CASA IMPERIALE D’ASBURGO

img735

Arc. 1503: Francesco Giuseppe I d’Austria, (Vienna, 18 agosto 1830 – Vienna, 21 novembre 1916), è stato Imperatore d’Austria, Re d’Ungheria, Re di Boemia e di molti altri territori; inoltre, dal 1º maggio 1850 al 24 agosto 1866, fu capo della Confederazione germanica. Regnò sul neo riformato Impero austro-ungarico dal 1867, mentre sul Regno Lombardo-Veneto fino al 1866. Apparteneva alla casa d’Asburgo-Lorena e fu di fatto l’ultimo vero sovrano assoluto per diritto divino fino alla morte. Nel dicembre 1848 suo zio Ferdinando I, ritenuto troppo debole per affrontare la crisi politica, abdicò al trono presso la città di Olomouc, come parte del piano del principe Felix Schwarzenberg per domare le rivoluzioni in Ungheria. Questo permise al diciottenne Francesco Giuseppe di accedere al trono dopo che il padre, Francesco Carlo d’Asburgo-Lorena, ebbe rinunciato alla successione; venne incoronato imperatore d’Austria il 2 dicembre 1848, su richiesta della sua famiglia. Il suo regno di quasi 68 anni ha superato la durata di ogni altro sovrano della sua dinastia, ma le scelte di governo in politica interna ed estera, ritenute reazionarie, lo imposero come il responsabile del disgregamento e della dissoluzione dell’Impero austro-ungarico. Abrogò nel 1851 le concessioni costituzionali e instaurò un regime assolutista e centralista. Il suo regno fu travagliato dalle spinte nazionaliste all’interno dell’impero. Le sconfitte militari nella seconda guerra d’indipendenza italiana (del 1859) e nella guerra austro-prussiana (del 1866) lo videro costretto a scendere a patti con i magiari e convertire l’Impero austriaco in due monarchie costituzionali: il compromesso del 1867 creò la doppia monarchia austro-ungarica come una vera e propria unione di due stati, ponendosi in una situazione di neutralità che durò per più di 40 anni. Sotto il suo regno crebbe l’opposizione alla crescente influenza della Russia nei Balcani, mentre si avvicinò all’Impero tedesco, firmando la Duplice alleanza. Il rifiuto di avviare un processo di riforme nella Cisleitania da parte di Francesco Giuseppe, nelle Terre della Corona di Santo Stefano, il non riconoscimento dell’élite magiara e il sempre più ampio conflitto tra le diverse nazionalità avviarono l’impero verso il collasso. Le tensioni in atto nei Balcani e la sovrastima delle forze militari dell’Austria-Ungheria condussero Francesco Giuseppe nell’estate 1914 a dichiarare guerra alla Serbia, aggressione che portò, nel quadro del meccanismo di alleanze tra potenze europee, a dare vita alla prima guerra mondiale. Nella vita privata visse molte tragedie: la fucilazione in Messico del fratello Massimiliano (nel 1867); la morte del suo unico figlio maschio ed erede, Rodolfo (nel 1889); la morte del fratello Carlo Ludovico (nel 1896); l’omicidio della moglie Sissi (nel 1898); l’assassinio del nipote Francesco Ferdinando a Sarajevo (nel 1914). Alla sua morte, nel 1916, seguì la sconfitta militare austro-tedesca nella Grande Guerra: i divergenti interessi nazionali dei popoli e la cacciata degli Asburgo-Lorena dall’Austria con la proclamazione della repubblica portarono alla dissoluzione dell’Impero il 3 aprile 1919. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Gran maestro dell'Ordine del Toson d'oro (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria    Gran maestro dell’Ordine del Toson d’oro (Impero austro-ungarico)
    2 dicembre 1848
Gran maestro dell'Ordine reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria    Gran maestro dell’Ordine reale di Santo Stefano d’Ungheria (Impero austro-ungarico)
   2 dicembre 1848
Gran maestro dell'Ordine militare di Maria Teresa (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria    Gran maestro dell’Ordine militare di Maria Teresa (Impero austro-ungarico)
   2 dicembre 1848
Gran maestro dell'Ordine austriaco imperiale di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria    Gran maestro dell’Ordine austriaco imperiale di Leopoldo
   2 dicembre 1848
Gran maestro dell'Ordine imperiale della Corona ferrea - nastrino per uniforme ordinaria    Gran maestro dell’Ordine imperiale della Corona ferrea
   2 dicembre 1848
Gran maestro dell'Ordine imperiale austriaco di Francesco Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria    Gran maestro dell’Ordine imperiale austriaco di Francesco Giuseppe
   2 dicembre 1849 (fondatore)
Gran maestro dell'Ordine imperiale austriaco di Elisabetta - nastrino per uniforme ordinaria    Gran maestro dell’Ordine imperiale austriaco di Elisabetta
   17 settembre 1898 (fondatore)
Croce al merito militare di I classe con decorazione di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito militare di I classe con decorazione di guerra
   2 dicembre 1915
Medaglia di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di guerra
Croce per anzianità di servizio militare per ufficiali di I classe per 50 anni di servizio attivo - nastrino per uniforme ordinaria    Croce per anzianità di servizio militare per ufficiali di I classe     per 50 anni di servizio attivo
Medaglia d'oro per il 50º anno di regno di Francesco Giuseppe I (Signum Memoriae) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro per il 50º anno di regno di Francesco Giuseppe I (Signum Memoriae)
   21 ottobre 1898
Croce militare per il 60º anno di regno di Francesco Giuseppe I - nastrino per uniforme ordinaria    Croce militare per il 60º anno di regno di Francesco Giuseppe I
   14 agosto 1908

Onorificenze straniere

Gran Croce e Collare dell'Ordine di Carol I - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Croce e Collare dell’Ordine di Carol I
   1906
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di Luigi d'Assia (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Luigi d’Assia (Granducato d’Assia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Massimiliano Giuseppe (Regno di Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Massimiliano Giuseppe (Regno di Baviera)
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Cirillo e Metodio (Regno di Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei Santi Cirillo e Metodio (Regno di Bulgaria)
Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine reale di Kamehameha I (Regno delle Hawaii) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine reale di Kamehameha I (Regno delle Hawaii)
   1865
Cavaliere di gran croce dell'Ordine reale di Kalākaua (Regno delle Hawaii) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine reale di Kalākaua (Regno delle Hawaii)
   1878
Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
   1869
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d’Italia)
   1869
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia (Regno d’Italia)
   1869
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Regno del Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Principe Danilo I (Regno del Montenegro)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Leone norvegese (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Leone norvegese (Norvegia)
   21 gennaio 1904
Senatore gran croce con collana del Sacro imperiale angelico Ordine costantiniano di San Giorgio (Ducato di Parma) - nastrino per uniforme ordinaria    Senatore gran croce con collana del Sacro imperiale angelico Ordine costantiniano di San     Giorgio (Ducato di Parma)
   6 settembre 1849
Cavaliere dell'Ordine supremo dell'Aquila nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila nera (Regno di Prussia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dell'Aquila rossa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dell’Aquila rossa (Regno di Prussia)
Cavaliere dell'Ordine Pour le mérite (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Pour le mérite (Regno di Prussia)
   27 agosto 1914
Cavaliere di gran croce del Reale Ordine dinastico di Hohenzollern (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce del Reale Ordine dinastico di Hohenzollern (Regno di Prussia)
Croce di Ferro di I classe (mod. 1914, Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Croce di Ferro di I classe (mod. 1914, Regno di Prussia)
   1914
Croce di Ferro di II classe per combattenti (mod. 1914, Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Croce di Ferro di II classe per combattenti (mod. 1914, Regno di Prussia)
   1914
Cavaliere straniero del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (K.G., Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere straniero del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (K.G., Regno Unito)
   «Espulso nel 1915»
1867
decorato di Royal Victorian Chain (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria    decorato di Royal Victorian Chain (Regno Unito)
   «Revocata nel 1915»
1904
Cavaliere di gran croce onorario dell'Ordine reale vittoriano (G.C.V.O. (hon.), Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce onorario dell’Ordine reale vittoriano (G.C.V.O. (hon.), Regno Unito)
   «Espulso nel 1915»
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Andrea apostolo "il primo chiamato" (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Andrea apostolo “il primo chiamato” (Impero russo)
Cavaliere di IV classe dell'Ordine imperiale di San Giorgio (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di IV classe dell’Ordine imperiale di San Giorgio (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Aleksandr Nevskij (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Aleksandr Nevskij (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine imperiale dell'Aquila Bianca (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale dell’Aquila Bianca (Impero russo)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine imperiale di Sant'Anna (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di I Classe dell’Ordine imperiale di Sant’Anna (Impero russo)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine imperiale di San Stanislao (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di I Classe dell’Ordine imperiale di San Stanislao (Impero russo)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede)
Cavaliere di gran croce dell'ordine militare di Sant'Enrico (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’ordine militare di Sant’Enrico (Regno di Sassonia)
Cavaliere dell'Ordine di Milan il Grande (Regno di Serbia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine di Milan il Grande (Regno di Serbia)
   fino all’11 giugno 1903, Ordine soppresso
Balì Cavaliere di gran croce d'onore e devozione del Sovrano militare Ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (SMOM) - nastrino per uniforme ordinaria    Balì Cavaliere di gran croce d’onore e devozione del Sovrano militare Ordine ospedaliero di San             Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (SMOM)
Cavaliere di Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna)
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)
   9 luglio 1850

img689

Arc. 1155: Francesco Giuseppe I d’Austria, (Vienna, 18 agosto 1830 – Vienna, 21 novembre 1916). Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

img409

Arc. 414: Francesco Giuseppe I d’Austria, (Vienna, 18 agosto 1830 – Vienna, 21 novembre 1916). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

img607

Arc. 1015: Francesco Giuseppe I d’Austria, (Vienna, 18 agosto 1830 – Vienna, 21 novembre 1916).  Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

img411

Arc. 1156: Francesco Giuseppe I d’Austria, (Vienna, 18 agosto 1830 – Vienna, 21 novembre 1916).  Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

img410

Arc. 1156: Francesco Giuseppe I d’Austria, (Vienna, 18 agosto 1830 – Vienna, 21 novembre 1916).  Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

img413

Arc. 1068: Francesco Giuseppe I d’Austria, (Vienna, 18 agosto 1830 – Vienna, 21 novembre 1916).  Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

img868

Arc. 2447: Francesco Giuseppe I d’Austria con i figli Rodolfo d’Asburgo-Lorena, Arciduca d’Austria e Principe ereditario della Corona d’Austria, Ungheria e Boemia (Vienna, 21 agosto1858 – Mayerling, 30 gennaio1889) e Gisella Luisa Maria d’Asburgo-Lorena, arciduchessa d’Austria e principessa reale d’Ungheria (Laxenburg, 12 luglio 1856 – Monaco di Baviera, 27 luglio 1932). Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Vienna.

img708

Arc. 1319: Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera (Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898), meglio nota come Sissi (più correttamente, “Sisi”), fu imperatrice d’Austria, regina apostolica d’Ungheria, regina di Boemia e di Croazia come consorte di Francesco Giuseppe d’Austria. Nonostante fosse cresciuta relativamente libera da vincoli sociali e di comportamento normalmente imposti alla nobiltà mitteleuropea del XIX secolo e generalmente insofferente alla disciplina di corte a Vienna, nonché alle politiche imperiali e alle condizioni di vita dei popoli sottoposti alle autorità dell’Impero austro-ungarico, rimase un simbolo della monarchia asburgica, e per tale ragione il 10 settembre 1898 fu uccisa a Ginevra, in Svizzera, dall’anarchico italiano Luigi Lucheni. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Onorificenze

Onorificenze austro-ungariche

Gran Maestro dell'Ordine dei Virtuosi - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine dei Virtuosi
Gran Maestro dell'Ordine della Croce Stellata - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine della Croce Stellata
Gran Maestro dell'Ordine dell'amore verso il prossimo - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine dell’amore verso il prossimo
Protettrice dell'Ordine di Elisabetta Teresa - nastrino per uniforme ordinaria    Protettrice dell’Ordine di Elisabetta Teresa

Onorificenze straniere

Rosa d'Oro (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria    Rosa d’Oro (Santa Sede)
Dama di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di San Carlo (Secondo Impero Messicano) - nastrino per uniforme ordinaria    Dama di Gran Croce dell’Ordine Imperiale di San Carlo     (Secondo Impero Messicano)
Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa (Spagna)

img691

Arc. 1158: Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera ( Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898), meglio nota come Sissi (più correttamente, “Sisi”), fu imperatrice d’Austria, regina apostolica d’Ungheria, regina di Boemia e di Croazia come consorte di Francesco Giuseppe d’Austria. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

img415

Arc. 1778: Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera ( Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898). Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

img414

Arc. 2442: Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera ( Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898). Fotografia CDV. Fotografo: Rabeding & Monckhoven – Wien.

Arc. 2284: Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera ( Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 1067: Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera ( Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

img929

Arc. 2282: Gisella Luisa Maria d’Asburgo-Lorena, arciduchessa d’Austria e principessa reale d’Ungheria (Laxenburg, 12 luglio 1856 – Monaco di Baviera, 27 luglio 1932) e il fratello Rodolfo d’Asburgo-Lorena, Arciduca d’Austria e Principe ereditario della Corona d’Austria, Ungheria e Boemia (Vienna, 21 agosto 1858 – Mayerling, 30 gennaio 1889). Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Arc. 1014: Rodolfo d’Asburgo-Lorena, arciduca d’Austria e principe ereditario della Corona d’Austria, Ungheria e Boemia (Vienna, 21 agosto 1858 – Mayerling, 30 gennaio 1889). L’arciduca Rodolfo Francesco Carlo Giuseppe nacque il 21 agosto 1858 nei castelli di Laxenburg, presso Vienna, primo e unico figlio maschio dell’imperatore Francesco Giuseppe e dell’imperatrice Elisabetta. Nell’ottica del padre, che vedeva in lui non solo il suo successore al trono ma un comandante “vecchio stile” per un esercito e un governo conservatore delle antiche tradizioni, Rodolfo venne nominato dalla nascita colonnello e subì un’educazione essenzialmente militare e strategica, impartitagli su istruzioni precise dell’imperatore dal maggiore generale conte Leopold Gondrecourt, che venne nominato per l’appunto suo educatore. Il bambino, seppur molto piccolo, venne sottoposto a prove di resistenza come il rimanere sotto la pioggia e al freddo per delle ore, oppure venendo svegliato nella notte con colpi di pistola fuori dalla sua porta, oppure abbandonandolo nei boschi di Linz per fargli vivere sensazioni ed esperienze che avrebbero dovuto temprarlo come uomo e aiutarlo a crescere come soldato. Quando la madre Elisabetta scoprì quale educazione stesse ricevendo suo figlio, fece subito pressione perché questa modalità cambiasse e si desse maggiormente spazio alle inclinazioni naturali dell’arciduca; questi venne pertanto affidato al conte Joseph Latour von Thurmburg, che divenne il suo principale educatore. Sotto l’influenza di uno dei suoi insegnanti in questo periodo, Ferdinand von Hochstetter (destinato a divenire il primo direttore del Naturhistorisches Museum), Rodolfo si appassionò alle scienze naturali, cominciando, assai giovane, una collezione di minerali ingranditasi poi nel tempo. Manifestò invece sempre poco interesse per la letteratura e le lingue straniere, al cui studio si dovette comunque sottoporre per ragion di Stato. Grande appassionato d’arte, si dilettò sempre nel disegno e nella pittura con opere che ancora oggi rimangono, a dimostrare che la sua passione e bravura nel campo erano indiscutibili. Il Principe ereditario venne allevato insieme alla sorella maggiore Gisella dalla nonna paterna, l’arciduchessa Sofia. Un’altra sorella maggiore, Sofia, morì all’età di due anni prima della nascita di Rodolfo, mentre Maria Valeria nacque dieci anni dopo di lui. Gisella e Rodolfo crebbero quindi insieme e furono molto legati. All’età di sei anni fu separato dalla sorella quando cominciò la sua formazione per diventare un futuro imperatore. Ciò non mutò il loro rapporto, infatti Gisella gli fu vicino fino a quando lasciò Vienna in seguito al suo matrimonio con il principe Leopoldo di Baviera. Si dice che la separazione fra i fratelli sia stata molto commovente. In contrasto con il conservatorismo politico del padre e probabilmente ispirato dalla madre, Rodolfo coltivò una visione politica spiccatamente liberale. Egli si dimostrò in più occasioni ostile al patto di ferro che legava Vienna alla Germania di Bismarck, incontrandosi più volentieri coi rappresentanti dei governi inglese e francese. Il suo atteggiamento “rivoluzionario” e le sue frequentazioni con ambienti politici ritenuti sospetti, come quelli del socialismo, fecero sì che la polizia della corte asburgica ne controllasse i movimenti, arrivando addirittura a pedinarlo. Simpatizzante della cultura e della politica indipendentista ben espressa dal cosiddetto “rinascimento ungherese”, Rodolfo si impegnò a migliorare le condizioni politiche, sociali ed economiche dell’Ungheria (che era dal 1867 parte costituente dell’impero da quel momento denominato austro-ungarico) come già aveva tentato di fare sua madre, guadagnandosi così la stima dei leader politici magiari che arrivarono a chiedergli di assumere la corona come re d’Ungheria, proposta che Rodolfo rigettò, in quanto sapeva che questo avrebbe portato a un’ulteriore improduttiva divisione all’interno dell’impero, oltre a metterlo in diretto conflitto col padre. A fronte di quanto detto, non stupisce quindi sapere che Francesco Giuseppe non gli affidò mai importanti mansioni di politica interna proprio perché le sue idee erano assai distanti da quelle del figlio. Tuttavia l’imperatore dovette riconoscere in Rodolfo uno straordinario talento diplomatico e per questo, dopo una certa età, lo inviò in tutta Europa a negoziare e rappresentare la monarchia asburgica. Negli anni in cui fu inviato dal padre imperatore a Praga, non risparmiò aspre critiche al governo del primo ministro austriaco Eduard Taaffe che pubblicò in forma anonima sui giornali viennesi. Intanto continuò a coltivare la sua passione per l’ornitologia e per la geologia, mantenendo sempre forti legami con l’ateneo viennese e venendo spesso invitato all’inaugurazione di fiere e mostre di tema scientifico come quella del 1883 per l’inaugurazione di un primo sistema di illuminazione pubblica con l’uso dell’elettricità. Pubblicò un’opera dal titolo Un viaggio in Oriente nell’anno 1881, dato alle stampe a Vienna nel 1885, riguardo al fascino che nutriva per l’Impero ottomano e la cultura orientale e tribale, al punto che nei suoi appartamenti di corte si fece realizzare un caratteristico “salotto turco” per accogliere tutti gli oggetti che aveva riportato da questo viaggio. Per tutta la sua vita si impegnò in un grande progetto pubblicato postumo che consisteva nella realizzazione di una grande enciclopedia dell’Impero austro-ungarico, corredata da immagini e descrizioni che consentissero ai molti popoli che costituivano gli Stati della monarchia asburgica di apprezzare le bellezze culturali e artistiche che si trovavano a dover condividere. Per Rodolfo era ormai giunta l’età di scegliere una sposa, ma ancora una volta fu suo padre a decidere per lui quale fosse la migliore donna per salvaguardare il destino della sua casata e del suo trono. Il 10 maggio 1881, Rodolfo sposò la principessa Stefania del Belgio, figlia del re dei belgi Leopoldo II e di Maria Enrichetta d’Asburgo-Lorena, il che la rendeva imparentata con la dinastia regnante in Austria. La cerimonia venne celebrata nell’antica Chiesa degli Agostiniani di Vienna, con la pompa e lo splendore di un matrimonio di Stato. Rodolfo sembrava inizialmente sinceramente innamorato, nonostante la madre giudicasse la nuora una “sciocca impacciata”. Stefania, dal canto suo, era stata educata e preparata a questo matrimonio con l’idea della moglie di un monarca del XIX secolo, ovvero con la funzione di “produrre eredi” per garantire la continuazione al trono e per questo più che amore si può dire avesse una sorta di riverente devozione nei confronti di Rodolfo. Francesco Giuseppe l’aveva scelta per via del suo carattere sottomesso, per la provenienza da una famiglia reale d’Europa e per la sua profonda religiosità cattolica, il che avrebbe contribuito a rinsaldare il tradizionale legame tra il trono imperiale e lo Stato della Chiesa. Il rapporto, in seguito, degenerò progressivamente e all’epoca della nascita della loro unica figlia, l’arciduchessa Elisabetta, il 2 settembre 1883, il matrimonio era già in crisi e Rodolfo si rifugiava nell’alcol. Questa crisi di matrimonio era dovuta anche al fatto che ora le idee di Rodolfo venivano contrastate persino da sua moglie: quest’ultima, infatti, si chiedeva quale destino avrebbe avuto l’impero sotto il suo comando. Malgrado il matrimonio, Rodolfo continuava a condurre una vita libertina alla ricerca di nuovi piaceri e stimoli in ambienti completamente diversi da quelli della corte e della propria famiglia, tanto più che il matrimonio con Stefania era stato più un’unione di facciata. Fu un assiduo frequentatore di case di tolleranza d’alto bordo dove conobbe anche Mizzi Kaspar (28 settembre 1864, Graz – 29 gennaio 1907, Vienna) che fu per molto tempo la sua amante. Rodolfo aveva fatto di Mizzi anche la sua confidente e più volte, preso dalla continua depressione che lo accompagnava nella vita, mista all’uso di oppiacei e alle continue umiliazioni a cui era sottoposto dal padre, cercò di uccidersi, ma Mizzi riuscì sempre a fermarlo per tempo e anzi cercò di informare la polizia dei suoi piani di suicidio, senza mai però ricevere un’adeguata attenzione perché le sue parole venivano bollate come “chiacchiere di una prostituta”, ignorando così i seri pericoli che l’arciduca correva ogni giorno. Nel breve lasso di tempo dell’inizio delle sue relazioni extraconiugali, Rodolfo contrasse la gonorrea, un’infezione sessualmente trasmessa che lo rese in breve tempo sterile e sicuro di non poter più avere figli e quindi nemmeno di poter assicurare un erede al trono. Inoltre la situazione peggiorò ulteriormente quando il principe ereditario trasmise la sua malattia alla moglie Stefania del Belgio, rendendola nel contempo sterile e rompendo definitivamente il loro già travagliato matrimonio. Per allontanarsi dalle inquietudini della vita di corte e per dedicarsi alle ultime passioni che gli rimanevano, nel 1887, Rodolfo aveva acquistato un edificio di campagna a Mayerling e lo aveva adattato a proprio casino di caccia. Malgrado la sua infelice situazione, continuava a frequentare la corte per non dare nell’occhio con le sue condizioni di salute e fu proprio nell’autunno del 1888 che, a un ballo tenutosi alla corte di Vienna, Rodolfo incontrò la diciassettenne baronessa Maria Vetsera, dopo quasi dieci anni dal loro primo incontro nel quale il giovane arciduca aveva fatto perdutamente innamorare la giovane che mai lo aveva dimenticato. Questa lo adorava e si diceva pronta a tutto per lui. Le testimonianze concordano con l’impressione che Rodolfo non condividesse tale illimitata passione, benché non gli fosse indifferente e quindi tra i due nacque un’ultima irrefrenabile passione. Intenzionato a compiere il gesto estremo, il 29 gennaio 1889 Rodolfo si ritirò nella sua tenuta di Mayerling dove venne raggiunto poco dopo dalla giovane Maria che desiderava rimanere con lui per qualche tempo lontano dalla corte. Rodolfo era a ogni modo intimorito per il fatto che la Vetsera, oltre che minorenne, era già promessa sposa al principe di Braganza e si rendeva conto che questa relazione stava divenendo sempre più lesiva per questa giovane che vedeva in lui l’uomo della sua vita, mentre lui si considerava sempre più un fallito. Per questo motivo diede disposizioni perché la baronessa Vetsera venisse riportata a Vienna il giorno successivo alla loro ricongiunzione, ma ella si ostinò a rimanere, volendo restare vicino all’amato. Rodolfo, ormai sconvolto all’estremo nell’animo e nel corpo, convinse l’amante che era ormai giunto per lui il momento di togliersi la vita. Innamorata fino all’ultimo, la Vetsera volle condividere col principe ereditario il medesimo travagliato destino e così avvenne: Rodolfo uccise con un colpo di pistola Maria, per poi puntare l’arma contro di sé e uccidersi con un colpo alla tempia, non prima di aver ricomposto il corpo dell’amante sul letto, con le mani giunte. All’indomani del suicidio, la versione ufficiosa attribuì la tragica decisione alla richiesta, avanzata da Francesco Giuseppe al figlio, di troncare la relazione, anche se i giornali fecero trapelare la notizia dapprima dell’improvvisa morte a causa di un attacco cardiaco, nonostante le voci del suicidio continuassero a circolare. L’imperatore non poté nascondere a lungo la verità, giungendo quindi a dichiarare che il figlio si era tolto la vita, omettendo però sempre il particolare della presenza dell’amante che sarebbe stato reputato sconveniente per l’epoca. In ogni caso, al fine di permetterne il seppellimento all’interno del mausoleo degli Asburgo (la Cripta dei Cappuccini) Rodolfo venne dichiarato nell’atto di morte ufficiale come “in stato di disordine mentale”, formula che venne accettata dal cardinale segretario di Stato Mariano Rampolla del Tindaro per consentire le celebrazioni religiose per il funerale dell’arciduca. Ai suicidi infatti, secondo le normative della chiesa cattolica, non era consentito di essere sepolti coi dovuti conforti religiosi: questo divieto era ritenuto inaccettabile dal cattolicissimo Francesco Giuseppe che mantenne un lungo carteggio con papa Leone XIII sull’accaduto. Il cadavere della Vetsera, invece, venne traslato nel cuore della notte e segretamente sepolto nel cimitero dell’Abbazia di Heiligenkreuz, senza conforti religiosi e lontano dalla famiglia. Francesco Giuseppe trasformò Mayerling in un convento penitenziale delle suore carmelitane per riparare al gesto da lui ritenuto “scellerato” compiuto dal figlio: la camera da letto protagonista del tragico evento venne completamente demolita e al suo posto venne eretta una cappella espiatoria, mentre vennero salvati parte degli arredi tra cui il letto della tragedia che ancora oggi è conservato al Museo dell’Arredamento di Vienna. Morto Rodolfo, la carica di erede al trono venne trasmessa al fratello di Francesco Giuseppe, l’arciduca Carlo Ludovico. Dopo la sua morte, il 19 maggio 1896, l’onore passò al di lui figlio maggiore, l’arciduca Francesco Ferdinando: anche lui però morì prematuramente, assassinato durante una sua visita a Sarajevo il 28 giugno 1914. Il titolo venne quindi trasmesso al figlio del di lui fratello, Carlo: sarà proprio quest’ultimo a succedere al vecchio Francesco Giuseppe dopo la sua morte, avvenuta il 21 novembre 1916. La morte dell’erede al trono provocò tra l’altro anche la crisi definitiva del matrimonio fra Francesco Giuseppe ed Elisabetta di Baviera, circostanza che apparve evidente a tutti gli osservatori contemporanei. Forse, se Rodolfo fosse sopravvissuto, Francesco Giuseppe avrebbe abdicato in favore di suo figlio (come già aveva fatto in precedenza lo zio di Francesco Giuseppe, cioè Ferdinando I). Atto di abdicazione che Francesco Giuseppe rifiutò sempre di fare, invece, a favore dell’assai poco amato nipote Francesco Ferdinando. La grande collezione di minerali di Rodolfo venne depositata presso la facoltà di agricoltura dell’Università di Vienna. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (austriaco)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
Cavaliere di gran croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Regno delle Due Sicilie)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia) – 1881
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d’Italia) – 1881
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia (Regno d’Italia) – 1881
Cavaliere dell'Ordine Supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere straniero del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (K.G., Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere straniero del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (K.G., Regno Unito)
                    20 giugno 1887
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)
                    15 aprile 1879

Arc. 1686: Rodolfo d’Asburgo-Lorena, arciduca d’Austria e principe ereditario della Corona d’Austria, Ungheria e Boemia (Vienna, 21 agosto 1858 – Mayerling, 30 gennaio 1889). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 1160: Rodolfo d’Asburgo-Lorena, arciduca d’Austria e principe ereditario della Corona d’Austria, Ungheria e Boemia (Vienna, 21 agosto 1858 – Mayerling, 30 gennaio 1889). Fotografia CDV. Fotografo: F. Luckhardt – Wien.

img609

Arc. 1016: Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena (Vienna, 6 luglio 1832 – Santiago de Querétaro, 19 giugno 1867). Nacque nel Palazzo di Schönbrunn, a Vienna, secondo figlio dell’arciduca Francesco Carlo d’Asburgo-Lorena e della principessa Sofia di Baviera. Mentre a lui spettò il titolo di Principe Imperiale e Arciduca d’Austria, Principe Reale di Ungheria e Boemia, suo fratello Francesco Giuseppe divenne imperatore d’Austria e Re d’Ungheria. Dotato di particolare intelligenza, mostrò particolare propensione per le arti e un fervente interesse per le scienze e, segnatamente, per la botanica. Affascinato dalla marina militare, intraprese la carriera militare, raggiungendo presto alti gradi di ufficiale e intervenendo profondamente nel rinnovamento del porto di Trieste e nella costituzione della flotta dell’Impero austriaco, con cui l’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff, alcuni anni più tardi, avrebbe vinto sull’ammiraglio Carlo Pellion di Persano alla battaglia di Lissa, nel corso della terza guerra di indipendenza. Il 27 luglio 1857, Carlotta del Belgio e Massimiliano si sposarono a Bruxelles. Alla corte di Vienna, ella fu molto apprezzata da sua suocera Sofia di Baviera, che vedeva in lei l’esempio perfetto di moglie per un arciduca austriaco. Carlotta detestava la cognata, l’imperatrice Elisabetta (nota come Sissi, la moglie di Francesco Giuseppe I d’Austria, fratello maggiore del marito). Particolarmente influenzato dalle idee progressiste in voga all’epoca, si fece una reputazione da “liberale” che lo aiutò a divenire, nel febbraio 1857, viceré del Lombardo-Veneto, in sostituzione del vecchio feldmaresciallo Radetzky che, per nove anni governatore generale, aveva dominato da vero autocrate il regno. Avvenuto il trapasso, il 10 marzo 1857, il fratello dell’imperatore giunse a Milano nel settembre successivo. Comandante generale del Regno fu nominato Ferenc Gyulay. Massimiliano era portatore di una nuova amnistia, del ritorno all’amministrazione civile e, soprattutto, offriva un volto meno inviso di quello del suo predecessore, tanto da fare temere per un momento a Cavour che l’Impero austriaco potesse uscire dal “vicolo cieco” nel quale Francesco Giuseppe e Radetzky l’avevano cacciato. Ma Massimiliano, sicuramente ben intenzionato, non recava né autonomia né libertà, e così l’Austria perdette l’occasione per una pace duratura. Quasi tutte le volte che l’arciduca tentò di riprendere l’iniziativa politica, attraverso rinnovati investimenti pubblici, ovvero con la costituzione di commissioni consultive cui partecipò parte della intellighenzia del regno (Cantù, Pasini, Jacini, e altri) che prefiguravano una maggiore autonomia amministrativa, egli si scontrò (e perse) con la volontà di Vienna e del fratello Francesco Giuseppe. L’anno successivo, nel 1859, l’armata austriaca, affidata a Ferenc Gyulay, affrontò una nuova guerra contro il Regno di Sardegna assistito, questa volta, da un nuovo e grande alleato, la Francia di Napoleone III, da cui venne sconfitta. L’Impero austriaco perdette la Lombardia e Francesco Giuseppe non poté opporsi alla successiva occupazione piemontese di Parma, Modena, Toscana, Bologna e, l’anno dopo, di Marche e Umbria. Inoltre nulla poté fare contro la spedizione dei Mille. Concluso il conflitto contro il Regno di Sardegna, nel 1859 Massimiliano fu congedato dal suo incarico di Viceré del Lombardo-Veneto, e con la moglie si ritirò a vita privata: soggiornarono principalmente a Trieste, dove fecero costruire il Castello di Miramare. Nel 1859 Massimiliano venne dapprima avvicinato da membri della nobiltà messicana guidati dal nobile messicano Josè Pablo Martinez del Rio con la proposta di diventare Imperatore del Messico, proposta allettante in quanto era improbabile una sua ascesa al governo di uno stato europeo a causa di suo fratello Francesco Giuseppe. Inizialmente non accettò, ma con la scusa della sua passione per la botanica partì per una spedizione scientifica alla volta del sud America nelle foreste del Brasile (1861). Nel frattempo, tuttavia, era scoppiata la guerra di secessione americana e l’imperatore dei Francesi Napoleone III ne aveva profittato per intervenire in Messico: il generale Forey prese Città del Messico e un plebiscito (di dubbia natura là ove si consideri che avvenne mentre le truppe francesi occupavano militarmente Città del Messico) confermò la caduta del Presidente in carica, Benito Juárez, e la proclamazione dell’Impero. In considerazione degli indubbi meriti guadagnati come governatore del Lombardo-Veneto e dell’evidente disagio maturato con il fratello imperatore, Massimiliano parve il candidato ideale alla instaurazione di una monarchia moderata. Accettò la corona nel 1863. Francesco Giuseppe, che venne a conoscenza dei piani del fratello solo poco prima della partenza, si vendicò, imponendogli la perdita di tutti i titoli che a lui competevano presso la casa regnante austriaca. Massimiliano salpò per il Messico assieme alla moglie dal castello di Miramare il 14 aprile 1864 a bordo del Novara. Massimiliano sbarcò a Veracruz il 28 maggio 1864, ma fin dall’inizio si trovò coinvolto in serie difficoltà con i liberali messicani, capeggiati dallo Juárez, che rifiutarono di riconoscerlo e continuarono a combattere le truppe francesi. L’Imperatore e l’Imperatrice Carlotta scelsero quale residenza il Castello di Chapultepec, sulla collina che sovrasta Città del Messico e che era stato rifugio degli antichi sovrani aztechi. Massimiliano, inoltre, fece costruire una larga strada che da Chapultepec raggiungeva il centro della città; in origine chiamata El Paseo de la Emperatriz (“Strada dell’Imperatrice”), è oggi nota come Paseo de la Reforma (“Viale della Riforma”). Poiché Massimiliano e Carlotta non avevano figli, adottarono Agustín de Iturbide y Green e suo cugino Salvador de Iturbide y de Marzán, entrambi nipoti di Agustin I, che aveva brevemente regnato quale Imperatore del Messico nel 1820. Ad Agustín venne assegnato il titolo di “Sua Altezza, il Principe di Iturbide” e venne proclamato erede al trono. Con disappunto degli alleati conservatori, Massimiliano adottò molte delle politiche liberali proposte dall’amministrazione Juárez, come la riforma terriera, la libertà di religione e l’estensione del diritto di voto alle classi contadine. Massimiliano dapprima offrì a Juarez l’amnistia se si fosse alleato alla “corona”, quindi, al suo rifiuto, ordinò la fucilazione di tutti i suoi sostenitori arrestati: si trattò tuttavia di un grave errore tattico che ebbe il solo risultato di esacerbare gli oppositori al suo regime. Dopo la fine della guerra di secessione americana (26 maggio 1865), gli Stati Uniti cominciarono a rifornire di armi i repubblicani giacché, dal 1866, l’abdicazione di Massimiliano, almeno al di fuori del Messico, sembrava ormai cosa fatta. Massimiliano, di converso, stava tentando di arruolare, per il suo esercito, ufficiali dell’Esercito statunitense (in particolare generali) da contrapporre alle forze di Benito Juárez. Tra questi, ormai quasi convinto ad accettare, vi era anche George Armstrong Custer. Nello stesso 1866, inoltre, Napoleone III, di fronte alla resistenza messicana e all’opposizione degli Stati Uniti, ritirò le sue truppe. L’Imperatrice Carlotta tornò in Europa per cercare appoggi al regime del marito dapprima a Parigi, poi a Vienna e a Roma dal Papa Pio IX, ma i suoi sforzi fallirono e, a causa di un profondo collasso emozionale (taluni parlano di infermità mentale), non rientrò in Messico. Dopo un breve periodo di tempo trascorso al Castelletto nel parco del Castello Miramare di Trieste, fu ricondotta in Belgio, dove visse al Castello di Bouchout a Meise sino alla morte (avvenuta il 19 gennaio 1927). Nonostante l’abbandono del Messico da parte dello stesso Napoleone III, il cui ritiro fu un duro colpo per la causa imperiale, Massimiliano si rifiutò di abbandonare a sua volta i suoi sostenitori e, ritiratosi nel febbraio 1867 a Santiago de Querétaro, vi sostenne un assedio durato alcune settimane. L’11 maggio l’imperatore Massimiliano decise di tentare una fuga attraverso le linee nemiche, ma venne intercettato e, sottoposto a una corte marziale, condannato alla fucilazione. Molti sovrani d’Europa e altre preminenti figure (tra cui Victor Hugo e Giuseppe Garibaldi) inviarono messaggi e lettere in Messico affinché fosse risparmiata la vita a Massimiliano, ma Juárez rifiutò di commutare la sentenza, ritenendo che fosse necessario inviare il segnale che il Messico non avrebbe mai più tollerato governi imposti da potenze straniere. La sentenza venne eseguita il 19 giugno 1867 da un plotone di esecuzione composto da sette unità; insieme con Massimiliano vennero fucilati i generali Miguel Miramón e Tomás Mejía. Il corpo di Massimiliano I venne imbalsamato ed esposto in Messico, dove lo andò a vedere anche Juárez (il suo unico commento fu: “Credevo fosse più alto”). In seguito fu ricondotto l’anno successivo a Trieste a bordo della stessa fregata su cui aveva fatto il viaggio del 1864. Fu da lì trasportato a Vienna e sepolto nella Cripta Imperiale. Fotografia CDV. Fotografo: Bingham – Paris.

Onorificenze

Onorificenze messicane

Gran Maestro dell'Ordine imperiale di Nostra Signora di Guadalupe - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine imperiale di Nostra Signora di Guadalupe
Gran Maestro dell'Ordine imperiale dell'Aquila Messicana - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine imperiale dell’Aquila Messicana
Gran Maestro dell'imperiale Ordine di San Carlo - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’imperiale Ordine di San Carlo

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria

Onorificenze straniere

Cavaliere di gran croce dell'Ordine di Filippo il Magnanimo (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Filippo il Magnanimo (Granducato d’Assia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dinastico della Fedeltà (Granducato di Baden) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dinastico della Fedeltà (Granducato di Baden)
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Regno di Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine di Sant’Uberto (Regno di Baviera)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine imperiale della Croce del Sud (Impero del Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine imperiale della Croce del Sud (Impero del Brasile)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di Enrico il Leone (Ducato di Brunswick) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Enrico il Leone (Ducato di Brunswick)
Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie)
Cavaliere di gran croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno delle Due Sicilie)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Secondo Impero francese) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Secondo Impero francese)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Reale Guelfo (Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine Reale Guelfo (Regno di Hannover)
Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio di Hannover (Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine di San Giorgio di Hannover (Regno di Hannover)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
   1865
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d’Italia)
   1865
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
Cavaliere di gran croce del Reale Ordine militare della Torre e della Spada del valore, lealtà e merito (Regno di Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce del Reale Ordine militare della Torre e della Spada del valore, lealtà e merito
Cavaliere dell'Ordine Supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Regno di Prussia)
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Andrea apostolo "il primo chiamato" (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Andrea apostolo “il primo chiamato” (Impero di Russia)
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Aleksandr Nevskij (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale di Aleksandr Nevskij (Impero di Russia)
Cavaliere dell'Ordine imperiale dell'Aquila Bianca (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale dell’Aquila Bianca (Impero di Russia)
Cavaliere di I classe dell'Ordine imperiale di Sant'Anna (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di I classe dell’Ordine imperiale di Sant’Anna (Impero di Russia)
Cavaliere di I classe dell'Ordine imperiale di San Stanislao (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di I classe dell’Ordine imperiale di San Stanislao (Impero di Russia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dinastico della Corona Fiorata (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dinastico della Corona Fiorata (Regno di Sassonia)
Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (SMOM) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di                       Gerusalemme, di Rodi e di Malta (SMOM)
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana)

Arc. 1159: Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena (Vienna, 6 luglio 1832 – Santiago de Querétaro, 19 giugno 1867) e la moglie Carlotta del Belgio, nome completo in francese Marie Charlotte Amélie Augustine Victoire Clémentine Léopoldine (Laeken, 7 giugno 1840 – Meise, 19 gennaio 1927). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 1505: Carlotta del Belgio, nome completo in francese Marie Charlotte Amélie Augustine Victoire Clémentine Léopoldine (Laeken, 7 giugno 1840 – Meise, 19 gennaio 1927). Unica figlia femmina di Leopoldo I, Re dei Belgi (1790-1865) e della sua seconda moglie Luisa d’Orléans, Principessa d’Orléans (1812–1850), Carlotta nacque nel Palazzo Reale di Laeken in Belgio. Fu chiamata così in onore della prima moglie del padre, la principessa britannica Carlotta, morta di parto a soli ventun anni. Carlotta ebbe tre fratelli: Luigi Filippo, che morì nell’infanzia, Leopoldo, che alla morte del loro padre divenne Leopoldo II del Belgio e Filippo, Conte di Fiandra. Era anche una cugina della Regina Vittoria del Regno Unito e di suo marito, il Principe Alberto, nonché di Ferdinando II del Portogallo. Sua nonna Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie, Regina dei Francesi, era la consorte di Luigi Filippo di Francia, e una nipote di Maria Antonietta. Maria Amalia fu una confidente intima di Carlotta, e il giorno del suo matrimonio nel 1857, indossava un braccialetto con un ritratto una sua miniatura. Nonna e nipote corrispondevano regolarmente, soprattutto in seguito quando Carlotta era in Messico. Quando Carlotta ebbe dieci anni, sua madre, la Regina Luisa, morì di tubercolosi e Carlotta fu affidata alla contessa di Hulste, una cara amica di famiglia. Anche se giovane, la principessa aveva la sua casa; ma per un paio di settimane all’anno, Carlotta soggiornava a Claremont con Maria Amalia e il resto della famiglia di sua madre in esilio. La sua istruzione religiosa fu affidata al redentorista Victor-Auguste-Isidore Dechamps, fratello dell’allora ministro degli affari esteri e, più tardi, vescovo di Malines. Quando Carlotta compì sedici anni ebbe come pretendenti il principe Giorgio di Sassonia e il re Pietro, quest’ultimo candidato dalla Regina Vittoria. Nel mese di maggio del 1856, la principessa conobbe a Bruxelles l’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Austria (1832-1867), fratello cadetto dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Il 27 luglio 1857 Carlotta e Massimiliano si sposarono a Bruxelles. Alla corte di Vienna ella fu molto apprezzata da sua suocera Sofia di Baviera, che vedeva in lei l’esempio perfetto di moglie per un arciduca austriaco. Carlotta detestava l’Imperatrice Elisabetta (moglie di Francesco Giuseppe). Si diceva che all’arciduchessa non piacesse il profondo legame esistente tra l’imperatrice sua cognata e Massimiliano, suo marito, che erano confidenti e condividevano lo stesso gusto per molte cose, specialmente perché sua cognata era universalmente ammirata per la sua bellezza e fascino. Carlotta e Massimiliano non ebbero figli, ma nel 1865 la coppia imperiale adottò Agustín de Iturbide y Green e Salvador de Iturbide y Marzán, nipoti di Agustín de Iturbide y Arámburu, ex imperatore del Messico (r. 1822-23). Diedero al piccolo Agustín di due anni il titolo di “Sua Altezza, Il Principe di Iturbide” (simili titoli imperiali furono accordati a vari membri della estesa famiglia del bambino, ma mai con l’intenzione di dargli il trono, poiché non di sangue reale). Massimiliano spiegò egli stesso che era tutta una farsa per ottenere da suo fratello, l’Arciduca Carlo Ludovico d’Austria, che uno dei suoi figli diventasse erede. Gli eventi esplosivi del 1867 delusero le speranze di eredità, e una volta diventato adulto, Agustín rinunciò a tutti i diritti al trono messicano, servì nell’esercito messicano, e infine, si stabilì come professore all’Università di Georgetown. Secondo alcune voci, nel 1866 Carlotta ebbe una relazione con un ufficiale belga, il Colonnello Alfred Van der Smissen, al quale diede un figlio, Maxime Weygand, nato a Bruxelles il 21 gennaio 1867. Weygand rifiutò di confermare o negare le voci persistenti così la sua parentela rimane incerta. Weygand era un militare francese che combatté sia nella I^ che nella II^ guerra mondiale. Gli arciduchi arrivarono a Milano il 6 settembre 1857 e vi risiedettero fino al 1859, quando Massimiliano venne congedato dal suo incarico. Egli infatti aveva tentato di governare il regno seguendo principi liberali, scontrandosi però con l’autorità di Vienna. Carlotta e Massimiliano si ritirarono per qualche tempo a vita privata, soggiornando soprattutto a Trieste dove fecero costruire il castello di Miramare, fino a quando, il 3 ottobre 1863, giunse alla loro residenza una delegazione di emigrati messicani per offrire ufficialmente all’arciduca la corona del Messico. In realtà i negoziati per questo progetto erano già in corso da più di due anni. Napoleone III di Francia si dichiarò pronto a sostenere militarmente Massimiliano come imperatore, essendo interessato alla formazione di un’area di cultura latina e cattolica in America centrale, per contrastare la crescente influenza dei nascenti Stati Uniti d’America. Dopo un periodo di esitazioni, il 10 aprile 1864 Massimiliano, essendo stato informato del risultato a lui favorevole di un referendum indetto in Messico, accettò la “corona della Nazione messicana”. I nuovi sovrani fecero la loro entrata solenne a Città del Messico, il 12 giugno del 1864, trovando sì una calorosa accoglienza, ma anche un paese disorganizzato e sconvolto dall’insicurezza, con sacche di ribellione nelle zone interne, messo ulteriormente a rischio dalla corruzione e dall’anarchia. Risultò presto evidente che era stata una minoranza della popolazione ad aver fatto appello a loro, sovrani stranieri, e non la maggioranza. Nonostante tutto essi iniziarono il loro regno con generosa fiducia: l’imperatore riuscì inizialmente a riconciliare i partiti politici, mentre l’imperatrice si rese popolare visitando la città di Veracruz durante un’epidemia di febbre gialla. La situazione politica degenerò velocemente. Il 9 luglio 1866 Carlotta lasciò il Messico per ritornare in Europa. Ella si recò a patrocinare la causa del marito prima a Parigi, poi a Roma, senza ottenere alcun risultato. Napoleone III, a causa dei mutamenti avvenuti nel quadro politico europeo, abbandonò ogni progetto riguardante il Messico. Durante la sua permanenza a Roma, dove chiese perfino l’aiuto di papa Pio IX, Carlotta diede i primi segni di un grave squilibrio mentale. Il 7 ottobre il fratello Filippo, conte di Fiandra, la raggiunse e la condusse a Miramare, dove a quanto pare lei rimase sotto la crudele sorveglianza degli agenti della sicurezza austriaca fino a quando i suoi fratelli riuscirono, con difficoltà, a ricondurla in Belgio. Il 19 giugno 1867 Massimiliano venne fucilato dai repubblicani a Querétaro. Dopo un breve momento di lucidità, nel periodo immediatamente successivo alla morte del marito, Carlotta sprofondò definitivamente nella follia. Trascorse il resto della sua lunga vita nella tenuta di Bouchout, appositamente acquistata per lei dal fratello Leopoldo II. Fotografia CDV. Fotografo: G. Malovich – Trieste.

Onorificenze

Onorificenze messicane

Sovrana e Dama di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di San Carlo - nastrino per uniforme ordinaria   Sovrana e Dama di Gran Croce dell’Ordine Imperiale di San Carlo

Onorificenze straniere

Dama dell'Ordine della Croce Stellata - nastrino per uniforme ordinaria   Dama dell’Ordine della Croce Stellata
Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa
Dama di gran croce d'onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM) - nastrino per uniforme ordinaria   Dama di gran croce d’onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM)

img361

Arc. 2895: Carlo Ludovico Francesco Giuseppe d’Asburgo (Schönbrunn, 30 luglio 1833 – Vienna, 19 maggio 1896). Nato a Schönbrunn il 30 luglio 1833, Carlo Ludovico intraprese ancora giovane la carriera militare pur controvoglia: i suoi interessi erano infatti spiccatamente orientati all’arte ed alla cultura in genere. Nel 1848 avrebbe dovuto iniziare col fratello Francesco Giuseppe un grand tour in Europa e nello specifico in Italia per visitare i domini austriaci del Regno Lombardo-Veneto, ma lo scoppio della rivoluzione di quell’anno lo costrinse a rientrare e con la famiglia si rifugiò a Olomouc, dove rimase sino al 1849. Come soldato, il 25 febbraio 1848 ottenne il grado di colonnello e divenne proprietario del 7º reggimento ulani dell’esercito imperiale austriaco. Dopo un viaggio in oriente nell’autunno del 1850 ed il completamento dei suoi studi, l’arciduca, seppur costretto, sotto il regno del fratello Francesco Giuseppe svolse diligentemente il compito di governatore generale del Tirolo al quale venne nominato il 30 luglio 1855, rimanendo in carica per sei anni. Il 29 luglio di quell’anno era stato inoltre nominato maggiore generale dell’esercito imperiale. Prendendo a cuore la cura della regione, ebbe grande interesse nella riforma del sistema scolastico locale, concentrandosi grandemente nell’espansione e nell’abbellimento della capitale, Innsbruck, dedicandosi allo studio ed alla conservazione degli edifici storici presenti in città. Attento allo sviluppo locale, promosse anche l’industria e di sua iniziativa istituì in Tirolo la prima mostra nazionale d’arte, divenendo anche protettore di diverse associazioni di artisti. Nella vita di Francesco Giuseppe, Carlo Ludovico giocò un ruolo fondamentale, non solo come fratello fedele ed alleato, ma anche come rivale d’amore, dal momento che a lui era stata originariamente promessa in sposa Elisabetta, la famosa “Sissi”, futura Imperatrice d’Austria e moglie di Francesco Giuseppe. Infine, l’11 aprile 1856 Carlo Ludovico sposò la principessa Margherita di Sassonia, la quale però morì dopo appena due anni di matrimonio. Profondamente scosso da questo accadimento, Carlo Ludovico meditò addirittura di entrare in monastero e di abbandonare la vita sociale, ma dopo un viaggio a Roma ed un incontro con papa Pio IX, ne riuscì sollevato e tornò a ricoprire i propri incarichi a Innsbruck. Il suo ritorno in Tirolo segnò l’inizio della programmazione della leva locale per l’imminente guerra contro il Piemonte e la Francia che durante la seconda guerra d’indipendenza diedero filo da torcere all’Impero. Il Vorarlberg si mobilitò sotto la guida di Carlo Ludovico rispondendo alla chiamata alle armi con un contingente di quasi 50.000 uomini di cui oltre 8.000 erano fucilieri. Terminata l’emergenza bellica, nel 1860 si aprì in Tirolo la questione circa l’unità religiosa della regione: da un lato Carlo Ludovico era condizionato dalla maggioranza cattolica del parlamento, ma come rappresentante di un governo costituzionale egli trovò più corretto garantire la libertà religiosa senza vincoli. Quando il 17 giugno 1861 diede disposizioni per un referendum popolare sulla questione, suo fratello Francesco Giuseppe si oppose decisamente a questa scelta, ribadendo la centralità della sola religione cattolica come parte integrante della cultura dell’Austria propriamente detta. In coerenza col proprio ruolo super partes ed in contrasto col fratello imperatore, Carlo Ludovico scelse quindi di dimettersi dalla propria carica di governatore l’11 luglio di quell’anno. Il 10 marzo di quello stesso anno era stato nominato dal fratello Feldmaresciallo luogotenente. Dopo aver lasciato la carica di governatore del Tirolo, Carlo Ludovico si dedicò essenzialmente ai rapporti diplomatici a favore dell’Impero, ripristinando tra le altre cose le relazioni tra Austria e Russia che si erano compromesse dopo la Guerra di Crimea. Il 28 ottobre 1884 venne promosso generale di cavalleria. Morto nel 1889 Rodolfo, figlio di Francesco Giuseppe, Carlo Ludovico divenne erede al trono austro-ungarico, anche se mantenne sempre un profilo basso a Corte. Carlo Ludovico morì alla Reggia di Schönbrunn, a Vienna, nella primavera del 1896 a causa di una febbre tifoidea contratta durante un suo viaggio al Cairo ed in Israele nell’inverno precedente. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
Medaglia di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di guerra
Medaglia per 25 anni di servizio militare per ufficiali - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia per 25 anni di servizio militare per ufficiali

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
   21 luglio 1890
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d’Italia)
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Andrea apostolo "il primo chiamato" (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Andrea apostolo “il primo chiamato” (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Aleksandr Nevskij (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Aleksandr Nevskij (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine imperiale dell'Aquila Bianca (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine imperiale dell’Aquila Bianca (Impero russo)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine imperiale di Sant'Anna (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di I Classe dell’Ordine imperiale di Sant’Anna (Impero russo)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine imperiale di San Stanislao (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di I Classe dell’Ordine imperiale di San Stanislao (Impero russo)
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)
   7 gennaio 1870

Arc. 1505: Maria Annunziata Isabella Filomena Sebasia (Caserta, 24 marzo 1843 – Vienna, 4 maggio 1871). Era la quarta figlia di Ferdinando II di Borbone e della sua seconda moglie, l’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo-Teschen. Il padre usava, scherzosamente, dare un vezzeggiativo ad ogni suo caro. Maria Annunziata veniva chiamata “Ciolla”. Diversamente dai fratelli e dal padre, allegri e vivaci, Maria Annunziata era calma, pudica e riservata. Aveva avuto come modello la madre Maria Teresa, che aborriva feste, vita mondana e vita di corte, preferendo rimanere chiusa nei suoi appartamenti per dedicarsi alla cura dei figli ed ai lavori di cucito. Dopo la fuga da Napoli, seguì la madre a Roma. La famiglia reale alloggiò prima presso il Palazzo del Quirinale, ospite di papa Pio IX, e poi a Palazzo Farnese, di proprietà dei Borbone Due Sicilie. Maria Annunziata non vi rimase a lungo, in quanto l’anno dopo, nel 1862, fu fatta sposare all’arciduca Carlo Ludovico d’Asburgo-Lorena, fratello dell’imperatore austriaco. Nel 1862 Maria Annunziata sposò l’arciduca austriaco Carlo Ludovico (1833-1896), figlio terzogenito dell’arciduca Francesco Carlo (1802-1878) e della principessa Sofia di Baviera(1805-1872), fratello minore dell’imperatore Francesco Giuseppe e vedovo da quattro anni. Il contratto di matrimonio venne ufficialmente stipulato nel 1862. La cerimonia ebbe luogo il 16 ottobre 1862 a Roma e il 21 ottobre a Venezia. Nonostante le sue cattive condizioni di salute, Maria Annunziata e Carlo Ludovico ebbero quattro figli, tutti sani. Maria Annunziata morì di tisi a soli 28 anni (il marito si risposerà con Maria Teresa del Portogallo, avendone 2 figlie). Venne sepolta nella Cripta dei Cappuccini a Vienna. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Onorificenze

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa

Arc. 1938: Ludovico Vittorio d’Asburgo-Lorena (Vienna, 15 maggio 1842 – Salisburgo, 18 gennaio 1919). L’Arciduca Ludovico Vittorio d’Asburgo-Lorena nacque nel 1842 ed era figlio dell’Arciduca Francesco Carlo e della moglie, l’Arciduchessa Sofia; fra i cugini di Ludovico, che era nipote di Massimiliano I di Baviera e di Francesco II d’Asburgo-Lorena, vi erano l’Imperatore del Brasile, la Regina del Portogallo, il Duca di Reichstadt, il Re di Grecia, le Regine di Prussia e di Sassonia. L’Arciduca era fratello di Francesco Giuseppe d’Austria, Massimiliano I del Messico e dell’Arciduca Carlo Ludovico. In famiglia era conosciuto con il soprannome di “Luziwuzi”.  Durante le rivoluzioni del 1848, avvenute in tutto l’Impero ed in particolare anche a Vienna, Ludovico Vittorio e la sua famiglia dovettero lasciare la capitale imperiale, fuggendo ad Innsbruck e poi ad Olomouc; l’Arciduca perseguì la consueta carriera militare degli Asburgo, venendo nominato Generale di Fanteria, non avendo però intenzione di interferire nella politica. Si concentrò nella costituzione della propria collezione d’arte, facendo anche progettare e costruire da Heinrich von Ferstel un nuovo palazzo personale sulla Schwarzenbergplatz di Vienna, dove Ludovico Vittorio era solito ospitare serate a sfondo omosessuale. L’Arciduchessa Sofia, madre di Ludovico Vittorio, tentò di organizzare per l’ultimogenito un matrimonio con la Duchessa Sofia Carlotta in Baviera, sorella minore dell’Imperatrice Elisabetta, ma lui rifiutò. Si oppose anche quando si pianificarono le sue nozze con la principessa ereditaria Isabella del Brasile, figlia del primo cugino Pietro II; nel 1863 l’arciduca Massimiliano cercò di convincere il fratello a sposare la nobile brasiliana, poiché riteneva che l’unione avrebbe potuto fondare un’altra dinastia asburgica in America Latina, e scrisse anche al fratello Francesco Giuseppe, dicendo che comunque Ludovico Vittorio era “tutto fuorché contento dell’idea” e gli chiese di ordinare al fratello minore di sposarla, ma il sovrano rifiutò. Ludovico Vittorio era apertamente omosessuale: nel 1864, dopo essere stato schiaffeggiato da un ufficiale a cui aveva rivolto delle avances in un bagno di Vienna, l’Arciduca venne costretto dal fratello Francesco Giuseppe a lasciare la corte e a trasferirsi nel Castello di Klessheim, nei pressi di Salisburgo. Non fu tuttavia possibile celare completamente lo scandalo e Luigi Vittorio fu ribattezzato dall’opinione pubblica con i soprannomi di “Luziwuzi” e di “Arciduca del bagno”. Durante il soggiorno salisburghese, Ludovico Vittorio si distinse come protettore delle arti, diventando poi Presidente del Salzburger Kunstverein, edificio adibito a mostre d’arte. Nel 1896 l’Imperatore lo nominò sovrintendente della Croce Rossa austriaca e poi nel 1901 la municipalità di Salisburgo gli dedicò un ponte sulla strada Salzach; negli ultimi anni di vita mostrò segni di squilibrio mentale. Morì a Klessheim all’età di 76 anni, venendo sepolto nel cimitero di Wals-Siezenheim. Fotografia CDV. Fotografo: Levitsky – Paris.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine reale di Santo Stefano d’Ungheria

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
Cavaliere di Gran Croce onorario dell'Ordine reale vittoriano (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce onorario dell’Ordine reale vittoriano (Regno Unito)
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)

img869

Arc. 2447: Ritratto della famiglia Imperiale: Da sinistra in piedi: l’Imperatore Francesco Giuseppe I, l’Arciduca  Massimiliano, Carlotta del Belgio, l’Arciduca Ludovico Vittorio, l’Arciduca Carlo Lodovico. Seduti da sinistra: L’imperatrice Elisabetta con i figli Rodolfo e Gisela, Sofia di Baviera e il marito Francesco Carlo. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

img626

Arc. 1082: Ritratto di famiglia dei fratelli Asburgo – Lorena. Da sinistra Arciduca Carlo Lodovico (Schönbrunn, 30 luglio 1833 – Vienna, 19 maggio 1896), l’Imperatore Francesco Giuseppe (Vienna, 18 agosto 1830 – Vienna, 21 novembre 1916), Arciduca Massimiliano (Vienna, 6 luglio 1832 – Santiago de Querétaro, 19 giugno 1867) e Arciduca Ludovico Vittorio (Vienna, 15 maggio 1842 – Salisburgo, 18 gennaio 1919). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

img126

Arc. 2629: Ferdinando I d’Asburgo-Lorena (Vienna, 19 aprile 1793 – Praga, 29 giugno 1875). Ferdinando I era il figlio maschio primogenito di Francesco I d’Austria e di Maria Teresa di Borbone-Napoli. Tra le sue sorelle ricordiamo la primogenita Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, che sposò Napoleone Bonaparte, Maria Leopoldina d’Asburgo-Lorena, imperatrice del Brasile, e un fratello Francesco Carlo d’Asburgo-Lorena, padre dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe I. Sin dalla propria gioventù, Ferdinando ebbe una costituzione debole, soffrendo di epilessia, rachitismo e idrocefalia, il che non gli consentì di avere un’educazione appropriata al ruolo che avrebbe un giorno dovuto ricoprire. I suoi studi favoriti furono l’araldica, lo studio delle tecnologie e l’agraria che prediligeva largamente. Il suo carattere, non sempre facile e peggiorato dalle sue problematiche fisiche che lo rendevano chiuso a molti, lo faceva spesso esternare con espressioni atipiche. Nell’aprile del 1802 la sua educazione venne affidata al tutore Francesco Maria Carnea Steffaneo, il quale tentò di avvicinarsi notevolmente alla personalità del bambino, acculturandolo con successo. La madre Maria Teresa non si curò mai eccessivamente del piccolo e finì per relegarlo nelle mani di governanti e dame del suo seguito. La prima misura adottata dalla sua matrigna Maria Ludovica, poi, fu il licenziamento di gran parte degli insegnanti che seguivano Ferdinando ritenendo che essi fossero solo un’inutile spesa da sostenere nei confronti di una causa persa. All’età di 15 anni, Ferdinando su proposta della matrigna ottenne come educatore il barone Joseph von Erberg, il quale contrariamente a quanto previsto lo educò invece all’indipendenza dalla madre, insegnandogli anche se tardivamente a leggere ed a scrivere, oltre a cavalcare e danzare, introducendolo anche allo studio del pianoforte. Successivamente si acculturò nelle arti militari, scientifiche e tecniche. Malgrado tutti gli evidenti difetti di cui era portatore, Ferdinando era pur sempre il figlio primogenito dell’imperatore d’Austria e questo lo poneva nelle condizioni di dover apprendere ad utilizzare quegli strumenti che un giorno gli sarebbero serviti per governare. Ferdinando venne ammesso al Consiglio di Stato solo a partire dal gennaio del 1830, ma venne perlopiù escluso dalle decisioni di rilievo, relegato al mero ruolo di osservatore. Il 28 settembre 1830, infine, avvenne la sua incoronazione ufficiale a principe ereditario con la concessione del titolo di re d’Ungheria a Bratislava e anche questo fatto sollevò ulteriori polemiche: questo infatti avrebbe significato la sua ascesa al trono alla morte del padre, circostanza che fu oggetto di dispute a causa della sua controversa personalità. Come da tradizione Ferdinando donò 50.000 ducati d’oro ai più poveri dell’Ungheria e, su proposta di Metternich, venne ammesso all’Accademia Ungherese delle Scienze. Nel 1831, sempre su consiglio del Metternich, Ferdinando I sposò dapprima per procura e poi con rito religioso la principessa Maria Anna di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele I e sua cugina di terzo grado, la quale mantenne sempre stretti contatti col suo paese d’origine e con le sorelle Maria Beatrice di Savoia (1792-1840), duchessa di Modena, Maria Cristina di Savoia, regina di Napoli e Maria Teresa di Savoia (1803-1879) duchessa di Lucca e poi di Parma. La coppia imperiale non ebbe figli per quanto l’archiatra di corte si fosse accertato che Ferdinando e la consorte potevano averne, ma che egli per primo trovava sconveniente continuare questa progenie “malata”. In occasione del matrimonio della coppia imperiale, poi, vennero avviati i lavori per la costruzione di un nuovo acquedotto per la città di Vienna che divenne poi noto col nome di Acquedotto dell’Imperatore Ferdinando. Nell’estate del 1832, a Baden, scampò a un tentativo di assassinio da parte del colonnello Franz Reindl che cercò di ucciderlo con un colpo di pistola ma il giovane principe riportò solo una leggera ferita. Dopo la morte del padre Francesco I, il 2 marzo 1835 Ferdinando ne fu il successore sul trono imperiale, il che però diede ampio spazio al suo consiglio dei ministri che ebbe vita facile data la sua scarsa capacità di imposizione, a tal punto che attualmente gli storici sono concordi nel ritrarre Ferdinando I come uno “spirito debole” con l’ironico soprannome di il Benigno. Proprio per sopperire alle inadeguatezze di Ferdinando, già suo padre e Metternich avevano messo a punto un gabinetto di governo noto come Conferenza di Stato Segreta che aveva appunto il compito di governare in vece dell’imperatore pur rimanendo nell’ombra, dal momento che dall’esterno la figura del sovrano doveva continuare a primeggiare come unica entità a guida dell’impero. Di questa conferenza segreta facevano parte quelli che divennero poi anche i suoi consiglieri più fidati: suo fratello Francesco Carlo (padre del futuro imperatore Francesco Giuseppe), il ministro Metternich ed il conte Franz Anton von Kolowrat-Liebsteinsky, oltre all’Arciduca Luigi d’Asburgo-Lorena, suo zio. Malgrado questo, Ferdinando aveva una buona conoscenza del suo impero, come pochi alla sua epoca; egli conosceva cinque lingue, era in grado di suonare due strumenti musicali, disegnare molto bene, cavalcare e tirare di scherma con destrezza, oltre a coltivare la sua passione per l’agricoltura che lo portò a puntare a nuove riforme per questo settore e ad interessarsi alle ultime conoscenze tecniche del suo tempo. Il 7 settembre 1836 egli ricevette ufficialmente anche la corona di Boemia a Praga, atto che culminò con la donazione di altri 50.000 ducati per opere pubbliche e caritatevoli. Il giorno della sua incoronazione a Re del Regno Lombardo-Veneto (6 settembre 1838) promulgò un’amnistia generale per tutti i detenuti per reati politici nelle province italiane dipendenti dall’Austria. Nel 1837, proprio durante il regno di Ferdinando I, avvenne forse il fatto più significativo della sua epoca: in quell’anno venne infatti aperta la prima ferrovia a vapore dell’Austria, la Kaiser Ferdinands-Nordbahn, seguita poco dopo da una prima ondata di linee private costruite da operatori del settore ferroviario, fatti che segnarono il definitivo inizio dell’industrializzazione del paese. L’anno seguente, previo un consulto con la sua famiglia, emise il Kaiserlich österreichisches Familienstatut, ovvero gli statuti della casata d’Asburgo che regolavano rigidamente il rango, i redditi ed i matrimoni nella casata imperiale. Dopo l’insurrezione viennese del marzo del 1848, Metternich venne costretto a dimettersi dalla sua carica di primo ministro dell’impero e Ferdinando si trovò ben presto senza la sua storica guida negli affari di governo, fatto che lo mise profondamente a disagio dal momento che il successore di questi, il conte Fiquelmont, era stato scelto proprio per distendere gli animi della popolazione col suo spirito progressista. Per evitare ulteriori problemi e scongiurare il rischio di nuove sollevazioni, il 15 marzo Ferdinando abolì la censura sulla stampa ed il 25 aprile di quello stesso anno decise di siglare la Costituzione Pillersdorf, ma queste riforme non soddisfacevano ancora i rivoluzionari, che puntavano alla sua definitiva rimozione dal trono austriaco per incapacità ed eccessiva ingerenza dei suoi ministri negli affari di stato. I rappresentanti della Guardia Nazionale costituita, i lavoratori e gli studenti insorti di Vienna si arresero solo il 15 maggio presso la Hofburg di Vienna quando seppero che Ferdinando aveva deciso di abdicare su consiglio del principe Felix Schwarzenberg. Ferdinando e la sua corte partirono dalla capitale austriaca il 17 maggio 1848 diretti a Innsbruck dove il sovrano contava di prendere del tempo aspettando che i moti rivoluzionari si calmassero. Quando l’imperatore, ritenendo ormai il pericolo come sorpassato, fece ritorno nella capitale a metà agosto del 1848, dopo la riconquista armata della capitale da parte del principe di Windisch-Graetz, venne costretto ad abbandonarla nuovamente per lo scoppio di alcune rivolte che lo fecero ritirare all’ex palazzo arcivescovile di Olomouc dove risiedette per qualche tempo e dove, il 2 dicembre, formalizzò la sua abdicazione in favore del nipote Francesco Giuseppe, figlio di suo fratello Francesco Carlo che aveva rinunciato ai suoi diritti al trono in favore del primogenito. L’ex imperatore, che conservò il proprio titolo di Altezza Imperiale, decise quindi di trascorrere l’ultima parte della sua vita al castello reale di Praga, ove si dedicò alla gestione dei possedimenti che a suo tempo aveva ricevuto in eredità dal Duca di Reichstadt, suo nipote, e che egli seppe far fruttare accumulando una fortuna personale notevole; tali somme, dopo la sua morte, saranno utilizzate dal nipote ed erede al trono per costituire una fondazione imperiale. Pare che giudicasse in maniera negativa (e sarcastica) l’opera di Francesco Giuseppe: poco dopo la battaglia di Sadowa – riandando con la mente alle sconfitte del 1859, alla perdita della Lombardia, all’esclusione definitiva dell’Austria dalla Germania, alla cessione del Veneto e all’umiliazione inflitta dalla Prussia – affermò: «Perché mi hanno cacciato via nel 1848? Sarei stato capace anch’io, quanto mio nipote, di perdere delle battaglie!”. Ferdinando I morì a Praga nel 1875, ad 82 anni. La salma, riportata in patria, come da tradizione della casata Asburgo, venne sepolta nella Cripta dei Cappuccini di Vienna, mentre il suo cuore venne sepolto separatamente nella Herzgruft della Chiesa agostiniana, sempre nella capitale austriaca. Fotografia CDV. Fotografo: A. Ost – Wien.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Gran Maestro dell'Ordine del Toson d'oro (ramo austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine del Toson d’oro (ramo austriaco)
Gran Maestro dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
Gran Maestro dell'Ordine Militare di Maria Teresa - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine Militare di Maria Teresa
Gran Maestro dell'Ordine imperiale austriaco di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine imperiale austriaco di Leopoldo
Gran Maestro dell'Ordine imperiale della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine imperiale della Corona Ferrea

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Luigi (Granducato d’Assia)
Cavaliere dell'Ordine dinastico della Fedeltà (Gran Ducato di Baden) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dinastico della Fedeltà (Gran Ducato di Baden)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale della Croce del Sud (Impero del Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Croce del Sud (Impero del Brasile)
Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Ferdinando e al Merito (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Ferdinando e al Merito (Regno delle Due Sicilie)
Senatore di Gran Croce con Collana del Sacro Imperiale Angelico Ordine Costantiniano di San Giorgio (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria    Senatore di Gran Croce con Collana del Sacro Imperiale Angelico Ordine Costantiniano di San                 Giorgio (Regno delle Due Sicilie)
   «Concessione del 26 agosto 1825»
Cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo (Regno di Francia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dello Spirito Santo (Regno di Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Regno di Francia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Regno di Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Ordine Reale Guelfo (Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Ordine Reale Guelfo (Regno di Hannover)
Cavaliere dell'Ordine Militare del Cristo (Regno di Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Militare del Cristo (Regno di Portogallo)
Cavaliere dell'Ordine supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
   1831
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna)
Cavaliere dell'Ordine dinastico della Corona Fiorata (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dinastico della Corona Fiorata (Regno di Sassonia)
Cavaliere dell'Ordine Reale dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Reale dei Serafini (Svezia)
   14 aprile 1835
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila d'Oro (ora Ordine della Corona del Württemberg, Regno di Württemberg) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila d’Oro (Württemberg)

img125

Arc. 2630: Sofia di Baviera (Monaco di Baviera, 27 gennaio 1805 – Vienna, 28 maggio 1872). Aveva un fratello maggiore, Massimiliano Giuseppe Federico, due sorelle gemelle più grandi, una sorella gemella, Maria Anna, una sorella minore Ludovica, futura madre di Elisabetta. Invece Ludovico (divenuto poi Ludovico I di Baviera) e le principesse Augusta Amalia Ludovica, Amalia Maria Augusta, Carolina Augusta, Elisabetta Ludovica di Baviera e Carlo Teodoro Massimiliano Augusto erano suoi fratellastri, nati dal primo matrimonio del padre. L’ambiziosa e intelligente Sofia volle che il primogenito ricevesse subito un’educazione consona al ruolo di imperatore. Riuscì infatti, in seguito alle rivoluzioni del 1848, a far abdicare il 2 dicembre il cognato, l’imperatore Ferdinando I d’Austria, gravemente malato di epilessia e intellettivamente limitato, e convinse il marito Francesco Carlo a rinunciare ai diritti sul trono. Quest’ultimo infatti non aveva mai negato di essere totalmente disinteressato alla politica e desideroso di svolgere una vita tranquilla senza il peso della corona. Sofia ne era al corrente e preferì rinunciare ad essere imperatrice per essere invece la potente madre di un imperatore. Per tutta la vita, infatti, Sofia si dedicò a consigliare il figlio, influenzandone la politica. Riteneva, inoltre, assai importante l’individuazione di una principessa adatta a ricoprire il ruolo di imperatrice consorte. La scelta, alla fine, cadde sulla umile e docile Elena di Baviera, figlia di sua sorella minore Ludovica. Nel conoscere la futura cognata Elisabetta, però, Francesco Giuseppe ne rimase così affascinato da preferire quest’ultima al posto della prescelta Elena. Sofia non era molto d’accordo con questa decisione ma l’imperatore fu irremovibile. L’arciduchessa fu dunque vittima del suo grandissimo amore per il figlio e per il suo Paese. È tuttavia sbagliato affermare che detestasse la nuora: entrambe avevano un carattere indubbiamente molto forte e, certamente, Sofia possedeva qualcosa in più di Elisabetta, essendo lei in grado di governare degnamente l’impero. È pertanto un errore ritenere Sofia la suocera che ostacola la vita della nuora in tutte le sue decisioni: l’arciduchessa pensava solo al bene della dinastia asburgica e dell’Impero austriaco. Con l’irrequieta nuora, comunque, iniziarono subito i problemi. La situazione precipitò quando nacque la prima nipote: Elisabetta voleva educare e tenere vicino a sé la figlia, Sofia invece riteneva che il compito spettasse soltanto a lei. Francesco Giuseppe diede ragione alla madre e, per tutta reazione, la moglie iniziò ad intraprendere una serie di viaggi per l’Europa, per fuggire dall’ambiente familiare opprimente. Un altro punto di disaccordo tra zia e nipote fu l’Ungheria: Sofia detestava gli ungheresi, popolo a suo avviso ribelle e ingovernabile; Elisabetta, spinta dal padre all’amore per quella terra sin dall’adolescenza, fu sempre più vicina al popolo magiaro che non agli austriaci. Il figlio prediletto da Sofia era però il secondogenito Massimiliano Ferdinando, molto amato dal popolo. Massimiliano nacque alla corte di Vienna proprio mentre vi si spegneva l’Aiglon, Napoleone II, l’unico sfortunato figlio di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d’Asburgo-Lorena: il giovane, debole e d’animo sensibile, era unito a Sofia da un profondo e fraterno affetto, tanto che i due si vedevano ogni giorno e la giovane arciduchessa era arrivata a cedergli le soleggiate stanze della reggia a lei destinate, in sostituzione di quelle umide e più squallide che il ragazzo occupava. Durante l’agonia Sofia, incinta di nove mesi, si offrì di comunicarsi con il ragazzo appena ventunenne affinché non si rendesse conto dell’imminente fine. Alcune malelingue attribuirono al giovane Napoleone la paternità di Massimiliano: tale voce, però, è da ritenersi del tutto priva di fondamento. Nel 1864 Massimiliano, in parte spinto dall’ambiziosa e bella moglie Carlotta del Belgio, aveva accettato di diventare imperatore del Messico ma questa decisione gli risultò fatale: nel 1867 i rivoluzionari messicani lo condannarono a morte, e nessun regnante europeo intervenne. La notizia ebbe un forte impatto tra le case regnanti; per Sofia, la madre, lo shock fu tale che non si riprese mai più e non uscì più dalla sua stanza. In occasione di una serata in teatro, il 9 maggio 1872, Sofia fu colpita da un raffreddore che si trasformò in polmonite. Le sue condizioni parvero subito disperate. Per dieci giorni la famiglia imperiale rimase al suo capezzale; Elisabetta, che si trovava a Merano, tornò di corsa a Vienna. Sofia Federica Dorotea Guglielmina (questo era il suo nome per esteso) morì alle tre di notte del 27 maggio 1872 all’età di 67 anni. Per l’Austria fu come perdere l’effettivo imperatore. Per Francesco Giuseppe fu la fine di ogni sostegno affettivo, morale e politico. Sebbene attualmente la figura dell’arciduchessa Sofia sia condizionata dalla rigida e inflessibile immagine interpretata da Vilma Degischer nei tre film su Sissi che vedevano come protagonista Romy Schneider, è da sottolineare l’importanza del ruolo che ricoprì a Schönbrunn. La nuora Elisabetta, infatti, era lontana per i suoi continui viaggi in Europa; Sofia ne faceva le veci con instancabile padronanza di sé a Vienna e in tutto l’Impero. L’arciduchessa, poi, era una vera esperta di politica internazionale ed in grado di gestire il governo del Paese e le relazioni estere con coerenza e decisione. Non è esagerato, dunque, definirla “l’unico vero uomo della corte asburgica”. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Onorificenze

Dama dell'Ordine della Croce Stellata (Impero d'Austria) - nastrino per uniforme ordinaria    Dama dell’Ordine della Croce Stellata (Impero d’Austria)

img127

Arc. 2630: Ranieri Ferdinando d’Asburgo-Lorena (Milano, 11 gennaio 1827 – Vienna, 27 gennaio 1913). Ranieri Ferdinando Maria Giovanni Evangelista Francesco Ignazio d’Asburgo-Lorena, era figlio dell’arciduca Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena e nipote dell’imperatore Francesco II d’Asburgo-Lorena. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

img412

Arc. 1775: Da sinistra: Arciduca Leopoldo Luigi d’Asburgo, Arciduca Ranieri Ferdinando d’Asburgo e Arciduca Ernesto Carlo d’Asburgo. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Arciduca Leopoldo Luigi d’Asburgo-Lorena (Milano, 6 giugno 1823 – Hörnstein, 24 maggio 1898). Leopoldo Luigi Maria Francesco Giulio Eustorgio Gerardo d’Asburgo Lorena era il figlio maschio primogenito dell’arciduca Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena (1783-1853) e della principessa Maria Elisabetta di Savoia-Carignano (1800-1856) nonché nipote dell’Imperatore Leopoldo II. Egli nacque a Milano nel 1823 dove suo padre era di servizio come Viceré del Regno Lombardo-Veneto da poco costituito. Il fratello minore di Leopoldo Luigi, l’arciduca Ranieri Ferdinando (1827-1913), prestò servizio come primo ministro austriaco dal 1859 al 1861. Leopoldo seguì il padre nella carriera militare ottenendo il grado di Feldmarschall-leutenant (luogotenente generale) nell’esercito austriaco e nel 1867 ottenne il grado di generale di cavalleria. Divenne quindi proprietario del 53º reggimento di fanteria e del reggimento di lancieri russo-ucraini n. 13 nonché del 6º reggimento prussiano di fanteria. Durante la rivoluzione in Italia, Leopoldo risultò fondamentale per la cattura di Forte Marghera. Nell’ambito della ricerca finalizzata al miglioramento delle tecnologie militari, Leopoldo si dedicò a studi migliorativi per i guastatori, formando un moderno corpo di genieri, completamente rinnovato. Quando l’arciduca Massimiliano d’Austria accettò la corona dell’Impero del Messico nel marzo del 1864, l’Imperatore Francesco Giuseppe inviò Leopoldo al Castello di Miramare a Trieste per consegnare a Massimiliano il suo atto di rinuncia alle pretese sul trono austriaco. Tra i due cugini, ad ogni modo, non correva buon sangue e in particolare Massimiliano vedeva Leopoldo come uno dei possibili beneficiari di una sua rinuncia al trono ed è per questo che si rifiutò categoricamente di controfirmare l’atto sino alla visita di Francesco Giuseppe a Miramare, il 9 aprile 1864. Indubbiamente l’irritazione di Massimiliano crebbe ulteriormente quando Leopoldo venne nominato dal 1865 -25.febbraio 1868 ispettore generale delle truppi navali e la flotta col grado di Vice Ammiraglio nell’aprile del 1864. Dopo un ictus nel 1868 Leopoldo si ritirò a vita privata. La sua proprietà del castello di Hernstein nel 1880 venne completamente rinnovata e rimodellata storicamente con un progetto affidato all’architetto Theophil von Hansen il quale la trasformò in una splendida residenza di caccia. Altri problemi di salute costrinsero poi l’arciduca a trascorrere gli ultimi anni della sua vita su una sedia a rotelle. Morì celibe e senza figli a Hörnstein il 24 maggio 1898 e fu sepolto in una tomba della Cripta Imperiale di Vienna.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (austriaco)

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
Senatore di Cran Croce con Collana S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio (Parma) - nastrino per uniforme ordinaria   Senatore di Cran Croce con Collana S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio (Parma)
                    «Concessione 1846»

Ranieri Ferdinando d’Asburgo-Lorena (Milano, 11 gennaio 1827 – Vienna, 27 gennaio 1913). Ranieri Ferdinando Maria Giovanni Evangelista Francesco Ignazio d’Asburgo-Lorena, era figlio dell’arciduca Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena e nipote dell’imperatore Francesco II d’Asburgo-Lorena. Sua madre era invece Maria Elisabetta di Savoia-Carignano, figlia di Carlo Emanuele di Savoia-Carignano e sorella di Carlo Alberto di Savoia. Ranieri era dunque cugino di primo grado di Vittorio Emanuele II di Savoia, di cui diventerà anche il cognato. Ranieri nacque a Milano nel 1822 dal momento che suo padre all’epoca della sua nascita era viceré di Lombardia all’interno del Regno Lombardo-Veneto e qui trascorse tutta la sua infanzia, rimanendo a corte a Palazzo Reale sino al 1848 quando i tumulti della Prima guerra d’indipendenza costrinsero la sua famiglia a fare ritorno in Tirolo. Ancora giovane intraprese la carriera militare e si distinse in diplomatica divenendo dal 1861 al 1865 primo ministro austriaco e consigliere dell’Imperatore dal 1857. Dal 1872 al 1906 fu al comando della k.k. Landwehr, l’esercito nazionale austriaco, che durante il suo comando fu trasformata da una milizia territoriale in una forza armata alla pari con l’esercito comune. Nel 1852 sposò Maria Carolina (1825-1915), figlia dell’arciduca Carlo d’Asburgo-Teschen, vincitore della battaglia di Aspern nel 1809. Il matrimonio fu felice e probabilmente la loro fu la coppia più nota della famiglia d’Asburgo per quell’epoca, anche se la loro unione non produsse eredi. Quello stesso anno divenne anche titolare di un reggimento di fanteria n. 59°, il “Salisburgo”. Nel 1854 l’arciduca Raineri acquisì una proprietà nella Wiedner Hauptstrasse 63 di Vienna, dove fece completare un maestoso parco, sfruttando la già presente struttura di un palazzo risalente al 1711-1712 ed appartenuto ad un ricco mercante, Leopold von Engelskirchner. In onore del nuovo proprietario, il palazzo mutò il nome in Palais Erzherzog Rainer (Palazzo “Arciduca Ranieri”) dove visse con la moglie sino alla sua morte. L’arciduca Raineri morì il 27 gennaio 1913 a Vienna, all’età di 86 anni, venendo sepolto poco dopo nel luogo tradizionale di sepoltura della famiglia imperiale asburgica, la cripta dei Cappuccini a Vienna, nella Toskanagruft. Sua moglie morirà due anni più tardi all’età di 90 anni. Fu sempre molto legato al nipote della moglie, l’arciduca Carlo Stefano d’Asburgo-Teschen, che lasciò erede dei suoi beni. Raineri fu un grande conoscitore delle arti e delle scienze nonché loro patrono, divenendo curatore dell’accademia delle scienze e protettore del museo austriaco di arte e industria. Nel 1873 fu presidente dell’esposizione universale di Vienna. Interessatosi alla papirologia, nel 1884 acquistò la collezione trovata a El Fayum (consistente in circa 100.000 pezzi) che donò nel 1899 alla biblioteca centrale austriaca.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (austriaco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
Croce al merito militare di III classe - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito militare di III classe
Medaglia d'oro al merito militare (Signum Laudis) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al merito militare (Signum Laudis)
Medaglia di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di guerra
Medaglia d'onore per 50 anni di servizio militare per ufficiali - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’onore per 50 anni di servizio militare per ufficiali
Medaglia per il 50º anno di regno per militari (Signum Memoriae) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia per il 50º anno di regno per militari (Signum Memoriae)
Croce in bronzo dorato per il 60º anno di regno di Francesco Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria   Croce in bronzo dorato per il 60º anno di regno di Francesco Giuseppe

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
                    5 dicembre 1908
Ernesto Carlo d’Asburgo-Lorena, (Milano, 8 agosto 1824 – Arco, 4 aprile 1899). Era il figlio dell’arciduca Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena, viceré del Regno Lombardo-Veneto, e di sua moglie, Maria Elisabetta di Savoia-Carignano, figlia di Carlo Emanuele di Savoia, Principe di Carignano e sorella di Carlo Alberto di Savoia. Ernesto iniziò la sua carriera militare nel presidio di Milano, e nel 1845 fu nominato colonnello e comandante del 48º Reggimento di fanteria. Nel 1847, è stato promosso a maggiore generale. Nel 1848, partecipò agli eventi della rivoluzione del 1848 a Milano, quando le truppe austriache dovettero ritirarsi dalla città. Nel 1849 venne inviato con il suo reggimento in Toscana, dove riuscì a conquistare Livorno e per un breve periodo e disperdere le truppe di Giuseppe Garibaldi. Per queste attività, nel 1850, venne promosso al rango di tenente generale. Nel 1850 era di stanza a Presburgo, e dal 1858 a Budapest, dove è stato nominato comandante del corpo di cavalleria. Nel 1866, ha partecipato a un’azione militare in Boemia. Nel 1867 fu nominato generale di cavalleria e nel 1868 si ritirò. Il 26 aprile del 1858 sposò quasi segretamente a Lubiana – in chiesa in matrimonio morganatico con la formula usata dal celebrante “testimoniun copulationis” – Laura Skublics de Velike et Bessenyö (6 luglio 1826-18 ottobre 1865). Laura proveniva da una famiglia della nobiltà ungherese. L’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria in precedenza aveva rifiutato di dare il consenso al matrimonio in quanto la baronessa Laura Skublics von Wallburg apparteneva ad un rango di nobiltà inferiore.Morì il 4 aprile 1899 ad Arco. Dopo la morte dell’arciduca, i suoi discendenti cercarono di rivendicare una parte del patrimonio del defunto arciduca. Tuttavia fallirono, in quanto le nozze tra l’Arciduca Ernesto e la baronessa Laura Skublics von Wallburg erano avvenute per matrimonio morganatico, unione – prevista per nobili di stirpe reale che sposavano una donna di rango sociale diverso – che comportava per la moglie la perdita dei diritti e dei privilegi del marito e l’esclusione dei figli dall’asse ereditario.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro
Croce al merito militare (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito militare (Austria)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Imperiale di Leopoldo
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
Medaglia di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di guerra
Medaglia per il 50º anno di regno di Francesco Giuseppe per militari - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia per il 50º anno di regno di Francesco Giuseppe per militari

img961

Arc. 3310: Maria Annunziata Isabella Filomena Sebasia (Caserta, 24 marzo 1843 – Vienna, 4 maggio 1871). Era la quarta figlia di Ferdinando II di Borbone e della sua seconda moglie, l’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo-Teschen. Il padre usava, scherzosamente, dare un vezzeggiativo ad ogni suo caro. Maria Annunziata veniva chiamata “Ciolla”. Diversamente dai fratelli e dal padre, allegri e vivaci, Maria Annunziata era calma, pudica e riservata. Aveva avuto come modello la madre Maria Teresa, che aborriva feste, vita mondana e vita di corte, preferendo rimanere chiusa nei suoi appartamenti per dedicarsi alla cura dei figli ed ai lavori di cucito. Dopo la fuga da Napoli, seguì la madre a Roma. La famiglia reale alloggiò prima presso il Palazzo del Quirinale, ospite di papa Pio IX, e poi a Palazzo Farnese, di proprietà dei Borbone Due Sicilie. Maria Annunziata non vi rimase a lungo, in quanto l’anno dopo, nel 1862, fu fatta sposare all’arciduca Carlo Ludovico d’Asburgo-Lorena, fratello dell’imperatore austriaco. Nel 1862 Maria Annunziata sposò l’arciduca austriaco Carlo Ludovico (1833-1896), figlio terzogenito dell’arciduca Francesco Carlo (1802-1878) e della principessa Sofia di Baviera (1805-1872), fratello minore dell’imperatore Francesco Giuseppe e vedovo da quattro anni. Il contratto di matrimonio venne ufficialmente stipulato nel 1862. La cerimonia ebbe luogo il 16 ottobre 1862 a Roma e il 21 ottobre a Venezia. Maria Annunziata soffriva di periodi di depressione alternati a periodi di gioia, che suo marito dovette sopportare con rassegnazione e pazienza durante tutto il matrimonio. Maria Annunziata morì di tisi a soli 28 anni (il marito si risposerà con Maria Teresa del Portogallo, avendone 2 figlie). Venne sepolta nella Cripta dei Cappuccini a Vienna. Fotografia CDV. Fotografo: A. Sorgato – Venezia.

Onorificenze

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria   Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa

img350

Arc. 1476: Gruppo di famiglia: Arciduca Ranieri Ferdinando d’Asburgo-Lorena (a destra), Arciduca Guglielmo Francesco d’Asburgo Teschen (al centro) e Arciduchessa Maria Carolina d’Asburgo Teschen. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Ranieri Ferdinando d’Asburgo-Lorena (Milano, 11 gennaio 1827 – Vienna, 27 gennaio 1913). Ranieri Ferdinando Maria Giovanni Evangelista Francesco Ignazio d’Asburgo-Lorena, era figlio dell’arciduca Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena e nipote dell’imperatore Francesco II d’Asburgo-Lorena. Sua madre era invece Maria Elisabetta di Savoia-Carignano, figlia di Carlo Emanuele di Savoia-Carignano e sorella di Carlo Alberto di Savoia. Ranieri era dunque cugino di primo grado di Vittorio Emanuele II di Savoia, di cui diventerà anche il cognato. Ranieri nacque a Milano nel 1822 dal momento che suo padre all’epoca della sua nascita era viceré di Lombardia all’interno del Regno Lombardo-Veneto e qui trascorse tutta la sua infanzia, rimanendo a corte a Palazzo Reale sino al 1848 quando i tumulti della Prima guerra d’indipendenza costrinsero la sua famiglia a fare ritorno in Tirolo. Ancora giovane intraprese la carriera militare e si distinse in diplomatica divenendo dal 1861 al 1865 primo ministro austriaco e consigliere dell’Imperatore dal 1857. Dal 1872 al 1906 fu al comando della k.k. Landwehr, l’esercito nazionale austriaco, che durante il suo comando fu trasformata da una milizia territoriale in una forza armata alla pari con l’esercito comune.  Nel 1852 sposò Maria Carolina (1825-1915), figlia dell’arciduca Carlo d’Asburgo-Teschen, vincitore della battaglia di Aspern nel 1809. Il matrimonio fu felice e probabilmente la loro fu la coppia più nota della famiglia d’Asburgo per quell’epoca, anche se la loro unione non produsse eredi. Quello stesso anno divenne anche titolare di un Reggimento di Fanteria n. 59°, il “Salisburgo”. Nel 1854 l’arciduca Raineri acquisì una proprietà nella Wiedner Hauptstrasse di Vienna, dove fece completare un maestoso parco, sfruttando la già presente struttura di un palazzo risalente al 1711-1712 ed appartenuto ad un ricco mercante, Leopold von Engelskirchner. In onore del nuovo proprietario, il palazzo mutò il nome in Palais Erzherzog Rainer (Palazzo “Arciduca Ranieri”) dove visse con la moglie sino alla sua morte. L’arciduca Raineri morì il 27 gennaio 1913 a Vienna, all’età di 86 anni, venendo sepolto poco dopo nel luogo tradizionale di sepoltura della famiglia imperiale asburgica, la cripta dei Cappuccini a Vienna, nella Toskanagruft. Sua moglie morirà due anni più tardi all’età di 90 anni. Fu sempre molto legato al nipote della moglie, l’arciduca Carlo Stefano d’Asburgo-Teschen, che lasciò erede dei suoi beni. Raineri fu un grande conoscitore delle arti e delle scienze nonché loro patrono, divenendo curatore dell’accademia delle scienze e protettore del museo austriaco di arte e industria. Nel 1873 fu presidente dell’esposizione universale di Vienna. Interessatosi alla papirologia, nel 1884 acquistò la collezione trovata a El Fayum (consistente in circa 100.000 pezzi) che donò nel 1899 alla biblioteca centrale austriaca. Fotografia CDV. Fotografo: Angerer – Wien.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (austriaco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
Croce al merito militare di III classe - nastrino per uniforme ordinariaCroce al merito militare di III classe
Medaglia d'oro al merito militare (Signum Laudis) - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia d’oro al merito militare (Signum Laudis)
Medaglia di guerra - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia di guerra
Medaglia d'onore per 50 anni di servizio militare per ufficiali - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia d’onore per 50 anni di servizio militare per ufficiali
Medaglia per il 50º anno di regno per militari (Signum Memoriae) - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia per il 50º anno di regno per militari (Signum Memoriae)
Croce in bronzo dorato per il 60º anno di regno di Francesco Giuseppe - nastrino per uniforme ordinariaCroce in bronzo dorato per il 60º anno di regno di Francesco Giuseppe

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
                   5 dicembre 1908

Guglielmo Francesco Carlo d’Asburgo-Teschen (Vienna, 21 aprile 1827 – Weikersdorf am Steinfelde, 29 luglio 1894). Guglielmo era figlio dell’arciduca Carlo d’Asburgo-Teschen e della principessa Enrichetta di Nassau-Weilburg, e ricevette per questo egli stesso il titolo di arciduca. Egli prese parte alle guerre in Italia tra il 1848 e il 1849 e nel 1859 venne nominato Commissario Supervisore d’Artiglieria. Nel 1862 divenne governatore della fortezza di Magonza e nel 1864 Ispettore Generale dell’artiglieria austriaca e venne nominato Feldmaresciallo Luogotenente. Nel 1866, alla Battaglia di Königgrätz, venne ferito e ricevette la medaglia al valore. Il 4 gennaio 1867 fu promosso dall’imperatore al grado di Feldzeugmeister. Fu, tra le altre cose, Gran Maestro dell’Ordine Teutonico dal 1863 alla propria morte (suo padre lo era stato brevemente prima di sposarsi). Guglielmo fu tra i primi a Vienna ad edificare un palazzo sulla Ringstraβe da poco inaugurata, dove fece realizzare il Palais Erzherzog Wilhelm su progetto di Theophil Hansen tra il 1864 ed il 1868. Wilhelm vendette successivamente il palazzo all’Ordine Teutonico nel 1870, ma continuò ad occuparlo da solo come Gran Maestro. Da allora, l’edificio è stato chiamato Deutschmeister-Palais. Nel 1882 a Baden, appena fuori Vienna, fece realizzare la sua villa di campagna preferita, la Eugen-villa, intitolata a suo nipote Eugenio e progettata da Franz Ritter von Neumann, che occupò dal 1886 quando venne completata. Fu il principale promotore della costituzione del Hofwaffenmuseum (oggi Museo di storia dell’esercito) a Vienna, il quale venne aperto al pubblico per la prima volta nel 1869. Morì il 29 luglio 1894 a Weikersdorf am Steinfelde, a causa di un incidente avvenuto presso la stazione ferroviaria locale, dove cadde e batté la testa morendo in giornata. Scomparve senza essersi mai sposato, ma si sa che ebbe una relazione con Maria Lutz dalla quale ebbe un figlio illegittimo Karl Rott (1860-1881). In suo onore, nel 1896 a Vienna nel distretto di Leopoldstadt, vicino al Prater, venne costruita la caserma d’artiglieria Erzherzog-Wilhelm-Kaserne.

Onorificenze

Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Teutonico - nastrino per uniforme ordinariaGran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Teutonico

Maria Carolina d’Asburgo-Teschen (Vienna, 10 settembre 1825 – Baden, 17 luglio 1915). Era la figlia di Carlo d’Asburgo-Teschen, terzo figlio di Leopoldo II d’Asburgo-Lorena e di Maria Ludovica di Borbone-Spagna, e di sua moglie, Enrichetta di Nassau-Weilburg, figlia di Federico Guglielmo di Nassau-Weilburg. Suo padre era il vincitore della Battaglia di Aspern-Essling contro le truppe napoleoniche. Trascorse la sua infanzia a Weilburg, nella Bassa Austria. All’età di quattro anni, sua madre morì di scarlattina. Suo padre si occupò della sua educazione e quella dei suoi fratelli. Sposò, il 21 febbraio 1852, suo cugino l’arciduca Ranieri Ferdinando d’Asburgo-Lorena (1827-1913), figlio dell’arciduca Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena, viceré del Regno Lombardo-Veneto, e di Maria Elisabetta di Savoia-Carignano. Ebbero un matrimonio felice ma non ebbero figli. Amichevole e informale di natura, Maria Carolina era profondamente religiosa e soffrì molto il fatto che non ebbe figli propri. Si prese cura dei membri più giovani della famiglia imperiale che iniziarono a chiamarla “zia”. Fondò numerose fondazioni per i bambini. Nel 1854, il marito acquistò un grande palazzo a Vienna, dove andarono a vivere. Nel 1912 la coppia assisti al declino dell’impero. Suo marito morì il 27 gennaio 1913. Maria Carolina morì il 17 luglio 1915, all’età di 90 anni.

Onorificenze

Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria   Dama dell’Ordine della regina Maria Luisa

Arc. 2281: Alberto Federico Rodolfo Domenico d’Asburgo-Teschen (Vienna, 3 agosto 1817 – Arco, 18 febbraio 1895). Era il secondogenito, ma figlio maggiore maschio, dell’arciduca Carlo d’Asburgo-Teschen e della principessa Enrichetta di Nassau-Weilburg. Quale figlio del vincitore di Essling e cugino del padre dell’Imperatore, Alberto salì rapidamente i gradini dell’esercito, ricevendo, appena tredicenne (1830), il grado onorifico di secondo colonnello. Passò poi alla vita militare pratica nel 1837, quando fu nominato secondo Colonnello del Reggimento di Fanteria Wimpffen. Per completare la propria educazione militare, nel 1839, ventiduenne, cambiò arma, passando al reggimento di corazzieri Mengen col medesimo grado. Il 1º maggio 1844 sposò la principessa Ildegarda di Baviera (1825 – 1864), figlia di Luigi I di Baviera e di Teresa di Sassonia-Hildburghausen (1792 – 1854). Ebbero tre figli. Nel 1840 venne promosso Maggior Generale, nel 1843 Tenente-Feldmaresciallo. Nel 1845venne nominato comandante militare di Salisburgo, Bassa ed Alta Austria. A seguito dello scoppio della rivoluzione viennese del 13 marzo 1848, della quale Alberto venne incolpato per aver dato ordine di sparare sulla folla, si dimise dalla carica. Reietto dai costituzionalisti, prese la saggia decisione di affrettarsi presso l’ultimo bastione dell’assolutismo: si arruolò volontario nella armata d’Italia del Feldmaresciallo Radetzky, rinserrato attorno a Verona. Qui si distinse alla battaglia di Santa Lucia, il 6 maggio, nel cui contesto l’iniziale successo sardo non fu sfruttato da Carlo Alberto. Il contributo più importante che la famiglia diede al Radetzky, tuttavia, venne, probabilmente, dalla sorella maggiore di Alberto, la regina Maria Teresa (1816 – 1867), seconda moglie di Ferdinando II delle Due Sicilie, re delle Due Sicilie: alla metà di quel maggio, mentre Alberto giungeva a Verona, il ‘re bomba’ ritirò dal conflitto le sue truppe, che avevano ormai raggiunto il Po ed erano in procinto di entrare in Veneto. Ciò impedì al generale Pepe di ricongiungersi con l’esercito pontificio del Durando e consentì a Radetzky la strategica vittoria di Custoza, il 10 giugno. Venne poi l’armistizio di Salasco del 9 agosto e la ripresa dei combattimenti, l’8 marzo 1849, quando Carlo Alberto ruppe la tregua con l’Austria. Nel corso di questa breve campagna, Alberto ebbe un comando nel Corpo d’Armata del Feldmaresciallo d’Aspre e si batté con distinzione a Gravellona, Mortara e specialmente a Novara. Qui la sua divisione tenne testa a un ben più numeroso nemico abbastanza a lungo da permettere l’arrivo dei rinforzi. La conclusione della battaglia fu talmente univoca che Carlo Alberto abdicò in favore di Vittorio Emanuele II. Rimase nel seguito del Generale d’Aspre quando questi fu inviato, con il suo 2º corpo d’armata, prima alla rioccupazione di Parma e poi a quella della Toscana per reinsediarvi Leopoldo II, fuggito a Gaeta: prese parte all’assedio e al saccheggio di Livorno (317 fucilazioni ed 800 morti), l’11 maggio 1849, e all’occupazione di Firenze, il 25. Dopo il completamento delle brevi e trionfali campagne, Alberto venne nominato comandante del III Corpo d’Armata in Boemia e governatore della fortezza di Magonza, dove già aveva concluso la propria carriera il padre. Nel 1851 ebbe l’importante carica di governatore generale e comandante militare dell’Ungheria. Si trattava di un incarico assai difficile, ove Alberto si esercitò in parziali aperture agli ungheresi che parvero loro insufficienti, ma eccessive a Vienna. Ciò fu la causa delle sue dimissioni nel 1860. Nella primavera del 1859 gli venne affidata una missione riservata a Berlino, volta ad ottenere l’appoggio prussiano in vista della prossima guerra contro il Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II e la Francia di Napoleone III. La missione non ebbe alcun risultato evidente, benché tra le ragioni che indussero l’imperatore francese all’armistizio di Villafranca molto contarono i timori dell’imperatrice Eugenia circa una possibile mossa prussiana in Germania o sul Reno. I risultati, comunque, non dovettero essere troppo disprezzati a Vienna, dal momento che, nella primavera del 1864, Alberto venne reinviato a Berlino con un nuovo incarico, legato, questa volta, alla Seconda guerra dello Schleswig in corso e che contrapponeva la Danimarca alla Confederazione tedesca. Il tema del contendere era il controllo danese del ducato dello Holstein, maggioritariamente di lingua tedesca, e della attigua provincia dello Schleswig, maggioritariamente di lingua danese. Rispetto alla precedente missione del 1859, a Berlino il fronte anti-austriaco si era notevolmente rafforzato con l’ascesa al trono di Guglielmo I, il 2 gennaio 1861, seguita, il 3 settembre 1862, dall’insediamento del nuovo cancelliere Bismarck. Quest’ultimo, in particolare, premeva su Vienna perché accettasse di estendere il conflitto all’intero territorio danese, ben oltre le due province contese. Occorre ricordare che l’Austria e la Prussia non avevano rivendicazioni specifiche, ma gareggiavano per dimostrare la propria superiorità militare e il proprio attaccamento alla causa germanica. Con la firma del Trattato di Vienna, (30 ottobre 1864) la Danimarca cedeva Holstein, Schleswig e Sassonia-Lauenburg all’Austria e alla Prussia, in condominio, anche se la vera vincitrice diplomatica fu la Prussia. La missione di Alberto si era quindi tradotta in un sostanziale scacco politico, benché la gran parte delle responsabilità andasse addebitata al governo di Francesco Giuseppe. Nel 1860 Alberto venne nominato comandante generale dell’8º Corpo d’Armata austriaco a Vicenza. Qui venne promosso, nel 1863, Feldmaresciallo. Scoppiata la terza guerra di indipendenza, il 24 giugno 1866 Alberto inflisse una dura (sebbene certamente non decisiva) sconfitta al La Marmora a Custoza. Dopodiché, raggiunto dalla notizia della grave sconfitta austriaca a Sadowa, venne nominato comandante in capo al posto del Benedek e comandato a Vienna. La sua decisione cruciale fu di richiamare a Vienna uno dei tre Corpi d’Armata già stanziati in Veneto, aggiungendolo alle truppe ritiratesi dalla Boemia. Ciò gli consentì di costituire una nuova linea difensiva lungo il Danubio, la quale, tuttavia, non venne mai messa alla prova, dal momento che l’imperatore Francesco Giuseppe, fortemente influenzato dalla richiesta della municipalità di Vienna di dichiarare la capitale città aperta, stabilì di avviare colloqui di armistizio. Gli storici militari austriaci hanno sostenuto che tale decisione fosse quanto meno affrettata, stante il notevole apparato difensivo organizzato da Alberto. Ed è certo che quest’ultimo ebbe una qualche influenza nell’indurre Bismarck ad assai ragionevoli termini di pace. Lo svantaggio principale riguardò, in effetti, il fronte italiano, ove l’esercito imperiale non seppe in alcun modo arrestare la successiva avanzata del Garibaldi e del Medici in Trentino e quella del Cialdini attraverso il Veneto, da Ferrara sino oltre Udine. Se l’armistizio fosse stato rimandato oltre, Garibaldi e Medici avrebbero certamente condotto l’assedio di Trento contro il pur assai valente Kuhnenfeld e Cialdini avrebbe proseguito oltre l’Isonzo. Dopo i trattati di Praga e Vienna, Alberto venne nominato capo della commissione di riorganizzazione dell’esercito imperiale, alla quale diede un notevole contributo. Seguì anche le orme del padre quale scrittore di arte militare. Prese stabile residenza al suo Palazzo di Vienna, ove proseguì la importantissima collezione di stampe iniziata dai suoi predecessori. Già uno dei maggiori possidenti terrieri dell’Impero (possedeva sino a 2 070 km²), ne divenne uno dei maggiori industriali. Qui fu colpito da una terribile, quanto incredibile, sciagura: durante un ricevimento in un castello fuori città, la sua terza figlia, l’arciduchessa Matilde, appena diciottenne, lasciò cadere la sigaretta che stava fumando sul vestito da sera, che prese fuoco e ne causò la morte di fronte all’intera famiglia. L’arciduca è sepolto nella tomba 128 della Cripta Imperiale, nella chiesa dei Cappuccini di Vienna. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (austriaco)
                    1830
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
                    Vienna, 1852
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Maria Teresa - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare di Maria Teresa
                    Vienna, 1866-1870
Croce al Merito Militare d'Austria - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al Merito Militare d’Austria

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Aleksandr Nevskij (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Imperiale di Sant’Aleksandr Nevskij (Impero russo)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine di San Vladimiro (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I Classe dell’Ordine di San Vladimiro (Impero russo)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine Imperiale di San Giorgio (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I Classe dell’Ordine Imperiale di San Giorgio (Impero russo)
                    20 giugno 1870
Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Sant'Anna (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I Classe dell’Ordine di Sant’Anna (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Bianca (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Rossa
Gran Commendatore dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Commendatore dell’Ordine Reale di Hohenzollern
Cavaliere di Gran Croce del Reale ordine di San Ferdinando e del merito - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce del Reale ordine di San Ferdinando e del merito
Cavaliere di gran croce del Sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce del Sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante
                    19 settembre 1881
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Serafini
                    20 aprile 1885
Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine di San Giuseppe
Cavaliere di Gran croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran croce dell’Ordine della Legion d’Onore
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Nazionale della Croce del Sud
Cavaliere di I classe dell'Ordine Imperiale di Osmanie - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di I classe dell’Ordine Imperiale di Osmanie
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Torre e della Spada
Collare dell'Ordine di Carlo III - nastrino per uniforme ordinaria   Collare dell’Ordine di Carlo III
Cavaliere di Gran Croce Laureata dell'Ordine di San Ferdinando - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce Laureata dell’Ordine di San Ferdinando
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di Sant’Uberto
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe
Cavaliere dell'Ordine della corona fiorata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della corona fiorata
Cavaliere di Gran Croce per sovrani dell'Ordine della Corona del Württemberg - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce per sovrani dell’Ordine della Corona del Württemberg
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo
                    1856
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Salvatore - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Salvatore
Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Guelfo - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Guelfo
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella di Romania - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Stella di Romania
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila bianca (Serbia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila bianca (Serbia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Takovo - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Takovo
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Fedeltà
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Luigi d’Assia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Falco Bianco
Cavaliere dell'Ordine del Leone d'Oro di Nassau - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Leone d’Oro di Nassau
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Enrico il Leone - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Enrico il Leone
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Principe Danilo I
Commendatore dell'Ordine Militare di Guglielmo - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine Militare di Guglielmo
Cavaliere dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo del Cristo

Arc. 1685: Alberto Federico Rodolfo Domenico d’Asburgo-Teschen (Vienna, 3 agosto 1817 – Arco, 18 febbraio 1895), la moglie ldegarda Luisa Carlotta di Wittelsbach (Würzburg, 10 giugno 1825 – Vienna, 2 aprile 1864) principessa della Casata di Wittelsbach e le figlie Maria Teresa d’Asburgo-Teschen, (Vienna, 15 luglio 1845Tubinga, 8 ottobre 1927) e Matilde Maria Aldegonda Alessandra d’Asburgo-Teschen (Vienna, 25 gennaio 1849 – Castello di Hetzendorf, 6 giugno 1867). Fotografia CDV. Fotografo: L. – Angerer – Wien. 

img401

Arc. 1277: Maria Teresa d’Asburgo-Teschen, (Vienna, 15 luglio 1845Tubinga, 8 ottobre 1927). Suo padre era Alberto d’Asburgo-Teschen, figlio dell’arciduca Carlo d’Asburgo-Teschen e della principessa Enrichetta di Nassau-Weilburg; sua madre era la principessa Ildegarda di Baviera, figlia del re Luigi I di Baviera e della consorte Teresa di Sassonia-Hildburghausen. La famiglia trascorreva l’estate nel Castello Weilburg, costruito dal nonno paterno, l’arciduca Carlo, per la moglie, la principessa Enrietta di Nassau-Weilburg; mentre gli inverni li trascorrevano a Vienna, nel palazzo dell’arciduca Alberto, l’Albertina (oggi è un museo nel centro di Vienna). Il 18 gennaio del 1865 a Vienna, Maria Teresa sposò il duca Filippo di Württemberg, figlio del duca Alessandro di Württemberg (1804-1881) e della duchessa Maria d’Orléans, nata principessa di Francia. Nel 1891, il re Guglielmo II del Württemberg era senza eredi. Legittimo erede al trono era il principe Filippo, marito di Maria Teresa. Dal momento che era 10 anni più vecchio del Re venne dichiarato erede al trono il suo figlio maggiore, il principe Alberto, e di conseguenza fu educato alla gestione del regno e andò a vivere in castel Traunsee. Nel 1905, il principe Filippo vendette il palazzo a Vienna e con la moglie e la famiglia si trasferì a Stoccarda, nel Palazzo Ducale. Nel mese di ottobre del 1917, il principe Filippo, morì all’età di 79 anni. Nel 1918 il Regno di Württemberg cessò di esistere. Maria Teresa si trasferì allora nei pressi di Tubinga. Suo figlio e la sua famiglia si andarono a vivere, invece, in un castello in Alta Svevia, ricevuto dal Re nel 1919. Maria Teresa morì a Tubinga l’8 ottobre 1927.

Arc. 2281: Maria Teresa d’Asburgo-Teschen, (Vienna, 15 luglio 1845Tubinga, 8 ottobre 1927). Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien. 

Arc. 1832: Arciduca Leopoldo Luigi d’Asburgo-Lorena (Milano, 6 giugno 1823 – Hörnstein, 24 maggio 1898). Leopoldo Luigi Maria Francesco Giulio Eustorgio Gerardo d’Asburgo Lorena era il figlio maschio primogenito dell’arciduca Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena (1783-1853) e della principessa Maria Elisabetta di Savoia-Carignano (1800-1856) nonché nipote dell’Imperatore Leopoldo II. Egli nacque a Milano nel 1823 dove suo padre era di servizio come Viceré del Regno Lombardo-Veneto da poco costituito. Il fratello minore di Leopoldo Luigi, l’arciduca Ranieri Ferdinando (1827-1913), prestò servizio come primo ministro austriaco dal 1859 al 1861. Leopoldo seguì il padre nella carriera militare ottenendo il grado di Feldmarschall-leutnant (Luogotenente Generale) nell’esercito austriaco e nel 1867 ottenne il grado di Generale di cavalleria. Divenne quindi proprietario del 53º Reggimento di Fanteria e del Reggimento di Lancieri russo-ucraini n. 13 nonché del 6º Reggimento prussiano di Fanteria. Durante la rivoluzione in Italia, Leopoldo risultò fondamentale per la cattura di Forte Marghera. Nell’ambito della ricerca finalizzata al miglioramento delle tecnologie militari, Leopoldo si dedicò a studi migliorativi per i guastatori, formando un moderno corpo di genieri, completamente rinnovato. Quando l’arciduca Massimiliano d’Austria accettò la corona dell’Impero del Messico nel marzo del 1864, l’Imperatore Francesco Giuseppe inviò Leopoldo al Castello di Miramare a Trieste per consegnare a Massimiliano il suo atto di rinuncia alle pretese sul trono austriaco. Tra i due cugini, ad ogni modo, non correva buon sangue e in particolare Massimiliano vedeva Leopoldo come uno dei possibili beneficiari di una sua rinuncia al trono ed è per questo che si rifiutò categoricamente di controfirmare l’atto sino alla visita di Francesco Giuseppe a Miramare, il 9 aprile 1864. Indubbiamente l’irritazione di Massimiliano crebbe ulteriormente quando Leopoldo venne nominato dal 1865 -25.febbraio 1868 ispettore generale delle truppi navali e la flotta col grado di Vice Ammiraglio nell’aprile del 1864. Dopo un ictus nel 1868 Leopoldo si ritirò a vita privata. La sua proprietà del castello di Hernstein nel 1880 venne completamente rinnovata e rimodellata storicamente con un progetto affidato all’architetto Theophil von Hansen il quale la trasformò in una splendida residenza di caccia. Altri problemi di salute costrinsero poi l’arciduca a trascorrere gli ultimi anni della sua vita su una sedia a rotelle. Morì celibe e senza figli a Hörnstein il 24 maggio 1898 e fu sepolto in una tomba della Cripta Imperiale di Vienna. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (austriaco)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
Senatore di Cran Croce con Collana S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio (Parma) - nastrino per uniforme ordinaria   Senatore di Cran Croce con Collana S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio (Parma)

Arc. 1016: Giuseppe Carlo Luigi d’Austria (Bratislava, 2 marzo 1833 – Fiume, 13 giugno 1905). Giuseppe Carlo Luigi era figlio di Giuseppe d’Asburgo-Lorena, e della sua terza moglie, la duchessa Maria Dorotea di Württemberg. Venne educato dai monaci benedettini tra i quali Flóris Rómer. Come altri membri della famiglia venne poi destinato alla carriera militare. Nel 1845 entrò nell’esercito imperiale. Nel 1853 fu il Maggiore del 3° Reggimento dei Dragoni (a quel tempo il reggimento era a Kecskemét e a Kiskunfélegyháza), quindi lasciò la cavalleria per un breve periodo e prestò servizio nel 60º Reggimento di Fanteria a Wasa. Dal 1855 divenne Colonnello dell’8º Reggimento dei Dragoni e fu promosso al grado di Colonnello del 37º Reggimento di Fanteria, di cui prese il nome. Nel 1860 divenne Maggior Generale. Nel 1866 fu coinvolto in una serie di battaglie nella guerra austro-prussiana. Prese parte alle battaglie di Schweinschad e Königgrätz. Il 3 luglio, l’arciduca Giuseppe diresse le sue truppe per un lungo periodo, trattenendo l’esercito prussiano. Nel 1867, alla morte del fratellastro Stefano, divenne Palatino d’Ungheria, ma tale carica fu esclusivamente onorifica. Il 5 dicembre 1868 gli fu incaricato di organizzare l’esercito reale ungherese, diventandone il comandante fino alla sua morte. Nel 1874 giunse al grado di Generale di Cavalleria. Giuseppe Carlo non era solo popolare in Ungheria per i suoi meriti militari, ma perché prendeva parte a ogni manifestazione della vita sociale e culturale del paese per mostrare la sua passione per l’Ungheria. Dopo il suo matrimonio si trasferì in Ungheria e si stabilì nella tenuta di famiglia ad Alcsút. Con grande passione, si è preso cura dell’arboreto di Alcsút, conducendo ricerche botaniche, i cui risultati sono stati pubblicati in diversi studi. Ha fondato una fattoria orticola a Kisjenő e Alcsúton. Ha anche posseduto l’Isola Margherita a Budapest, dove fece costruire un resort e un ponte che collegava l’isola alle sponde del fiume. Nel 1873 il quartier generale si trasferì nel Palazzo Teleki. Dopo il 1889, quando gli uffici furono trasferiti nell’edificio del nuovo Ministero della difesa reale ungherese costruito a Piazza Dísz, l’arciduca acquistò il Palazzo Teleki per sé. Nel 1902, lo ricostruì e lo ampliò, basato sui progetti di Flóris Korb e Kálmán Giergl. Ha lavorato duramente per far crescere l’industria, tra gli altri è stato il fondatore dell’Associazione economica ungherese. Ha anche contribuito alla creazione di molte organizzazioni benefiche. Comprò anche il monastero di Frangepan nella città balneare croata come luogo di cura e di vacanza per i soldati. Fu anche il protettore dell’Associazione Policlinica di Budapest e del Sanatorio per le malattie respiratorie. Era interessato alla natura, in particolare alla botanica. In giovane età imparò la lingua gitana quando era luogotenente dI fanteria a Wasa, e da quel momento aveva a che fare con la lingua e il folklore gitano. È stato il primo a prendere provvedimenti concreti per il reinserimento degli zingari in Ungheria con mezzi di sostentamento permanenti. Ha guadagnato fama internazionale attraverso la sua ricerca sui rom. Ha scritto il primo dizionario gitano-ungherese e il primo libro di grammatica zingara pubblicato dall’accademia delle scienze ungherese. Ha preso una parte significativa nell’organizzazione dei vigili del fuoco in Ungheria. Ha lanciato la pubblicazione geografica ed etnografica della monarchia austro-ungarica. Dei 21 volumi, 7 riguardano l’Ungheria contemporanea. Nel 1881 l’arciduca acquistò Villa Giuseppe a Fiume. I piccoli castelli circostanti furono acquistati e demoliti per ottenere più acri di terra per la costruzione del parco. Il castello fu ristrutturato e ampliato dagli architetti croati Pietro e Raffaelle Culotti (1892-1895). Il castello fu la residenza invernale della famiglia arciduca fino al 1916. L’arciduca vi morì il 13 giugno 1905. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro
Medaglia di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di guerra
Medaglia per il 50º anno di regno di Francesco Giuseppe per militari - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia per il 50º anno di regno di Francesco Giuseppe per militari

Maria Adelaide Amalia Clotilde di Sassonia-Coburgo e Gotha (Neuilly-sur-Seine, 8 luglio 1846 – Alcsútdoboz, 3 giugno 1927). Clotilde era figlia di Augusto di Sassonia-Coburgo-Koháry, e di sua moglie, Clementina d’Orléans. I suoi nonni paterni erano il principe Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Koháry e Maria Antonia di Koháry; quelli materni il re dei francesi Luigi Filippo d’Orléans e la regina Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie, figlia a sua volta del re Ferdinando I delle Due Sicilie. Sposò, il 12 maggio 1864, a Coburgo, il principe palatino Giuseppe Carlo Luigi d’Asburgo-Lorena (1833-1905), figlio di Giuseppe Antonio Giovanni d’Asburgo-Lorena, e della sua terza moglie, Maria Dorotea di Württemberg. Morì il 3 giugno 1927. Fu sepolta accanto al marito e ai figli. Nel 1970 la sua tomba venne saccheggiata e nel 1980 iniziarono i lavori di restauro guidati da Stephen Kiszely.

img153

Arc. 3085: ( a destra) Richard Klemens II principe di Metternich-Winneburg zu Beilstein (Vienna, 7 gennaio 1829 – Vienna, 1º marzo 1895). Richard Metternich nacque a Vienna il 7 gennaio 1829 dal diplomatico Klemens, principe di Metternich-Winneburg zu Beilstein, di cui fu il maggiore dei figli maschi sopravvissuti, e dalla sua seconda moglie, la baronessa Maria Antonia von Leykam (1806–1829). Suo padre, che in precedenza era stato sposato con la contessa Eleonore von Kaunitz, aveva prestato servizio come ministro degli esteri e cancelliere dell’impero austriaco. I suoi nonni paterni furono il conte Franz George Karl von Metternich-Winneburg zu Beilstein, un diplomatico che prestò servizio presso il principe-arcivescovo di Treviri prima che alla corte imperiale, e sua moglie la contessa Maria Beatrix Aloysia von Kageneck. Nel 1855, Metternich seguì il padre nella carriera diplomatica, aggregandosi all’ambasciata austriaca al secondo impero francese a Parigi come Legationssekretär. L’anno successivo, fu nominato inviato dell’Austria nel regno di Sassonia e assunse l’incarico a Dresda. Nel 1861, l’imperatore Francesco Giuseppe emanò la patente di febbraio ed il successivo diploma di ottobre, con cui creava il nuovo Reichsrat austriaco. Metternich diventò membro ereditario della Herrenhaus, la camera alta del nuovo Reichsrat. Dal 1859 al 1870, Metternich prestò servizio come ambasciatore dell’impero d’Austria (dopo il 1867, dell’Austria-Ungheria) alla corte di Napoleone III di Francia. Durante questo periodo, sua moglie ebbe un ruolo di primo piano nella società parigina. Metternich tentò di convincere la Francia ad intervenire per conto dell’Austria durante la guerra austro-prussiana, ma non ebbe successo in questo tentativo. Nel 1857, mentre prestava servizio presso la corte imperiale, Metternich ricevette il massimo dei voti nel celebre dictée de Mérimée. Ritiratosi dalla carriera diplomatica, curò e organizzò la pubblicazione delle memorie di suo padre. Nel 1856, sposò la nipote, Pauline Sándor de Szlavnicza, figlia della sorellastra, la principessa Leontine von Metternich (nata dal primo matrimonio di suo padre) e del conte Moritz Sándor de Szlavnicza. Sua moglie fu in seguito comunemente nota come la principessa Pauline von Metternich. Morì il 1º marzo 1895. Dal momento che dal suo matrimonio erano nate tre femmine, dopo la sua morte, il titolo principesco passò al fratellastro, Paul von Metternich.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro (Austria)
Cavaliere di gran croce dell'ordine eeale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’ordine reale di Santo Stefano d’Ungheria
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Nostra Signora di Guadalupe (Impero messicano) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Imperiale di Nostra Signora di Guadalupe (Impero messicano)

img960

Arc. 3310: Gyula Andrássy de Csíkszentkirály et Krasznahorka (Košice, 3 marzo 1823 – Volosca, 18 febbraio 1890). Figlio del conte Károly Andrássy ed Etelka Szapáry, nacque a Košice (attualmente in Slovacchia), Regno d’Ungheria. Educato da un padre liberale che apparteneva all’opposizione politica, in un’epoca in cui l’opposizione al governo era molto pericolosa, Andrássy in età molto precoce partecipò alle lotte politiche dell’epoca, adottando in via preliminare il lato patriottico. Parteggiò per il movimento nazionale magiaro; inviato dal governo rivoluzionario di Kossuth (1849) in missione a Costantinopoli, non ebbe riconosciuto dalla Porta il carattere diplomatico e si rifugiò a Londra; l’Austria lo condannò a morte nel 1851. Graziato poi nel 1857 tornò in patria e nel 1861 fu eletto alla Dieta (fino al 1869). Collaborò con l’Imperatrice Elisabetta, assumendo la parte principale nelle trattative che condussero al Compromesso austroungarico del 1867e divenne presidente del consiglio ungherese dal 1867 al 1871. Per mantenere la supremazia dei magiari in Ungheria si accordò con i tedeschi, opponendosi ai tentativi d’introdurre in Austria il federalismo, e con Bismarck premendo su Friedrich Ferdinand von Beust per ottenere che la monarchia rimanesse neutrale durante la Guerra franco-prussiana. Succedette al Beust come presidente del ministero comune e ministro degli Esteri della monarchia austro-ungarica (novembre 1871 -aprile 1879). Si adattò alla politica del Bismarck: l’Austria-Ungheria, con lui, rinunciò a immischiarsi nelle questioni tedesche e, per quanto avversasse la Russia, accettò l’alleanza dei Tre imperatori; durante la crisi orientale del 1875-1878 preferì rimanere neutrale nella guerra russo-turca, ottenendo il consenso russo all’occupazione militare austriaca della Bosnia ed Erzegovina, diritto riconosciuto dal trattato di Berlino. Non riuscì a ingrandire la Serbia (per metterla in contrasto con la Russia da un lato e la Croazia dall’altro), né ad opporsi al risveglio delle nazionalità balcaniche. La sua politica causò tuttavia malcontento, onde poco dopo si indusse a ritirarsi. Andrássy era un conservatore; la sua politica estera guardò ad espandere l’impero in Europa sud-orientale, preferibilmente con il sostegno britannico e tedesco, e senza alienarsi la Turchia. Vedeva la Russia come il principale avversario a causa delle sue politiche espansionistiche verso l’area slava e ortodossa. Diffidava dei movimenti nazionalisti slavi considerati una minaccia all’impero multietnico. Da sua moglie, la contessa Katinka Kendeffy, che egli sposò a Parigi nel 1856, il conte Andrássy ebbe due figli maschi, e una femmina, Ilona (1858-1952). Entrambi i figli maschi si distinsero come statisti. Il maggiore, Tivadar Andrássy (1857-1905), fu eletto vicepresidente della Camera Bassa del parlamento ungherese nel 1890. Il più giovane, Gyula (1860-1929), ebbe anch’egli una carriera politica di successo. Secondo la leggenda comune, il conte Andrássy ebbe una storia d’amore di lunga durata con Elisabetta, imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria, nota come Sissi, moglie dell’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria-Ungheria. Alcune voci malevole sostennero che il conte Andrássy fosse il vero padre della sua ultimogenita. Non vi è alcuna prova di questo, e la diceria potrebbe essersi sviluppata grazie alla devozione di entrambi verso l’Ungheria, la sua cultura e i suoi costumi nazionali. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Onorificenze austriache

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
Onorificenze straniere
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
                    1873
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d’Italia)
                    1873
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia (Regno d’Italia)
                    1873
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
                    7 maggio 1874

img811

Arc. 1854: Pauline Clémentine Marie Walburga Sándor de Szlavnicza, principessa von Metternich-Winneburg zu Beilstein (Vienna, 25 febbraio 1836 – Vienna, 28 settembre 1921). Pauline nacque a Vienna nella nobile famiglia ungherese dei De Szlavnicza. Suo padre, conte Móric Sándor (1805–1878), descritto come “un cavaliere furioso”, era conosciuto in tutto l’impero asburgico come un cavaliere appassionato. Sua madre, principessa Leontine von Metternich-Winneburg (1811–1861), era una figlia del famoso cancelliere austriaco, principe Klemens von Metternich, autore dell’ordine europeo voluto dal Congresso di Vienna. Fu nella sua casa di Vienna che Pauline trascorse l’intera infanzia. Nel 1856, sposò suo zio, principe Richard von Metternich (1829–1895), suo nonno principe Metternich diventò anche suo suocero. La loro vita coniugale fu relativamente felice, nonostante le liaisons amorose di Richard con ballerine e cantanti d’opera ed ebbero tre figlie, la loro primogenita Sophie nacque nel 1857 e sposò Albrecht, principe di Oettingen-Oettingen und Oettingen-Spielberg; la seconda figlia, Pascaline (nata nel 1862), sposò il conte Georg von Waldstein-Wartenberg, un aristocratico ceco pazzo e alcolista che si diceva l’avesse uccisa nel delirio a Duchcov (attuale Repubblica Ceca) nel 1890. La figlia più piccola, Klementine (1870), fu gravemente ferita dal suo cane da bambina e decise di non sposarsi mai a causa del suo viso sfregiato. Pauline accompagnò il marito nelle sue missioni diplomatiche nella corte reale di Dresda e nella corte imperiale di Parigi, dove vissero per undici anni, dal 1859 al 1870, alla caduta del Secondo Impero. Pauline giocò un ruolo importante nella vita mondana delle corti sassone e francese e in quella austriaca dopo il 1870. In Francia divenne un’intima amica e confidente dell’imperatrice Eugenia, che all’epoca era considerata la regina incontrastata della moda (fu Pauline che fece incontrare per la prima volta l’imperatrice e Charles Frederick Worth, che divenne sarto personale di Eugenia). Pauline e Richard divennero figure di spicco nella dorata corte delle Tuileries di Napoleone III. Pauline fu inoltre una grande appassionata di musica e fu patrona di numerosi artisti tra i quali Richard Wagner, Franz Liszt, Charles Gounod e Camille Saint-Saëns. Diffuse la musica di Wagner a Parigi e quella del compositore ceco Bedřich Smetana a Vienna. Fu amica e tenne corrispondenza con Prosper Mérimée e Alexandre Dumas. Nella sua vita privata Pauline assistette a vari rivolgimenti e crisi. Quand’era bambina vide con i suoi occhi i moti del 1848 e nel 1870 rimase al fianco dell’imperatrice Eugenia durante la Guerra franco-prussiana e lei e suo marito l’aiutarono a riparare in Inghilterra quando la folla assaltò il palazzo imperiale. La principessa Pauline morì a Vienna nel 1921. Aveva visto l’apoteosi e il declino dei grandi imperi, quello asburgico e quello francese, e divenne un simbolo vivente di questi due mondi decadenti. Fotografia CDV. Fotografo: P. Petit – Paris.

Onorificenze

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria    Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa

Arc. 1661: L’imperatore Francesco Giuseppe e i regnanti degli  stati tedeschi nel 1863. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.

I commenti sono chiusi.