Casa Imperiale francese

 

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Arc. 408: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, regnante con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808 – Chislehurst, 9 gennaio 1873), figlio terzogenito del re d’Olanda Luigi Bonaparte (fratello di Napoleone Bonaparte) e di Hortense de Beauharnais, fu presidente della Repubblica francese dal 1848 al 1852 e Imperatore dei francesi dal 1852 al 1870. Detto anche Napoleone il piccolo (soprannome datogli da Victor Hugo), sposò la contessa di Teba María Eugenia de Guzmán Montijo, una Grande di Spagna, con cui ebbe Napoleone Eugenio Luigi, mentre altri cinque figli furono illegittimi e avuti da donne diverse. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1865 ca.

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Arc. 2742: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, meglio noto con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808 – Chislehurst, 9 gennaio 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1865 ca.

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Arc. 1295: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, meglio noto con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808 – Chislehurst, 9 gennaio 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Disdéri – Paris.

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Arc. 408: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, meglio noto con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808 – Chislehurst, 9 gennaio 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Disderi & C.ie – Paris. 1865 ca.

 

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Arc. 1385: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, meglio noto con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808 – Chislehurst, 9 gennaio 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Levitsky – Paris.

 

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Arc. 14: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, meglio noto con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808 – Chislehurst, 9 gennaio 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1872 ca.

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Arc. 666: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, meglio noto con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808 – Chislehurst, 9 gennaio 1873). Fotografia CDV. Fotografo: Levitsky – Paris.

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Arc. 1807: María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick, nota come Eugenia de Montijo (Granada, 5 maggio 1826 – Madrid, 11 luglio 1920. Era figlia del conte Cipriano Guzmán y Porto Carrero, conte di Teba e di Montijo, duca di Peñaranda e di Maria Manuela Kirkpatrick, americana di origine scozzese. Quest’ultima, rimasta vedova, si stabilì in Francia con la figlia minore Eugenia, mentre la maggiore Maria aveva fin dal 1844 sposato il duca d’Alba. Il principe Luigi Napoleone che, dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851 aveva scambiato la presidenza della Repubblica francese col trono imperiale, s’invaghì della bellissima contessina di Montijo, introdotta dalla madre nell’alta società e abituata alla famigliarità con letterati quali lo Stendhal e il Mérimée. Un soggiorno delle Montijo a Compiègne maturò la decisione di Napoleone III, che il 22 gennaio 1853 annunciò ai presidenti del Senato, del Corpo legislativo e del Consiglio di stato il suo fidanzamento. Il matrimonio civile ebbe luogo nel palazzo delle Tuileries il 29 gennaio e l’indomani fu celebrato quello religioso nella cattedrale di Notre Dame. Nei primi tempi dell’impero Eugenia mostrava di dividere le simpatie del marito per l’Italia e per la casa di Savoia; ma quando queste vennero a trovarsi in crescente dissenso con la S. Sede, la devozione alquanto ristretta della giovane Spagnola la rese sempre meno propensa alla causa italiana. Se ne ebbero le prime prove allorché, nato il 16 marzo 1856 un figlio maschio all’imperatore, la madre desiderò che avesse a padrino di battesimo il papa Pio IX e se ne vide la ripercussione nel raffreddarsi dell’interessamento della sovrana per i plenipotenziari sardi al congresso di Parigi. Da allora in poi la benevolenza che l’imperatrice mantenne vivissima per taluni Italiani, quali il conte Francesco Arese e poi il Nigra, non impedì che essa si sforzasse di trattenere Napoleone III nella sua politica a vantaggio del Risorgimento italiano. Già durante la campagna del 1859 l’imperatrice aveva temuto che il consorte sfidasse pericolosamente l’impopolarità, imponendo al popolo riluttante l’onere della guerra per interessi non suoi. Essa scriveva però in uno sfogo confidente all’Arese che lavorava più che poteva “à devenir italienne”. Sforzo e risultato che parvero effimeri, se pure si realizzarono; perché l’irritazione degli Italiani contro l’armistizio di Villafranca fu dall’imperatrice scambiata per ingratitudine e la soddisfazione ch’essa provò per l’annessione di Nizza e della Savoia fu ben presto cancellata dalla sua trepidanza per il potere temporale dei papi, che vedeva minacciato dalle insurrezioni e dalle annessioni dell’Italia centrale. L’atteggiamento che il conte di Cavour dovette assumere nel 1861 contro il giovane re Francesco II di Napoli per assicurare l’unità italiana provocò altre riluttanze dell’imperatrice ad accettare i fatti compiuti. Soltanto dopo la morte del conte di Cavour e l’insuccesso delle trattative da lui avviate con la S. Sede per la rinuncia del potere temporale, l’imperatrice parve acconciarsi all’esistenza dell’alleanza franco-italiana, purché sulla piattaforma di rassegnata attesa che il Drouyn de Lhuys credeva di essersi garantita con la Convenzione di settembre. Alle schiette preoccupazioni ispiratele dalla sua concezione religiosa, che fecero dell’imperatrice la grande paladina del mantenimento delle truppe francesi a Roma, si venivano aggiungendo, man mano che la salute di Napoleone III declinava, pericolose velleità della sovrana d’ingerirsi nella politica generale, certo con ansietà di sposa e di madre, ma obbedendo spesso a influenze imponderabili e irresponsabili. Nella crisi politica che seguì alla campagna vittoriosa della Prussia, l’imperatrice Eugenia fu chiamata dal marito a partecipare al famoso consiglio del 5 luglio 1866, in cui fu decisa la rinuncia alla mediazione armata proposta dal Drouyn de Lhuys. Da quella epoca in poi l’ingerenza della sovrana, sospinta dalle ansie materne, si fece sempre più costante e visibile in tutta l’attività politica del regime, sì da provocare le lagnanze del più antico dei collaboratori dell’imperatrice, il duca di Persigny. L’imperatrice Eugenia diede prova di un’accorata pietà ricevendo la sventurata imperatrice Carlotta del Messico, ma nulla poté fare per evitare la catastrofe di Querétaro. Accompagnò Napoleone III nel viaggio a Salisburgo che si volle configurare come una manifestazione di simpatia nel lutto della casa d’Asburgo. Spinta verosimilmente dal desiderio di assicurare la trasmissione del trono al figlio, l’imperatrice profittò dell’ascendente sempre maggiore che aveva saputo acquistare sul marito per farsi designare reggente. La suscettibilità nei riguardi del figlio provocò in lei risentimenti pericolosi verso le critiche degli oppositori e le manifestazioni come quella del figlio del repubblicano Cavaignac, che rifiutò di ricevere dalle mani del principe imperiale un premio scolastico. Dominata da queste preoccupazioni intervenne spesso nei consigli della Corona e forzò la mano a Napoleone III, trattenendolo dal concludere nel 1869 l’alleanza con l’Austria e l’Italia, che avrebbe dovuto avere per prezzo l’evacuazione di Roma da parte delle truppe francesi. Scoppiata la gravissima crisi del luglio 1870, l’imperatrice, accecata dal timore che l’arrendevolezza verso la Germania minacciasse il prestigio della dinastia, contribuì a far abbandonare il progetto di congresso vagheggiato il 14 luglio da Napoleone III. Investita da questo della reggenza, subì le più pericolose illusioni del potere e ostinatasi a non rinunciarvi appoggiò tutti i piani che potessero escludere il ritorno dell’imperatore a Parigi. Si arbitrò a far convocare il Corpo legislativo dopo i primi disastri militari dell’agosto, ed ebbe grande influenza nella sostituzione del ministero presieduto dal conte di Palikao a quello dell’Ollivier. Solo il 4 settembre si rifiutò di affrontare le terribili incognite di una guerra civile e cessò da ogni resistenza mostrandosi disposta a cedere il potere al Corpo legislativo. La prevalenza dei repubblicani in quella giornata costrinse l’imperatrice ad abbandonare clandestinamente il castello delle Tuileries con l’aiuto degl’inviati dell’Austria e dell’Italia, principe di Metternich e conte Nigra. Riparò in casa di un dentista americano, il dottor Evans, che la condusse nella sua carrozza a Deauville sulla costa normanna, donde un gentiluomo inglese, sir John Burgoyne, la trasportò sul suo yacht in Inghilterra durante una furiosa tempesta. Quivi la disgraziata sovrana poté ricongiungersi col giovane principe imperiale, che attraverso il Belgio si era pure riparato in territorio britannico. Soprattutto dopo la morte di Napoleone III avvenuta nel 1873 a Chislehurst, l’imperatrice si consacrò con appassionato fervore all’educazione del figlio, ma ebbe lo strazio di vederlo cadere nel 1879 vittima degli Zulù durante una spedizione coloniale britannica alla quale egli aveva ottenuto di partecipare. Visse abbastanza a lungo per poter organizzare, novantenne, nella sua residenza inglese di Farnborough, un ospedale per i feriti della guerra mondiale. Fotografia CDV. Fotografo: Disdéri – Paris.

Onorificenze

Dama di Gran Croce dell'Ordine dell'Impero Britannico (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria    Dama di Gran Croce dell’Ordine dell’Impero Britannico (Regno Unito)
     Farnborough, marzo 1919
Rosa d'Oro (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria    Rosa d’Oro (Santa Sede)
     1856
Dama di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di San Carlo (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria    Dama di Gran Croce dell’Ordine Imperiale di San Carlo (Messico)
   
Dama dell'Ordine della Croce Stellata (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria    Dama dell’Ordine della Croce Stellata (Austria)
   
Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa (Spagna)

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Arc. 33: María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick, nota come Eugenia de Montijo (Granada, 5 maggio 1826 – Madrid, 11 luglio 1920), diciannovesima contessa di Teba e decima contessa di Montijo, fu imperatrice consorte dei Francesi dal 1853 al 1870. Fotografia CDV. Fotografo: Levitsky -Parigi. 1870 ca.

 

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Arc. 1391: María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick, nota come Eugenia de Montijo e il figlio Napoleone Eugenio Luigi Giovanni Giuseppe Bonaparte. Fotografia CDV. Fotografo: Levitsky – Paris.

 

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Arc. 1310: Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, la moglie María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick e il figlio Napoleone Eugenio Luigi Giovanni Giuseppe Bonaparte. Fotografia CDV. Fotografo: Levitsky – Paris.

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Arc. 2174: Napoleone Eugenio Luigi Giovanni Giuseppe Bonaparte,  (Parigi, 16 marzo 1856 – Natal, 1º giugno 1879). La sua nascita, avvenuta negli anni migliori del Secondo Impero, sembrò garantire l’avvenire della dinastia bonapartista in Francia. Dopo la proclamazione della Terza Repubblica francese, il 4 settembre 1870, Napoleone Eugenio Luigi si rifugiò in Belgio. Un mese più tardi sbarcò ad Hastings nel Regno Unito per raggiungervi la madre, l’imperatrice Eugenia. Qui chiese ed ottenne di essere ammesso al British Military College. Al termine dei corsi fu trasferito in artiglieria, l’arma del suo famoso prozio. Alla morte del padre, il 9 gennaio 1873, i bonapartisti lo proclamarono Napoleone IV. Nel corso degli anni ’70 si discusse di un suo possibile matrimonio con la principessa Beatrice, ultima nata della Regina Vittoria. Con lo scoppio della guerra degli zulu nel 1879, il principe imperiale, raggiunto il grado di sottotenente, insisté presso le autorità militari del Regno Unito affinché lo inviassero in Africa per partecipare al conflitto, cosa che avvenne. Arrivato nella terra degli Zulu, fu posto agli ordini di Lord Chelmsford ma non poté prendere parte alle operazioni poiché quest’ultimo dispose che non fosse impegnato in combattimenti, temendo ripercussioni politiche nel caso avesse patito gravi ferite o addirittura fosse deceduto in battaglia. Il 1º giugno di quell’anno egli, il sottotenente Carey ed una scorta di sette cavalleggeri usciti in perlustrazione, si fermarono per una pausa di riposo in un accampamento abbandonato dagli Zulu presso il fiume Tyotyosi. Proprio quando tutti gli uomini erano ormai montati a cavallo per ripartire, tranne il principe che si era attardato, furono oggetto di un improvviso attacco da parte di una quarantina di Zulu che si erano avvicinati nell’erba alta fino a pochi passi dal gruppo. Tutti gli uomini a cavallo si diedero immediatamente alla fuga, benché due britannici e una guida fossero uccisi. Se i rimanenti riuscirono a fuggire, il principe, che aveva maldestramente tentato di balzare a cavallo riuscendo però soltanto a strappare una delle cinghie della sella, dopo una brevissima fuga a piedi venne raggiunto e ucciso dai guerrieri Zulu in un canalone poco distante. Seguirono molte polemiche sul comportamento del sottotenente Carey, accusato di aver abbandonato il principe per codardia, a prescindere dal fatto che fosse stato effettivamente possibile, in quel frangente, salvargli la vita. La sua morte fece un grande scalpore in Europa poiché egli era l’ultima speranza di una successione dinastica dei Bonaparte al trono imperiale di Francia. Più tardi i capi Zulu sostennero che, se avessero saputo chi era, non lo avrebbero ucciso. Per cercare di placare l’ira dei bonapartisti, venne accreditata la leggenda che il principe fosse morto eroicamente. La sua salma, benché ormai decomposta, diversi mesi dopo fu riportata nel Regno Unito e sepolta a Chislehurst. Successivamente essa fu trasferita nel mausoleo fatto costruire dalla madre come cripta imperiale presso l’abbazia di San Michele a Farnborough nello Hampshire, accanto al padre. Come suo erede il principe imperiale aveva nominato Napoleone Vittorio Bonaparte, trascurando il genealogicamente precedente padre di Vittorio, il detestato Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, che entrò per questo in lite con il figlio. Nel 1998 fu assegnato ad un asteroide il nome di Piccolo Principe, in ricordo di Napoleone Eugenio Luigi, poiché esso orbita intorno ad all’asteroide 45 Eugenia, che prese il nome da sua madre. Fotografia CDV. Fotografo: Levitsky – Paris.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
     14 giugno 1856

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Arc. 1362: Napoleone Eugenio Luigi Giovanni Giuseppe Bonaparte,  (Parigi, 16 marzo 1856 – Natal, 1º giugno 1879). Fotografia formato 19 x 14,4. Fotografo: Disdéri – Paris. 

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Arc. 105: Girolamo Bonaparte (Ajaccio, 15 novembre 1784 – Villegénis, 24 giugno 1860) fu re di Vestfalia (1807 – 1813), principe di Montfort (1816 – 1860) e Maresciallo di Francia dal 1850. Era figlio del generale Carlo Maria Bonaparte e di Maria Letizia Ramolino, ed ultimo fratello di Napoleone Bonaparte. Fotografia formato gabinetto 11 x 16,5. Fotografo: Montabone – Torino.

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Arc. 115: Napoleone Giuseppe Carlo Bonaparte detto Gerolamo (Jérôme) oppure Plon Plon (Trieste, 9 settembre 1822 – Roma, 17 marzo 1891). Fotografia CDV. Fotografo: Boglioni – Torino. 1865 ca.

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Arc. 74: Napoleone Giuseppe Carlo Bonaparte detto Gerolamo (Jérôme) oppure Plon Plon (Trieste, 9 settembre 1822 – Roma, 17 marzo 1891). Fotografia CDV. Fotografo: Disderi – Parigi. 1865 ca.

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Arc. 536: Alexandre Florian Joseph Colonna Walewski, conte (principe dal 1866) (Walewice, 4 maggio 1810 – Strasburgo, 27 ottobre 1868). Figlio naturale di Napoleone Bonaparte e di Maria Walewska, prese parte all’insurrezione polacca del 1830. Naturalizzato francese, combatté in Algeria come ufficiale della Legione straniera francese e successivamente iniziò la carriera diplomatica. Si dedicò in ugual misura alla letteratura e al giornalismo, pubblicando “Una parola sulla questione d’Africa” nel 1837 e “L’alleanza inglese” nel 1838. Fondò il giornale Le Messager. Fu ambasciatore a Firenze nel 1849, a Napoli nel 1850, a Madrid nel 1851 e a Londra nel 1851. Fu ministro degli affari esteri dal 7 maggio 1855 al 4 gennaio 1860. Oppositore di Napoleone III sulla questione italiana, diede le dimissioni ma ottenne il ministero di Stato e la direzione dell’Académie des beaux-arts. Fu eletto deputato nelle Landes. Presiedette il corpo legislativo dal 1865 al 1867 e venne creato principe dal cugino imperatore nel 1866. Morì all’età di 58 anni per un ictus mentre si trovava a Strasburgo; fu poi seppellito a Parigi nel cimitero del Père-Lachaise.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera (Prussia)
   
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
     20 dicembre 1855
Senatore di Gran Croce del Sacro Imperiale Angelico Ordine Costantiniano di San Giorgio (Ducato di Parma) - nastrino per uniforme ordinaria    Senatore di Gran Croce del Sacro Imperiale Angelico Ordine       Costantiniano di San Giorgio (Ducato di Parma)
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Virtuti Militari (Polonia)
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano               d’Ungheria  
   
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
     1859

 

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Arc. 1385: Alexandre Florian Joseph Colonna Walewski, conte (principe dal 1866) (Walewice, 4 maggio 1810 – Strasburgo, 27 ottobre 1868). Figlio naturale di Napoleone Bonaparte e di Maria Walewska, prese parte all’insurrezione polacca del 1830. Fotografia CDV. Fotografo: Disdéri – Paris.

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Arc. 1649: Maria Amalia di Borbone-Napoli (Caserta, 26 aprile 1782 – Esher, 24 marzo 1866). Maria Amalia nacque il 26 aprile 1782 alla reggia di Caserta, vicino a Napoli. Era la settima dei nove figli di Ferdinando I delle Due Sicilie e di Maria Carolina d’Austria. Come giovane principessa italiana, venne educata nella tradizione cattolica che restò sempre nel suo cuore. Maria Carolina, come sua madre, Maria Teresa, fece sforzi per far parte della vita di sua figlia, anche se quest’ultima era accudita quotidianamente da una governante, Vincenza Rizzi. Quando lei era ancora bambina, la madre di Maria Amalia e sua zia, Maria Antonietta, si accordarono per il matrimonio tra lei e il figlio di Maria Antonietta, Luigi Giuseppe, Delfino di Francia, il futuro re di Francia, che avrebbe fatto di lei la regina di Francia, ma le loro speranze svanirono nel 1789. Maria Amalia subì uno sconvolgimento fin dalla tenera età. La morte di sua zia Maria Antonietta durante la Rivoluzione francese e le successive azioni drammatiche della madre scombussolarono la sua giovane età. Allo scoppio della Rivoluzione francese nel 1789, la corte napoletana non fu ostile a questo movimento, ma quando la monarchia francese venne abolita e Maria Antonietta e Luigi XVI furono ghigliottinati, i genitori di Maria Amelia aderirono alla Prima coalizione contro la Francia nel 1793. Sebbene una pace fosse stata stipulata con la Francia nel 1796, il conflitto ricominciò nel 1798 e la famiglia reale lasciò il Regno di Napoli e fuggì nel Regno di Sicilia, il 21 dicembre 1798, sulla HMS Vanguard, un vascello della Royal Navy protetto da due navi da guerra napoletane. Dopo l’invasione di Napoli da parte di Napoleone nel 1806, la famiglia reale rimase in Sicilia, dove, stanziati a Palermo, erano sotto la protezione delle truppe britanniche. Durante l’esilio a Palermo, Maria Amalia conobbe il suo futuro sposo, Luigi Filippo d’Orléans, anch’egli esiliato dalla Francia divisa dalle complicazioni della Rivoluzione Francese e dal potere crescente di Napoleone. Il padre di Luigi Filippo, il precedente duca d’Orléans, era stato ghigliottinato durante la Rivoluzione francese, anche se era stato un sostenitore del movimento. I due si sposarono nel 1809, tre anni dopo essersi incontrati in Italia, e Maria Amalia divenne duchessa d’Orléans. La cerimonia nuziale fu celebrata a Palermo il 25 novembre 1809. Il matrimonio era considerato controverso, perché lei era la nipote di Maria Antonietta, mentre lui era il figlio dell’uomo che aveva forse partecipato all’esecuzione di sua zia. Sua madre era scettica sull’unione per la stessa ragione, ma lei aveva acconsentito dopo che lui l’aveva convinta del fatto che era determinato a compensare la scelte sbagliate di suo padre. Andarono ad abitare a palazzo d’Orléans fino al 1814. Durante il periodo della restaurazione in Francia, prima dell’ascesa al trono di Luigi Filippo, la famiglia viveva nel Palais-Royal, che era stata la residenza del padre di Luigi Filippo, il precedente duca d’Orléans. Nonostante le preoccupazioni finanziarie della famiglia, la residenza fu restituita al suo originario splendore, il che costò alla coppia più di undici milioni e mezzo di franchi. Nel 1830, a seguito di quella che è conosciuta come Rivoluzione di Luglio, Luigi Filippo diventò re dei francesi, con Maria Amalia come sua consorte. Maria Amalia non giocò un ruolo attivo nelle questioni politiche, anzi fece di tutto per allontanarsi da esse. Dopo che suo marito abdicò a seguito degli eventi della Rivoluzione del 1848, la famiglia reale fuggì in Inghilterra, ove Luigi Filippo morì due anni dopo. Rimasta vedova, Maria Amalia continuò a vivere in Inghilterra, dove frequentava la Messa quotidiana ed era ben nota alla regina Vittoria. Morì il 24 marzo 1866. Venne sepolta, secondo le sue ultime volontà, con il vestito che aveva conservato dal 1848 quando, con il marito, aveva lasciato la Francia. Fotografia CDV. Fotografo: Mason & Co. – London.

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Arc. 117: Enrico Eugenio Filippo Luigi d’Orléans, duca d’Aumale (Parigi, 16 gennaio 1822 – Lo Zucco, 7 maggio 1897). Enrico d’Orléans era figlio di Luigi Filippo d’Orléans (1773-1850), al tempo della sua nascita duca di Chartres, e della principessa Maria Amalia di Borbone-Napoli (1782-1866). Nel 1830 suo padre divenne re di Francia con il nome di Luigi Filippo I. Enrico è stato un militare durante il regno del padre, e dopo l’abdicazione di Luigi Filippo (24 febbraio 1848) è stato un rappresentante della monarchia costituzionale e il capo della fazione orléanista tesa a perseguire il ritorno della Casa d’Orléans al potere in Francia. All’età di otto anni ereditò una grande fortuna: le proprietà e i capitali dell’ultimo Principe Condé di cui era figlioccio. Fu educato dai genitori con grande semplicità. Studiò al Lycée Henri-IV. All’età di 17 anni entrò nell’esercito col grado di capitano e si distinse nelle campagne di Algeria, legando il suo nome alla conquista della smala di Abd el-Kader (maggio 1843). Governatore d’Algeria nel 1847, si rifugiò in Inghilterra dopo la rivoluzione che rovesciò Luigi Filippo. Si dedicò a studi storici e militari. Come capo della Casa d’Orléans polemizzò con Napoleone III che aveva criticato gli Orléans. Visse spesso in Italia, dove possedeva a Palermo il Palazzo d’Orléans e nei pressi il feudo dello Zucco; il palazzo d’Aumale, a Terrasini è attualmente la sede del Museo Regionale di Storia Naturale. Allo scoppio della Guerra franco-prussiana (1870) si offrì volontario nell’esercito francese, ma la sua offerta fu declinata. Dopo la Battaglia di Sedan tornò in patria, fu eletto deputato dell’Oise e membro dell’Académie française succedendo a Charles de Montalembert. Nel 1873 riottenne il grado di Generale di divisione e presiedette la corte marziale che condannò a morte François Achille Bazaine. Dopo essere stato nominato comandante del VII corpo d’armata a Besançon, nel 1879 si ritirò dalla vita politica e divenne ispettore-generale dell’esercito. Nel 1883 venne congedato dall’esercito, come tutti i discendenti delle antiche case regnanti francesi. In base alla legge del 23 giugno 1886, come tutti gli appartenenti alle case reali, gli fu vietata l’assunzione di cariche pubbliche; la protesta col presidente Jules Grévy si risolse in un secondo esilio che durò trentadue mesi, fino al marzo 1889. La revoca dell’esilio fu giustificata dall’aver donato nel 1884 il castello di Chantilly, perfettamente restaurato, il relativo parco con scuderie, e una raccolta di quasi mille dipinti di autori famosi, libri antichi e incunaboli (già posseduti da Gaetano Melzi) e numerose altre opere d’arte al Musée Condé. Morì quello stesso anno nel feudo dello Zucco (vicino al territorio di Giardinello), in Sicilia e fu seppellito a Dreux, nella cappella degli Orléans. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1865 ca.

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Arc. 118: Luigi Filippo Alberto d’Orléans (Parigi, 24 agosto 1838 – Stowe House, 8 settembre 1894). Era il primogenito di Ferdinando Filippo d’Orléans e di sua moglie, Elena di Meclemburgo-Schwerin. I suoi nonni paterni erano Luigi Filippo I, re dei francesi, e Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie; i suoi nonni materni erano Federico Ludovico di Meclemburgo-Schwerin e Carolina Luisa di Sassonia-Weimar-Eisenach. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1865 ca.

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Arc. 128: Luigi Filippo Alberto d’Orléans conte di Parigi (Parigi, 24 agosto 1838 – Stowe House, 8 settembre 1894) e suo fratello Roberto d’Orléans (Parigi, 9 novembre 1840 – Saint-Firmin, 5 dicembre 1910) Duca di Chartres in uniforme da ufficiali dell’esercito dell’Unione durante la guerra civile americana (1861 – 1865). Fotografia CDV. Fotografo: E. Antony – New York. 1861 ca.

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Arc. 130: Roberto d’Orléans ( Parigi, 9 novembre 1840 – Saint-Firmin (Alte Alpi), 5 dicembre 1910) Duca di Chartres in uniforme da Capitano dell’esercito dell’Unione durante la guerra civile americana (1861 – 1865). Secondo figlio di Ferdinando Filippo d’Orléans, a sua volta figlio di Luigi Filippo re dei Francesi, e di Elena di Meclemburgo-Schwerin, è il fratello di Filippo VII, Conte di Parigi e Pretendente unionista al Trono di Francia e di Navarra. Rimase orfano di entrambi i genitori molto presto: suo padre nel 1842 e sua madre nel 1858. Durante l’infanzia e l’adolescenza, lui e suo fratello maggiore sono stati principalmente accuditi dai nonni, il re Luigi Filippo e della regina Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie. Ha seguito il resto della famiglia Orléans in esilio dopo la rivoluzione del 1848. Suo nonno abdicò in favore di suo fratello il 24 febbraio. Come risultato, la madre di Roberto, Elena, si presentò davanti alla camera dei deputati per proclamare il diritto al trono del figlio maggiore e nominare se stessa reggente, accompagnata da suo cognato, il Duca di Nemours e i suoi figli. Tuttavia, Ledru-Rollin, Crémieux e Lamartine, rovinarono i suoi piani e istituirono la Seconda Repubblica francese. Elena e i suoi figli lasciarono così la Francia per la Germania, mentre Luigi Filippo e il resto della famiglia reale si trasferirono nel Regno Unito. Lì si stabilirono a Claremont, proprietà del re Leopoldo I del Belgio. Inviato a Torino per l’addestramento militare poco dopo la morte di sua madre, il duca di Chartres è diventato un ufficiale dei dragoni piemontesi e combatté nelle guerre di unificazione italiana dal lato della Francia e di Casa di Savoia. Ha in particolare combattuto alla battaglia di Palestro, per la quale è stato insignito dal re Vittorio Emanuele II. Nel 1861, Chartres ha combattuto al fianco di suo fratello in un’altra guerra: la guerra civile americana, dove fu nominato capitano. Servì come assistente aiutante generale nello staff del comandante dell’armata del Potomac, il maggiore generale George B. McClellan. Prestò servizio nella Battaglia di Gaines’ Mill il 27 giugno 1862 e si dimise dall’esercito dell’Unione il 15 luglio 1862. Durante il loro soggiorno negli Stati Uniti, i principi sono stati accompagnati dal loro zio, il principe di Joinville. Tornando in Europa, il Duca di Chartres decise di sposarsi, ma, in qualità di membro in esilio di una casa reale, considerato illegittimo dalla maggior parte delle dinastie regnanti del continente, scoprì che non sarebbe stato in grado di sposare una principessa straniera. Sposò, l’11 giugno 1863 nella chiesa di St Raphael a Kingston upon Thames, Francesca Maria d’Orléans (1844-1925), figlia di suo zio il principe di Joinville e di Francesca di Braganza. Hanno comprato e vissuto in una casa a Ham. Trovandosi a Bruxelles con gli zii, il Principe di Joinville e il Duca d’Aumale, al momento della dichiarazione di guerra della Francia alla Prussia nel 1870, il Duca di Chartres chiede senza esitazioni a Napoleone III l’autorizzazione a partecipare al conflitto. Ma il ministro della guerra si oppone e Roberto di Chartres può arruolarsi soltanto dopo la caduta dell’Impero, utilizzando lo pseudonimo di Robert Le Fort con il quale è nominato capo di squadrone dell’armée de la Loire. Terminato il conflitto, è creato cavaliere della Legion d’onore e nel 1871 è inviato dal Governo provvisorio in Algeria per domare una rivolta indigena. Nel 1881, il regime repubblicano, sempre più ostile alle famiglie che hanno regnato sulla Francia, mettono a disposizione il Principe, che è definitivamente radiato dall’Esercito nel 1886 con la promulgazione della Legge d’esilio. Fotografia CDV. Fotografo: John Clarck. 1862 ca.

Onorificenze francesi

Cavaliere della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere della Legion d’onore
  — 14 novembre 1871
Medaglia commemorativa della campagna italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della campagna italiana
   

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
  — 14 settembre 1885
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Carlo III - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Carlo III
  — 5 marzo 1886
Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della spada - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Torre e della spada
 

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Arc. 1315: Enrico Carlo Ferdinando Maria Deodato di Borbone-Francia (noto anche come Enrico d’Artois, Parigi, 29 settembre 1820 – Lanzenkirchen, 24 agosto 1883). Fotografia CDV. Fotografo: J. Roumanille – Avignon.


		

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