniform. Foto scattata a un campo di addestramento. fotografia formato 7 x 7,2. Fotografo: Sconosciuto.

Arc: 1381: Royal Field Artillery: Calzolai di un Reggimento della Field Artillery. Foto scattata a un campo di addestramento. Fotografia formato 7,6 x 7,8. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 2449: Royal Field Artillery: Sottufficiali e soldati della 2^ Batteria di un Reggimento della Field Artillery in undress uniform. Fotografia formato 17 x 7. Fotografo: Sconosciuto. La foto è stata scattata nel Natal (Sud Africa) nel 1866.

Arc. 2449: Royal Field Artillery: Sottufficiali e soldati della 2^ Batteria di un Reggimento della Field Artillery in undress uniform. Fotografia formato 17,2 x 7,3. Fotografo: Sconosciuto. La foto è stata scattata nel Natal (Sud Africa) nel 1866.

CAVALLERIA

LIFE GUARDS

Arc. 1736: 1st Life Guards: Tenente Generale del 1st Life Guards Regiment in montura di gala. Fotografia CDV. Fotografo: Bassano – London. 

Arc. 1183: Life Guards: Tenente di un Reggimento Life Guards in uniforme di gala. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Fox – London. 

Arc. 1185: 2nd Life Guards: Ufficiale superiore del 2nd Life Guards in uniforme con giacca da stalla e mensa. Fotografia CDV. Fotografo: J. Higby – Colchester.

Arc. 1185: 2nd Life Guards: Ufficiale superiore del 2nd Life Guards in uniforme con giacca da stalla e mensa. Fotografia CDV. Fotografo: Fotografia CDV. Fotografo: Bullock Brothers – Lemington.

Arc. 3440: 2nd Life Guards: Ufficiale del 2nd Life Guards in piccola uniforme con frock coat. Fotografia CDV. Fotografo: Nills & Saunders – Eton. 

Arc. 1387: Life Guards: Soldato di un Reggimento Life Guards in uniforme di gala. Fotografia CDV. Fotografo: Mc Lean & Haes – London. 

Arc. 1387: Life Guards: Soldato di un Reggimento Life Guards in uniforme di gala. Fotografia CDV. Fotografo: C. Halpen – London. 

Arc. 3450: Life Guards: Sottufficiale in undress uniform e soldato in uniforme di galadi un Reggimento Life Guards. Fotografia formato 18 x 11,5. Fotografo: Sconosciuto. 

 

ROYAL HORSE GUARDS

 

Arc. 1899: Royal Horse Guards Hugh Gough in grande uniforme da Feldmaresciallo comandante delle Royal Horse Guards (Woodstown, 3 novembre 1779 – Londra, 2 marzo 1869). Nato a Woodstown, Limerick, egli era discendente di Francis Gough il quale era stato nominato vescovo di Limerick nel 1626. Entrato nell’esercito britannico nell’agosto del 1794, egli prestò servizio nel 78° Highlanders al Capo di Buona Speranza prendendo parte alla presa di Città del Capo ed alla distruzione della flotta olandese presso Saldanha Bay nel 1796. Successivamente, prestò servizio nelle Indie orientali dove, con l’87° (Royal Irish Fusiliers), lanciò un attacco al Porto Rico, prendendo poi il Suriname, e Saint Lucia. Nel 1809 egli venne chiamato a prendere parte alla guerra d’indipendenza spagnola, aderendo alle armate comandate dal Duca di Wellington come maggiore e prendendo parte direttamente alla Seconda battaglia di Porto, occasione nella quale la città venne ripresa ai francesi. Egli venne pesantemente ferito alla Battaglia di Talavera perdendo nello stesso scontro il proprio cavallo. Per la sua condotta e per il brillante servizio prestato venne nominato Luogotenente-Colonnello su raccomandazione dello stesso Wellington venendo menzionato anche in un dispaccio. Successivamente venne quindi posto a capo di un reggimento. Egli venne successivamente coinvolto nella Battaglia di Barrosa con la quale ebbe nuovamente vittoria. Alla difesa di Tarifa a lui venne assegnato a una posizione di grande rischio ed egli riuscì ad evitare che i nemici assediassero la città. Alla Battaglia di Vitoria, Gough ebbe modo ancora di distinguersi, riuscendo inoltre a catturare la bandiera personale del maresciallo francese Jourdan ed il suo bastone. Ferito pesantemente nella Battaglia di Nivelle, venne poco dopo decorato Cavaliere dell’Ordine di Carlo III dal re di Spagna. Alla fine degli scontri tornò in patria per un breve periodo di pausa per poi ottenere il comando di un reggimento di stanza nell’Irlanda meridionale col ruolo di magistrato col compito di sedare le agitazioni. Gough venne promosso Maggiore-Generale nel 1830. Sette anni più tardi, Gough venne inviato in India a prendere il comando della divisione dell’esercito inglese di stanza nel Regno di Mysore. Poco dopo il suo arrivo, però, le tensioni interne portarono allo scoppio della Prima guerra dell’oppio che richiese nuovamente la sua presenza sul campo ed egli venne nominato comandante in capo delle forze inglesi in Cina. Egli ebbe nel contempo grande influenza sul ministro plenipotenziario Sir Henry Pottinger, dettando con lui le condizioni di pace dopo la vittoria inglese. Dopo la conclusione degli scontri col Trattato di Nanchino nell’agosto del 1842, le forze inglesi ottennero di ritirarsi e prima della fine di quell’anno Gough ottenne il titolo di cavaliere dell’Ordine del Bagno, oltre al titolo di Baronetto che gli pervenne il 23 dicembre 1842 in riconoscimento del valore dimostrato ancora una volta nella presa dei forti di Canton. Nell’agosto del 1843 venne nominato Comandante in Capo delle forze britanniche in India e nel dicembre di quello stesso anno dovette riprendere nuovamente le armi contro i Mahratta a Maharajpur, sconfiggendoli e catturando cinquanta cannoni al nemico. Nel 1845 scoppiò la Prima guerra anglo-sikh dopo che i sikh attraversarono il fiume Sutlej in formazioni compatte e Sir Hugh Gough venne chiamato a condurre delle operazioni direttamente contro di loro, grazie anche al supporto di Lord Hardinge, il governatore generale, che si arruolò volontariamente al suo comando. I successi conseguiti nelle battaglie di Mudki e Ferozeshah oltre che in quello della Battaglia di Sobraon, portarono alla pace coi sikh siglata a Lahore. Il suo brillante servizio venne ricompensato con l’elevazioen a Barone Gough di Ching Kang Foo in Cina e di Maharajpore e del Sutlej nelle Indie Orientali dall’aprile del 1846. La guerra in India scoppiò nel 1848 e nuovamente Lord Gough scese in campo con l’esercito britannico ma questa volta la fortuna non fu dalla sua parte e dopo il massacro della battaglia di Chillianwalla, le autorità britanniche gli preferirono Sir Charles Napier. Egli venne nuovamente sconfitto dai sikh nella Battaglia di Gujarat (febbraio 1849), il che segnò irrimediabilmente la sua sostituzione anche a causa di contrasti sorti circa le tattiche da lui utilizzate nell’ambito di queste operazioni. Lord Gough ritornò quindi in Inghilterra ed ottenne il titolo di Visconte Gough di Goojerat nel Punjab e della città di Limerick ricevendo gli omaggi di entrambe le camere parlamentari. Gli venne accordata quindi una pensione di 2000 sterline annue e decise di ritirarsi dalla scena militare. Nel 1854 venne nominato Colonnello delle Royal Horse Guards, e due anni dopo venne inviato in Crimea in rappresentanza della sovrana inglese per investire il maresciallo francese Aimable Pélissier ed altri ufficiali delle insegne dell’Ordine del Bagno. Le onorificenze aumentarono anche per lo stesso Gough negli ultimi anni della sua vita: divenuto cavaliere dell’Ordine di San Patrizio (il primo a ricevere questa onorificenza senza appartenere alla Parìa d’Irlanda), divenne anche Consigliere Privato e Gran Commendatore dell’Ordine della Stella d’India nel novembre del 1862, unitamente alla nomina a Feldmaresciallo. Morì a Londra nel 1869 e in suo ricordo rimane oggi il Mount Gough sull’isola di Hong Kong che da lui prese il nome. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Co. – London. 

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di San Patrizio
 
Knight Bachelor - nastrino per uniforme ordinaria   Knight Bachelor
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno
 
Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine della Stella d'India - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Commendatore dell’Ordine della Stella d’India
 
Army Gold Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Army Gold Medal
 
Sutlej Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Sutlej Medal
 
Punjab Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Punjab Medal

Arc. 1182: Royal Horse Guards: Frederick Gustavus Burnaby in uniforme di gala da Colonnello del Reggimento Royal Horse Guard (Bedford, 3 marzo 1842 – 17 gennaio 1885). Frederick Burnaby nacque a Bedford, figlio del reverendo Gustavus Andrew Burnaby di Somerby Hall, Leicestershire, e canonico di Middleham nello Yorkshire (morto il 15 luglio 1872), e di Harriet, sorella di Henry Villebois di Marham House, Norfolk (morta nel 1883). Sua sorella Mary sposò John Manners-Sutton. Era cugino di primo grado di Edwyn Burnaby e di Louisa Cavendish-Bentinck. Fred studiò alla Bedford School, a Harrow, alla Oswestry School, dove fu contemporaneo di William Archibald Spooner, e in Germania. La leggenda narra che potesse trasportare due ragazzi sottobraccio su per le scale della scuola. Burnaby era un uomo imponente per i suoi tempi: alto 1,93 m e pesante 100 kg una volta adulto. La sua imponente personalità e la sua forza divennero la leggenda letteraria della potenza imperiale. Celebrato dalla stampa per le sue stravaganti e rapide avventure in Asia centrale, Burnaby, alto 1,93 m e con spalle larghe, era un gigante tra gli uomini, simbolo di una celebrità vittoriana, festeggiato nella società londinese. Entrò nelle Royal Horse Guards nel 1859. Non trovando alcuna possibilità di servizio attivo, il suo spirito d’avventura cercò sfogo nelle ascensioni in mongolfiera e nei viaggi attraverso la Spagna e la Russia con il suo caro amico George Radford. Nell’estate del 1874 accompagnò le forze carliste in Spagna come corrispondente per il Times, ma prima della fine della guerra fu trasferito in Africa per riferire sulla spedizione di Gordon in Sudan. Questa portò Burnaby fino a Khartoum. Tornato in Inghilterra nel marzo del 1875, elaborò il piano per un viaggio a cavallo verso il Khanato di Khiva attraverso l’Asia russa, che era appena stata chiusa ai viaggiatori. Era scoppiata la guerra tra l’esercito russo e le tribù turcomanne del deserto. Aveva in programma di visitare San Pietroburgo per incontrare il conte Milyutin, ministro della Guerra dello zar. Viaggiando a proprie spese con uno zaino da 38 kg, partì dalla stazione di Londra Victoria il 30 novembre 1875. I russi annunciarono che avrebbero protetto il soldato lungo il percorso, ma a tutti gli effetti ciò si rivelò impossibile. Il compimento di questo compito, nell’inverno 1875-1876, con l’obiettivo di garantire reciprocità tra l’India e lo Stato zarista, fu descritto nel suo libro “A Ride to Khiva” e gli procurò immediata fama. La città di Merv era inaccessibile, ma rappresentava un potenziale punto critico militare. I russi sapevano che l’intelligence britannica raccoglieva informazioni lungo la frontiera. Spedizioni simili avevano avuto luogo sotto il capitano George Napier (1874) e il colonnello Charles Mac Gregor (1875). A Natale, Burnaby era arrivato a Orenburg. Avendo ricevuto ordini che gli proibivano di avanzare in Persia dal territorio russo, gli fu intimato di non avanzare. Parlando fluentemente il russo, non fu costretto; giunto a una guarnigione russa, gli ufficiali intrattennero l’ex Khan di Kokand. Assunti un servitore e dei cavalli, il suo gruppo arrancò nella neve fino a Kazala, con l’intenzione di attraversare l’Afghanistan da Merv. Le forti bufere di neve invernali gli causarono congelamenti, curati con “nafta”, un emetico cosacco. Vicino alla morte, Burnaby impiegò tre settimane per riprendersi. Avendo ricevuto resoconti contrastanti sul dubbio privilegio dell’ospitalità russa, fu una gradita liberazione, come raccontò in seguito nel suo libro, da rallegrare con la vodka. Dovettero percorrere altre 640 chilometri a sud fino a Khiva, quando gli fu chiesto di deviare verso Petro Alexandrovsk, una guarnigione fortificata russa. Racconti raccapriccianti di selvaggi uomini delle tribù che lo attendevano nelle sue traversie nel deserto, pronti a “cavargli gli occhi”, avevano lo scopo di scoraggiarlo. Ignorò la scorta, ritenendo che le tribù fossero più amichevoli dei russi. Con l’intenzione di passare per Bukhara e Merv, deviò, accorciando di due giorni il viaggio. Lasciando Kazala il 12 gennaio 1876 con un servitore, una guida, tre cammelli e una kibitka, Burnaby corruppe il servitore con 100 rubli al giorno per evitare la fortezza, dove sarebbe stato inevitabilmente trattenuto. Un mullah locale scrisse una lettera di presentazione al Khan e, vestiti di pellicce, attraversarono il gelido deserto. Sulle rive del fiume, a 60 miglia dalla capitale, incontrò il nobile del Khan, che guidò la scorta in città. Il libro di Burnaby descrisse in dettaglio gli eventi dei giorni successivi, il successo degli incontri e la decisione presa di eludere l’esercito russo. Il Khanato era già in guerra, i suoi possedimenti erano stati confiscati; i russi intendevano marciare da Tashkent per conquistare Kashgar, Merv ed Herat. Le proteste di neutralità erano una farsa. Burnaby si guadagnò il rispetto della popolazione, che si inchinò in segno di omaggio a un soldato di passaggio. Ma al ritorno ai suoi alloggi, ricevette un ordine dalle Guardie a Cavallo di rientrare attraverso la Russia. Frustrato, Burnaby apprese della schiacciante superiorità numerica degli zar. Con sua grande sorpresa, fu ricevuto come un collega ufficiale a Petro Alexandrovsk. Il colonnello Ivanov, compiaciuto e orgoglioso, dichiarò che il destino di Merv “doveva essere deciso con la spada”. Rilasciato dal Tesoriere del Khan, viaggiò per nove giorni con i cosacchi attraverso le pianure innevate di Kazala. Indurito e affamato, sedette su un piccolo pony per 1450 chilometri. Durante il tragitto, venne a conoscenza di quelli che in seguito furono descritti in parlamento come gli Orrori Bulgari e di un’imminente campagna contro Yakub Beg in Kashgaria. Al suo ritorno in Inghilterra, nel marzo del 1876, fu ricevuto dal Comandante in Capo, il Principe Giorgio, Duca di Cambridge, che elogiò con ammirazione le gesta di Burnaby, coraggioso e dotato di un fisico impressionante. La fama di Burnaby crebbe nell’alta società londinese, su giornali e riviste. Le sue apparizioni come ospite furono lusinghiere ma ingannevoli, quando apprese di aver viaggiato con i caporioni della rivolta cosacca. La sollevazione della questione orientale in parlamento scoppiò in un villaggio dell’Erzegovina e si estese a Bosnia, Serbia, Montenegro e Bulgaria. Indignato per i pogrom, il Primo Ministro ordinò immediati sforzi diplomatici, mentre W. E. Gladstone chiese un’aggressiva evacuazione del Sultanato dall’Europa. Fu nel crogiolo di questa crisi che Burnaby pianificò una seconda spedizione. A Costantinopoli aveva programmato di incontrare il conte Ignatiev, l’ambasciatore russo, che aveva mancato durante il suo viaggio a cavallo attraverso la Turchia, attraverso l’Asia Minore, da Scutari a Erzerum, con l’obiettivo di osservare la frontiera russa, un resoconto del quale in seguito pubblicò. Fu avvertito che la guarnigione russa aveva emesso un mandato di arresto; tornato indietro alla frontiera, si imbarcò sul Mar Nero via Bosforo e Mediterraneo. Nell’aprile del 1877 la Russia dichiarò guerra alla Turchia. A Calcutta e Londra si trasse l’inesorabile conclusione che la Russia non avrebbe evitato la guerra, ma l’avrebbe voluta, pianificando ulteriori attacchi. Desideroso del dominio russo, il colonnello N. L. Grodekov aveva costruito una strada da Tashkent a Herat via Samarcanda, anticipando una guerra di conquista. Gli avvertimenti di Burnaby secondo cui i bellicosi russi rappresentavano una seria minaccia per l’India furono confermati in seguito da Lord Curzon e da una spedizione molto più tarda sotto il comando del colonnello arabista Francis Younghusband, testimoniata dalla genesi di un’invasione cosacca. Burnaby (che poco dopo divenne Tenente Colonnello) agì come agente di viaggio per il Comitato della Croce Rossa di Stafford House, ma dovette tornare in Inghilterra prima della fine della campagna. Nel 1879 sposò Elizabeth Hawkins-Whitshed, che aveva ereditato le terre del padre a Greystones, in Irlanda. La tenuta di Greystones, precedentemente denominata Hawkins-Whitshed, è conosciuta ancora oggi come The Burnaby. A questo punto iniziò il suo attivo interesse per la politica e nel 1880 si oppose senza successo a Birmingham per gli interessi dei conservatori e democratici, a cui seguì un secondo tentativo nel 1885. Il 23 marzo 1882 attraversò la Manica in un pallone a gas. Dopo essere rimasto deluso nella speranza di prestare servizio attivo nella campagna d’Egitto del 1882, partecipò alla campagna di Suakin del 1884 senza permesso ufficiale e fu ferito a El Teb mentre prestava servizio come ufficiale dei servizi segreti per il suo amico, il generale Valentine Baker. Gli eventi sopra menzionati non distolsero Burnaby da un comportamento simile quando una nuova spedizione iniziò a risalire il Nilo. Gli fu assegnato un incarico da Lord Wolseley, coinvolto inizialmente nella scaramuccia di El Teb, finché non trovò la morte nel combattimento corpo a corpo della battaglia di Abu Klea. Quando si aprì un varco nelle linee, il colonnello si precipitò a salvare un collega e fu ferito fuori dal quadrato. Il caporale Mackintosh andò in suo soccorso conficcando la baionetta nell’assalitore. Il Tenente Colonnello Lord Binning si precipitò a dargli dell’acqua, due volte. Nell’ultima occasione incontrò un soldato semplice che piangeva, tenendo la testa dell’uomo morente. Era stato nuovamente colpito al collo e alla gola da una lancia mahdista. Il giovane soldato era in lacrime perché Burnaby era venerato come uno dei grandi eroi vittoriani. Un uomo coraggioso, di grande fascino e supremo spirito di sacrificio, ammirato e rispettato in egual misura. Lord Binning ricordò “che nella nostra piccola forza la sua morte causò un sentimento simile alla costernazione. Nel mio distaccamento molti uomini si sedettero e piansero”. Il soldato Steele che andò ad aiutarlo vinse la Distinguished Conduct Medal. Ci sono due monumenti commemorativi eretti in sua memoria nella Holy Trinity Garrison and Parish Church di Windsor, il primo dagli ufficiali e dagli uomini delle Royal Horse Guards e il secondo, un monumento finanziato privatamente da Edoardo, principe di Galles.

Arc. 1647: 5th Dragoon Guards: Ufficiale superiore del 5th Dragoon Guards in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Polyblank – London. 

Arc. 1382: Royal Horse Guards: Secondo Tenente di un Reggimento Royal Horse guards in undress uniform. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3440: 5th Princess Charlotte of Wales’s Dragoons Guards: Sottufficiale del 5th Princess Charlotte of Wales’s Dragoons Guards in uniforme smontata. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

LANCIERI

Arc. 3447: Lancieri: Secondo Tenente del 17° Duke of Cambridge’s Own Lancers Regiment in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Macandrew – London. 

Arc. 3455: Lancieri: Lanciere del 16° Queen’s Lancers Regiment in field uniform. Fotografia CDV. Fotografo: E. Newman – Uxbridge. 

USSARI

Arc. 3452: Ussari: Tenente del 18° Queen Mary’s Own Hussars Regiment in full dress. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London & Brighton.

LIGHT HORSE AND MOUNTED RIFLE VOLUNTEERS

Arc. 1820: Mounted Rifle Volunteers: William MontaguVII duca di Manchester conosciuto come Lord Kimbolton dal 1823 al 1843 e come Viscount Mandeville dal 1843 al 1855 in full dress da Tenente Colonnello del Huntingdonshire Mounted Rifle Volunteers (Kimbolton Castle, 15 ottobre 1823 – Napoli, 22 marzo 1890). William Montagu nacque al castello di Kimbolton nel 1823. Era il figlio maggiore di George Montagu, VI duca di Manchester. Sua madre era Millicent Bernard-Sparrow, figlia del Generale di Brigata Robert Bernard-Sparrow di Brampton Park, Huntingdonshire, e la moglie Lady Olivia Acheson (figlia maggiore di Arthur Acheson, I conte di Gosford). Fu arruolato nell’11° Reggimento di Fanteria, poi il 21 gennaio 1842 acquistò il grado di Alfiere e Tenente nel Granatieri Guardie, e il 1° dicembre 1846 acquistò la promozione a Tenente e Capitano. Si ritirò dal Reggimento il 17 settembre 1850. Quando la Milizia fu riformata nel 1852, fu nominato Maggiore e secondo in comando degli Huntingdonshire Rifles, posizione che mantenne, in seguito con il grado personale di Tenente Colonnello, fino al 1880. Fu deputato per Bewdley dal 1848 al 1852 e per Huntingdonshire dal 1852 al 1855. Entrò a far parte della Canterbury Association il 27 maggio 1848. Edward Gibbon Wakefield sperava, ma non si realizzò, che Lord Mandeville emigrasse in Nuova Zelanda e diventasse il capo aristocratico della colonia. Tuttavia, Lord Mandeville e sua nonna, Lady Olivia Bernard-Sparrow, acquistarono 500 acri (200 ettari) di terreno a Riccarton. Mandeville North, vicino a Kaiapoi, prende il nome da Lord Mandeville. Successe al ducato alla morte del padre nel 1855, ereditando la residenza di famiglia di Kimbolton Castle nell’Huntingdonshire. Ebbe un figlio illegittimo da Sarah Maria Morris. Quando Sarah era incinta di otto mesi, la famiglia Montagu la fece sposare con Samuel Palmer il 4 marzo 1850. Quando il bambino nacque, il 10 maggio 1850, gli fu dato il nome di William Edward Palmer. William Edward Palmer sposò Emma Prentice il 24 dicembre 1873 a Harrold, nel Bedfordshire. William sposò la contessa Luise Friederike Auguste von Alten ad Hannover il 22 luglio 1852. Nel 1877 fu nominato Cavaliere dell’Ordine di San Patrizio. Fu anche Gran Priore dell’Ordine di San Giovanni (1861-1888), l’ultimo a non essere membro della Casa Reale. Possedeva 27.000 acri, di cui 13.000 a Huntingdon e 12.000 nella contea di Armagh. Morì il 22 marzo 1890, in Italia, presso l’Hotel Royal di Napoli. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Polyblank – London. 

 

Arc. 3457: Mounted Rifle Volunteers: Sergente del Huntingdonshire Mounted Rifle Volunteers in  full dress. Fotografia CDV. Fotografo: A. Maddison – Bedford. 

Arc. 3453: Light Horse Volunteers: Soldato del Devonshire Light Horse Volunteers (probabile) in undress uniform. Fotografia CDV. fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3456: Light Horse Volunteers: Soldato di un reparto di Light Horse Volunteers in undress uniform. Fotografia CDV. Fotografo: S. Horsburgh – Edingburgh. 

MARINA

Arc. 1592: Sir Henry Keppel in grande uniforme da Vice Ammiraglio (14 giugno 1809 – Londra, 17 gennaio 1904). Keppel nacque da William Keppel, IV conte di Albemarle, ed Elizabeth Southwell Keppel, figlia di Edward Southwell, XX barone de Clifford. Entrò a far parte della Royal Naval Academy di Portsmouth come cadetto nel febbraio 1822, e fu nominato Guardiamarina sulla HMS Tweed, nave di sesta classe, di stanza alla base del Capo di Buona Speranza. Promosso Tenente il 28 gennaio 1829, fu trasferito sulla HMS Galatea, nave di quinta classe, di stanza alla base del Nord America e delle Indie Occidentali nel febbraio 1830 e sulla HMS Magicienne, nave di quinta classe, di stanza alla base delle Indie Orientali e della Cina nel luglio 1831. Promosso comandante il 30 gennaio 1833, Keppel divenne comandante del brigantino HMS Childers nel maggio 1834. Il suo primo comando fu svolto principalmente al largo delle coste spagnole, all’epoca nel pieno della Prima Guerra Carlista. Fu impiegato in operazioni a supporto delle forze liberali di Maria Cristina, reggente di Spagna al tempo della minore età di Isabella II, che aveva dovuto affrontare una rivolta di Carlo, conte di Molina. Fu poi impegnato con lo Squadrone dell’Africa Occidentale in operazioni per reprimere la tratta degli schiavi. Promosso Capitano il 5 dicembre 1837, Keppel divenne comandante della corvetta HMS Dido nella base delle Indie Orientali e della Cina e fu impiegato in operazioni durante la Prima Guerra dell’Oppio e in operazioni contro i pirati del Borneo. Passò al comando della nave di quinta classe HMS Maeander nel novembre 1847 e fu nuovamente impiegato in operazioni contro i pirati del Borneo. Nel 1849, il maestro di scuola inglese James Summers fu arrestato e imprigionato durante un’escursione nella Macao portoghese per non essersi tolto il cappello durante una processione in occasione della festa del Corpus Domini. Keppel, allora capitano della HMS Maeander, chiese alle autorità portoghesi a Macao di rilasciare Summers, richiesta che fu respinta. Keppel, infuriato, formò una squadra di soccorso con l’equipaggio della Maeander e attaccò l’obiettivo dove era tenuto Summers, liberandolo. Tuttavia, il raid portò a un incidente internazionale tra Gran Bretagna e Portogallo, poiché quattro soldati portoghesi e la figlia di un carceriere furono uccisi o feriti. Maria II del Portogallo si infuriò profondamente dopo aver appreso del raid e le tensioni si placarono solo dopo che il governo britannico si scusò e pagò le riparazioni. Keppel divenne comandante della nave da battaglia a vapore HMS St Jean d’Acre nel maggio 1853. Allo scoppio della guerra di Crimea nel 1854, la HMS St Jean d’Acre faceva parte della flotta del Baltico e la nave fu schierata nel Mar Nero. Keppel scambiò il comando con il capitano della nave da battaglia a vela HMS Rodney, il cui equipaggio era tutto a terra, nel luglio 1855 e servì come comandante della brigata navale che assediò Sebastopoli nell’agosto e settembre 1855. Passò al comando della nave di seconda classe HMS Colossus nella flotta del Baltico nel gennaio 1856 e poi collaborò al reimbarco delle truppe britanniche in Crimea. Per il suo ruolo nella guerra di Crimea, Keppel fu nominato Compagno dell’Ordine del Bagno il 5 febbraio 1856, nominato membro della Legion d’Onore francese il 2 agosto 1856 e insignito dell’Ordine turco della Medjidie, di seconda classe, il 3 aprile 1858. Promosso Commodoro, Keppel divenne secondo in comando della Stazione delle Indie Orientali e della Cina, con il suo ampio vessillo sulla fregata HMS Raleigh, nel settembre 1856. La HMS Raleigh fu persa su uno scoglio inesplorato vicino a Hong Kong e, sebbene Keppel fosse successivamente sottoposto alla corte marziale, fu assolto con onore per la perdita della nave. Trasferi quindi il suo vessillo sulla nave di sesta classe HMS Alligator. Dopo aver requisito il piroscafo noleggiato Hong Kong, comandò lo squadrone britannico, composto dall’Hong Kong e da sette cannoniere, nell’azione contro i pirati cinesi nella battaglia di Fatshan Creek nel giugno 1857, quando affondò circa 100 giunche da guerra nemiche. Per il suo ruolo in questa azione, Keppel fu promosso Cavaliere Commendatore dell’Ordine del Bagno il 12 settembre 1857. Prese parte anche alla cattura di Canton nel dicembre 1857 durante la seconda guerra dell’oppio. La prevalenza della pace non diede a Keppel ulteriori possibilità di servizio attivo. Promosso Contrammiraglio il 22 agosto 1857, fu nominato Groom in Waiting della Regina il 24 settembre 1859 e divenne Comandante in Capo, Capo di Buona Speranza e Stazione della Costa Occidentale dell’Africa, con la sua bandiera sulla fregata HMS Forte, nel maggio 1860. Durante il passaggio via mare verso questa stazione fu accusato di aver sviluppato una relazione con Lady Grey, la moglie di Sir George Grey, il governatore della Colonia del Capo, e fu trasferito frettolosamente per diventare invece Comandante in Capo, Stazione della Costa Sud-Orientale dell’America. Promosso Viceammiraglio l’11 gennaio 1864, Keppel divenne comandante in capo della China Station, con la sua bandiera sulla nave di seconda classe HMS Rodney, nel gennaio 1867. Promosso Ammiraglio il 12 luglio 1869 e promosso a Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno il 20 maggio 1871, assunse il suo ultimo comando quando divenne comandante in capo a Plymouth nel novembre 1872. Keppel fu promosso Ammiraglio della flotta il 5 agosto 1877, nominato primo e principale Aiutante di Campo navale della Regina il 9 marzo 1878 e si ritirò nel giugno 1879. Nel 1883 acquistò Grove Lodge, una proprietà a Winkfield nel Berkshire, e la stabilì come sua residenza. Fu tra i primi a ricevere l’Ordine al Merito (OM) nell’elenco degli Onori dell’Incoronazione del 1902, pubblicato il 26 giugno 1902, e ricevette l’ordine da Re Edoardo VII a Buckingham Palace l’8 agosto 1902. Sir Henry Keppel morì a Londra il 17 gennaio 1904 e fu sepolto nel cimitero di Santa Maria Vergine a Winkfield. Il 25 febbraio 1839 Keppel sposò Katherine Louisa Crosbie, figlia del generale Sir John Crosbie. La relazione di Keppel con Lady Grey fu scoperta dal marito Sir George Grey nel 1860 e questo, insieme alle accuse di infedeltà contro Sir George Grey, portò alla rottura del loro matrimonio. Keppel sposò Jane Elizabeth West, figlia di Martin John West, il 31 ottobre 1861. Dalla sua seconda moglie ebbe un figlio, Colin Richard Keppel, e una figlia, Maria Walpole Keppel, che sposò l’ammiraglio Sir Frederick Tower Hamilton. Fotografia CDV. Fotografo: M. Lilburn – London. 

FANTERIA

Arc. 1592: Sir William Montagu Scott McMurdo in uniforme di gala da Colonnello Comandante del 22° Reggimento Fanteria Aiutante di Campo (30 maggio 1819 – Nizza, 2 marzo 1894). Era figlio del Tenente Colonnello Archibald McMurdo di Loch Arthur, Kirkcudbrightshire, e si arruolò nell’8° Reggimento di Fanteria nel 1837. Nel 1841 divenne Tenente nel 22° Reggimento di Fanteria, che quell’anno si recò in India. Lì prestò servizio sotto Sir Charles Napier e nel 1843 fu coinvolto nelle battaglie di Miani e Hyderabad. In quest’ultima fu ferito e menzionato anche nei dispacci. Più tardi, quello stesso anno, fu promosso Capitano nel 28° Reggimento di Fanteria, ma poi trasferito al 78° Highlanders. Nel 1844 sposò la figlia di Napier, Susan Sarah Napier (1827-1912). Quando Napier tornò in India nel 1849, McMurdo lo seguì come suo Aiutante di Campo. Nel 1853 fu promosso Tenente Colonnello e ricoprì il ruolo di assistente aiutante generale a Dublino. L’anno successivo fu nominato direttore generale del neonato Corpo di Trasporto Terrestre e si recò in Crimea per contribuire alla gestione della Grand Crimean Central Railway. Alla fine ne prese il controllo dagli appaltatori Peto, Brassey e Betts. Ricevette dai francesi la Legion d’Onore (quarta classe) e dai turchi la Mejidiye (quarta classe). Dopo la fine della guerra di Crimea, il Corpo di Trasporto Terrestre fu convertito in Treno Militare nel 1857 e McMurdo ne fu nominato Colonnello comandante. Dal 1860 si dedicò ai volontari che lavoravano con l’esercito e ne divenne ispettore generale. Nel 1865 istituì il Corpo di Stato Maggiore del Genio e dei Volontari. Divenne anche Colonnello dei Volontari dell’Inns of Court e del Corpo di Stato Maggiore del Genio e dei Volontari. Dal 1866 al 1870 comandò una brigata nel distretto di Dublino, poi nel distretto di Rawalpindi nel Bengala dal 1870 al 1873. Fu promosso Maggiore Generale nel 1868, Tenente Generale nel 1876 e Generale nel 1878. Fu Colonnello del 69° Reggimento di Fanteria nel 1876, poi trasferito al 15° Reggimento di Fanteria nel 1877 e al 22° Reggimento di Fanteria (Reggimento Cheshire) nel 1888. Nel 1881 fu nominato Cavaliere di Corno e successivamente Cavaliere di Corno nel 1893. Fu consigliere dell’Oxford Military College a Cowley e Oxford Oxfordshire dal 1876 al 1894. Morì a Nizza nel 1894. Sua figlia Caroline Amelia sposò l’esploratore e scrittore Charles Montagu Doughty; la loro figlia maggiore Dorothy Doughty era scultrice e ceramista. Fotografia CDV. Fotografo: Caldesi Blanford & C.o – London. 

Arc. 2304: Lord Henry Hugh Manvers Percy in uniforme di gala da Colonnello di Fanteria Aiutante di Campo (Cobham, 22 agosto 1817 – Londra, 3 dicembre 1877). Henry Percy, quarto figlio e terzo maschio di George Percy, Lord Lovaine (poi II conte di Beverley) e Louisa Harcourt Stuart-Wortley, terza figlia di James Stuart-Wortley-Mackenzie, nacque a Burwood House, Cobham, Surrey, il 22 agosto 1817. Studiò a Eton e dal 1865, dopo che suo padre divenne V duca di Northumberland all’età di 86 anni, prese il titolo di Lord Henry Percy. Una raccolta dei suoi documenti è conservata al Castello di Alnwick, sede del Duca di Northumberland. Entrò nell’esercito britannico come Alfiere ne Reggimento Granatieri Guardie il 1° luglio 1836 e fu presente durante l’insurrezione in Canada nel 1838. A 37 anni, prestò servizio come Capitano e Tenente Colonnello nel 3° Battaglione del Reggimento Granatieri Guardie durante la guerra di Crimea del 1854-55. Fu presente alla battaglia di Alma (dove fu colpito al braccio destro), alla battaglia di Balaklava, alla battaglia di Inkerman (dove fu nuovamente ferito) e all’assedio di Sebastopoli. Per il suo valore nella battaglia di Inkerman del 5 novembre 1854, gli fu conferita la Victoria Cross. I subalterni della compagnia comandata dal Tenente Colonnello Percy a Inkerman erano Henry Neville e Sir James Fergusson, il Tenente Colonnello Neville. Neville fu ucciso e Fergusson ferito. Lo stesso Percy riportò durante l’azione un occhio nero, tagli al volto e una grave contusione alla nuca. Quarantaquattro membri della sua compagnia furono uccisi o feriti in battaglia. Il giorno di Santo Stefano del 1854, Percy si ammalò di dissenteria e febbre di Crimea. Fu quindi evacuato all’Ospedale Generale di Scutari il mese successivo. Sopravvisse agli altissimi tassi di mortalità che erano prevalenti negli ospedali di Scutari quell’inverno e a metà febbraio del 1855 stava abbastanza bene da poter essere rimpatriato in Inghilterra per invalidità. Ritornò volontariamente in Crimea a maggio e si riunì al suo reggimento nelle trincee prima di Sebastopoli. Fu promosso Colonnello nell’estate del 1855 e poi ricoprì il grado di Generale di Brigata al comando della Legione Italo-Britannica a Torino, dove arrivò in agosto. La Legione Italo-Britannica era una forza mercenaria reclutata in seguito all’approvazione del Foreign Enlistment Act del 1854 per combattere al fianco degli alleati (Francia, Gran Bretagna e Turchia) nella guerra di Crimea, modellata sul modello di analoghe legioni straniere reclutate durante le guerre napoleoniche. Il Regno di Sardegna era già entrato in guerra di Crimea a fianco degli alleati e il Conte Cavour, Primo Ministro della Sardegna, sosteneva in teoria il governo britannico e gli sforzi di Percy per reclutare e addestrare una forza combattente a Torino. Tuttavia, il progetto si impantanò nella burocrazia, soffrì di mancanza di fondi e risorse inadeguate e fu infine reso superfluo dalla caduta di Sebastopoli nel settembre 1855 e dalla fine formale delle ostilità sei mesi dopo. Considerato ciò, Percy si dimise dal comando della Legione Italo-Britannica nell’ottobre del 1855, in preda all’esasperazione. Dopo aver lasciato la Legione Italo-Britannica, Lord Stratford de Redcliffe, ambasciatore britannico in Turchia, chiese al colonnello Percy di tentare di liberare Kars, in Armenia, difesa dal Generale di Brigata Williams, dall’assedio. Tuttavia, Kars cadde nelle mani dei russi il 28 novembre 1855, il giorno dopo l’arrivo di Percy a Costantinopoli, quindi la spedizione fu annullata prima di poter partire. Il Colonnello Percy era un abile linguista e turcofilo, così nel gennaio 1856, dopo l’armistizio in Crimea ma prima della firma del Trattato di Parigi nel marzo 1856, gli fu ordinato dal Generale Codrington, comandante in capo dell’esercito britannico in Crimea, di effettuare una ricognizione dei possibili punti di sbarco in Asia Minore in caso di continuazione delle ostilità lungo il fronte del Caucaso. Dal 29 giugno 1855 fu Aiutante di Campo della Regina, incarico che mantenne fino al 10 febbraio 1865. Fu insignito della Victoria Cross (VC) il 5 maggio 1857. In qualità di ufficiale più anziano dell’esercito britannico ad essere insignito della VC durante la guerra di Crimea, Percy, in occasione della prima investitura della Victoria Cross a Hyde Park, Londra, il 26 giugno 1857, fu incaricato di comandare i 62 insigniti che quel giorno ricevettero la decorazione appuntata sul petto dalla Regina Vittoria. Nell’estate del 1861, in qualità di comandante del Curragh, gli fu affidato il compito di supervisionare l’arruolamento militare del Principe di Galles. Il Colonnello Percy era molto stimato dalla famiglia reale: il Principe Alberto aveva precedentemente raccomandato che il manuale di fanteria di Percy, Brigade Movements (1853), fosse distribuito a tutti gli ufficiali della Brigata delle Guardie. Nonostante il giovane principe non ricevesse gli elogi o le responsabilità che sperava in materia di addestramento, gli piaceva molto Percy, forse perché quest’ultimo, essendo un severo insegnante, insisteva nel trattarlo come qualsiasi altro ufficiale di grado inferiore. Tuttavia, la visita al Curragh fu rovinata dalla “caduta” del principe, in seguito alla quale la regina Vittoria incolpò il figlio della morte del principe Alberto. “La caduta” si manifestò sotto forma di un’iniziazione al piacere carnale con l’attrice Nellie Clifden, organizzata dagli ufficiali di grado inferiore al Curragh. Allo scoppio dell’Affare Trent nel dicembre 1861, Percy fu inviato nel Nuovo Brunswick al comando del primo battaglione dei Granatieri Guardie. Era stato promosso Maggiore nel 1860, ma si ritirò dal servizio attivo il 3 ottobre 1862 a causa della salute cronica di cui soffriva fin dalla guerra di Crimea. Tuttavia, rimase a mezza paga e comandò brevemente una brigata ad Aldershot, il luogo in cui lui e un altro ufficiale dei Granatieri, il Colonnello F. W. Hamilton, avevano portato per la prima volta l’esercito nel 1853, quando scelsero Aldershot Heath e i suoi dintorni come nuovo campo di addestramento. Nel 1870, durante la guerra franco-prussiana, fu inviato dal Duca di Cambridge, Comandante in Capo, come osservatore presso l’esercito prussiano a Sedan. Il 24 maggio 1873 fu nominato Cavaliere Commendatore dell’Ordine del Bagno. Fu anche ricompensato per i suoi servizi militari con la nomina a Colonnello dell’89° Reggimento di Fanteria (della Principessa Vittoria) il 28 maggio 1874. Divenne Generale a pieno titolo il 1° ottobre 1877. Succedette al fratello, Lord Lovaine, come membro conservatore del Parlamento per il Northumberland Nord dal 1865 al 1868. Fu trovato morto nel suo letto nella sua residenza, al numero 40 di Eaton Square, Londra, il 3 dicembre 1877, e fu sepolto nella tomba della famiglia Percy nella Cappella di San Nicola, nell’Abbazia di Westminster, il 7 dicembre. Era celibe. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 2631: Dudley Charles FitzGerald-de Ros, 23rd Baron de Ros of Helmsley in uniforme di gala da Colonnello Comandante Aiutante di Campo (Brighton, 11 marzo 1827 – Old Court, 29 aprile 1907). Era figlio di William FitzGerald-de Ros e Lady Georgiana Lennox. Nacque a Brighton. Acquistò il grado di Cornetta e fu Sottotenente nel 1° Reggimento del Corpo delle Guardie a Cavallo il 7 febbraio 1845, succedendo al visconte Seaham, e venne promosso Luogotenente il 5 maggio 1848, quando Seaham si ritirò. Acquistò il grado di Capitano il 31 ottobre 1851, succedendo a Thomas Myddelton Biddulph, e il 30 agosto 1859, acquistò il grado di Maggiore e Tenente Colonnello al momento del pensionamento di James Hogg. Fu promosso Colonnello brevettato il 30 agosto 1864. FitzGerald-de Ros si ritirò a mezza paga il 29 maggio 1872. Il Barone fu scudiero del Principe Consorte dal 1853 al 1861, e poi della Regina Vittoria dal 1861 al 1874. Fu anche Lord in Waiting del Partito Conservatore dal 1874 al 1880, dal 1885 al 1886 e dal 1886 al 1892. Lord de Ros fu nominato Cavaliere dell’Ordine di San Patrizio nell’elenco degli Onori dell’Incoronazione del 1902, pubblicato il 26 giugno 1902, e fu investito dal Lord Luogotenente d’Irlanda, Conte Cadogan, al Castello di Dublino l’11 agosto 1902. De Ros fu anche uno dei primi fotografi: fotografò la famiglia reale nel 1859, un esemplare del quale è conservato presso il Royal Collection Trust. Fu anche membro della Photographic Society di Londra, poi Royal Photographic Society dal 1857. Fu membro dell’Amateur Photographic Association almeno dal 1862 al 1869 e fu eletto vicepresidente nel 1862. Il 17 novembre 1902 fu nominato Colonnello del 1° Reggimento delle Guardie del Corpo. Sposò in prime nozze Lady Elizabeth Egerton (5 luglio 1832 – 14 marzo 1892), figlia di Thomas Egerton, II conte di Wilton, a Heaton, Lancashire, il 12 ottobre 1853, e poi Mary Geraldine Mahon (morta il 28 dicembre 1921), figlia di Sir William Mahon, IV baronetto, a Londra il 14 gennaio 1896. Il XXIII barone non ebbe figli dalla seconda moglie. Morì a Old Court, nella contea di Down. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1281: Fanteria: Maggiore H. W. Windsor Clive del 2nd Foot Guards – The Coldstream Guards in undress uniform con frock coat. Capitano nel 1859 nelle Coldstream Guards venne promosso Maggiore nel 1866. Servì durante il Mutiny con il 52° Light Infantry. Fotografia CDV. Fotografo: H. Davis – London. 

 

Arc. 3460: Fanteria: Ufficiale del 2nd Foot Guards – The Coldstream Guards in undress uniform con frock coat. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & co. – London. 

Arc. 1405: Fanteria: Ufficiale del 1° Reggimento Foot Guards or Grenadier Guards in full dress. Fotografia CDV. Fotografo: Horne & Thornthwaite – London. 

Arc. 3446: Fanteria: Tenente Colonnello di Fanteria probabilmente Addetto Militare all’ambasciata. Fotografia CDV. Fotografo: O. Wigand – Wiesbaden. 

Arc. 1379: Fanteria: Tenente di un Reggimento Fanteria in full dress. Fotografia formato 19,5 x 14,8. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3459: Fanteria: Tenente del 62° Reggimento Fanteria Wilshire in full dress. Fotografia CDV. Fotografo: Hisher – Clifton. 

Arc. 1190: Fanteria: Secondo Tenente del 31° Reggimento Fanteria Huntingdonshire in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: W. Walker & Sons – London.

Arc. 1388: Fanteria: Secondo Tenente dell’84° Foot Regiment in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: W. A. Smith – Ipswich. 

Arc. 1432: Fanteria: Secondo Tenente del 2nd Foot Regiment The Queen’s own Royal in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. Datata 1863. 

Arc. 1191: Fanteria: Tenente di un Reggimento Fanteria in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Southwell Bro. – London. 

Arc. 1190: Fanteria: Tenente di un Reggimento di Fanteria in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: W. & C. Downey – Newcastle. 

Arc. 1452: Fanteria: Secondo Tenente di un Reggimento di Fanteria in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3442: Fanteria: Secondo Tenente del 59° Reggimento Fanteria in grande uniforme. Fotografia CDV. fotografo: A. Macnab – Glasgow.

Arc. 1389: Fanteria: Ufficiale del 2° Foot Regiment The Queen’s own Royal in piccola uniforme con cappotto. Fotografia CDV. Fotografo: Roby – Manchester. 

Arc. 1192: Fanteria: Ufficiale dell’11° Reggimento Fanteria Devonshire in piccola uniforme con cappotto. Fotografia CDV. Fotografo: Millard & Robinson – Dublin. 

Arc. 1192: Fanteria: Tenente del 69° South Lincolnshire Foot Regiment in piccola uniforme con cappotto. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

 

 Arc. 3461: Fanteria: Ufficiale del 22° Cheshire Foot Regiment in undress uniform con tunica bianca. Fotografia CDV. Fotografo: sconosciuto. 

Arc. 3456: Fanteria: Ufficiale Medico del 22° Cheshire Foot Regiment in undress uniform. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. Datata Malta 1863. 

Arc. 1453: Fanteria: Sergente del 50° Reggimento Queen’s Own in piccola uniforme. Fotografia CDV acquerellata a mano. Fotografo: J.H. Newman – Sydney. 

Arc. 3441: Fanteria: Ufficiali e Sottufficiali del 104° Reggimento Bengal Fusiliers in piccola uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Sonosciuto. Datata 1868.

Arc. 3444: Fanteria: Secondo Tenente del 13° Somerset Light Infantry in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: F. Bird – Bath. 

3442: Fanteria: Tenente di un Reggimento Fucilieri in grande uniforme estiva. Fotografia CDV. Fotografo: C. Deana – Chatham. 

Arc. 3449: Highlanders: Tenente Colonnello Ewart del 78° Highlanders in piccola uniforme con frock coat e Sergente in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. Datata 1860. 

Arc. 1381: Highlanders: Sergente Maggiore di un Reggimento Highlanders in full dress. Fotografia CDV. Fotografo: T. Annan – Glasgow. 

Arc. 1378: Fanteria: Capitano Stephens del King’s Royal Rifle Corps in piccola uniforme. Probabile addetto Militare all’ambasciata a Bruxelles. Fotografia CDV. Fotografo: Ghemar Frères – Bruxelles. Al retro Capitaine Stephens – Bruxelles – 1862. 

Arc. 1188: Fanteria: Tenente del King’s Royal Rifle Corps in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1189: Fanteria: Tenente del King’s Royal Rifle Corps in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: J. Hawke – Stonehouse – Devon. 

Arc. 3443: Fanteria: Sergente Maggiore del King’s Royal Rifle Corps in uniforme da campagna. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3443: Fanteria: Soldato del King’s Royal Rifle Corps in uniforme da campagna. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1452: Fanteria: Soldato del 1° Reggimento Middlesex Rifle Volunteer Corps in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: C. Koenig – London. 

Arc. 3444: Fanteria: Soldato del Queen Victoria’s Rifle Brigade in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Schnadhorst & Heilbronn – London. 

RIFLE    VOLUNTEER

Arc. 3457: George Hamilton Chichester, 3° marchese di Donegall in full dress da Colonnello Comandante di un Reggimento Rifle Volunteers (Londra, 10 febbraio 1797 – Brighton, 20 ottobre 1883), denominato visconte Chichester fino al 1799 e conte di Belfast tra il 1799 e il 1844, fu un proprietario terriero, cortigiano e politico anglo-irlandese. Fu Vice-Ciambellano della Casa Reale dal 1830 al 1834 e dal 1838 al 1841, e Capitano degli Yeomen della Guardia Reale tra il 1848 e il 1852. Nominato nobile a pieno titolo nel 1841, fu anche Lord Luogotenente di Antrim dal 1841 al 1883 e nominato Cavaliere di San Patrizio nel 1857. Lord Donegall nacque a Great Cumberland Place, Londra, figlio maggiore del Visconte Chichester (che divenne II Marchese di Donegall nel 1799) e di sua moglie Anna May, figlia di Sir Edward May, II Baronetto. Studiò a Eton e alla Christ Church di Oxford, prima di prestare servizio per un certo periodo come capitano nell’11° Ussari. Fu conosciuto con il titolo di cortesia di Visconte Chichester dalla nascita fino al 1799 e come Conte di Belfast dal 1799 al 1844. Nel 1818, Lord Belfast (come fu dal 1799 al 1844) fu eletto alla Camera dei Comuni come Membro del Parlamento per Carrickfergus, e due anni dopo divenne rappresentante per Belfast. Nel luglio 1830 prestò giuramento al Consiglio Privato e fu nominato Vice-Ciambellano della Casa Reale nell’amministrazione Tory del Duca di Wellington. In agosto fu restituito al Parlamento per Antrim. Continuò come Vice-Ciambellano dopo che Lord Grey formò il suo governo Whig nel novembre 1830. Nel 1831 fu nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Guelfo Reale. Rimase Vice-Ciambellano fino al 1834, gli ultimi mesi sotto la presidenza di Lord Melbourne. Nel 1837 fu nuovamente eletto al Parlamento per Belfast. Inizialmente non prestò servizio nella seconda amministrazione di Melbourne, ma nel 1838 divenne nuovamente Vice-Ciambellano della Camera. Si dimise quando il governo cadde nel 1841, e nello stesso anno si candidò senza successo a Belfast come liberale. Fu invece elevato al rango di Pari del Regno Unito a pieno titolo come Barone Ennishowen e Carrickfergus, di Ennishowen nella Contea di Donegal e di Carrickfergus nella Contea di Antrim. Sedette alla Camera dei Lord a Westminster per tre anni con questo titolo prima di succedere al padre nel marchesato nel 1844. Lord Donegall non prestò servizio inizialmente nella prima amministrazione di Lord John Russell, ma nel 1848 tornò al governo come Capitano degli Yeomen della Guardia. Si dimise insieme al resto del governo Whig all’inizio del 1852. Oltre alla sua carriera politica, fu anche Lord Luogotenente di Antrim dal 1841 al 1883. Nel 1857 fu nominato Cavaliere dell’Ordine di San Patrizio. Al momento della sua morte nel 1883 era il membro più anziano del Consiglio privato. Lord Donegall sposò Lady Harriet Anne Butler, figlia del 1º conte di Glengall, nel 1822. Dopo la morte della sua prima moglie nel settembre 1860, sposò in seconde nozze Harriett Graham, figlia di Sir Bellingham Reginald Graham, 7º baronetto, e vedova di Sir Frederick Ashworth, nel 1862. Da questo matrimonio non ebbe figli. Lord Donegall morì a Brighton, nel Sussex, nell’ottobre del 1883, all’età di 86 anni, e fu sepolto a Belfast. Poiché entrambi i suoi figli lo avevano preceduto nella morte, la maggior parte delle proprietà di Donegall fu ereditata dalla sua unica figlia, Harriet Ashley-Cooper, Lady Ashley (in seguito contessa di Shaftesbury e precedentemente Lady Harriet Augusta Anna Seymourina Chichester), moglie dell’VIII conte di Shaftesbury. Possedeva 23.000 acri, per lo più nel Donegal e nell’Antrim. La baronia di Ennishowen e Carrickfergus morì con lui, mentre gli succedette negli altri titoli nobiliari il fratello minore, Lord Edward Chichester. La marchesa di Donegall morì nel marzo del 1884. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3458: Rifle Volunteers: Tenente Colonnello di un Reggimento Rifle Volunteers in undress uniform. Fotografia CDV. Fotografo: sconosciuto.  

arc. 3449: Francis Richard Charteris, 10th Earl of Wemyss in piccola uniforme da Colonnello Comandante del Reggimento London Scottish Rifles Volunteers (4 August 1818 – 30 June 1914). Era il figlio maggiore ed erede di Francis Wemyss-Charteris, IX conte di Wemyss e Lady Louisa Bingham. Tra i suoi fratelli c’erano il fratello minore Richard Charteris (che sposò Lady Margaret Butler, figlia di Richard Butler, II conte di Glengall) e la sorella Lady Louisa Wemyss-Charteris (moglie di William Wells, parlamentare per Beverley e Peterborough). I suoi nonni paterni erano Francis Douglas, VIII conte di Wemyss e l’ex Margaret Campbell (figlia del proprietario terriero scozzese Walter Campbell, III di Shawfield e Islay e IX di Skipness). I suoi nonni materni erano Richard Bingham, II conte di Lucan e Lady Elizabeth Belasyse, terza figlia di Henry Belasyse, II conte di Fauconberg ed ex moglie di Bernard Howard, XII duca di Norfolk. Studiò a Eton e si laureò alla Christ Church di Oxford con una laurea triennale. Come Lord Elcho, fu comandante del reggimento London Scottish Rifles Volunteers per 17 anni dalla sua fondazione nel 1859, raggiungendo il grado di Tenente Colonnello. Gli viene attribuita la progettazione della baionetta a spada Elcho, che fu utilizzata solo in misura limitata nella campagna Ashanti del 1895-96. Charteris fu membro della Canterbury Association dal 27 marzo 1848 e fece parte del comitato direttivo. Sviluppò un interesse per la pratica medica alternativa dell’omeopatia, diventando persino Presidente del London Homeopathic Hospital fino alla sua morte. Tra il 1836 e il 1866 fu amministratore fiduciario della National Portrait Gallery. Alla morte del padre, nel 1883, gli succedette la Contea di Wemyss e March. In precedenza era conosciuto come Lord Elcho. Dal 1881 al 1901 fu Aiutante di Campo della Regina Vittoria, e poi Aiutante di Campo di Re Edoardo VII dal 1901 al 1910. Ricoprì anche la carica di Vice Luogotenente di Haddington e Selkirk. Il 29 agosto 1843, sposò Lady Anne Frederica Anson, la seconda figlia di Thomas Anson, 1° conte di Lichfield e l’ex Louisa Barbara Catherine Phillips (figlia più giovane di Nathaniel Phillips di Slebech Hall). A Edimburgo, vivevano al 64 di Queen Street, l’unica casa a schiera a quattro campate in questa prestigiosa strada nella First New Town di Edimburgo. Insieme, furono genitori di sei figli e tre figlie. Dopo la morte della prima moglie, avvenuta il 22 luglio 1896, si risposò con Grace Blackburn (c. 1857–1946) nel dicembre 1900. Grace era la terza figlia del maggiore John Blackburn e dell’ex Maria Warburton (figlia del reverendissimo Charles Warburton, arcidiacono di Tuam). Lord Wemyss morì il 30 giugno 1914. La contessa vedova di Wemyss morì il 13 febbraio 1946.

Arc. 1450: Rifle Volunteer: Capitano dei Rifle Volunteer in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: H. Vines – Clifton. 

Arc. 1193: Rifle Volunteer: Capitano dei Rifle Volunteer in piccola uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: W.B.N.

Arc. 1431: Rifle Volunteer: Deakin Cheadle in grande uniforme da Colonnello Comandante del 67° Reggimento di Rifle Volunteer South Hampshire. Fotografia CDV ritoccata a mano. Fotografo: C. Duval & Co. – Manchester.

Arc. 1432: Rifle Volunteer: Secondo Tenente del 67° Reggimento di Rifle Volunteer South Hampshire in grande uniforme. Fotografia CDV acquerellata a mano. Fotografo: Finlayson – London. 

Arc. 1391: Rifle Volunteer: Ufficiale del 3° Renfrew Rifle Volunteer in piccola uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: A.D. Roche – Cork. 

Arc. 1191: Rifle Volunteers: Capitano di un Reggimento Rifle Volunteers in full dress. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3453: Rifle Volunteer: Sergente 2° Royal West Kent Regiment in full dress. Fotografia CDV. Fotografo: E. Plowright Maidstone. 

Arc. 3452: Rifle Volunteer: H.W. Holden soldato del 14° Middlesex Rifle Volunteer in full dress. Fotografia CDV acquerellata a mano. Fotografo: G. Williams & Co. – Pear Tree Cottage. Datata 26 ottobre 1867. 

Arc. 3454: Rifle Volunteer: H.W. Holden soldato del 14° Middlesex Rifle Volunteer in full dress. Fotografia CDV acquerellata. Fotografo: G. Williams & Co. – Pear Tree Cottage. Datata 26 ottobre 1867. 

GENERALI

Arc. 1177: John Fox Burgoyne, I baronetto in grande uniforme da Maresciallo di Campo (Londra, 24 luglio 1782 – Kensington, 7 ottobre 1871). Burgoyne era figlio del generale John Burgoyne e della cantante lirica Susan Caulfield. Nel 1798 entrò nei genieri come Sottotenente. Combatté l’esercito di Napoleone Bonaparte e partecipò alla campagna nei Pirenei guidata dal duca di Wellington. Wellington lo trasferì a Burgos, e poi a San Sebastián per partecipare all’assedio di Rosetta del 1807. Per quanto fatto nella guerra d’indipendenza spagnola, Burgoyne ricevette la Army Gold Medal grazie alle azioni di Badajoz, Salamanca, Vitoria, San Sebastian e Nive, e la Military General Service Medal per Busaco, Ciudad Rodrigo e Nivelle. Nella guerra anglo-americana combatté sotto il generale Pakenham come Tenente Colonnello, e partecipò alla battaglia di New Orleans. Nel 1826 Burgoyne accompagnò il generale Clinton in Portogallo. Fu nominato Colonnello nel 1830. Nel 1838 divenne Maggior Generale e nel 1845 ispettore generale delle fortificazioni, ovvero capo esecutivo dei Royal Engineers. A lui si deve la fortificazione della costa inglese. Burgoyne fu molto coinvolto nell’amministrazione civile irlandese, diventando presidente del Board of Works (1831–1845). Durante la grande carestia irlandese si sforzò di fornire il necessario per non far soffrire al popolo la fame. Quando nel 1845 divenne ispettore generale delle fortificazioni, suggerì nel 1848 di modificare le fortificazioni di Gibilterra direzionando i cannoni della Devil’s Tongue Battery contro il porto. Nel 1851 fu promosso Tenente Generale. Prima dello scoppio della guerra di Crimea andò a Costantinopoli per partecipare alla costruzione delle sue fortificazioni e di quelle dei Dardanelli. Durante l’assedio di Sebastopoli gestì il bombardamento della battaglia di Malachov. Nel 1856, quando fece ritorno in Inghilterra, fu insignito del titolo di baronetto. Nel 1865 divenne comandante della Torre di Londra, prima di congedarsi nel 1868 con il grado di Maresciallo di Campo. John Fox Burgoyne morì il 7 ottobre 1871 a Kensington, ed è sepolto nel vicino Brompton Cemetery, a Londra. Il Castle Hill Fort di Dover fu rinominato in Fort Burgoyne in suo onore, e da questo prese il nome anche un vicino centro residenziale chiamato Burgoyne Heights. Fu il padre di Hugh Talbot Burgoyne, e primo presidente della Institution of Civil Engineers of Ireland. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Co. – London. 

Arc. 1178: Colin CampbellI barone Clyde (Glasgow, 20 ottobre 1792 – Chatham, 14 agosto 1863). Nacque col nome di Colin Macliver, primo dei quattro figli di John Macliver, un falegname di Glasgow, Scozia, e di sua moglie Agnes Campbell. Fu istruito presso la High School of Glasgow, ma all’età di dieci anni il fratello della madre, il Colonnello John Campbell, lo iscrisse all’accademia militare della Royal Navy e Military, a Gosport. A quindici anni lo zio lo presentò al duca di York. Il duca lo arruolò col cognome Campbell, che poi adottò per il resto della vita. L’anno seguente, a sedici anni, ottenne il grado di porta insegna nel 9º Reggimento di Fanteria grazie alla raccomandazione dello zio. La sua prima occasione di servizio attivo giunse poco dopo. Durante le guerre napoleoniche combatté con Wellington la battaglia di Vimeiro. In seguito si ritirò con il resto dell’armata di Sir John Moore a La Coruña, dove partecipò alla battaglia di La Coruña. Combatté nella guerra d’indipendenza spagnola, e fu ferito gravemente mentre guidava un gruppo d’assalto nell’assedio di San Sebastián. Fu ferito di nuovo durante la battaglia del Bidassoa e fu obbligato a tornare nel Regno Unito, dove il suo valore fu premiato con una promozione. Campbell servì in Nuova Scozia con il 7º Battaglione del 60º Reggimento nella guerra anglo-americana. Dopo la pace del 1815 si dedicò allo studio delle scienze militari. Nel 1823 represse la ribellione degli schiavi di Demerara, e due anni dopo divenne Maggiore. Nel 1832 divenne Tenente Colonnello del 98º Reggimento e partecipò nel 1842 alla prima guerra dell’oppio. In seguito Campbell operò nell’India britannica nella seconda guerra anglo-sikh del 1848-1849, sotto la guida di Sir Hugh Gough. Fu ferito nella battaglia di Chillianwala. Nella decisiva vittoria di Gujrat, le sue capacità ed il suo valore contribuirono al successo delle forze britanniche; la sua “freddezza e precisione militare” furono lodate in dispacci militari ufficiali. Fu nominato Cavaliere Commendatore dell’Ordine del Bagno nel 1849, e gli fu fatta menzione speciale nel ringraziamento del Parlamento. Dopo il servizio in India, Campbell tornò a casa nel 1853. L’anno seguente scoppiò la guerra di Crimea, ed egli accettò il comando della Brigata “Highland” che fece parte della divisione del duca di Cambridge. La brigata ed il suo capo si distinsero nella battaglia dell’Alma, e con la sua “sottile linea rossa di Highlanders” respinse l’attacco russo di Balaklava. Alla fine della guerra Sir Colin fu promosso a Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno, e gli fu conferita una laurea honoris causa in diritto civile dall’università di Oxford. La sua abilità militare fu riconosciuta solo in seguito, anche se il suo valore era noto già da prima. Nel 1857 quello che iniziò come una ribellione di soldati sepoy in India divenne un’insurrezione generale nella parte settentrionale dell’India controllata dalla Compagnia britannica delle Indie orientali. I successi iniziali della ribellione portarono Lord Palmerston a proporsi per il comando delle forze britanniche l’11 luglio 1857. Quando gli fu chiesto quando sarebbe stato pronto a partire, Campbell rispose, “In 24 ore”. Lasciò l’Inghilterra la sera successiva, e raggiunse Calcutta il 13 agosto. Dopo aver passato due mesi nella capitale per organizzare le forze, partì per il fronte il 27 ottobre, ed il 17 novembre liberò Lucknow per la seconda volta. Campbell, comunque, fu costretto ad abbandonare Lucknow lasciandola ai ribelli, per poi riconquistarla nel marzo 1858. Continuò a comandare le operazioni ad Oudh finché i rivoltosi furono tutti morti. Per questo motivo gli fu assegnato nel 1858 il titolo di barone Clyde, di Clydesdale in Scozia. Dopo aver fatto ritorno nel Regno Unito l’anno seguente, ricevette i ringraziamenti di entrambe le camere del parlamento ed una pensione di 2000 £ l’anno. Fu promosso Maresciallo di Campo nel 1862. Campbell era considerato un militare coraggioso ed un capo attento e prudente. I soldati che guidò gli erano molto attaccati, ed ottenne da loro molto rispetto. Chi ne criticava la troppa prudenza lo chiamava ‘Sir Crawling Camel’ (cammello strisciante) e ‘Old Slowcoach’ (vecchia lumaca). Lord Clyde non si sposò mai, la sua baronia cessò di esistere nel momento in cui morì, a 70 anni, nell’agosto 1863. Fu sepolto all’interno dell’abbazia di Westminster. Nella sua città natale fu eretta una statua a sua memoria, e dal sindaco ricevette la Spada d’Onore, una delle molte che ricevette da numerose città britanniche. Un’altra statua dedicata a lui, creata da Carlo Marochetti, fu eretta in Waterloo Place, a Londra, nel 1867. Fotografia CDV. Fotografo: Disderi & C.ie – Paris.

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno (Regno Unito)
 
Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine della Stella d'India (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Commendatore dell’Ordine della Stella d’India (Regno Unito)
 
Indian Mutiny Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Indian Mutiny Medal

Arc. 1899: Hugh Gough in grande uniforme da Feldmaresciallo comandante delle Royal Horse Guards (Woodstown, 3 novembre 1779 – Londra, 2 marzo 1869). Nato a Woodstown, Limerick, egli era discendente di Francis Gough il quale era stato nominato vescovo di Limerick nel 1626. Entrato nell’esercito britannico nell’agosto del 1794, egli prestò servizio nel 78° Highlanders al Capo di Buona Speranza prendendo parte alla presa di Città del Capo ed alla distruzione della flotta olandese presso Saldanha Bay nel 1796. Successivamente, prestò servizio nelle Indie orientali dove, con l’87° (Royal Irish Fusiliers), lanciò un attacco al Porto Rico, prendendo poi il Suriname, e Saint Lucia. Nel 1809 egli venne chiamato a prendere parte alla guerra d’indipendenza spagnola, aderendo alle armate comandate dal Duca di Wellington come maggiore e prendendo parte direttamente alla Seconda battaglia di Porto, occasione nella quale la città venne ripresa ai francesi. Egli venne pesantemente ferito alla Battaglia di Talavera perdendo nello stesso scontro il proprio cavallo. Per la sua condotta e per il brillante servizio prestato venne nominato Luogotenente-Colonnello su raccomandazione dello stesso Wellington venendo menzionato anche in un dispaccio. Successivamente venne quindi posto a capo di un reggimento. Egli venne successivamente coinvolto nella Battaglia di Barrosa con la quale ebbe nuovamente vittoria. Alla difesa di Tarifa a lui venne assegnato a una posizione di grande rischio ed egli riuscì ad evitare che i nemici assediassero la città. Alla Battaglia di Vitoria, Gough ebbe modo ancora di distinguersi, riuscendo inoltre a catturare la bandiera personale del maresciallo francese Jourdan ed il suo bastone. Ferito pesantemente nella Battaglia di Nivelle, venne poco dopo decorato Cavaliere dell’Ordine di Carlo III dal re di Spagna. Alla fine degli scontri tornò in patria per un breve periodo di pausa per poi ottenere il comando di un reggimento di stanza nell’Irlanda meridionale col ruolo di magistrato col compito di sedare le agitazioni. Gough venne promosso Maggiore-Generale nel 1830. Sette anni più tardi, Gough venne inviato in India a prendere il comando della divisione dell’esercito inglese di stanza nel Regno di Mysore. Poco dopo il suo arrivo, però, le tensioni interne portarono allo scoppio della Prima guerra dell’oppio che richiese nuovamente la sua presenza sul campo ed egli venne nominato comandante in capo delle forze inglesi in Cina. Egli ebbe nel contempo grande influenza sul ministro plenipotenziario Sir Henry Pottinger, dettando con lui le condizioni di pace dopo la vittoria inglese. Dopo la conclusione degli scontri col Trattato di Nanchino nell’agosto del 1842, le forze inglesi ottennero di ritirarsi e prima della fine di quell’anno Gough ottenne il titolo di cavaliere dell’Ordine del Bagno, oltre al titolo di Baronetto che gli pervenne il 23 dicembre 1842 in riconoscimento del valore dimostrato ancora una volta nella presa dei forti di Canton. Nell’agosto del 1843 venne nominato Comandante in Capo delle forze britanniche in India e nel dicembre di quello stesso anno dovette riprendere nuovamente le armi contro i Mahratta a Maharajpur, sconfiggendoli e catturando cinquanta cannoni al nemico. Nel 1845 scoppiò la Prima guerra anglo-sikh dopo che i sikh attraversarono il fiume Sutlej in formazioni compatte e Sir Hugh Gough venne chiamato a condurre delle operazioni direttamente contro di loro, grazie anche al supporto di Lord Hardinge, il governatore generale, che si arruolò volontariamente al suo comando. I successi conseguiti nelle battaglie di Mudki e Ferozeshah oltre che in quello della Battaglia di Sobraon, portarono alla pace coi sikh siglata a Lahore. Il suo brillante servizio venne ricompensato con l’elevazioen a Barone Gough di Ching Kang Foo in Cina e di Maharajpore e del Sutlej nelle Indie Orientali dall’aprile del 1846. La guerra in India scoppiò nel 1848 e nuovamente Lord Gough scese in campo con l’esercito britannico ma questa volta la fortuna non fu dalla sua parte e dopo il massacro della battaglia di Chillianwalla, le autorità britanniche gli preferirono Sir Charles Napier. Egli venne nuovamente sconfitto dai sikh nella Battaglia di Gujarat (febbraio 1849), il che segnò irrimediabilmente la sua sostituzione anche a causa di contrasti sorti circa le tattiche da lui utilizzate nell’ambito di queste operazioni. Lord Gough ritornò quindi in Inghilterra ed ottenne il titolo di Visconte Gough di Goojerat nel Punjab e della città di Limerick ricevendo gli omaggi di entrambe le camere parlamentari. Gli venne accordata quindi una pensione di 2000 sterline annue e decise di ritirarsi dalla scena militare. Nel 1854 venne nominato Colonnello delle Royal Horse Guards, e due anni dopo venne inviato in Crimea in rappresentanza della sovrana inglese per investire il maresciallo francese Aimable Pélissier ed altri ufficiali delle insegne dell’Ordine del Bagno. Le onorificenze aumentarono anche per lo stesso Gough negli ultimi anni della sua vita: divenuto cavaliere dell’Ordine di San Patrizio (il primo a ricevere questa onorificenza senza appartenere alla Parìa d’Irlanda), divenne anche Consigliere Privato e Gran Commendatore dell’Ordine della Stella d’India nel novembre del 1862, unitamente alla nomina a Feldmaresciallo. Morì a Londra nel 1869 e in suo ricordo rimane oggi il Mount Gough sull’isola di Hong Kong che da lui prese il nome. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Co. – London. 

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di San Patrizio
 
Knight Bachelor - nastrino per uniforme ordinaria   Knight Bachelor
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno
 
Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine della Stella d'India - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Commendatore dell’Ordine della Stella d’India
 
Army Gold Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Army Gold Medal
 
Sutlej Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Sutlej Medal
 
Punjab Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Punjab Medal

Arc. 2287: George Bingham, III conte di Lucan in grande uniforme da Tenente Generale di Cavalleria (Londra, 16 aprile 1800 – Londra, 10 novembre 1888). Nacque a Londra, primo figlio di Richard Bingham, II conte di Lucan, e di Elizabeth Belasyse e fu nominato lord Bingham dalla nascita. Grazie al primo matrimonio di sua madre, era fratellastro di Henry Howard, XIII duca di Norfolk. Frequentò la Westminster School, ma lasciò l’educazione regolare nel 1816 per entrare nel 6º Reggimento di Fanteria. Fu trasferito nel 3º Reggimento delle Guardie di Fanteria il 24 dicembre 1818. Divenne Tenente nel 1820 e Maggiore nel 1825, prima di essere trasferito al 17º Reggimento dei Lanceri. Divenne comandante di reggimento nel 1826. Nel 1828 prese parte, come volontario con le forze russe, alla guerra russo-persiana (1826-1828). Fu nominato membro del Parlamento (MP) per il Mayo nel 1826 e mantenne quella carica fino al 1830. Nel 1829 sposò Anne Brudenell, settima figlia di Robert Brudenell VI conte di Cardigan, ed ebbe sei figli. Succedette a suo padre come III conte di Lucan il 30 giugno 1839. Fu creato Lord Luogotenente di Mayo nel 1845 e agì in modo così maldestro e insensibile da guadagnarsi l’odio di molti degli abitanti. Continuò a far carriera nei ranghi dell’esercito e, pur essendo a mezza paga, fu nominato Colonnello nel 1841 e Maggior Generale nel 1851. Allo scoppio della guerra di Crimea fece domanda per un incarico e fu nominato comandante della Divisione di Cavalleria. Suo cognato, James Brudenell, VII conte di Cardigan, era uno dei suoi subalterni, comandante della Brigata Leggera – una scelta sfortunata, dato che si detestavano cordialmente a vicenda. Alla battaglia di Balaklava, George Bingham ricevette un ordine dal comandante britannico, Lord Raglan, e a sua volta ordinò a Cardigan di comandare la carica della Brigata Leggera che si trasformò in un disastro. Quando Bingham portò avanti la Brigata Pesante come rinforzo, fu ferito leggermente a una gamba. Raglan lo biasimò per l’episodio: «Tu hai perso la Brigata Leggera!» e lo censurò nei dispacci. Bingham si lamentò di questo trattamento e, poiché le relazioni tra il comandante dell’esercito e il comandante della cavalleria, si erano chiaramente guastate, Bingham fu richiamato in Inghilterra dove giunse all’inizio del marzo 1855. Al suo arrivo la domanda di Bingham per una corte marziale non fu accolta e lui si difese con un discorso nella Camera dei Lord il 19 marzo, biasimando Raglan e il suo defunto Aiutante di Campo, il Capitano Louis Nolan. Questa tattica sembrò aver avuto successo. Successivamente fu nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno il 5 luglio e colonnello dell’8º Reggimento degli Ussari, che aveva caricato con la Brigata leggera, il 17 novembre 1855. Sebbene Bingham non avesse più prestato servizio attivo, fu promosso Tenente Generale il 24 dicembre 1858, Generale il 28 agosto 1865 ed infine Maresciallo di Campo il 1º giugno 1887. Un contributo significativo fu dato da Bingham quando inventò una soluzione ingegnosa al problema di ammettere ebrei al Parlamento. Prima di allora, ebrei distinti avevano declinato di prestar giuramento “sulla vera fede di un cristiano” e, non avendo giurato come richiesto dallo statuto, era loro rifiutato il diritto di voto, sebbene fossero stati eletti Membri del Parlamento. Bingham propose, come compromesso, che ogni camera potesse decidere di modificare il proprio giuramento. La Camera dei Lord, che per lungo tempo era stata contraria, acconsentì. A un eminente ebreo, Lionel Nathan Rothschild (1808-1879), fu perciò consentito di entrare nella Camera dei Comuni e di giurare il 26 luglio 1858. Bingham morì al numero 13 di South Street, nel quartiere londinese di Park Lane, il 10 novembre 1888, e fu sepolto a Laleham, nel distretto di Spelthorne. Bingham fu, tramite il figlio Charles Bingham, IV conte di Lucan e la nipote Rosalind Hamilton, duchessa di Abercorn, antenato di Diana Spencer e dei suoi figli. Fotografia CDV incollata su cartoncino.Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno
 
Medaglia commemorativa della guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra di Crimea
 

Onorificenze straniere

Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
 
Cavaliere di II classe dell'Ordine di Sant'Anna (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di II classe dell’Ordine di Sant’Anna (Impero di Russia)
 
Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)

 

Arc. 3441: Tenente Generale in grande uniforme. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London – Brighton. 

 

Arc. 1591: Charles Gordon-Lennox, 5th Duke of Richmond in grande uniforme da Tenente Generale (Lennox, 3 agosto 1791 – 21 October 1860). Gordon-Lennox nacque nel 1791, figlio ed erede di Charles Lennox (1764–1819) e di sua moglie, Lady Charlotte Gordon, figlia maggiore di Alexander Gordon, IV Duca di Gordon. Nel 1806, suo padre ereditò il Ducato di Richmond dallo zio, il III Duca. Da allora fino alla morte del padre nel 1819, Gordon-Lennox fu nominato Conte di March, un titolo di cortesia, uno dei titoli sussidiari del padre. Gordon-Lennox studiò alla Westminster School di Londra e al Trinity College di Dublino. Nel 1836, ereditando le proprietà dello zio materno senza figli George Gordon, quinto duca di Gordon, fu obbligato dai termini del lascito ad assumere il cognome Gordon prima di quello Lennox; prese regolarmente il cognome Gordon-Lennox per sé e per la sua discendenza, con licenza reale datata 9 agosto 1836. Come conte di March, prestò servizio nello staff di Wellington nella guerra peninsulare, durante la quale si offrì volontario per unirsi al 52° Reggimento di Fanteria (Oxfordshire) nella squadra d’assalto avanzata sulla fortezza di Ciudad Rodrigo. Si unì formalmente al 52° Reggimento di Fanteria nel 1813 e prese il comando di una compagnia di soldati nella battaglia di Orthez nel 1814, dove fu gravemente ferito; la palla di moschetto nel suo petto non fu mai rimossa. Durante la battaglia di Waterloo (1815) fu aiutante di campo del Principe d’Orange e, dopo il ferimento di quest’ultimo, servì come Aiutante di Campo di Wellington. Fu il principale responsabile dell’istituzione, nel 1847, della Military General Service Medal per tutti i sopravvissuti alle campagne tra il 1793 e il 1814, considerata da molti tardiva poiché fino ad allora esisteva solo la Medaglia di Waterloo. Partecipò alla campagna parlamentare e ottenne anche l’interesse della Regina Vittoria. Lo stesso Richmond ricevette la medaglia con otto fermagli. Il 19 ottobre 1817, riformò la Goodwood Troop of Yeomanry Artillery, originariamente creata dal III Duca nel 1797. L’unità supportava la cavalleria della Sussex Yeomanry, ma fu sciolta nel dicembre 1827. Richmond fu nominato Colonnello della Royal Sussex Light Infantry Militia il 4 dicembre 1819 e Colonnello in capo della sua branca, la Royal Sussex Militia Artillery, alla sua formazione nell’aprile 1853. Richmond fu membro del Parlamento per Chichester tra il 1812 e il 1819. Quest’ultimo anno successe al padre nel ducato ed entrò nella Camera dei Lord, dove fu un veemente oppositore dell’emancipazione cattolica, e in seguito fu un leader dell’opposizione alla politica di libero scambio di Peel, in quanto presidente della Central Agricultural Protection Society, che si batteva per la conservazione delle Corn Laws. Sebbene fosse stato un vigoroso conservatore e ultra-tory per gran parte della sua carriera, la rabbia di Richmond nei confronti di Wellington per l’emancipazione cattolica lo spinse a guidare gli ultras ad unirsi al governo Whig riformista del conte Grey nel 1830. Servì sotto Grey come Direttore Generale delle Poste tra il 1830 e il 1834. Fu nominato membro del Consiglio Privato nel 1830, e nel 1831 fu nominato membro della Commissione Governativa sull’Emigrazione, che fu sciolta nel 1832. Richmond fu Lord Luogotenente del Sussex tra il 1835 e il 1860 e fu nominato Cavaliere della Giarrettiera nel 1829. Il 10 aprile 1817 sposò Lady Caroline Paget (1797–1874), figlia di Henry Paget, I marchese di Anglesey e di Lady Caroline Villiers. Insieme, ebbero cinque figli maschi e cinque femmine. Attraverso la figlia più giovane ancora in vita, Cecilia, è un antenato diretto di Diana, principessa del Galles, e dei suoi figli, i principi William, principe di Galles, e Harry, duca di Sussex. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Polyblank – London.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera
 
Military General Service Medal (8 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria   Military General Service Medal (8 barrette)
 
Army Gold Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Army Gold Medal
 
Waterloo Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Waterloo Medal
 

Arc. 1591: Sir William Fenwick Williams, 1st Baronet in grande uniforme da Tenente Generale (Annapolis Royal, 4 dicembre 1800 – Pall Mall, 26 luglio 1883). Nacque ad Annapolis Royal, Nuova Scozia, secondo figlio del Commissario Generale Thomas Williams, capo della caserma di Halifax, Nuova Scozia, Canada – una targa commemorativa ne ricorda il luogo. Tuttavia, si vociferava ampiamente che fosse figlio illegittimo del Principe Edoardo, Duca di Kent e Strathearn; questo lo avrebbe reso fratellastro della Regina Vittoria. Williams non negò mai questa affermazione, ma non si ritiene che sia vera. Williams studiò alla Royal Military Academy di Woolwich. Entrò nella Regia Artiglieria come sottotenente nel 1825. I suoi servizi furono prestati in Turchia nel 1841 e fu impiegato come capitano nell’arsenale di Costantinopoli. Fu commissario britannico nelle conferenze che precedettero il trattato di Erzurum nel 1847 e di nuovo nella definizione del confine ottomano-iraniano nel 1848. Fu nominato CB nel 1852. Promosso Colonnello, fu commissario britannico presso l’esercito turco in Anatolia durante la guerra di Crimea (guerra di Russia) del 1854-56 e, dopo essere stato nominato pascià  con il grado di ferik (maggior generale), comandò le truppe turche a difesa della città di Kars durante la guerra di Crimea. Insieme ad altri ufficiali britannici, ispirò i soldati turchi, scarsamente equipaggiati, a respingere gli attacchi russi del generale Muravyov sulla città assediata per tre mesi, causando 6.000 vittime russe. Furono costretti ad arrendersi a causa della fame, delle malattie e della carenza di munizioni. Tuttavia, si arresero alle loro condizioni, con il permesso agli ufficiali di conservare le loro spade. Williams fu imprigionato a Ryazan, ma fu trattato molto bene e rilasciato alla fine della guerra di Crimea nel 1856. Prima di tornare in patria, fu presentato allo zar Alessandro II. Williams aveva difeso la città in modo così onorevole che Muravyov dichiarò: “Generale Williams, vi siete fatto un nome nella storia e i posteri rimarranno stupiti dalla resistenza, dal coraggio e dalla disciplina che l’assedio ha suscitato nei resti dell’esercito”. Il titolo di baronetto con pensione a vita, la KCB, la Gran Croce della Legion d’Onore e dell’Ordine della Medjidie, la libertà della Città di Londra con una spada d’onore e la laurea honoris causa di DCL dell’Università di Oxford furono le onorificenze che gli furono conferite, insieme alla promozione a Maggiore Generale nel novembre 1855 dopo il suo ritorno dalla prigionia in Russia.  Fu comandante di Woolwich e rappresentò il borgo di Calne in parlamento dal 1856 al 1859. Nel periodo precedente la guerra civile americana, dal 1859 al 1864, ricoprì la carica di comandante in capo del Nord America e fu responsabile dei preparativi per la guerra con gli Stati Uniti in caso di rottura delle relazioni. La tensione più grave nelle relazioni si verificò durante l’affare Trent. Fu promosso Tenente Generale e nominato Colonnello comandante della Royal Artillery nel 1864. Fu governatore della Nuova Scozia dal 1865 al 1867. Dopo la Confederazione canadese del 1867, Williams continuò a ricoprire la carica di primo luogotenente governatore della Nuova Scozia e di governatore di Gibilterra dal settembre 1870 al 1876. Fu promosso a colonnello comandante della Royal Artillery nel 1871. Fu nominato Conestabile della Torre di Londra nel 1881. Morì in un hotel a Pall Mall il 26 luglio 1883 e fu sepolto nel cimitero di Brompton. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno
 
Medaglia inglese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia inglese della Guerra di Crimea
 

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
 
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
 

Accademiche

Laurea honoris causa in Legge - nastrino per uniforme ordinaria   Laurea honoris causa in Legge
             Università di Oxford

Arc. 3423: Sir William Fenwick Williams, 1st Baronet in grande uniforme da Tenente Generale (Annapolis Royal, 4 dicembre 1800 – Pall Mall, 26 luglio 1883). Fotografia formato 17,5 x 13. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3413: Sir Henry David Jones in grande uniforme da Tenente Generale del Genio (Landguard Fort, 14 marzo 1791 – Sandhurst, 4 August 1866). Entrò a far parte della Royal Military Academy di Woolwich il 10 aprile 1805 e, al termine del periodo di congedo, ricevette la nomina di “candidato per il corpo degli ingegneri reali”, superò un periodo di prova di sei mesi presso l’Ordnance Survey of England e fu nominato Sottotenente degli ingegneri reali il 17 settembre 1808. La sua prima destinazione fu Dover, dove fu impiegato nelle vaste fortificazioni allora in corso. Fu promosso Sottotenente il 24 giugno 1809 e il mese successivo si imbarcò nella spedizione per la Schelda al comando di Lord Chatham, sbarcò con essa sull’isola di Walcheren e fu impegnato nella conquista di Flushing e nelle altre operazioni della campagna. Tornò in Inghilterra nel gennaio 1810 e nell’aprile successivo fu inviato nella Penisola. Prese parte alla difesa di Cadice al comando di Sir Thomas Graham e si imbarcò con le forze al comando del Colonnello Stewart inviate a dare il cambio alla guarnigione spagnola di Tarragona. Si arruolò quindi nell’esercito di Wellington in tempo per prendere parte all’assalto e alla cattura di Badajoz, e continuò a combattere con l’esercito di Wellington durante la campagna del 1812-1813. Fu presente alla battaglia di Vittoria il 21 giugno 1813 con la 5ª Divisione al comando del Generale Oswald. Durante l’assedio di San Sebastiano, Jones fu Aiutante di Campo dell’attacco destro. Guidò la “speranza vana” durante l’assalto fallito del 25 luglio 1813 e, nella speranza di un rinnovato impegno, tenne la breccia, con pochi uomini determinati ispirati dal suo esempio, finché l’intero gruppo non fu ucciso o ferito e fatto prigioniero. Jones stesso fu gravemente ferito e rimase prigioniero fino alla resa del castello l’8 settembre 1813. La città era stata conquistata d’assalto il 31 agosto e, durante la settimana in cui il castello continuò a resistere, i prigionieri furono esposti, come la guarnigione, al schiacciante fuoco verticale degli assedianti. Per il suo coraggio in questa occasione e in compensazione per la ferita, Jones ricevette un anno di paga. Si riprese sufficientemente dalle ferite per arruolarsi nella 5ª Divisione al passaggio del Bidassoa sotto il comando di Sir Thomas Graham, e fu presente alla battaglia di Nivelle il 10 novembre 1813 sotto il comando del Generale Oswald, alla battaglia del Nive, dove fu nuovamente ferito, sotto il comando del Generale Hay, e al blocco di Bayonne sotto il comando del Tenente Generale Sir C. Colville. Per la sua condotta in queste operazioni, il generale dell’artiglieria gli espresse i suoi ringraziamenti tramite una circolare al Corpo d’Armata tramite l’ispettore generale delle fortificazioni, e fu promosso secondo Capitano il 12 novembre 1813. Per i suoi servizi nella Penisola ricevette la medaglia di guerra e cinque fermagli. Nel febbraio 1814 Jones si unì all’isola di Dauphine alla spedizione contro New Orleans sotto il comando di Sir John Lambert, e fu inviato in missione speciale a New Orleans con una bandiera bianca. Nel 1815 Jones si arruolò nell’esercito di Wellington dopo Waterloo, fu presente alla presa di Parigi e comandò il Genio a Montmartre. Rimase in Francia con l’esercito di occupazione e fu nominato commissario dell’esercito prussiano sotto il Generale Zieten. Al suo ritorno in Inghilterra nel 1818 fu acquartierato a Plymouth. Nel 1822 ottenne un congedo di sei mesi e accompagnò il fratello John in un’ispezione delle fortezze olandesi. Nel 1823 fu trasferito a Jersey e nel 1824 fu nominato Aiutante di Campo e istruttore di lavoro al campo presso la base reale del genio a Chatham. Nello stesso anno sposò Charlotte, figlia del reverendo Thomas Hornsby, rettore di Hoddesdon, nell’Hertfordshire. Il 29 luglio 1825 fu promosso primo Capitano. Nel 1826 fu inviato a Malta e, durante la sua permanenza lì, fu inviato sulla costa africana per sovrintendere all’imbarco di alcune colonne classiche per Giorgio IV. Nel 1833 fu inviato da Malta a Costantinopoli per riferire sulle difese dei Dardanelli e del Bosforo e, al termine di questo incarico, si recò in Inghilterra via terra. Al suo ritorno a Malta nel 1834, gli fu nuovamente ordinato di recarsi a Costantinopoli per preparare i piani necessari per la residenza dell’ambasciatore e tornò a Malta una volta completati. Nel maggio 1835 Jones fu richiamato in patria e il 1° luglio fu nominato commissario per i confini municipali in Inghilterra. Il 2 dicembre 1835 fu nominato membro della commissione per il miglioramento della navigazione del fiume Shannon. Fece parte di questa commissione per diversi anni, sebbene i suoi servizi non si limitassero a questo compito. L’11 febbraio 1836 Jones fu nominato primo commissario per la definizione dei confini municipali in Irlanda e il 20 ottobre dello stesso anno fu nominato segretario della commissione ferroviaria irlandese. Gli fu anche ordinato di riferire sulla situazione di difficoltà nella contea di Donegal e fu impiegato in servizio speciale a Dover. Il 10 gennaio 1837 ottenne il brevetto di Maggiore e nello stesso anno fu impiegato in servizio speciale presso l’Ammiragliato. Nell’aprile 1839 fu nominato comandante del Genio Reale a Jersey, ma nel novembre successivo fu distaccato e nominato alla commissione di Shannon.  Il 7 settembre 1840 fu promosso Tenente Colonnello. I suoi servizi in Irlanda furono così apprezzati che, quando nel 1842 gli fu offerto un incarico al quartier generale, fu, su richiesta urgente dei Lord del Tesoro, trattenuto in Irlanda e il 15 ottobre 1845 fu nominato presidente del consiglio dei lavori pubblici in Irlanda. Nel 1850, in conformità con i regolamenti, dopo aver prestato servizio ininterrottamente per dieci anni nell’amministrazione statale, dovette tornare al servizio militare e, nel marzo di quell’anno, fu nominato comandante del Genio Reale nella Gran Bretagna settentrionale. Il 1° maggio 1851 fu scelto per ricoprire l’importante incarico di direttore del Genio Reale di Chatham. Lì introdusse un sistema mediante il quale ufficiali e soldati di linea dovevano essere istruiti nei lavori campali e rese più pratico il valore del piccone e della pala all’esercito in generale. Nel 1853 Jones accompagnò Lord Lucan a Parigi in una missione della regina all’imperatore dei francesi. Nell’aprile del 1854 fu nuovamente inviato a Parigi da Lord Raglan, comandante generale dell’artiglieria, per riferire su un nuovo pontone adottato dai francesi. Nel maggio e nel giugno dello stesso anno fu presidente di due commissioni sui genieri e i minatori reali, il che portò al cambio del loro nome con quello già utilizzato dai loro ufficiali, vale a dire. ingegneri reali e vennero apportate varie modifiche al loro abbigliamento e al loro equipaggiamento. Il 7 luglio Jones divenne Colonnello e, alla dichiarazione di guerra alla Russia, fu nominato (10 luglio) Generale di Brigata e posto al comando delle forze da impiegare nel Baltico in operazioni terrestri. Si imbarcò a bordo della Duke of Wellington, la nave ammiraglia di Sir Charles Napier, e in agosto sbarcò a Bomarsund, al comando della parte britannica delle forze terrestri alleate. Alla capitolazione del forte, le opere furono demolite e l’isola abbandonata. Ricevette i ringraziamenti della regina, comunicati tramite dispaccio del Segretario di Stato, per i suoi servizi nel Baltico. In ottobre tornò in Inghilterra e riprese i suoi incarichi a Chatham. Il 12 dicembre fu nominato Maggiore Generale nello stato maggiore e gli fu ordinato di recarsi a Costantinopoli come comandante di quella città, ma al suo arrivo nel gennaio 1855 trovò l’ordine di arruolarsi nell’esercito prima di Sebastopoli senza indugio. Il 10 febbraio fu nominato comandante del Genio Reale di quell’esercito. Qui si distinse per la sua antica instancabile energia. Non passò giorno senza che visitasse le trincee. Fu presente al fallito assalto al Redan il 18 giugno e fu gravemente ferito alla fronte da una mitraglia, e menzionato nei dispacci di Lord Raglan. Per la ferita ricevette 100 sterline. Il 30 luglio ricevette il grado locale di Tenente Generale. Durante l’assalto generale dell’8 settembre, fu trasportato in barella alle trincee per poter partecipare all’ultimo sforzo dell’assedio. In questa occasione fu menzionato in modo particolare nei dispacci di Sir James Simpson, l’allora comandante in capo. Nel corso dell’anno ricevette le seguenti onorificenze e decorazioni: Cavaliere di Gran Bretagna, Ordine Militare di Savoia di prima classe, Medaglia di Seconda Classe, Medaglia di Guerra Britannica per il Baltico, Medaglia di Guerra e fermaglio per Sebastopoli, Medaglia Sarda e Medaglia Turca. Poco dopo la caduta di Sebastopoli, la sua ferita rese necessario il suo trasferimento a Scutari e, in ottobre, in Inghilterra. Nel gennaio 1856 fu membro del consiglio di guerra a Parigi, presieduto dall’imperatore dei francesi, che lo insignì dell’ordine di commendatore della Legion d’Onore. Il 12 aprile 1856 gli fu assegnata una pensione di buon servizio di 100 sterline all’anno. Il 29 aprile fu nominato governatore del Royal Military College di Sandhurst. A maggio fu anche nominato membro della commissione sul sistema di acquisto nell’esercito, presieduta dal Duca di Somerset. Il 20 agosto 1859 fu nominato presidente della Commissione Reale per le Difese del Regno Unito. Il 6 luglio 1860 fu promosso Tenente Generale e il 2 agosto dello stesso anno divenne Colonnello comandante nel Corpo del Genio Reale. Nel 1861 fu nominato onorario. Colonnello del 4° Battaglione Amministrativo dei Volontari Fucilieri del Cheshire. Lo stesso anno fu nominato Cavaliere di Gran Bretagna e Comandante dell’Ordine Sardo di Savoia e Onorevole Cavaliere di Guerra di Oxford. Morì a Sandhurst, stimato, ammirato e rimpianto, il 2 agosto 1866, e fu sepolto lì nel cimitero del Royal Military College. Fotografia CDV. Fotografo: F. Joubert – Bayswter. 

Arc. 3413: Sir John Lysaght Pennefather in grande uniforme da Tenente Generale (9 September 1798 – 9 May 1872). Nacque il 9 settembre 1798, terzo figlio del Rev. John Pennefather della Contea di Tipperary e di Elizabeth Percival, e nipote di Richard Pennefather, Barone della Corte dello Scacchiere (Irlanda). I Pennefather di Darling Hill erano il ramo cadetto di una famiglia di proprietari terrieri di lunga data, giunta in Irlanda intorno al 1665. Entrò nell’esercito il 14 gennaio 1818 come Cornetta nel 7° Dragoon Guards, divenne Tenente il 20 febbraio 1823 e Capitano a mezza paga il 5 novembre 1825. L’8 aprile 1826 fu nominato al 22° Reggimento di Fanteria (il reggimento del Cheshire), dove divenne Maggiore il 22 marzo 1831 e Tenente Colonnello il 18 ottobre 1839. Progredì attraverso i normali gradi di promozione senza averne acquistato alcuno. Fino a quel momento non aveva prestato servizio attivo, ma nel 1843 il suo fu l’unico reggimento europeo nel piccolo contingente con cui Sir Charles Napier vinse la battaglia di Miani (Meanee) (17 febbraio), e subì il peso di quell’azione, in cui duemila uomini ne sconfissero trentacinquemila. Il battaglione era composto da circa cinquecento uomini, quasi tutti irlandesi, come il loro colonnello e il loro generale. “Il nobile soldato Pennefather” (come lo descrisse Napier), cadde ferito a morte, si pensa, sulla sommità dell’argine che costeggiava il letto del fiume e costituiva la cresta della posizione dei Baluci. Fu nominato Cavaliere di Vascello e ricevette i ringraziamenti del Parlamento. Nel 1848 rinunciò al comando del 22° Reggimento e fu posto a mezza paga; l’anno successivo fu nominato assistente quartiermastro generale nel distretto di Cork. Nel 1854 gli fu affidato il comando della prima Brigata della 2ª Divisione (di Sir De Lacy Evans) nell’esercito inviato in missione, e il 20 giugno fu nominato Maggiore Generale. La sua brigata era composta dal 30°, 55° e 95° Reggimento. La comandò con onore nella battaglia dell’Alma e nella battaglia del 26 ottobre, quando una sortita in forze fu effettuata da Sebastopoli contro le alture tenute dalla 2ª Divisione all’estrema destra degli Alleati. Ma ebbe maggiori opportunità di distinguersi dieci giorni dopo, quando l’attacco, per il quale questa sortita era solo preparatoria, fu condotto dai russi e si combatté la battaglia di Inkerman (5 novembre). A causa della malattia di Evans, quel giorno Pennefather era al comando della divisione. Aveva meno di tremila uomini al suo comando, mentre trentacinquemila fanti russi stavano convergendo su di lui. Il 26 ottobre Evans aveva schierato le sue forze sul crinale immediatamente di fronte all’accampamento della divisione e aveva permesso che i suoi picchetti venissero spinti all’interno piuttosto che abbandonare il terreno scelto. Pennefather adottò una strategia opposta. Si contese ogni centimetro di terreno, tenendo solo pochi uomini a disposizione sulla cresta, ma spinse avanti quanti più uomini possibile per supportare i suoi picchetti nella resistenza alle numerose masse nemiche. La pesantezza del tempo favorì queste tattiche e il risultato le giustificò. Man mano che arrivavano rinforzi, inglesi e francesi, questi venivano allo stesso modo spinti avanti a frazioni. Lord Raglan fu presto sul campo e Sir De Lacy Evans giunse da Balaclava nel corso della mattinata; ma Pennefather fu lasciato a dirigere il combattimento, per quanto una persona potesse dirigerlo. “Sempre imperterrito, sempre acceso di entusiasmo bellicoso, era una vera potenza in sé”. Anche quando il suo volto radioso non poteva essere visto, c’era conforto nel suono della sua voce, “e nelle imprecazioni preferite dei ‘grandi vecchi ragazzi’ che ruggivano allegramente attraverso il fumo”. La battaglia durò circa sei ore, dall’alba alle 13:00, poi i russi iniziarono la ritirata, avendo perso quasi dodicimila uomini. Il “comportamento ammirevole” di Pennefather fu menzionato nel dispaccio di Lord Raglan. Due settimane dopo gli fu conferito il grado di Colonnello del 46° Reggimento e gli successe al comando della 2ª Divisione quando Evans tornò in Inghilterra verso la fine di novembre. Fu congedato dalla Crimea nel luglio 1855 e il 25 settembre fu nominato comandante delle truppe a Malta, con il grado locale di Tenente Generale. Rimase lì per quasi cinque anni e, dopo un breve periodo di servizio nel Distretto Settentrionale, comandò la Divisione Aldershot dal 1860 al 1865. Il 13 febbraio 1860 cambiò il grado di Colonnello del 46° con quello del suo vecchio reggimento, il 22°. Il 12 novembre dello stesso anno divenne Tenente Generale alla costituzione del reggimento e il 9 maggio 1868 divenne Generale. Era stato nominato Cavaliere di Guerra il 5 luglio 1855 e aveva ricevuto il Gran Cavaliere di Guerra il 13 maggio 1867. Fu anche Commendatore dell’Ordine Sardo di San Maurizio e San Lazzaro, Grande Ufficiale della Legion d’Onore e di Seconda Classe dell’Ordine della Medjidie. Fu Governatore del Royal Hospital Chelsea dal 1870 fino alla sua morte nel 1872. Morì il 9 maggio 1872 e fu sepolto nel cimitero di Brompton. Nel 1834 sposò Katherine, figlia maggiore di John Carr, Esq., di Mountrath, nella contea di Queen’s. Fotografia CDV. Fotografo: J. De Beerski – Aldershot. 

Arc. 1180: Sir William Erskine Bake in gran montura da Tenente Generale (Leith, 29 novembre 1808 – Banwell, 16 dicembre 1881). William Erskine Baker nacque a Leith, vicino a Edimburgo, in Scozia, il 29 novembre 1808 ed era il quarto figlio di Elizabeth e del Capitano Joseph Baker R.N. Suo padre morì nel 1817 e nel 1821 lui, sua madre e otto fratelli andarono a vivere con lo zio di sua madre, l’ammiraglio James Vashon, a Ludlow, nello Shropshire. Studiò alla King Edward VI’s Grammar School di Ludlow, dove ricevette una buona educazione classica. Nel 1825 entrò nell’East India Military Seminary di Addiscombe, vicino a Croydon, dove continuò gli studi di matematica sotto la guida di Jonathan Cape, un tutor del seminario che era anche membro del Trinity College di Cambridge. Baker nacque con un difetto di linguaggio e lasciò Addiscombe per sei mesi per ricevere cure specialistiche a Edimburgo. Tornò ad Addiscombe nel gennaio del 1826, riprese gli studi e superò gli esami nel dicembre dello stesso anno. Questo fu riconosciuto come un periodo di tempo eccezionalmente breve per completare il suo corso. Lasciò il seminario alla fine del 1826 e continuò a svolgere attività di insegnamento sul campo presso il cantiere navale di Chatham; ma dovette abbandonare l’incarico dopo poco tempo a causa di problemi di salute. Nel 1828 Baker si recò in India come Tenente del Genio del Bengala. Fu assegnato al Dipartimento di Irrigazione delle Province del Nord-Ovest sotto il comando del Colonnello Colvin, un incarico ambito da molti ufficiali. Qui lavorò con gli ingegneri Charles Napier e Henry Durand sui canali di Jumna. Quando Colvin tornò in Inghilterra nel 1836, il Tenente Baker gli succedette e gli fu affidato il compito di dirigere i canali di Jumna, incarico che mantenne fino al 1843.  Nel 1843, in seguito all’annessione del Sindh all’India britannica, Baker fu nominato sovrintendente dei canali e delle foreste nel Sindh. Prestò servizio nella prima guerra anglo-sikh e combatté nella battaglia di Sobraon nel 1846. Si trasferì al Dipartimento dei lavori pubblici e in seguito fu ingegnere consulente per le ferrovie e un’autorità in materia di irrigazione per il governo indiano. Divenne segretario militare dell’India Office nel 1859 e divenne membro del Consiglio dell’India nel 1861. Fu nominato Cavaliere dell’Ordine del Bagno nel 1870 e si ritirò nel 1875. Morì nella sua casa al castello di Banwell nel Somerset nel 1881. Baker conobbe per la prima volta i fossili delle colline di Siwalik in India, dopo aver ricevuto un fossile di dente di elefante dal Rajah di Nahan nel novembre 1834. Nel 1837 Baker sposò Frances Gertrude Duncan, terza figlia del Maggior Generale Alexander Duncan, il 29 giugno 1837. Rimasero sposati per 44 anni, ma non ebbero figli. Il 27 febbraio dell’anno successivo la sorella di Baker, Josephine, sposò il colonnello John Colvin a Ludlow, nello Shropshire.

Arc. 3436: Duncan Alexander Cameron in gran montura da Tenente Generale (20 maggio 1808 – 8 giugno 1888). Nato in una famiglia con una tradizione militare, Cameron si arruolò nell’esercito britannico nel 1825. Arruolato nel 42° Reggimento di Fanteria, raggiunse il grado di Tenente Colonnello nel 1854 e fu comandante di battaglione. Prestò servizio nella Guerra di Crimea e combatté nella Battaglia di Alma. In seguito, assunse il comando della Brigata delle Highlands e la guidò nella Battaglia di Balaclava e nell’Assedio di Sebastopoli. Concluse la guerra come Maggiore Generale temporaneo e ricevette numerose onorificenze per il suo servizio. Ricoprì poi una serie di incarichi didattici e di consulenza nell’esercito britannico prima di diventare Comandante in Capo per la Scozia nel 1860. L’anno successivo, Cameron fu nominato comandante delle forze britanniche in Nuova Zelanda, impegnate nelle guerre neozelandesi in corso. All’epoca, il governo coloniale era impegnato in un conflitto con i Māori nella regione del Taranaki. Tuttavia, quando Cameron arrivò nel Taranaki, era stata concordata una tregua. Due anni dopo, soffocò un’ulteriore ondata di combattimenti nella zona e guidò l’invasione del Waikato per fronteggiare il Movimento di King, una resistenza Māori che minacciava la sovranità britannica nel paese. Comandò una serie di scontri per lo più vittoriosi contro i Kingiti, seguaci del Movimento di King, ma nessuno fu decisivo. Nel marzo del 1864, era avanzato nel cuore del Waikato e aveva respinto i Kingiti nel Paese di King. A Gate Pā, nell’aprile del 1864, le sue forze subirono una grave sconfitta. A questo punto, Cameron stava iniziando a essere deluso dalla condotta della guerra. Contro la sua volontà, all’inizio del 1865 comandò una campagna contro i Māori nel Taranaki meridionale. Sotto pressione politica per intraprendere una guerra che riteneva inappropriata, si dimise e lasciò la Nuova Zelanda nell’agosto del 1865. Nel 1868, Cameron fu nominato Tenente Generale e governatore del Royal Military College di Sandhurst. Rimase in questo incarico fino al 1875, anno in cui si ritirò dal servizio militare con il grado di generale e con la nomina a Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno. Morì nel 1888 all’età di 80 anni. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1179: Tenente Generale in gran montura. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Maull & C. – London. 

Arc. 3397: Robert Napier, I barone di Magdala in grande uniforme da Tenente Generale (Ceylon, 6 dicembre 1810 – Londra, 14 gennaio 1890). Figlio del Maggiore Frederick Napier, il quale morì, durante la presa d’assalto di Meester Cornelis (l’attuale Jatinegara), a Giava, il 26 agosto 1810, Robert nacque nello Sri Lanka, allora chiamato Ceylon, fu educato all’Accademia Militare di Addiscombe, divenne parte degli Ingegneri di Bengal all’età di 18 anni e arrivò in India nel novembre del 1828. Napier trovò impiego nei lavori di irrigazione della Public Works Department per alcuni anni, dopodiché, fu promosso Capitano nel gennaio 1841 e assegnato a Sirhind. Nel dicembre 1845 si unì all’Esercito Inglese e divenne Commendatore degli Ingegneri di Bengal nella battaglia di Mudki. Prese parte alle battaglie di Ferozeshah e di Sobraon, dove conseguì il brevetto di Maggiore. Nel settembre del 1848 fu presente alla presa d’assalto di Multan e alla resa del Forte di Chinot il 23 gennaio del 1849. Prese parte, nel febbraio del 1849, alla battaglia di Gujrat insieme a Sir Hugh Gough e, assieme a Sir Walter Gilbert, fu presente alla resa dell’esercito Sikh. In queste circostanze riuscì a conseguire il brevetto di Tenente-Colonnello. Alla fine della Seconda Guerra Sikh trovò impiego come ingegnere civile nell’Amministrazione della Provincia di Punjab dove fece diversi ed importanti lavori pubblici. Nel dicembre 1852 conseguì il brevetto di Colonnello, prendendo il comando di una colonna nella spedizione di Hazara, contro i Baris, nella Frontiera del Nord-Ovest. Nel gennaio del 1860 fu promosso Maggior-Generale, prendendo parte alla Seconda Guerra Anglo-Cinese, comandando la 2º Divisione nella spedizione guidata da Sir James Hope Grant. Prese parte alle azioni di Sinho, alla presa d’assalto dei Forti Taku e all’entrata di Pechino. Napier era un membro militare del Governatorato-Generale del consiglio d’India fino al 1865, sostituendo per un corto periodo, come Governatore-Generale, Lord Elgin dopo la sua morte. Nel gennaio 1865 assunse il comando dell’Esercito di Bombay. Nel marzo del 1867 ricevette la promozione di Tenente-Generale, e più tardi prese il comando della spedizione punitiva in Abissinia del 1868. Il suo periodo d’apice fu proprio questo, quando condusse la spedizione, nel 1868, contro l’Imperatore Teodoro II d’Etiopia. Il sovrano Etiope aveva in ostaggio un certo numero di Missionari Protestanti e due diplomatici del Regno Unito. Napier approdò nel Golfo di Zula il 2 gennaio 1868, e partì verso gli altopiani Etiopi il 25 gennaio. La spedizione dovette attraversare 644 km di montagne e di popolazioni ostili. Formalmente, il suo intento non era di conquista, ma solo quello di salvare gli europei presi in ostaggio da Teodoro II d’Etiopia. Dal Ras Kassa, il futuro Imperatore d’Etiopia, Giovanni IV d’Etiopia, Sir Rober Napier acquistò dunque l’equivalente di 4,35 milioni di Talleri (la moneta in vigore in Etiopia in quel periodo), di viveri per le sue truppe. Quel che aiutò Napier fu comunque l’ostilità generale provata dagli Etiopi verso Teodoro II d’Etiopia. Napier raggiunse Magdala il 9 di aprile, e il giorno dopo, il Venerdì Santo prima della Pasqua, sconfisse le 9.000 truppe di Teodoro II d’Etiopia, con una perdita di soli 2 soldati Britannici, in quella che fu la Battaglia di Magdala. Anche se Teodoro II cercò ripetutamente di negoziare una resa, Napier prese possesso di Magdala, la fece saccheggiare e la bruciò, dopo essere venuto a sapere del suicidio di Teodoro II.  Molti degli oggetti saccheggiati da Napier, durante questa Battaglia, si possono ammirare in diverse collezioni nel Regno Unito, nonostante diverse proteste atte a restituire all’Etiopia questi tesori. Dopo questa campagna militare in Etiopia, Napier, ricevette diverse onorificenze e divenne membro della Royal Society. Ricevette una pensione parlamentare e fu fatto Gran Commendatore dell’Ordine del Bagno, Libero Cittadino di Londra, e ricevette il titolo nobiliare di Barone. Napier divenne Comandante-in-Carica dell’India (1870 – 1876), essendo stato promosso a Generale nel 1874. Dal 1876 al 1883 fu Governatore di Gibilterra. Durante un periodo difficile per la politica europea fu messo al comando di una spedizione che doveva essere mandata a Costantinopoli. Nel 1879 divenne membro della Commissione Reale per l’organizzazione dell’Esercito e a novembre fu presente al secondo matrimonio di Alfonso XII di Spagna come ambasciatore extraordineir. Il 1º gennaio 1883 divenne Maresciallo di Campo, nel gennaio del 1887 Agente della Torre di Londra. Morì a Londra il 14 gennaio 1890 con funerali di stato, fu seppellito nella Cattedrale di San Paolo. (Suo figlio maggiore, Rober William Napier, (nato il 1945) succedette al suo titolo nobiliare di Barone). Fotografia CDV. Fotografo: Bernieri & Caldesi – Londra.

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno
 
Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine della Stella d'India - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Commendatore dell’Ordine della Stella d’India
 
Compagno dell'Ordine dell'Impero Indiano - nastrino per uniforme ordinaria   Compagno dell’Ordine dell’Impero Indiano
 
Sutlej Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Sutlej Medal
 
Punjab Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Punjab Medal
 
India General Service Medal - nastrino per uniforme ordinaria   India General Service Medal
 
Indian Mutiny Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Indian Mutiny Medal
 
Second China War Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Second China War Medal
 
Abyssinian War Medal - nastrino per uniforme ordinaria   Abyssinian War Medal

Arc. 1178: John William Ormsby in gran montura da Maggior Generale (1811 – Woolwich, marzo 1869).Per diversi anni, il Maggiore Generale Ormsby fu Governatore della Royal Military Academy di Woolwich. Questa istituzione era responsabile della formazione degli ufficiali di grado superiore per la Royal Artillery e il Royal Engineers. Ormsby morì a Woolwich nel marzo 1869, all’età di 58 anni. fotografia formato 12,4 x 8,2. Fotografo: Sconosciuto

Arc. 2288: Freeman Murray in gran montura da Maggior Generale (Valenciennes, 16 Novembre 1804 – Firenze, 14 aprile 1885). Murray nacque in Francia, figlio del generale John Murray e della sua seconda moglie, la canadese Maria Pascoe. Fu nominato alfiere del 64° Reggimento di Fanteria il 5 marzo 1825. Dopo aver comandato il 72° Reggimento di Fanteria, ricoprì la carica di governatore delle Bermuda dal 1854 al 1859 e di nuovo dal 1860 al 1861. Divenne poi Ufficiale Comandante Generale del Distretto di Chatham nel gennaio 1867 e Ufficiale Comandante Generale del Distretto Orientale nell’aprile 1870. Murray fu anche colonnello del 57° Reggimento di Fanteria (West Middlesex) dal 1873 al 1875, del 93° Reggimento di Fanteria (Sutherland Highlanders) dal 1875 al 1876 e del 2° Battaglione del King’s Royal Rifle Corps dal 1876 al 1895. Nel 1832 sposò Catherine Elizabeth Dundas, figlia dell’Onorevole Charles Lawrence Dundas e nipote di Thomas Dundas, I barone Dundas. Fotografia formato 17,7 x 12,7. fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3422: Maggior Generale Mitchell in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1430: Sir Charles Thomas van Straubenzee in piccola montura da Tenente Generale  (Fort Ricasoli (Malta), 17 febbraio 1812 – Bath, 10 August 1892). Van Straubenzee nacque a Fort Ricasoli, Malta, nel 1812, secondo figlio di Thomas van Straubenzee (1782–1843), Maggiore dell’Artiglieria Reale, di Spennithorne, nello Yorkshire, e di sua moglie Maria, figlia minore del Maggiore Henry Bowen. Membro di un’antica e illustre famiglia di militari, Van Straubenzee fu arruolato nel Ceylon Rifle Regiment nel 1828. Fu trasferito al 39° Reggimento di Fanteria nel 1833 e, durante la campagna di Gwalior, prese parte alla battaglia di Maharajpore nel 1843; assunse il comando temporaneo del suo reggimento quando il suo comandante fu ferito e mise il reggimento fuori combattimento. Nel 1846, fu trasferito al 3° Battaglione dei Buffs, di cui divenne comandante nel 1851, e combatté nella Guerra di Crimea al comando della 1ª Brigata della Divisione Leggera, prendendo parte a entrambi gli assalti al Redan durante l’assedio di Sebastopoli. Nel 1857, Van Straubenzee divenne comandante delle forze britanniche a Hong Kong e guidò un attacco a Canton durante la Seconda Guerra dell’Oppio. Nel 1862, fu nominato Generale al comando di una divisione dell’Esercito di Bombay ad Ahmedabad e in seguito assunse il comando generale dell’Esercito di Bombay. Fu colonnello del 47° Reggimento di Fanteria dal 1865 al 1867 e del 39° Reggimento di Fanteria dal 1867, finché non entrò a far parte del Reggimento Dorset nel 1881, dopodiché continuò come Colonnello del 2° Battaglione fino al 1892. Van Straubenzee divenne governatore di Malta nel 1872. Van Straubenzee è sepolto nel cimitero di St Mary the Virgin vicino a Bath, nel Somerset. Nel 1841 sposò Charlotte Louisa Richardson, figlia del Generale John Luther Richardson. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 2632: Henry Sandham in piccola montura da Tenente Generale (Midhurst, 1794-1868). Henry, figlio di William Sandham e Catharine, fu battezzato il 4 giugno 1794 a Midhurst, Sussex, Inghilterra. Henry sposò Augusta Katherine Ann White a Brighton l’8 marzo 1831. A soli 18 anni era già secondo Tenente e nel 1873 ottenne il grado di secondo Capitano.  Promosso Colonnello nel 1855 e in seguito Luogotenente Generale onorario dei Royal Engineers. Fu per gran parte della sua carriera comandante dell’Artiglieria del dipartimento di Chatham. Di stanza principalmente a Chatham, ma trasferito a Gibilterra negli anni ’20 dell’Ottocento, dove realizzò numerosi schizzi dell’isola. È menzionato nei registri della compagnia per aver supervisionato il collaudo della barriera a catena a saracinesca nel 1850. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1176: Sir John Lysaght Pennefather  in piccola montura da Tenente Generale (Tipperary, 9 settembre 1798 – Brompton, 9 maggio 1872). Nacque il 9 settembre 1798, terzo figlio del Rev. John Pennefather della Contea di Tipperary e di Elizabeth Percival, e nipote di Richard Pennefather, Barone della Corte dello Scacchiere (Irlanda). I Pennefather di Darling Hill erano un ramo cadetto di una famiglia di proprietari terrieri di lunga data, giunta in Irlanda intorno al 1665. Entrò nell’esercito il 14 gennaio 1818 come Cornetta nel 7° Dragoon Guards, divenne Tenente il 20 febbraio 1823 e Capitano a mezza paga il 5 novembre 1825. L’8 aprile 1826 fu nominato al 22° Reggimento di Fanteria (il reggimento del Cheshire), dove divenne Maggiore il 22 marzo 1831 e Tenente Colonnello il 18 ottobre 1839. Progredì attraverso i normali gradi di promozione senza averne acquistato alcuno. Fino a quel momento non aveva prestato servizio attivo, ma nel 1843 il suo era l’unico reggimento europeo nel piccolo contingente con cui Sir Charles Napier vinse la battaglia di Miani (Meanee) (17 febbraio), e sopportò il peso di quell’azione, in cui duemila uomini ne sconfissero trentacinquemila. Il battaglione contava circa cinquecento uomini, quasi tutti irlandesi, come il loro colonnello e il loro generale. “Il nobile soldato Pennefather” (come lo descrisse Napier), cadde ferito a morte, si pensa, sulla sommità dell’argine che costeggiava il letto del fiume e costituiva la cresta della posizione dei Baluci. Fu nominato Cavaliere di Vascello e ricevette i ringraziamenti del Parlamento. Nel 1848 rinunciò al comando del 22° reggimento e fu posto a mezza paga; l’anno successivo fu nominato assistente quartiermastro generale nel distretto di Cork. Nel 1854 gli fu affidato il comando della 1^ Brigata della 2ª Divisione (di Sir De Lacy Evans) nell’esercito inviato, e il 20 giugno fu nominato Maggior Generale. La sua brigata era composta dal 30°, 55° e 95° Reggimento. La comandò con onore nella battaglia dell’Alma e nella vicenda del 26 ottobre, quando una sortita in forze fu effettuata da Sebastopoli contro le alture tenute dalla 2ª Divisione all’estrema destra degli Alleati. Ma ebbe maggiori opportunità di distinguersi dieci giorni dopo, quando l’attacco, per il quale questa sortita era solo preparatoria, fu condotto dai russi e si combatté la battaglia di Inkerman (5 novembre). A causa della malattia di Evans, quel giorno Pennefather era al comando della divisione. Aveva meno di tremila uomini sotto di sé, mentre trentacinquemila fanti russi convergevano su di lui. Il 26 ottobre Evans aveva schierato le sue forze sulla cresta immediatamente di fronte all’accampamento della divisione, e aveva lasciato che i suoi picchetti si facessero strada piuttosto che abbandonare il terreno scelto. Pennefather adottò una strategia opposta. Contese ogni centimetro di terreno, mantenne solo pochi uomini sul crinale, ma spinse avanti quanti più uomini possibile per supportare i suoi picchetti nella resistenza alle numerose masse nemiche. La pesantezza del tempo favorì queste tattiche e il risultato le giustificò. Man mano che arrivavano rinforzi, inglesi e francesi, vennero anch’essi spinti avanti a frazioni. Lord Raglan fu presto sul terreno, e Sir De Lacy Evans giunse da Balaclava nel corso della mattinata; ma Pennefather fu lasciato a dirigere il combattimento, per quanto una persona potesse dirigerlo. “Sempre imperterrito, sempre acceso di entusiasmo bellicoso, era una vera potenza in sé.” Anche quando il suo volto radioso non era visibile, c’era conforto nel suono della sua voce, “e le imprecazioni preferite dei ‘grandi vecchi ragazzi’ che risuonavano allegramente attraverso il fumo”. La battaglia durò circa sei ore dall’alba alle 13:00, poi i russi iniziarono la ritirata, avendo perso quasi dodicimila uomini. Il “comportamento ammirevole” di Pennefather fu menzionato nel dispaccio di Lord Raglan. Due settimane dopo gli fu conferito il grado di Colonnello del 46° Reggimento e gli successe al comando della 2^ Divisione quando Evans tornò in Inghilterra verso la fine di novembre. Fu congedato dalla Crimea nel luglio 1855 e il 25 settembre fu nominato comandante delle truppe a Malta, con il grado locale di Tenente Generale. Rimase lì per quasi cinque anni e, dopo un breve periodo di servizio nel Distretto Settentrionale, comandò la Divisione Aldershot dal 1860 al 1865. Il 13 febbraio 1860 cambiò il grado di Colonnello del 46° con quello del suo vecchio reggimento, il 22°. Il 12 novembre dello stesso anno divenne Tenente Generale alla costituzione del reggimento e il 9 maggio 1868 divenne Generale. Era stato nominato Cavaliere di Guerra il 5 luglio 1855 e aveva ricevuto il Gran Cavaliere di Guerra il 13 maggio 1867. Fu anche Commendatore dell’Ordine Sardo di San Maurizio e San Lazzaro, Grande Ufficiale della Legion d’Onore e di Seconda Classe dell’Ordine della Medjidie. Fu Governatore del Royal Hospital Chelsea dal 1870 fino alla sua morte nel 1872. Morì il 9 maggio 1872 e fu sepolto nel cimitero di Brompton. Nel 1834 sposò Katherine, figlia maggiore di John Carr di Mountrath, nella contea di Queen’s.

Arc. 1181: Richard John Stotherd in piccola montura da Maggior Generale (1796 – 1879).  Le mappe dell’Ordnance Survey sopravvissute e rilevate sotto il suo comando (ad esempio, i fogli della contea di Roscommon e della contea di Mayo del 1838 circa) elencano il Capitano Stotherd come ufficiale responsabile. Compare come Tenente Colonnello nei registri dei Royal Engineers (anni 1850-1860) e negli elenchi dell’esercito. Elencato come Colonnello dei Royal Engineers negli elenchi dell’esercito del 1859. Promosso generale il 19 giugno 1872.  Stotherd fece carriera nel Corpo dei Royal Engineers, il ramo dell’esercito britannico responsabile dell’ingegneria militare, delle fortificazioni e della cartografia. Trascorse molti anni (circa 18) lavorando all’Ordnance Survey of Ireland, il progetto di cartografia sistematica che descrisse l’Irlanda in mappe militari e civili dettagliate, uno dei maggiori sforzi di ingegneria e topografia del periodo. Servì come Colonnello comandante dei Royal Engineers e fu promosso generale il 19 giugno 1872. Anche suo figlio, Richard Hugh Stotherd (1828–1895), divenne un illustre ufficiale dei Royal Engineers e in seguito direttore generale dell’Ordnance Survey of the United Kingdom. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1430: Maggior Generale in piccola montura. Fotografia CDV. Fotografo: H. Mullins – Jersey. 

 

Arc. 3463: Generale Master in undress uniform con frock coat. Fotografia CDV. Fotografo: Kilburn – H. Lenthall – Londra. 

 

Arc. 1187: Generale P. Hill in undress uniform con frock coat. Fotografia CDV. fotografo: Sconosciuto. 

 

Arc. 2632: Sir William Thomas Knollys in montura da campagna da Maggior Generale (1 agosto 1797 – 23 giugno 1883). Nato nella famiglia Knollys, era figlio del generale William Woods Knollys e di Charlotte Martha Blackwell. Studiò alla Harrow School e alla Royal Military Academy Sandhurst. Fu nominato Visconte Wallingford fino al 1813, quando la pretesa del padre di diventare Conte di Banbury fu respinta. Knollys fu arruolato per acquisto nel 3° Reggimento Guardie a Piedi nel 1813 e combatté nella Guerra d’Indipendenza Spagnola più tardi nello stesso anno. Nel 1854 fu nominato Luogotenente Governatore di Guernsey e nel 1855 divenne il primo Ufficiale Generale al Comando della Divisione Aldershot e gli fu assegnato il compito di organizzare le sue truppe in Divisioni e Brigate. Dopo aver portato a termine questo compito, fu nominato Presidente del Consiglio per l’Educazione Militare nel 1861. Ricoprì il grado di Colonnello del 62° Reggimento di Fanteria (Wiltshire) dal 1858 fino alla sua fusione con il Reggimento del Duca di Edimburgo (Wiltshire) nel 1881, dopodiché fu Colonnello del 1° Battaglione del nuovo Reggimento. Fu trasferito come Colonnello alle Guardie Scozzesi nel 1883, ma morì più tardi nello stesso anno. Nel 1862 fu nominato Tesoriere e Controllore della Casa Reale del Principe di Galles, futuro Re Edoardo VII. Prestò giuramento come Consigliere Privato nel 1872 e nel 1877 fu nominato Gentiluomo Usciere della Verga Nera. Fu promosso Generale il 17 giugno 1866 e nominato Cavaliere Commendatore dell’Ordine del Bagno nel 1867. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1883 alla Camera dei Lord, fu sepolto nel cimitero di Highgate (lato est). Nel 1830 sposò Elizabeth St Aubyn, figlia di Sir John St Aubyn, V Baronetto, e insieme ebbero cinque figli maschi e tre femmine. Uno dei suoi figli, Francis Knollys, I Visconte Knollys (1837–1924), fu segretario privato di Edoardo VII e Giorgio V e fu creato Barone Knollys nel 1902 e Visconte Knollys nel 1911. Un altro figlio, Sir Henry Knollys (1840–1930), divenne segretario privato della figlia di Re Edoardo, Maud, Regina di Norvegia. Fotografia CDV. Fotografo: J. Hawke – Devon. 

Arc. 1182: Maggior Generale in montura da campagna. Fotografia CDV. Fotografo: J. Sunderland – Birmingham. 

Arc. G: Maggior Generale in uniforme da campagna e Ufficiali di varie armi in uniforme da campagna. Fotografia formato 25,3 x 18,4. Fotografo: Sconosciuto. 

UOMINI POLITICI

Arc. 1173: Henry John Temple, terzo visconte Palmerston (Westminster, 20 ottobre 1784 – Brocket Hall, 18 ottobre 1865). Uomo politico inglese, nato a Broadlands, da Henry, 2° visconte, e da Mary Mee il 20 ottobre 1784, morto a Brocket Hall il 18 ottobre 1865. Uscito da famiglia nobile e ricca, in cui era tradizione la carriera diplomatica, passò parte della giovinezza in Italia e compì i suoi studî a Harrow, a Edimburgo e a Cambridge. Cordiale, affabile, di fine educazione letteraria e compiuto uomo di sport, saldo nei suoi convincimenti religiosi, nell’avversione all’oppressione e all’ingiustizia, tenace nel suo patriottismo, rappresentò bene l’aristocrazia inglese del suo tempo, rispettosa della tradizione e delle forme e ligia a un austero senso del dovere. Caduto nelle elezioni del 1806, riuscì a entrare per la prima volta in parlamento nel 1807 per il piccolo collegio di Newton (Wight), iniziando nelle file del partito tory una vita politica lunga e gloriosa. Temperamento ardente e combattivo e insieme lavoratore assiduo e coscienzioso, padrone di più lingue, gran signore nei modi e nell’aspetto, si affermò presto ai Comuni e fu chiamato tra i lord dell’Ammiragliato (gabinetto Portland). Ma un vigile senso di responsabilità gli fece rifiutare la lusinghiera offerta del cancellierato dello scacchiere per accontentarsi del Ministero della guerra (ottobre 1809: ministero Perceval). E per circa vent’anni questo conservatore illuminato tenne l’ufficio, sotto cinque diversi primi ministri, senza mettersi mai troppo in vista, curando la riorganizzazione dell’esercito, coltivando le sue relazioni mondane e facendosi apprezzare come umorista garbato. Tory e apertamente contrario ai whigs e alle idee democratiche, dapprima, ma favorevole insieme a un temperato progresso e all’emancipazione dei cattolici, poté gradatamente passare con intelligente evoluzione attraverso il “canningismo” al liberalismo di lord Grey, per finire più tardi capo del partito liberale moderato. Non fu un oratore di doti eccezionali, ma, chiaro e preciso sempre, seppe l’arte di rivolgersi alle diverse assemblee con il linguaggio più appropriato. Uscito dal ministero Wellington nel 1828, cominciò da allora a interessarsi prevalentemente di politica estera. I suoi viaggi in Francia gli avevano rivelato le preoccupanti condizioni di quel regno e gli avevano fatto prevedere prossima la caduta dei Borboni; gli avvenimenti di Grecia lo inducevano a chiedere una più attenta vigilanza da parte del governo inglese. Rifiutato il portafoglio offertogli dal Wellington (settembre 1830), il Palmerston entrò poco dopo nel gabinetto liberale di lord Grey come ministro degli Esteri, apparendo finalmente in primo piano sulla scena politica. Sono gli anni delle rivoluzioni e dei movimenti nazionali quelli in cui il P. opera, gli anni dell’unità italiana e tedesca, dell’indebolimento austriaco, della crisi ottomana, della marcia russa sull’Asia; l’India si agita e il timore di nuove avventure dei Napoleonidi turba gl’Inglesi. Attivo, energico, il Palmerston è fedele alla dottrina del non intervento: ogni popolo deve essere arbitro del proprio destino. Ma prima di tutto egli si considera un soldato cui sono affidati la sicurezza, l’onore, la dignità della Gran Bretagna. E l’interesse britannico fissa il limite alla dottrina. Scoppia la rivoluzione del 1830 e il Belgio si proclama indipendente, ma quest’indipendenza avrà come contropartita la neutralità perpetua del paese e un sovrano amico dell’Inghilterra e, soprattutto, dovrà essere sottratta all’influenza della Francia. Finché questa è debole, il Palmerston le è favorevole; appena accenni a risollevarsi dai colpi del’15 e a riprendere il suo posto nel concerto delle grandi potenze, il P. inizia la lotta. Le contese tra le regine di Spagna e Portogallo e i loro parenti e avversarî don Carlos e don Miguel (1833-34) spingono il Palmerston a schierarsi a favore del modesto liberalismo delle due sovrane, che dànno buon affidamento di essere favorevoli all’Inghilterra. Germoglia allora nella sua mente l’idea di una quadruplice occidentale (Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo), “potente contrappeso alla Santa Alleanza orientale”, alla quale egli è avverso (trattato di Londra, 22 aprile 1834). Ma l’atteggiamento incerto ed equivoco tenuto in seguito da Luigi Filippo lo indispettì e lo volse contro la Francia, come apparve presto nella questione egiziana e in quelle dell’Oriente europeo. Discepolo del Canning, svolse opera di costante appoggio alla giovane Grecia contro la Turchia, ma timoroso che l’indebolimento eccessivo di questa o la sua scomparsa portassero la Russia sul Bosforo e la Francia sul Nilo, dopo il 1830 svolse un’audace ed energica politica in favore della conservazione dell’impero ottomano. Con l’accordo anglo-russo del 1834 mirò a sottrarre la Persia alle mire della Russia, verso la quale era sospettoso e ostile per il trattato di Hunkiar-Skelesi (1833), che egli considerava estorto alla Turchia. Ma non esitò ad accordarsi anche con la Russia per averla alleata nel tentativo di neutralizzare la potenza di Moḥammed ‛Alī, che, strettamente legato alla Francia, appariva troppo pericoloso per l’integrità ottomana. E quando la Francia mirò a sottrarsi agli obblighi derivanti dalla dichiarazione delle cinque potenze per lo statu quo orientale (27 luglio 1839), il P., pure osteggiato dal gabinetto, firmò all’insaputa della Francia quel trattato di Londra del 15 luglio 1840 con la Russia, l’Austria e la Prussia, che impegnava le potenze firmatarie ad aiutare il sultano contro Moḥammed ‛Alī. Trattato umiliante per la Francia contro la quale il Palmerston mirava a risuscitare le antiche prevenzioni britanniche. Tenace, volitivo, intransigente, sprezzava i consigli di moderazione di re Leopoldo e la resistenza che gli opponevano J. Russell e i più influenti tra i whigs. “Il solo uomo di stato dell’Inghilterra” l’aveva chiamato Talleyrand: l’Europa s’accorgeva di aver di fronte uno dei più forti uomini politici del tempo. L’accordo con la Russia non gl’impediva intanto di ostacolare questa nel medio ed estremo Oriente (azione nell’Afghānistān, guerra con la Cina). La caduta del ministero Melbourne fu salutare nei riguardi dei rapporti Francia-Inghilterra (1841). Assente il Palmerston, la politica del suo successore, Aberdeen, chiarificò la situazione, aiutata dalla sostituzione in Francia del Guizot al Thiers. Ma, assente dal potere, il Palmerston controlla e critica la politica del ministero Peel, al quale rimprovera il trattato Ashburton con gli Stati Uniti, la debolezza mostrata verso la Francia nell’affare Pritchard, missionario e console inglese espulso dai Francesi da Tahiti (1844). Intanto viaggia in Europa, stringe rapporti con varî uomini politici del continente, finché nel luglio 1846 può riprendere la direzione del Foreign Office nel ministero Russell. La regina, il Russell, i whigs speravano che l’esperienza recente avesse modificato il carattere di “lord incendio”. Vana illusione: la questione dei matrimonî spagnoli, in cui la sua politica non riuscì a trionfare, risuscitò l’ostilità del P. contro la Francia. La caduta della monarchia orleanista fu salutata gioiosamente da quel passionale, che nella crisi del 1848 non nascose le sue simpatie per la causa rivoluzionaria. Contrario all’Austria e alla Russia, sostiene finché può i Siciliani contro il re di Napoli, il Piemonte contro Vienna e si dichiara favorevole al pacifismo repubblicano di Lamartine. “Io amerei – scriveva al re del Belgio nel giugno 1848 – vedere tutta l’Italia settentrionale unita in un solo regno che comprendesse il Piemonte, Genova, la Lombardia, Venezia, Parma e Modena. Una tale sistemazione contribuirebbe alla pace d’Europa costituendo tra la Francia e l’Austria uno stato neutro abbastanza forte per farsi rispettare e non portato a simpatizzare per le sue abitudini e per il suo carattere né con la Francia, né con l’Austria”. La sua politica favorevole all’Italia e all’Ungheria insorte non incontra il favore della corte né quello dei suoi colleghi, irritati perché troppo spesso il Palmerston aveva agito a loro insaputa, impegnando la loro responsabilità. Né egli era disposto ad accettare il controllo del premier, che la regina aveva tentato d’imporgli. Anche dopo il fallimento della nuova campagna di guerra del 1849 (che egli aveva sconsigliata), il Palmerston, che s’era illuso sulla possibilità che l’Austria cedesse la Lombardia a Carlo Alberto per denaro, restò fedele alla sua idea che gli Austriaci non avessero alcun diritto sull’Italia se non quello della forza e dichiarò che il Piemonte non doveva concludere una pace che fosse lesiva del proprio onore e della propria dignità. Le simpatie per l’Italia s’accompagnavano in lui a quelle per l’Ungheria e lo dimostrò quando il voto contrario dei suoi colleghi gl’impedì di ospitare a Broadlands il Kossuth. Una politica troppo spesso personale e in contrasto con le più moderate tendenze ufficiali del governo doveva provocare una crisi. La famosa questione di don Pacifico, suddito inglese in contrasto con il governo greco, e le gravi misure prese contro la piccola Grecia per appoggiare le pretese del reclamante, suscitarono allarmate e minacciose proteste russe e francesi. Il 17 giugno la Camera dei lord colpì con un voto di biasimo la sua politica, ma il Palmerston dodici giorni dopo riportò il più grande successo oratorio della sua carriera davanti ai Comuni. Superando il pretesto offertogli dalla faccenda di don Pacifico, il Palmerston tenne avvinta per cinque ore la Camera con un’ardente, appassionata apologia di tutta la sua politica, affermando il diritto di tutti gl’Inglesi di essere difesi in tutto il mondo dal loro governo contro l’ingiustizia e il sopruso. Di fronte ai paesi europei sconvolti dalle rivoluzioni, menomati nel loro prestigio, egli seppe far risplendere il quadro di un’Inghilterra ordinata, saggia, potente, rispettata. Nel grande “Pam”, che incuteva rispetto e ammirazione agli avversarî, gl’Inglesi riconobbero allora uno tra i più degni campioni del loro paese e ne furono fieri. Ma il P. fu salvo solo per il momento. L’approvazione esplicita data senza consenso, anzi all’insaputa dei suoi colleghi, al colpo di stato di Luigi Napoleone, “fatto ardito e decisivo” ai suoi occhi, le frasi compromettenti con cui fece l’apologia della politica del principe presidente, il malcontento continuato della regina per l’eccessiva indipendenza dell’azione del Palmerston precipitarono la crisi aperta dalla questione di don Pacifico. Le dimissioni del gabinetto Russell (dicembre 1851) tolsero di mezzo il preoccupante ministro, che non tornò più al Foreign Office. Ministro degl’Interni nel gabinetto di coalizione Aberdeen, ne uscì per il contrasto sulle misure di riforma proposte dal Russell. Sentiva ormai avvicinarsi un’altra fase critica della questione orientale e voleva che l’Inghilterra fosse preparata e s’accordasse con la Francia. Decisa la guerra, tornò al ministero, finché la spinta dell’opinione pubblica fece sì ch’egli assumesse (5 febbraio 1855) la carica di primo ministro. Sorretto dal favore popolare, che vide incarnato in lui l’imperialismo britannico, guidò con inflessibile tenacia la guerra di Crimea, lottando contro la stanchezza francese, l’ambiguità austriaca, il preoccupante atteggiamento prussiano, favorendo l’alleanza piemontese, resistendo agli attacchi di Gladstone, dei radicali, di Disraeli e dei conservatori. E dopo la guerra, la cui fine gli assicurava la fiducia popolare, riprendeva le fila della sua vittoriosa azione in Persia e in Cina. Battuto ai Comuni sulla sua politica orientale, scioglieva la camera (1857) e con nuove elezioni rafforzava la sua maggioranza liberale. Caduto nuovamente sulla questione delle leggi repressive votate in seguito all’attentato Orsini, cedeva il posto a lord Derby (1858), ma poco più di un anno dopo tornava al potere. Favorevole a un deciso intervento inglese nella questione italiana (come dimostravano gli articoli della Morning Post da lui ispirata), svolse apertamente questa politica al suo ritorno al potere (giugno 1859). Ma, se voleva l’Italia libera dall’Austria, non la voleva legata alla Francia. Accettava l’intervento francese, ma disapprovava Villafranca e contrastava l’idea del ritorno dei principi spodestati. Mai – scriveva al Persigny – mai l’Inghilterra si potrà associare a un patto così iniquo… L’Austria dovrebbe essere esclusa da ogni ingerenza politica e militare al di là delle sue frontiere”. E nel memorandum dei primi del 1860 propugnava addirittura una triplice alleanza anglo-franco-sarda per assicurare la pace in Italia ed eliminare ogni minaccia alla tranquillità europea. La cessione di Nizza e Savoia risuscitò le sue preoccupazioni antifrancesi al punto da fargli ritenere possibile una guerra con Napoleone. La spedizione dei Mille gli parve opportuna per ristabilire l’equilibrio mediterraneo turbato, e per questo seppe anche rinunciare all’idea di un regno separato delle Due Sicilie. Meglio l’unità d’Italia piuttosto che un Napoleonide a Napoli, e l’unità d’Italia voleva dire per lui anche cessazione del potere temporale, come affermò in un discorso del 1862. La preoccupazione antifrancese lo rese anche contrario al progetto di taglio dell’Istmo di Suez e favorevole alla convenzione di settembre; il suo rigido nazionalismo britannico gli fece assumere durante la guerra di secessione d’America un atteggiamento contrastante con l’asserita neutralità (questioni del Trent e dell’Alabama). Negli ultimi anni la sua vita politica troppo esclusivista e troppo poco duttile (l’elogio funebre del conte di Cavour è significativo per quella che era la concezione palmerstoniana dell’uomo di stato) lasciò scorgere apertamente il suo lato debole. La guerra dei ducati e lo schiacciamento della Danimarca ruppero l’equilibrio baltico e non a vantaggio dell’Inghilterra, la quale, se poteva rallegrarsi dell’accentuato isolamento francese, non poteva non rendersi conto che anche la sua posizione era quella di un paese troppo orgogliosamente solo. Di qui la necessità di nuovi armamenti, mentre all’interno la riforma elettorale, avversata dal Palmerston, suscitava nuove passioni e nuove preoccupazioni. Ma decretandogli la sepoltura a Westminster il popolo inglese riconosceva nel suo grande ministro il più saldo campione della potenza e della grandezza britannica dopo il Pitt. Fotografia CDV. Fotografo: W. Walkere & Sons London. 

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno

Arc. 3414: Henry John Temple, terzo visconte Palmerston in uniforme da Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Westminster, 20 ottobre 1784 – Brocket Hall, 18 ottobre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London. 

Arc. 548: Henry John Temple, terzo visconte Palmerston (Westminster, 20 ottobre 1784 – Brocket Hall, 18 ottobre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: R. Metzger – Firenze. 

Arc. 1174: Henry John Temple, terzo visconte Palmerston (Westminster, 20 ottobre 1784 – Brocket Hall, 18 ottobre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3414: Lady Emily Mary Lamb (1787 – 11 settembre 1869). Era la figlia di Peniston Lamb, I visconte Melbourne, e di sua moglie, Elizabeth Milbanke. A causa delle numerose avventure di sua madre, la sua paternità non è mai stata verificata, ed è stato descritta come “avvolta nel mistero”. La famiglia Lamb era politicamente di rilievo a partire dalla metà del XVIII secolo, raggiungendo il loro apice nella generazione di Emily. Suo padre venne nominato visconte Melbourne nel 1781. Suo fratello maggiore, William fu due volte primo ministro, mentre un altro fratello, Frederick era un diplomatico celebre, e un terzo, George era un drammaturgo minore e giornalista dell’epoca. I Lamb erano strettamente collegati con il partito Whig, ed erano intimi della regina Vittoria. Non andava d’accordo con la moglie di suo fratello William, Lady Caroline Lamb, che lei chiamava “quella piccola bestiola”. Sposò, il 20 luglio 1805, Peter Clavering-Cowper, V conte Cowper, figlio di George Clavering-Cowper, III conte Cowper e di Hannah Gore. Ebbero cinque figli. Divenne una delle donne più importanti del Club Almack ed era nota per la sua gentilezza e generosità. Come molte delle dame della buona società dell’epoca, ebbe storie d’amore, tra cui uno con il diplomatico Carlo Andrea Pozzo di Borgo, in seguito ambasciatore russo in Gran Bretagna. A Almack, Lady Cowper era sempre più vista in compagnia di Henry John Temple, III visconte Palmerston, che era conosciuto come “Cupido” per le sue varie avventure amorose romantiche, tra con Dorothea Lieven e Sarah Villiers, contessa di Jersey. Palmerston era un appuntamento fisso delle sue feste e salotti, e siccome Lord Cowper sprofondò in un lungo periodo di malattia e di declino generale, Lady Cowper e Lord Palmerston iniziarono una relazione romantica. Ciò portò un avvicinamento di Palmerston al partito Whig. Nel 1837, Lord Cowper morì. Questo permise un matrimonio tra Emily e Palmerston, anche se la loro età era un motivo di preoccupazione, in quanto, agli occhi della sua famiglia, Palmerston aveva una reputazione di donnaiolo. La questione venne sottoposta alla regina, la cui approvazione spianò la strada per il matrimonio il 16 dicembre 1839. Andarono ad abitare a Broadlands e la loro l’unione era, a detta di tutti, decisamente felice. Durante il matrimonio, Lady Palmerston continuò la sua attività sociale. Nel 1865 Palmerston morì. Lady Palmerston morì l’11 settembre 1869. Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London. 

Arc. 1175: William Ewart Gladstone (Liverpool, 29 dicembre 1809 – castello di Hawarden, 19 maggio 1898). Statista inglese. Dal 1832 con i tories, passò poi al Partito liberale, divenendone leader (1865). Più volte primo ministro (1868-74, 1880-85, 1886 e 1892-94), varò numerose riforme: abolì i privilegi della Chiesa anglicana in Irlanda, promosse l’istruzione pubblica e allargò il suffragio elettorale. In politica estera sostenne l’autonomia dei boeri sotto la sovranità della Corona e diede inizio all’occupazione dell’Egitto. Nel 1894, bocciato dalla Camera dei lord il suo progetto di autonomia irlandese, si dimise, ritirandosi a vita privata. Con l’appoggio dei tories entrò ai Comuni nel 1832, ed esercitò funzioni secondarie nel ministero di R. Peel (1834-35). Tornato Peel al governo (1841), divenne presidente del Board of Trade (1843) e collaborò alla riforma della legge doganale sui cereali, mentre andava avvicinandosi ai liberali. Nel 1851, di ritorno da un soggiorno a Napoli, denunciò aspramente il regime poliziesco borbonico. Con la sua critica al bilancio provocò nel dicembre 1852 la caduta del ministero Derby; formatosi il gabinetto di coalizione di lord Aberdeen, Gladstone entrò a farne parte in qualità di cancelliere dello Scacchiere. La guerra di Crimea lo costrinse a modificare la sua politica finanziaria di riduzione dell’income-tax (“tassa sul reddito”) e a inasprire la tassa di successione, mentre difendeva la politica di guerra del governo, che affermava ispirata al principio del mantenimento dell’equilibrio; si dimise nel 1855 perché contrario all’inchiesta sullo stato dell’esercito in Crimea, ordinata dal parlamento. Inviato in missione nelle Isole Ionie (1859), la sua relazione convinse l’Inghilterra a cedere quelle isole alla Grecia (1863). Cancelliere dello Scacchiere (1859) con il ministero liberale di Palmerston, concluse, su basi liberiste, un trattato di commercio con la Francia, e abolì molti dazî d’importazione. Nel 1865, essendo premier lord J. Russell, Gladstone divenne leader del gruppo parlamentare liberale; come tale portò al successo nella Camera la battaglia per l’allargamento del suffragio; battuto il governo (giugno 1866), successe a Russell quale capo del partito liberale. Dopo le elezioni del 1868 formò, nel dicembre, il suo primo ministero. Come capo del governo riuscì a far approvare dal parlamento nel 1869 la soppressione della Chiesa di stato irlandese (disestablishment), affrancando i contadini cattolici dall’obbligo di pagare le decime, e nel 1870 una legge favorevole ai fittavoli irlandesi (Irish Land Act). Riformò in senso democratico l’istruzione pubblica e l’amministrazione civile, dove le cariche pubbliche furono ricoperte, col sistema dei pubblici concorsi, da uomini di ogni ceto sociale. Battuto sul progetto di fondazione di un’università aconfessionale in Irlanda (marzo 1873), il rifiuto di Disraeli a formare il ministero lo fece confermare nell’incarico. Nel 1874, all’opposizione, fu contrario alla politica di Disraeli favorevole alla Turchia quale contrappeso alla Russia, poiché convinto assertore della liberazione delle nazionalità balcaniche dal giogo ottomano. Tornato al potere nel 1880, sostenne nei confronti dei Boeri in rivolta la concessione della piena autonomia sotto l’alta sovranità della corona. In rapporto alla questione irlandese, fattasi ora più acuta, istituì un tribunale per l’equo fitto e accettò nel 1882 una mozione per la concessione della piena autonomia (Home rule). Inviò una spedizione per domare la rivolta di ‛Orābī Pascià, dando così inizio all’occupazione dell’Egitto; ma quando il generale Ch. G. Gordon, inviato nel Sudan (1884) per evacuarlo dagli Egiziani, fu assediato a Kharṭūm, Gladstone, mosso dalle sue pregiudiziali anticolonialiste, tardò a inviare la spedizione di soccorso, la quale non riuscì in tal modo a evitare l’uccisione di Gordon. Nel giugno 1885, il ministero Gladstone fu battuto sul bilancio; appoggiato dagli Irlandesi, Gladstone tornò al potere (26 gennaio 1886), ma per la scissione del partito liberale in seguito alla presentazione da parte sua di un progetto di Home rule a favore dell’Irlanda (7 luglio), il suo gabinetto cadde nuovamente. Nel 1892 tornò al potere ma, visto respinto ancora una volta alla camera dei Lord il suo progetto di autonomia irlandese, si dimise, ritirandosi definitivamente a vita privata (3 marzo 1894) e dedicandosi ai suoi interessi letterari. In Italia, Gladstone divenne noto per le due lettere che inviò, nel 1851, a Lord Aberdeen e nelle quali espresse giudizi molto negativi sul governo dei Borbone delle Due Sicilie, definito come la «negazione di Dio». In sostanza, Gladstone, dopo aver soggiornato, per circa quattro mesi tra l’autunno del 1850 e l’inverno del 1851, a Napoli, dove si era recato a causa di una malattia agli occhi della figlia ed essere rientrato in patria nel febbraio di quell’anno, scrisse le due missive, sostenendo di aver visitato alcune carceri napoletane, rimanendo scioccato dalle condizioni in cui versavano i detenuti. Il politico britannico, intenzionato a dimostrare che lo Stato borbonico si trovasse in una terribile situazione sociale, si espresse con parole molto dure: «Non descrivo severità accidentali, ma la violazione incessante, sistematica, premeditata delle leggi umane e divine; la persecuzione della virtù, quand’è congiunta a intelligenza, la profanazione della religione, la violazione di ogni morale, sospinte da paure e vendette, la prostituzione della magistratura per condannare uomini i più virtuosi ed elevati e intelligenti e distinti e culti; un vile selvaggio sistema di torture fisiche e morali. Effetto di tutto questo è il rovesciamento di ogni idea sociale, è la negazione di Dio eretta a sistema di governo.» Tali assunti ebbero larga eco in tutta Europa, contribuendo in modo sensibile al sentimento antiborbonico e filorisorgimentale. Le accuse di Gladstone, tuttavia, suscitarono immediatamente forti dubbi ed ebbero anche diversi tentativi di confutazione in Italia e in Europa. Nel 1852, Gladstone ritrattò molte delle sue affermazioni e ammise di essere stato in parte abbindolato; nel 1863, incalzato, in Parlamento, da Lord Henry Lennox, rivelò di aver costruito le proprie dichiarazioni sulla base delle tesi sostenute da alcuni degli esponenti liberali napoletani. Lo stesso Lord Aberdeen «istruito del come Mr Gladstone avesse scritte quelle lettere, ne fu indignato, si confessò ingannato, e ne rigettò la solidità con una pubblica dichiarazione». Inoltre, fu da più parti sostenuto che la visita di Gladstone alla città partenopea fosse frutto di un complotto ordito da Lord Palmerston ai danni della Corona Borbonica. Giuseppe Buttà scrisse che Gladstone era una creatura di Palmerston e che aveva ricevuto, da quest’ultimo, il compito di travisare la realtà napoletana e «inventare spudoratamente de’ mali che qui non esistevano». Buttà affermò anche che Gladstone non visitò, veramente, i penitenziari borbonici e si circondò immediatamente dei liberali della città. Al riguardo, infatti, il Cognetti riportò che, al suo arrivo, l’inglese fu condotto da Sir William Temple, fratello di Palmerston e rappresentante del governo britannico a Napoli, che lo introdusse agli ambienti antiborbonici. Anche Giacinto de’ Sivo in Storia delle Due Sicilie sostenne che Gladstone fosse stato inviato a Napoli «col segreto onorevole ufficio», conferitogli da Palmerston, di divulgare calunnie riguardanti lo stato delle cose nel reame di Sua Maestà Siciliana. Più in particolare, Domenico Razzano, nell’opera La Biografia che Luigi Settembrini scrisse di Ferdinando II, riportò che Gladstone, tornato a Napoli tra il 1888 e il 1889, avrebbe confessato di non essere mai stato in alcun carcere e di aver scritto le due missive dietro incarico di lord Palmerston, basando, quindi, i suoi assunti sulle affermazioni dei rivoluzionari antiborbonici. Per contro, Maria Gaia Gajo, considerando che Gladstone, conservatore, si era dimostrato in passato un tenace oppositore della linea politica di Palmerston, liberale, sostiene che la possibilità di un’intesa tra i due fosse da ritenersi assurda. Le dichiarazioni di Gladstone mandarono su tutte le furie il re Ferdinando II, che licenziò il primo ministro Giustino Fortunato per non averlo informato sull’accaduto. Amante dell’Italia e della sua lingua, a partire dal 23 dicembre 1893 Lord Gladstone fu socio corrispondente dell’Accademia della Crusca. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Arc. 1174: William Ewart Gladstone (Liverpool, 29 dicembre 1809 – castello di Hawarden, 19 maggio 1898). Fotografia CDV. Fotografo: J. Clarck – London. 

Arc. 1590: Benjamin Disraeli, I conte di Beaconsfield (Londra, 21 dicembre 1804 – Londra, 19 aprile 1881). Di famiglia ebraica, trapiantatasi da Ferrara in Inghilterra nel 1748 (suo padre Isacco D’Israeli, buon letterato, si era convertito al protestantesimo nel 1817), fu pubblicista brillante, calcolatamente bizzarro, riuscendo giovanissimo, nonostante i pregiudizî antisemitici, a imporsi al gran mondo londinese, del quale descrisse i costumi nel romanzo Vivian Grey (1826). Dopo una serie di viaggi e una breve esperienza politica in campo radicale, militò fra i conservatori e venne eletto deputato (1837) ma, deluso per non essere stato incluso nel gabinetto Peel (1841), divenne l’assertore del programma del conservatorismo rinnovato, che ispirava il gruppo della “Giovane Inghilterra” caratterizzato da una spiccata tendenza antiliberista e da una nostalgica idealizzazione del modello sociale della vecchia Inghilterra rurale. Veicolo di queste idee furono i suoi romanzi Coningsby, or the younger generation (1844) e Sybil or the two nations (1845). Nel 1845 iniziò una campagna contraria al Peel e al suo liberismo con l’appoggio dei proprietarî terrieri danneggiati dall’abolizione del dazio sul grano e contribuì alla sua caduta (1846). Il partito conservatore, passato di conseguenza all’opposizione, fu da lui riorganizzato su nuove basi; divenutone nel 1848 il leader ai Comuni, s’impose con la sua tattica spregiudicata, riuscendo ad essere nominato cancelliere dello Scacchiere nel primo (1852) e nel secondo (1858-59) gabinetto Derby. Ancora all’opposizione dal 1859 al 1867 nel periodo della grande popolarità dei liberali, quando i conservatori ritornarono al potere col terzo ministero Derby (1867), poté affermarsi definitivamente conducendo in porto la riforma elettorale che, estendendo il diritto di voto a tutti i contribuenti, allargava il corpo elettorale. Primo ministro nel 1868, dovette ritirarsi, dopo pochi mesi, essendo state le elezioni sfavorevoli ai conservatori. Dopo un quinquennio di attività letteraria, tornò al potere, quale primo ministro, nel 1874 e subito s’impegnò, in polemica con l’atteggiamento dei liberali volto prevalentemente ai problemi di politica interna, per rafforzare il prestigio dell’Inghilterra all’estero. Nel 1875 acquistò dal chedivè d’Egitto metà delle azioni (177.000) del canale di Suez, per tutelare le comunicazioni con l’India e l’Oriente. L’anno seguente fece conferire alla regina Vittoria il titolo d’imperatrice delle Indie. Avversario dell’egemonia russa nel Levante, appoggiò in funzione antirussa la Turchia, con un atteggiamento che al tempo della rivolta della Bulgaria nel 1876 fu violentemente criticato da Gladstone e da un’ala del partito conservatore. Scoppiata la guerra russo-turca, impedì allo zar Alessandro II l’occupazione di Costantinopoli, facendo avanzare la flotta inglese nei Dardanelli (1878). Alla conferenza di Berlino (1878), in cui fu abilissimo negoziatore, costrinse Alessandro II ad accettare la revisione dei patti con la Turchia, persuadendo il sultano a cedere Cipro in affitto all’Inghilterra, come contropartita alla cessione di Kars e Ardahan alla Russia. Nel 1876 la regina Vittoria lo nominò conte di Beaconsfield, e Disraeli passò alla Camera dei lord. Nel 1880 le elezioni, anche per la difficile situazione alla frontiera tra l’India e l’Afghānistān e per i moti nell’Africa del Sud, furono contrarie al partito conservatore, che ormai s’identificava con la politica imperialista del governo. Disraeli sopravvisse pochi mesi alla sconfitta. Fotografia CDV. Fotografo: Kilburn – London.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera

Arc. 3415: George William Villiersquarto conte di Clarendon in uniforme da Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Londra, 12 gennaio 1800 – Londra, 27 giugno 1870). Entrato nel St John’s College di Cambridge nel 1816, Clarendon si laureò nel 1820, anno nel quale partì come addetto all’ambasciata britannica a San Pietroburgo, rimanendovi fino al 1823. Al suo ritorno in Gran Bretagna occupò un posto di responsabilità all’Ufficio dogane per dieci anni. Il 16 agosto 1833 fu nominato ambasciatore a Madrid, dove, scoppiata la guerra civile per motivi di successione, si schierò con i costituzionalisti della reggente Maria Cristina di Borbone, che riuscì a conservare il trono della figlia Isabella contro le mire di Don Carlos di Borbone. Il 4 giugno 1839 sposò la vedova Lady Katherine Foster-Barham (una figlia di James Grimston, 1º Conte di Verulam), dalla quale ebbe otto figli, fra cui Lady Emily Villiers. Lo stesso anno entrò nella Camera dei Lord e dal 1839 al 1841 ricoprì la carica di Lord del Sigillo Privato nel governo Whig di Melbourne. Nel 1846 ottenne la carica di ministro del Commercio nel primo governo Whig di John Russell, che nel 1847 lo nominò Luogotenente dell’Irlanda. Durante questa esperienza Clarendon iniziò le riforme agrarie, ma mantenne la pace sociale con difficoltà, malgrado fosse ben intenzionato nei confronti dei cattolici. Nel 1852 il nuovo primo ministro, il conservatore Lord Derby lo richiamò a Londra, ritenendolo troppo debole. Nel 1853 entrò nel governo di coalizione di Aberdeen, ricoprendo la carica di Ministro degli Esteri anche nel successivo governo Palmerston. Quest’ultimo esecutivo seguì quello di Aberdeen dopo un attacco del Times, che nel febbraio del 1855 aveva denunciato l’incompetenza con cui veniva condotta la guerra in Crimea. All’epoca in cui Clarendon fu ministro degli Esteri, Russia e Gran Bretagna si fronteggiavano in Asia centrale per ampliare le loro sfere d’influenza coloniale (il cosiddetto “Grande Gioco”). Fu dunque naturale che, nel luglio del 1853, quando le truppe russe attraversarono il fiume Prut con l’intenzione di attaccare i principati ottomani di Moldavia e Valacchia, il Ministro degli Interni Palmerston proponesse, a scopo dimostrativo, il passaggio della flotta britannica del Mediterraneo nel Mar Nero. Il governo, però, ritenne non ancora venuto il momento dell’azione. Sennonché, due mesi dopo, quando un primo tentativo austriaco di porre fine alla crisi fallì, l’ambasciatore francese a Londra Walewski propose a Clarendon (ministro degli Esteri da febbraio) che le flotte francese e inglese attraversassero insieme i Dardanelli. Il giorno successivo, il 23 settembre 1853, Aberdeen e Clarendon, senza consultare nessun altro componente del governo, accettarono. Per Clarendon, questa fu una risposta politica al Ministro degli Esteri russo Nesselrode. Passato il Bosforo, le flotte alleate entrarono nel Mar Nero per riportare alla ragione la Russia. Incoraggiati dalla mossa anglo-francese, i turchi, che fino a quel momento non avevano risposto militarmente alle provocazioni, passarono il Danubio (23 ottobre 1853), uccidendo alcuni russi. La crisi parve precipitare e Clarendon parlò di “turchi bestiali”. Scoppiata la guerra con la Russia (marzo 1854), Clarendon ebbe più volte occasione di dimostrarsi pessimista sull’esito del conflitto. Dopo la battaglia di Balaclava, nel novembre 1854, egli temette una “colossale catastrofe” e quando si ebbero nelle trattative delle divergenze con i francesi (novembre 1855), pensò che la Francia avrebbe concluso una pace separata e che la Gran Bretagna non avrebbe potuto continuare la guerra da sola, definendo “ladri in guanti gialli” i diplomatici di Parigi. Dopo la vittoria di Francia, Gran Bretagna, Turchia e Regno di Sardegna, ai quali si era aggiunto l’appoggio politico dell’Austria, la Russia, sconfitta, dovette cedere alle pesanti clausole del Trattato di Parigi. Clarendon, plenipotenziario alle trattative, si dimostrò con i russi più morbido di quello che avrebbe sperato Palmerston, che dovette, il 29 febbraio 1856, inviargli un duro telegramma con il quale gli intimava di bloccare ogni velleità russa sulla fortezza turca di Kars, conquistata subito prima dell’armistizio. Da quel momento la Gran Bretagna al congresso assunse il ruolo di salvaguardia dell’integrità territoriale dell’Impero ottomano. Terminata la fase delle trattative, Clarendon, l’8 aprile 1856, si distinse per un acceso discorso a favore della risoluzione della Questione italiana che superò, per i contenuti e per i toni, quello, successivo, dello stesso Presidente del Consiglio piemontese Cavour. Clarendon voleva probabilmente vendicarsi della politica ambigua, tenuta durante la Guerra di Crimea, dall’Austria, avversaria del Piemonte. Nello stesso tempo, un attacco contro il governo clericale di Roma, “sventura d’Europa”, sarebbe stato un modo facile per guadagnarsi il favore dei protestanti inglesi. Durante il suo discorso Clarendon attaccò il regime del papa, da riformare radicalmente per mettere fine ad una occupazione austriaca che turbava l’ordine sancito dal Congresso di Vienna e inveì contro il governo del Regno delle due Sicilie di Ferdinando II, al quale le potenze progressiste dovevano imporre di ascoltare la voce della giustizia e dell’umanità. Subito dopo il Congresso di Parigi, di fronte alla resistenza di Ferdinando a cambiare metodi, Londra e Parigi ruppero le relazioni con il governo delle Due Sicilie. Tuttavia, Cavour fu deluso dai risultati, molto scarsi, ottenuti dal Piemonte al Congresso e ne mise a parte Clarendon, il quale parlò di appoggiare il Piemonte nella successiva guerra contro l’Austria, per la quale, però, non era arrivato ancora il momento. Incoraggiò anche Cavour ad andare a Londra e a parlare con la regina Vittoria. Giunto a Londra il 18 aprile 1856, Cavour si rese conto che, invece, non avrebbe potuto contare su un eventuale appoggio inglese, vedendo sfumare nel nulla le promesse di Clarendon. Dal canto suo, Clarendon si risentì dei rapporti di Cavour con i membri dell’opposizione e, dopo un anno (aprile 1857), il governo britannico chiese al Piemonte di diminuire la tensione in Italia nel rispetto del Congresso di Vienna. In realtà Clarendon era caduto sotto l’influenza del Primo Ministro Palmerston, molto più prudente di lui nelle questioni italiane; fin quando, nel luglio del 1857, sulla questione delle elezioni vinte in Moldavia dai separatisti, ci fu la completa rottura. La Francia e il Piemonte definirono inattendibili i risultati, mentre la Gran Bretagna, che era per mantenere separati i due Principati danubiani, li dichiarò validi assieme all’Austria. Clarendon rinfacciò ai rappresentanti piemontesi che era solo grazie a Londra che il Regno di Sardegna aveva trovato una posizione in Europa e che, se il Piemonte si fosse trovato in difficoltà con l’Austria, non avrebbe potuto contare sull’aiuto inglese. Inoltre, quando nel 1862 le lettere di Cavour sull’appoggio della Gran Bretagna furono pubblicate, Clarendon smentì alla Camera dei Lord di avere mai fatto le dichiarazioni attribuitegli da Cavour. Sembra, comunque, veritiero che Clarendon non diede alla parole di Cavour significato pratico, dato che lo stesso Cavour si riferiva a iniziative militari rinviate ad un futuro imprecisato. I tre uomini politici a cui fu affidata la politica estera britannica subito dopo la morte di Palmerston (ottobre 1865) e cioè Clarendon, Edward Derby e Granville erano, ognuno nel suo stile, politici adatti a condurre una politica anti-interventista. Tale politica si era resa necessaria per il crescente peso dell’impero marittimo britannico, soprattutto in America settentrionale (Canada). La vittoria dell’Unione nella Guerra di secessione aveva determinato, infatti, la condizione per cui l’unica politica realistica per Londra consisteva nell’evitare ogni attrito con gli Stati Uniti. Ritornato ministro degli Esteri nel 1868 con il primo governo Gladstone, Clarendon scrisse alla Regina Vittoria a proposito degli obblighi europei della Gran Bretagna: «Sembra essere dovere del governo di Sua Maestà tenere presente quanto siano diverse oggi le condizioni di questo Paese rispetto al momento in cui furono conclusi quei trattati, e, se il loro rispetto dovesse trascinarci in una guerra in Europa, noi ci troveremmo immediatamente chiamati a difendere il Canada dall’invasione americana e il nostro commercio dalla pirateria americana». In questo delicato contesto, Clarendon si trovò a gestire il caso della nave da guerra CSS Alabama, costruita in Gran Bretagna nel 1862, durante la guerra di secessione, per gli Stati confederati. Ora gli Stati Uniti chiedevano un indennizzo per le perdite che la nave aveva procurato al commercio dell’Unione. Clarendon avviò la procedura per una soluzione arbitrale della questione che si chiuderà solo nel 1872 con la sentenza di Ginevra del 14 settembre, per la quale la Gran Bretagna pagherà agli Stati Uniti 15.500.000 dollari. Ormai al termine della sua carriera, Clarendon propose, invano, a Francia e Prussia una riduzione degli armamenti. La Guerra franco-prussiana scoppiò neanche un mese dopo la sua morte, che avvenne a Londra il 27 giugno 1870. Prese il suo posto al Ministero degli Esteri Lord Granville. Fotografia CDV. Fotografo: F.R. Window – London. 

Arc. 3420: Lady Katherine Foster-Barham – Lady Claredon (13 aprile 1810 – 4 luglio 1874). Era figlia di James Walter Grimston, I conte di Verulam, e di Lady Charlotte Jenkinson. Sposò in prime nozze John Foster-Barham il 14 gennaio 1834 e in seconde nozze George William Villiers, IV conte di Clarendon. Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London. 

Arc. 1072: John Russell, primo conte di Russell (Londra, 18 agosto 1792 – Pembroke Lodge, 28 maggio 1878). Russell nacque in seno ad una famiglia delle più nobili dell’aristocrazia britannica. La famiglia Russell infatti era stata una delle principali dinastie Whig sin dal XVII secolo. I suoi componenti si distinguevano per essere tra i più ricchi proprietari terrieri dello stato, ma, in quanto figlio minore del VI duca di Bedford John non era destinato a ereditare le proprietà di famiglia. In quanto ultrogenito, John aveva il titolo di “Lord Russel” e non risultava iscritto tra i pari d’Inghilterra. John venne educato alla Westminster School e poi passò all’Università di Edimburgo che frequentò per dieci anni senza però mai laurearsi. Russell entrò nella Camera dei Comuni come membro del partito Whig nel 1813. Nel 1819 abbracciò la causa della riforma parlamentare e passò all’ala riformista degli Whigs già dagli anni ’20 dell’Ottocento. Quando gli Whigs andarono al potere nel 1830 col governo di Charles Grey, Russell entrò nella formazione come Paymaster of the Forces. Fu uno dei principali capi della lotta contro il Reform Act del 1832, guadagnandosi il soprannome di Finality Jack per il rifiuto definitivo che egli oppose alla riforma. Nel 1834, quando il leader dei comuni Lord Althorp, succedette al padre come Conte Spencer venendo trasferito alla camera dei Lords, Russell divenne il leader del partito Whig alla Camera dei Comuni, posizione che mantenne per il resto del decennio sino all’esclusione del proprio partito dal governo nel 1841. In questa posizione Russell continuò a guidare l’ala riformista del proprio partito richiamandosi in particolar modo alla libertà religiosa e, nel ruolo di Home Secretary dalla fine degli anni ’30, giocò un ruolo fondamentale nel democraticizzare il governo delle città britanniche. Durante la sua carriera in parlamento, Lord John Russell fu rappresentante per la città di Londra. Nel 1845, come leader dell’opposizione, Russell si dimostrò favorevole alla ripresa delle Corn Laws, forzando il primo ministro conservatore Sir Robert Peel a seguirlo. Quando i conservatori si divisero in questo ambito l’anno successivo, Russel tornò al potere nel 1846 con gli Whigs, questa volta però ricoprendo l’incarico di primo ministro. Il governo di Russell assicurò riforme sociali come il finanziamento della formazione degli insegnanti e il passaggio della legge sulle fabbriche del 1847, che limitava l’orario di lavoro di donne e giovani (tra i 13 e i 18 anni) nelle fabbriche tessili a 10 ore al giorno. Malgrado i successi ottenuti, la premiership di Russell non fu in grado di assicurare il passaggio di molte misure governative a causa dei dissidi interni, gravati ancora di più dalla carestia che in quegli anni colpì l’Irlanda. All’interno il conflitto maggiore era con il segretario degli esteri, Lord Palmerston, il quale era per natura propenso a favorire le rivoluzioni sul continente europeo. Quando, senza l’assenso reale, Palmerston riconobbe il colpo di Stato di Napoleone III di Francia del 2 dicembre 1851, Palmerston venne costretto a dare le proprie dimissioni dal governo. Nel febbraio del 1852, ad ogni modo, Palmerston ottenne la propria vendetta su John Russell sfiduciandolo e votando con l’opposizione, facendo cadere il primo governo Russell. La caduta del primo governo Russell portò alla necessità di indire nuove elezioni al parlamento, che si tennero nel luglio 1852 e che videro l’elezione di 330 deputati Conservatori e 324 Whigs (tra questi ultimi erano presenti anche 38 membri che erano tecnicamente conservatori, ma seguivano la corrente di Robert Peel).  I “Peeliti” avevano disertato il voto coi Conservatori per seguire la ripresa delle Corn Laws. Le Corn Laws avevano imposto una tariffa su tutto il grano importato e avevano mantenuto alto non solo il prezzo del grano stesso, ma di conseguenza del pane che da esso veniva prodotto. Questo fatto aveva riscosso l’interesse dell’aristocrazia terriera che costituiva il corpo principale del partito conservatore. Nessuno dei membri di questi gruppi minori era interessato a formare un nuovo governo di Conservatori proprio per gli scontri sulle Corn Laws, ma John Russell e gli Whigs non riuscirono ad accaparrarsi un numero sufficiente di membri a favore del governo dalla propria parte. Per questo motivo, la regina Vittoria chiese al conte di Derby di formare un governo di minoranza. Il nuovo governo capeggiato dal conte di Derby ebbe vita breve e nel dicembre del 1852 venne sfiduciato. Russell, come leader del partito Whig, portò il gruppo ad una nuova coalizione con i “Peeliti”, capeggiati da Lord Aberdeen. Aberdeen divenne primo ministro e dopo i coinvolgimenti di Palmerston nella vicenda del colpo di Stato di Luigi Napoleone Bonaparte in Francia egli si rese conto che questi non potesse essere nuovamente nominato ministro degli esteri e scelse di nominarlo il 28 dicembre 1852 alla carica di Home Secretary. Per la carica di Segretario di Stato per gli Affari Esteri, dunque, Aberdeen scelse Russell il quale continuava ad essere il leader della più grande coalizione di governo alla Camera dei Comuni. Assieme a Palmerston, Lord John Russell sostenne il coinvolgimento del Regno Unito al fianco della Francia nel tentativo di arginare la crescente potenza dell’Impero russo. I due politici agirono all’interno del governo del conte di Aberdeen che invece si distingueva per essere un noto russofilo. L’Impero ottomano era ormai in declino e molte nazioni europee avevano pensato di trarre dei vantaggi da questo crollo. L’Impero Russo, in particolare, aveva visto la possibilità di ottenere degli sbocchi sul Mar Mediterraneo. Luigi Napoleone Bonaparte, però, poco dopo il suo colpo di Stato aveva inviato a Costantinopoli degli ambasciatori per garantire alla Francia il “protettorato esclusivo dei siti cristiani di Gerusalemme e della Terrasanta”. Luigi Napoleone Bonaparte (poi Napoleone III) era nipote dell’imperatore Napoleone I e molti ufficiali inglesi come Aberdeen, che avevano vissuto l’epopea napoleonica di inizio secolo, interpretavano questo gesto come la volontà da parte del discendente di emulare lo zio e formare un nuovo impero che avrebbe portato a una guerra contro l’Inghilterra. Per questo motivo la maggior parte della popolazione era schierata con la Russia o rimaneva neutrale nella disputa. Ad ogni modo l’opinione pubblica inglese era destinata a cambiare in quanto, nelle parole di Lord Stratford de Redcliffe, diplomatico di considerevole ed ammirata esperienza, “l’Inghilterra iniziò a vedere dei vantaggi per sé stessa dal crollo dell’Impero Ottomano”. Quando gli ottomani infine accettarono le richieste di Napoleone III, la Russia si oppose strenuamente a tale richiesta inviando il 7 maggio 1853 un uomo di fiducia dello zar, il principe Aleksandr Sergeevič Menšikov in Turchia affinché potesse concludere un differente accordo. Durante la guerra austro-russa di fine Settecento, la Russia aveva occupato le province di Valacchia e Moldavia. Sulla base del trattato di Küçük Kaynarca siglato nel 1774, la Russia aveva rinunciato a tali province restituendole all’Impero Ottomano in cambio del riconoscimento alla Russia del ruolo di protettrice dei luoghi cristiani a Gerusalemme ed in Terrasanta. Menšikov, dunque, si impegnò in questo senso a far rispettare agli ottomani l’accordo preso anni addietro con l’intento ben più serio di arginare l’influenza francese nell’area. John Russell, Palmerston e altri iniziarono dunque a vedere l’espansione della Russia come una minaccia per le colonie inglesi in India e per il commercio del Regno Unito con la Persia. Essi dunque sentirono il bisogno di siglare un accordo con la Francia proprio per difendere gli interessi inglesi. La Francia agì inviando la nave Charlemagne nel Mar Nero nella primavera del 1852 come dimostrazione di forza nei confronti dei russi. I russi, dal canto loro, risposero con lo schieramento del 4º e del 5º Corpo d’armata lungo le rive del Danubio. In tutto questo il governo di Aberdeen si mantenne lontanno dalla proclamazione di guerra aperta e Russell stesso si trovò frustrato dalla mancanza di un appoggio serio e deciso nella questione da parte del suo stesso governo e si dimise il 21 febbraio 1853. Aberdeen rimpiazzò Russell con Lord Clarendon. Infine, nel maggio del 1853, Aberdeen venne obbligato a dare una dimostrazione di forza nella questione inviando una flotta, al comando dell’ammiraglio Armar Lowry Corry (1793-1855), che stazionò nella baia di Biscay all’isola di Malta per poi unirsi a un’altra squadra guidata dall’ammiraglio Sir James Whitley Deans Dundas. Le forze combinate si riunirono a quelle francesi presso l’Isola di Salamina vicino ad Atene, in Grecia. La flotta anglo-francese salpò quindi da questa località verso le coste turche. Il 2 luglio 1853 le truppe russe occuparono le province di Valacchia e Moldavia, vassalle dell’Impero ottomano avvicinandosi alla riva settentrionale del Danubio. In risposta i turchi decisero di muovere le loro truppe verso la riva meridionale del Danubio e fortificarono le fortezze di Vidin e Silistra. L’Impero ottomano dichiarò guerra alla Russia il 23 ottobre 1853. La flotta russa sconfisse quella turca nella battaglia di Sinope il 30 novembre 1853. Dopo che la Russia ebbe ignorato l’ultimatum di Gran Bretagna e Francia, entrambe le nazioni dichiararono guerra all’Impero russo il 28 marzo 1854. Nel settembre del 1854 truppe inglesi, francesi e turche sbarcarono nella penisola di Crimea e iniziarono l’assedio della fortezza russa di Sebastopoli. Il 26 ottobre 1854 si combatté la battaglia di Balaklava con la famosa carica dei seicento. Il 5 novembre 1854 la vittoria alleata sulle truppe russe nella Battaglia di Inkerman portò ad una nuova fase dell’assedio di Sebastopoli. I membri del parlamento inglese a questo punto iniziarono ad avere dei dubbi sulla conduzione della guerra e lo stesso Russell si dimise dai propri incarichi governativi. Una mozione parlamentare proposta da John Arthur Roebuck (1802–1879), il 29 gennaio 1855 richiese un’indagine circa la conduzione della guerra e, in particolar modo, all’investigazione della condotta del Duca di Newcastle quale Segretario di Stato per la Guerra. La mozione passò alla Camera dei Comuni con 305 voti favorevoli contro 148 contrari. Aberdeen a questo punto decise di dimettersi dal governo e venne chiesto a lord Palmerston di formare un nuovo governo. John Russell venne inviato a Vienna per negoziare, ma decise di ritirarsi nel 1855 temporaneamente dalla politica, concentrandosi nella scrittura.  Nel 1859, dopo il breve governo conservatore, Russel acconsentì a divenire ministro degli esteri nel nuovo esecutivo Palmerston (considerato solitamente il primo vero governo liberale). Questi anni furono particolarmente intensi per il susseguersi di eventi cruciali nel mondo come il compimento dell’Unità d’Italia, la Guerra civile americana e quella dello Schleswig-Holstein tra Danimarca e stati tedeschi. Il suo incarico divenne famoso per la lettera che egli scrisse in difesa dell’indipendenza italiana inviato alla corte di Vittorio Emanuele II: “Il governo di Sua Maestà rivolgerà il suo sguardo alla gratificante prospettiva di un popolo che sta costruendo il grande edificio delle proprie libertà e sta consolidando il proprio processo d’indipendenza, augurando simpatie e benefici in Europa” (27 ottobre 1860). Russell venne nominato Pari come Conte Russell, di Kingston Russell nella contea di Dorset, e Visconte Amberley, di Amberley nella Contea di Gloucester e di Ardsalla nella Contea di Meath, nel 1861. Come Pari del Regno Unito, egli ebbe diritto di sedere nella Camera dei Lords ove rimase per tutto il resto della sua carriera. Quando Palmerston morì improvvisamente sul finire del 1865, Russell nuovamente venne prescelto quale primo ministro. La sua seconda premiership fu frustrante e di breve durata, mostrando un Russel incapace di raggiungere la sua grande ambizione di espandere le franchige. Nel 1866 le divisioni interne alla sua fazione di governo portarono ad un crollo del gabinetto e Russel si ritirò definitivamente dalla politica. Morì il 28 maggio 1878. Fotografia CDV. Fotografo: John.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Michele e San Giorgio

Arc. 1590: Sir Robert Peel, III Baronetto (Londra, 4 Maggio 1822 – Londra, 9 Maggio 1895). Nato a Londra il 4 maggio 1822, Peel era il figlio maggiore di Sir Robert Peel, 2° baronetto, statista, e di Julia, figlia di Sir John Floyd, 1° baronetto. Frequentò la Harrow School nel febbraio 1835. Si iscrisse alla Christ Church di Oxford il 26 maggio 1841, ma non conseguì la laurea. Entrato nel servizio diplomatico, Peel divenne addetto alla legazione britannica a Madrid il 18 giugno 1844. Fu promosso segretario della legazione in Svizzera il 2 maggio 1846 e lì fu incaricato d’affari nel novembre 1846. Alla morte del padre, il 2 luglio 1850, e alla sua successione al titolo di baronetto, si dimise dal suo incarico a Berna. Peel fu eletto membro per l’ex circoscrizione di suo padre, Tamworth, come “liberal-conservatore” (cioè come uno dei Peeliti). Rimase membro per Tamworth fino alle elezioni del 1880, in cui si candidò senza successo come conservatore per un’altra circoscrizione. Peel fu rieletto come membro in altre circoscrizioni nel 1884 e nel 1885. Fece un’ultima candidatura parlamentare senza successo come candidato liberale nel 1889. Nel marzo 1855 Lord Palmerston, che era stato Segretario di Stato per gli Affari Esteri mentre Peel era nel servizio diplomatico, lo nominò Lord civile junior dell’Ammiragliato. Da allora in poi fu considerato un liberale e la sua persistente difesa della liberazione dell’Italia giustificò pienamente questa visione delle sue opinioni politiche. Nel luglio 1856 agì come segretario della missione speciale di Lord Granville in Russia all’incoronazione di Alessandro II. Il 5 gennaio 1857, durante una conferenza tenuta all’inaugurazione della nuova biblioteca ad Adderley Park, vicino a Birmingham, parlò scortesemente della corte russa e dei funzionari della corte. La conferenza, severamente commentata dalla stampa russa e francese, fu oggetto di un dibattito parlamentare e causò grande fastidio alla corte inglese. Tuttavia, al ritorno al potere di Palmerston, il 26 luglio 1861 nominò Peel segretario capo per l’Irlanda e consigliere privato. In questa posizione il suo spensierato buon umore piacque agli irlandesi e al primo ministro, e pensò quasi di aver risolto la questione irlandese quando fece delle escursioni in incognito attraverso il paese su una carrozza da gita e intervistò i contadini. I suoi discorsi erano molto ottimisti; ma, prima che il suo legame con il castello terminasse, il fenianismo raggiunse il culmine. I dibattiti irlandesi divennero più aspri e le sue risposte e i suoi discorsi in parlamento mancarono di discrezione e non furono calcolati per promuovere la pace. Nel febbraio 1862 ricevette una sfida dagli O’Donoghue, ma la questione fu portata dinnanzi alla Camera dei Comuni il 25 febbraio e fu risolta. Sebbene si interessasse vivamente ad alcune questioni irlandesi, in particolare all’istruzione superiore, che aveva aiutato con un generoso contributo ai Queen’s College fondati da suo padre, la sua carriera in Irlanda fu un fallimento. Quando il governo liberale fu ricostituito, dopo la morte di Lord Palmerston, da Lord John Russell, al quale i fallimenti di Peel erano particolarmente odiosi, il suo posto fu ricoperto da Chichester Fortescue e non ricoprì più l’incarico. Il 5 gennaio 1866 fu creato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno. Peel continuò a sedere per Tamworth come liberale, ma fu spesso un severo critico della politica del signor Gladstone. Nel 1871 diede una notevole prova della sua eloquenza descrivendo alla Camera la rotta, di cui era stato lui stesso testimone, dell’esercito francese del generale Bourbaki e la sua fuga oltre la frontiera svizzera nel pieno dell’inverno durante la guerra franco-prussiana. Nel 1874 si battezzò per la seconda volta liberale-conservatore; e quando la questione orientale, durante l’amministrazione di Lord Beaconsfield, venne alla ribalta, si separò completamente dai seguaci di Gladstone. Peel non si candidò per Tamworth alle elezioni generali del 1880, ma contestò senza successo Gravesend nell’interesse conservatore; e la sua voce fu spesso ascoltata sulle piattaforme conservatrici, denunciando l’azione dell’amministrazione liberale in Egitto e Irlanda. Nel The Times dell’8 maggio 1880 pubblicò una lettera, in cui raccontava le offerte di onori e cariche da parte di vari governi che aveva rifiutato. Il 21 marzo 1884 fu rieletto come membro conservatore per Huntingdon. Quando quel distretto fu privato del diritto di voto, fu rieletto, nel novembre 1885, per Blackburn. Nella divisione critica sulla seconda lettura dell’Home Rule Bill, il 7 giugno 1886, si astenne dal voto. Alle elezioni generali del luglio successivo, Peel contestò i borghi di Inverness per il partito liberale contro un unionista liberale che aveva rotto con il suo partito sulla questione dell’Home Rule. Peel non ebbe successo. Successivamente, con la sua caratteristica impetuosità, si lanciò nell’agitazione per l’autogoverno come sostenitore delle richieste irlandesi e alle elezioni suppletive del 1889 fu il candidato liberale per Brighton, sostenendo debitamente l’autogoverno (irlandese). Nessuno dei due candidati in carica era stato liberale dalle elezioni del 1880, ma ci si aspettava che le elezioni suppletive fossero più serrate e, ottenendo il 39,3% dei voti, decise di non ricandidarsi come parlamentare. Il 24 aprile 1854 Peel naufragò al largo della costa di Genova sulla SS Ercolano e si salvò la vita solo nuotando fino a riva su una parte del relitto. Dal 29 marzo 1854 al 1859 prestò servizio come capitano nella Staffordshire Yeomanry. Dal 1856 circa Peel si dedicò attivamente alle corse di cavalli sotto il nome di Mr. F. Robinson; e in seguito ebbe uno stabilimento a Bonehill, vicino a Tamworth, dove allevava cavalli. Peel sposò Lady Emily Hay, settima figlia di George Hay, ottavo marchese di Tweeddale, il 13 gennaio 1856.[La bella collezione di suo padre composta da 77 quadri e 18 disegni, tra cui Chapeau de Poil di Rubens, fu venduta alla National Gallery nel marzo 1871 per £ 75.000 (equivalenti a circa £ 8.800.000 nel 2023). Secondo The Great Landowners of Great Britain and Ireland del 1883,[5] possedeva 9.923 acri (40 km2) tra Staffordshire, Warwickshire e Lancashire, con un canone annuo di £ 24.532. Tuttavia, più avanti nella vita le sue circostanze private, una sconsiderata stravaganza e una rottura con la moglie, fecero sì che cessasse di vivere a Drayton Manor, Staffordshire. Queste circostanze lo resero uno straniero lì nei suoi ultimi anni. La sua ultima apparizione pubblica fu la settimana prima della sua morte, quando si recò alla St James’s Hall per protestare contro le atrocità in Armenia. Il Times scrisse il suo necrologio per includere una dichiarazione secondo cui la sua morte “non ha lasciato alcun vuoto nella vita pubblica inglese … la sua carriera si è chiusa nella delusione e nell’inutilità”. Aggiunse “aveva molto della dignità impressionante del suo grande padre, sebbene senza nulla della sua rigidità, alla quale, in effetti, sostituì una facilità di modi bohémien”. Il 9 maggio 1895, all’età di 73 anni, Peel morì per un’emorragia cerebrale. Fu trovato morto nella sua camera da letto al 12 di Stratton Street, Londra. Il suo cameriere dovette entrare nella sua stanza da una finestra e chiamò il suo medico da Harley Street. Fu sepolto nella chiesa anglicana di Drayton Bassett il 16 maggio. La sua omologazione fu giurata quell’anno a £ 9.568 (equivalenti a circa £ 1.400.000 nel 2023). Suo figlio Robert successe al titolo di baronetto. Lady Peel morì nell’aprile 1924 a Firenze all’età di 88 anni. Fotografia CDV. Fotografo: CAM Opticien – Paris. 

Arc. 2633: Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury in uniforme da Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Londra, 28 aprile 1801 – Folkestone, 1º ottobre 1885). Era il figlio di Cropley Ashley-Cooper, VI conte di Shaftesbury, e di sua moglie, Lady Anne Spencer, figlia di George Spencer, IV duca di Marlborough. Era lo zio materno del filantropo e politico inglese Montagu Lowry-Corry, I barone Rowton. Studiò presso Manor House school a Chiswick, alla Harrow School e al Christ Church (Oxford). La sua vita famigliare era senza amore, una circostanza comune tra le classi agiate inglesi, e assomigliava a questo proposito l’infanzia immaginaria di Esther Summerson narrata nei primi capitoli del romanzo Bleak House di Charles Dickens. Questo difficile infanzia è stata ammorbidita dall’affetto che ha ricevuto dalla sua governante Mary Millis, e dalle sue sorelle. In lei vide un modello di amore cristiano che costituirà la base per gran parte del suo attivismo sociale e filantropico. Ashley è stato eletto come deputato per Woodstock nel giugno 1826 ed era un forte sostenitore del Duca di Wellington. Dopo che George Canning sostituì Lord Liverpool come primo ministro, offrì ad Ashley un posto nel nuovo governo. Ashley gentilmente declinò, scrivendo nel suo diario che credeva che servendo sotto Canning sarebbe stato un tradimento della sua fedeltà al Duca di Wellington. Nel 1851 entrò nella Camera dei lord. Nel 1847 ottenne di ridurre la giornata lavorativa operaia massima a 10 ore. Introdusse la Mines and Collieries Act 1842 per vietare il lavoro di donne e bambini nelle miniere di carbone. Nel 1844 Ashley divenne presidente della Ragged School Union. Queste scuole erano per i bambini poveri e fondate da volontari. Nel 1827, quando Ashley è stato nominato al comitato ristretto On Pauper Lunatics, nella Contea di Middlesex, e della Lunatic Asylums, la maggior parte dei pazzi a Londra erano tenuti in manicomi di proprietà dal dottor Warburton. Il Comitato esaminò molte testimonianze riguardanti uno dei suoi manicomi a Bethnal Green, chiamato la White House. Ashley lo visitò a nome del comitato. I pazienti erano incatenati, dormivano nudi sulla paglia, e vivevano in condizioni igieniche precarie. Venivano lasciati incatenati da sabato pomeriggio fino al lunedì mattina ricoperti degli escrementi accumulati, veniva lavati con l’acqua gelida e un asciugamano, senza sapone. Quando nel febbraio 1828 Robert Gordon, deputato liberale per Cricklade, introdusse una legge per recepire queste raccomandazioni, Ashley si distaccò e pronunciò il suo discorso inaugurale a sostegno del progetto di legge. Ashley fu coinvolto anche nella definizione della County Lunatic Asylums (England) Act 1828 e del Madhouses Act 1828. Attraverso questi atti furono nominati quindici commissari per la zona di Londra con ampi poteri di concessione di licenze e di controllo, tra i quali Ashley. Shaftesbury era uno studente di Edward Bickersteth e insieme divennero primi sostenitori del sionismo cristiano in Gran Bretagna. Shaftesbury è stato uno dei primi sostenitori del ristabilimento degli ebrei in Terra santa, fornendo la prima proposta al reinsediare degli ebrei in Palestina. La conquista della Grande Siria nel 1831 da Muhammad Ali d’Egitto cambiò la politica delle potenze europee nel Vicino Oriente. Come conseguenza di questo cambiamento, Shaftesbury è stato in grado di contribuire a convincere il ministro degli Esteri, Palmerston, a inviare un console britannico a Gerusalemme nel 1838. Più tardi, nel 1839, pubblicò un articolo sul Times dal titolo «Lo Stato e la rinascita del ebrei». In esso ha esortato gli ebrei a tornare in Palestina al fine, secondo lui, di cogliere le terre della Galilea e della Giudea. Shaftesbury è stato presidente della British and Foreign Bible Society (BFBS) (1851-1885) e presidente della Alleanza evangelica. Sposò, il 10 giugno 1830, Lady Emily Caroline Catherine Frances Cowper (1810-15 ottobre 1872), figlia di Peter Cowper, V conte Cowper. Morì il 1º ottobre 1885, a 84 anni. Il funerale ebbe luogo nell’Abbazia di Westminster ma volle essere sepolto a St. Giles. Le strade lungo il percorso, da Grosvenor Square all’Abbazia di Westminster, erano affollate di gente povera, ambulanti, fioriste, spazzini e operai che hanno atteso per ore per vedere la bara di Shaftesbury. A causa della sua missione per migliore il trattamento delle classi lavoratrici, Shaftesbury divenne noto come il “conte dei poveri”. Lord Shaftesbury è onorato insieme con William Wilberforce nel calendario liturgico della Chiesa episcopale il 30 luglio. Lord Shaftesbury era un membro della Associazione di Canterbury, come lo erano due dei figli di Wilberforce, Samuel e Robert. Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London. 

Arc. 1177: Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury in uniforme da Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Londra, 28 aprile 1801 – Folkestone, 1º ottobre 1885). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1175: John Evelyn Denison, 1 Visconte Ossington (27 gennaio 1800 – 7 Marzo 1873). Denison nacque a Ossington, Nottinghamshire, figlio maggiore di John Denison (m. 1820) e fratello maggiore di Edward Denison, vescovo di Salisbury, William Denison, governatore coloniale in Australia e India, e George Denison, un ecclesiastico conservatore. Fu educato a Eton e Christ Church, Oxford. Whig, divenne membro del Parlamento per Newcastle-under-Lyme nel 1823, venendo rieletto per Hastings tre anni dopo, e ricoprendo per un breve periodo una posizione subordinata nel ministero di George Canning. Sconfitto nel 1830 sia a Newcastle-under-Lyme che poi a Liverpool, Denison si assicurò un seggio come uno dei membri per il Nottinghamshire nel 1831. Dopo il Great Reform Act rappresentò la divisione meridionale del Nottinghamshire dal 1832 fino alle elezioni generali del 1837. Fu nominato Alto Sceriffo del Nottinghamshire per il 1839-40. Denison rappresentò poi Malton dal 1841 al 1857, e il North Nottinghamshire dal 1857 al 1872. Nell’aprile 1857 Denison fu eletto Presidente della Camera dei Comuni. Nello stesso periodo fu nominato membro del Consiglio privato. Rieletto all’inizio di tre parlamenti successivi, mantenne questa carica fino al febbraio 1872, quando si dimise e fu elevato al rango di pari come Visconte Ossington, di Ossington nella contea di Nottingham. Si rifiutò, tuttavia, di accettare la pensione solitamente data ai Presidenti. Denison diede una spiegazione, nota come la regola del Presidente Denison, su come il Presidente avrebbe dovuto esercitare il suo voto decisivo in caso di parità. Durante il suo mandato, Denison si fece un’idea che il pubblico avesse bisogno di un commento esplicativo semplice, ma completo e accurato sulla Bibbia, e consultò alcuni vescovi sul modo migliore per fornire il lavoro. Alla fine l’arcivescovo di York si impegnò a organizzare la produzione del commento, sotto la direzione di Frederic Charles Cook, canonico di Exeter. Fu nominato un comitato per consigliare l’editore generale, composto dall’arcivescovo e dai Regius Professors of Divinity di Oxford e Cambridge. Formalmente intitolato The Bible Commentary, divenne popolarmente noto come “The Speaker’s Commentary”. Fu pubblicato per la prima volta in Inghilterra e successivamente negli Stati Uniti da Charles Scribner’s Sons. Lord Ossington sposò Lady Charlotte, figlia di William Bentinck, 4° duca di Portland, nel 1827, ma non lasciò figli. Morì il 7 marzo 1873 e il suo titolo si estinse. Lady Ossington morì nel 1889. La sua tenuta di Ossington Hall passò al nipote William Evelyn Denison, figlio di suo fratello Sir William Thomas Denison. Ossington Street a Londra fu chiamata così in suo onore. Fotografia CDV. Fotografo: J. & C. Watkins – London.

Arc. 1863: Henry Charles Richard Wellesley, I conte Cowley (Londra, 17 giugno 1804 – Londra, 15 luglio 1884). Era il primogenito di Henry Wellesley, I barone Cowley, e di sua moglie, Lady Charlotte Cadogan, figlia di Charles Cadogan, I conte Cadogan. Era un nipote del duca di Wellington e del marchese Wellesley. Studiò a Eton e a Brasenose College di Oxford. Entrò nel corpo diplomatico nel 1824, ricevendo il suo primo importante incarico nel 1848, quando divenne Ministro Plenipotenziario ai Cantoni svizzeri. Nel luglio 1848 fu inviato in missione speciale al potere centrale provvisorio della Germania a Francoforte. Nel giugno 1851 fu nominato inviato straordinario e ministro plenipotenziario alla dieta reintegrato della Confederazione tedesca, una posizione che ha tenuto solo per un breve periodo di tempo, siccome venne scelto nel 1852 per succedere a Lord Normanby come l’ambasciatore britannico in Parigi. Come ministro durante la maggior parte del regno di Napoleone III, condusse le delicate trattative tra i due paesi durante il periodo che precedettero e seguirono la guerra di Crimea, durante la guerra tra la Francia e l’Austria e il successivo corso degli eventi in Italia. Nel 1857 fu creato visconte Dangan e conte Cowley. Si ritirò come ambasciatore nel 1867. Sposò, il 23 ottobre 1833, Olivia FitzGerald-de Ros (11 gennaio 1807-21 aprile 1885), figlia di Lord Henry FitzGerald e di Charlotte Boyle, XX baronessa de Ros. Morì il 15 luglio 1884 a Londra. Fu sepolto a Draycott Cerne, nel Wiltshire. Fotografia CDV. Fotografo: Detken – Napoli. 

Onorificenze

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Cavaliere dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Bagno
 

Arc. 549: James Bruce VIII conte di Elgin, (Londra, 20 luglio 1811 – Dharamsala, 20 novembre 1863). Era il figlio di Thomas Bruce, VII conte di Elgin, e della sua seconda moglie, Elizabeth Oswald. Studiò a Eton College e al Christ Church di Oxford. Mentre era a Oxford divenne amico di William Ewart Gladstone. È stato eletto deputato per Southampton. Fu governatore della Giamaica (1842-1846) e del Canada (1847-1854). Lord Elgin divenne il primo governatore generale che rimosse se stesso dagli affari di legislatore, che portò il ruolo simbolico che il governatore generale da allora ha avuto per quanto riguarda gli affari politici del paese. Nel 1854, Lord Elgin ha negoziato il trattato di reciprocità con gli Stati Uniti nel tentativo di stimolare l’economia canadese. Si dimise da governatore generale nel 1855. Nel 1857 fu inviato come ministro plenipotenziario in Cina, dove ha condotto il bombardamento di Canton e ha supervisionato la fine della seconda guerra dell’oppio e siglò il trattato di Tientsin (1858). Successivamente si spostò in Giappone, dove fu firmatario del trattato di amicizia e commercio anglo-giapponese. Nel giugno 1860 è tornato in Cina per assistere con ulteriori attacchi che inizialmente erano guidati dal fratello. Il 18 ottobre 1860 non avendo ricevuto la resa cinese, ordinò la distruzione completa del Yuan Ming Yuan (o Vecchio Palazzo d’Estate). Egli e le sue truppe riuscirono a saccheggiare i tesori dei giardini imperiali e li portarono in Gran Bretagna. Il 20 ottobre 1860 fu firmata la convenzione di Pechino. Egli divenne viceré dell’India nel 1861, e fu il primo ad utilizzare Peterhoff, come residenza ufficiale del viceré. Morì il 20 novembre 1863 per un attacco cardiaco mentre attraversava una corda oscillante e ponte di legno sul fiume Chandra, tra Manali e Lahul. Fu sepolto nel St. John in the Wilderness a Dharamsala. Fotografia CDV. Fotografo: Disderi – Paris.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine del Cardo - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Cardo
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno

Arc. 1639: George Peabody (Peabody, 18 febbraio 1795 – Londra, 4 novembre 1869). George Peabody nacque da un’antica famiglia puritana del Massachusetts con scarsi mezzi economici nell’allora cittadina di South Danvers, ribattezzata «Peabody» in suo onore nel 1868. La sua casa natale, al numero 205 di Washington Street, è ora sede del George Peabody House Museum, un museo dedicato alla vita e alle attività di George Peabody. Dopo aver preso parte come volontario alla guerra anglo-americana del 1812, divenne socio di Elisha Riggs col quale, nel 1814, costituì una società di commercio all’ingrosso, la Peabody, Riggs, and Company. Nel 1816 si trasferì a Baltimora, nel Maryland, dove rimarrà per i successivi 20 anni e divenne socio del banchiere e mecenate d’arte William Wilson Corcoran. Nel 1827 si recò nel Regno Unito per un viaggio di affari, con l’intento di vendere cotone americano e acquistare filati inglesi. Aprì in seguito una filiale della sua impresa a Liverpool. Nel 1835 fondò a Londra una banca, la George Peabody and Company, che avrà molta importanza per il finanziamento delle ferrovie USA. Tre anni dopo Peabody si mise in società con Junius Spencer Morgan (padre di John Pierpont Morgan) costituendo la Peabody, Morgan & Co; nel 1864, con il pensionamento di Peabody, quest’ultima banca fu rinominata JS Morgan & Co. e costituì l’antecedente della JPMorgan Chase, mentre la banca inglese di Peabody venne rinominata Morgan Grenfell e appartiene attualmente alla Deutsche Bank. All’epoca del suo pensionamento si stima che il patrimonio di Peabody, che peraltro non si sposò mai e non ebbe figli, ammontasse a 23 miliardi e 700 milioni di dollari. Devolvette il suo patrimonio in opere culturali e umanitarie, per le quali è considerato il “padre” della moderna filantropia. Fondò istituzioni culturali (per esempio, il Peabody Institute a Baltimora e il Peabody Museum of Archaeology and Ethnology dell’università Harvard) e fondazioni dedicate allo sviluppo e al benessere delle classi operaie nel Regno Unito e negli Stati Uniti. In particolare, istituì il Peabody Education Fund per attuare l’insegnamento primario negli stati del Sud devastati a causa della guerra di secessione americana. Il suo nome ricorre nel Peabody Award, un premio internazionale attribuito ogni anno alle migliori trasmissioni radiofoniche e televisive. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Arc. 3420: Elizabeth Wellesleyduchessa di Wellington (27 settembre 1820 – 13 agosto 1904). Era la figlia del feldmaresciallo George Hay, VIII marchese di Tweeddale, e di sua moglie, Lady Susan Montagu. Sposò, il 18 aprile 1839, Arthur Wellesley, II duca di Wellington, figlio del famoso Duca di Wellington. Non ebbero figli. Il matrimonio era stato organizzato dalle rispettive famiglie. La duchessa di Wellington ricoprì la carica di Mistress of the Robes della regina Vittoria (1861-1869 e 1874-1880). Suo marito morì il 13 agosto 1884, e lei gli sopravvisse 20 anni, morendo a Bearhill Park, Walton-on-Thames, il 13 agosto 1904. Nel 1892 fu membro dell’Ordine reale di Vittoria ed Alberto di 3ª classe. Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London. 

 

Arc. 1176: Katherine Margaret Carr (1803 – 1880). Era figlia di John Carr e Susannah Senior di Mountrath, Queen’s County. Il 9 dicembre 1830 Katherine andò in sposa in seconde nozze al Generale Sir John Lysaght Pennefather. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

CASA IMPERIALE BRITANNICA

Arc. 1162: Vittoria (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901). Nata il 24 maggio 1819 da Edoardo, duca di Kent, quartogenito del re Giorgio III e da Vittoria Maria Luisa figlia del duca Francesco di Sassonia-Coburgo; morta il 22 gennaio 1901. Il lungo regno, iniziato nel 1837, segnò un’epoca decisiva nella storia dell’Inghilterra e nello sviluppo dell’impero britannico; tanto che dal suo nome venne definita un’era, “l’era vittoriana”, con particolari caratteri nell’evoluzione politica e sociale, e anche nel movimento intellettuale e letterario dell’Inghilterra moderna. Succedette appena diciottenne allo zio Guglielmo IV, col quale si estinse la diretta discendenza maschile dei Hannover, assunta al trono d’Inghilterra nel 1714 con Giorgio I. L’avvento di V. ebbe come prima conseguenza la separazione delle corone del regno d’Inghilterra e del regno di Hannover, unite dall’epoca di Giorgio I; giacché la corona di Hannover passò al duca di Cumberland. Sotto il breve regno di Guglielmo IV (1830-1837) memorabili eventi si erano prodotti in Inghilterra: la riforma elettorale (1830-1832), che aveva aperto la via del parlamento alle nuove forze industriali e commerciali delle grandi città, abbattendo il predominio della grande aristocrazia terriera; gl’inizî delle agitazioni irlandesi con O’Connel e del movimento cartista; la prima fase della campagna liberista di Riccardo Cobden; i primi esperimenti e tentativi di riforme sociali. Mentre attraverso questi eventi si preparavano trasformazioni profonde in un’atmosfera d’irrequietezza e di lotta, la posizione della corona e della dinastia era apparsa scossa dagli scandali che avevano caratterizzato il re Giorgio IV e la sua vita familiare, tanto che si erano formate non trascurabili tendenze e correnti repubblicane. In siffatta situazione l’avvento sul trono di una giovinetta diciottenne si presentava irto di incognite e di pericoli. Quando, dopo sessantaquattro anni di regno, la regina V. morì, l’Inghilterra si trovava in un’era d’invidiabile prosperità e sicurezza interna ed estera, alla testa del più grande impero mai costituito nel mondo; e la dinastia appariva assisa su basi incrollabili, circondata di un prestigio che dalla personalità della grande regina s’irradiava su tutti i membri della famiglia. Codesto contrasto fra le condizioni nelle quali si iniziò e quelle nelle quali si chiuse il regno di Vittoria, costituisce il duraturo titolo di gloria di lei. Nei primi anni del regno riuscì preziosa per la sovrana l’assistenza del primo ministro, il vecchio lord Melbourne, che l’appoggiò e la guidò con tenerezza quasi paterna, e l’addestrò ai suoi altissimi e difficilissimi compiti, per i quali la preparazione che V. aveva avuto nell’infanzia e nell’adolescenza non era stata certo sufficiente. Riconosciuta dal parlamento come erede presuntiva del trono nel 1830 all’avvento dello zio, quando aveva appena undici anni, aveva continuato a vivere sotto la continua, incessante sorveglianza della madre, la duchessa di Kent, in un’atmosfera quasi completamente femminile. L’istruzione e l’educazione erano state vigilate direttamente dalla madre, che si compiaceva di mettere in rilievo come qualità caratteristiche della futura sovrana la forza della sua intelligenza e la sua capacità di assimilazione e di decisione, unite a un grande attaccamento alla verità. A queste se ne aggiungevano altre che la madre non riuscì a comprendere e a valutare, ma di cui cominciò a fare l’esperienza nei suoi proprî riguardi il giorno stesso nel quale la figlia venne proclamata regina, e cioè la forza di volontà e il senso di autorità, per cui la giovanissima sovrana, appena investita del suo potere e delle sue funzioni, si mostrò risoluta a esplicarle direttamente e da sola, escludendone la madre che ben altra prospettiva aveva vagheggiato. La forza di volontà e il senso di autorità andarono man mano sviluppandosi attraverso le fasi e i successi del lungo regno, come ben doveva sperimentare il figlio maggiore e l’erede del trono, il futuro Edoardo VII, tenuto dalla madre costantemente lontano dalla partecipazione alla direzione dello stato e circoscritto nelle sue limitate funzioni di principe di Galles, anche quando l’esperienza e l’età potevano giustificare una posizione e un’attività di ben più vasta portata. Una sola persona esercitò sulla regina un influsso e assunse una posizione che in certo senso dominarono e guidarono l’esplicazione delle sue caratteristiche volitive e autoritarie: il marito, Alberto di Sassonia-Coburgo, sposato nel 1840 e amato con una tenerezza, una passione e una devozione che rimasero proverbiali, e costituirono alcune fra le caratteristiche più simpatiche della regina presso il suo popolo. L’influenza del principe consorte, che segui e sostituì quella di lord Melbourne, fu decisiva anche perché dal marito la regina apprese il senso del lavoro tenace, metodico e ordinato, essenziale per un sovrano, e il rispetto e il culto delle virtù familiari, che fecero della corte e della famiglia reale un modello di rispettabilità e di decoro. Ciò a pochi anni di distanza dagli scandali e dalle dissolutezze di Giorgio IV, oggetto di satira, di sdegno e di disprezzo per i sudditi. È stato giustamente affermato che con l’evoluzione della vita sociale e politica britannica verso la democrazia e il radicalismo, in seguito alle trasformazioni portate dall’industrialismo e dalla riforma elettorale, la corona non si sarebbe salvata, se la dissolutezza da cui erano stati caratterizzati alcuni membri della famiglia reale dei Hannover fosse continuata. La rispettabilità e il rigidismo morale che dominarono nell’atmosfera della corte e della famiglia di V. sotto l’influsso del principe consorte, anche se per gli eccessi a cui giunsero costituirono talvolta oggetto di satira, ebbero il risultato di rialzare e di consolidare il prestigio della dinastia, prima scosso, e insieme esercitarono un’influenza benefica anche sul complesso della mentalità e dei costumi della società inglese nella seconda metà del sec. XIX. La morte del principe Alberto nel dicembre 1861 costituì nella vita della regina V. un terribile colpo dal quale la sovrana non riuscì a rialzarsi mai più. Nel periodo 1840-1861 l’influenza del principe Alberto andò sempre crescendo, non solo nell’ambiente familiare e nella vita di corte, ma anche negli affari politici e nella direzione dello stato, tanto che i principali esponenti del parlamento e della vita politica, quali Peel, Palmerston, Russell, ebbero diretti contatti con lui e ne sentirono e talvolta ne seguirono i giudizî. Siffatta posizione del principe Alberto, legato per le sue origini di famiglia a parentele asburgiche e austriache, ebbe ripercussioni che interessano direttamente l’Italia, in quanto contribuì a determinare l’atteggiamento della regina V. di diffidenza e di avversione al movimento italiano, durante la crisi risolutiva del 1859-1861. La regina, infatti, appoggiò risolutamente l’atteggiamento austrofilo del suo governo alla vigilia della guerra del 1859 e durante la guerra; mentre disapprovò e cercò d’impedire la politica favorevole allo sviluppo degli avvenimenti italiani e delle annessioni adottata dal governo britannico dopo l’armistizio di Villafranca e quando appariva evidente che il movimento italiano sboccava in una soluzione unitaria. Lord Palmerston nel gennaio 1861 dovette scrivere una lunga lettera alla regina per spiegarle le ragioni che avevano indotto il govermo ad appoggiare l’avanzata di Garibaldi dalla Sicilia a Napoli e il successo del movimento unitario. Le lettere della regina, di cui un’ampia raccolta fu pubblicata nel 1907, contengono numerose e significative prove dell’ostilità di V. di fronte al movimento italiano. La raccolta delle lettere di V. dimostra anche l’intervento costante che la regina esplicò nella politica britannica, anche quando questa era guidata da statisti eminenti, e che andò accentuandosi man mano che gli anni passavano e che la personalità di V. acquistava maggiore rilievo di fronte all’opinione pubblica. Il periodo culminante di questa progressiva ascesa della personalità della regina si delineò dal 1874 con il ritorno dei conservatori al potere sotto la guida di Disraeli, che occupò nell’affetto e nella fiducia della regina, ormai declinante verso la vecchiaia, la posizione già tenuta all’inizio del regno da lord Melbourne, mentre il grande rivale di Disraeli, Gladstone, ispirava a V. diffidenza e antipatia. Nel periodo immediatamente anteriore all’avvento dei conservatori con Disraeli, e cioè quando al potere, per effetto della riforma elettorale e delle elezioni del 1867, si trovavano i liberali e appunto il Gladstone era primo ministro, la popolarità della regina aveva avuto un’eclissi di cui erano stati sintomi significativi diversi attacchi mossi in parlamento alle spese eccessive della corte e una certa reviviscenza di tendenze repubblicane. Ma con le elezioni del 1874, il eui esito fu trionfale per i conservatori imperialisti guidati da Disraeli, le tendenze frondiste e repubblicaneggianti furono completamente stroncate, e il prestigio della corona e della regina salì più alto che mai. Disraeli, divenuto primo ministro, prese l’iniziativa della proclamazione di V. a imperatrice delle Indie, iniziativa che aprì un periodo di ripresa dell’imperialismo britannico segnata dall’acquisto di Cipro, dall’insediamento in Egitto e nell’Afghānistān, dall’occupazione di vastissimi territorî nell’Africa, e dalla politica aggressiva contro i Boeri che sboccò nella guerra del 1899, di cui la regina non vide la fine. I grandiosi successi di quest’ultimo periodo di regno a cui si accompagnò il formidabile sviluppo economico e produttivo, innalzarono la personalità di V. per il popolo britannico all’altezza della personalità della grande regina del sec. XVI: Elisabetta. Anche l’aureola dei capelli bianchi e quella dell’austerità della vita condotta dal giorno della morte del marito offrivano elementi notevoli all’esaltazione della regina. Cosicché, quando essa si spense nella tarda età di 82 anni, la sua personalità fu senz’altro scelta a rappresentare e a simboleggiare la straordinaria ascesa della potenza britannica dalla difficile situazione del periodo immediatamente successivo alla fine delle lotte napoleoniche, fino alla grandezza imperiale. Fotografia CDV. Fotografo: Cundall Downes & Co. – London.

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Sovrana del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera
                    20 giugno 1837
 
Sovrana dell'Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo
                    20 giugno 1837
 
Sovrana dell'Illustrissimo Ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Illustrissimo Ordine di San Patrizio
                    20 giugno 1837
 
Sovrana dell'Onorevolissimo Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Onorevolissimo Ordine del Bagno
                    20 giugno 1837 (Onorevolissimo Ordine militare del Bagno fino al 14 aprile 1847)
 
Sovrana dell'Esaltatissimo Ordine della Stella d'India - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Esaltatissimo Ordine della Stella d’India
                    25 giugno 1861 (fondatrice)
 
Sovrana del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio
                    20 giugno 1837
 
Sovrana dell'Eminentissimo Ordine dell'Impero indiano - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Eminentissimo Ordine dell’Impero indiano
                    1º gennaio 1878 
 
Sovrana dell'Ordine reale vittoriano - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Ordine reale vittoriano
                    21 aprile 1896 (fondatrice)
 
Sovrana dell'Ordine del Servizio distinto - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Ordine del Servizio distinto
                    6 settembre 1886 (fondatrice)
 
Sovrana dell'Ordine imperiale della Corona d'India - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Ordine imperiale della Corona d’India
                    1º gennaio 1878 (fondatrice)
 
Sovrana dell'Ordine della famiglia reale di re Giorgio IV - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Ordine della famiglia reale di re Giorgio IV
                    20 giugno 1837; Dama di I classe, 1820
 
Sovrana dell'Ordine reale di Vittoria e Alberto - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana dell’Ordine reale di Vittoria e Alberto
                    10 febbraio 1862 (fondatrice)
 
Sovrana Capo e Patrono del Gran Priorato dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme in Inghilterra - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana Capo e Patrono del Gran Priorato dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di                                       Gerusalemme in Inghilterra
                    1888 (fondatrice)
 

Onorificenze straniere

Dama di gran croce dell'Ordine del Leone d'oro (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di gran croce dell’Ordine del Leone d’oro (Granducato d’Assia)
 
 
Dama di gran croce dell'Ordine imperiale di Pietro I (Impero del Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di gran croce dell’Ordine imperiale di Pietro I (Impero del Brasile)
 
 
Dama di gran croce dell'Ordine del Sigillo di Salomone (Impero d'Etiopia) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di gran croce dell’Ordine del Sigillo di Salomone (Impero d’Etiopia)
 
 
Dama di gran croce con collare dell'Ordine reale di Kamehameha I (Regno delle Hawaii) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di gran croce con collare dell’Ordine reale di Kamehameha I (Regno delle Hawaii)
                    1881
 
Dama di gran croce dell'Ordine del principe Danilo I (Regno del Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di gran croce dell’Ordine del principe Danilo I (Regno del Montenegro)
 
 
Dama dell'Ordine reale di Santa Isabella (Regno del Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama dell’Ordine reale di Santa Isabella (Regno del Portogallo)
 
 
Dama dell'Ordine Supremo dell'Aquila nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama dell’Ordine Supremo dell’Aquila nera (Regno di Prussia)
 
 
Dama di I classe dell'Ordine di Luisa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di I classe dell’Ordine di Luisa (Regno di Prussia)
 
 
Dama di gran croce dell'Ordine imperiale di Santa Caterina (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di gran croce dell’Ordine imperiale di Santa Caterina (Impero di Russia)
 
 
Dama nobile del Reale Ordine delle Dame Nobili della Regina Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama nobile del Reale Ordine delle Dame Nobili della Regina Maria Luisa (Spagna)
                    23 novembre 1833
 
Dama di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Nostra Signora di Guadalupe (Impero messicano) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di Gran Croce dell’Ordine Imperiale di Nostra Signora di Guadalupe (Impero messicano)
 

Arc. 1163: S.A.S. Vittoria regina del Regno Unito (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 548: S.A.S. Vittoria regina del Regno Unito (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Southwell – London.

Arc. 1163: S.A.S. Vittoria regina del Regno Unito (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1445: S.A.S Vittoria regina del Regno Unito (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 695: S.A.S. Vittoria regina del Regno Unito (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 694: S.A.S. Vittoria regina del Regno Unito (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1834: S.A.S. Vittoria regina del Regno Unito ritratta per il giubileo nel 1887 (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901). Fotografia formato gabinetto. Fotografo: A. Bassano – London. 

Arc. 3347: Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (Castello di Rosenau, 26 agosto 1819 – Windsor, 14 dicembre 1861). Alberto nacque al Castello di Rosenau, presso Coburgo, in Germania, secondogenito del duca Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Saalfeld e di sua moglie, la duchessa Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg. La futura moglie di Alberto, la regina Vittoria (del casato di Hannover), nacque in quello stesso anno con l’aiuto della medesima levatrice, Charlotte von Siebold, considerata la prima ginecologa tedesca. Alberto venne battezzato secondo il rito evangelico-luterano il 19 settembre 1819 nella Sala di Marmo del castello di Rosenau con l’acqua derivata dal fiume locale, l’Itz. I suoi padrini furono la nonna paterna, Augusta di Reuss-Ebersdorf, il nonno materno Augusto di Sassonia-Gotha-Altenburg, l’imperatore Francesco II d’Asburgo-Lorena, il principe Alberto di Sassonia-Teschen e il conte Emmanuel von Mensdorff-Pouilly. Nel 1825 il prozio di Alberto, Federico IV di Sassonia-Gotha-Altenburg morì e la sua dipartita portò a una totale ristrutturazione nella suddivisione dei domini di famiglia. Il padre di Alberto si ritrovò così duca di Sassonia-Coburgo-Gotha. Alberto e suo fratello maggiore Ernesto trascorsero la loro giovinezza in un clima turbolento, a causa della difficile relazione dei due genitori, che presto divorziarono. Dopo che la loro madre venne esiliata dalla corte nel 1824, ella sposò il suo amante, Alexander von Hanstein, conte di Polzig e Beiersdorf, perdendo così l’occasione di rivedere i suoi figli e morendo di cancro a soli 30 anni, nel 1831. L’anno successivo, il padre di Alberto si risposò con sua nipote, la principessa Antonietta Maria di Württemberg. I due fratelli, Ernesto e Alberto, vennero educati privatamente in casa da Christoph Florschütz e poi a Bruxelles dove Adolphe Quetelet fu uno dei loro tutori. Come altri principi, Alberto studiò all’Università di Bonn ove ebbe modo di frequentare i corsi di legge, economia politica, filosofia e storia dell’arte. Egli era un bravo musicista ed eccelleva nella ginnastica, in particolare nell’equitazione. Dal 1836 l’idea del matrimonio tra Alberto e sua cugina Vittoria iniziò a balenare nella mente del loro ambizioso zio, Leopoldo, che dal 1831 era divenuto Re dei belgi. A quel tempo, infatti, Vittoria era a tutti gli effetti l’erede al trono britannico in quanto il padre di lei, Edoardo Augusto di Kent, figlio quartogenito del re Giorgio III, era morto quando ella era ancora piccola. A quel tempo nel Regno Unito regnava Guglielmo IV, fratello maggiore di Edoardo Augusto e quindi zio di Vittoria. La madre di Vittoria, la duchessa Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld, era sorella del padre di Alberto e di Leopoldo del Belgio. Fu dunque il sovrano belga a convincere la sorella Vittoria a organizzare l’incontro tra Vittoria e Alberto nel maggio del 1836. Il re Guglielmo IV si era mostrato da sempre riluttante nel creare legami con i duchi sassoni, proponendo invece il principe Alessandro dei Paesi Bassi, figlio secondogenito del re Guglielmo II dei Paesi Bassi. Vittoria scrisse sul proprio diario: “Alberto è molto carino; i suoi capelli sono dello stesso colore dei miei; i suoi occhi sono grandi e blu e ha un bel naso oltre a una bocca molto dolce con bei denti, ma è soprattutto il suo charme e il suo contegno nell’espressione a renderlo assolutamente delizioso.” Alessandro, d’altro canto, viene descritto come “piuttosto insignificante”. Vittoria scrisse a suo zio Leopoldo per ringraziarlo “per la prospettiva di una grande felicità che avete contribuito a darmi nella persona del caro Alberto … Egli possiede ogni qualità che io possa desiderare per essere completamente felice.” Il fidanzamento non venne ancora ufficializzato, ma le due famiglie mantennero un tacito accordo vista anche la felicità dei due giovani. Vittoria ascese al trono appena diciottenne il 20 giugno 1837. Le sue lettere di questo periodo spostarono l’attenzione sulla formazione di Alberto in previsione del ruolo che avrebbe dovuto ricoprire al suo fianco, resistendo alla tentazione di sposarsi immediatamente. Nell’inverno del 1838–39, Alberto si recò in visita in Italia accompagnato dall’amico e consigliere Barone von Stockmar. Alberto fece poi ritorno in Inghilterra con il fratello Ernesto nell’ottobre del 1839 per recarsi in visita alla regina, con l’obiettivo di ufficializzare finalmente il matrimonio. La proposta ufficiale da parte della regina (come era secondo la tradizione di un monarca di sesso femminile) avvenne il 15 ottobre 1839. La regina inoltre confermò tale proposta di matrimonio al proprio consiglio privato il 23 novembre di quello stesso anno, e la coppia si sposò il 10 febbraio 1840 nella Cappella Reale del palazzo di St. James. Appena prima del matrimonio, Alberto venne naturalizzato inglese attraverso un atto parlamentare, e gli venne garantito il titolo di Altezza Reale per ordine del consiglio. In un primo tempo, Alberto non era molto popolare presso gli inglesi in quanto veniva percepito come uno straniero e ancora più come un provinciale, proveniente da una famiglia aristocratica secondaria.  Fu il primo ministro William Lamb, II visconte Melbourne a consigliare alla regina di non conferire il titolo di “Re Consorte” al marito. Persino il parlamento si rifiutò di accogliere Alberto nella parìa inglese a causa di un comune sentimento antitedesco tendente a escludere Alberto da ogni ruolo politico. Il governo di Melbourne si trovò presto in minoranza e l’opposizione trasse vantaggio da questa situazione per indebolire ulteriormente le sue posizioni. Il parlamento si oppose alla nobilitazione di Alberto e gli garantì una pensione annua inferiore rispetto a quanto concesso ai precedenti consorti di monarchi inglesi, 30 000 sterline anziché l’usuale cifra di 50 000 sterline. Alberto reagì duramente a queste critiche asserendo di non necessitare di entrare a far parte della parìa inglese; egli scriveva: “Sarebbe per me quasi un passo indietro, per me che sono un duca di Sassonia, mi sento più alto io di un duca di York o di Kent.” Per i successivi diciassette anni, Alberto ottenne formalmente il solo titolo di “Sua Altezza Reale il Principe Alberto” sino a quando, il 25 giugno 1857, Vittoria non prese in mano la situazione garantendogli il titolo di “Principe consorte”. La posizione in cui il principe Alberto si era trovato con il suo matrimonio, oltre a molte distinzioni, gli contrapponeva anche non poche difficoltà, come si evince dalle sue stesse parole: “Sono molto felice e contento, ma le difficoltà maggiori che attentano alla mia dignità si concentrano nel farmi sentire solo un marito e non un vero e proprio padrone di casa.” La casa della regina era mandata avanti di fatto dalla sua corte, capeggiata dalla baronessa Louise Lehzen. Alberto la ricorda nelle sue lettere come il “Dragone di Casa” e fece di tutto per privarla del suo “potere” all’interno della casa e prendere personalmente le redini della direzione della corte. A due mesi dal matrimonio, Vittoria rimase incinta. Alberto iniziò dunque a ricoprire ruoli pubblici; egli divenne Presidente della Società per l’Estinzione della Schiavitù (la schiavitù era già stata abolita nei territori dell’Impero britannico, ma era praticata ancora in alcune colonie oltre che negli Stati Uniti e in alcune colonie francesi). A giugno del 1840, durante una passeggiata pubblica in carrozza, Alberto e Vittoria subirono un attentato da parte di Edward Oxford, poi dichiarato pazzo, il quale esplose contro la reale coppia alcuni colpi di pistola andati a vuoto. Malgrado Alberto non fosse stato ferito, i giornali diedero grande risalto al suo coraggio di padre di famiglia nel difendere la moglie incinta e nel contempo la sua freddezza nell’attacco. Alberto iniziò così non solo a ottenere supporto da parte del pubblico, ma anche a ottenere influenza politica a tal punto che nell’agosto di quello stesso anno il parlamento inglese varò il Regency Act 1840 con il quale egli veniva designato reggente al trono in caso che Vittoria fosse morta prima del raggiungimento della maggiore età del nascituro. Il loro primo figlio fu Vittoria, che prese il nome della madre, nata nel novembre di quello stesso anno. Nel corso dei successivi diciassette anni nacquero altri otto figli, tutti sopravvissuti all’età adulta, un fatto che la biografa Hermione Hobhouse accreditò all’assoluta influenza benevola di Alberto sulla cura dei figli. All’inizio del 1841 Alberto riuscì a ottenere la rimozione della baronessa Lehzen dai suoi incarichi e nel settembre del 1842 ella venne costretta a lasciare l’Inghilterra in maniera permanente, il che contribuì ancora una volta a mettere in risalto la figura di Alberto. Dopo l’elezione generale del 1841 Melbourne venne rimpiazzato come primo ministro da Sir Robert Peel, il quale nominò il principe Alberto presidente della Commissione Reale incaricata di ridecorare il nuovo Palazzo di Westminster. Il Palazzo era infatti bruciato in un incendio sette anni prima e doveva essere ricostruito. Il lavoro della commissione era molto lento e l’architetto Charles Barry prese molte decisioni esterne al lavoro della commissione circa la decorazione degli interni e del mobilio. Alberto rimase in disparte ma si occupò invece privatamente di collezionismo e arte aumentando la sua collezione di dipinti tedeschi e italiani (tra i quali ricordiamo Apollo e Diana di Lucas Cranach il Vecchio e San Pietro Martire del Beato Angelico) oltre a pezzi contemporanei di Franz Xaver Winterhalter ed Edwin Landseer. Alberto e Vittoria subirono un nuovo attentato il 29-30 maggio 1842 dal quale uscirono ancora illesi. L’attentatore, John Francis, venne incarcerato e poi condannato a morte. Gran parte di questa impopolarità era dovuta essenzialmente all’estrema aderenza che i due portavano al protocollo in pubblico, anche se nella vita privata la famiglia aveva un carattere perlopiù colloquiale e familiare. All’inizio del 1844 Vittoria e Alberto compirono un viaggio a Coburgo in occasione della morte del padre di Alberto. Dal 1844 Alberto si propose di modernizzare le finanze reali inglesi e, con le proprie finanze, acquistò Osborne House sull’Isola di Wight come residenza privata ove crescere i suoi figli, pur apportandovi delle modifiche in stile rinascimentale italiano progettate dallo stesso Alberto e dall’architetto Thomas Cubitt. Alberto spianò i terreni circostanti e promosse la trasformazione della residenza in una residenza di campagna vera e propria con tanto di stalle e terreni coltivati. Le sue stalle erano un modello per tutti gli agricoltori inglesi e altre ne volle edificare a Windsor, moltiplicando così anche le entrate della famiglia reale sfruttando le risorse e i possedimenti del Ducato di Cornovaglia, proprietà ereditaria del principe di Galles. Al contrario di molti altri proprietari terrieri, Alberto si mosse per l’approvazione di un decreto che stabiliva un’età minima per iniziare a lavorare, soprattutto in campo agricolo e industriale. Il chierico del consiglio privato della regina, Charles Greville, scrisse di lui: “Egli è il re a tutti gli effetti. Nel 1847 Alberto venne eletto Cancelliere dell’Università di Cambridge, ma solo dopo una lunga contestazione interna che gli contrapponeva Edward Herbert, II conte di Powis, il quale venne poi ucciso durante un incidente di caccia dal suo stesso figlio l’anno successivo. Alberto sfruttò la sua posizione di Cancelliere per riformare e modernizzare i curricula universitari, espandendo le materie e introducendo lo studio della storia moderna e delle scienze naturali. Quella stessa estate, Vittoria e Alberto trascorsero delle piovose vacanze nell’ovest della Scozia a Loch Laggan, quando appresero dall’archiatra di corte Sir James Clark, che il loro figlio avrebbe trovato giovamento maggiore da un clima secco e soleggiato. Alberto iniziò quindi le contrattazioni per l’acquisto del Castello di Balmoral con James Duff, IV conte di Fife. Nel maggio dell’anno successivo, Alberto raggiunse Balmoral per visitarlo e a settembre del 1848 vi portò tutta quanta la famiglia. Le rivoluzioni del 1848 portarono a una grave crisi economica anche in Inghilterra. Durante quell’anno, Vittoria e Alberto furono particolarmente attenti alla politica estera del segretario per gli esteri Henry Temple, III visconte Palmerston, dal momento che molti dei regnanti europei imparentati con Vittoria e Alberto erano stati deposti dai loro troni o costretti ad abdicare. In quell’anno la coppia diede alla luce la principessa Luisa proprio a Osborne House, lontano da Londra sebbene l’Inghilterra non avesse subito direttamente episodi di rivoluzione. Durante un discorso per la Società per lo Sviluppo della Condizione della Classe Lavoratrice, di cui era Presidente, egli espresse la sua “simpatia e interesse per quelle classi della nostra comunità che sono meno fortunate perché possano essere più degne di essere parte di questo nostro Stato”. Alberto si dimostrò dunque un uomo dalle idee liberali e progressiste, aperto all’emancipazione, al progresso tecnologico e scientifico, all’educazione, alle teorie di Darwin e a molti altri campi disparati. La Great Exhibition del 1851 sorse come esibizione annuale promossa dalla Society of Arts, di cui Alberto fu presidente dal 1843, e dovette gran parte del suo successo internazionale alla personale attenzione che Alberto vi ripose. Alberto del resto fu presidente della Royal Commission for the Exhibition of 1851, conducendo dure lotte per ogni passo nella realizzazione dell’opera. Nella Camera dei Lord, Lord Brougham protestò vivacemente contro la proposta di tenere l’esibizione a Hyde Park adducendo il fatto che l’esposizione sarebbe stata un rapido veicolo per far convergere in Inghilterra sovversivi e rivoluzionari. Alberto del resto riteneva questi discorsi quantomai assurdi e perseverò nel suo intento, consentendo quindi alle industrie inglesi di esporre i loro prodotti e di favorire quindi l’esportazione della produzione nazionale all’estero. La regina aprì l’esposizione nell’area appositamente allestita denominata Crystal Palace il 1º maggio 1851 e la manifestazione ebbe un successo colossale. Il ricavato diede un surplus di 180 000 sterline che vennero impiegate dal governo per acquistare delle terre a South Kensington e stabilirvi strutture educative, oltre a quello che sarà poi noto con il nome di Victoria and Albert Museum. L’area divenne nota come “Albertopolis”. Nel 1852 Alberto iniziò i lavori per trasformare il castello di Balmoral ed espandere i suoi possedimenti. Quello stesso anno, egli venne nominato alla guida di molti uffici di governo rimasti vacanti dopo la morte di Arthur Wellesley, I duca di Wellington, tra cui la guida della Trinity House e il ruolo di comandante in capo dei Granatieri Reali. Con l’esclusione del conservatore Wellington, Alberto fu in grado altresì di modernizzare l’esercito, che si presentava ormai antiquato negli armamenti e nelle strategie. Egli ebbe un ruolo importante anche nella guerra russo-ottomana optando per una soluzione diplomatica. Palmerston si presentava invece maggiormente propenso alla guerra e favoriva una politica tesa a prevenire l’espansione russa. Palmerston venne escluso con delle manovre di governo dal gabinetto nel dicembre del 1853, ma nello stesso tempo la flotta russa attaccò quella ottomana ancorata a Sinope. Palmerston venne accusato dai giornali inglesi di essere sostenitore di questo inutile massacro e venne destituito per poi essere riammesso due settimane dopo e con lui ovviamente ne risentì la stessa figura di Alberto, iniziando a circolare voci di un suo arresto per tradimento nei confronti della corona inglese. Da marzo del 1854 il Regno Unito e la Russia vennero coinvolte nella guerra di Crimea, anche se, fin dall’inizio, fu evidente la mancanza di preparazione ed equipaggiamento degli inglesi nello scontro. Il primo ministro, George Gordon, IV conte di Aberdeen, diede le proprie dimissioni e Palmerston gli succedette. A questo punto fu però necessario negoziare la fine della guerra con il trattato di Parigi del 1856. Durante lo scontro, Alberto trovò anche il tempo di combinare un matrimonio tra la sua figlia quattordicenne Vittoria con il principe di Prussia Federico Guglielmo, anche se il matrimonio non venne celebrato sino al compimento del diciassettesimo anno della ragazza. Alberto, oltre al prestigioso matrimonio, si augurava che sua figlia, dotata di liberalità e acume come lui, fosse in grado di influenzare positivamente lo Stato prussiano, aprendolo anche all’alleanza con l’Inghilterra. Alberto nel contempo continuava a svolgere brillantemente il suo ruolo pubblico e nel 1857 pubblicò una raccolta di suoi discorsi. Riconosciuto universalmente come il principale tra i promotori dell’educazione e del progresso tecnologico in Inghilterra, veniva sovente invitato a presenziare a convegni ed eventi pubblici. Malgrado questo egli incontrò una certa opposizione da parte del mondo ecclesiastico in particolare dopo la sua proposta di concedere il cavalierato a Charles Darwin per la pubblicazione del suo L’origine delle specie, che venne rigettata dal parlamento. Alberto fu anche padre amorevole e la governante dei suoi figli, la baronessa Sarah Lyttelton lo descriveva come paziente e gentile, giocherellone e felice di trascorrere del tempo con i suoi figli. Si mostrò commosso della partenza della figlia maggiore nel 1858 alla volta della Prussia dopo l’ufficializzazione del fidanzamento con il principe ereditario tedesco, e mostrò disappunto per il fatto che il figlio primogenito, il Principe di Galles, non rispondesse correttamente all’intenso programma educativo che egli personalmente aveva disegnato per lui, non esitando a punirlo personalmente. All’età di sette anni il principe di Galles aveva sei ore al giorno di istruzione, tra le quali spiccavano un’ora di tedesco e un’ora di francese. Durante un viaggio a Coburgo nell’autunno del 1860 Alberto ebbe un incidente in carrozza e ne uscì leggermente leso, anche se le sue condizioni gli fecero presagire che il suo tempo era ormai giunto al termine. Nel 1861 morì la madre della regina Vittoria (zia anche di Alberto) e Alberto decise di prendersi anche le incombenze della suocera in campo pubblico malgrado fosse egli stesso malato di problemi cronici allo stomaco. Ad agosto di quell’anno Vittoria e Alberto visitarono il Curragh Camp, in Irlanda, dove il principe di Galles stava prestando servizio militare. Da novembre Vittoria e Alberto tornarono a Windsor e il principe di Galles fece ritorno a Cambridge dove era studente. Due dei cugini di Alberto, il re Pietro V del Portogallo e il principe Ferdinando del Portogallo, morirono di febbre tifoidea. Nel contempo, il principe di Galles venne coinvolto in un’avventura galante con l’attrice irlandese Nellie Clifden. Alberto non esitò a recarsi personalmente dal figlio per discutere con lui della scandalosa relazione che stava intrattenendo. Il 9 dicembre di quell’anno William Jenner gli diagnosticò una febbre tifoidea, alla quale si aggiunse poi un’improvvisa congestione polmonare, che portò Alberto alla morte alle 22:50 del 14 dicembre 1861 nella Blue Room del Castello di Windsor, alla presenza della regina e di cinque dei suoi figli. La figlia Vittoria si trovava all’epoca in Germania, Leopoldo in Francia, Alfredo in mare con la marina inglese e Beatrice (la più piccola) era rimasta all’esterno della stanza. Malgrado la diagnosi dell’epoca, moderni studi hanno dimostrato che con tutta probabilità Alberto doveva essere ammalato da almeno due anni e che la malattia che lo portò alla morte fu un cancro ai polmoni. La regina Vittoria fu profondamente colpita dalla morte di Alberto e decise di vestire il lutto per tutti i restanti giorni della sua lunga vita da vedova, così come diede ordine di mantenere le stanze del principe consorte inalterate come al giorno della morte di Alberto, tradizione che ancora oggi si conserva. Vittoria si ritirò quasi completamente dalla vita pubblica, il che parzialmente contribuì a rovinare quanto suo marito aveva costruito nel tentativo di mostrare al popolo una monarchia fresca e attiva come istituzione nazionale e morale e come esempio per tutti. Il corpo di Alberto venne temporaneamente sepolto nella Cappella di San Giorgio del Castello di Windsor. Il mausoleo di Frogmore, ove le sue spoglie vennero poi traslate l’anno successivo, non venne completato però sino al 1871. Il sarcofago, dove poi venne sepolta anche la regina, venne ricavato dal più grande blocco di granito mai scavato in Inghilterra. Malgrado Alberto non avesse mai voluto che venisse eretto un monumento con la sua effigie in vita, la regina personalmente si preoccupò di erigere centinaia di monumenti alla sua memoria e non solo nel Regno Unito, ma in tutto l’Impero britannico. Tra i più importanti ricordiamo la Royal Albert Halle l’Albert Memorial di Londra. Fotografia CDV. Fotografo: Detken – Napoli. 

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Reale Cavaliere compagno (soprannumerario) del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (KG) - nastrino per uniforme ordinaria   Reale Cavaliere compagno (soprannumerario) del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (KG)
                    16 dicembre 1839
 
Gran Maestro e Primo e Principale Cavaliere Gran Croce dell'Onorevolissimo Ordine del Bagno (GCB) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Maestro e Primo e Principale Cavaliere Gran Croce dell’Onorevolissimo Ordine del Bagno 
 
                   Gran Maestro e Primo e Principale Cavaliere Gran Croce, 31 maggio 1843; Cavaliere Gran                                   Croce, 6 marzo 1840
 
Cavaliere Gran Croce del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio (CGMG) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio (CGMG)
                    15 gennaio 1842
 
Cavaliere extranumero dell'Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo (KT) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere extranumero dell’Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo (KT)
                    17 gennaio 1842
 
Cavaliere dell'Illustrissimo Ordine di San Patrizio (KP) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Illustrissimo Ordine di San Patrizio (KP)
                    20 gennaio 1842, con precedenza su tutti gli altri Cavalieri
 
Cavaliere extranumero dell'Esaltatissimo Ordine della Stella d'India (KSI) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere extranumero dell’Esaltatissimo Ordine della Stella d’India (KSI)
                    25 giugno 1861
 

Onorificenze di Sassonia-Cuburgo e Gotha

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dinastico ducale della Casata Ernestina di Sassonia (Ducati sassoni) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dinastico ducale della Casata Ernestina di Sassonia (Ducati                      sassoni)
                    febbraio 1836
 

Onorificenze straniere

Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
                    1839
 
Cavaliere dell'Ordine della corona fiorata (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della corona fiorata (Regno di Sassonia)
                    1839
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco (Granducato di Saxe-Weimar-Eisenach) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Falco Bianco (Granducato di Saxe-Weimar-Eisenach)
                    13 gennaio 1840
 
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (Spagna)
                    27 aprile 1841
 
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
                    13 dicembre 1842
 
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
                    10 gennaio 1843
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria (Impero austriaco)
                    1843
 
Cavaliere dell'Ordine delle Due Fasce (Regno del Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine delle Due Fasce (Regno del Portogallo)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg (Regno di Württemberg) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona del Württemberg (Regno di Württemberg)
                    1843
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover)
                    1853
 
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Regno di Svezia e Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Regno di Svezia e Norvegia)
                    12 febbraio 1856

Arc. 3342: Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (Castello di Rosenau, 26 agosto 1819 – Windsor, 14 dicembre 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 586: Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (Castello di Rosenau, 26 agosto 1819 – Windsor, 14 dicembre 1861). Fotografia CDV. Fotografo: J. Clarck – London. 

Arc. 1164: Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (Castello di Rosenau, 26 agosto 1819 – Windsor, 14 dicembre 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3349: S.A.S. Vittoria regina del Regno Unito (Alexandrina Victoria; Kensington Palace, 24 maggio 1819 – Cowes, 22 gennaio 1901) e Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (Castello di Rosenau, 26 agosto 1819 – Windsor, 14 dicembre 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 1165: Edoardo VII Albert Edward (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910) e la sorella Alice di Sassonia-Coburgo-Gotha (Buckingham Palace, 25 aprile 1843 – Darmstadt, 14 dicembre 1878).

Edoardo VII: Figlio primogenito della regina Vittoria d’Inghilterra e di Alberto-Francesco-Augusto, principe di Sassonia-Coburgo e principe consorte d’Inghilterra, nacque a Londra il 9 novembre 1841. Frequentò successivamente le due grandi università d’Oxford e di Cambridge, ma il suo vero educatore fu il padre che, schietto temperamento di principe tedesco, uomo di rigida coscienza, diresse la formazione morale e intellettuale del figlio e ne vigilò in tutti i più minuti particolari gli studi teorici e pratici. Bertie però (così veniva designato nell’intimità il principe Edoardo) non fu allievo disciplinato né molto studioso: acquistò tuttavia abitudini di serietà e un concetto sano della missione d’un principe moderno, che si ritrovarono interi in lui quando a sessant’anni egli cinse la corona. Cosicché egli nel suo breve regno di nove anni poté segnare un’impronta personale che non era stata lasciata prima di lui da alcun sovrano inglese dopo Guglielmo III. Alla morte del principe consorte, avvenuta quando E. era appena ventenne, la regina Vittoria, pur riservandosi intero l’esercizio delle sue prerogative regali, trasferì al principe di Galles il compito di rappresentare la corona in quasi tutte le cerimonie pubbliche. E. fu da giovane un instancabile viaggiatore e taluno dei suoi viaggi ebbe importanza politica non comune. Così a 19 anni visitò il Canada e in quell’occasione si recò a Washington, ospite del presidente Buchanan. Le colonie ribellatesi poco meno d’un secolo addietro all’Inghilterra e costituitesi in una grande nazione indipendente, ebbero così il miglior pegno di piena riconciliazione con l’antica metropoli. Dopo la morte del padre, il principe E. compì lunghe escursioni in Oriente, ma il più importante dei suoi viaggi fu la visita che egli fece nel 1875 ai possedimenti indiani, visita che fu preludio alla proclamazione della regina Vittoria a imperatrice delle Indie. Nel 1863 sposò la principessa Alessandra di Danimarca, figlia di re Cristiano IX, matrimonio che doveva pochi anni dopo (1866) farlo cognato del granduca ereditario di Russia, che fu poi l’imperatore Alessandro III. Il matrimonio dell’erede del trono inglese, figlio d’un principe tedesco, con una principessa danese, mentre la questione dei ducati dell’Elba si trovava nello stadio più acuto riuscì mal gradito in Germania, e il principe Ernesto di Sassonia Coburgo, zio paterno di Edoardo, lo qualifica nelle sue memorie un colpo di fulmine. Timori infondati, perché la politica inglese, sempre informata sotto la regina Vittoria a simpatie germaniche, non si fece per quel matrimonio più favorevole alla Danimarca. Nel dicembre del 1871 il principe Edoardo fu colto da una grave malattia che mise la sua vita in pericolo. La sua guarigione diede luogo a grandi manifestazioni di giubilo, e la stessa rispondenza d’affetto trovò presso la nazione la sventura che lo colpì più tardi nella persona del suo primogenito, il duca di Clarence, morto nel 1891 dopo breve malattia. Nel 1899 Edoardo fu oggetto a Bruxelles da parte d’un anarchico, certo Sipido, d’un attentato andato a vuoto. La regina Vittoria morì il 22 gennaio 1901. Non era facile per il nuovo sovrano sostituirla degnamente sul trono; tanto meno facile che quel glorioso regno si chiudeva fra gli ultimi lampi della lunga guerra boera. Fu ventura grande per il nuovo sovrano di poter prontamente concludere, grazie all’abilità di lord Kitchener, la pace di Pretoria (31 maggio 1902), che assicurò alla Gran Bretagna tutti gli utili d’una vittoria rimasta fino all’ultimo momento indecisa. Il regno di Edoardo s’iniziava in singolare contrasto con il regno precedente. A una sovrana più che ottuagenaria, chiusa nei concetti austeri della vecchia aristocrazia britannica, succedeva un principe che frequentava i campi di corse e altri sport, che manteneva amicizie personali e contatti assidui in circoli mondani inglesi ed esteri, che continuava a essere nel mondo cosmopolita l’arbiter elegantiarum, al quale si era perfino rimproverato di non essere abbastanza severo nella scelta delle persone che ammetteva nella sua società. Tutto ciò gli aveva creato una falsa riputazione di frivolezza che aveva fatto dubitare che egli potesse continuare sul trono le vecchie tradizioni vittoriane care al popolo inglese. Egli si rivelò invece fino dai primi mesi del suo regno all’altezza della sua missione, conquistandosi rapidamente l’animo della nazione. Re Edoardo si rinchiuse per quanto riguardava la politica interna nella scrupolosa osservanza delle norme che presiedono ai regimi parlamentari, accettando, senza palesare preferenze o antipatie, l’avvicendarsi al governo dei due grandi partiti che si contendevano in quel tempo il potere. In ciò differì dalla madre, la quale manifestò in più occasioni le proprie simpatie ora all’uno ora all’altro dei due partiti in contesa. Ciò non impedì a Edoardo di prendere vivo interesse all’evoluzione economico-sociale che, da tempo iniziata, assunse sotto il suo regno un ritmo più accelerato. La maggior crisi di politica interna del suo regno si produsse poco prima della sua morte, nel 1909, quando i due rami del parlamento si trovarono in conflitto circa i progetti finanziarî del governo liberale, e s’iniziò nella camera dei comuni e nel paese un’agitazione per la limitazione dei poteri della Camera dei lord. Questa campagna amareggiò gli ultimi mesi di vita di Edoardo, il quale non poté nascondere il suo rammarico nel vedere pericolanti le secolari prerogative della camera alta. Ma il terreno sul quale Edoardo diede tutta la misura del suo valore fu quello della politica estera. Egli fin dai primissimi anni di regno trasse profitto dalle relazioni di personale amicizia che esistevano tra lui e il re D. Carlos per rinsaldare la vacillante fedeltà portoghese, e lasciò, dopo la sua visita a Lisbona (1903), quel paese rassicurato sull’avvenire delle proprie colonie e più che mai stretto alla alleanza inglese. Nello stesso anno Edoardo fece il viaggio a Roma, dove visitò il re d’Italia e il sommo pontefice, dando prova di molto tatto politico nella difficile situazione esistente allora nella capitale d’Italia a ragione del conflitto tuttora acuto tra la S. Sede e il governo nazionale. Compì il suo giro d’Europa con un breve soggiorno a Parigi, dove covavano ancora i risentimenti di Fashoda. Egli seppe attutirli ponendo le prime basi d’un ravvicinamento che doveva avere un giorno una capitale influenza sui destini d’Europa. La nota principale del regno di Edoardo fu infatti l’inversione completa della politica estera inglese. Orientata tradizionalmente contro la Francia fino alla metà del sec. XIX, essa si era, dalla crisi di Crimea in poi, rivolta contro la Russia. Fu merito di Edoardo di vedere come il vero pericolo per la potenza britannica non venisse più da Parigi o da Pietroburgo, ma da Berlino, e dagli sforzi assidui e fortunati onde, dopo il ritiro del principe di Bismarck, l’imperatore Guglielmo II si adoperava a fare della Germania una grande potenza marittima e coloniale. L’Inghilterra aveva seguito per quasi due secoli una politica d’intima cordialità verso le potenze germaniche. Edoardo cambiò interamente di rotta e ricercò l’amicizia francese, avviamento a quella russa. Così s’iniziò a Londra quella politica di nuove intese, abilmente condotta da lord Lansdowne e da sir Edward Grey, che, qualificata a Berlino insidioso accerchiamento, parve a Londra legittima difesa. Se ne videro i primi effetti nell’accordo franco-britannico dell’8 aprile 1905, che regolò le antiche Competizioni africane delle due potenze, e nell’appoggio che la Gran Bretagna portò alla Francia nella conferenza di Algesiras (1906) per gli affari del Marocco. Attraverso la rinnovata amicizia francese la politica di Edoardo mise le basi d’un riavvicinamento alla Russia. Dopo il viaggio di re E. a Reval (luglio 1908) era nata la Triplice Intesa per fare equilibrio al binomio degl’Imperi centrali. Questa geniale politica estera fu seguita da Edoardo con metodi di rigida correttezza costituzionale, benché egli ne fosse a un tempo il primo ispiratore e un prezioso strumento nei contatti che, durante i suoi viaggi all’estero, egli prendeva con sovrani e uomini di stato. Questa politica non assunse mai carattere aggressivo, anzi uno degli ultimi atti del suo regno fu una visita ufficiale a Berlino (febbraio 1909), intonata a piena cordialità con il nipote rivale. Onde egli apparve ai contemporanei uno strenuo difensore della pace e i suoi Sudditi lo chiamarono a titolo d’onore Edward the peacemaker. Edoardo morì a Buckingham Palace il 6 maggio 1910, lasciando quattro figli; il principe di Galles, ora re Giorgio V, le principesse Luisa duchessa di Fife, Vittoria, e Maud, regina di Norvegia.

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Sovrano del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera
                    22 gennaio 1901; già Reale Cavaliere Compagno (K.G.), 8 dicembre 1841
 
Sovrano dell'Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano dell’Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo
                    22 gennaio 1901; già Cavaliere Compagno extranumero (K.T.), 24 maggio 1867
 
Sovrano dell'Illustrissimo Ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano dell’Illustrissimo Ordine di San Patrizio
                    22 gennaio 1901; già Cavaliere (K.P.), con precedenza su tutti gli altri Cavalieri, 18 marzo 1868
 
Sovrano dell'Onorevolissimo Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano dell’Onorevolissimo Ordine del Bagno
                    22 gennaio 1901; già Cavaliere gran croce (G.C.B.), 10 febbraio 1865; poi Gran Maestro e Primo e                      Principale Cavaliere gran croce, 22 giugno 1897
 
Sovrano dell'Ordine al merito - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano dell’Ordine al merito
                    9 agosto 1902 (fondatore)
 
Sovrano dell'Esaltatissimo Ordine della Stella d'India - nastrino per uniforme ordinaria    Sovrano dell’Esaltatissimo Ordine della Stella d’India
                     22 gennaio 1901; già Cavaliere Compagno extranumero (K.S.I.), 25 giugno 1861; poi Cavaliere                             gran comandante (G.C.S.I.), 24 maggio 1866
 
Sovrano del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio
                    22 gennaio 1901; già Cavaliere gran croce extranumero (G.C.M.G.), 31 maggio 1877
 
Sovrano dell'Eminentissimo Ordine dell'Impero indiano - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano dell’Eminentissimo Ordine dell’Impero indiano
                    22 gennaio 1901; già Cavaliere gran comandante extranumero (G.C.I.E.), 21 giugno 1887
 
Sovrano dell'Ordine reale vittoriano - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano dell’Ordine reale vittoriano
                    22 gennaio 1901; già Cavaliere gran croce (G.C.V.O.), 6 maggio 1896
 
Sovrano dell'Ordine del Servizio imperiale - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano dell’Ordine del Servizio imperiale
                    8 agosto 1902 (fondatore)
 
Medaglia in oro del giubileo d'oro della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia in oro del giubileo d’oro della regina Vittoria
                    21 giugno 1887 (con barretta 1897)
 

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Regno di Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di Sant’Uberto (Regno di Baviera)
 
 
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (R. E., Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (R. E., Danimarca)
                    1863
 
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (secondo Impero francese) - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore (secondo Impero francese)
                    marzo 1863
 
Balì Cavaliere di gran croce d'onore e devozione del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (SMOM) - nastrino per uniforme ordinaria   Balì Cavaliere di gran croce d’onore e devozione del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di                              San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (SMOM)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della spada (Regno di Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Torre e della spada (Regno di Portogallo)
                    marzo 1859
 
Cavaliere dell'Ordine supremo dell'Aquila Nera con collare (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila Nera con collare (Regno di Prussia)
                    17 gennaio 1869
 
Gran Croce e Collare dell'Ordine di Carol I (Regno di Romania) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce e Collare dell’Ordine di Carol I (Regno di Romania)
                    1906
 
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Andrea "il primo chiamato" (Impero Russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Andrea “il primo chiamato” (Impero Russo)
                    gennaio 1874
 
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
                    1859
 
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro (Regno di Spagna)
                    maggio 1852
 
Cavaliere di gran croce del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna)
                    maggio 1876
 
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Regno di Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Regno di Svezia)
                    27 settembre 1864
 
Collare dell'ordine reale di Kalakaua - nastrino per uniforme ordinaria   Collare dell’ordine reale di Kalakaua
                    luglio 1881
 

Alice di Sassonia-Coburgo-Gotha: Alice nacque il 25 aprile 1843 a Londra, a Buckingham Palace. Era la terza figlia, e la seconda femmina, della regina Vittoria, e di suo marito il principe consorte Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Venne chiamata Alice in onore del Primo Ministro di Vittoria, Lord Melbourne, che era un ammiratore della regina e una volta aveva commentato che “Alice” era il suo nome femminile preferito. Maud, il nome anglosassone di Matilda, venne scelto in onore di una madrina di Alice, la principessa Sofia Matilda di Gloucester, una bisnipote in linea maschile di re Giorgio II. Mary venne scelto perché Alice era nata lo stesso giorno della sua prozia, la principessa Maria, duchessa di Gloucester. Alice venne battezzata nella cappella privata di Buckingham Palace da William Howley, arcivescovo di Canterbury, il 3 giugno 1843. I padrini furono il Re di Hannover, (rappresentato dal principe Adolfo, duca di Cambridge; la Principessa Feodora di Hohenlohe-Langeburg, (rappresentata dalla nonna materna, la duchessa di Kent); il principe ereditario di Sassonia-Coburgo-Gotha, (rappresentato dal granduca di Meclemburgo-Strelitz); e la principessa Sofia Matilda di Gloucester. La nascita di Alice incitò i suoi genitori a trovare una casa più grande per la famiglia. Buckingham Palace non aveva gli appartamenti privati di cui la famiglia di Vittoria, che era in crescita, aveva bisogno, incluse le nurseries adatte. Quindi, nel 1844, Vittoria e Alberto acquistarono Osborne House nell’isola di Wight come casa di vacanza per la famiglia. L’educazione di Alice venne progettata dal padre e da un suo vicino amico, il barone Stockmar. A Osborne, ad Alice e ai suoi fratelli vennero insegnate abilità pratiche come l’economia domestica, la cucina, il giardinaggio e la carpenteria. Vittoria e Alberto favorirono una monarchia basata sui valori della famiglia, e Alice e i suoi fratelli, che indossavano ogni giorno abiti della classe media, dormivano in camere da letto scarsamente arredate e con un piccolo riscaldamento. Alice era affascinata dal mondo esterno della corte, e a Balmoral, dove sembrava più felice, visitava gli inquilini che vivevano e lavoravano nell’azienda. In una occasione Alice scappò dalla sua governante nella Cappella del Castello di Windsor e sedette in un banco pubblico, così che lei potesse capire meglio le persone che non erano strette aderenti del protocollo reale. Nel 1854, durante la guerra di Crimea, la undicenne Alice girò ospedali di Londra per aiutare i soldati con la madre e la sorella maggiore. Nella sua infanzia, Alice strinse uno stretto rapporto con suo fratello, il Principe di Galles, e sua sorella maggiore, Vittoria, principessa reale. Alice aveva uno stretto rapporto con la sorella, e rimase sconvolta quando sposò il principe Federico di Prussia, nel 1858. Dopodiché, si avvicinò di più al Principe di Galles, con il quale tenne un legame stretto ed intimo. Il 16 marzo 1861 sua nonna, la duchessa di Kent, morì a Frogmore. Alice aveva trascorso molto del suo tempo al fianco di sua nonna, spesso suonando il pianoforte e prendendosi cura di lei durante la fase finale della sua malattia. Dopo la morte della duchessa, la regina Vittoria crollò per il dolore e fece affidamento su Alice, alla quale Alberto aveva dato le istruzioni di «andare a confortare Mama». Solo pochi mesi dopo, il 14 dicembre 1861, suo padre morì al Castello di Windsor. Durante la sua malattia, Alice rimase al suo capezzale. La regina rimase sconvolta dalla morte del marito, e la corte entrò in un periodo di intenso lutto Alice divenne segretaria non ufficiale di sua madre e, per i successivi sei mesi, la rappresentava nelle occasioni ufficiali. Alice venne aiutata in questo compito da sua sorella minore, la principessa Luisa. I piani matrimoniali di Alice vennero avviati nel 1859 da sua madre, con il granduca d’Assia e del Reno. La regina aveva espresso il suo desiderio che i suoi figli si sposassero per amore, ma ciò non comprendeva eventuali pretendenti che non facessero parte delle case reali d’Europa. La Regina incaricò la figlia Vittoria, Principessa Reale, da poco sposata con il futuro imperatore tedesco Federico III, di mandarle un elenco di principi disponibili in Europa. La sua ricerca produsse due soli candidati idonei: Guglielmo, Principe d’Orange e il principe Alberto di Prussia, cugino del marito di Vittoria. Il principe d’Orange fu presto scartato in quanto non mostrò alcun interesse per Alice nonostante le forti pressioni da parte della madre, la regina Sofia dei Paesi Bassi. Tuttavia, egli si recò al Castello di Windsor in modo che la regina Vittoria avrebbe potuto conoscerlo di persona, ma risultò sgradevole ad Alice. Anche il principe Alberto venne respinto. La regina era fortemente anti-cattolica, e scartò il cugino Pietro V di Portogallo a causa della sua religione. Entrambi i principali candidati ormai scartati, la principessa Vittoria suggerì il principe Luigi di Assia-Darmstadt, un membro di una casa reale tedesca minore, nipote del granduca Luigi III d’Assia. La principessa Vittoria si recò alla corte d’Assia per conoscere la sorella di Luigi, la principessa Anna come una potenziale sposa per suo fratello, il Principe di Galles. Anche se non rimase molto colpita da Anna, Vittoria ne rimase invece molto con Luigi e suo fratello, il principe Enrico. Entrambi vennero invitati al Castello di Windsor nel 1860, apparentemente per partecipare alle gare di Ascot in compagnia della famiglia reale; ma in realtà, la visita era l’occasione per la regina di conoscere il suo potenziale genero. La regina ammirò sia Luigi che Enrico, ma notò come Luigi e Alice andassero d’accordo. Quando arrivò il momento di ritornare in Assia, Luigi chiese una fotografia di Alice, e Alice gli disse che era attratta da lui. Nel 1861 venne formalmente annunciato il fidanzamento tra Alice e Luigi in seguito al consenso della regina. La sovrana riuscì a convincere il Parlamento a votare ad Alice una dote di 33 000 sterline. Anche se la somma fu considerata molto elevata per essere soltanto una dote, il Principe Alberto osservò che “lei non sarebbe stata in grado di fare grandi cose con essa” nel minuscolo Granducato d’Assia, rispetto alle ricchezze che sua sorella Vittoria avrebbe accumulato come futura Regina di Prussia e Imperatrice di Germania. Inoltre, la futura residenza della coppia a Darmstadt era incerta. Sebbene la regina prevedesse che si sarebbe costruito un nuovo palazzo, il popolo di Darmstadt non voleva addossarsi quella pesante spesa, e la polemica causò del risentimento. Ciò significava che Alice era impopolare a Darmstadt prima ancora di essere arrivata. Tra il fidanzamento e il matrimonio, il padre di Alice, il principe Alberto, morì il 14 dicembre 1861. Nonostante il dolore, la regina ordinò che i preparativi del matrimonio dovevano andare avanti come previsto. Il 1º luglio 1862, Alice e Luigi si sposarono privatamente nella sala da pranzo di Osborne House, che era stata trasformata in una cappella provvisoria. Alice venne accompagnata all’altare dallo zio, il duca Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha, e affiancata da quattro damigelle d’onore, tra le quali le sorelle minori: Elena, Luisa e Beatrice, nonché dalla sorella di Luigi, Anna. Per la cerimonia, Alice indossò un abito bianco con un velo di pizzo Honiton, ma venne richiesto di indossare abiti neri a lutto prima e dopo la cerimonia. Durante la cerimonia sia la regina che il principe Giorgio, duca di Cambridge si commossero. La Regina ha scritto alla figlia maggiore, Vittoria, che la cerimonia era “più un funerale che un matrimonio”, e disse a Alfred Lord Tennyson che era “il giorno più triste che si possa ricordare”. Gerard Noel descrisse la cerimonia come “la più triste tra i matrimoni reali in tempi moderni” – «era finito intorno alle 16:00 e la coppia partì per la loro luna di miele a St Claire, a Ryde, una casa prestata dalla famiglia Vernon Harcourt. L’entourage di Alice comprendeva Lady Churchill, il generale Seymour e Herr Westerweller». Portatrice dell’emofilia come sua madre, trasmise il gene difettoso ad un figlio maschio malato e a due figlie femmine portatrici. La regina Vittoria disapprovava il fatto che la figlia allattasse i figli al seno in quanto considerava tale atto animalesco e quindi non adatto ad un’aristocratica. Alice e Luigi arrivarono a Bingen, il 12 luglio 1862, e vennero accolti da una folla riunitasi a dispetto della pioggia battente. Dopodiché presero un treno per Magonza, prima di prendere un piroscafo lungo il Reno a Gustavsburg. Da lì, presero un treno per Darmstadt, dove vennero accolti con grande entusiasmo. Alice non si adattò immediatamente a Darmstadt. La questione della residenza divenne un problema dopo il suo arrivo. La coppia andò ad abitare in una casa del centro storico della città, che si affacciava sulla strada. I carri rombanti che passavano potevano essere facilmente sentiti attraverso le pareti sottili della casa. Nel 1863, si recò in Inghilterra per il matrimonio di suo fratello, il Principe di Galles con la principessa Alessandra di Danimarca. Durante il suo soggiorno, Alice diede alla luce la sua prima figlia, alla presenza della regina. Il cappellano della corte di Darmstadt fu chiamato in Inghilterra per il battesimo. Dopo il ritorno a Darmstadt, Alice e Luigi ricevettero una nuova residenza, Kranichstein, a nord-est di Darmstadt. Allo scoppio della Guerra austro-prussiana, l’Assia-Darmstadt si schierò con gli austriaci, rendendo tecnicamente Alice e sua sorella Vittoria nemiche. Al momento della partenza di Luigi per comandare la cavalleria dell’Assia contro i prussiani, Alice mandò le figlie in Inghilterra. Nonostante la sua gravidanza, svolse i suoi compiti occupandosi dell’organizzazione degli ospedali per i feriti. Quando le truppe prussiane erano sul punto di entrare a Darmstadt, Alice pregò suo marito di arrendersi. Alla fine della guerra, Alice rimase scioccata dal comportamento delle truppe prussiane in Assia; Berlino sequestrò le ferrovie e i sistemi telegrafici, e stimò che l’Assia aveva subito danni per tre milioni di fiorini. Alice scrisse a sua madre, che a sua volta scrisse a Vittoria, che rispose che non c’era nulla che potesse fare per alleviare la “posizione” di Alice. Grazie all’influenza dello zar Alessandro III di Russia, che esortò il re di Prussia, Luigi mantenne il trono, siccome la madre dello zar era anche la zia di Luigi. Tuttavia, Alice fu irritata da una visita della sorella Vittoria nella regione conquistata di Homburg, originariamente parte dell’Assia, che divenne un territorio prussiano. Allo scoppio della Guerra franco-prussiana, Luigi combatté al fianco dei prussiani. Verso la fine del 1871, Alice si recò a Balmoral in visita alla madre, che si stava riprendendo da due gravi malattie, e Alice ebbe la sensazione che la madre non la volesse lì. Perciò Alice e Luigi si recarono a Sandringham dove si trovava il fratello, il Principe del Galles.  Il 29 maggio 1873, il figlio più giovane e preferito, Federico, chiamato “Frittie”, morì dopo essere caduto da 20 metri da una finestra. Il bambino soffriva di emofilia, e anche se riprese conoscenza, l’emorragia interna non poteva essere fermata. Alice non si riprese mai dalla morte di Frittie, scrivendo a sua madre due mesi dopo: “.. Sono contenta di avere una piccola immagine colorata del mio tesoro, mi sento più triste che mai e mi manca così tanto, continuamente”. Tuttavia, l’attenzione della regina era più concentrata sul fidanzamento tra il figlio Alfredo e la granduchessa Marija Aleksandrovna di Russia, unica figlia superstite di Alessandro II e della sua prima moglie, l’imperatrice Maria Alexandrovna. Dopo la morte di Frittie, Alice si attaccò al figlio superstite, Ernesto, e alla sua figlia appena nata Maria. Nel 1875 ha ripreso le sue funzioni pubbliche. Mantenne una corrispondenza attiva con Octavia Hill. Nonostante i problemi coniugali, Alice rimase una forte sostenitrice del marito, molto critico quando le sue capacità o talenti non erano pienamente riconosciuti. Il 20 marzo 1877, il padre di Luigi morì, rendendo Luigi erede apparente. Il 13 giugno dello stesso anno, il granduca Luigi III morì, e Luigi e Alice divennero il Gran Duca e la Gran Duchessa d’Assia. Tuttavia, la sua impopolarità continuò a Darmstadt e siccome la madre non la voleva in Inghilterra, lei e i suoi figli trascorsero alcuni mesi a Cabourg, in Normandia, dove Luigi spesso li andava a visitare. Al ritorno a Darmstadt di Alice e Luigi, come Gran Duca e Gran Duchessa, vennero accolti con festa che Alice non si aspettava. Nel suo nuovo ruolo, Alice si occupò di riformare le condizioni sociali di Darmstadt. Nel novembre 1878, la famiglia granducale si ammalò di difterite. La figlia di Alice, Vittoria, fu la prima ad ammalarsi, lamentandosi di un torcicollo, la sera del 5 novembre. La difterite venne diagnosticata la mattina seguente, e ben presto la contrassero anche gli altri figli di Alice. Suo marito Luigi divenne infettato poco dopo. Elisabetta era l’unica a non ammalarsi e venne mandata dalla nonna materna. Maria si ammalò gravemente il 15 novembre, e Alice rimase al suo capezzale. Tuttavia, era troppo tardi; Maria morì poco dopo. Alice era sconvolta. Per diverse settimane, Alice tenne la notizia della morte di Maria segreta ai suoi figli, ma alla fine lo disse a Ernesto all’inizio di dicembre. Mentre sedeva piangendo, Alice baciò il figlio. In un primo momento, però, Alice non si ammalò. Tuttavia, sabato 14 dicembre, anniversario della morte del padre, si ammalò gravemente. Le sue ultime parole furono: “Caro Papà”, e cadde priva di sensi alle 02:30. Poco dopo alle 08:30, Alice morì. Fu sepolta il 18 dicembre 1878, presso il Mausoleo Granducale a Rosenhöhe, fuori Darmstadt, con la Union Jack drappeggiata sulla sua bara. I suoi cinque orfani, di età compresa tra i sei e i quindici anni, furono mandati a Windsor per un paio di mesi. La nonna Vittoria volle infatti prendersi cura di loro e tenersi aggiornata su di loro anche quando tornarono a casa. Avrebbe desiderato far sposare il vedovo Luigi alla figlia Beatrice, ma la legge inglese non lo consentiva. Alla morte di Luigi IV, il figlio Ernesto divenne granduca di Assia e del Reno ma alla fine della prima guerra mondiale nel 1918 fu costretto ad abdicare e il Granducato di Assia e del Reno cessò di esistere. Quando la regina Vittoria morì, le furono messi nella bara i suoi oggetti più cari tra cui una tunica ricamata da Alice. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Compagna dell'Ordine imperiale della Corona d'India (CI) - nastrino per uniforme ordinaria   Compagna dell’Ordine imperiale della Corona d’India (CI)
                    1º gennaio 1878
 
Croce al merito per donne e ragazze (Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito per donne e ragazze (Prussia) 
 
 
 

Arc. 3385: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1164: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910). Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Arc. 1165: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1071: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1166: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 421: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 586: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910). Fotografia CDV. Fotografo: A. Hautmann & C. – Firenze. 

Arc. 1593: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910) e la consorte Alessandra di Danimarca (Copenaghen, 1º dicembre1844 – Sandringham, 20 novembre1925) il giorno delle nozze il 10 marzo 1863. Edoardo indossa l’abito da Gran maestro dell’Ordine del Bagno. 

Alessandra di Danimarca: la principessa Alexandra Caroline Marie Charlotte Louise Julia, detta Alix nell’ambito familiare, nacque nel Palazzo Giallo, edificio del XVIII secolo adiacente ad Amalienborg nel complesso reale di Copenaghen. Suo padre era il principe Cristiano e sua madre la principessa Luisa d’Assia-Kassel. Nonostante le ascendenze nobiliari, la sua famiglia viveva un’esistenza relativamente normale: vantava infatti entrate di circa 800 sterline dovute a un precedente incarico militare di Cristiano, e l’abitazione dove viveva era concessa in usufrutto gratuito senza canone di locazione. Lo scrittore Hans Christian Andersen era uso essere invitato a casa per raccontare fiabe ai bambini di casa prima che andassero a letto. Nel 1848 il re Cristiano VIII di Danimarca morì e gli succedette l’unico figlio Federico VII, il quale aveva già due matrimoni alle spalle, ma era senza figli; ciò significava che il principe Cristiano di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg, discendente di un cugino del re, poteva essere l’erede al trono di Danimarca e dello Schleswig-Holstein. In Holstein la legge salica impediva la successione tramite linea femminile, mentre in Danimarca non c’era distinzione; l’Holstein, essendo prevalentemente tedesco, si proclamò indipendente e chiamò in aiuto la Prussia. Nel 1852 le grandi potenze tennero una conferenza a Londra per discutere della successione danese: le condizioni di pace prevedevano la nomina del principe Cristiano a successore di Federico VII, a discapito delle rivendicazioni degli altri pretendenti, fra i quali vi erano la suocera di Cristiano e suo cognato. Cristiano ottenne dunque il titolo di principe di Danimarca e con la famiglia si trasferì nella residenza ufficiale di Palazzo Bernstorff. Sebbene lo status della famiglia si fosse alzato, ci fu solo un piccolo incremento nella rendita e Cristiano e i suoi non parteciparono alla vita di corte a Copenaghen, poiché non desideravano incontrare la terza moglie di Federico, un tempo sua amante, Louise Rasmussen, che aveva un figlio illegittimo, nato da una precedente relazione. Nella nuova dimora Alessandra occupava un aerato attico insieme alla sorella Dagmar, futura zarina di Russia, si cuciva da sola gli abiti e serviva a tavola le sue sorelle. A Bernstorff Alessandra stava diventando una donna: imparava l’inglese dal suo cappellano a Copenaghen e fu cresimata a Christiansborg nella confessione luterna della chiesa danese. Alessandra dopo la conversione a seguito del matrimonio fu devota per tutta il resto della vita ai precetti dell’Alta chiesa anglicana. La regina Vittoria e il principe consorte Alberto erano preoccupati nel trovare una sposa al figlio ed erede Edoardo Alberto, principe del Galles, e chiesero aiuto a una delle loro figlie, Vittoria, principessa ereditaria di Prussia. Inizialmente Alessandra non fu la loro prima scelta, poiché i danesi erano in disaccordo con i prussiani sulla questione dello Schleswig-Holstein e la famiglia reale britannica aveva maggiori relazioni con l’ambiente tedesco. Alla fine, però, dopo aver respinto altre possibilità, la loro scelta cadde sulla principessa Alessandra, dalle nobili origini e di stirpe reale, ritenuta «l’unica che può essere scelta». Il 24 settembre 1861 la principessa Vittoria presentò ufficialmente Alessandra al principe Edoardo a Spira, ma fu quasi un anno dopo, il 9 settembre 1862, dopo la morte di suo padre, che Edoardo chiese ufficialmente in sposa Alessandra al castello di Laeken, residenza di suo zio, il re Leopoldo I del Belgio. Pochi mesi dopo, Alessandra si mise in viaggio dalla Danimarca verso l’Inghilterra a bordo della nave reale HMY Victoria and Albert e arrivò a Gravesend, nel Kent, il 7 marzo 1863. La coppia venne sposata tre giorni dopo, nella cappella di San Giorgio a Windsor, da Thomas Longley, arcivescovo di Canterbury. In quei giorni la corte era ancora in lutto per il principe Alberto e il vestiario delle dame era dunque ristretto al grigio, lilla e malva. La coppia, durante la luna di miele a Osborne House, sull’isola di Wight. L’anno seguente il padre di Alessandra divenne re di Danimarca, il fratello Giorgio divenne re di Grecia e sua sorella Dagmar venne fidanzata allo zarevic di Russia. L’ascesa al trono di suo padre causò un peggioramento delle relazioni tra Danimarca e Schleswig-Holstein, scoppiò la Seconda guerra dello Schleswig e la Confederazione germanica invase i territori danesi, tanto che la Danimarca ne uscì sconfitta, con la riduzione a due quinti delle proprie terre. Con grande irritazione delle regina Vittoria e della principessa di Prussia, il principe Edoardo e Alessandra sostennero i danesi durante la guerra. La conquista delle terre danesi da parte della Prussia aumentò la profonda avversione di Alessandra nei confronti dei tedeschi, un sentimento che l’accompagnò per il resto della sua vita. Il primo figlio di Alessandra, Alberto Vittorio, era nato prematuro di due mesi nel 1864 e a lui seguirono altri cinque figli, tra maschi e femmine. La principessa era estremamente dedita ai suoi figli: «Era felicissima quando poteva correre alla nursery, indossare un grembiule di flanella, lavare da sola i suoi figli e vederli addormentarsi nei loro lettini», disse Mrs. Blackburn, la capo-infermiera reale. In pubblico Alessandra era dignitosa e affascinante, in privato affettuosa e allegra. La divertivano molte attività sociali, fra le quali la danza e il pattinare sul ghiaccio, ed era anche un’esperta cavallerizza e guidava il tandem. Le piaceva anche cacciare, con grande costernazione della regina Vittoria, che inutilmente le chiese di smettere. Anche dopo la nascita del primo figlio, continuò le sue attività ancor più intensamente di prima e ciò portò ad una frattura tra la regina e la giovane coppia, aumentata dalla ripugnanza di Alessandra nei confronti dei tedeschi e dalla parzialità di Vittoria nei loro confronti. Apparentemente tutti i bambini di Alessandra nacquero prematuri: poiché ella non voleva che la regina Vittoria fosse presente ai suoi parti, ingannava deliberatamente la suocera sulle sue probabili date di parto. Durante il terzo parto, nel 1867, le complicazioni aggiunte a una febbre reumatica misero a rischio la sua vita, lasciandole per sempre un’andatura zoppicante. La coppia fece un viaggio di sei mesi visitando l’Austria, la Spagna, la Grecia e l’Egitto tra il 1868e il 1869. Arrivarono anche in Turchia, dove Alessandra fu la prima donna a sedere a tavola con il sultano Abdul Aziz. Edoardo VII, quando salì al trono nel 1901, insignì la moglie dell’Ordine della Giarrettiera, che fino ad allora era riservato ai soli uomini, eccezion fatta per i sovrani donna come le regine Elisabetta I d’Inghilterra, Anna di Gran Bretagna e Vittoria del Regno Unito. La consuetudine fu confermata poi da Giorgio V, che diede l’Ordine alla moglie Maria e, successivamente, Giorgio VI alla consorte Elizabeth Bowes-Lyon. Durante la vita di Alessandra, alcuni monarchi furono per la prima volta degradati ed espulsi dall’Ordine: gli imperatori Guglielmo II di Germania e Francesco Giuseppe I d’Austria furono espulsi nel 1915 quando i loro imperi mossero guerra all’Inghilterra. Sia come regina dal 1901 al 1910 sia come regina madre poi, fu molto amata dal popolo britannico. Nel 1912, in occasione del 50º anniversario del suo arrivo in Inghilterra, indisse l’Alexandra Rose Day, giorno dedicato alla vendita a Londra di rose artificiali fatte da disabili, il cui ricavato veniva devoluto in opere caritatevoli. Ancora oggi esiste ed è patrocinato dalla principessa Alessandra di Kent, una sua bis-nipote. Nel 1919 fu raggiunta dalla sorella Dagmar, fuggita dalla Russia dopo la rivoluzione bolscevica che aveva portato alla morte di suo figlio, lo zar Nicola II, e della sua famiglia. Il 20 novembre 1925 morì per un attacco di cuore a Sandringham e fu tumulata a Windsor, accanto al marito. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London.

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Dama di I classe dell'Ordine reale di Vittoria ed Alberto (VA) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di I classe dell’Ordine reale di Vittoria ed Alberto (VA)
 
 
Compagna dell'Ordine imperiale della Corona d'India (CI) - nastrino per uniforme ordinaria   Compagna dell’Ordine imperiale della Corona d’India (CI)
                    1º gennaio 1878
 
Medaglia in oro del giubileo d'oro della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia in oro del giubileo d’oro della regina Vittoria
                    1887 (con barretta 1897)
 
Medaglia d'oro del giubileo di diamante della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro del giubileo di diamante della regina Vittoria
                    1897
 
Lady del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (LG) - nastrino per uniforme ordinaria   Lady del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (LG)
                    13 febbraio 1901, prima Lady reale creata
 
Dama dell'Ordine familiare reale di re Edoardo VII - nastrino per uniforme ordinaria   Dama dell’Ordine familiare reale di re Edoardo VII
                    9 agosto 1902
 
Medaglia in argento dell'incoronazione di re Edoardo VII - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia in argento dell’incoronazione di re Edoardo VII
                    9 agosto 1902
 
Dama di Gran Croce dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico (GCBE) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di Gran Croce dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (GCBE)
                    1º gennaio 1918
 
Dama di Giustizia del Gran Priorato dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme in Inghilterra (DStJ) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di Giustizia del Gran Priorato dell’Ordine dell’Ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme                        in Inghilterra (DStJ)
 

Onorificenze straniere

Dama di Gran Croce dell'Ordine imperiale di Santa Caterina (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di Gran Croce dell’Ordine imperiale di Santa Caterina (Impero di Russia)
 
 
Dama Nobile del Reale Ordine delle Dame Nobili della regina Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Nobile del Reale Ordine delle Dame Nobili della regina Maria Luisa (Spagna)

Arc. 1166: Edoardo VII (Buckingham Palace, 9 novembre 1841 – Buckingham Palace, 6 maggio 1910) e la consorte Alessandra di Danimarca (Copenaghen, 1º dicembre 1844 – Sandringham, 20 novembre 1925). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1167: Alessandra di Danimarca (Copenaghen, 1º dicembre 1844 – Sandringham, 20 novembre 1925). Fotografia CDV. Fotografo: Stereoscopic and Photographic Company – London. 

Arc. 1167: Alessandra di Danimarca (Copenaghen, 1º dicembre 1844 – Sandringham, 20 novembre 1925). Fotografia CDV. Fotografo: Southwell Bros. – London. 

Arc. 1168: Alessandra di Danimarca (Copenaghen, 1º dicembre 1844 – Sandringham, 20 novembre 1925). Fotografia CDV. Fotografo: G. E. Hansen.

Arc. 1168: Alfred Ernest Albert Sassonia-Coburgo-Gotha (Castello di Windsor, 6 agosto 1844 – Coburgo, 30 luglio 1900). Nato al castello di Windsor, Alfredo fu il quarto figlio della regina Vittoria del Regno Unito (1819-1901), unica figlia del principe Edoardo, duca di Kent e di sua moglie, la principessa Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld. Suo padre era il principe consorte Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (1819-1861), figlio del duca Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha. In quanto figlio di un monarca, dalla nascita ottenne il titolo di Altezza Reale e fu secondo in linea di successione dopo il fratello maggiore, il principe di Galles, sino alla nascita del figlio di quest’ultimo, il duca Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha. In famiglia era noto col soprannome di “Affie”. Alfredo venne battezzato dall’arcivescovo di Canterbury, William Howley, nella cappella privata del castello di Windsor il 6 settembre 1844. Suoi padrini furono il principe Adolfo, duca di Cambridge (suo prozio materno), sua zia paterna Alessandrina, duchessa di Sassonia-Coburgo-Gotha (rappresentata dalla nonna materna, la duchessa di Kent) e il fratellastro della regina Vittoria, principe Carlo di Leiningen (rappresentato dal duca di Wellington). Nel 1856, come era suo desiderio, entrò a far parte della Marina Reale Britannica, sotto la tutela del maggiore generale John Clayton Cowell. Superò l’esame per diventare marinaio nell’agosto del 1858 e iniziò il suo servizio a bordo dell’Euryalus. Nel luglio del 1860, mentre era in servizio in marina, compì una visita ufficiale alla Colonia del Capo e fece un’impressione molto favorevole sia ai coloni che ai capi nativi. Venne promosso Luogotenente il 24 febbraio del 1863, dopo essere passato sul Racoon, e poi, nel febbraio del 1866, diventò Capitano, ottenendo il suo primo comando sulla fregata Galatea. In quello stesso anno, nel giorno del compleanno della regina (24 maggio), il principe ottenne il titolo di duca di Edimburgo, conte di Ulster e Kent, con una rendita annuale di 22.000 sterline assegnatagli dal parlamento. L’8 giugno 1866 ottenne un seggio alla Camera dei Lords. Tra il gennaio del 1867 e il giugno del 1868 effettuò un giro del mondo con il suo vascello, visitando l’isola di Tristan da Cunha, dove gli abitanti chiamarono in suo onore la capitale con il nome di Edinburgh of the Seven Seas, proseguendo poi per Città del Capo e raggiungendo infine l’Australia, dove rimase cinque mesi. Il principe fu quindi il primo membro della famiglia reale britannica a visitare l’Australia (1868), la Nuova Zelanda(1869), le Indie britanniche (1869) e Hong Kong. Durante la sua permanenza a Sydney, il 12 marzo del 1868 rimase ferito in un attentato ad opera di Henry James O’Farrell, il quale venne arrestato, processato e poi impiccato il 21 aprile del 1868. Il 23 marzo dello stesso anno venne deciso di costruire, in ricordo dell’attentato subito dal principe, il Royal Prince Alfred Hospital. Il 23 gennaio del 1874, nel Palazzo d’Inverno in San Pietroburgo, Alfredo sposò la granduchessa Marija Aleksandrovna Romanova (1853-1920), figlia dello zar Alessandro II di Russia (1818-1881) e della zarina Maria Aleksandrovna (1824-1880), nata granduchessa d’Assia e del Reno. Pochi anni dopo il matrimonio la coppia si stabilì sull’isola di Malta, dove rimase per molto tempo e dove nacque anche la loro terza figlia. Durante tutta la sua vita Alfredo si dedicò quasi totalmente alla sua professione, nella quale dimostrò una completa padronanza e una non comune intelligenza per le tattiche navali. Nel 1887 venne promosso al grado di Ammiraglio e, nel 1893, a quello di Ammiraglio di flotta. Le sue naturali doti diplomatiche, l’aspetto solenne e i legami con la famiglia reale inglese lo resero un valido candidato per il trono greco quando, nel 1862, il re Ottone di Grecia venne costretto ad abdicare da un sanguinoso colpo di Stato. I piani per la successione di Alfredo al trono di Grecia, però, vennero bloccati dallo stesso governo inglese, in quanto così facendo egli avrebbe dovuto rinunciare alla successione al trono inglese e a quella dei ducati di Sassonia-Coburgo-Gotha per cui suo zio Ernesto II, senza eredi, lo aveva designato. Quando il 22 agosto del 1893 il duca Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha (1818-1893), suo zio paterno, morì senza lasciare eredi diretti, il Ducato di Sassonia-Coburgo-Gotha passò ad Alfredo, in quanto il fratello maggiore Edoardo, primo in linea di successione per il ducato, rinunciò al diritto. Dapprima visto freddamente come uno “straniero”, egli seppe gradualmente ottenere popolarità nel suo nuovo ruolo di duca. Alfredo era un grande appassionato di musica e prese parte attiva alla fondazione di una sede del Royal College of Music a Coburgo. Egli stesso suonava il violino (che aveva studiato a Holyrood con l’espatriato ungherese George Lichtenstein), ma non era particolarmente dotato per lo strumento. Durante una festa organizzata da suo fratello, venne convinto a suonare. Sir Henry Ponsomby scrisse a proposito dell’esibizione: “completamente fuori tono e un rumore abominevole”. Fu anche un ottimo collezionista di vetri e ceramiche e la sua collezione, valutata mezzo milione di marchi dell’epoca, venne offerta poi dalla sua vedova al Veste Coburg, un’enorme fortezza sulla collina presso Coburgo. Divenne famoso anche per la sua collezione di francobolli, iniziata nel 1856. Eletto Presidente Onorario nel 1890 della Philatelic Society, London, poté presentare all’Esposizione filatelica di Londra, dello stesso anno, numerosi francobolli dei diversi paesi visitati durante i suoi viaggi. L’unico figlio maschio del duca, il principe Alfredo, venne coinvolto in uno scandalo con la sua amante e tentò il suicidio, sparandosi, nel gennaio del 1899. Il giovane sopravvisse al tentativo di suicidio e venne inviato dai genitori a Merano per riprendersi, ma vi morì due settimane più tardi, il 6 febbraio. Alfredo, duca di Sassonia-Coburgo-Gotha, morì a causa di un tumore alla laringe il 30 luglio del 1900, nel castello di Rosenau, sua residenza estiva appena fuori Coburgo. Venne sepolto nel mausoleo della famiglia ducale nel cimitero pubblico di Glockenberg. Gli successe il nipote Carlo Edoardo, figlio del fratello Leopoldo. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Onorificenze

Onorificenze di Sassonia-Coburgo e Gotha

Gran Maestro dell'Ordine della Casata Ernestina di Sassonia-Coburgo-Gotha - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Maestro dell’Ordine della Casata Ernestina di Sassonia-Coburgo-Gotha
 

Onorificenze britanniche

Reale Cavaliere compagno (soprannumerario) del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (KG) - nastrino per uniforme ordinaria   Reale Cavaliere compagno (soprannumerario) del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (KG)
                    10 giugno 1863
 
Cavaliere extranumero dell'Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo (KT) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere extranumero dell’Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo (KT)
                    15 ottobre 1864
 
Cavaliere Gran Croce del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio (GCMG) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio (GCMG)
                    29 giugno 1869
 
Cavaliere Gran Comandante extranumero dell'Esaltatissimo Ordine della Stella d'India (GCSI) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Comandante extranumero dell’Esaltatissimo Ordine della Stella d’India (GCSI)
                    7 febbraio 1870
 
Cavaliere dell'Illustrissimo Ordine di San Patrizio (KP) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Illustrissimo Ordine di San Patrizio (KP)
                    14 (o 20) maggio 1880
 
Cavaliere Gran Croce dell'Eminentissimo Ordine dell'Impero Indiano (GCIE) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce dell’Eminentissimo Ordine dell’Impero Indiano (GCIE)
                   21 giugno 1887
 
Medaglia in oro del giubileo d'oro della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia in oro del giubileo d’oro della regina Vittoria
                    21 giugno 1887 (con barretta 1897)
 
Medaglia d'oro del giubileo di diamante della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro del giubileo di diamante della regina Vittoria
                    1897
 
Cavaliere Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce dell’Ordine Reale Vittoriano
                    24 maggio 1899
 
Cavaliere Gran Croce dell'Onorevolissimo Ordine del Bagno, divisione militare (GCB, mil.) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce dell’Onorevolissimo Ordine del Bagno, divisione militare (GCB, mil.)
                    25 maggio 1889
 

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Luigi (Granducato d’Assia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine imperiale della Croce (Impero del Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine imperiale della Croce (Impero del Brasile)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
 
 
Cavaliere dell'Ordine di Kamehameha I (Regno delle Hawaii) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di Kamehameha I (Regno delle Hawaii)
 
 
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce con gemme dell'Ordine della Corona Wendica (Granducato di Meclemburgo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce con gemme dell’Ordine della Corona Wendica 
                    28 giugno 1868
 
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Osmanie (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine di Osmanie (Impero ottomano)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone d'Oro di Nassau (Regno dei Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone d’Oro di Nassau (Regno dei Paesi Bassi)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Regno del Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Torre e della Spada (Regno del Portogallo)
 
 
Cavaliere dell'Ordine supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
 
 
Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila rossa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine dell’Aquila rossa (Regno di Prussia)
 
 
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Andrea "il primo chiamato" (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Andrea “il primo chiamato” (Impero russo)
 
 
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro (Regno di Spagna)
 
 
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Regno di Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Regno di Svezia)
                   24 maggio 1881

Arc. 1593: Alfred Ernest Albert Sassonia-Coburgo-Gotha (Castello di Windsor, 6 agosto 1844 – Coburgo, 30 luglio 1900). Fotografia CDV. Fotografo: F. Joubert – Bayswater.

Arc. 3346: Alfred Ernest Albert Sassonia-Coburgo-Gotha (Castello di Windsor, 6 agosto 1844 – Coburgo, 30 luglio 1900). Fotografia CDV. Fotografo: F. Joubert – Bayswater.

Arc. 2634: Alfred Ernest Albert Sassonia-Coburgo-Gotha in abito scozzese (Castello di Windsor, 6 agosto 1844 – Coburgo, 30 luglio 1900). Fotografia CDV. Fotografo: Hills & Saunders – Eton – Oxford. 

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Arc. 1471: Alfred Ernest Albert di Sassonia-Coburgo-Gotha in uniforme di gala da Generale dell’esercito prussiano (Castello di Windsor, 6 agosto 1844 – Coburgo, 30 luglio 1900). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 3343: Helena Augusta Victoria ( Buckingham Palace, 25 maggio 1846 – Westminster, 9 giugno 1923). Fu una principessa membro della Famiglia reale britannica terza figlia e quinta fra i figli della regina Vittoria del Regno Unito e di Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, principe consorte. In famiglia, Elena veniva chiamata “Lenchen”. Elena fu educata da insegnanti privati scelti da suo padre e dal suo consigliere e amico il Barone Stockmar. Trascorse la sua infanzia insieme ai genitori, viaggiando tra le varie residenze del Regno Unito. L’atmosfera intima della corte reale terminò il 14 dicembre 1861 quando suo padre morì e sua madre cominciò un periodo di lutto stretto. Al principio del decennio del 1860, Elena ebbe un flirt con il bibliotecario tedesco del principe Alberto, Carl Ruland. Sebbene la natura del rapporto è in gran parte sconosciuta, le lettere romantiche di Elena a Ruland sopravvissero. Quando la regina Vittoria scoprì il loro rapporto nel 1863, licenziò Ruland che ritornò nella sua nativa Germania. Tre anni dopo, il 5 luglio 1866, Elena sposò il decaduto principe tedesco Cristiano di Schleswig-Holstein. La coppia rimase in Gran Bretagna, su richiesta della Regina, a cui piaceva avere le figlie accanto, così Elena con la sorella più piccola, la principessa Beatrice, divenne segretario non ufficiale della Sovrana. Dopo la morte della regina Vittoria il 22 gennaio 1901, Elena vide relativamente poco i suoi fratelli ancora in vita. Elena era il membro più attivo della famiglia reale, realizzando un ampio programma di impegni che la videro coinvolta a dispetto del fatto che a quel tempo i membri della famiglia reale non apparivano spesso in pubblico. Fu una mecenate attiva degli enti di beneficenza e uno dei membri fondatori della Croce Rossa britannica. Fu presidente e fondatore della Scuola Reale di Ricamo e presidente dell’Associazione Reale Britannica delle Infermiere e in questa veste sostenne tenacemente la creazione dell’albo delle infermiere contro il parere di Florence Nightingale. Fu il primo membro della Casa Reale a festeggiare il suo 50º anniversario di nozze nel 1916 ma suo marito morì l’anno successivo. Elena gli sopravvisse per sei anni e morì all’età di 77 anni a Schomberg House il 9 giugno 1923. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London.

Onorificenze

Dama di I classe dell'Ordine reale di Vittoria e Alberto (VA) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di I classe dell’Ordine reale di Vittoria e Alberto (VA)
 
Compagna dell'Ordine imperiale della Corona d'India (CI) - nastrino per uniforme ordinaria   Compagna dell’Ordine imperiale della Corona d’India (CI)
                    1º gennaio 1878
 
Membro (I classe) della Royal Red Cross (RRC) - nastrino per uniforme ordinaria   Membro (I classe) della Royal Red Cross (RRC)
                    29 aprile 1883
 
Medaglia in oro del giubileo d'oro della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia in oro del giubileo d’oro della regina Vittoria
                    21 giugno 1887 (con barretta 1897)
 
Dama di giustizia del Gran Priorato dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme in Inghilterra (DStJ) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di giustizia del Gran Priorato dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme 
                    23 marzo 1896
 
Medaglia d'oro del giubileo di diamante della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro del giubileo di diamante della regina Vittoria
                    1897
 
Medaglia dell'incoronazione di re Edoardo VII - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia dell’incoronazione di re Edoardo VII
                    1902
 
Dama di II classe del Ordine reale familiare di re Edoardo VII - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di II classe del Ordine reale familiare di re Edoardo VII
                    10 febbraio 1904
 
Medaglia dell'incoronazione di re Giorgio V - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia dell’incoronazione di re Giorgio V
                    1911
 
Dama dell'Ordine reale familiare di re Giorgio V - nastrino per uniforme ordinaria   Dama dell’Ordine reale familiare di re Giorgio V
                    3 giugno 1911
 
Dama Gran Croce dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico (GCBE) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Gran Croce dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (GCBE)
                    3 giugno 1918

Arc. 1170: Helena Augusta Victoria ( Buckingham Palace, 25 maggio 1846 – Westminster, 9 giugno 1923). Fotografia formato 12,5 x 8. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3343: Arturo Guglielmo Patrizio Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (Buckingham Palace, 1º maggio 1850 – Bagshot Park, 16 gennaio 1942). Arturo nacque a Buckingham Palace il 1º maggio 1850, settimo figlio e terzo maschio della regina Vittoria e del principe consorte Alberto. Venne quindi battezzato dall’arcivescovo di Canterbury, John Bird Sumner, il 22 giugno, nella cappella privata del palazzo e suoi padrini furono il principe Guglielmo di Prussia, la sua prozia paterna principessa Ida di Sassonia-Meiningen e il duca di Wellington. Arturo, dicono le fonti, era un bambino obbediente e tranquillo, che somigliava moltissimo al padre. Era il figlio maschio preferito di Vittoria. Sebbene lui e i fratelli ricevessero un’educazione rigida, era comunque permesso loro di giocare liberamente. A Osborne House, residenza estiva della famiglia reale, davano libero sfogo alla loro vivacità. Compagno di giochi era l’affettuoso padre Alberto, che a volte costruiva loro dei giocattoli. Sin dalla giovane età, Arturo sviluppò un grande interesse per la carriera militare e nel 1866, seguendo le sue naturali inclinazioni, venne arruolato nel Royal Military College a Woolwich, dove si diplomò due anni più tardi ed ottenne il grado di Tenente del corpo dei Royal Engineers dal 18 giugno 1868. Trasferito al Royal Regiment of Artillery il 2 novembre 1868, il 2 agosto 1869 passò alla Rifle Brigade, il reggimento di suo padre, con cui ebbe modo di recarsi in Sudafrica, in Canada nel 1869, in Irlanda, in Egitto nel 1882 e in India dal 1886 al 1890. In Canada Arturo, come ufficiale del distaccamento di Montréal della Rifle Brigade, trascorse un anno di addestramento e venne coinvolto nella difesa del dominion dai raid feniani; inizialmente il principe era stato tenuto in disparte, in quanto si riteneva che i Feniani, supportati dagli Stati Uniti, avrebbero puntato proprio a lui nel conflitto, ma successivamente venne deciso che le sue doti militari venivano prima di ogni altra cosa. Subito dopo il suo arrivo ad Halifax, Arturo visitò il Canada per otto settimane e nel gennaio del 1870 si recò anche a Washington, ove incontrò il presidente degli Stati Uniti, Ulysses Simpson Grant. Durante il suo servizio in Canada prese parte alle cerimonie d’investitura a Montréal, venendo invitato a balli e garden party, oltre ad assistere all’apertura del parlamento a Ottawa. Oltre agli eventi mondani, il principe prese parte il 25 maggio 1870 alla battaglia di Eccles Hill, sconfiggendo le forze dei Feninani e ricevendo la medaglia per la campagna corrispondente.  Arturo impressionò positivamente molti canadesi. Il 1º ottobre 1869 ricevette il titolo di Capo delle Sei Nazioni dagli Irochesi della riserva del Grand River in Ontario ed il nome di Kavakoudge (che significa “il sole che vola da est a ovest sotto la guida del Grande Spirito”), il che gli consentì di sedere nei consigli tribali e votare in materia di governo delle tribù. La sua nomina a Capo delle Sei Nazioni, inoltre, rompeva la secolare tradizione del numero massimo di 50 capi consentiti, in quanto egli era il cinquantunesimo.  Arturo venne promosso al rango onorario di Colonnello il 14 giugno 1871, a quello effettivo di Tenente-Colonnello nel 1876 e a quello effettivo di Colonnello di servizio il 29 maggio 1880. Tredici anni dopo, il 19 aprile 1893, venne nominato Generale. Il principe aveva sperato di succedere al cugino della madre, il principe Giorgio, duca di Cambridge, come comandante in capo del British Army, dopo che quest’ultimo era stato forzato a ritirarsi nel 1895. Questo desiderio non venne soddisfatto, ma Arturo ottenne il comando del distretto meridionale di Aldershot nel 1896. Il 1º maggio 1900, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, venne promosso dalla madre Feldmaresciallo, giungendo a ricoprire altre cariche di massimo rilievo come quella di Comandante in Capo dell’Irlanda (1900-1904) e Ispettore Generale delle Forze (1904-1907). Arturo era un donnaiolo, ma aveva recato un solo grosso dispiacere alla madre: si era fidanzato infatti con una principessa che a Vittoria non piaceva. Si trattava di Luisa Margherita di Prussia, figlia dello stravagante cugino di Federico Carlo di Prussia e nipote dell’imperatore tedesco Guglielmo I. Per molti anni Arturo ebbe una relazione con Lady Leonie Leslie, sorella di lady Randolph Churchill, pur rimanendo per sempre devoto alla moglie. Il 6 marzo 1911 venne annunciato che il re Giorgio V, assistito da una commissione presieduta da funzionari canadesi, aveva deciso di nominare il duca di Connaught nuovo Governatore Generale del Canada, primo membro della famiglia reale inglese a ricoprire questo incarico. Dopo il suo servizio in Canada il duca di Connaught non ricevette altri incarichi pubblici. Il principe Arturo morì a Bagshot Park nel 1942 e venne sepolto nel Royal Burial Ground a Windsor. Fu l’ultimo figlio maschio della regina Vittoria a morire. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Reale Cavaliere compagno (soprannumerario) del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (KG) - nastrino per uniforme ordinaria   Reale Cavaliere compagno del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera 
                    31 maggio 1867
Cavaliere extranumero dell'Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo (KT) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere extranumero dell’Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo 
                    24 maggio 1869
 
Cavaliere extranumero dell'Illustrissimo Ordine di San Patrizio (KP) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere extranumero dell’Illustrissimo Ordine di San Patrizio 
                    30 marzo 1868
 
Cavaliere Gran Croce del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio (GCMG) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio 
                    18 aprile 1870
 
Medaglia per il Servizio generale del Canada con barretta "FENIAN RAID 1870" - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia per il Servizio generale del Canada con barretta “FENIAN RAID 1870”
                    1870
 
Cavaliere Gran Comandante extranumero dell'Esaltatissimo Ordine della Stella d'India (GCSI) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Comandante extranumero dell’Esaltatissimo Ordine della Stella d’India 
                    1º gennaio 1877
 
Medaglia del Sud Africa - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia del Sud Africa
                    1877
 
Medaglia d'Egitto con barretta "Battle of Tel el-Kebir" - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Egitto con barretta “Battle of Tel el-Kebir”
                    1882
 
Medaglia per anzianità di servizio e buona condotta (Esercito) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia per anzianità di servizio e buona condotta (Esercito)
                    1883
 
Cavaliere Gran Comandante extranumero dell'Eminentissimo Ordine dell'Impero Indiano (GCIE) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Comandante extranumero dell’Eminentissimo Ordine dell’Impero Indiano 
                    21 giugno 1887
 
Volunteer Officers' Decoration (VD) - nastrino per uniforme ordinaria   Volunteer Officers’ Decoration 
                    27 maggio 1892
 
Cavaliere di Giustizia del Gran Priorato dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme in Inghilterra (KStJ) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Giustizia del Gran Priorato dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di                                            Gerusalemme in Inghilterra 
                    23 marzo 1896 – 10 giugno 1927
 
Balivo dell'Aquila del Gran Priorato dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme in Inghilterra - nastrino per uniforme ordinaria   Balivo dell’Aquila del Gran Priorato dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme                      in Inghilterra
                    23 marzo 1896
 
Cavaliere Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (GCVO) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce dell’Ordine Reale Vittoriano 
                    6 maggio 1896
 
Medaglia d'oro per il giubileo di diamante della Regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro per il giubileo di diamante della Regina Vittoria
                    1897
 
Gran Maestro e Primo e Principale Cavaliere Gran Croce dell'Onorevolissimo Ordine del Bagno (GCB) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Maestro e Primo e Principale Cavaliere Gran Croce dell’Onorevolissimo Ordine del Bagno 
 
Royal Victorian Chain - nastrino per uniforme ordinaria   Royal Victorian Chain
                    1902
 
Medaglia in argento dell'incoronazione di re Edoardo VII - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia in argento dell’incoronazione di re Edoardo VII
                    9 agosto 1902
 
Gran Priore del Gran Priorato dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme in Inghilterra - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Priore del Gran Priorato dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme in                            Inghilterra
                    23 giugno 1910 – 7 marzo 1939
 
Medaglia dell'incoronazione di re Giorgio V - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia dell’incoronazione di re Giorgio V
                    1911
 
Stella 1914 - nastrino per uniforme ordinaria   Stella 1914
                    1917
 
Cavaliere Gran Croce dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico, divisione militare (GCE, mil.) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico
                    4 giugno 1917
 
Medaglia di guerra britannica - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di guerra britannica
                    1918
 
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia interalleata della vittoria
                    1918
 
Balivo Gran Croce del Gran Priorato nel Reame Britannico del Venerabile Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (GCStJ) - nastrino per uniforme ordinaria   Balivo Gran Croce del Gran Priorato nel Reame Britannico del Venerabile Ordine dell’Ospedale                      di San Giovanni di Gerusalemme 
                    10 giugno 1927
 
Territorial Decoration (TD) - nastrino per uniforme ordinaria   Territorial Decoration 
                    19 giugno 1934
 
Medaglia del giubileo d'argento di re Giorgio V - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia del giubileo d’argento di re Giorgio V
                    6 maggio 1935
 
Medaglia dell'Incoronazione di re Giorgio VI - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia dell’Incoronazione di re Giorgio VI
                    12 maggio 1937
 

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria 
 
 
Cavaliere dell'Ordine della Fedeltà (Granducato di Baden) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Fedeltà (Granducato di Baden)
 
 
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
 
 
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
                    10 maggio 1914
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella d'Etiopia (Impero d'Etiopia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Stella d’Etiopia (Impero d’Etiopia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
 
 
Collare dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria   Collare dell’Ordine del Crisantemo (Giappone)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
 
 
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d’Italia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce Ordine militare di Savoia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce Ordine militare di Savoia (Regno d’Italia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo (Monaco) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Carlo (Monaco)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Principato di Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Principe Danilo I (Principato di Montenegro)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Norvegese di Sant’Olav (Norvegia)
 
 
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Osmanie (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine di Osmanie (Impero ottomano)
 
 
Cavaliere di II classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di II classe dell’Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)
 
 
Cavaliere dell'Ordine Supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Regno di Prussia)
 
 
Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite (Regno di Prussia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona (Regno di Romania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona (Regno di Romania)
 
 
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Andrea apostolo "il primo chiamato" (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Andrea apostolo “il primo chiamato” (Impero russo)
 
 
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Alexander Nevsky (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Alexander Nevsky (Impero russo)
 
 
Cavaliere dell'Ordine imperiale dell'Aquila Bianca (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine imperiale dell’Aquila Bianca (Impero russo)
 
 
Cavaliere di I classe dell'Ordine imperiale di Sant'Anna (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine imperiale di Sant’Anna (Impero russo)
 
 
Cavaliere di I classe dell'Ordine imperiale di San Stanislao (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine imperiale di San Stanislao (Impero russo)
 
 
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro (Spagna)
                    15 maggio 1902
 
Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito militare (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito militare (Spagna)
 
 
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)
                    18 luglio 1873
 
Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine della Spada (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine della Spada (Svezia)
 
 
Cavaliere dell'Ordine di Carlo XIII (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di Carlo XIII (Svezia)
 
 
Gran Commendatore dell'Ordine di Nichan Iftikar (Bey di Tunisia) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Commendatore dell’Ordine di Nichan Iftikar (Bey di Tunisia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg (Regno del Württemberg) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona del Württemberg (Regno del Württemberg)

Arc. 1170: Arturo Guglielmo Patrizio Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (Buckingham Palace, 1º maggio 1850 – Bagshot Park, 16 gennaio 1942). Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Arc. 3344: Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha (Buckingham Palace, 7 aprile 1853 – Windsor, 28 marzo 1884). Leopoldo nacque il 7 aprile 1853 a Buckingham Palace, Londra. Durante il travaglio, alla regina venne somministrato cloroformio per alleviare i dolori del parto. Il bambino nacque malato: perdeva peso, non assimilava il latte, non cresceva e piangeva disperato. Fu battezzato nella cappella privata di Buckingham Palace il 28 giugno 1853 da John Bird Sumner, arcivescovo di Canterbury, e i suoi padrini furono il re di Hannover, la principessa Augusta di Prussia, la principessa Maria Adelaide di Cambridge e il principe di Hohenlohe-Langenburg. Quando crebbe, il bambino aveva i gomiti gonfi, gli arti lividi e spesso urinava sangue. Vittoria pensò che la causa fosse stato l’anestetico. In realtà il piccolo aveva l’emofilia, malattia che avrebbe colpito molti discendenti maschi di Vittoria. Per la mancanza di coagulazione del sangue, anche la più piccola ferita poteva risultare fatale. Venne quindi tenuto sempre sotto stretta sorveglianza e non fu libero di correre e giocare come gli altri fratelli. Ciò costò molto al vivace Leopoldo, le cui spiccate doti intellettive risultarono represse. Tutti erano dell’opinione che assomigliasse molto al padre Alberto. Ancora più gravi risultavano essere le emorragie interne, che talvolta lo colpivano all’improvviso senza una causa apparente e lo costringevano per lunghi periodi a letto. Nonostante il parere dei medici, riuscì miracolosamente a raggiungere l’età adulta. Si interessava molto alla politica e aveva studiato a Oxford, nonostante i numerosi intervalli dovuti alla malattia. Lasciò l’università con un dottorato onorario in Giurisprudenza nel 1876. Il principe Leopoldo viaggiò in Europa e soggiornò nel 1880 in Canada e negli Stati Uniti insieme alla sorella, principessa Luisa, il cui marito John Campbell, marchese di Lorne, era il Governatore Generale del Canada. A 25 anni diventò il segretario della madre. Aveva però un carattere alquanto difficile a causa delle tante frustrazioni. Ormai sfinito dalle tante attenzioni che madre e medici gli rivolgevano, decise di non prestarvi più attenzione, facendo l’esatto contrario. Ciò provocò indignazione e risentimento nella regina, che si lamentava con tutti dell’ingratitudine del figlio. Il principe Leopoldo, per aggirare il desiderio della madre di trattenerlo a casa, vedeva nel matrimonio l’unica speranza di indipendenza. A causa della sua emofilia, ebbe difficoltà a trovare una moglie. L’ereditiera Daisy Maynard fu una delle donne che considerò come possibile sposa. È stato suggerito che egli prese in considerazione anche Alice Liddell, figlia del Vice-Cancelliere di Oxford, per la quale Lewis Carroll scrisse Alice nel Paese delle Meraviglie, mentre altri suggeriscono che egli preferisse la sorella Edith. Leopoldo divenne padrino del secondo figlio di Alice, che venne chiamato col suo nome. Leopoldo prese in considerazione anche una sua cugina di secondo grado, la principessa Federica di Hannover; essi divennero amici e confidenti per lungo tempo. Altre possibili spose che prese in considerazione furono Vittoria di Baden e Carolina Matilde di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg. Dopo il rifiuto di queste donne, la madre di Leopoldo intervenne per prevenire quelle che le sembravano possibilità non idonee. Insistendo che un figlio di monarchi britannici dovesse sposarsi all’interno di un’altra famiglia regnante protestante, Vittoria suggerì un incontro con la principessa Elena Federica (17 febbraio 1861 – 1º settembre 1922), figlia di Giorgio Vittorio, principe di Waldeck e Pyrmont. Il 27 aprile 1882 Leopoldo ed Elena si sposarono nella Saint George’s Chapel nel castello di Windsor. Leopoldo fu un massone attivo. Venne iniziato nell'”Apollo University Lodge” di Oxford (Gran Loggia unita d’Inghilterra) quando studiava a Christ Church. Fu iniziato da suo fratello, Albert Edward, principe di Galles, che in quel tempo era il Maestro venerabile della loggia, congiuntamente con Robert Hawthorne Collins, suo tutore e amico, che in seguito divenne controllore dei conti della sua casata. Leopoldo divenne poi Maestro venerabile della loggia nel 1876-1877 e in seguito fu Gran Maestro della Gran Loggia provinciale dell’Oxfordshire; era ancora in carica al momento della sua morte. Il principe Leopoldo si recò a Cannes, in Francia, su ordine del proprio medico, nel febbraio del 1884; il dolore alle giunture è un sintomo comune dell’emofilia e il clima invernale dell’Inghilterra era spesso difficile per lui. Sua moglie, incinta a quel tempo, rimase a casa, ma lo esortò ad andare. Il 27 marzo scivolò e cadde allo Yacht Club della Villa Nevada, a Cannes, ferendosi al ginocchio e subendo un colpo alla testa. Morì nelle prime ore del giorno seguente, apparentemente per gli effetti della morfina che gli era stata data e del chiaretto che gli era stato servito con la zuppa. Morì il giorno dopo il primo anniversario della morte di John Brown, l’adorato scudiero di Vittoria. Fu sepolto nella Albert Memorial Chapel a Windsor. Suo figlio, Carlo, gli successe come secondo duca di Albany dalla nascita. Nel 1900, Carlo Edoardo successe allo zio Alfredo come duca di Sassonia-Coburgo-Gotha. Tramite Carlo Edoardo, Leopoldo è il bisnonno di Carlo XVI Gustavo di Svezia, attuale re di Svezia. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Reale Cavaliere compagno (soprannumerario) del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (KG) - nastrino per uniforme ordinaria   Reale Cavaliere compagno del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera 
                    29 maggio 1869
 
Cavaliere extranumero dell'Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo (KT) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere extranumero dell’Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo 
                    24 maggio 1871
 
Cavaliere Gran Comandante extranumero dell'Esaltatissimo Ordine della Stella d'India (GCSI) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Comandante extranumero dell’Esaltatissimo Ordine della Stella d’India 
                    25 gennaio 1877
 
Cavaliere Gran Croce extranumero del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio (GCMG) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce extranumero del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio 
                    28 maggio 1880
 

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dinastico ducale della Casata Ernestina di Sassonia (Ducati sassoni) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dinastico ducale della Casata Ernestina di Sassonia 
                    7 aprile 1853
 
Gran Croce dell'Ordine imperiale della Croce (Impero del Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine imperiale della Croce (Impero del Brasile)
                    11 luglio 1871
 
Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover)
                   23 giugno 1878
 
Cavaliere Gran Croce dell'Ordine Reale Guelfo (Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Croce dell’Ordine Reale Guelfo (Regno di Hannover)
                    23 giugno 1878
 
Cavaliere dell'Ordine supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
                    31 marzo 1879
 
Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila rossa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine dell’Aquila rossa (Regno di Prussia)
                    31 marzo 1879
 
Cavaliere di Gran Croce con gemme dell'Ordine della Corona Wendica (Meclemburgo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce con gemme dell’Ordine della Corona Wendica (Meclemburgo)
                    1º agosto 1881
 
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)
                    24 maggio 1881
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg (Regno di Württemberg) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona del Württemberg (Regno di Württemberg)
                    27 aprile 1882
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
                   24 novembre 1882

Arc. 1169: Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha (Buckingham Palace, 7 aprile 1853 – Windsor, 28 marzo 1884). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3344: Beatrice di Sassonia-Coburgo-Gotha (Buckingham Palace, 14 aprile 1857 – Brantridge Park, 26 ottobre 1944). Sua madre era la regina Vittoria, unica figlia del principe Edoardo Augusto, Duca di Kent, quarto figlio di re Giorgio III. Suo padre era il principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Come figlia di regnanti, Beatrice ebbe il trattamento di Altezza Reale fin dalla nascita. Fu battezzata nella cappella privata di Buckingham Palace il 16 giugno 1857 da John Bird Sumner, arcivescovo di Canterbury e i suoi padrini furono la Duchessa di Kent, la Principessa Reale e il fidanzato della sorella, il principe Federico Guglielmo di Prussia. Rimase orfana del padre a quattro anni e ciò provocò nella regina un forte desiderio di isolamento e un attaccamento profondo nei confronti dell’ultima nata, cercando di farla rimanere bambina il più a lungo possibile. Beatrice quindi, finché Vittoria fu in vita, le rimase sempre accanto, fungendo da dama di compagnia e da segretaria. Per la malinconica madre, addolorata dalla perdita dell’amato marito, quella figlia così sensibile, socievole, dai grandi occhi azzurri fu una delle poche fonti di gioia.  Era legata romanticamente a Napoleone Eugenio, principe imperiale, che venne ucciso nel 1879 durante la prima guerra Zulu in un’imboscata. Il 23 luglio 1885 Beatrice sposò il principe Enrico di Battenberg (1858-1896), terzo figlio del principe Alessandro di Assia e del Reno (1823-1888), nato dal suo matrimonio morganatico con Julia von Hauke (1825-1895), figlia di un ministro tedesco della Polonia del Congresso, nella St. Mildred’s Church, a Whippingham sull’isola di Wight. La regina però acconsentì al matrimonio soltanto se la coppia fosse venuta a vivere con lei a Windsor. Suo fratello maggiore, il principe Luigi di Battenberg, aveva sposato la principessa Vittoria d’Assia-Darmstadt, nipote della regina Vittoria e nipote della principessa Beatrice, di un anno più giovane. Il giorno delle sue nozze, la regina diede al principe Enrico il trattamento onorifico di Altezza reale, superiore a quello che lo sposo godeva in Assia, dove il principe era Altezza Serenissima. Beatrice ed Enrico ebbero quattro figli, tutti cresciuti nel Regno Unito. Per decreto reale del 13 dicembre 1886, la regina concesse ai bambini il trattamento di Altezza. Dopo il matrimonio, la principessa Beatrice chiamò se stessa con il nome e il titolo del marito, ma con il trattamento di Altezza Reale e divenne così S.A.R. la principessa Beatrice di Battenberg. La coppia visse con la regina Vittoria al Castello di Windsor e al Castello di Balmoral in Scozia. La regina Vittoria nominò il genero governatore dell’Isola di Wight nel 1888.  Enrico morì prematuramente nel 1896 di una febbre contratta durante il servizio militare nella seconda guerra Anglo-Ashanti. Beatrice, vedova a 38 anni, divenne governatrice dell’Isola di Wight al posto del marito. Quando la regina Vittoria morì, Beatrice andò a vivere all’Osborne Cottage e nel 1914 si trasferì al Castello di Carisbrooke, ma mantenne un appartamento a Kensington Palace come sua casa a Londra. Prima di morire, la regina Vittoria chiese che Beatrice rivedesse i suoi diari prima che fossero archiviati e pubblicati. Dato che la Sovrana aveva tenuto un diario fin dai primi anni, il lavoro fu enorme e Beatrice trascorse i seguenti trent’anni rivedendo i diari della madre. Agendo così, seguì le istruzioni della madre nel rimuovere qualsiasi cosa che potesse addolorare le persone menzionate o suoi parenti. La principessa trascrisse il testo nella sua scrittura e bruciò gli originali. Finì il lavoro nel 1931 e i 111 volumi dei diari riveduti della regina Vittoria sono negli Archivi Reali del Castello di Windsor. Nel luglio del 1917, il sentimento anti-germanico durante la prima guerra mondiale spinse re Giorgio V a cambiare il nome della Casa Reale da Casa di Sassonia-Coburgo-Gotha a Casa di Windsor. Rinunciò anche, per conto dei suoi vari parenti che erano cittadini britannici, all’uso di tutti i titoli tedeschi e degli appellativi. La principessa Beatrice rinunciò così al titolo di principessa di Battenberg e prese il titolo e il trattamento di S.A.R. la principessa Beatrice. I suoi due figli sopravvissuti assunsero per mandato reale il cognome Mountbatten e interruppero l’uso del titolo principe di Battenberg e il trattamento di Altezza. Suo figlio maggiore, Alessandro (“Drino”) fu creato Marchese di Carisbrooke, mentre il figlio più giovane, Leopoldo, assunse il titolo di Lord Leopoldo Mountbatten. Sua figlia, principessa Vittoria Eugenia, sposò re Alfonso XIII di Spagna, così che non fu necessario nessun cambiamento di titolo, appellativo o cognome. Nel gennaio del 1919, re Giorgio V creò la principessa Beatrice Dama di Gran Croce dell’Ordine dell’Impero Britannico, come riconoscimento per il suo ruolo come presidente della sezione della Società della Croce Rossa Britannica dell’Isola di Wight. Fu creata Dama di Gran Croce dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme nel 1926 e Dama di Gran Croce dell’Ordine Reale di Vittoria nel 1937. Beatrice morì nella sua casa di Brantridge Park, a Balcombe, nel Sussex, il 26 ottobre 1944. I funerali ebbero luogo nella George’s Chapel, a Windsor, il 3 novembre, seguiti dalla tumulazione nella tomba di famiglia. Il 28 agosto 1945 i suoi resti vennero portati nella Cappella Battenberg della St Mildred’s Church sull’isola di Wight, dove sono ancora oggi. Fu l’ultima figlia sopravvissuta della regina Vittoria e del principe Alberto. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London

Onorificenze

 
Dama di I classe dell'Ordine reale di Vittoria ed Alberto (VA) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di I classe dell’Ordine reale di Vittoria ed Alberto 
                    9 gennaio 1874
 
Compagna dell'Ordine imperiale della Corona d'India (CI) - nastrino per uniforme ordinaria   Compagna dell’Ordine imperiale della Corona d’India 
                    1º gennaio 1878
 
Membro (I classe) della Royal Red Cross (RRC) - nastrino per uniforme ordinaria   Membro (I classe) della Royal Red Cross 
                    24 maggio 1885
 
Medaglia in oro del giubileo d'oro della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia in oro del giubileo d’oro della regina Vittoria
                    1887 (con barretta 1897)
 
Medaglia d'oro del giubileo di diamante della regina Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro del giubileo di diamante della regina Vittoria
                    1897
 
Medaglia dell'incoronazione di re Edoardo VII - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia dell’incoronazione di re Edoardo VII
                    1902
 
Dama di II classe dell'Ordine reale familiare di re Edoardo VII - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di II classe dell’Ordine reale familiare di re Edoardo VII
                    10 febbraio 1904
 
Medaglia dell'incoronazione di re Giorgio V - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia dell’incoronazione di re Giorgio V
                    1911
 
Dama di II classe dell'Ordine reale familiare di re Giorgio V - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di II classe dell’Ordine reale familiare di re Giorgio V
                    3 giugno 1911
 
Dama Gran Croce dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico (GCBE) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Gran Croce dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico
                    1º gennaio 1919
 
Dama Gran Croce del Gran Priorato nel Reame Britannico del Venerabile Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (GCStJ) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Gran Croce del Gran Priorato nel Reame Britannico del Venerabile Ordine dell’Ospedale                      di San Giovanni di Gerusalemme 
                    1º giugno 1926
 
Medaglia del giubileo d'argento di re Giorgio V - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia del giubileo d’argento di re Giorgio V
                    6 maggio 1935
 
Dama Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (GCVO) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Gran Croce dell’Ordine Reale Vittoriano 
                    11 maggio 1937
 

Onorificenze straniere

Dama Nobile del Reale Ordine delle Dame Nobili di Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Nobile del Reale Ordine delle Dame Nobili di Maria Luisa (Spagna)

Arc. 1434: Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld (Maria Luisa Vittoria; Coburgo, 17 agosto 1786 – Windsor, 16 marzo 1861) e la nipote Alice di Sassonia-Coburgo-Gotha.  Maria Luisa Vittoria nacque il 17 agosto 1786, era la quarta figlia femmina e la settima dei figli di Francesco Federico, duca di Sassonia-Coburgo-Saalfeld e della contessa Augusta di Reuss-Ebersdorf. Il 21 dicembre 1803 a Coburgo divenne la seconda moglie di Emilio Carlo di Leiningen (1763–1814) la cui prima moglie, Enrichetta di Reuss-Ebersdorf, era zia di Vittoria. Il Principe di Leiningen morì il 4 luglio del 1814. Il 29 maggio 1818 allo Schloss Ehrenburg, a Coburgo, e di nuovo il 13 luglio 1818 al Kew Palace, Richmond Park, Surrey, sposò il principe Edoardo Augusto, duca di Kent e Strathearn (1767–1820). Da questo matrimonio nacque Vittoria che diverrà successivamente Regina del Regno Unito. Ben presto rimase vedova anche del secondo marito. Pur essendo membri della famiglia reale, sia lei sia la figlia Vittoria vissero senza rendite e sull’orlo della bancarotta. Giorgio IV del Regno Unito aveva un rapporto distaccato con la nipote e quasi ostile nei confronti della cognata. Invece di risparmiare, la Duchessa si sentiva in dovere di dare sia a lei sia alla figlia una certa apparenza benestante in quanto la bambina era terza in linea di successione al trono. Anzi la piccola rappresentava la sua unica fonte di ricchezza e mezzo di garanzia per i numerosi debitori. Era quindi importante per lei che la figlia non sfigurasse nei salotti e ricevesse un’educazione aristocratica, inoltre stava attenta che non si ammalasse. La bambina crebbe quindi in una campana di vetro. Edoardo Augusto, in punto di morte, aveva affidato moglie e figlia al suo scudiero, nonché amministratore delle finanze famigliari, John Conroy, il quale si offrì di garantire i prestiti della vedova. Tra i due ne nacque un contratto secondo cui appena Vittoria fosse diventata Regina, la Duchessa lo avrebbe ricompensato generosamente. Qualcuno suppone che dietro il patto ci fosse anche un rapporto sentimentale, comunque sia tra i due si instaurò un legame così intimo che Conroy prendeva ogni decisione, non soltanto finanziaria, che riguardasse la famiglia del defunto Edoardo. Anni dopo, la regina Vittoria avrebbe ricordato con odio, nei suoi diari, quell’uomo che tiranneggiava su di lei e sfruttava l’ingenuità della madre per accaparrarsi ricchezze. Quando salì al trono Guglielmo IV, che insieme con la moglie Adelaide aveva sempre trattato con gentilezza la cognata, quest’ultima spinta da Conroy gli inviò un’aggressiva lettera in cui pretendeva per sé e per la figlia una propria servitù, una generosa rendita e una residenza più confacente a una principessa. Ciò provocò attriti e risentimenti, anche perché la Duchessa incominciò a inviare anche ai ministri lettere di richieste sempre più improbabili. La principessa Vittoria non desiderava altro che arrivasse il giorno in cui sarebbe salita al trono per liberarsi di Conroy e anche della madre, che accusava essere una perfida approfittatrice. Quando arrivò, così accadde: allontanò il primo e ridusse al minimo i contatti con la seconda. La Duchessa, relegata in una piccola stanza lontana dagli appartamenti della figlia, incominciò a lamentarsi, offesa nella sua dignità, e spedì pungenti lettere alla figlia pretendendo per sé e per Conroy ricchezze, potere e onori. I rapporti tra la Regina e la madre migliorarono solo quando la Regina si sposò con Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, nipote della Duchessa, ed ebbe figli. Comprese quindi le difficoltà che la madre aveva dovuto affrontare. Tra suocera e genero i rapporti erano comunque molto buoni e cordiali, essendo i soli tedeschi all’interno di una corte tutta inglese. La duchessa Vittoria, a parte l’artrosi e la continua sonnolenza, poté vivere da vera Regina madre soltanto con la vecchiaia. Viveva a Windsor e aveva a disposizione Clarence House e Frogmore House. Conroy non era ormai più il suo mediocre amministratore, ma si vergognava a far vedere a quello nuovo i registri contabili passati. Dopo la morte di Conroy, nel 1854, Vittoria scrisse alla figlia una sentita lettere di scuse per come si fosse lasciata ingannare da quell’uomo. La lettera ebbe un tale effetto sulla Regina che si impegnò a mantenere la famiglia del defunto. Man mano che la malattia della Duchessa si aggravava, nasceva nella Regina un senso di affettuosa compassione. Nel marzo 1861, venne operata a un braccio per togliere un’ulcera ma l’intervento le provocò una grave infezione. La figlia Vittoria rimase con lei fino all’ultimo e successivamente la pianse disperatamente per settimane, chiudendosi nei suoi appartamenti senza voler vedere nessuno. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1172: Giorgio di Hannover in uniforme di gala da generale (Hannover, 26 marzo 1819 – Piccadilly, 17 marzo 1904). Giorgio nacque a Cambridge House a Hannover, in Germania. Suo padre era il principe Adolfo, duca di Cambridge, decimo figlio (e settimo maschio) di re Giorgio III e della regina consorte Carlotta. Sua madre, la Duchessa di Cambridge, era nata principessa di Assia-Kassel, figlia del principe Federico d’Assia-Kassel, signore di Rumpenheim, e di Carolina Polissena di Nassau-Usingen. Venne battezzato nella casa natale l’11 maggio 1819 dal reverendo John Sanford, il cappellano domestico di suo padre. Nel 1850, Giorgio succedette al padre nei titoli di Duca di Cambridge, Conte di Tipperary e Barone Culloden. Il principe Giorgio di Cambridge venne educato a Hannover dal reverendo J. R. Wood, canonico di Worcester. Come suo padre in precedenza, Giorgio venne avviato alla carriera militare. Nel novembre 1837, dopo aver servito per un breve periodo nell’esercito hannoveriano, ricevette il rango di Colonnello nel British Army. Dall’ottobre 1838 all’aprile 1839 venne assegnato allo staff di stanza a Gibilterra; dopo aver prestato servizio in Irlanda con il 12° Reggimento Lancieri Reali (del Principe di Galles), nell’aprile 1842,venne nominato Colonnello del 17° Reggimento Dragoni Leggeri (ora Lancieri). Dal 1842 al 1845 servì come Colonnello nelle isole Ionie. Il Duca di Cambridge divenne ispettore della Cavalleria nel 1852 e mantenne questo incarico fino al 1854 quando, allo scoppio della guerra di Crimea, ricevette il comando della 1ª Divisione (Guardie e brigate delle Highland) del British Army in Oriente. Nel giugno del 1854 venne promosso al rango di Luogotenente Generale. Egli fu presente alle battaglie del fiume Alma, di Balaclava e di Inkerman, nonché alla presa di Sebastopoli. Il 5 luglio 1856 Giorgio venne nominato generale comandante in capo del British Army; data la posizione che ricopriva fu il maggior consigliere militare del Segretario di Stato per la Guerra, con responsabilità per l’amministrazione dell’esercito e il comando delle forze sul campo. Il 9 novembre 1862 venne nominato Feldmaresciallo. Giorgio fu la persona che servì più a lungo ai vertici del British Army: fu comandante in capo per trentanove anni. Benché si preoccupasse molto del benessere dei soldati, egli si guadagnò una reputazione per essere irremovibile e per concedere promozioni sulla base dello status sociale degli ufficiali, piuttosto che sulla base del merito. Sotto il suo comando l’esercito divenne un’istituzione rigida e stagnante, molto distante dalle sue controparti del continente. Nel tardo XIX secolo, mentre il 25% della letteratura militare era scritta in Germania e il 25% in Francia, solo l’1% proveniva dalla Gran Bretagna. Nonostante la sua reputazione di grande tradizionalista, il Duca si interessò notevolmente alle possibili riforme dell’esercito; sotto la sua influenza il British Army sperimentò l’utilizzo di vari tipi di carabine a retrocarica per la cavalleria, una delle quali – la Westley-Richards– fu così efficace che si decise di valutare l’opportunità di produrne una versione anche per la fanteria. Nel 1861, cento di queste armi vennero consegnate a cinque battaglioni di fanteria; nel 1863 un ordine di 2 000 pezzi venne piazzato per ulteriori prove. Giorgio venne inoltre coinvolto nella creazione dello Staff College e divenne governatore della Royal Military Academy di Woolwich. Il Duca di Cambridge tentò inoltre di migliorare l’efficienza dell’esercito adottando uno schema di manovre militari annuali. Nel 1860 egli introdusse una nuova disciplina per ridurre le punizioni corporali: i soldati potevano venire frustati solamente in caso di grave ammutinamento in tempo di guerra, a meno che non avessero tenuto una condotta offensiva tale da degradarli in seconda classe, e quindi soggetti nuovamente a punizioni corporali. Un anno di buona condotta li avrebbe riportati nella prima classe, cosicché, infine, solo un nucleo di pochi incorreggibili veniva ancora frustato; il numero delle fustigazioni diminuì dalle 218 del 1858 alle 126 del 1862. Sulla scia della vittoria prussiana della guerra franco-prussiana del 1870-71, il governo liberale del primo ministro William Ewart Gladstone e del ministro della guerra Edward Cardwell invocò ulteriori riforme dell’esercito. Giorgio era notevolmente preoccupato per la natura di queste riforme, che puntavano a modificare il cuore della visione che il Duca aveva del British Army. Egli temeva che le nuove forze armate di riserve sarebbero state pressoché inutili in un conflitto coloniale e che le forze di spedizione avrebbero dovuto reclutare uomini dai più esperti battaglioni di stanza in patria per poter coprire i buchi nelle loro file. Le sue paure sembrarono essere confermate nel 1873, quando Wolseley radunò dei battaglioni per una spedizione contro gli Ashanti; entro il 1879, i 59 battaglioni rimasti in Gran Bretagna vennero chiamati a mandare sostituti agli 83 all’estero. Nel 1881, quando vennero aboliti alcuni reggimenti storici e furono uniformati i colori delle divise per i reggimenti inglesi, gallesi, scozzesi e irlandesi, Giorgio protestò che questo avrebbe minato l’umore delle truppe; i colori vennero quindi restaurati con la prima guerra mondiale. L’impeto delle riforme, in ogni caso, continuò. Il War Office Act, approvato dal parlamento nel 1870, subordinò formalmente l’ufficio di comandante in capo dell’esercito a quello di segretario di Stato. Il Duca di Cambridge risentì pesantemente di questa mossa politica, sentimento condiviso dalla maggioranza degli ufficiali, molti dei quali non avrebbero guadagnato la loro posizione unicamente con il proprio merito. Con un ordine in consiglio del febbraio 1888, tutta la responsabilità per gli affari militari venne affidata all’ufficio del comandante in capo. Una commissione reale costituita nel 1890, guidata da Lord Hartington (il futuro 8º Duca di Devonshire), criticò l’amministrazione del War Office e raccomandò la devoluzione dell’autorità del comandante supremo agli ufficiali militari subordinati. Il principe Giorgio fu quindi obbligato a rassegnare le dimissioni il 1º novembre 1895 e venne succeduto da Lord Wolseley. Giorgio non fece mai segreto della sua visione che «i matrimoni combinati sono destinati a fallire». Sposò nella chiesa di San Giovanni a Clerkenwell, privatamente e in contravvenzione al Royal Marriages Act 1772, Sarah Fairbrother (1816-1890), figlia di John Fairbrother, un servo di Westminster, dalla quale aveva già avuto due figli illegittimi; essa aveva già altri due figli da altri uomini. Sarah Fairbrother lavorò come attrice a partire dal 1827, calcando le scene del Drury Lane, del Lyceum e del Covent Garden Theatre. Dal momento che il matrimonio era inesistente per la legge britannica, la “moglie” di Giorgio non venne intitolata Duchessa di Cambridge, né le venne accordato il trattamento di Altezza Reale; in realtà la sua stessa esistenza era ignorata dalla regina Vittoria. Sarah chiamava sé stessa Mrs Fairbrother e, in seguito, Mrs Fitz George. Il Duca di Cambridge era piuttosto debole quando aveva a che fare con questioni in cui erano coinvolte delle donne e sembra piuttosto probabile che fu la stessa Sarah (all’epoca incinta per la quinta volta) a costringerlo al matrimonio. Vennero create delle leggende sull’idilliaca relazione della coppia che però erano piuttosto distanti dalla realtà dei fatti: Giorgio aveva ancora molte relazioni “extraconiugali”, dimostrandosi non meritevole dell’attaccamento di Sarah. Nel 1837 Giorgio conobbe Mrs Louisa Beauclerk, che in seguito descrisse come «l’idolo della mia vita e della mia esistenza»; fu sua amante a partire dal 1849 fino alla di lei morte nel 1882. Già nel 1849 il duca di Cambridge decise che avrebbe voluto essere sepolto vicino a Mrs Beauclerk e fu così che lui e Mrs FitGeorge vennero tumulati in un mausoleo del Kensal Green Cemetery, circa venti metri dalla tomba di Mrs Beauclerk. Le forze e l’udito del principe Giorgio iniziarono ad abbandonarlo negli ultimi anni della sua vita; non fu in grado di cavalcare nel corteo funebre della cugina, la regina Vittoria, e dovette parteciparvi in carrozza. Il suo ultimo incarico pubblico fu una visita ufficiale in Germania nel gennaio del 1904. Morì per un’emorragia allo stomaco il 17 marzo 1904 a Gloucester House, nel quartiere di Piccadilly a Londra. Venne sepolto cinque giorni più tardi, accanto a Mrs FitzGeorge, nel Kensal Green Cemetery. Con la sua morte si estinse il ducato di Cambridge creato nel 1801. Durante i suoi funerali, furono girati diversi documentari da alcune delle prime case di produzione attive in Gran Bretagna all’epoca del muto. Sei anni dopo la sua morte, sua nipote Maria di Teck, figlia della sorella Maria Adelaide, divenne regina consorte del Regno Unito, come moglie di Giorgio V. Pochi mesi dopo la morte di Giorgio, la sua tenuta venne valutata e fu trovata in passivo di 121 000 sterline. Il Duca è ancora oggi commemorato con una statua equestre a Whitehall, nel centro di Londra; essa è posizionata, ironicamente, di fronte alla porta principale del War Office, cui Giorgio, in vita, si oppose fermamente. Giorgio venne inoltre creato cavaliere di gran croce dell’Ordine Reale Hannoveriano e privato consigliere nel 1856. Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Co. – London. 

Onorificenze

Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Michele e San Giorgio
 
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera
 
Cavaliere dell'Ordine del Cardo - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Cardo
 
Cavaliere dell'Ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di San Patrizio
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno
 
Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine della Stella d'India - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Commendatore dell’Ordine della Stella d’India
 
Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine dell'Impero Indiano - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Commendatore dell’Ordine dell’Impero Indiano
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Vittoriano
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Guelfo - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Guelfo
 
Cavaliere di Grazia e Giustizia del Venerabile Ordine di San Giovanni - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Grazia e Giustizia del Venerabile Ordine di San Giovanni

Arc. 1388: Giorgio di Hannover in grande uniforme da generale (Hannover, 26 marzo 1819 – Piccadilly, 17 marzo 1904). Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Polyblank – London. 

Arc. 1171: Giorgio di Hannover in grande uniforme da generale (Hannover, 26 marzo 1819 – Piccadilly, 17 marzo 1904). Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London. 

Arc. 1594: Giorgio di Hannover in grande uniforme da generale (Hannover, 26 marzo 1819 – Piccadilly, 17 marzo 1904). Fotografia CDV acquerellata a mano. Fotografo: Mayall –  London. 

Arc. 666: Giorgio di Hannover in grande uniforme da generale (Hannover, 26 marzo 1819 – Piccadilly, 17 marzo 1904). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1172: Giorgio di Hannover in uniforme di gala da generale (Hannover, 26 marzo 1819 – Piccadilly, 17 marzo 1904). Fotografia CDV. Fotografo: Maull & Polyblank – London. 

Arc. 1173: Maria Adelaide Guglielmina Elisabetta di Cambridge (Hannover, 27 novembre 1833 – White Lodge, 27 ottobre 1897).  Maria Adelaide nacque il 27 novembre 1833 ad Hannover in Germania. Suo padre era Adolfo, duca di Cambridge, il minore dei figli sopravvissuti di Giorgio III del Regno Unito e Carlotta di Meclemburgo-Strelitz. Sua madre era Augusta d’Assia-Kassel, figlia del principe Federico. La giovane principessa fu battezzata il 9 gennaio 1834 a Cambridge House ad Hannover dal Rev John Ryle Wood, cappellano del Duca di Cambridge. La sua madrina e zia paterna Elisabetta di Hannover, era l’unica dei padrini presenti. Gli altri, assenti o eventualmente rappresentati per procura, furono Guglielmo IV del Regno Unito, zio paterno, e Adelaide di Sassonia-Meiningen, Maria di Hannover, zia paterna, Maria d’Assia-Kassel, zia materna e Maria Luisa Carlotta d’Assia-Kassel, cugina di primo grado. Fu chiamata Maria Adelaide Guglielmina Elisabetta. Maria Adelaide trascorse i primi anni della sua vita ad Hannover in Germania, dove suo padre funse da viceré per conto dei suoi zii Giorgio IV e poi Guglielmo IV. Il suo amore per il cibo e la tendenza a rimpinzarsi la portò a diventare seriamente in sovrappeso e al suo successivo nomignolo di “Fat Mary.” Con la morte di Guglielmo IV, nel 1837, salì al trono Vittoria, nipote di Guglielmo e cugina di Maria Adelaide. La legge salica impedì a Vittoria di salire al trono di Hannover, che dunque passò ad Ernesto Augusto, duca di Cumberland. L’unione personale che era esistita per oltre un secolo tra la Gran Bretagna e l’Hannover si concluse insieme con la disposizione per il sovrano di Hannover di vivere in Inghilterra come monarca britannico e delle sue colonie e l’utilizzo di un viceré di rappresentarli nel territorio tedesco. Pertanto Ernesto Augusto si trasferì a Hannover divenendo Ernesto Augusto I e il duca di Cambridge, non più necessario ad Hannover, tornò a Londra con la sua famiglia, stabilendo la propria residenza a Kensington Palace. All’età di trent’anni, Maria Adelaide non era ancora sposata. Il suo aspetto poco attraente e la mancanza di reddito erano fattori contribuenti, come lo era la sua età avanzata. Tuttavia, il suo rango regale le impediva di sposare una persona non di sangue reale. Sua cugina, la Regina Vittoria, ebbe pietà di lei, e tentò di trovarle un marito. Alla fine un candidato adatto fu trovato nel Regno di Württemberg, il principe Francesco di Teck. Francesco era di rango inferiore rispetto a Maria Adelaide, era il prodotto di un matrimonio morganatico, e non aveva diritti di successione al trono di Württemberg, ma aveva comunque sangue reale. Non avendo altre opportunità, Maria Adelaide decise di sposarlo. La coppia si sposò il 12 giugno 1866 nella chiesa di Sant’Anna Kew nel Surrey. Maria Adelaide, appoggiata dalla madre e dal fratello, il duca di Cambridge, chiese che a suo marito fosse concesso il trattamento di altezza reale, ma la Regina Vittoria rifiutò. La regina fece, tuttavia, promuovere Francesco al rango di altezza nel 1887 in occasione del suo giubileo d’oro. Il Duca e la Duchessa di Teck scelsero di risiedere a Londra piuttosto che all’estero, principalmente perché Maria Adelaide era l’unico sostegno della famiglia per i Teck. Ricevette 5000£ annue come rendita parlamentare per l’adempimento dei doveri reali. Sua madre, la Duchessa di Cambridge, diede loro un ulteriore contributo di 4000£. Richieste alla Regina Vittoria di fondi aggiuntivi furono generalmente rifiutate. Tuttavia, la Regina Vittoria fornì ai Teck appartamenti a Kensington Palace e di White Lodge a Richmond Park come residenza di campagna. Nonostante il loro reddito modesto, Maria Adelaide aveva gusti piuttosto costosi e viveva una vita stravagante fatta di abiti sfarzosi, feste grandiose e vacanze all’estero. I debiti presto si accumularono ed i Teck furono costretti a lasciare il paese nel 1883 per sfuggire ai creditori. Si recarono a Firenze e soggiornarono presso i parenti in Germania e Austria. In principio viaggiarono sotto i nomi di Conte e Contessa von Hohenstein. Tuttavia, Maria Adelaide desiderava viaggiare in modo più consono e ritornò al suo stile regale, che imponeva attenzione significativamente maggiore e un servizio migliore. I Teck rientrarono dal loro esilio nel 1885 e continuarono a vivere a White Lodge a Richmond Park. Maria Adelaide cominciò a dedicare la sua vita agli enti di beneficenza, servendo come patrona di Barnardo’s ed altri enti di beneficenza per bambini. Nel 1891, Maria Adelaide si premurò che sua figlia Maria, nota come “May”, sposasse uno dei figli del principe di Galles, il futuro Edoardo VII. Allo stesso tempo, la regina Vittoria voleva una sposa inglese per il futuro re, benché naturalmente di rango e ascendenza reale – non una nobildonna “umile” – e la figlia di Maria Adelaide soddisfaceva i criteri di rango. Dopo l’approvazione della regina Vittoria, May venne fidanzata al secondo in linea al trono britannico, il duca di Clarence e Avondale Alberto Vittorio. La morte di Alberto solo sei settimane dopo sembrò un duro colpo. Tuttavia, la Regina Vittoria era affezionata alla principessa Mary e persuase il fratello del defunto, Giorgio, duca di York, a sposarla. Il matrimonio di Mary fra i primi ranghi della famiglia reale portò a un rinnovamento spettacolare delle fortune dei Teck, in quanto la loro figlia un giorno sarebbe diventata regina consorte. Maria Adelaide non vide mai sua figlia incoronata regina, poiché morì il 27 ottobre 1897 a White Lodge e fu sepolta nella Royal Vault della cappella di San Giorgio nel castello di Windsor. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 1171: Maria Adelaide Guglielmina Elisabetta di Cambridge (Hannover, 27 novembre 1833 – White Lodge, 27 ottobre 1897). Fotografia CDV. Fotografo: C. Silvy – Baywater.

Arc. 1425: Augusta d’Assia-Kassel (Offenbach am Main, 25 luglio 1797 – St. James’s, 6 aprile 1889). La principessa Augusta d’Assia-Kassel, terza figlia del principe Federico d’Assia e della moglie, principessa Carolina di Nassau-Usingen, nacque a Rupenheim Castel. Per via paterna era una bisnipote di Giorgio II di Gran Bretagna. Il fratello maggiore del padre, Guglielmo IX, era il langravio di Assia-Kassel. Nel 1803 il titolo dello zio venne elevato a quello di elettore di Assia, assumendo il nome di Guglielmo I, cosicché l’intero ramo Kassel della dinastia d’Assia guadagnò una tacca in più nella scala gerarchica della nobiltà. Il 7 maggio a Kassel, e poi, ancora una volta, il 1º giugno 1818 a Buckingham Palace, Augusta sposò il suo secondo cugino, il Duca di Cambridge, quando lei aveva ventuno anni e lui quarantatré. Il Duca e la Duchessa di Cambridge ebbero tre figli. Dal 1818 fino all’incoronazione della regina Vittoria, e la conseguente separazione della corona britannica da quella di Hannover nel 1837, la duchessa di Cambridge visse ad Hannover, dove il duca fungeva da viceré per conto del padre, Giorgio III, e dei fratelli, Giorgio IV e Guglielmo IV. Gli sposi tornarono in Gran Bretagna nel 1837, dove vissero a Cambridge Cottage, a Kew, e più tardi a St. James’s Palace. La duchessa sopravvisse al marito per trentanove anni, morendo all’età di novantuno anni. Fotografia CDV. Fotografo: Sarony – Scarborough. 

Onorificenze

Compagna dell'Ordine imperiale della Corona d'India (CI) - nastrino per uniforme ordinariaCompagna dell’Ordine imperiale della Corona d’India 
                  1º gennaio 1878

PERSONALE DELLA CORTE

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Arc. 2508: Personale di Corte: Cadetto (von Walther) dell’Accademia Militare Paggio di Corte (Hofpage) in montura di gala. Fotografia CDV. Fotografo: A. Grundner – Berlin.

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Arc. 1743: Personale di Corte: Gran Cacciatore di Corte in montura da parata. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: R. Wallich – Berlin. 

 

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Arc. 1715: Personale di Corte: Cacciatore di Corte in montura da Caccia. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

MILIZIA DELLA CITTA’ LIBERA DI AMBURGO

FANTERIA

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Arc. 2360: Fanteria: Sottufficiale del 2° Battaglione Fanteria in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: H. N. Wendt – Hamburg. 1860 ca. 

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Arc. 2720: Fanteria: Tamburo Maggiore di un Battaglione di Fanteria in montura da parata. Fotografia CDV. Fotografo: J. Hahn – Hamburg. 1860 ca. 

 

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Arc. 80: Fanteria: Sottufficiali e Musicanti della Banda del 1° Battaglione Fanteria in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo. Sconosciuto. 1860 ca. 

 

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Arc. 2636: Fanteria: Soldato del 1° Battaglione di Fanteria in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: J. Hahn – Hamburg. 1860 ca. 

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Arc. 2648: Jäger: Sottufficiale di un Battaglione Jäger in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: F. L. Giffey – Hamburg. 

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Arc. 2719: Jäger: Sottufficiale di un Battaglione Jäger in piccola montura. Fotografia CDV. Fotografo: Bernhard & Greif – Hamburg.