Guardie Doganali 1859 – 1871

 

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Arc. 171: Guardie Doganali: Brigadiere in piccola montura. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1865 ca.

 

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Arc. 169: Guardie Doganali: Brigadiere in montura festiva. Fotografia CDV. Fotografo: C. Fabretti – Ancona. 1865 ca.

 

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Arc. 170: Guardie Doganali: Brigadieri e militi in montura festiva e in piccola montura. Fotografia formato 16,3 x 12,5. Fotografo: Sconosciuto. 1865 ca.

 

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Arc. 170: Guardie Doganali: Milite in montura festiva. Fotografia formato 16,3 x 12,5. Fotografo: Sconosciuto. 1865 ca.

 

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Arc. 172: Guardie Doganali: Milite in piccola montura. Fotografia CDV. Fotografo: T. Panico & C.o – Ancona. 1865 ca.

 

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Arc. 172: Guardie Doganali: Milite in piccola montura. Fotografia CDV. Fotografo: Cesarico – Milano. 1865 ca.

Casa Regnante d’Assia

 

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Arc. 148: Luigi IV d’Assia (12 settembre 1837 – 13 marzo 1892) fu Granduca d’Assia e del Reno dal 1877 sino alla sua morte. Il suo nome completo era Federico Guglielmo Luigi IV Carlo d’Assia. Fotografia CDV. Fotografo: E. Mister – Berlino. 1868 ca.

Casa Reale svedese

 

 

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Arc. 66: Carlo XV/IV, nome completo Carl Ludvig Eugén Bernadotte (Stoccolma, 3 maggio 1826 – Malmö, 18 settembre 1872). Nacque a Stoccolma e fu subito creato duca di Scania. Il Principe ereditario fu brevemente viceré di Norvegia nel 1856 e nel 1857. Diventò reggente il 25 settembre 1857 e re alla morte del padre, l’8 luglio 1859. Come figlio di Giuseppina di Leuchtenberg, era discendente di re Gustavo I di Svezia e di una sorella di re Carlo X di Svezia, la cui discendenza ritornò sul trono dopo averlo perso, nel 1818, dopo la morte di re Carlo XIII di Svezia. Come principe ereditario, i suoi modi bruschi e non convenzionali indussero molti a preoccuparsi della sua futura ascesa al trono, anche se poi Carlo si dimostrò uno dei più popolari re scandinavi e uno dei re più fedeli alla costituzione. Il suo regno divenne famoso per le sue riforme: la legge comunale (1862), la legge ecclesiastica (1863) e la legge sul crimine (1864) furono approvate proprio per volere del re, il cui motto era: «Land skall med lag byggas» (con la legge si costruirà lo Stato). Carlo era un convinto difensore della causa scandinava e della politica di solidarietà tra i tre regni settentrionali; la sua forte amicizia con re Federico VII di Danimarca, lo indusse a promettere alla Danimarca il suo sostegno alla vigilia della guerra del 1864, che, per certi aspetti, era ingiustificabile. Comunque, a causa della mancanza di preparazione dell’esercito svedese e delle difficoltà della situazione, Carlo fu obbligato a dichiararsi poi neutrale. Il re morì a Malmö il 18 settembre 1872. Come suo padre e suo nonno, fu massone e Gran Maestro della Massoneria svedese. Carlo XV era un apprezzato pittore, e le sue poesie rivelano la sua perizia nello scrivere. Gli successe al trono di Norvegia e Svezia il fratello Oscar II. Poche settimane prima della morte di Carlo XV/IV, la figlia Louise diede alla luce il suo secondo figlio, il giovane principe di Danimarca fu battezzato con il nome del nonno, Carlo, e nel 1905 questo nipote, il principe Carlo di Danimarca, salì al trono di Norvegia, diventando così successore del nonno, da parte della madre, nel Paese e assunse il nome regnate di Haakon VII. L’attuale sovrano, re Harald V di Norvegia, è pro-pro-pronipote di Carlo, anche da parte di madre. Nessun re di Svezia successivo a Carlo XV è suo diretto discendente. I suoi discendenti, comunque, sono, o sono stati, sui troni di Danimarca, Lussemburgo, Grecia, Belgio e Norvegia. Fotografia CDV. Fotografo: Mayer & Pierson – Bruxelles. 1860 ca.

Onorificenze svedesi

Sovrano, Gran Maestro, Cavaliere e Commendatore del Reale Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano, Gran Maestro, Cavaliere e Commendatore del Reale Ordine dei Serafini
— 8 luglio 1859; già Cavaliere e Commendatore dalla nascita
Sovrano, Gran Maestro e Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine della Stella Polare - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano, Gran Maestro e Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine della Stella Polare
— 8 luglio 1859; già Commendatore di Gran Croce dalla nascita
Sovrano, Signore e Maestro, Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine della Spada - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano, Signore e Maestro, Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine della Spada
— 8 luglio 1859; già Commendatore di Gran Croce dalla nascita
Sovrano, Signore e Maestro, Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine di Vasa - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano, Signore e Maestro, Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine di Vasa
— 8 luglio 1859; già Commendatore di Gran Croce dalla nascita
Sovrano, Gran Maestro e Cavaliere del Reale Ordine di Carlo XIII - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrano, Gran Maestro e Cavaliere del Reale Ordine di Carlo XIII
— 8 luglio 1859; già Cavaliere dalla nascita
Gran Maestro dell'Ordine dei Framassoni Svedesi (Svenska Frimurare Orden SFMO) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Maestro dell’Ordine dei Framassoni Svedesi (Svenska Frimurare Orden SFMO)
— 8 luglio 1859

Onorificenze norvegesi

Gran Maestro dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Maestro dell’Ordine Reale Norvegese di Sant’Olav
— 8 luglio 1859; già Cavaliere di Gran Croce dalla nascita

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine famigliare di Alberto l'Orso (Ducato di Anhalt) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine famigliare di Alberto l’Orso (Ducato di Anhalt)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria (Impero austro-ungarico)
Cavaliere del Reale Ordine di Sant'Uberto (Regno di Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Reale Ordine di Sant’Uberto (Regno di Baviera)
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
— 1846
Gran Commendatore dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Commendatore dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)
— 10 giugno 1860
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine Guelfo (GCH, Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine Guelfo (GCH, Regno di Hannover)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
— 1861
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d’Italia)
— 1861
Cavaliere dell'Ordine del Leone d'Oro della Casa di Nassau (Ducato di Nassau) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Leone d’Oro della Casa di Nassau (Ducato di Nassau)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone d'Oro della Casa di Nassau (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone d’Oro della Casa di Nassau (Paesi Bassi)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona di Quercia (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona di Quercia (Paesi Bassi)
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine militare del Cristo (Regno di Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine militare del Cristo (Regno di Portogallo)
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine militare di Aviz (Regno di Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine militare di Aviz (Regno di Portogallo)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di San Giacomo della Spada (Regno di Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di San Giacomo della Spada (Regno di Portogallo)
Cavaliere dell'Ordine supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Regno di Prussia)
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Andrea apostolo "il primo chiamato" (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Imperiale di Sant’Andrea apostolo “il primo chiamato” (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Imperiale di Sant’Alexander Nevsky (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine Imperiale dell'Aquila Bianca (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Imperiale dell’Aquila Bianca (Impero russo)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine Imperiale di Sant'Anna (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I Classe dell’Ordine Imperiale di Sant’Anna (Impero russo)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine Imperiale di San Stanislao (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I Classe dell’Ordine Imperiale di San Stanislao (Impero russo)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dinastico ducale della Casata Ernestina di Sassonia (Ducato di Sassonia-Coburgo e Gotha) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dinastico ducale della Casata Ernestina di Sassonia (Ducato di Sassonia-Coburgo e Gotha)
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (Spagna)

Granatieri di Sardegna 1859 – 1871

 

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Arc. 2491: Granatieri di Sardegna: Blanchetti Nobile Felice Lanfranco in gran montura da Colonnello comandante il 4° Reggimento Granatieri di Lombardia (Courgnè 1819 – Torino 1907). Sottotenente di fanteria nel 1838, partecipò da capitano alle campagne del 1848-49 e del 1855-56, meritandosi una medaglia di bronzo al valor militare nella battaglia di Novara e si distinse da maggiore nelle campagne del 1859 e del 1860-61ottenendo due medaglie d’argento nei fatti d’arme di Madonna della Scoperta e di Perugia, dove rimase ferito, e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia nella presa di Mola. Comandò da Tenente Colonnello il 12° Reggimento Fanteria e promosso colonnello ebbe il comando del 4° Reggimento Granatieri di Lombardia, che guidò mirabilmente durante la campagna del 1866, meritandosi una seconda medaglia di bronzo al valor militare a Custoza. Col grado di Maggior Generale fu comandante della Brigata Cagliari e della 2^ e 3^ brigata di fanteria. Collocato a riposo, (1874) raggiunse nel 1893 il grado di Tenente Generale. Fotografia CDV. Fotografo: E. Maza – Milano. 1866 ca.

Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
Madonna della Scoperta 1859
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
Perugia 1860
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
Custoza 1866
Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al Valor Militare
Novara 1848
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
 Mola 1860

 

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Arc. 785: Granatieri di Sardegna: Capitano in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Sorgato – Bologna – Venezia.

 

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Arc. 622: Granatieri di Sardegna: Capitano in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: A. Hautman & C. – Firenze.

 

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Arc. 2708: Granatieri di Sardegna: Rasini di Mortigliengo Calisto Angelo in gran montura da Tenente dei Granatieri ( Savigliano 1840 – Treviso 1911 ). Sottotenente dei Granatieri nel 1858, partecipò alla guerra del 1859 e meritò la medaglia d’argento al valor militare a San Martino. Passato nello Stato Maggiore prese parte alla campagna dell’Umbria e delle Marche, dove ottenne, a Perugia, una seconda medaglia d’argento e a quella della bassa Italia dove ebbe a Mola di Gaeta la menzione onorevole. Nella guerra del 1866 fu decorato a Custoza della Croce da Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Dopo essere stato Ufficiale d’Ordinanza del Re Vittorio Emanuele II, fu promosso nel 1881 colonnello comandante del 36° Reggimento. Maggior Generale nel 1889, comandò la Brigata Napoli e l’anno seguente fu Aiutante di Campo di Re Umberto I; nel 1894 passò al comando della Brigata Reggio. Tenente Generale comandante la Divisione Militare di Bari nel 1895, passò nel 1896 a comandare quella di Alessandria. Andato in P. A. nel 1899, venne trasferito nella riserva nel 1902. Fotografia CDV montata su cartoncino. Fotografo: Sconosciuto.

Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
San Martino 1859
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
Perugia 1860
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
 Custoza 1866

 

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Arc. 1981: Granatieri di Sardegna: Aymonino Carlo in gran montura da Tenente dei Granatieri Ufficiale d’Ordinanza del Re (Torino 1841 – Torino 1914). Sottotenente dei Granatieri nel 1859, partecipò come Tenente alla Campagna di Ancona e Bassa Italia (1860-61) guadagnandosi una medaglia d’argento al valor militare nel combattimento del Macerone. Il 31 marzo 1864 viene promosso Capitano e passa nello Stato Maggiore prendendo parte alle campagne del 1866 e 1870, meritandosi una seconda medaglia d’argento nel fatto d’arme di Civita Castellana. Promosso Maggiore nel 10° Reggimento Bersaglieri, passò nel 1877 nel Corpo di Stato Maggiore e dal 1880 al 1883, col grado di Tenente Colonnello, fu Ufficiale d’Ordinanza (10/06/1861 – 23/01/1878) e Aiutante di Campo di S.M. Colonnello nel 1883, fu comandante del 1° Reggimento Bersaglieri e del 49° Reggimento Fanteria e da Maggior Generale (1891) ebbe il comando della Brigata Ancona. Promosso Tenente Generale (1896) comandò la Divisione Militare di Perugia e più tardi (1898) la Divisione Militare di Firenze, sino a che, nel 1900, fu collocato in posizione di servizio ausiliario. Fotografia CDV. Fotografo: Grillet – Napoli. 1860 ca.

Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
Macerone 1860
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
Civita Castellana 1870

 

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Arc. 1007: Granatieri di Sardegna: Sottotenente in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: G. Manzoni – Milano.

 

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Arc. 656: Granatieri di Sardegna: Sottotenente in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 1981: Granatieri: Cotti Giuseppe in montura festiva da Capitano del 5° Reggimento Granatieri di Napoli ( Grazzano Monferrato 1838 – Custoza 1866 ). Uscito dall’Accademia Militare di Torino nel 1858 col grado di Sottotenente di Fanteria, l’anno seguente si distingueva a Palestro, guadagnando una medaglia d’argento al valor militare. Nella campagna delle Marche ed Umbria (1860) meritava una menzione onorevole. Promosso Capitano nel 1861, diveniva Ufficiale d’Ordinanaza di S.A.R. Amedeo di Savoia che allora era Maggior Generale comandante la Brigata Granatieri di Lombardia; cadde nella battaglia di Custoza fu decorato di medaglia d’oro al valor militare ” per il valore e sangue freddo dimostrato in tutta la giornata. Rimasto sul campo di battaglia, anche dopo la ferita di S.A.R. il principe Amedeo, offriva spontaneamente i suoi servigi al comandante la 9^ Divisione, ed eseguite varie missioni importanti affrontando seri pericoli, rimaneva vittima del suo valore, ucciso da un colpo di mitraglia”. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Firenze. Al retro ” Capitano Cotti Giuseppe, Firenze 1863 – 5° Reg. Granatieri. Morto gloriosamente sul campo di battaglia di Custoza nella giornata del 24 di giugno 1866″.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro al valor militare
  Custoza 24 giugno 1866
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
  Palestro 1859

 

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Arc. 657: Granatieri: Capitano del 5° Reggimento Brigata Granatieri di Napoli in montura festiva. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Napoli.

 

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Arc. 786: Granatieri di Sardegna: Tenente del 1° Reggimento in montura festiva. Fotografia CDV. Fotografo: R. Peli – Udine. Datata 28/11/1868.

 

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Arc. 715: Granatieri di Sardegna: Sottotenente in montura festiva. Fotografia CDV. Fotografo: A. Ciabò – Ancona.

 

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Arc. 623: Granatieri di Sardegna: Sottotenente in montura festiva. Fotografia CDV. Fotografo: A. Premi – Mantova.

 

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Arc. 1096: Granatieri di Sardegna: Capitano in piccola montura. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 656: Granatieri di Sardegna: Sottotenente in piccola montura. Fotografia CDV. Fotografo: Marzocchini – Livorno.

 

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Arc. 424: Granatieri di Sardegna: Sottotenente del 5° Reggimento Granatieri di Napoli in piccola montura. Fotografia CDV. Fotografo: Grillet – Napoli.

 

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Arc. 1095: Granatieri di Sardegna: Tenente in montura di via. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Napoli. 1865 ca.

 

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Arc. 2707: Granatieri: Sottotenente del 5° Reggimento Granatieri di Napoli in montura festiva con cappotto. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bajocchi & C. – Napoli.

Corpo Reale di Stato Maggiore 1859 – 1871

 

 

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Arc. 142: Gerbaix De Sonnaz d’Habères conte Giuseppe in gran montura da Colonnello di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Cuneo, 30 settembre 1828 – Roma, 8 aprile 1905). Sottotenente di Cavalleria nel 1846, partecipò alle campagne del 1848 e 1849 e nel 1854 passò nel Corpo di Stato Maggiore. Prese parte alla guerra di Crimea e poi a quella del 1859 quale capo di Stato Maggiore generale dell’armata durante la campagna del 1860 – 61, si meritò la croce da Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia all’attacco e presa di Mola di Gaeta e la promozione per merito di guerra a Tenente Colonnello nella campagna dell’Umbria e delle Marche. Colonnello capo di Stato maggiore del IV Corpo d’Armata nel 1861, divenne nel 1862 Aiutante di Campo del Principe Umberto. Per la guerra del 1866 fu Capo di Stato Maggiore della 16^ Divisione e a Custoza si meritò la medaglia d’argento al valor militare e la promozione a Maggior Generale. Dal 1874 al 1882 fu Aiutante di Campo del principe e poi Re Umberto I. Tenente Generale nel 1875, ebbe nel 1882 il comando della Divisione di Palermo. Comandante il IV Corpo d’Armata nel 1883, andò in P.A. per età nel 1896 e nel 1899 passò nella riserva. Nel 1904 gli fu conferito il Collare dell’Annunziata e nel 1884 era stato nominato Senatore. Fotografia CDV. Fotografo: Grillet & C.ie – Napoli. 1861 ca.

Onorificenze sabaude

Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata
 1884
Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Mola di Gaeta 1860
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
«Per aver contribuito significativamente a salvare la vita al Principe ereditario Umberto, formando un quadrato, mercé cui si poté sostenere l’urto della cavalleria nemica» 1866.
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (5 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (5 barrette)
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia

Onorificenze straniere

Grand'Ufficiale dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Impero tedesco) - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Impero tedesco)
Grand'Ufficiale dell'Ordine di Nichan Iftikar (Tunisia) - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine di Nichan Iftikar (Tunisia)
Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Commendatore dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine Reale Norvegese di Sant’Olav (Norvegia)
Commendatore dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)
Commendatore dell'Ordine del Leone di Zähringen (Baden) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine del Leone di Zähringen (Baden)
Commendatore dell'Ordine dell'Immacolata Concezione di Vila Viçosa (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine dell’Immacolata Concezione di Vila Viçosa (Portogallo)
Cavaliere di IV classe dell'Ordine di Sant'Anna (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di IV classe dell’Ordine di Sant’Anna (Impero russo)
Cavaliere di V classe dell'Ordine di San Stanislao (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di V classe dell’Ordine di San Stanislao (Impero russo)
Medaglia inglese della Guerra di Crimea (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia inglese della Guerra di Crimea (Regno Unito)
Medaglia turca di Crimea (Impero Ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia turca di Crimea (Impero Ottomano)
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana (Francia)

 

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Arc. 2487: Corpo Reale di Stato Maggiore: Rizzardi Ercole in montura festiva da Tenente Colonnello di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Milano 18 luglio 1822 – Milano 16 febbraio 1895). Entrato all’accademia Militare di Torino il 25 aprile 1835, uscì il 25 agosto 1841 Sottotenente nel Reggimento Piemonte Reale Cavalleria. Nella campagna del 1849 fu, alla Sforzesca, decorato della medaglia d’argento al valor militare. Il 5 giugno 1853 fu promosso Capitano e nel 1859 fu decorato della Croce dell’Ordine Militare di Savoia e della Legion d’Onore a Solferino al comando dello Squadrone Guide di nuova formazione; l’anno dopo passò nello Stato Maggiore ed ebbe la nomina a Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia per la campagna dell’Umbria e Marche, una seconda medaglia d’argento e una menzione onorevole in quella della Bassa Italia. Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore della 1^ Divisione  il 14 aprile 1861, diventò Colonnello  il 20 novembre 1868 e comandò i Lancieri di Firenze e poi i Lancieri di Novara. Promosso Maggior Generale il 14 agosto 1870 comandò una Brigata di Cavalleria a Verona e nel 1879 fu trasferito alla riserva. Nel 1881 fu promosso Tenente Generale. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Alinari – Firenze.

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
  Sorzesca 1849
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
  Campagna della Bassa Italia 1860
Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria     Menzione Onorevole
    Campagna della Bassa Italia 1860
Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare d’Italia
  Solferino 1859
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
  Campagna delle Umbria e Marche 1860
Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Legion d’onore
  Solferino 1859

 

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Arc. 2233: Corpo Reale di Stato Maggiore: Mazzoleni Giovanni in gran montura da Maggiore di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871. Sottotenente dei Bersaglieri il 14/03/1849 è promosso Capitano il 12/07/1859. Diventa Maggiore il 25/10/1863 e poi Capo di Stato Maggiore della Divisione di Alessandria. Il 15 luglio 1877 è promosso Colonnello e nominato comandante della Scuola di Fanteria. Nell’aprile del 1882 è comandante del Distretto della divisione di Genova e il 13/04/1884 viene messo in P.A. Fotografia CDV. Fotografo: H. Le Lieure – Torino. 1863 ca.

 

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Arc. 58: Corpo Reale di Stato Maggiore: Sanvitale conte Ugo in gran montura da Maggiore di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Parma 1817 – 189 ). Tenente nel I° Spahis (Francia) nel 1856, viene promosso Capitano nel 1859 e il 25 ottobre 1863 è nominato Capitano di Stato Maggiore nel Regio Esercito. Il 9 novembre dello stesso anno è già Maggiore e passa nell’Ufficio Superiore di Torino e nel 1864 è addetto nella Divisione di Modena. Nel 1865 è nella Divisione Militare di Torino e nel 1867 passa alla Divisione di Firenze. Nel 1870 è Capo di Stato Maggiore della 3^ Divisione e poco dopo passa alla Divisione di Perugia. Il 12 marzo 1871 è promosso Tenente Colonnello di Fanteria nel I° Distretto di Alessandria e nell’ottobre dello stesso anno è comandante del 52° Distretto di Macerata. Nel dicembre del 1874 passa nella riserva e nel dicembre del 1893 è promosso Colonnello. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1864 ca.

 

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Arc. 2698: Corpo Reale di Stato Maggiore: Centurione principe Giuseppe in gran montura da Maggiore di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Firenze – Napoli – Livorno. 1860 ca.

 

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Arc. 783: Corpo Reale di Stato Maggiore: Bellentani Vincenzo in gran montura da Capitano di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 ( Sorbolo 1824 ). Partecipò da sottufficiale alla campagna del 1848 e promosso sottotenente nel 23° fanteria delle truppe lombarde prese parte alla campagna del 1849 ed alla spedizione d’Oriente del 1855 – 56. Si distinse nella campagna del 1859 meritandosi una medaglia d’argento al valor militare nel fatto d’armi di Palestro e riconfermò brillantemente il suo valore nella campagna d’Ancona e Bassa Italia (1860 – 61) durante la quale si guadagnò una medaglia di bronzo al valore per la presa di Perugia e l’assedio di Ancona e la Croce di Cavaliere dell’ordine Militare di Savoia per la presa di Capua. Fu insegnante alla Scuola Militare di Modena (1862-66) e prese parte quale Capitano addetto al quartier generale principale alla campagna del 1866. Promosso Colonnello (1878) comandò il 46° e il 64° Reggimento Fanteria, dopo aver trascorso due anni nell’arma dei Carabinieri Reali quale comandante della Legione Torino e della Legione Allievi. Collocato in P.A. a sua domanda (1885), raggiunse nel 1894 il grado di Maggior Generale nella riserva. Fotografia CDV. Fotografo: A. Hautmann & C. – Firenze. 1866 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare d’Italia
  Assedio di Ancona 1860
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
  Palestro 1859
Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Menzione Onorevole
   Perugia 1860

 

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Arc. 422: Corpo Reale di Stato Maggiore: Domenico Farini (Montescutolo, 2 luglio1834 – Roma, 18 gennaio1900) in gran montura da Tenente di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871. Nacque a Montescutolo dove suo padre, il noto patriota Luigi Carlo Farini, di professione medico, da Russi era stato mandato al confino per motivi politici dalle autorità pontificie. Seguì il padre in esilio dapprima nel Granducato di Toscana (1843) successivamente in Piemonte. Nel 1850 entrò nell’Accademia Reale di Torino da cui nel 1855 uscì col grado di sottotenente del genio militare. Durante la seconda guerra di indipendenza italiana comandò dapprima una compagnia di zappatori (1859) e poi durante la campagna 1860 – 61 fu  trasferito allo Stato Maggiore di Manfredo Fanti; prese parte all’assedio di Ancona e di Gaeta meritando una  medaglia d’argento al valor militare e la Croce dell’Ordine Militare di Savoia . Fece la campagna del 1866 e poi si dimise per dedicarsi alla vita politica. Dopo che suo padre fu nominato da Cavour dittatore degli stati dell’Italia centrale, seguì il padre come addetto agli affari militari. Cominciò allora anche la carriera politica: fu deputato di Russi all’Assemblea Nazionale dei popoli delle Romagne (l’organo istituito per favorire l’annessione delle ex legazioni al Regno di Sardegna).  Massone, il 21 giugno 1867, durante l’Assemblea costituente di Napoli, nei locali della Loggia “Egeria”, fu nominato membro del Grande Oriente d’Italia. Farini fu eletto alla Camera dei deputati italiana nel 1864, nel collegio di Ravenna schierandosi poi nel gruppo di centro sinistra. Fu segretario della Camera per tre volte tra il 1878 e il 1884. Dopo un periodo di assenza dalle attività politiche, da lui trascorso a Saluggia in Piemonte, fu eletto senatore nel 1886 e l’anno successivo fu nominato presidente del senato del regno, riconfermato nel 1894. Nel 1892 il Re lo insignì del collare dell’Annunziata. Fotografia CDV. Fotografo: F.M. Chiapella – Torino. 1863 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
  1892
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  1892
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
  1892
Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare d’Italia
  Campagna della Bassa Italia 1860
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
  Campagna della Bassa Italia 1860
Medaglia commemorativa delle campagne delle guerre d'indipendenza (4 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle guerre d’indipendenza             (4 barrette)
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia

 

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Arc. 1240: Corpo Reale di Stato Maggiore: Rasini di Mortigliengo conte Calisto Angelo in gran montura da Capitano di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 ( Savigliano 1840 – Treviso 1911 ). Sottotenente dei Granatieri nel 1858, partecipò alla guerra del 1859 e meritò la medaglia d’argento al valor militare a San Martino. Passato nello Stato Maggiore prese parte alla campagna dell’Umbria e delle Marche dove ottenne, a Perugia una seconda medaglia d’argento, ed a quella della bassa Italia dove a Mola di Gaeta ebbe la menzione onorevole. Nella guerra del 1866 fu decorato a Custoza della Croce da Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Dopo essere stato Ufficiale d’Ordinanza del Re Vittorio Emanuele II, fu promosso nel 1881 Colonnello comandante il 36° Reggimento Fanteria. Maggior Generale nel 1889, comandò la Brigata Napoli e l’anno seguente fu aiutante di campo generale di Re Umberto I; nel 1894 passò al comando della Brigata Reggio. Tenente Generale comandante la divisione militare di Bari nel 1895, passò nel 1896 a comandare quella di Alessandria. Andato in P.A. nel 1899, venne trasferito nella riserva nel 1902. Fotografia CDV. Fotografo: E. Di Chanaz – Torino. 1865 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare d’Italia
  Custoza 1866
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
  San Martino 1859
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
  Perugia 1860
Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria     Menzione Onorevole
    Mola di Gaeta 1860

 

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Arc. 2238: Corpo Reale di Stato Maggiore: Morra di Lavriano e della Montà conte Roberto in montura festiva da Colonnello dello Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Torino, 24 dicembre 1830 – Roma, 20 marzo 1917). Sottotenente di cavalleria nel 1848, passò nel 1849 in artiglieria e poi nel corpo di Stato Maggiore. Partecipò alle campagne del 1848-49, 1859 e 1866, meritando a Custoza la medaglia d’argento al valor militare. Raggiunse il grado di Colonnello nel 1868 e di Maggior Generale nel 1877; comandò la 18^ Brigata di Fanteria e poi fu aiutante di campo generale Re. Tenente Generale nel 1883, meritò nell’epidemia del 1885 in Sicilia, la medaglia d’argento dei benemeriti della salute pubblica. Comandò successivamente la divisione militare di Padova, Milano e Roma e poi Corpo d’Armata di Napoli. Alla fine del 1893 fu destinato a governare, come Regio Commissario straordinario, la Sicilia posta in stato di assedio ed in premio del suo operato ebbe la Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Anche se operò una repressione a tratti brutale e indiscriminata, e si distinse per la durezza con cui in breve stroncò il movimento di protesta. Comandante il VI Corpo d’Armata dal 1894 e l’VIII dal 1895, andò in P.A. e nel 1901 passò nella riserva. Deputato, rappresentò alla Camera il collegio di Carmagnola nella 12ma legislatura, e nel 1890 ebbe la nomina a Senatore. Dal 1898, e per più anni, fu ambasciatore italiano in Russia. Fotografia CDV. Fotografo: Montabone – Torino. 1868 ca.

Onorificenze sabaude

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi   Maurizio e Lazzaro
  8 giugno 1893
Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
  10 giugno 1890
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
  9 agosto 1894
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valore militare
  «Per il valore dimostrato nella battaglia di Custoza»
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza    (4 barrette)
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia

Onorificenze straniere

Gran Commendatore dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Commendatore dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
— 9 gennaio 1868
Commendatore del Reale Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore del Reale Ordine di Carlo III (Spagna)
— 26 marzo 1871
Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— ottobre 1865
Commendatore dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)
— 5 settembre 1863
Commendatore dell'Ordine del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine del Cristo (Portogallo)
— 24 ottobre 1863
Commendatore dell'Ordine dell'Immacolata Concezione di Vila Viçosa (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine dell’Immacolata Concezione di Vila Viçosa (Portogallo)
— 21 agosto 1865
Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)
— 2 agosto 1863
Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859 (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaille Commémorative de la Campagne d’Italie de 1859 (Francia)

 

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Arc. 2245: Corpo Reale di Stato Maggiore: Guidotti Ernesto in montura festiva da Maggiore dello Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Firenze 1833 – La Spezia 1918). Ufficiale toscano partecipò con il suo esercito alla campagna del 1859 e il 5 maggio 1859 passò nell’esercito sardo con il grado di Capitano di Stato Maggiore addetto alla 3^ Divisione. Il 23 marzo 1862 viene promosso Maggiore e Capo di Stato Maggiore della Divisione Palermo, della Divisione Parma nel 1865 e della Divisione Firenze nel 1866. Nella campagna di quell’anno meritò la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Il 29 maggio 1869 viene nominato Tenente Colonnello e gli viene assegnato il comando del 6° Reggimento Fanteria. Nel 1870 diventa Ufficiale d’Ordinanza del Re Vittorio Emanuele II alla morte del quale passò con lo stesso grado al servizio di Umberto I. Il 22 ottobre 1874 è Colonnello comandante il 2° Bersaglieri e nel 1877 diventa Aiutante di Campo Effettivo di Vittorio Emanuele II e poi di Umberto I (03/05/1877 – 02/06/1881). Maggior Generale nel 1881 viene poi nominato Tenente Generale nel 1887 e gli viene affidato il comando della Divisione Bari e nel 1891 della Divisione Torino. Nel 1893 passa nella riserva. Fotografia CDV. Fotografo: A. Duroni – Milano. 1865 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare d’Italia
  1866

 

 

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Arc. 1979: Corpo Reale di Stato Maggiore: Incisa della Rocchetta marchese Alberto in montura festiva con spencer da Maggiore di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Milano 1827 – Torino 1913 ). Sottotenente di Fanteria nel 1849, passò nello Stato Maggiore partecipando a tutte le guerre per l’indipendenza (1848- 1870). Fu Aiutante di Campo del Re e nel 1889 ottenne il grado di Maggior Generale. Fotografia CDV. Fotografo: Grillet – Napoli. 1865 ca.

 

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Arc. 2492: Corpo Reale di Stato Maggiore: Incisa della Rocchetta marchese Alberto in montura festiva con spencer da Capitano di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Milano 1827 – Torino 1913 ). Fotografia CDV incollata su cartoncino. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

 

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Arc. 2237: Corpo Reale di Stato Maggiore: Moreno Gennaro in montura festiva da Capitano di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Gaeta 1838 – Bologna 1901). Sottufficiale dell’esercito delle Due Sicilia, passò nel 1860 in quello italiano divenendo sottotenente di fanteria nel 1862. Passato nel Corpo di Stato Maggiore, combatté nel 1866 e 1870 meritando a Custoza la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Insegnò storia ed arte militare alla scuola di Modena e, successivamente, dal 1879 al 1888, tattica, storia militare e logistica alla Scuola di guerra, della quale divenne colonnello comandante in 2^ nel 1888. Nel 1892 passò a comandare il 15° fanteria e nel 1894 fu direttore generale della leva e truppe al ministero della guerra. Maggior Generale nel 1895, comandò la Brigata Pavia dal 1896 al 1899, nel quale anno ebbe il comando della Divisione Ravenna. Collaboratore della Rivista Militare pubblicò, fra l’altro, dei manuali di storia militare, dei manuali di logistica, una monografia su Calvi in Cadore ed uno studio sulla campagna del 1859. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1866 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
  Custoza 1866

 

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Arc. 2485: Corpo Reale di Stato Maggiore: San Martino Valperga conte Guido in montura giornaliera da Capitano di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Torino, 21 febbraio 1834 – Sestri Levante, 11 agosto 1916). Allievo della Scuola Militare entra nella Reale Accademia Militare di Torino dalla quale esce Sottotenente. Partecipa alla campagna del 1855-56 in Crimea e a quella del 1859. Nel 1860-61 partecipa alla campagna nella Bassa Italia dove gli viene conferita la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Partecipa poi alla campagna del 1866 contro l’Austria con il grado di Capitano di Stato Maggiore guadagnando alla fine delle guerre d’indipendenza due medaglie d’argento al valor militare. E’ eletto deputato nella X – XIV – XV legislatura e il 7 giugno 1886 viene eletto Senatore. Fotografia CDV montata su cartoncino. Fotografo: Sconosciuto. 1866 ca.

Onorificenze

Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
  1° giugno 1861
Medaglia d'argento al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia d'argento al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia piemontese della guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia piemontese della guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (5 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (5 barrette)
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia

 

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Arc. 2772: Corpo Reale di Stato Maggiore: Capitano in montura festiva mod. 01/06/1864 – 05/08/1871. Fotografia CDV. Fotografo: E. Di Chanaz – Torino. 1865 ca.

 

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Arc. 2488: Corpo Reale di Stato Maggiore: Figdor Luigi in montura festiva da Capitano di Stato Maggiore mod. 01/06/1864 – 05/08/1871. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Bernieri – Torino. 1865 ca.

 

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Arc. 2698: Corpo Reale di Stato Maggiore: Aymonino Carlo in piccola montura con spencer da Capitano di Stato Maggiore e Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re mod. 01/06/1864 – 05/08/1871 (Torino 1841 – Torino 1914). Sottotenente dei Granatieri nel 1859, partecipò come Tenente alla Campagna di Ancona e Bassa Italia (1860-61) guadagnandosi una medaglia d’argento al valor militare nel combattimento del Macerone. Il 31 marzo 1864 viene promosso Capitano e passa nello Stato Maggiore prendendo parte alle campagne del 1866 e 1870, meritandosi una seconda medaglia d’argento nel fatto d’arme di Civita Castellana. Promosso Maggiore nel 10° Reggimento Bersaglieri, passò nel 1877 nel Corpo di Stato Maggiore e dal 1880 al 1883, col grado di Tenente Colonnello, fu Ufficiale d’Ordinanza (10/06/1861 – 23/01/1878) e Aiutante di Campo di S.M. Colonnello nel 1883, fu comandante del 1° Reggimento Bersaglieri e del 49° Reggimento Fanteria e da Maggior Generale (1891) ebbe il comando della Brigata Ancona. Promosso Tenente Generale (1896) comandò la Divisione Militare di Perugia e più tardi (1898) la Divisione Militare di Firenze, sino a che, nel 1900, fu collocato in posizione di servizio ausiliario. Fotografia CDV. Fotografo: G. Marzocchini & Figlio – Livorno. 1866 ca.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
  Macerone 1860
Medaglia d'argento al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
  Civita Castellana 1870

 

APPLICATI DI STATO MAGGIORE

 

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Arc. 130: Tenente dei Granatieri di Sardegna applicato di Stato Maggiore in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Napoli. 1862 ca.

 

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Arc. 2268: Tenente dei Bersaglieri applicato di Stato Maggiore in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: Farina & Comp. – Padova.

 

 

 

Patrioti e uomini politici (1859-1920)

 

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Arc. 389: Mosaico del primo Parlamento del Regno d’Italia: Camera dei Deputati. Fotografia CDV. Fotografo: Le Lieure – Torino. 1861 ca.

 

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Arc. 1937: Mosaico del primo Parlamento del Regno d’Italia: Senato del Regno. Fotografia CDV. Fotografo: Le Lieure – Torino. 1861 ca.

 

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Arc. 2744: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fu ministro del Regno di Sardegna dal 1850 al 1852, presidente del Consiglio dei ministri dal 1852 al 1859 e dal 1860 al 1861. Nello stesso 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, divenne il primo presidente del Consiglio dei ministri del nuovo Stato e morì ricoprendo tale carica. Fu protagonista del Risorgimento come sostenitore delle idee liberali, del progresso civile ed economico, dell’anticlericalismo, dei movimenti nazionali e dell’espansionismo del Regno di Sardegna ai danni dell’Austria e degli stati italiani preunitari. In economia promosse il libero scambio, i grandi investimenti industriali (soprattutto in campo ferroviario) e la cooperazione fra pubblico e privato. In politica sostenne la promulgazione e la difesa dello Statuto Albertino. Capo della cosiddetta Destra storica, siglò un accordo (Connubio) con la Sinistra con la quale realizzò diverse riforme. Contrastò apertamente le idee repubblicane di Giuseppe Mazzini e spesso si trovò in urto con Giuseppe Garibaldi, della cui azione temeva il potenziale rivoluzionario. In politica estera coltivò con abilità l’alleanza con la Francia grazie alla quale, con la seconda guerra di indipendenza, ottenne l’espansione territoriale del Regno di Sardegna in Lombardia. Benché non avesse un disegno preordinato di unità nazionale, riuscì a gestire gli eventi politici (sommosse nel Granducato di Toscana, nei ducati di Modena e Parma e nel Regno delle Due Sicilie) che assieme all’impresa dei Mille portarono alla formazione del Regno d’Italia. Fotografia CDV. Fotografo: Mayer & Pierson – Parigi. 1859 ca.

Onorificenze

Cavour ottenne numerose onorificenze, anche straniere. Queste quelle di cui si è a conoscenza da fonti attendibili:

Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata
  — 29 aprile 1856
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  — 26 marzo 1853
Cavaliere dell'Ordine civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine civile di Savoia
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Alessandr Nevskij (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Alessandr Nevskij (Russia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Legion d’onore (Francia)
Cavaliere dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di Carlo III (Spagna)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Salvatore (Grecia)
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero Ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine di Medjidié (Impero Ottomano)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Reale Guelfo (Gran Bretagna e Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine Reale Guelfo (Gran Bretagna e     Hannover)
Cavaliere di grande stella dell'Ordine del leone e del sole (Persia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di grande stella dell’Ordine del leone e del sole (Persia)

 

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Arc. 627: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV. Fotografo: H. Hering – Londra.

 

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Arc. 538: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 1529: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV da incisione. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 1210: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Mayer & Pierson – Parigi.

 

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Arc. 1211: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Disderi & C.ie – Parigi.

 

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Arc. 1211: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 751: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 751: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV da incisione. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 1041: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 914: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

 

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Arc. 1673: Il Congresso di Parigi si riunì nella capitale francese dal 25 febbraio al 16 aprile 1856 al fine di ristabilire la pace dopo la guerra di Crimea, combattuta vittoriosamente da Turchia, Francia, Regno Unito e Regno di Sardegna contro la Russia. Il congresso stabilì l’autonomia di Moldavia e Valacchia che, liberate dal protettorato russo, rimanevano formalmente nell’Impero ottomano, al quale veniva anche assicurata l’integrità territoriale. Dispose la smilitarizzazione del Mar Nero e la cessione da parte della Russia della zona della foce del Danubio (Bessarabia meridionale) a favore della Moldavia. Determinò il declino della potenza russa in Europa e l’ascesa della Francia a prima potenza del continente. Il Primo ministro del Regno di Sardegna Cavour ottenne che per la prima volta in una sede internazionale si ponesse la questione italiana. I risultati del Congresso costituirono il Trattato di Parigi. In piedi da sinistra: Camillo Benso conte di Cavour (Regno di Sardegna), Ministro Villamarina (Regno di Sardegna), conte di Hatzfeldt (Austria-Ungheria), F. Bénedetti (Impero francese – redattore del protocollo), Mehemmed Djemil Bey ( Impero turco), barone De Brunnow (Prussia), barone De Manteuffel (Prussia), conte De Buol (Austria-Ungheria). Seduti da sinistra: barone de Hubner (Prussia), Aali Pacha (Impero turco), conte De Clarendon (Gran Bretagna), conte Colonna Walewski (Impero francese), conte Orloff (Impero russo), barone De Bourqueney (Impero francese), Lord Cowley (Gran Bretagna). Fotografia CDV. Fotografo: Mayer & Pierson – Parigi. 1856 ca.

 

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Arc. 1210: Massimo Taparelli marchese d’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798 – Torino, 15 gennaio 1866). Quartogenito del marchese Cesare Taparelli d’Azeglio; dopo una brillante giovinezza, dedita soprattutto allo studio della pittura (182030 a Roma), frequentò nel 1831 a Milano il cenacolo del Manzoni, del quale sposò la figlia Giulia. Di questi anni sono i suoi romanzi (Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta, 1833, Niccolò de’ Lapi ovvero I Palleschi e i Piagnoni, 1841; La Lega Lombarda, incompiuto, scritto nel 1845 e pubblicato postumo nel 1871). Sviluppatasi negli anni 184344, attraverso colloqui col cugino Cesare Balbo, la passione politica, accettò nel 1845 di fare per il movimento liberale un viaggio per le Romagne, le Marche e la Toscana e al ritorno scrisse Gli ultimi casi di Romagna (1846), pagine ostili alle sètte ma ancor più al malgoverno papale, e auspicanti apertamente una cospirazione pubblica. Espulso dal governo toscano per tale opuscolo, d’A. all’avvento di Pio IX vide possibile la realizzazione del proprio programma liberale moderato e legalitario (nel 1847espose il suo pensiero nella Proposta di un programma per l’opinione nazionale italiana), puntando decisamente prima su Pio IX e poi su Carlo Alberto. Scoppiata la guerra, fu aiutante di campo del gen. Durando e fu ferito al monte Berico (10 giugno 1848). In acre polemica con democratici e repubblicani da lui incolpati del fallimento della guerra del 184849, declinò l’invito di formare il ministero piemontese: solo il 7 maggio 1849s’inchinò davanti all’ordine preciso del re. Chiusa la vertenza austriaca (a tal fine fu costretto a sciogliere la Camera), d’Azeglio seppe mantenere, nonostante le pressioni austriache, il sistema costituzionale e riformò radicalmente (1850) i rapporti fra Stato e Chiesa con le leggi Siccardi. Dimessosi il 22 ottobre 1852 per le difficoltà suscitategli dal “connubio” Cavour-Rattazzi, ebbe in seguito incarichi politici di minore importanza (nel novembre 1855 accompagnò il re a Londra e a Parigi, dove ritornò da solo prima della guerra; nel 1859 fu nominato commissario straordinario nelle Romagne, nel gennaio 1860 governatore di Milano), mentre i suoi scritti agivano vitalmente sull’opinione pubblica (articoli antiaustriaci sul Morning Chronicle, 1859, De la politique et du droit chrétien au point de vue de la question italienne, 1860); in questi anni, dimenticando ogni precedente dissidio, aiutò il Cavour in momenti delicati (intervento in Crimea, guerra del 1859), ma successivamente il suo moralismo conservatore e paternalistico gli impedì di cogliere il significato degli avvenimenti che si compirono nel 1860 e negli anni seguenti, così si oppose all’unificazione del nord al sud della penisola, giudicandola immatura, e si scagliò, nell’opuscolo Questioni urgenti (1861), contro la prospettiva di portare la capitale a Roma, vedendo in essa un motivo esclusivamente retorico. Solitario e incompreso, d’A. allora scrisse per gl’Italiani, “ancora da fare”, I miei ricordi (incompiuti, si fermano al 1846, pubblicati postumi nel 1867). Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Alinari – Firenze. 1865 ca.

Onorificenze sabaude

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
  — 12 giugno 1856
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’Argento al Valor Militare

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Giuseppe (Granducato di    Toscana)
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine di   Leopoldo (Belgio)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
Gran Croce dell'Ordine del Cristo (Regno del Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine del Cristo (Regno del Portogallo)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Immacolata Concezione di Vila Viçosa (Regno del Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Immacolata Concezione di Vila   Viçosa (Regno del Portogallo)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi   Bassi)
Gran Croce dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine di Carlo III (Spagna)

 

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Arc. 2121: Massimo Taparelli marchese d’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798 – Torino, 15 gennaio 1866). Fotografia CDV. Fotografo: A. Giroux & C. – Parigi. 1865 ca.

 

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Arc. 1658: Massimo Taparelli marchese d’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798 – Torino, 15 gennaio 1866). Fotografia CDV. Fotografo: Disderi & C.ie – Parigi.

 

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Arc. 1936: Urbano Rattazzi (Alessandria, 30 giugno 1808 – Frosinone, 5 giugno 1873). Esponente di spicco e successivamente capo dell’ala democratica (Sinistra storica) del Parlamento Subalpino e, successivamente, italiano, ricoprì numerosi incarichi ministeriali tra il 1848 e il 1849 nel Governo Casati, nel Governo Gioberti e nel Governo Chiodo. Passato all’opposizione, nel 1852 strinse un patto politico (Connubio) con l’ala moderata della Destra storica, guidata da Cavour, che permise a questi di divenire primo ministro, e a Rattazzi di assumere lo scranno prima di Presidente della Camera dei deputati, e poi la carica di ministro della Giustizia e dell’Interno. Dopo la rottura con Cavour, Rattazzi si accostò sempre più a Vittorio Emanuele II, divenendo un suo uomo di fiducia, e contrapponendosi in tal modo alla politica del conte. Scomparso Cavour e salito al potere Bettino Ricasoli, nel 1862 Rattazzi riuscì a sostituirlo e a divenire Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, ma la sua esperienza governativa si concluse brevemente dopo la Giornata d’Aspromonte, la quale, mal gestita, portò alle sue dimissioni. Ritornato al governo nel 1867, sempre succedendo a Ricasoli, Rattazzi cadde nuovamente dopo una breve permanenza al governo del Paese sempre per non aver saputo gestire la Questione romana, i cui esiti disastrosi porteranno alla Battaglia di Mentana. Questa disfatta segnerà le sue ennesime dimissioni e il ritiro definitivo dalla scena politica. Fotografia CDV – Carta salata. Fotografo: Sconosciuto. Databile verso la metà degli anni ’50. Il 3 febbraio 1863 Urbano Rattazzi sposò a Torino Maria Wyse Bonaparte (1833-1902), vedova del conte Frederic Joseph de Solms. Maria era figlia di Thomas Wyse, diplomatico di origine irlandese , e di Letizia Cristina Bonaparte, figlia di Luciano, fratello dell’imperatore francese Napoleone. Dalla coppia nacque una figlia, Isabella Roma, nata il 21 gennaio 1871, che dopo la morte del padre due anni dopo, seguì la madre in Francia e in Spagna. L’eredità politica di Rattazzi sarebbe stata raccolta dal nipote omonimo, Urbano Rattazzi iuniore, figlio di suo fratello Giacomo, che sarebbe divenuto molto vicino a Casa Savoia durante il regno di Umberto I, fino al punto di venire nominato Ministro della Real Casa, a testimoniare i buoni rapporti tra la monarchia e la famiglia Rattazzi. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1859 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
  1867
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  1867

 

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Arc. 1217: Urbano Rattazzi (Alessandria, 30 giugno 1808 – Frosinone, 5 giugno 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Boglioni – Torino. 1860 ca.

 

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Arc. 539: Urbano Rattazzi (Alessandria, 30 giugno 1808 – Frosinone, 5 giugno 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Detken – Napoli. 1860 ca.

 

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Arc. 2414: Urbano Rattazzi e la moglie Maria Wyse Bonaparte (1833-1902) il 3 febbraio 1863 a Torino, giorno del loro matrimonio. Fotografia CDV. Fotografo: Le Lieure – Torino. 1863.

 

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Arc. 1434: Urbano Rattazzi (Alessandria, 30 giugno 1808 – Frosinone, 5 giugno 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1868 ca.

 

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Arc. 392: Urbano Rattazzi (Alessandria, 30 giugno 1808 – Frosinone, 5 giugno 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1868 ca.

 

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Arc. 539: Barone Bettino Ricasoli ( Firenze, 9 marzo 1809 – Castello di Brolio, 23 ottobre 1880). Membro dell’Accademia dei georgofili (1834), nutrì fin da giovane interessi scientifici e dal 1838 si dedicò al miglioramento delle tecniche agricole nei suoi possedimenti di Brolio. Legato agli ambienti del liberalismo moderato toscano, nel febbr. 1846 fu tra i firmatari di un memoriale indirizzato al granduca Leopoldo II per esortarlo alle riforme; l’anno successivo fondò a Firenze, insieme a V. Salvagnoli e R. Lambruschini, il giornale La Patria. Avversario di F. D. Guerrazzi, dopo i moti del 184849 fu favorevole al ritorno del granduca ma, deluso dal ricorso di quest’ultimo all’esercito austriaco, si ritirò dalla vita politica, dedicandosi all’amministrazione delle sue terre. Nel 1859, dopo la fuga del granduca, Ricasoli accettò la carica di ministro dell’Interno nel governo creato dal commissario straordinario C. Boncompagni e fondò il quotidiano La Nazione. Dopo l’armistizio di Villafranca e il ritiro di Boncompagni, assunse il potere e portò a compimento l’annessione della Toscana al regno di Vittorio Emanuele II. Capo della maggioranza parlamentare del nuovo regno d’Italia, alla morte di Cavour divenne presidente del Consiglio (1861), ricoprendo anche la carica di ministro degli Esteri e, dopo le dimissioni di Minghetti, quella di ministro degli Interni. Alla guida del governo si impegnò a combattere il brigantaggio e cercò di risolvere pacificamente la questione romana, a suo giudizio strettamente legata a un rinnovamento spirituale della Chiesa. A questo scopo riprese le trattative con la Francia, proponendo al governo di Parigi di farsi mediatore di una conciliazione tra l’Italia e il papato. Inviso al re, favorevole ad affrontare prima la questione del Veneto, e attaccato dai conservatori più estremi per la sua tolleranza verso le associazioni democratiche, nel marzo 1862 si dimise. Ritornato al potere nel giugno 1866, a guerra già dichiarata all’Austria, lottò senza successo per avere il Trentino e per eliminare l’umiliante clausola della cessione del Veneto all’Italia tramite la Francia. Nel 1867 riprese la sua politica di pacificazione con il papato e promosse un progetto di legge sulla libertà della Chiesa e la liquidazione dell’asse ecclesiastico, basato sul principio della separazione tra Chiesa e Stato. Criticato sia dai laici sia dai clericali, si dimise nell’aprile del 1867. Rimasto fedele al suo programma, nel 1871 appoggiò in parlamento l’approvazione della legge delle guarentigie. Fotografia CDV. Fotografo: A. Meylan – Torino. 1860 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1860
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1860
Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di San Giuseppe

 

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Arc. 1050: Barone Bettino Ricasoli ( Firenze, 9 marzo 1809 – Castello di Brolio, 23 ottobre 1880). Fotografia CDV. Fotografo: G. Borgiotti – Firenze. 1860 ca.

 

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Arc. 1935: Marco Minghetti (Bologna, 8 novembre 1818 – Roma, 10 dicembre 1886). Dal 1832 soggiornò con la madre a Parigi; tornato a Bologna e datosi agli studi scientifici e letterari, intervenne nel 1839 al primo congresso degli scienziati a Pisa e, attraverso frequenti viaggi in Italia e all’estero, allargò i propri orizzonti culturali. Nel giugno 1846 fu tra quanti chiesero al conclave riunito a Roma, da cui sarebbe uscito papa Pio IX, riforme amministrative e politiche. Nel 1847 fece parte, a Roma della Consulta di stato; fu ministro dei Lavori pubblici nel primo ministero aperto alla partecipazione dei laici (10 marzo 1848), che si dimise dopo il ritiro dalla guerra del contingente pontificio (allocuzione del 29aprile). Eletto deputato (18 maggio), si dimise dopo l’uccisione di Pellegrino Rossi e si recò in Piemonte. Ritornato a Bologna dopo la disfatta di Novara, si occupò unicamente di studi letterari ed economici. Conobbe Cavour nel 1852 e per lui compilò nel 1856 un memoriale sullo stato dell’Italia centrale. Chiamato da Cavour a Torino, fu segretario generale al ministero degli Esteri (1859) e, dopo la sollevazione dell’Emilia e della Toscana, alla “direzione degli affari d’Italia”. Dimessosi dopo Villafranca, fu successivamente deputato, ministro dell’Interno (31 dicembre 18601º settembre 1861), delle Finanze (8 dicembre 186228 settembre 1864) e presidente del Consiglio (24 marzo 186328 settembre 1864), carica cui dovette rinunciare per le reazioni negative suscitate dalla convenzione di settembre del 1864. Ministro dell’Agricoltura nel 1869, inviato straordinario e ministro plenipotenziario a Vienna (agosto 1870), il 10 luglio 1873 ritornò alla presidenza del Consiglio e tenne il portafoglio delle Finanze, nelle quali introdusse abili riforme, e raggiunse il pareggio del bilancio. Battuto alla Camera (marzo 1876), dovette dimettersi e cedere il potere alla Sinistra; da allora fu il capo dell’opposizione parlamentare. Intelligenza prontissima e spirito largamente europeo, Minghetti ebbe un pensiero politico originale, non sempre riconducibile alle posizioni ideologiche della Destra: fu un decentralista convinto e un lucido interprete della politica religiosa di Cavour. Fu socio nazionale dei Lincei dal 1875. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Bernieri – Torino. 1865 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

 

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Arc. 749: Marco Minghetti (Bologna, 8 novembre 1818 – Roma, 10 dicembre 1886). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

 

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Arc. 873: Marco Minghetti (Bologna, 8 novembre 1818 – Roma, 10 dicembre 1886). Fotografia CDV. Fotografo:Sconosciuto. 1860 ca.

 

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Arc. 2414: Luigi Federico Menabrea (Chambéry, 4 settembre 1809 – Saint-Cassin, 25 maggio 1896). Figlio dell’avvocato Ottavio Antonio Menabrea e di Margherita Pillet, Luigi Federico Menabrea nacque il 4 settembre 1809 a Chambéry, in Savoia, all’epoca sotto la dominazione napoleonica. Nel 1817, durante il clima della Restaurazione seguito al ritorno della dinastia sabauda sul trono sardo, Luigi Federico iniziò la sua educazione nel collegio dei Gesuiti locale, sotto la guida dell’abate Rendu, futuro vescovo di Annecy, e del dotto Raymond. Appassionato di materie scientifiche, nell’ottobre del 1828 si trasferì a Torino, dove nel si laureò in ingegneria idraulica il 30 giugno 1832, e in architettura civile il 17 gennaio 1833. Divenuto ingegnere e nominato il 26 marzo 1833 motu proprio da re Carlo Alberto di Savoia luogotenente nello stato maggiore del Genio militare, sostituì Cavour nei lavori di fortificazione del forte di Bard, mentre nel 1835 divenne professore di meccanica e costruzioni presso l’Accademia militare. Nonostante i suoi gravosi impegni militari e politici, Menabrea continuò a condurre per tutta la vita una notevole attività scientifica. Allo scoppio della prima guerra d’indipendenza italiana fu inviato nei ducati del centro-Italia a Parma, Piacenza, Modena e Reggio Emilia.  Nominato commissario regio presso le truppe pontificie del generale Giovanni Durando, riuscì a mobilitare dalle terre emiliane un contingente costituito da 2200 regolari e 1000 volontari. Il 22 aprile 1859, alla vigilia della seconda guerra d’indipendenza italiana, venne promosso al grado di maggiore generale. Comandante superiore del genio, dal 20 al 30 aprile 1859 progettò e coordinò i lavori di fortificazione lungo la Dora Baltea al fine di impedire l’avanzata delle truppe austriache verso Torino e favorire, nel contempo, il congiungimento dell’esercito francese con quello sardo. Successivamente partecipò come Tenente generale del Corpo del Genio alla campagna di Lombardia (1859) e all’assedio della fortezza di Gaeta (1860). Il 3 ottobre 1860 ricevette l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia. Partecipò anche alla terza guerra di indipendenza in veste di comandante supremo del genio contribuendo alla fortificazione della linea sul Mincio. Consegnò poi al re l’antica Corona Ferrea Lombarda insieme con i risultati del plebiscito delle popolazioni venete. Intimo oramai di Vittorio Emanuele II, il 2 gennaio 1867 ebbe la nomina di primo aiutante di campo del re, ruolo che contribuì a renderlo partecipe della politica personale condotta dal sovrano. Nel 1848 venne eletto deputato, carica che mantenne per sei legislature, fino al 1860, quando (il 29 febbraio) venne nominato senatore del Regno d’Italia, carica che durava a vita, e che quindi mantenne per ben 36 anni. Fu Ministro della Marina nel Governo Ricasoli I (1861-1862) e Ministro dei Lavori Pubblici in quelli Farini e Minghetti I (1862-1864).  Alla caduta del secondo ministero Ricasoli nel marzo del 1867, il re avrebbe voluto affidargli l’incarico di procedere alla formazione di un nuovo governo, ma l’improvvisa morte del figlio Ottavio, avvenuta il 5 aprile, indusse Menabrea a declinare il compito, e il governo fu costituito da Urbano Rattazzi. Dopo il disastro di Mentana e sotto la minaccia di uno scontro con la Francia, il 27 ottobre 1867, Vittorio Emanuele II, dopo il fallimento di Enrico Cialdini, chiese a Menabrea di formare un governo che rimase in carica fino al 14 dicembre 1869, a capo di tre gabinetti consecutivi. Fu in questa posizione che si trovò a contrastare i tentativi di Giuseppe Garibaldi di togliere Roma al Papato. Dopo una intensa attività politica, lasciati gli incarichi di governo, Menabrea, che nel 1875 aveva ricevuto il titolo ereditario di marchese di Valdora per i servigi resi nella Seconda Guerra d’Indipendenza, il 4 aprile 1876 venne nominato dal Governo Minghetti II ambasciatore a Londra, dove rimase sei anni, ricevendo stima e apprezzamento come militare e studioso. Successivamente, l’11 novembre 1882 fu nominato ambasciatore italiano a Parigi, città dove rimase per ben dieci anni, finché non ottenne il congedo per motivi d’età. Si ritirò dunque dalla vita pubblica solo nel 1892, quattro anni prima della morte, avvenuta il 25 maggio 1896 a Saint-Cassin, presso la natia Chambéry, ad 86 anni. Fotografia CDV. Fotografo: Le Lieure – Torino. Datata 1864.

Onorificenze sabaude

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 4 novembre 1866
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 6 ottobre 1866
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
— 22 aprile 1868
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1856
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
— 16 gennaio 1860
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
— 3 ottobre 1860
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
— 1º aprile 1861
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia
— 31 gennaio 1857
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Oro al Valor Militare
«Per essersi distinto durante l’assedio e presa di Capua del 2 novembre 1860.»
— 1º giugno 1861
Medaglia d'Argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al valor militare
Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
— Stoccolma, 20 agosto 1873
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Imperiale di Sant’Alexander Nevsky (Impero di Russia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Salvatore (Grecia)
— Atene, 16 dicembre 1867
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
— Bruxelles, 26 novembre 1865
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)
— 20 ottobre 1865
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria (Impero austro-ungarico)
— 16 aprile 1875
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austro-ungarico)
— 1º gennaio 1867
Cavaliere di Gran Croce della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce della Legion d’Onore (Francia)
— Parigi, 4 maggio 1892
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)
— Lisbona, 8 agosto 1867
Commendatore di I Classe dell'Ordine Civile di Sassonia (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore di I Classe dell’Ordine Civile di Sassonia (Regno di Sassonia)
— 25 aprile 1850
Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine Nichan Iftikar (Tunisia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Gran Commendatore dell’Ordine Nichan Iftikar (Tunisia)
— 27 maggio 1867
Commendatore dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana)
— Firenze, 16 ottobre 1849
Commendatore dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine di Carlo III (Spagna)
— Madrid, 10 dicembre 1849
Commendatore dell'Ordine del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine del Cristo (Portogallo)
— Lisbona, 21 giugno 1850
Ufficiale dell'Ordine delle Palme Accademiche (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine delle Palme Accademiche (Francia)

 

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Arc. 540: Luigi Federico Menabrea (Chambéry, 4 settembre 1809 – Saint-Cassin, 25 maggio 1896). Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Alinari – Firenze. 1862 ca.

 

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Arc. 1935: Luigi Federico Menabrea (Chambéry, 4 settembre 1809 – Saint-Cassin, 25 maggio 1896). Fotografia CDV. Fotografo: Le Lieure – Torino. 1864 ca.

 

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Arc. 1936: Luigi Carlo Farini (Russi, 22 ottobre 1812 – Quarto, 1º agosto 1866). Dopo aver preso parte a Bologna al moto del 1831, si laureò in medicina ed esercitò per qualche anno la professione, finché fu costretto per le sue idee liberali, dopo il moto del 1843, a esulare in Toscana, poi a Parigi e infine a Lucca. Con l’avvento di Pio IX e l’amnistia del 1846, il Farini tornò in patria: giornalista di tendenze moderate, segretario generale al ministero dell’Interno durante il primo ministero costituzionale, inviato poi, allo scoppio della guerra del 1848, al campo di Carlo Alberto, deputato di Russi e di Ravenna, ebbe da P. Rossi affidata la direzione generale della sanità. Abbandonata Roma alla proclamazione della repubblica, si ritirò in Toscana, poi a Torino ove stampò la famosa Storia dello Stato romano dal 1815 al 1850 tradotta in inglese da W. Gladstone. Presa la cittadinanza piemontese, fu deputato dal 1849 al 1865 e assunse, per conto del Cavour, la direzione de Il Risorgimento. Ministro dell’Istruzione nel Gabinetto d’Azeglio, favorì il “connubio” Cavour-Rattazzi e, fedele interprete della politica di Cavour, ne affiancò l’opera con le sue lettere pubblicate sul Morning Post. Inviato nel 1859 quale commissario a Modena, che aveva proclamato la decadenza del duca, dopo l’armistizio di Villafranca si fece arditamente proclamare dittatore dell’Emilia e condusse in porto con grande abilità l’annessione al regno sabaudo. Divenuto ministro dell’Interno del governo Cavour (genn. 1860), preparò la legge sulle regioni ripresa poi dal Minghetti; quindi fu luogotenente del re a Napoli. Dopo la crisi del ministero Rattazzi, formò il governo e lo resse dal dicembre 1862 al marzo 1863, allorché, ammalato, fu costretto ad abbandonare la vita politica. Muore in miseria tre anni più tardi, dopo essere stato ricoverato nello “stabilimento di salute” (il manicomio) di Novalesa (TO). Venne inizialmente sepolto nel Cimitero monumentale di Torino; nel 1878 le spoglie vennero disseppellite e trasferite nel cimitero della sua cittadina natale, Russi. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Bernieri – Torino. 1862 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1860
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1860

 

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Arc. 1051: Luigi Carlo Farini (Russi, 22 ottobre 1812 – Quarto, 1º agosto 1866). Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Napoli. Foto scattata durante la luogotenenza a Napoli. 1860 ca.

 

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Arc. 70: Luigi Carlo Farini (Russi, 22 ottobre 1812 – Quarto, 1º agosto 1866). Fotografia CDV. Fotografo: E. Di Chanaz – Torino. 1865 ca

 

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Arc. 1052: Francesco Crispi (Ribera, 4 ottobre 1818 – Napoli, 11 agosto 1901).  Recatosi a Napoli (1845) per esercitare l’avvocatura, ebbe contatti con elementi liberali e nel periodo anteriore al 1848 fece da tramite fra costoro e i patrioti della Sicilia. Scoppiata la rivoluzione a Palermo (12 gennaio 1848), fu membro del comitato di guerra e poi deputato alla Camera dei comuni, dove appartenne all’opposizione repubblicana che appoggiò anche nel suo giornale, L’Apostolato. Fallita la rivoluzione (1849), esulò in Piemonte, dedicandosi agli studi e al giornalismo, collaborando alla Concordia del Valerio e al Progresso del Correnti. Espulso dal Piemonte dopo i moti milanesi (1853), si recò a Malta, dove pure fondò un giornale (La Staffetta) e intraprese lavori storici (Dei diritti della corona d’Inghilterra sulla Chiesa di Malta, 1855), tenendosi in corrispondenza con Mazzini e con Rosolino Pilo. Espulso, andò a Londra, poi a Parigi, finché la reazione succeduta all’attentato Orsini (1858) non lo costrinse di nuovo ad andare ramingo per l’Europa. In questi anni, intanto, i suoi intensi contatti con gli esuli di parte democratica e con Mazzini lo spinsero ad abbandonare l’autonomismo siciliano e a schierarsi decisamente per la soluzione unitaria: e però nel 1859, mentre prendeva posizione con Mazzini contro la guerra regia, si recava in Sicilia a organizzarvi l’insurrezione (luglio-agosto), e l’anno successivo contribuiva in modo determinante a far decidere Garibaldi a compiere la spedizione di Sicilia. Di tale spedizione egli fu, in certo modo, il cervello politico, sia per la sua attività di amministratore, sia per la parte ch’egli ebbe nello sforzo di rinviare l’annessione finché non fossero liberate anche Roma e Venezia. Da ciò la guerra acerba che gli mosse il partito moderato, culminata in alcuni episodi clamorosi. Proclamata l’unità, il Crispi, eletto deputato (1861), sedette a sinistra: ma persuaso ormai che la monarchia fosse garanzia di unità e generatrice di forza spirituale per la nazione, vi aderì, staccandosi clamorosamente da Mazzini (marzo 1865). Alla caduta della destra (1876) assunse la presidenza della Camera; l’anno successivo un suo incontro con Bismarck a Gastein e a Berlino condusse a gravi impegni dell’Italia in senso antifrancese, senza correlativi vantaggi in altri settori. Ministro degli Interni dal 27 dicembre 1877, fu però costretto a dimettersi il 7 marzo 1878, di fronte all’accusa di bigamia sollevata contro di lui per avere sposato il 26 gennaio Lina Barbagallo, vivente ancora Rosalia Montmasson da lui sposata, non regolarmente, a Malta il 27 dicembre 1854. Tornò al ministero degli Interni il 4 aprile 1887 con Depretis, al quale succedette il 29 luglio seguente come presidente del Consiglio. Assertore di una politica “forte” all’interno e all’estero, fu strenuo sostenitore della Triplice Alleanza e deciso avversario della Francia, promotore dell’espansione coloniale (col trattato di Uccialli, 1889, sperò di sottoporre l’Etiopia al protettorato italiano), e di leggi fondamentali per l’amministrazione interna. Dimessosi il 31 genn. 1891, tornò al governo il 15 dic. 1893: fronteggiò con durezza i moti popolari che allora scoppiarono, affrontò le accuse che gli si mossero in relazione agli scandali della Banca romana, tentò accordi con la Francia per alleggerire l’eccessiva soggezione italiana alla Triplice Alleanza, ma, impegnatosi a fondo in Africa, fu travolto dal disastro di Adua (1º marzo 1896). Legati alla sua particolare personalità e alle sue incertezze furono i tentativi, entrambi falliti, di riavvicinamento alla S. Sede (1887 e 1894-95). Fotografia CDV. Fotografo: A. Meylan – Torino. Al retro “Francesco Crispi – Siciliano. Deputato al Parlamento Regionale. Avuto a Firenze il giorno 24 maggio 1862”.

Onorificenze sabaude

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Aquila Nera di Prussia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Aquila Nera di Prussia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Salvatore (Grecia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Santo Stefano d'Ungheria (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Santo Stefano d’Ungheria (Austria)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Torre e della spada (Portogallo)
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)

 

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Arc. 1212: Nigra conte Giovanni (Torino, 16 maggio 1798 – Torino, 12 dicembre 1865). Contitolare della banca Nigra fratelli e figli, istituto privato torinese che affondava le radici nel commercio settecentesco delle sete, a 35 anni subentrò in qualità di presidente al padre, deceduto il 3 novembre 1833, ereditando il ruolo di banchiere delle corti pontificia e sarda. Nominato quello stesso anno decurione di Torino, entrò a far parte dell’amministrazione cittadina nei ranghi dei rappresentanti del ceto borghese, sedendo sullo scanno occupato dal padre nell’ultimo decennio. Dopo aver attraversato, nel consiglio generale, nella congregazione e nella ragioneria, le tappe prescritte dal regio biglietto 8 dicembre 1767 – tornato in vigore con la Restaurazione e sostanzialmente invariato fino allo Statuto – poté accedere al grado supremo dell’amministrazione e il 31 dicembre 1845 fu nominato sindaco di seconda classe. Forte del duplice prestigio di uomo di finanza esperto e di amministratore pubblico sagace, dopo la sconfitta di Novara fu chiamato a dare il primo assetto alle disastrate finanze subalpine nei governi presieduti da Gabriel de Launay e Massimo d’Azeglio. Ceduta la presidenza della banca e i lucrosi affari al fratello Felice, tenne il portafoglio delle Finanze dal 27 marzo 1849 al 19 aprile 1851. Insignito lo stesso 19 aprile 1851 del gran cordone dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro, dopo le nomine a cavaliere e a commendatore, e deposta a dicembre nelle mani del banchiere Guglielmo Mestrezat la presidenza della Compagnia di Assicurazioni, Nigra partecipò ai lavori della Camera alta, anche in qualità di membro della commissione Finanze. Grazie alla piena fiducia di Vittorio Emanuele II, toccò l’apogeo della carriera succedendo al marchese Stanislao Cordero di Pamparato, esonerato nel 1853, nella carica di sovrintendente generale della lista civile e assumendo nel 1856 il titolo di ministro della Casa del Re, istituito con decreto 10 novembre dello stesso anno. Quanto affidamento facesse Vittorio Emanuele II su Nigra è rivelato da una lettera indirizzatagli il 30 aprile 1859: «Io parto domattina per la campagna con l’esercito. Nella mia assenza vi affido tutto ciò che ho di più caro e prezioso: i miei figli, la mia casa. So di lasciarli a un altro me stesso. Ecco il mio testamento; se sarò ucciso, voi l’aprirete e avrete cura che tutto ciò che vi si trova sia eseguito. Io procurerò di sbarrare la via di Torino: se non ci riesco e che il nemico avanzi, portate al sicuro la mia famiglia e ascoltate bene questo: vi sono al Museo delle Armi quattro bandiere austriache prese dalle nostre truppe nella campagna del 1848 e là deposte da mio padre. Questi sono i trofei della sua gloria. Abbandonate tutto, al bisogno, valori, gioie, archivi, collezioni, tutto ciò che contiene questo palazzo, ma mettete in salvo quelle bandiere. Che io le ritrovi intatte e salve, come i miei figli. Ecco tutto quello che vi chiedo, il resto è niente». La famiglia reale e l’onore del casato vennero deposti dunque nelle mani di Nigra, che non mancò al suo compito né in guerra né in pace, vivendo all’ombra del «Gran re» fino alla morte, che lo colse a Torino il 12 dicembre 1865. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

Onorificenze sabaude

Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 31 dicembre 1848
Gran Croce decorato di Gran cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 19 aprile 1851

Onorificenze straniere

Gran cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran cordone dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Grande ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Gran Croce decorato di Gran cordone dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Gran Croce decorato di Gran cordone dell'Ordine della Concezione di Villa Viciosa (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine della Concezione di Villa Viciosa (Portogallo)
Cavaliere dell'Ordine imperiale dell'Aquila bianca di Russia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine imperiale dell’Aquila bianca di Russia
Decorato dell'Ordine del Medjèdiè (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Decorato dell’Ordine del Medjèdiè (Impero ottomano)
Decorato del Nicham-Iftikhar (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Decorato del Nicham-Iftikhar (Impero ottomano)
Gran Croce dell'Ordine di Danebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine di Danebrog (Danimarca)
Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine di Danebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine di Danebrog (Danimarca)
Gran Croce dell'Ordine della Stella polare (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine della Stella polare (Svezia)
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)

 

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Arc. 122b: Nigra conte Giovanni (Torino, 16 maggio 1798 – Torino, 12 dicembre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: E. Di Chanaz – Torino. 1860 ca.

 

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Arc. 2791: Nigra conte Giovanni (Torino, 16 maggio 1798 – Torino, 12 dicembre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: E. Di Chanaz – Torino. Al retro ” Conte Giovanni Nigra di Torino. Ministro della Real Casa. 1863″.

 

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Arc. 1890: Nigra conte Giovanni (Torino, 16 maggio 1798 – Torino, 12 dicembre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1862 ca.

 

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Arc. 572: Manfredo Fanti (Verona, 23 febbraio 1806 – Firenze, 5 aprile 1865). Figlio di Antonio e di Silea Ferrari Corbolani, crebbe come suddito del Ducato di Modena. Nel 1825 fu ammesso nel Corpo dei pionieri dell’esercito del Duca e, dopo cinque anni di studi, conseguì la laurea in ingegneria e fu promosso ufficiale del Genio. Nel 1831 aderì al Governo insurrezionale di Modena, che aveva assunto il potere dopo la cattura di Ciro Menotti e la fuga del Duca. Combatté in Romagna con le truppe di Carlo Zucchi, segnalandosi nel combattimento di Rimini il 25 marzo. Dopo la capitolazione di Ancona, condannato all’impiccagione, si rifugiò in Francia, dove regnava Luigi Filippo, ottenendo di essere arruolato nel corpo del Genio. Nel 1834 prese parte al tentativo rivoluzionario di Mazzini. Nel 1835 passò in Spagna, ove restò tredici anni, per arruolarsi volontario nell’Esercito della reggente Maria Cristina, nella guerra contro i carlisti. Fu tenente nel 5º Battaglione di Catalogna, poi capitano quindi maggiore, sempre per merito di guerra. Nel 1839 entrò nell’esercito regolare spagnolo e nel 1847 venne promosso colonnello di cavalleria assumendo le funzioni di capo di Stato Maggiore del comando generale di Madrid. Tornato in Italia nel 1848 allo scoppio della prima guerra di indipendenza offrì invano i propri servigi al Re di Sardegna ed al Governo Provvisorio della Lombardia. Solo nel luglio 1848, quest’ultimo gli affidò l’incaricò di apprestare a difesa la città di Vicenza, con il grado di maggior generale. Dopo l’abbandono del Veneto, partecipò alle abortite operazioni in difesa di Brescia, Milano ed Alessandria. Nel novembre del 1848 assunse il comando della 2ª Brigata della «Divisione Lombarda», formata da volontari lombardi, con il grado di generale di brigata. Nel 1849 fu ammesso al Congresso consultivo permanente di guerra e fu nominato deputato per il collegio di Nizza Monferrato. Partecipò alla campagna del 1849 e, dopo la disfatta alla battaglia di Novara del 23 marzo, successe al suo superiore, il generale Gerolamo Ramorino, ritenuto responsabile della disfatta e fucilato per ignavia. Nell’aprile 1849 impedì alla sua divisione, malgrado la volontà dei soldati, di intervenire a difesa dei genovesi insorti contro il Re, contro i quali era in atto la violenta repressione comandata da Alfonso La Marmora. Fanti venne tuttavia sospettato di tradimento e comunque di disaccordo col comportamento di La Marmora e di altri ufficiali. Fu quindi processato con l’accusa di corresponsabilità con il Ramorino nei precedenti fatti di Novara, per cui fu assolto, ma fu comunque allontanato dall’esercito. Fanti (che divenne suddito sardo nel 1850) solo nel 1855 poté ottenere un nuovo comando e partecipò alla spedizione piemontese alla guerra di Crimea, alla guida della seconda brigata provvisoria. Nel corso della seconda guerra di indipendenza, con il grado di luogotenente generale, comandò la 2ª Divisione, segnalandosi specialmente nei combattimenti a Magenta, Palestro e a San Martino. Venne insignito della croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Dopo l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859); Fanti venne incaricato della riorganizzazione delle nuove divisioni formate dalle Lega dell’Italia Centrale (comprendente Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena e Legazione delle Romagne) e, nel giro di pochi mesi, seppe trasformarle in un funzionante corpo di 45.000 uomini, provenienti da diverse parti della penisola. Fanti seppe dare un contributo decisivo per impedire il tentativo di restaurazione, espletato nell’autunno-inverno dello stesso anno da Francesco Giuseppe I d’Asburgo, di concerto con Francesco II delle Due Sicilie, a sostegno delle rivendicazioni di Pio IX, del Granduca di Toscana e dei Duchi di Modena e Parma per la restaurazione dei loro Stati. Dopo aver sventato il piano di restaurazione, consolidò il possesso del territorio dando avvio alla nuova Scuola Militare di Fanteria di Modena, ospitata nel palazzo del deposto duca. Fanti seppe anche fermare Garibaldi che, reduce dai trionfi dei Cacciatori delle Alpi, si era portato in Romagna ed intendeva procedere verso Umbria e Marche senza l’assenso di Napoleone III. Sulla base di tali ottime credenziali, nel gennaio 1860 Cavour incaricò Fanti del Ministero della Guerra e della Marina. Suo primo e fondamentale incarico fu l’incorporazione dell’esercito della Lega dell’Italia Centrale nell’Esercito Sardo. Il 29 febbraio 1860 fu nominato dal Re senatore. Il 5 maggio prese l’avvio la spedizione dei mille; Fanti fu nominato a capo del Corpo d’esercito destinato ad operare nell’Italia centrale: ebbe una parte rilevante nella liberazione delle Marche e dell’Umbria (battaglia di Castelfidardo e conquista di Perugia). Fu decorato della gran croce dell’Ordine Militare di Savoia. Divenne, quindi, generale d’armata e capo di stato maggiore generale dell’esercito nell’Italia meridionale: sconfisse i borbonici alla battaglia di Mola e fu decorato di medaglia d’oro al valore con regio decreto 1º giugno 1861 per la riuscita organizzazione dell’assedio di Gaeta, terminato con la resa di Gaeta il 13 febbraio 1861. Il 4 maggio 1861 a Torino Fanti, in qualità di Ministro della Guerra, poté quindi decretare che l’esercito, prima denominato Armata Sarda, avrebbe preso il nome di Regio Esercito italiano. La sua opposizione alla facile ammissione nel Regio Esercito dei circa 5.000 ufficiali dell’Esercito Meridionale di Garibaldi, con la conservazione del grado, lo rese fortemente impopolare. Alla morte del Cavour, il 7 giugno 1861 si dimise dal ministero, per assumere il comando del VII Corpo d’armata. Venne tuttavia presto colpito da una grave malattia, che lo costrinse dapprima a ritirarsi a vita privata nel 1863, e poi lo portò alla morte, a Firenze, il 5 aprile 1865. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Alinari – Firenze. 1862 ca.

Onorificenze sabaude

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— Torino, 4 ottobre 1860
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
— Torino, 4 ottobre 1860
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
— 16 gennaio 1860
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1856
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Oro al Valor Militare
«Per essersi distinto all’attacco e presa di Mola di Gaeta, 4 novembre 1860.»
— 1º giugno 1861
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine di San Ferdinando di Spagna (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di San Ferdinando di Spagna (Regno di Spagna)
— Madrid, 15 luglio 1837
Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine di Isabella la Cattolica (Regno di Spagna)
— Madrid, maggio 1848
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
— Istanbul, 6 gennaio 1860
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
— Parigi, 12 gennaio 1860
Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Medaglia inglese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia inglese della Guerra di Crimea
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana

 

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Arc. 1875: Enrico Cialdini (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 – Livorno, 8 settembre 1892). Studente di medicina a Parma, per aver partecipato ai moti del 1831 fu costretto all’esilio in Francia. Nel 1833 combatté con le forze liberali e costituzionali prima in Portogallo e poi in Spagna nella guerra per la successione al trono dove si schierò a sostegno della reggente Maria Cristina. Si distinse in numerosi episodi di valore e nel 1847 raggiunse il grado di colonnello nell’esercito spagnolo. Inviato poi in Francia per adempiere a un incarico militare, fu raggiunto all’inizio del 1848 dalla notizia dei primi moti in Italia. Dimessosi dall’esercito spagnolo, rientrò in Italia e si unì alle truppe pontificie che erano entrate nel Veneto. Ferito gravemente nella difesa di Vicenza (giugno), dopo la convalescenza chiese di essere arruolato nell’esercito sardo e combatté, alla ripresa del conflitto, al comando di un reggimento composto in gran parte di rifugiati parmensi e modenesi. Durante la guerra di Crimea fu comandante di una delle cinque brigate piemontesi destinate alle operazioni, ma le sue truppe non furono coinvolte nei combattimenti. Promosso generale (1855) e aiutante di campo del re, nel 1859 coadiuvò Garibaldi nell’organizzare i volontari del corpo dei Cacciatori delle Alpi. Allo scoppio della guerra guidò la spedizione nelle Marche, occupò Pesaro e fu al comando delle truppe che sconfissero l’esercito pontificio a Castelfidardo (settembre 1860). A Gaeta comandò l’assedio della fortezza dove si erano rifugiati i Borbone che capitolò il 12 febbraio 1861; un mese più tardi anche la guarnigione della cittadella di Messina si arrendeva alle truppe di Cialdini, ultima fortezza del Regno delle Due Sicilie ad essere conquistata. I grandi successi militari conseguiti, l’amicizia del re (che lo nominò duca di Gaeta), la stima di Cavour e l’elezione alla camera nel 1860 e 1861 determinarono la rapida ascesa della carriera di Cialdini: comandante del VI corpo d’armata nel luglio 1861, alla fine dello stesso anno fu nominato luogotenente del re a Napoli. In questa veste diresse la repressione del brigantaggio ricorrendo a misure di durissima rappresaglia che tolsero alle bande il sostegno della popolazione. Nominato commissario straordinario in Sicilia nel 1862, diede l’ordine di affrontare e fermare Garibaldi all’Aspromonte (29 agosto). Nel corso della guerra del 1866 i contrasti tra lui e il presidente del Consiglio La Marmora, capo di stato maggiore, impedirono un accordo sul piano delle operazioni militari, determinando un mancato coordinamento delle truppe: mentre La Marmora comandava l’offensiva attraverso il Mincio, Cialdini assumeva il comando delle forze armate schierate sul basso Po. Dopo la sconfitta di La Marmora a Custoza (26 giugno 1866), Cialdini si ritirava e sospendeva il passaggio del Po; investito del comando delle operazioni, guidò l’avanzata dell’esercito fino a Udine, ma i contrasti con La Marmora non si attutirono e alimentarono astiose polemiche anche dopo la conclusione delle operazioni. Nominato senatore nel 1864, fu designato da Vittorio Emanuele II ambasciatore straordinario a Madrid nel 1870. Ambasciatore a Parigi dal 1876, si ritirò dalla vita diplomatica nel 1881. Fotografia CDV. Fotografo: J. Clarck. 1860 ca.

Onorificenze sabaude

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1867
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1867
Balì di Gran Croce Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria   Balì di Gran Croce Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
— 19 novembre 1860
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
— 16 gennaio 1860
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1856
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al Valor Militare

Crimea1855.png   Medaglia commemorativa della guerra di Crimea

Medaille commemorative de la Campagne d'Italie 1859 ribbon.svg   Medaglia francese commemorativa della campagna 1859

Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)

 

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Arc. 1050: Enrico Cialdini (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 – Livorno, 8 settembre 1892). Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Firenze. 1862 ca.

 

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Arc. 1051: Enrico Cialdini (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 – Livorno, 8 settembre 1892). Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Napoli. 1860 ca.

 

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Arc. 573: Enrico Cialdini (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 – Livorno, 8 settembre 1892). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

 

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Arc. 1308: Enrico Cialdini (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 – Livorno, 8 settembre 1892). Fotografia CDV. Fotografo:Sconosciuto. 1860 ca.

 

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Arc. 1052: Salvatore Raimondo Gianluigi Pes, marchese di Villamarina e barone dell’Isola Piana (Cagliari, 11 agosto 1808 – Torino, 14 maggio 1877). Era figlio del marchese Emanuele, che era stato ministro della guerra di Carlo Alberto, e luogotenente della Sardegna. Laureatosi in legge all’università di Torino nel 1828, entrò due anni dopo in diplomazia, come volontario al Ministero degli affari esteri, e quando (1832) il padre fu nominato ministro della Guerra, egli vestì la divisa militare in qualità di ufficiale di cavalleria. Gradito a Carlo Alberto, ebbe in seguito varie missioni diplomatiche all’estero. Nominato nel 1847 consigliere di legazione, l’anno dopo fu inviato in Toscana come incaricato d’affari, e in quei difficili momenti invano sconsigliò Leopoldo II dal raggiungere il papa a Gaeta. Nel 1852 ebbe la nomina a ministro plenipotenziario a Parigi, dove l’opera sua fu assai apprezzata dal conte di Cavour, e il suo atteggiamento come rappresentante del Piemonte, non appena ebbe notizia dei preliminari di Villafranca, fu degno di grande lode. Alla fine del 1859 fu destinato a Napoli in qualità d’ inviato straordinario e di ministro plenipotenziario presso la corte borbonica, e in quella difficile missione seppe destreggiarsi con abilità, specialmente quando avvenne la spedizione dei Mille, e quando persuase il conte di Cavour che non poteva impedirsi la dittatura a Napoli di Garibaldi, di cui fu amico leale e schietto. Richiamato da Napoli, nel 1862 fu destinato come prefetto a Milano, dove rimase sei anni.

Onorificenze sabaude

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 2 ottobre 1849
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 28 aprile 1853
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 9 novembre 1860

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Guelfo (Gran Bretagna e Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Guelfo (Gran Bretagna e  Hannover)
Cavaliere di Grande Stella dell’Ordine del Leone e del Sole (Persia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Grande Stella dell’Ordine del Leone e del Sole (Persia)

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Arc. 540: Della Rovere marchese Alessandro Filippo (Casale Monferrato, 26 ottobre 1815 – Torino, 17 novembre 1864). Ufficiale di carriera, prese parte alla prima guerra d’indipendenza, alla guerra di Crimea, e alla seconda guerra d’indipendenza. Nominato Tenente generale dell’esercito del Regno di Sardegna nel 1859, fu Intendente Generale dell’Armata Sarda nel 1860, e con il grado di Maggior generale nel Regio esercito. Nell’aprile 1861 fu nominato Luogotenente generale del re nelle province siciliane, fino al settembre dello stesso anno, quando fu nominato ministro della guerra. Nell’isola considerò la questione siciliana principalmente come problema di polizia, da risolvere come questione di pubblica sicurezza. Fu infatti uno dei primi Ministri del neonato Regno d’Italia reggendo il Ministero della Guerra in tre governi: Ricasoli I, Farini e Minghetti I (1861-1864). Morì due mesi dopo aver lasciato il ministero. Nel novembre 1861 era stato nominato dal re senatore del Regno. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Alinari – Firenze. 1860 ca.

Onorificenze sabaude

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
— 1º giugno 1861
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1856
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza

Onorificenze straniere

Commendatore dell'ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’ordine della Legion d’onore (Francia)
Compagno dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria   Compagno dell’Ordine del Bagno (Regno Unito)
Medaglia inglese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia inglese della Guerra di Crimea
Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaille Commémorative de la Campagne d’Italie de 1859

 

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Arc. 1673: Lorenzo Annibale Costantino Nigra (Villa Castelnuovo, 11 giugno 1828 – Rapallo, 1º luglio 1907). Compì i primi studi a Bairo e in seguito ad Ivrea dove concluse il secondo ciclo scolastico. Nel 1845, grazie ad una borsa di studio, poté iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Torino, nonostante il grande interesse per la poesia e la letteratura. Nel corso degli studi universitari non nascose (1848) il sostegno al conflitto bellico del Piemonte con la potenza imperiale austriaca, tanto che decise di arruolarsi nel corpo dei bersaglieri studenti, come volontario. Partecipò alle battaglie di Peschiera del Garda, Santa Lucia e Rivoli, dove fu ferito ad un braccio. Già l’anno seguente rientrò a combattere, assistendo alla sconfitta di Novara. Ripresi gli studi dopo la parentesi bellica, riuscì a laurearsi in legge nell’università torinese. Prestò servizio dal 1851 al Ministero degli Esteri venendo nominato segretario del primo ministro Massimo D’Azeglio e in seguito di Camillo Cavour, che accompagnò al Congresso di Parigi del 1856 come Capo di Gabinetto. Due anni dopo, nel 1858, fu inviato in missione segreta a Parigi per concretizzare l’ipotesi di alleanza decisa a Plombières tra Napoleone III e Cavour e progettare la guerra tra il Regno di Sardegna e l’Impero austriaco. Svolse un ruolo determinante nella politica estera italiana per il completamento del processo di unificazione dell’Italia dopo la morte di Cavour avvenuta nel 1861. Divenne in seguito ambasciatore italiano a Parigi (1860), San Pietroburgo (1876), Londra (1882) ed infine a Vienna (1885). Durante il suo mandato a Parigi contribuì ai negoziati che portarono, grazie al consenso di Napoleone III, alla conclusione dell’Alleanza italo-prussiana del 1866. Nel 1870, ambasciatore a Parigi, dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan, l’imperatore stesso venne fatto prigioniero. Egli rimase l’unico amico dell’imperatrice Eugenia de Montijo, nominata reggente. Poiché il popolo era insorto proclamando la Repubblica, Nigra l’aiutò a fuggire ed a mettersi in salvo.Nel 1887 rifiutò la carica di Ministro degli Esteri, offertagli dal re Umberto I di Savoia. Fu nominato conte nel 1882 e nel 1890 senatore del Regno d’Italia. Verrà inoltre insignito dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata. Nigra collaborò con accademie italiane e francesi, oltre che con riviste filologiche italiane, francesi e tedesche. Nigra svolse incarichi di estrema delicatezza per il presidente del consiglio Cavour: il suo Resoconto dell’amministrazione delle province napolitane, redatto nel 1861 appena proclamata l’Unità d’Italia, fu in seguito giudicato un “mirabile coraggioso scritto (…) che vale tant’oro” da Giustino Fortunato. Molto tempo dopo la morte del Conte, Nigra fu protagonista di un caso piuttosto discusso, probabilmente di ossequio alla memoria del suo mentore: nel 1894 si rese autore della distruzione di un pacco di lettere, scritte di pugno da Cavour all’amante Bianca Ronzani, che il senatore aveva rinvenuto presso un collezionista viennese, disposto a cederle per la somma di mille lire e la nomina a cavaliere della corona d’Italia.Avuto il preventivo assenso alla concessione dell’onorificenza da parte di Umberto I, Nigra concluse la transazione e, alla presenza di testimoni, bruciò le 24 lettere che componevano l’epistolario cavouriano. Il contenuto delle missive, ritenuto piccante e disdicevole, fu la motivazione ufficiale per quell’atto distruttivo del patrimonio storico, che avrebbe potuto chiarire gli ultimi mesi di vita del grande statista italiano.Il Re Vittorio Emanuele vedeva nel Nigra il fidato amico e collaboratore di Cavour, a lui sempre ostile, e solo dopo la morte di Vittorio Emanuele II, il successore Umberto I riconoscerà i meriti dell’opera svolta dal Nigra a favore del Regno, concedendogli motu proprio il titolo comitale, trasmissibile anche ai discendenti, e poi ancora insignendolo del Collare dell’Annunziata, massimo titolo d’ordine sabaudo che lo riconosceva Cugino del Re e infine nominandolo senatore del Regno. Al termine della carriera diplomatica, Nigra si ritirò a Venezia acquistando uno splendido palazzo sul Canal Grande; ne comprò poi un altro a Roma, presso Trinità dei Monti. A fianco di Costantino in quest’ultimo periodo apparirà la figura di una nobile veneziana, la contessa Elisabetta Francesca Albrizzi. Fotografia CDV. Fotografo: Disderi – Parigi. 1865 ca.

Onorificenze sabaude

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1892
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1892
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
— 1892

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Aleksandr Nevskij (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Imperiale di Sant’Aleksandr Nevskij (Impero di Russia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Cristo (Portogallo)
Cavaliere di Grande Stella dell'Ordine del Leone e del Sole (Impero persiano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Grande Stella dell’Ordine del Leone e del Sole (Impero persiano)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Corona Ferrea (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I Classe dell’Ordine della Corona Ferrea (Impero austro-ungarico)
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
Cavaliere di IV classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di IV classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Germania)
Cavaliere di II classe dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di II classe dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)

 

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Arc. 2416: Giovanni Lanza (Casale Monferrato, 15 febbraio 1810 – Roma, 9 marzo 1882). Di famiglia modesta, si laureò in medicina (1832) e chirurgia (1833) a Torino. Le difficoltà di accesso alla carriera accademica lo portarono a maturare un interesse scientifico per gli studi agronomici: divenne così uno dei principali animatori dell’Associazione agraria, un’organizzazione nata a Torino nel 1842 che agì come palestra di educazione politica. L’intensa attività pubblicistica sulle pagine della «Gazzetta» dell’Associazione e sul «Messaggiere torinese» lo portò a occuparsi di statistica, credito agrario, piccola proprietà contadina, rete viaria, beneficienza. Diventato uno dei maggiori esponenti del gruppo liberale piemontese, nel 1848 andò volontario in Lombardia per combattere gli austriaci e nel maggio fu eletto deputato al Parlamento subalpino schierandosi inizialmente con la Sinistra. Contrario alla ripresa delle ostilità con l’Austria, perché non voleva che ciò avvenisse senza il concorso degli altri Stati italiani, dopo la sconfitta di Novara si dichiarò per la resistenza a oltranza e votò contro la pace di Milano, che definì «un patto disonorevole per la nazione». La sua carriera parlamentare, destinata a durare ininterrottamente per quattordici legislature, conobbe una svolta con l’avvicinamento a Cavour, con il quale iniziò a collaborare durante la preparazione della guerra di Crimea. Chiamato al ministero dell’Istruzione (1855), poi alle Finanze all’uscita di Rattazzi dal governo (1858), nel 1860 fu eletto presidente della Camera. Accentuatosi intanto il suo spostamento verso la Destra, della quale divenne uno dei capi più autorevoli, dal settembre 1864 Lanza fu ministro dell’Interno nel secondo gabinetto La Marmora e si pronunciò per il trasferimento della capitale a Roma. Si dimise nell’agosto 1865 perché contrario alla tassa sul macinato proposta dal ministro delle Finanze Sella. Nuovamente presidente della Camera (1867-68 e 1869), fu nominato presidente del Consiglio nel dicembre 1869. Il suo governo, in cui entrarono tra gli altri Sella alle Finanze e Visconti Venosta agli Esteri, si pronunciò per la neutralità durante il conflitto franco-prussiano e proseguì nella riduzione delle spese in un regime di stretta economia. Nel settembre 1870, dopo la proclamazione della repubblica in Francia e superati alcuni tentennamenti dello stesso Lanza, fu decisa l’occupazione di Roma, seguita l’anno successivo dal trasferimento della capitale da Firenze a Roma. I rapporti tra l’Italia e la Santa Sede furono regolati dalla legge delle guarentigie, approvata nel maggio 1871 sempre durante il suo dicastero: un provvedimento che, per quanto respinto da Pio IX, divenne un punto di riferimento costante della politica estera italiana. Criticati sia a destra sia a sinistra, i progetti di decentramento amministrativo studiati da Lanza per correggere gli aspetti più negativi dell’ordinamento centralistico rimasero sulla carta. Nel giugno 1873 si dimise dopo il voto contrario della Camera ad alcuni provvedimenti finanziari proposti da Sella. Emarginato dalla politica nazionale, si impegnò nel governo locale con iniziative a tutela della salute pubblica. Dal 1878 fu presidente dell’Associazione costituzionale di Torino. Nel 1870 aveva ricevuto il collare dell’Annunziata, la massima onorificenza sabauda. Fotografia CDV. Fotografo: Le Lieure – Torino. 1865 ca.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1870
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1870
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
— 1870