
Arc. 1761: Regia Areonautica: Balbo Italo in uniforme ordinaria da Generale di Divisione Aerea (Quartesana, 6 giugno 1896 – Tobruch, 28 giugno 1940). Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel maggio del 1915, si arruolò volontario, ma non prese mai parte alle prime azioni sul fronte e già nel novembre di quell’anno ritornò a Ferrara. Nella città estense ripensò alla necessità di ottenere il titolo di studio che ancora non aveva conseguito prima dell’arruolamento volontario. Intanto la situazione stava mutando e le grandi perdite dei primi mesi del conflitto stavano costringendo i comandi del Regio Esercito a rivedere i requisiti necessari per accedere alla carriera di ufficiale. Nell’autunno del 1916 si ripresentò così davanti alla stessa commissione esaminatrice che già lo aveva bocciato una volta, fu ammesso con tutte le materie sufficienti e ottenne la possibilità di concorrere alla nomina a Sottotenente. A questo punto si arruolò nuovamente nell’esercito e nell’aprile del 1917 venne mandato in Carnia e in seguito prestò servizio nel battaglione Alpini “Val Fella”. Promosso Tenente, il 16 ottobre 1917 lasciò il battaglione perché destinato, su sua domanda, al Deposito Aeronautico di Torino per un corso di pilotaggio, la sua vera grande passione. Pochi giorni dopo, a causa dell’offensiva austro-tedesca, fu costretto a ritornare al fronte, assegnato al battaglione Alpini “Monte Antelao”. Nel 1918, al comando degli arditi del battaglione Alpini “Pieve di Cadore”, partecipò alla seconda battaglia del monte Grappa che liberò la città di Feltre. Nel corso dell’ultima fase della guerra si guadagnò una medaglia di bronzo e due d’argento al valor militare, raggiungendo il grado di Capitano. Dopo l’armistizio Balbo rimase cinque mesi con il suo battaglione come commissario prefettizio di Pinzano al Tagliamento, in provincia di Udine. A marzo del 1919 iniziò a studiare a Firenze presso l’Istituto di scienze sociali “Cesare Alfieri”. Ancora studente si iscrisse all’Associazione Arditi, e cominciò l’attività giornalistica come direttore del settimanale militare L’ Alpino, da lui fondato con Aldo Lomasti ed Enrico Villa , fino al dicembre del 1919. Si diplomó all’Istituto “Cesare Alfieri” il 30 novembre 1920 con una tesi finale dal titolo: Il pensiero economico e sociale di Giuseppe Mazzini. Nel frattempo Olao Gaggioli, pure lui reduce della grande guerra, fondò a Ferrara il Fascio futurista cittadino, non lontano, nel suo primo programma, dalle richieste socialiste. Gaggioli, probabilmente sostenuto in questo da Marinetti, inviò la richiesta di adesione del gruppo di Ferrara ai Fasci italiani di combattimento che si stavano riunendo a Milano in piazza San Sepolcro per volontà di Mussolini. Le elezioni politiche del 1919 furono un successo per il Partito Socialista in Italia, dando origine a quello che poi fu chiamato biennio rosso. Sia a Bologna che a Ferrara la vittoria socialista alle elezioni amministrative, e le ondate di scioperi e occupazioni che l’accompagnarono, destarono la preoccupazione della borghesia industriale e dei proprietari terrieri, che cominciarono ad appoggiare le azioni squadriste contro gli scioperanti e i simpatizzanti socialisti del nascente movimento fascista. Esso, infatti, aveva iniziato a perdere l’iniziale spirito futurista a favore di un’ideologia più conservatrice. Fu in quel clima che Balbo, terminati gli studi, tornò nella sua città natale ove, messosi alla ricerca di un impiego, gli fu offerta la segreteria del fascio ferrarese. Olao Gaggioli infatti si era dimesso per protesta (poco prima di uno scontro fra militanti socialisti e fascisti presso il castello Estense), adducendo a motivazione che ormai gli agrari, i cattolici ed i liberali avevano snaturato il movimento, trasformandolo in un’organizzazione reazionaria finalizzata a mantenere la situazione di fatto, andando contro le richieste dei braccianti e dei proletari. Nel 1920, venticinquenne, Balbo aderì ai Fasci italiani di combattimento. Essendo stato repubblicano, chiese al partito se potesse restarne ugualmente un iscritto, ma ricevuta una risposta negativa si accordò con i fascisti di Ferrara per uno stipendio mensile di 1 500 lire (pagato dai proprietari terrieri) e diventando segretario politico al posto di Gaggioli. Ottenne anche la promessa di un posto come ispettore di banca una volta conclusa la battaglia fascista. Il 13 febbraio 1921 quindi Balbo divenne segretario del Fascio di Ferrara ed uno degli esponenti di spicco, oltre che organizzatore e comandante dello squadrismo agrario, riuscendo ad avere ai suoi ordini tutte le squadre d’azione dell’Emilia-Romagna. Nel maggio 1922 divenne membro della Direzione nazionale del PNF. Balbo venne designato da Mussolini quadrumviro per prendere parte alla marcia su Roma, e lo incaricò di scegliere gli altri due (Michele Bianchi era già stato scelto dal Duce): Balbo sentì Cesare Maria De Vecchi, che accettò subito, mentre per l’ultimo quadrumviro pensò ad Attilio Teruzzi, poi scartato perché già vicesegretario del PNF, e al generale Asclepia Gandolfo, che declinò l’invito in quanto aveva la moglie molto malata, oltre a essere lui stesso in precarie condizioni fisiche. Balbo e Bianchi puntarono alla fine su Emilio De Bono, che accettò l’investitura. Dall’11 gennaio 1923 Balbo fu membro del Gran consiglio del fascismo. Il 1º febbraio 1923 fu nominato comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (vice di De Bono). Voluta da Mussolini per normalizzare le squadre d’azione, il Duce pensò alla MVSN già prima della marcia su Roma, affidando a Balbo e ad Asclepia Gandolfo il compito di formare reparti, gradi e uniformi, sebbene non ci fu ancora una vera e propria militarizzazione del corpo. In occasione della preparazione della Lista Nazionale per le elezioni del maggio 1924, con cui fu eletto deputato alla Camera, si scontrò con Olao Gaggioli, fondatore del Fascio di Ferrara e convinto che Balbo, iscritto con lo stipendio fisso pagato dagli agrari, fosse un intruso. Il 31 ottobre 1925 entrò nel governo Mussolini come sottosegretario all’economia nazionale, e con lui si trasferì a Roma anche Ravenna. Rimase in carica sino al 6 novembre 1926. In quella data infatti venne nominato sottosegretario di Stato al Ministero dell’aeronautica, di cui lo stesso Mussolini era ministro ad interim, al posto del generale d’artiglieria Alberto Bonzani. Si apprestò ad organizzare la neocostituita Regia Aeronautica come forza armata autonoma, ancora ai primi passi, coi bilanci insufficienti, bisognosa di un ammodernamento e di un aumento di prestigio. Con la sua nomina Mussolini ottenne l’occasione per fare dell’aviazione un’arma anche propagandistica, assecondando chi nel PNF voleva alla guida dell’aeronautica un esponente del fascismo mettendo inoltre sotto il suo diretto controllo uno dei più autonomi ras federali. Balbo conseguì il brevetto da pilota nel 1927 e diede una sede stabile al ministero facendo costruire un nuovo palazzo con criteri architettonici razionalisti. Il 29 giugno 1927 rappresentò l’Italia all’esibizione aerea di Hendon (Inghilterra). Decollò la mattina del 28 giugno dall’Aeroporto di Centocelle ai comandi di un Fiat R.22 con il Capitano Ezio Guerra alla guida di una pattuglia dell’Aeronautica. Fece scalo al pomeriggio all’Aeroporto di Parigi-Le Bourgete arrivò all’Aeroporto di Croydon (a sud di Londra) nel pomeriggio del 29 a causa del maltempo. Al rientro la pattuglia fece scalo all’Aeroporto di Berlino-Tempelhof. Fu un successo la crociera aerea del Mediterraneo occidentale (25 maggio-2 giugno 1928) da lui organizzata insieme al decisivo aiuto del trasvolatore Francesco de Pinedo che venne promosso sottocapo di stato maggiore della Regia Aeronautica. La successiva crociera aerea del Mediterraneo orientale (5-19 giugno 1929) fu presieduta sempre da Balbo, ma il generale De Pinedo venne incluso come semplice pilota di uno degli aerei della formazione, in quanto la direzione tecnica del volo andò al colonnello Aldo Pellegrini, capo del gabinetto di Balbo. Il 20 aprile 1929 intanto fu rieletto deputato alla Camera per il PNF. Il 12 settembre 1929, a soli trentatré anni, Italo Balbo, che era stato promosso Generale di squadra aerea, fu nominato ministro dell’Aeronautica, carica tenuta fino ad allora dal Duce. In questi anni Balbo era ricco, potente e famoso, ancora esuberante ed entusiasta, con amicizie nel mondo della cultura e dell’industria che lo avevano affermato tra l’alta borghesia e la nobiltà romana. Balbo guidò poi due crociere aeree transatlantiche in formazione, inframezzate, nel 1932, da una proposta avanzata a Mussolini circa l’istituzione di un unico ministero per la difesa, sostenuto dalla quadruplicazione delle somme destinate alla marina e all’aeronautica. Alla guida del nuovo ministero sarebbe dovuto andare lo stesso Balbo ma, benché alcuni capi militari vedessero di buon occhio l’iniziativa, le rivalità tra le forze armate e, soprattutto, la gelosia del Duce nei confronti della popolarità del ministro aviatore, fecero naufragare l’intero progetto. Per un’altra fonte il nuovo dicastero sarebbe spettato a Mussolini, mentre Balbo progettava di ridefinire i compiti del capo di stato maggiore generale e di prendere possesso di tale carica. La prima idea per una crociera aerea oltreoceano gli venne in mente durante un congresso internazionale aeronautico negli Stati Uniti, dove si convinse che il primo gruppo di aerei che avesse attraversato in formazione l’oceano Atlantico sarebbe passato alla storia. Nel 1929 persuase l’ingegnere Alessandro Marchetti a mettere a punto per l’impresa gli idrovolanti S.55A che sarebbero andati a equipaggiare uno stormo creato ad hoc a Orbetello. Si scelse di trasvolare l’Atlantico meridionale con dodici apparecchi, a cui la Regia Marina avrebbe fornito appoggio con cinque cacciatorpediniere. Gli idrovolanti partirono infine per la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile da Orbetello il 17 dicembre 1930, guidati personalmente da Balbo e dal suo secondo pilota Stefano Cagna, alla volta di Rio de Janeiro, dove arrivarono, non senza lutti e incidenti, il 15 gennaio 1931. La seconda crociera atlantica, la crociera aerea del Decennale, venne organizzata per celebrare il decennale della Regia Aeronautica in occasione della Century of Progress, esposizione universale che si tenne a Chicago tra il 1933 e il 1934. Dal 1º luglio al 12 agosto del 1933 Balbo guidò la trasvolata di venticinque idrovolanti S.55X partiti da Orbetello verso il Canada e con destinazione finale gli Stati Uniti. Di ritorno in Italia, il 13 agosto 1933 venne promosso Maresciallo dell’aria. Dopo questo episodio il termine “Balbo” divenne di uso comune per descrivere una qualsiasi numerosa formazione di aeroplani. Al di là di queste imprese, Balbo dispiegò grande energia nell’imporre disciplina e rigore alla Regia Aeronautica sin da quando ne era segretario, accantonando gli aspetti romantici ed individualistici dell’aviazione pionieristica ed indirizzandola piuttosto a formare una forza armata coesa e disciplinata. I voli transoceanici in formazione furono un esempio di tale indirizzo: non più imprese individuali, ma di gruppo e minuziosamente programmate e studiate. Così facendo però diede troppo peso agli eventi spettacolari, inducendo l’aviazione a dare troppa attenzione ai primati sportivi, senza ricadute positive sugli aerei usati per il normale servizio. Il prestigio accumulato dall’aviazione durante il ministero di Balbo, comunque, diede alle autorità italiane l’impressione di avere una forza aerea di prim’ordine. Raggiunta un’enorme popolarità e considerato politicamente come un insidioso rivale di Mussolini (pesò anche la proposta di riforma dei ministeri delle forze armate), il regime impose che il nome di Balbo non comparisse più di una volta al mese sui quotidiani e fu probabilmente per queste motivazioni che Balbo venne promosso governatore della Tripolitania italiana, della Cirenaica italiana e del Fezzan che, sotto il suo patronato, si fusero nel 1934 in un’unica colonia: la Libia, procedendo poi a una nuova organizzazione territoriale su province. Balbo ricevette la lettera in cui gli si comunicavano i nuovi compiti il 5 novembre 1933, rispose con un «Mio grande capo, sempre agli ordini!» e il 7 si recò da Mussolini per la consueta visita di congedo. Il ministero dell’aviazione ritornò nelle mani del Duce, che dimissionò anche Raffaello Riccardi da sottosegretario, mentre il generale Giuseppe Valle rimase capo di stato maggiore e assunse anche l’incarico di Sottosegretario. In questa nuova veste il generale Valle scrisse un rapporto segreto in cui dimostrò che Balbo aveva falsificato le cifre sull’effettiva consistenza numerica degli aeroplani, salvo essere accusato dal suo successore, Francesco Pricolo, di aver fatto la stessa cosa. Data l’attitudine dei capi fascisti di mettersi in cattiva luce l’un l’altro agli occhi di Mussolini, le dichiarazioni di Valle sono da prendere con cautela: Balbo, nei fatti, fu certamente più energico e miglior organizzatore della maggior parte dei suoi colleghi. In ogni caso anche il Duce, pochi giorni dopo averlo licenziato, lo informò che la cifra di 3 125 aeroplani in forza alla Regia Aeronautica da lui fornita era esagerata. Balbo dovette scusarsi chiarendo che aveva incluso nei conteggi anche gli aerei da addestramento, da turismo e addirittura quelli in produzione. Il vero numero degli aerei efficienti al combattimento era, secondo Balbo, 1.765. Mussolini capì che la politica dei raid oltreoceano e dei primati, peraltro da lui sostenuta, aveva distolto l’attenzione dall’efficienza bellica dell’Arma azzurra. Il 16 gennaio 1934 sbarcò a Tripoli e lanciò un proclama: «Assumo da oggi, in nome di Sua Maestà, il governo. I miei tre predecessori, Volpi, De Bono, Badoglio, hanno compiuto grandi opere. Mi propongo di seguire le loro orme». Balbo, in accordo con il piano di Mussolini, dette un fortissimo impulso alla colonizzazione italiana della Libia, organizzando l’afflusso di decine di migliaia di pionieri dall’Italia e seguendo una politica di integrazione e pacificazione con le popolazioni musulmane affermando che, diversamente dalle popolazioni dell’Africa orientale, quelle libiche avevano un’antica tradizione di civiltà e che col tempo, grazie alla loro intelligenza e alle loro tradizioni, si sarebbero portate al di sopra del livello coloniale. Proprio in senso di questo proposito per prima cosa, una volta giunto in Libia, Balbo fece immediatamente chiudere (contro il volere di Mussolini) cinque campi di concentramento italiani creati contro le popolazioni locali. Ampliò la superficie del territorio nazionalizzato a 1 250 000 acri, adoperandosi per migliorare la situazione delle popolazioni locali finanziando servizi scolastici e sanitari, rifornimenti idrici e servizi di consulenza agricola; in Cirenaica, tuttavia, per rinsaldare la sconfitta dei Senussi, vennero confiscate le proprietà delle tribù e la loro struttura sociale distrutta, deportandone i membri per farne una riserva di manodopera a basso costo. Italo Balbo fu il meno servile dei gerarchi. Dopo l’occupazione tedesca della Cecoslovacchia, il 21 marzo 1939 Balbo, a Roma, accusò gli altri membri del Gran Consiglio del Fascismo di lustrare «le scarpe alla Germania», unico a criticare la scelta del Duce di rimanere vicino alla Germania di Adolf Hitler. In seguito espresse ripetutamente malcontento e preoccupazione per l’alleanza militare con la Germania (opinione condivisa peraltro nelle fasi iniziali anche dal ministro degli esteri Galeazzo Ciano, da Emilio De Bono e da Dino Grandi) e per la politica seguita da Mussolini sia sul piano interno che sul piano internazionale. Egli si era mostrato segretamente contrario anche all’intervento italiano nella guerra civile spagnola a sostegno di Francisco Franco, convinto che le forze armate italiane avessero bisogno di tempo e denaro per riorganizzarsi dopo la guerra d’Etiopia. Il suo dissenso nei confronti del Duce si era sempre più acuito a partire dal 1938, quando, in più occasioni, manifestò a Mussolini la sua contrarietà alla promulgazione delle leggi razziali. Balbo proveniva da Ferrara, città sede di un’antica e rappresentativa comunità ebraica, aveva amici ebrei, con i quali restò in relazione rifiutando l’ostracismo ufficiale; in Libia evitò agli ebrei locali l’estensione delle leggi razziali. Nel suo periodo di governatore della Libia entrò però in vigore a Tripoli un’ordinanza commissariale che costringeva i negozianti ebrei di alcune parti della città a tenere aperte le loro attività anche il sabato, pena il ritiro della licenza e la fustigazione. Il 28 giugno 1940 si levò in volo da Derna per raggiungere il campo d’aviazione “T.2” dell’Aeroporto di Tobruch con due trimotori S.M.79, uno pilotato da lui stesso (che però non aveva il codice radio I-MANU; questo codice era in realtà di un S.75 assegnato in precedenza al Governatore della Libia come aereo personale con la sigla I-MANU, dal nome della moglie Emanuela) e uno dal generale Felice Porro, comandante della 5ª Squadra aerea. Da Tobruch i due aerei avrebbero poi compiuto un’incursione per cercare di catturare alcune autoblindo nemiche. L’equipaggio era costituito da Italo Balbo, pilota, dal maggiore Ottavio Frailich, secondo pilota, dal capitano motorista Gino Cappannini e dal maresciallo marconista Giuseppe Berti. Frailich, Cappannini e Berti erano tutti “atlantici” che avevano già volato con Balbo nella Crociera del Decennale. All’equipaggio vero e proprio si aggiunsero il maggiore Claudio Brunelli (direttore generale dell’ETAL di Tripoli), i tenenti Francesco detto ‘Cino’ Florio e Lino Balbo (rispettivamente cognato e nipote di Italo Balbo), il console generale della Milizia onorevole Enrico Caretti (segretario federale del PNF di Tripoli), e il capitano di complemento Nello Quilici, direttore del Corriere Padano e padre di Folco Quilici. Giunti in vista di Tobruch verso le 17:30 i piloti videro alte colonne di fumo dovute a un attacco britannico effettuato con bombardieri Bristol Blenheim, e Balbo ordinò di atterrare per verificare la situazione. Prossimo all’atterraggio senza aver tuttavia avvisato prima la base, ed essendoci stata una tempesta di Ghibli, fu scambiato dalla contraerea di terra e dall’incrociatore italiano San Giorgio – all’ormeggio nei pressi del porto come batteria galleggiante – per uno degli aerei britannici che poco prima avevano attaccato le attrezzature navali lì presenti e fu di conseguenza preso di mira e colpito dalle batterie del San Giorgio. L’aereo di Porro riuscì a compiere una manovra diversiva e non fu centrato, mentre quello di Balbo, ormai in fase di atterraggio, precipitò in fiamme al suolo, provocando la morte di tutto l’equipaggio. Due giorni dopo la sua morte, un aereo britannico paracadutò sul campo italiano una corona di alloro con un biglietto di cordoglio: «Le forze aeree britanniche esprimono il loro sincero compianto per la morte del Maresciallo Balbo, un grande condottiero e un valoroso aviatore che la sorte pose in campo avverso.» Le giornate dal 29 giugno al 4 luglio 1940 vennero dichiarate di lutto nazionale. Il 30 giugno il corteo funebre portò le salme dei caduti fino a Bengasi, dove il 1º luglio si svolsero i riti funebri. Il giorno successivo le salme furono portate in aereo a Tripoli, dove venne allestita una camera ardente nell’ufficio che era stato di Balbo nella sede del governo coloniale. Il 4 luglio, dopo una messa nella cattedrale di San Francesco, le bare vennero portate per le strade di Tripoli. Su proposta di Mussolini i resti di Balbo vennero sepolti nel luogo scelto per il monumento ai caduti, con l’idea di trasferirli in Italia a guerra finita. Il regime lo insignì della Medaglia d’oro al valor militare. Le salme di Balbo e degli altri caduti nell’incidente di Tobruch rimasero in Libia fino al 1970, quando l’ondata di nazionalismo libico sollevata dal colonnello Muʿammar Gheddafi minacciò la distruzione dei cimiteri italiani nell’ex-colonia. La famiglia Balbo rimpatriò la salma in Italia e come luogo finale di sepoltura venne scelto Orbetello. Qui Balbo riposa con tutti i membri dell’equipaggio del suo ultimo fatale volo, a eccezione di Nello Quilici. Fotografia formato 12 x 8,5. Fotografo: Ballerini & Fratini – Firenze.
Onorificenze
Onorificenze italiane
«Maresciallo dell’Aria, Quadrumviro e fedele soldato del Duce nell’ora della vigilia, del combattimento e della vittoria, insuperabile transvolatore di continenti e di oceani, colonizzatore di masse e reggitore di terre imperiali con le armi, con le leggi e con opere di romana grandezza, nel cielo di Tobruk, mentre si accingeva a scagliare oltre confine le valorose truppe ed i possenti stormi, concludeva con il sacrificio supremo l’eroica sua vita, nella memoria delle genti eternando le gesta e le glorie della razza. Cielo di Tobruk, 28 giugno 1940.»«Ha partecipato alla Crociera Aerea Transatlantica in qualità di pilota e comandante.»
— Orbetello-Rio de Janeiro, 17 dicembre 1930 – 15 gennaio 1931.«Giovane animato da puri ideali, diede continue prove di grande sprezzo del pericolo e di elevato entusiasmo. Comandante di un reparto di Arditi, segnava la via luminosa del dovere ai reparti del proprio battaglione nell’attacco di una postazione nemica strenuamente difesa da numerose mitragliatrici, riuscendo primo fra tutti a mettere piede nella trincea avversaria. Arrestato, dal fuoco micidiale del nemico, lo slancio ammirevole delle successive ondate, egli rimaneva solo tra morti e feriti e, fingendosi ferito a morte, riusciva più tardi con l’aiuto delle tenebre a raggiungere le nostre postazioni.»
— Monte Valderoa 27 ottobre 1918«Comandante di un plotone di Arditi, incaricato di compiere uno speciale servizio di esplorazione notturna in un periodo e in un terreno oltremodo insidiosi e contro un nemico particolarmente attivo, inorgoglito per un buon successo conseguito, dimostrò sempre grande coraggio personale e brillanti qualità di soldato e comandante. Spesso per assolvere il proprio mandato si impegnò anche contro un nemico superiore in forza, attaccandolo con tale impeto da rendere poi necessario l’intervento delle nostre mitragliatrici ed anche della nostra artiglieria per disimpegnarlo. Specialmente lodevole fu l’azione da lui svolta nella notte del 14 agosto, segnalata anche sul bollettino di guerra del comando supremo del 15.»
— Dosso Casina luglio-agosto 1918«Comandante di un plotone di assalto infiammato da puri ed elevati ideali, diede sempre prova del più grande sprezzo del pericolo nell’assolvere i numerosi e difficili incarichi assegnati al proprio reparto. Nell’attacco di una forte retroguardia nemica, con impetuoso coraggio affrontò l’avversario, scuotendone la resistenza e catturando 40 nemici, 2 mitragliatrici ed un cannone da trincea.»
— Monte Valderoa-Rasai (Val di Seren) 27-31 ottobre 1918Onorificenze straniere

Arc. 3189: Regia Areonautica: Valle Giuseppe in uniforme ordinaria da Generale d’Armata Aerea (Sassari, 17 dicembre 1886 – Roma, 20 luglio 1975). Frequentò l’Accademia militare di Modena e la Scuola di applicazione di Artiglieria e genio e il 5 settembre 1907 venne promosso al grado di Sottotenente in servizio permanente effettivo. Nel novembre del 1911 venne assegnato in servizio navigante sul dirigibile militare P.1, basato a Vigna di Valle. Il mese successivo si imbarcò come ufficiale di bordo sul dirigibile P.2, impiegato nella guerra di Libia, rimanendovi fino al maggio 1912. Il 19 giugno 1914 venne nominato comandante in 1ª di dirigibile. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915, assunse il comando del dirigibile P.4 e poi la direzione del 4° Cantiere dirigibili. Il 30 maggio 1915 da Campalto decollò alle 19:35 al comando del dirigibile P.4 con a bordo il tenente Francesco Pricolo. L’aeronave sganciò 4 torpedini da 162, 4 da 130 e 6 incendiarie alle 22.30 da 1.450 metri sull’arsenale di Pola. Le torpedini incendiarie vennero lanciate sullo Scoglio Santa Caterina (Pola) e sui depositi di nafta. Successivamente comandò il V.2 da ottobre 1915 a maggio 1916, poi l’M.14 e quindi dei Cantieri mobilitati di Padova e dell’Aeroporto di Ferrara-San Luca dal novembre 1915 al maggio 1916. Il 5 aprile 1916 decollò da Ferrara con il V.2 alle 22:30 (il suo ufficiale di bordo era il capitano Pricolo) per sganciare 600 kg di esplosivo, da 1.950 metri di quota, alle 02:00 del 6 maggio sul nodo ferroviario di Nabresina. Il 25 maggio successivo sempre con in V.2 parte da Ferrara alle 20:45 e, dopo il malfunzionamento del terzo motore, decise di non entrare in territorio nemico ma di lanciare 16 granate-mina da 118 mm e 12 da 162 mm sulle difese e strutture di Punta Salvore rientrando a Ferrara alle 04:15. Dal 1º luglio 1916 prese il comando del dirigibile M.9 fino al giugno 1917. Transitò nelle file della Regia Aeronautica, dopo la sua costituzione come arma indipendente nel 1923, con il grado di Colonnello assumendo l’incarico di comandante del Gruppo dirigibili. Nel 1926 conseguì il brevetto di pilota di idrovolante, per essere poi nominato comandante della neonata Accademia Aeronautica. Il 28 marzo 1926 ricevette dal re Vittorio Emanuele III la bandiera di istituto. Nel novembre 1928 lasciò il comando dell’Accademia Aeronautica per assumere le funzioni di capo dell’Ufficio centrale del demanio. Nel 1929 divenne Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, incarico che lasciò il 22 febbraio 1930 per divenire Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica, alle dipendenze del Ministro Italo Balbo. Tra il dicembre 1930 e il gennaio 1931 prese parte alla Crociera aerea transatlantica Italia-Brasile, la prima delle due trasvolate atlantiche di massa organizzate da Balbo. Il 10 novembre 1933 lasciò l’incarico di Capo di Stato Maggiore, per riassumerlo il 22 marzo 1934. L’incarico era abbinato alla carica di Sottosegretario di Stato, alle dirette dipendenze del Ministro Benito Mussolini. La dipendenza agli ordini del Duce fu, però, solo formale in quanto gli venne sempre lasciata ampia autonomia. Il ministero dell’aviazione ritornò nelle mani del Duce, che dimissionò anche Raffaello Riccardi da sottosegretario, con il Generale Valle che rimase Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica ed assunse anche l’incarico di Sottosegretario. In questa nuova veste il Generale Valle scrisse un rapporto segreto in cui dimostrò che Balbo aveva falsificato le cifre sull’effettiva consistenza numerica degli aeroplani, salvo essere accusato dal suo successore, Francesco Pricolo, di aver fatto la stessa cosa. Data l’attitudine dei capi fascisti di mettersi in cattiva luce l’un l’altro agli occhi di Mussolini, le dichiarazioni di Valle sono da prendere con cautela: Balbo, nei fatti, fu certamente più energico e miglior organizzatore della maggior parte dei suoi colleghi. In ogni caso anche il Duce, pochi giorni dopo averlo licenziato, lo informò che la cifra di 3.125 aeroplani in forza alla Regia Aeronautica da lui fornita era esagerata. Balbo dovette scusarsi chiarendo che aveva incluso nei conteggi anche gli aerei da addestramento, da turismo e addirittura quelli in produzione. Il vero numero degli aerei efficienti al combattimento era, secondo Balbo, 1.765. Mussolini capì che la politica dei raid oltreoceano e dei primati, peraltro da lui sostenuta, aveva distolto l’attenzione dall’efficienza bellica dell’Arma azzurra. Nel 1939 fu nominato consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Nel settembre 1939, durante una riunione dei capi di stato maggiore delle forze armate (gli altri erano l’ammiraglio Domenico Cavagnari e il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio), si oppose alla preventivata entrata in guerra, dichiarando a Mussolini l’impreparazione della propria forza armata. In quella occasione Valle propose di sospendere la vendita del lotto di bombardieri S.79 alla Jugoslavia, a beneficio della Regia Aeronautica, ma non venne ascoltato. Il 10 novembre 1939 venne sostituito dal Generale di squadra aerea Francesco Pricolo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli vennero mosse numerose accuse (illecito arricchimento, fascistizzazione della forza, ecc…) e nel 1947 fu sottoposto a processo, dal quale uscì assolto. Decorato di una Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico e di due Medaglie d’Argento al Valor Militare, è deceduto a Roma il 20 luglio 1975. In gioventù fu tra i fondatori della Polisportiva S.S. Lazio, nonché atleta, ed il 18 marzo 1932 fu eletto presidente onorario del sodalizio biancoceleste. Fu un eccellente podista, campione studentesco sulla distanza di 20 km. Il 13 marzo 1904 partecipò al “Premio Lazio”, gara di 20 km, classificandosi in tempo utile. Tra il 1913 ed il 1925 partecipò a numerose gare di mongolfiere in Francia, Belgio, Stati Uniti, Svizzera e Spagna. Fotografia formato 18,2 x 13. Fotografo: Istituto Luce – Ufficio Storico fotografico. Datata 25 maggio 1938.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Onorificenze straniere

Arc. G4: Fougier Rino-Corso in uniforme ordinaria estiva da Generale di Divisione o Squadra Aerea (Bastia – Corsica, 14 novembre 1894 – Roma 24 aprile 1963). Sergente nell’11° Reggimento Bersaglieri, fu Allievo Ufficiale di Complemento il 31 dicembre 1912. Sottotenente nel 7° Reggimento Bersaglieri Compagnia Ciclisti il 19 febbraio 1914, tale fu in SPE il 16 maggio 1915. Tenente Aspirante Allievo Pilota nel Battaglione Scuola Aviatori il 29 giugno 1916. Pilota Militare il 4 febbraio 1917, fu nella 113^ Squadriglia il 6 marzo 1917. Ferito il 20 maggio 1917, passò alla 181^ Squadriglia il 10 agosto 1917. Promosso Capitano il 23 agosto 1917, fu nella 87^ Squadriglia dall’11 aprile al 2 settembre 1919. Comandante di Squadriglia dell’Arma Aerea nel 3° Raggruppamento il 10 aprile 1921, fu comandante della Squadriglia Serenissima nel 1923. Trasferito alla Regia Aeronautica il 16 ottobre 1923, fu Capo di Stato Maggiore della 2^ Zona Aerea Territoriale di Padova. Maggiore il 15 settembre 1925, venne promosso Tenente Colonnello il 21 luglio 1927. Comandante del 1° Stormo il 1° giugno 1928, ottenne il grado di Colonnello il 9 aprile 1931. Generale di Brigata Aerea il 15 maggio 1933, fu comandante della 3^ Brigata Aerea. A Disposizione del Governatore di Tripolitania nell’aprile 1924, fu Comandante dell’Areonautica in Libia dal 1° luglio 1935. Generale di Divisione il 17 febbraio 1936, fu Ispettore delle Scuole Aeree il 29 dicembre 1937.Comandante della 3^ Zona Aerea Territoriale di Roma il 1° agosto 1938, fu Generale di Squadra Aerea il 14 aprile 1939. Comandante della 3^ Squadra Aerea il 1° settembre 1939, passò al comando della 1^ Squadra Aerea il 15 maggio 1940. Comandante del Corpo Aereo Italiano in Belgio il 10 settembre 1940, passò al comando della 1^ Squadra Aerea il 28 gennaio 1941. Sotto Segretario all’Areonautica e Capo di Stato Maggiore dell’Areonautica dal 15 novembre 1941 al 27 luglio 1943, fu Generale d’Armata Aerea il 28 ottobre 1942. Fotografia formato 29,5 x 20. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. G2: Regia Areonautica: Valle Giuseppe in uniforme ordinaria da Generale di Divisione Capo di Stato Maggiore dell’Areonautica (Sassari, 17 dicembre 1886 – Roma, 20 luglio 1975). Fotografia formato 23,5 x 17,5. Fotografo: Istituto Luce.

Arc. G2: Regia Areonautica: Valle Giuseppe in grande uniforme da generale di Brigata Aerea (Sassari, 17 dicembre 1886 – Roma, 20 luglio 1975). Fotografo: 21,8 x 15,3. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. G2: Regia Areonautica: Martucci Mario in grande uniforme da Generale di Brigata Aerea (Salerno, 20 giugno 1892 – Caserta, 26 settembre 1933). Nacque a Salerno il 20 giugno 1892, ed iniziò la carriera militare nel Regio Esercito, come Sottotenente di Artiglieria il 19 maggio 1912. Tenente nel 15° ReggimentoArtiglieria il 6 agosto 1914, venne promosso Capitano il 15 ottobre 1915. Affascinato dal mondo dell’aviazione entrò, a domanda, nel Servizio Aeronautico, brevettandosi osservatore d’aeroplano il 1 maggio 1915, poco prima dell’entrata in guerra del Regno d’Italia. Prestò servizio in zona di operazioni come ufficiale aviatore, dapprima nella Iª, e poi nella 41ª Squadriglia per l’artiglieria di cui il Capitano osservatore Martucci ne diviene comandante da novembre 1916 e dal 25 luglio 1917 della 36ª Squadriglia. Promosso Comandante di gruppo con il grado di Capitano, fu comandante del XII Gruppo (poi 12º Gruppo caccia) dal 15 gennaio 1918 e dal 10 luglio del XX Gruppo (poi 20º Gruppo) Aeroplani. Per le numerose missioni di ricognizione e direzione del tiro di artiglieria in territorio controllato dal nemico è decorato di Medaglia d’argento e Medaglia di bronzo al valor militare. Tra il 1920 e il 1921 frequentò il Corso “Costruzioni Aeronautiche” presso il Politecnico di Torino, conseguendo il Certificato di “Costruttore Aeronauta”. A partire dal 16 ottobre 1923 transitò nella neocostituita Regia Aeronautica, frequentando il Corso biennale di qualificazione. Il 2 luglio 1925 conseguì il brevetto di pilota d’aeroplano, e il 17 ottobre successivo, con il grado di Maggiore, fu inviato a frequentare la Scuola di guerra aerea di Torino. Il 17 giugno 1926 venne promosso al grado di Tenente Colonnello, prestando servizio presso il 20º Stormo a partire dal 31 dicembre 1927. In quegli anni prestò servizio anche come insegnante di Navigazione Aerea presso la Regia Accademia Aeronautica di Caserta. Promosso Colonnello il 9 maggio 1929, a partire dal 10 giugno 1930 fu nominato comandante del 20º Stormo Aeroplani da Ricognizione basato sull’aeroporto di Montecorvino. Collaborò alla realizzazione della Crociera dell’Atlantico meridionale e di numerose altre imprese aeronautiche all’estero. Comandante della Regia Accademia Aeronautica di Caserta a partire dal 15 ottobre 1932, venne elevato al rango di Generale di Brigata Aerea il 15 maggio 1933. Ormai candidato ad ottenere la nomina a Sottocapo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica, muore per malattia a Caserta il 26 settembre 1933. Era insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e della Medaglia di Lunga Navigazione aerea, oltre che di numerose onorificenze di paesi esteri in riconoscimento della sua attività e dei contributi dati per lo sviluppo dell’aviazione. Nel 1934, in suo onore, gli fu intitolato l’aeroporto di Montecorvino, dove venne eretto un cippo commemorativo. Fotografia formato 30,5 x 21,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
«Osservatore d’aeroplano, compì numerose ricognizioni sul nemico. Non esitò ad abbassarsi, se le circostanze lo richiedevano, per osservare tiri o per eseguire fotografie a grande scala. Noncurante delle avverse condizioni atmosferiche, continuò a volare, benché più volte fatto segno a tiri d’artiglieria, fucileria e mitragliatrici di velivoli nemici, che colpivano l’apparecchio ed anche l’osservatore nel casco. Cielo di Ternova, novembre 1916- gennaio 1917.»

Arc. 2549: Regia Areonautica: Tacchini Guido in uniforme ordinaria da Generale di Brigata Aerea ( Genova, 3 settembre 1886 – Genova, 5 luglio 1950). Allievo alla Scuola Militare il 4 novembre 1904, ne uscì Sottotenente nell’85° Reggimento Fanteria il 28 settembre 1906. Tenente il 1° ottobre con anzianità il 28 settembre 1909, partecipò alla guerra italo – turca dall’ottobre 1911 all’ottobre 1912 meritando la medaglia di Bronzo al Valor Militare combattendo con il 6° Reggimento Fanteria nella battaglia di Zanzur l’8 giugno 1912 per passare poi al Battaglione Aviatori. Ottenuto il brevetto di pilota militare nel luglio del 1913, fu effettivo nel Battaglione Aviatori il 21 maggio 1914. Promosso Capitano nel 42° Reggimento Fanteria con anzianità il 1° febbraio 1915 fu rimandato al Battaglione Aviatori e poi al Battaglione Squadriglie Aeree. Comandante della 1^ Squadriglia da Caccia nel settembre del 1915, fu comandante della 70^ e il 1° maggio 1917 ottenne il comando della 91^ Squadriglia. Maggiore l’8 luglio con anzianità dal 1° giugno 1917, fu Direttore della Scuola Caccia e il 10 aprile 1921 fu al 3° Raggruppamento da Ricognizione e il 16 ottobre 1923 fu trasferito allo Stato Maggiore della Regia Areonautica. Promosso Tenente Colonnello nel 1924, fu comandante del 1° Stormo Caccia e il 5 novembre 1925 ottenne il grado di Colonnello comandante del 2° Stormo Caccia. Addetto al Comando 1^ ZAT di Milano il 15 aprile 1927 ne divenne il comandante il 20 ottobre 1928. Fu Capo Ufficio Centrale del Demanio Aereo il 28 agosto 1929e il 30 dicembre 1929 venne promosso Generale di Brigata Aerea. Direttore Generale del Demanio del Ministero dell’Areonautica nel 1930, fu a Disposizione del Ministero e il 20 dicembre 1930 passò alla Direzione Generale del personale Militare e delle Scuole. Comandante della 1^ ZAT il 2 aprile 1931 , fu di nuovo a Disposizione del Ministero il 15 ottobre 1932 e fu Direttore Generale del personale Militare e delle Scuole fino al 14 ottobre 1933. In Posizione Ausiliaria il 1° marzo 1934 fu Generale di Divisione Aerea il 3 settembre 1936. Fotografia formato 14,7 x 10. Fotografo: Caminada – Milano.

Arc. 3373: Regia Areonautica: Grugnola Adolfo in grande uniforme da Generale di Brigata del Genio Areonautico ( S. Ambrogio Olona, 2 novembre 1886 – 19..). Allievo al Collegio Militare di Roma il 2 novembre 1903, entrò in Accademia Militare il 20 ottobre 1905. Sottotenente del Genio il 3 settembre 1908 con anzianità il 5 settembre 1907, fu Allievo alla Scuola di Applicazione e il 3 agosto 1910 venne promosso Tenente nel 4° Reggimento Genio con anzianità dal 3 agosto 1910. Capitano il 14 gennaio 1915 con anzianità il 31 dicembre 1914, ottenne il grado di Maggiore il 16 settembre 1917 e fu trasferito alla Direzione Genio di Roma presso lo Stabilimento Costruzioni Areonautica nel Reparto Edilizia. Dal 3 giugno 1912 fu nelle Regio Corpo Truppe Coloniali in Tripolitania e fu facente quadro il 17 febbraio 1924 dal 1à novembre 1923. Annullata la nomina il 26 febbraio 1926, venne riammesso con il grado di Capitano il 9 dicembre 1926 (conservò provvisoriamente il grado di Maggiore). Maggiore Effettivo a scelta il 27 febbraio 1927 con anzianità il 30 giugno 1924 fu di nuovo alla Direzione del Genio. Tenente Colonnello nel 1928, fu Direttore Tecnico alle Costruzioni del Ministero dell’Areonautica nel 1929. Colonnello il 18 dicembre 1930 fu Ispettore presso il Ministero dell’Areonautica poi Capo Divisione Lavori presso l’Ufficio del Demanio. Venne confermato nella funzione presso l’Organizzazione Basi dell’Areonautica durante la guerra in Africa Orientale dal 1° agosto 1935 all’ottobre del 1936. Fu Ufficiale dell’Ordine Coloniale Stella d’Italia nel 1936, Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro il 16 gennaio 1936n e Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia il 1° luglio 1937. Generale di Brigata l’8 aprile 1937 fu Capo Ufficio Centrale del Demanio e fu collocato in congedo speciale il 25 aprile 1940. Fotografia formato 8,8 x 6,6. Fotografo: Sconosciuto

Arc. G4: Regia Aeronautica: Brach Papa Francesco (Corio, 4 settembre 1891 – Torino, 12 gennaio 1973). Francesco Brach Papa fu uno dei pionieri dell’aviazione italiana. Come altri piloti dell’epoca che poi divennero celebri “assi”, per esempio Francesco Baracca, anch’egli dovette brevettarsi come pilota in Francia, presso la scuola dei fratelli Farman a Versailles: Brevetto N° 988 del 17 agosto 1912. Rientrato in Italia, nel 1914, venne chiamato quale istruttore presso la scuola di volo della Cascina Malpensa. L’anno dopo viene nominato comandante della difesa aerea di Milano. In quel periodo inizia la sua collaborazione con la FIAT nella qualifica di pilota collaudatore. Stretto collaboratore dell’ing. Celestino Rosatelli, collauderà ben 25 modelli di aeroplano. Nell’estate 1918 il Tenente Brach Papa si trasferisce volontariamente alla 1ª Squadriglia navale S.A. comandata da Gabriele D’Annunzio. Nel 1919 fu tra i numerosi piloti italiani che si esibirono all’ELTA. Nel corso della manifestazione Brach Papa portò in volo il prototipo del Fiat B.R., per la sua esibizione fu elogiato dalla stampa britannica. Successivamente si inserì nel Battaglione aviatori, e fu protagonista della prima parata della storia dell’aviazione militare italiana. In quell’occasione sul campo volo di Mirafiori, a Torino, si esibirono trentadue apparecchi del tipo Blériot, Farman e Nieuport. Francesco Brach Papa conquistò la sua fama non come pilota da guerra, ma come collaudatore e detentore di numerosi record aeronautici. Fu anche istruttore di volo presso l’aeroporto di Torino-Mirafiori. Dal 1º marzo 1936 al 31 marzo 1940, con il grado di Tenente Colonnello, fu a capo della base aerea di Cameri, in provincia di Novara. Nel dopoguerra ha ricoperto vari incarichi nell’ambito dell’industria dell’aviazione civile, continuando il suo rapporto lavorativo anche con la FIAT. Nel 1952, raggiunto il grado di Generale di Brigata, fondò l’Associazione arma aeronautica. Il 2 giugno 1967, su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri, è stato insignito della medaglia quale grande ufficiale ordine al merito della Repubblica Italiana. Si spense nella notte del 13 gennaio 1973, all’età di 82 anni, nella sua casa a Torino. Francesco Brach Papa fu autore di 14 record aeronautici, di cui 9 mondiali. Il suo primo record lo realizzò il 28 febbraio 1914, quando a bordo di un Farman toccò la quota di 3 983 metri. Il 26 luglio 1916, pilotando un Savoia-Pomilio SP.2, stabilirà il nuovo record mondiale di altezza raggiunta da un apparecchio: 6 000 m. In seguito riuscì a superare il suo stesso record, il 14 dicembre 1917, raggiungendo la quota di 7 000 m. Il 3 marzo 1920, su un apparecchio Fiat B.R., realizza il record mondiale di velocità con due passeggeri: 276 km/h. Fotografia formato 25 x 13,5. Fotografo: E. Mancini – Torino. Datata Torino 4 novembre 1930.
Onorificenze

Arc. 3383: Regia Areonautica: Grugnola Adolfo in uniforme ordinaria da Colonnello del Genio Areonautico ( S. Ambrogio Olona, 2 novembre 1886 – 19..). Allievo al Collegio Militare di Roma il 2 novembre 1903, entrò in Accademia Militare il 20 ottobre 1905. Sottotenente del Genio il 3 settembre 1908 con anzianità il 5 settembre 1907, fu Allievo alla Scuola di Applicazione e il 3 agosto 1910 venne promosso Tenente nel 4° Reggimento Genio con anzianità dal 3 agosto 1910. Capitano il 14 gennaio 1915 con anzianità il 31 dicembre 1914, ottenne il grado di Maggiore il 16 settembre 1917 e fu trasferito alla Direzione Genio di Roma presso lo Stabilimento Costruzioni Areonautica nel Reparto Edilizia. Dal 3 giugno 1912 fu nelle Regio Corpo Truppe Coloniali in Tripolitania e fu facente quadro il 17 febbraio 1924 dal 1à novembre 1923. Annullata la nomina il 26 febbraio 1926, venne riammesso con il grado di Capitano il 9 dicembre 1926 (conservò provvisoriamente il grado di Maggiore). Maggiore Effettivo a scelta il 27 febbraio 1927 con anzianità il 30 giugno 1924 fu di nuovo alla Direzione del Genio. Tenente Colonnello nel 1928, fu Direttore Tecnico alle Costruzioni del Ministero dell’Areonautica nel 1929. Colonnello il 18 dicembre 1930 fu Ispettore presso il Ministero dell’Areonautica poi Capo Divisione Lavori presso l’Ufficio del Demanio. Venne confermato nella funzione presso l’Organizzazione Basi dell’Areonautica durante la guerra in Africa Orientale dal 1° agosto 1935 all’ottobre del 1936. Fu Ufficiale dell’Ordine Coloniale Stella d’Italia nel 1936, Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro il 16 gennaio 1936n e Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia il 1° luglio 1937. Generale di Brigata l’8 aprile 1937 fu Capo Ufficio Centrale del Demanio e fu collocato in congedo speciale il 25 aprile 1940. Fotografia formato 10 x 6,8. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. G1: Regia Areonautica: Colonnello Medico in uniforme ordinaria. Fotografia formato 23,5 x 17,5. Fotografo: F.lli Colombai – Napoli.

Arc. 3383: Regia Areonautica: Grugnola Adolfo in uniforme coloniale da Colonnello del Genio Areonautico ( S. Ambrogio Olona, 2 novembre 1886 – 19..). Fotografia formato 8,8 x 5,8. Fotografo: Sconosciuto.












