
Arc. 1173: Henry John Temple, terzo visconte Palmerston (Westminster, 20 ottobre 1784 – Brocket Hall, 18 ottobre 1865). Uomo politico inglese, nato a Broadlands, da Henry, 2° visconte, e da Mary Mee il 20 ottobre 1784, morto a Brocket Hall il 18 ottobre 1865. Uscito da famiglia nobile e ricca, in cui era tradizione la carriera diplomatica, passò parte della giovinezza in Italia e compì i suoi studî a Harrow, a Edimburgo e a Cambridge. Cordiale, affabile, di fine educazione letteraria e compiuto uomo di sport, saldo nei suoi convincimenti religiosi, nell’avversione all’oppressione e all’ingiustizia, tenace nel suo patriottismo, rappresentò bene l’aristocrazia inglese del suo tempo, rispettosa della tradizione e delle forme e ligia a un austero senso del dovere. Caduto nelle elezioni del 1806, riuscì a entrare per la prima volta in parlamento nel 1807 per il piccolo collegio di Newton (Wight), iniziando nelle file del partito tory una vita politica lunga e gloriosa. Temperamento ardente e combattivo e insieme lavoratore assiduo e coscienzioso, padrone di più lingue, gran signore nei modi e nell’aspetto, si affermò presto ai Comuni e fu chiamato tra i lord dell’Ammiragliato (gabinetto Portland). Ma un vigile senso di responsabilità gli fece rifiutare la lusinghiera offerta del cancellierato dello scacchiere per accontentarsi del Ministero della guerra (ottobre 1809: ministero Perceval). E per circa vent’anni questo conservatore illuminato tenne l’ufficio, sotto cinque diversi primi ministri, senza mettersi mai troppo in vista, curando la riorganizzazione dell’esercito, coltivando le sue relazioni mondane e facendosi apprezzare come umorista garbato. Tory e apertamente contrario ai whigs e alle idee democratiche, dapprima, ma favorevole insieme a un temperato progresso e all’emancipazione dei cattolici, poté gradatamente passare con intelligente evoluzione attraverso il “canningismo” al liberalismo di lord Grey, per finire più tardi capo del partito liberale moderato. Non fu un oratore di doti eccezionali, ma, chiaro e preciso sempre, seppe l’arte di rivolgersi alle diverse assemblee con il linguaggio più appropriato. Uscito dal ministero Wellington nel 1828, cominciò da allora a interessarsi prevalentemente di politica estera. I suoi viaggi in Francia gli avevano rivelato le preoccupanti condizioni di quel regno e gli avevano fatto prevedere prossima la caduta dei Borboni; gli avvenimenti di Grecia lo inducevano a chiedere una più attenta vigilanza da parte del governo inglese. Rifiutato il portafoglio offertogli dal Wellington (settembre 1830), il Palmerston entrò poco dopo nel gabinetto liberale di lord Grey come ministro degli Esteri, apparendo finalmente in primo piano sulla scena politica. Sono gli anni delle rivoluzioni e dei movimenti nazionali quelli in cui il P. opera, gli anni dell’unità italiana e tedesca, dell’indebolimento austriaco, della crisi ottomana, della marcia russa sull’Asia; l’India si agita e il timore di nuove avventure dei Napoleonidi turba gl’Inglesi. Attivo, energico, il Palmerston è fedele alla dottrina del non intervento: ogni popolo deve essere arbitro del proprio destino. Ma prima di tutto egli si considera un soldato cui sono affidati la sicurezza, l’onore, la dignità della Gran Bretagna. E l’interesse britannico fissa il limite alla dottrina. Scoppia la rivoluzione del 1830 e il Belgio si proclama indipendente, ma quest’indipendenza avrà come contropartita la neutralità perpetua del paese e un sovrano amico dell’Inghilterra e, soprattutto, dovrà essere sottratta all’influenza della Francia. Finché questa è debole, il Palmerston le è favorevole; appena accenni a risollevarsi dai colpi del’15 e a riprendere il suo posto nel concerto delle grandi potenze, il P. inizia la lotta. Le contese tra le regine di Spagna e Portogallo e i loro parenti e avversarî don Carlos e don Miguel (1833-34) spingono il Palmerston a schierarsi a favore del modesto liberalismo delle due sovrane, che dànno buon affidamento di essere favorevoli all’Inghilterra. Germoglia allora nella sua mente l’idea di una quadruplice occidentale (Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo), “potente contrappeso alla Santa Alleanza orientale”, alla quale egli è avverso (trattato di Londra, 22 aprile 1834). Ma l’atteggiamento incerto ed equivoco tenuto in seguito da Luigi Filippo lo indispettì e lo volse contro la Francia, come apparve presto nella questione egiziana e in quelle dell’Oriente europeo. Discepolo del Canning, svolse opera di costante appoggio alla giovane Grecia contro la Turchia, ma timoroso che l’indebolimento eccessivo di questa o la sua scomparsa portassero la Russia sul Bosforo e la Francia sul Nilo, dopo il 1830 svolse un’audace ed energica politica in favore della conservazione dell’impero ottomano. Con l’accordo anglo-russo del 1834 mirò a sottrarre la Persia alle mire della Russia, verso la quale era sospettoso e ostile per il trattato di Hunkiar-Skelesi (1833), che egli considerava estorto alla Turchia. Ma non esitò ad accordarsi anche con la Russia per averla alleata nel tentativo di neutralizzare la potenza di Moḥammed ‛Alī, che, strettamente legato alla Francia, appariva troppo pericoloso per l’integrità ottomana. E quando la Francia mirò a sottrarsi agli obblighi derivanti dalla dichiarazione delle cinque potenze per lo statu quo orientale (27 luglio 1839), il P., pure osteggiato dal gabinetto, firmò all’insaputa della Francia quel trattato di Londra del 15 luglio 1840 con la Russia, l’Austria e la Prussia, che impegnava le potenze firmatarie ad aiutare il sultano contro Moḥammed ‛Alī. Trattato umiliante per la Francia contro la quale il Palmerston mirava a risuscitare le antiche prevenzioni britanniche. Tenace, volitivo, intransigente, sprezzava i consigli di moderazione di re Leopoldo e la resistenza che gli opponevano J. Russell e i più influenti tra i whigs. “Il solo uomo di stato dell’Inghilterra” l’aveva chiamato Talleyrand: l’Europa s’accorgeva di aver di fronte uno dei più forti uomini politici del tempo. L’accordo con la Russia non gl’impediva intanto di ostacolare questa nel medio ed estremo Oriente (azione nell’Afghānistān, guerra con la Cina). La caduta del ministero Melbourne fu salutare nei riguardi dei rapporti Francia-Inghilterra (1841). Assente il Palmerston, la politica del suo successore, Aberdeen, chiarificò la situazione, aiutata dalla sostituzione in Francia del Guizot al Thiers. Ma, assente dal potere, il Palmerston controlla e critica la politica del ministero Peel, al quale rimprovera il trattato Ashburton con gli Stati Uniti, la debolezza mostrata verso la Francia nell’affare Pritchard, missionario e console inglese espulso dai Francesi da Tahiti (1844). Intanto viaggia in Europa, stringe rapporti con varî uomini politici del continente, finché nel luglio 1846 può riprendere la direzione del Foreign Office nel ministero Russell. La regina, il Russell, i whigs speravano che l’esperienza recente avesse modificato il carattere di “lord incendio”. Vana illusione: la questione dei matrimonî spagnoli, in cui la sua politica non riuscì a trionfare, risuscitò l’ostilità del P. contro la Francia. La caduta della monarchia orleanista fu salutata gioiosamente da quel passionale, che nella crisi del 1848 non nascose le sue simpatie per la causa rivoluzionaria. Contrario all’Austria e alla Russia, sostiene finché può i Siciliani contro il re di Napoli, il Piemonte contro Vienna e si dichiara favorevole al pacifismo repubblicano di Lamartine. “Io amerei – scriveva al re del Belgio nel giugno 1848 – vedere tutta l’Italia settentrionale unita in un solo regno che comprendesse il Piemonte, Genova, la Lombardia, Venezia, Parma e Modena. Una tale sistemazione contribuirebbe alla pace d’Europa costituendo tra la Francia e l’Austria uno stato neutro abbastanza forte per farsi rispettare e non portato a simpatizzare per le sue abitudini e per il suo carattere né con la Francia, né con l’Austria”. La sua politica favorevole all’Italia e all’Ungheria insorte non incontra il favore della corte né quello dei suoi colleghi, irritati perché troppo spesso il Palmerston aveva agito a loro insaputa, impegnando la loro responsabilità. Né egli era disposto ad accettare il controllo del premier, che la regina aveva tentato d’imporgli. Anche dopo il fallimento della nuova campagna di guerra del 1849 (che egli aveva sconsigliata), il Palmerston, che s’era illuso sulla possibilità che l’Austria cedesse la Lombardia a Carlo Alberto per denaro, restò fedele alla sua idea che gli Austriaci non avessero alcun diritto sull’Italia se non quello della forza e dichiarò che il Piemonte non doveva concludere una pace che fosse lesiva del proprio onore e della propria dignità. Le simpatie per l’Italia s’accompagnavano in lui a quelle per l’Ungheria e lo dimostrò quando il voto contrario dei suoi colleghi gl’impedì di ospitare a Broadlands il Kossuth. Una politica troppo spesso personale e in contrasto con le più moderate tendenze ufficiali del governo doveva provocare una crisi. La famosa questione di don Pacifico, suddito inglese in contrasto con il governo greco, e le gravi misure prese contro la piccola Grecia per appoggiare le pretese del reclamante, suscitarono allarmate e minacciose proteste russe e francesi. Il 17 giugno la Camera dei lord colpì con un voto di biasimo la sua politica, ma il Palmerston dodici giorni dopo riportò il più grande successo oratorio della sua carriera davanti ai Comuni. Superando il pretesto offertogli dalla faccenda di don Pacifico, il Palmerston tenne avvinta per cinque ore la Camera con un’ardente, appassionata apologia di tutta la sua politica, affermando il diritto di tutti gl’Inglesi di essere difesi in tutto il mondo dal loro governo contro l’ingiustizia e il sopruso. Di fronte ai paesi europei sconvolti dalle rivoluzioni, menomati nel loro prestigio, egli seppe far risplendere il quadro di un’Inghilterra ordinata, saggia, potente, rispettata. Nel grande “Pam”, che incuteva rispetto e ammirazione agli avversarî, gl’Inglesi riconobbero allora uno tra i più degni campioni del loro paese e ne furono fieri. Ma il P. fu salvo solo per il momento. L’approvazione esplicita data senza consenso, anzi all’insaputa dei suoi colleghi, al colpo di stato di Luigi Napoleone, “fatto ardito e decisivo” ai suoi occhi, le frasi compromettenti con cui fece l’apologia della politica del principe presidente, il malcontento continuato della regina per l’eccessiva indipendenza dell’azione del Palmerston precipitarono la crisi aperta dalla questione di don Pacifico. Le dimissioni del gabinetto Russell (dicembre 1851) tolsero di mezzo il preoccupante ministro, che non tornò più al Foreign Office. Ministro degl’Interni nel gabinetto di coalizione Aberdeen, ne uscì per il contrasto sulle misure di riforma proposte dal Russell. Sentiva ormai avvicinarsi un’altra fase critica della questione orientale e voleva che l’Inghilterra fosse preparata e s’accordasse con la Francia. Decisa la guerra, tornò al ministero, finché la spinta dell’opinione pubblica fece sì ch’egli assumesse (5 febbraio 1855) la carica di primo ministro. Sorretto dal favore popolare, che vide incarnato in lui l’imperialismo britannico, guidò con inflessibile tenacia la guerra di Crimea, lottando contro la stanchezza francese, l’ambiguità austriaca, il preoccupante atteggiamento prussiano, favorendo l’alleanza piemontese, resistendo agli attacchi di Gladstone, dei radicali, di Disraeli e dei conservatori. E dopo la guerra, la cui fine gli assicurava la fiducia popolare, riprendeva le fila della sua vittoriosa azione in Persia e in Cina. Battuto ai Comuni sulla sua politica orientale, scioglieva la camera (1857) e con nuove elezioni rafforzava la sua maggioranza liberale. Caduto nuovamente sulla questione delle leggi repressive votate in seguito all’attentato Orsini, cedeva il posto a lord Derby (1858), ma poco più di un anno dopo tornava al potere. Favorevole a un deciso intervento inglese nella questione italiana (come dimostravano gli articoli della Morning Post da lui ispirata), svolse apertamente questa politica al suo ritorno al potere (giugno 1859). Ma, se voleva l’Italia libera dall’Austria, non la voleva legata alla Francia. Accettava l’intervento francese, ma disapprovava Villafranca e contrastava l’idea del ritorno dei principi spodestati. Mai – scriveva al Persigny – mai l’Inghilterra si potrà associare a un patto così iniquo… L’Austria dovrebbe essere esclusa da ogni ingerenza politica e militare al di là delle sue frontiere”. E nel memorandum dei primi del 1860 propugnava addirittura una triplice alleanza anglo-franco-sarda per assicurare la pace in Italia ed eliminare ogni minaccia alla tranquillità europea. La cessione di Nizza e Savoia risuscitò le sue preoccupazioni antifrancesi al punto da fargli ritenere possibile una guerra con Napoleone. La spedizione dei Mille gli parve opportuna per ristabilire l’equilibrio mediterraneo turbato, e per questo seppe anche rinunciare all’idea di un regno separato delle Due Sicilie. Meglio l’unità d’Italia piuttosto che un Napoleonide a Napoli, e l’unità d’Italia voleva dire per lui anche cessazione del potere temporale, come affermò in un discorso del 1862. La preoccupazione antifrancese lo rese anche contrario al progetto di taglio dell’Istmo di Suez e favorevole alla convenzione di settembre; il suo rigido nazionalismo britannico gli fece assumere durante la guerra di secessione d’America un atteggiamento contrastante con l’asserita neutralità (questioni del Trent e dell’Alabama). Negli ultimi anni la sua vita politica troppo esclusivista e troppo poco duttile (l’elogio funebre del conte di Cavour è significativo per quella che era la concezione palmerstoniana dell’uomo di stato) lasciò scorgere apertamente il suo lato debole. La guerra dei ducati e lo schiacciamento della Danimarca ruppero l’equilibrio baltico e non a vantaggio dell’Inghilterra, la quale, se poteva rallegrarsi dell’accentuato isolamento francese, non poteva non rendersi conto che anche la sua posizione era quella di un paese troppo orgogliosamente solo. Di qui la necessità di nuovi armamenti, mentre all’interno la riforma elettorale, avversata dal Palmerston, suscitava nuove passioni e nuove preoccupazioni. Ma decretandogli la sepoltura a Westminster il popolo inglese riconosceva nel suo grande ministro il più saldo campione della potenza e della grandezza britannica dopo il Pitt. Fotografia CDV. Fotografo: W. Walkere & Sons London.
Onorificenze

Arc. 3414: Henry John Temple, terzo visconte Palmerston in uniforme da Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Westminster, 20 ottobre 1784 – Brocket Hall, 18 ottobre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London.

Arc. 548: Henry John Temple, terzo visconte Palmerston (Westminster, 20 ottobre 1784 – Brocket Hall, 18 ottobre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: R. Metzger – Firenze.

Arc. 1174: Henry John Temple, terzo visconte Palmerston (Westminster, 20 ottobre 1784 – Brocket Hall, 18 ottobre 1865). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 3414: Lady Emily Mary Lamb (1787 – 11 settembre 1869). Era la figlia di Peniston Lamb, I visconte Melbourne, e di sua moglie, Elizabeth Milbanke. A causa delle numerose avventure di sua madre, la sua paternità non è mai stata verificata, ed è stato descritta come “avvolta nel mistero”. La famiglia Lamb era politicamente di rilievo a partire dalla metà del XVIII secolo, raggiungendo il loro apice nella generazione di Emily. Suo padre venne nominato visconte Melbourne nel 1781. Suo fratello maggiore, William fu due volte primo ministro, mentre un altro fratello, Frederick era un diplomatico celebre, e un terzo, George era un drammaturgo minore e giornalista dell’epoca. I Lamb erano strettamente collegati con il partito Whig, ed erano intimi della regina Vittoria. Non andava d’accordo con la moglie di suo fratello William, Lady Caroline Lamb, che lei chiamava “quella piccola bestiola”. Sposò, il 20 luglio 1805, Peter Clavering-Cowper, V conte Cowper, figlio di George Clavering-Cowper, III conte Cowper e di Hannah Gore. Ebbero cinque figli. Divenne una delle donne più importanti del Club Almack ed era nota per la sua gentilezza e generosità. Come molte delle dame della buona società dell’epoca, ebbe storie d’amore, tra cui uno con il diplomatico Carlo Andrea Pozzo di Borgo, in seguito ambasciatore russo in Gran Bretagna. A Almack, Lady Cowper era sempre più vista in compagnia di Henry John Temple, III visconte Palmerston, che era conosciuto come “Cupido” per le sue varie avventure amorose romantiche, tra con Dorothea Lieven e Sarah Villiers, contessa di Jersey. Palmerston era un appuntamento fisso delle sue feste e salotti, e siccome Lord Cowper sprofondò in un lungo periodo di malattia e di declino generale, Lady Cowper e Lord Palmerston iniziarono una relazione romantica. Ciò portò un avvicinamento di Palmerston al partito Whig. Nel 1837, Lord Cowper morì. Questo permise un matrimonio tra Emily e Palmerston, anche se la loro età era un motivo di preoccupazione, in quanto, agli occhi della sua famiglia, Palmerston aveva una reputazione di donnaiolo. La questione venne sottoposta alla regina, la cui approvazione spianò la strada per il matrimonio il 16 dicembre 1839. Andarono ad abitare a Broadlands e la loro l’unione era, a detta di tutti, decisamente felice. Durante il matrimonio, Lady Palmerston continuò la sua attività sociale. Nel 1865 Palmerston morì. Lady Palmerston morì l’11 settembre 1869. Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London.

Arc. 1175: William Ewart Gladstone (Liverpool, 29 dicembre 1809 – castello di Hawarden, 19 maggio 1898). Statista inglese. Dal 1832 con i tories, passò poi al Partito liberale, divenendone leader (1865). Più volte primo ministro (1868-74, 1880-85, 1886 e 1892-94), varò numerose riforme: abolì i privilegi della Chiesa anglicana in Irlanda, promosse l’istruzione pubblica e allargò il suffragio elettorale. In politica estera sostenne l’autonomia dei boeri sotto la sovranità della Corona e diede inizio all’occupazione dell’Egitto. Nel 1894, bocciato dalla Camera dei lord il suo progetto di autonomia irlandese, si dimise, ritirandosi a vita privata. Con l’appoggio dei tories entrò ai Comuni nel 1832, ed esercitò funzioni secondarie nel ministero di R. Peel (1834-35). Tornato Peel al governo (1841), divenne presidente del Board of Trade (1843) e collaborò alla riforma della legge doganale sui cereali, mentre andava avvicinandosi ai liberali. Nel 1851, di ritorno da un soggiorno a Napoli, denunciò aspramente il regime poliziesco borbonico. Con la sua critica al bilancio provocò nel dicembre 1852 la caduta del ministero Derby; formatosi il gabinetto di coalizione di lord Aberdeen, Gladstone entrò a farne parte in qualità di cancelliere dello Scacchiere. La guerra di Crimea lo costrinse a modificare la sua politica finanziaria di riduzione dell’income-tax (“tassa sul reddito”) e a inasprire la tassa di successione, mentre difendeva la politica di guerra del governo, che affermava ispirata al principio del mantenimento dell’equilibrio; si dimise nel 1855 perché contrario all’inchiesta sullo stato dell’esercito in Crimea, ordinata dal parlamento. Inviato in missione nelle Isole Ionie (1859), la sua relazione convinse l’Inghilterra a cedere quelle isole alla Grecia (1863). Cancelliere dello Scacchiere (1859) con il ministero liberale di Palmerston, concluse, su basi liberiste, un trattato di commercio con la Francia, e abolì molti dazî d’importazione. Nel 1865, essendo premier lord J. Russell, Gladstone divenne leader del gruppo parlamentare liberale; come tale portò al successo nella Camera la battaglia per l’allargamento del suffragio; battuto il governo (giugno 1866), successe a Russell quale capo del partito liberale. Dopo le elezioni del 1868 formò, nel dicembre, il suo primo ministero. Come capo del governo riuscì a far approvare dal parlamento nel 1869 la soppressione della Chiesa di stato irlandese (disestablishment), affrancando i contadini cattolici dall’obbligo di pagare le decime, e nel 1870 una legge favorevole ai fittavoli irlandesi (Irish Land Act). Riformò in senso democratico l’istruzione pubblica e l’amministrazione civile, dove le cariche pubbliche furono ricoperte, col sistema dei pubblici concorsi, da uomini di ogni ceto sociale. Battuto sul progetto di fondazione di un’università aconfessionale in Irlanda (marzo 1873), il rifiuto di Disraeli a formare il ministero lo fece confermare nell’incarico. Nel 1874, all’opposizione, fu contrario alla politica di Disraeli favorevole alla Turchia quale contrappeso alla Russia, poiché convinto assertore della liberazione delle nazionalità balcaniche dal giogo ottomano. Tornato al potere nel 1880, sostenne nei confronti dei Boeri in rivolta la concessione della piena autonomia sotto l’alta sovranità della corona. In rapporto alla questione irlandese, fattasi ora più acuta, istituì un tribunale per l’equo fitto e accettò nel 1882 una mozione per la concessione della piena autonomia (Home rule). Inviò una spedizione per domare la rivolta di ‛Orābī Pascià, dando così inizio all’occupazione dell’Egitto; ma quando il generale Ch. G. Gordon, inviato nel Sudan (1884) per evacuarlo dagli Egiziani, fu assediato a Kharṭūm, Gladstone, mosso dalle sue pregiudiziali anticolonialiste, tardò a inviare la spedizione di soccorso, la quale non riuscì in tal modo a evitare l’uccisione di Gordon. Nel giugno 1885, il ministero Gladstone fu battuto sul bilancio; appoggiato dagli Irlandesi, Gladstone tornò al potere (26 gennaio 1886), ma per la scissione del partito liberale in seguito alla presentazione da parte sua di un progetto di Home rule a favore dell’Irlanda (7 luglio), il suo gabinetto cadde nuovamente. Nel 1892 tornò al potere ma, visto respinto ancora una volta alla camera dei Lord il suo progetto di autonomia irlandese, si dimise, ritirandosi definitivamente a vita privata (3 marzo 1894) e dedicandosi ai suoi interessi letterari. In Italia, Gladstone divenne noto per le due lettere che inviò, nel 1851, a Lord Aberdeen e nelle quali espresse giudizi molto negativi sul governo dei Borbone delle Due Sicilie, definito come la «negazione di Dio». In sostanza, Gladstone, dopo aver soggiornato, per circa quattro mesi tra l’autunno del 1850 e l’inverno del 1851, a Napoli, dove si era recato a causa di una malattia agli occhi della figlia ed essere rientrato in patria nel febbraio di quell’anno, scrisse le due missive, sostenendo di aver visitato alcune carceri napoletane, rimanendo scioccato dalle condizioni in cui versavano i detenuti. Il politico britannico, intenzionato a dimostrare che lo Stato borbonico si trovasse in una terribile situazione sociale, si espresse con parole molto dure: «Non descrivo severità accidentali, ma la violazione incessante, sistematica, premeditata delle leggi umane e divine; la persecuzione della virtù, quand’è congiunta a intelligenza, la profanazione della religione, la violazione di ogni morale, sospinte da paure e vendette, la prostituzione della magistratura per condannare uomini i più virtuosi ed elevati e intelligenti e distinti e culti; un vile selvaggio sistema di torture fisiche e morali. Effetto di tutto questo è il rovesciamento di ogni idea sociale, è la negazione di Dio eretta a sistema di governo.» Tali assunti ebbero larga eco in tutta Europa, contribuendo in modo sensibile al sentimento antiborbonico e filorisorgimentale. Le accuse di Gladstone, tuttavia, suscitarono immediatamente forti dubbi ed ebbero anche diversi tentativi di confutazione in Italia e in Europa. Nel 1852, Gladstone ritrattò molte delle sue affermazioni e ammise di essere stato in parte abbindolato; nel 1863, incalzato, in Parlamento, da Lord Henry Lennox, rivelò di aver costruito le proprie dichiarazioni sulla base delle tesi sostenute da alcuni degli esponenti liberali napoletani. Lo stesso Lord Aberdeen «istruito del come Mr Gladstone avesse scritte quelle lettere, ne fu indignato, si confessò ingannato, e ne rigettò la solidità con una pubblica dichiarazione». Inoltre, fu da più parti sostenuto che la visita di Gladstone alla città partenopea fosse frutto di un complotto ordito da Lord Palmerston ai danni della Corona Borbonica. Giuseppe Buttà scrisse che Gladstone era una creatura di Palmerston e che aveva ricevuto, da quest’ultimo, il compito di travisare la realtà napoletana e «inventare spudoratamente de’ mali che qui non esistevano». Buttà affermò anche che Gladstone non visitò, veramente, i penitenziari borbonici e si circondò immediatamente dei liberali della città. Al riguardo, infatti, il Cognetti riportò che, al suo arrivo, l’inglese fu condotto da Sir William Temple, fratello di Palmerston e rappresentante del governo britannico a Napoli, che lo introdusse agli ambienti antiborbonici. Anche Giacinto de’ Sivo in Storia delle Due Sicilie sostenne che Gladstone fosse stato inviato a Napoli «col segreto onorevole ufficio», conferitogli da Palmerston, di divulgare calunnie riguardanti lo stato delle cose nel reame di Sua Maestà Siciliana. Più in particolare, Domenico Razzano, nell’opera La Biografia che Luigi Settembrini scrisse di Ferdinando II, riportò che Gladstone, tornato a Napoli tra il 1888 e il 1889, avrebbe confessato di non essere mai stato in alcun carcere e di aver scritto le due missive dietro incarico di lord Palmerston, basando, quindi, i suoi assunti sulle affermazioni dei rivoluzionari antiborbonici. Per contro, Maria Gaia Gajo, considerando che Gladstone, conservatore, si era dimostrato in passato un tenace oppositore della linea politica di Palmerston, liberale, sostiene che la possibilità di un’intesa tra i due fosse da ritenersi assurda. Le dichiarazioni di Gladstone mandarono su tutte le furie il re Ferdinando II, che licenziò il primo ministro Giustino Fortunato per non averlo informato sull’accaduto. Amante dell’Italia e della sua lingua, a partire dal 23 dicembre 1893 Lord Gladstone fu socio corrispondente dell’Accademia della Crusca. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London.

Arc. 1174: William Ewart Gladstone (Liverpool, 29 dicembre 1809 – castello di Hawarden, 19 maggio 1898). Fotografia CDV. Fotografo: J. Clarck – London.

Arc. 1590: Benjamin Disraeli, I conte di Beaconsfield (Londra, 21 dicembre 1804 – Londra, 19 aprile 1881). Di famiglia ebraica, trapiantatasi da Ferrara in Inghilterra nel 1748 (suo padre Isacco D’Israeli, buon letterato, si era convertito al protestantesimo nel 1817), fu pubblicista brillante, calcolatamente bizzarro, riuscendo giovanissimo, nonostante i pregiudizî antisemitici, a imporsi al gran mondo londinese, del quale descrisse i costumi nel romanzo Vivian Grey (1826). Dopo una serie di viaggi e una breve esperienza politica in campo radicale, militò fra i conservatori e venne eletto deputato (1837) ma, deluso per non essere stato incluso nel gabinetto Peel (1841), divenne l’assertore del programma del conservatorismo rinnovato, che ispirava il gruppo della “Giovane Inghilterra” caratterizzato da una spiccata tendenza antiliberista e da una nostalgica idealizzazione del modello sociale della vecchia Inghilterra rurale. Veicolo di queste idee furono i suoi romanzi Coningsby, or the younger generation (1844) e Sybil or the two nations (1845). Nel 1845 iniziò una campagna contraria al Peel e al suo liberismo con l’appoggio dei proprietarî terrieri danneggiati dall’abolizione del dazio sul grano e contribuì alla sua caduta (1846). Il partito conservatore, passato di conseguenza all’opposizione, fu da lui riorganizzato su nuove basi; divenutone nel 1848 il leader ai Comuni, s’impose con la sua tattica spregiudicata, riuscendo ad essere nominato cancelliere dello Scacchiere nel primo (1852) e nel secondo (1858-59) gabinetto Derby. Ancora all’opposizione dal 1859 al 1867 nel periodo della grande popolarità dei liberali, quando i conservatori ritornarono al potere col terzo ministero Derby (1867), poté affermarsi definitivamente conducendo in porto la riforma elettorale che, estendendo il diritto di voto a tutti i contribuenti, allargava il corpo elettorale. Primo ministro nel 1868, dovette ritirarsi, dopo pochi mesi, essendo state le elezioni sfavorevoli ai conservatori. Dopo un quinquennio di attività letteraria, tornò al potere, quale primo ministro, nel 1874 e subito s’impegnò, in polemica con l’atteggiamento dei liberali volto prevalentemente ai problemi di politica interna, per rafforzare il prestigio dell’Inghilterra all’estero. Nel 1875 acquistò dal chedivè d’Egitto metà delle azioni (177.000) del canale di Suez, per tutelare le comunicazioni con l’India e l’Oriente. L’anno seguente fece conferire alla regina Vittoria il titolo d’imperatrice delle Indie. Avversario dell’egemonia russa nel Levante, appoggiò in funzione antirussa la Turchia, con un atteggiamento che al tempo della rivolta della Bulgaria nel 1876 fu violentemente criticato da Gladstone e da un’ala del partito conservatore. Scoppiata la guerra russo-turca, impedì allo zar Alessandro II l’occupazione di Costantinopoli, facendo avanzare la flotta inglese nei Dardanelli (1878). Alla conferenza di Berlino (1878), in cui fu abilissimo negoziatore, costrinse Alessandro II ad accettare la revisione dei patti con la Turchia, persuadendo il sultano a cedere Cipro in affitto all’Inghilterra, come contropartita alla cessione di Kars e Ardahan alla Russia. Nel 1876 la regina Vittoria lo nominò conte di Beaconsfield, e Disraeli passò alla Camera dei lord. Nel 1880 le elezioni, anche per la difficile situazione alla frontiera tra l’India e l’Afghānistān e per i moti nell’Africa del Sud, furono contrarie al partito conservatore, che ormai s’identificava con la politica imperialista del governo. Disraeli sopravvisse pochi mesi alla sconfitta. Fotografia CDV. Fotografo: Kilburn – London.
Onorificenze

Arc. 3415: George William Villiers, quarto conte di Clarendon in uniforme da Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Londra, 12 gennaio 1800 – Londra, 27 giugno 1870). Entrato nel St John’s College di Cambridge nel 1816, Clarendon si laureò nel 1820, anno nel quale partì come addetto all’ambasciata britannica a San Pietroburgo, rimanendovi fino al 1823. Al suo ritorno in Gran Bretagna occupò un posto di responsabilità all’Ufficio dogane per dieci anni. Il 16 agosto 1833 fu nominato ambasciatore a Madrid, dove, scoppiata la guerra civile per motivi di successione, si schierò con i costituzionalisti della reggente Maria Cristina di Borbone, che riuscì a conservare il trono della figlia Isabella contro le mire di Don Carlos di Borbone. Il 4 giugno 1839 sposò la vedova Lady Katherine Foster-Barham (una figlia di James Grimston, 1º Conte di Verulam), dalla quale ebbe otto figli, fra cui Lady Emily Villiers. Lo stesso anno entrò nella Camera dei Lord e dal 1839 al 1841 ricoprì la carica di Lord del Sigillo Privato nel governo Whig di Melbourne. Nel 1846 ottenne la carica di ministro del Commercio nel primo governo Whig di John Russell, che nel 1847 lo nominò Luogotenente dell’Irlanda. Durante questa esperienza Clarendon iniziò le riforme agrarie, ma mantenne la pace sociale con difficoltà, malgrado fosse ben intenzionato nei confronti dei cattolici. Nel 1852 il nuovo primo ministro, il conservatore Lord Derby lo richiamò a Londra, ritenendolo troppo debole. Nel 1853 entrò nel governo di coalizione di Aberdeen, ricoprendo la carica di Ministro degli Esteri anche nel successivo governo Palmerston. Quest’ultimo esecutivo seguì quello di Aberdeen dopo un attacco del Times, che nel febbraio del 1855 aveva denunciato l’incompetenza con cui veniva condotta la guerra in Crimea. All’epoca in cui Clarendon fu ministro degli Esteri, Russia e Gran Bretagna si fronteggiavano in Asia centrale per ampliare le loro sfere d’influenza coloniale (il cosiddetto “Grande Gioco”). Fu dunque naturale che, nel luglio del 1853, quando le truppe russe attraversarono il fiume Prut con l’intenzione di attaccare i principati ottomani di Moldavia e Valacchia, il Ministro degli Interni Palmerston proponesse, a scopo dimostrativo, il passaggio della flotta britannica del Mediterraneo nel Mar Nero. Il governo, però, ritenne non ancora venuto il momento dell’azione. Sennonché, due mesi dopo, quando un primo tentativo austriaco di porre fine alla crisi fallì, l’ambasciatore francese a Londra Walewski propose a Clarendon (ministro degli Esteri da febbraio) che le flotte francese e inglese attraversassero insieme i Dardanelli. Il giorno successivo, il 23 settembre 1853, Aberdeen e Clarendon, senza consultare nessun altro componente del governo, accettarono. Per Clarendon, questa fu una risposta politica al Ministro degli Esteri russo Nesselrode. Passato il Bosforo, le flotte alleate entrarono nel Mar Nero per riportare alla ragione la Russia. Incoraggiati dalla mossa anglo-francese, i turchi, che fino a quel momento non avevano risposto militarmente alle provocazioni, passarono il Danubio (23 ottobre 1853), uccidendo alcuni russi. La crisi parve precipitare e Clarendon parlò di “turchi bestiali”. Scoppiata la guerra con la Russia (marzo 1854), Clarendon ebbe più volte occasione di dimostrarsi pessimista sull’esito del conflitto. Dopo la battaglia di Balaclava, nel novembre 1854, egli temette una “colossale catastrofe” e quando si ebbero nelle trattative delle divergenze con i francesi (novembre 1855), pensò che la Francia avrebbe concluso una pace separata e che la Gran Bretagna non avrebbe potuto continuare la guerra da sola, definendo “ladri in guanti gialli” i diplomatici di Parigi. Dopo la vittoria di Francia, Gran Bretagna, Turchia e Regno di Sardegna, ai quali si era aggiunto l’appoggio politico dell’Austria, la Russia, sconfitta, dovette cedere alle pesanti clausole del Trattato di Parigi. Clarendon, plenipotenziario alle trattative, si dimostrò con i russi più morbido di quello che avrebbe sperato Palmerston, che dovette, il 29 febbraio 1856, inviargli un duro telegramma con il quale gli intimava di bloccare ogni velleità russa sulla fortezza turca di Kars, conquistata subito prima dell’armistizio. Da quel momento la Gran Bretagna al congresso assunse il ruolo di salvaguardia dell’integrità territoriale dell’Impero ottomano. Terminata la fase delle trattative, Clarendon, l’8 aprile 1856, si distinse per un acceso discorso a favore della risoluzione della Questione italiana che superò, per i contenuti e per i toni, quello, successivo, dello stesso Presidente del Consiglio piemontese Cavour. Clarendon voleva probabilmente vendicarsi della politica ambigua, tenuta durante la Guerra di Crimea, dall’Austria, avversaria del Piemonte. Nello stesso tempo, un attacco contro il governo clericale di Roma, “sventura d’Europa”, sarebbe stato un modo facile per guadagnarsi il favore dei protestanti inglesi. Durante il suo discorso Clarendon attaccò il regime del papa, da riformare radicalmente per mettere fine ad una occupazione austriaca che turbava l’ordine sancito dal Congresso di Vienna e inveì contro il governo del Regno delle due Sicilie di Ferdinando II, al quale le potenze progressiste dovevano imporre di ascoltare la voce della giustizia e dell’umanità. Subito dopo il Congresso di Parigi, di fronte alla resistenza di Ferdinando a cambiare metodi, Londra e Parigi ruppero le relazioni con il governo delle Due Sicilie. Tuttavia, Cavour fu deluso dai risultati, molto scarsi, ottenuti dal Piemonte al Congresso e ne mise a parte Clarendon, il quale parlò di appoggiare il Piemonte nella successiva guerra contro l’Austria, per la quale, però, non era arrivato ancora il momento. Incoraggiò anche Cavour ad andare a Londra e a parlare con la regina Vittoria. Giunto a Londra il 18 aprile 1856, Cavour si rese conto che, invece, non avrebbe potuto contare su un eventuale appoggio inglese, vedendo sfumare nel nulla le promesse di Clarendon. Dal canto suo, Clarendon si risentì dei rapporti di Cavour con i membri dell’opposizione e, dopo un anno (aprile 1857), il governo britannico chiese al Piemonte di diminuire la tensione in Italia nel rispetto del Congresso di Vienna. In realtà Clarendon era caduto sotto l’influenza del Primo Ministro Palmerston, molto più prudente di lui nelle questioni italiane; fin quando, nel luglio del 1857, sulla questione delle elezioni vinte in Moldavia dai separatisti, ci fu la completa rottura. La Francia e il Piemonte definirono inattendibili i risultati, mentre la Gran Bretagna, che era per mantenere separati i due Principati danubiani, li dichiarò validi assieme all’Austria. Clarendon rinfacciò ai rappresentanti piemontesi che era solo grazie a Londra che il Regno di Sardegna aveva trovato una posizione in Europa e che, se il Piemonte si fosse trovato in difficoltà con l’Austria, non avrebbe potuto contare sull’aiuto inglese. Inoltre, quando nel 1862 le lettere di Cavour sull’appoggio della Gran Bretagna furono pubblicate, Clarendon smentì alla Camera dei Lord di avere mai fatto le dichiarazioni attribuitegli da Cavour. Sembra, comunque, veritiero che Clarendon non diede alla parole di Cavour significato pratico, dato che lo stesso Cavour si riferiva a iniziative militari rinviate ad un futuro imprecisato. I tre uomini politici a cui fu affidata la politica estera britannica subito dopo la morte di Palmerston (ottobre 1865) e cioè Clarendon, Edward Derby e Granville erano, ognuno nel suo stile, politici adatti a condurre una politica anti-interventista. Tale politica si era resa necessaria per il crescente peso dell’impero marittimo britannico, soprattutto in America settentrionale (Canada). La vittoria dell’Unione nella Guerra di secessione aveva determinato, infatti, la condizione per cui l’unica politica realistica per Londra consisteva nell’evitare ogni attrito con gli Stati Uniti. Ritornato ministro degli Esteri nel 1868 con il primo governo Gladstone, Clarendon scrisse alla Regina Vittoria a proposito degli obblighi europei della Gran Bretagna: «Sembra essere dovere del governo di Sua Maestà tenere presente quanto siano diverse oggi le condizioni di questo Paese rispetto al momento in cui furono conclusi quei trattati, e, se il loro rispetto dovesse trascinarci in una guerra in Europa, noi ci troveremmo immediatamente chiamati a difendere il Canada dall’invasione americana e il nostro commercio dalla pirateria americana». In questo delicato contesto, Clarendon si trovò a gestire il caso della nave da guerra CSS Alabama, costruita in Gran Bretagna nel 1862, durante la guerra di secessione, per gli Stati confederati. Ora gli Stati Uniti chiedevano un indennizzo per le perdite che la nave aveva procurato al commercio dell’Unione. Clarendon avviò la procedura per una soluzione arbitrale della questione che si chiuderà solo nel 1872 con la sentenza di Ginevra del 14 settembre, per la quale la Gran Bretagna pagherà agli Stati Uniti 15.500.000 dollari. Ormai al termine della sua carriera, Clarendon propose, invano, a Francia e Prussia una riduzione degli armamenti. La Guerra franco-prussiana scoppiò neanche un mese dopo la sua morte, che avvenne a Londra il 27 giugno 1870. Prese il suo posto al Ministero degli Esteri Lord Granville. Fotografia CDV. Fotografo: F.R. Window – London.

Arc. 3420: Lady Katherine Foster-Barham – Lady Claredon (13 aprile 1810 – 4 luglio 1874). Era figlia di James Walter Grimston, I conte di Verulam, e di Lady Charlotte Jenkinson. Sposò in prime nozze John Foster-Barham il 14 gennaio 1834 e in seconde nozze George William Villiers, IV conte di Clarendon. Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London.

Arc. 1072: John Russell, primo conte di Russell (Londra, 18 agosto 1792 – Pembroke Lodge, 28 maggio 1878). Russell nacque in seno ad una famiglia delle più nobili dell’aristocrazia britannica. La famiglia Russell infatti era stata una delle principali dinastie Whig sin dal XVII secolo. I suoi componenti si distinguevano per essere tra i più ricchi proprietari terrieri dello stato, ma, in quanto figlio minore del VI duca di Bedford John non era destinato a ereditare le proprietà di famiglia. In quanto ultrogenito, John aveva il titolo di “Lord Russel” e non risultava iscritto tra i pari d’Inghilterra. John venne educato alla Westminster School e poi passò all’Università di Edimburgo che frequentò per dieci anni senza però mai laurearsi. Russell entrò nella Camera dei Comuni come membro del partito Whig nel 1813. Nel 1819 abbracciò la causa della riforma parlamentare e passò all’ala riformista degli Whigs già dagli anni ’20 dell’Ottocento. Quando gli Whigs andarono al potere nel 1830 col governo di Charles Grey, Russell entrò nella formazione come Paymaster of the Forces. Fu uno dei principali capi della lotta contro il Reform Act del 1832, guadagnandosi il soprannome di Finality Jack per il rifiuto definitivo che egli oppose alla riforma. Nel 1834, quando il leader dei comuni Lord Althorp, succedette al padre come Conte Spencer venendo trasferito alla camera dei Lords, Russell divenne il leader del partito Whig alla Camera dei Comuni, posizione che mantenne per il resto del decennio sino all’esclusione del proprio partito dal governo nel 1841. In questa posizione Russell continuò a guidare l’ala riformista del proprio partito richiamandosi in particolar modo alla libertà religiosa e, nel ruolo di Home Secretary dalla fine degli anni ’30, giocò un ruolo fondamentale nel democraticizzare il governo delle città britanniche. Durante la sua carriera in parlamento, Lord John Russell fu rappresentante per la città di Londra. Nel 1845, come leader dell’opposizione, Russell si dimostrò favorevole alla ripresa delle Corn Laws, forzando il primo ministro conservatore Sir Robert Peel a seguirlo. Quando i conservatori si divisero in questo ambito l’anno successivo, Russel tornò al potere nel 1846 con gli Whigs, questa volta però ricoprendo l’incarico di primo ministro. Il governo di Russell assicurò riforme sociali come il finanziamento della formazione degli insegnanti e il passaggio della legge sulle fabbriche del 1847, che limitava l’orario di lavoro di donne e giovani (tra i 13 e i 18 anni) nelle fabbriche tessili a 10 ore al giorno. Malgrado i successi ottenuti, la premiership di Russell non fu in grado di assicurare il passaggio di molte misure governative a causa dei dissidi interni, gravati ancora di più dalla carestia che in quegli anni colpì l’Irlanda. All’interno il conflitto maggiore era con il segretario degli esteri, Lord Palmerston, il quale era per natura propenso a favorire le rivoluzioni sul continente europeo. Quando, senza l’assenso reale, Palmerston riconobbe il colpo di Stato di Napoleone III di Francia del 2 dicembre 1851, Palmerston venne costretto a dare le proprie dimissioni dal governo. Nel febbraio del 1852, ad ogni modo, Palmerston ottenne la propria vendetta su John Russell sfiduciandolo e votando con l’opposizione, facendo cadere il primo governo Russell. La caduta del primo governo Russell portò alla necessità di indire nuove elezioni al parlamento, che si tennero nel luglio 1852 e che videro l’elezione di 330 deputati Conservatori e 324 Whigs (tra questi ultimi erano presenti anche 38 membri che erano tecnicamente conservatori, ma seguivano la corrente di Robert Peel). I “Peeliti” avevano disertato il voto coi Conservatori per seguire la ripresa delle Corn Laws. Le Corn Laws avevano imposto una tariffa su tutto il grano importato e avevano mantenuto alto non solo il prezzo del grano stesso, ma di conseguenza del pane che da esso veniva prodotto. Questo fatto aveva riscosso l’interesse dell’aristocrazia terriera che costituiva il corpo principale del partito conservatore. Nessuno dei membri di questi gruppi minori era interessato a formare un nuovo governo di Conservatori proprio per gli scontri sulle Corn Laws, ma John Russell e gli Whigs non riuscirono ad accaparrarsi un numero sufficiente di membri a favore del governo dalla propria parte. Per questo motivo, la regina Vittoria chiese al conte di Derby di formare un governo di minoranza. Il nuovo governo capeggiato dal conte di Derby ebbe vita breve e nel dicembre del 1852 venne sfiduciato. Russell, come leader del partito Whig, portò il gruppo ad una nuova coalizione con i “Peeliti”, capeggiati da Lord Aberdeen. Aberdeen divenne primo ministro e dopo i coinvolgimenti di Palmerston nella vicenda del colpo di Stato di Luigi Napoleone Bonaparte in Francia egli si rese conto che questi non potesse essere nuovamente nominato ministro degli esteri e scelse di nominarlo il 28 dicembre 1852 alla carica di Home Secretary. Per la carica di Segretario di Stato per gli Affari Esteri, dunque, Aberdeen scelse Russell il quale continuava ad essere il leader della più grande coalizione di governo alla Camera dei Comuni. Assieme a Palmerston, Lord John Russell sostenne il coinvolgimento del Regno Unito al fianco della Francia nel tentativo di arginare la crescente potenza dell’Impero russo. I due politici agirono all’interno del governo del conte di Aberdeen che invece si distingueva per essere un noto russofilo. L’Impero ottomano era ormai in declino e molte nazioni europee avevano pensato di trarre dei vantaggi da questo crollo. L’Impero Russo, in particolare, aveva visto la possibilità di ottenere degli sbocchi sul Mar Mediterraneo. Luigi Napoleone Bonaparte, però, poco dopo il suo colpo di Stato aveva inviato a Costantinopoli degli ambasciatori per garantire alla Francia il “protettorato esclusivo dei siti cristiani di Gerusalemme e della Terrasanta”. Luigi Napoleone Bonaparte (poi Napoleone III) era nipote dell’imperatore Napoleone I e molti ufficiali inglesi come Aberdeen, che avevano vissuto l’epopea napoleonica di inizio secolo, interpretavano questo gesto come la volontà da parte del discendente di emulare lo zio e formare un nuovo impero che avrebbe portato a una guerra contro l’Inghilterra. Per questo motivo la maggior parte della popolazione era schierata con la Russia o rimaneva neutrale nella disputa. Ad ogni modo l’opinione pubblica inglese era destinata a cambiare in quanto, nelle parole di Lord Stratford de Redcliffe, diplomatico di considerevole ed ammirata esperienza, “l’Inghilterra iniziò a vedere dei vantaggi per sé stessa dal crollo dell’Impero Ottomano”. Quando gli ottomani infine accettarono le richieste di Napoleone III, la Russia si oppose strenuamente a tale richiesta inviando il 7 maggio 1853 un uomo di fiducia dello zar, il principe Aleksandr Sergeevič Menšikov in Turchia affinché potesse concludere un differente accordo. Durante la guerra austro-russa di fine Settecento, la Russia aveva occupato le province di Valacchia e Moldavia. Sulla base del trattato di Küçük Kaynarca siglato nel 1774, la Russia aveva rinunciato a tali province restituendole all’Impero Ottomano in cambio del riconoscimento alla Russia del ruolo di protettrice dei luoghi cristiani a Gerusalemme ed in Terrasanta. Menšikov, dunque, si impegnò in questo senso a far rispettare agli ottomani l’accordo preso anni addietro con l’intento ben più serio di arginare l’influenza francese nell’area. John Russell, Palmerston e altri iniziarono dunque a vedere l’espansione della Russia come una minaccia per le colonie inglesi in India e per il commercio del Regno Unito con la Persia. Essi dunque sentirono il bisogno di siglare un accordo con la Francia proprio per difendere gli interessi inglesi. La Francia agì inviando la nave Charlemagne nel Mar Nero nella primavera del 1852 come dimostrazione di forza nei confronti dei russi. I russi, dal canto loro, risposero con lo schieramento del 4º e del 5º Corpo d’armata lungo le rive del Danubio. In tutto questo il governo di Aberdeen si mantenne lontanno dalla proclamazione di guerra aperta e Russell stesso si trovò frustrato dalla mancanza di un appoggio serio e deciso nella questione da parte del suo stesso governo e si dimise il 21 febbraio 1853. Aberdeen rimpiazzò Russell con Lord Clarendon. Infine, nel maggio del 1853, Aberdeen venne obbligato a dare una dimostrazione di forza nella questione inviando una flotta, al comando dell’ammiraglio Armar Lowry Corry (1793-1855), che stazionò nella baia di Biscay all’isola di Malta per poi unirsi a un’altra squadra guidata dall’ammiraglio Sir James Whitley Deans Dundas. Le forze combinate si riunirono a quelle francesi presso l’Isola di Salamina vicino ad Atene, in Grecia. La flotta anglo-francese salpò quindi da questa località verso le coste turche. Il 2 luglio 1853 le truppe russe occuparono le province di Valacchia e Moldavia, vassalle dell’Impero ottomano avvicinandosi alla riva settentrionale del Danubio. In risposta i turchi decisero di muovere le loro truppe verso la riva meridionale del Danubio e fortificarono le fortezze di Vidin e Silistra. L’Impero ottomano dichiarò guerra alla Russia il 23 ottobre 1853. La flotta russa sconfisse quella turca nella battaglia di Sinope il 30 novembre 1853. Dopo che la Russia ebbe ignorato l’ultimatum di Gran Bretagna e Francia, entrambe le nazioni dichiararono guerra all’Impero russo il 28 marzo 1854. Nel settembre del 1854 truppe inglesi, francesi e turche sbarcarono nella penisola di Crimea e iniziarono l’assedio della fortezza russa di Sebastopoli. Il 26 ottobre 1854 si combatté la battaglia di Balaklava con la famosa carica dei seicento. Il 5 novembre 1854 la vittoria alleata sulle truppe russe nella Battaglia di Inkerman portò ad una nuova fase dell’assedio di Sebastopoli. I membri del parlamento inglese a questo punto iniziarono ad avere dei dubbi sulla conduzione della guerra e lo stesso Russell si dimise dai propri incarichi governativi. Una mozione parlamentare proposta da John Arthur Roebuck (1802–1879), il 29 gennaio 1855 richiese un’indagine circa la conduzione della guerra e, in particolar modo, all’investigazione della condotta del Duca di Newcastle quale Segretario di Stato per la Guerra. La mozione passò alla Camera dei Comuni con 305 voti favorevoli contro 148 contrari. Aberdeen a questo punto decise di dimettersi dal governo e venne chiesto a lord Palmerston di formare un nuovo governo. John Russell venne inviato a Vienna per negoziare, ma decise di ritirarsi nel 1855 temporaneamente dalla politica, concentrandosi nella scrittura. Nel 1859, dopo il breve governo conservatore, Russel acconsentì a divenire ministro degli esteri nel nuovo esecutivo Palmerston (considerato solitamente il primo vero governo liberale). Questi anni furono particolarmente intensi per il susseguersi di eventi cruciali nel mondo come il compimento dell’Unità d’Italia, la Guerra civile americana e quella dello Schleswig-Holstein tra Danimarca e stati tedeschi. Il suo incarico divenne famoso per la lettera che egli scrisse in difesa dell’indipendenza italiana inviato alla corte di Vittorio Emanuele II: “Il governo di Sua Maestà rivolgerà il suo sguardo alla gratificante prospettiva di un popolo che sta costruendo il grande edificio delle proprie libertà e sta consolidando il proprio processo d’indipendenza, augurando simpatie e benefici in Europa” (27 ottobre 1860). Russell venne nominato Pari come Conte Russell, di Kingston Russell nella contea di Dorset, e Visconte Amberley, di Amberley nella Contea di Gloucester e di Ardsalla nella Contea di Meath, nel 1861. Come Pari del Regno Unito, egli ebbe diritto di sedere nella Camera dei Lords ove rimase per tutto il resto della sua carriera. Quando Palmerston morì improvvisamente sul finire del 1865, Russell nuovamente venne prescelto quale primo ministro. La sua seconda premiership fu frustrante e di breve durata, mostrando un Russel incapace di raggiungere la sua grande ambizione di espandere le franchige. Nel 1866 le divisioni interne alla sua fazione di governo portarono ad un crollo del gabinetto e Russel si ritirò definitivamente dalla politica. Morì il 28 maggio 1878. Fotografia CDV. Fotografo: John.
Onorificenze

Arc. 1590: Sir Robert Peel, III Baronetto (Londra, 4 Maggio 1822 – Londra, 9 Maggio 1895). Nato a Londra il 4 maggio 1822, Peel era il figlio maggiore di Sir Robert Peel, 2° baronetto, statista, e di Julia, figlia di Sir John Floyd, 1° baronetto. Frequentò la Harrow School nel febbraio 1835. Si iscrisse alla Christ Church di Oxford il 26 maggio 1841, ma non conseguì la laurea. Entrato nel servizio diplomatico, Peel divenne addetto alla legazione britannica a Madrid il 18 giugno 1844. Fu promosso segretario della legazione in Svizzera il 2 maggio 1846 e lì fu incaricato d’affari nel novembre 1846. Alla morte del padre, il 2 luglio 1850, e alla sua successione al titolo di baronetto, si dimise dal suo incarico a Berna. Peel fu eletto membro per l’ex circoscrizione di suo padre, Tamworth, come “liberal-conservatore” (cioè come uno dei Peeliti). Rimase membro per Tamworth fino alle elezioni del 1880, in cui si candidò senza successo come conservatore per un’altra circoscrizione. Peel fu rieletto come membro in altre circoscrizioni nel 1884 e nel 1885. Fece un’ultima candidatura parlamentare senza successo come candidato liberale nel 1889. Nel marzo 1855 Lord Palmerston, che era stato Segretario di Stato per gli Affari Esteri mentre Peel era nel servizio diplomatico, lo nominò Lord civile junior dell’Ammiragliato. Da allora in poi fu considerato un liberale e la sua persistente difesa della liberazione dell’Italia giustificò pienamente questa visione delle sue opinioni politiche. Nel luglio 1856 agì come segretario della missione speciale di Lord Granville in Russia all’incoronazione di Alessandro II. Il 5 gennaio 1857, durante una conferenza tenuta all’inaugurazione della nuova biblioteca ad Adderley Park, vicino a Birmingham, parlò scortesemente della corte russa e dei funzionari della corte. La conferenza, severamente commentata dalla stampa russa e francese, fu oggetto di un dibattito parlamentare e causò grande fastidio alla corte inglese. Tuttavia, al ritorno al potere di Palmerston, il 26 luglio 1861 nominò Peel segretario capo per l’Irlanda e consigliere privato. In questa posizione il suo spensierato buon umore piacque agli irlandesi e al primo ministro, e pensò quasi di aver risolto la questione irlandese quando fece delle escursioni in incognito attraverso il paese su una carrozza da gita e intervistò i contadini. I suoi discorsi erano molto ottimisti; ma, prima che il suo legame con il castello terminasse, il fenianismo raggiunse il culmine. I dibattiti irlandesi divennero più aspri e le sue risposte e i suoi discorsi in parlamento mancarono di discrezione e non furono calcolati per promuovere la pace. Nel febbraio 1862 ricevette una sfida dagli O’Donoghue, ma la questione fu portata dinnanzi alla Camera dei Comuni il 25 febbraio e fu risolta. Sebbene si interessasse vivamente ad alcune questioni irlandesi, in particolare all’istruzione superiore, che aveva aiutato con un generoso contributo ai Queen’s College fondati da suo padre, la sua carriera in Irlanda fu un fallimento. Quando il governo liberale fu ricostituito, dopo la morte di Lord Palmerston, da Lord John Russell, al quale i fallimenti di Peel erano particolarmente odiosi, il suo posto fu ricoperto da Chichester Fortescue e non ricoprì più l’incarico. Il 5 gennaio 1866 fu creato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno. Peel continuò a sedere per Tamworth come liberale, ma fu spesso un severo critico della politica del signor Gladstone. Nel 1871 diede una notevole prova della sua eloquenza descrivendo alla Camera la rotta, di cui era stato lui stesso testimone, dell’esercito francese del generale Bourbaki e la sua fuga oltre la frontiera svizzera nel pieno dell’inverno durante la guerra franco-prussiana. Nel 1874 si battezzò per la seconda volta liberale-conservatore; e quando la questione orientale, durante l’amministrazione di Lord Beaconsfield, venne alla ribalta, si separò completamente dai seguaci di Gladstone. Peel non si candidò per Tamworth alle elezioni generali del 1880, ma contestò senza successo Gravesend nell’interesse conservatore; e la sua voce fu spesso ascoltata sulle piattaforme conservatrici, denunciando l’azione dell’amministrazione liberale in Egitto e Irlanda. Nel The Times dell’8 maggio 1880 pubblicò una lettera, in cui raccontava le offerte di onori e cariche da parte di vari governi che aveva rifiutato. Il 21 marzo 1884 fu rieletto come membro conservatore per Huntingdon. Quando quel distretto fu privato del diritto di voto, fu rieletto, nel novembre 1885, per Blackburn. Nella divisione critica sulla seconda lettura dell’Home Rule Bill, il 7 giugno 1886, si astenne dal voto. Alle elezioni generali del luglio successivo, Peel contestò i borghi di Inverness per il partito liberale contro un unionista liberale che aveva rotto con il suo partito sulla questione dell’Home Rule. Peel non ebbe successo. Successivamente, con la sua caratteristica impetuosità, si lanciò nell’agitazione per l’autogoverno come sostenitore delle richieste irlandesi e alle elezioni suppletive del 1889 fu il candidato liberale per Brighton, sostenendo debitamente l’autogoverno (irlandese). Nessuno dei due candidati in carica era stato liberale dalle elezioni del 1880, ma ci si aspettava che le elezioni suppletive fossero più serrate e, ottenendo il 39,3% dei voti, decise di non ricandidarsi come parlamentare. Il 24 aprile 1854 Peel naufragò al largo della costa di Genova sulla SS Ercolano e si salvò la vita solo nuotando fino a riva su una parte del relitto. Dal 29 marzo 1854 al 1859 prestò servizio come capitano nella Staffordshire Yeomanry. Dal 1856 circa Peel si dedicò attivamente alle corse di cavalli sotto il nome di Mr. F. Robinson; e in seguito ebbe uno stabilimento a Bonehill, vicino a Tamworth, dove allevava cavalli. Peel sposò Lady Emily Hay, settima figlia di George Hay, ottavo marchese di Tweeddale, il 13 gennaio 1856.[La bella collezione di suo padre composta da 77 quadri e 18 disegni, tra cui Chapeau de Poil di Rubens, fu venduta alla National Gallery nel marzo 1871 per £ 75.000 (equivalenti a circa £ 8.800.000 nel 2023). Secondo The Great Landowners of Great Britain and Ireland del 1883,[5] possedeva 9.923 acri (40 km2) tra Staffordshire, Warwickshire e Lancashire, con un canone annuo di £ 24.532. Tuttavia, più avanti nella vita le sue circostanze private, una sconsiderata stravaganza e una rottura con la moglie, fecero sì che cessasse di vivere a Drayton Manor, Staffordshire. Queste circostanze lo resero uno straniero lì nei suoi ultimi anni. La sua ultima apparizione pubblica fu la settimana prima della sua morte, quando si recò alla St James’s Hall per protestare contro le atrocità in Armenia. Il Times scrisse il suo necrologio per includere una dichiarazione secondo cui la sua morte “non ha lasciato alcun vuoto nella vita pubblica inglese … la sua carriera si è chiusa nella delusione e nell’inutilità”. Aggiunse “aveva molto della dignità impressionante del suo grande padre, sebbene senza nulla della sua rigidità, alla quale, in effetti, sostituì una facilità di modi bohémien”. Il 9 maggio 1895, all’età di 73 anni, Peel morì per un’emorragia cerebrale. Fu trovato morto nella sua camera da letto al 12 di Stratton Street, Londra. Il suo cameriere dovette entrare nella sua stanza da una finestra e chiamò il suo medico da Harley Street. Fu sepolto nella chiesa anglicana di Drayton Bassett il 16 maggio. La sua omologazione fu giurata quell’anno a £ 9.568 (equivalenti a circa £ 1.400.000 nel 2023). Suo figlio Robert successe al titolo di baronetto. Lady Peel morì nell’aprile 1924 a Firenze all’età di 88 anni. Fotografia CDV. Fotografo: CAM Opticien – Paris.

Arc. 2633: Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury in uniforme da Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Londra, 28 aprile 1801 – Folkestone, 1º ottobre 1885). Era il figlio di Cropley Ashley-Cooper, VI conte di Shaftesbury, e di sua moglie, Lady Anne Spencer, figlia di George Spencer, IV duca di Marlborough. Era lo zio materno del filantropo e politico inglese Montagu Lowry-Corry, I barone Rowton. Studiò presso Manor House school a Chiswick, alla Harrow School e al Christ Church (Oxford). La sua vita famigliare era senza amore, una circostanza comune tra le classi agiate inglesi, e assomigliava a questo proposito l’infanzia immaginaria di Esther Summerson narrata nei primi capitoli del romanzo Bleak House di Charles Dickens. Questo difficile infanzia è stata ammorbidita dall’affetto che ha ricevuto dalla sua governante Mary Millis, e dalle sue sorelle. In lei vide un modello di amore cristiano che costituirà la base per gran parte del suo attivismo sociale e filantropico. Ashley è stato eletto come deputato per Woodstock nel giugno 1826 ed era un forte sostenitore del Duca di Wellington. Dopo che George Canning sostituì Lord Liverpool come primo ministro, offrì ad Ashley un posto nel nuovo governo. Ashley gentilmente declinò, scrivendo nel suo diario che credeva che servendo sotto Canning sarebbe stato un tradimento della sua fedeltà al Duca di Wellington. Nel 1851 entrò nella Camera dei lord. Nel 1847 ottenne di ridurre la giornata lavorativa operaia massima a 10 ore. Introdusse la Mines and Collieries Act 1842 per vietare il lavoro di donne e bambini nelle miniere di carbone. Nel 1844 Ashley divenne presidente della Ragged School Union. Queste scuole erano per i bambini poveri e fondate da volontari. Nel 1827, quando Ashley è stato nominato al comitato ristretto On Pauper Lunatics, nella Contea di Middlesex, e della Lunatic Asylums, la maggior parte dei pazzi a Londra erano tenuti in manicomi di proprietà dal dottor Warburton. Il Comitato esaminò molte testimonianze riguardanti uno dei suoi manicomi a Bethnal Green, chiamato la White House. Ashley lo visitò a nome del comitato. I pazienti erano incatenati, dormivano nudi sulla paglia, e vivevano in condizioni igieniche precarie. Venivano lasciati incatenati da sabato pomeriggio fino al lunedì mattina ricoperti degli escrementi accumulati, veniva lavati con l’acqua gelida e un asciugamano, senza sapone. Quando nel febbraio 1828 Robert Gordon, deputato liberale per Cricklade, introdusse una legge per recepire queste raccomandazioni, Ashley si distaccò e pronunciò il suo discorso inaugurale a sostegno del progetto di legge. Ashley fu coinvolto anche nella definizione della County Lunatic Asylums (England) Act 1828 e del Madhouses Act 1828. Attraverso questi atti furono nominati quindici commissari per la zona di Londra con ampi poteri di concessione di licenze e di controllo, tra i quali Ashley. Shaftesbury era uno studente di Edward Bickersteth e insieme divennero primi sostenitori del sionismo cristiano in Gran Bretagna. Shaftesbury è stato uno dei primi sostenitori del ristabilimento degli ebrei in Terra santa, fornendo la prima proposta al reinsediare degli ebrei in Palestina. La conquista della Grande Siria nel 1831 da Muhammad Ali d’Egitto cambiò la politica delle potenze europee nel Vicino Oriente. Come conseguenza di questo cambiamento, Shaftesbury è stato in grado di contribuire a convincere il ministro degli Esteri, Palmerston, a inviare un console britannico a Gerusalemme nel 1838. Più tardi, nel 1839, pubblicò un articolo sul Times dal titolo «Lo Stato e la rinascita del ebrei». In esso ha esortato gli ebrei a tornare in Palestina al fine, secondo lui, di cogliere le terre della Galilea e della Giudea. Shaftesbury è stato presidente della British and Foreign Bible Society (BFBS) (1851-1885) e presidente della Alleanza evangelica. Sposò, il 10 giugno 1830, Lady Emily Caroline Catherine Frances Cowper (1810-15 ottobre 1872), figlia di Peter Cowper, V conte Cowper. Morì il 1º ottobre 1885, a 84 anni. Il funerale ebbe luogo nell’Abbazia di Westminster ma volle essere sepolto a St. Giles. Le strade lungo il percorso, da Grosvenor Square all’Abbazia di Westminster, erano affollate di gente povera, ambulanti, fioriste, spazzini e operai che hanno atteso per ore per vedere la bara di Shaftesbury. A causa della sua missione per migliore il trattamento delle classi lavoratrici, Shaftesbury divenne noto come il “conte dei poveri”. Lord Shaftesbury è onorato insieme con William Wilberforce nel calendario liturgico della Chiesa episcopale il 30 luglio. Lord Shaftesbury era un membro della Associazione di Canterbury, come lo erano due dei figli di Wilberforce, Samuel e Robert. Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London.

Arc. 1177: Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury in uniforme da Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Londra, 28 aprile 1801 – Folkestone, 1º ottobre 1885). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 1175: John Evelyn Denison, 1 Visconte Ossington (27 gennaio 1800 – 7 Marzo 1873). Denison nacque a Ossington, Nottinghamshire, figlio maggiore di John Denison (m. 1820) e fratello maggiore di Edward Denison, vescovo di Salisbury, William Denison, governatore coloniale in Australia e India, e George Denison, un ecclesiastico conservatore. Fu educato a Eton e Christ Church, Oxford. Whig, divenne membro del Parlamento per Newcastle-under-Lyme nel 1823, venendo rieletto per Hastings tre anni dopo, e ricoprendo per un breve periodo una posizione subordinata nel ministero di George Canning. Sconfitto nel 1830 sia a Newcastle-under-Lyme che poi a Liverpool, Denison si assicurò un seggio come uno dei membri per il Nottinghamshire nel 1831. Dopo il Great Reform Act rappresentò la divisione meridionale del Nottinghamshire dal 1832 fino alle elezioni generali del 1837. Fu nominato Alto Sceriffo del Nottinghamshire per il 1839-40. Denison rappresentò poi Malton dal 1841 al 1857, e il North Nottinghamshire dal 1857 al 1872. Nell’aprile 1857 Denison fu eletto Presidente della Camera dei Comuni. Nello stesso periodo fu nominato membro del Consiglio privato. Rieletto all’inizio di tre parlamenti successivi, mantenne questa carica fino al febbraio 1872, quando si dimise e fu elevato al rango di pari come Visconte Ossington, di Ossington nella contea di Nottingham. Si rifiutò, tuttavia, di accettare la pensione solitamente data ai Presidenti. Denison diede una spiegazione, nota come la regola del Presidente Denison, su come il Presidente avrebbe dovuto esercitare il suo voto decisivo in caso di parità. Durante il suo mandato, Denison si fece un’idea che il pubblico avesse bisogno di un commento esplicativo semplice, ma completo e accurato sulla Bibbia, e consultò alcuni vescovi sul modo migliore per fornire il lavoro. Alla fine l’arcivescovo di York si impegnò a organizzare la produzione del commento, sotto la direzione di Frederic Charles Cook, canonico di Exeter. Fu nominato un comitato per consigliare l’editore generale, composto dall’arcivescovo e dai Regius Professors of Divinity di Oxford e Cambridge. Formalmente intitolato The Bible Commentary, divenne popolarmente noto come “The Speaker’s Commentary”. Fu pubblicato per la prima volta in Inghilterra e successivamente negli Stati Uniti da Charles Scribner’s Sons. Lord Ossington sposò Lady Charlotte, figlia di William Bentinck, 4° duca di Portland, nel 1827, ma non lasciò figli. Morì il 7 marzo 1873 e il suo titolo si estinse. Lady Ossington morì nel 1889. La sua tenuta di Ossington Hall passò al nipote William Evelyn Denison, figlio di suo fratello Sir William Thomas Denison. Ossington Street a Londra fu chiamata così in suo onore. Fotografia CDV. Fotografo: J. & C. Watkins – London.

Arc. 1863: Henry Charles Richard Wellesley, I conte Cowley (Londra, 17 giugno 1804 – Londra, 15 luglio 1884). Era il primogenito di Henry Wellesley, I barone Cowley, e di sua moglie, Lady Charlotte Cadogan, figlia di Charles Cadogan, I conte Cadogan. Era un nipote del duca di Wellington e del marchese Wellesley. Studiò a Eton e a Brasenose College di Oxford. Entrò nel corpo diplomatico nel 1824, ricevendo il suo primo importante incarico nel 1848, quando divenne Ministro Plenipotenziario ai Cantoni svizzeri. Nel luglio 1848 fu inviato in missione speciale al potere centrale provvisorio della Germania a Francoforte. Nel giugno 1851 fu nominato inviato straordinario e ministro plenipotenziario alla dieta reintegrato della Confederazione tedesca, una posizione che ha tenuto solo per un breve periodo di tempo, siccome venne scelto nel 1852 per succedere a Lord Normanby come l’ambasciatore britannico in Parigi. Come ministro durante la maggior parte del regno di Napoleone III, condusse le delicate trattative tra i due paesi durante il periodo che precedettero e seguirono la guerra di Crimea, durante la guerra tra la Francia e l’Austria e il successivo corso degli eventi in Italia. Nel 1857 fu creato visconte Dangan e conte Cowley. Si ritirò come ambasciatore nel 1867. Sposò, il 23 ottobre 1833, Olivia FitzGerald-de Ros (11 gennaio 1807-21 aprile 1885), figlia di Lord Henry FitzGerald e di Charlotte Boyle, XX baronessa de Ros. Morì il 15 luglio 1884 a Londra. Fu sepolto a Draycott Cerne, nel Wiltshire. Fotografia CDV. Fotografo: Detken – Napoli.
Onorificenze

Arc. 549: James Bruce VIII conte di Elgin, (Londra, 20 luglio 1811 – Dharamsala, 20 novembre 1863). Era il figlio di Thomas Bruce, VII conte di Elgin, e della sua seconda moglie, Elizabeth Oswald. Studiò a Eton College e al Christ Church di Oxford. Mentre era a Oxford divenne amico di William Ewart Gladstone. È stato eletto deputato per Southampton. Fu governatore della Giamaica (1842-1846) e del Canada (1847-1854). Lord Elgin divenne il primo governatore generale che rimosse se stesso dagli affari di legislatore, che portò il ruolo simbolico che il governatore generale da allora ha avuto per quanto riguarda gli affari politici del paese. Nel 1854, Lord Elgin ha negoziato il trattato di reciprocità con gli Stati Uniti nel tentativo di stimolare l’economia canadese. Si dimise da governatore generale nel 1855. Nel 1857 fu inviato come ministro plenipotenziario in Cina, dove ha condotto il bombardamento di Canton e ha supervisionato la fine della seconda guerra dell’oppio e siglò il trattato di Tientsin (1858). Successivamente si spostò in Giappone, dove fu firmatario del trattato di amicizia e commercio anglo-giapponese. Nel giugno 1860 è tornato in Cina per assistere con ulteriori attacchi che inizialmente erano guidati dal fratello. Il 18 ottobre 1860 non avendo ricevuto la resa cinese, ordinò la distruzione completa del Yuan Ming Yuan (o Vecchio Palazzo d’Estate). Egli e le sue truppe riuscirono a saccheggiare i tesori dei giardini imperiali e li portarono in Gran Bretagna. Il 20 ottobre 1860 fu firmata la convenzione di Pechino. Egli divenne viceré dell’India nel 1861, e fu il primo ad utilizzare Peterhoff, come residenza ufficiale del viceré. Morì il 20 novembre 1863 per un attacco cardiaco mentre attraversava una corda oscillante e ponte di legno sul fiume Chandra, tra Manali e Lahul. Fu sepolto nel St. John in the Wilderness a Dharamsala. Fotografia CDV. Fotografo: Disderi – Paris.
Onorificenze

Arc. 1639: George Peabody (Peabody, 18 febbraio 1795 – Londra, 4 novembre 1869). George Peabody nacque da un’antica famiglia puritana del Massachusetts con scarsi mezzi economici nell’allora cittadina di South Danvers, ribattezzata «Peabody» in suo onore nel 1868. La sua casa natale, al numero 205 di Washington Street, è ora sede del George Peabody House Museum, un museo dedicato alla vita e alle attività di George Peabody. Dopo aver preso parte come volontario alla guerra anglo-americana del 1812, divenne socio di Elisha Riggs col quale, nel 1814, costituì una società di commercio all’ingrosso, la Peabody, Riggs, and Company. Nel 1816 si trasferì a Baltimora, nel Maryland, dove rimarrà per i successivi 20 anni e divenne socio del banchiere e mecenate d’arte William Wilson Corcoran. Nel 1827 si recò nel Regno Unito per un viaggio di affari, con l’intento di vendere cotone americano e acquistare filati inglesi. Aprì in seguito una filiale della sua impresa a Liverpool. Nel 1835 fondò a Londra una banca, la George Peabody and Company, che avrà molta importanza per il finanziamento delle ferrovie USA. Tre anni dopo Peabody si mise in società con Junius Spencer Morgan (padre di John Pierpont Morgan) costituendo la Peabody, Morgan & Co; nel 1864, con il pensionamento di Peabody, quest’ultima banca fu rinominata JS Morgan & Co. e costituì l’antecedente della JPMorgan Chase, mentre la banca inglese di Peabody venne rinominata Morgan Grenfell e appartiene attualmente alla Deutsche Bank. All’epoca del suo pensionamento si stima che il patrimonio di Peabody, che peraltro non si sposò mai e non ebbe figli, ammontasse a 23 miliardi e 700 milioni di dollari. Devolvette il suo patrimonio in opere culturali e umanitarie, per le quali è considerato il “padre” della moderna filantropia. Fondò istituzioni culturali (per esempio, il Peabody Institute a Baltimora e il Peabody Museum of Archaeology and Ethnology dell’università Harvard) e fondazioni dedicate allo sviluppo e al benessere delle classi operaie nel Regno Unito e negli Stati Uniti. In particolare, istituì il Peabody Education Fund per attuare l’insegnamento primario negli stati del Sud devastati a causa della guerra di secessione americana. Il suo nome ricorre nel Peabody Award, un premio internazionale attribuito ogni anno alle migliori trasmissioni radiofoniche e televisive. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London.

Arc. 3420: Elizabeth Wellesley, duchessa di Wellington (27 settembre 1820 – 13 agosto 1904). Era la figlia del feldmaresciallo George Hay, VIII marchese di Tweeddale, e di sua moglie, Lady Susan Montagu. Sposò, il 18 aprile 1839, Arthur Wellesley, II duca di Wellington, figlio del famoso Duca di Wellington. Non ebbero figli. Il matrimonio era stato organizzato dalle rispettive famiglie. La duchessa di Wellington ricoprì la carica di Mistress of the Robes della regina Vittoria (1861-1869 e 1874-1880). Suo marito morì il 13 agosto 1884, e lei gli sopravvisse 20 anni, morendo a Bearhill Park, Walton-on-Thames, il 13 agosto 1904. Nel 1892 fu membro dell’Ordine reale di Vittoria ed Alberto di 3ª classe. Fotografia CDV. Fotografo: Window & Bridge – London.

Arc. 1176: Katherine Margaret Carr (1803 – 1880). Era figlia di John Carr e Susannah Senior di Mountrath, Queen’s County. Il 9 dicembre 1830 Katherine andò in sposa in seconde nozze al Generale Sir John Lysaght Pennefather. Fotografia CDV. Fotografo: Mayall – London.