Arc. 2096: Mezzetti Ottorino in uniforme ordinaria coloniale da Generale di Corpo d’Armata mod. 18 gennaio 1934 (Roma, 30 novembre 1887 – Arezzo, 29 settembre 1962). All’età di dodici anni venne iscritto a frequentare il Collegio Militare di Roma il 1° gennaio 1889 passando successivamente alla Scuola militare della medesima città il 30 settembre 1895. Sottotenente nel 64° Reggimento Fanteria il 6 gennaio 1898, venne promosso Tenente il 20 gennaio 1901. Venne inviato in Congo nel 1903 al fine di partecipare insieme con altri ufficiali italiani all’organizzazione dell’esercito locale, dal momento che sebbene lo stato fosse possedimento del Regno del Belgio, tale era la presenza di italiani che il governo locale aveva chiesto all’Italia di occuparsi della formazione dell’esercito in cambio di consistenti concessioni. Rimase in Congo sino al 1906, e una volta rientrato in Patria frequentò la Scuola di Guerra di Torino. Capitano nel 1911 prese parte alla guerra italo-turca e il 25 maggio 1915 venne promosso Maggiore Comandante il 1° Battaglione del 59° Reggimento Fanteria. Nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia il 2 aprile 1916, dopo duri combattimenti sarà lui, il 17 dello stesso mese, a dare l’ordine di far saltare i detonatori della mina posta sul picco per conquistare la posizione nemica. Dalla regione del Col di Lana il suo battaglione fu trasferito sul fronte del Monte Colbricon nei pressi di Passo Rolle, dove combatté per alcuni mesi nell’inutile tentativo di sfondare le linee nemiche verso la Val di Fiemme. Promosso Tenente Colonnello, dal 28 febbraio al 5 giugno 1917, data in cui rimase ferito in azione, fu comandante del 14º Reggimento Fanteria della Brigata Pinerolo. Dopo l’esito negativo della battaglia di Caporetto la Brigata “Calabria” si riposizionò sulla linea del Piave tra il Monfenera e il Monte Tomba, partecipando poi alla battaglia di Vittorio Veneto, compiendo attacchi sull’Asolone. Il 28 dicembre 1919 venne nominato Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia. Terminato il conflitto rimase senza specifici impieghi sino al 1924 quando, durante l’occupazione della Tripolitania, occupò alla testa della sua colonna la città di Sirte. Nel 1927 fu spostato in Cirenaica dove, resosi conto che gli uomini di Omar al-Mukhtar si rifugiavano nel deserto interno dove gli automezzi italiani non potevano raggiungerli per mancanza di autonomia, decise di mutare tattica e di utilizzare mezzi più efficienti e di muoversi su più colonne per operare manovre avvolgenti che circondassero l’avversario. Senza alcun preavviso lanciò le proprie truppe alle quattro del mattino verso il Gebel cogliendo i senussi alla sprovvista e sconfiggendoli in una serie di scontri. Nel suo successivo proclama alle truppe, in data 6 settembre 1927, dopo la fine delle operazioni estive sul Gebel, inneggiò al governo della colonia, all’esercito, al re e all’Italia, senza proferire una parola di apprezzamento per il duce, a cui i riferimenti di Rodolfo Graziani erano costanti. Ciò gli causò problemi, anche se venne promosso Generale di Brigata il 16 giugno 1928. Dati i suoi legami di lunga data con l’Africa, fu nominato governatore dell’Amara (Africa Orientale Italiana) dal 1937 al 1º gennaio 1939 e in quello stesso anno fece definitivamente rientro in Patria. Il 9 settembre 1937, per i meriti acquisiti, era stato elevato al rango di Generale di Corpo d’Armata. Il 25 marzo 1939 fu nominato a Senatore del Regno d’Italia, e dal 17 aprile dello stesso anno al 5 agosto 1943 fece parte della Commissione d’affari dell’Africa italiana. Dopo la caduta del fascismo (25 luglio) e la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 fu sottoposto a procedimento di epurazione, venendo dichiarato decaduto dalla carica di senatore in data 28 dicembre 1944. Non ricoprì mai alcun incarico militare durante la seconda guerra mondiale. Fotografia formato 14,4 x 9,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Provetto coloniale rotto a tutti i disagi e privazioni del deserto, comandante dotato di grande energia, di provetto valore, di sicura perizia, ha messo a profitto dell’Impero la sua tenace attività e la sua profonda esperienza, concorrendo validamente alla repressione di una vasta rivolta e dalla pacificazione di estesi territori. A.O.I., 15 dicembre 1937-15 giugno 1938.» Regio Decreto 4 ottobre 1938
Medaglia d’argento al valore militare
«Con slancio ed energia guidava la sua compagnia all’attacco delle trincee nemiche sotto l’intenso fuoco dell’artiglieria e delle mitragliatrici avversarie, cooperando efficacemente al buon andamento dell’azione. Col di Lana, 9 luglio 1915.»
Medaglia d’argento al valor militare
«All’abilità di comandante univa coraggio personale, dando in vari combattimenti mirabile esempio di ardimento e sprezzo del pericolo. Gasr Tellil, 24 dicembre 1918; Gemil, 5 ottobre 1918; Zanzur, 2 gennaio 1919; Zona di Zavia, 8-10 gennaio 1919.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Governatore e comandante delle truppe dell’Amara, ha più volte personalmente assunto il comando di forti e importanti colonne in operazioni di grande polizia coloniale, dando prova di magnifico ascendente sulle truppe ai suoi ordini, per le sue doti di sereno sprezzo del pericolo, di resistenza alle fatiche e ai disagi, per alto sentimento del dovere e profondo spirito di sacrificio. Goggiam-Belesà, gennaio-dicembre 1938.»
Medaglia d’argento al valore militare
Croce al merito di guerra (3 concessioni)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
21 dicembre 1938
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 16 giugno 1939
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 31 maggio 1934
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia militare al merito di lungo comando (15 anni)
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3361: Squillace Carmelo in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata Aiutante di Campo Effettivo del Re mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 11 ottobre 1865 – Salerno 194.). Sottotenente nel 94° Reggimento Fanteria il 12 ottobre 1883, venne promosso Tenente il 26 settembre 1886. Capitano nel 61° Reggimento Fanteria l’8 luglio 1897 fu poi Aiutante di Campo nella Brigata Casale. Maggiore nel 22° Reggimento Fanteria il 30 dicembre 1907 e fu Aiutante di Campo Effettivo del Re dal 5 maggio 1912 al 12 aprile 1915. Tenente Colonnello il 30 giugno 1912, ottenne il grado di Colonnello e il comando del 131° Reggimento Fanteria il 24 maggio 1915. Colonnello Brigadiere comandante la Brigata Napoli il 26 maggio 1916, comando anche la Brigata Lazio dal 14 novembre 1917. Maggior Generale il 21 dicembre 1916, fu al comando della 66^ Divisione il 18 luglio 1917 e della 60^ Divisione di Fanteria il 20 agosto 1917. Ritornato al comando della 66^ Divisione il 5 settembre 1917 vi rimase fino al 7 settembre 1919. Comandante della Divisione Genova nel 1922, venne promosso Generale di Divisione il 1° febbraio 1923. In Aspettativa Revisione Quadri nel 1926, fu Aiutante di Campo Generale Onorario del Re e Generale di Corpo d’Armata in Riserva l’11 ottobre 1929. Fotografia formato 12,3 x 8,5. Fotografo: V. Taiani – Salerno.
Arc. 3279: Santini Ruggero in uniforme di marcia coloniale da Generale di Corpo d’Armata (Ventimiglia Sicula, 16 aprile 1870 – Roma, 4 aprile 1958). Allievo alla Scuola Militare l’11 ottobre 1890, fu Sottotenente nel 1° Reggimento Fanteria l’11 settembre 1892. Assegnato al 21° Battaglione in Africa il 6 febbraio 1896, ottenne il grado di Tenente nel 1° Reggimento Fanteria il 9 luglio 1896. Allievo alla Scuola di Guerra nel 1903. passò allo Stato Maggiore della Divisione Brescia il 5 maggio 1904, poi alla Divisione Verona il 10 novembre 1904. Capitano nel 2° Reggimento Fanteria il 17 marzo 1907, fu nello Stato Maggiore del 7° Corpo d’Armata il 18 marzo 1909 poi trasferito nello Stato Maggiore e destinato al 12° Corpo d’Armata a Palermo il 6 novembre 1910. Passato allo Stato Maggiore della 4^ Divisione Speciale in Libia il 4 giugno 1913 vi rimase fino al 12 giugno 1914. Primo Capitano il 29 marzo 1915, ottenne il grado di Maggiore in Fanteria f.q. il 18 luglio 1915. Tornato nel Corpo di Stato Maggiore il 21 novembre 1915, venne promosso Tenente Colonnello il 28 novembre 1915. Colonnello di Fanteria il 5 novembre 1916, tornò nello Stato Maggiore il 18 maggio 1917. Capo di Stato Maggiore dell’Intendenza della Zona di Gorizia dal 22 marzo al 1° giugno 1917, passò all’Intendenza della 2^ Armata il 10 giugno e vi rimase fino al 19 ottobre 1917 per passare poi all’Intendenza della Zona Carnia. Trasferito all’Intendenza della 5^ Armata il 16 novembre 1917 vi rimase fino al 31 gennaio 1918. Colonnello Brigadiere comandante la Brigata Lecce il 24 febbraio 1918, venne promosso Brigadiere Generale il 20 giugno 1918. Capo di Stato Maggiore del 23° Corpo d’Armata dal 20 dicembre 1918 al 25 gennaio 1919, passò all’Intendenza del Comando Supremo nei Balcani il 5 febbraio e vi rimase fino al 1° aprile 1919. Comandante la brigata Friuli il 29 marzo 1921, ottenne la promozione a Generale di Brigata il 1° febbraio 1923. Capo del Reparto Ord.to e Mobilitazione dello Stato Maggiore il 15 maggio 1924, passò alla 6^ Brigata Fanteria di Milano il 10 febbraio 1927. Generale di Divisione il 1° marzo 1928 fu a Disposizione e il 1° novembre 1928 venne assegnato alla Divisione Milano. Generale di Corpo d’Armata il 6 dicembre 1932, fu al Comando del Corpo d’Armata di Milano. Al comando del Corpo d’Armata Metropolitano in Eritrea il 21 maggio 1935, passò al comando del 1à Corpo d’Armata Africa Orientale il 16 aprile 1936. Governatore Civile e Comandante delle truppe in Somalia dal 24 maggio 1936 al 15 dicembre 1937, fu poi a Disposizione in S.P.E. Governatore Onorario il m21 febbraio 1938, fu Senatore del Regno il 25 marzo 1939 e Vice Presidente della Commissione Africa Italiana dal 17 aprile 1939 al 16 aprile 1941. Fu Membro della Commissione dell’Alta Corte di Giustizia dal 17 aprile 1939 al 5 agosto 1943 e nella Commissione FF.AA. dal 14 aprile 1941 al 5agosto 1943. Fotografia formato 17,3 x 12,4. Fotografo: Sconosciuto. Datata Mogadiscio, 18 luglio 1936. Autografa.
Arc. G2: Scimeca Vito in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata mod. 31 dicembre 1937 – 5 giugno 1940 (Ciminna, 8 gennaio 1875 – 1953). Allievo alla Scuola Militare di Modena, ne uscì Sottotenente di Fanteria il 20 ottobre 1895. Tenente nell’86° Reggimento Fanteria il 29 dicembre 1898, ottenne i gradi di Capitano nel 35° Reggimento Fanteria il 1° luglio 1909. Venne promosso Maggiore e poi Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore della 34^ Divisione il 12 settembre 1915 per poi passare alla 11^ Divisione dal 3 giugno al 23 settembre 1916. Promosso Colonnello il 26 luglio 1917 fu Delegato presso le truppe in Francia al Comando Supremo. Fu rappresentante italiano presso la Commissione per l’armistizio dal novembre 1918 al settembre 1919, comandante del 35° Reggimento Fanteria e poi comandante del 6° Distretto Militare di Bologna nel 1926. Generale di Brigata il 9 ottobre 1927, fu comandante della 6^ Brigata di Fanteria e poi Ispettore presso la Divisione di Milano. Generale di Divisione il 7 ottobre 1933 fu comandante della Divisione Timavo a Trieste e successivamente gli venne affidato il comando del Corpo d’Armata di Bari nel 1935. Generale di Corpo d’Armata il 1° luglio 1937 facente quadro presso il Ministero della Guerra per incarichi speciali a Bologna. Nel 1940 venne collocato nella Riserva. Fotografia formato 38 x 24,5. Fotografo: Pasqucci – Bologna. Datata Bologna 20 agosto 1949.
Arc. G4: Maltese Enrico in uniforme ordinaria da Generale di corpo d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 ottobre 1940 (Palermo, 1879 – 19..). Sottotenente nell’Artiglieria da Costa il 19 ottobre 1898, venne promosso Tenente il 29 ottobre 1900. Frequentò la Scuola di Guerra nel 1908, partecipò alla guerra contro l’Austria e ottenne il grado di Colonnello Comandante la scuola Bombardieri il 16 agosto 1917. Fu Capo di Stato Maggiore del 24° Corpo d’Armata il 6 luglio 1918 e del 1° Corpo d’Armata il 24 febbraio 1919 poi Comandante del 9° Reggimento Artiglieria Pesante Campale. L’11 marzo 1924 passò al comando del Gruppo Carri Armati e il 31 dicembre 1926 venne promosso Generale di Brigata e Ispettore della Divisione Bologna. Nel 1929 fu Direttore del Centro Chimico Militare e venne promosso Generale di Divisione il 1° gennaio 1932. Comandante della Divisione Gran Sasso nel 1934, fu a disposizione dell’Ispettoreto di Artiglieria di Roma nel 1935. Generale di Corpo d’Armata in Riserva il 1° luglio 1937, venne richiamato nel 1940. Fotografia formato 22,5 x 16,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3: Nasi Guglielmo Ciro in uniforme ordinaria Coloniale da Generale di Divisione mod. 18 gennaio 1934 (Civitavecchia, 21 febbraio 1879 – Modena, 21 settembre 1971). Dopo essersi arruolato nel Regio Esercito entrò nella Regia Accademia Militare di Modena, da cui uscì con il grado di Sottotenente, assegnato all’Arma di Artiglieria. Nel 1905 fu promosso Tenente, e nel 1912 fu inviato in Libia con il grado di Capitano, in forza all’8º Reggimento Artiglieria. L’anno successivo si distinse nel combattimento di Saf Saf (1º luglio), venendo decorato con una Medaglia d’argento al Valor Militare. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, si distinse in forza all’artiglieria, in particolare nel corso del 1917, ed al termine del conflitto risultava decorato con altre tre Medaglie d’Argento al Valor Militare, ed aveva raggiunto il grado di Tenente Colonnello. Nel 1924 assunse il comando del 3º reggimento d’artiglieria, e l’anno successivo fu nominato addetto militare a Parigi dove rimane per 3 anni fino al 1928. In quell’anno rientrò in Patria per essere quindi inviato nelle colonie africane in qualità di Capo di Stato Maggiore delle truppe coloniali, ricoprendo l’incarico di Vice-governatore della Cirenaica italiana dal 1934 al 1935. Dopo lo scoppio della guerra d’Etiopia, Nasi fu impegnato sul fronte sud al comando della 1^ Divisione Fanteria “Libia”, alle dipendenze del Generale Rodolfo Graziani. In questo frangente portò le sue truppe a scontrarsi con le truppe etiopi al comando di Wehib Pascià, un generale turco al servizio dell’imperatore etiopico. Wehib cercò di attirare l’armata italiana in una trappola facendola spingere il più possibile nel deserto dell’Ogaden. Ma nello svolgimento di tale operazione i reparti italiani al comando di Nasi, e del Generale Navarra, fecero fallire l’operazione infliggendo gravissime perdite agli abissini e mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’armata di Wehib Pascià. Al termine della campagna d’Etiopia fu nominato governatore dell’Harar, ricoprendo tale incarico dal 1936 al 1939, quando assunse quello di governatore dello Scioa che ricoprì fino al 1940 (cumulando anche la carica con quella di vice governatore dell’AOI). La sua politica di governo fu caratterizzata da una forte azione moralizzatrice dell’amministrazione civile e militare. Si dimostrò anche un abile diplomatico nella gestione delle relazioni con le diverse tribù indigene, alternando l’utilizzo della forza con la trattativa. Sostenne, inoltre, il viceré Amedeo d’Aosta nella sua azione di collaborazione con i notabili, inclusi i dissidenti, e in quella di avvicinamento alle popolazioni etiopi. Con l’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, venne inoltre nominato comandante in capo dello scacchiere Est delle Forze armate dell’Africa Orientale Italiana. In questo ruolo organizzò e guidò personalmente una fortunata campagna contro il Somaliland britannico, impiegando gli àscari. L’ultima piazzaforte nell’Africa orientale italiana fu completamente conquistata dagli inglesi a Gondar (Etiopia), nel novembre 1941. Nei mesi precedenti, l’equilibrio delle forze nel corno d’Africa cambiò decisamente costringendo le forze italiane ad assumere una posizione difensiva. Nasi, rimasto completamente isolato, combatté la battaglia di Gondar. Il 27 novembre 1941 iniziò l’attacco finale degli inglesi diretto subito sull’aeroporto di Azozo. Nella mattinata cadde Azozo e le truppe britanniche raggiunsero il castello di Fasilades. Alle 14.30 il generale Guglielmo Nasi inviò in Italia l’ultimo dispaccio: «La brigata di riserva, lanciata sul fronte sud, non è riuscita a contenere l’attacco. Il nemico ha già superato il reticolato e i mezzi blindati sono penetrati in città. Ritengo esaurito ogni mezzo per un’ulteriore resistenza ed invio i parlamentari». Poco dopo il comando italiano di Gondar, locato nella Banca d’Italia, fu preso d’assalto e costretto alla resa. Il 30 novembre deposero le armi gli italiani negli ultimi presidi che ancora resistevano. Guglielmo Nasi fu l’ultimo comandante italiano ad arrendersi nell’Africa Orientale Italiana il 28 novembre 1941. Fatto prigioniero, fu inviato in un campo di prigionia nel Kenya insieme al duca Amedeo d’Aosta, e quando costui morì, Nasi assunse il comando dei circa 60.000 prigionieri italiani. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 con gli Alleati della seconda guerra mondiale, si schierò con il governo del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Gli fu consentito di rientrare in Italia solo nel novembre 1945 per presentarsi davanti all’Alta Corte di Giustizia e difendersi dalla denuncia presentata contro di lui dall’Alto Commissario per le sanzioni contro il fascismo. Prosciolto nel corso di quello stesso anno, nel 1949 venne designato a ricoprire la carica di “Commissario straordinario al trapasso” in Somalia tra l’uscente amministrazione britannica e la nuova Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia. Sull’onda delle proteste del governo etiopico, espresse direttamente dall’imperatore Hailé Selassié al governo italiano e riprese nel parlamento italiano dalla sinistra, il Consiglio dei ministri decise di revocargli l’incarico e di sopprimere la stessa figura di Commissario straordinario. Le proteste etiopiche furono collegate al fatto che il suo nome risultava fra quelli dei criminali di guerra denunciati dal governo etiopico alle Nazioni Unite. Lo storico Angelo Del Boca, tra i massimi studiosi del colonialismo italiano, lo considerò il migliore ufficiale del Regio Esercito presente in A.O.I. Particolare di Fotografia formato 18 x 13. Fotografo: Istituto Nazionale Luce.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
19 settembre 1918
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
26 giugno 1924
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
1º luglio 1937
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
31 luglio 1939
Medaglia d’argento al valor militare
«Diede prova di grande energia e coraggio nella condotta dei suoi pezzi durante il combattimento di Saf Saf, 1º luglio 1913.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Durante le azioni che portarono all’occupazione della testata di Val Travenanzes, concorreva efficacemente alla riuscita delle operazioni compiendo, con tenacia mirevole, intelligenza e grande ardimento, una serie di pericolose ricognizioni, i cui risultati servirono come dati essenziali di base per gli spostamenti ed il più opportuno impiego delle batterie. Val Costeana, maggio-ottobre 1916.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Con calma ed ardire assolveva completamente l’arduo compito assegnatoli, nonostante che l’osservatorio e le batterie fossero soggette al preciso e al violento tiro dei grossi calibri nemici, dando luminosa prova di coraggio e di alto sentimento del dovere. Castagnevizza, 12-24 maggio 1917.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Costante esempio di fermezza e coraggio, incaricato di una ricognizione sulla linea dei piccoli posti per constatare la posizione raggiunta dai reparti più avanzati e la loro dislocazione, e sorpreso da un furioso bombardamento nemico, compì risolutamente la propria missione, dimostrando fermezza e tenacia mirabili. Pod Koriti, 19 – 24 agosto 1917.»
Croce al Merito di Guerra
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 19 aprile 1934
Cavaliere di gran croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 16 gennaio 1939
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
2 giugno 1953
Cavaliere di Vittorio Veneto
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
«Nasi Guglielmo, generale di brigata. – È promosso generale di divisione.- Per la forte e sagace azione di comando nelle operazioni che portarono alla conquista dell’Ogaden e dell’Harrarino.-» Regio Decreto 6-7-1936-XIV
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
«Nasi Guglielmo, generale di divisione in s.p.e.. – È promosso generale di corpo d’armata. Comandante delle truppe e governatore del territorio dell’Harar, dimostrava eminenti virtù di condottiero e di animatore. Di eccezionali qualità organizzative, tracciava e raggiungeva nel territorio affidatogli sicure vie e fulgide mete per l’avvenire e la grandezza dell’Impero.-» Regio Decreto 31-7-1938-XIV
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
«Nasi Guglielmo, generale di divisione in s.p.e.. – È promosso generale di corpo d’armata.- Comandante delle truppe e governatore del territorio dell’Harar, dimostrava eminenti virtù di condottiero e di animatore. Di eccezionali qualità organizzative, tracciava e raggiungeva nel territorio affidatogli sicure vie e fulgide mete per l’avvenire e la grandezza dell’Impero.-» Regio Decreto 31-7-1938-XIV
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia al merito di lungo comando nell’esercito (10 anni)
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3053: Fornaca Alessandro in uniforme ordinaria Coloniale da Generale di Brigata mod. 18 gennaio 1934 (7 dicembre 1882 – Tripoli 24 luglio 1934). Allievo Ufficiale il 5 novembre 1903, venne promosso Sottotenente di Fanteria il 7 settembre 1905. Promosso Tenente nel 91° Reggimento Fanteria il 7 settembre 1908, ottenne il grado di Maggiore nel 52° Reggimento Fanteria il 1° giugno 1917. Il 19 ottobre 1929 fu promosso Colonnello e ottenne il comando del 75° Reggimento Fanteria per poi passare come facente quadro presso il Regio Corpo Truppe Coloniali in Tripolitania. Passato allo Stato Maggiore del Comando di Corpo nel 1934 divenne Capo di Stato Maggiore del Regio Corpo Truppe Coloniali nel 1934. Nel 1936 ottenne il grado di Generale di Divisione. Fotografia formato 13 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc.G1: Azzariti Luigi in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1934 – 5 giugno 1939 (5 maggio 1872 – 19..). Sottotenente del Genio il 17 febbraio 1895 venne promosso Tenente nel 2° Genio il 21 agosto 1897. Il 5 settembre 1909 ottenne il grado di Capitano nel 1° Reggimento Genio e successivamente venne promosso Maggiore. Il 31 giugno 1917 venne promosso Tenente Colonnello del Genio Ferrovieri e poco dopo fu Colonnello Comandante l’8° Reggimento Genio. Il 4 aprile 1932 fu Generale di Brigata Comandante il Genio del Corpo d’Armata di Alessandria e il 1° gennaio 1936 venne promosso Generale di Divisione a disposizione del Ministero della guerra per poi essere collocato in Posizione Ausiliaria. Venne poi reintegrato e destinato alla Direzione Generale del genio per poi essere promosso Generale di Corpo d’Armata in Riserva il 1° gennaio 1939. Fotografia formato 11,2 x 16,6. Fotografo: Compagnia Fotografi dell’8° Genio.
Arc. 912: Badoglio Pietro in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Grazzano Monferrato, 28 settembre 1871 – Grazzano Badoglio, 1º novembre 1956). Entrato all’Accademia Militare di Torino, fu promosso Sottotenente di artiglieria il 16 novembre 1890 e Tenente il 7 agosto 1892. Trasferito al 19° da campagna a Firenze, vi rimase fino al febbraio 1896, quando fu inviato in Eritrea con la spedizione del Generale Baldissera. Partecipò alla puntata su Adigrat per liberare dall’assedio il Maggiore Prestinari e poi, terminate le ostilità con l’Etiopia, rimase per circa due anni in guarnigione sull’altopiano, ad Adi Caieh. Rimpatriato alla fine del 1898, frequentò la Scuola di Guerra, distinguendosi per l’equilibrata intelligenza e la grande tenacia posta nello studio. Promosso Capitano il 13 luglio 1903, fu trasferito al 12° da Campagna di stanza a Capua. Successivamente fu assegnato al comando del Corpo d’Armata di Bari ed al comando del Corpo di Stato Maggiore, all’ufficio regolamenti. Una carriera fino a quel momento regolare, accelerata dalla guerra di Libia, alla quale Badoglio partecipò fin dall’inizio. Fu, infatti, decorato al Valor Militare per aver organizzato l’azione di Ain Zara e promosso Maggiore per merito di guerra per aver pianificato l’occupazione dell’oasi di Zanzur. Rimpatriato, fu assegnato al 3° da Fortezza di stanza a Roma. Tenente Colonnello il 25 febbraio del 1915 fu assegnato al comando della 2ª Armata. Poco dopo l’inizio della guerra passò al comando della 4ª Divisione, il cui settore era dominato dal Sabotino, un monte privo di vegetazione e fortemente fortificato dagli Austriaci, fino ad allora giudicato imprendibile. Badoglio ebbe l’idea di espugnarlo usando il procedimento delle parallele. I lavori per scavare e rafforzare le successive trincee durarono mesi, Badoglio, promosso Colonnello nell’aprile 1916 e divenuto Capo di Stato Maggiore del VI Corpo d’Armata, continuò a dirigerli e comandò la brigata che effettuò la conquista del Sabotino il 6 agosto 1916. Promosso Maggior Generale per merito di guerra, continuò nell’incarico di Capo di Stato Maggiore fino al novembre, quando prese il comando della Brigata Cuneo. Nel maggio 1917 fu incaricato del comando del II Corpo d’Armata qualche giorno prima dell’inizio della 10ª battaglia dell’Isonzo. Il II Corpo d’Armata conquistò il Vodice e Monte Kuk, posizioni ritenute quasi imprendibili, e naturalmente Badoglio acquistò nuovi meriti, tanto che il comandante della 2ª Armata, Capello, nella successiva 11ª battaglia lo destinò al comando del XXVII corpo. Fu promosso Tenente Generale, ancora per merito di guerra. Badoglio continuò a comandare il XXVII corpo e fu proprio nel suo settore che la mattina del 24 ottobre 1917 gli Austro-Tedeschi sfondarono dando inizio alla disfatta di Caporetto. Badoglio fu nominato Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito unitamente al generale Giardino. Lavoratore instancabile, molto preparato professionalmente, intelligente e volitivo, Badoglio divenne presto il punto di forza del nuovo Comando Supremo e quando, nel febbraio 1918, il Generale Giardino fu inviato a Versailles, divenne Sottocapo unico e alter ego di Diaz. Condusse trattative per l’armistizio del 4 novembre 1918 con equilibrio, con fermezza e con signorilità. Il 24 febbraio 1919 Badoglio fu nominato Senatore. Nell’agosto 1919 il Comando Supremo fu sciolto ma Badoglio continuò a ricoprire l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore. Nel settembre il Presidente Nitti lo nominò Commissario straordinario del governo per la Venezia Giulia e lo mandò a Fiume, occupata da Gabriele D’Annunzio con i suoi volontari. Il 2 dicembre Badoglio, promosso Generale d’Esercito e nominato Capo di Stato Maggiore al posto di Diaz, tornò a Roma. Nel febbraio 1921 lasciò l’incarico ed entrò a far parte del Consiglio dell’Esercito. Nel 1923 Mussolini lo mandò in Brasile come ambasciatore, ma già nell’aprile del 1925 fu richiamato a Roma e nominato Capo di Stato Maggiore Generale, incarico allora abbinato a quello di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Promosso Maresciallo d’Italia nel 1926, dal 1º febbraio 1927 lasciò l’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito al Generale Ferrari. Fu inviato in Libia come Governatore Generale nel gennaio del 1929. Un’esperienza pienamente positiva: la colonia fu pacificata ed avviata ad uno sviluppo civile con l’attuazione di un ampio programma di opere pubbliche. Richiamato in Patria alla fine del 1933, nel novembre del 1935 fu inviato in Eritrea quale Comandante supremo. Entrato trionfalmente ad Addis Abeba il 5 maggio 1936 Badoglio rientrò quasi subito in Patria, accolto con grandi onori e con la concessione del titolo di duca di Addis Abeba. Carico di onori e di prebende, Badoglio non ebbe il coraggio di abbandonare l’incarico di Capo di Stato Maggiore Generale quando Mussolini manifestò l’intenzione di entrare in guerra a fianco della Germania. Le prime cocenti sconfitte in Africa Settentrionale ed in Grecia fecero di Badoglio il capro espiatorio. Di fronte alle accuse di incompetenza, mossegli soprattutto dagli ambienti fascisti, dette le dimissioni. Gli eventi successivi fecero sì che Badoglio, avvicinato da alcuni uomini politici antifascisti (Bonomi, Soleri, Orlando) dimostrasse la sua disponibilità ad assumere la Presidenza del Consiglio ed a porre fine alla guerra. Il 25 luglio 1943 Badoglio divenne il Presidente del Consiglio ed in tale veste gestì le fasi dell’armistizio. Abbandonata Roma dopo l’annuncio dell’armistizio, Badoglio si recò a Brindisi con il sovrano e rimase alla Presidenza del Consiglio fino alla liberazione di Roma. L’8 giugno 1944 cedette, infatti, l’incarico ad Ivanoe Bonomi, un politico che era già stato primo ministro dal luglio 1921 al febbraio 1922. Ritiratosi a vita privata, morì a Grazzano il 10 novembre 1956. Fotografia formato 18 x 13. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Regio decreto 18 ottobre 1928
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1921
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
«Adamantina tempra di soldato italiano, con tenacia pari al valore e con intelletto pari alla fede, in 41 mesi di guerra consacrò tutto se stesso al trionfo delle armi nostre. Assunto ad alte funzioni presso il comando supremo, fu del capo di stato maggiore dell’Esercito, in intima comunione di opere, di concetti e d’intenti, prezioso, devoto, infaticabile collaboratore, acché spezzata la violenza delle offensive nemiche, le armate italiane, ricostituite in agili e forti organismi, scattassero nell’ora meditata e prescelta alla travolgente manovra intesa a distruggere l’intera compagine dell’esercito nemico. Zona di guerra, 8 novembre 1917 – 4 novembre 1918.» 6 novembre 1918
Gran Croce dell’Ordine coloniale della stella d’Italia
1930
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
23 giugno 1936
Commendatore dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco
20 luglio 1926
Gran Croce dell’Ordine di Vytautas il Grande di Lituania
1930
Decorazioni
Medaglia d’argento al valore militare
«Per il valore dimostrato sulle linee di S. Daniele, in circostanze critiche di combattimento, assicurando efficace difesa contro l’incalzante nemico ed esponendosi serenamente ove intenso ferveva il combattimento.» S. Daniele del Friuli, 30 ottobre 1917.
Medaglia d’argento al valore civile
«Per essersi segnalato nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato dal comando del corpo d’armata di indirizzare la 6ª brigata su posizioni arditamente da lui riconosciute giorni innanzi, eseguiva il mandato con coraggio ed intelligenza. Rientrato al comando per riferire, ritornava più tardi al comando di brigata per ordini e notizie, traversando, non curante di sé, zone molto battute da proiettili nemici.» Tripoli, 26 novembre 1911
Croce al Merito di Guerra (2 concessioni)
Comando Supremo (1918) e Campagna Africa Orientale Italiana (1936)
Medaglie
Medaglia Mauriziana pel merito militare di 10 lustri per ufficiali generali
Medaglia d’oro militare al merito di lungo comando
Croce d’oro per anzianità di servizio militare
Medaglia commemorativa della Guerra Italo-Turca (1911-1912)
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia (1913)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia (1848-1918)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna dell’Africa Orientale (1935-1936)
Medaglia di benemerenza per il terremoto di Avezzano (1915)
Arc. G: Baistrocchi Federico in uniforme ordinaria da Generale d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 9 giugno 1871 – Roma, 31 maggio 1947). Studiò al Collegio militare della Nunziatella di Napoli e passò successivamente all’Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino, dove nel 1889 uscirà con il grado di Sottotenente di Artiglieria; nel 1896 combatté nell’ultima fase della guerra italo-abissina mentre nel 1912 partecipò alla guerra italo-turca dove fu promosso Maggiore ed ottiene per meriti di guerra la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nella Prima guerra mondiale prestò servizio in Albania al comando di un raggruppamento d’artiglieria fino al 1916. Rientrato in Italia col grado di Tenente Colonnello, operò in Vallarsa e sul Pasubio, dove incaricò il matematico Mauro Picone di redigere nuove tavole di tiro per le artiglierie pesanti in montagna. Successivamente fu assegnato al fronte dell’Isonzo: durante la ritirata di Caporetto i suoi artiglieri si distinsero perché trasportarono i loro pezzi, quaranta batterie circa, dalla Bainsizza fino al fiume Tagliamento ma che dovettero abbandonare ai ponti perché fatti saltare in precedenza. Nel corso della battaglia di Vittorio Veneto con il grado di Brigadiere Generale era comandante dell’artiglieria della 7ª Armata delle Giudicarie. Alla fine del conflitto, dove era stato decorato con tre Medaglie d’Argento al Valore Militare, fu inviato in Libia per tutto il 1919. Nell’ottobre 1922, in prossimità della marcia su Roma, assicurò a Mussolini che la piazza di Napoli, del quale era comandante, non sarebbe intervenuta contro di lui durante l’adunata fascista nella città partenopea. Nel 1924 venne eletto alla Camera dei deputati nella XXVII legislatura per il PNF (primo eletto) in Campania, e confermato nel 1929 nella XXVIII legislatura e nel 1934 nella XXIX. Nel 1926 fu promosso Generale di Divisione e quando nel 1931 divenne Generale di Corpo d’Armata, fu inviato a Verona per assumere il comando del Corpo d’Armata ivi stanziato. Nel luglio 1933 Mussolini assunse anche il Ministero della Guerra, e Baistrocchi assunse l’incarico di Sottosegretario di Stato, con l’obiettivo di iniziare un “programma di ammodernamento delle Forze armate” che prevedeva: l’istituzione del premilitare e postmilitare, ammodernamento e meccanizzazione, la creazione delle divisioni celeri e dei reparti autotrasportati, l’ammodernamento delle artiglierie e delle armi individuali. Tuttavia questo programma, forse troppo ambizioso, fu attuato solo in parte. Il 14 novembre 1933 emanò la cosiddetta “Riforma Baistrocchi”, su uniformi, gradi ed equipaggiamento del Regio Esercito, della Milizia e dei Reali Carabinieri. Durante la guerra d’Etiopia favorì la costituzione di divisioni di camicie nere, comandate però da ufficiali dell’esercito. Ricoprì l’incarico di Sottosegretario di stato fino all’ottobre 1936. Già Segretario dell’Ordine Militare di Savoia, fu anche Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito dal 1º ottobre 1934 al 7 ottobre 1936. Il 23 maggio 1936 raggiunse il grado di Generale d’Armata. Il 7 ottobre 1937 gli fu concesso con Regio Decreto il titolo di “Conte”. Il 25 marzo 1939 fu nominato senatore del Regno d’Italia. Nel 1944 fu collocato in riserva per raggiunti limiti d’età. Il 18 aprile 1945 fu arrestato con l’accusa di fascistizzazione dell’esercito per l’inserimento della Milizia Fascista: processato al tribunale militare di Roma, fu assolto con formula piena nel settembre 1946. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Nel periodo preparatorio all’avanzata su Misurata, colla sua feconda operosità portò al maggiore grado di efficienza le opere di difesa della base e tutti gli elementi mobili di artiglieria destinati a prendere parte a tale avanzata. Nei combattimenti di misurata (8 luglio 1912) e del Gheran (20 luglio 1912) diresse l’impiego di tali elementi con eccezionale abilità, dando prova ammirabile di calma, sangue freddo ed ardimento.» Regio Decreto lettera A del 16 marzo 1913
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«Quale comandante di Artiglieria di un’Armata, dimostrava elettissime qualità militari, vasta e profonda competenza tecnica, preziosissime doti di organizzatore nella preparazione dell’Arma e del suo impiego. Sprezzante sempre del fuoco nemico nella sua inesauribile attività che lo ha fatto accorrere ovunque la situazione era più difficile e il pericolo più intenso. Efficacissimo coadiutore del comando nel dar vita al più stretto accordo fra i comandi delle Grandi Unità e gli organi da lui dipendenti, e nell’assicurare il più intimo collegamento tra Fanteria e Artiglieria nel combattimento. – Valtellina – Valcamonica e Val Giudicarie, marzo-novembre 1918» Regio Decteto n. 107 del 17 maggio 1919
Medaglia d’argento al valor militare
«Sprezzante del pericolo, si portava presso un pezzo, che aveva avuto quasi tutti i serventi fuori combattimento, e assicurava il proseguimento del tiro. Atterrato dal vicino scoppio di una granata nemica di medio calibro e colpito al capo da un sasso, nonostante lo stordimento ritornava subito al suo posto di combattimento, conservando la direzione del tiro. Val Popena Bassa, 12 settembre 1915.» Regio Decreto 16 novembre 1916
Medaglia d’argento al valor militare
«In varie contingenze di guerra preparava e dirigeva, con grande abilità e perizia, l’azione d’artiglieria da lui dipendente, e dava continue e mirabili prove di slancio e coraggio personale. Vallarsa, Pasubio, Lora, Alpe di Cosmagnon, giugno, settembre, ottobre 1916.» Regio Decreto 25 gennaio 1917
Medaglia d’argento al valor militare
«In numerosi aspri combattimenti fu sempre ammirevole per sereno coraggio e alto valore. Altipiano di Bainsizza, agosto-settembre 1917.» Regio Decreto 16 agosto 1918
Croce al merito di guerra (2 concessioni)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 14 settembre 1933
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia militare d’oro al merito di lungo comando (20 anni)
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa Guerra Italo Turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
28 maggio 1917
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Gregorio Magno
25 giugno 1935
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Arc. G: Gabba Melchiade in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata 1° Aiutante di Campo del Principe Umberto mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Milano, 20 agosto 1874 – Roma, 17 novembre 1952). Giovanissimo decise di intraprendere la carriera militare, dapprima frequentando, a partire dal 15 ottobre 1892, il Collegio Militare di Milano e poi la Regia Accademia d’Artiglieria e Genio ove si iscrisse l’8 agosto 1895. Passò infine alla Scuola di Guerra nel 1905. Dal 1911 al dicembre 1915 fu in Eritrea come ufficiale del Corpo di Stato Maggiore, e poi comandante l’Artiglieria del Regio corpo truppe coloniali. Rientrato in Patria in piena prima guerra mondiale, a partire dal maggio 1916, con il grado di Tenente Colonnello, prestò servizio sul fronte giulio al comando di un gruppo di unità d’artiglieria del XVIII Corpo d’Armata e del XX Corpo d’Armata. Fu poi Capo di Stato Maggiore della 13ª Divisione, della 57ª Divisione, e Capo dell’ufficio operazioni e affari generali del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, Generale Luigi Cadorna. Ferito nel giugno 1916 ebbe nell’estate del 1917 la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia sull’altopiano di Asiago. In seguito ricoprì il ruolo di Capo di Stato Maggiore del XXIX Corpo d’Armata, del XIV Corpo d’Armata e Capo di Stato Maggiore della Divisione militare territoriale di Chieti meritandosi nel 1918 la Croce d’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia.. Divenne membro della Società geografica italiana (1919) perfezionandosi nella cartografia militare. Promosso Colonnello, fu capo di una missione militare in Transcaucasia, e poi ricoprì il ruolo di direttore della Regia agenzia politica del Regno d’Italia presso le repubbliche di Georgia, Azerbaigian e di Armenia (28 febbraio 1920-16 marzo 1922). Rientrato in Italia fu in successione Capo di Stato Maggiore del III Corpo d’Armata di Milano, Capo ufficio operazioni allo Stato Maggiore dell’Esercito, e segretario del Consiglio dell’Esercito (1921). Nel settembre 1921 ritornò in Eritrea come comandante di quel corpo di truppe coloniali. Promosso Generale di Brigata nel maggio 1926 e nel 1927 nominato Capo di Stato Maggiore del comando designato d’Armata di Firenze. Nel gennaio 1931 è promosso Generale di Divisione, e divenne Comandante della 20ª Divisione di Fanteria “Curtatone e Montanara”. Fu poi primo Aiutante di Campo Generale di S.A.R. il Principe di Piemonte (17 novembre 1932-25 maggio 1934). Nel 1934 si iscrive al PNF. Nel novembre 1934 fu promosso al grado di Generale di Corpo d’Armata. Dal marzo 1935 prese parte alla guerra d’Etiopia come Capo di stato maggiore del Comando superiore dell’Africa Orientale, retto dal Generale Emilio de Bono. Nel 1936 divenne Generale designato d’Armata. Nominato senatore del Regno d’Italia il 25 marzo 1939 su proposta del Ministro della guerra, divenne Membro della Commissione degli affari dell’Africa italiana (dal 1939 e poi Vicepresidente della medesima commissione dal 1941) e Membro della Commissione per il giudizio dell’Alta Corte di Giustizia (1939-1943). Nel maggio 1940 è promosso Generale d’Armata. Il 27 luglio 1943 viene nominato da Pietro Badoglio Ministro dell’Africa Italiana, carica che deterrà sino al 24 febbraio 1944 quando tale ministero verrà assunto ad interim da Badoglio, e pochi mesi dopo dichiarato decaduto dal Senato. Ritiratosi a vita privata dopo la formazione della Repubblica Italiana, si spense a Roma il 17 novembre 1952. Fotografia formato 20,7 x 13,7. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Regio Decreto 24 febbraio 1918
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
11 novembre 1920
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
9 luglio 1936
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
30 novembre 1936
Croce al merito di guerra (2 volte)
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
31 dicembre 1914
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
12 maggio 1921
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
11 novembre 1933
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
11 novembre 1934
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1916
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
30 dicembre 1919
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
15 gennaio 1931
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
21 marzo 1935
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1937
Cavaliere dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Cavaliere di gran croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia militare al merito di lungo comando di bronzo (10 anni)
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Arc. 2546: Calcagno Riccardo in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata Designato Comandante d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 ( Lecce 1872 – Roma 1953). Sottotenente alla Scuola di Applicazione di Artiglieria l’11 settembre 1892, venne promosso Tenente nel 18° e poi nel 22° Reggimento Artiglieria il 1° settembre 1895. Fu insegnante alla Scuola di Applicazione nel 1899 e frequento la Scuola di Guerra nel 1902 venendo promosso Capitano nell’11° Reggimento Artiglieria il 21 settembre 1906. Nel 1908 passò nello Stato Maggiore, venne promosso Tenente Colonnello il 28 novembre 1915 e fu Capo Sezione Nazionale all’Ufficio Situazione e Operazioni Comando Supremo fino al gennaio 1916 e poi alla Sezione Internazionale fino all’aprile 1916. Promosso Colonnello Comandante del 46° Reggimento Artiglieria da campagna, da luglio al dicembre del 1917 fu Capo Ufficio Situazioni Comunicati di Guerra. Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Padova dal 18 marzo al 20 maggio 1918, venne promosso Brigadiere Generale il 20 giugno 1918 e fu Capo della Delegazione Italiana presso il Comitato Internazionale a Parigi. Dal 17 settembre 1919 al 26 febbraio 1927 fu Capo Delegazione Italiana presso la Commissione contro la Germania e il 1° febbraio 1923 ottenne il grado di Generale di Brigata. Nel novembre del 1927 ottenne il grado di Generale di Divisione e venne destinato al Ministero della Guerra con incarichi speciali per poi passare al comando della Divisione Messina nel giugno del 1928. Fu alla Regia Accademia Militare e alla Scuola di Applicazione nel luglio 1930 e il 14 novembre 1932 fu promosso Generale di Corpo d’Armata. Il 4 dicembre 1932 gli venne affidato il comando del Corpo d’Armata di Udine e dal 15 luglio 1934 al 1° settembre 1938 fu Comandante Generale della Guardia di Finanza. Collocato in Posizione Ausiliaria il 1° settembre 1938 con il grado di Generale di Corpo d’Armata Designato Comandante d’Armata, fu Generale di Corpo d’Armata in Riserva con rango Designato per il Comando d’Armata nel 1941. Fu Senatore del Regno dal 23 marzo 1939. Fotografia formato 10,5 x 7,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
5 giugno 1915
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
13 settembre 1918
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
8 agosto 1920
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
19 gennaio 1933
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
14 novembre 1935
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
13 settembre 1917
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
19 giugno 1924
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1932
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1937
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
28 novembre 1933
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valore militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G4: De Vecchj Eugenio in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata mod. 30 aprile – 31 dicembre 1937 (Casagiove, 15 febbraio 1870 – Bari, 4 giugno 1940). Allievo Ufficiale il 15 febbraio 1887, fu Sottotenente nel 1° Reggimento Bersaglieri il 6 agosto 1888. Tenente il 12 giugno 1892, fu alla Scuola di Guerra nel 1901 e venne promosso Capitano nel 6° Reggimento Bersaglieri il 28 luglio 1902. Trasferito allo Stato Maggiore della Divisione Ancona nel 1906, ottenne il grado di Maggiore nel 5° Reggimento Bersaglieri il 31 dicembre 1912. Capo di Stato Maggiore della 31^ Divisione dal 24 maggio 1915 al 19 maggio 1916. Prese parte alla guerra contro l’Austria, venne promosso Tenente Colonnello il 18 agosto 1915 e Capo di Stato Maggiore del 22° Corpo d’Armata dal 24 maggio al 24 giugno 1916. Capo di Stato Maggiore del 2° Corpo d’Armata dal 19 agosto 1916 al 13 maggio 1917, ottenne la promozione a colonnello e il comando del 140° Reggimento Fanteria dal 23 giugno al 31 agosto 1917. Colonnello Brigadiere comandante della Brigata Chieti il 10 settembre 1917, venne promosso Brigadiere Generale il 20 giugno 1918 e Generale di Brigata il 1° febbraio 1923. Comandante della Brigata Messina nel 1919, fu Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Ancona nel 1920. Generale di Divisione il 15 luglio 1925 ottenne il comando della Divisione Brescia e poi della Divisione Bari dal 1927 al 1° gennaio 1932 poi in Soprannumero. Venne promosso Generale di Corpo d’Armata l’11 ottobre con anzianità 16 giugno 1934 in Posizione Ausiliaria. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata Bari giugno 1940.
Arc. 2798: Generale di corpo d’Armata in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 13,2 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3054: Montù Carlo in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Torino, 10 gennaio 1869 – Bellagio 19 ottobre 1949). Allievo all’Accademia Militare ne uscì Sottotenente presso la Scuola di Applicazione di Artiglieria. Promosso Tenente di Artiglieria il 12 novembre 1889 fu a La Spezia e poi in servizio presso l’11° Reggimento. Ufficiale di Complemento nel 1893, ottenne la Laurea in Ingegneria Elettrotecnica per poi essere promosso Capitano nel 1911. Allo scoppio della guerra italo – turca fu destinato in Africa e fu comandante della Flottiglia Aviatori Volontari in Libia ottenendo una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Rientrato in patria venne promosso Maggiore M.T. di Artiglieria il 14 aprile 1912 e venne richiamato per organizzare il Battaglione Aviatori nel 1914. Fu comandante della Scuole di Aviazione il 10 marzo 1915 e, promosso Tenente Colonnello il 31 ottobre 1916, venne destinato al 9° Raggruppamento Bombardieri. Nel 1917 venne trasferito al 45° Raggruppamento d’Assedio per poi passare al 1° Raggruppamento Truppe Ausiliarie in Francia dove rimase fino al 1918. Rientrati in Italia fu alla Scuola Ufficiali Inferiori della 7^ Armata e il 10 giugno 1918 ottenne il grado di Colonnello Comandante la 54^ Divisione di Artiglieria. Il 1° gennaio 1928 venne promosso Generale di Brigata in Riserva e il 16 giugno 1934 Generale di Divisione. Richiamato presso il Ministero per incarichi speciali il 1° aprile 1943 venne posto in Congedo Assoluto il 10 gennaio 1947. Amante di molte discipline sportive, partecipò con la squadra dell’F.C. Torinese al primo campionato di calcio del 1898, venendo eliminato in semifinale. Si occupò di ferrovie e costituì quello che diventerà anni dopo l’Aeroclub di Torino. Scrisse alcune opere letterarie, tra le quali la Storia dell’Artiglieria italiana, che copre il periodo dal Rinascimento alla prima guerra mondiale. Richiamato sotto le armi nel 1914, nonostante il servizio militare non resiste al “richiamo” dello sport e accetta di ricoprire l’anno dopo le cariche di presidente della Federcalcio e vice presidente del CONI. Dopo il primo conflitto bellico si dedica alla vita civile e allo sport, ricoprendo cariche di vertice nelle federazioni di scherma e di canottaggio. Messo definitivamente a riposo nel’47, muore due anni dopo. Nello stesso anno la FIGC gli conferisce il riconoscimento di “pioniere del calcio”. Fotografia formato 15 x 10,2. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
Libia 1912
Medaglia commemorativa della Guerra italo-turca 1911–1912
Libia 1912
Promozione per merito di guerra
Libia 1912
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di un raggruppamento di bombarde, diede costanti prove di valore personale e sprezzo sotto l’intenso fuoco nemico, per imprimere all’azione delle dipendenti batterie il massimo vigore e per compiere studi e progetti per l’impianto di nuove batterie» Medio Isonzo, agosto – dicembre 1916
Medaglia d’argento al valor militare
Italia 1915/1918
Medaglia di bronzo al valor militare
Italia 1915/1918
Medaglia di bronzo al valor militare
Italia 1915/1918
Croce al merito di guerra – III concessione
Italia 1915/1918
Nastrino per le fatiche di guerra
Italia 1915/1918
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18
Italia 1915/1918
Medaglia commemorativa italiana della vittoria del 1918
Italia 1915/1918
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
Italia 1915/1918
Croce commemorativa del II Corpo d’Armata
Francia 1918
Distintivo del periodo bellico 1940-43
Italia 1943
Distintivo della guerra di liberazione in corso contro i tedeschi
Italia 1943/1945
Distintivo della guerra di liberazione
Italia 1943/1945
Arc.G3: Azzariti Luigi in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1934 – 5 giugno 1939 (5 maggio 1872 – 19..). Sottotenente del Genio il 17 febbraio 1895 venne promosso Tenente nel 2° Genio il 21 agosto 1897. Il 5 settembre 1909 ottenne il grado di Capitano nel 1° Reggimento Genio e successivamente venne promosso Maggiore. Il 31 giugno 1917 venne promosso Tenente Colonnello del Genio Ferrovieri e poco dopo fu Colonnello Comandante l’8° Reggimento Genio. Il 4 aprile 1932 fu Generale di Brigata Comandante il Genio del Corpo d’Armata di Alessandria e il 1° gennaio 1936 venne promosso Generale di Divisione a disposizione del Ministero della guerra per poi essere collocato in Posizione Ausiliaria. Venne poi reintegrato e destinato alla Direzione Generale del genio per poi essere promosso Generale di Corpo d’Armata in Riserva il 1° gennaio 1939. Fotografia formato 23,4 x 15,5. Fotografo: Compagnia Fotografi dell’8° Genio.
Arc. G: Moizo Riccardo in grande uniforme da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Saliceto, 22 agosto 1877 – Roma, 27 febbraio 1962). Arruolatosi nel Regio Esercito il 14 ottobre 1894 iniziò a frequentare la Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino da cui uscì con il grado di Sottotenente assegnato all’arma di artiglieria il 4 luglio 1897, mandato quindi alla Scuola di applicazione di artiglieria e genio. Promosso Tenente il 1 settembre 1899, al termine dei corsi fu assegnato in servizio alla 7ª Brigata di artiglieria da costa. Tra l’ottobre del 1905 e l’agosto 1908 frequentò i corsi della Scuola di Guerra dell’esercito a Torino, al termine della quale fu mandato a Roma, presso il comando del Corpo di Stato Maggiore e poi, dal 13 maggio 1909, fu di nuovo a Torino in forza allo Stato Maggiore del I Corpo d’armata. Il 10 agosto dello stesso anno, promosso Capitano “a scelta”, fu assegnato al 3º Reggimento Artiglieria da Fortezza, passando quindi al 1º Reggimento Artiglieria da Montagna dal 2 giugno 1910, ma prestando effettivo servizio presso il comando del I Corpo d’Armata. Mentre si trova a Torino dimostrò molto interesse per la neonata aviazione, attirato dalla novità del mezzo aereo, e ottenne di poter frequentare un corso di pilotaggio, venendo comandato in servizio presso il Battaglione Specialisti del Genio il 17 novembre 1910 Trasferitosi a Roma iniziò a seguire il corso per divenire pilota d’aeroplano sul campo d’aviazione di Centocelle, completandolo poi sul campo della Malpensa dove il 31 maggio 1911 conseguì il brevetto pilota d’aeroplano e il 1º agosto quello di pilota militare In quello stesso mese, volando su un monoplano Nieuport, partecipò alle grandi manovre del Regio Esercito tenutesi nel Monferrato, le prime in Italia che videro la partecipazione del nuovo mezzo aereo impiegato con le sole funzioni di ricognizione. Nel mese di ottobre il neocostituito reparto di aviazione, operante in seno al battaglione specialisti del genio, mandò in Libia, dato che il 29 settembre era scoppiata la guerra italo-turca, una squadriglia di sette velivoli che effettuarono i primi voli di guerra, nel corso dei quali ai compiti di ricognizione si aggiunsero quelli di direzione del tiro dell’artiglieria, di studio del terreno e i primi, rudimentali, bombardamenti. Il 23 ottobre 1911 dopo essere decollato individuò i movimenti di circa 2.000 soldati nemici, scoprendo nel contempo che la località di Azizia era situata a 60 km da Tripoli e non ad 80, come erroneamente indicato sulle imprecise carte geografiche dell’epoca. Partecipò fin dall’inizio alle operazioni aeree, venendo rimpatriato il 7 maggio 1912, ma, a causa della carenza di piloti, il 12 agosto successivo si imbarcò nuovamente per la Libia, dove una volta arrivato fu destinato al campo d’aviazione di Zuara, sito a un centinaio di km da Tripoli. Dopo alcune missioni in cui il suo aereo non aveva dato buona prova, ricevuto l’ordine di rientrare a Tripoli e la mattina del 10 settembre decollò con il suo Nieuport, ma a causa del cattivo funzionamento del motore lo costrinse a una serie di atterraggi di emergenza, al termine dei quali fu catturato da irregolari arabi e portato a El Hascian. Preso in consegna da soldati dell’Esercito ottomano fu trasferito a Fessato, dove rimase fino al termine delle ostilità. Rimpatriato in condizioni fisiche debilitate riprese servizio nel novembre 1913, presso il 2º Reggimento Artiglieria da Montagna, venendo decorato con la concessione della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel luglio 1914, mentre prestava servizio a Roma presso lo Stato Maggiore dell’esercito, fu posto a disposizione del Ministero delle colonie e destinato al comando truppe della Tripolitania. Promosso primo capitano il 28 marzo 1915, si imbarcò subito dopo per l’Italia, riassegnato allo Stato Maggiore e, a partire dal 23 maggio, all’ingresso del Regno d’Italia nella prima guerra mondiale, fu distaccato come consulente aeronautico presso il Comando Supremo. Promosso Maggiore il 7 luglio, restò in zona di operazioni fino al 21 dicembre, quando fu trasferito al Ministero della guerra, assegnato all’organizzazione e all’impiego dei primi reparti aerei. Rimase nella Capitale, praticamente senza interruzioni, sino all’ottobre 1917, venendo promosso in successione Tenente Colonnello (16 dicembre 1916) e Colonnello (16 agosto 1917). Nell’ottobre 1917 ritornò al fronte, dapprima come comandante dell’aviazione della 3ª Armata, poi, fino al marzo 1918, come Capo ufficio servizi aeronautici presso il Comando Supremo. Per i suoi meriti di pilota e di organizzatore venne decorato di una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Dal 1º aprile assunse l’incarico di Capo di Stato Maggiore della 15ª Divisione, e il 27 ottobre rimase gravemente ferito alla testa sul Monte Pertica, nel settore del Grappa, venendo per questo insignito di una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Rimasto quasi cieco ebbe una lunga convalescenza e rientrò in servizio nell’agosto 1919, assegnato allo stato maggiore dell’8ª Armata con Quartier generale a Udine. Prestò poi nuovamente servizio in aeronautica durante la fase organizzativa organizzativa della costituzione della nuova Arma. Dal novembre 1919 si trovò in forza al comando dell’Aeronautica (aviatori) di Roma, divenendo poi comandante superiore dell’Arma aeronautica e direttore generale degli Affari militari del commissariato per l’Aeronautica dal gennaio 1923, transitando infine come Generale di Brigata aerea nel Corpo di Stato maggiore della neocostituita Regia Aeronautica. Tra il maggio 1923 e il 21 ottobre dello stesso anno fu Comandante Generale dell’Aeronautica, sostituito poi da Aldo Finzi. Rientrato dietro sua domanda, avvenuta il 30 dicembre, in servizio nell’esercito con il grado di Colonnello, dal 24 febbraio 1924 comandò il 6º Reggimento di artiglieria pesante campale e dal 1º novembre 1926 il 3º Reggimento di artiglieria pesante campale. Promosso Generale di Brigata il 21 febbraio 1929, prestò servizio presso il comando dell’artiglieria del Corpo d’armata di Roma. Il 16 novembre 1930 divenne Ispettore per la mobilitazione della 21ª Divisione militare territoriale di Roma, e il 16 settembre 1931 fu messo a disposizione del comando designato d’Armata di Firenze. Generale di Divisione dal 1º dicembre 1932 diventò dapprima Comandante della 6ª Divisione Militare Territoriale di Milano che diventò nel febbraio 1934 la 58ª Divisione Fanteria “Legnano”, e poi dal 16 settembre 1934 della 1ª Divisione celere “Eugenio di Savoia”. Nominato Comandante generale del Corpo dei Carabinieri Reali il 30 novembre 1935, durante il suo mandato l’Arma conobbe una buona espansione, e in occasione della guerra d’Etiopia fu costituita nell’Italia meridionale la 3ª Divisione Carabinieri, che partecipò alle operazioni belliche in Etiopia con bande autocarrate. Dopo la proclamazione dell’Impero curò la successiva estensione a tutti i nuovi territori del servizio dell’Arma, che fu comunque limitato dalla costituzione della Polizia dell’Africa Italiana, cosa che fece anche dopo l’occupazione dell’Albania, anche attraverso l’assorbimento della preesistente gendarmeria locale. Il 1º ottobre 1936 venne elevato al rango di Generale di Corpo d’Armata e nominato senatore del Regno il 25 marzo 1939. Assegnato dapprima alla commissione degli Affari interni e della Giustizia e poi, dal 23 gennaio 1940, a quella delle Forze Armate, si interessò quasi esclusivamente ai provvedimenti relativi all’Arma dei Carabinieri. Per sopraggiunti limiti d’età nel 1939 è poi collocato a riposo a disposizione del Comando, curando la mobilitazione generale dell’Arma dei carabinieri in occasione dell’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940. Il 27 agosto dello stesso anno lasciò l’incarico di Comandante Generale del Corpo dei Carabinieri Reali. Alla vigilia del suo collocamento definitivo a riposo, il 12 agosto 1943 fu nominato Alto Commissario della Provincia di Lubiana dal nuovo Governo Badoglio, ma il precipitare degli eventi non gli diede tempo di esercitare i suoi poteri in quanto la provincia era stata dichiarata zone di operazioni. Alla proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943 la città slovena fu occupata dai tedeschi che lo misero agli arresti domiciliari ove rimase fino al 10 ottobre, prima della destituzione formale confermata dalla Repubblica Sociale il 1º ottobre. Ottenuta la possibilità di rientrare in Italia si trasferì a Camogli ove rimase fino al febbraio 1944 quando seppe di essere oggetto di indagine e si trasferì a Saliceto che era il suo paese natale. Arrestata la moglie il 1º marzo decise di costituirsi. Detenuto nelle carceri di Verona, Venezia e Brescia, venne prosciolto dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato della RSI in fase istruttoria dall’accusa di aver favorito lo sbandamento delle truppe italiane nella provincia di Lubiana, e il 6 ottobre 1944 riottenne la libertà. Prese successivamente contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale attraverso la figura del Generale Raffaele Cadorna, ma la fine del secondo conflitto mondiale arrivò prima che potesse avere un effettivo impiego. Dichiarato decaduto dalla carica di senatore dall’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo con ordinanza del 6 febbraio 1945, presentò ricorso avverso che fu accolto da parte della Corte Suprema di Cassazione il 9 giugno 1947, quando si ritirò a vita privata. Fotografia formato 25,4 x 18,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Addetto alla Squadriglia aviatori di Tripoli. Fu dei primi aviatori militari che abbiano volato su campi nemici, sfidando i rischi del volo e quelli delle fucilate nemiche, che più volte colpirono il suo aeroplano. Ben 54 volte egli volò sulle oltre le nostre posizioni, giungendo una volta, con insuperato ardimento fin sul Kasr Garian, tre volte su Aziziah, una volta su Homs, una a Tarhuna ed una a Zavia quando le nostre truppe non erano arrivate che a Gargaresch. Nelle giornate del 26 ottobre e del 4 dicembre 1911, portatosi ripetutamente sul nemico, ne osservò la forza e le posizioni, riferendone al Comando. Unendo all’ardimento intelligente criterio e sicuro colpo d’occhio, concorse a raccogliere i dati necessari per compilare una carta dei dintorni di Tripoli, che è la più esatta di quante finora si posseggano.» Regio Decreto 16 marzo 1913.
Medaglia d’argento al valor militare
«Pilota d’aeroplano, fra i primi che dedicarono all’arma aerea coraggio, entusiasmo e fede, durante il servizio prestato nell’aeronautica mobilitata, accoppiando con giovanile ardimento l’azione al pensiero, prendeva parte a difficili operazioni aeree dando costante mirabile esempio ai soldati dell’aria. Cielo Carsico e dell’Alto Isonzo; maggio-dicembre 1915-ottobre 1917-dicembre 1918.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Capo di stato maggiore di una Divisione di fanteria, si recava durante lo svolgersoi di un aspro combattimento sulle linee più avanzate per rendersi conto della situazione creatasi in seguito a violenti e ripetuti contrattacchi del nemico. Con precisione e chiarezza di vedute, coordinava l’azione dei comandanti delle truppe per il riordinamento di alcuni reparti e per la loro raccolta in riserva; indi, sereno ed intrepido, si dirigeva su terreno infestato da gas tossici e violentemente battuto, dove una scheggia di granata nemica lo colpiva gravemente alla testa. Appena ripresi i sensi, le sue uniche parole furono: “Viva l’Italia !” parole che sono il compendio e la prova delle elette virtù militari di cui e dotato il distinto ed eroico ufficiale superiore. Monte Pertica (Grappa), 27 ottobre 1918.»
Croce al Merito di Guerra
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 13 settembre 1917.
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 15 gennaio 1931.
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 14 gennaio 1937.
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 12 novembre 1911.
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio decreto 29 gennaio 1922.
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio decreto 14 ottobre 1923.
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio decreto 9 maggio 1935.
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 18 ottobre 1938.
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Croce d’oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 25 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia d’argento al merito di lungo comando
Onorificenze estere
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona del Belgio
24 gennaio 1931
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Equestre di S. Agata (Repubblica di San Marino)
12 maggio 1936
Arc. G1: Bobbio Valentino in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Alessandria, 29 settembre 1872 – Torino, 13 giugno 1940). Allievo alla Scuola Militare l’11 ottobre 1890, uscì Sottotenente degli Alpini l’11 settembre 1892. Capitano il 16 dicembre 1906, passò allo Stato Maggiore nel 1908. Nel 1914 fu Maggiore Capo di Stato Maggiore del Corpo di occupazione in Albania e, dopo lo scoppio della guerra, venne promosso Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore del 14° Corpo d’Armata dal 13 giugno al 23 giugno 1916. Passò poi con il grado di Colonnello alla 51^ Divisione dal 14 marzo al 2 aprile 1917 e all’11° Corpo d’Armata dal 7 aprile al 7 settembre 1917. Fu Intendente della 2^ Armata il 29 ottobre 1917, della 5^ Armata il 21 marzo 1918, della 9^ Armata il 1° giugno 1918, dell’8^ Armata il 1° settembre 1918 e della 4^ Armata dal 23 novembre 1918 al 18 luglio 1919. Passò poi come Capo di Stato Maggiore alla Divisione di Alessandria e il 20 giugno 1918 venne promosso Brigadiere Generale. Nel 1921 ebbe il comando della Brigata Livorno e il 1° febbraio 1923 ottenne il grado di Generale di Brigata. Fu Comandante Militare a Modena dal 15 ottobre 1925 al 15 ottobre 1927 e successivamente venne promosso Generale di Divisione. Ispettore delle Truppe Alpine il 28 novembre 1932, fu promosso Generale di Corpo d’Armata il 4 dicembre 1932. Comandante di Corpo d’Armata di Verona il 1° agosto 1933, fu Ispettore dell’Arma di Fanteria dal 30 novembre 1935 al 1° ottobre 1937 per poi passare in Posizione Ausiliaria. Fu Generale di Corpo d’Armata Comandante Designato d’Armata il 30 novembre 1935 e senatore del Regno il 25 marzo 1939. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Vasari – Roma.
Onorificenze
Civili
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Grande Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro decorato di gran cordone
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia decorato di gran cordone
Militari
Croce al merito di guerra
Medaglia di bronzo al valor militare
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Medaglia d’argento al merito di lungo comando di reparto
Medaglia d’oro al merito di lungo comando di reparto
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Arc. 3056: Scuero Antonio in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940(Carrù, 29 novembre 1885 – Montechiaro d’Asti, 25 luglio 1960). Dopo aver frequentato la Regia Accademia Militare di Modena, da cui uscì il 5 settembre 1907 con il grado di Sottotenente, partecipò alla guerra italo-turca nel 1911-1912. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915, fu assegnato al corpo degli Alpini e combatté sul fronte dell’Isonzo, passando quindi a ricoprire incarichi come ufficiale di Stato Maggiore presso comandi di Divisione. Promosso Maggiore nel 1917, al termine del conflitto risultava decorato una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, una Croce di guerra al valor militare e il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Nel 1921 fu mandato in Eritrea, assegnato al 10º Battaglione del locale Regio Corpo Truppe Coloniali, trasferito quindi a quello della Libia, dove partecipò alla operazioni di controguerriglia e fu insignito di una Medaglia d’Argento al Valor Militare nel 1924 e promosso Tenente Colonnello nel 1926. Tra l’agosto 1928 e l’ottobre 1931, quando viene promosso Colonnello, ricopre l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Divisione Territoriale di Novara, assumendo poi il comando del 12º Reggimento Fanteria che mantenne fino al 1934 quando fu nominato Capo di Stato Maggiore del Corpo d’armata di Bologna. Allo scoppio della guerra d’Etiopia prende parte alle operazioni belliche in qualità di Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata Eritreo, venendo insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per il suo contributo all’andamento delle operazioni belliche. Promosso Generale di Brigata il 1 luglio 1937, presta servizio presso la Brigata “Monviso” che aveva Quartier generale a Cuneo. Dopo aver ricoperto l’incarico di intendente presso il comando della 4ª Armata nel 1938, nel marzo 1940 assunse il comando della 59ª Divisione Fanteria “Cagliari”. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, partecipa alle operazioni belliche contro la Francia. Insignito del titolo di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia al termine della breve campagna viene promosso Generale di Divisione nel mese di luglio, a partire dal mese di dicembre ricoprì l’incarico di Intendente superiore delle Forze Armate in Albania prendendo parte alla campagna di Grecia e all’invasione della Jugoslavia. Ricoprì l’incarico di Sottosegretario al Ministero della Guerra dal 24 maggio 1941 al 13 febbraio 1943 e consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni venendo promosso Generale di Corpo d’Armata il 4 ottobre 1942. Lasciato l’incarico al Ministero, il 13 maggio 1943 assume il comando del V Corpo d’Armata in Croazia, con Quartier generale a Cirquenizza. All’atto dell’armistizio dell’8 settembre intavola negoziati con i capi partigiani Jovo Lončarević e Ivan Barbačić-Ivić al fine di organizzare il ritiro delle forze italiane. Ricevuto l’ultimatum di unirsi ai partigiani e combattere i tedeschi o arrendersi e consegnare le armi e ritirarsi, nella notte tra il 9 e il 10 lascia Cirquenizza e con il personale dello Stato Maggiore del V Corpo d’armata si trasferisce a Fiume provocando il caos tra le rimanenti forze italiane rimaste in città, per venire poi catturato dalle truppe tedesche ed internato in Germania. Nel gennaio 1944 viene deferito al tribunale speciale della RSI e condannato a pena detentiva ma rientra in Italia nel 1945. Dopo la fine della guerra lascia il servizio attivo ritirandosi a vita privata a Montechiaro d’Asti dove si spense nel 1960. Fotografia formato 18 x 13,2. Fotografo: Istituto Nazionale Luce – Roma.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
«Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata Eritreo, ha concorso validamente prima della costituzione della Grande Unità e poscia ha cooperato brillantemente al buon successo di tutte le operazioni della vittoriosa campagna che si sintetizzano nei nomi di: Amba Augher – 5 ottobre 1935; M. Gundì – 5 novembre; Macallè – 8 novembre; Amba Tezellerè – 22 dicembre; 1ª battaglia del Tembien – 20-24 gennaio 1936; 2ª battaglia del Tembien – 27 febbraio, 3 marzo 1936; Lago Ascianghi – 31 marzo-4 aprile 1936; Dessiè – 15 aprile 1936.» R.D. n.180 del 24 agosto 1936.
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
«Comandante di una Divisione di Fanteria di prima schiera, nella battaglia del fronte alpino occidentale, in quattro giornate di lotta accanita, fra difficoltà di ogni genere opposte dall’avversario, dal terreno, dall’inclemenza del tempo, guidava personalmente le colonne d’attacco in una geniale manovra di avvolgimento per l’alto, trascinando le truppe con l’esempio e imprimendo costantemente all’azione l’impronta della sua forte personalità di animatore e di Capo. Assicurava così il successo delle nostre Armi e l’occupazione di una vasta zona di territorio nemico. Piccolo Moncenisio-Le Planey-Bramaus, 21-25 giugno 1940.» R.D. n.243 del 6 gennaio 1941.
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di battaglione si slanciava con tenace impulso e magnifico ardire, alla testa dei suoi reparti, all’assalto delle posizioni avversarie. Sventando in una possibile minaccia di aggiramento, con travolgente impeto cooperava con la sua fulminea azione alla schiacciante vittoria. Due giorni dopo col proprio battaglione di avanguardia batté nuovamente i ribelli provocando la fuga disordinata dell’avversario. Già distintosi in precedenti combattimenti per slancio, ardire e perizia.» Belhiusc Berat, 17-19 aprile 1924.
Medaglia di bronzo al valor militare
«In giornata di furiosi e sanguinosi combattimenti per la conquista di forti posizioni nemiche, dette prova di esemplare sprezzo del pericolo, percorrendo zone intensamente battute dal fuoco avversario, per portare ordini e controllare situazioni fra le nostre truppe di prima linea.» Monte Forno, 10-19 giugno 1917
Croce di guerra al valor militare
Decreto Luogotenenziale 20 agosto 1916
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. G: Gambelli Remo in alta uniforme da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Bologna, 23 febbraio 1880 – Montevirginio, 2 agosto 1976). Colonnello d’Artiglieria il 31 marzo 1926, venne promosso Generale di Brigata Comandante l’Artiglieria del Corpo d’Armata di Firenze il 21 settembre 1933. Nel 1936 fu Addetto al Comando del Corpo di Stato Maggiore e nel 1938 ottenne il grado di Generale di Divisione Comandante la Divisione Metauro. Nel 1939 passò al comando della 18^ Divisione Messina e poi al Corpo Motorizzato. Generale di Corpo d’Armata il 19 luglio 1939, fu al comando dell’VIII Corpo e nel 1940 del XXXV Corpo. Nel 1940 divenne Comandante Interinale della 1^ Armata e dal 27 agosto 1940 al 22 febbraio 1943 fu Comandante Generale dei CC.RR. Nel 1943 venne collocato nella Riserva con funzioni di Direttore Generale della Leva di Sottufficiali e Truppa. Fotografia formato 27,3 x 18,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglie d’Argento al Valor Militare
Medaglie d’Argento al Valor Militare
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 1087b: Assanti Rosario in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Catanzaro, 3 agosto 1884 – Milano, 15 gennaio 1960). Si laureò in chimica pura all’università di Modena nel 1917, quando aveva già intrapreso la carriera militare e conseguì anche un diploma in farmacia presso la Regia Scuola Universitaria di Catanzaro. Il 5 novembre 1904 cominciò la carriera militare come soldato volontario e allievo nella Scuola Militare di prima categoria. Prestò giuramento di fedeltà a Parma il 21 ottobre 1906. Nello stesso anno venne nominato Sottotenente nel 94º reggimento Fanteria. Nel 1908 venne trasferito al 48º Reggimento Fanteria dove nel 1909 verrà promosso per anzianità a Tenente. Il 18 novembre 1911 s’imbarcò a Napoli con il 50º Reggimento Fanteria per la Tripolitania e Cirenaica da dove farà ritorno il 2 settembre del 1912 a causa di malattia. Dal settembre del 1913 al maggio del 1914 fu effettivo alla Scuola Applicazione Fanteria. Promosso per anzianità a Capitano nel 1915. Dopo essere stato rimandato in Tripolitania e Cirenaica partì nel marzo del 1916 per la guerra Italo-Austriaca. Promosso a Maggiore per anzianità nel 1917. Nel 1921 cessò di appartenere al R. Corpo Coloniale in Somalia e venne trasferito al 19º Fanteria. Nel 1926 venne promosso per anzianità a Tenente Colonnello e nel 1930 nominato osservatore industriale nell’ordinamento della commissione suprema di difesa. Promosso per anzianità a Colonnello nel 1931 venne nominato comandante dell’84º Reggimento Fanteria. Nel 1935 fu comandante del Distretto di Modena. Promosso nel 1939 a Generale di Brigata venne destinato al comando del Corpo d’Armata di Bologna con sede a Modena. Nel marzo del 1940 venne nominato comandante di zona militare del territorio di Piacenza. Nel 1942 fu promosso Generale di Divisione e collocato per anzianità nelle riserve. VeNne richiamato nel luglio del 1942 come comandante della zona militare di Piacenza. Collocato in congedo dal 1º luglio 1945, cessò di appartenere alla categoria di riserva per età ed fu collocato in congedo assoluto nell’agosto del 1957.
Onorificenze
Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo
«Per l’opera soccorritrice del 28 dicembre 1908» 1908
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 (2 anni di campagna)
1911–1912
Croce al Merito di Guerra
31 dicembre 1918
Croce al Merito di Guerra
5 marzo 1919
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Croce al Merito di Guerra – Concessione per Valore Militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (2 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di bronzo al merito di lungo comando
Cavaliere dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’ordine Coloniale della Stella d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Croce per anzianità di servizio militare
Distintivo della guerra di liberazione
Arc. 3241: Staglieno nobile dei marchesi patrizio genovese Gregorio in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (09 giugno 1875 – 19..). Allievo alla Scuola Militare il 26 ottobre 1895, fu Sottotenente nel 7° Reggimento Lancieri di Milano il 15 settembre 1897. Tenente il 20 gennaio 1901, passò al 27° Reggimento Cavalleggeri dell’ Aquila il 16 settembre 1909. Capitano nel 20° Reggimento Cavalleggeri di Roma il 30 giugno 1912, passò al 21° Reggimento Cavalleggeri di Padova per poi ottenere il grado di Maggiore il 31 maggio 1917. Il 17 giugno dello stesso anno venne trasferito al 2° Reggimento Piemonte Reale Cavalleria (comandato presso il Deposito Fanteria di Livorno fino al 25 agosto 1918) per poi passare al Ministero della Guerra come Capo Sezione il 21 luglio 1923. Trasferito al 2° Reggimento Piemonte reale Cavalleria dal 1° gennaio 1927, ottenne il grado di Colonnello comandante il 3° Reggimento Savoia Cavalleria il 9 giugno con anzianità 1° gennaio 1927. il 1° marzo 1931 fu a disposizione del Comando del Corpo d’Armata di Milano e il 22 maggio 1933 fu collocato in Posizione Ausiliaria. Generale di Brigata il 31 gennaio 1935 con anzianità 5 luglio 1934, ottenne il grado di Generale di Divisione il 9 settembre con anzianità 1° gennaio 1937. Fotografia formato 11 x 7,6. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 559:Chiarizia Ettore in uniforme ordinaria da Tenente Generale Commissario mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 13 giugno 1871 – Roma, 10 novembre 1938). Sottotenente Commissario nel 7° Corpo d’Armata di Ancona il 14 aprile 1892, fu Tenente nel 10° Corpo d’Armata di Napoli il 9 luglio 1896. Capitano il 17 giugno 1906, fu Tenente Colonnello presso la Direzione del Commissariato di Firenze il 31 ottobre 1917 per poi passare a quello di Palermo. Fu trasferito poi all’Ispettorato del Servizio del Commissariato il 13 gennaio 1920 e venne promosso Colonnello nel 1920. Maggior Generale Commissario il 22 gennaio 1930, fu Ispettore Commissario della 1^ Zona di Milano e il 10 gennaio 1934 fu Tenente Generale Commissario Capo del Corpo e Ispettore dei Servizi di Commissariato. In Posizione Ausiliaria il 12 aprile 1937, fu Tenente Generale Capo Onorario con rango e uniforme da Generale di Corpo d’Armata dal 28 aprile 1937. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 1366: Generale di Divisione in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 13,5 x 8,4. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G1: Mazzetti Loreto in uniforme ordinaria da Generale di Divisione Medico mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Nola, 4 dicembre 1877 – Roma 1957). Compì i suoi studi nell’Università di Roma e di Napoli dove si laureò nel 1902 col massimo dei voti. Entrò effettivo nell’esercito con il grado di Sottotenente medico il 22 agosto 1903 e fu assegnato quale Assistente militare presso l’Istituto d’Igiene della Regia Università di Napoli. Prese parte alla campagna di Libia e, appena l’Italia entrò in guerra contro l’Austria, fu inviato al fronte dove, oltre al servizio alle truppe, ebbe incarichi importanti fra i quali l’organizzazione degli Ospedali contumaciali in zona di guerra e quello di Consulente Igienista della 3^ Armata. Promosso Tenente Colonnello il 26 luglio 1917 presso l’Ospedale Militare di Napoli, tornò in Tripolitania e vi rimase per otto anni fino al 1° Settembre 1927 quando venne promosso Colonnello Direttore dell’Ospedale Militare di Roma. Tenne in seguito la direzione di sanità del Corpo d’Armata di Napoli e, promosso Generale di Brigata il 30 luglio 1933 ottenne la direzione della Scuola di Applicazione di Sanità Militare di Firenze. Generale di Divisione il 7 ottobre 1936 fu Direttore Generale della Sanità Militare (Capo del Servizio Sanitario Militare). Il 4 dicembre 1940 fu presso il Ministero della Guerra con incarichi speciali e in seguito Professore presso l’Università di Roma. Fotografia formato 22 x 15. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G4:Carboni Giacomo in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Reggio nell’Emilia, 29 aprile 1889 – Roma, 2 dicembre 1973). Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1536: Bastico Ettore in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Bologna, 9 aprile 1876 – Roma, 2 dicembre 1972). Ettore Bastico entrò nell’Accademia Militare di Modena il 14 ottobre 1894; conseguita la nomina a Sottotenente, fu assegnato il 30 ottobre 1896 al 3º Reggimento Bersaglieri dove si distinse fin dall’inizio, ed il 21 dicembre 1899 fu promosso Tenente nello stesso reggimento. Dopo aver frequentato la Scuola di Guerra ove risultò tra i primi in graduatoria, venne promosso Capitano a scelta il 3 settembre 1909 e destinato al 2º Reggimento Bersaglieri; lo troviamo in Libia come osservatore dirigibilista, poi dal 20 marzo 1913 nel Corpo di Stato Maggiore. Vi percorse rapidamente i gradi con promozioni sempre a scelta fino a quello di Colonnello. Durante la prima guerra mondiale è ufficiale di Stato Maggiore presso 28ª Divisione di Fanteria. Nel 1928 divenne Generale. Successivamente prese parte alla guerra d’Etiopia e alla guerra civile spagnola, in cui fu capo del contingente dei volontari d’Italia. Nel maggio 1935 assuse il comando della 1ª Divisione CC.NN. “23 marzo” in Africa Orientale. Passò quindi al comando del terzo Corpo d’Armata operante in Etiopia. Nel 1937 fu inviato a comandare il Corpo truppe volontarie italiane nella guerra civile spagnola. Dopo la vittoria nella battaglia di Santander lascia il comando al Generale Mario Berti e rientrò in Italia ove gli venne affidata l’organizzazione della motorizzazione dell’Esercito. Assunse il comando dell’Armata del Po (6ª Armata). Nel 1939 fu nominato Senatore nella XXX legislatura del Regno d’Italia. Amico personale di Benito Mussolini, fu governatore delle Isole italiane dell’Egeo dal 10 dicembre 1940 al 19 luglio 1941, giorno in cui sostituì Italo Gariboldi in qualità di governatore della Libia e comandante delle truppe delle dell’Asse. Come Gariboldi aveva insegnato arte militare pubblicando le sue lezioni in un saggio dal titolo Evoluzione dell’arte della guerra. Il suo capo di stato maggiore, Gastone Gambara, era amico di Galeazzo Ciano e una sorta di eroe della guerra di Spagna; per questo i maligni vociferavano della “mafia spagnola”, ossia di un gruppo che aveva sfruttato la guerra per ottenere dei vantaggi personali. L’arrivo dei tedeschi fece perdere a Bastico molto prestigio a causa dei contrasti sulla conduzione della guerra con Erwin Rommel che, pur essendo suo subordinato, fu di fatto la mente delle azioni italo-tedesche. Rommel ne aveva una pessima opinione, lo giudicava “difficile, autocratico e violento” tanto da chiamarlo “Bombastico”; inoltre diceva di lui e Gambara che erano delle “merde”. Nel diario dell’interprete di Rommel, Wilfred Armbruster, questi epiteti furono spesso riportati in particolar modo in occasione della crisi delle fanterie italiane nell’estate del 1942. Tale giudizio di Rommel va letto alla luce degli scontri verbali tra Bastico e lo stesso Rommel; diverbi aspri e duri soprattutto dopo la conquista di Tobruch nel giugno del 1942; Bastico, unitamente al Maresciallo Kesselring, si oppose fermamente ed inutilmente al piano di Rommel d’inseguimento del nemico inglese oltre il confine libico fino a distruggerlo per poi occupare nel più breve tempo possibile il Cairo. Inoltre, Bastico ed il Maresciallo Cavallero premevano per l’approvazione del “Piano Malta” (“Esigenza C3” o Operazione Hercules nella terminologia tedesca) e enfatizzavano l’importanza di una preventiva e immediata occupazione dell’isola prima di una prosecuzione offensiva in Egitto. Il possesso di tale isola da parte degli inglesi consentiva all’Aviazione ed alla Marina Inglese di bloccare tutte le vie di rifornimento dall’Italia verso il continente africano. Lo stesso Rommel nel libro Guerra senza odio scrisse «Nel periodo dal 6 settembre al 23 ottobre, divampò con grande violenza la guerra dei rifornimenti. Il 23 ottobre l’avevamo definitivamente perduta e i britannici, invece, avevano vinto la loro con molta precedenza su di noi». Dopo la battaglia di El Alamein le forze italo-tedesche furono costrette a ritirarsi continuamente, abbandonando sia la Cirenaica che la Tripolitania (Tripoli cadde il 23 gennaio 1943), e attestandosi in Tunisia; Bastico venne richiamato in patria il 5 febbraio 1943 al momento dello scioglimento ufficiale del Comando Superiore in Libia; il 12 agosto 1942 (dopo le grandi vittorie di Gazala e Tobruch) era stato nominato Maresciallo d’Italia in parte per controbilanciare la nomina a feldmaresciallo di Rommel. Caustico fu, a tal proposito, il commento di Mussolini: «Anche Bastico sarà nominato Maresciallo e dopo di lui altri generali e non escludo anche Navarra, il mio usciere». Dopo il fallimento delle operazioni di guerra in Africa, il 5 febbraio 1943 fu esonerato dal comando e poi nominato governatore generale onorario della Libia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre visse a Roma, agendo in clandestinità fino alla liberazione della Capitale. Al termine della seconda guerra mondiale fu collocato in riserva e scrisse delle opere sulla storia militare. Nel 1957 ricevette la Gran Croce al merito della Repubblica. Morì a Roma il 2 dicembre 1972, all’ospedale militare del Celio. Fotografia formato 18,2 x 13. Fotografo: Istituto Nazionale Luce – Roma.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
2 giugno 1957
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
17 febbraio 1942
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1º maggio 1939
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
9 luglio 1936
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 16 gennaio 1939
Cavaliere di Vittorio Veneto
Medaglia d’argento al valore militare
«Capo di Stato Maggiore di una divisione,con instancabile,intelligente e coraggiosa opera,compiva ripetute e pericolose ricognizioni in zone avanzate e battute dal fuoco nemico ,contribuendo efficacemente al buon funzionamento del comando in tutte le circostanze e alla brillante riuscita di importanti azioni offensive.» — Col del Rosso 25-30 1918
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato, con alto ufficiale,di riconoscere con esattezza i lavori fortificatori del nemico sul fronte del corpo d’armata,assolveva in più riprese il difficile compito,non esitando,per meglio constatare l’entità dei lavori stessi,ad esporsi ripetutamente e da vicino alle offese nemiche.» — Medio Isonzo autunno 1916
Croce al merito di guerra al valor militare
«Capo di stato Maggiore di una divisione,in un periodo d’intensa attività belli ed in zone battute,nel compiere numerose ricognizioni,e nel disimpegnare importanti incarichi,dimostrava altosenso del dovere e sereno sprezzo del pericolo. Altipiano di Asiago, marzo-16 giugno 1918.»
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
Croce al merito di guerra (7 concessioni)
Medaglia commemorativa delle operazioni in Africa Orientale
Medaglia commemorativa della guerra 1940–43
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca (1911-1912)
Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-1939)
Medaglia commemorativa della Divisione Volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-1939)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
18 febbraio 1941
Croce dell’Ordine al Merito Militare spagnolo (Spagna)
Croix de Guerre francese del 1914-1918 (Francia)
Croce tedesca in oro
5 dicembre 1942
Arc. G2: Badoglio Pietro in grande uniforme bianca da Maresciallo d’Italia mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Grazzano Monferrato, 28 settembre 1871 – Grazzano Badoglio, 1° novembre 1956). Fotografia formato 22,8 x 15,5. Fotografo: N. Benassi – Asti.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Regio decreto 18 ottobre 1928
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1921
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
«Adamantina tempra di soldato italiano, con tenacia pari al valore e con intelletto pari alla fede, in 41 mesi di guerra consacrò tutto se stesso al trionfo delle armi nostre. Assunto ad alte funzioni presso il comando supremo, fu del capo di stato maggiore dell’Esercito, in intima comunione di opere, di concetti e d’intenti, prezioso, devoto, infaticabile collaboratore, acché spezzata la violenza delle offensive nemiche, le armate italiane, ricostituite in agili e forti organismi, scattassero nell’ora meditata e prescelta alla travolgente manovra intesa a distruggere l’intera compagine dell’esercito nemico. Zona di guerra, 8 novembre 1917 – 4 novembre 1918.» 6 novembre 1918
Gran Croce dell’Ordine coloniale della stella d’Italia
1930
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
23 giugno 1936
Commendatore dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco
20 luglio 1926
Gran Croce dell’Ordine di Vytautas il Grande di Lituania
1930
Decorazioni
Medaglia d’argento al valore militare
«Per il valore dimostrato sulle linee di S. Daniele, in circostanze critiche di combattimento, assicurando efficace difesa contro l’incalzante nemico ed esponendosi serenamente ove intenso ferveva il combattimento.» S. Daniele del Friuli, 30 ottobre 1917.
Medaglia d’argento al valore civile
«Per essersi segnalato nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato dal comando del corpo d’armata di indirizzare la 6ª brigata su posizioni arditamente da lui riconosciute giorni innanzi, eseguiva il mandato con coraggio ed intelligenza. Rientrato al comando per riferire, ritornava più tardi al comando di brigata per ordini e notizie, traversando, non curante di sé, zone molto battute da proiettili nemici.» Tripoli, 26 novembre 1911
Croce al Merito di Guerra (2 concessioni)
Comando Supremo (1918) e Campagna Africa Orientale Italiana (1936)
Medaglie
Medaglia Mauriziana pel merito militare di 10 lustri per ufficiali generali
Medaglia d’oro militare al merito di lungo comando
Croce d’oro per anzianità di servizio militare
Medaglia commemorativa della Guerra Italo-Turca (1911-1912)
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia (1913)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia (1848-1918)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna dell’Africa Orientale (1935-1936)
Medaglia di benemerenza per il terremoto di Avezzano (1915)
Arc. 560:Chiarizia Ettore in uniforme ordinaria bianca da Tenente Generale Commissario mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 13 giugno 1871 – Roma, 10 novembre 1938). Sottotenente Commissario nel 7° Corpo d’Armata di Ancona il 14 aprile 1892, fu Tenente nel 10° Corpo d’Armata di Napoli il 9 luglio 1896. Capitano il 17 giugno 1906, fu Tenente Colonnello presso la Direzione del Commissariato di Firenze il 31 ottobre 1917 per poi passare a quello di Palermo. Fu trasferito poi all’Ispettorato del Servizio del Commissariato il 13 gennaio 1920 e venne promosso Colonnello nel 1920. Maggior Generale Commissario il 22 gennaio 1930, fu Ispettore Commissario della 1^ Zona di Milano e il 10 gennaio 1934 fu Tenente Generale Commissario Capo del Corpo e Ispettore dei Servizi di Commissariato. In Posizione Ausiliaria il 12 aprile 1937, fu Tenente Generale Capo Onorario con rango e uniforme da Generale di Corpo d’Armata dal 28 aprile 1937. Fotografia formato 18,1 x 13,1 . Fotografo: Foto Attualità – Napoli.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 1956: Generale di Brigata in alta uniforme bianca mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 18 x 12. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3422: Basso Antonio in uniforme ordinaria bianca da Generale di Brigata Comandante Artiglieria di Corpo d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 27 giugno 1881 – Roma, 2 ottobre 1958). Allievo al Collegio Militare di Napoli nel 1892, fu Allievo all’Accademia Militare il 27 giugno 1898. Sottotenente il 1° ottobre 1899, venne promosso Tenente nella 5^ Brigata da Fortezza poi nel 3° e 10° Reggimento Artiglieria l’8 novembre 1901. Capitano nel 24° Reggimento Artiglieria il 31 dicembre 1911, partecipò alla guerra contro l’Austria. Promosso Maggiore Comandante del 30° Gruppo Bombardieri nel 1916, fu Tenente Colonnello Comandante del Gruppo ,Artiglieria da Montagna. Capo Ufficio del Comando Artiglieria di Napoli nel 1919, venne collocato in Posizione Ausiliaria e successivamente destinato al 22° Reggimento Artiglieria assegnato al Comando Artiglieria del Corpo d’Armata di Palermo. Colonnello il 31 dicembre 1926 venne posto al comando del 2° Reggimento Artiglieria e in seguito fu Capo Ufficio del Comando Artiglieria del Corpo d’Armata di Alessandria nel 1931. Generale di Brigata il 16 settembre 1935, fu Comandante dell’Accademia Militare e della Scuola di Applicazione di Torino. Generale di Divisione il 15 aprile 1938, fu Direttore Generale dell’Artiglieria presso il Ministero della Guerra. In Riserva nel 1940, venne richiamato al Comando del 13° Corpo d’Armata in Sardegna. Generale di corpo d’Armata il 1° maggio 1943, fu Comandante FF.AA in Sardegna. Comandante della regione Campania il 1° novembre 1943, venne arrestato nell’ottobre del 1944. Assolto il 28 giugno 1946 venne collocato nella Riserva e fu in congedo assoluto il 27 giugno 1954. Fotografia formato 7,5 x 5,5. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 1937.
Arc. G3: Carboni Giacomo in uniforme ordinaria con cappotto da Generale di Divisione (Reggio nell’Emilia, 29 aprile 1889 – Roma, 2 dicembre 1973). Allievo all’Accademia Militare, ne uscì Sottotenente nel 5° Reggimento Alpini il 19 maggio 1912. Partecipò alla guerra italo-turca come volontario, ottenendo la promozione a Tenente per meriti di guerra il 17 luglio 1913. Prese parte al primo conflitto mondiale e il 1° settembre 1915 venne promosso Capitano in servizio presso lo Stato Maggiore. Maggiore il 13 settembre 1917, venne promosso Tenente Colonnello nel 3° Reggimento Alpini il 31 marzo 1926. Il 16 gennaio 1935 ottenne il grado di Colonnello presso il Ministero della Guerra e il 1° novembre 1936 venne posto al comando dell’81° Reggimento Fanteria. Promosso Generale di Brigata il 1° luglio 1937, fu Vicecomandante della Divisione Cacciatori delle Alpi e dal 3 novembre 1939 fu a capo del S.I.M.. Generale di Divisione il 1° gennaio 1940 fu comandante dell’Accademia Militare di Modena e della Scuola di Applicazione di Fanteria il 15 settembre 1940. Fu comandante della Divisione Friuli dal 2 dicembre 1941 al 30 novembre 1942 e il 1° gennaio 1943 ottenne il grado di Generale di corpo d’Armata. Comandante del 7° Corpo d’Armata e Governatore Militare della Corsica dal 25 gennaio 1943 al 18 marzo 1943, passò poi al comando del Corpo d’Armata Motorizzato il 27 luglio 1943. Fu alla Commissione del S.I.M. il 18 agosto 1943 e Comandante delle Truppe a difesa di Roma il 9 e il 10 settembre 1943. Posto in Congedo Assoluto il 1° marzo 1945, il provvedimento venne annullato e il Carboni venne collocato nella riserva nel 1951. Particolare di fotografia formato 27 x 20,5. Fotografo: U. Orlandini – Modena.
Onorificenze
Medaglia di bronzo al valore militare
«In una circostanza eccezionalmente pericolosa, sotto intenso fuoco nemico che faceva prevedere imminente un attacco, per rendersi conto esatto della critica situazione, eseguiva in pieno giorno una ricognizione su posizione isolata occupata da truppe in combattimento ed alla quale non si accedeva che a mezzo di una cordata e soltanto di notte a causa del tiro efficace nemico, dando esempio di cosciente coraggio e di alto sentimento del dovere. Si distingueva quindi per esemplare volonterosità e sprezzo del pericolo nel compiere altre ardite ricognizioni durante lo svolgimento di cruenta azione.» Rauchlkopf, val Popena, val Vanoi – maggio settembre 1916
Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G2:Bastico Ettore in uniforme ordinaria coloniale con sahariana da Maresciallo d’Italia (Bologna, 9 aprile 1876 – Roma, 2 dicembre 1972). Fotografia formato 23,3 x 17,4. Ettore Bastico entrò nell’Accademia Militare di Modena il 14 ottobre 1894; conseguita la nomina a Sottotenente, fu assegnato il 30 ottobre 1896 al 3º Reggimento Bersaglieri dove si distinse fin dall’inizio, ed il 21 dicembre 1899 fu promosso Tenente nello stesso reggimento. Dopo aver frequentato la Scuola di Guerra ove risultò tra i primi in graduatoria, venne promosso Capitano a scelta il 3 settembre 1909 e destinato al 2º Reggimento Bersaglieri; lo troviamo in Libia come osservatore dirigibilista, poi dal 20 marzo 1913 nel Corpo di Stato Maggiore. Vi percorse rapidamente i gradi con promozioni sempre a scelta fino a quello di Colonnello. Durante la prima guerra mondiale è ufficiale di Stato Maggiore presso 28ª Divisione di Fanteria. Nel 1928 divenne Generale. Successivamente prese parte alla guerra d’Etiopia e alla guerra civile spagnola, in cui fu capo del contingente dei volontari d’Italia. Nel maggio 1935 assuse il comando della 1ª Divisione CC.NN. “23 marzo” in Africa Orientale. Passò quindi al comando del terzo Corpo d’Armata operante in Etiopia. Nel 1937 fu inviato a comandare il Corpo truppe volontarie italiane nella guerra civile spagnola. Dopo la vittoria nella battaglia di Santander lascia il comando al Generale Mario Berti e rientrò in Italia ove gli venne affidata l’organizzazione della motorizzazione dell’Esercito. Assunse il comando dell’Armata del Po (6ª Armata). Nel 1939 fu nominato Senatore nella XXX legislatura del Regno d’Italia. Amico personale di Benito Mussolini, fu governatore delle Isole italiane dell’Egeo dal 10 dicembre 1940 al 19 luglio 1941, giorno in cui sostituì Italo Gariboldi in qualità di governatore della Libia e comandante delle truppe delle dell’Asse. Come Gariboldi aveva insegnato arte militare pubblicando le sue lezioni in un saggio dal titolo Evoluzione dell’arte della guerra. Il suo capo di stato maggiore, Gastone Gambara, era amico di Galeazzo Ciano e una sorta di eroe della guerra di Spagna; per questo i maligni vociferavano della “mafia spagnola”, ossia di un gruppo che aveva sfruttato la guerra per ottenere dei vantaggi personali. L’arrivo dei tedeschi fece perdere a Bastico molto prestigio a causa dei contrasti sulla conduzione della guerra con Erwin Rommel che, pur essendo suo subordinato, fu di fatto la mente delle azioni italo-tedesche. Rommel ne aveva una pessima opinione, lo giudicava “difficile, autocratico e violento” tanto da chiamarlo “Bombastico”; inoltre diceva di lui e Gambara che erano delle “merde”. Nel diario dell’interprete di Rommel, Wilfred Armbruster, questi epiteti furono spesso riportati in particolar modo in occasione della crisi delle fanterie italiane nell’estate del 1942. Tale giudizio di Rommel va letto alla luce degli scontri verbali tra Bastico e lo stesso Rommel; diverbi aspri e duri soprattutto dopo la conquista di Tobruch nel giugno del 1942; Bastico, unitamente al Maresciallo Kesselring, si oppose fermamente ed inutilmente al piano di Rommel d’inseguimento del nemico inglese oltre il confine libico fino a distruggerlo per poi occupare nel più breve tempo possibile il Cairo. Inoltre, Bastico ed il Maresciallo Cavallero premevano per l’approvazione del “Piano Malta” (“Esigenza C3” o Operazione Hercules nella terminologia tedesca) e enfatizzavano l’importanza di una preventiva e immediata occupazione dell’isola prima di una prosecuzione offensiva in Egitto. Il possesso di tale isola da parte degli inglesi consentiva all’Aviazione ed alla Marina Inglese di bloccare tutte le vie di rifornimento dall’Italia verso il continente africano. Lo stesso Rommel nel libro Guerra senza odio scrisse «Nel periodo dal 6 settembre al 23 ottobre, divampò con grande violenza la guerra dei rifornimenti. Il 23 ottobre l’avevamo definitivamente perduta e i britannici, invece, avevano vinto la loro con molta precedenza su di noi». Dopo la battaglia di El Alamein le forze italo-tedesche furono costrette a ritirarsi continuamente, abbandonando sia la Cirenaica che la Tripolitania (Tripoli cadde il 23 gennaio 1943), e attestandosi in Tunisia; Bastico venne richiamato in patria il 5 febbraio 1943 al momento dello scioglimento ufficiale del Comando Superiore in Libia; il 12 agosto 1942 (dopo le grandi vittorie di Gazala e Tobruch) era stato nominato Maresciallo d’Italia in parte per controbilanciare la nomina a feldmaresciallo di Rommel. Caustico fu, a tal proposito, il commento di Mussolini: «Anche Bastico sarà nominato Maresciallo e dopo di lui altri generali e non escludo anche Navarra, il mio usciere». Dopo il fallimento delle operazioni di guerra in Africa, il 5 febbraio 1943 fu esonerato dal comando e poi nominato governatore generale onorario della Libia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre visse a Roma, agendo in clandestinità fino alla liberazione della Capitale. Al termine della seconda guerra mondiale fu collocato in riserva e scrisse delle opere sulla storia militare. Nel 1957 ricevette la Gran Croce al merito della Repubblica. Morì a Roma il 2 dicembre 1972, all’ospedale militare del Celio. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata Roma aprile 1951.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
2 giugno 1957
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
17 febbraio 1942
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1º maggio 1939
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
9 luglio 1936
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 16 gennaio 1939
Cavaliere di Vittorio Veneto
Medaglia d’argento al valore militare
«Capo di Stato Maggiore di una divisione,con instancabile,intelligente e coraggiosa opera,compiva ripetute e pericolose ricognizioni in zone avanzate e battute dal fuoco nemico ,contribuendo efficacemente al buon funzionamento del comando in tutte le circostanze e alla brillante riuscita di importanti azioni offensive.» — Col del Rosso 25-30 1918
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato, con alto ufficiale,di riconoscere con esattezza i lavori fortificatori del nemico sul fronte del corpo d’armata,assolveva in più riprese il difficile compito,non esitando,per meglio constatare l’entità dei lavori stessi,ad esporsi ripetutamente e da vicino alle offese nemiche.» — Medio Isonzo autunno 1916
Croce al merito di guerra al valor militare
«Capo di stato Maggiore di una divisione,in un periodo d’intensa attività belli ed in zone battute,nel compiere numerose ricognizioni,e nel disimpegnare importanti incarichi,dimostrava altosenso del dovere e sereno sprezzo del pericolo. Altipiano di Asiago, marzo-16 giugno 1918.»
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
Croce al merito di guerra (7 concessioni)
Medaglia commemorativa delle operazioni in Africa Orientale
Medaglia commemorativa della guerra 1940–43
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca (1911-1912)
Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-1939)
Medaglia commemorativa della Divisione Volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-1939)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
18 febbraio 1941
Croce dell’Ordine al Merito Militare spagnolo (Spagna)
Croix de Guerre francese del 1914-1918 (Francia)
Croce tedesca in oro
5 dicembre 1942
Arc. G4: Pirzio Biroli Alessandro in uniforme ordinaria coloniale con sahariana da Generale di Corpo d’Armata Aiutante di Campo Generale Onorario del Re (Campobasso, 23 luglio 1877 – Roma, 20 maggio 1962). Figlio di Carlo Alberto e Marianna Rezzi, fu Allievo al Collegio Militare di Roma nel 1888. Allievo alla Scuola Militare il 20 agosto 1894, uscì Sottotenente nel 5° Reggimento Bersaglieri e venne promosso Tenente il 29 dicembre 1898. Allievo alla Scuola di Guerra dal 1904 al 15 agosto 1907, fu nello Stato Maggiore del Comando di Corpo il 5 settembre 1907 e poi al Comitato della Divisione Roma dal 7 maggio 1908 al 2 novembre 1911. Capitano nel 1° Reggimento Bersaglieri il 1° agosto 1909, venne trasferito al 13° Reggimento Bersaglieri in Libia nel 1913. Fu all’Ufficio Coloniale del Comando di Corpo di Stato Maggiore nel 1914 e venne promosso Maggiore di Stato Maggiore il 9 ottobre 1915. Prese parte alla Grande Guerra e ottenne il grado di Tenente Colonnello il 5 novembre 1916. Capo di Stato Maggiore della 35^ Divisione dal 14 maggio al 1° luglio 1917, venne promosso Colonnello Comandante dell’8° Reggimento Bersaglieri il 26 luglio 1917 per poi passare agli Arditi Volontari del 900 Corpo d’Assalto. Brigadiere Generale provvisorio il 2 dicembre 1918 con anzianità 21 giugno 1918, confermato il 26 gennaio 1919, fu Comandante della 7^ Brigata Bersaglieri il 29 settembre 1918. Ispettore delle Fiamme Nere il 1° maggio 1919, fu Capo Missione Militare in Equador il 1° febbraio 1921 e Addetto Militare alla Legazione dal 1924 al 1927. Generale di Brigata il 1° febbraio 1923, fu Aiutante di Campo Generale Onorario del Re il 3 novembre 1927. Generale di Divisione il 1° marzo 1928, fu Ispettore Truppe Celeri e Comandante della Divisione Udine il 1° gennaio 1932. Generale di Corpo d’Armata il 1° gennaio 1933, fu a disposizione e poi Comandante del 5° Corpo d’Armata di Trieste il 2 luglio 1933. Facente Quadro il 27 marzo 1935, fu a disposizione del Ministero delle Colonie e Comandante di Corpo d’Armata Indigeni in Eritrea il 13 gennaio 1936. Generale d’Armata il 15 aprile 1936, fu Governatore dell’Amara dal 1° giugno 1936 al 15 dicembre 1937. Comandante della 9^ Armata il 16 febbraio 1941 fu in Grecia e in Jugoslavia . Comandante FF. AA in Albania il 1° luglio 1941, fu Comandante Italiano in Montenegro e Distretti del Cattaro dal 17 al 29 aprile 1941. Fu poi Governatore del Montenegro dal 23 luglio 1941 al 13 luglio 1943. Rientrò a Roma la mattina del 3 ottobre 1943, quando seppe la notizia della morte del figlio Carlo, Capitano di Cavalleria deceduto a Tirana il 16 settembre. Quel giorno sul quotidiano La Stampa veniva discussa la sua adesione alla nuova Repubblica Sociale «che fra la salvezza d’Italia e la monarchia, egli, vecchio soldato, non poteva esitare a scegliere il suo posto di combattimento a fianco delle forze dell’Asse». Anche se sembrerebbe che Mussolini gli abbia offerto il ministero della Difesa Nazionale, la proposta, vagliata dai tedeschi, sarebbe stata rifiutata da Pirzio Biroli, che invece passò le linee tedesche raggiungendo Brindisi. Il 18 ottobre 1944 fu richiamato in servizio come presidente della Commissione militare unica per la concessione e la perdita di decorazioni di valor militare. Nonostante sia stato inserito nella lista dei soggetti più ricercati sia dalla UNWCC (Commissione delle Nazioni Unite sui crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale), sia dal CROWCASS (Registro Centrale per i Criminali di Guerra), non è stato né estradato in Jugoslavia né processato in Italia. Collocato in congedo assoluto nel 1954, si ritirò a vita privata nella sua casa di Ciampino. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
26 marzo 1945
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Croce al merito di guerra
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro decorato di Gran Cordone
Regio Decreto 28 gennaio 1937.
Ufficiale dell’ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa della 9ª Armata
Onorificenze estere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Tedesca
Arc. 2532:Adalberto Luitpoldo Elena Giuseppe Maria di Savoia-Genova in uniforme ordinaria coloniale con sahariana da Generale di Divisione (Torino, 19 marzo 1898 – Torino, 15 dicembre 1982). Adalberto di Savoia-Genova nacque nel 1898 a Torino, quarto figlio di Tommaso di Savoia-Genova e di Isabella di Baviera. Suo padre era nipote di Carlo Alberto di Savoia e di Giovanni di Sassonia. Sua madre era nipote di Ludovico I di Baviera e pronipote di Carlo IV di Spagna e di Francesco I delle Due Sicilie. Partecipò alla prima guerra mondiale e combatté con il suo reparto sul Montello nell’ottobre 1917 e in Vallagarina nel febbraio 1918. Successivamente la sua carriera militare si svolse fra l’Italia e l’Africa Orientale Italiana. Dal 1927 al 1930 fu attendente alla Scuola Militare e dal 1931 al 1934 fu comandante del Reggimento Savoia Cavalleria. Fu Generale di Brigata nel 1934 e dal 1934 al 1935 fu comandante della 6^ Brigata di Fanteria. Nel 1935 venne promosso vice comandante di Divisione e fino al 1936 fu vice comandante Generale della 24^ Divisione di Fanteria “Gran Sasso” in Etiopia per poi diventarne il Comandante quando venne promosso Generale di Divisione. Passò poi al comando della 58^ Divisione di Fanteria “Legnano” per poi ottenere il comando del 3° Corpo. Nel 1940 fu comandante dell’8^ Armata e dal 1941 al 1943 passò al comando della 7^ Armata. Dopo l’occupazione italiana dell’Albania per Adalberto si parlò della nomina a Luogotenente Generale del Re, in quanto aveva rappresentato Casa Savoia al matrimonio di re Zog suscitando molte simpatie fra gli albanesi, ma la cosa non ebbe alcun seguito. Guidò a Sofia la delegazione ufficiale italiana ai funerali del re Boris III di Bulgaria, morto in circostanze misteriose il 28 agosto 1943. Durante il fascismo l’OVRA raccolse un dossier, più o meno fondato, riguardante la presunta omosessualità di Adalberto. Il duca di Bergamo, tuttavia, intrattenne una lunghissima relazione con una nobile piemontese che, però, non si concluse con il matrimonio per via dell’opposizione di Umberto II. Nonostante vivesse in anni così importanti per l’Italia, Adalberto si tenne sempre lontano dalla mondanità e dalla corte e condusse una vita abbastanza anonima, soprattutto se paragonata a quella dei cugini del ramo Savoia-Aosta. Non si sposò mai e non ebbe figli. Dopo il mutamento istituzionale del 1946 visse per trent’anni, insieme a suo fratello maggiore Filiberto, all’Hotel Ligure di piazza Carlo Felice a Torino. Nel 1977, dopo che alcuni malviventi avevano assaltato l’albergo e trafugato il contenuto di alcune cassette di sicurezza, fra le quali la sua, il solo Adalberto si trasferì in una villetta precollinare di proprietà di Gertrud Kiefer von Raffler, vedova di Massimo Olivetti, dove morì nel 1982. È sepolto nella cripta reale della basilica di Superga, sulle alture del capoluogo piemontese. Adalberto, durante la sua vita, non godette di particolare stima, se si tiene presente che Galeazzo Ciano, alla data del 24 agosto 1939, riportò nel suo diario un commento sprezzante di Vittorio Emanuele III, il quale lamentava il fatto che Mussolini avesse appositamente messo in forzata inattività militare suo figlio Umberto, escludendolo così non solo dalla possibilità di prendere decisioni, ma anche dal poter ricevere gloria militare: «Hanno il comando quei due imbecilli di Bergamo e di Pistoia, ben può averlo anche mio figlio». Allo stesso modo, ai tempi del referendum del 1946, nel diario di Falcone Lucifero si trovano alcuni riferimenti poco lusinghieri nei confronti di Adalberto e di Filiberto con riguardo al loro acume, non già al loro stile di vita, che fu sempre improntato al riserbo e alla semplicità. Fotografia formato 15 x 10,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1919
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1919
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
«Trovandosi col proprio squadrone in trincea di prima linea, durante un fuoco di artiglieria nemica che sconvolgeva con grossi calibri un tratto di trincea stessa, rimaneva sereno e impavido al proprio posto, fra i suoi soldati, dando nobilissimo esempio di calma, ardimento e di alte virtù militari.» 25 ottobre 1916
Onorificenze straniere
Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera
Cavaliere dell’Ordine di San’Uberto
Arc. G2: Geloso Carlo in uniforme ordinaria coloniale con sahariana da Generale di Divisione (Palermo, 20 agosto 1879 – Roma, 25 luglio 1957). Entra nella Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio nel 1898, per uscirne da Sottotenente di Artiglieria nel 1901. Due anni dopo è promosso a Tenente presso il 3º Reggimento Artiglieria da fortezza. Da Capitano venne inviato a Zuara durante la guerra italo-turca e sul fronte giulio allo scoppio della Grande Guerra, durante la quale viene promosso al grado di Maggiore e guadagna tre Medaglie d’Argento al Valor Militare durante la sesta e la decima battaglia dell’Isonzo e la prima croce dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso Colonnello nel 1917, alla fine della guerra viene assegnato al comando del corpo di Stato Maggiore, prima di passare in ausiliaria speciale nel 1920. Con l’avvento del Fascismo viene richiamato in servizio presso la Commissione superiore di difesa. Dopo un periodo al comando del 6º Reggimento Artiglieria pesante campale (1928-1931) rientra nel corpo di Stato Maggiore, venendo promosso al grado di Brigadiere Generale d’artiglieria. Inviato in forza al Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia italiana nel 1936, partecipa alla guerra d’Etiopia dove, al comando della Divisione Speciale “Laghi”, sconfigge il ras Destà Damtù ed occupa la regione dei Galla e Sidama, della quale assume la carica di governatore e comandante militare. Per la condotta tenuta durante la guerra e nella successiva fase di “pacificazione”, viene promosso Generale di Divisione e riceve la seconda croce dell’Ordine militare di Savoia. Promosso Generale di Corpo d’Armata, dopo aver comandato nel 1938 il V Corpo d’Armata venne inviato in Albania, dove assume il comando del XXVI Corpo d’Armata dal 1939 al 1940, prima di essere rimpatriato. In seguito alla disastrosa campagna di Grecia, viene rispedito in Albania al comando dell’11ª Armata come Generale designato d’Armata, ottenendo il grado di Generale d’Armata solo nel 1942. Coinvolto in uno scandalo ed entrato in contrasto con il generale tedesco Alexander Löhr, venne rimosso e sostituito con il Generale Vecchiarelli dal 3 maggio del 1943 e messo a disposizione del Ministero della Guerra per l’inchiesta condotta dall’ammiraglio Domenico Cavagnari. In pratica Geloso, e buona parte del suo comando d’armata, fu inquisito con accuse riguardanti traffici illeciti, contrabbando su larga scala, speculazione sui flussi monetari, corruzione, sfruttamento della prostituzione e relazioni sessuali non compatibili con la dignita’ del grado elevato ricoperto. Una trentina di ufficiali superiori furono trasferiti, come ad esempio i generali Adolfo Naldi, comandante da tre anni della 29ª Divisione fanteria “Piemonte”, Ugo Marfuggi, intendente dell’armata, e Arturo Fortunato, comandante del genio dell’armata. Il generale Donato Tripiccione, capo di SM dell’armata, anche lui rimpatriato, si avveleno’ a Roma il 1 giugno per il disonore. Tuttavia lo scandalo fu soffocato per ragioni di opportunità e per solidarietà di casta e la cosa decadde presto per l’incalzare degli avvenimenti bellici generali. In seguito all’armistizio di Cassibile venne catturato a Roma dai tedeschi ed internato nell’Offizierslager di Schocken (Poznań), dove verrà liberato dai sovietici e trasferito a Char’kov. Rimpatriato il 9 ottobre 1945, rientrò brevemente in servizio nell’Esercito italiano per essere collocato in congedo assoluto nel 1954. Morì a Roma il 23 luglio 1957. Il generale Geloso fu ritenuto responsabile di una dura repressione verso le popolazioni e i ribelli etiopi nel corso della guerra e, soprattutto, della pacificazione (il suo nome è incluso nel libro verde dei criminali di guerra di cui il governo etiope chiese, senza esito, l’estradizione, nel 1947); ma è in occasione della campagna di Grecia che si distinse particolarmente in negativo. In particolare emise una circolare, nel marzo 1943, in cui ordinava rappresaglie secondo il principio della “responsabilità collettiva”, ovvero in caso di attacco partigiano a colonne italiane si sarebbe dovuto procedere alla fucilazione di massa dei maschi adulti (dai 14/15 anni in su) del centro abitato più vicino, che sarebbe stato dato alle fiamme, con la deportazione degli abitanti, la distruzione di campi e l’uccisione del bestiame. Questo comportò le stragi di Domenikon (circa 140/150 morti di cui 97 “civili” e gli altri “fiancheggiatori” o “partigiani”, incluse alcune donne), 40 furono i civili fucilati a Tsaritsani, numerosi altri anche a Domokos, Farsala, Oxinià, ma in totale furono circa 200 i villaggi che, nel periodo del comando di Geloso, subirono rappresaglie, o saccheggi, o distruzioni e danneggiamenti deliberati. In questo Geloso intendeva allineare l’azione dell’esercito italiano in Grecia a quanto eseguito da Roatta nei Balcani. Coprì costantemente vari crimini di guerra compiuti da truppe italiane (ad esempio nella zona di Elassona), inclusi alcuni stupri di massa, furti, saccheggi. Il campo per internati militari greci a Larissa in Tessaglia, che già si era distinto per la sua durezza, divenne un vero e proprio lager, con la morte, nei primi mesi del ’43, di circa 1.000 internati per fame o fucilazione. Inoltre nel corso del suo comando in Grecia avvennero numerosi fatti che, per quanto non di sua esclusiva responsabilità, comportarono condizioni gravissime per la popolazione civile, soprattutto perché le requisizioni alimentari (in particolare di grano) eseguite dal Regio Esercito furono moltiplicate, causando una estesa carestia che fu responsabile della morte di decine di migliaia di civili greci (forse tra il 1941 e il 1943 morirono tra le 200.000 e le 300.000 persone, il solo inverno del 1941 potrebbe aver comportato 50.000 morti). Carlo Geloso non fu incluso nella prima lista di criminali di guerra di cui il governo Greco chiedeva l’estradizione, però nel 1946, con la prematura comparsa della guerra fredda nei Balcani (in Grecia era in corso la guerra civile), il governo filo-occidentale intese lasciar cadere le richieste di estradizione ai danni dell’Italia (cancellandole completamente nel 1948); peraltro aveva comunicato già ai governi dell’URSS e della Jugoslavia che non intendeva procedere con alcuna estradizione, ma per indagini interne. Queste ultime non ebbero alcun esito e tutti i responsabili delle rappresaglie e delle fucilazioni in Grecia poterono essere graziati e dimenticati. Fotografia formato 24 x 17,8. Fotografo: Sconosciuto. Autografa, datata 22 marzo 1938.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
16 gennaio 1941
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1º ottobre 1937
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
17 maggio 1919
Medaglia di argento al valor militare
Prima guerra mondiale, 1915-18
Medaglia di argento al valor militare
Prima Guerra Mondiale, 1915-18
Medaglia di argento al valor militare
Prima guerra mondiale, 1915-18
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 27 dicembre 1934
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 24 ottobre 1935
Arc. 3425:Ettore Baldassarre in uniforme di marcia con sahariana da Generale di Corpo d’Armata (Trani, 27 aprile 1883 – Marsa Matruh, 26 giugno 1942). Nacque a Trani, provincia di Bari, il 27 aprile 1883, figlio di Michele e Amalia Manganaro. Trasferitosi al seguito della famiglia a Messina, li vi conseguì la licenza liceale. Arruolatosi nel Regio Esercito, entrò come allievo ufficiale nella Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino il 3 novembre 1900, da cui uscì con il grado di Sottotenente assegnato all’arma di Artiglieria il 25 agosto 1902. Promosso Tenente 21 agosto 1905, fu assegnato in servizio al 3º Reggimento Artiglieria da Fortezza, frequentando successivamente la Scuola di Applicazione d’arma a Torino, ottenendo nell’esame finale il più alto punteggio fino ad allora raggiunto. A partire dall’ottobre 1911 prestò servizio in Libia nel corso della guerra italo-turca, rientrando in Patria nell’ottobre 1912, promosso Capitano a scelta nel 10° Reggimento Artiglieria da Fortezza il 5 agosto 1912 e decorato con una Medaglia di bronzo al valor militare. Nel novembre 1914 fu posto al comando del servizio aerostieri dell’arma di Artiglieria, distinguendosi nel corso della prima guerra mondiale durante le battaglie sull’Isonzo, sul Carso e sull’altipiano di Asiago. Promosso Maggiore nel 1916 fu comandante di un gruppo di Artiglieria pesante campale, ed al termine del conflitto era comandante dell’Artiglieria della 3ª Armata, promosso Tenente Colonnello l’11 ottobre 1917 per meriti eccezionali. Nel 1920 fu assegnato in servizio all’Ispettorato dell’Artiglieria, compiendo numerosi studi sul tiro e sulla regolamentazione del tiro dei pezzi d’artiglieria, confluite nella compilazione delle Istruzioni di Artiglieria per i quali fu promosso Colonnello per meriti eccezionali il 20 ottobre 1927. Tra il 1931 e il 1933 fu comandante del 6º Reggimento Artiglieria Campale, e poi Commissario generale per le fabbricazioni di guerra. Il 1 gennaio 1935 fu promosso Generale di Brigata, assumendo il comando dell’Artiglieria del Corpo d’armata di Milano. Il 30 giugno 1938 fu promosso Generale di Divisione, divenendo comandante della 58ª Divisione fanteria “Legnano” in sostituzione di S.A.R. il Duca di Bergamo. Dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, assumeva quello della 132ª Divisione corazzata “Ariete” trasferita successivamente in A.S.I.. Dopo la riconquista della Cirenaica fu insignito della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Rientrò in Italia nel luglio 1941 per assumere le funzioni di Direttore superiore del Servizio Tecnico, incarico che lasciò nel marzo 1942 per assumere quello di comandante del XX Corpo d’armata corazzato in A.S.I., in sostituzione del Generale Francesco Zingales. Mentre effettuava una ispezione sul fronte di Marsa Matruh rimase gravemente ferito nel corso di un bombardamento aereo. Trasportato in un posto di medicazione decedeva, poco dopo aver subito un’operazione per tentare di fermare la devastante emorragia, il 26 giugno 1942. Fotografia formato 12 x 8,5. Fotografo: Ufficio stampa del Popolo d’Italia. Datata 10 maggio 1943.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Regio Decreto 12 gennaio 1942
Medaglia d’oro al valor militare
«Valente artigliere. Tecnico insigne. Già distintosi per capacità, coraggio e sprezzo del pericolo in numerosi combattimenti ha, quale comandante di grande unità, contribuito in modo decisivo a vittoria riportate dalle nostre armi in aspre battaglie. Incurante di ogni rischio, mosso dal desiderio di portare la sua parola incitatrice alle truppe, era sempre tra i suoi soldati nei punti più esposti. Durante la preparazione di un attacco veniva gravemente ferito in seguito a un bombardamento aereo, mentre trovavasi tra le truppe di prima schiera. Malgrado la conseguente fortissima emorragia, consentì di essere trasportato al posto di medicazione solo dopo aver dato le direttive per la prosecuzione dell’azione a chi doveva succedergli nel comando. Trasportato a una sezione di sanità, sopportava virilmente una dolorosa operazione chirurgica e decedeva poco dopo, pronunziando parole di fede nel felice esito della battaglia. Ain El Gazala, Bir Hacheim, Torbuk, Sidi El Barrani 16 Marzo – 26 Giugno 1942» Decreto del Capo Provvisorio dello Stato del 4 novembre 1946
Medaglia di bronzo al valor militare
«Addetti al comando d’artiglieria del corpo d’occupazione, disimpegnavano le loro mansioni con sangue freddo e noncuranza del pericolo, anche in zona esposta al fuoco nemico. Sidi Bilal, 20 settembre 1912.»
Arc. 3184: Guzzoni Alfredo in uniforme di marcia con sahariana da Generale di Divisione (Mantova, 12 aprile 1877 – Roma, 15 aprile 1965). Entrato come allievo nella Scuola militare di Modena nel 1894, ne uscì due anni dopo Sottotenente di Fanteria, destinato al 59° Reggimento a Monteleone Calabro. Rimase nel medesimo reparto fino al 1907, anche dopo la promozione a Tenente accordatagli nel 1899. Dal 1907 all’agosto 1911 frequentò i corsi della Scuola di Guerra, essendo poi promosso, a scelta, Capitano. In esperimento al corpo di Stato Maggiore, fu dapprima impiegato a Roma e, successivamente, a Padova. Assegnato ai primi del 1913 al 51° Reggimento Fanteria, passò, dopo un anno, al II battaglione mobilitato del 52° Reggimento, con il quale raggiunse Bengasi alla fine di febbraio. Per un anno fu capo di Stato Maggiore della zona militare di Cirene, per ritornare poi al battaglione mobilitato, con il quale ottenne un encomio solenne per gli scontri di Mkeinen e Gerrari e per la sorpresa di Kaulan. Tornato in Italia nel maggio 1915 al 51° Fanteria, fu subito dopo assegnato all’intendenza della IV Armata e, a dicembre, promosso Maggiore. Capo di Stato Maggiore della 7ª Divisione Fanteria dall’agosto 1916, fu trasferito al comando del IV Corpo d’Armata nel gennaio 1917, venendo subito dopo promosso Tenente Colonnello e nominato capo di Stato Maggiore dell’11ª Divisione Fanteria. Con questa grande unità, e grazie anche ai suoi interventi in prima linea, ottenne una Medaglia d’Argento al Valor Militare per la sua azione sul San Gabriele, presso Gorizia, e successivamente la promozione a Colonnello. Per breve tempo a disposizione del comando supremo, venne nominato capo di Stato Maggiore del XXVII Corpo d’Armata, dal gennaio 1918, e del III Corpo d’Armata dal settembre dello stesso anno, meritando una seconda Medaglia d’Argento e la croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per il suo operato sul Montello, a giugno, durante la battaglia del Piave, e poi nel Trentino occidentale, durante l’ultima fase del conflitto; venne quindi assegnato, nel dicembre 1918, al comando dell’Ufficio operazioni. Qui ebbe modo di far valere le sue doti di organizzatore nel gestire i due maggiori problemi, legati all’esecuzione delle clausole dell’armistizio, che si affacciavano in quei primi mesi del dopoguerra: l’occupazione, oltre che delle “terre redente”, anche del Tirolo e della Dalmazia e i lavori di ricostruzione nelle zone liberate, il tutto da conciliare nell’ambito della progressiva smobilitazione dell’esercito. Le capacità e le conoscenze acquisite in questo delicato compito furono alla base dei due successivi incarichi: dal febbraio 1920 al luglio 1921, capo di Stato Maggiore della Commissione interalleata di controllo per l’Austria e, successivamente, di quella per l’Ungheria, fino al maggio 1924. Nel giugno di quell’anno venne nominato capo della segreteria militare del ministro della Guerra e, nell’aprile dell’anno successivo, ricoprì per brevissimo tempo l’incarico di capo di gabinetto. Nel giugno 1925 tornò in Ungheria, come presidente della Commissione interalleata di controllo, e vi rimase fino all’aprile 1927, pur essendo stato nominato, nel dicembre 1926, comandante del 58° Reggimento Fanteria. Conservò quest’ultimo comando sino al maggio 1929, per passare poi a disposizione del ministero della Guerra come capo dell’Ufficio ordinamento. Promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1930, venne nominato comandante della III Brigata Alpini a Gorizia, per divenire poi, il 1° ottobre 1931, comandante dell’Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena e della Scuola di applicazione di Fanteria di Parma. Dopo due anni, promosso Generale di Divisione, venne trasferito a Roma, per comandarvi la locale divisione militare territoriale, divenuta divisione Granatieri di Sardegna nel febbraio 1934. Negli anni 1933 e 1935 fu chiamato a far parte del Consiglio dell’Esercito. Posto a disposizione del ministero delle Colonie, nel novembre 1935 partì per l’Eritrea, rimanendo ad Asmara, prima come vicegovernatore di quella colonia e poi, dal giugno 1936, come governatore. Anche in questo ruolo ebbe modo di far valere le proprie capacità organizzative, tenuto conto che l’Eritrea costituiva non solo la retrovia del fronte settentrionale – attraverso le cui scarse infrastrutture portuali e stradali dovevano affluire tutti i rifornimenti necessari per una positiva conclusione della campagna etiopica – ma anche la colonia sui cui abitanti si faceva affidamento per la costituzione e per l’inquadramento delle truppe coloniali. Il 1° gennaio 1937, la promozione per meriti eccezionali a Generale di Corpo d’Armata sancì la piena approvazione del suo operato, confermata poi dal titolo di governatore onorario, conferitogli nel 1938. Rimpatriato nell’aprile 1937, fu nominato comandante del Corpo d’Armata di Udine. Il 31 marzo 1939 venne improvvisamente convocato a Roma, dove gli fu conferito il comando delle truppe destinate a occupare l’Albania di lì a qualche giorno. La ristrettezza dei tempi, la composizione poco omogenea del corpo di spedizione e le continue interferenze politiche non resero facile il compito, che si trovò costretto a seguire un piano che puntava esclusivamente sulla velocità di esecuzione. Comunque le operazioni, iniziate nella notte del 7 aprile con lo sbarco in quattro punti diversi della costa albanese, si conclusero nel giro di poco più di 24 ore, sia per la netta preponderanza delle forze italiane, sia per la ben congegnata preparazione politica, sia, soprattutto, per la scarsissima opposizione locale, concretatasi in un’iniziale resistenza a Durazzo e dintorni. Seppe sfruttare la situazione spingendo al massimo le truppe celeri sul più importante obiettivo della spedizione, Tirana, che venne contemporaneamente raggiunta anche da un battaglione granatieri trasportato per via aerea. Non sembra possano essere imputate al Guzzoni alcune deficienze riscontrate nello svolgimento delle operazioni dovute soprattutto alla composizione dei reparti – con richiamati che non conoscevano l’uso delle armi e dei mezzi di trasporto e di comunicazione di cui erano ora dotati – e a una superficiale pianificazione degli sbarchi, con piroscafi inadatti e mancato rispetto delle modalità previste. In riconoscimento dell’opera svolta ebbe la nomina a comandante designato di armata e rimase a Tirana, come comandante superiore delle truppe d’Albania, provvedendo alla sistemazione difensiva di quel territorio e all’immissione delle forze armate albanesi in quelle italiane. Rientrato in patria, venne designato al comando della 4ª Armata. Con questa, nel giugno 1940, prese parte alla breve campagna contro la Francia, che gli valse la nomina a Commendatore dell’Ordine militare di Savoia. Il riordinamento dei vertici militari, seguito al disastroso inizio della campagna di Grecia e alle dimissioni del maresciallo Pietro Badoglio, permise al Guzzoni di raggiungere l’apice della carriera con la contemporanea nomina, il 30 novembre 1940, alle cariche di sottosegretario di Stato per la Guerra e di sottocapo dello Stato Maggiore Generale. Incarico, quest’ultimo, di particolare rilievo in quanto l’assenza da Roma del capo di stato maggiore generale U. Cavallero, impegnato direttamente in Albania, gli consentiva inevitabilmente una maggiore libertà di azione. Tuttavia, tale libertà di azione non fu apprezzata dal generale Cavallero che, rientrato a Roma, riorganizzò lo Stato Maggiore Generale abolendo la carica di sottocapo e costringendo il Guzzoni, il 24 maggio 1941, alle dimissioni da sottosegretario. Il 1° novembre dello stesso anno, promosso Generale di Armata, venne collocato in congedo per raggiunti limiti di età. Fu però richiamato in servizio il 20 ottobre 1942 e posto a disposizione del ministero della Guerra con incarichi speciali, per esser poi nominato, il 1° giugno 1943, comandante della 6ª Armata e delle forze armate della Sicilia. Caduta il 7 maggio Tunisi, era quasi certo che la Sicilia sarebbe stata il successivo obiettivo alleato. Dato il pieno dominio del cielo da parte degli Angloamericani, la situazione dell’isola si presentava già allora difficile, con la popolazione civile quasi del tutto priva di rifornimenti e con il grosso delle truppe disposto a cordone lungo le coste, con approntamenti difensivi e armamenti inadeguati, quasi senza mezzi di trasporto, con ufficiali anziani e con il 70% della truppa composto da richiamati. Il Guzzoni, pur richiedendo rinforzi, dispose che, in caso di sbarchi nemici, venisse attuata dalle forze costiere una resistenza a oltranza, così da permettere l’intervento delle unità mobili italotedesche, tenute in riserva di armata. Ma, nella notte del 10 luglio, la netta superiorità aeronavale e l’abbandono delle piazze costiere di Augusta e Siracusa resero possibile lo sbarco angloamericano mentre quasi dovunque la difesa del litorale, affidata ai reparti costieri, non riuscì a essere protratta più di qualche ora. La controffensiva delle divisioni Livorno e Goering nelle zone di Licata e Gela venne ben presto stroncata dal fuoco navale. Messo così solidamente piede a terra, gli Alleati poterono proseguire nella loro offensiva, che il Guzzoni cercò di rallentare nei limiti del possibile, riuscendo a far traversare lo stretto di Messina a buona parte delle forze ai suoi ordini dopo 37 giorni di resistenza. Sorpreso dall’armistizio dell’8 settembre, si ritirò a vita privata. Due attacchi di R. Farinacci alla sua condotta delle operazioni in Sicilia, apparsi su Regime Fascista, ne provocarono l’incarcerazione il 26 ottobre; l’11 novembre, comunque, anche per l’intervento dei vertici militari tedeschi in Italia, era già stato scarcerato. Nel dopoguerra tentò, inutilmente, di veder riconosciuta la propria azione di comando nella difesa della Sicilia. Fotografia formato 11 x 6,2. Fotografo: Sconosciuto. Datata 26 settembre 1936.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
16 gennaio 1941
Medaglia d’argento al valor militare
Croce di guerra al valore militare
Croce al merito di guerra (2)
Ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 27 dicembre 1934
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Distintivo d’onore per i feriti di guerra
Arc. 2555: Zingales Francesco in uniforme di marcia da Generale di Corpo d’Armata mod. 1940 – 1945 (Longi, 10 gennaio 1884 – Milano, 1º dicembre 1959). Dopo aver frequentato la Regia Accademia Militare di Modena, da cui uscì con il grado di Sottotenente, partecipò alla guerra italo-turca dove fu decorato con una Medaglia d’Argento e una di Bronzo al Valor Militare. Durante il corso della prima guerra mondiale nel 1915 si distinse nel settore di Oslavia, rimanendo ferito in azione il 27 settembre 1915. Partecipò poi alla presa di Gorizia (agosto 1916), e alla battaglia di Vittorio Veneto (ottobre-novembre 1918) come ufficiale addetto allo Stato Maggiore della 48ª Divisione, e al termine del conflitto risultava decorato con altre due Medaglie d’Argento e una di Bronzo al Valor Militare e promosso Maggiore per merito di guerra. Nel 1925 fu promosso Colonnello e divenne comandante del 23º Reggimento Fanteria. Nel 1936 venne promosso Generale di Brigata e divenne comandante dell’Accademia di Fanteria e Cavalleria e della Scuola di Applicazione di Parma. Nel corso del 1939 è promosso Generale di Divisione e comandò la 10ª Divisione Fanteria “Piave”. Nel 1941, divenuto Generale di Corpo d’Armata, assunse il comando del Corpo d’Armata Autotrasportato (C.A.T.). A partire dal 13 aprile 1941 partecipò all’invasione della Jugoslavia, venendo decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, e nel giugno dello stesso anno assunse il comando del neocostituito Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR). Durante il viaggio di trasferimento cadde ammalato a Vienna e il 17 luglio fu sostituito dal Generale Giovanni Messe. Trasferito in Africa settentrionale italiana, a partire dal mese di dicembre assunse il comando del XX Corpo d’armata, e dall’aprile 1942 del XXI. Nell’ottobre 1942 partì per il fronte orientale assumendo il comando del XXXV Corpo d’Armata (ex C.S.I.R.), al posto del Generale Messe. iI 17 dicembre 1942 a seguito della rottura del fronte sul Don iniziò la lunga ritirata dal fronte russo, e una volta ritornato in Patria, il 12 luglio 1943 fu nominato comandante del XII Corpo d’Armata, dislocato nella Sicilia orientale al posto del Generale Mario Arisio, dopo lo sbarco alleato in Sicilia. Il 16 agosto il Corpo d’armata lascia definitivamente la Sicilia per essere riorganizzato, fino al 13 settembre 1943 quando viene sciolto. Fotografia formato 14,8 x 10,2. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
12 gennaio 1942
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
9 giugno 1943
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di sezione mitragliatrici, benché avesse cinque serventi feriti e quattro colpiti da insolazione, seppe con coraggio e intelligenza far funzionare egregiamente la sezione eseguendo personalmente il tiro nell’ultima fase del combattimento. Quando dovette ritirarsi, mancando il personale, trasportò egli stesso per un certo tratto una mitragliatrice, dando esempio della fermezza e dell’energia. Regdaline, 15 agosto 1912.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Per la bella condotta nei combattimenti che condussero alla presa di Gorizia, ove prestò opera efficace, non solo nei servizi di stato maggiore a lui affidati, ma prendendo parte volontariamente alle azioni delle truppe, che con slancio ed ardire seppe spingere all’assalto. Gorizia, 6 al 16 agosto 1916.»
Medaglia d’argento al valor militare
«In tutti i combattimenti ai quali prese parte, e specialmente a quelli che fruttò la conquista di una importante posizione, rifulse nei momenti più difficili pel valore e per lo sprezzo del pericolo, che egli sempre serenamente affrontò, fornendo così mirabile esempio alle truppe da lui guidate nell’azione. Oslavia, 27 settembre 1915.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Diede bella prova di coraggio ed iniziativa nella condotta della sezione mitragliatrici sotto il vivo fuoco avversario. Bir Mofsel (Tobruk), 12 marzo 1912.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Quale ufficiale superiore di Stato maggiore, incaricato con particolare missione di fiducia di dirigere il gittamento di un ponte, riuscì nell’impresa invano precedentemente tentata, vincendo con energia ed esemplare valore le difficoltà opposte dal nemico e dal fiume. Benché colpito da leggero intossicamento di gas venefici, seguì le successive operazioni, che si conclusero con la completa vittoria delle nostre armi. Nervesa-Fadalto-Belluno, 29 ottobre-3 novembre 1918.»
Arc. 101:Chiarizia Ettore in uniforme di gala da Tenente Generale Commissario mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 13 giugno 1871 – Roma, 10 novembre 1938). Sottotenente Commissario nel 7° Corpo d’Armata di Ancona il 14 aprile 1892, fu Tenente nel 10° Corpo d’Armata di Napoli il 9 luglio 1896. Capitano il 17 giugno 1906, fu Tenente Colonnello presso la Direzione del Commissariato di Firenze il 31 ottobre 1917 per poi passare a quello di Palermo. Fu trasferito poi all’Ispettorato del Servizio del Commissariato il 13 gennaio 1920 e venne promosso Colonnello nel 1920. Maggior Generale Commissario il 22 gennaio 1930, fu Ispettore Commissario della 1^ Zona di Milano e il 10 gennaio 1934 fu Tenente Generale Commissario Capo del Corpo e Ispettore dei Servizi di Commissariato. In Posizione Ausiliaria il 12 aprile 1937, fu Tenente Generale Capo Onorario con rango e uniforme da Generale di Corpo d’Armata dal 28 aprile 1937. Fotografia formato 18,1 x 13,1 . Fotografo: Foto Attualità – Napoli.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 3130: Coppi Amerigo in uniforme di gala da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (23 aprile 1884 – 19..). Allievo Ufficiale il 3 novembre 1902, venne promosso Sottotenente del 5° Reggimento Artiglieria il 5 settembre 1904. Tenente il 24 agosto 1907, ottenne il grado di Capitano del 31° Reggimento Artiglieria 1915. Entrato in guerra contro l’Austria, venne promosso Maggiore il 4 gennaio 1917 e Tenente Colonnello presso il Comando del Corpo di Stato Maggiore il 1° dicembre 1918. Trasferito al Ministero della Guerra il 21 aprile 1921 passò al Corpo d’Armata di Torino IL 30 maggio 1922. Nel 1923 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Palermo e il 16 novembre 1924 tornò presso il Ministero della Guerra. Addetto Militare presso l’ambasciata di Londra il 1° marzo 1925, fu Aiutante di Campo Onorario del Re dal 25 novembre 1926 al 1à gennaio 1937. Passato al 4° Reggimento Artiglieria il 2 dicembre 1928, ottenne il grado di Colonnello e il comando del 15à Reggimento Artiglieria il 14 maggio 1930. Rientrato nello Stato Maggiore a Disposizione dell’Accademia Navale della Regia Marina il 15 settembre 1932, venne promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1937 e ottenne il comando della 29^ Brigata Fanteria. Fu comandante della 2^ Divisione CC.NN. Fiamme Nere durante la guerra di Spagna. Comandante l’Artiglieria del Corpo d’Armata di Bari il 1° ottobre 1937, passò al comando della 2^ Brigata Corazzata a milano il 1° settembre 1938. Fu presso il comando del Corpo d’Armata di Milano il 15 gennaio 1939 e venne promosso Generale di Divisione il 19 luglio 1939 e posto al comando della Divisione Corazzata Ariete. Comandante della Difesa Territoriale di Milano nel 1940 passò a quello di Genova il 25 ottobre 1941. il 3 giugno 1943 passò alla Riserva e dopo l’armistizio nel 1943 aderì alla R.S.I. e fu Presidente del Tribunale Militare di Torino. Fotografia formato 13,7 x 8,3. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2111: Muratori Stanislao in uniforme di gala da Generale di Brigata ( Guardia di Finanza) mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 ( Roma 1° novembre 1875 -…). Colonnello Comandante della 10^ Legione di Napoli, venne promosso Generale di Brigata Comandante della 3^ Zona di Napoli nel 1933. Dal 1948 al 1957 fu Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia. Fotografia formato 15 x 10,5. Fotografo: P. De Angelis – Napoli.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 809:Badoglio Pietro in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Grazzano Monferrato, 28 settembre 1871 – Grazzano Badoglio, 1º novembre 1956). Entrato all’Accademia Militare di Torino, fu promosso Sottotenente di artiglieria il 16 novembre 1890 e Tenente il 7 agosto 1892. Trasferito al 19° da campagna a Firenze, vi rimase fino al febbraio 1896, quando fu inviato in Eritrea con la spedizione del Generale Baldissera. Partecipò alla puntata su Adigrat per liberare dall’assedio il Maggiore Prestinari e poi, terminate le ostilità con l’Etiopia, rimase per circa due anni in guarnigione sull’altopiano, ad Adi Caieh. Rimpatriato alla fine del 1898, frequentò la Scuola di Guerra, distinguendosi per l’equilibrata intelligenza e la grande tenacia posta nello studio. Promosso Capitano il 13 luglio 1903, fu trasferito al 12° da Campagna di stanza a Capua. Successivamente fu assegnato al comando del Corpo d’Armata di Bari ed al comando del Corpo di Stato Maggiore, all’ufficio regolamenti. Una carriera fino a quel momento regolare, accelerata dalla guerra di Libia, alla quale Badoglio partecipò fin dall’inizio. Fu, infatti, decorato al Valor Militare per aver organizzato l’azione di Ain Zara e promosso Maggiore per merito di guerra per aver pianificato l’occupazione dell’oasi di Zanzur. Rimpatriato, fu assegnato al 3° da Fortezza di stanza a Roma. Tenente Colonnello il 25 febbraio del 1915 fu assegnato al comando della 2ª Armata. Poco dopo l’inizio della guerra passò al comando della 4ª Divisione, il cui settore era dominato dal Sabotino, un monte privo di vegetazione e fortemente fortificato dagli Austriaci, fino ad allora giudicato imprendibile. Badoglio ebbe l’idea di espugnarlo usando il procedimento delle parallele. I lavori per scavare e rafforzare le successive trincee durarono mesi, Badoglio, promosso Colonnello nell’aprile 1916 e divenuto Capo di Stato Maggiore del VI Corpo d’Armata, continuò a dirigerli e comandò la brigata che effettuò la conquista del Sabotino il 6 agosto 1916. Promosso Maggior Generale per merito di guerra, continuò nell’incarico di Capo di Stato Maggiore fino al novembre, quando prese il comando della Brigata Cuneo. Nel maggio 1917 fu incaricato del comando del II Corpo d’Armata qualche giorno prima dell’inizio della 10ª battaglia dell’Isonzo. Il II Corpo d’Armata conquistò il Vodice e Monte Kuk, posizioni ritenute quasi imprendibili, e naturalmente Badoglio acquistò nuovi meriti, tanto che il comandante della 2ª Armata, Capello, nella successiva 11ª battaglia lo destinò al comando del XXVII corpo. Fu promosso Tenente Generale, ancora per merito di guerra. Badoglio continuò a comandare il XXVII corpo e fu proprio nel suo settore che la mattina del 24 ottobre 1917 gli Austro-Tedeschi sfondarono dando inizio alla disfatta di Caporetto. Badoglio fu nominato Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito unitamente al generale Giardino. Lavoratore instancabile, molto preparato professionalmente, intelligente e volitivo, Badoglio divenne presto il punto di forza del nuovo Comando Supremo e quando, nel febbraio 1918, il Generale Giardino fu inviato a Versailles, divenne Sottocapo unico e alter ego di Diaz. Condusse trattative per l’armistizio del 4 novembre 1918 con equilibrio, con fermezza e con signorilità. Il 24 febbraio 1919 Badoglio fu nominato Senatore. Nell’agosto 1919 il Comando Supremo fu sciolto ma Badoglio continuò a ricoprire l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore. Nel settembre il Presidente Nitti lo nominò Commissario straordinario del governo per la Venezia Giulia e lo mandò a Fiume, occupata da Gabriele D’Annunzio con i suoi volontari. Il 2 dicembre Badoglio, promosso Generale d’Esercito e nominato Capo di Stato Maggiore al posto di Diaz, tornò a Roma. Nel febbraio 1921 lasciò l’incarico ed entrò a far parte del Consiglio dell’Esercito. Nel 1923 Mussolini lo mandò in Brasile come ambasciatore, ma già nell’aprile del 1925 fu richiamato a Roma e nominato Capo di Stato Maggiore Generale, incarico allora abbinato a quello di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Promosso Maresciallo d’Italia nel 1926, dal 1º febbraio 1927 lasciò l’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito al Generale Ferrari. Fu inviato in Libia come Governatore Generale nel gennaio del 1929. Un’esperienza pienamente positiva: la colonia fu pacificata ed avviata ad uno sviluppo civile con l’attuazione di un ampio programma di opere pubbliche. Richiamato in Patria alla fine del 1933, nel novembre del 1935 fu inviato in Eritrea quale Comandante supremo. Entrato trionfalmente ad Addis Abeba il 5 maggio 1936 Badoglio rientrò quasi subito in Patria, accolto con grandi onori e con la concessione del titolo di duca di Addis Abeba. Carico di onori e di prebende, Badoglio non ebbe il coraggio di abbandonare l’incarico di Capo di Stato Maggiore Generale quando Mussolini manifestò l’intenzione di entrare in guerra a fianco della Germania. Le prime cocenti sconfitte in Africa Settentrionale ed in Grecia fecero di Badoglio il capro espiatorio. Di fronte alle accuse di incompetenza, mossegli soprattutto dagli ambienti fascisti, dette le dimissioni. Gli eventi successivi fecero sì che Badoglio, avvicinato da alcuni uomini politici antifascisti (Bonomi, Soleri, Orlando) dimostrasse la sua disponibilità ad assumere la Presidenza del Consiglio ed a porre fine alla guerra. Il 25 luglio 1943 Badoglio divenne il Presidente del Consiglio ed in tale veste gestì le fasi dell’armistizio. Abbandonata Roma dopo l’annuncio dell’armistizio, Badoglio si recò a Brindisi con il sovrano e rimase alla Presidenza del Consiglio fino alla liberazione di Roma. L’8 giugno 1944 cedette, infatti, l’incarico ad Ivanoe Bonomi, un politico che era già stato primo ministro dal luglio 1921 al febbraio 1922. Ritiratosi a vita privata, morì a Grazzano il 10 novembre 1956. Fotografia formato 15 x 10,5. Fotografo: Fotocelere – Torino.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Regio decreto 18 ottobre 1928
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1921
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
«Adamantina tempra di soldato italiano, con tenacia pari al valore e con intelletto pari alla fede, in 41 mesi di guerra consacrò tutto se stesso al trionfo delle armi nostre. Assunto ad alte funzioni presso il comando supremo, fu del capo di stato maggiore dell’Esercito, in intima comunione di opere, di concetti e d’intenti, prezioso, devoto, infaticabile collaboratore, acché spezzata la violenza delle offensive nemiche, le armate italiane, ricostituite in agili e forti organismi, scattassero nell’ora meditata e prescelta alla travolgente manovra intesa a distruggere l’intera compagine dell’esercito nemico. Zona di guerra, 8 novembre 1917 – 4 novembre 1918.» 6 novembre 1918
Gran Croce dell’Ordine coloniale della stella d’Italia
1930
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
23 giugno 1936
Commendatore dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco
20 luglio 1926
Gran Croce dell’Ordine di Vytautas il Grande di Lituania
1930
Decorazioni
Medaglia d’argento al valore militare
«Per il valore dimostrato sulle linee di S. Daniele, in circostanze critiche di combattimento, assicurando efficace difesa contro l’incalzante nemico ed esponendosi serenamente ove intenso ferveva il combattimento.» S. Daniele del Friuli, 30 ottobre 1917.
Medaglia d’argento al valore civile
«Per essersi segnalato nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato dal comando del corpo d’armata di indirizzare la 6ª brigata su posizioni arditamente da lui riconosciute giorni innanzi, eseguiva il mandato con coraggio ed intelligenza. Rientrato al comando per riferire, ritornava più tardi al comando di brigata per ordini e notizie, traversando, non curante di sé, zone molto battute da proiettili nemici.» Tripoli, 26 novembre 1911
Croce al Merito di Guerra (2 concessioni)
Comando Supremo (1918) e Campagna Africa Orientale Italiana (1936)
Medaglie
Medaglia Mauriziana pel merito militare di 10 lustri per ufficiali generali
Medaglia d’oro militare al merito di lungo comando
Croce d’oro per anzianità di servizio militare
Medaglia commemorativa della Guerra Italo-Turca (1911-1912)
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia (1913)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia (1848-1918)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna dell’Africa Orientale (1935-1936)
Medaglia di benemerenza per il terremoto di Avezzano (1915)
Arc. G4: Dho Giovanni – Battista in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Fabrosa Soprana, 16 settembre 1870 – Roma, 12 aprile 1941). Allievo alla Scuola Militare l’11 ottobre 1888, uscì Sottotenente nel 7° Reggimento Bersaglieri il 3 agosto 1891. Promosso Tenente il 4 luglio 1895, fu in Africa dal 9 gennaio 1896 al 12 agosto 1907. Capitano nel 4° Reggimento Bersaglieri il 16 giugno 1907 fu in Libia dal 10 dicembre 1911 al 4 febbraio 1917. Maggiore nel 33° Reggimento Fanteria il 15 aprile 1914, passò al 9° Reggimento Bersaglieri il 28 gennaio 1915. Tenente Colonnello il 6 gennaio 1916 con anzianità 9 novembre 1915, divenne Colonnello a Disposizione il 25 febbraio 1917. Facente Quadro il 12 maggio 1917, fu Comandante del 17° Reggimento Bersaglieri il 31 agosto 1917. Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Massa – Carrara dal 7 aprile al 29 maggio 1918, passò al comando della 6^ Brigata Bersaglieri il 1° giugno 1918. Generale Brigadiere il 21 febbraio 1919 conferito il 6 aprile 1919 con anzianità il 4 novembre 1918. Al comando della 1^ Brigata Bersaglieri il 1° settembre 1920, venne promosso Generale di Brigata il 1° febbraio 1923. A Disposizione per Ispettore dei Bersaglieri il 1° marzo 1923, fu Ispettore Generale dei Bersaglieri il 15 aprile 1926. Generale di Divisione a Disposizione il 1° marzo 1928, passò al comando della Divisione Brescia il 21 gennaio 1929. Trasferito al comando della 2^ Divisione Celere di Bologna il 15 giugno 1930, fu al comando della Divisione Bologna il 26 marzo 1932. A Disposizione il 28 marzo 1933, venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 16 giugno 1934. In Posizione Ausiliaria il 16 settembre 1934, fu Ispettore F.G.C. G.I.L. dal novembre 1934 al dicembre 1939. Fu Senatore del Regno dal 25 marzo 1939. Fotografia formato 31 x 17. Fotografo: Arte Fotografica Di Falco – Roma.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia decorato di Gran Cordone
Cavaliere dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia d’argento al valor militare
3 aprile 1896
Medaglia di bronzo al valor militare
«Diede esempio di calma e di intrepidezza ai suoi giovani ascari, che per la prima volta affrontavano la prova del gioco e più degli altri erano battuti dai tiri nemici.» 19 giugno 1912
Medaglia di bronzo al valor militare
«Prese parte attiva al combattimento con una compagnia di indigeni da lui educati ed istruiti e, con il suo contegno calmo, con l’esempio e con l’ascendente sui dipendenti, seppe mantenere durante tutto il combattimento ordine e disciplina irreprensibili.» 1º gennaio 1913
Medaglia d’argento al valor militare
«Incaricato di fiancheggiare col proprio reparto una colonna, ed attaccato da forti nuclei nemici in terreno difficile ed insidioso, compiva in modo abile e coraggioso il suo mandato, contribuendo efficacemente al buon esito dell’azione.» 29 luglio 1913
Medaglia di bronzo al valor militare
«Per il contegno abile e coraggioso tenuto durante il combattimento.» 9 marzo 1915
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Assunto il comando in una critica situazione, creata dall’occupazione nemica dell’ausa di Cà Lunga, con energica persistenza, con personale valore e intelligente direzione, conteneva per quattro giorni il nemico senza concedergli tregua; finché, con geniale e rapida azione di sorpresa, accuratamente preparata, lo ributtava al di là del fiume ristabilendo così la contrastata nostra linea di difesa.» 24 dicembre 1917
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Croce al di guerra
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Medaglia d’oro al merito di lungo comando di reparto
Arc. G:Agostinucci Crispino in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (22 giugno 1882 – 1969). Allievo Ufficiale il 4 novembre 1900, fu Sottotenente nel 44° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1902. Tenente dei Carabinieri il 4 febbraio 1906 presso la Legione Allievi venne poi trasferito ad Ancona. Capitano nella Legione di Bari il 1° luglio 1914, venne promosso Maggiore il 31 dicembre 1917. Il 20 luglio 1922 ottenne il grado di Tenente Colonnello nel Regio Corpo Truppe Coloniali in Cirenaica e il 28 giugno 1929 venne promosso al grado di Colonnello. Segretario presso il Comando Generale dal 24 novembre 1931 al 15 maggio 1935, venne promosso Generale di Brigata e Ispettore della 3^ Zona di Firenze il 28 ottobre 1935. Comandò la 4^ Brigata nel 1938, ottenne il grado di Generale di Divisione il 31 dicembre 1938. Comandante Superiore in Albania nel 1940, fu Vicecomandante Generale dall’11 novembre 1940 al 21 giugno 1942. Dal 1947 al 1961 fu Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Fotografia formato 29,3 x 18,5. Fotografo: C. Cattani – Firenze.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
20 novembre 1941
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
14 gennaio 1917
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1930
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1938
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
20 novembre 1941
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
15 gennaio 1933
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
24 maggio 1935
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
19 gennaio 1933
Arc. 2090: Migliaccio Teodorico in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 30 aprile 1937 – 31 dicembre 1937 (Cava dei Tirreni 1878 – Bologna 19..). Sottotenente di Fanteria il 5 settembre 1904 venne promosso Tenente il 5 settembre 1907. Promosso Capitano nel 1915, ottenne il grado di Maggiore nel 138° Reggimento Fanteria il 1° aprile 1917 per poi passare all’87° Reggimento Fanteria. Promosso Tenente Colonnello, il 1° dicembre 1928 ottenne il grado di Colonnello. Generale di Brigata in Posizione Ausiliaria il 1° gennaio 1937 a Verona, fu poi nominato Console Generale della M.V.S.N. Il 1° gennaio 1940 venne promosso Generale di Divisione in Riserva. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 1° gennaio 1937.
Arc. 2430: Odetti di Marcorengo nobile dei conti Edoardo in grande uniforme mod. 31 dicembre 1937 – 5 giugno 1940 (5 febbraio 1884 – 19..). Allievo alla Scuola Militare il 3 novembre 1902, uscì Sottotenente nell’85° Reggimento Fanteria il 5 settembre 1904. Promosso Tenente nel 58° Reggimento Fanteria il 5 settembre 1907, venne trasferito nei Carabinieri nella Legione Allievi il 30 dicembre 1909. Trasferito alla Legione di Torino fu nel Comitato della Scuola di Cavalleria il 22 settembre 1910. Trasferito alla Legione di Verona nel 1913, passò poi alla Legione Libia nella Divisione di Bengasi il 26 febbraio 1914. Trasferito alla Divisione Cirenaica il 9 luglio 1914, vi fu promosso Capitano il il 29 luglio con anzianità il 1° gennaio 1915. Fu a disposizione della Legione di Cagliari il 7 luglio 1918 venendo poi trasferito alla Legione Allievi il 2 febbraio 1919. Promosso Maggiore il 22 febbraio con anzianità il 1° gennaio 1920, fu confermato alla Legione Allievi il 20 febbraio 1921 per poi passare come Addetto al 6° Gruppo Legioni. Tenente Colonnello il 20 gennaio 1926con anzianità 31 dicembre 1925, venne assegnato alla Legione di Genova il 18 luglio 1926. Passato a Disposizione della Legione di Catanzaro il 26 maggio 1929 in qualità di Gestore, ottenne il grado di Colonnello Comandante la Legione Lazio il 1° novembre 1932. Promosso Generale di Brigata il 2 settembre con anzianità 1° luglio 1937 fu comandante della 1^ Brigata Carabinieri di Torino dal 1° ottobre 1937. Generale di Divisione il 15 ottobre con anzianità 1° luglio 1940 fu Addetto al Comando Difesa Territoriale di Torino per incarichi speciali e dal 7 febbraio 1940 al 4 febbraio 1942 fu Presidente del Tribunale Speciale di Guerra. Venne Confermato in tale veste al Quartier Generale Nord Africa il 25 ottobre 1942 per poi passare al Quartier Generale di Libia il 16 novembre 1942. Fu poi Addetto al Comando Difesa Territoriale di Firenze il 5 febbraio 1942. Fotografia formato 7 x 5,4. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G: Agostinucci Crispino in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (22 giugno 1882 – 1969). Allievo Ufficiale il 4 novembre 1900, fu Sottotenente nel 44° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1902. Tenente dei Carabinieri il 4 febbraio 1906 presso la Legione Allievi venne poi trasferito ad Ancona. Capitano nella Legione di Bari il 1° luglio 1914, venne promosso Maggiore il 31 dicembre 1917. Il 20 luglio 1922 ottenne il grado di Tenente Colonnello nel Regio Corpo Truppe Coloniali in Cirenaica e il 28 giugno 1929 venne promosso al grado di Colonnello. Segretario presso il Comando Generale dal 24 novembre 1931 al 15 maggio 1935, venne promosso Generale di Brigata e Ispettore della 3^ Zona di Firenze il 28 ottobre 1935. Comandò la 4^ Brigata nel 1938, ottenne il grado di Generale di Divisione il 31 dicembre 1938. Comandante Superiore in Albania nel 1940, fu Vicecomandante Generale dall’11 novembre 1940 al 21 giugno 1942. Dal 1947 al 1961 fu Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Fotografia formato 28,5 x 22,7. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
20 novembre 1941
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
14 gennaio 1917
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1930
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1938
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
20 novembre 1941
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
15 gennaio 1933
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
24 maggio 1935
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
19 gennaio 1933
Arc. 1650: Obici Alfredo in uniforme di Marcia da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 22 settembre 1882 – Torino 16 novembre 1969). Sottotenente di Fanteria il 5 settembre 1907, venne promosso Tenente il 5 settembre 1910. Partecipò alla guerra contro l’Austria e venne promosso Maggiore nel 46° Reggimento Fanteria il 28 giugno 1917. Tenente Colonnello nel 91° Reggimento Fanteria il 31 marzo 1926, ottenne il grado di Colonnello Comandante il 54° Reggimento Fanteria il 5 settembre 1934. Fu nel Comitato del Corpo d’Armata di Torino con incarichi speciali il 1° gennaio 1937 e il 1° gennaio 1940 fu promosso Generale di Brigata in Riserva. Richiamato presso il comando di Difesa Territoriale con Incarichi Speciali il 1° novembre 1941. Fotografia formato 15,3 x 10,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2032: Roehrssen Carlo in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (27 maggio 1871 – Napoli 193.). Allievo Ufficiale il 1° novembre 1891, divenne Sottotenente nel 75° Reggimento Fanteria il 4 febbraio 1894. Tenente il 27 febbraio 1898, venne promosso Capitano il 1° luglio 1909. Partecipò alla campagna del 1915-18 contro l’Austria e il 15 settembre 1918 fu nominato Colonnello. A disposizione del Comando di Corpo d’Armata di Napoli fu collocato in Riserva e venne promosso Generale di Brigata. Fotografia formato 17 x 12. Fotografo: Landriscina – Napoli.
Arc. 1338:Baldini Lamberto in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 ( Perugia, 24 marzo 1877 – Padova, 13 gennaio 1858). Allievo Ufficiale il 30 settembre 1896, venne promosso Sottotenente nel 57° Reggimento Fanteria il 19 ottobre 1898. Fu Tenente il 1° ottobre 1902 e ottenne il grado di Capitano nel 58° Reggimento Fanteria il 30 settembre 1912. Promosso Maggiore nell’8° Reggimento Fanteria il 31 agosto 1916, partecipò al primo conflitto mondiale ottenendo il grado di Tenente Colonnello il 7 ottobre 1917. Tornato al 58° Reggimento Fanteria il 13 luglio 1919, venne collocato in Posizione Ausiliaria dal 20 luglio 1920. Fu poi Commissario di Leva di Padova il 17 novembre 1923 per anzianità dal 1° ottobre 1923 fino agli anni ’40 e tale rimase in Riserva dal 31 gennaio 1924. Promosso Colonnello l’11 luglio con anzianità il 27 maggio 1929, ottenne il grado di Generale di Brigata il 21 dicembre 1936 con anzianità 21 dicembre 1937. Fotografia formato 7,3 x 5,2. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3407: Malvano Mario – Salomone in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Torino, 1° luglio 1876 – 19..). Allievo all’Accademia Militare il 15 ottobre 1893, fu Sottotenente di Artiglieria il 9 agosto 1896 con anzianità 20 ottobre 1895. Allievo alla Scuola di Applicazione, venne promosso Tenente nell’11^ Brigata di Artiglieria da costa il 14 luglio 1898 per poi essere trasferito nel 17° Reggimento Artiglieria il 10 maggio 1900. All’Accademia Militare il 23 luglio 1903, passò al 6° Reggimento Artiglieria il 7 settembre 1905 per poi tornare all’Accademia Militare. A Disposizione del Ministero della Guerra il 20 settembre 1906, passò al 5° Reggimento Artiglieria il 12 settembre 1907 e fu poi promosso Capitano nel 5° Reggimento Artiglieria il 31 agosto 1910. Nel comitato della Scuola di Applicazione nel 1913, venne promosso Maggiore il 9 novembre 1915. Partecipò alla guerra contro l’Austria e fu nel 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza (Costa) il 25 novembre 1915. Passato al 10° Reggimento Artiglieria da Fortezza (Assedio) il 4 marzo 1917, ottenne il grado di Tenente Colonnello il 29 luglio 1917. Nel Comitato del Ministero Armi e Munizioni il 20 febbraio 1918, passò al 5° Reggimento Artiglieria nel 1919. Nel Gruppo Speciale di Artiglieria Alta Slesia nel 1920, fu nell’8° Reggimento Artiglieria il 3 settembre 1922. In Aspettativa per motivi speciali l’11 novembre 1923, fu in A.R.Q. l’11 novembre 1924. Nel 1° Reggimento Artiglieria Pesante il 16 novembre 1924, venne promosso Colonnello il 13 giugno 1926 con anzianità il 31 agosto 1925 a disposizione del Corpo d’Armata di Torino. Fu Comandante del 6° Reggimento Artiglieria Pesante il 5 dicembre 1926, fu a Disposizione del Corpo d’Armata di Torino il 1° dicembre 1932. Generale di Brigata il 12 maggio 1933, fu a Disposizione dell’Ispettorato della Mobilitazione della Divisione Bari il 22 giugno 1933. Comandante dell’Artiglieria del Corpo d’Armata di Bari il 4 gennaio 1934, fu Comandante della Zona Militare di Catanzaro il 19 settembre 1935. In Posizione Ausiliaria nel 1937, fu in congedo Assoluto per le leggi razziali (il Malvano era ebreo)il 6 febbraio dal 1 gennaio 1939. Fotografia formato 15,5 x 9,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2789: Generale di Brigata in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 7,3 x 5,1. Fotografo: F.lli Manzotti – Piacenza. Datata 15 aprile 1936.
Arc. G3:Generale di Brigata in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2098: Pesenti Gustavo in uniforme di marcia da Generale di Brigata degli Alpini mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940(Castel San Giovanni, 15 gennaio 1878 – Genova, 18 gennaio 1960). Nato a Castel San Giovanni (provincia di Piacenza) il 15 gennaio 1878, intraprende la carriera militare frequentando la Scuola militare Teuliè di Milano. Entrato nel Regio Esercito fu Sottotenente il 30 ottobre 1896, viene assegnato al Corpo degli Alpini, entrando in servizio nel Battaglione “Gemona”, allora assegnato al 7º Reggimento Alpini. Trasferito in colonia, venne assegnato al Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia, dove assume il comando della piazza di Mogadiscio. Durante l’insurrezione dei Bima, rimase ferito in combattimento a Danane il 9 settembre 1907, e nel periodo di convalescenza si dilettò da musicista creando alcuni pezzi bandistici minori. Promosso Capitano fu assegnato all’8º Reggimento alpini, e tra il 1911-1912 partecipò alla guerra italo-turca. Capo dell’Ufficio Informazioni della 5ª Divisione speciale, si distinse a Bu Kemez e Regdaline,[4]venendo decorato con una Medaglia di bronzo al valor militare. Nel 1913 risultava residente militare a Ghat, e nel corso del 1914 si distinse al comando del 13º Battaglione indigeni eritrei, venendo decorato con una seconda Medaglia di bronzo al valor militare. Promosso Maggiore, dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, rimpatriò per un breve periodo, partecipando ai combattimenti sul fronte del Carso nel corso 1917, in seno al Battaglione “Monte Pelmo”. Promosso Tenente Colonnello il 16 agosto 1917, assunse il comando del 13º Gruppo Alpino, ma rimase nuovamente ferito e fu ricoverato in ospedale per breve periodo. Nel settembre 1918 si trasferì in Palestina dove assunse il comando del contingente italiano ivi presente, subentrando al Tenente Colonnello dei Bersaglieri Francesco D’Agostino. Nel 1923 fu nominato ufficiale comandante dell’area militare di Agedabia, in Libia, partecipando alle operazioni per la riconquista della colonia in seno al Regio corpo truppe coloniali della Cirenaica. Nel marzo 1924 si distinse nel combattimento di Gebel Abid, venendo decorato con una Croce di guerra al valor militare, successivamente trasformata in un’altra Medaglia di bronzo. Tra il 1928 e il 1929 ricoprì l’incarico di comandante delle truppe coloniali di stanza in Somalia, e promosso al grado di Colonnello rientrò in Patria dove, dal 1º aprile 1929 al 31 gennaio 1933, fu comandante del 9º Reggimento Alpini. Promosso Generale di Brigata il 22 luglio 1933, assunse il comando della 4ª Brigata Alpina “Cuneense”, mantenendolo fino al 1934. Dall’ottobre 1933 fu nominato Ispettore di mobilitazione della Divisione militare di Imperia e dal 1935 al 1936 ricoprì l’incarico di comandante della 4ª Brigata eritrea. Partecipò alla guerra d’Etiopia come comandante della 1ª Divisione Eritrea, venendo insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, e fu poi comandante della regione militare di Gondar. Promosso Generale di Divisione il 1º gennaio 1937, in quello stesso anno rientrò in Italia per assumere il comando della difesa territoriale di Firenze. Nel 1938 fu distaccato presso il Ministero delle colonie, rientrando in Somalia. Nel corso del 1940 inquadrato nelle forze armate dell’Africa Orientale Italiana, in virtù degli anni trascorsi in Africa, fu nominato Comandante dello Scacchiere del Giuba governatore della Somalia, ricoprendo tale incarico dall’11 giugno al 31 dicembre dello stesso anno. Ufficialmente fu rimosso dalla carica a causa della mancata difesa di El Uak, e sostituito dal Generale Carlo De Simone Reggente del Governo in Somalia, ma in realtà fu rimosso dall’incarico su decisione del Viceré Amedeo di Savoia-Aosta, che il 25 dicembre lo aveva convocato ad Addis Abeba per avere spiegazioni sulla sconfitta di El Uak. In quella occasione, anziché difendersi dalle accuse, egli consigliò il Viceré di trattare una pace separata con gli Alleati a nome dell’Impero italiano, sganciandosi dalla Madrepatria. Amedeo di Savoia gli rispose che per quel discorso avrebbero dovuto essere entrambi fucilati, ma non lo rimosse immediatamente dalla carica di Governatore. Ciò avvenne il 31 dicembre, ed egli fu rimandato in Italia per via aerea, senza che fossero presi ulteriori provvedimenti dis ciplinari. Raggiunta Roma venne collocato definitivamente a riposo, e ritiratosi a vita privata si spense a Genova il 18 gennaio 1960. Fotografia formato 16,5 x 11,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Comandante di Divisione eritrea, in importanti azioni belliche conduceva la grande unità con perizia e slancio contribuendo così al pieno annientamento delle numerose forze di Ras Cassa e Ras Sejum. Tembien, 12 febbraio-5 marzo 1936.» Regio Decreto n.179 del 9 luglio 1936
Medaglia di bronzo al valor militare
«Capo dell’ufficio informazioni della 5ª Divisione speciale, disimpegnò sempre le sue mansioni con intelligenza, zelo e coraggio, anche in terreno esposto al fuoco nemico. Bu Kemez e Regdaline, aprile-agosto 1912.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Per il modo ardito col quale diresse l’azione della propria compagnia durante il combattimento. Kaulam II, 9 settembre 1914. Si distinse anche a Kaulam I, 27 luglio 1914.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Durante più giorni di marcia, a contato del nemico e di combattimenti in terreno coperto e difficile, quale comandante di una colonna di più battaglioni e di unità delle altre armi, confermò le sue già conosciute doti di capacità nel Comando, di serenità in ogni circostanza, di valore personale nel combattimento. Gebel Abid, Cirenaica, 19-31 marzo 1924.»
Croce di guerra al valor militare
Regio Decreto 26 febbraio 1925
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 14 gennaio 1937.
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Medaglia interalleata della Vittoria
Arc. 2038: Ronconi Italo in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Cremona 1872 – 19..). Sottotenente di Artiglieria il 25 dicembre 1892, Venne promosso Tenente il 1° settembre 1895. Promosso Capitano il 18 giugno 1908, ottenne il grado di Colonnello il 26 settembre 1918 e il comando del 15° Reggimento Artiglieria. Fu comandante del 4° Reggimento Artiglieria pesante campale nel 1921 e del 3° Artiglieria nel 1926. Nel 1930 venne collocato in Posizione Ausiliaria, il 1° gennaio 1932 venne promosso Generale di Brigata e il 1° gennaio 1940 ottenne il grado di Generale di Divisione nella Riserva. Fotografia formato 7,3 x 5,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3406: Caruso Giovanni in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 31 dicembre 1937 – 5 giugno 1940 ( Napoli, 22 luglio 1883 – 196. ). Allievo Ufficiale il 5 novembre 1903, fu Sottotenente nel 93° Reggimento Fanteria il 7 settembre 1905. Promosso Tenente il 7 settembre 1908, fu Capitano nel 1915 e partecipò alla guerra contro l’Austria. Maggiore Comandante il 2° Battaglione del 13° Reggimento Fanteria nel 1917, ottenne il grado di Tenente Colonnello il 22 agosto 1917. Allievo alla Scuola di Guerra il 1° febbraio 1920, fu sotto Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Bologna il 1° dicembre 1921. Colonnello il 13 giugno 1926 con anzianità 31 marzo 1926, fu comandante del 67° Reggimento Fanteria e successivamente fu al Comando del Corpo d’Armata di Torino. Comandante del Presidio Militare dell’Isola d’Elba il 25 ottobre 1935, ottenne il grado di Generale di Brigata il 20 gennaio 1938 con anzianità 1° settembre 1937 facente quadro al Corpo d’Armata di Firenze per incarichi speciali(comandante dell’Isola dìElba). Generale di divisione il 15 ottobre 1940 con anzianità 30 giugno 1939 facente quadro presso il Comando Difesa Territoriale di Napoli per incarichi speciali dal 1° novembre 1940. Fu poi al Comando del 30° Corpo d’Armata e Ispettore del Porto di Napoli e Comandante di Zona a Bari nel 1943. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 20 gennaio 1938 XVI.
Arc. 1341: Morelli di Popolo Guido in uniforme ordinaria coloniale da Generale di Brigata (Genova, 3 agosto 1877 – Roma 1970). Allievo Ufficiale il 15 ottobre 1894, divenne Sottotenente nel 66° Reggimento Fanteria il 31 ottobre 1897. Promosso Tenente nel 3° Reggimento Alpini il 10 giugno 1900, ottenne i gradi da Capitano nel 5° Reggimento Alpini il 31 gennaio 1912. Dal 1° novembre 1916 al 27 ottobre 1918 fu al comando del Battaglione Val d’Intelvi dove venne promosso Maggiore e il 16 agosto 1917 Tenente Colonnello. Il 31 marzo 1926 gli venne affidato il comando del Distretto Militare di Treviglio e il 1° aprile 1929 passò al comando del 49° Reggimento Fanteria. Comandante del 71° Distretto Militare di Savona, fu promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1934 e in seguito fu Ispettore della Divisione Peloritana a Messina di cui divenne Vice Comandante nel 1935. Il 1° settembre 1936 fu a disposizione del Ministero per l’Africa e in seguito fu al comando delle R.C.T.C. in Somalia. A disposizione del Corpo d’Armata di Roma il 20 maggio 1939, venne promosso Generale di Divisione in Posizione Ausiliaria il 3 agosto 1939. Il 1° gennaio 1940 venne posto nella Riserva. Fotografia formato 8,5 x 6,3. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3298: Roatta Mario in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata mod. 1940 (Modena, 2 febbraio 1887 – Roma, 6 gennaio 1968). Nel 1906 divenne Sottotenente di Fanteria. Dopo aver frequentato la scuola di guerra fu trasferito con il grado di Capitano allo Stato Maggiore dell’esercito. Durante la prima guerra mondiale combatté sia sul fronte francese sia su quello italiano; fu promosso nel 1917 a Tenente Colonnello, e decorato con tre Medaglie d’Argento al Valor Militare. Nel primo dopoguerra fu addetto militare presso le ambasciate italiane a Varsavia (1927-1931, con competenza su Riga, Tallinn e Helsinki). Nel 1930 fu promosso Colonnello. A Varsavia, sempre all’inizio del 1930, Roatta compì un’analisi dei concetti di impiego tattico dello Stato Maggiore francese, entrando in contatto con gli ufficiali superiori francesi che dirigevano la scuola di guerra polacca. Dopo un periodo al comando dell’84º Reggimento “Venezia” dal 15 dicembre 1930 al 1º luglio 1933, nel 1934 divenne capo del Servizio Informazioni Militari, e vi rimase fino all’agosto 1939, anche se solo sul piano formale, poiché dal 1936 fu nominato comandante del Corpo Truppe Volontarie (CTV) italiane nella guerra civile spagnola, al fianco delle truppe golpiste guidate da Franco. In questa spedizione rivestì un ruolo di discreta rilevanza, soprattutto dopo che rimase ferito a un braccio durante l’attacco a Malaga, che concluse con una vittoria e con la cattura di circa 10 000 prigionieri repubblicani; in seguito Roatta divenne Generale di Brigata. Nel marzo del 1937 subì una dura sconfitta a Guadalajara contro la XII Brigata internazionale, comprendente il Battaglione Garibaldi, formato quasi prevalentemente da volontari italiani antifascisti. Poco tempo dopo il suo ruolo fu ridimensionato e il comando dei volontari fu assunto dal generale Ettore Bastico. Mentre Roatta era impegnato al comando della spedizione in Spagna, il controllo effettivo del SIM era passato nelle mani del Colonnello Paolo Angioy. Secondo risultanze giudiziarie, Roatta insieme con Angioy, il Colonnello Santo Emanuele e il maggiore Roberto Navale, sarebbe stato l’ideatore del piano per uccidere i fratelli Rosselli, assassinati in Francia nel 1937. Nominato addetto militare a Berlino dal luglio al novembre 1939 seguì, con questa veste, la crisi di Danzica e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Sempre da Berlino, ebbe competenza anche su Svezia, Danimarca, Finlandia e Lituania, e redasse quindi importanti e dettagliati rapporti sull’apparato militare degli Stati baltici a poche settimane dall’invasione sovietica. In un altro rapporto dell’ottobre, mise in evidenza i positivi risultati delle truppe corazzate e meccanizzate della Wehrmacht. Tornato in Italia fu nominato Sottocapo di Stato Maggiore nel 1940. Con questo incarico riuscì a eludere i tedeschi nella preparazione dei piani di attacco a sorpresa della Grecia. Dal 24 marzo 1941 fino al 19 gennaio 1942 fu Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Mario Roatta, in qualità di comandante dell’esercito italiano nella provincia di Lubiana, il 1º marzo 1942 emanò la “Circolare 3C”, che equivalse a una dichiarazione di guerra contro la popolazione slovena civile. Le disposizioni del generale Mario Roatta erano del tutto simili a quelle impartite dai comandanti tedeschi: rappresaglie, incendi di case e villaggi, esecuzioni sommarie, raccolta e uccisione di ostaggi, internamenti nel campo di concentramento di Arbe e nel campo di concentramento di Gonars. Il 20 gennaio 1942 venne nominato comandante della 2ª Armata in Croazia dove ordinò nella guerra partigiana di “…applicare le sue disposizioni senza false pietà“, dando così inizio a una vera e propria azione di terrore contro i civili che davano supporto logistico alle bande partigiane. Applicando la circolare 3C dove si diceva di applicare il criterio della testa per dente, vennero devastati numerosi villaggi. Il generale Roatta emanò inoltre anche ordini espliciti: “Se necessario, non rifuggire da usare crudeltà. Deve essere una pulizia completa. Abbiamo bisogno di internare tutti gli abitanti e mettere le famiglie italiane al loro posto”, “l’internamento può essere esteso… sino allo sgombero di intere regioni, come ad esempio la Slovenia. In questo caso si tratterebbe di trasferire, al completo, masse ragguardevoli di popolazione… e di sostituirle in loco con popolazioni italiane”. La Germania nel 1942 aveva richiesto all’Italia la consegna degli ebrei che erano stati isolati e in parte già internati in apposite strutture delle zone occupate, soprattutto della Dalmazia. L’iniziale risposta di Mussolini era stata accondiscendente, tuttavia alle assicurazioni del Duce non seguivano fatti coerenti delle amministrazioni periferiche. Peraltro, il Vaticano si muoveva con monsignor Montini (in seguito papa Paolo VI) e altri alti prelati per scongiurare l’ipotesi, sebbene solo nel novembre dello stesso anno il segretario di Stato pontificio chiese formalmente all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Raffaele Guariglia di non procedere alla consegna. La richiesta faceva seguito a trattative localmente intessute dal vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin, che aveva avviato un carteggio con Roatta, comandante della 2ª Armata e responsabile della forza di occupazione italiana; in questi scambi Roatta aveva promesso che, se pure non poteva trasferire gli ebrei in Italia, comunque poteva trattenerli nella zona occupata. In realtà, intanto l’ordine di Mussolini aveva formalmente e ufficialmente solo scopi di identificazione, nonché il proposito di rendere alle autorità croate quelli che fossero stati riconosciuti cittadini croati. Incominciarono dunque a pervenire a Roma diversi pareri di autorità italiane che sconsigliavano di aderire alla richiesta dell’alleato germanico: il generale dei Carabinieri Giuseppe Pièche comunicò che la sorte dei deportati cominciava a essere nota presso le truppe, provocando malcontento, mentre serbi e musulmani si affidavano al tricolore temendo che la sorte potesse volgere anche a loro pericolo. Il governatore della Dalmazia Giuseppe Bastianini era poco dopo andato nella Capitale a esprimere le stesse perplessità. A distanza di solo qualche giorno, andò a Roma anche Roatta, per il quale l’eventuale consegna avrebbe provocato irritazione nella popolazione locale, agitazione della minoranza serba e grave complicazione delle attività di controllo; tutto ciò mentre negli alti gradi militari e diplomatici serpeggiava autonoma insofferenza per l’ingerenza tedesca in sfere di esclusiva competenza nazionale. C’erano naturalmente anche diffuse contrarietà limpidamente basate su questioni umanitarie; a ogni modo si sviluppò un ostruzionismo che si nutriva di cavilli evasivi ed espedienti burocratici, che ritardava ogni giorno di più la consegna, sino a che nel 1943 Mussolini, messo alle strette dai tedeschi, sentiti i responsabili italiani delle aree coinvolte, fra cui anche Roatta, negò definitivamente la consegna. La 2ª Armata decise in più occasioni di proteggere i villaggi serbi e la popolazione ortodossa dai massacri croati. Bande di cetnici furono persino armate dagli italiani e inquadrate come forze ausiliarie. Analoghe testimonianze provengono dagli archivi tedeschi i quali sostengono che le truppe al comando di Roatta si interposero spesso tra gli ustascia e le comunità in pericolo. Ciò nonostante truppe italiane, dietro suo ordine diretto o raccomandazione generale, fucilarono prigionieri partigiani, rifiutarono la resa ad alcuni reparti della resistenza iugoslava, applicarono le rappresaglie, prelevarono ostaggi tra la popolazione civile, e fecero terra bruciata dei borghi sospettati di dare rifugio ai partigiani. Spesso senza nessuna motivazione plausibile. Gli stessi nazisti criticarono i metodi troppo drastici che applicava il generale Roatta con la sua Armata nei territori italiani. In un bollettino, Roatta specificava: “Non occhio per occhio e dente per dente! Piuttosto una testa per ogni dente”. Il 5 febbraio 1943, Roatta venne posto al comando della 6ª Armata in Sicilia, mentre il 1º giugno venne nuovamente nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito oltre che comandante delle forze armate della Sicilia (lo resterà fino al 18 novembre 1943). Con l’insediamento del nuovo governo retto da Badoglio, Roatta conservò la carica di Capo di Stato Maggiore dell’esercito. Fu lui, durante il difficile periodo dei 45 giorni, a reprimere le manifestazioni inneggianti la fine del regime, attraverso la cosiddetta “Circolare Roatta” in cui si dava ordine alle forze armate e alle forze dell’ordine di intervenire, anche con la forza, nella repressione di ogni manifestazione. Secondo diversi autori, sarebbe stato in seguito a questi ordini di Roatta che nei cinque giorni successivi al 25 luglio 1943 si ebbero, negli scontri, 93 morti, 536 feriti e 2 276 arresti. Fu Roatta a firmare la circolare op. 44, elaborata per le Forze Armate sin dalla fine di agosto dal generale Ambrosio e dallo Stato maggiore dell’esercito e posta a conoscenza dei Comandanti di armata tra il 2 e il 5 settembre 1943. In tale circolare si ordinava “di interrompere a qualunque costo, anche con attacchi in forze ai reparti armati di protezione, le ferrovie e le principali rotabili alpine” e di “agire con grandi unità o raggruppamenti mobili contro le truppe tedesche”. La circolare op. 44 ne ricalcava una del precedente 10 agosto, ma la sua attuazione era condizionata a ordini successivi. Inoltre, il documento cartaceo della circolare op. 44 doveva essere distrutto col fuoco immediatamente dopo la notifica. Nella notte fra l’8 e il 9 settembre, dopo l’annuncio del maresciallo Badoglio dell’avvenuta stipula dell’armistizio con le forze alleate, Ambrosio e Roatta ritennero che l’ordine alle Forze Armate di attuazione dalla circolare op. 44 dovesse essere firmato dal maresciallo Badoglio, ma non riuscirono a rintracciarlo in tempo utile. Di conseguenza, le Forze Armate italiane rimasero senza ordini efficaci di fronte all’avanzare dell’esercito tedesco. Alle ore 5:15 del 9 settembre, a battaglia in corso e all’insaputa del suo superiore Vittorio Ambrosio, il generale Roatta impartì al generale subordinato Giacomo Carboni, comandante del Corpo d’Armata Motocorazzato posto a difesa di Roma, l’ordine di spostare su Tivoli la 135ª Divisione corazzata “Ariete II” e la 10ª Divisione fanteria “Piave” e di disporvi una linea di fronte escludente la difesa della capitale. Roatta informò inoltre Carboni che a Tivoli avrebbe ricevuto ulteriori ordini dallo Stato Maggiore che si sarebbe provvisoriamente insediato a Carsoli. Poco dopo, Roatta lasciò Roma, accodandosi al convoglio di autovetture con a bordo Vittorio Emanuele III e la sua famiglia, il Primo ministro Maresciallo Badoglio, il Capo di Stato maggiore Ambrosio e i ministri militari (tranne il generale Antonio Sorice), diretto alla volta di Pescara, per poi imbarcarsi a Ortona sulla corvetta Baionetta, che portò tutti nelle retrovie alleate del Sud Italia. Alcuni mesi dopo, Roatta fu accusato per la mancata difesa di Roma che era stata rapidamente occupata dalla Wehrmacht tedesca. Il 12 novembre 1943, venne destituito da ogni incarico. Nel corso delle indagini della Commissione d’inchiesta, il 16 novembre 1944, Roatta fu arrestato. La commissione gli attribuirà responsabilità riguardanti anche la disfatta dell’8 settembre nel suo complesso. Poi, nel 1945, fu chiamato in giudizio dall’Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo per l’omicidio dei fratelli Rosselli. Va osservato che le accuse circa la responsabilità del delitto Rosselli presero forma in modo un po’ animato, in quanto dopo la guerra il Colonnello Santo Emanuele sua sponte si presentò a Mario Berlinguer, Alto Commissario che (istituzionalmente) indagava sul Servizio informazioni militare (SIM), indicando il generale Paolo Angioy come mandante; “prodigiosamente” apparve subito, però, documentazione che pareva escludere l’estraneità dello stesso Emanuele, il quale allora ripiegò implicando Roatta in altri eventi come il regicidio di Alessandro I di Jugoslavia e altri. Fu processato insieme con Filippo Anfuso (capo di gabinetto del ministro degli Esteri Galeazzo Ciano). Il 4 marzo 1945, alla vigilia del giorno previsto per il deposito delle conclusioni della commissione d’inchiesta per le attività del SIM e il caso Rosselli, Roatta evase dall’ospedale militare presso il Liceo Virgilio, probabilmente grazie alla complicità del servizio segreto britannico e del Generale Taddeo Orlando, comandante generale dell’Arma e già subalterno di Roatta in Croazia. Raggiunse prima il Vaticano e poi, con la moglie, la Spagna, dove fu protetto dal regime di Francisco Franco. Immediata fu la reazione delle forze democratiche, che accusavano gli ambienti dell’esercito di proteggere i fascisti. Il giorno successivo il generale Orlando fu destituito. La settimana dopo la fuga, fu condannato all’ergastolo in primo grado in contumacia. Al termine dell’iter giudiziario fu prosciolto e la sentenza annullata dalla Corte di cassazione nel 1948. Per quanto riguarda la mancata difesa di Roma, fu assolto da ogni accusa il 19 febbraio 1949, mentre non fu dato corso all’estradizione richiesta dal governo jugoslavo in quanto quest’ultimo dal 1948 rinunciò a richiedere l’estradizione dei criminali di guerra italiani. Roatta poté giovarsi della cosiddetta “amnistia Togliatti” intervenuta il 22 giugno 1946, e di quella definitiva del 18 settembre 1953 proposta dal guardasigilli Antonio Azara per tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948. Roatta ritornò dalla Spagna solo nel 1966 e morì a Roma il 6 gennaio 1968. Fotografia formato 18,2 x 13. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
— 1915 – 1918 (Guerra italo-austriaca)
Medaglia d’argento al valor militare
— 1915 – 1918 (Guerra italo-austriaca)
Medaglia d’argento al valor militare
— 1915 – 1918 (Guerra italo-austriaca)
Arc. 3052: Gariboldi Italo in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata mod. 1940 (Lodi, 20 aprile 1879 – Roma, 9 febbraio 1970). A dodici anni iniziò a frequentare il Collegio militare di Milano, passando quattro anni dopo a quello di Roma. Arruolatosi nel Regio Esercito, dall’ottobre 1896 frequentò la Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena, uscendone con il grado di Sottotenente nell’ottobre 1898. Assegnato al 2º Reggimento Fanteria, divenne Tenente nel giugno 1902 e, dopo essersi sposato, rientrò in servizio attivo nell’ottobre 1904, assegnato al 70º Reggimento Fanteria. Nell’ottobre 1909 fu ammesso ai corsi della Scuola di Guerra di Torino, al termine dei quali fu promosso Capitano, partendo per un breve periodo operativo in Libia in forza al 40º Reggimento Fanteria. Ritornato in Italia, entrò in servizio nello Stato Maggiore del VI Corpo d’Armata. Divenuto Maggiore, all’atto dell’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, era in servizio presso lo Stato Maggiore della 4ª Armata del Tenente Generale Luigi Nava, sostituito dopo quattro mesi dal Generale Mario Nicolis di Robilant. Promosso due volte per meriti di guerra, il 6 gennaio 1918 divenne Colonnello, assegnato come Capo Ufficio Operazioni all’Armata del Grappa. Al termine del conflitto risultava decorato con una Medaglia d’Argento al Valore Militare e con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, nominato Intendente di un Corpo d’armata costituito per una spedizione nel Caucaso poi non concretizzatasi. Assegnato al Comando del Corpo d’Armata di Bologna, nel 1919 assunse l’incarico di Capo di Stato Maggiore della 77ª Divisione di stanza a Volosca di Fiume, prendendo parte alle operazioni di contrasto all’occupazione di Fiume da parte di Gabriele D’Annunzio. Dal 1920 al 1923 fu presidente della Delegazione italiana per la delimitazione dei confini con la Jugoslavia. Nel dicembre 1923 assunse il comando del 26º Reggimento Fanteria e successivamente fu insegnante presso la Scuola di guerra. Promosso Generale di Brigata il 15 settembre 1931, comandò in progressione la 5ª Brigata di Fanteria di stanza a Sanremo, l’Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Parma. Il 1º gennaio 1935 fu promosso Generale di Divisione e divenne membro del Consiglio dell’Esercito, partendo per la guerra d’Etiopia nel 1936, assumendo il comando della Divisione Fanteria “Sabauda I”, assegnata al I Corpo d’armata del Generale Ruggero Santini. Partecipò alla battaglia dell’Amba Aradam, alla prima dell’Endertà e a quella del Tembien, entrando il 5 maggio in Addis Abeba alla testa del propri soldati. Dopo la fine della guerra assunse l’incarico di Capo di Stato Maggiore del Governatore Generale dell’Africa Orientale Italiana, poi Viceré, Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Sostituito Badoglio con Rodolfo Graziani il 21 maggio 1936, durante le grandi operazioni di polizia coloniale avvenute nell’ottobre dello stesso anno fu rimproverato dal Ministro delle Colonie Alessandro Lessona per il suo atteggiamento giudicato troppo indulgente con le popolazioni etiopiche. Allineatosi alle nuove direttive, rimase leggermente ferito durante l’attentato al Viceré avvenuto il 19 febbraio 1937, non venendo interpellato dal federale Guido Cortese quando si scatenò la successiva, feroce, repressione contro la popolazione della capitale. Il 1º luglio dello stesso anno fu promosso Generale di Corpo d’Armata per meriti eccezionali. Rientrato in Italia nel febbraio 1938, divenne Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia e Grande ufficiale dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia, assumendo nel marzo 1939 il comando del V Corpo d’Armata di Trieste. Subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, l’11 giugno 1940 assunse il comando della 5ª Armata dislocata in Africa Settentrionale Italiana sul confine con la Tunisia. Dopo la morte del governatore della Libia Italo Balbo e l’arrivo di Graziani come sostituto, prese parte all’avanzata della 10ª Armata su Sidi El-Barrani, sostituendo poi il Generale Mario Berti alla testa della Grande Unità il 15 dicembre. Dopo l’inizio del contrattacco inglese che portò all’annientamento dell’armata italiana, l’11 febbraio 1941 fu nominato Comandante superiore in A.S.I. in sostituzione di Graziani. Il 24 marzo divenne governatore della Libia, ma il 19 luglio lasciò l’incarico di comandante supremo delle Forze Armate italiane in Africa settentrionale. Dopo l’arrivo in Libia delle truppe tedesche del Deutsches Afrikakorps, che portarono alla riconquista della Cirenaica, entro l’inizio del mese di aprile, entrò in contrasto con il Generale Erwin Rommel, che non condivideva la sua intenzione di attendere i previsti rinforzi, tra cui la 15ª Panzer Division, prima di attaccare nuovamente le forze inglesi. I contrasti aumentarono via via ed egli, insofferente alle direttive che gli provenivano da Berlino dal Capo di Stato Maggiore dell’esercito tedesco Franz Halder, protestò violentemente con il Capo di Stato Maggiore Generale Ugo Cavallero. Il 20 luglio, su decisione presa dal Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, Generale Mario Roatta, dovette lasciare l’incarico di governatore al Generale Ettore Bastico, rientrando in Italia a disposizione del Comando Supremo. Nella primavera del 1942 fu chiamato a comandare la nuova grande unità schierata sul fronte russo, l’8ª Armata italiana o “ARMIR”, nella quale sarebbe confluito il già presente Corpo di spedizione italiano in Russia, allora comandato dal Generale Giovanni Messe. Si trattava di un imponente complesso militare forte di tre Corpi d’armata, per un totale di dieci divisioni (tre alpine), con 229.000 uomini, 17.800 automezzi, 25.000 quadrupedi, 941 pezzi d’artiglieria, appoggiati inizialmente da un contingente aereo, al comando del Generale Enrico Pezzi, con 41 aerei da caccia e 23 da ricognizione. Lo schieramento operativo fu completato entro il 9 luglio, e l’ARMIR fu posizionato difensivamente sulla linea del Don (comprese le divisioni alpine originariamente destinate all’impiego nel Caucaso), su un fronte di 270 km tra la 2ª Armata ungherese del Generale Gusztáv Jány e la 3ª Armata rumena del Generale Petre Dumitrescu. Promosso Generale d’Armata il 29 ottobre dello stesso anno, il 19 novembre l’Armata Rossa lanciò due massicci attacchi contro la 3ª Armata rumena, che travolsero le sue posizioni. A partire dal 16 dicembre 1942 (Operazione Piccolo Saturno) quattro armate sovietiche forti di 270.000 uomini, appoggiati da 1.170 carri armati, attaccarono le posizioni italiane, venendo dapprima respinte, ma il giorno successivo avvenne la rottura del fronte. Dopo sette giorni di combattimenti il comando tedesco respinse la richiesta del comando italiano di autorizzare un rimpiegamento difensivo e il 13 gennaio l’offensiva sovietica travolse anche le posizioni della 2ª Armata ungherese, investendo il giorno successivo il XXV Corpo d’armata tedesco. Il 15 cadde la città di Rossoch, sede del comando del Corpo d’Armata Alpino, e il generale Nasci non riuscì ad organizzare una ritirata organizzata; lì ebbe inizio la tragedia militare e umana dell’armata italiana in Russia. Alla fine di gennaio 1943 ciò che restava dei 229.000 soldati dell’armata vennero ritirati dal fronte russo per essere quindi richiamati in Italia. Gariboldi mostrò anche in questa occasione modeste qualità di comando, decretando nei fatti l’inutile sacrificio delle divisioni alpine, anche se la situazione generale del fronte russo non avrebbe permesso alle truppe italiane di evitare la catastrofe. Il 1º aprile 1943 fu ugualmente insignito dal Cancelliere tedesco Adolf Hitler della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro ed in occasione della consegna dell’onorificenza si tenne una piccola festa all’interno dell’Ambasciata d’Italia a Berlino. Rimasto al comando dell’8ª Armata, dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre non si arrese ai tedeschi che il 15 dello stesso mese, venendo arrestato presso il suo Quartier generale di Padova. Rifiutando ogni tipo di collaborazione fu deportato in Germania, da dove ritornò per essere consegnato alle autorità della Repubblica Sociale Italiana. Sottoposto a processo presso il carcere degli Scalzi di Verona nel gennaio 1944, venne condannato a 10 anni di prigione. Riuscì ad evadere poco prima della fine della guerra. Al termine del conflitto decise di ritirarsi a vita privata e morì a Roma il 9 febbraio 1970. Fotografia formato 11,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
19 settembre 1918
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
15 maggio 1919
Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia
12 novembre 1936
Medaglia d’argento al valore militare
«Prima addetto e poi Capo dell’Ufficio operazioni di un’Armata, distintissimo per intelligenza e per salde virtù militari, per meglio assolvere i suoi compiti, sapeva rendersi altamente benemerito con frequenti ricognizioni nelle prime linee, Incurante di ogni disagio, sprezzante di ogni pericolo, attraversando in varie circostanze zone intensamente battute e sostando in trincea avanzata durante violenti bombardamenti, riusciva a tenere il comando di Armata informato della situazione anche nei momenti più critici della lotta. Uscì varie volte dalle linee avanzate, in ore e giorni diversi, di sua iniziativa, avvicinandosi arditamente alle linee nemiche con rischio personale, e ne ritornò con preziose informazioni. Cadore, maggio 1915-ottobre 1917 – Fronte del Grappa, novembre 1917- maggio 1918.»
Medaglia d’argento al valore militare
«Nell’attentato del 19 febbraio, benché leggermente ferito, visto il Vice Re colpito, e caduto a terra, si gettava su di lui, per il primo, concorrendo poi a trasportarlo su di una autovettura, con grave rischio della propria vita, a causa del continuato lancio di bombe durante il percorso. Addis Abeba, 19 febbraio 1937.»
Croce al Merito di Guerra
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 11 gennaio 1940
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia commemorativa del periodo bellico 1940–43
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
Onorificenze straniere
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro (Germania nazista)
1º aprile 1943
Compagno del Distinguished Service Order (Regno Unito)
Arc. G4: Rossi Francesco in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 5 giugno 1940 (6 giugno 1885 – 19..). Allievo Ufficiale il 3 novembre 1903, venne promosso Sottotenente nel 3° Reggimento Artiglieria il 7 settembre 1905. Tenente del 3° Reggimento Artiglieria il 25 agosto 1908, venne poi trasferito al 31° Reggimento Artiglieria. Allievo alla Scuola di Guerra nel 1914, ottenne il grado di Maggiore nel 26° Reggimento Artiglieria il 14 giugno 1917. Tenente Colonnello nel 1926, fu Capo della Commissione Trasporti nel 1930, venne promosso Colonnello a disposizione del Corpo d’Armata di Verona il 1° gennaio 1932. Comandante del 9° Reggimento Artiglieria passò al comando del 4° Reggimento Artiglieria nel 1933. Passato allo Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Torino nel 1935, ottenne il grado di Generale di Brigata e il comando dell’Artiglieria del Corpo d’Armata di Milano il 1° luglio 1937. Generale di Divisione il 1° luglio 1940 fu comandante del 2° Corpo d’Armata e il 24 marzo 1941 fu Sotto Capo di Stato Maggiore dell’esercito. Sotto Capo di Stato Maggiore Generale dal gennaio 1942 al 1945, venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 19 ottobre 1942.
Arc. 228: Reverberi Luigi in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (Cavriago 10 settembre 1892 – Milano 22 giugno 1954). Accanto a lui il Tenente Colonnello di Stato Maggiore Pagliari. Figlio di Domenica Balzani e di Torquato, il farmacista del paese, a 18 anni scelse la carriera militare ed entrò all’Accademia di Modena. Ne uscì nel 1912 col grado di Sottotenente e, come ufficiale subalterno, l’anno dopo prende parte alla campagna di Libia (guerra italo-turca) con i battaglioni Exilles e Fenestrelle. Nel 1915 fu Capitano del 7° Reggimento Alpini e a Ponte Alto, nella zona di Cortina, dieci giorni dopo lo scoppio della guerra, meritò la sua prima Medaglia d’Argento al Valor Militare. Guadagnò una seconda medaglia sulle Tofane nel luglio del 1916 e una terza, ancora da Capitano, gli venne attribuita nel 1917 sulla Bainsizza quando era al comando della 150ª Compagnia del Battaglione “Monte Antelao”. Nell’agosto dello stesso anno, divenuto comandante di battaglione, si guadagnò anche una Corce di Guerra per il valore dimostrato sul San Gabriele. Poco prima di Caporetto, il battaglione di Reverberi, insieme col 13° Gruppo Alpini, passò nella zona dell’Altissimo e successivamente sul Doss del Remit. Qui gli alpini si logorarono per mesi in una dura guerra di posizione, contro un nemico che premeva dalla valle dell’Adige. Nell’ottobre del 1918, l’Antelao venne spostato sul Grappa e si battè nella zona dei Solaroli e del Col dell’Orso con perdite gravissime. Quando il dispositivo austriaco si frantumò, l’Antelao, con Reverberi in testa, sfondò verso Fiera di Primiero. Nei giorni decisivi della guerra, con una intelligente azione di alta strategia militare, penetrò fra le linee nemiche facendo prigioniere tutte le truppe che resistevano nella Val Cismon. Per le sue audaci azioni il 18 dicembre del 1919 gli venne attribuita la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, onorificenza insolita per un Ufficiale inferiore, e ottenne la promozione a Maggiore per meriti di guerra. Passato al battaglione Vestone, per il suo carattere imprevedibile, attivo, effervescente, gli alpini lo chiamavano affettuosamente Comandante Gasosa, soprannome che fu usato più tardi, e con una punta di ironia, anche a Roma negli ambienti di via XX Settembre, al Ministero della Guerra. Dopo il conflitto militò nella 2ª Divisione Alpini e nel 1926 divenne Tenente Colonnello e frequentò la scuola di guerra. Nel 1935 ottenne la promozione a Colonnello e comandò il 67° Reggimento di Fanteria “Palermo”. Nel 1939 diventò Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata auto-trasportabile “Po”. Nel luglio 1939 venne promosso Generale di Brigata. Recandosi in visita alle caserme accompagnato dal Tenente Cugnacca, il suo Aiutante di Campo, il Generale Reverberi si rese famoso perché trovò sempre – secondo lui – tutto a posto. Finita l’ispezione aveva poi l’abitudine di lasciare al Capoposto una mancia di ben dieci lire perché i militari di turno possano farsi una bevuta alla sua salute. Per questo motivo gli alpini gli appiopparono un secondo soprannome: “Generale dieci lire”. Tutto ciò contribuì a creare, nell’ambito della Divisione, un senso di attaccamento alla figura di quel generale che se ne andava in giro per i reparti giocherellando con un corto frustino, ma si dimostrò sempre gioviale e riconoscente. Il 4 agosto del 1940 Reverberi assunse il comando della divisione alpina Tridentina. Nel febbraio 1941 è a disposizione del comando del XXVI Corpo d’Armata e partì per il fronte greco-albanese. Il 2 aprile diventò vice comandante della Tridentina e quindi comandante interinale. Dopo aver difeso il Guri-i-Topit, quando il fronte cedette, Reverberi avanzò rapidamente con la sua divisione fino a Corcia senza averne ricevuto l’ordine. È un’altra delle mosse imprevedibili del generale “Gasosa” e, per questa azione, coraggiosa e intelligente, gli venne conferita la Croce di Commendatore dell’Ordine militare di Savoia. Il 4 agosto gli venne affidato il comando effettivo della ricostruita Divisione Alpina Tridentina assieme alla quale, nel luglio del 1942, partì per la Russia. Sul quel fronte, il 26 gennaio dell’anno successivo, si distinse nel corso della battaglia di Nikolajewka, mettendo in salvo 30.000 alpini male armati e altre migliaia di sbandati di varie nazionalità. Per le sue imprese, il 26 marzo del 1943 gli venne attribuita l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine Militare d’Italia. Rientrato in Italia, nella notte tra l’8 e il 9 settembre dello stesso anno il generale Reverberi, venne arrestato dai tedeschi a Bressanone ed è inviato al campo di concentramento per ufficiali di Posen nella Germania orientale. Dichiarando di voler entrare a far parte della Repubblica Sociale, due mesi dopo venne trasferito a Vittel, in Francia, in un campo per ufficiali collaborativi, ma proprio qui il generale prese invece contatto con i partigiani francesi. Scoperto, venne internato in un campo di punizione a Wietzendorf e infine, nell’estate del 1944, nuovamente trasferito a Posen. Qui, agli inizi del 1945, cadde in mano ai russi e rimase prigioniero nella zona di Kiev fino al settembre del 1945 quando venne rimpatriato. Nel 1946, iniziata l’epurazione dei militari che avevano combattuto durante il fascismo, venne denunciato dal senatore d’Onofrio perché, a suo dire, dopo l’8 settembre Reverberi aveva assunto un atteggiamento filo-tedesco. Venne per ciò sollevato dal servizio attivo e destinato alla riserva. Un anno dopo terminò la sua carriera militare. Caso unico nell’esercito italiano, nel 1952 otterrà comunque il grado di Generale d’Armata della Riserva. Nel dopoguerra il Generale Reverberi, amareggiato per aver dovuto lasciare precocemente l’esercito, venne assunto come consigliere delegato da una antica ditta milanese di saponi, cosmetici e acque carminative. Nel tempo libero stese le memorie della Campagna di Russia, si adoperò per la ricostruzione dell’Associazione Nazionale Alpini e collaborò alla preparazione delle prime adunate nazionali. Per un breve periodo diventò anche Presidente della Sezione A.N.A. di Brescia. Qualche giornale iniziò allora a riconsiderare i vecchi fatti mettendo in evidenza l’eroico comportamento di Reverberi durante la Campagna di Russia. L’allora ministro della Difesa Pacciardi, pur non potendo far nulla per reintegrarlo in servizio attivo, si impegnò comunque per restituirgli il giusto onore e il 21 gennaio 1951, in occasione del raduno di Brescia organizzato nella ricorrenza della battaglia di Nikolajewka, il Generale Umberto Utili, comandante militare territoriale di Milano, consegnò in forma solenne al Generale Luigi Reverberi la Medaglia d’Oro al Valor Militare. All’età di 62 anni, dopo aver superato indenne tante battaglie, il 22 giugno del 1954 Luigi Reverberi morì cadendo accidentalmente dalle scale della sua casa di Milano. Il giorno prima era stato in Valcamonica ad un raduno di alpini dove il sindaco di Edolo gli aveva consegnato il decreto di cittadinanza onoraria. Reverberi riposa ora nel cimitero di Montecchio Emilia e la sua tomba è meta del pellegrinaggio di alpini di tutte le generazioni. Fotografia formato 14,7 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Quale Comandante di un valoroso battaglione Alpino (Monte Antelao) seppe ottenere, con energia, attività, iniziativa ed esempio personale mirabili, risultati veramente distinti per valore ed utilità. Dopo lunghe giornate di aspra lotta, incaricato di una operazione di aggiramento, col suo battaglione ed una batteria di Montagna, riusciva, con celerità di percezione e di esecuzione a conquistare gli obbiettivi assegnateli. Monte Solarolo – Monte Viderne- Fiera di Primiero, 24 ottobre 1918 – 4 novembre 1918.» — Regio Decreto 18 dicembre 1919
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«In complesse operazioni di radunata, manteneva con sagace opera di organizzatore la compattezza operativa della propria divisione. Superando difficoltà imponenti portava al combattimento la propria unità con marce di oltre 40 km. per più giorni consecutivi. Sostenne e guidò col consiglio e coll’esempio, in combattimenti di unità isolate, l’azione dei comandanti e, in delicata situazione, travolgeva con la propria divisione le difese di preponderanti forze nemiche giungendo sino allo schieramento delle artiglierie. Organizzava poi con l’opera instancabile ed oculata la difesa del proprio settore che manteneva integro contro le azioni del nemico. Fronte russo agosto-dicembre 1942.» — Regio Decreto 26 marzo 1943
Medaglia d’oro al valor militare
«Comandante della Tridentina ha preparato, forgiato e guidato sagaciamente in Russia con la mente e con l’esempio i suoi reggimenti che vi guadagnarono a riconoscimento del comune eroismo medaglia d’oro al Valor Militare. Nel tragico ripiegamento del Don, dopo tredici combattimenti vittoriosi, a Nikolajewka il nemico notevolmente superiore in uomini e mezzi, fortemente sistemato su posizione vantaggiosa, deciso a non lasciar passare, resisteva ai numerosi, cruenti nostri tentativi. Intuito essere questione di vita o di morte per tutti, il Comandante nel momento critico, decisivo, si offre al gesto risolutivo. Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull’ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall’esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato. Nikolajewka (fronte russo), agosto 1942-gennaio 1943.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Di notte attaccato da un plotone nemico, con pronta e lodevole iniziativa sapeva cogliere il momento opportuno per un deciso contrattacco, portando brillantemente il suo plotone contro la posizione nemica, obbligava i difensori a ripiegare in disordine uccidendone 11 e facendone 5 prigionieri. Ponte Alto, 10 giugno 1915.» — 15 ottobre 1915
Medaglia d’argento al valor militare
«Guidava con intelligenza ed ardire la sua Compagnia ed una sezione mitragliatrici all’accerchiamento di una forte posizione nemica, riuscendo nell’intento. Radunata quindi una squadra di arditi, alla testa di essa, fra mine e reticolati si lanciava risolutamente all’attacco di trinceramenti, dai quali l’avversario ancora resisteva, e lo costringeva alla resa. Maserè di Fontana Negra, 9 luglio 1916.» — 12 giugno 1917
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di una Compagnia, visto cadere il Comandante di Battaglione, con esemplare calma ed ammirabile energia, assumeva con risolutezza, nel difficile momento, il Comando del Reparto e, sprezzante del pericolo, alla testa di due Compagnie da lui incorate dall’esempio, sotto il fuoco incessante ed intenso delle artiglierie e le raffiche furiose di mitragliatrici nemiche le trascinava alla conquista di una ben munita posizione. Respingeva poi nella stessa giornata e in quella successiva violenti contrattacchi e rafforzava con prontezza la linea raggiunta mantenendola saldamente in nostro possesso. Costone Roccioso di Mesniac (Bainsizza), 21 dicembre 1917.» — 6 febbraio 1920
Cavalieri dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 27 marzo 1933
Croce di guerra al valor militare
1 luglio 1918
Croce di guerra al valor militare
5-13 gennaio 1920
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia al valore (Serbia)
Arc. G3:Faldella Emilio in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (Maggiora 15 marzo 1897 – Torino 9 settembre 1975). Di antica famiglia del Monferrato, nel 1914 entrò nella Accademia Militare di Modena e nel maggio 1915 venne nominato Sottotenente e destinato al 3º Reggimento Alpini. Combatté sul Monte Nero, a Santa Maria di Tolmino, sul Vodil e sul Mrzli, sul Kukla (conca di Plezzo), nell’intera battaglia difensiva del Trentino. Per l’esfiltrazione dal Monte Biserto (Val Terragnolo) venne decorato nell’ottobre 1916 con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Partecipò quindi a tutte le operazioni nella zona del Pasubio, al Monte Corno Battisti di Vallarsa e sul Coni Zugna. Dal luglio 1917 seguì le sorti del Generale Guido Liuzzi in quasi tutti i suoi comandi. Quale Aiutante Maggiore del 1º Gruppo Alpino partecipò alle battaglie del Piave e di Vittorio Veneto. Dopo il conflitto frequentò la Scuola di Guerra e venne trasferito allo Stato Maggiore col grado di Capitano. Nel 1928 fu promosso Maggiore e nominato comandante del Battaglione Dronero del 2º Reggimento Alpini. Nel giugno 1930 veNne destinato al Servizio Informazioni Militare: dal luglio 1930 al giugno 1935 fu in Spagna con l’incarico di copertura di console a Barcellona; nel gennaio 1935 venne promosso Tenente Colonnello; dal luglio 1935 all’agosto 1936 fu capo della sezione speciale Africa Orientale (AO). In questo periodo si occupò dell’affare Jacir Bey. Con l’inizio della guerra di Spagna, dal 28 agosto 1936 fu inviato al quartier generale dal generalissimo Francisco Franco, come “osservatore” e ufficiale di collegamento. Assunse poi il comando del “Raggruppamento carri-artiglieria” (due compagnie carri e sei batterie di artiglieria autotrasportate) nel corso della prima battaglia di Madrid (ottobre-novembre 1936). Dal dicembre 1936, con l’arrivo più massiccio di aiuti militari italiani in Spagna, fu nominato Capo di Stato Maggiore del Corpo Truppe Volontarie (in assenza del comandante Roatta, in Italia per conferire, prepara la battaglia per la conquista di Malaga). Nel febbraio 1937 sostituì ancora Roatta, ferito nei combattimenti di Malaga, finché non venne conquistata. Dopo la battaglia di Guadalajara, Roatta venne avvicendato con il Generale Ettore Bastico e Faldella con il Colonnello Gastone Gambara. Faldella assunse quindi il comando del 5º Reggimento Fanteria Legionaria: con questo incarico partecipò alla conquista di Bilbao ed alla battaglia di Santander (giugno – agosto 1937), ottenendo la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel dicembre 1937 terminò il suo periodo al SIM e venne trasferito all’Ufficio Addestramento dello Stato Maggiore dell’Esercito. Nel 1939 fu promosso Colonnello e divenne comandante del 3º Reggimento Alpini nel quale ebbe alle sue dipendenze il Cappellano Militare Secondo Pollo. Con il reggimento combatté nel 1940 sul fronte occidentale. Dall’agosto 1941 al maggio 1943 fu al comando dell’Ufficio Addestramento dello Stato Maggiore. Successivamente fu Capo di Stato Maggiore della 6ª Armata e delle Forze Armate della Sicilia (sotto il comando del Generale Alfredo Guzzoni). Generale di Brigata il 1º luglio 1943. L’8 settembre i pochi resti ed il comando della 6ª Armata sopravvissuti allo sbarco in Sicilia furono messi a riposo. Dopo l’armistizio, per ordine del Generale Antonio Sorice, ministro della Guerra, Faldella tornò all’attività di intelligence. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana dove venne nominato Intendente generale delle forze armate, ma al contempo assunse il comando di una vasta ed efficiente rete clandestina operante in Venezia Giulia a favore del Regno del Sud. Tradito, fu arrestato il 16 maggio 1944. Venne liberato grazie all’intercessione del Maresciallo Rodolfo Graziani e visse nei mesi successivi a Milano in una curiosa situazione di semiclandestinità. Il 26 aprile 1945 per ordine di Raffaele Cadorna assunse il comando della piazza di Milano. Collocato a riposo a domanda dal 22 gennaio 1946, si dedicò successivamente ad attività sociali ed allo studio delle discipline militari, con particolare riguardo alla dimensione addestrativa. Il 27 marzo 1951 venne promosso Generale di Divisione e il 20 ottobre 1969 a titolo onorifico Generale di Corpo d’armata. Fotografia formato 22,4 x 17,4. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
21 maggio 1941
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
7 agosto 1938
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia di argento al valor militare
Monte Biserto, ottobre 1916
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 2552: Isasca Carlo in uniforme da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (Saluzzo, 5 agosto 1890 – Yugoslavia 1945). Allievo alla Scuola Militare nel 1910, divenne Sottotenente nel 74° Reggimento Fanteria il 12 novembre 1911 per poi essere promosso Tenente il 12 novembre 1914. Capitano nel 20° Reggimento Fanteria il 12 settembre 1915 prese parte alla guerra contro l’Austria. Il 9 agosto 1917 venne trasferito al 74° Reggimento Fanteria e il 28 luglio 1918 ottenne il grado di Maggiore presso il Deposito di Fanteria di Firenze per poi passare prima al 9° e poi al 91° Reggimento Fanteria. Il 2 novembre 1921 fu presso il Distretto Militare di Vercelli e nel 1923 venne trasferito nel 34° Reggimento Fanteria. Capo del Centro di Educazione Fisica della Divisione Cuneo il 10 aprile 1925, passò poi al Distretto Militare di Novara. Promosso Tenente Colonnello nel 34° Reggimento Fanteria 11 marzo e poi per anzianità il 2 febbraio 1928, venne trasferito al Distretto Militare di Cuneo il 10 aprile 1932 per poi essere trasferito al 13° Reggimento Fanteria e successivamente al 90° Reggimento Fanteria come Aiutante di Campo della Brigata Superga l’8 novembre 1936. Promosso Colonnello il 25 settembre 1937 e per anzianità il 1° settembre 1937, fu comandante il 24° Reggimento Fanteria dal 15 ottobre 1937. Fu Ispettore del 1° Corpo d’Armata il 15 dicembre 1940 e venne promosso Generale di Brigata il 15 aprile 1942, per anzianità il 25 gennaio 1942 e destinato al Comando di Zona di Alessandria per Incarichi Speciali. Comandante la Divisione Venezia il 20 maggio 1942 venne destinato al fronte yugoslavo e nel settembre del 1943 in seguito all’armistizio si unì ai partigiano Cetnici. Catturato dai partigiani di Tito venne fucilato nel 1945. Fotografia formato 12,4 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1629: Mazzarelli Francesco in uniforme da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (20 settembre 1890 – 19..). Sottotenente nell’81° Reggimento Fanteria il 17 settembre 1910, venne promosso Tenente e trasferito nella legione di Napoli dei Carabinieri. Capitano il 14 giugno 1917 venne in seguito promosso Maggiore e il 2 gennaio 1930 Tenente Colonnello a Disposizione della Legione di Roma presso il Tribunale Speciale. Nel 1934 venne trasferito alla Legione di Bolzano e il 22 marzo 1937 gli venne affidato il comando della Legione di Ancona. Trasferito al comando della Legione di Firenze il 5 novembre 1937, venne promosso Colonnello il 1° gennaio 1938. Passò poi al comando del 75° Reggimento Fanteria e il 22 giugno 1942 venne promosso Generale di Brigata Comandante la 4^ Brigata CC.RR. A disposizione del 7° Corpo d’Armata nel 1943, fu comandante dei Carabinieri dell’11^ Armata il 1° giugno 1943. Catturato dai nazisti il 18 settembre 1943 venne trasferito in Germania e nel 1945, al rientro in Italia, fu comandante della Divisione Napoli. Fotografia formato 17,2 x 12. Fotografo: Tocchi – Firenze.
Arc. 2092: Zanardi Lamberti Siro in uniforme da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (9 dicembre 1888 – 19..). Allievo all’Accademia Militare, ne uscì Sottotenente di Artiglieria il 12 agosto 1911 per poi essere promosso Tenente nel 17° Reggimento Artiglieria. Promosso Maggiore nel 4° Reggimento Artiglieria Pesante il 20 ottobre 1918, venne poi trasferito al 17° Reggimento Artiglieria il 29 settembre 1920. Tenente Colonnello il 16 maggio 1927, frequentò la Scuola Tiro di Artiglieria il 13 ottobre 1927 per poi passare al 5° Reggimento Artiglieria. Passato al 1° Artiglieria di Corpo d’Armata il 18 novembre 1934 venne trasferito come fuori organico alla Zona Militare di Torino presso il Distretto Militare di quella città. Con lo stesso incarico passò alla Zona Militare di Pisa presso il Distretto Militare di Grosseto. Nello stesso incarico venne promosso Colonnello il 1° febbraio 1938 e per anzianità il 1° luglio 1937 per poi venire collocato nella Riserva. Richiamato il 29 settembre 1940 fu destinato al 7° Reggimento Artiglieria per poi venire promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1942. Passato alla Difesa Antiaerea in Dalmazia il 10 maggio 1942 venne collocato nella Riserva definitivamente il 1° agosto 1942. Fotografia formato 10,5 x 7,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2371: Pellegrini Francesco in uniforme da Generale di Brigata Medico mod. 5 giugno 1940 (4 aprile 1883 – 19..). Sottotenente Medico il 10 settembre 1907, ottenne il grado di Tenente Medico nel 6° Reggimento Alpini il 10 settembre 1909. Promosso Capitano Medico nel 9° Reggimento Artiglieria da Fortezza il 5 aprile 1914, passò al grado di Maggiore nella Direzione Sanitaria di Verona il 7 ottobre 1917. Promosso Tenente Colonnello all’Ospedale Militare di Verona il 5 giugno 1926, ottenne il grado di Colonnello e e la nomina a Direttore dell’Ospedale Militare di Firenze il 1° luglio 1937. Direttore Sanitario del Corpo d’Armata di Bolzano nel 1939, venne promosso Generale di Brigata Medico il 1° gennaio 1941 presso il Comitato del Ministero delle Finanze. Fotografia 13,3 x 8,2. Fotografo: A. Mazzoni.
Arc. 3405: Saroldi Ermanno in uniforme ordinaria da Generale di Brigata settore tecnico Motoristico mod. 5 giugno 1940 (15febbraio 1888 – 197. ). Sottotenente di Complemento al Distretto di Savona, fu Effettivo al 5° Reggimento Lancieri di Novara il 5 aprile 1908 da sergente Volontario di 1 anno. Trasferito al 26° Reggimento Lancieri di Vercelli il 18 novembre 1909, venne promosso Tenente di Complemento di Cavalleria assegnato al 25° Reggimento Artiglieria 1^ Compagnia Centro Automobilistico di Torino il 31 maggio 1914. Tenente in servizio permanente effettivo nel Reggimento Lancieri di Vercelli il 7 maggio 1916 con anzianità 1° novembre 1915, passò al 13° Reggimento Cavalleria Monferrato in Aspettativa per riduzione Quadri il 1° luglio 1920 assegnato alla Direzione del Centro Automobilistico di Bologna il 2 novembre 1922. Passato all’Ufficio Superiore Tecnico Automobilistico il 29 giugno 1924, venne promosso Capitano nel 12° Reggimento Cavalleria Saluzzo il 30 giugno 1925 e assegnato all’Ispettorato Tecnico Automobilistico. Al Servizio Tecnico Automobilistico l’8 agosto 1930, fu presso l’8° Centro Automobilistico Assegnato al Ministero della Guerra (Ispettorato Materiale Automobilistico). Con tale incarico venne promosso Maggiore il 18 febbraio con anzianità 1à gennaio 1932 e Tenente Colonnello il 1° Gennaio 1938 Capo Sezione Direzione Generale della Motorizzazione. Colonnello nel 19° Reggimento Cavalleria Guide il 16 giugno con anzianità il 1° gennaio 1940 assegnato alla Direzione Centro Studi Motorizzazione. Maggior Generale Servizi Tecnici Motorizzazione il 1° gennaio 1943 fu Capo Reparto Servizi Tecnici Motorizzazione. Fu Facente Quadro il 1° luglio 1940. Fotografia formato 13,1 x 9,6. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3: Generale di Brigata in uniforme ordinaria mod. 5 giugno 1940. Fotografia formato 29,5 x 17,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3062:Generale di Brigata in uniforme ordinaria mod. 5 giugno 1940. Fotografia formato 14,4 x 10,2. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2725:Mazzarelli Francesco in uniforme da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (20 settembre 1890 – 19..). Sottotenente nell’81° Reggimento Fanteria il 17 settembre 1910, venne promosso Tenente e trasferito nella legione di Napoli dei Carabinieri. Capitano il 14 giugno 1917 venne in seguito promosso Maggiore e il 2 gennaio 1930 Tenente Colonnello a Disposizione della Legione di Roma presso il Tribunale Speciale. Nel 1934 venne trasferito alla Legione di Bolzano e il 22 marzo 1937 gli venne affidato il comando della Legione di Ancona. Trasferito al comando della Legione di Firenze il 5 novembre 1937, venne promosso Colonnello il 1° gennaio 1938. Passò poi al comando del 75° Reggimento Fanteria e il 22 giugno 1942 venne promosso Generale di Brigata Comandante la 4^ Brigata CC.RR. A disposizione del 7° Corpo d’Armata nel 1943, fu comandante dei Carabinieri dell’11^ Armata il 1° giugno 1943. Catturato dai nazisti il 18 settembre 1943 venne trasferito in Germania e nel 1945, al rientro in Italia, fu comandante della Divisione Napoli. Fotografia formato 17,2 x 12. Fotografo: Tocchi – Firenze.
Arc. G4: Borello Antonino in uniforme ordinaria con cappotto mod. 5 giugno 1940 (26 novembre 1875 – Catena, 19..). Allievo all’Accademia Militare il 2 dicembre 1897, uscì Sottotenente del Genio il 1° settembre con anzianità 6 gennaio 1898. Allievo alla Scuola di Applicazione, venne promosso Tenente del 1° Reggimento Genio Zappatori il 3 maggio 1900. Trasferito al 4° Reggimento Genio il 1° febbraio 1903, passò poi al 3° Reggimento Genio Telegrafisti il 15 luglio 1905. Alla Direzione di Verona, venne poi destinato al Regio Corpo Truppe Coloniali in Eritrea l’11 giugno 1908. Passato alla Brigata Ferrovieri il 13 ottobre 1909, fu ancora trasferito al 6° Reggimento Genio Ferrovieri il 13 agosto 1910. Capitano alla Direzione di Napoli il 2 ottobre 1910, passò alla Direzione di Roma nel Comitato Ministeriale il 15 dicembre 1910. Maggiore Capo Sezione al ministero il 1° novembre 1916, venne promosso Tenente Colonnello alla direzione di Roma il 7 ottobre 1917. Assegnato al Ministero fino al 30 giugno 1924, fu assegnato poi al Ministero alla Direzione Capo Divisione fino al 1° gennaio 1926 e passato poi di nuovo al Ministero dal 5 aprile al 1° gennaio 1925. All’Ufficio Fortificazioni di Napoli, passò al Comando del Genio di Napoli il 12 settembre 1926 fino a quando venne promosso Colonnello presso il Comando Divisione di Roma il 13 gennaio 1927. In Posizione Ausiliaria, venne promosso Generale di Brigata il 18 gennaio 1934 con anzianità 1° dicembre 1933. In Riserva il 1° gennaio 1939, venne richiamato in servizio come Comandante del Genio del Corpo d’Armata di Alessandria dal 20 giugno 1940. Comandante del Genio della Difesa Territoriale di Roma il 10 settembre 1940, passò al comando del Genio del 17° Corpo d’Armata il 1° agosto 1941. All’Ispettorato del Genio per incarichi speciali il 15 febbraio 1942, ottenne il grado di Generale di Divisione il 16 aprile con anzianità 1° gennaio 1942. Fotografia formato 30 x 22. Fotografo: 8° Reggimento Genio – Compagnia Fotocinematografisti. Autografa e datata Roma, settembre 1942.
Arc. G3: S.E.R. Monsignor Bartolomasi Angelo in abito da Ordinario Militare Effettivo con rango di Generale di Divisione (Pianezza, 30 maggio 1869 – Pianezza, 28 febbraio 1959). Sacerdote il 12 giugno 1892, divenne vescovo Ausiliario di Torino e Titolare Derbe il 24 novembre 1910. Vescovo il 15 gennaio 1911, fu Vicario Castrense dal 1° giugno 1915 al 7 dicembre 1922. Divenne Vescovo di Trieste e Capodistria il 23 aprile 1919. Bartolomasi in questo incarico difese in particolare i diritti della minoranza slava e si scontrò con la resistenza dei fascisti giuliani e degli irredentisti, che sostenevano la sottomissione della popolazione slava, aspirando al consenso popolare degli italiani. A causa delle crescenti pressioni politiche, l’11 dicembre 1922 si dimise e subentrò al defunto vescovo Giovanni Battista Rossi nella sede episcopale di Pinerolo. Il 23 aprile 1929 papa Pio XI lo nominò contemporaneamente arcivescovo titolare di Petra e vescovo castrense d’Italia. Nell’ambito di questa carica, fu anche Ispettore Centrale per l’assistenza religiosa all’Opera Nazionale Balilla. Fu Ordinario Militare Onorario d’Italia il 1° aprile 1926 e Arcivescovo Titolare di Petra Ordinario Militare Effettivo con ragno di Generale di Divisione dal 23 aprile 1929 al 28 ottobre 1944 per poi essere collocato in ritiro. Fotografia formato 23,5 x 17,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Venerando Balì cavaliere di gran croce di giustizia professo di voti solenni
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-1918
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa per cappellani della guerra italo-austriaca 1915 – 18