esercito del regno

 

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Arc. 2193: Maresciallo Filippo Colonna di Stigliano ( Napoli 19 Maggio 1799 – Napoli 1  Aprile 1870 ). Nominato nel 1808 Paggio di Corte, ottenne nel maggio 1815 la nomina a Sottotenente dei cavalleggeri della Guardia Reale, corpo col quale prese parte alla sfortunata campagna d’Italia conclusasi con la morte di Murat. Dopo aver ottenuto, nel novembre 1817, la nomina a Sottotenente dei Granatieri della Guardia Reale e aver servito dal 1819 al 1820 come guardia del corpo , ebbe nel febbraio 1821 il suo terzo brevetto di Sottotenente nel II Dragoni. Passato nel 1828 nel corpo dei Lancieri Real Ferdinando vi trascorse quasi venti anni della sua vita militare. I Tenente nel maggio 1831, Capitano del II Reggimento nel 1840, Aiutante Maggiore nel I nell’agosto 1847, meritò infine nel 1848 la promozione a Maggiore. Nel 1849 al comando dei Cacciatori a Cavallo partecipò alla campagna nello Stato pontificio e alla battaglia di Velletri si distinse nello scontro con l’avanguardia della cavalleria della Repubblica Romana. Promosso nel gennaio 1850 Tenente Colonnello solo nel settembre 1857 ottenne la  promozione a Colonnello del II Dragoni, divenendo nel marzo 1860 Brigadiere Generale. Nel maggio 1860 è in Sicilia e combatte strenuamente nella battaglia di Palermo contro i garibaldini. Nell’agosto 1860 Francesco II lo nomina suo Aiutante Generale. Rimasto col Re dopo l’abbandono della capitale partecipa attivamente alla battaglia del Volturno e nella riconquista di Caiazzo dove i garibaldini perdono quasi un migliaio di uomini tra morti, feriti e prigionieri. Nel Garigliano svolge azioni di retroguardia e dopo forti contrasti con altri alti ufficiali il Colonna da le dimissioni lasciando Gaeta. Filippo Colonna è considerato uno dei più capaci generali napoletani. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Napoli. 1860 ca.

 

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Arc. 2180: Maresciallo Riccardo de Sangro Duca di Martina ( Napoli 20 Luglio 1803 – Gaeta 5 Febbraio 1861). Figlio del Tenente Generale Nicola nel 1809 il re Ferdinando IV lo nomina Tenente ancora bambino. Nel 1824 viene promosso Capitano dei Granatieri della Guardia Reale e nel 1833 passa alla Cavalleria della Guardia Reale dove nell’Agosto del 1848 raggiunge il grado di Colonnello. Come ufficiale del I Ussari partecipa alla repressione dei moti del 1848 a Napoli dove guadagna l’ Ordine di San Ferdinando. Nel Giugno del 1849 viene promosso Brigadiere Generale comandante di Brigata e nominato giudice dell’Alta Corte Militare. Nel 1855 viene promosso Maresciallo di Campo con l’incarico di Aiutante Generale del Re, comandante della divisione di cavalleria leggera, comandante delle Guardie d’Onore e direttore della Scuola Militare di ginnastica. Fu tra gli accompagnatori del sovrano a Gaeta nel Settembre del 1860 e nell’Ottobre venne promosso Tenente Generale. Ammalatosi di tifo nel Febbraio 1861 a Gaeta, morì nella casamatta reale poco prima della capitolazione e fu sepolto nel duomo. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

 

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Arc. 2180: Maresciallo Pietro Vial de Maton ( Nizza 5 Ottobre 1777 – Roma 28 Febbraio 1863 ). Entrato nel 1792 come cadetto nel Reggimento provinciale di Oneglia dell’esercito sardo, partecipò a tutte le campagne contro i francesi che i piemontesi, alleati degli austriaci sostennero fino al 1798. Varie volte ferito, fu decorato sul campo nell’Aprile 1796 a Mondovì dal principe Carlo Emanuele di Savoia – Carignano, padre di Carlo Alberto. Distaccato presso il quartier generale austriaco combatte con loro alla battaglia di Marengo del 1800. Dopo Marengo si arruola in un reggimento di emigrati francesi al servizio inglese, i French Rangers, che presidiavano l’Isola d’Elba. Dopo varie vicissitudini si rifugia in Sicilia nel 1807 dove viene nominato Tenente nei Cacciatori Valdemone. Nel 1808 passa nello Stato Maggiore e nel 1811 viene nominato Capo di Stato Maggiore delle truppe siciliane inviate in Spagna in aiuto degli anglo-spagnoli contro i francesi prendendo parte a diverse battaglie e partecipando all’assedio di Tarragona. Nel 1815 viene promosso Maggiore nell’esercito del restaurato regno borbonico e rientra a Napoli. Nel 1820 è Tenente Colonnello e Capo di Stato Maggiore della IV Divisione. Nel 1822 è sottoispettore della Gendarmeria ausiliaria e nel 1826 è Colonnello della Gendarmeria e membro supplente della Commissione per i reati di stato. Nel 1828 è Brigadiere Generale e comandante in seconda della Gendarmeria e nel 1829 giudice straordinario dell’Alta Corte Militare. Nel Maggio 1831 Ferdinando II lo nomina comandante della piazza di Palermo nonché ispettore delle truppe di stanza in Sicilia. Nel 1837 viene promosso Maresciallo di Campo e incaricato di sovraintendere alla Polizia in Sicilia. Durante la rivolta di Palermo del 1848 è costretto a fuggire da Palermo e dopo la restaurazione Ferdinando II lo nomina comandante militare di Terra di Lavoro e Molise. Nel 1855 viene promosso Tenente Generale e nel 1860 diventa Presidente dell’Alta Corte Militare. All’arrivo di Garibaldi a Napoli indossa l’uniforme e parte immediatamente per Gaeta dove raggiunge il Re. Nominato Governatore della Piazza di Gaeta, ebbe diversi contatti epistolari con il Generale Cialdini, comandante delle truppe assedianti, per la definizione di tregue temporanee e scambi di prigionieri. Nel dicembre deve abbandonare per ragioni di salute l’incarico per andare a Roma a curarsi. A Roma col Generale Statella e con Clary collaborò col Conte di Trapani per coordinare il movimento reazionario nelle province napoletane e la guerriglia delle bande formate da soldati sbandati e da volontari stranieri come il Tristany e Borjes. Ormai stanco e malandato si ritirò vivendo con una figlia monaca e un mese prima di morire venne insignito dal Re Francesco II della Commenda di San Ferdinando del merito. Fotografia CDV. Fotografo: Mariannecci – Roma. Fotografia scattata durante l’esilio a Roma. 1862 ca.

 

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Arc. 2194: Maresciallo Francesco Traversa ( Bitonto 31 Luglio 1786 – Gaeta 5 Febbraio 1861 ). Nel 1806, al momento dell’invasione francese, era allievo del Collegio Militare. Rimasto a Napoli al servizio del nuovo governo viene nominato, nell’aprile 1808, II Tenente del Genio. Dopo aver ricoperto vari incarichi come ufficiale del Genio in varie località del Principato Citra e aver partecipato alla campagna in Calabria nel 1810-11, viene nominato nel 1812 comandante delle Piazza di Ponza. Catturato l’anno dopo dagli inglesi, rimase prigioniero per più di un anno a Malta, ottenendo infine la libertà per uno scambio. Promosso Capitano nel Luglio 1814 partecipò alla campagna d’Italia del 1815 con Murat. Confermato nel grado al ritorno dei Borbone, gli fu affidato l’incarico di sovrintendere al controllo dei lavori e dei materiali per la costruzione della Basilica di San Francesco di Paola a Napoli. Come Maggiore nel maggio 1831 ebbe la direzione del Genio di Pescara, nel settembre 1841 quella di Siracusa da Tenente Colonnello e infine come Colonnello la nomina a Ispettore del Genio oltre il Faro nel giugno 1849. Brigadiere nel novembre 1851, fu promosso Maresciallo di Campo nell’aprile 1860. Al momento dell’entrata di Garibaldi a Napoli, è a Gaeta dove viene nominato comandante della piazza. Cominciato l’assedio gli viene affidato l’incarico di direttore generale del Genio. Malgrado l’età avanzata espletò l’incarico con grande abnegazione e coraggio, affrontando continuamente il fuoco nemico, per controllare i danni nelle fortificazioni e disporre i lavori di riparazione. Il 5 gennaio 1861 il generale Traversa era andato a ispezionare il riempimento della breccia alla cortina Cappelletti. Si trovò perciò a passare vicino alla cortina Sant’Antonio al momento dell’esplosione della polveriera della batteria omonima, rimanendo sepolto sotto le macerie assieme a centinaia di soldati. Fotografia CDV. Fotografo: C. Fratacci – Napoli. 1860 ca.

 

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Arc. 2194: Maresciallo Raffaele Aragona Cutrofiano in  gran montura da Tenente Generale ( Napoli 9 Maggio 1802 – Londra 30 Ottobre 1868 ). Nel novembre 1815 entra nella Reale Paggeria e vi rimane fino al luglio del 1821 quando viene nominato Sottotenente della Guardia Reale. Nell’aprile del 1823 passa alla Gendarmeria a cavallo in Calabria allora infestata dal brigantaggio. Dopo essersi distinto nella lotta ai briganti ottiene la promozione a Tenente nel marzo 1828 e l’Ordine di san Ferdinando nel 1830. Nel gennaio del 1831 ottiene la promozione a Capitano e il trasferimento a Napoli nello Stato Maggiore. Nel 1837 diventa Maggiore del I Dragoni poi Gentiluomo di Corte nel 1843 e Tenente Colonnello nel novembre 1847. Nel marzo 1848 è promosso Colonnello e decorato co la commenda di San Giorgio della Riunione. Nell’aprile del 1848 viene inviato con il suo reggimento in alta Italia con il Corpo di spedizione napoletano. Rientrato in patria segue il Generale Filangeri in Sicilia partecipando alla riconquista dell’isola al comando dei Carabinieri a cavallo. Promosso nel maggio 1850 Brigadiere Generale e destinato a comandare la prima brigata di linea, nel giugno 1859 ebbe la promozione a Maresciallo di Campo e il comando della divisione di Cavalleria pesante. Il 6 Luglio 1860 viene nominato Aiutante Generale del Re e quando Francesco II abbandona Napoli lascia il comando della sua divisione al Generale Palmieri e rimane al seguito del sovrano con incarichi diplomatici. Inviato in varie città europee alla ricerca di alleanze e finanziamenti perde la fiducia del Re e si ritira a Londra. Caduto in miseria e abbandonato da tutti muore nel 1868.

 

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Arc. 2193: Maresciallo Vincenzo Ruffo Principe della Scaletta ( Catania 23 Giugno 1808 – Roma 23 Giugno 1889 ). Nel settembre 1824 inizia la sua carriera militare con il grado di Alfiere negli Zappatori del Genio e nel marzo 1827 acquista il grado di Tenente Colonnello nei reggimenti siciliani passando poco dopo con lo stesso grado nella Compagnia degli Alabardieri di Napoli. Nel 1830 Ferdinando II scioglie la compagnia e il principe passa nelle Reali Guardie del Corpo. Vincenzo Ruffo vi rimase fino alla caduta del regno, diventandone il comandante nel dicembre 1855. Per tale carica era sempre al seguito di Ferdinando II, col quale aveva un rapporto abbastanza confidenziale. Il nuovo re Francesco II lo nominò comandante effettivo delle Guardie del Corpo e Maresciallo di Campo nell’aprile 1860, dopo che nel 1858 Ferdinando II lo aveva insignito dell’Ordine di San Gennaro. Nell’estate 1860 il Ruffo aveva accompagnato la regina madre a Gaeta e quando Maria Teresa con i figli più giovani preferì evitare i rischi dell’assedio imminente recandosi a Roma, la seguì. E a Roma rimase, sempre al seguito della famiglia reale, pur se la dimestichezza con la regina madre rendeva i Ruffo della Scaletta invisi a Maria Sofia. Un anno prima della morte ebbe come ultimo riconoscimento dall’ex re la Commenda di San Ferdinando del merito. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma 1861 ca.

 

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Arc. 2192: Maresciallo Tommaso Clary ( Monreale 26 Dicembre 1809 – Napoli 8 Marzo 1878 ). Divenne ufficiale nel gennaio 1827 acquistando il grado di Capitano nel I Reggimento siciliano passando poco dopo nel I Battaglione Cacciatori a piedi. Nell’agosto 1842 ebbe la nomina di Aiutante Maggiore. Dopo una pausa rientrò nell’esercito nel marzo 1847 come Maggiore del III Reggimento di Linea Principe. Si trovò così a partecipare a quasi tutte le operazioni militari in cui fu coinvolto l’esercito napoletano nel triennio 1847-49. Nelle operazioni in Calabria meritò la medaglia di bronzo e in Sicilia nel 1848 riportò una ferita alla gamba destra nella difesa della cittadella di Messina. Promosso nel marzo 1849 Tenente Colonnello dell’VII Cacciatori prese parte alla campagna nello Stato Pontificio. Fu decorato dai napoletani con la medaglia di bronzo della campagna, dai pontifici con la Commenda di San Silvestro e dai francesi con la Legione d’Onore. Nel 1852 promosso Colonnello dell’11° di Linea Palermo, passò nel 1856 a comandare il Reggimento Real Marina, ottenendo nel 1859 la promozione a Brigadiere Generale e il comando di una Brigata di Fanteria dislocata a Catania. Nell’estate del 1860 era in Sicilia dove fu giudicato uno dei migliori generali napoletani. Per la sua bella condotta ebbe la promozione a maresciallo di Campo e il comando superiore delle truppe concentrate a Messina. Durante la campagna di Sicilia un episodio avvenuto tra il Maresciallo e il Colonnello Ferdinando Beneventano Del Bosco fece fallire le operazioni in Sicilia e sancì la fine delle speranze di riprendere l’isola. Clary fu in seguito incaricato di stabilire un contatto con Garibaldi. Un accordo fu firmato con il generale Medici e su queste basi le truppe napoletane lasciarono la Sicilia. A Napoli il Re non volle riceverlo e il ministro Pianell lo voleva mettere sotto inchiesta. Dopo l’entrata di Garibaldi a Napoli cercò di rifugiarsi  a Gaeta ma il Re lo fece bloccare e venne invitato a imbarcarsi per Civitavecchia. Durante l’assedio di Gaeta riuscì a rientrare nelle grazie del Re aiutato probabilmente dal Conte di Trapani. Clary rimase a Roma e insieme al Conte e ad altri ufficiali si adoperò per organizzare la reazione nelle provincie napoletane. Dopo la breccia di Porta Pia nel 1870 ritornò a Napoli conducendo una vita grama e morì in povertà in una camera ammobiliata nel marzo del 1878. Fotografia CDV dipinta a mano. Fotografo: A. Bernoud – Napoli. 1860 ca.

 

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Arc. 2192: Maresciallo Tommaso Clary. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. Fotografia Scattata durante l’esilio di Roma. 1860 ca.

 

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Arc. 407: Maresciallo Alessandro Nunziante di Mignano ( Messina 30 Luglio 1815 – Napoli 6 Marzo 1881 ). Nel 1827 a dodici anni entra nel Collegio Militare della Nunziatella iniziando a 18 anni la sua vita militare col grado di Capitano acquistatogli dal padre in uno dei reggimenti siciliani di nuova formazione. Nel 1844 passa nello Stato Maggiore  e nel 1847 diventa Maggiore. Nel 1848 viene nominato Tenente Colonnello e partecipa alla repressione dei moti del 15 Maggio. L’anno seguente è al seguito del Generale Carlo Filangeri nelle operazioni di riconquista della Sicilia guadagnando la promozione a Colonnello e la croce di san Ferdinando. La rapidità della sua carriera militare non era solo dovuta alla protezione e alla benevolenza reale, ma anche alle sue indubbie capacità militari. Come Colonnello del VII di Linea si era occupato nel 1850-53 della formazione di tre nuovi battaglioni di cacciatori. Dal 1849 faceva parte della Casa Militare di Ferdinando II con cui era in continuo contatto. Nel 1855 viene promosso Brigadiere Generale rimanendo al seguito del Re continuando a occuparsi dei Battaglioni Cacciatori. Con l’avvento al trono di Francesco II l’influenza di Nunziante aumentò ancora e nell’estate del 1859 fu lui che represse duramente al Campo di Marte l’ammutinamento dei Reggimenti Svizzeri. Il nuovo sovrano lo nominò suo Aiutante Generale consultandolo spesso come persona di piena fiducia. In questo periodo si esaspera il suo contrasto con l’altro generale di belle speranze dell’esercito napoletano, Giuseppe Salvatore Pianell. Il Nunziante aveva fama di reazionario mentre il Pianell era ritenuto fautore delle riforme. Promosso Maresciallo di Campo nel 1860 intravvide nello sbarco di Garibaldi in Sicilia il suo grande momento: si fece infatti designare dal sovrano capo della spedizione che avrebbe dovuto riconquistare l’isola con grandi mezzi. Ma il nuovo ministero costituzionale Spinelli di Scalea rinunziò all’impresa considerando l’isola non più tenibile. A questo punto decise di passare dall’altra parte della barricata prendendo contatti con i rappresentanti piemontesi a Napoli. Si ritirò clamorosamente dal servizio, restituendo al Re in modo poco protocollare le decorazioni ricevute, e si recò poi a Torino offrendo i suoi servigi a Cavour. Ritornato clandestinamente a Napoli ebbe contatti con l’Ambasciatore sardo Villamarina, il ministro Liborio Romano e l’Ammiraglio sardo Persano. Cavour sperava infatti, Con l’aiuto di Nunziante di far scoppiare una rivolta militare a Napoli e occupare la città prima dell’arrivo di Garibaldi. Dopo molti contatti e tentativi infruttuosi fu costretto a rifugiarsi su una nave piemontese e a rientrare a Torino. In premio della sua adesione all’Italia fu ammesso come Tenente Generale nel nuovo esercito italiano e nella guerra contro l’Austria del  1866 fu comandante della IV Divisione comportandosi brillantemente all’assedio di Borgoforte e guadagnando la croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Comandò poi la divisione militare di Milano e fu anche Deputato nella X e XIII Legislatura e nel 1879 Senatore del Regno. Gli onori e i riconoscimenti ricevuti non furono però sufficienti a lenire la nevrastenia di cui sempre era stato affetto. finì infatti i suoi giorni quasi sull’orlo della pazzia. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Napoli. 1860 ca.

 

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Arc. 2065: Maresciallo Rafael Tristany ( Andavel 16 Marzo 1818 – Lourdes 17 Giugno 1899 ). Fra gli spagnoli accorsi o chiamati in aiuto di Francesco II per ” difendere la Santa Causa della Legittimità ” Rafael Tristany fu quello che più a lungo rappresentò una minaccia per le autorità italiane. Uscito come cadetto dal Real Collegio militare di Gerona nel dicembre del 1833, partecipò giovanissimo alla prima guerra Carlista. Tenente Colonnello al termine della guerra, era divenuto Generale di Brigata nella campagna 1847-49. Nel 1856 venne in Italia, prima a Napoli poi a Modena, dove il Duca Francesco V non lo potè sistemare nel suo esercito. Nel 1861 si mise al servizio di Francesco II e il 5 febbraio viene nominato Maresciallo di Campo, dieci giorni prima della caduta di Gaeta. Raggiunse i Borbone a Roma nel novembre 1861 e cominciò il suo impegno per ristabilire l’autorità di Francesco II sui suoi domini. Praticamente si limitò a stare a cavallo della frontiera pontificia, cercando di entrare in contatto con le bande brigantesche operanti nei dintorni per coordinarne l’azione e dargli un minimo di inquadramento militare. Venne perciò in urto proprio col più noto e più importante capobanda della zona, Luigi Alonzi, detto Chiavone, operante sul confine orientale dello Stato Pontificio, fra Sora e Fondi. Gli incontri col brigante si conclusero sempre con gravi contrasti e nel giugno del 1862 pare che Tristany fece fucilare il Chiavone per ribadire la sua autorità. Nella primavera del 1862 aveva ripreso le ostilità sul confine romano, cercando di suscitare un’offensiva generale delle bande reazionarie in coincidenza con degli sbarchi previsti al sud. Gli sbarchi non avvennero mai e i mezzi limitati a disposizione non gli permisero mai di andare oltre alle incursioni lungo il confine. Nel giugno del 1863 i francesi spinti dalle crescenti proteste italiane e agevolati dalla soffiata di un brigante chiamato Stramenga, l’arrestarono e lo chiusero a Castel Sant’Angelo a Roma. Ai primi di agosto, scortato da militari francesi, fu imbarcato a Civitavecchia per Marsiglia. Nel maggio 1872 fu nominato da Don Carlos Conte di Montmoulin Capitano Generale della Catalogna. Accusato di aver dato un tono feroce alla guerra con fucilazioni di prigionieri e devastazioni d’ogni genere, venne silurato nel 1874. Quando fu richiamato nel novembre del 1875 era ormai troppo tardi e ai primi del 1876 dovette rifugiarsi in Francia. Fotografia CDV. Fotografo: C. Fratacci – Napoli. 1863 ca.

 

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Arc. 1972: Maresciallo Rafael Tristany. Fotografia CDV. Fotografo: Migliorato – Napoli. 1863 ca.

 

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Arc. 2191: Generale Agostino Riedmatten in piccola montura da Tenente Generale ( Sitten 28 Maggio 1796 – Sitten 19 Agosto 1867 ). Uno dei più noti militari svizzeri al servizio dei Borbone, iniziò la sua carriera nella Francia napoleonica, entrando nel maggio 1812 in una delle scuole militari per i giovani dell’impero, il Pritaneo di La Fleche. Rinviato in famiglia nel 1814, in conseguenza della caduta di Napoleone, fu nominato nel luglio 1815 Sottotenente dell’Armata Federale svizzera. Nel luglio dell’anno seguente si arruolò nel II Reggimento svizzero al servizio dei Borbone di Francia come II Tenente. Dimessosi nell’agosto del 1822, entrò come Tenente istruttore nel 1826 nelle truppe svizzere al servizio napoletano diventando nel dicembre dello stesso anno Capitano del III Reggimento. Promosso Maggiore nel marzo 1848, in seguito al ferimento del Colonnello Dufour e all’uccisione del Maggiore Salis Soglio durante i disordini del maggio 1848, gli fecero avere il comando del reggimento. Promosso il 18 Maggio Colonnello comandante del reggimento e decorato con la Croce di diritto di San Giorgio della Riunione, prese parte allo sbarco a Messina nel settembre 1848, alla conquista di Taormina e Catania e nel 1849 alla marcia su Palermo. Decorato nel novembre 1848 con la Commenda di Francesco I e a dicembre 1849 con la medaglia d’oro della campagna di Sicilia, era considerato soldato energico e valoroso. Promosso Brigadiere Generale al comando delle truppe stanziate a Nocera, fu anch’egli sorpreso dall’ammutinamento dei reggimenti svizzeri nell’agosto 1859. Fu incaricato da Filangeri dello scioglimento dei reparti ammutinati e della formazione dei Battaglioni esteri. Nell’aprile 1860 fu promosso Maresciallo di Campo, al comando della III Divisione che comprendeva i Battaglioni Esteri e la Brigata Bonanno. Nella crisi finale del regno si mantenne fedele ai Borbone ma la dissoluzione della Brigata Bonanno non gli permise di avere un comando effettivo fra le truppe concentrate intorno a Capua. Rimase quindi in disponibilità ottenendo, in ricompensa della sua fedeltà, la promozione a Tenente Generale. Il comando effettivo lo riebbe a Gaeta, dove fu il responsabile del settore più importante della piazza assediata, cioè il Fronte di Terra, concludendo così onorevolmente la sua lunga carriera al servizio dei Borbone di Napoli. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. Fotografia scattata durante l’esilio di Roma. 1861.

 

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Arc. 575: Generale Nicola Brancaccio Principe di Ruffano in piccola montura da Brigadiere Generale ( Napoli 2 Maggio 1805 – Roma 2 Aprile 1863 ). Nel 1816 entra nella Reale Paggeria, la scuola dei paggi, in cui erano educati allora, gli aspiranti ufficiali di Fanteria e Cavalleria provenienti da famiglie di nobiltà generosa. I Brancaccio erano una delle grandi famiglie storiche del regno con antiche tradizioni militari. Promosso Paggio di Valigia nel 1822, fu nominato l’anno seguente Sottotenente del Cavalleggeri della Guardia Reale. Aiutante di Campo del Maresciallo Lucchesi Palli, Brancaccio ebbe nel 1851 la nomina a Colonnello del I Lancieri, passando nel giugno 1859 a comandare la Brigata Lancieri come Brigadiere Generale. Francesco II appena salito al trono lo scelse come Cavaliere di Compagnia e Aiutante Generale. Brancaccio lo accompagnò a Gaeta e dopo la resa lo seguì a Roma, imbarcandosi pure lui sulla Mouette. A Roma, dove morì qualche anno dopo, venne nominato Maggiordomo Maggiore. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. Fotografia scattata durante l’esilio. 1861 ca.

 

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Arc. 2190: Generale Ferdinando Beneventano del Bosco in gran montura da Brigadiere Generale ( Palermo 3 Marzo 1813 – Napoli 8 Gennaio 1881 ). Fra le poche figure rispettate dalla pubblicistica risorgimentale nel desolante panorama dei capi militari borbonici del 1860, spicca quella di Ferdinando Beneventano Del Bosco. Fu uno dei pochi ricordato oltre che per le capacità militari anche per lo spirito combattivo, raro fra i suoi colleghi. Questa combattività la esibiva però oltre che sul campo di battaglia nei rapporti personali e gerarchici, creando non pochi problemi. Come figlio di un alto funzionario amministrativo nella corte fu ammesso con i fratelli Guglielmo e Antonio nel Collegio Militare della Nunziatella, da cui uscì come ufficiale della Guardia Reale nel 1829, distinguendosi per attitudini militari, ma non per rispetto della disciplina. Nel 1845 fu cassato per tre anni dai ruoli dell’esercito per un duello, uso che il cattolicissimo Ferdinando II non ammetteva. Riammesso nel 1848, si distinse come Capitano di Fanteria nella riconquista della Calabria e l’anno seguente nello sbarco a Messina, dove fu ferito, e alla presa di Catania, meritando gli elogi del Generale Filangieri, decorazioni e soprattutto la stima dei suoi soldati. Nel 1860, nella battaglia di Palermo, dette prova come comandante del IX Battaglione Cacciatori di grande intuito militare oltre che di valore. Inutilmente infatti consigliò al Von Mechel di far rientrare la loro colonna a Palermo, interrompendo il vano inseguimento per le montagne della fantomatica retroguardia garibaldina. Promosso Colonnello fu inviato con una colonna di tre Battaglioni da Messina a Milazzo per una ricognizione. Non esitò ad attaccare con decisione i garibaldini, riportando un brillante successo iniziale, ma di fronte alla pressione nemica, effettuata con forze crescenti e soverchianti, fu costretto a ritirarsi nel castello di Milazzo e in seguito a capitolare. Rientrato a Napoli e promosso Brigadiere Generale ebbe, demoralizzato per lo sbandamento borbonico  in Calabria, un momento di scoraggiamento. Si dichiarò contrario a una battaglia d’arresto nella piana di Salerno e al momento di raggiungere le truppe rimase a Napoli adducendo un attacco di lombaggine. Ricomparve in Gaeta assediata suscitando l’entusiasmo della guarnigione, ma non era più lo stesso. Recatosi a Roma dopo la capitolazione si mostrò disposto a combattere con la guerriglia più con le parole che con i fatti. Continuò invece a provocare e a prender parte a duelli, suscitando le ire di Pio IX, che nel 1868 lo espulse dallo stato romano. Stanco di essere costretto a peregrinare per l’Europa, ritornò qualche anno dopo a Napoli, dove si spense nel 1881, quasi dimenticato. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. Foto scattata durante l’esilio di Roma. 1861 ca.

 

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Arc. 1798: Colonnello Ferdinando Beneventano Del Bosco in montura di via. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bernoud – Napoli. La foto è stata scattata al ritorno del Colonnello dalla campagna di Sicilia contro Garibaldi. 1860.ca.

 

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Arc. 1927: Generale Ferdinando Beneventano Del Bosco in abiti civili. Fotografia CDV. Fotografo: Disderi & C.ie – Paris. 1865 ca.

 

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Arc. 2191: Generale Gerolamo Ulloa ( Napoli 5 Febbraio 1809 – Firenze 10 Aprile 1891 ). Entrato ancora bambino nell’agosto 1814 sotto Murat come allievo nella Scuola di Marte, alla restaurazione dei Borbone passò attraverso vari istituti di educazione militare per uscire nel gennaio 1831 dal Real Collegio militare come Alfiere d’Artiglieria. Promosso nel settembre 1837 I Tenente, ottenne nell’aprile 1845, la promozione a Capitano di II classe. Nel 1848 partì per la Lombardia come Capitano di Stato Maggiore col corpo di spedizione napoletano comandato da Guglielmo Pepe. Con lui e altri ufficiali napoletani disobbedì agli ordini di rientro di Ferdinando II, accorrendo alla difesa di Venezia. Fu perciò dichiarato disertore dell’esercito borbonico. Sulla sua azione a Venezia le testimonianze favorevoli sono unanimi, dall’austriaco Schoenals, che lo definì risoluto e abile soldato, al Tommaseo che ricorda la fiducia nella vittoria che sapeva ispirare. Capitolata Venezia, dopo un soggiorno di poco più di un anno a Torino, emigrò nel 1851 a Parigi, dove divenne frequentatore della casa di Daniele Manin, conducendo una vita molto modesta ma piena di dignità. Segnalato da Giorgio Pallavicino a Cavour nell’agosto 1856 e in seguito anche dal La Farina, ottenne il 25 aprile 1859 a Maggior Generale dell’armata sarda. Pochi giorni dopo ebbe da Cavour l’ordine di recarsi in Toscana per comandare le truppe che dovevano essere aggregate al V Corpo francese comandate da Giuseppe Napoleone. Tenente Generale nell’esercito toscano, dopo essersi dimesso da quello sardo, aveva il compito di riorganizzare l’ex esercito granducale, integrato da volontari, facendolo avanzare verso l’Emilia a sostegno dei franco-sardi in Lombardia. In questo incarico si scontrò con l’ostruzionismo del Tenente Generale De Cavero e con le interferenze del Commissario straordinario Boncompagni. Fra mille difficoltà riuscì a organizzare una divisione forte di diecimila uomini portandola ai primi di giugno fino a Volta Mantovana. Qui ricevette la notizia dell’armistizio e l’ordine di rientrare in Toscana. L’Ulloa inviò le sue dimissioni che furono accettate. L’ostilità dei vertici militari piemontesi gli impedirono la reintegrazione come Maggior Generale nell’armata sarda. Rimasto senza mezzi e senza occupazione restò a Firenze come collaboratore del giornale La Nazione. Imbarcatosi il 23 luglio 1860 a Livorno per Napoli, pare come agente cavouriano, ebbe un brusco ripensamento forse anche per l’influenza dei fratelli ritrovati a Napoli, ambedue accaniti borbonici. Su raccomandazione dell’ambasciatore spagnolo Bermudez de Castro divenne consigliere militare di Francesco II offrendosi di battere Garibaldi in Calabria. Anche a Napoli le sue ambizioni furono deluse per l’accanita ostilità dei generali borbonici che lo consideravano infido e traditore. Dopo l’entrata di Garibaldi a Napoli l’ostilità dei garibaldini e dei militari piemontesi spinsero Cialdini a espellerlo dalle province napoletane. Ulloa, privo di mezzi, si rifugiò a Roma dai fratelli che abitavano a Palazzo Farnese riallacciando i rapporti con Francesco II. Rimase a Roma fino al 1865 anche a causa di una grave malattia e ricominciò, con l’aiuto degli amici, a rivendicare il diritto alla pensione di Maggior Generale del Regio Esercito e come difensore di Venezia. Per ottenerla dovette lasciare Roma  per Parigi prima, e poi per Firenze, abbandonando i fratelli e i Borbone. Riuscì ad ottenerla nel dicembre 1865 ma non a ottenere un comando nella guerra contro l’Austria del 1866 come aveva sperato. Ritiratosi a vivere a Firenze, ospite della famiglia Pucci, si dedicò allo studio dei problemi militari del tempo, curando la pubblicazione di diversi saggi e diventando frequentatore del Gabinetto di lettura del Vieusseux. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. La foto è stata scattata durante l’esilio di Roma. 1861 ca.

 

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Arc. 2189: Generale Matteo Negri ( Palermo 21 Giugno 1818 – Garigliano 29 Ottobre 1860 ). Primo fra i generali napoletani nel 1860-61 a cadere sul campo di battaglia, Matteo Negri fu il più valoroso rappresentante di quei militari borbonici che, anche se di vaghe simpatie liberali, combatterono fino all’ultimo per l’onore della bandiera. Nel 1832 entra nel Real Collegio Militare della Nunziatella ottenendo nel marzo 1839 la nomina ad Alfiere di Artiglieria. Nel 1848 parte come I Tenente con il corpo di spedizione napoletano per la Lombardia nella Batteria comandata da Camillo Boldoni e di cui faceva parte anche Enrico Cosenz. Boldoni e Cosenz rimasero a Venezia assediata dagli austriaci, disobbedendo agli ordini di rientrare in patria. Matteo Negri, in un primo tempo rimasto a Venezia, fu nell’agosto 1848 cassato dai ruoli come disertore. Rientrò nel regno poco dopo, accodandosi al II Battaglione Cacciatori, comandato da Ritucci. Partecipò alla campagna per la riconquista della Sicilia al seguito del Generale Filangieri, ottenne così una piena riabilitazione. Fu infatti promosso nell’aprile 1849 Capitano di II classe e poco dopo, ferito gravemente nella riconquista di Catania. Decorato con la Croce di diritto di San Giorgio della Riunione fu, nell’aprile 1852, promosso Capitano di I classe e designato istruttore per l’impiego dei nuovi cannoni rigati. Era considerato uno dei più brillanti ufficiali dell’artiglieria napoletana, particolarmente abile nel dirigere e coordinare le azioni di fuoco. Maggiore a luglio 1860, fu alla fine del mese assegnato allo Stato Maggiore e promosso Tenente Colonnello. Al momento dell’entrata di Garibaldi a Napoli fu uno degli ufficiali di Stato Maggiore che raggiunsero con mezzi di fortuna le truppe concentrate a Capua. Negri ebbe subito modo di distinguersi dirigendo il fuoco delle artiglierie che dispersero con gravi perdite un attacco dei garibaldini. Promosso Colonnello il 22 settembre si distinse ancora di più il  primo ottobre al Volturno dove riuscì con otto pezzi a far tacere le artiglierie nemiche e a proteggere la ritirata delle truppe napoletane. Venne perciò decorato con la Commenda di san Giorgio della Riunione e promosso Brigadiere Generale. A san Giuliano di Sessa il 26 ottobre respinse brillantemente un tentativo piemontese di aggirare le truppe napoletane che ripiegavano sul Garigliano. quando Cialdini cercò invano di forzare con le sue truppe le posizioni napoletane sul Garigliano, Matteo Negri, che dirigeva l’azione delle artiglierie si trovava presso la Batteria Baccher, che aveva riportato molte perdite. ferito in un primo momento al piede, rimase sul posto, venendo gravemente colpito poco dopo da una fucilata. Trasportato in una casa vicino Scauri si spense dopo tre ore di agonia fra il compianto dei suoi soldati. Fu sepolto nel Duomo di Gaeta e alla sua memoria fu eretto dalla famiglia un monumento funebre ancora esistente. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

 

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Arc. 2190: Brigadiere di Marina Roberto Pasca di Magliano in piccola montura ( Napoli 2 Aprile 1821 – Napoli 11 Agosto 1897 ). Figlio del Capitano di Vascello Raffaele, ebbe la nomina a Guardiamarina nell’agosto 1840. Nel 1848-49 partecipò, imbarcato sulla fregata Regina, alle operazioni per la riconquista della Sicilia, ottenendo la Medaglia d’Onore della campagna e la promozione a Tenente di Vascello. Promosso Capitano di Fregata nel giugno 1859, fu nominato comandante in seconda della fregata a vela Partenope, agli ordini di Cossovich, prendendo così parte nel 1860 alla crociera di sorveglianza intorno alle coste siciliane e in seguito al bombardamento di Palermo. Divenuto poi comandante effettivo della Partenope, prese parte con la sua nave alla sorveglianza delle coste calabresi ma non potè intervenire efficacemente per le esitazioni del Brigadiere Salazar, suo superiore. Al momento della partenza di Francesco II per Gaeta la sua fu l’unica nave importante che lo seguì da Napoli, imbarcando qualche centinaio di marinaio altre navi che non volevano aderire alla marina garibaldina. A Gaeta fu l’ufficiale più alto in grado della marina dopo l’Ammiraglio Del Re, ottenendo la promozione a Capitano di Vascellonel settembre 1860 e a Brigadiere di Marina nel febbraio 1861, poco prima della capitolazione. Come tale fu uno dei sottoscrittori dell’atto di resa. Rimase sempre fedele alla famiglia reale, che seguì a Roma, ritornando a Napoli dopo alcuni anni. Ufficiale capace e leale, il Pasca avrebbe potuto, con superiori dotati di maggiore energia, rendere molto difficile l’impresa di Garibaldi. Benedetto Croce, in ” Uomini e cose della vecchia Italia”, ricorda con rispetto la figura piena di dignità del vecchio ufficiale. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. Foto scattata durante l’esilio di Roma. 1861 ca.

 

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Arc. 1406: Conte Enrico Teodulo De Christen in piccola montura da Colonnello ( Colmar 6 Settembre 1835 – Rennes 28 Novembre 1870 ). Fra i volontari legittimisti stranieri accorsi a difendere la causa dei Borbone di Napoli, impegnandosi nella guerriglia reazionaria, il francese Conte De Christen fu il più popolare, il più deciso e l’unico forse a poter vantare dei veri e propri successi. Arrivato con una raccomandazione di Monsignor Falloux da Roma a Gaeta, poco dopo l’abbandono di Napoli da parte di Francesco II, il Conte fu subito incaricato dal sovrano di formare un corpo franco che avrebbe dovuto agire negli Abruzzi. De Christen riuscì a formare una colonna di volontari che, collegata con quella formata da Klitsche de la Grange, ripristini governo borbonico in diversi paesi degli Abruzzi. All’arrivo delle truppe di Cialdini si ritirò sconfinando nello Stato Pontificio dove i francesi disarmarono tutti. Ritornato a Roma e di lì a Gaeta assediata, ricevette l’incarico di attaccare con i militari sbandati in Ciociaria e sulle montagne, le retrovie di Cialdini che assediava Gaeta, marciando poi sull’Abruzzo sguarnito di truppe piemontesi. Malgrado i ritardi causati dalle denunce fatte contro di lui ai francesi da alcuni generali borbonici, De Christen partì un altra volta per Gaeta per rifornirsi di armi e munizioni per le sue imprese, partecipando su ordine di Bosco alla fortunata azione nella notte fra il 4 e il 5 dicembre 1860 per far saltare alcune case del Borgo, che davano riparo agli avamposti piemontesi. Ritornato nello Stato Pontificio riuscì a radunare 400 uomini con i quali si recò a Casamari dove incontrò il brigante Chiavone. A Sora si scontrò con le notevoli forze del Generale De Sonnaz che di fronte all’accanita resistenza dei guerriglieri si ritirarono saccheggiando e incendiando l’Abbazia di Casamari. ritiratisi su Bauco furono assaliti dai piemontesi riuscendo in un primo tempo a respingerli con perdite. De Sonnaz inviò parlamentari e i due contendenti si ritirarono dal combattimento. Ritornato a Roma decise, insieme a Luvarà di attaccare Carsoli dove i piemontesi avevano catturato quaranta ostaggi e minacciavano di fucilarli. L’azione ebbe pieno successo e il Conte ritornò a Roma alla testa di 1100 uomini e 40 ufficiali. Su richiesta del governo italiano De Christen fu costretto a ritornare a Parigi e un suo tentativo di sbarcare a Civitavecchia mesi dopo fu sventato dalla Gendarmeria pontificiache lo rimandò a Marsiglia. De Christen però non aveva nessuna intenzione di fermarsi e il 16 giugno 1861 sbarcò a Napoli con passaporto inglese falso. Poco prima della partenza per la Francia la polizia lo arrestò e lo tradusse in Questura dove, grazie a un pentito, riuscirono a identificarlo. Il processo si tenne nel luglio 1862 e il De Christen fu condannato a dieci anni di galera. Dopo un soggiorno nel carcere di Santa Maria Apparente fu trasferito a Castel Sant’Elmo. In febbraio venne imbarcato per Genova e successivamente trasferito ad Alessandria. Liberato per una provvidenziale amnistia, nel novembre 1863 partì per Marsiglia. Francesco II nel frattempo l’aveva promosso Colonnello. Ritornato a Roma nel 1864 ne fu espulso dopo quindici giorni su richiesta del governo italiano. Ma il conte non si arrese perché nel giugno 1866 si trovava un altra volta alla frontiera pontificia in attesa di disposizioni. L’esito della guerra del 1866 segnò la fine delle speranze borboniche di restaurazione e quindi delle imprese del Conteche si accontentò di partecipare alla difesa di Roma nel 1870. In seguito si recò in Francia per partecipare con gli Zuavi ex pontifici alla guerra contro la Prussia. Fotografia CDV. Fotografo: F. Bodinier – Nantes. 1863 ca.

 

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Arc. 2189: Capitano Luigi Dusmet De Smours ( Napoli 10 Giugno 1827 – Napoli 2 Luglio 1866 ). Entrò nel real Collegio Militare della Nunziatella il 2 gennaio 1840 e ne uscì Alfiere del Genio nel 1850. Nel 1849, promosso I Tenente, passava allo Stato Maggiore dell’esercito e come suo primo incarico fu aiutante di campo del Maresciallo Paolo Pronio, militare di prim’ordine. Nel luglio 1860 fu promosso Capitano di II classe e fu assegnato alla Brigata Barbalonga. L’11 settembre, dopo aver raggiunto il Volturno, fu promosso Capitano di I classe. fu destinato quale Capo di Stato Maggiore alla Brigata Polizzy. Il 21 settembre combatté a Caiazzo  volontariamente, per essere di esempio alla truppa, e il primo ottobre nella battaglia del Volturno si prodigò senza sosta dimostrando coraggio e valore fino a che, ferito ad un braccio, non dovette abbandonare il campo. Fu decorato con la croce di diritto di San Giorgio. nonostante la ferita volle seguire la brigata anche sul Garigliano e a Gaeta, dopo un breve periodo di cura in ospedale, riprese il suo posto nello Stato Maggiore della piazza. Dopo la resa raggiunse Roma dove trascorse un periodo di tempo nell’ambiente dell’emigrazione napoletana. Rientrato a Napoli vi morì improvvisamente a soli trentanove anni. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. 1862 ca.

 

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Arc. 2188: I Reggimento Ussari della Guardia Reale: Capitano Francesco Caracciolo di Torchiarolo ( Nocera 14 aprile 1825 – Salcito 23 Agosto 1891 ). Figlio del generale di cavalleria Camillo ( 1784 – 1850 ) e di Maddalena Maza proveniva dalle Guardie del Corpo. Fotografia CDV. Fotografo: Grillet – Napoli. 1862 ca.

 

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Arc. 2188: I Reggimento Ussari della Guardia Reale: Tenente Alfredo Dentice Principe di Frasso ( Napoli 30 Marzo 1828 – Napoli 2 Maggio 1886 ). Secondogenito di Luigi Dentice, Principe di Frasso e di Marianna Serra di Gerace era stato Guardia del Corpo e dal settembre 1859 era Aiutante di Campo del Conte di Trapani che seguì anche nell’esilio romano. Fotografia CDV. Fotografo: Photographie Americaine – Roma. Fotografia scattata durante l’esilio di Roma. 1861 ca.

 

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Arc. 2186: II Reggimento Ussari della Guardia Reale: Tenente Marino De La Tour ( 10 Marzo 1838 – Roma 8 Maggio 1863 ) Era figlio di Emmanuele De La Tour Aiutante di Campo del Principe di Salerno zio di Ferdinando II e fu ammesso agli Ussari della Guardia come Alfiere a soli diciassette anni. Partecipò alla battaglia del Volturno nello squadrone del Capitano Sprotti distinguendosi ai ponti della Valle ottenendo la Croce di grazia di San Giorgio. Rimasto a Roma presso il sovrano vi morì a soli venticinque anni. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. Foto scattata durante l’esilio di Roma. 1862 ca.

 

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Arc. 2144: Guardie d’Onore: Milite in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: L. Volker – Graz. 1860 ca.

 

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Arc. 1955: Battaglione Cacciatori: Alfiere in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: G. Sommer – Napoli. 1860 ca.

 

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Arc. 1966: Real Marina: Giuseppe Siciliano di Rende in piccola montura da Tenente di Vascello ( Napoli 22 Settembre 1844 – Napoli 7 Ottobre 1900 ). Figlio di Giovanni e di Angelica Caracciolo di Torella, era Guardiamarina al momento dell’entrata di Garibaldi a Napoli. Impossibilitato a imbarcarsi per seguire il Re Francesco II, si recò con mezzi di fortuna a Gaeta, dove divenne Aiutante di Bandiera del Brigadiere di Marina Roberto Pasca di Magliano e fu promosso Tenente di Vascello. Dopo la capitolazione di Gaeta segui il sovrano nell’esilio di Roma. Nel 1867 si arruolò nell’artiglieria pontificia, ottenendo però solo nel 1870 il riconoscimento del grado ufficiale.Dopo l’entrata degli italiani a Roma fece ritorno a Napoli, dove si sposò. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. 1862 ca.

 

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Arc. 2047: Real Marina: Guardiamarina in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo Sconosciuto. 1860 ca.

 

 

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