PARTITO NAZIONALE FASCITA – MILIZIA

Arc. 1633: Benito Mussolini in uniforme ordinaria da Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945). Fu il fondatore del fascismo ed il primo tra i dittatori fascisti dell’Europa novecentesca. Tenne la carica di presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943; dal settembre 1943 al 25 aprile 1945 fu a capo della Repubblica Sociale Italiana. Nato da una famiglia di umili origini, divenne esponente di spicco del Partito Socialista Italiano. Nel 1912 fu nominato direttore dell’Avanti!, organo ufficiale del partito. Convinto anti-interventista negli anni della guerra italo-turca e in quelli precedenti la prima guerra mondiale, nell’ottobre del 1914 cambiò radicalmente fronte. Trovatosi in netto contrasto con la linea neutralista del Partito socialista, si dimise dalla direzione dell’Avanti! e fondò Il Popolo d’Italia, quotidiano schierato su posizioni interventiste, venendo quindi espulso dal partito. Nel contesto di forte instabilità politica e sociale successivo alla Grande Guerra, fondò i Fasci italiani di combattimento (1919), poi divenuti nel 1921 Partito Nazionale Fascista, con cui si presentò al Paese con un programma politico nazionalista e radicale. Forzando la mano alle istituzioni, con l’aiuto di atti di squadrismo e d’intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre 1922 nella marcia su Roma, il 30 ottobre Mussolini ottenne da re Vittorio Emanuele III l’incarico di costituire il Governo. Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, nel gennaio 1925 assunse poteri dittatoriali, instaurando un regime totalitario. Risolse così con forza la crisi provocata dall’assassinio di Giacomo Matteotti. Dal dicembre dello stesso anno acquisì il titolo di Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato. Negli anni successivi consolidò il regime, affermando la supremazia del potere esecutivo, trasformando il sistema amministrativo e inquadrando le masse nelle organizzazioni di partito. L’11 febbraio 1929 stipulò i Patti Lateranensi con la Santa Sede. Per quanto concerne la politica coloniale, Mussolini portò a termine la cosiddetta “pacificazione” della Libia (1922-1932) e intraprese poi la conquista dell’Etiopia (1935-1936), violando il diritto internazionale con l’utilizzo di armi chimiche e causando sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni. Dopo la guerra d’Etiopia, aggiunse al titolo di duce quello di “Fondatore dell’Impero”; il 30 marzo 1938 divenne Primo maresciallo dell’Impero. In politica estera sostenne e finanziò i movimenti fascisti, arrivando ad appoggiare militarmente i franchisti nella guerra civile spagnola (1936-1939). Si avvicinò alla Germania nazionalsocialista di Adolf Hitler, con il quale stabilì l’Asse Roma-Berlino nel 1936 e firmò il Patto d’Acciaio del 1939. È in questo periodo che furono approvate in Italia le leggi razziali. Nel 1940, ritenendo ormai prossima la vittoria della Germania, decise per l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale. In seguito alle sconfitte subite dal Regio Esercito italiano e allo sbarco in Sicilia, Mussolini fu messo in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo (con l’ordine del giorno Grandi del 24 luglio 1943), arrestato per ordine di Vittorio Emanuele (25 luglio) e, successivamente, tradotto a Campo Imperatore. Liberato dai tedeschi in seno all’Operazione Quercia e ormai in balia delle decisioni di Hitler, instaurò nell’Italia settentrionale la Repubblica Sociale Italiana, di cui fu a capo dal settembre 1943 al 25 aprile 1945. Approssimandosi la vittoria alleata, dopo aver invano cercato di trattare la resa, abbandonò Milano tentando la fuga verso la Svizzera, venendo però catturato dai partigiani a Dongo, sul lago di Como, il 27 aprile. Fu fucilato il giorno seguente insieme all’amante Claretta Petacci. Fotografia formato 13,8 x 9. Fotografo: Sconosciuto. 

Onorificenze

Onorificenze italiane

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
                    1924, radiato dall’Ordine l’8 settembre 1943
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
                    1924
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
                    1924
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine Militare di Savoia
                    7 maggio 1936 R.D. n. 177
 
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
                    Regio Decreto 4 giugno 1923.
 
Cavaliere di Gran Croce con Placca dell'Ordine della Besa - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce con Placca dell’Ordine della Besa
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Scanderbeg - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Scanderbeg
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Civile e Militare dell'Aquila Romana - classe militare (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Civile e Militare dell’Aquila Romana – classe militare                                   (Regno d’Italia)
 
 
Medaglia Commemorativa della Guerra Italo-Austriaca 1915 – 18 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Commemorativa della Guerra Italo-Austriaca 1915 – 18
 
 
Medaglia Commemorativa Italiana della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Commemorativa Italiana della Vittoria
 
 
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
 
 
Medaglia Commemorativa della Marcia su Roma in oro - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Commemorativa della Marcia su Roma in oro
 
 
Croce di Anzianità di Servizio nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce di Anzianità di Servizio nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (20 anni)
 
 
Capo e Gran Cancelliere dell'Ordine Civile e Militare dell'Aquila romana (RSI) - nastrino per uniforme ordinaria   Capo e Gran Cancelliere dell’Ordine Civile e Militare dell’Aquila romana (RSI)
                   2 marzo 1944
 
Capo e Gran Cancelliere dell'Ordine dei Santi Patroni d'Italia (RSI) - nastrino per uniforme ordinaria   Capo e Gran Cancelliere dell’Ordine dei Santi Patroni d’Italia (RSI)
                    11 febbraio 1945
 

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila bianca (Polonia)
                    1923
 
Cavaliere dell'Ordine dello Speron d'Oro (Vaticano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dello Speron d’Oro (Vaticano)
                    9 gennaio 1932
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Vaticano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano (Vaticano)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (sub-collazione Vaticana) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme 
 
 
Balì Gran Croce di Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, detto di Rodi, detto di Malta) - nastrino per uniforme ordinaria   Balì Gran Croce di Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (Ordine di S.                                    Giovanni di Gerusalemme, detto di Rodi, detto di Malta)
                    2 aprile 1923
 
Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna)
                    25 febbraio 1924
 
Membro di I Classe (Supradipta-Manyabara-Nepal-Tara) dell'Ordine Fulgidissimo della Stella del Nepal (Nepal Taradisha) - nastrino per uniforme ordinaria   Membro di I Classe (Supradipta-Manyabara-Nepal-Tara) dell’Ordine Fulgidissimo della Stella                        del Nepal (Nepal Taradisha)
                    17 luglio 1935
 
Cavaliere di Gran Croce in oro e diamanti dell'Ordine dell'Aquila Tedesca (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce in oro e diamanti dell’Ordine dell’Aquila Tedesca (Germania)
                   25 settembre 1937
 
Gran Croce della Croce Rossa Tedesca (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce della Croce Rossa Tedesca (Germania)
                    1934
 
Gran Croce della Croce Rossa Tedesca, Classe Speciale in oro e diamanti (Germania, unico insignito) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce della Croce Rossa Tedesca, Classe Speciale in oro e diamanti 
                    1937
 
Ordine di Lāčplēsis (Lettonia) - nastrino per uniforme ordinaria   Ordine di Lāčplēsis (Lettonia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce del Molto Onorevole Ordine del Bagno (Gran Bretagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce del Molto Onorevole Ordine del Bagno (Gran Bretagna)
                    1923 (espulso nel 1940)
 
Croce della Libertà (Estonia) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce della Libertà (Estonia)
 
 
Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
                    12 gennaio 1934
 
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
 
 
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
 
 
Gran Cordone dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Cordone dell’Ordine del Crisantemo (Giappone)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Stella di Romania (Romania)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Sigillo di Salomone (Etiopia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Sigillo di Salomone (Etiopia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine imperiale del giogo e delle frecce (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine imperiale del giogo e delle frecce (Spagna)
                    1937
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco
                   20 luglio 1926
 

Gradi militari (onorifici)

Primo Maresciallo dell'impero - nastrino per uniforme ordinaria   Primo Maresciallo dell’impero
        2 aprile 1938
 
Primo Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Primo Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
           17 febbraio 1923
 

Arc. 2554: Bianchi Michele in uniforme da Caporale d’Onore della M.V.S.N. mod. 10 ottobre 1923 – 1° febbraio 1927 (Belmonte Calabro, 22 luglio 1883 – Roma, 3 febbraio 1930). Bianchi, dopo aver frequentato il ginnasio a San Demetrio Corone e il liceo a Cosenza, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza a Roma, dedicandosi al giornalismo ancor prima di concludere gli studi. Assunto nel 1903 come redattore dall’Avanti!, aderì al Partito Socialista Italiano (PSI), di cui fu dirigente nella Capitale, e nel 1904 prese parte al congresso del partito tenutosi a Bologna, in cui appoggiò la corrente guidata da Arturo Labriola. Nel 1905 si dimise dall’Avanti! ed assunse, dal 1º luglio e per qualche mese, la direzione di Gioventù socialista, organo della Federazione dei giovani socialisti. Dalle colonne della sua nuova testata lanciò una campagna antimilitarista che lo costrinse prima al carcere e poi al trasferimento forzato a Genova. Aveva aderito già nel 1904 al sindacalismo rivoluzionario, divenendo segretario delle Camere del Lavoro rivoluzionarie di Genova e Savona, quindi direttore di Lotta socialista (1905-1906).  Nel 1906, in appoggio ad alcune sollevazioni operaie, espresse al PSI la sua linea neutralista, che non fu accolta positivamente in maniera unanime. Trasferitosi a Savona, ebbe una parte di rilievo nelle vicende che condussero alla scissione dei sindacalisti dal Partito Socialista, avvenuta prima al congresso giovanile socialista di Bologna nell’aprile del 1907, e poi al primo congresso sindacalista tenuto a Ferrara nel luglio dello stesso anno. Dopo vari arresti e viaggi in giro per l’Italia, nel maggio del 1910 divenne direttore del giornale La Scintilla in cui lanciò l’idea, poi non accolta, di una lista unica di socialisti e sindacalisti rivoluzionari in vista delle imminenti elezioni amministrative. Messo in minoranza per “aver tradito la spontanea genuinità del sindacato”, decise, dato l’aumento del numero dei lettori, di trasformare La Scintilla da settimanale in quotidiano, da cui diresse alcune rivolte proletarie scoppiate nel 1911. Le difficoltà economiche gli imposero la soppressione del giornale, non prima però di essere nuovamente arrestato a Trieste per un articolo in cui attaccava Giovanni Giolitti e la guerra italo-turca da lui voluta. Tornato a Ferrara grazie ad un’amnistia, fondò e diresse il giornale La Battaglia, creato appositamente in vista delle elezioni politiche del 1913, alle quali si candidò senza successo. In quel tempo si spostò a Milano, dove divenne nel 1913 uno dei maggiori esponenti della locale Unione Sindacale Italiana (USI), guidata in città da Filippo Corridoni. Massone, Bianchi fu membro della Gran Loggia di Piazza del Gesù. Esattamente come Benito Mussolini, Bianchi si schierò nel 1914 su posizioni interventiste e partecipò alla scissione dell’USI del settembre 1914, con Alceste de Ambris, Edmondo Rossoni e Filippo Corridoni, da cui nacque il Fascio d’azione rivoluzionaria di cui fu segretario politico. Nel 1915 partecipò da volontario alla prima guerra mondiale, diventando sottufficiale prima di fanteria e poi di artiglieria. Conclusosi il conflitto bellico, divenne redattore capo del giornale Il Popolo d’Italia; fu sansepolcrista della prima ora (uno dei sansepolcristi facenti parte della Massoneria) e partecipò alla fondazione prima dei Fasci italiani di combattimento, di cui fu primo segretario della giunta esecutiva, e poi nel novembre 1921 del Partito Nazionale Fascista (PNF), di cui venne eletto primo segretario nazionale. Dopo aver portato al fallimento lo sciopero legalitario, portato avanti dal partito socialista in ottica antifascista, nell’ottobre del 1922 partecipò come quadrumviro alla Marcia su Roma che portò alla nomina di Benito Mussolini alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri. Il 4 novembre dello stesso anno Bianchi assunse la carica di segretario generale al Ministero dell’interno nel neonato governo guidato dal futuro Duce e per questa ragione, si dimise da segretario del partito. Dopo essersi dimesso, Bianchi restò membro del Gran consiglio del fascismo e nel maggio 1924 fu eletto deputato alla Camera nella Lista Nazionale nella circoscrizione calabra. Il 14 maggio si era dimesso dall’incarico di segretario generale agli Interni per incompatibilità. Il 31 ottobre 1925 divenne sottosegretario ai lavori pubblici e nel marzo 1928 fu nominato sottosegretario al Ministero dell’Interno. Il 12 settembre 1929 venne nominato Ministro dei lavori pubblici, incarico che resse fino alla morte nel marzo 1930. Ai lavori pubblici Bianchi promosse la realizzazione di alcune opere pubbliche in Calabria, in particolare nella sua provincia di Cosenza. È di quel periodo la fondazione del centro invernale di Camigliatello Silano, un tempo chiamato appunto Camigliatello Bianchi, così come pure alcune opere pubbliche realizzate nella città di Cosenza sotto la gestione del podestà Tommaso Arnoni (1925-1934). In Calabria divenne anche l’amante della marchesa Maria Elia De Seta, a cui diede un prezioso aiuto nell’organizzazione di eventi mondani, sociali e culturali. Era stato rieletto deputato nel 1929, ma le sue precarie condizioni di salute, fiaccate dalla tubercolosi, subirono un peggioramento tanto da portarlo alla morte a soli 47 anni. Nel 1932 venne sepolto nel monumento funebre edificato in suo onore sulla collina di Bastia davanti al suo paese natale, Belmonte Calabro. Fotografia formato 12,2 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
 
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
Medaglia Interalleata della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Interalleata della Vittoria
 
Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

Arc. 3426: Bianchi Michele in uniforme da Caporale d’Onore della M.V.S.N. mod. 10 ottobre 1923 – 1° febbraio 1927 (Belmonte Calabro, 22 luglio 1883 – Roma, 3 febbraio 1930). Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Caminada – Milano. 

Arc. 1630: Balbo Italo in uniforme ordinaria da Comandante Generale della M.V.S.N (1° febbraio 1923 – 21 novembre 1924) mod. 8 marzo 1923 – 1° febbraio 1927 (Quartesana, 6 giugno 1896 – Tobruch, 28 giugno 1940). Iscritto al Partito Nazionale Fascista dal 1920, fu prima squadrista e poi uno dei quadrumviri della marcia su Roma, diventando in seguito comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, quindi nel 1925 sottosegretario all’economia nazionale e poi alla Regia Aeronautica. Nel 1929 assunse l’incarico di ministro dell’aeronautica, veste in cui promosse e guidò diverse crociere aeree come la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile e la crociera aerea del Decennale. Fu insignito del grado di Maresciallo dell’aria. Considerato un potenziale rivale politico di Benito Mussolini a causa della grande popolarità raggiunta, Balbo fu nominato nel 1934 governatore della Libia. Allo scoppio della seconda guerra mondiale organizzò voli di guerra per catturare alcuni veicoli del Regno Unito, e proprio durante il ritorno da uno di questi voli, il 28 giugno 1940, fu abbattuto per errore dalla contraerea italiana sopra Tobruch. Fotografia formato 13,8 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Onorificenze italiane

Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
 
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al valor militare
                   «Maresciallo dell’Aria, Quadrumviro e fedele soldato del Duce nell’ora della vigilia, del                                         combattimento e della vittoria, insuperabile transvolatore di continenti e di oceani,                                               colonizzatore di masse e reggitore di terre imperiali con le armi, con le leggi e con opere di                                 romana grandezza, nel cielo di Tobruk, mentre si accingeva a scagliare oltre confine le valorose                     truppe ed i possenti stormi, concludeva con il sacrificio supremo l’eroica sua vita, nellamemoria                     delle genti eternando le gesta e le glorie della razza. Cielo di Tobruk, 28 giugno 1940.»
                   1940
 
Medaglia d'oro al valore aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al valore aeronautico
                    «Ha partecipato alla Crociera Aerea Transatlantica in qualità di pilota e comandante.»
                    Orbetello-Rio de Janeiro, 17 dicembre 1930 – 15 gennaio 1931.
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                   «Giovane animato da puri ideali, diede continue prove di grande sprezzo del pericolo e di                                   elevato entusiasmo. Comandante di un reparto di Arditi, segnava la via luminosa del dovere ai                       reparti del proprio battaglione nell’attacco di una postazione nemica strenuamente difesa da                           numerose mitragliatrici, riuscendo primo fra tutti a mettere piede nella trincea avversaria.                               Arrestato, dal fuoco micidiale del nemico, lo slancio ammirevole delle successive ondate, egli                           rimaneva solo tra morti e feriti e, fingendosi ferito a morte, riusciva più tardi con l’aiuto delle                         tenebre a raggiungere le nostre postazioni.»
                   Monte Valderoa 27 ottobre 1918
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                    «Comandante di un plotone di Arditi, incaricato di compiere uno speciale servizio di                                            esplorazione notturna in un periodo e in un terreno oltremodo insidiosi e contro un nemico                             particolarmente attivo, inorgoglito per un buon successo conseguito, dimostrò sempre grande                       coraggio personale e brillanti qualità di soldato e comandante. Spesso per assolvere il proprio                         mandato si impegnò anche contro un nemico superiore in forza, attaccandolo con tale impeto                         da rendere poi necessario l’intervento delle nostre mitragliatrici ed anche della nostra                                         artiglieria per disimpegnarlo. Specialmente lodevole fu l’azione da lui svolta nella notte del 14                         agosto, segnalata anche sul bollettino di guerra del comando supremo del 15.»
                   Dosso Casina luglio-agosto 1918
 
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valor militare
                   «Comandante di un plotone di assalto infiammato da puri ed elevati ideali, diede sempre prova                     del più grande sprezzo del pericolo nell’assolvere i numerosi e difficili incarichi assegnati al                             proprio reparto. Nell’attacco di una forte retroguardia nemica, con impetuoso coraggio affrontò                     l’avversario, scuotendone la resistenza e catturando 40 nemici, 2 mitragliatrici ed un cannone                         da trincea.»
                   Monte Valderoa-Rasai (Val di Seren) 27-31 ottobre 1918
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
 
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
 
 
Croce al merito di guerra (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra (2 concessioni)
 
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
 
 
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
 
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918
 
 
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia interalleata della vittoria
 
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
 
 
Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale
 
 
Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
 
 
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale
 
 
Medaglia d'oro al merito della Croce Rossa Italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al merito della Croce Rossa Italiana
 
 
Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale
 

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano (Santa Sede)
                    1º dicembre 1937
 
Balì Gran Croce d'Onore e Devozione (Sovrano Militare Ordine di Malta) - nastrino per uniforme ordinaria   Balì Gran Croce d’Onore e Devozione (Sovrano Militare Ordine di Malta)
                    1939
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
                    4 maggio 1933
 
Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d'America) - nastrino per uniforme ordinaria   Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d’America)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Tedesca (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Tedesca (Germania)
 
 
Distintivo combinato da pilota osservatore (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Distintivo combinato da pilota osservatore (Germania)

Arc. 1632: De Bono Emilio in uniforme ordinaria da Comandante Generale della M.V.S.N. mod. 8 marzo 1923 – 1° febbraio 1927 (Cassano d’Adda, 19 marzo 1866 – Verona, 11 gennaio 1944). Fu senatore del Regno d’Italia dalla XXVI legislatura. Membro del Partito Nazionale Fascista, fu uno dei quadrumviri della marcia su Roma. Maresciallo d’Italia e membro del Gran Consiglio del Fascismo, De Bono partecipò alla guerra italo-turca, alla prima guerra mondiale e alla guerra d’Etiopia. In quest’ultima comandò l’esercito Italiano durante le prime fasi della guerra. Nel 1943 votò a favore dell’ordine del giorno Grandi nel gran consiglio del fascismo sfiduciando Benito Mussolini. In seguito a ciò fu arrestato, giudicato colpevole di alto tradimento nel processo di Verona e fucilato l’11 gennaio 1944. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: E. Risi – Roma.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
                    3 ottobre 1937
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
                    19 giugno 1936
 
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valore militare
                    «Comandante di brigata, seppe con intelligente iniziativa assumere il comando di truppe il cui                        comandante era stato ferito, e condurre a termine brillantemente l’operazione in corso.                                      Durante tutto il periodo delle operazioni dal 6 al 17 settembre costante prova di serenità, di                                intelligente comando e valore personale, specie nel passaggio dell’Isonzo che eseguì alla testa                          dei suoi battaglioni su una passerella fortemente battuta da veemente tiro nemico e che                                      ritenevasi minata. Gorizia 6 al 16 agosto 1916.»
 
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valore militare
                    «Comandante di Corpo d’Armata, con frequenti ricognizioni fin nelle prime linee nella                                        imminenza dell’azione, con l’intervento personale durante la lunga ed aspra lotta combattutasi                      sulle posizioni del massiccio del Grappa, preparò con ogni cura i particolari della battaglia e ne                      guidò lo svolgimento nelle sue varie fasi, dimostrando doti di calma, sangue freddo e sprezzo                         del pericolo, ammirabili virtù di condottiero e di soldato, contribuendo con Intelligenza e ardire                     alla gloriosa nostra vittoria finale. Monti del Grappa, 24 ottobre- 3 novembre 1918.»
 
Grande ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
                    8 aprile 1923
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
                    14 settembre 1920
 
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
 
 
Medaglia a ricordo della campagna d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo della campagna d’Africa
 
 
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
 
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
 
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
 
Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (due anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (due anni di campagna)
 
 
medaglia ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   medaglia ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
                   28 ottobre 1922
 
Cavaliere di Gran Croce di Grazia Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce di Grazia Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
                   20 gennaio 1930
 
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
 
 
Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

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Arc. 3164: M.V.S.N.: Pietro Bolzon, detto Piero in uniforme ordinaria da Console Generale della MVSN (Genova, 24 novembre 1883 – Roma, 5 novembre 1945). Trasferito adolescente a Roma, divenne un sostenitore del socialismo; completò gli studi universitari di giurisprudenza, e nel 1904 emigrò in Svizzera, ove conobbe l’ambiente degli anarchici frequentato in quel periodo anche da Benito Mussolini. Dopo diversi altri trasferimenti, partì per l’Argentina; qui si dedicò all’attività di pubblicista e alla politica. Il 17 luglio 1911 fu iniziato in Massoneria nella Loggia di Buenos Aires Federico Capannella, dipendente dal Grande Oriente d’Italia, il 10 agosto 1915 divenne Maestro. Nel 1915 fu richiamato per la prima guerra mondiale, rimpatriò e fu assegnato alla fanteria come Tenente di complemento. Combatté nelle file del 14º Reggimento Fanteria “Pinerolo”, prima di passare alla specialità Arditi, nella quale conseguì il grado di Capitano in forza al 137° Reggimento Fanteria della Brigata “Barletta”. Nel conflitto fu ferito in più occasioni, restandone mutilato ed invalido, e venendo insignito di una Medaglia d’argento al Valor Militare, una di bronzo e della Croce di guerra al valor militare. Congedato, fu l’ideatore ed il fondatore dell’Associazione Arditi d’Italia; negli anni a venire ne sarebbe stato anche il presidente. Fu tra i fondatori dei Fasci di combattimento nel novembre 1919, e per essi fu candidato a Milano nello stesso anno. Abile nel disegno, ideò il manifesto elettorale per quelle votazioni. Pochi giorni dopo le elezioni fu tratto in arresto con imputazioni di attentato alla sicurezza dello stato e banda armata. Nel gennaio successivo fu accusato di porto abusivo d’armi. Entrato nel comitato centrale fascista, membro della direzione del Partito Nazionale Fascista, fu nominato segretario dei fasci di combattimento di Milano e detenne quella carica sino al 1921, quando, mentre usciva il suo libro Fiamma nera, fu inviato a Genova a governare l’organizzazione dei fasci locali e nel 1922 quelli di Trapani. È al comando delle forze fasciste siciliane al congresso del PNF il 24 ottobre a Napoli, pochi giorni prima della Marcia su Roma. Vice-segretario generale del Partito Nazionale Fascista dal 1922 al 1923. Nel 1923 fu inviato a Rieti come alto commissario politico del fascismo. Fu Alto Commissario del fascismo, Console generale della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale e Lugotenente Generale per meriti speciali. Nel frattempo era diventato direttore del giornale L’Ardito ed ebbe collaborazioni con Roma Futurista. Su L’Ardito disegnò anche diverse vignette satiriche di qualche eco politica. Fu eletto deputato alla Camera nel 1924 (sempre riconfermato, lo sarebbe rimasto sino al 1939, nel 1939 divenne Consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni fino al febbraio 1943. Nel 1924 fu nominato Vicepresidente della Cassa nazionale infortuni, carica che avrebbe mantenuto sino al 1933. Viene chiamato nel 1926 alla presidenza della Commissione per la riorganizzazione della Cinematografia. Dal novembre 1926 al dicembre 1928 fu sottosegretario di stato per le colonie. Il 21 gennaio 1929 fu chiamato al Consiglio di Stato, nel quale sedette fino all’11 ottobre 1944. Su proposta del presidente di quest’ultimo Ente, fu nominato Senatore del Regno il 6 febbraio 1943. In questi anni fu insignito del Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia, del Gran cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia e fu nominato Grande ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Nel 1943 rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Nel 1944 fu deferito all’Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo, che il 16 novembre ne prescrisse la decadenza dal mandato senatoriale. Fotografia formato 13,5 x 8,7. Fotografo: Caminada – Milano. 

Onorificenze

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di bronzo al valor militare
  «Per virtù di esempio e di parola, per ben tre volte, in aspro combattimento, trascinò la compagnia contro forte trinceramento. Al terzo assalto cadde gravemente ferito presso i reticolati nemici, sì da rimanere invalido di guerra.»
— Monte Zebio, 27 giugno 1916.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
  «Con tenecia e coraggio esemplari alla testa di pochi animosi, sotto inaudito bombardamento, assunse volontariamente il delicato e pericoloso incarico di rifornire di munizioni la linea che già ne scarseggiava, ravvivandone così la difesa e contribuendo così al buon successo delle operazioni.»
— Selz, 25 aprile 1916.
— Decreto Luogotenenziale 1 aprile 1919
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
  «Comandante di una compagnia inquadrata, la condusse all’assalto di una forte posizione, trascinando i dipendenti con la parola e con l’esempio e rimanendo ferito presso i reticolati nemici.»
— Monte Zebio, , 27 giugno 1916.
— Decreto Luogotenenziale 30 maggio 1919
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
 

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Arc G4: M.V.S.N.: Priolo Francesco di Paola in grande uniforme da Console Generale della M.V.S.N. mod. 1° febbraio 1927 – 16 ottobre 1929 (Siracusa, 11 febbraio 1878 – 19..). Sottotenente nell’8° Reggimento Bersaglieri il 7 settembre 1903, venne promosso Tenente il 21 settembre 1906. Capitano nel 10° Reggimento Bersaglieri il 30 giugno 1914, ottenne il grado di Maggiore il 1° aprile 1917. In Posizione Ausiliaria Speciale nel 1920, venne promosso Tenente Colonnello in attesa riduzione quadri nel 1925. Colonnello il 7 dicembre 1929, fu promosso Generale di Brigata in Riserva il 1° luglio 1937. Console della M.V.S.N. il 1° febbraio 1923, fu Comandante della 171^ Legione Vespri a Palermo per poi essere promosso Console Generale Comandante il 61° Gruppo Legioni di Palermo, Caltanissetta e Trapani il 28 luglio 1923. Comandante della 14^ Zona dei Carabinieri Reali in Sicilia nel 1925, passò al comando della 5^ Zona del Veneto nel 1927. Luogotenente Generale nel 1929, fu Comandante del Raggruppamento CC.NN. in Sicilia nello stesso anno. Ispettore Armi e Munizioni presso il Comando Generale nel 1933, gli venne conferito il comando del Reparto Personale Disciplinare  e Colonie presso il Comando Generale nel 1936. Fotografia formato 16,8 x 13,5. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 2101: Cassinis Giuseppe in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V.S.N. mod. 8 marzo 1923 – 1° febbraio 1927 (Vicenza 24 settembre 1860 – 1931). Fotografia formato 13,6 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 2100: Cassinis Giuseppe in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V.S.N. mod. 8 marzo 1923 – 1o ottobre 1923 (Vicenza 24 settembre 1860 – 1931). Fotografia formato 13,6 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.

 

Arc. 3462: Asclepia Gandolfo, talvolta anche Asclepiade in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V.S.N. (Imperia, 22 luglio 1864 – Roma, 31 agosto 1925). Sposato con Maria Martini nel 1894, era rimasto vedovo l’anno seguente, e nel 1905 si risposò con Teresa Manfredi. Massone, fece parte della loggia “Giuseppe Mazzini” di San Remo, “ma se ne era dimesso perché essa era così repubblicana da rendere impossibile la presenza di militari”. Uscì dall’Accademia militare di Modena nel 1885 come Sottotenente. Capitano dei bersaglieri nel 1898, e nel 1907 fu, come comandante del 1º battaglione bersaglieri ciclisti, tra i promotori della specialità. Allo scoppio della prima guerra mondiale, da Tenente Colonnello fu posto al comando del 10º Reggimento Fanteria. Nel 1916 ottenne la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a Maggiore Generale con il comando della Brigata Pisa. Nel 1917 comandò la 31ª Divisione. Nel giugno 1918 fu promosso Tenente Generale e comandante dell’VIII Corpo d’Armata. A Fiume nel settembre 1919 si rifiutò di far sparare dalle sue truppe ai legionari di D’Annunzio durante la marcia di Ronchi. Per questo dal governo Nitti nel 1920 fu posto in ausiliaria. Nel 1921 aderì al partito nazionale fascista. Presso la sua residenza, a Oneglia, fu redatto, insieme a Italo Balbo, Dino Perrone Compagni ed a Ulisse Igliori, il primo regolamento delle camicie nere. Membro del Gran consiglio del fascismo, fu nominato da Mussolini nel gennaio 1923 prefetto di Cagliari e nel maggio 1924, rientrato nei ranghi dell’esercito, fu nominato Generale di Corpo d’Armata. Il dittatore intendeva avvalersi della sua esperienza per estendere in Sardegna i consensi del Partito nazionale fascista, attingendo negli ex combattenti che avevano intanto formato il Partito Sardo d’Azione. Gandolfo riuscì nell’intento tanto che, nelle elezioni dell’aprile 1924, il “listone” ottenne nel capoluogo sardo il 61% dei consensi. Dopo il delitto Matteotti e le successive dimissioni del Generale Emilio De Bono dalla carica di comandante della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, il 30 novembre 1924 Mussolini chiamò a sostituirlo lo stesso Gandolfo. Nei nove mesi in cui restò in carica, Gandolfo non fece tuttavia in tempo a incidere significativamente sulla riorganizzazione della Milizia: morì infatti a Roma il 31 agosto 1925, a 61 anni, per un improvviso aggravamento dei postumi delle lesioni che aveva subito durante la Grande Guerra. Qualche mese prima di morire, più precisamente l’8 febbraio, era stato nominato motu proprio da Vittorio Emanuele III grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Fotografia 14 x 9. Fotografo: T. Locchi – Firenze. 

Onorificenze

Grand'Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
                    8 febbraio 1925
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
                    1919
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
                    1919
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al Valor Militare
                    1916
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al Valor Militare
                    1916
Medaglia commemorativa delle campagne di Libia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne di Libia
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
 
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
 
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia interalleata della vittoria

 

Arc. G4: Gagliani Francesco in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V. S.N. mod. 8 marzo 1923 – 1o ottobre 1923 (Racconigi, 18 luglio 1862 – Roma, 1935). Allievo al Collegio Militare di Napoli nel 1876, fu alla Scuola Militare il 9 ottobre 1879. Sottotenente nel 31° Reggimento Fanteria il 24 aprile 1881. Tenente il 19 luglio 1883, partecipò alle campagne d’Africa del 1887 – 1888 e venne promosso Capitano nel 55° Reggimento Fanteria il 2 novembre 1890. Maggiore nell’81° Reggimento Fanteria il 29 settembre 1904, venne promosso Tenente Colonnello nel 3° Reggimento Fanteria il 31 marzo 1910. Colonnello Comandante del 78° Reggimento Fanteria nel 1914 e con esso entrò in guerra nel 1915 divenendo poco dopo Maggior Generale Comandante della Brigata Toscana l’11 ottobre 1915 con la quale al Sabotino rimase ferito e si meritò la Medaglia d’Argento al Valor Militare, e al Veliki e al Faiti venne decorato della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Comandante della 45^ Divisione dal 10 marzo al 31 ottobre 1917 e sul Carso ebbe la Commenda dell’Ordine Militare di Savoia e la promozione a Tenente Generale per merito di Guerra il 27 settembre 1917. Comandante della 7^ Divisione il 21 febbraio 1918, passò poi al comando della 10^ Divisione il 26 marzo 1918 e della Divisione di Salerno l’11 febbraio 1919. In Posizione Ausiliaria Speciale nel 1922, venne promosso Generale di corpo d’Armata in Riserva il 18 luglio 1931. Fu Luogotenente Generale della M.V. S.N. comandante della 12^ Zona di Napoli fino al 1929. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Cav. P. De Angelis – Napoli. Autografa e datata Napoli 1° settembre 1930. 

Arc. 2801: Renzo Montagna in uniforme da Console Generale Comandante il 6° Gruppo D’Assalto Battaglioni CC. NN in Africa “Montagna” (Santa Giuletta, 13 marzo 1894 – Voghera, 6 luglio 1978). Militare di carriera partecipa alla prima guerra mondiale con il grado di Sottotenente, venendo decorato con due medaglie d’argento al valor militare. Si congeda nel 1920 con il grado di Capitano di complemento e inizia l’attività nei Fasci di Combattimento fondando il fascio di Santa Giuletta. Dopo essersi fatto notare come membro delle violente milizie paramilitari squadriste, entra a far parte della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale dove compie una rapida carriera. Partecipa alla guerra d’Etiopia comandando un battaglione di Camicie Nere e conquistando l’Amba Alagi. Tra il 1942 e il 1943 fu il comandante del Raggruppamento tattico CC.NN “Montagna” (composta dalla 2ª legione da montagna “Alpina” e diversi battaglioni), che da lui prese il nome durante le operazioni della primavera 1942. In seguito il raggruppamento assunse il nome di Raggruppamento C.NN “XXI Aprile”. In seguito col suo reparto prese sede a Lubiana e rientrò in Italia poco prima del 25 luglio 1943. Arrestato dal governo Badoglio, fu liberato dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Presi accordi con i tedeschi immediatamente si attivò per ricostituire la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e il 17 settembre ne occupò il Comando generale in viale Romania che era stato abbandonato. In qualità di ufficiale più alto in grado presente a Roma subentrò a Italo Romegialli come Comandante Generale provvisorio della MVSN. Recuperati alcuni carri armati M13 o carri leggeri L Montagna li dispose a protezione degli obiettivi più sensibili come la caserma Mussolini e la sede del neocostituito Partito Fascista Repubblicano a palazzo Wedekind di cui resse anche la federazione provinciale fino all’arrivo di Alessandro Pavolini il 18 settembre. Dopo il passaggio di consegne con Pavolini nei giorni seguenti Montagna si dedicò completamente alla MVSN nell’ambito della RSI. Secondo Montagna l’esercito della RSI sarebbe dovuto nascere come estensione della MVSN, l’unica forza armata che dopo l’armistizio non si era sciolta e aveva mantenuto fede all’alleanza con i tedeschi. Invece sempre secondo Montagna la vecchia Milizia era confluita completamente nella Guardia Nazionale Repubblicana insieme ai carabinieri e alla PAI perdendo il carattere militare per quello “essenzialmente di polizia”. L’11 novembre 1943 assunse la guida del 208º Comando Militare Regionale Macerata fino all’evacuazione della regione. Nel 1944 fu nominato giudice nel processo di Verona contro i membri del Gran Consiglio che avevano votato l’ordine del giorno Grandi che aveva segnato la caduta del governo Mussolini il 25 luglio 1943. Alcuni dei giudici si batterono affinché gli imputati non fossero condannati a morte e Montagna si batté in particolare per salvare Emilio De Bono ma inutilmente quando si scontrò con Enrico Vezzalini. All’alba del 9 luglio, mentre passava la notte nella sua villa di Monteceresino dove aveva saltuaria residenza, per una licenza di convalescenza, Montagna fu soggetto ad un tentativo di sequestro da parte dei partigiani. L’attacco fu respinto dalla sua ordinanza e dal generale stesso. I partigiani ebbero un caduto. Nell’ottobre 1944 fu nominato comandante della polizia della Repubblica Sociale Italiana, carica che mantenne fino alla fine della guerra. Resosi latitante, il 29 maggio 1947 Montagna fu amnistiato dalla corte d’Assise di Como. Dopo la guerra si ritirò a vita privata e morì a Voghera il 6 luglio 1978. Fotografia formato 13,6 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
 
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Ufficiale dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
 
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
 

Arc. G2: Teruzzi Attilio in grande uniforme estiva da Tenente Generale Capo di Stato Maggiore della M.V.S.N. mod. 1° febbraio 1927 – 16 ottobre 1929 (Milano, 5 maggio 1882 – Procida, 26 aprile 1950). Intraprende gli studi militari e nel 1911, in qualità di Ufficiale di carriera, partecipa alla guerra italo-turca prendendo parte con successo alla conquista di Misurata, azione che gli vale la medaglia di bronzo. Rimasto in Libia entra vittorioso a Nalut e viene ferito in battaglia nel Fezzan, guadagnandosi stavolta una medaglia d’argento. Durante la prima guerra mondiale Teruzzi viene promosso capitano e nel 1916 riceve un’altra decorazione. Fu membro della Massoneria. Nel 1920 si congeda dall’esercito per aderire al Partito Nazionale Fascista, di cui viene nominato vicesegretario nel 1921. L’anno seguente è uno degli artefici della marcia su Roma e guida verso la Capitale le squadre dell’Emilia-Romagna. Nel 1924 è eletto deputato per la prima volta e riconfermato nel 1929 e nel 1934. Sottosegretario al ministero dell’Interno dal 1925 al 1926, è Governatore della Cirenaica dal 1926 al 1928. Nel 1929 diviene Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale fino al 1935. Raggiunge il grado di Tenente generale. Nel 1937 torna al governo come sottosegretario al Ministero delle colonie. Durante la guerra civile spagnola, viene nominato da Mussolini Luogotenente generale ed Ispettore delle truppe. Nel 1939, divenuto consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, è nominato Ministro dell’Africa Italiana, succedendo a Mussolini – che aveva assunto l’interim dopo Alessandro Lessona –, fino al 25 luglio 1943. Dopo l’8 settembre del 1943 e l’armistizio di Cassibile aderisce alla Repubblica Sociale Italiana, senza avere incarichi di rilievo. Il 29 aprile 1945 la radio annunciò la fucilazione di Mussolini e di alcuni gerarchi fascisti, tra cui lo stesso Teruzzi: in realtà i partigiani avevano giustiziato un giornalista tedesco, scambiato per Teruzzi in quanto molto somigliante all’ex ministro (avevano la barba uguale). Il vero Teruzzi fu invece condannato a trent’anni di reclusione e incarcerato nel carcere dell’isola di Procida. Morì nella stessa isola, soli venti giorni dopo la sua liberazione, giunta anzitempo nel 1950. Teruzzi si sposò nel 1926 con Liliana Weinman, cantante lirica ebrea di New York. Nel 1929 lui si rivolse alla Sacra Rota per sciogliere il matrimonio celebrato in regime “misto”. La Weinman si difese davanti al tribunale ecclesiastico in una lunga battaglia e continuò a farsi chiamare “contessa Teruzzi”. Lui si innamorò poi di Yvette Blank, ebrea francese di origine rumena. Dal loro rapporto nacque la sua unica figlia, Maria Celeste, chiamata Mariceli. Da Yvette, che gestiva una pensione a Procida, Teruzzi si recò dopo la liberazione. Fotografia formato 23,5 x 18. Istituto Luce.

Onorificenze

Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
 
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
                    25 aprile 1929 R.D. n. 159
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
 
Cavaliere del Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta
 
3 Medaglie d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   3 Medaglie d’argento al valore militare
 
Medaglia di bronzo al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valore militare
 
Croce al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al valore militare
 
2 Croce al Merito di Guerra - Concessione per Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria   2 Croce al Merito di Guerra – Concessione per Valore Militare
 
5 Croci al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   5 Croci al merito di guerra
 
Croce d'argento per anzianità di servizio (25 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce d’argento per anzianità di servizio (25 anni)
 
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-1918
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca (1911 – 1912) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-turca (1911 – 1912)
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (3 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (3 anni)
 
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
 
Croce di anzianità (20 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Croce di anzianità (20 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
 
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936, ruoli combattenti) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936)
 
Medaglia commemorativa da volontario di guerra delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa da volontario di guerra delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936)
 
Medaglia Commemorativa Guerra di Spagna (1936-1939) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Commemorativa Guerra di Spagna (1936-1939)
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma

Arc. G2: Acerbo Giacomo barone dell’Aterno in grande uniforme da Luogotenente Generale f.q. della M.V.S.N. mod. 1931 – 1935 (Loreto Aprutino, 25 luglio 1888 – Roma, 9 gennaio 1969). Il padre Olinto apparteneva a una famiglia della vecchia borghesia locale; la madre Mariannina era figlia del barone de Pasquale di Caprara d’Abruzzo (PE). Giacomo Acerbo si laureò in Scienze agrarie a Pisa nel 1912. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu a capo, insieme con il fratello Tito, di un folto gruppo di interventisti e volontari. Tito Acerbo, a cui Giacomo era molto legato, caduto in combattimento nel giugno del 1918 nelle file della Brigata “Sassari”, fu insignito di due medaglie d’argento e una d’oro al valor militare. Giacomo, invece, fu decorato con tre medaglie d’argento al valor militare e congedato con il grado di capitano. Nel 1924, Giacomo istituì la Coppa Acerbo in memoria del fratello Tito. Sempre nel 1924, fu insignito del titolo di barone dell’Aterno. Il 18 novembre 1928, a Milano, Giacomo Acerbo sposò Giuseppina Marenghi, appartenente a una delle famiglie milanesi più facoltose dell’epoca e specializzata nell’imprenditoria tessile; testimoni delle nozze furono Francesco Paolo Michetti e Gabriele D’Annunzio. Massone, Giacomo Acerbo era membro della Gran Loggia d’Italia, nella quale fu regolarizzato con il grado di Maestro il 13 dicembre 1921, nella Loggia “24 Maggio 1915” , e il 6 novembre 1922 raggiunse il 32º e il 33º grado del Rito scozzese antico ed accettato. Terminato il conflitto, Giacomo Acerbo si avviò alla carriera universitaria come assistente di discipline economiche. Contemporaneamente, promosse l’Associazione dei combattenti di Teramo e Chieti, che dopo le elezioni del 1919 si staccò dall’Associazione nazionale, e costituì il Fascio di combattimento provinciale. Eletto deputato nel 1921 con i “Blocchi Nazionali”, si pose come guida dei conservatori locali e moderatore degli eccessi squadristici. Con Giovanni Giuriati, Giuseppe Ellero e Tito Zaniboni contribuì al patto di pacificazione con i socialisti, e a novembre fu eletto nel comitato centrale del PNF. Durante la marcia su Roma tenne i contatti con il Quirinale presidiando Montecitorio, su richiesta del presidente della Camera dei deputati Enrico De Nicola, nel timore di azioni squadristiche. Accompagnò poi Mussolini a ricevere dal re l’incarico ministeriale e lo assistette nella formazione del governo, assumendo l’incarico di sottosegretario alla presidenza. Legò il suo nome alla riforma elettorale maggioritaria – la «legge Acerbo» – votata nel novembre 1923. Nuovamente deputato nel 1924, fu coinvolto marginalmente nelle inchieste sul delitto Matteotti e lasciò il sottosegretariato alla presidenza del consiglio. Fu fra i 250, chiamati a partecipare ai lavori e a firmare, il Manifesto degli Intellettuali Fascisti, voluto da Giovanni Gentile, nel 1925. Nel gennaio 1926 fu eletto vicepresidente della Camera dei deputati, carica che detenne sino al 1929. Ministro dell’agricoltura e delle foreste dal 1929 al 1935, si dedicò, tra gli altri, ai progetti di bonifica integrale e di raggiungimento dell’autosufficienza cerealicola. Contribuì con Gabriele D’Annunzio all’istituzione della provincia di Pescara nel gennaio 1927, e ricoprì la carica di Presidente Generale della Croce Rossa Italiana dal 10 febbraio 1927 al 25 aprile 1927. In ambito accademico, nel 1926 conseguì, primo in Italia, la libera docenza in Storia dell’agricoltura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma. Nel 1928 vinse il concorso per la cattedra di Economia e legislazione agraria nel Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Roma, del quale fu Rettore dal 1928 al 1934. Successivamente, divenuto l’Istituto Facoltà di Economia e Commercio, ne fu Preside fino al 28 febbraio 1943. Nel 1929 fu nominato accademico ordinario della Accademia dei Georgofili. Dal 1935 al 1943 fu presidente dell’Istituto internazionale di agricoltura. Nello stesso periodo ricoprì la carica di presidente della Reale Accademia Filarmonica Romana. Membro del Gran Consiglio del Fascismo, nel 1938 fu relatore sul disegno di legge per la trasformazione della Camera dei deputati in Camera dei fasci e delle corporazioni. Nella seduta del Gran Consiglio del 6 ottobre 1938 che trattò delle leggi razziali, prese posizione moderata (come Balbo, De Bono, Federzoni e Ciano), ma non è noto in che termini. Nel 1940 venne pubblicato il suo libro su I fondamenti della dottrina fascista della razza, ove la questione antisemita è quasi elusa e viene osteggiato il razzismo di tipo biologico, ripiegando su un nazionalismo spiritualistico. Anche in scritti posteriori Acerbo ribadì l’infondatezza delle tesi razziste in Italia. Come altri esponenti del regime, e in primis la stessa Corona, Acerbo era per nulla convinto dell’alleanza con il Terzo Reich; in particolare mise in dubbio una delle basi fondamentali del credo nazionalsocialista, scrivendo sulla mancanza di fondamento scientifico del mito della “razza ariana” (che taluni falsi scienziati contrapponevano a una parimenti inesistente “razza ebraica”). Il suo tentativo di moderare la ormai decisa posizione sulla cosiddetta “difesa della razza” lo pose in condizione di essere facile bersaglio di razzisti e antisemiti come Giovanni Preziosi o Telesio Interlandi. Quest’ultimo il 24 settembre 1938 pubblicò su Il Tevere, da lui diretto, una lettera anonima dove Acerbo era definito «il più autentico dei marrani». Durante la seconda guerra mondiale si arruolò volontario e fu assegnato allo Stato maggiore sui fronti alpino e balcanico con il grado di colonnello. Nel 1939 era stato eletto presidente della Commissione generale del Bilancio della Camera dei fasci e delle corporazioni, restando in carica fino al 6 febbraio 1943, quando fu nominato ministro delle finanze al posto di Paolo Thaon di Revel. Il 25 luglio votò l’ordine del giorno Grandi, che sostanzialmente esautorava Benito Mussolini, restituendo il comando delle forze armate al re, definendosi servo umile e assoluto di Vittorio Emanuele III. Tornato presso la propria casa di Loreto Aprutino, dopo l’8 settembre sfuggì all’arresto da parte della Polizia italiana, che per cinque membri del Gran Consiglio si trasformò nella condanna a morte emessa nel Processo di Verona dalla RSI. Per mesi si rifugiò presso i suoi contadini, dando asilo nelle proprie campagne agli aviatori alleati abbattuti in quelle zone, fino a quando fu catturato dagli Alleati e condannato dall’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo a 48 anni di reclusione, successivamente ridotti a 30. In quel periodo, amministratore dei suoi beni fu l’avvocato Pasquale Galliano Magno (già presidente del CLN, legale della famiglia Matteotti nel processo di Chieti e capolista del PCI nelle elezioni amministrative di Pescara). La cattura di Acerbo da parte di un funzionario di Pubblica sicurezza, di due agenti di P.S. e di otto partigiani, presso la sua fattoria Gallo, nella provincia di Pescara, è stata ricostruita da Vito de Luca, da un fondo della Prefettura di Pescara, conservato nell’Archivio di Stato di Pescara, in un articolo pubblicato sulla Rivista Studi Medievali e Moderni. Trasferito presso il carcere dell’isola di Procida, nel breve periodo in cui vi rimase insegnò matematica agli ergastolani presenti. Annullata la sentenza dalla Cassazione il 25 luglio 1947, fu poi riabilitato e nel 1951, in seguito a sentenza del Consiglio di Stato, fu riammesso all’insegnamento universitario. Nel 1953 e nel 1958 si candidò alle elezioni con i monarchici, ma senza successo. Nel 1962 fu decorato dal Presidente della Repubblica Antonio Segni della “medaglia d’oro per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte”. Nel 1963, in occasione del suo collocamento a riposo per limiti d’età, fu insignito all’unanimità del titolo di Professore Emerito di Economia e politica agraria dal Senato Accademico dell’Università La Sapienza di Roma. Subito dopo, tuttavia, venne richiamato in servizio in qualità di docente di Ordinamento e tecnica dei crediti speciali nel corso di specializzazione in Discipline bancarie. Appassionato e collezionista di antiche ceramiche di Castelli, nel 1957 aprì ai visitatori di tutto il mondo le porte della Galleria delle antiche ceramiche abruzzesi. Fotografia formato 23,5 x 18. Fotografo: Istituto Luce.

Arc. G: Agostini Augusto in uniforme ordinaria da Tenente Generale Comandante la Milizia Nazionale Forestale mod. 1° marzo 1935 – 1938 ( Perugia, 10 settembre 1898 – 1973). Dottore in Medicina e Agraria fu volontario nella 1^ guerra mondiale. Entrato nelle Squadre d’Azione di Perugia nel 1919, partecipò alla marcia su Roma nell’ottobre del 1922. Console Generale della M.V.S.N. FU comandante della 9^ Zona Umbria – Marche – Zara nel 1923. In Libia nel 1925, fu Vice Comandante della Milizia Forestale nel 1926. Tenente Generale il 1° marzo 1928 fu comandante della Milizia fino al 15 dicembre 1941. Durante la guerra d’Etiopia del 1935 – 36 fu comandante della Coorte Speciale Forestale e della Colonna Agostini. Comandante dei Forestali in Grecia nel 1940, venne collocato in Riserva e destinato ai Depositi dal 1939 al 1943. Fotografia formato 19,7 x 14,2. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3396: Ademollo – Lambruschini Raffaello in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V.S.N. mod. 1931 – 1935 (16 maggio 1876 – 1953). Allievo Ufficiale il 18 ottobre 1895, fu Sottotenente nell’82° Reggimento Fanteria il 9 gennaio 1898. Tenente il 2 giugno 1902, fu Capitano del Regio Corpo Truppe Coloniali in Somalia il 30 settembre 1912. Maggiore nel 2° Battaglione del 62° Reggimento Fanteria dal novembre 1916 al novembre 1917, ottenne il grado di Tenente colonnello nell’82° Reggimento Fanteria il 7 ottobre 1917. In Posizione Ausiliaria il 1° ottobre 1920, fu in A.R.Q. il 1° ottobre 1925 e venne promosso Colonnello nel 1929. Generale di Brigata il 23 febbraio 1935, venne collocato in Riserva il 16 aprile 1936. Generale di Divisione il 1° luglio 1937, fu Generale di corpo d’Armata il 1° gennaio 1941. Console Generale della M.V.S.N. comandante il 30° Gruppo Legioni Siena – Grosseto – Arezzo, fu console Comandante della 2^ Legione Libica Cirenaica nell’ottobre 1924. Console generale Comandante il 17° Gruppo Legioni Ravenna – Rovigo – Faenza – Forlì – Ferrara poi Addetto al Comando del 2° Raggruppamento di Bologna. Tenente Generale nel febbraio 1931, fu comandante dei CC.NN. in Sardegna e comandante del 3° Raggruppamento di Roma nel 1933. In Africa Orientale fu Comandante del 1° Gruppo Battaglioni Eritrei nel 1936 per poi passare in Riserva nel 1937. Fotografia formato 11,3 x 7,8. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3421: Francesco Amilcare Dupanloup in uniforme ordinaria da Generale della Milizia Portuaria (Savona, 6 aprile 1897 – 25 aprile 1945). Figlio di un avvocato, si arruolò volontario nel Regio Esercito nel 1915, all’età di 28 anni. Dupanloup combatté valorosamente nella prima guerra mondiale, sul fronte italiano. Fu decorato con tre medaglie d’argento al valor militare e una medaglia di bronzo. La prima medaglia d’argento gli fu assegnata il 31 maggio 1915, per il suo coraggio durante un combattimento sul Monte Mrzlivrh. In quell’occasione, il suo plotone fu attaccato da un violento fuoco di fucileria e mitragliatrici. Dupanloup, con molta avvedutezza e coraggio, riuscì a sfondare le linee nemiche e costrinse le mitragliatrici a tacere. La seconda medaglia d’argento gli fu assegnata il 29 maggio 1916, per il suo comportamento esemplare durante un attacco nemico sul Monte Aralta. Dupanloup, nonostante fosse ferito, si mise a disposizione del comandante di battaglione per regolare il ripiegamento, rimanendo al suo posto fino a quando fu nuovamente ferito gravemente. La terza medaglia d’argento gli fu assegnata il 19-20 agosto 1917, per il suo coraggio durante due giornate di combattimento sul fronte di Gorizia. In quelle occasioni, Dupanloup partecipò a ripetuti assalti contro le posizioni nemiche, rimanendo gravemente ferito ad un braccio. Dopo la guerra, Dupanloup aderì al fascismo e fu tra i fondatori della Milizia portuaria di Savona. Nel 1922 prese parte alla marcia su Roma. Nel 1931, però, entrò in contrasto con il Partito Nazionale Fascista e fu confinato a Canelli. Dopo la caduta del fascismo, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Dupanloup morì il 25 aprile 1945, mentre veniva arrestato dai partigiani. Secondo alcuni racconti locali, si sarebbe suicidato con un colpo di pistola quando i partigiani si presentarono alla sua porta per arrestarlo. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: E. Boeri – Roma.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                    Monte Mrzlivrh 31 maggio 1915
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                    Monte Aralta 29 maggio 1916
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                    Gorizia-Sober 19-20 agosto 1917
 
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valor militare
                    Selletta Sleme-Mrzli, 14-15 agosto 1915

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Arc. 3071: M.V.S.N.: Rubino don Michelangelo in abito talare da Console Generale Cappellano della M.V.S.N. (Bari, 1869 – Ospizio Sacro Cuore di Roma 1948). Missionario Salesiano a Smirne durante la guerra italo-turca nel 1911-1912, venne poi trasferito a Trieste. Durante la prima guerra mondiale fu Cappellano Militare presso il 9° Reggimento Bersaglieri e nel 1925 Console Ispettore dei Cappellani della M.V.S.N. Dal 1938 al 20 settembre 1943 ricoprì l’incarico di Console Generale e Ispettore Capo Cappellani della M.V.S.N. del Corpo Truppe Volontarie in Spagna dal 1937 al 1939. Nell’aprile del 1930 fu Vice Ispettore dell’Opera Nazionale Balilla e Ispettore dei Cappellani dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra (poi Legione Volontari d’Italia Giulio Cesare). Fotografia formato 18 x 13. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. 3188: M.V.S.N.: Colonnello comandante Camicie Nere in Africa in uniforme da combattimento con cappotto (1935-1936). Fotografia formato 17,5 x 11,5. Fotografo: Luxardo – Roma. 

PARTITO NAZIONALE FASCISTA

Arc. G2: Alfieri Edoardo detto Dino in uniforme da Segretario del Partito Nazionale Fascista (Bologna, 8 giugno 1886 – Milano, 2 gennaio 1966). Trascorse la giovinezza a Milano, dove operò come giornalista e attivista del nazionalismo: nel dicembre del 1910 prese parte al congresso di Firenze – dominato dalla figura di Enrico Corradini – da cui scaturì l’Associazione Nazionalista Italiana e un mese dopo fu tra i fondatori della sezione meneghina del gruppo. Il 15 maggio 1915 si laureò in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Genova e dieci giorni dopo, coerentemente con il suo interventismo, presentò domanda di arruolamento volontario nell’esercito regio (in precedenza era stato riformato). Nel corso della Grande Guerra fu promosso Sottotenente (luglio 1915) e Tenente (aprile 1916), ricevendo una medaglia di bronzo (3 agosto 1916) e una d’argento (15 settembre 1917) al valor militare. Vestì la divisa grigioverde fino al 26 luglio 1919, giorno in cui venne congedato. Tornato alla vita civile, aprì uno studio legale e nel 1920 sposò Carlotta Bonomi, appartenente alla nota famiglia di immobiliaristi. Continuò inoltre a militare tra le file nazionaliste, divenendo dapprima consigliere comunale e poi assessore (1923-1924) del comune di Milano. Si dichiarò contrario alla confluenza dell’ANI nel Partito Nazionale Fascista – avvenuta nel marzo del 1923 – in quanto, a suo dire, essa avrebbe annacquato l’ideologia nazionalista. Fu comunque inserito nel Listone Mussolini, con cui venne eletto deputato alle elezioni del 1924; mantenne lo scranno parlamentare ininterrottamente fino al 2 agosto 1943. Sotto il regime fascista Alfieri ebbe vari incarichi: dapprima fu presidente dell’Istituto fascista di cultura di Milano (di cui era stato anche fondatore) e dell’Ente nazionale della cooperazione dal 1925al 1929; successivamente, dal 9 novembre 1929 al 20 luglio 1932 entrò nel governo Mussolini come sottosegretario al ministero delle Corporazioni, il cui dicastero era retto in quel periodo da Giuseppe Bottai. Nel 1932 fu direttore della Mostra della Rivoluzione Fascista, che aveva ideato come direttore dell’Istituto fascista di cultura di Milano. Il 15 gennaio 1933 fu nominato presidente della Società italiana degli autori ed editori, incarico che mantenne fino al 1936. Il 22 agosto 1935 tornò al governo come sottosegretario del neocostituito ministero della Stampa e Propaganda, che di fatto resse personalmente nei giorni della guerra d’Etiopia essendo Galeazzo Ciano al fronte: questa grande responsabilità, unita al sodalizio che si venne a creare tra Alfieri e il genero del Duce, gli permise di diventare uno dei gerarchi più in vista. L’11 giugno 1936, dopo che Ciano aveva assunto il ministero degli Esteri, Alfieri divenne ministro per la Stampa e la Propaganda (ribattezzato dicastero della Cultura Popolare dal 27 maggio 1937). Quinto Navarra, usciere di palazzo Chigi e commesso di Mussolini, ricordò nelle sue memorie come Alfieri fosse il gerarca più rimproverato dal dittatore, ma anche quello che sapeva incassare meglio le sfuriate. Nel 1938 Alfieri, sottoscrivendo il Manifesto della razza (“Manifesto degli scienziati razzisti”), si dichiarò favorevole all’introduzione delle leggi razziali fasciste. Nell’ottobre del 1939 gli venne comunicato l’imminente licenziamento dal ministero e Ciano scrisse di volerlo “tenere a galla” facendolo nominare o presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni o ambasciatore presso la Santa Sede: quest’ultima sortita riuscì e Alfieri iniziò la sua attività diplomatica in Vaticano il 9 novembre. Subito si mise all’opera per organizzare uno scambio di visite tra Vittorio Emanuele III e Pio XII: gli incontri avvennero tra il 21 e il 28 dicembre e diedero molta popolarità ad Alfieri, essendo questa la prima uscita ufficiale del Pontefice dal 1870. Nel maggio del 1940, dovendosi sostituire l’ambasciatore a Berlino Bernardo Attolico, Mussolini conferì questa carica proprio ad Alfieri, che allo scoppio della seconda guerra mondiale era stato un fautore della non belligeranza italiana: volendo sottolineare la scialba personalità del nominato, Michele Lanza scrisse che “tale scelta indicava chiaramente che, nell’attuale momento, il nostro governo vuole a Berlino un rappresentante di parata che non faccia della politica, non sollevi questioni, e non scriva rapporti”. I dispacci che inviò dalla capitale del Terzo Reich nel corso del conflitto furono sempre improntati all’ottimismo – cosa di cui Ciano si lagnò nei suoi Diari – fino all’ottobre del 1942, quando iniziò un mutamento di rotta. Membro del Gran Consiglio del Fascismo, nella storica seduta del 25 luglio 1943 votò favorevolmente all’ordine del giorno Grandi, che mise Mussolini in minoranza e causò la fine del regime. Temendo rappresaglie naziste, non tornò più a Berlino ed il 31 luglio il nuovo Ministero degli Esteri Raffaele Guariglia accettò le sue dimissioni da ambasciatore. Alfieri si nascose inizialmente a Milano ma, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, per evitare ritorsioni fuggì in Svizzera, entrando dal valico di Astano grazie ai contatti del parroco don Isidoro Marcionetti. Condannato a morte in contumacia nel processo di Verona il 10 gennaio 1944, venne collocato a riposo come ambasciatore il 1º agosto dello stesso anno (il regime di Salò aveva preso analoga decisione il 5 novembre 1943). Nel dopoguerra venne deferito presso l’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, ma il 12 novembre 1946 fu prosciolto in istruttoria “perché la sua azione non integrava i termini del reato rispetto all’accusa maggiore e per amnistia per quelle minori”. Uguale sorte ebbe, il 6 febbraio 1947, il procedimento dinanzi alla Commissione per l’epurazione del personale del ministero degli Esteri; in entrambi i casi decisivo per l’assoluzione di Alfieri fu il comportamento di Alcide de Gasperi che, chiamato dal tribunale. Nel 1947 Alfieri tornò in Italia e un anno dopo pubblicò il libro Due dittatori a fronte (ovvero Benito Mussolini e Adolf Hitler). Pensionato come ambasciatore, negli anni cinquanta Alfieri aderì al Partito Nazionale Monarchico ed ebbe presidenze in organismi economici internazionali. Riposa in un’edicola Bonomi nella necropoli del Cimitero Monumentale di Milano. Fotografia formato 23,5 x 18. Fotografo: Istituto Luce.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
 
Medaglia di bronzo al valor militare. Gorizia, 8 agosto 1916. - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valor militare. Gorizia, 8 agosto 1916.
 
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
                    23 giugno 1936

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