CASA REGNANTE BORBONE – PARMA

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Arc. 2621: S. A. R. Carlo III di Borbone-Parma (Lucca, 14 gennaio 1823 – Parma, 27 marzo 1854) Duca di Parma dal 1849 al 1854. Carlo III nacque nella Villa delle Pianore vicino Lucca, unico figlio maschio di Carlo Ludovico, Principe di Lucca (in seguito Duca di Lucca e Duca di Parma) e di sua moglie, la principessa Maria Teresa di Savoia (figlia di Vittorio Emanuele I Re di Sardegna). Al battesimo gli furono imposti i nomi di Ferdinando Carlo Vittorio Giuseppe Maria Baldassarre. Fino alla sua salita al trono come Duca di Parma nel 1849, egli fu chiamato Ferdinando Carlo o Ferdinando. In famiglia era chiamato Danduccio. Dal 13 marzo 1824 portò il titolo di Principe Ereditario di Lucca. Ferdinando Carlo trascorse gran parte dei primi dieci anni della sua vita in Germania e a Vienna. Quando aveva quattro anni, la responsabilità della sua educazione fu affidata ad un sacerdote ungherese, Zsigmond Deáki. Gli fu insegnata storia e lingua italiana da Lazzaro Papi, direttore della Biblioteca di Lucca. Imparò francese, ungherese, tedesco, inglese e spagnolo. Nel 1841 Ferdinando Carlo fu mandato a Torino per essere istruito nell’arte militare. Ricevette una commissione nell’esercito piemontese con il grado di capitano nel Reggimento Novara Cavalleria. Il 10 novembre 1845 Ferdinando Carlo sposò Luisa Maria Teresa di Francia (1819-1864), sorella maggiore del pretendente legittimista al trono di Francia, il conte di Chambord. La cerimonia ebbe luogo allo Schloss Frohsdorf, vicino a Lanzenkirchen in Austria. La coppia trascorse la luna di miele a Üchendorff e poi in Inghilterra. Ferdinando Carlo viaggiò molto. Fuori d’Italia spesso usò il titolo di marchese di Castiglione e in Italia quello di Conte di Mulazzo. Il 17 dicembre 1847 l’Imperatrice Maria Luisa morì e il padre di Ferdinando Carlo le successe come duca Carlo II di Parma. Il Ducato di Lucca fu incorporato al Granducato di Toscana e Ferdinando Carlo cessò di essere Principe Ereditario di Lucca per diventare invece Principe Ereditario di Parma. Il 19 aprile 1849 Carlo II abdicò in suo favore e Ferdinando Carlo prese possesso del ducato il 14 maggio successivo con il nome di Carlo III di Parma. Protetto dalle truppe austriache, tenne lo stato sotto legge marziale, inflisse pesanti sanzioni ai componenti dell’antico governo provvisorio e chiuse l’Università. Venne pugnalato a morte per strada il 26 marzo 1854 da un attentatore rimasto sconosciuto. Inizialmente fu incolpato il sellaio parmense Antonio Carra (mazziniano), che però venne successivamente riconosciuto innocente. Carra emigrò a Buenos Aires e da lì inviò una lettera al Governo di Parma affermando di essere il responsabile dell’omicidio. Le spoglie di Carlo III giacciono in Viareggio presso la Cappella della Macchia, mentre il suo cuore è posto in una teca nella cripta del Santuario di Santa Maria della Steccata in Parma. La storiografia più recente ha cercato di rivalutare la sua figura. Gli succedette il figlio Roberto, ancora infante, sotto la reggenza della madre, la duchessa Luisa Maria, che svolse un’azione moderata. Fotografia CDV. Fotografo: Franck – Paris. 1860 ca.

Onorificenze

Onorificenze parmensi

Gran Maestro del S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro del S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio
   
Gran Maestro dell'Ordine del Merito di San Lodovico - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine del Merito di San Lodovico
   
Gran Maestro dell'Ordine di San Giorgio al Merito Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine di San Giorgio al Merito Militare
   
immagine del nastrino non ancora presente    Medaglia dei Benemeriti del Principe e dello Stato
   
immagine del nastrino non ancora presente    Medaglia dei benemeriti della sanità pubblica
   

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro

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Arc. 620: S. A. R. Carlo III di Borbone-Parma in gran montura da Generale delle Reali Truppe Parmensi (Lucca, 14 gennaio 1823 – Parma, 27 marzo 1854) Duca di Parma dal 1849 al 1854. Fotografia formato 6,5 x 11. Fotografo: Sconosciuto. Al retro a matita” Carlo III Duca di Parma morto di colpo giusto e ben dato da un parmigiano, Viva l’Italia Unita. Parole di un criminale assoldato dal Piemonte”.

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Arc. 1577: S. A. R. Luisa Maria Teresa di Borbone-Francia ( Parigi, 21 settembre 1819 – Venezia, 1 febbraio1864 ), fu una duchessa ed in seguito reggente di Parma. Era la figlia maggiore di Carlo Ferdinando Duca di Berry (figlio di Carlo Duca d’Artois, poi re di Francia con il nome di Carlo X), e di sua moglie, la Principessa Carolina Due Sicilie, figlia di Francesco I delle Due Sicilie. Nipote di Carlo X, fratello e successore del Re di Francia Luigi XVIII, Luisa d’Artois era la prima figlia sopravvissuta di Carlo Ferdinando d’Artois ( 1778 – 1820 ), Duca di Berry e della sua giovane sposa Maria Carolina di Napoli. Il 13 febbraio 1820, suo padre Carlo Ferdinando venne assassinato uscendo dall’antica Opera di Parigi da Louvel, un oppositore al regime che sosteneva l'”estinzione della casata dei Borbone”. Luigi XVIII pensava di abolire la legge salica, a suo vantaggio, e ad un matrimonio con Ferdinando Filippo d’Orleans. Tuttavia, qualche tempo dopo, la duchessa di Berry portò avanti una nuova gravidanza e nel settembre 1820, nacque il figlio miracolato, un ragazzo che riceverà il titolo di duca di Bordeaux. Il progetto fu abbandonato: la piccola Luisa non sarà regina di Francia. Luisa venne cresciuta al palazzo dell’Eliseo e al castello di Rosny, con suo fratello Enrico d’Artois. Nel luglio 1830, in seguito alla rivoluzione, suo nonno Carlo X fu esiliato dalla Francia e il Duca d’Orleans divenne re dei francesi. Nel 1832, dopo un vano tentativo di sollevare la Vandea, che era rimasta legittimista, la duchessa di Berry fu arrestata a Nantes, poi imprigionata alla cittadella di Blaye, dove mise al mondo un figlio illegittimo. Il re Luigi Filippo fece dare una grande pubblicità all’evento che disonorò la nuora del re deposto e madre del futuro pretendente. Nel 1845, all’età di 26 anni, Luisa non presentava alcun vantaggio politico, ma fu maritata a suo cugino, il futuro duca Carlo III di Parma. All’epoca, i ducati di Parma e Piacenza erano stati rimessi in vigore alla vedova di Napoleone I, l’Imperatrice Maria Luisa, dal Congresso di Vienna e il padre di Carlo regnava sul minuscolo Ducato di Lucca. Dopo la morte di Maria Luisa d’Austria, due anni dopo, i Borbone Parma ritrovarono i loro ducati, ma il suocero di Luisa, il duca Carlo II di Parma, dovette abdicare di fronte alla pressione popolare. Il marito di Luisa salì dunque al trono nel 1849, ma fu assassinato cinque anni dopo. Luisa divenne reggente per suo figlio Roberto I di Parma. Nel 1859, la famiglia ducale fu scacciata dagli eserciti del re Vittorio Emanuele II. Dopo un plebiscito, i ducati di Parma e Piacenza furono uniti al nuovo Regno d’Italia. In una nota ufficiale, Luisa protestò e affermò che il plebiscito era stato truccato. Morì in esilio a Venezia cinque anni dopo. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto 1860 ca.

Onorificenze

Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria    Dama dell’Ordine della regina Maria Luisa

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Arc. 1559: S. A. R. Luisa Maria Teresa di Francia Duchessa e Reggente di Parma. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

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Arc. 2178: S. A. R. Luisa Maria Teresa di Francia Duchessa e Reggente di Parma. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

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Arc. 1333: S. A. R. Luisa Maria Teresa di Francia Duchessa e Reggente di Parma. Fotografia CDV. Fotografo: Angerer – Wien. 

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Arc. 1060: S. A. R. Luisa Maria Teresa di Francia Duchessa e Reggente di Parma. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

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Arc. 1953: S. A. R. Luisa Maria Teresa di Francia Duchessa e Reggente di Parma. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

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Arc. 442: S. A. R. Luisa Maria Teresa di Francia Duchessa e Reggente di Parma. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

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Arc. 1675: Famiglia Ducale di Parma. Da sinistra Roberto I Duca di Parma, Luisa Maria Reggente del ducato, Principessa Margherita, Enrico Conte di Bardi e la Principessa Alice. Fotografia CDV. Fotografo: J. Keller – Zurigo. Foto scattata durante l’esilio. Datata 1860.

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Arc. G4: Da sinistra: Maria Teresa d’Asburgo-Este, Enrico di Borbone-Francia, Enrico di Borbone-Parma conte di Bardi. Roberto I Duca di Parma, Luisa Maria di Francia Reggente del Ducato di Parma e Margherita di Borbone-Parma. Fotografia formato 32,2 x 23,8. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. 1596: Luisa Maria di Francia Reggente del ducato, Roberto I Duca di Parma e Enrico Conte di Bardi. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. Foto scattata durante l’esilio. 1860 ca.

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Arc. 2178: S. A. R. Roberto I di Borbone-Parma ( Firenze, 9 luglio 1848 – Viareggio, 16 novembre 1907 ) è stato duca minorenne di Parma dal 1854 fino all’annessione del suo Ducato da parte del Regno di Sardegna nel 1859; in seguito fu solo pretendente al trono. Nato a Firenze, Roberto era figlio di Carlo III e Luisa Maria di Borbone-Francia, figlia di Carlo Duca di Berry, figlio a sua volta di Carlo X di Francia. Egli succedette al padre sul trono del ducato nel 1854, dopo il suo assassini. Aveva solo sei anni, quindi regnò sotto tutela della madre reggente Luisa Maria, sorella del conte di Chambord. La duchessa congedò alcuni fra i più reazionari collaboratori del marito, ma venne sorpresa dai moti mazziniani del luglio 1854 e ripiegò su una politica duramente repressiva, che continuò sino alla Seconda guerra d’Indipendenza. Roberto venne deposto nel 1859, ad undici anni, quando, allo scoppio della Seconda guerra d’indipendenza la madre preferì espatriare nel Lombardo-Veneto, in attesa dell’esito della guerra. Dopo l’Armistizio di Villafranca, ed in seguito a un plebiscito celebrato nel 1860, tutto il ducato, assieme a Modena e alla Toscana, fu annesso al Regno di Sardegna, a formare il maggior corpo del Regno d’Italia. Malgrado la perdita del trono, Roberto e la sua famiglia beneficiarono di un considerevole patrimonio, viaggiando con treni privati di più di una dozzina di carrozze dal proprio castello a Schwarzau am Steinfeld vicino a Vienna, fino a Villa delle Pianore in Toscana e al magnifico Castello di Chambord in Francia. Nel 1869, in esilio, sposò la principessa Maria Pia di Borbone – Due Sicilie ( Gaeta, 2 agosto 1849 – Biarritz, 29 settembre 1882 ) figlia del re Ferdinando II delle Due Sicilie. Maria Pia apparteneva alla deposta famiglia reale delle due Sicilie, quella dei Borbone, come anche suo marito. Dette alla luce dodici figli, prima di morire durante un parto. Dopo la morte della prima moglie, Roberto I si risposò nel 1884 con Maria Antonia di Braganza, figlia del deposto Michele del Portogallo e di Adelaide di Lowenstein-Wertheim- Rosenberg. Da lei ebbe altri dodici figli. Roberto morì a Viareggio nel 1907. Meno di quattro mesi dopo la morte del duca Roberto, il Grande Maresciallo della Corte Austriaca dichiarò sei dei figli del primo matrimonio di Roberto I legalmente incompetenti in quanto mentalmente ritardati; essi vennero affidati alla vedova, la duchessa Maria Antonia. Ciononostante, l’erede di Roberto divenne Elia, il figlio maschio più giovane del suo primo matrimonio. Alcuni dei suoi figli servirono nelle forze armate austriache, altri nell’esercito belga. Fotografia CDV. Fotografo: Franck – Paris. 1860 ca.

Onorificenze

Gran Maestro del S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro del S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio
   
Gran Maestro dell'Ordine del Merito di San Lodovico - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine del Merito di San Lodovico
   
Gran Maestro dell'Ordine di San Giorgio al Merito Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine di San Giorgio al Merito Militare
   
immagine del nastrino non ancora presente    Medaglia dei Benemeriti del Principe e dello Stato
   
immagine del nastrino non ancora presente    Medaglia dei benemeriti della sanità pubblica

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Arc. 33: S. A. R. Roberto I Duca di Parma. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 1862 ca.

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Arc. 558: S. A. R. Roberto I Duca di Parma e lo zio materno Enrico d’Artois Conte di Chambord ( Parigi, 29 settembre 1820 – Lanzenkirchen, 24 agosto 1883 ). Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Vianelli – Venezia. Datata 1865.

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Arc. 3108: S. A. R. Roberto I Duca di Parma ( Firenze, 9 luglio 1848 – Viareggio, 16 novembre 1907 ). Fotografia CDV. Fotografo: G. e L. F.lli Vianelli – Venezia. 

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Arc. 2392: S. A. R. Roberto I Duca di Parma in uniforme da generale delle Reali Truppe Parmensi (Firenze, 9 luglio 1848 – Viareggio, 16 novembre 1907) e la moglie Maria Pia di Borbone – Due Sicilie il giorno delle nozze avvenute a Roma nel 1869. Fotografia formato gabinetto 12,2 x 16,6. Fotografo: F.lli D’Alessandri – Roma. 1869.

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Arc. 2393: S. A. R. Roberto I Duca di Parma ( Firenze, 9 luglio 1848 – Viareggio, 16 novembre 1907) e la moglie Maria Pia di Borbone Due Sicilie. Fotografia formato gabinetto 9,7 x 14,1. Fotografo: Sconosciuto. 1875 ca.

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Arc. 3181: S.A.R. Roberto I Duca di Parma (Firenze, 9 luglio 1848 – Viareggio, 16 novembre 1907). Fotografia formato 19,6 x 12. Fotografo: G. Magrini – Viareggio – Rapallo. 

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Arc. G2: S.A.R. Roberto I Duca di Parma (Firenze, 9 luglio 1848 – Viareggio, 16 novembre 1907) e la famiglia ducale. Da sinistra a destra, prima fila: Immacolata, Antonia, Isabella, Roberto, Enrichetta, Luigi, Gaetano, Maria Antonia di Braganza (seconda moglie), Renato, Zita (futura imperatrice d’Austria). Da sinistra a destra, seconda fila: Francesca, Pia, Luisa, Adelaide, Teresa, Giuseppe, Saverio, Enrico, Sisto, Felice. Fotografia formato 23,8 x 17,8. Fotografo: Mangg – Rorschach. Villa Pianore (Viareggio), 1906.

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Arc. 2140: Roberto I Duca di Parma in gran montura da generale delle Reali Truppe Parmensi. Fotografia CDV da incisione. Fotografo: Sconosciuto. 1860 ca.

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Arc. 2875: Roberto I Duca di Parma e Enrico Carlo Luigi Giorgio di Borbone. Fotografia CDV. Fotografo: Angerer – Wien.

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Arc. 563: S. A. R. Enrico Carlo Luigi Giorgio di Borbone ( Parma, 12 febbraio 1851 – Mentone, 13 aprile 1905 ) fu un principe di Parma e Conte di Bardi. Era figlio del duca Carlo III di Parma e di Luisa Maria di Borbone – Francia. Sposò dapprima la principessa Maria Luisa Immacolata di Borbone – Due Sicilie, figlia del re Ferdinando II delle Due Sicilie e dell’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo. Il matrimonio venne celebrato il 25 novembre 1873 a Cannes in Francia e la sposa morì tre mesi dopo. Enrico si risposò con la principessa Aldegonda di Braganza, figlia del re Michele del Portogallo e di Adelaide di Lowenstein-Wertheim-Rosenberg il 15 ottobre 1876 a Salisburgo. Anche dalla seconda moglie non ebbe figli: Adelaide ebbe in tutto nove gravidanze ma che finirono tutte in aborti spontanei. Fu un appassionato viaggiatore: visitò l’Estremo Oriente, in particolare Sumatra, Cina e Giappone, tra il 1887 e il 1889, tornando attraverso gli Stati Uniti. L’impressionante mole di oggetti acquisiti in viaggio divenne poi di proprietà statale e fu alla base del primo museo nazionale d’arte orientale in Italia, quello di Venezia. Enrico e la seconda moglie erano proprietari del palazzo Ca’ Vendramin Calergi sul Canal Grande di Venezia in cui ospitarono il compositore Richard Wagner nel 1882 alcuni mesi prima che morisse.

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Arc. 3183: Adelgonda di Braganza (Wertheim, 10 novembre 1858 – Berna, 15 aprile 1946). Fu la quinta figlia (e quarta femmina) di Michele del Portogallo e della moglie Adelaide di Löwenstein-Wertheim-Rosenberg. Adelgonda sposò il principe Enrico di Borbone-Parma, conte di Bardi, figlio di Carlo III, duca di Parma e di sua moglie, la principessa Luisa Maria di Borbone-Francia; la cerimonia venne officiata il 15 ottobre 1876 a Salisburgo. La loro unione non produsse discendenza, anche se ella andò incontro a nove aborti. Enrico era stato sposato in precedenza con la principessa Maria Luisa Immacolata di Borbone-Due Sicilie, morta nel 1874, all’età di diciannove anni, tre mesi dopo il matrimonio. Tra il 1920 ed il 1928 Adelgonda funse da reggente per conto del nipote e pretendente michelista al trono portoghese, Duarte Nuno, duca di Braganza, che aveva solo dodici anni quando il padre Michele rinunciò alla pretese al trono in favore del figlio. All’inizio della reggenza Adelgonda venne creata Duchessa di Guimarães. Nel 1921 essa pubblicò un manifesto che sottolineava gli obiettivi della Casa di Braganza per la restaurazione della monarchia in Portogallo. Dopo la morte di Enrico, avvenuta nel 1905, Adelgonda traslocò e trascorse il resto della sua vita a Berna, in Svizzera, dove morì il 15 aprile 1946 all’età di ottantasette anni. Fotografia formato 20,6 x 10,3. Fotografo: O. Van Bosch – Frankfurt – Paris. 

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Arc. 558: S. A. R. Margherita di Borbone-Parma ( Lucca, 1 gennaio 1847 – Viareggio 29 gennaio 1893 ) fu una principessa di Lucca, di Parma e regina consorte di Spagna. Era la primogenita del duca di Parma Carlo III, e di sua moglie, Luisa Maria di Francia. Entrambi i genitori discendevano dalla Casa di Borbone. Era la nipote di Carlo X di Francia e di  Ferdinando I delle Due Sicilie. Sposò il 4 febbraio 1867 a Frohsdorf  Carlo Maria di Borbone Duca titolare di Madrid e poi pretendente carlista al trono di Spagna. Fotografia CDV. Fotografo: Franck – Paris. 1860 ca.

Onorificenze

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria    Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa

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Arc. 43: S. A. R. Margherita di Borbone-Parma ( Lucca, 1 gennaio 1847 – Viareggio 29 gennaio 1893 ). Fotografia CDV. Fotografo: Angerer – Vienna. 1860 ca.

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Arc. 3199: Alice di Borbone-Parma (Parma, 27 dicembre 1849 – Schwertberg, 16 novembre 1935). Era la secondogenita di Carlo III (1823-1854), duca di Parma, e Luisa d’Artois (1819-1864), sorella del pretendente ai troni di Francia e Navarra, Henri d’Artois, “Conte di Chambord” e nipote dell’ultimo re di Francia, Carlo X. Il 27 marzo 1854 morì Carlo di Borbone-Parma, pugnalato il giorno prima da Antonio Carrà in una strada di Parma. Lascia quattro orfani: Margherita (sette anni), Roberto I, duca di Parma (cinque anni), Alice (quattro anni) e Enrico (tre anni). La principessa Alice fu fidanzata nel gennaio 1864 con il principe sovrano del Liechtenstein Giovanni II. Tuttavia, sebbene la principessa, appena quindicenne, fosse sensibile al fascino del suo fidanzato di ventitré anni, quest’ultimo, sostenendo di appartenere alla Confederazione tedesca, ruppe il fidanzamento nel dicembre 1864. Alcuni contemporanei sostengono che la il principe, che non si sposò mai, era omosessuale. Infine, Alice di Borbone-Parma sposò al castello di Frohsdorf, l’11 gennaio 1868, il detronizzato granduca di Toscana Ferdinando IV d’Asburgo-Toscana, vedovo nel suo primo matrimonio con Anna Maria di Sassonia, dalla quale ebbe una figlia, Maria Antonietta (1858-1883), nominata principessa-badessa del capitolo delle nobili dame di Praga, canonesse secolari. Il Granduca era cugino e amico intimo dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe 1. Alice di Borbone-Parma ebbe al suo servizio nel 1885 come dama di compagnia la Beata Maria Teresa Ledochowska. Il 16 gennaio 1935 Alice di Borbone-Parma morì all’età di 85 anni nel castello di Schwertberg dove risiedeva con le sue tre figlie nubili: Margaretha, Germana e Agnès-Marie. È sepolta nel cimitero di Schwertberg. Fotografia CDV. Fotografo: Frank – Paris.

Onorificenze

Ordre de la Croix étoilée austro-hongrois    Dame nobile dell’Ordine della croce Stellata – Austria-Ungheria

Dame noble de l'ordre de la Reine Marie-Louise d'Espagne    Dame nobile dell’Ordine della Regina Maria-Luisa di Spagna

TheresiaOrder.Bavaria    Dame d’onore dell’Ordine di Teresa – Regno di Baviera

Ordre souverain militaire hospitalier de Saint-Jean de Jérusalem, de Rhodes et de Malte    Bailli di Gran croce d’onore e di devozione dell’Ordine Sovrano di Malta

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Arc. 2795: Principessa Maria delle Nevi Adelaide di Borbone – Parma ( 1885 – 1959 ). Figlia di Roberto I Duca di Parma e di Maria Antonia di Braganza. Divenne monaca benedettina nel monastero di Solesmes (Francia). Fotografia Formato gabinetto 9,7 x 14,5. Fotografo: Sconosciuto. 1895 ca.

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Arc. 1937: Carlo Ludovico di Borbone-Parma, noto anche come Carlo II di Parma (Madrid, 22 dicembre 1799 – Nizza, 16 aprile 1883), figlio di Ludovico di Borbone – Parma (1773 – 1803) e di Maria Luisa di Borbone – Spagna (1782 – 1824),  fu Re d’Etruria dal 1803 al 1807 come Ludovico II, Duca di Lucca come Carlo I per volontà del Congresso di Vienna dal 1824 al 1847, ed infine Duca di Parma dal 1847 al 1849 come Carlo II. L’infanzia di Carlo fu segnata dagli avvenimenti legati alle campagne napoleoniche in Italia. Truppe francesi invasero il Ducato di Parma nel 1796. Nel 1801, per il trattato di Aranjuez, Carlo divenne principe ereditario del nuovo Regno d’Etruria, formato da ex territori del Granducato di Toscana, in quanto erede di suo padre, che Napoleone aveva fatto re d’Etruria a titolo di risarcimento per la sua rinuncia al Ducato di Parma. Il 21 aprile 1801 Carlo lasciò la Spagna con i suoi genitori. Dopo una breve visita a Parigi, si trasferì a Firenze, prendendo residenza nel Palazzo Pitti. Solo pochi mesi dopo essersi stabilito a Firenze, la famiglia reale fu richiamata in Spagna. Fu durante questo viaggio che nacque la sorella di Carlo, la principessa Maria Luisa Carlotta di Parma. Il soggiorno fu interrotto dalla morte del nonno paterno,Ferdinando, duca di Parma, rimasto titolare del ducato fino alla sua morte, il 9 ottobre 1802 quando Parma passò alla Francia, secondo i termini di un trattato che aveva firmato. Nel mese di dicembre 1802 la famiglia reale tornò quindi a Firenze, ma il padre di Carlo, re Ludovico, che soffriva di epilessia ed era spesso malato, morì qualche mese più tardi, il 27 maggio 1803. Carlo Ludovico successe al padre nel 1803, sotto la reggenza della madre Maria Luisa. Nel 1807 venne cacciato dal trono dall’esercito di Napoleone, che gli promise in cambio il trono del regno della Lusitania settentrionale (il nord del Portogallo), ma questo progetto non si realizzò mai, a causa della rottura tra Napoleone e i Borbone-Spagna nel 1808. Carlo, sua madre e la sorella cercarono rifugio in Spagna; arrivarono alla corte di Carlo IV, il 19 febbraio 1808. La Spagna era in agitazione, e meno di tre mesi dopo il loro arrivo, tutti i membri della famiglia reale spagnola furono portati in Francia su ordine di Napoleone, che diede la corona spagnola al fratello Giuseppe. Carlo lasciò la Spagna con la madre e la sorella, il 2 maggio 1808 per Bayonne e poi Compiègne, la residenza che gli era stata assegnata. A Maria Luisa era stato promesso il palazzo di Colorno a Parma e un assegno consistente, ma Napoleone non mantenne la sua parola e Carlo con la madre e la sorella furono tenuti prigionieri a Nizza. Quando sua madre cercò di fuggire, fu arrestata e rinchiusa in un convento a Roma nel mese di agosto 1811. Carlo non condivise con la madre e la sorella questo imprigionamento e per quattro anni (1811-1815) visse sotto la tutela di suo nonno in casa della famiglia reale spagnola in esilio a Roma. Nel 1820 sua madre organizzò il suo matrimonio con la principessa Maria Teresa di Savoia (1803-1879). Il matrimonio venne celebrato a Lucca il 5 settembre 1820. Carlo era un bel giovane di grande sensibilità, Maria Teresa era alta e bella; si diceva che fossero la coppia reale più bella. Dopo la caduta di Napoleone, nel 1815, la casa di Borbone non fu restaurata nel Ducato di Parma, che fu invece affidato a Maria Luigia, moglie di Napoleone. Carlo Ludovico fu compensato con il Ducato di Lucca e con la promessa di rientro nella signorìa del Ducato di Parma e Piacenza alla morte di quest’ultima. Il 13 marzo 1824, divenne Carlo I, duca di Lucca, un ducato piccolo ma ben tenuto. Carlo era inizialmente disinteressato al governo, preferendo dare libero sfogo al suo amore per i viaggi. Durante i primi anni del suo regno era sostanzialmente assente dal ducato, delegando le incombenze di governo al suo Primo Ministro Ascanio Mansi. Nei primi anni del 1830 Carlo cominciò a nutrire un crescente interesse per gli affari di stato. Il suo ducato non era stato influenzato dai movimenti rivoluzionari che si ebbero in Italia centrale, nel 1831. Nel 1833, dopo un soggiorno di tre anni, Carlo tornò a Lucca e concesse un’amnistia generale. Ciò era in netto contrasto con l’atteggiamento degli altri stati italiani che optavano per la repressione e il carcere. Carlo fece una serie di riforme amministrative e finanziarie molto popolari. Fra il 1824 al 1829, furono adottate alcune misure in materia di doveri, di una certa libertà di commercio, i tagli fiscali, al catasto. Incoraggiò in particolare l’istruzione e la medicina, favorendo la creazione di scuole. Queste riforme furono attuate per iniziativa del suo ministro Mansi durante l’assenza del duca. Carlo deluse i suoi sudditi che avevano sperato per un ritorno alla costituzione del 1805 e le loro speranze dei liberali si spostarono verso il suo unico figlio ed erede. Cercò di copiare le cose che aveva visto realizzate all’estero a Lucca, indipendentemente se le condizioni del ducato fossero favorevoli. Dopo il 1833, Carlo, cronicamente a corto di soldi, non rimase all’estero molto spesso. L’economia del ducato era in declino dal 1830 e si è ulteriormente deteriorata con gli anni. Nel 1841, i dipinti della Galleria palatina vennero venduti. Il 1º settembre 1847, allarmato alla vista di una folla che richiedeva alcune riforme, firmò una serie di concessioni. Tre giorni dopo, sotto la pressione di molti cittadini, tornò a Lucca, dove fu accolto trionfalmente. Tuttavia, egli non era in grado di far fronte alla pressione e il 9 settembre partì per Modena. Da lì, emise un decreto che trasformava il consiglio di Stato in un consiglio di reggenza. Il 4 ottobre abdicò in favore del granduca di Toscana, che avrebbe in ogni caso acquisito il ducato quando Carlo fosse diventato duca di Parma, ricevendo come compenso un vitalizio annuo di 40.000 fiorini. Partì per la Sassonia mentre la sua famiglia andò a vivere a Torino sotto la protezione del re Carlo Alberto di Sardegna. Il 17 dicembre 1847, Maria Luigia d’Asburgo morì. Inizialmente fu tentato di eludere le nuove responsabilità che cadevano sulle sue spalle, ma finì per accettarle, al fine di non compromettere i diritti di suo figlio. Il 31 dicembre 1847, Carlo arrivò a Parma e prese possesso del trono dei suoi antenati, con il nome di Carlo II. Il ducato di Lucca fu incorporato nel granducato di Toscana, mentre il ducato di Parma cedette Guastalla ma acquistò dei territori in Lunigiana. Carlo II fu accolto freddamente a Parma, un paese che non conosceva bene. Gli mancava il carattere e l’acume politico per essere in grado di superare una situazione molto più complicata di quella che aveva lasciato nel ducato di Lucca. Parma era completamente governata dall’Austria e non c’era spazio per i modi semplici e liberali di Carlo. Nei suoi primi atti di governo, cercò di riorganizzare l’amministrazione centrale. Firmò un’alleanza militare con l’Austria. Pochi mesi dopo il suo arrivo, scoppiò a Parma la rivoluzione del 1848. Fu costretto a scegliere tra la soppressione della rivoluzione o la concessione di riforme. Decise per la seconda e nominò un Consiglio di Reggenza con il compito di preparare una costituzione. La sua intenzione era quella di salvare il trono per il figlio che aveva chiesto aiuto a Carlo Alberto di Savoia. Tuttavia Piacenza aveva già chiesto di aderire al Piemonte e Carlo Alberto voleva l’annessione. Durante la Prima guerra d’indipendenza italiana l’esercito austriaco sconfisse le truppe di Carlo Alberto costringendolo a firmare l’armistizio di Salasco il 9 agosto 1848. Nel mese di aprile 1849, le truppe austriache guidate da Radetzky occuparono Parma e Piacenza. Il 9 aprile il Consiglio di Reggenza venne trasformato in un governo provvisorio. Solo due anni dopo aver riconquistato il trono dei suoi avi, Carlo II fu costretto a fuggire dall’Italia trovando rifugio nel castello di Weisstropp, in Sassonia. Il 19 aprile 1849, Carlo abdicò formalmente in favore del figlio. Dopo la sua abdicazione assunse il titolo di “Barone di Villafranca”. Viveva come un uomo privato, dedicava il tempo ai suoi hobby alternando i suoi soggiorni tra Parigi e Nizza e il castello di Weisstropp in Sassonia. Sempre a corto di denaro, fu costretto a vendere nel 1851 la sua proprietà austriaca di Urschendorff al suo amico Thomas Ward per 150.000 corone. Il suo unico figlio, Carlo III, duca di Parma, fu assassinato il 27 marzo 1854. Nello stesso anno Carlo si trasferì a Parigi. Nel 1855 visitò la tomba di suo figlio a Viareggio e vide sua moglie. Suo nipote, Roberto I, duca di Parma, in carica a Parma sotto la reggenza della madre, perse il trono nel marzo 1860 nel corso dell’unificazione italiana. Carlo, a differenza di altri monarchi detronizzati, accolse favorevolmente l’unità d’Italia come uno sviluppo positivo. Egli aveva volontariamente ceduto il ducato di Lucca e non aveva alcun attaccamento per Parma, dove il suo regno fu breve e amaro. Sua moglie, Maria Teresa, morì il 16 luglio 1879. Carlo era a Vienna in quel momento e solo nel mese di novembre venne a rendere omaggio alle sue spoglie. Carlo sopravvisse a sua moglie tre anni. Morì a Nizza il 16 aprile 1883, all’età di 83 anni. Fotografia CDV. Fotografo: Disderi & C.ie – Paris. 1865 ca.

Onorificenze

Onorificenze parmensi

Gran Maestro del S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro del S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio
   
Gran Maestro dell'Ordine del Merito di San Lodovico - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine del Merito di San Lodovico
   
Gran Maestro dell'Ordine di San Giorgio al Merito Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Maestro dell’Ordine di San Giorgio al Merito Militare
   
immagine del nastrino non ancora presente    Medaglia dei Benemeriti del Principe e dello Stato
   
immagine del nastrino non ancora presente    Medaglia dei benemeriti della sanità pubblica
   

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro
   
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
     1820
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna)
   
Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Insigne e Reale Ordine di San Gennaro
   
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria
   
Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria    Balì di Gran Croce d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
   

 

Arc. 3439: Carlo Lodovico di Borbone – Parma. (Madrid, 22 dicembre 1799 – Nizza, 16 aprile 1883). Fotografia CDv. Fotografo: Ferret – Nice. 

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Arc. 3107: Carlo Lodovico di Borbone – Parma. (Madrid, 22 dicembre 1799 – Nizza, 16 aprile 1883). Fotografia CDv. Fotografo: Guidi – Firenze. 

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Arc. 544: Carlo Lodovico di Borbone – Parma. (Madrid, 22 dicembre 1799 – Nizza, 16 aprile 1883). Fotografia CDV. Fotografo: A. Pacelli – Nice. 1870. ca.

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Arc. 2087: Clementina Lucchesi Palli (19 novembre 1835 – 22 marzo 1925). Figlia di Ettore Lucchesi Palli Duca della Grazia e Carolina Fernanda di Borbone – Due Sicilie. Carolina Fernanda in prime nozze aveva sposato Carlo Ferdinando Duca di Berry ed erano i genitori di Luisa Maria Duchessa di Parma. Clementina e Luisa Maria erano quindi sorellastre. Carolina Fernanda, dopo la prematura morte del marito, aveva sposato segretamente Ettore Lucchesi Palli Duca della Grazia. Essendo una principessa di sangue reale il fatto suscitò all’epoca uno scandalo internazionale tanto che il Re Carlo X di Francia, suo suocero, non la volle più riconoscere principessa reale di Francia. Clementina sposò il Conte Camillo Zileri dal Verme degli Obizzi (1830-1896), nobile parmigiano e Guardia del Corpo di Roberto I. Fotografia formato gabinetto 10,9 x 16,5. Fotografo: F.lli Vianelli – Venezia. 1875 ca.

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Arc. 2001: Conte Camillo Zileri Dal Verme degli Obizzi, nobile parmigiano, marito di Clementina Lucchesi Palli e di fatto cognato della Duchessa Luisa Maria. Fu Guardia del Corpo del Duca Roberto I di Borbone – Parma. Fotografia formato gabinetto 10,7 x 16,6. Fotografo: F.lli Vianelli – Venezia. 1875 ca.

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Arc. 2932: Conte Camillo Zileri Dal Verme degli Obizzi, la moglie Clementina e i figli Enrico, Roberto, Graziella, Luchino e Alessandro. Fotografia CDV. Fotografo: Photografie Parisienne – Graz.

PARTITO NAZIONALE FASCITA – MILIZIA

Arc. 1633: Benito Mussolini in uniforme ordinaria da Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945). Fu il fondatore del fascismo ed il primo tra i dittatori fascisti dell’Europa novecentesca. Tenne la carica di presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943; dal settembre 1943 al 25 aprile 1945 fu a capo della Repubblica Sociale Italiana. Nato da una famiglia di umili origini, divenne esponente di spicco del Partito Socialista Italiano. Nel 1912 fu nominato direttore dell’Avanti!, organo ufficiale del partito. Convinto anti-interventista negli anni della guerra italo-turca e in quelli precedenti la prima guerra mondiale, nell’ottobre del 1914 cambiò radicalmente fronte. Trovatosi in netto contrasto con la linea neutralista del Partito socialista, si dimise dalla direzione dell’Avanti! e fondò Il Popolo d’Italia, quotidiano schierato su posizioni interventiste, venendo quindi espulso dal partito. Nel contesto di forte instabilità politica e sociale successivo alla Grande Guerra, fondò i Fasci italiani di combattimento (1919), poi divenuti nel 1921 Partito Nazionale Fascista, con cui si presentò al Paese con un programma politico nazionalista e radicale. Forzando la mano alle istituzioni, con l’aiuto di atti di squadrismo e d’intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre 1922 nella marcia su Roma, il 30 ottobre Mussolini ottenne da re Vittorio Emanuele III l’incarico di costituire il Governo. Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, nel gennaio 1925 assunse poteri dittatoriali, instaurando un regime totalitario. Risolse così con forza la crisi provocata dall’assassinio di Giacomo Matteotti. Dal dicembre dello stesso anno acquisì il titolo di Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato. Negli anni successivi consolidò il regime, affermando la supremazia del potere esecutivo, trasformando il sistema amministrativo e inquadrando le masse nelle organizzazioni di partito. L’11 febbraio 1929 stipulò i Patti Lateranensi con la Santa Sede. Per quanto concerne la politica coloniale, Mussolini portò a termine la cosiddetta “pacificazione” della Libia (1922-1932) e intraprese poi la conquista dell’Etiopia (1935-1936), violando il diritto internazionale con l’utilizzo di armi chimiche e causando sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni. Dopo la guerra d’Etiopia, aggiunse al titolo di duce quello di “Fondatore dell’Impero”; il 30 marzo 1938 divenne Primo maresciallo dell’Impero. In politica estera sostenne e finanziò i movimenti fascisti, arrivando ad appoggiare militarmente i franchisti nella guerra civile spagnola (1936-1939). Si avvicinò alla Germania nazionalsocialista di Adolf Hitler, con il quale stabilì l’Asse Roma-Berlino nel 1936 e firmò il Patto d’Acciaio del 1939. È in questo periodo che furono approvate in Italia le leggi razziali. Nel 1940, ritenendo ormai prossima la vittoria della Germania, decise per l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale. In seguito alle sconfitte subite dal Regio Esercito italiano e allo sbarco in Sicilia, Mussolini fu messo in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo (con l’ordine del giorno Grandi del 24 luglio 1943), arrestato per ordine di Vittorio Emanuele (25 luglio) e, successivamente, tradotto a Campo Imperatore. Liberato dai tedeschi in seno all’Operazione Quercia e ormai in balia delle decisioni di Hitler, instaurò nell’Italia settentrionale la Repubblica Sociale Italiana, di cui fu a capo dal settembre 1943 al 25 aprile 1945. Approssimandosi la vittoria alleata, dopo aver invano cercato di trattare la resa, abbandonò Milano tentando la fuga verso la Svizzera, venendo però catturato dai partigiani a Dongo, sul lago di Como, il 27 aprile. Fu fucilato il giorno seguente insieme all’amante Claretta Petacci. Fotografia formato 13,8 x 9. Fotografo: Sconosciuto. 

Onorificenze

Onorificenze italiane

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
                    1924, radiato dall’Ordine l’8 settembre 1943
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
                    1924
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
                    1924
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine Militare di Savoia
                    7 maggio 1936 R.D. n. 177
 
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
                    Regio Decreto 4 giugno 1923.
 
Cavaliere di Gran Croce con Placca dell'Ordine della Besa - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce con Placca dell’Ordine della Besa
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Scanderbeg - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Scanderbeg
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Civile e Militare dell'Aquila Romana - classe militare (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Civile e Militare dell’Aquila Romana – classe militare                                   (Regno d’Italia)
 
 
Medaglia Commemorativa della Guerra Italo-Austriaca 1915 – 18 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Commemorativa della Guerra Italo-Austriaca 1915 – 18
 
 
Medaglia Commemorativa Italiana della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Commemorativa Italiana della Vittoria
 
 
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
 
 
Medaglia Commemorativa della Marcia su Roma in oro - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Commemorativa della Marcia su Roma in oro
 
 
Croce di Anzianità di Servizio nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce di Anzianità di Servizio nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (20 anni)
 
 
Capo e Gran Cancelliere dell'Ordine Civile e Militare dell'Aquila romana (RSI) - nastrino per uniforme ordinaria   Capo e Gran Cancelliere dell’Ordine Civile e Militare dell’Aquila romana (RSI)
                   2 marzo 1944
 
Capo e Gran Cancelliere dell'Ordine dei Santi Patroni d'Italia (RSI) - nastrino per uniforme ordinaria   Capo e Gran Cancelliere dell’Ordine dei Santi Patroni d’Italia (RSI)
                    11 febbraio 1945
 

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila bianca (Polonia)
                    1923
 
Cavaliere dell'Ordine dello Speron d'Oro (Vaticano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dello Speron d’Oro (Vaticano)
                    9 gennaio 1932
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Vaticano) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano (Vaticano)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (sub-collazione Vaticana) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme 
 
 
Balì Gran Croce di Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, detto di Rodi, detto di Malta) - nastrino per uniforme ordinaria   Balì Gran Croce di Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (Ordine di S.                                    Giovanni di Gerusalemme, detto di Rodi, detto di Malta)
                    2 aprile 1923
 
Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna)
                    25 febbraio 1924
 
Membro di I Classe (Supradipta-Manyabara-Nepal-Tara) dell'Ordine Fulgidissimo della Stella del Nepal (Nepal Taradisha) - nastrino per uniforme ordinaria   Membro di I Classe (Supradipta-Manyabara-Nepal-Tara) dell’Ordine Fulgidissimo della Stella                        del Nepal (Nepal Taradisha)
                    17 luglio 1935
 
Cavaliere di Gran Croce in oro e diamanti dell'Ordine dell'Aquila Tedesca (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce in oro e diamanti dell’Ordine dell’Aquila Tedesca (Germania)
                   25 settembre 1937
 
Gran Croce della Croce Rossa Tedesca (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce della Croce Rossa Tedesca (Germania)
                    1934
 
Gran Croce della Croce Rossa Tedesca, Classe Speciale in oro e diamanti (Germania, unico insignito) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce della Croce Rossa Tedesca, Classe Speciale in oro e diamanti 
                    1937
 
Ordine di Lāčplēsis (Lettonia) - nastrino per uniforme ordinaria   Ordine di Lāčplēsis (Lettonia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce del Molto Onorevole Ordine del Bagno (Gran Bretagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce del Molto Onorevole Ordine del Bagno (Gran Bretagna)
                    1923 (espulso nel 1940)
 
Croce della Libertà (Estonia) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce della Libertà (Estonia)
 
 
Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Croce dell’Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
                    12 gennaio 1934
 
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
 
 
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
 
 
Gran Cordone dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria   Gran Cordone dell’Ordine del Crisantemo (Giappone)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Stella di Romania (Romania)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Sigillo di Salomone (Etiopia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Sigillo di Salomone (Etiopia)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine imperiale del giogo e delle frecce (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine imperiale del giogo e delle frecce (Spagna)
                    1937
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco
                   20 luglio 1926
 

Gradi militari (onorifici)

Primo Maresciallo dell'impero - nastrino per uniforme ordinaria   Primo Maresciallo dell’impero
        2 aprile 1938
 
Primo Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Primo Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
           17 febbraio 1923
 

Arc. 2554: Bianchi Michele in uniforme da Caporale d’Onore della M.V.S.N. mod. 10 ottobre 1923 – 1° febbraio 1927 (Belmonte Calabro, 22 luglio 1883 – Roma, 3 febbraio 1930). Bianchi, dopo aver frequentato il ginnasio a San Demetrio Corone e il liceo a Cosenza, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza a Roma, dedicandosi al giornalismo ancor prima di concludere gli studi. Assunto nel 1903 come redattore dall’Avanti!, aderì al Partito Socialista Italiano (PSI), di cui fu dirigente nella Capitale, e nel 1904 prese parte al congresso del partito tenutosi a Bologna, in cui appoggiò la corrente guidata da Arturo Labriola. Nel 1905 si dimise dall’Avanti! ed assunse, dal 1º luglio e per qualche mese, la direzione di Gioventù socialista, organo della Federazione dei giovani socialisti. Dalle colonne della sua nuova testata lanciò una campagna antimilitarista che lo costrinse prima al carcere e poi al trasferimento forzato a Genova. Aveva aderito già nel 1904 al sindacalismo rivoluzionario, divenendo segretario delle Camere del Lavoro rivoluzionarie di Genova e Savona, quindi direttore di Lotta socialista (1905-1906).  Nel 1906, in appoggio ad alcune sollevazioni operaie, espresse al PSI la sua linea neutralista, che non fu accolta positivamente in maniera unanime. Trasferitosi a Savona, ebbe una parte di rilievo nelle vicende che condussero alla scissione dei sindacalisti dal Partito Socialista, avvenuta prima al congresso giovanile socialista di Bologna nell’aprile del 1907, e poi al primo congresso sindacalista tenuto a Ferrara nel luglio dello stesso anno. Dopo vari arresti e viaggi in giro per l’Italia, nel maggio del 1910 divenne direttore del giornale La Scintilla in cui lanciò l’idea, poi non accolta, di una lista unica di socialisti e sindacalisti rivoluzionari in vista delle imminenti elezioni amministrative. Messo in minoranza per “aver tradito la spontanea genuinità del sindacato”, decise, dato l’aumento del numero dei lettori, di trasformare La Scintilla da settimanale in quotidiano, da cui diresse alcune rivolte proletarie scoppiate nel 1911. Le difficoltà economiche gli imposero la soppressione del giornale, non prima però di essere nuovamente arrestato a Trieste per un articolo in cui attaccava Giovanni Giolitti e la guerra italo-turca da lui voluta. Tornato a Ferrara grazie ad un’amnistia, fondò e diresse il giornale La Battaglia, creato appositamente in vista delle elezioni politiche del 1913, alle quali si candidò senza successo. In quel tempo si spostò a Milano, dove divenne nel 1913 uno dei maggiori esponenti della locale Unione Sindacale Italiana (USI), guidata in città da Filippo Corridoni. Massone, Bianchi fu membro della Gran Loggia di Piazza del Gesù. Esattamente come Benito Mussolini, Bianchi si schierò nel 1914 su posizioni interventiste e partecipò alla scissione dell’USI del settembre 1914, con Alceste de Ambris, Edmondo Rossoni e Filippo Corridoni, da cui nacque il Fascio d’azione rivoluzionaria di cui fu segretario politico. Nel 1915 partecipò da volontario alla prima guerra mondiale, diventando sottufficiale prima di fanteria e poi di artiglieria. Conclusosi il conflitto bellico, divenne redattore capo del giornale Il Popolo d’Italia; fu sansepolcrista della prima ora (uno dei sansepolcristi facenti parte della Massoneria) e partecipò alla fondazione prima dei Fasci italiani di combattimento, di cui fu primo segretario della giunta esecutiva, e poi nel novembre 1921 del Partito Nazionale Fascista (PNF), di cui venne eletto primo segretario nazionale. Dopo aver portato al fallimento lo sciopero legalitario, portato avanti dal partito socialista in ottica antifascista, nell’ottobre del 1922 partecipò come quadrumviro alla Marcia su Roma che portò alla nomina di Benito Mussolini alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri. Il 4 novembre dello stesso anno Bianchi assunse la carica di segretario generale al Ministero dell’interno nel neonato governo guidato dal futuro Duce e per questa ragione, si dimise da segretario del partito. Dopo essersi dimesso, Bianchi restò membro del Gran consiglio del fascismo e nel maggio 1924 fu eletto deputato alla Camera nella Lista Nazionale nella circoscrizione calabra. Il 14 maggio si era dimesso dall’incarico di segretario generale agli Interni per incompatibilità. Il 31 ottobre 1925 divenne sottosegretario ai lavori pubblici e nel marzo 1928 fu nominato sottosegretario al Ministero dell’Interno. Il 12 settembre 1929 venne nominato Ministro dei lavori pubblici, incarico che resse fino alla morte nel marzo 1930. Ai lavori pubblici Bianchi promosse la realizzazione di alcune opere pubbliche in Calabria, in particolare nella sua provincia di Cosenza. È di quel periodo la fondazione del centro invernale di Camigliatello Silano, un tempo chiamato appunto Camigliatello Bianchi, così come pure alcune opere pubbliche realizzate nella città di Cosenza sotto la gestione del podestà Tommaso Arnoni (1925-1934). In Calabria divenne anche l’amante della marchesa Maria Elia De Seta, a cui diede un prezioso aiuto nell’organizzazione di eventi mondani, sociali e culturali. Era stato rieletto deputato nel 1929, ma le sue precarie condizioni di salute, fiaccate dalla tubercolosi, subirono un peggioramento tanto da portarlo alla morte a soli 47 anni. Nel 1932 venne sepolto nel monumento funebre edificato in suo onore sulla collina di Bastia davanti al suo paese natale, Belmonte Calabro. Fotografia formato 12,2 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
 
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
Medaglia Interalleata della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Interalleata della Vittoria
 
Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

Arc. 3426: Bianchi Michele in uniforme da Caporale d’Onore della M.V.S.N. mod. 10 ottobre 1923 – 1° febbraio 1927 (Belmonte Calabro, 22 luglio 1883 – Roma, 3 febbraio 1930). Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Caminada – Milano. 

Arc. 1630: Balbo Italo in uniforme ordinaria da Comandante Generale della M.V.S.N (1° febbraio 1923 – 21 novembre 1924) mod. 8 marzo 1923 – 1° febbraio 1927 (Quartesana, 6 giugno 1896 – Tobruch, 28 giugno 1940). Iscritto al Partito Nazionale Fascista dal 1920, fu prima squadrista e poi uno dei quadrumviri della marcia su Roma, diventando in seguito comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, quindi nel 1925 sottosegretario all’economia nazionale e poi alla Regia Aeronautica. Nel 1929 assunse l’incarico di ministro dell’aeronautica, veste in cui promosse e guidò diverse crociere aeree come la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile e la crociera aerea del Decennale. Fu insignito del grado di Maresciallo dell’aria. Considerato un potenziale rivale politico di Benito Mussolini a causa della grande popolarità raggiunta, Balbo fu nominato nel 1934 governatore della Libia. Allo scoppio della seconda guerra mondiale organizzò voli di guerra per catturare alcuni veicoli del Regno Unito, e proprio durante il ritorno da uno di questi voli, il 28 giugno 1940, fu abbattuto per errore dalla contraerea italiana sopra Tobruch. Fotografia formato 13,8 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Onorificenze italiane

Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
 
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al valor militare
                   «Maresciallo dell’Aria, Quadrumviro e fedele soldato del Duce nell’ora della vigilia, del                                         combattimento e della vittoria, insuperabile transvolatore di continenti e di oceani,                                               colonizzatore di masse e reggitore di terre imperiali con le armi, con le leggi e con opere di                                 romana grandezza, nel cielo di Tobruk, mentre si accingeva a scagliare oltre confine le valorose                     truppe ed i possenti stormi, concludeva con il sacrificio supremo l’eroica sua vita, nellamemoria                     delle genti eternando le gesta e le glorie della razza. Cielo di Tobruk, 28 giugno 1940.»
                   1940
 
Medaglia d'oro al valore aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al valore aeronautico
                    «Ha partecipato alla Crociera Aerea Transatlantica in qualità di pilota e comandante.»
                    Orbetello-Rio de Janeiro, 17 dicembre 1930 – 15 gennaio 1931.
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                   «Giovane animato da puri ideali, diede continue prove di grande sprezzo del pericolo e di                                   elevato entusiasmo. Comandante di un reparto di Arditi, segnava la via luminosa del dovere ai                       reparti del proprio battaglione nell’attacco di una postazione nemica strenuamente difesa da                           numerose mitragliatrici, riuscendo primo fra tutti a mettere piede nella trincea avversaria.                               Arrestato, dal fuoco micidiale del nemico, lo slancio ammirevole delle successive ondate, egli                           rimaneva solo tra morti e feriti e, fingendosi ferito a morte, riusciva più tardi con l’aiuto delle                         tenebre a raggiungere le nostre postazioni.»
                   Monte Valderoa 27 ottobre 1918
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                    «Comandante di un plotone di Arditi, incaricato di compiere uno speciale servizio di                                            esplorazione notturna in un periodo e in un terreno oltremodo insidiosi e contro un nemico                             particolarmente attivo, inorgoglito per un buon successo conseguito, dimostrò sempre grande                       coraggio personale e brillanti qualità di soldato e comandante. Spesso per assolvere il proprio                         mandato si impegnò anche contro un nemico superiore in forza, attaccandolo con tale impeto                         da rendere poi necessario l’intervento delle nostre mitragliatrici ed anche della nostra                                         artiglieria per disimpegnarlo. Specialmente lodevole fu l’azione da lui svolta nella notte del 14                         agosto, segnalata anche sul bollettino di guerra del comando supremo del 15.»
                   Dosso Casina luglio-agosto 1918
 
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valor militare
                   «Comandante di un plotone di assalto infiammato da puri ed elevati ideali, diede sempre prova                     del più grande sprezzo del pericolo nell’assolvere i numerosi e difficili incarichi assegnati al                             proprio reparto. Nell’attacco di una forte retroguardia nemica, con impetuoso coraggio affrontò                     l’avversario, scuotendone la resistenza e catturando 40 nemici, 2 mitragliatrici ed un cannone                         da trincea.»
                   Monte Valderoa-Rasai (Val di Seren) 27-31 ottobre 1918
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
 
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
 
 
Croce al merito di guerra (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra (2 concessioni)
 
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
 
 
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
 
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918
 
 
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia interalleata della vittoria
 
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
 
 
Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale
 
 
Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
 
 
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale
 
 
Medaglia d'oro al merito della Croce Rossa Italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al merito della Croce Rossa Italiana
 
 
Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale
 

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano (Santa Sede)
                    1º dicembre 1937
 
Balì Gran Croce d'Onore e Devozione (Sovrano Militare Ordine di Malta) - nastrino per uniforme ordinaria   Balì Gran Croce d’Onore e Devozione (Sovrano Militare Ordine di Malta)
                    1939
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
                    4 maggio 1933
 
Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d'America) - nastrino per uniforme ordinaria   Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d’America)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Tedesca (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Tedesca (Germania)
 
 
Distintivo combinato da pilota osservatore (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Distintivo combinato da pilota osservatore (Germania)

Arc. 1632: De Bono Emilio in uniforme ordinaria da Comandante Generale della M.V.S.N. mod. 8 marzo 1923 – 1° febbraio 1927 (Cassano d’Adda, 19 marzo 1866 – Verona, 11 gennaio 1944). Fu senatore del Regno d’Italia dalla XXVI legislatura. Membro del Partito Nazionale Fascista, fu uno dei quadrumviri della marcia su Roma. Maresciallo d’Italia e membro del Gran Consiglio del Fascismo, De Bono partecipò alla guerra italo-turca, alla prima guerra mondiale e alla guerra d’Etiopia. In quest’ultima comandò l’esercito Italiano durante le prime fasi della guerra. Nel 1943 votò a favore dell’ordine del giorno Grandi nel gran consiglio del fascismo sfiduciando Benito Mussolini. In seguito a ciò fu arrestato, giudicato colpevole di alto tradimento nel processo di Verona e fucilato l’11 gennaio 1944. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: E. Risi – Roma.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
                    3 ottobre 1937
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
                    19 giugno 1936
 
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valore militare
                    «Comandante di brigata, seppe con intelligente iniziativa assumere il comando di truppe il cui                        comandante era stato ferito, e condurre a termine brillantemente l’operazione in corso.                                      Durante tutto il periodo delle operazioni dal 6 al 17 settembre costante prova di serenità, di                                intelligente comando e valore personale, specie nel passaggio dell’Isonzo che eseguì alla testa                          dei suoi battaglioni su una passerella fortemente battuta da veemente tiro nemico e che                                      ritenevasi minata. Gorizia 6 al 16 agosto 1916.»
 
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valore militare
                    «Comandante di Corpo d’Armata, con frequenti ricognizioni fin nelle prime linee nella                                        imminenza dell’azione, con l’intervento personale durante la lunga ed aspra lotta combattutasi                      sulle posizioni del massiccio del Grappa, preparò con ogni cura i particolari della battaglia e ne                      guidò lo svolgimento nelle sue varie fasi, dimostrando doti di calma, sangue freddo e sprezzo                         del pericolo, ammirabili virtù di condottiero e di soldato, contribuendo con Intelligenza e ardire                     alla gloriosa nostra vittoria finale. Monti del Grappa, 24 ottobre- 3 novembre 1918.»
 
Grande ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
                    8 aprile 1923
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
                    14 settembre 1920
 
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
 
 
Medaglia a ricordo della campagna d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo della campagna d’Africa
 
 
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
 
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
 
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
 
Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (due anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (due anni di campagna)
 
 
medaglia ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   medaglia ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
                   28 ottobre 1922
 
Cavaliere di Gran Croce di Grazia Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce di Grazia Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
                   20 gennaio 1930
 
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
 
 
Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

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Arc. 3164: M.V.S.N.: Pietro Bolzon, detto Piero in uniforme ordinaria da Console Generale della MVSN (Genova, 24 novembre 1883 – Roma, 5 novembre 1945). Trasferito adolescente a Roma, divenne un sostenitore del socialismo; completò gli studi universitari di giurisprudenza, e nel 1904 emigrò in Svizzera, ove conobbe l’ambiente degli anarchici frequentato in quel periodo anche da Benito Mussolini. Dopo diversi altri trasferimenti, partì per l’Argentina; qui si dedicò all’attività di pubblicista e alla politica. Il 17 luglio 1911 fu iniziato in Massoneria nella Loggia di Buenos Aires Federico Capannella, dipendente dal Grande Oriente d’Italia, il 10 agosto 1915 divenne Maestro. Nel 1915 fu richiamato per la prima guerra mondiale, rimpatriò e fu assegnato alla fanteria come Tenente di complemento. Combatté nelle file del 14º Reggimento Fanteria “Pinerolo”, prima di passare alla specialità Arditi, nella quale conseguì il grado di Capitano in forza al 137° Reggimento Fanteria della Brigata “Barletta”. Nel conflitto fu ferito in più occasioni, restandone mutilato ed invalido, e venendo insignito di una Medaglia d’argento al Valor Militare, una di bronzo e della Croce di guerra al valor militare. Congedato, fu l’ideatore ed il fondatore dell’Associazione Arditi d’Italia; negli anni a venire ne sarebbe stato anche il presidente. Fu tra i fondatori dei Fasci di combattimento nel novembre 1919, e per essi fu candidato a Milano nello stesso anno. Abile nel disegno, ideò il manifesto elettorale per quelle votazioni. Pochi giorni dopo le elezioni fu tratto in arresto con imputazioni di attentato alla sicurezza dello stato e banda armata. Nel gennaio successivo fu accusato di porto abusivo d’armi. Entrato nel comitato centrale fascista, membro della direzione del Partito Nazionale Fascista, fu nominato segretario dei fasci di combattimento di Milano e detenne quella carica sino al 1921, quando, mentre usciva il suo libro Fiamma nera, fu inviato a Genova a governare l’organizzazione dei fasci locali e nel 1922 quelli di Trapani. È al comando delle forze fasciste siciliane al congresso del PNF il 24 ottobre a Napoli, pochi giorni prima della Marcia su Roma. Vice-segretario generale del Partito Nazionale Fascista dal 1922 al 1923. Nel 1923 fu inviato a Rieti come alto commissario politico del fascismo. Fu Alto Commissario del fascismo, Console generale della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale e Lugotenente Generale per meriti speciali. Nel frattempo era diventato direttore del giornale L’Ardito ed ebbe collaborazioni con Roma Futurista. Su L’Ardito disegnò anche diverse vignette satiriche di qualche eco politica. Fu eletto deputato alla Camera nel 1924 (sempre riconfermato, lo sarebbe rimasto sino al 1939, nel 1939 divenne Consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni fino al febbraio 1943. Nel 1924 fu nominato Vicepresidente della Cassa nazionale infortuni, carica che avrebbe mantenuto sino al 1933. Viene chiamato nel 1926 alla presidenza della Commissione per la riorganizzazione della Cinematografia. Dal novembre 1926 al dicembre 1928 fu sottosegretario di stato per le colonie. Il 21 gennaio 1929 fu chiamato al Consiglio di Stato, nel quale sedette fino all’11 ottobre 1944. Su proposta del presidente di quest’ultimo Ente, fu nominato Senatore del Regno il 6 febbraio 1943. In questi anni fu insignito del Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia, del Gran cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia e fu nominato Grande ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Nel 1943 rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Nel 1944 fu deferito all’Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo, che il 16 novembre ne prescrisse la decadenza dal mandato senatoriale. Fotografia formato 13,5 x 8,7. Fotografo: Caminada – Milano. 

Onorificenze

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di bronzo al valor militare
  «Per virtù di esempio e di parola, per ben tre volte, in aspro combattimento, trascinò la compagnia contro forte trinceramento. Al terzo assalto cadde gravemente ferito presso i reticolati nemici, sì da rimanere invalido di guerra.»
— Monte Zebio, 27 giugno 1916.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
  «Con tenecia e coraggio esemplari alla testa di pochi animosi, sotto inaudito bombardamento, assunse volontariamente il delicato e pericoloso incarico di rifornire di munizioni la linea che già ne scarseggiava, ravvivandone così la difesa e contribuendo così al buon successo delle operazioni.»
— Selz, 25 aprile 1916.
— Decreto Luogotenenziale 1 aprile 1919
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
  «Comandante di una compagnia inquadrata, la condusse all’assalto di una forte posizione, trascinando i dipendenti con la parola e con l’esempio e rimanendo ferito presso i reticolati nemici.»
— Monte Zebio, , 27 giugno 1916.
— Decreto Luogotenenziale 30 maggio 1919
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
 

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Arc G4: M.V.S.N.: Priolo Francesco di Paola in grande uniforme da Console Generale della M.V.S.N. mod. 1° febbraio 1927 – 16 ottobre 1929 (Siracusa, 11 febbraio 1878 – 19..). Sottotenente nell’8° Reggimento Bersaglieri il 7 settembre 1903, venne promosso Tenente il 21 settembre 1906. Capitano nel 10° Reggimento Bersaglieri il 30 giugno 1914, ottenne il grado di Maggiore il 1° aprile 1917. In Posizione Ausiliaria Speciale nel 1920, venne promosso Tenente Colonnello in attesa riduzione quadri nel 1925. Colonnello il 7 dicembre 1929, fu promosso Generale di Brigata in Riserva il 1° luglio 1937. Console della M.V.S.N. il 1° febbraio 1923, fu Comandante della 171^ Legione Vespri a Palermo per poi essere promosso Console Generale Comandante il 61° Gruppo Legioni di Palermo, Caltanissetta e Trapani il 28 luglio 1923. Comandante della 14^ Zona dei Carabinieri Reali in Sicilia nel 1925, passò al comando della 5^ Zona del Veneto nel 1927. Luogotenente Generale nel 1929, fu Comandante del Raggruppamento CC.NN. in Sicilia nello stesso anno. Ispettore Armi e Munizioni presso il Comando Generale nel 1933, gli venne conferito il comando del Reparto Personale Disciplinare  e Colonie presso il Comando Generale nel 1936. Fotografia formato 16,8 x 13,5. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 2101: Cassinis Giuseppe in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V.S.N. mod. 8 marzo 1923 – 1° febbraio 1927 (Vicenza 24 settembre 1860 – 1931). Fotografia formato 13,6 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. 2100: Cassinis Giuseppe in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V.S.N. mod. 8 marzo 1923 – 1o ottobre 1923 (Vicenza 24 settembre 1860 – 1931). Fotografia formato 13,6 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.

 

Arc. 3462: Asclepia Gandolfo, talvolta anche Asclepiade in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V.S.N. (Imperia, 22 luglio 1864 – Roma, 31 agosto 1925). Sposato con Maria Martini nel 1894, era rimasto vedovo l’anno seguente, e nel 1905 si risposò con Teresa Manfredi. Massone, fece parte della loggia “Giuseppe Mazzini” di San Remo, “ma se ne era dimesso perché essa era così repubblicana da rendere impossibile la presenza di militari”. Uscì dall’Accademia militare di Modena nel 1885 come Sottotenente. Capitano dei bersaglieri nel 1898, e nel 1907 fu, come comandante del 1º battaglione bersaglieri ciclisti, tra i promotori della specialità. Allo scoppio della prima guerra mondiale, da Tenente Colonnello fu posto al comando del 10º Reggimento Fanteria. Nel 1916 ottenne la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a Maggiore Generale con il comando della Brigata Pisa. Nel 1917 comandò la 31ª Divisione. Nel giugno 1918 fu promosso Tenente Generale e comandante dell’VIII Corpo d’Armata. A Fiume nel settembre 1919 si rifiutò di far sparare dalle sue truppe ai legionari di D’Annunzio durante la marcia di Ronchi. Per questo dal governo Nitti nel 1920 fu posto in ausiliaria. Nel 1921 aderì al partito nazionale fascista. Presso la sua residenza, a Oneglia, fu redatto, insieme a Italo Balbo, Dino Perrone Compagni ed a Ulisse Igliori, il primo regolamento delle camicie nere. Membro del Gran consiglio del fascismo, fu nominato da Mussolini nel gennaio 1923 prefetto di Cagliari e nel maggio 1924, rientrato nei ranghi dell’esercito, fu nominato Generale di Corpo d’Armata. Il dittatore intendeva avvalersi della sua esperienza per estendere in Sardegna i consensi del Partito nazionale fascista, attingendo negli ex combattenti che avevano intanto formato il Partito Sardo d’Azione. Gandolfo riuscì nell’intento tanto che, nelle elezioni dell’aprile 1924, il “listone” ottenne nel capoluogo sardo il 61% dei consensi. Dopo il delitto Matteotti e le successive dimissioni del Generale Emilio De Bono dalla carica di comandante della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, il 30 novembre 1924 Mussolini chiamò a sostituirlo lo stesso Gandolfo. Nei nove mesi in cui restò in carica, Gandolfo non fece tuttavia in tempo a incidere significativamente sulla riorganizzazione della Milizia: morì infatti a Roma il 31 agosto 1925, a 61 anni, per un improvviso aggravamento dei postumi delle lesioni che aveva subito durante la Grande Guerra. Qualche mese prima di morire, più precisamente l’8 febbraio, era stato nominato motu proprio da Vittorio Emanuele III grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Fotografia 14 x 9. Fotografo: T. Locchi – Firenze. 

Onorificenze

Grand'Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
                    8 febbraio 1925
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
                    1919
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
                    1919
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al Valor Militare
                    1916
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Argento al Valor Militare
                    1916
Medaglia commemorativa delle campagne di Libia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne di Libia
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
 
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
 
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia interalleata della vittoria

 

Arc. G4: Gagliani Francesco in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V. S.N. mod. 8 marzo 1923 – 1o ottobre 1923 (Racconigi, 18 luglio 1862 – Roma, 1935). Allievo al Collegio Militare di Napoli nel 1876, fu alla Scuola Militare il 9 ottobre 1879. Sottotenente nel 31° Reggimento Fanteria il 24 aprile 1881. Tenente il 19 luglio 1883, partecipò alle campagne d’Africa del 1887 – 1888 e venne promosso Capitano nel 55° Reggimento Fanteria il 2 novembre 1890. Maggiore nell’81° Reggimento Fanteria il 29 settembre 1904, venne promosso Tenente Colonnello nel 3° Reggimento Fanteria il 31 marzo 1910. Colonnello Comandante del 78° Reggimento Fanteria nel 1914 e con esso entrò in guerra nel 1915 divenendo poco dopo Maggior Generale Comandante della Brigata Toscana l’11 ottobre 1915 con la quale al Sabotino rimase ferito e si meritò la Medaglia d’Argento al Valor Militare, e al Veliki e al Faiti venne decorato della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Comandante della 45^ Divisione dal 10 marzo al 31 ottobre 1917 e sul Carso ebbe la Commenda dell’Ordine Militare di Savoia e la promozione a Tenente Generale per merito di Guerra il 27 settembre 1917. Comandante della 7^ Divisione il 21 febbraio 1918, passò poi al comando della 10^ Divisione il 26 marzo 1918 e della Divisione di Salerno l’11 febbraio 1919. In Posizione Ausiliaria Speciale nel 1922, venne promosso Generale di corpo d’Armata in Riserva il 18 luglio 1931. Fu Luogotenente Generale della M.V. S.N. comandante della 12^ Zona di Napoli fino al 1929. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Cav. P. De Angelis – Napoli. Autografa e datata Napoli 1° settembre 1930. 

Arc. 2801: Renzo Montagna in uniforme da Console Generale Comandante il 6° Gruppo D’Assalto Battaglioni CC. NN in Africa “Montagna” (Santa Giuletta, 13 marzo 1894 – Voghera, 6 luglio 1978). Militare di carriera partecipa alla prima guerra mondiale con il grado di Sottotenente, venendo decorato con due medaglie d’argento al valor militare. Si congeda nel 1920 con il grado di Capitano di complemento e inizia l’attività nei Fasci di Combattimento fondando il fascio di Santa Giuletta. Dopo essersi fatto notare come membro delle violente milizie paramilitari squadriste, entra a far parte della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale dove compie una rapida carriera. Partecipa alla guerra d’Etiopia comandando un battaglione di Camicie Nere e conquistando l’Amba Alagi. Tra il 1942 e il 1943 fu il comandante del Raggruppamento tattico CC.NN “Montagna” (composta dalla 2ª legione da montagna “Alpina” e diversi battaglioni), che da lui prese il nome durante le operazioni della primavera 1942. In seguito il raggruppamento assunse il nome di Raggruppamento C.NN “XXI Aprile”. In seguito col suo reparto prese sede a Lubiana e rientrò in Italia poco prima del 25 luglio 1943. Arrestato dal governo Badoglio, fu liberato dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Presi accordi con i tedeschi immediatamente si attivò per ricostituire la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e il 17 settembre ne occupò il Comando generale in viale Romania che era stato abbandonato. In qualità di ufficiale più alto in grado presente a Roma subentrò a Italo Romegialli come Comandante Generale provvisorio della MVSN. Recuperati alcuni carri armati M13 o carri leggeri L Montagna li dispose a protezione degli obiettivi più sensibili come la caserma Mussolini e la sede del neocostituito Partito Fascista Repubblicano a palazzo Wedekind di cui resse anche la federazione provinciale fino all’arrivo di Alessandro Pavolini il 18 settembre. Dopo il passaggio di consegne con Pavolini nei giorni seguenti Montagna si dedicò completamente alla MVSN nell’ambito della RSI. Secondo Montagna l’esercito della RSI sarebbe dovuto nascere come estensione della MVSN, l’unica forza armata che dopo l’armistizio non si era sciolta e aveva mantenuto fede all’alleanza con i tedeschi. Invece sempre secondo Montagna la vecchia Milizia era confluita completamente nella Guardia Nazionale Repubblicana insieme ai carabinieri e alla PAI perdendo il carattere militare per quello “essenzialmente di polizia”. L’11 novembre 1943 assunse la guida del 208º Comando Militare Regionale Macerata fino all’evacuazione della regione. Nel 1944 fu nominato giudice nel processo di Verona contro i membri del Gran Consiglio che avevano votato l’ordine del giorno Grandi che aveva segnato la caduta del governo Mussolini il 25 luglio 1943. Alcuni dei giudici si batterono affinché gli imputati non fossero condannati a morte e Montagna si batté in particolare per salvare Emilio De Bono ma inutilmente quando si scontrò con Enrico Vezzalini. All’alba del 9 luglio, mentre passava la notte nella sua villa di Monteceresino dove aveva saltuaria residenza, per una licenza di convalescenza, Montagna fu soggetto ad un tentativo di sequestro da parte dei partigiani. L’attacco fu respinto dalla sua ordinanza e dal generale stesso. I partigiani ebbero un caduto. Nell’ottobre 1944 fu nominato comandante della polizia della Repubblica Sociale Italiana, carica che mantenne fino alla fine della guerra. Resosi latitante, il 29 maggio 1947 Montagna fu amnistiato dalla corte d’Assise di Como. Dopo la guerra si ritirò a vita privata e morì a Voghera il 6 luglio 1978. Fotografia formato 13,6 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
 
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Ufficiale dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
 
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
 

Arc. G2: Teruzzi Attilio in grande uniforme estiva da Tenente Generale Capo di Stato Maggiore della M.V.S.N. mod. 1° febbraio 1927 – 16 ottobre 1929 (Milano, 5 maggio 1882 – Procida, 26 aprile 1950). Intraprende gli studi militari e nel 1911, in qualità di Ufficiale di carriera, partecipa alla guerra italo-turca prendendo parte con successo alla conquista di Misurata, azione che gli vale la medaglia di bronzo. Rimasto in Libia entra vittorioso a Nalut e viene ferito in battaglia nel Fezzan, guadagnandosi stavolta una medaglia d’argento. Durante la prima guerra mondiale Teruzzi viene promosso capitano e nel 1916 riceve un’altra decorazione. Fu membro della Massoneria. Nel 1920 si congeda dall’esercito per aderire al Partito Nazionale Fascista, di cui viene nominato vicesegretario nel 1921. L’anno seguente è uno degli artefici della marcia su Roma e guida verso la Capitale le squadre dell’Emilia-Romagna. Nel 1924 è eletto deputato per la prima volta e riconfermato nel 1929 e nel 1934. Sottosegretario al ministero dell’Interno dal 1925 al 1926, è Governatore della Cirenaica dal 1926 al 1928. Nel 1929 diviene Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale fino al 1935. Raggiunge il grado di Tenente generale. Nel 1937 torna al governo come sottosegretario al Ministero delle colonie. Durante la guerra civile spagnola, viene nominato da Mussolini Luogotenente generale ed Ispettore delle truppe. Nel 1939, divenuto consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, è nominato Ministro dell’Africa Italiana, succedendo a Mussolini – che aveva assunto l’interim dopo Alessandro Lessona –, fino al 25 luglio 1943. Dopo l’8 settembre del 1943 e l’armistizio di Cassibile aderisce alla Repubblica Sociale Italiana, senza avere incarichi di rilievo. Il 29 aprile 1945 la radio annunciò la fucilazione di Mussolini e di alcuni gerarchi fascisti, tra cui lo stesso Teruzzi: in realtà i partigiani avevano giustiziato un giornalista tedesco, scambiato per Teruzzi in quanto molto somigliante all’ex ministro (avevano la barba uguale). Il vero Teruzzi fu invece condannato a trent’anni di reclusione e incarcerato nel carcere dell’isola di Procida. Morì nella stessa isola, soli venti giorni dopo la sua liberazione, giunta anzitempo nel 1950. Teruzzi si sposò nel 1926 con Liliana Weinman, cantante lirica ebrea di New York. Nel 1929 lui si rivolse alla Sacra Rota per sciogliere il matrimonio celebrato in regime “misto”. La Weinman si difese davanti al tribunale ecclesiastico in una lunga battaglia e continuò a farsi chiamare “contessa Teruzzi”. Lui si innamorò poi di Yvette Blank, ebrea francese di origine rumena. Dal loro rapporto nacque la sua unica figlia, Maria Celeste, chiamata Mariceli. Da Yvette, che gestiva una pensione a Procida, Teruzzi si recò dopo la liberazione. Fotografia formato 23,5 x 18. Istituto Luce.

Onorificenze

Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
 
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
                    25 aprile 1929 R.D. n. 159
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Cavaliere di gran croce dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
 
Cavaliere del Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere del Sovrano militare ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta
 
3 Medaglie d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   3 Medaglie d’argento al valore militare
 
Medaglia di bronzo al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valore militare
 
Croce al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al valore militare
 
2 Croce al Merito di Guerra - Concessione per Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria   2 Croce al Merito di Guerra – Concessione per Valore Militare
 
5 Croci al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   5 Croci al merito di guerra
 
Croce d'argento per anzianità di servizio (25 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce d’argento per anzianità di servizio (25 anni)
 
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-1918
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca (1911 – 1912) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-turca (1911 – 1912)
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (3 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (3 anni)
 
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
 
Croce di anzianità (20 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Croce di anzianità (20 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
 
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936, ruoli combattenti) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936)
 
Medaglia commemorativa da volontario di guerra delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa da volontario di guerra delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936)
 
Medaglia Commemorativa Guerra di Spagna (1936-1939) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia Commemorativa Guerra di Spagna (1936-1939)
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma

Arc. G2: Acerbo Giacomo barone dell’Aterno in grande uniforme da Luogotenente Generale f.q. della M.V.S.N. mod. 1931 – 1935 (Loreto Aprutino, 25 luglio 1888 – Roma, 9 gennaio 1969). Il padre Olinto apparteneva a una famiglia della vecchia borghesia locale; la madre Mariannina era figlia del barone de Pasquale di Caprara d’Abruzzo (PE). Giacomo Acerbo si laureò in Scienze agrarie a Pisa nel 1912. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu a capo, insieme con il fratello Tito, di un folto gruppo di interventisti e volontari. Tito Acerbo, a cui Giacomo era molto legato, caduto in combattimento nel giugno del 1918 nelle file della Brigata “Sassari”, fu insignito di due medaglie d’argento e una d’oro al valor militare. Giacomo, invece, fu decorato con tre medaglie d’argento al valor militare e congedato con il grado di capitano. Nel 1924, Giacomo istituì la Coppa Acerbo in memoria del fratello Tito. Sempre nel 1924, fu insignito del titolo di barone dell’Aterno. Il 18 novembre 1928, a Milano, Giacomo Acerbo sposò Giuseppina Marenghi, appartenente a una delle famiglie milanesi più facoltose dell’epoca e specializzata nell’imprenditoria tessile; testimoni delle nozze furono Francesco Paolo Michetti e Gabriele D’Annunzio. Massone, Giacomo Acerbo era membro della Gran Loggia d’Italia, nella quale fu regolarizzato con il grado di Maestro il 13 dicembre 1921, nella Loggia “24 Maggio 1915” , e il 6 novembre 1922 raggiunse il 32º e il 33º grado del Rito scozzese antico ed accettato. Terminato il conflitto, Giacomo Acerbo si avviò alla carriera universitaria come assistente di discipline economiche. Contemporaneamente, promosse l’Associazione dei combattenti di Teramo e Chieti, che dopo le elezioni del 1919 si staccò dall’Associazione nazionale, e costituì il Fascio di combattimento provinciale. Eletto deputato nel 1921 con i “Blocchi Nazionali”, si pose come guida dei conservatori locali e moderatore degli eccessi squadristici. Con Giovanni Giuriati, Giuseppe Ellero e Tito Zaniboni contribuì al patto di pacificazione con i socialisti, e a novembre fu eletto nel comitato centrale del PNF. Durante la marcia su Roma tenne i contatti con il Quirinale presidiando Montecitorio, su richiesta del presidente della Camera dei deputati Enrico De Nicola, nel timore di azioni squadristiche. Accompagnò poi Mussolini a ricevere dal re l’incarico ministeriale e lo assistette nella formazione del governo, assumendo l’incarico di sottosegretario alla presidenza. Legò il suo nome alla riforma elettorale maggioritaria – la «legge Acerbo» – votata nel novembre 1923. Nuovamente deputato nel 1924, fu coinvolto marginalmente nelle inchieste sul delitto Matteotti e lasciò il sottosegretariato alla presidenza del consiglio. Fu fra i 250, chiamati a partecipare ai lavori e a firmare, il Manifesto degli Intellettuali Fascisti, voluto da Giovanni Gentile, nel 1925. Nel gennaio 1926 fu eletto vicepresidente della Camera dei deputati, carica che detenne sino al 1929. Ministro dell’agricoltura e delle foreste dal 1929 al 1935, si dedicò, tra gli altri, ai progetti di bonifica integrale e di raggiungimento dell’autosufficienza cerealicola. Contribuì con Gabriele D’Annunzio all’istituzione della provincia di Pescara nel gennaio 1927, e ricoprì la carica di Presidente Generale della Croce Rossa Italiana dal 10 febbraio 1927 al 25 aprile 1927. In ambito accademico, nel 1926 conseguì, primo in Italia, la libera docenza in Storia dell’agricoltura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma. Nel 1928 vinse il concorso per la cattedra di Economia e legislazione agraria nel Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Roma, del quale fu Rettore dal 1928 al 1934. Successivamente, divenuto l’Istituto Facoltà di Economia e Commercio, ne fu Preside fino al 28 febbraio 1943. Nel 1929 fu nominato accademico ordinario della Accademia dei Georgofili. Dal 1935 al 1943 fu presidente dell’Istituto internazionale di agricoltura. Nello stesso periodo ricoprì la carica di presidente della Reale Accademia Filarmonica Romana. Membro del Gran Consiglio del Fascismo, nel 1938 fu relatore sul disegno di legge per la trasformazione della Camera dei deputati in Camera dei fasci e delle corporazioni. Nella seduta del Gran Consiglio del 6 ottobre 1938 che trattò delle leggi razziali, prese posizione moderata (come Balbo, De Bono, Federzoni e Ciano), ma non è noto in che termini. Nel 1940 venne pubblicato il suo libro su I fondamenti della dottrina fascista della razza, ove la questione antisemita è quasi elusa e viene osteggiato il razzismo di tipo biologico, ripiegando su un nazionalismo spiritualistico. Anche in scritti posteriori Acerbo ribadì l’infondatezza delle tesi razziste in Italia. Come altri esponenti del regime, e in primis la stessa Corona, Acerbo era per nulla convinto dell’alleanza con il Terzo Reich; in particolare mise in dubbio una delle basi fondamentali del credo nazionalsocialista, scrivendo sulla mancanza di fondamento scientifico del mito della “razza ariana” (che taluni falsi scienziati contrapponevano a una parimenti inesistente “razza ebraica”). Il suo tentativo di moderare la ormai decisa posizione sulla cosiddetta “difesa della razza” lo pose in condizione di essere facile bersaglio di razzisti e antisemiti come Giovanni Preziosi o Telesio Interlandi. Quest’ultimo il 24 settembre 1938 pubblicò su Il Tevere, da lui diretto, una lettera anonima dove Acerbo era definito «il più autentico dei marrani». Durante la seconda guerra mondiale si arruolò volontario e fu assegnato allo Stato maggiore sui fronti alpino e balcanico con il grado di colonnello. Nel 1939 era stato eletto presidente della Commissione generale del Bilancio della Camera dei fasci e delle corporazioni, restando in carica fino al 6 febbraio 1943, quando fu nominato ministro delle finanze al posto di Paolo Thaon di Revel. Il 25 luglio votò l’ordine del giorno Grandi, che sostanzialmente esautorava Benito Mussolini, restituendo il comando delle forze armate al re, definendosi servo umile e assoluto di Vittorio Emanuele III. Tornato presso la propria casa di Loreto Aprutino, dopo l’8 settembre sfuggì all’arresto da parte della Polizia italiana, che per cinque membri del Gran Consiglio si trasformò nella condanna a morte emessa nel Processo di Verona dalla RSI. Per mesi si rifugiò presso i suoi contadini, dando asilo nelle proprie campagne agli aviatori alleati abbattuti in quelle zone, fino a quando fu catturato dagli Alleati e condannato dall’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo a 48 anni di reclusione, successivamente ridotti a 30. In quel periodo, amministratore dei suoi beni fu l’avvocato Pasquale Galliano Magno (già presidente del CLN, legale della famiglia Matteotti nel processo di Chieti e capolista del PCI nelle elezioni amministrative di Pescara). La cattura di Acerbo da parte di un funzionario di Pubblica sicurezza, di due agenti di P.S. e di otto partigiani, presso la sua fattoria Gallo, nella provincia di Pescara, è stata ricostruita da Vito de Luca, da un fondo della Prefettura di Pescara, conservato nell’Archivio di Stato di Pescara, in un articolo pubblicato sulla Rivista Studi Medievali e Moderni. Trasferito presso il carcere dell’isola di Procida, nel breve periodo in cui vi rimase insegnò matematica agli ergastolani presenti. Annullata la sentenza dalla Cassazione il 25 luglio 1947, fu poi riabilitato e nel 1951, in seguito a sentenza del Consiglio di Stato, fu riammesso all’insegnamento universitario. Nel 1953 e nel 1958 si candidò alle elezioni con i monarchici, ma senza successo. Nel 1962 fu decorato dal Presidente della Repubblica Antonio Segni della “medaglia d’oro per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte”. Nel 1963, in occasione del suo collocamento a riposo per limiti d’età, fu insignito all’unanimità del titolo di Professore Emerito di Economia e politica agraria dal Senato Accademico dell’Università La Sapienza di Roma. Subito dopo, tuttavia, venne richiamato in servizio in qualità di docente di Ordinamento e tecnica dei crediti speciali nel corso di specializzazione in Discipline bancarie. Appassionato e collezionista di antiche ceramiche di Castelli, nel 1957 aprì ai visitatori di tutto il mondo le porte della Galleria delle antiche ceramiche abruzzesi. Fotografia formato 23,5 x 18. Fotografo: Istituto Luce.

Arc. G: Agostini Augusto in uniforme ordinaria da Tenente Generale Comandante la Milizia Nazionale Forestale mod. 1° marzo 1935 – 1938 ( Perugia, 10 settembre 1898 – 1973). Dottore in Medicina e Agraria fu volontario nella 1^ guerra mondiale. Entrato nelle Squadre d’Azione di Perugia nel 1919, partecipò alla marcia su Roma nell’ottobre del 1922. Console Generale della M.V.S.N. FU comandante della 9^ Zona Umbria – Marche – Zara nel 1923. In Libia nel 1925, fu Vice Comandante della Milizia Forestale nel 1926. Tenente Generale il 1° marzo 1928 fu comandante della Milizia fino al 15 dicembre 1941. Durante la guerra d’Etiopia del 1935 – 36 fu comandante della Coorte Speciale Forestale e della Colonna Agostini. Comandante dei Forestali in Grecia nel 1940, venne collocato in Riserva e destinato ai Depositi dal 1939 al 1943. Fotografia formato 19,7 x 14,2. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3396: Ademollo – Lambruschini Raffaello in uniforme ordinaria da Tenente Generale della M.V.S.N. mod. 1931 – 1935 (16 maggio 1876 – 1953). Allievo Ufficiale il 18 ottobre 1895, fu Sottotenente nell’82° Reggimento Fanteria il 9 gennaio 1898. Tenente il 2 giugno 1902, fu Capitano del Regio Corpo Truppe Coloniali in Somalia il 30 settembre 1912. Maggiore nel 2° Battaglione del 62° Reggimento Fanteria dal novembre 1916 al novembre 1917, ottenne il grado di Tenente colonnello nell’82° Reggimento Fanteria il 7 ottobre 1917. In Posizione Ausiliaria il 1° ottobre 1920, fu in A.R.Q. il 1° ottobre 1925 e venne promosso Colonnello nel 1929. Generale di Brigata il 23 febbraio 1935, venne collocato in Riserva il 16 aprile 1936. Generale di Divisione il 1° luglio 1937, fu Generale di corpo d’Armata il 1° gennaio 1941. Console Generale della M.V.S.N. comandante il 30° Gruppo Legioni Siena – Grosseto – Arezzo, fu console Comandante della 2^ Legione Libica Cirenaica nell’ottobre 1924. Console generale Comandante il 17° Gruppo Legioni Ravenna – Rovigo – Faenza – Forlì – Ferrara poi Addetto al Comando del 2° Raggruppamento di Bologna. Tenente Generale nel febbraio 1931, fu comandante dei CC.NN. in Sardegna e comandante del 3° Raggruppamento di Roma nel 1933. In Africa Orientale fu Comandante del 1° Gruppo Battaglioni Eritrei nel 1936 per poi passare in Riserva nel 1937. Fotografia formato 11,3 x 7,8. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3421: Francesco Amilcare Dupanloup in uniforme ordinaria da Generale della Milizia Portuaria (Savona, 6 aprile 1897 – 25 aprile 1945). Figlio di un avvocato, si arruolò volontario nel Regio Esercito nel 1915, all’età di 28 anni. Dupanloup combatté valorosamente nella prima guerra mondiale, sul fronte italiano. Fu decorato con tre medaglie d’argento al valor militare e una medaglia di bronzo. La prima medaglia d’argento gli fu assegnata il 31 maggio 1915, per il suo coraggio durante un combattimento sul Monte Mrzlivrh. In quell’occasione, il suo plotone fu attaccato da un violento fuoco di fucileria e mitragliatrici. Dupanloup, con molta avvedutezza e coraggio, riuscì a sfondare le linee nemiche e costrinse le mitragliatrici a tacere. La seconda medaglia d’argento gli fu assegnata il 29 maggio 1916, per il suo comportamento esemplare durante un attacco nemico sul Monte Aralta. Dupanloup, nonostante fosse ferito, si mise a disposizione del comandante di battaglione per regolare il ripiegamento, rimanendo al suo posto fino a quando fu nuovamente ferito gravemente. La terza medaglia d’argento gli fu assegnata il 19-20 agosto 1917, per il suo coraggio durante due giornate di combattimento sul fronte di Gorizia. In quelle occasioni, Dupanloup partecipò a ripetuti assalti contro le posizioni nemiche, rimanendo gravemente ferito ad un braccio. Dopo la guerra, Dupanloup aderì al fascismo e fu tra i fondatori della Milizia portuaria di Savona. Nel 1922 prese parte alla marcia su Roma. Nel 1931, però, entrò in contrasto con il Partito Nazionale Fascista e fu confinato a Canelli. Dopo la caduta del fascismo, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Dupanloup morì il 25 aprile 1945, mentre veniva arrestato dai partigiani. Secondo alcuni racconti locali, si sarebbe suicidato con un colpo di pistola quando i partigiani si presentarono alla sua porta per arrestarlo. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: E. Boeri – Roma.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                    Monte Mrzlivrh 31 maggio 1915
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                    Monte Aralta 29 maggio 1916
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                    Gorizia-Sober 19-20 agosto 1917
 
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valor militare
                    Selletta Sleme-Mrzli, 14-15 agosto 1915

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Arc. 3071: M.V.S.N.: Rubino don Michelangelo in abito talare da Console Generale Cappellano della M.V.S.N. (Bari, 1869 – Ospizio Sacro Cuore di Roma 1948). Missionario Salesiano a Smirne durante la guerra italo-turca nel 1911-1912, venne poi trasferito a Trieste. Durante la prima guerra mondiale fu Cappellano Militare presso il 9° Reggimento Bersaglieri e nel 1925 Console Ispettore dei Cappellani della M.V.S.N. Dal 1938 al 20 settembre 1943 ricoprì l’incarico di Console Generale e Ispettore Capo Cappellani della M.V.S.N. del Corpo Truppe Volontarie in Spagna dal 1937 al 1939. Nell’aprile del 1930 fu Vice Ispettore dell’Opera Nazionale Balilla e Ispettore dei Cappellani dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra (poi Legione Volontari d’Italia Giulio Cesare). Fotografia formato 18 x 13. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. 3188: M.V.S.N.: Colonnello comandante Camicie Nere in Africa in uniforme da combattimento con cappotto (1935-1936). Fotografia formato 17,5 x 11,5. Fotografo: Luxardo – Roma. 

PARTITO NAZIONALE FASCISTA

Arc. G2: Alfieri Edoardo detto Dino in uniforme da Segretario del Partito Nazionale Fascista (Bologna, 8 giugno 1886 – Milano, 2 gennaio 1966). Trascorse la giovinezza a Milano, dove operò come giornalista e attivista del nazionalismo: nel dicembre del 1910 prese parte al congresso di Firenze – dominato dalla figura di Enrico Corradini – da cui scaturì l’Associazione Nazionalista Italiana e un mese dopo fu tra i fondatori della sezione meneghina del gruppo. Il 15 maggio 1915 si laureò in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Genova e dieci giorni dopo, coerentemente con il suo interventismo, presentò domanda di arruolamento volontario nell’esercito regio (in precedenza era stato riformato). Nel corso della Grande Guerra fu promosso Sottotenente (luglio 1915) e Tenente (aprile 1916), ricevendo una medaglia di bronzo (3 agosto 1916) e una d’argento (15 settembre 1917) al valor militare. Vestì la divisa grigioverde fino al 26 luglio 1919, giorno in cui venne congedato. Tornato alla vita civile, aprì uno studio legale e nel 1920 sposò Carlotta Bonomi, appartenente alla nota famiglia di immobiliaristi. Continuò inoltre a militare tra le file nazionaliste, divenendo dapprima consigliere comunale e poi assessore (1923-1924) del comune di Milano. Si dichiarò contrario alla confluenza dell’ANI nel Partito Nazionale Fascista – avvenuta nel marzo del 1923 – in quanto, a suo dire, essa avrebbe annacquato l’ideologia nazionalista. Fu comunque inserito nel Listone Mussolini, con cui venne eletto deputato alle elezioni del 1924; mantenne lo scranno parlamentare ininterrottamente fino al 2 agosto 1943. Sotto il regime fascista Alfieri ebbe vari incarichi: dapprima fu presidente dell’Istituto fascista di cultura di Milano (di cui era stato anche fondatore) e dell’Ente nazionale della cooperazione dal 1925al 1929; successivamente, dal 9 novembre 1929 al 20 luglio 1932 entrò nel governo Mussolini come sottosegretario al ministero delle Corporazioni, il cui dicastero era retto in quel periodo da Giuseppe Bottai. Nel 1932 fu direttore della Mostra della Rivoluzione Fascista, che aveva ideato come direttore dell’Istituto fascista di cultura di Milano. Il 15 gennaio 1933 fu nominato presidente della Società italiana degli autori ed editori, incarico che mantenne fino al 1936. Il 22 agosto 1935 tornò al governo come sottosegretario del neocostituito ministero della Stampa e Propaganda, che di fatto resse personalmente nei giorni della guerra d’Etiopia essendo Galeazzo Ciano al fronte: questa grande responsabilità, unita al sodalizio che si venne a creare tra Alfieri e il genero del Duce, gli permise di diventare uno dei gerarchi più in vista. L’11 giugno 1936, dopo che Ciano aveva assunto il ministero degli Esteri, Alfieri divenne ministro per la Stampa e la Propaganda (ribattezzato dicastero della Cultura Popolare dal 27 maggio 1937). Quinto Navarra, usciere di palazzo Chigi e commesso di Mussolini, ricordò nelle sue memorie come Alfieri fosse il gerarca più rimproverato dal dittatore, ma anche quello che sapeva incassare meglio le sfuriate. Nel 1938 Alfieri, sottoscrivendo il Manifesto della razza (“Manifesto degli scienziati razzisti”), si dichiarò favorevole all’introduzione delle leggi razziali fasciste. Nell’ottobre del 1939 gli venne comunicato l’imminente licenziamento dal ministero e Ciano scrisse di volerlo “tenere a galla” facendolo nominare o presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni o ambasciatore presso la Santa Sede: quest’ultima sortita riuscì e Alfieri iniziò la sua attività diplomatica in Vaticano il 9 novembre. Subito si mise all’opera per organizzare uno scambio di visite tra Vittorio Emanuele III e Pio XII: gli incontri avvennero tra il 21 e il 28 dicembre e diedero molta popolarità ad Alfieri, essendo questa la prima uscita ufficiale del Pontefice dal 1870. Nel maggio del 1940, dovendosi sostituire l’ambasciatore a Berlino Bernardo Attolico, Mussolini conferì questa carica proprio ad Alfieri, che allo scoppio della seconda guerra mondiale era stato un fautore della non belligeranza italiana: volendo sottolineare la scialba personalità del nominato, Michele Lanza scrisse che “tale scelta indicava chiaramente che, nell’attuale momento, il nostro governo vuole a Berlino un rappresentante di parata che non faccia della politica, non sollevi questioni, e non scriva rapporti”. I dispacci che inviò dalla capitale del Terzo Reich nel corso del conflitto furono sempre improntati all’ottimismo – cosa di cui Ciano si lagnò nei suoi Diari – fino all’ottobre del 1942, quando iniziò un mutamento di rotta. Membro del Gran Consiglio del Fascismo, nella storica seduta del 25 luglio 1943 votò favorevolmente all’ordine del giorno Grandi, che mise Mussolini in minoranza e causò la fine del regime. Temendo rappresaglie naziste, non tornò più a Berlino ed il 31 luglio il nuovo Ministero degli Esteri Raffaele Guariglia accettò le sue dimissioni da ambasciatore. Alfieri si nascose inizialmente a Milano ma, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, per evitare ritorsioni fuggì in Svizzera, entrando dal valico di Astano grazie ai contatti del parroco don Isidoro Marcionetti. Condannato a morte in contumacia nel processo di Verona il 10 gennaio 1944, venne collocato a riposo come ambasciatore il 1º agosto dello stesso anno (il regime di Salò aveva preso analoga decisione il 5 novembre 1943). Nel dopoguerra venne deferito presso l’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, ma il 12 novembre 1946 fu prosciolto in istruttoria “perché la sua azione non integrava i termini del reato rispetto all’accusa maggiore e per amnistia per quelle minori”. Uguale sorte ebbe, il 6 febbraio 1947, il procedimento dinanzi alla Commissione per l’epurazione del personale del ministero degli Esteri; in entrambi i casi decisivo per l’assoluzione di Alfieri fu il comportamento di Alcide de Gasperi che, chiamato dal tribunale. Nel 1947 Alfieri tornò in Italia e un anno dopo pubblicò il libro Due dittatori a fronte (ovvero Benito Mussolini e Adolf Hitler). Pensionato come ambasciatore, negli anni cinquanta Alfieri aderì al Partito Nazionale Monarchico ed ebbe presidenze in organismi economici internazionali. Riposa in un’edicola Bonomi nella necropoli del Cimitero Monumentale di Milano. Fotografia formato 23,5 x 18. Fotografo: Istituto Luce.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
 
Medaglia di bronzo al valor militare. Gorizia, 8 agosto 1916. - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valor militare. Gorizia, 8 agosto 1916.
 
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
                    23 giugno 1936

AREONAUTICA

Arc. 1761: Regia Areonautica: Balbo Italo in uniforme ordinaria da Generale di Divisione Aerea (Quartesana, 6 giugno 1896 – Tobruch, 28 giugno 1940). Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel maggio del 1915, si arruolò volontario, ma non prese mai parte alle prime azioni sul fronte e già nel novembre di quell’anno ritornò a Ferrara. Nella città estense ripensò alla necessità di ottenere il titolo di studio che ancora non aveva conseguito prima dell’arruolamento volontario. Intanto la situazione stava mutando e le grandi perdite dei primi mesi del conflitto stavano costringendo i comandi del Regio Esercito a rivedere i requisiti necessari per accedere alla carriera di ufficiale. Nell’autunno del 1916 si ripresentò così davanti alla stessa commissione esaminatrice che già lo aveva bocciato una volta, fu ammesso con tutte le materie sufficienti e ottenne la possibilità di concorrere alla nomina a Sottotenente. A questo punto si arruolò nuovamente nell’esercito e nell’aprile del 1917 venne mandato in Carnia e in seguito prestò servizio nel battaglione Alpini “Val Fella”. Promosso Tenente, il 16 ottobre 1917 lasciò il battaglione perché destinato, su sua domanda, al Deposito Aeronautico di Torino per un corso di pilotaggio, la sua vera grande passione. Pochi giorni dopo, a causa dell’offensiva austro-tedesca, fu costretto a ritornare al fronte, assegnato al battaglione Alpini “Monte Antelao”. Nel 1918, al comando degli arditi del battaglione Alpini “Pieve di Cadore”, partecipò alla seconda battaglia del monte Grappa che liberò la città di Feltre. Nel corso dell’ultima fase della guerra si guadagnò una medaglia di bronzo e due d’argento al valor militare, raggiungendo il grado di Capitano. Dopo l’armistizio Balbo rimase cinque mesi con il suo battaglione come commissario prefettizio di Pinzano al Tagliamento, in provincia di Udine. A marzo del 1919 iniziò a studiare a Firenze presso l’Istituto di scienze sociali “Cesare Alfieri”. Ancora studente si iscrisse all’Associazione Arditi, e cominciò l’attività giornalistica come direttore del settimanale militare L’ Alpino, da lui fondato con Aldo Lomasti ed Enrico Villa , fino al dicembre del 1919. Si diplomó all’Istituto “Cesare Alfieri” il 30 novembre 1920 con una tesi finale dal titolo: Il pensiero economico e sociale di Giuseppe Mazzini. Nel frattempo Olao Gaggioli, pure lui reduce della grande guerra, fondò a Ferrara il Fascio futurista cittadino, non lontano, nel suo primo programma, dalle richieste socialiste. Gaggioli, probabilmente sostenuto in questo da Marinetti, inviò la richiesta di adesione del gruppo di Ferrara ai Fasci italiani di combattimento che si stavano riunendo a Milano in piazza San Sepolcro per volontà di Mussolini. Le elezioni politiche del 1919 furono un successo per il Partito Socialista in Italia, dando origine a quello che poi fu chiamato biennio rosso. Sia a Bologna che a Ferrara la vittoria socialista alle elezioni amministrative, e le ondate di scioperi e occupazioni che l’accompagnarono, destarono la preoccupazione della borghesia industriale e dei proprietari terrieri, che cominciarono ad appoggiare le azioni squadriste contro gli scioperanti e i simpatizzanti socialisti del nascente movimento fascista. Esso, infatti, aveva iniziato a perdere l’iniziale spirito futurista a favore di un’ideologia più conservatrice. Fu in quel clima che Balbo, terminati gli studi, tornò nella sua città natale ove, messosi alla ricerca di un impiego, gli fu offerta la segreteria del fascio ferrarese. Olao Gaggioli infatti si era dimesso per protesta (poco prima di uno scontro fra militanti socialisti e fascisti presso il castello Estense), adducendo a motivazione che ormai gli agrari, i cattolici ed i liberali avevano snaturato il movimento, trasformandolo in un’organizzazione reazionaria finalizzata a mantenere la situazione di fatto, andando contro le richieste dei braccianti e dei proletari. Nel 1920, venticinquenne, Balbo aderì ai Fasci italiani di combattimento. Essendo stato repubblicano, chiese al partito se potesse restarne ugualmente un iscritto, ma ricevuta una risposta negativa si accordò con i fascisti di Ferrara per uno stipendio mensile di 1 500 lire (pagato dai proprietari terrieri) e diventando segretario politico al posto di Gaggioli. Ottenne anche la promessa di un posto come ispettore di banca una volta conclusa la battaglia fascista. Il 13 febbraio 1921 quindi Balbo divenne segretario del Fascio di Ferrara ed uno degli esponenti di spicco, oltre che organizzatore e comandante dello squadrismo agrario, riuscendo ad avere ai suoi ordini tutte le squadre d’azione dell’Emilia-Romagna. Nel maggio 1922 divenne membro della Direzione nazionale del PNF. Balbo venne designato da Mussolini quadrumviro per prendere parte alla marcia su Roma, e lo incaricò di scegliere gli altri due (Michele Bianchi era già stato scelto dal Duce): Balbo sentì Cesare Maria De Vecchi, che accettò subito, mentre per l’ultimo quadrumviro pensò ad Attilio Teruzzi, poi scartato perché già vicesegretario del PNF, e al generale Asclepia Gandolfo, che declinò l’invito in quanto aveva la moglie molto malata, oltre a essere lui stesso in precarie condizioni fisiche. Balbo e Bianchi puntarono alla fine su Emilio De Bono, che accettò l’investitura. Dall’11 gennaio 1923 Balbo fu membro del Gran consiglio del fascismo. Il 1º febbraio 1923 fu nominato comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (vice di De Bono). Voluta da Mussolini per normalizzare le squadre d’azione, il Duce pensò alla MVSN già prima della marcia su Roma, affidando a Balbo e ad Asclepia Gandolfo il compito di formare reparti, gradi e uniformi, sebbene non ci fu ancora una vera e propria militarizzazione del corpo.  In occasione della preparazione della Lista Nazionale per le elezioni del maggio 1924, con cui fu eletto deputato alla Camera, si scontrò con Olao Gaggioli, fondatore del Fascio di Ferrara e convinto che Balbo, iscritto con lo stipendio fisso pagato dagli agrari, fosse un intruso. Il 31 ottobre 1925 entrò nel governo Mussolini come sottosegretario all’economia nazionale, e con lui si trasferì a Roma anche Ravenna. Rimase in carica sino al 6 novembre 1926. In quella data infatti venne nominato sottosegretario di Stato al Ministero dell’aeronautica, di cui lo stesso Mussolini era ministro ad interim, al posto del generale d’artiglieria Alberto Bonzani. Si apprestò ad organizzare la neocostituita Regia Aeronautica come forza armata autonoma, ancora ai primi passi, coi bilanci insufficienti, bisognosa di un ammodernamento e di un aumento di prestigio. Con la sua nomina Mussolini ottenne l’occasione per fare dell’aviazione un’arma anche propagandistica, assecondando chi nel PNF voleva alla guida dell’aeronautica un esponente del fascismo mettendo inoltre sotto il suo diretto controllo uno dei più autonomi ras federali. Balbo conseguì il brevetto da pilota nel 1927 e diede una sede stabile al ministero facendo costruire un nuovo palazzo con criteri architettonici razionalisti. Il 29 giugno 1927 rappresentò l’Italia all’esibizione aerea di Hendon (Inghilterra). Decollò la mattina del 28 giugno dall’Aeroporto di Centocelle ai comandi di un Fiat R.22 con il Capitano Ezio Guerra alla guida di una pattuglia dell’Aeronautica. Fece scalo al pomeriggio all’Aeroporto di Parigi-Le Bourgete arrivò all’Aeroporto di Croydon (a sud di Londra) nel pomeriggio del 29 a causa del maltempo. Al rientro la pattuglia fece scalo all’Aeroporto di Berlino-Tempelhof.  Fu un successo la crociera aerea del Mediterraneo occidentale (25 maggio-2 giugno 1928) da lui organizzata insieme al decisivo aiuto del trasvolatore Francesco de Pinedo che venne promosso sottocapo di stato maggiore della Regia Aeronautica. La successiva crociera aerea del Mediterraneo orientale (5-19 giugno 1929) fu presieduta sempre da Balbo, ma il generale De Pinedo venne incluso come semplice pilota di uno degli aerei della formazione, in quanto la direzione tecnica del volo andò al colonnello Aldo Pellegrini, capo del gabinetto di Balbo. Il 20 aprile 1929 intanto fu rieletto deputato alla Camera per il PNF.  Il 12 settembre 1929, a soli trentatré anni, Italo Balbo, che era stato promosso Generale di squadra aerea, fu nominato ministro dell’Aeronautica, carica tenuta fino ad allora dal Duce. In questi anni Balbo era ricco, potente e famoso, ancora esuberante ed entusiasta, con amicizie nel mondo della cultura e dell’industria che lo avevano affermato tra l’alta borghesia e la nobiltà romana. Balbo guidò poi due crociere aeree transatlantiche in formazione, inframezzate, nel 1932, da una proposta avanzata a Mussolini circa l’istituzione di un unico ministero per la difesa, sostenuto dalla quadruplicazione delle somme destinate alla marina e all’aeronautica. Alla guida del nuovo ministero sarebbe dovuto andare lo stesso Balbo ma, benché alcuni capi militari vedessero di buon occhio l’iniziativa, le rivalità tra le forze armate e, soprattutto, la gelosia del Duce nei confronti della popolarità del ministro aviatore, fecero naufragare l’intero progetto. Per un’altra fonte il nuovo dicastero sarebbe spettato a Mussolini, mentre Balbo progettava di ridefinire i compiti del capo di stato maggiore generale e di prendere possesso di tale carica. La prima idea per una crociera aerea oltreoceano gli venne in mente durante un congresso internazionale aeronautico negli Stati Uniti, dove si convinse che il primo gruppo di aerei che avesse attraversato in formazione l’oceano Atlantico sarebbe passato alla storia. Nel 1929 persuase l’ingegnere Alessandro Marchetti a mettere a punto per l’impresa gli idrovolanti S.55A che sarebbero andati a equipaggiare uno stormo creato ad hoc a Orbetello. Si scelse di trasvolare l’Atlantico meridionale con dodici apparecchi, a cui la Regia Marina avrebbe fornito appoggio con cinque cacciatorpediniere. Gli idrovolanti partirono infine per la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile da Orbetello il 17 dicembre 1930, guidati personalmente da Balbo e dal suo secondo pilota Stefano Cagna, alla volta di Rio de Janeiro, dove arrivarono, non senza lutti e incidenti, il 15 gennaio 1931. La seconda crociera atlantica, la crociera aerea del Decennale, venne organizzata per celebrare il decennale della Regia Aeronautica in occasione della Century of Progress, esposizione universale che si tenne a Chicago tra il 1933 e il 1934. Dal 1º luglio al 12 agosto del 1933 Balbo guidò la trasvolata di venticinque idrovolanti S.55X partiti da Orbetello verso il Canada e con destinazione finale gli Stati Uniti. Di ritorno in Italia, il 13 agosto 1933 venne promosso Maresciallo dell’aria. Dopo questo episodio il termine “Balbo” divenne di uso comune per descrivere una qualsiasi numerosa formazione di aeroplani. Al di là di queste imprese, Balbo dispiegò grande energia nell’imporre disciplina e rigore alla Regia Aeronautica sin da quando ne era segretario, accantonando gli aspetti romantici ed individualistici dell’aviazione pionieristica ed indirizzandola piuttosto a formare una forza armata coesa e disciplinata. I voli transoceanici in formazione furono un esempio di tale indirizzo: non più imprese individuali, ma di gruppo e minuziosamente programmate e studiate. Così facendo però diede troppo peso agli eventi spettacolari, inducendo l’aviazione a dare troppa attenzione ai primati sportivi, senza ricadute positive sugli aerei usati per il normale servizio. Il prestigio accumulato dall’aviazione durante il ministero di Balbo, comunque, diede alle autorità italiane l’impressione di avere una forza aerea di prim’ordine. Raggiunta un’enorme popolarità e considerato politicamente come un insidioso rivale di Mussolini (pesò anche la proposta di riforma dei ministeri delle forze armate), il regime impose che il nome di Balbo non comparisse più di una volta al mese sui quotidiani e fu probabilmente per queste motivazioni che Balbo venne promosso governatore della Tripolitania italiana, della Cirenaica italiana e del Fezzan che, sotto il suo patronato, si fusero nel 1934 in un’unica colonia: la Libia, procedendo poi a una nuova organizzazione territoriale su province. Balbo ricevette la lettera in cui gli si comunicavano i nuovi compiti il 5 novembre 1933, rispose con un «Mio grande capo, sempre agli ordini!» e il 7 si recò da Mussolini per la consueta visita di congedo. Il ministero dell’aviazione ritornò nelle mani del Duce, che dimissionò anche Raffaello Riccardi da sottosegretario, mentre il generale Giuseppe Valle rimase capo di stato maggiore e assunse anche l’incarico di Sottosegretario. In questa nuova veste il generale Valle scrisse un rapporto segreto in cui dimostrò che Balbo aveva falsificato le cifre sull’effettiva consistenza numerica degli aeroplani, salvo essere accusato dal suo successore, Francesco Pricolo, di aver fatto la stessa cosa. Data l’attitudine dei capi fascisti di mettersi in cattiva luce l’un l’altro agli occhi di Mussolini, le dichiarazioni di Valle sono da prendere con cautela: Balbo, nei fatti, fu certamente più energico e miglior organizzatore della maggior parte dei suoi colleghi. In ogni caso anche il Duce, pochi giorni dopo averlo licenziato, lo informò che la cifra di 3 125 aeroplani in forza alla Regia Aeronautica da lui fornita era esagerata. Balbo dovette scusarsi chiarendo che aveva incluso nei conteggi anche gli aerei da addestramento, da turismo e addirittura quelli in produzione. Il vero numero degli aerei efficienti al combattimento era, secondo Balbo, 1.765. Mussolini capì che la politica dei raid oltreoceano e dei primati, peraltro da lui sostenuta, aveva distolto l’attenzione dall’efficienza bellica dell’Arma azzurra. Il 16 gennaio 1934 sbarcò a Tripoli e lanciò un proclama: «Assumo da oggi, in nome di Sua Maestà, il governo. I miei tre predecessori, Volpi, De Bono, Badoglio, hanno compiuto grandi opere. Mi propongo di seguire le loro orme». Balbo, in accordo con il piano di Mussolini, dette un fortissimo impulso alla colonizzazione italiana della Libia, organizzando l’afflusso di decine di migliaia di pionieri dall’Italia e seguendo una politica di integrazione e pacificazione con le popolazioni musulmane affermando che, diversamente dalle popolazioni dell’Africa orientale, quelle libiche avevano un’antica tradizione di civiltà e che col tempo, grazie alla loro intelligenza e alle loro tradizioni, si sarebbero portate al di sopra del livello coloniale. Proprio in senso di questo proposito per prima cosa, una volta giunto in Libia, Balbo fece immediatamente chiudere (contro il volere di Mussolini) cinque campi di concentramento italiani creati contro le popolazioni locali. Ampliò la superficie del territorio nazionalizzato a 1 250 000 acri, adoperandosi per migliorare la situazione delle popolazioni locali finanziando servizi scolastici e sanitari, rifornimenti idrici e servizi di consulenza agricola; in Cirenaica, tuttavia, per rinsaldare la sconfitta dei Senussi, vennero confiscate le proprietà delle tribù e la loro struttura sociale distrutta, deportandone i membri per farne una riserva di manodopera a basso costo. Italo Balbo fu il meno servile dei gerarchi. Dopo l’occupazione tedesca della Cecoslovacchia, il 21 marzo 1939 Balbo, a Roma, accusò gli altri membri del Gran Consiglio del Fascismo di lustrare «le scarpe alla Germania», unico a criticare la scelta del Duce di rimanere vicino alla Germania di Adolf Hitler. In seguito espresse ripetutamente malcontento e preoccupazione per l’alleanza militare con la Germania (opinione condivisa peraltro nelle fasi iniziali anche dal ministro degli esteri Galeazzo Ciano, da Emilio De Bono e da Dino Grandi) e per la politica seguita da Mussolini sia sul piano interno che sul piano internazionale. Egli si era mostrato segretamente contrario anche all’intervento italiano nella guerra civile spagnola a sostegno di Francisco Franco, convinto che le forze armate italiane avessero bisogno di tempo e denaro per riorganizzarsi dopo la guerra d’Etiopia. Il suo dissenso nei confronti del Duce si era sempre più acuito a partire dal 1938, quando, in più occasioni, manifestò a Mussolini la sua contrarietà alla promulgazione delle leggi razziali. Balbo proveniva da Ferrara, città sede di un’antica e rappresentativa comunità ebraica, aveva amici ebrei, con i quali restò in relazione rifiutando l’ostracismo ufficiale; in Libia evitò agli ebrei locali l’estensione delle leggi razziali. Nel suo periodo di governatore della Libia entrò però in vigore a Tripoli un’ordinanza commissariale che costringeva i negozianti ebrei di alcune parti della città a tenere aperte le loro attività anche il sabato, pena il ritiro della licenza e la fustigazione. Il 28 giugno 1940 si levò in volo da Derna per raggiungere il campo d’aviazione “T.2” dell’Aeroporto di Tobruch con due trimotori S.M.79, uno pilotato da lui stesso (che però non aveva il codice radio I-MANU; questo codice era in realtà di un S.75 assegnato in precedenza al Governatore della Libia come aereo personale con la sigla I-MANU, dal nome della moglie Emanuela) e uno dal generale Felice Porro, comandante della 5ª Squadra aerea. Da Tobruch i due aerei avrebbero poi compiuto un’incursione per cercare di catturare alcune autoblindo nemiche. L’equipaggio era costituito da Italo Balbo, pilota, dal maggiore Ottavio Frailich, secondo pilota, dal capitano motorista Gino Cappannini e dal maresciallo marconista Giuseppe Berti. Frailich, Cappannini e Berti erano tutti “atlantici” che avevano già volato con Balbo nella Crociera del Decennale. All’equipaggio vero e proprio si aggiunsero il maggiore Claudio Brunelli (direttore generale dell’ETAL di Tripoli), i tenenti Francesco detto ‘Cino’ Florio e Lino Balbo (rispettivamente cognato e nipote di Italo Balbo), il console generale della Milizia onorevole Enrico Caretti (segretario federale del PNF di Tripoli), e il capitano di complemento Nello Quilici, direttore del Corriere Padano e padre di Folco Quilici. Giunti in vista di Tobruch verso le 17:30 i piloti videro alte colonne di fumo dovute a un attacco britannico effettuato con bombardieri Bristol Blenheim, e Balbo ordinò di atterrare per verificare la situazione. Prossimo all’atterraggio senza aver tuttavia avvisato prima la base, ed essendoci stata una tempesta di Ghibli, fu scambiato dalla contraerea di terra e dall’incrociatore italiano San Giorgio – all’ormeggio nei pressi del porto come batteria galleggiante – per uno degli aerei britannici che poco prima avevano attaccato le attrezzature navali lì presenti e fu di conseguenza preso di mira e colpito dalle batterie del San Giorgio. L’aereo di Porro riuscì a compiere una manovra diversiva e non fu centrato, mentre quello di Balbo, ormai in fase di atterraggio, precipitò in fiamme al suolo, provocando la morte di tutto l’equipaggio. Due giorni dopo la sua morte, un aereo britannico paracadutò sul campo italiano una corona di alloro con un biglietto di cordoglio: «Le forze aeree britanniche esprimono il loro sincero compianto per la morte del Maresciallo Balbo, un grande condottiero e un valoroso aviatore che la sorte pose in campo avverso.» Le giornate dal 29 giugno al 4 luglio 1940 vennero dichiarate di lutto nazionale. Il 30 giugno il corteo funebre portò le salme dei caduti fino a Bengasi, dove il 1º luglio si svolsero i riti funebri. Il giorno successivo le salme furono portate in aereo a Tripoli, dove venne allestita una camera ardente nell’ufficio che era stato di Balbo nella sede del governo coloniale. Il 4 luglio, dopo una messa nella cattedrale di San Francesco, le bare vennero portate per le strade di Tripoli. Su proposta di Mussolini i resti di Balbo vennero sepolti nel luogo scelto per il monumento ai caduti, con l’idea di trasferirli in Italia a guerra finita. Il regime lo insignì della Medaglia d’oro al valor militare. Le salme di Balbo e degli altri caduti nell’incidente di Tobruch rimasero in Libia fino al 1970, quando l’ondata di nazionalismo libico sollevata dal colonnello Muʿammar Gheddafi minacciò la distruzione dei cimiteri italiani nell’ex-colonia. La famiglia Balbo rimpatriò la salma in Italia e come luogo finale di sepoltura venne scelto Orbetello. Qui Balbo riposa con tutti i membri dell’equipaggio del suo ultimo fatale volo, a eccezione di Nello Quilici. Fotografia formato 12 x 8,5. Fotografo: Ballerini & Fratini – Firenze.

Onorificenze

Onorificenze italiane

Caporale d'onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
 
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al valor militare
                    «Maresciallo dell’Aria, Quadrumviro e fedele soldato del Duce nell’ora della vigilia, del                                          combattimento e della vittoria, insuperabile transvolatore di continenti e di oceani,                                                colonizzatore di masse e reggitore di terre imperiali con le armi, con le leggi e con opere di                                romana grandezza, nel cielo di Tobruk, mentre si accingeva a scagliare oltre confine le valorose                      truppe ed i possenti stormi, concludeva con il sacrificio supremo l’eroica sua vita, nella                                        memoria delle genti eternando le gesta e le glorie della razza. Cielo di Tobruk, 28 giugno 1940.»
Medaglia d'oro al valore aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al valore aeronautico
                    «Ha partecipato alla Crociera Aerea Transatlantica in qualità di pilota e comandante.»
                    — Orbetello-Rio de Janeiro, 17 dicembre 1930 – 15 gennaio 1931.
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                   «Giovane animato da puri ideali, diede continue prove di grande sprezzo del pericolo e di                                   elevato entusiasmo. Comandante di un reparto di Arditi, segnava la via luminosa del dovere ai                       reparti del proprio battaglione nell’attacco di una postazione nemica strenuamente difesa da                           numerose mitragliatrici, riuscendo primo fra tutti a mettere piede nella trincea avversaria.                               Arrestato, dal fuoco micidiale del nemico, lo slancio ammirevole delle successive ondate, egli                           rimaneva solo tra morti e feriti e, fingendosi ferito a morte, riusciva più tardi con l’aiuto delle                         tenebre a raggiungere le nostre postazioni.»
                   — Monte Valderoa 27 ottobre 1918
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
                   «Comandante di un plotone di Arditi, incaricato di compiere uno speciale servizio di                                             esplorazione notturna in un periodo e in un terreno oltremodo insidiosi e contro un nemico                             particolarmente attivo, inorgoglito per un buon successo conseguito, dimostrò sempre grande                       coraggio personale e brillanti qualità di soldato e comandante. Spesso per assolvere il proprio                         mandato si impegnò anche contro un nemico superiore in forza, attaccandolo con tale impeto                         da rendere poi necessario l’intervento delle nostre mitragliatrici ed anche della nostra                                         artiglieria per disimpegnarlo. Specialmente lodevole fu l’azione da lui svolta nella notte del 14                         agosto, segnalata anche sul bollettino di guerra del comando supremo del 15.»
                   — Dosso Casina luglio-agosto 1918
 
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valor militare
                    «Comandante di un plotone di assalto infiammato da puri ed elevati ideali, diede sempre prova                      del più grande sprezzo del pericolo nell’assolvere i numerosi e difficili incarichi assegnati al                              proprio reparto. Nell’attacco di una forte retroguardia nemica, con impetuoso coraggio                                        affrontò l’avversario, scuotendone la resistenza e catturando 40 nemici, 2 mitragliatrici ed un                          cannone da trincea.»
                    — Monte Valderoa-Rasai (Val di Seren) 27-31 ottobre 1918
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
 
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
 
 
Croce al merito di guerra (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra (2 concessioni)
 
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
 
 
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
 
 
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918
 
 
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia interalleata della vittoria
 
 
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
 
 
Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria   Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale
 
 
Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
 
 
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale
 
 
Medaglia d'oro al merito della Croce Rossa Italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’oro al merito della Croce Rossa Italiana
 
 
Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale
 

Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano (Santa Sede)
                   — 1º dicembre 1937
 
Balì Gran Croce d'Onore e Devozione (Sovrano Militare Ordine di Malta) - nastrino per uniforme ordinaria   Balì Gran Croce d’Onore e Devozione (Sovrano Militare Ordine di Malta)
                   — 1939
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
                   — 4 maggio 1933
 
Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d'America) - nastrino per uniforme ordinaria   Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d’America)
 
 
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Tedesca (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Tedesca (Germania)
 
 
Distintivo combinato da pilota osservatore (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria          Distintivo combinato da pilota osservatore (Germania)

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Arc. 3189: Regia Areonautica: Valle Giuseppe in uniforme ordinaria da Generale d’Armata Aerea (Sassari, 17 dicembre 1886 – Roma, 20 luglio 1975). Frequentò l’Accademia militare di Modena e la Scuola di applicazione di Artiglieria e genio e il 5 settembre 1907 venne promosso al grado di Sottotenente in servizio permanente effettivo. Nel novembre del 1911 venne assegnato in servizio navigante sul dirigibile militare P.1, basato a Vigna di Valle. Il mese successivo si imbarcò come ufficiale di bordo sul dirigibile P.2, impiegato nella guerra di Libia, rimanendovi fino al maggio 1912. Il 19 giugno 1914 venne nominato comandante in 1ª di dirigibile. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915, assunse il comando del dirigibile P.4 e poi la direzione del 4° Cantiere dirigibili. Il 30 maggio 1915 da Campalto decollò alle 19:35 al comando del dirigibile P.4 con a bordo il tenente Francesco Pricolo. L’aeronave sganciò 4 torpedini da 162, 4 da 130 e 6 incendiarie alle 22.30 da 1.450 metri sull’arsenale di Pola. Le torpedini incendiarie vennero lanciate sullo Scoglio Santa Caterina (Pola) e sui depositi di nafta. Successivamente comandò il V.2 da ottobre 1915 a maggio 1916, poi l’M.14 e quindi dei Cantieri mobilitati di Padova e dell’Aeroporto di Ferrara-San Luca dal novembre 1915 al maggio 1916. Il 5 aprile 1916 decollò da Ferrara con il V.2 alle 22:30 (il suo ufficiale di bordo era il capitano Pricolo) per sganciare 600 kg di esplosivo, da 1.950 metri di quota, alle 02:00 del 6 maggio sul nodo ferroviario di Nabresina. Il 25 maggio successivo sempre con in V.2 parte da Ferrara alle 20:45 e, dopo il malfunzionamento del terzo motore, decise di non entrare in territorio nemico ma di lanciare 16 granate-mina da 118 mm e 12 da 162 mm sulle difese e strutture di Punta Salvore rientrando a Ferrara alle 04:15. Dal 1º luglio 1916 prese il comando del dirigibile M.9 fino al giugno 1917. Transitò nelle file della Regia Aeronautica, dopo la sua costituzione come arma indipendente nel 1923, con il grado di Colonnello assumendo l’incarico di comandante del Gruppo dirigibili. Nel 1926 conseguì il brevetto di pilota di idrovolante, per essere poi nominato comandante della neonata Accademia Aeronautica. Il 28 marzo 1926 ricevette dal re Vittorio Emanuele III la bandiera di istituto. Nel novembre 1928 lasciò il comando dell’Accademia Aeronautica per assumere le funzioni di capo dell’Ufficio centrale del demanio. Nel 1929 divenne Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, incarico che lasciò il 22 febbraio 1930 per divenire Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica, alle dipendenze del Ministro Italo Balbo. Tra il dicembre 1930 e il gennaio 1931 prese parte alla Crociera aerea transatlantica Italia-Brasile, la prima delle due trasvolate atlantiche di massa organizzate da Balbo. Il 10 novembre 1933 lasciò l’incarico di Capo di Stato Maggiore, per riassumerlo il 22 marzo 1934. L’incarico era abbinato alla carica di Sottosegretario di Stato, alle dirette dipendenze del Ministro Benito Mussolini. La dipendenza agli ordini del Duce fu, però, solo formale in quanto gli venne sempre lasciata ampia autonomia. Il ministero dell’aviazione ritornò nelle mani del Duce, che dimissionò anche Raffaello Riccardi da sottosegretario, con il Generale Valle che rimase Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica ed assunse anche l’incarico di Sottosegretario. In questa nuova veste il Generale Valle scrisse un rapporto segreto in cui dimostrò che Balbo aveva falsificato le cifre sull’effettiva consistenza numerica degli aeroplani, salvo essere accusato dal suo successore, Francesco Pricolo, di aver fatto la stessa cosa. Data l’attitudine dei capi fascisti di mettersi in cattiva luce l’un l’altro agli occhi di Mussolini, le dichiarazioni di Valle sono da prendere con cautela: Balbo, nei fatti, fu certamente più energico e miglior organizzatore della maggior parte dei suoi colleghi. In ogni caso anche il Duce, pochi giorni dopo averlo licenziato, lo informò che la cifra di 3.125 aeroplani in forza alla Regia Aeronautica da lui fornita era esagerata. Balbo dovette scusarsi chiarendo che aveva incluso nei conteggi anche gli aerei da addestramento, da turismo e addirittura quelli in produzione. Il vero numero degli aerei efficienti al combattimento era, secondo Balbo, 1.765. Mussolini capì che la politica dei raid oltreoceano e dei primati, peraltro da lui sostenuta, aveva distolto l’attenzione dall’efficienza bellica dell’Arma azzurra. Nel 1939 fu nominato consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Nel settembre 1939, durante una riunione dei capi di stato maggiore delle forze armate (gli altri erano l’ammiraglio Domenico Cavagnari e il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio), si oppose alla preventivata entrata in guerra, dichiarando a Mussolini l’impreparazione della propria forza armata. In quella occasione Valle propose di sospendere la vendita del lotto di bombardieri S.79 alla Jugoslavia, a beneficio della Regia Aeronautica, ma non venne ascoltato. Il 10 novembre 1939 venne sostituito dal Generale di squadra aerea Francesco Pricolo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli vennero mosse numerose accuse (illecito arricchimento, fascistizzazione della forza, ecc…) e nel 1947 fu sottoposto a processo, dal quale uscì assolto. Decorato di una Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico e di due Medaglie d’Argento al Valor Militare, è deceduto a Roma il 20 luglio 1975. In gioventù fu tra i fondatori della Polisportiva S.S. Lazio, nonché atleta, ed il 18 marzo 1932 fu eletto presidente onorario del sodalizio biancoceleste. Fu un eccellente podista, campione studentesco sulla distanza di 20 km. Il 13 marzo 1904 partecipò al “Premio Lazio”, gara di 20 km, classificandosi in tempo utile. Tra il 1913 ed il 1925 partecipò a numerose gare di mongolfiere in Francia, Belgio, Stati Uniti, Svizzera e Spagna. Fotografia formato 18,2 x 13. Fotografo: Istituto Luce – Ufficio Storico fotografico. Datata 25 maggio 1938. 

Onorificenze

Onorificenze italiane

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
  «Con intelligenza, perizia e ardimento, nella sua qualità di comandante di un dirigibile, seppe portare a compimento due azioni offensive contro la Piazza marittima di Pola nelle notti dal 30 al 31 maggio e 6-7 giugno 1915, guadagnando la via del ritorno al cantiere di Campalto, malgrado che il dirigibile fosse stato colpito da proiettili nemici, ripristinandolo in piena efficienza per la seconda missione e per una terza, dopo che era stato più seriamente offeso nell’attacco aereo del mattino dell’8 giugno 1915, dimostrando il fermo proposito di agire efficacemente contro il nemico e riuscendovi. Pola, 30-31 maggio, 6-7 giugno 1915
Regio Decreto 12 agosto 1916.
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
  «Capo di stato maggiore della Regia Aeronautica ha svolto – agli ordini del Duce – opera tenacemente dinamica e di sicura fede per la preparazione, la continuità e la condotta delle operazioni che riaffermarono e conclusero il trionfo della Patria Fascista
Regio Decreto 31 luglio 1939.
Medaglia d'oro al valore aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro al valore aeronautico
  «Ha partecipato alla Crociera Aerea Transatlantica in qualità di Pilota. Orbetello-Rio de Janeiro, 17 dicembre 1930-15 gennaio 1931
Regio Decreto 22 gennaio 1931.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
  «Quale comandante dei cantieri dirigibili, prendeva parte, anche di sua iniziativa, a numerose, arditissime azioni di bombardamento, ottenendone efficacissimi risultati dovuti alla sua rara perizia di comando ed al suo conosciuto ardire. Cielo del Carso, del Chiapovano, della Pianura Veneta, maggio 1917-luglio 1918
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
  «Con mirabile intelligenza, perizia ed ardimento, nella sua qualità di comandante dei dirigibili P 4 e V. 2, portò a compimento le azioni di bombardamento contro la Ferriera di Muggia (13 giugno 1915), il Nodo ferroviario Divazza (16 giugno 1915), lo Stabilimento tecnico Triestino (4 luglio 1915), il Cantiere San Marco di Trieste (6 luglio 1915), la Stazione di Grignano (16 luglio 1915), il Bivio ferroviario Nabresina (21 luglio 1915), il Viadotto ferroviario Sestiana (22 luglio 1915), gli Hangars di Parenzo (7 agosto 1915), il Nodo ferroviario di Nabresina (5 aprile 1916), riuscendo sempre, spesso in condizioni di tempo difficili, a riprendere gli hangars di Campalto o di Ferrara, anche quando, per l’azione del tiro nemico, l’involucro del dirigibile era stato forato in più punti
Croce al merito di guerra (3 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra (3 concessioni)
   
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
   
Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale
   

Onorificenze straniere

Croix de Guerre 1914-1918 (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria    Croix de Guerre 1914-1918 (Francia)
   

 

Arc. G4: Fougier Rino-Corso in uniforme ordinaria estiva da Generale di Divisione o Squadra Aerea (Bastia – Corsica, 14 novembre 1894 – Roma 24 aprile 1963). Sergente nell’11° Reggimento Bersaglieri, fu Allievo Ufficiale di Complemento il 31 dicembre 1912. Sottotenente nel 7° Reggimento Bersaglieri Compagnia Ciclisti il 19 febbraio 1914, tale fu in SPE il 16 maggio 1915. Tenente Aspirante Allievo Pilota nel Battaglione Scuola Aviatori il 29 giugno 1916. Pilota Militare il 4 febbraio 1917, fu nella 113^ Squadriglia il 6 marzo 1917. Ferito il 20 maggio 1917, passò alla 181^ Squadriglia il 10 agosto 1917. Promosso Capitano il 23 agosto 1917, fu nella 87^ Squadriglia dall’11 aprile al 2 settembre 1919. Comandante di Squadriglia dell’Arma Aerea nel 3° Raggruppamento il 10 aprile 1921, fu comandante della Squadriglia Serenissima nel 1923. Trasferito alla Regia Aeronautica il 16 ottobre 1923, fu Capo di Stato Maggiore della 2^ Zona Aerea Territoriale di Padova. Maggiore il 15 settembre 1925, venne promosso Tenente Colonnello il 21 luglio 1927. Comandante del 1° Stormo il 1° giugno 1928, ottenne il grado di Colonnello il 9 aprile 1931. Generale di Brigata Aerea il 15 maggio 1933, fu comandante della 3^ Brigata Aerea. A Disposizione del Governatore di Tripolitania nell’aprile 1924, fu Comandante dell’Areonautica in Libia dal 1° luglio 1935. Generale di Divisione il 17 febbraio 1936, fu Ispettore delle Scuole Aeree il 29 dicembre 1937.Comandante della 3^ Zona Aerea Territoriale di Roma il 1° agosto 1938, fu Generale di Squadra Aerea il 14 aprile 1939. Comandante della 3^ Squadra Aerea il 1° settembre 1939, passò al comando della 1^ Squadra Aerea il 15 maggio 1940. Comandante del Corpo Aereo Italiano in Belgio il 10 settembre 1940, passò al comando della 1^ Squadra Aerea il 28 gennaio 1941. Sotto Segretario all’Areonautica e Capo di Stato Maggiore dell’Areonautica dal 15 novembre 1941 al 27 luglio 1943, fu Generale d’Armata Aerea il 28 ottobre 1942. Fotografia formato 29,5 x 20. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. G2: Regia Areonautica: Valle Giuseppe in uniforme ordinaria da Generale di Divisione Capo di Stato Maggiore dell’Areonautica (Sassari, 17 dicembre 1886 – Roma, 20 luglio 1975). Fotografia formato 23,5 x 17,5. Fotografo: Istituto Luce. 

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Arc. G2: Regia Areonautica: Valle Giuseppe in grande uniforme da generale di Brigata Aerea (Sassari, 17 dicembre 1886 – Roma, 20 luglio 1975). Fotografo: 21,8 x 15,3. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. G2: Regia Areonautica: Martucci Mario in grande uniforme da Generale di Brigata Aerea (Salerno, 20 giugno 1892 – Caserta, 26 settembre 1933). Nacque a Salerno il 20 giugno 1892, ed iniziò la carriera militare nel Regio Esercito, come Sottotenente di Artiglieria il 19 maggio 1912. Tenente nel 15° ReggimentoArtiglieria il 6 agosto 1914, venne promosso Capitano il 15 ottobre 1915.  Affascinato dal mondo dell’aviazione entrò, a domanda, nel Servizio Aeronautico, brevettandosi osservatore d’aeroplano il 1 maggio 1915, poco prima dell’entrata in guerra del Regno d’Italia. Prestò servizio in zona di operazioni come ufficiale aviatore, dapprima nella Iª, e poi nella 41ª Squadriglia per l’artiglieria di cui il Capitano osservatore Martucci ne diviene comandante da novembre 1916 e dal 25 luglio 1917 della 36ª Squadriglia. Promosso Comandante di gruppo con il grado di Capitano, fu comandante del XII Gruppo (poi 12º Gruppo caccia) dal 15 gennaio 1918 e dal 10 luglio del XX Gruppo (poi 20º Gruppo) Aeroplani. Per le numerose missioni di ricognizione e direzione del tiro di artiglieria in territorio controllato dal nemico è decorato di Medaglia d’argento e Medaglia di bronzo al valor militare. Tra il 1920 e il 1921 frequentò il Corso “Costruzioni Aeronautiche” presso il Politecnico di Torino, conseguendo il Certificato di “Costruttore Aeronauta”. A partire dal 16 ottobre 1923 transitò nella neocostituita Regia Aeronautica, frequentando il Corso biennale di qualificazione. Il 2 luglio 1925 conseguì il brevetto di pilota d’aeroplano, e il 17 ottobre successivo, con il grado di Maggiore, fu inviato a frequentare la Scuola di guerra aerea di Torino. Il 17 giugno 1926 venne promosso al grado di Tenente Colonnello, prestando servizio presso il 20º Stormo a partire dal 31 dicembre 1927. In quegli anni prestò servizio anche come insegnante di Navigazione Aerea presso la Regia Accademia Aeronautica di Caserta. Promosso Colonnello il 9 maggio 1929, a partire dal 10 giugno 1930 fu nominato comandante del 20º Stormo Aeroplani da Ricognizione basato sull’aeroporto di Montecorvino. Collaborò alla realizzazione della Crociera dell’Atlantico meridionale e di numerose altre imprese aeronautiche all’estero. Comandante della Regia Accademia Aeronautica di Caserta a partire dal 15 ottobre 1932, venne elevato al rango di Generale di Brigata Aerea il 15 maggio 1933. Ormai candidato ad ottenere la nomina a Sottocapo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica, muore per malattia a Caserta il 26 settembre 1933. Era insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e della Medaglia di Lunga Navigazione aerea, oltre che di numerose onorificenze di paesi esteri in riconoscimento della sua attività e dei contributi dati per lo sviluppo dell’aviazione. Nel 1934, in suo onore, gli fu intitolato l’aeroporto di Montecorvino, dove venne eretto un cippo commemorativo. Fotografia formato 30,5 x 21,8. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
 
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di bronzo al valor militare
                    «Osservatore d’aeroplano, compì numerose ricognizioni sul nemico. Non esitò ad abbassarsi, se le circostanze                          lo richiedevano, per osservare tiri o per eseguire fotografie a grande scala. Noncurante delle avverse condizioni                       atmosferiche, continuò a volare, benché più volte fatto segno a tiri d’artiglieria, fucileria e mitragliatrici di                                 velivoli nemici, che colpivano l’apparecchio ed anche l’osservatore nel casco. Cielo di Ternova, novembre 1916-                          gennaio 1917
 
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Arc. 2549: Regia Areonautica: Tacchini Guido in uniforme ordinaria da Generale di Brigata Aerea ( Genova, 3 settembre 1886 – Genova, 5 luglio 1950). Allievo alla Scuola Militare il 4 novembre 1904, ne uscì Sottotenente nell’85° Reggimento Fanteria il 28 settembre 1906. Tenente il 1° ottobre con anzianità il 28 settembre 1909, partecipò alla guerra italo – turca dall’ottobre 1911 all’ottobre 1912 meritando la medaglia di Bronzo al Valor Militare combattendo con il 6° Reggimento Fanteria nella battaglia di Zanzur l’8 giugno 1912 per passare poi al Battaglione Aviatori. Ottenuto il brevetto di pilota militare nel luglio del 1913, fu effettivo nel Battaglione Aviatori il 21 maggio 1914. Promosso Capitano nel 42° Reggimento Fanteria con anzianità il 1° febbraio 1915  fu rimandato al Battaglione Aviatori e poi al Battaglione Squadriglie Aeree. Comandante della 1^ Squadriglia da Caccia nel settembre del 1915, fu comandante della 70^ e il 1° maggio 1917 ottenne il comando della 91^ Squadriglia. Maggiore l’8 luglio con anzianità dal 1° giugno 1917, fu Direttore della Scuola Caccia e il 10 aprile 1921 fu al 3° Raggruppamento da Ricognizione e il 16 ottobre 1923 fu trasferito allo Stato Maggiore della Regia Areonautica. Promosso Tenente Colonnello nel 1924, fu comandante del 1° Stormo Caccia e il 5 novembre 1925 ottenne il grado di Colonnello comandante del 2° Stormo Caccia. Addetto al Comando 1^ ZAT di Milano il 15 aprile 1927 ne divenne il comandante il 20 ottobre 1928. Fu Capo Ufficio Centrale del Demanio Aereo il 28 agosto 1929e il 30 dicembre 1929 venne promosso Generale di Brigata Aerea. Direttore Generale del Demanio del Ministero dell’Areonautica nel 1930, fu a Disposizione del Ministero e il 20 dicembre 1930 passò alla Direzione Generale del personale Militare e delle Scuole. Comandante della 1^ ZAT il 2 aprile 1931 , fu di nuovo a Disposizione del Ministero il 15 ottobre 1932 e fu Direttore Generale del personale Militare e delle Scuole fino al 14 ottobre 1933. In Posizione Ausiliaria il 1° marzo 1934 fu Generale di Divisione Aerea il 3 settembre 1936. Fotografia formato 14,7 x 10. Fotografo: Caminada – Milano. 

Arc. 3373: Regia Areonautica: Grugnola Adolfo in grande uniforme da Generale di Brigata del Genio Areonautico ( S. Ambrogio Olona, 2 novembre 1886 – 19..). Allievo al Collegio Militare di Roma il 2 novembre 1903, entrò in Accademia Militare il 20 ottobre 1905. Sottotenente del Genio il 3 settembre 1908 con anzianità il 5 settembre 1907, fu Allievo alla Scuola di Applicazione e il 3 agosto 1910 venne promosso Tenente nel 4° Reggimento Genio con anzianità dal 3 agosto 1910. Capitano il 14 gennaio 1915 con anzianità il 31 dicembre 1914, ottenne il grado di Maggiore il 16 settembre 1917 e fu trasferito alla Direzione Genio di Roma presso lo Stabilimento Costruzioni Areonautica nel Reparto Edilizia. Dal 3 giugno 1912 fu nelle Regio Corpo Truppe Coloniali in Tripolitania e fu facente quadro il 17 febbraio 1924 dal 1à novembre 1923. Annullata la nomina il 26 febbraio 1926, venne riammesso con il grado di Capitano il 9 dicembre 1926 (conservò provvisoriamente il grado di Maggiore). Maggiore Effettivo a scelta il 27 febbraio 1927 con anzianità il 30 giugno 1924 fu di nuovo alla Direzione del Genio. Tenente Colonnello nel 1928, fu Direttore Tecnico alle Costruzioni del Ministero dell’Areonautica nel 1929. Colonnello il 18 dicembre 1930 fu Ispettore presso il Ministero dell’Areonautica poi Capo Divisione Lavori presso l’Ufficio del Demanio. Venne confermato nella funzione presso l’Organizzazione Basi dell’Areonautica durante la guerra in Africa Orientale dal 1° agosto 1935 all’ottobre del 1936. Fu Ufficiale dell’Ordine Coloniale Stella d’Italia nel 1936, Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro il 16 gennaio 1936n e Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia il 1° luglio 1937. Generale di Brigata l’8 aprile 1937 fu Capo Ufficio Centrale del Demanio e fu collocato in congedo speciale il 25 aprile 1940. Fotografia formato 8,8 x 6,6. Fotografo: Sconosciuto

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Arc. G4: Regia Aeronautica: Brach Papa Francesco (Corio, 4 settembre 1891 – Torino, 12 gennaio 1973). Francesco Brach Papa fu uno dei pionieri dell’aviazione italiana. Come altri piloti dell’epoca che poi divennero celebri “assi”, per esempio Francesco Baracca, anch’egli dovette brevettarsi come pilota in Francia, presso la scuola dei fratelli Farman a Versailles: Brevetto N° 988 del 17 agosto 1912. Rientrato in Italia, nel 1914, venne chiamato quale istruttore presso la scuola di volo della Cascina Malpensa. L’anno dopo viene nominato comandante della difesa aerea di Milano. In quel periodo inizia la sua collaborazione con la FIAT nella qualifica di pilota collaudatore. Stretto collaboratore dell’ing. Celestino Rosatelli, collauderà ben 25 modelli di aeroplano. Nell’estate 1918 il Tenente Brach Papa si trasferisce volontariamente alla 1ª Squadriglia navale S.A. comandata da Gabriele D’Annunzio. Nel 1919 fu tra i numerosi piloti italiani che si esibirono all’ELTA. Nel corso della manifestazione Brach Papa portò in volo il prototipo del Fiat B.R., per la sua esibizione fu elogiato dalla stampa britannica.  Successivamente si inserì nel Battaglione aviatori, e fu protagonista della prima parata della storia dell’aviazione militare italiana. In quell’occasione sul campo volo di Mirafiori, a Torino, si esibirono trentadue apparecchi del tipo Blériot, Farman e Nieuport. Francesco Brach Papa conquistò la sua fama non come pilota da guerra, ma come collaudatore e detentore di numerosi record aeronautici. Fu anche istruttore di volo presso l’aeroporto di Torino-Mirafiori. Dal 1º marzo 1936 al 31 marzo 1940, con il grado di Tenente Colonnello, fu a capo della base aerea di Cameri, in provincia di Novara. Nel dopoguerra ha ricoperto vari incarichi nell’ambito dell’industria dell’aviazione civile, continuando il suo rapporto lavorativo anche con la FIAT. Nel 1952, raggiunto il grado di Generale di Brigata, fondò l’Associazione arma aeronautica.  Il 2 giugno 1967, su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri, è stato insignito della medaglia quale grande ufficiale ordine al merito della Repubblica Italiana. Si spense nella notte del 13 gennaio 1973, all’età di 82 anni, nella sua casa a Torino.  Francesco Brach Papa fu autore di 14 record aeronautici, di cui 9 mondiali. Il suo primo record lo realizzò il 28 febbraio 1914, quando a bordo di un Farman toccò la quota di 3 983 metri. Il 26 luglio 1916, pilotando un Savoia-Pomilio SP.2, stabilirà il nuovo record mondiale di altezza raggiunta da un apparecchio: 6 000 m. In seguito riuscì a superare il suo stesso record, il 14 dicembre 1917, raggiungendo la quota di 7 000 m. Il 3 marzo 1920, su un apparecchio Fiat B.R., realizza il record mondiale di velocità con due passeggeri: 276 km/h. Fotografia formato 25 x 13,5. Fotografo: E. Mancini – Torino. Datata Torino 4 novembre 1930. 

Onorificenze

Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
                    2 giugno 1967

Arc. 3383: Regia Areonautica: Grugnola Adolfo in uniforme ordinaria da Colonnello del Genio Areonautico ( S. Ambrogio Olona, 2 novembre 1886 – 19..). Allievo al Collegio Militare di Roma il 2 novembre 1903, entrò in Accademia Militare il 20 ottobre 1905. Sottotenente del Genio il 3 settembre 1908 con anzianità il 5 settembre 1907, fu Allievo alla Scuola di Applicazione e il 3 agosto 1910 venne promosso Tenente nel 4° Reggimento Genio con anzianità dal 3 agosto 1910. Capitano il 14 gennaio 1915 con anzianità il 31 dicembre 1914, ottenne il grado di Maggiore il 16 settembre 1917 e fu trasferito alla Direzione Genio di Roma presso lo Stabilimento Costruzioni Areonautica nel Reparto Edilizia. Dal 3 giugno 1912 fu nelle Regio Corpo Truppe Coloniali in Tripolitania e fu facente quadro il 17 febbraio 1924 dal 1à novembre 1923. Annullata la nomina il 26 febbraio 1926, venne riammesso con il grado di Capitano il 9 dicembre 1926 (conservò provvisoriamente il grado di Maggiore). Maggiore Effettivo a scelta il 27 febbraio 1927 con anzianità il 30 giugno 1924 fu di nuovo alla Direzione del Genio. Tenente Colonnello nel 1928, fu Direttore Tecnico alle Costruzioni del Ministero dell’Areonautica nel 1929. Colonnello il 18 dicembre 1930 fu Ispettore presso il Ministero dell’Areonautica poi Capo Divisione Lavori presso l’Ufficio del Demanio. Venne confermato nella funzione presso l’Organizzazione Basi dell’Areonautica durante la guerra in Africa Orientale dal 1° agosto 1935 all’ottobre del 1936. Fu Ufficiale dell’Ordine Coloniale Stella d’Italia nel 1936, Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro il 16 gennaio 1936n e Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia il 1° luglio 1937. Generale di Brigata l’8 aprile 1937 fu Capo Ufficio Centrale del Demanio e fu collocato in congedo speciale il 25 aprile 1940. Fotografia formato 10 x 6,8. Fotografo: Sconosciuto.

Arc. G1: Regia Areonautica: Colonnello Medico in uniforme ordinaria. Fotografia formato 23,5 x 17,5. Fotografo: F.lli Colombai – Napoli. 

Arc. 3383: Regia Areonautica: Grugnola Adolfo in uniforme coloniale da Colonnello del Genio Areonautico ( S. Ambrogio Olona, 2 novembre 1886 – 19..). Fotografia formato 8,8 x 5,8. Fotografo: Sconosciuto. 

REGIA MARINA

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Arc. 2543: Regia Marina: Viale Leone in uniforme ordinaria invernale da Ammiraglio mod. 1923 – 1936 (Ventimiglia, 24 agosto 1851 – Genova, 2 febbraio 1918). Ammesso alla Scuola di Marina di Genova nel 1866, conseguì la nomina a Guardiamarina nel 1871. Imbarcò sulla corvetta di primo rango a ruote Governolo, che negli anni 1872-1874 effettuò una campagna in Estremo Oriente. Fu poi imbarcato a lungo su unità corazzate, conseguendo l’idoneità al servizio artiglieria e al materiale delle armi subacquee. Promosso Tenente di Vascello nel 1883, espletò il comando su torpediniere; dal 1886 al 1890 fu Ufficiale d’Ordinanza Effettivo di Tomaso di Savoia duca di Genova e quindi ufficiale d’Ordinanza Onorario. Capitano di Corvetta nel 1891 e Capitano di Fregata nel 1897, continuò gli imbarchi; negli anni 1901- 1903 ebbe il comando dell’ariete torpediniere Umbria, impegnato in una lunga campagna in America centrale e meridionale, nel corso della quale fu encomiato per aver assolto brillantemente il comando e diverse missioni diplomatiche di cui fu incaricato. Nel 1903 – 1904 fu comandante della corazzata Regina Margherita. Dal 1904 al 1905 fu promo Aiutante di Campo Effettivo dell’Ammiraglio Tomaso di Savoia duca di Genova. Promosso Contrammiraglio nel 1906, fu comandante superiore del Corpo Reale Equipaggi (1906-1907) e direttore generale del servizio militare e scientifico (1907-1908). Quale comandante della Divisione volante (1908-1909), con insegna sulla corazzata Regina Elena, prese parte alle operazioni di soccorso alle popolazioni di Messina e Reggio Calabria, colpite dal disastroso terremoto, ricevendo per la proficua opera prestata la Medaglia d’Oro di Benemerenza. Dopo il comando della Divisione Navale fu nuovamente Direttore Generale del servizio militare e scientifico e nel 1911, promosso Viceammiraglio, assunse l’incarico di comandante in capo del Dipartimento e della Piazza marittima di Spezia. Nel corso della guerra italo-turca (1911-1912), fu comandante in capo della 2^ Squadra e dopo poco tempo assunse il comando in capo delle Forze Navali Riunite con insegna sulla corazzata Vittorio Emanuele e poi sulla corazzata Regina Elena. Ricevette per il modo con il quale assolse il comando la decorazione di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, in particolare per aver costretto entro i Dardanelli la flotta turca, impedendone il contrasto alle nostre operazioni in Egeo, in Cirenaica e Tripolitania. nel 1913, quando lasciò il comando in capo fu nominato senatore del Regno. Nell’agosto 1914, a primo conflitto già in atto, fu nominato Ministro della Marina, carica che tenne fino al settembre 1915, quando si dimise per difformità di vedute circa la condotta della guerra con il comandante in capo delle forze navali mobilitate, Luigi di Savoia duca degli Abruzzi. Ritornò a Spezia comandante in capo del Dipartimento marittimo e della piazza, carica che tenne fino al collocamento in ausiliaria nel giugno 1916. In riconoscimento dei servizi resi, il re Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di conte. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Onorificenze italiane

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     16 marzo 1911
Medaglia Mauriziana - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia Mauriziana
   
Croce d'oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
   
Medaglia d'onore d'oro per lunga navigazione marittima (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’onore d’oro per lunga navigazione marittima (20 anni)
   
Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
   
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
   

Onorificenze straniere

Ufficiale dell'Ordine al Merito di San Michele (Regno di Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine al Merito di San Michele (Regno di Baviera)
   
Cavaliere dell'Ordine reale di Alberto di Sassonia (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine reale di Alberto di Sassonia (Regno di Sassonia)

Arc. 815: Regia Marina: Viale Leone in uniforme ordinaria invernale da Ammiraglio Ministro della Marina mod. 1903 – 1915. (Ventimiglia, 24 agosto 1851 – Genova, 2 febbraio 1918). Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto. Datata 25 novembre 1915. 

Arc. 1141: Regia Marina: Thaon di Revel Paolo duca del Mare in uniforme ordinaria invernale da Ammiraglio Aiutante di Campo Effettivo del Re e Capo di Stato Maggiore della Marina (Torino, 10 giugno 1859 – Roma, 24 marzo 1948). Fotografia formato 13,8 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. 2548: Regia Marina: Cagni di Bu Meliana conte Umberto in piccola uniforme invernale da Contrammiraglio Aiutante di Campo del Onorario Re mod. 29 ottobre 1903 (Asti, 24 febbraio 1863 – Genova, 22 aprile 1932). Conseguita con risultati mediocri la licenza ginnasiale ad Asti, alla fine del 1877 entrò nella scuola di marina di Napoli e, dopo il corso triennale, in quella di Genova, uscendone nel 1881 col grado di Guardiamarina. Dopo il primo imbarco sulla corvetta “S. Martino”, compì sulla “Vettor Pisani” un viaggio di circumnavigazione, durato dal marzo 1882 al maggio 1885, al termine del quale fu promosso Sottotenente di Vascello. Dopo aver preso parte alla prima campagna del Mar Rosso (1887-89), durante la quale fu decorato di due medaglie di bronzo, al valor civile e al valor militare, alla fine del 1889 incontrò per la prima volta Luigi Amedeo di Savoia, poi duca degli Abruzzi. Il rapporto si riallacciò nel ’94 quando il Cagni, che nel frattempo era stato due anni a Venezia come aiutante di bandiera dell’Ammiraglio N. Canevaro, ed aveva poi partecipato, dietro sua domanda, alla seconda campagna del Mar Rosso (1892-1894), fu scelto come Ufficiale d’Ordinanza dal duca. Nell’ottobre dello stesso anno iniziò, a bordo dell’incrociatore “Cristoforo Colombo”, comandato dal duca stesso, il suo secondo viaggio di circumnavigazione, che durò fino alla fine del 1896. Il 1897 fu dedicato alla preparazione ed alla attuazione (maggio-settembre) della spedizione al monte Sant’Elia in Alaska; la vetta (m 5514) fu raggiunta il 1º agosto. Il Cagni dovette superare difficoltà per lui del tutto nuove, essendo l’unico della spedizione (tre scienziati e cinque guide valdostane) che non avesse mai compiuto scalate. Nel 1898 il duca degli Abruzzi iniziava la preparazione d’una spedizione nel Mare Artico destinata a raggiungere la più alta latitudine nordica, e gli affidava la parte marinaresca e dell’osservazione scientifica. La spedizione, imbarcatasi ai primi del ’99 sulla baleniera “Stella polare” attrezzata appositamente, dava fondo l’8 sett. 1899 nella baia di Teplitz dell’isola Principe Rodolfo, stabilendovi il campo base. Avendo il duca degli Abruzzi dovuto subire l’amputazione di un dito per congelamento, prese il comando della colonna di slitte, formata da tre gruppi condotti dal Cagni stesso, dal Tenente di Vascello Querini e dal dott. Cavalli Molinelli, che mosse dalla base l’11 marzo 1900. Le eccezionali difficoltà presentate dal pack, rallentando oltremodo la marcia, LO persuasero a rinviare a sud, il 23 marzo, il gruppo Querini (che nel ritorno alla base andò disperso), Poi il 31 marzo il gruppo Cavalli Molinelli. Il gruppo del Cagni (con tre uomini, sei slitte e quarantadue cani), dopo aver dovuto l’11 aprile ridurre le razioni, raggiunse il 25 seguente gli 86º 34’49, nord, che rimasero fino al 1909 la latitudine più alta toccata dall’uomo. Il ritorno al campo base, iniziato lo stesso 25 aprile e concluso il 23 giugno, fu reso difficile dallo sgelo del pack e dalla deriva a sud-est che lo allontanava dalla baia, da incidenti dalle razioni ridottissime, e si concluse con due sole slitte e cinque cani. Ripartita dall’isola Rodolfo il 15 agosto, la spedizione rientrava in Italia il 6 settembre 1900 con una ricca serie di osservazioni e dati scientifici, tra un notevole interesse dell’opinione pubblica. La popolarità del Cagni, cui in ottobre fu conferito il cavalierato dell’Ordine civile di Savoia, fu siglata dalla Canzone di G. D’Annunzio. Promosso nel febbraio 1902 Capitano di Fregata a scelta eccezionale, concluse il servizio presso il duca degli Abruzzi e venne nominato Aiutante di Campo Onorario del Re; intanto assunse il comando di unità leggere (2ª squadriglia cacciatorpediniere), sulle quali acquistò notevole esperienza di comando e di impiego. Nel 1906 il duca degli Abruzzi lo richiamò perché partecipasse a una campagna geografica nel massiccio del Ruvenzori. Partita il 16 apr. 1906 da Napoli per Mombasa nel Kenia, la spedizione attraverso l’Uganda meridionale giunse ai primi di giugno a Bujangolo (m 3798), dove fu posto il campo principale. Qui fu raggiunta, con un viaggio solitario e a marce forzate, dal Cagni che era stato colpito da febbri tropicali e bloccato in un ospedale di missionari. Alla rilevazione generale del massiccio ed alla raccolta di dati e di materiale scientifico si unì la scalata delle vette maggiori, cui furono dati i nomi di Margherita (m 5125), Alessandra (m 5119), Umberto (m 4915) e Iolanda (m 4769). Il ritorno in Italia avvenne nel settembre. Promosso nel frattempo Capitano di Vascello, riprese il servizio di imbarco. Nel 1907 ebbe l’incarico dell’allestimento e quindi il comando della corazzata “Napoli”, che tenne fino al 1911. Nel dicembre 1908 la corazzata fu tra le navi inviate in soccorso di Reggio Calabria colpita dal terremoto. Nel 1911 assunse il comando della corazzata “Sicilia”, nave capogruppo della scuola cannonieri, per passare poi al comando della corazzata “Re Umberto” con l’incarico di capo di Stato Maggiore della divisione “Navi scuola”. Dichiarata dal governo italiano la guerra alla Turchia (29 sett. 1911), al comando della “Re Umberto”, fece parte della squadra (sette corazzate) che, diretta dall’Ammiraglio Faravelli, dopo avere intimato il 2 ottobre la resa alla piazza di Tripoli, bombardò nei due giorni seguenti le opere fortificate e procedette all’occupazione della città. Il 5 ottobre, mentre le truppe del 1º scaglione del corpo di spedizione sarebbero partite da Napoli e da Palermo il 9 ottobre e sbarcate l’11, il Cagni ebbe il comando dei reparti di marinai (circa 1.600 con alcuni pezzi da 75 e da 57 da sbarco) che procedettero all’occupazione della città e dei forti. Con i reparti, poi rinforzati il 10 ottobre con altri 8 pezzi d’artiglieria e circa 400 marinai da sbarco, riuscì a resistere e a contrattaccare fino all’arrivo del corpo di spedizione comandato dal Generale Caneva. Per questa operazione fu insignito della Commenda dell’Ordine Militare di Savoia e promosso Contrammiraglio per meriti speciali di guerra. Nel 1912 fu nominato direttore dell’Arsenale di Venezia. Nominato comandante della divisione incrociatori (“Pisa”, “Amalfi”, “S. Giorgio”) di stanza a Taranto, il 31 dic. 1913 venne rimosso dall’incarico e collocato in disponibilità perché ritenuto responsabile del nuovo incaglio del “S. Giorgio” (il precedente era del 1911) a bordo del quale si trovava: provvedimento drastico e senza precedenti, causato dallo scandalo suscitato dalla notizia. Il 10 aprile 1914 però veniva richiamato in servizio con tutti gli onori, e ritornava a dedicarsi all’addestramento della sua divisione, curando in modo particolare l’impiego delle artiglierie, e facendo compiere esercitazioni nel golfo di Taranto e lungo le coste ioniche agli idrovolanti in dotazione. All’entrata in guerra dell’Italia la 4ª divisione fu destinata a Venezia, col compito di appoggiare il piano di attacco e avanzata dell’armata operante nella zona carsica, e al Cagni fu anche affidata, per alcuni mesi, la zona costiera da Grado a Monfalcone. Nell’aprile del 1916 la divisione fu dislocata a Valona, col compito di rafforzare, anche con sbarramenti di torpedini e reti e con postazioni di batterie a terra, la sicurezza della rada. Promosso Viceammiraglio il 1º giugno 1916, fu trasferito come capogruppo alla base di Brindisi; nel febbraio 1917 fu nominato comandante in capo del dipartimento della Spezia. Il 5 nov. 1918 fu incaricato dell’occupazione della piazza marittima di Pola, in ottemperanza a una clausola dell’armistizio. Destreggiandosi tra le difficoltà create dalla smobilitazione austriaca e quelle sollevate dagli Iugoslavi e dalle autorità militari francesi, con trattative con l’Ammiraglio Prika:, ministro della Marina iugoslava, e con l’Ammiraglio M. Koch, facente funzione di comandante della piazza, che obbiettavano i loro poteri in forza della costituzione della nazione iugoslava proclamata il 29 ottobre dal Comitato nazionale di Zagabria, il Cagni riuscì, tra il 5 e il 22, a occupare i forti, le batterie e i depositi di munizioni, e le navi ex austriache, a disarmare e allontanare le truppe ex nemiche, a riorganizzare i servizi e i rifornimenti della città, e a insediare una giunta comunale amministrativa. Dal governo italiano fu nominato cavaliere di gran croce col gran cordone della Corona d’Italia e grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia. Durante la crisi fiumana cercò di persuadere il D’Annunzio, al quale lo legava una lunga amicizia, a trattare col governo italiano. Nominato nel febbraio senatore, tenne dal 1920 al 1922 il comando in capo delle forze navali del Mediterraneo, quindi la presidenza del Consiglio Superiore di Marina sino al 1º ottobre 1923, quando, su domanda, fu collocato a riposo. Sostenitore del regime fascista, dal 1924 al 1929 fu presidente del Consorzio autonomo del porto di Genova, e presiedette la commissione d’inchiesta sulla spedizione Nobile (1928-29), le cui conclusioni furono però molto criticate. Promosso nel 1923 Viceammiraglio d’Armata della riserva navale, e nel 1926 Ammiraglio d’Armata, nel 1929 fu insignito del titolo di conte di Bu-Meliana, la località che aveva difeso contro i Turchi durante l’occupazione di Tripoli. Fotografia formato 14 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto. 

Onorificenze

Grand'Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Grand’Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     Roma, 5 gennaio 1919
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
     Roma, 16 marzo 1913
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia
   
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
   
Croce d'oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 40 anni)
   
Medaglia d'oro di benemerenza per il terremoto Calabro-Siculo - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro di benemerenza per il terremoto Calabro-Siculo
Medaglia commemorativa delle campagne di Libia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle campagne di Libia
   
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
     
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria

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Arc. 2800: Regia Marina: Tomadelli Giovanni in piccola uniforme invernale da Maggior Generale Macchinista mod. 29 ottobre 1903 (Burano 18 agosto 1861 – Venezia 1926). In servizio nel 1881, fu capo macchinista di 3^ classe il 17 novembre 1894 e di 1^ classe il 22 dicembre 1898. Colonnello nel 1915 allo scoppio della guerra, venne promosso Maggior Generale Macchinista nel 1916. Nel 1920 ottenne il gradi di Tenente Generale e fu Ispettore dei Macchinisti. Venne collocato in Posizione Ausiliaria nel 1925. Fotografia formato 13,5 x 9. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. 3079: Regia Marina: Bettolo conte Giovanni in grande uniforme da Viceammiraglio (Genova, 25 maggio 1846 – Roma, 7 aprile 1916). Entrato alla Scuola di Marina di Genova nel 1863 ne uscì Guardiamarina nel 1865. Con tale grado prese parte nel 1866 alla battaglia di Lissa a bordo della corazzata Principe di Carignano. Nello stesso anno ottenne il grado di Sottotenente di Vascello e venne imbarcato sulla fregata corazzata Principe Umberto; dopo essere stato imbarcato su due piroscafi, Luogotenente di Vascello a fine 1872 fu nuovamente a bordo del Principe Carignano, e quindi ufficiale di rotta per un anno, 1873-1874, sulla fregata corazzata Messina. Pubblicò un trattato di artiglieria navale, che fu molto apprezzato per il valore tecnico, e molto discusso perché sosteneva i grossi calibri quando non tutti erano d’accordo nell’ammetterne i vantaggi. Di questa sua antiveggenza ben si avvalse il ministro Brin, che lo volle per lungo tempo suo collaboratore nella rinnovazione del naviglio da lui promossa. Capitano di fregata, al comando di una flottiglia di navi sottili, veloci per quei tempi e principalmente armate di lanciasiluri, quando ancora non era ben definito l’impiego delle siluranti, svolse tutto un programma sull’uso in guerra di tale tipo di navi, con sicuro intuito sulla sua efficacia strategica. Comandante di grande nave, la Re Umberto, all’inaugurazione del canale di Kiel (1895), per il suo ponderato tecnicismo e per il suo ardimento marinaresco riuscì ad effettuare sollecitamente il disincaglio della Sardegna nel Baltico, meritandosi lode unanime per il brillante salvataggio. Altra prova di ardimento e perizia egli diede guidando senza pilota la Flavio Gioia, nave-scuola degli allievi della Regia Accademia navale, nei meandri degli insidiosi canali della Scozia. Ebbe l’incarico di Capo di Stato Maggiore della forza armata dal 1896 al 1898; Contrammiraglio, imbarcò nel 1897 sulla corazzata Francesco Morosini con l’incarico di comandante della Forza Navale del Levante, facente parte durante la crisi di Creta della squadra internazionale destinata al blocco dell’isola e posta sotto il comando del Viceammiraglio felice Napoleone Canevaro. Nel giugno 1898 lo sostituì e fece parte del Consiglio internazionale degli Ammiragli, investito dei poteri di amministrare l’isola. Dal 1900 al 1903 fu in comando dell’Accademia Navale e della Divisione navi scuola durante le annuali campagne estive di istruzione degli allievi. Da ammiraglio, come comandante in capo di dipartimento o comandante di squadra o capo di Stato maggiore della marina, lasciò tracce profonde di sapienza tecnica, di lucide direttive, di geniale organizzazione, validamente contribuendo alla preparazione dell’armata per la guerra. Raggiunto il limite prescritto di età nel 1911, fu collocato nella posizione di servizio ausiliario, essendosi opposto al desiderio di molti ed autorevoli amici che avrebbero voluto proporre per lui un’eccezione con un apposito disegno di legge: e a riconoscimento degli ottimi servigi da lui prestati nell’armata al paese il re gli conferiva il titolo di conte. Ebbe spiccate qualità di uomo politico, che gli fecero presto conseguire un posto eminente nella camera dei deputati, dove entrò nel 1890 e rimase, per il secondo collegio di Genova prima, poi per quello di Recco, finché visse. Fu ministro della marina dal 14 maggio 1899 al 24 giugno 1900 nel gabinetto Pelloux, dal 22 aprile al 21 giugno 1903 nel gabinetto Zanardelli, e nel gabinetto Sonnino dal 12 dicembre 1909 al 1° aprile 1910. Le accuse di concussione rivoltegli da Enrico Ferri furono completamente sfatate nel processo che il B. intentò al suo accusatore che fu condannato. Predilesse lo studio delle artiglierie e in genere delle armi navali; ideò alcuni strumenti indicatori e cioè l'”indicatore dei fuochi Bettolo” (1877) e l'”indicatore di lancio Bettolo” (1883); ma non trascurò lo studio del programma d’insieme e dei problemi inerenti alla marina mercantile, come attestano i suoi numerosi discorsi politici e gli articoli pubblicati nella Rivista Marittima e in altri periodici. Fotografia formato 14 x 8,9. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
   
Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
   

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Arc. G3: Regia Marina: Faravelli Luigi in  uniforme ordinaria invernale da Viceammiraglio (Stradella, 29 ottobre 1852 – Roma, 22 marzo 1914). Venne ammesso alla Scuola di Marina di Genova nel 1866, conseguendo la nomina a Guardiamarina nel 1871. Prese parte da Capitano di Fregata all’intervento della squadra internazionale a Creta nel 1897, sostituendo il Capitano di Vascello Carlo Amoretti al comando della corazzata Francesco Morosini, quando questi fu chiamato al comando del presidio internazionale. Da Capitano di Vascello fu in comando della nave da battaglia Regina Margherita e nuovamente della corazzata Francesco Morosini (1901-1904). Promosso Contrammiraglio nel 1905 fu Direttore Generale del personale e dei Servizi Militari, Comandante Militare Marittimo della Sardegna e, promosso Viceammiraglio nel 1911, del Dipartimento Militare Marittimo di Venezia. Nel corso della guerra italo-turca (1911-1912) ebbe il comando della 2^ Squadra Navale e della subordinata 1^ Divisione. A lui fu affidato il compito di occupare Tripoli e altre importanti località della costa e farvi testa di ponte in attesa dell’arrivo del corpo di spedizione, compito che portò a termine con le compagnie da sbarco tratte dalle navi, dopo aver effettuato il bombardamento e aver intimato la resa della città, che fu occupata il 5 ottobre 1911. per tale risoluta azione fu insignito della Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Dopo aver tenuto brevemente il comando della 1^ Squadra Navale, fu Presidente del Consiglio Superiore di Marina nel 1912, anno in cui fu nominato senatore del Regno. Fotografia formato 29,4 x 21,8. Fotografo: Sconosciuto. Datata 22 marzo 1914. 

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     29 dicembre 1912
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     16 marzo 1913
Medaglia Mauriziana - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia Mauriziana
   
Croce d'oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
   
Medaglia d'onore di lunga navigazione marittima (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’onore di lunga navigazione marittima (20 anni)
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
   

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Arc. 1897: Regia Marina: Aubry Augusto in uniforme ordinaria invernale da Viceammiraglio mod. 1903 – 1915 (Napoli, 28 aprile 1849 – Taranto, 4 marzo 1912). Entrato alla Scuola di Marina di Napoli nel 1863, e ne uscì con il grado DI Guardiamarina nel 1867. Ebbe diverse destinazioni di imbarco, fra le quali le fregate a elica Carlo Alberto durante la terza guerra d’indipendenza nel 1866 e Principe Umberto, la fregata corazzata Principe di Carignano e la corazzata Italia. Da Luogotenente di Vascello partecipò al secondo viaggio di circumnavigazione della Garibaldi negli anni 1879-1882; da Capitano di Fregata ebbe il comando dell’ariete torpediniere Dogali (1893-1894) della Divisione navale del Sud America e da Capitano di Vascello fu in comando delle corazzate Lepanto, Sicilia e Dandolo. Capo di Stato Maggiore del 2° Dipartimento Marittimo (1902-1903), Direttore del personale militare al Ministero della Marina (1903), promosso Contrammiraglio nel 1904 e Viceammiraglio nel 1907; per due volte sottosegretario di stato per la Marina (dal 1903 al 1905 e dal 1906 al 1909), coadiuvò validamente il ministro, Ammiraglio Carlo Mirabello nella preparazione dell’armata navale. Fu deputato al Parlamento per due legislature per i collegi di Castellammare di Stabia e di Napoli. Vice presidente del Consiglio Superiore di Marina negli anni 1910- 1911, comandante in capo delle forze navali del Mediterraneo nel 1911 e comandante delle forze navali riunite a bordo della corazzata Vittorio Emanuele durante la guerra italo-turca; in tale incombenza diresse, in particolare, le operazioni per l’occupazione di Tobruch e cooperò con l’esercito alla presa di Bengasi. Nel febbraio 1912, benché sofferente, non rinunciò al comando della flotta, che si trasferiva nuovamente nel teatro di guerra, ma dieci giorni dopo, per l’aggravamento delle condizioni di salute, rientrò in Patria, spirando il 4 marzo a bordo della sua nave giunta nelle acque di Taranto. Il giorno dopo, nel corso della seduta della Camera, l’allora Ministro della Marina in carica, Viceammiraglio Pasquale Leonardi-Cattolica, gli tributò solenne apprezzamento. 

Onorificenze

Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
     
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912
   

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Arc. G4: Regia Marina: Millo di Casalgiate nobile dei conti Enrico in uniforme da Viceammiraglio Governatore della Dalmazia (Chiavari, 12 febbraio 1885 – Roma, 14 giugno 1930). Nacque a Chiavari nel 1865 da Gustavo Millo dei conti di Casalgiate e da Maria Luisa Altoè dei conti Anguissola di Altoé. Allievo della Reale Accademia Militare di Napoli dal febbraio 1880. Poi nell’ottobre 1882 si spostò all’Accademia navale di Livorno da dove uscì Guardiamarina il 6 luglio 1884. Sottotenente di Vascello il 28 ottobre 1886, seguì inizialmente la normale carriera. Nel 1887 fu imbarcato su trasporti nel Mar Rosso. Massone, il 26 ottobre 1897 fu affiliato Maestro nella Loggia Zenith di La Spezia. Promosso tenente di Vascello il 25 ottobre 1889, fu Capitano di Corvetta il 9 dicembre 1900. Il 18 giugno 1905 ottenne il grado di  Capitano di Fregata. Come comandante della nave trasporto Volta, intervenne durante i soccorsi alle popolazioni sinistrate dal terremoto di Messina del dicembre 1908, meritando una Medaglia d’Argento di Benemerenza terremoto calabro-siculo. Il 16 gennaio 1910 venne promosso Capitano di Vascello e nel settembre 1911 destinato al comando dell’incrociatore corazzato Vettor Pisani e ottenne l’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Ispettorato siluranti. Durante la guerra italo-turca per il possesso della Libia (1911-12), essendosi le truppe di terra italiane trovate in una certa difficoltà per la resistenza di alcuni reparti irregolari, riforniti e sostenuti dall’Impero ottomano, oltre che delle truppe turche, il governo italiano decise un’azione diretta contro il territorio metropolitano turco. L’intervento condusse al bombardamento di alcuni forti con il forzamento dello stretto dei Dardanelli e all’occupazione dell’arcipelago del Dodecaneso, che rimase colonia italiana fino alla fine della seconda guerra mondiale. Nel quadro di queste operazioni Millo, nella notte fra il 18 e il 19 luglio 1912 forzò i Dardanelli impiegando cinque torpediniere, penetrando senza danni per 22 km prima di invertire la rotta, ma non riuscì a lanciare i siluri sulle grandi navi da guerra ottomane per il forte bombardamento nemico. Quest’azione, anche se non decisiva dal punto di vista militare, entusiasmò l’opinione pubblica italiana, mettendo però in difficoltà il governo verso le potenze europee che temevano un’ulteriore destabilizzazione dei Balcani. Per quest’azione fu decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare e promosso Contrammiraglio per merito di guerra il 12 agosto 1912. Nel 1913 venne nominato dal re Senatore del Regno e entrò a far parte del Governo Giolitti IV, poi del Governo Salandra come Ministro della Marina dal luglio 1913 al luglio 1914. Fu molto vicino alle posizioni del nazionalismo italiano, sostenitore acceso sia del colonialismo che dell’irredentismo in senso ampio, e quindi dell’abbandono dell’alleanza con l’Austria-Ungheria. Dal 3 settembre 1914 al 25 aprile 1915 fu comandante della Regia Accademia Navale di Livorno. Scoppiata la prima guerra mondiale, nel 1915 al comando della divisione esploratori occupò l’isola di Pelagosa. Divenuto nel 1916 responsabile della II divisione e promosso Viceammiraglio il 18 maggio 1916, comandò operazioni in Adriatico. I suoi scarsi successi furono attribuiti alle deficienze di spionaggio e controspionaggio italiano. Sviluppò inoltre una forte antipatia personale e una forte rivalità con l’Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, che lo ricambiò. Nel 1917 fu comandante in capo del dipartimento marittimo di Napoli. Dal 15 novembre 1918 al 22 dicembre 1920 fu Governatore della Dalmazia, in cui sostenne la necessità di annettere anche territori di lingua non italiana. Il 14 novembre 1919 accolse benevolmente a Zara Gabriele D’Annunzio impegnato nell’Impresa di Fiume, davanti al quale assunse ufficialmente l’impegno di non abbandonare la Dalmazia finché questa non fosse stata ufficialmente annessa all’Italia, ma all’Italia furono cedute solo Zara, Lagosta, Cazza e le isole di Pelagosa (cedute poi alla Jugoslavia nel 1947). Dal 6 aprile 1921 al 4 dicembre 1922 fu presidente del Consiglio Superiore di Marina. Nell’ottobre 1922, malgrado il grande numero della componente nazionalista in seno al primo governo Mussolini, fu scavalcato da Paolo Thaon di Revel quale ministro della marina. Il 1º dicembre 1923 fu promosso Viceammiraglio di squadra e collocato nella Riserva Navale, grado poi convertito in quello di Viceammiraglio d’armata. Dal 1923 divenne commissario del governo per il porto di Napoli fino al dicembre 1924. Richiamato in servizio nel 1926 presso l’amministrazione centrale della Marina mercantile, il 30 luglio divenne Ammiraglio d’Armata. Fotografia formato 17,2 x 13. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata Zara gennaio 1920.

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
 
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia
 
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’Oro al Valor Militare
                   «Con perfetti criteri militari preparò una spedizione di torpediniere allo scopo di silurare                                 possibilmente la flotta nemica. Assunto personalmente il comando della squadriglia, diresse la                       difficile impresa conducendola di notte con eroico ardimento per ben 15 miglia sotto l’intenso                         fuoco delle numerose batterie costiere fino a riconoscere la piena efficienza difensiva delle navi                     nemiche. Ricondusse la squadriglia completa al largo manovrando con mirabile calma e perizia                     marinaresca, sempre sotto il fuoco nemico. Dardanelli, 18-19 luglio 1912.» 3 aprile 1913
Croce d'oro con corona reale per anzianità di servizio militare (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria   Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare (40 anni)
 
Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
 
Medaglia commemorativa Guerra Italo Turca - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa Guerra Italo Turca
 
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
 
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa italiana della vittoria
 
Medaglia di benemerenza per le operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto calabro-siculo - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia di benemerenza per le operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto                         calabro-siculo

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Arc. G3: Regia Marina: Notarbartolo Giuseppe in piccola uniforme da Sottoammiraglio mod. 5 settembre 1918 – 11 gennaio 1923 (Palermo, 28 febbraio 1869 – 1947). Guardiamarina il 15 novembre 1887, divenne Sottotenente di vascello il 14 ottobre 1890. Tenente di Vascello il 23 luglio 1893, prese parte alla campagna d’Africa del 1896. Capitano di Corvetta il 15 settembre 1907, ottenne la promozione a Capitano di Fregata il 18 settembre 1911, partecipò alla guerra italo-turca ottenendo la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Promosso Capitano di Vascello partecipò alla grande guerra meritandosi un altra Medaglia al d’Argento al Valor Militare e ottenendo il grado di Sottoammiraglio nel 1918. Fu Direttore Generale dell’Arsenale di Pola nel 1920 e di quello di Taranto nel 1921 e venne collocato in Aspettativa per Riduzione Quadri l’11 marzo 1923. Contrammiraglio di Divisione il 15 marzo 1923 venne posto in Posizione Ausiliaria Speciale per poi essere promosso Ammiraglio di Squadra l’11 novembre 1926. Venne trasferito alla Riserva il 28 febbraio 1933. Fotografia formato 24,1 x 18,3. Fotografo: Sconosciuto. Autografa. 

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
    
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
    

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Arc. G2: Regia Marina: Acton barone, patrizio napoletano Alfredo in uniforme da Ammiraglio d’Armata mod. 1923 – 1926 (Castellamare di Stabia, 12 settembre 1867 – Napoli, 26 marzo 1934). Patrizio napoletano, di nobile e antica famiglia di origine inglese, nacque a Castellamare di Stabia dal barone Ferdinando, Viceammiraglio che rivestìle più alte cariche nella forza armata fra il 1879 e il 1891; entrò nella Scuola di Marina di Napoli il 1° novembre 1879, uscendone il 6 luglio 1884 col grado di Guardiamarina. Sottotenente di Vascello il 23 ottobre 1886, ottenne il grado di Tenente di Vascello il 25 ottobre 1889, Capitano di Corvetta il 10 novembre 1900, Capitano di Fregata il 4 agosto 1904 e Capitano di Vascello il 16 gennaio 1910. In destinazioni d’imbarco compì lunghe navigazioni all’estero, prendendo parte all’occupazione di Massaua nel 1885, alla spedizione internazionale di Creta del 1896, alla campagna in Estremo Oriente durante la rivolta dei Boxer (1900 – 1901) e successivamente fu in comando di unità leggere. Nel 1911, Capitano di Vascello, pochi giorni prima dello scoppio della guerra italo-turca assunse il comando della corazzata Vittorio Emanuele, partecipando al ciclo di operazioni in Libia, al bombardamento dei forti foranei dei Dardanelli, e in Egeo all’occupazione delle isole di Rodi e di Scarpanto, ricevendo la Croce di Commendatore dell’Ordine della Corona d’italia. Promosso Contrammiraglio il 2 maggio 1916, quando era già in atto la prima guerra mondiale, fu destinato a Brindisi al comando della Divisione Esploratori; successivamente, sempre a Brindisi, assunse la carica di comandante superiore navale  e della piazza marittima, avendo alle dipendenze tutte le unità leggere operanti nel basso Adriatico e le Forze Navali dislocate in Albania. Al comando della forza navale leggera italo britannica nel 1917 prese parte, nel canale di Otranto, a un’azione contro unità austriache, che impegnò in lungo e violento combattimento forzandole al disimpegno e al ritiro; per tale azione gli venne conferita la croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, da parte britannica il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine del Bagno e da parte francese la Croce di guerra con Palma. Per il lungo comando operativo tenuto in Adriatico, prima di lasciare Brindisi nel marzo del 1918 e assumere da Viceammiraglio (10 marzo 1918) il comando del dipartimento militare marittimo di Taranto, gli fu conferita la Croce al merito di Guerra. Il 1° dicembre 1919 fu nominato Capo di Stato Maggiore della Marina, incarico che resse fino al 1921, prendendo parte alle trattative per il trattato di Rapallo, per le quali fu insignito del titolo di Grande Ufficiale della Corona d’Italia; fu quindi inviato negli Stati Uniti quale delegato italiano alla conferenza internazionale di Washington sulla limitazione degli armamenti navali, che sancì la parità di tonnellaggio delle corazzate con la Francia, mettendo in luce peculiari qualità diplomatiche e doti professionali che gli valsero, unitamente al conferimento dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro, un vivo elogio del capo del governo. Con la promozione a Viceammiraglio di Armata il 6 dicembre 1923 assunse il comando delle forze navali, che tenne fino al maggio 1925, quando dal governo fu nuovamente chiamato a ricoprire da Ammiraglio d’Armata (16 settembre 1926) la carica di Capo di Stato Maggiore della Marina, che resse fino al 21 dicembre 1927, anno in cui fu nominato senatore (18 dicembre); fu quindi Presidente del Consiglio Superiore di Marina, Presidente del Comitato Ammiragli, nel 1930 delegato italiano alla conferenza di Londra per la limitazione degli armamenti navali e nel 1932 delegato suppletivo alla conferenza generale per il disarmo di Ginevra. Nel settembre del 1932, dopo oltre 50 anni di servizio in Marina, fu collocato in Posizione Ausiliaria per limiti di età e di anzianità di servizio.

Onorificenze

Italiane

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
     1900
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
     1910
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
     1914
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
     1919
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia
     1921
Cavaliere dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
     1908
Ufficiale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
     1913
Commendatore dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
     1919
Grande ufficiale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
     1922
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     1924
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     1919

Straniere

Grande ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine della Legion d’onore
     1920
Grande ufficiale dell'Ordine del Salvatore - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine del Salvatore
     1919

 

Arc. G2: Regia Marina: Acton barone, patrizio napoletano Alfredo in uniforme ordinaria invernale da Ammiraglio d’Armata mod. 1923 – 1926 (Castellamare di Stabia, 12 settembre 1867 – Napoli, 26 marzo 1934). Dettaglio di fotografia formato 22,5 x 16,2. Fotografo: D. Falzone. 

 

 

Arc. 2023: Regia Marina: Rota Ettore in uniforme ordinaria estiva (Casale Monferrato, 29 novembre 1872 – Taranto, 1° agosto 1932). Fu ammesso all’Accademia Militare di Livorno nel 1886, conseguendo la nomina a Guardiamarina nel 1891. Ebbe lunghi imbarchi su unità maggiori, tra cui le corazzate Enrico Dandolo e Francesco Morosini, nave di bandiera del comandante della squadra del Levante al tempo della crisi di Creta del 1897 – 1898. Da Tenente di Vascello fu comandante di torpediniere (1905-1907) e di sommergibili (1097 – 1909). Capitano di Corvetta nel 1911, prese parte alla guerra italo-turca (1911- 1912) in comando del cacciatorpediniere Espero, meritando una medaglia d’Argento al Valor Militare per essersi distinto nelle azioni di Prevesa e di Zuara. Capitano di Fregata nel 1913, fu nello stesso anno inviato per due anni a Parigi quale addetto navale, rimpatriando a guerra mondiale in corso, alla quale prese parte in comando dell’esploratore Cesare Rossarol (1915- 1916); promosso Capitano di Vascello, fu comandante della nave da battaglia Andrea Doria (1916-1917). Assunse quindi il comando della difesa marittima di Venezia, che tenne fino al 1920. Per la sua attività di guerra fu decorato della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, di una Croce di Guerra al Valor Militare e di una Croce al merito di guerra. Fu in comando della corazzata Andrea Doria dell’aprile 1920 fino all’aprile 1920, passata alla storia come “Natale di guerra”. Promosso Contrammiraglio nel 1923, fu comandante superiore del C.R.E.M. (1923-1925), Aiutante di Campo del Re Vittorio Emanuele III (1925-1927). Ammiraglio di Divisione nel 1927, ebbe il comando della divisione sommergibili nel 1927-28, fu comandante dell’Accademia Navale nel biennio 1928-29, assumendo nel corso delle campagne estive il comando della Divisione navale d’istruzione. Ammiraglio di Squadra, nel luglio 1930 assunse la carica di comandante in capo del Dipartimento Militare Marittimo dello Ionio e del Canale d’Otranto, che lasciò nell’agosto 1931. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. G2: Regia Marina: Ingianni Giulio in uniforme da Tenente Generale Ispettore delle Capitanerie di Porto con mantella (Marsala, 18 dicembre 1876 – Roma, 10 luglio 1958). Nato da Francesco Ingianni, brigadiere doganale e Maria Tumbiolo, dopo essersi diplomato presso l’Istituto tecnico nautico di Trapani venne iscritto nella terza categoria della leva obbligatoria di Porto Empedocle e, tramite concorso, il 22 dicembre 1896 entrò nell’amministrazione delle capitanerie di porto, con la qualifica di applicato di porto di 2ª classe, presso la capitaneria di Porto Empedocle. Dopo la promozione ad applicato di porto di 1ª classe, conseguita il 23 dicembre 1897, venne trasferito nella sede di Palermo città dove avrebbe sposato Giulia Fodale. Nel capoluogo siciliano presta servizio sino al 31 ottobre 1904, anno in cui, passato ufficiale di porto di 3ª classe, venne trasferito presso l’Ispettorato del Corpo delle capitanerie di porto a Roma dove avrebbe trascorso gran parte della sua carriera. Prese parte con il grado di capitano di porto alla prima guerra mondiale operando in Adriatico al seguito di Francesco Mazzinghi, primo comandante generale del corpo delle capitanerie di porto. Al termine del conflitto nel 1919 prese parte alla Conferenza della pace di Parigi in qualità di delegato italiano, per essere nuovamente inviato a Parigi alla “Commissione delle riparazioni di guerra”, svoltasi tra il 1º marzo 1920 e il 26 agosto 1921, dove si adoperò attivamente affinché il patrimonio navale della Venezia Giulia, in particolare triestino, non fosse diviso tra le potenze vincitrici del conflitto, scoraggiando, le mire inglesi sulla flotta navale ex-austriaca e quelle iugoslave. Rientrato in Italia il 14 agosto 1922 venne nominato regio commissario del Consorzio autonomo del porto di Genova. Il 15 aprile 1924 reggente della Direzione generale della Marina mercantile, incarico che ricoprirà sino al giugno/luglio 1944. il 19 aprile 1925 venne nominato generale ispettore capo del Corpo delle capitanerie di porto, mantenendo tale incarico fino al 1927, continuando a mantenere in tale periodo anche quello di direttore generale della Marina mercantile. Fece anche parte, come esperto navale, della delegazione italiana alla conferenza del Trattato navale di Londra e per la tutela della vita umana in mare e per il bordo libero (1928), e per la riduzione degli armamenti nell’inverno del 1930. Dopo la cessazione dal servizio nel 1939 venne nominato Senatore del Regno il 12 ottobre dello stesso anno su proposta del Ministero delle comunicazioni, prestando giuramento il successivo 21 dicembre, dopo la convalida della nomina avvenuta il 14 novembre operando come membro della Commissione finanze dal 23 gennaio 1940 al 5 agosto 1943 e venne richiamato in servizio durante la seconda guerra mondiale fino al 1944. Il 7 agosto 1944 venne deferito all’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo con l’imputazione di essere stato tra i “Senatori ritenuti responsabili di aver mantenuto il fascismo e resa possibile la guerra sia coi loro voti, sia con azioni individuali, tra cui la propaganda esercitata fuori e dentro il Senato”. Il 31 luglio 1945 vi fu l’Ordinanza di rigetto della richiesta di decadenza da senatore. Nel secondo dopoguerra, ormai ritirato dalla vita pubblica, nel 1953 ricevette il titolo di grande ufficiale al merito della Repubblica italiana con cui vennero riconosciuti a Giulio Ingianni l’impegno e la dedizione che per una vita ha dedicato alla marineria italiana e al Corpo delle capitanerie di porto. Alla sua memoria è stata intitolata una motovedetta della Guardia Costiera, la “CP-409” varata ad Ancona nel 1991, entrata in servizio nel 1992 e in servizio a Livorno presso la locale capitaneria di porto. Porzione di foto formato 23 x 17,3. Fotografo: Carbone & Danno – Napoli. 

Onorificenze

Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Grande ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
   
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
   
Grande ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
   
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana
   
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
   
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918 (4 anni di campagna)
   
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
   
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
   
Croce d'onore per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’onore per anzianità di servizio
   

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Arc. G2: Regia Marina: Sirianni Giuseppe in uniforme da Ammiraglio di Divisione con mantella (Genova, 18 aprile 1874 – Pieve Ligure, 13 agosto 1955). A quattordici anni fu ammesso all’Accademia Navale di Livorno, conseguendo nel 1894 la nomina a Guardiamarina. dopo i consueti imbarchi da ufficiale subalterno, effettuati prevalentemente sulla corazzata Andrea Doria, fu nel 1896 destinato a bordo della cannoniera Andrea Provana, dislocata in Mar Rosso e sulla quale partecipò alla campagna d’Africa. Tenente di Vascello nel 1899, fu imbarcato sull’ariete torpediniere Calabria, dislocato in Cina. Partecipò nel giugno 1900, durante la campagna in Estremo Oriente, quale comandante di compagnia da sbarco, al tentativo della liberazione di Pechino inquadrato nella colonna dell’Ammiraglio britannico Seymour: concorse valorosamente alla protezione della forza durante la marcia di avvicinamento alla città. Per tale suo comportamento meritò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Aiutante di Bandiera nel 1902-1903 dell’ammiraglio comandante militare marittimo della Maddalena, ebbe successivamente (1904-1907) vari imbarchi, fra cui, ufficiale in 2^, dell’incrociatore torpediniere Goito (1907-1908), del cacciatorpediniere Zeffiro e dell’incrociatore torpediniere Montebello (1909-1910). Nel corso della guerra italo-turca (1911 – 1912) durante la campagna in Egeo fu in comando delle torpediniere d’altura Pegaso e Perseo; su questa effettuò con altre quattro unità similari della squadriglia, agli ordini del Capitano di Vascello Enrico Millo, il forzamento dello stretto dei Dardanelli, meritando la prima Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a Capitano di Corvetta per merito di guerra. Fu poi imbarcato come comandante in 2^ sulla nave scuola Flavio Gioia (1913), come comandante del cacciatorpediniere Fulmine (1913-1914) e poi dell’Impetuoso, sul quale fu colto dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Compì nei quasi due anni di imbarco numerose e pericolose missioni nel basso Adriatico, per le quali meritò la seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1917 fu in breve successione sottocapo di Stato Maggiore della 2^ Divisione navale e comandante dell’esploratore Nino Bixio; in seguito ebbe il comando del Reggimento Marina, che mantenne fino al 1919, nel periodo dell’ultima e vittoriosa offensiva sul fronte orientale, meritando per vari episodi bellici la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia e tre Croci al Merito di guerra conferitegli dall’VIII e dal XXVI Corpo d’Armata; conseguì anche la promozione a Capitano di Vascello per merito di guerra. Nel periodo 1920-1921 fu in comando prima del Gruppo Esploratori sull’Augusto Riboty e poi, 1921 – 1923, della corazzata Giulio Cesare, destinazioni intervallate nel 1921 da un periodo a terra, a Spezia, quale Capo di Stato Maggiore del comando in capo del Dipartimento. Fu comandante a Venezia della Scuola meccanici e, Contrammiraglio nel 1925, fu membro e segretario del Consiglio Superiore di Marina; Ammiraglio di Divisione l’anno  successivo, fu sottosegretario di stato per la Marina, carica che resse fino al 1929. Nel 1926 era stato nominato senatore del Regno. Ministro della Marina nel 1929 – 1933, fu promosso nel 1932 Ammiraglio di Squadra e partecipò a Londra in qualità di delegato alle riunioni della Conferenza navale per la riduzione degli armamenti. Ammiraglio di Squadra designato di Armata nel 1935, fu collocato in ausiliaria a domanda l’anno successivo. Nel gennaio del 1940 gli fu conferito il rango di Ammiraglio di Armata. Porzione di foto formato 23 x 17,3. Fotografo: Carbone & Danno – Napoli. 

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
     
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     1919
Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
     Cina 1900
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     1912
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     1916
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
     
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
     
Croce al merito di guerra - terza concessione - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra – terza concessione
   
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
     1920
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
     1922
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
   
Croce d'onore per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’onore per anzianità di servizio
   

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Arc. 3160: Regia Marina: Carpi Agostino in uniforme ordinaria da Maggior Generale Capo della Divisione Costruzioni Navali (Napoli, 27 settembre 1859 – Roma, 7 novembre 1930). Studiò all’Università di Napoli conseguendo la laurea in ingegneria civile nel 1881. Entrò per concorso nel Corpo del Genio Navale e fu nominato ingegnere di 2^ classe nel 1882. Inviato a completare gli studi alla Scuola Superiore di Genova, conseguì la laurea in ingegneria navale e meccanica nel 1885. Da Capitano fu imbarcato sulla moderna corazzata Italia, e da ufficiale superiore ebbe incarichi nelle direzioni delle costruzioni navali degli arsenali di Taranto, Napoli e Venezia. Colonnello fu a capo dell’ufficio tecnico del Comitato Progetti Navi e quindi direttore delle costruzioni navali a Napoli. Nel 1910 fu a capo della Divisione Costruzioni Navali presso il ministero a Roma e promosso Maggior Generale; nel 1913 fu nominato direttore generale, incarico che tenne per oltre sette anni nel delicato periodo della guerra 1915-1918, disponendo con competenza la costruzione urgente di nuove unità, la riparazione di quelle in servizio e l’approvvigionamento delle basi navali e degli arsenali. Dal settembre 1920, Tenente Generale, fu nominato presidente del comitato Progetti Navi, incarico che tenne fino al dicembre 1924, quando promosso Generale Ispettore fu collocato in Posizione Ausiliaria per limiti d’età. Nel periodo di presidenza del Comitato partecipò all’elaborazione dei progetti degli incrociatori pesanti tipo  “Washington” classe “Trento”, dei cacciatorpediniere classe “Turbine” e dei sommergibili oceanici classe “Balilla”. Fotografia formato 14,1 x 9. Fotografo: L. Bettini – Roma.

Onorificenze

Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     
Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
     
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
     1920
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
     1922

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Arc. G2: Solari Emilio in uniforme ordinaria da Ammiraglio di Divisione (Genova, 3 aprile 1864 – Roma, 29 novembre 1954). Allievo alla Scuola di Marina di Genova il 1° novembre 1878, conseguendo la nomina a Guardiamarina l’8 luglio 1883. Sottotenente di Vascello il 24 gennaio 1886 e dopo i consueti imbarchi su unità maggiori, venne nominato Tenente di Vascello il 14 aprile 1889 e prese parte alla campagna d’Africa del 1889 imbarcato sulla corvetta Garibaldi. Fu lungamente a bordo e impiegato nel servizio Artiglieria, assolvendo gli obblighi di comando su torpediniere. Capitano di Corvetta il 17 dicembre 1899, fu comandante dei cacciatorpediniere Strale e Borea nel 1903 – 1904 e, promosso Capitano di Fregata il 1° agosto 1904, Capo squadriglia di cacciatorpediniere. Capitano di  Vascello il 16 gennaio 1910, prese parte alla guerra italo-turca del 1911-1912 al comando dell’incrociatore corazzato San Marco, eseguendo l’occupazione dell’isola di Lero (Egeo), durante la quale diresse le operazioni militari con fermezza e alacre attività. Ebbe poi il comando della nave da battaglia Conte di Cavour (1913-1915). Contrammiraglio il 12 settembre 1915, ebbe durante il conflitto il comando della 2^ Divisione Navale e dal 19 ottobre 1915 all’11 maggio 1916 il comando dell’Accademia Navale, della 3^ Divisione Navale, del 3° Dipartimento Militare Marittimo di Taranto; infine, promosso Viceammiraglio il il 30 dicembre 1917, ebbe il comando in capo della Squadra da Battaglia dal 28 giugno 1917 al 12 marzo 1918. Resse tali importanti cariche con abituale energia e intelligente attività, provvedendo alla perfetta organizzazione delle forze al suo comando, che portò alla massima efficenza; per la sua opera in guerra fu insignito della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia e della Croce al Merito di Guerra. Assunse quindi il comando in capo della Squadra del Levante fino al 1920. Fu poi comandante in capo del Dipartimento Militare Marittimo di Spezia dal 19 aprile 1920 al 31 luglio 1921 e Segretario Generale del Ministero della Marina (1921-1922). Il 1° dicembre 1922 all’11 dicembre 1923 assunse il comando in capo delle Forze Navali del Mediterraneo, conducendo in tale veste l’occupazione di Corfù nel settembre 1923. Promosso Viceammiraglio d’Armata il 1° dicembre 1923 fu Presidente del Comitato degli Ammiragli, Presidente del Consiglio Superiore di Marina (1° agosto 1925) e il 16 settembre 1926 venne promosso Ammiraglio d’Armata. Venne collocato in Posizione Ausiliaria su domanda il 1° dicembre 1926. Fu Senatore del Regno. Fotografia formato 31,5 x 21. Fotografo: A. Barr – Spezia.

 

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
 
Ufficiale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
 
Commendatore dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
 
Grande Ufficiale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro decorato di Gran Cordone - nastrino per uniforme ordinaria   Grande Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro decorato di Gran Cordone
 
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia decorato di Gran Cordone - nastrino per uniforme ordinaria   Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia decorato di Gran Cordone
 
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
 
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria   Croce al merito di guerra
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
 
Croce d'oro per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria   Croce d’oro per anzianità di servizio
 
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
 
Medaglia d'onore di lunga navigazione marittima - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’onore di lunga navigazione marittima

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Arc. 556: Regia Marina: Thaon di Revel Paolo duca del Mare in grande uniforme da Ammiraglio (Torino, 10 giugno 1859 – Roma, 24 marzo 1948). Entrò in Marina nel 1873 a quattordici anni e fece due anni a Napoli e tre a Genova. Guardiamarina nel 1877, nel 1879 partecipò alla circumnavigazione del globo a bordo della fregata Garibaldi. La sua carriera proseguì con le nomine a Sottotenente di Vascello nel 1880 a soli 21 anni, Tenente di Vascello nel 1886 e Capitano di Corvetta nel 1896, quando fu per quattro anni Aiutante di Campo di re Umberto I. Il 1º gennaio 1900, Revel fu promosso Capitano di Fregata e designato comandante della torpendiera-avviso Sparviero. Dai suoi superiori viene considerato un brillante manovratore e severo educatore e gli fu assegnato il comando dei prestigiosi istituti di formazione, la Scuola macchinisti di Venezia e l’Accademia Navale di Livorno (1900-1907). Promosso a Capitano di Vascello nel 1904, dal 1907-1909 fu al comando della nuova corazzata veloce Vittorio Emanuele. Nel 1908, durante il terribile terremoto che colpì la Sicilia, presso la città di Messina, Thaon schiera la corazzata e tutte le altri navi della squadra per il primo intervento di protezione civile. Salgono a bordo della Vittorio Emanuele la coppia reale per recarsi a Messina, dove, a prodigarsi in prima linea si distinse la regina Elena di Montenegro . Successivamente, nel 1909, i reali ritornano a bordo della corazzata in occasione dell’incontro tra i sovrani d’Italia e della Germania nel Mediterraneo, il 12 maggio. Nel 1910, Thaon riceve la nomina di Contrammiraglio e presidente di una commissione ministeriale incaricata del riordino degli studi negli istituti d’istruzione della Regia Marina, quindi sbarca, e si sposta da La Spezia a Livorno e Napoli. L’anno successivo vara la riforma dei corsi dell’Accademia Navale e riceve l’incarico di Aiutante di Campo del re Vittorio Emanuele III che svolge per otto mesi. Come Contrammiraglio partecipò alla guerra italo-turca (1911-1912) e fu posto a comando della II Divisione della II Squadra navale, composta dagli incrociatori corazzati Marco Polo, Varese, Ferruccio e (nave ammiraglia) Garibaldi con il supporto dei esploratori Coatit e Minerva; affondò nel porto di Beirut navi turche, contribuì ai bombardamenti di Tripoli e alla distruzione dei porti lungo i Dardanelli. Queste azioni militari offensive, per le quali meritò la Commenda dell’Ordine Militare di Savoia, crearono viceversa tensioni politiche e diplomatiche, sia domestiche sia internazionali. Nominato Capo di Stato Maggiore della Marina in sostituzione del Viceammiraglio Carlo Rocca Rey dal 1913 al 1915, spinse allo sviluppo dei navigli leggeri e alla costituzione di un’aviazione navale. Con l’entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale (24 maggio 1915), Thaon si trovò in contrasto con il comandante in capo dell’Armata, il Viceammiraglio Luigi di Savoia duca degli Abruzzi, fautore (spalleggiato dagli Ammiragli Cagni e Millo) di una strategia che non condivideva; il Duca degli Abruzzi desiderava affrontare la squadra navale in mare aperto e vendicare la sconfitta di Lissa mentre Thaon ritenne che le operazioni navali del futuro portassero meno all’occasione della grande battaglia navale, in favore di nuovi mezzi insidiosi come siluranti, sommergibili, mine e aeroplani. Nelle prime azioni austriache vengono colati a picco due incrociatori da sommergibili tedeschi e per sabotaggio, nel porto di Brindisi, esplode la corazzata Benedetto Brin e a Taranto la nuova corazzata Leonardo da Vinci. Il principe rimase al comando della flotta e Thaon si dimise dall’incarico di Capo di Stato Maggiore, il 1º ottobre 1915. Ottenendo la nomina di comandante in capo del Dipartimento militare marittimo di Venezia, sostenne il potenziamento l’aviazione navale, l’impiego dei treni armati, la creazione dei moderni fanti di marina e dei MAS alla quale riformula la destinazione tattica; non solo arma difensiva protetta dai canali della laguna, ma orma offensiva, capace di colpire il nemico all’interno delle sue basi. La strategia operativa portò all’affondamento della corazzata austriaca Wien nel porto di Trieste, della SMS Szent Istvàn a Premuda (celebrata come l’impresa di Premuda) e della nave ammiraglia dell’impero austro-ungarico, la SMS Viribus Unitis a Pola. Dopo la rotta di Caporetto, sostenne il mantenimento della linea del Piave e della laguna di Venezia. Sul finire della guerra condusse il bombardamento di Durazzo e organizzò la rapida occupazione delle isole e delle coste dell’Istria e della Dalmazia. Sempre dentro l’Arsenale di Venezia furono realizzate le protezioni per la salvaguardia del patrimonio artistico e architettonico veneziano. Fu proprio l’Ammiraglio a pianificare e a porre in opera una serie di intelligenti iniziative tese a tutelare le opere, i monumenti i palazzi della città. In seguito all’armistizio di Villa Giusti, il Thaon annunciò il bollettino della Vittoria Navale, composto da D’Annunzio. Fu nominato senatore del Regno nel 1917 e promosso Ammiraglio nel 1918. Partecipò come delegato navale alla Conferenza di pace di Parigi e difese a spada tratta, ma invano, i diritti italiani sulla Dalmazia e il rispetto del Patto di Londra. Divenne ispettore generale della Regia Marina fino al 30 maggio 1920 e fu nominato presidente della Società Geografica Italiana dal 1921 al 1923. Dall’ottobre 1922 entrò nel Governo Mussolini, il cosiddetto Primo Governo Nazionale in qualità di ministro della Regia Marina (come uomo di fiducia di re Vittorio Emanuele III), insieme al generale dell’esercito Armando Diaz, come Ministro della Guerra, e tra gli altri, a Giovanni Gronchi, futuro presidente della repubblica. Per la seconda volta, si dimise dalla carica di Capo di Stato Maggiore della Marina e comandante in capo delle forze navali. Dall’incarico ministeriale rassegnò le dimissioni nel maggio del 1925, dopo la riforma con cui Mussolini istituiva il nuovo ordinamento del comando supremo (affidando a Badoglio la carica di Capo di Stato Maggiore Generale). Con la riforma, Revel non vedeva realizzarsi l’auspicabile coordinamento delle forze, ma a suo parere, la sola subordinazione della marina e dell’aeronautica all’esercito. Fu insignito del titolo di (primo) Duca del Mare il 24 maggio 1924 e promosso Grande Ammiraglio il 4 novembre dello stesso anno, l’unico nella storia della Marina, rimanendo in tal modo in servizio a vita con un proprio ufficio al ministero. Quando nel 1923 fu costituita la Regia Aeronautica, che assorbì sotto un unico comando i mezzi e l’organizzazione delle forze aeree della marina e dell’esercito, si prodigò per ottenere una consistente aliquota di mezzi aerei da porre sotto il controllo della Marina per la lotta sul mare. Nel 1932 fu nominato primo segretario di S.M. per il Gran Magistero dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Richiamato alle istituzioni, nel novembre del 1941 Mussolini affidò al Grande Ammiraglio la presidenza della commissione d’inchiesta sulla condotta delle operazioni italiane nella campagna dell’Africa Settentrionale. Della commissione d’inchiesta interforze facevano parte il Generale d’Armata Pietro Ago e il Generale di Squadra Aerea Giuseppe Manno; i lavori si conclusero dopo pochi mesi e ai primi di marzo consegnò al capo del governo gli atti finali. La conclusione dei lavori della commissione rappresentò l’ultimo contatto ufficiale con Mussolini. Revel faceva parte della ristretta cerchia dei collaboratori di Vittorio Emanuele III e istituzionalmente partecipava alle settimanali udienze regie del giovedì al Quirinale. Ciò nonostante, non fu coinvolto in prima persona negli eventi che portarono all’armistizio di Cassibile del 3 settembre e non aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Dopo essere stato in un primo tempo escluso dalle indagini della Commissione della epurazione, il 27 agosto 1944 viene inquisito e in tale circostanza decise di non presentare alcuna linea di difesa all’Alto commissario che, con un’ordinanza del 18 novembre 1945, lo scagionò da qualsiasi addebito; venne pertanto assolto con provvedimento liberatorio e con la conferma della carica di senatore. Dopo la caduta del fascismo, nel periodo costituzionale transitorio fu nominato Presidente del Senato, dal 28 luglio 1943 al 20 luglio 1944. Nel maggio del 1946, dopo aver fatto parte della cerchia dei consiglieri di re Umberto II nel periodo della sua Luogotenenza e aver ripreso l’incarico di primo segretario degli ordini cavallereschi, si schierò al referendum del giugno 1946 apertamente a favore del blocco monarchico. È a Paolo Thaon di Revel che si deve l’idea di costruire le due navi scuola italiane in stile antico, la Colombo e la Vespucci: la prima scomparsa in Unione Sovietica dopo che Stalin la pretese come parte del pagamento dei debiti di guerra, mentre l’altra, in servizio ancor oggi, è considerata tra le più belle navi del mondo. Fotografia formato 13,9 x 8,7. Autografa.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata
     1919
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
     16 marzo 1913
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     29 dicembre 1916
Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine militare di Savoia
     1º giugno 1919
Croce al merito di guerra - terza concessione - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra – terza concessione
   
Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     1919
Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
     1919
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
     Regio Decreto 1 maggio 1924.
Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine al Merito Civile di Savoia
     19 aprile 1942.
Balì cavaliere di gran croce di Onore e Devozione del Sovrano Ordine Militare di Malta - nastrino per uniforme ordinaria    Balì cavaliere di gran croce di Onore e Devozione del Sovrano Ordine Militare di Malta
     maggio 1922
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912
   
Medaglia d'oro di benemerenza per il terremoto calabro-siculo - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro di benemerenza per il terremoto calabro-siculo
     «Per essersi segnalato nel prestare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28                   dicembre 1908»
Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo
     «Per l’opera soccorritrice del 28 dicembre 1908»

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Arc. 2553: Regia Marina: Borea Ricci d’Olmo Raffaele in grande uniforme invernale da Viceammiraglio (Albenga, 20 dicembre 1857 – Genova, 8 febbraio 1942). Frequentò la Scuola di Marina di Genova negli anni 1871 – 1875, conseguendo la nomina a Guardiamarina. Fu imbarcato come ufficiale inferiore sulla fregata corazzata Palestro e la corvetta corazzata Terribile, e da Tenente di Vascello la fregata a elica Vittorio Emanuele, la cannoniera a elica Scilla e il comando di numerose torpediniere. Da Capitano di Fregata e di Vascello, negli anni 1902 – 1904 fu successivamente in comando degli arieti torpediniere Minerva, Agordat ed Elba, col quale compì una cirumnavigazione, meritando un elogio dal ministro della Marina per il modo col quale assolse l’incarico. Negli anni successivi ebbe gli importanti incarichi di comandante della difesa della piazza marittima della Maddalena e di Capo di Stato Maggiore del 3° e del 1° dipartimento (Venezia e La Spezia). Promosso Contrammiraglio nel 1909, alla vigilia della guerra italo-turca del 1911, direttore generale del C.R.E., fu posto al comando della Divisione navi scuola. Intimata inutilmente il 2 ottobre 1911 la resa di Tripoli, il comandante in capo della 2^ squadra navale, Ammiraglio Favarelli, il 3 ottobre ordinò il bombardamento dei forti turchi, che furono smantellati; essendo poi divenuta urgente l’esigenza di occupare la città nonostante il corpo di spedizione dell’Esercito non fosse disponibile perchè ancora in trasferimento dall’Italia, il successivo giorno 5 l’occupazione venne effettuata dalle compagnie da sbarco della Divisione navi scuola, e l’Ammiraglio Borea Ricci assunse temporaneamente la carica di governatore, svolgendo un’opera militare, civile e diplomatica quanto mai energica e oculata. per tale sagace azione di comando fu nominato Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso Viceammiraglio nel 1912, ebbe la carica di vicepresidente del Consiglio Superiore di Marina e quindi quella di comandante in capo del dipartimento militare marittimo di Venezia sino al 1915, quando venne collocato in Posizione Ausiliaria. Fotografia formato 14 x 8,7. Fotografo: Bettini.

Onorificenze

Onorificenze italiane

Commendatore dell'Ordine della corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine della corona d’Italia
     16 marzo 1913
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
     
Ufficiale dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
     5 ottobre 1911
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
   
Croce d'oro per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro per anzianità di servizio
   

Onorificenze straniere

Cavaliere della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere della Legion d’Onore (Francia)
   
Cavaliere dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)

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Arc. G3: Regia Marina: Carlo Cattaneo in grande uniforme invernale da Contrammiraglio (Sant’Anastasia, 6 ottobre 1883 – Mar Mediterraneo, 29 marzo 1941). Dopo aver frequentato la Scuola Militare della Nunziatella di Napoli nel 1902 entrò nella Regia Accademia Navale di Livorno, da cui uscì con il grado di Guardiamarina il 4 marzo 1906. Imbarcatosi sulla nave da battaglia Ammiraglio Saint Bon, nel 1908 prese parte alle operazioni di soccorso alle popolazioni della Sicilia e della Calabria colpite dal terremoto. Promosso Sottotenente di Vascello il 24 maggio 1908, si distinse durante il guerra con l’Impero ottomano al comando di una compagnia da sbarco della corazzata Regina Elena che occupò la città di Tripoli, venendo decorato con una prima Medaglia d’Argento al Valor Militare. Tenente di Vascello il 25 maggio 1913, durante la prima guerra mondiale comandò dapprima la torpediniera Orsa e poi il cacciatorpediniere Carabiniere, venendo decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Nel primo dopoguerra fu promosso Capitano di Corvetta (18 novembre 1920), ed assunse l’incarico di addetto navale presso l’Ambasciata d’Italia a Costantinopoli. Venne promosso Capitano di Fregata il 18 novembre 1929, mentre prestava servizio presso il Ministero della marina e fu Aiutante di Campo Onorario del Re. Comandò nel 1930 quindi la nave appoggio Antonio Pacinotti, unità ammiraglia della Divisione Sommergibili. Ricoprì l’incarico di addetto navale in Romania e poi in Jugoslavia, venendo promosso Capitano di Vascello il 2 agosto 1932. Tra il 17 dicembre 1933 e il 18 aprile 1935 comandò l’incrociatore leggero Alberto da Giussano. Tra il 13 maggio 1935 e il 15 ottobre 1936, Cattaneo comandò la Flottiglia Scuola Comando a Taranto. Venne promosso Contrammiraglio Comandante l’Arsenale di La Spezia e fu Ufficiale di Stato Maggiore il 1° marzo 1938 per poi, il 1º gennaio 1937, venire promosso Ammiraglio di Divisione il 20 maggio 1938. Nel periodo 21 giugno 1939 – 24 maggio 40 comandò ad Augusta la Divisione Scuola Comando (2^) con insegna sull’incrociatore Giovanni delle Bande Nere, composta anche dal Luigi Cadorna, dalla 10ª squadriglia caccia, una flottiglia di torpediniere su 5 squadriglie, una flottiglia di sommergibili su 5 squadriglie e 5 altre navi sussidiarie. Il 26 maggio 1940 assunse il comando della III Divisione con insegna sull’incrociatore pesante Trento, partecipando, il 9 luglio, alla battaglia di Punta Stilo. Il 30 agosto 1940 fu designato comandante della VI Divisione con insegna sulla nave da battaglia Duilio appena rientrata in servizio dopo la ricostruzione. Nel quadro degli avvicendamenti che interessarono gli alti comandi della Regia Marina, il 13 dicembre 1940, a seguito dell’attacco inglese a Taranto e che comportarono la fusione della I e II squadra navale in un’unica squadra, ebbe il comando della I Divisione con insegna sull’incrociatore pesante Zara. Nel termine di marzo 1941 partecipò così con le navi da lui comandate all’operazione Gaudo che si concluse con lo scontro notturno di Capo Matapan nel quale perse la vita. Gli venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Fotografia formato 28 x 19,2. Fotografo: Greco – La Spezia. Datata gennaio 1938.

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro al valor militare
     «Comandante di una divisione navale, che egli aveva istruita, allenata e forgiata con alto intelletto, con paziente amore e con appassionata costanza, alla battaglia di Punta Stilo, essendo in testa alla formazione, con pronta iniziativa e con audace spirito aggressivo affrontava gli incrociatori nemici e con brillante manovra rendeva vani i numerosi attacchi degli aerosiluranti. La notte sul 28 marzo, nel tentativo di sottrarre all’offesa nemica un incrociatore colpito da siluro; assalito improvvisamente da forze navali soverchianti, le affrontava con impavida serenità e con consapevole audacia. Nel breve, durissimo combattimento egli profondeva le sue doti di mente e di cuore quando la nave ammiraglia,     squarciata e incendiata, non aveva più possibilità di offesa né speranza di salvezza, riuniva a poppa i superstiti per lanciare sul mare e oltre il mare l’ultimo grido di fede: «Viva l’Italia, Viva il Re, Viva il Duce». Compiuto tutto il suo dovere oltre ogni umana possibilità egli scompariva in mare con la sua nave e con la sua insegna al vento, sicuro che il suo gesto sarebbe stato esempio di quelle alte virtù di dedizione e di passione, che splendono luminosi nel tempo e nella tradizione. Mediterraneo Centrale e Orientale 9 luglio 1940-28 marzo 1941
Regio Decreto 20 novembre 1941
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     «Al comando di torpediniere destinata al servizio di scorta e protezione di navi da battaglia manteneva il suo posto di marcia malgrado le avverse condizioni di tempo e rimaneva sotto il fuoco delle batterie costiere della base nemica che le nostre navi tenevano sotto intensa azione di bombardamento, dando prova di serenità e coraggio. Durazzo, 2 ottobre 1918
Decreto Luogotenenziale 10 aprile 1919
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     « Comandante della 1ª Divisione Incrociatori, mentre con il “Trento” l’8 luglio 1940 conduceva le unità della formazione contro le unità della formazione avversaria, con violento scambio di fuoco, dava ammirevole esempio di serena fermezza e sprezzo del pericolo. Mediterraneo Centrale, 10 giugno 1940 – 29 marzo 1941
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di bronzo al valor militare
     «Alla testa di un reparto a Tripoli prese parte a tutte le operazioni durante il mese di ottobre, dimostrando sempre, sotto il fuoco nemico, serenità e coraggio ed originando col suo esempio il magnifico contegno dei suoi dipendenti. Tripoli, ottobre 1911.» Regio Decreto 3 aprile 1913
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di bronzo al valor militare
     «In occasione del siluramento della Regia Nave “Garibaldi” con manifesto pericolo della propria vita, è stato negli ultimi a lasciare la nave, coordinando il salvataggio del personale e preoccupandosi della salvezza dell’ammiraglio, dal quale tentò di ritornare incamminandosi verso prora, ciò che però gli fu impedito per l’eccessiva inclinazione della nave. Adriatico, 18 luglio 1915.» Decreto Luogotenenziale 18 maggio 1916
Cavaliere dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
     16 maggio 1920
Ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
     3 giugno 1937
Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
   
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
     San Rossore, 27 ottobre 1938
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   

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Arc. 3244: Domenico Cavagnari in grande uniforme da Ammiraglio d’Armata (Genova, 20 luglio 1876 – Roma, 2 novembre 1966). Entrato a 13 anni all’Accademia Navale di Livorno, conseguì la nomina a Guardiamarina nel 1895. Dopo l’imbarco sull’ariete torpediniere Ettore Fieramosca, sul quale partecipò alla campagna d’Africa del 1895-1896, Sottotenente di Vascello continuò in destinazioni a bordo fino al 1900-1901 sulla nave ausiliaria Sesia, sulla quale ebbe la promozione a Tenente di Vascello. Aiutante di bandiera del comandante superiore C.R.E. alla Spezia (1901 – 1902), fu successivamente imbarcato su navi maggiori e nel 1903 sull’incrociatore corazzato Vettor Pisani col quale partecipò alla campagna in Estremo Oriente; sbarcato, fu destinato a Roma al ministero in qualità di Aiutante di Bandiera del ministro della Marina, carica che tenne fino al 1906 per essere poi imbarcato su unità maggiori. Nel 1908 imbarcò sull’avviso Galileo Galilei in qualità di ufficiale in 2^ e durante il conflitto italo-turco fu nel 1911 comandante militare piroscafo noleggiato Balduino e ufficiale in 2^ dell’incrociatore ausiliario Città di Palermo e quindi (1912) comandante dei siluranti. Nel 1914, promosso Capitano di Corvetta, fu per breve tempo addetto navale a Costantinopoli e quindi all’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale ufficiale in 2^ della corazzata Emanuele Filiberto; per due anni (1915-1917) fu comandante della torpediniera 9 P.N. e capo squadriglia impegnato in ardimentose missioni nell’alto Adriatico, nel corso delle quali meritò due Medaglie d’Argento al Valor Militare. sul cacciatorpediniere Vincenzo Giordano Orsini, comandante e capo squadriglia nel biennio 1918-1919, partecipò il 18 luglio 1918 a un combattimento notturno contro unità similari austriache, meritando la terza Medaglia d’Argento al Valor Militare, e quindi all’occupazione di alcune località del litorale dalmata e dell’Albania, venendo insignito della Croce di Cavaliere dell’ordine Militare di Savoia. Promosso Capitano di Vascello nel 1922, fu capo di Gabinetto del ministero della Marina, il grande Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, incarico che tenne fino al febbraio del 1925; fu quindi in comando dell’esploratore Pantera e successivamente del Gruppo esploratori, col quale effettuò una brillante crociera nel Nord Europa. nel giugno del 1926 assunse il comando dell’incrociatore corazzato Pisa adibito a nave scuola e impegnato nell’annuale campagna d’istruzione degli allievi dell’Accademia Navale, e poi dell’esploratore Venezia. Nel biennio 1928-1929, Contrammiraglio, fu chiamato a comandare a Livorno l’Accademia Navale. nel febbraio 1932, già Ammiraglio di Divisione, quando la situazione militare in Estremo Oriente divenne critica per l’occupazione giapponese della Manciuria, fu assegnato al comando delle forze navali nazionali distaccate in quello scacchiere con insegna sull’incrociatore pesante Trento; dall’agosto del 1932 per circa un anno comandò la 2^ Divisione navale della 1^ Squadra con insegna sull’incrociatore pesante Gorizia. Quando il capo del governo Benito Mussolini verso la fine del 1933 assunse personalmente i tre ministeri delle FF.AA, fu nominato sottosegretario di Stato per la Marina e dopo breve tempo (giugno 1934) anche Capo di Stato Maggiore mentre gli giungeva la promozione ad Ammiraglio di Squadra. Verso la fine della campagna d’Etiopia (1935-1936), nell’aprile del 1936 fu promosso Ammiraglio d’Armata. Fu l’artefice di un grande programma di costruzioni navali che portarono la Marina ad alti livelli di classifica mondiale, privilegiando però corazzate e sommergibili secondo una strategia, alla vigilia della seconda guerra mondiale, considerata da molti non più confacente al nuovo tipo di lotta che si sarebbe profilato per l’Italia e che vedeva in prima linea il naviglio di scorta per i convogli, vitali all’alimentazione della battaglia in Africa settentrionale, e la nave portaerei per il conseguimento del potere aeromarittimo. Anche gli studi e la ricerca sui nuovi sistemi di localizzazione di superficie e subacquea non furono sufficientemente sostenuti, nonostante le promettenti esperienze intraprese presso l’Istituto elettronico e delle comunicazioni di Livorno dall’equipe del Capitano del Corpo Armi Navali prof. Ugo Tiberio. Pur con ciò, poco prima dell’entrata in guerra, aprile 1940, il suo coraggioso quanto tardivo promemoria al capo del governo sullo stato della Marina in conflitto lucidamente ammetteva l’impossibilita per la Forza Armata di agire offensivamente stante la sproporzione delle forze, e appariva una personale autodifesa a futura memoria che una  presa di coscienza degli errori commessi. All’entrata in guerra mantenne il doppio incarico di vertice della Forza Armata fino a dicembre, quando lasciò le cariche sostituito dall’Ammiraglio di Squadra designato Arturo Riccardi, passando alla presidenza del Comitato Ammiragli. Collocato in Posizione Ausiliaria nel marzo 1945 e posto in congedo assoluto nel maggio 1954, si spense a Roma il 2 novembre 1966. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo Sconosciuto.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
«Attraverso il passaggio tra Zadubaki e Punta Bianca penetrava risolutamente con il cacciatorpediniere Orsini nel porto fortificato e base navale di Lussin Piccolo, in piena efficienza operativa, e lo occupava con forze esigue prima dell’entrata in vigore dell’armistizio, dimostrando di possedere qualità di tatto politico, energia e retto discernimento. Compiva anche un’altra missione da Venezia a Fiume attraverso zone minate e mai percorse e sotto la minaccia di sommergibili tedeschi. Lussin Piccolo, 4 novembre 1918.» Regio Decreto del 24 luglio 1919.
 
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«Capo di Stato Maggiore della R. Marina, ha svolto opera tenacemente dinamica e di sicura fede per la preparazione, la continuità e la condotta delle operazioni che riaffermarono e conclusero il trionfo della Patria.» Regio Decreto n.229 del 31 luglio 1939.
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
«Per aver compiuto in condizioni molto difficili un’importante operazione di guerra sulla costa nemica assolvendo brillantemente il compito che gli era stato affidato, e per aver dato prova, durante otto mesi di comando di una squadriglia torpediniere costiere in guerra, di possedere ottime qualità militari, sia per la intelligente preparazione, si per l’ardita esecuzione delle varie missioni di guerra che gli furono affidate. Alto Adriatico, 4 aprile 1916
Decreto Luogotenenziale 25 giugno 1916.
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di torpediniera in una difficile ed arditissima missione di guerra eseguita nottetempo contro la base navale principale del nemico dava prova di alte qualità militari e marinaresche riuscendo ad avvicinare inosservato con due unità affiancate le ostruzioni che sbarravano l’accesso al porto, e con rapida e sicura manovra ad abbassarle senza destare il minimo allarme, ottenendo che la nostra silurante potesse sicuramente penetrare all’interno del porto. Fasana, 1-2 novembre 1916.» Regio Decreto 20 novembre 1916.
 
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’argento al valor militare
«In numerose missioni di guerra in vicinanza di costa nemica e sotto le offese nemiche, dava prova di ardimento, abilità, sprezzo del pericolo, sempre ottenendo splendidi risultati. In un combattimento notturno, comandante di squadriglia cacciatorpediniere e delle unità capofila, prese l’iniziativa del fuoco contro il nemico e lo mantenne con la massima intensità pur essendo fatto bersaglio in modo speciale dall’intero gruppo delle siluranti avversarie; inutilizzate temporaneamente alcune caldaie, proseguiva tuttavia sino alla fine del combattimento, dimostrando ardire, energia e prontezza di decisione. Alto Adriatico, 2 luglio 1918.» Regio Decreto 13 dicembre 1923.
 
Cavaliere di Gran croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
 
Cavaliere di Gran croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
 
Cavaliere di Gran croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
 
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
 
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna)
 
Medaglia a ricordo dell’unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia a ricordo dell’unità d’Italia
 
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia interalleata della vittoria

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Arc. G4: Regia Marina: Pagano di Melito marchese Gennaro in grande uniforme da Capitano di Vascello (Caserta, 5 ottobre 1879 – Tientsin (Cina), 4 novembre 1944). Dopo aver conseguito la patente di Capitano di lungo corso nel 1912 fu arruolato e nominato Sottotenente di Vascello il 17 marzo dello stesso anno. Dopo brevi periodi d’imbarco, l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale lo colse sull’incrociatore ausiliario Città di Palermo, da cui fu trasferito, a fine anno, al comando del piroscafo armato Gianicolo; con esso effettuò pericolose missioni di guerra nel basso Adriatico lungo la costa nemica per scoprire le basi di rifornimento dei sommergibili, meritando la prima Medaglia d’Argento al Valor Militare, cui fece successivamente seguito la seconda per il coraggio dimostrato sotto il fuoco durante lo sgombero di Durazzo da parte delle nostre truppe. Nel frattempo, marzo 1916, era stato promosso Tenente di Vascello in servizio permanente effettivo per speciali meriti di guerra. nel maggio 1916 fu trasferito alla squadriglia M.A.S. di Brindisi al comando del M.A.S. 7, sul quale meritò la prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare durante una pericolosa operazione entro il porto di Durazzo in mano austriaca, che portò con il concorso di un altra unità, alla distruzione di un mercantile; successivamente, nel giugno, Capitano di Corvetta per merito di guerra, sempre con il MAS 7 riuscì con il concorso di un sezionario ad affondare nel porto di Durazzo due trasporti nemici, meritando la seconda medaglia di bronzo. Al comando del MAS 6, per la terza volta, in agosto, penetrò nel porto di Durazzo lanciando contro un unità nemica e rientrando indenne malgrado la forte reazione nemica. Per questa azione meritò la terza medaglia d’argento. In novembre, sempre contro il porto di Durazzo meritò la quarta medaglia d’argento. Successivamente, agosto 1917, lasciò i M.A.S. di Brindisi per quelli di Venezia, ove rimase fino alla fine dell’anno impegnato in crociere offensive lungo la costa istriana. Nel 1918 ritornò alla Flottiglia M.A.S. di Brindisi al comando di una squadriglia, con la quale penetrò nuovamente nel porto di Durazzo portando a compimento una missione di ricognizione offensiva malgrado la reazione malgrado la reazione avversaria, meritando la terza medaglia di bronzo. Finita la guerra, lasciati i M.A.S., fu destinato presso il comando militare marittimo della Dalmazia, ove rimase fino alla fine dell’anno successivo per poi essere collocato a domanda in aspettativa per motivi speciali. Il Ministro della Marina francese, in riconoscimento del valore dimostrato in guerra, gli conferì la croce di Cavaliere della Legion d’Onore. Richiamato in servizio nel settembre del 1921, fu collocato in ottobre in aspettativa per infermità, venendo richiamato l’anno dopo; nel maggio del 1923 fu dispensato a domanda dal servizio permanente effettivo e contemporaneamente iscritto col proprio grado nel ruolo degli ufficiali di complemento. Lasciata quindi la Marina, entrò in carriera diplomatica: console generale a Hong-Kong nel periodo 1934-1941 e quindi con la stessa carica a Shanghai fino al 1942. Nel 1927 era stato promosso Capitano di Fregata di complemento e nel 1936 Capitano di Vascello. Morì per malattia il 4 novembre 1944 all’ospedale italiano a Tientsin. Fotografia formato 30,5 x 20,8. Fotografo: Ereni – Roma. 

Onorificenze

Commendatore dell'Ordine della corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine della corona d’Italia
   
Ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
   
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di bronzo al valor militare
     
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di bronzo al valor militare
     
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di bronzo al valor militare
     
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   
Cavaliere della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere della Legion d’Onore (Francia)
   

Arc. 3394: Tur Vittorio in uniforme ordinaria estiva da Ammiraglio di Divisione ( Livorno, 30 marzo 1882 – Roma, 22 ottobre 1969). Allievo all’Accademia Navale nel 1897, fu Guardiamarina il 7 marzo 1901. Da giovane ufficiale prese parte al viaggio di circumnavigazione dell’ariete torpediniere Calabria (1902 – 1904) e, dopo imbarchi su navi maggiori, partecipò alla campagna d’Africa della nave idrografica Staffetta (1907 – 1908). Promosso Tenente di Vascello nel 1908, prese parte alla guerra italo – turca del 1911 – 1912 sulla corazzata Sicilia. All’entrata dell’Italia nella Grande Guerra (24 maggio 1915) si trovava sul cacciatorpediniere Irrequieto come ufficiale in 2^, ma passò presto in comando di torpediniere in Alto Adriatico meritando, per un’ardita azione nelle acque di pola, una Medaglia di Bronzo al valor Militare. Promosso Capitano di Corvetta nel giugno 1917, nel marzo dell’anno successivo fu destinato al Reggimento Marina, al comando del Battaglione “Caorle”, che operava lungo la linea del Piave. Nel periodo più critico della resistenza e in quello successivo dell’attacco e dello sfondamento delle linee nemiche si distinse per coraggio, iniziativa e risolutezza, meritando ben due medaglie d’Argento e una seconda Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Nel dopoguerra fu destinato a Pola, sempre al comando del Battaglione “Caorle”, e quindi ebbe il comando del cacciatorpediniere Palestro (1919 – 1921). Capitano di Fregata nel 1922 e Capitano di Vascello nel 1928, ebbe brevi destinazioni a terra a Spezia, in arsenale e alla direzione torpedini e munizionamento, e i comandi navali dei cacciatorpediniere Achille Papa e Impavido e delle relative squadriglie. Da Capitano di Vascello fu comandante delle Scuole C.R.E.M. di Pola (1928 – 1929), della nave da battaglia Giulio cesare (1929 – 1930) e dell’incrociatore Trieste (1930 – 1932). Contrammiraglio nel 1934 e Ammiraglio di Divisione nel 1935, prese parte alle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936), quale comandante della divisione navale con insegna sull’incrociatore ausiliario Bari, e alle operazioni militari in Spagna nel 1936, quale comandante della 7^ Divisione navale con insegna sull’incrociatore Eugenio di Savoia. Comandante superiore del C.R.E.M. nel 1934 – 1935 e nel 1937 – 1939 e quindi comandante militare marittimo autonomo dell’alto Adriatico nel 1939 – 1940. L’ entrata dell’Italia in guerra lo colse a Durazzo (Albania), comandante militare marittimo. Nell’ottobre dello stesso anno, promosso Ammiraglio di squadra, assunse il comando in capo delle forze navali speciali assegnate ad operazioni di sbarco. Sfumata l’operazione di sbarco a Malta, nel novembre 1942 fu incaricato dell’occupazione della Corsica, che diresse brillantemente. Per come assolse tale comando fu decorato della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, della terza Medaglia d’Argento al Valor Militare e della Croce di Guerra al Valor Militare. Dal gennaio al maggio 1943 fu comandante miliatre marittimo in Francia con sede a Tolone; fu quindi comandante in capo del Dipartimento Militare Marittimo del Basso Tirreno (Napoli) fino all’8 agosto 1943. All’armistizio dell’8 settembre 1943 si trovava a Roma, a disposizione del ministero. Rimase in territorio occupato dalle forze germaniche, rifiutando la collaborazione con le autorità tedesche e con quelle  della R.S.I. collocato in Posizione Ausiliaria per raggiunti limiti di età il 30 marzo 1945, fu richiamato in servizio fino al 15 luglio dello stesso anno. Fotografia formato 8,5 x 6. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. G4: Sirianni Giuseppe in uniforme ordinaria invernale da Contrammiraglio (Genova, 18 aprile 1874 – Pieve Ligure, 13 agosto 1955). A quattordici anni fu ammesso all’Accademia Navale di Livorno (19 ottobre 1889), conseguendo la nomina a Guardiamarina il 14 giugno 1894. Dopo i consueti imbarchi da ufficiale subalterno, effettuati prevalentemente sulla corazzata Andrea Doria, fu nominato Sottotenente di Vascello l’11 novembre 1896 e destinato a bordo della cannoniera Andrea Provana, dislocata in Mar Rosso e sulla quale partecipò alla campagna d’Africa. Tenente di Vascello il 25 maggio 1899, fu imbarcato sull’ariete torpediniere Calabria, dislocato in Cina. Partecipò nel giugno del 1900, durante la campagna in Estremo Oriente, quale comandante di compagnia da sbarco, al tentativo della liberazione di Pechino inquadrato nella colonna dell’Ammiraglio britannico Seymour: concorse valorosamente alla protezione della forza durante la marcia di avvicinamento alla città. Per tale suo comportamento meritò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Aiutante di Bandiera nel 1902-1903 dell’Ammiraglio comandante militare marittimo della Maddalena, ebbe successivamente (1904-1907) vari imbarchi, fra cui, ufficiale in 2^, dell’incrociatore torpediniere Goito (1907-1908), al cacciatorpediniere Zeffiro e dell’incrociatore torpediniere Montebello (1909 – 1910). Nel corso della guerra italo – turca (1911-1912) durante la campagna in Egeo fu in comando delle torpediniere d’altura Pegaso e Perseo; su questa effettuò con altre quattro unità similari della squadriglia, agli ordini del Capitano di Vascello Enrico Millo, il forzamento dello stretto dei Dardanelli, meritando la prima Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a Capitano di Corvetta per merito di guerra (12 agosto 1912). Fu poi imbarcato come comandante in 2^ sulla nave scuola Flavio Gioia (1913), come comandante dei cacciatorpediniere Fulmine (1913 – 1914) e poi dell’Impetuoso, sul quale fu colto dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale (24 maggio 1915). Compì nei quasi due anni di imbarco numerose e pericolose missioni nel basso Adriatico, per le quali meritò la seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1917 fu in breve successione sottocapo di Stato Maggiore della 2^ Divisione navale e comandante dell’esploratore Nino Bixio; in seguito ebbe il comando del Reggimento Marina, che mantenne fino al 1919, nel periodo dell’ultima e vittoriosa offensiva sul fronte orientale, meritando per vari episodi bellici la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia e tre Croci al Merito di Guerra conferitegli dall’VIII e dal XXVI Corpo d’Armata; conseguì anche la promozione a Capitano di Vascello per merito di guerra (15 settembre 1918). Nel periodo 1920-1921 fu in comando prima del Gruppo esploratori sull’Augusto Riboty e poi, 1921-1923, della corazzata Giulio Cesare, destinazioni intervallate nel 1921 da un periodo a terra, a Spezia quale Capo di Stato Maggiore del comando in capo del Dipartimento. Fu comandante a Venezia della scuola Meccanici il 1° dicembre 1923 e, Contrammiraglio il 26 marzo 1925, fu membro e segretario del Consiglio Superiore di Marina il 14 maggio 1925; Ammiraglio di Divisione il 10 novembre 1926, fu sottosegretario di Stato per la Marina, carica che resse fino al 1929. Nel 1926 era stato nominato senatore del Regno. Ministro della Marina dal 12 settembre 1929 al 5 novembre 1933, fu promosso il 16 agosto 1932 Ammiraglio di Squadra e partecipò a Londra in qualità di delegato alle riunioni della Conferenza Navale per la riduzione degli armamenti. Ammiraglio di Squadra designato di Armata il 1° maggio 1935, fu collocato in Posizione Ausiliaria a domanda il 1° giugno 1936. Il 29 gennaio 1940 gli fu conferito il rango di Ammiraglio d’Armata. Venne collocato in Riserva il 1° giugno 1946. Nell’agosto 1945 venne deferito dall’Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo in quanto senatore nominato durante il fascismo, ma la richiesta di condanna fu rigettata. Fotografia formato 22,5 x 17. Fotografo: Sconosciuto. 

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
     
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     1919
Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
     Cina 1900
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     1912
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     1916
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
     
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
     
Croce al merito di guerra - terza concessione - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra – terza concessione
   
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
     1920
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
     1922
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
   
Croce d'onore per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’onore per anzianità di servizio
   

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Arc. 3152: Regia Marina: Aimone di Savoia, duca d’Aosta in uniforme ordinaria invernale da Ammiraglio di Squadra mod. 1929 (Torino, 9 marzo 1900 – Buenos Aires, 29 gennaio 1948). Fratello minore di Amedeo di Savoia-Aosta, terzo duca d’Aosta, Aimone nacque a Torino il 9 marzo 1900 da Emanuele Filiberto, secondo duca d’Aosta, e da Elena di Borbone-Orléans. Suoi nonni erano il re di Spagna Amedeo I e la principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, mentre suo bisnonno era il re d’Italia Vittorio Emanuele II. Il 22 settembre 1904 ricevette il titolo di Duca di Spoleto. Uscito il 27 aprile 1916 dall’Accademia Navale di Livorno con il grado di Guardiamarina, Aimone divenne Sottotenente di Vascello l’anno successivo. Dal 1916 è imbarcato sulle Dante Alighieri, Andrea Doria e Vincenzo Giordano Orsini. Impiegato come pilota dal marzo 1918 viene assegnato all’Isola di Sant’Andrea (Venezia) nella 251ª Squadriglia di idrovolanti dotata di Macchi L.3 negli ultimi mesi della prima guerra mondiale, dal 14 giugno ne diventa comandante e fu decorato con una croce di guerra, una Medaglia d’argento al Valor Militare e due di bronzo. Nell’immediato dopoguerra, il 10 novembre 1918, venne promosso Tenente di Vascello continuando a volare. Nel 1920-1921 è sulla Roma impegnata in Sud America e nel 1922-1923 sulla Sebastiano Caboto impegnata in Cina. Dal 9 novembre 1925 diventa Capitano di Corvetta e dal 1926 al 1928 comanda il Quintino Sella. Nel 1929, passato Capitano di Fregata il 19 luglio, vent’anni dopo suo zio Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi, Aimone organizza una spedizione geografica italiana sul Karakorum insieme ad Ardito Desio. Dopo il rientro è addetto allo stato maggiore della divisione speciale dell’Ammiraglio Salvatore Denti Amari di Pirajno nel 1930-31 e contemporaneamente collabora alla pubblicazione dei risultati. In seguito comanda il Bettino Ricasoli e la 4ª squadriglia nel 1932-33. Successivamente si concentra su studi scientifici, poi nel febbraio 1933 viene trasferito al comando militare delle Isole Brioni e dal 1º marzo 1934 diventa Capitano di Vascello. Il 24 dicembre 1935 Aimone arriva a Massaua ed assunse il comando delle siluranti nel Mar Rosso. Dal 1935 al 1936 comanda il Pantera, sede del comando del Gruppo Leggero, in Africa Orientale Italiana. Contrammiraglio dall’8 novembre 1936, fu comandante della piazza di Pola dal 1937 al 1938. Dall’ottobre 1938 al novembre 1939 promosso Ammiraglio di Divisione (anzianità 30 dicembre 1938), comandò la 4ª Divisione navale e dal 14 novembre 1939 fu promosso Ammiraglio di Squadra. Nel 1936 Aimone di Savoia-Aosta inventa i barchini esplosivi M.T.M., mezzi d’assalto che verranno usati dagli incursori dei MAS. Dal marzo 1940 al maggio 1941 diventa Comandante in capo del dipartimento marittimo dell’Alto Tirreno con sede a La Spezia. Dopo l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, nel febbraio 1942 fu posto al comando dell’ispettorato generale delle flottiglie MAS (Generalmas), con sede prima a Livorno e poi a Lerici, fino all’8 settembre 1943. Il 1º luglio 1939, in Santa Maria del Fiore a Firenze, sposò la principessa Irene di Grecia, figlia del re Costantino I e della regina Sofia. Da questo matrimonio nacque un solo figlio, Amedeo, nato a Firenze il 27 settembre 1943. L’idea di un italiano sul trono di una Croazia indipendente nacque il 9 marzo 1939 quando Galeazzo Ciano ricevette Giuseppe de Bombelles, un agente segreto al servizio di Ante Pavelić. Dopo aver lamentato lo stato pietoso nel quale i serbi tenevano i croati nell’ambito del Regno di Jugoslavia dei Karađorđević, de Bombelles suggerì come “ideale per la Croazia: un regno autonomo, con un principe italiano, o, in unione personale con il Re d’Italia”. Intanto si parlava anche di proposte ed intese fra alti esponenti politici ungheresi ed italiani affinché Amedeo, il fratello di Aimone, cingesse la corona d’Ungheria, rimasta vacante dopo la sconfitta degli Asburgo al termine della prima guerra mondiale (reggente era l’ammiraglio Miklós Horthy; la morte di Amedeo nel 1942, però, fece sfumare il piano di mettere un Savoia sul trono di Budapest). Il 26 marzo 1941, il Regno di Jugoslavia aveva aderito al patto tripartito, divenendo di fatto una nazione amica (e quindi non attaccabile) dell’Italia, ma il giorno seguente, il generale Dušan Simović realizzò a Belgrado un colpo di Stato che capovolgeva completamente la situazione: rinnegò l’alleanza con Italia e Germania, costituì un governo favorevole agli angloamericani e dichiarò maggiorenne il re Pietro II, sovrano sostenuto dai britannici. Per tutta risposta, il 6 aprile 1941 l’aviazione tedesca effettuò un pesantissimo bombardamento su Belgrado, cui fece seguito l’invasione del Regno di Jugoslavia, il cui crollo e smembramento furono immediati. Il re Pietro II ed il governo furono costretti a lasciare il paese, costituendo a Londra un governo in esilio. Il 10 aprile 1941 venne proclamata l’indipendenza della Croazia. Il nuovo stato, però, non era altro che una nazione fantoccio controllata dall’asse italo-tedesca che comprendeva gran parte della Croazia e della Bosnia ed Erzegovina. Poiché la Croazia indipendente era priva di una propria dinastia, in quanto l’antico Regno di Croazia era stato incorporato nel Regno d’Ungheria fin dal 1097, e, successivamente, era stato incluso nel nesso dell’Impero austro-ungarico, Ante Pavelić, leader degli Ustascia e capo del governo del nuovo Stato Indipendente di Croazia, rispolverò l’idea di un sovrano italiano e si recò in Italia per offrire ufficialmente la corona di capo dello stato ad un principe di Casa Savoia. Le motivazioni di questa offerta non sono mai state completamente chiarite: forse Pavelić voleva mostrare gratitudine a Benito Mussolini, che lo aveva aiutato ed ospitato fra le due guerre mondiali; forse voleva sfruttare il fatto che un sovrano italiano, proveniente da una casata antichissima come Casa Savoia, avrebbe giovato al prestigio dei rapporti internazionali del nuovo stato balcanico; o forse voleva prendere le distanze in maniera visibile dalla Germania nazista, che cercava di impadronirsi materialmente del nuovo stato. Vittorio Emanuele III fu preso alla sprovvista, in quanto l’offerta della corona di Croazia era generica e sarebbe spettato a lui stesso, secondo Pavelić individuare chi avrebbe dovuto portarla. All’epoca erano parecchi i principi maschi in Casa Savoia: escluso ovviamente il principe ereditario Umberto, rimanevano tutti i membri dei rami collaterali Savoia-Aosta e Savoia-Genova. Fra gli Aosta venne scartato il conte di Torino Vittorio Emanuele, scapolo ed ormai troppo anziano, mentre fra i Genova venne scartato il duca Ferdinando per gli stessi motivi. Rimasto incerto fra Aimone e Filiberto, duca di Pistoia, Vittorio Emanuele III optò per Aimone. l 18 maggio 1941, dopo aver fermamente rifiutato il nome di Zvonimiro II, che assolutamente non gli piaceva, Aimone vinse la riluttanza iniziale, assunse il nome di Tomislavo II e fu designato re dello Stato Indipendente di Croazia. Aimone, restato in Italia, creò nel suo studio di Firenze un “ufficio per gli affari croati” allo scopo di conoscere il paese sul quale avrebbe dovuto regnare. Le notizie che pervennero da varie fonti (ambasciata italiana a Zagabria, servizi segreti, rapporti confidenziali e informatori fidati) descrissero lo Stato Indipendente di Croazia come una realtà incompiuta non soltanto a livello istituzionale, ma anche sociale e culturale, e descrissero come spaventosa la situazione interna dello stato, caratterizzata da continue persecuzioni ed eccidi da parte degli ustascia di Ante Pavelić, che avevano avviato una vera e propria pulizia etnica contro minoranze nazionali (serbi), avversari politici (comunisti) e minoranze religiose (ortodossi, ebrei e musulmani). Per questi motivi e per il fatto che Pavelić intendeva servirsi di Tomislavo II come di un re fantoccio, Aimone non prese mai possesso del trono di Zagabria e fu sovrano solo titolarmente, non recandosi mai in Croazia e abdicando formalmente alla corona, dopo l’armistizio italiano dell’8 settembre, il 12 ottobre 1943. Intanto al 1942 risalgono i sondaggi effettuati da Aimone riguardanti la possibilità di una pace separata con gli alleati per rompere l’alleanza con la Germania nazista. Nella primavera di quell’anno Aimone ricevette Alessandro Marieni, viceconsole italiano a Ginevra. A questi manifestò l’idea che l’Italia dovesse uscire dalla guerra trattando con gli anglo-americani. Marieni si impegnò a tener informato Aimone degli eventuali sviluppi. A Ginevra, Marieni entrò in contatto con Victor Farrel, un colonnello inglese che operava sotto la copertura di console per la Gran Bretagna. Mediante lui le trattative entrarono nel dettaglio e ne furono informati anche statunitensi e russi. Il 18 dicembre 1942 il ministro degli esteri inglese, Anthony Eden, informò ufficialmente gli ambasciatori americano e russo a Londra che Aimone era pronto, in cambio di determinate garanzie, a guidare una rivolta per spodestare Benito Mussolini. Le trattative, però, si protrassero più a lungo del previsto, fin quasi alle soglie del 25 luglio 1943, senza giungere mai a conclusione poiché il governo britannico non voleva assumersi impegni precisi. Aimone divenne Duca d’Aosta il 3 marzo 1942 a seguito della morte del fratello Amedeo in un campo di prigionia inglese a Nairobi, in Kenya. Nel settembre 1943, ammiraglio della Regia Marina, seguì Vittorio Emanuele III a Brindisi sulla torpediniera Indomito perdendo i contatti con la moglie, che, pochi giorni dopo, partorì l’unico figlio, Amedeo. Negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale Aimone, con il Regno del Sud, fu comandante della base navale di Taranto e dell’Ispettorato generale MAS (Mariassalto) e ricevette il grado di ammiraglio di squadra. Dopo il referendum istituzionale del giugno 1946, abbandonò l’Italia e si trasferì in Sudamerica, morendo diciotto mesi dopo a Buenos Aires, colpito da un infarto. La sua salma è stata riportata in Italia su interessamento del figlio Amedeo. Inizialmente inumato presso Arezzo, in seguito Aimone venne definitivamente traslato insieme alla moglie Irene (morta nel 1974) nella cripta reale della basilica di Superga, a Torino. Fotografia formato 16,1 x 11,5. Fotografo: D’Alessandri – Roma. 

Onorificenze

Onorificenze del Regno di Croazia

Sovrano dell'Ordine della Corona del re Zvonimiro - nastrino per uniforme ordinaria    Sovrano dell’Ordine della Corona del re Zvonimiro
   
Sovrano dell'Ordine al merito di Croazia - nastrino per uniforme ordinaria    Sovrano dell’Ordine al merito di Croazia
   
Sovrano dell'Ordine militare del Trifoglio di ferro - nastrino per uniforme ordinaria    Sovrano dell’Ordine militare del Trifoglio di ferro
   

Onorificenze italiane

Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata
     1921
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     1921
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia
     1921
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia
   
Cavaliere dell'Ordine civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine civile di Savoia
   
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valore militare
   
2 Medaglie di bronzo al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria    2 Medaglie di bronzo al valore militare
   
Croce di guerra al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria    Croce di guerra al valore militare
     «Per aver portato brillantemente la sua squadriglia d’idrovolanti a bombardare la stazione       idrovolanti di Pola, danneggiando grandemente l’obbiettivo malgrado l’intenso fuoco               nemico. (Pola, 17 luglio 1918)»
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
     1918
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
     1920
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
     1922
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-18 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-18
     1923
Medaglia della Vittoria, commemorativa della grande guerra per la civiltà (1918) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia della Vittoria, commemorativa della grande guerra per la civiltà (1918)
     1920
Medaglia d'onore per lunga navigazione marittima (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’onore per lunga navigazione marittima (20 anni)
   

Onorificenze straniere

Balì Cavaliere di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria    Balì Cavaliere di Gran Croce d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Carlo III (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Carlo III (Regno di Spagna)
     19 Maggio 1928
Gran Cordone dell'Ordine dei Pahlavi (Impero persiano) - nastrino per uniforme ordinaria    Gran Cordone dell’Ordine dei Pahlavi (Impero persiano)
     1939
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
     1º luglio 1939
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Carol I (Regno di Romania) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Carol I (Regno di Romania)

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Arc. 3045: Regia Marina: Ferdinando Umberto Filippo Adalberto di Savoia-Genova in uniforme ordinaria invernale da Ammiraglio di Squadra mod. 1929 (Torino, 21 aprile 1884 – Bordighera, 24 giugno 1963). Primogenito di Tommaso di Savoia-Genova e di Isabella di Baviera, suo padre era nipote di Carlo Alberto di Savoia e di Giovanni di Sassonia. Sua madre era nipote di Ludovico I di Baviera e pronipote di Carlo IV di Spagna e di Francesco I delle Due Sicilie. La coppia ebbe poi altri cinque figli: Filiberto (1895-1990), Maria Bona (1896-1971) Adalberto (1898-1982), Maria Adelaide (1904-1979) ed Eugenio (1906-1996). Entrato nel 1901 all’accademia navale, ne uscì con il grado di guardiamarina nel 1904. Nello stesso anno, il re Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di principe di Udine. Il suo addestramento militare si svolse a bordo degli incrociatori protetti Vespucci e Calabria, con i quali salpò da Venezia il 4 febbraio 1905 e vi riapprodò il 3 febbraio 1907 dopo aver compiuto il giro del mondo. A Ferdinando venne dato l’incarico, sia sul Vespucci che sul Calabria, di redigere il giornale di bordo ufficiale. Sul Calabria visitò il Venezuela, il Brasile, l’Uruguay, l’Argentina, passò lo Stretto di Magellano, risalì il continente americano fino a San Francisco, poi affrontò l’Oceano Pacifico toccando le Hawaii, la Polinesia, l’Australia, la Nuova Zelanda, le Isole della Sonda, le Filippine, il Giappone e la Cina. Infine navigò nell’Oceano Indiano toccando Somalia ed Eritrea, per poi rientrare nel Mediterraneo e tornare a Venezia. Prese parte alla guerra italo-turca nel 1912, e, come Capitano, combatté durante la prima guerra mondiale comandando l’Ippolito Nievo (cacciatorpediniere). Per aver occupato le isole Echinadi venne decorato con l’Ordine militare di Savoia e con due Medaglie d’Argento al Valor Militare. In quegli anni gli fu dedicata, nella Concessione italiana di Tientsin, la via Principe di Udine. Nel maggio 1917 Ferdinando fu scelto per guidare la commissione di guerra italiana inviata negli Stati Uniti d’America. La commissione, che includeva anche Guglielmo Marconi e parecchie figure politiche italiane dell’epoca, fra cui Francesco Saverio Nitti, visitò gli Stati Uniti discutendo i futuri rapporti fra le nazioni al termine del conflitto. Nel novembre 1930 rappresentò suo cugino Vittorio Emanuele III all’incoronazione dell’imperatore Hailé Selassié d’Etiopia. Ferdinando diventò duca di Genova alla morte di suo padre Tommaso, il 15 aprile 1931. Raggiunto il grado di Contrammiraglio nel 1927 e di Ammiraglio nel 1934, Ferdinando divenne comandante dell’Alto Adriatico. In ambito sportivo fu tra i fondatori della Federazione Italiana Motonautica, istituita a Milano nel 1923, della quale fu anche il primo presidente. Il 28 febbraio 1938, dopo una lunga storia d’amore con Anna Maria “Ninetta” Cais di Pierlas-Mocenigo, protrattasi dal 1933 al 1937, sposò a Torino Maria Luisa Alliaga Gandolfi dei conti di Ricaldone (Fossano, 11 ottobre 1899 – Torino, 19 luglio 1986), figlia di Carlo Alliaga Gandolfi di Ricaldone, conte di Borghetto, Montegrosso e Pornassio, e di Emma Teresa Luisa Cavalli. Pur vivendo in anni così importanti per la storia dell’Italia, Ferdinando si tenne sempre lontano dalla politica e dalla corte, dedito solo alla sua passione per il mare e conducendo una vita abbastanza anonima, soprattutto se paragonata a quella dei cugini del ramo Savoia-Aosta. Dopo il mutamento istituzionale del 1946 soggiornò brevemente in Portogallo presso il re Umberto II in esilio. Successivamente tornò in Italia e si stabilì a Bordighera, in Liguria, dove condusse una vita ritirata e dove morì nel 1963. Riposa nella cripta reale della basilica di Superga, sulle alture di Torino. Non avendo avuto figli, nel titolo ducale gli successe suo fratello minore Filiberto. Fotografia formato 18,3 x 13. Fotografo: Giacomelli – Venezia. 

Onorificenze

Onorificenze italiane

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
     1904
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     1904
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
     1904
Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
     1919
Cavaliere di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
   
Due medaglie d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’Argento al Valor Militare
   
Due medaglie d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’Argento al Valor Militare
   
Croce di anzianità per 40 anni di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce di anzianità per 40 anni di servizio
   
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
   
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   

Onorificenze straniere

Croix de guerre con palma di bronzo (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria    Croix de guerre con palma di bronzo (Francia)
     «Il 22 dicembre 1916 ha spiegato brillanti qualità d’iniziativa prestando il suo concorso alla     squadriglia francese che era impegnata col nemico.»
   1917
Cavaliere di Gran Croce della Croce al merito navale (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce della Croce al merito navale (Spagna)
   
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Crisantemo (Giappone)
   

 

Arc. G2: Regia Marina: Ferdinando Umberto Filippo Adalberto di Savoia-Genova in grande uniforme da Ammiraglio di Squadra mod. 1929 (Torino, 21 aprile 1884 – Bordighera, 24 giugno 1963). Dettaglio di fotografia formato 22,5 x 16,5. Fotografo: Istituto Nazionale Luce – Roma. 

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Arc. 2031: Regia Marina: Rizzo Luigi in uniforme ordinaria invernale da Ammiraglio di Divisione mod. 1929 (Milazzo, 8 ottobre 1887 – Roma, 27 giugno 1951). Capitano di lungo corso nella Marina mercantile, il 17 marzo 1912 fu nominato Sottotenente di Vascello di complemento della riserva navale. Nel primo conflitto mondiale, dal giugno 1915 alla fine del 1916 venne destinato alla difesa marittima di Grado, dove, agli ordini del Capitano di Corvetta Filippo Camperio prima e del Capitano di Fregata Alfredo Dentice di Frasso poi, si distinse particolarmente, ottenendo anche una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Successivamente fu trasferito nella neonata squadriglia dei MAS, prendendo parte a varie missioni di guerra. Fra queste si ricordano: maggio 1917: cattura di due piloti di un idrovolante austriaco ammarato per avaria; per tale azione ottenne la seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare; dicembre 1917: affondamento della corazzata guardacoste austriaca Wien, avvenuto nella rada di Trieste. Per questa azione Rizzo venne decorato con la Medaglia d’Oro al Valore Militare. Nello stesso mese, per le missioni compiute nella difesa delle foci del Piave, venne decorato con una terza Medaglia d’Argento al Valor Militare e venne promosso Tenente di Vascello per meriti di guerra, ottenendo il passaggio in servizio permanente effettivo; febbraio 1918: con Gabriele d’Annunzio e Costanzo Ciano partecipò alla “Beffa di Buccari”, ottenendo una medaglia di Bronzo al Valor Militare, commutata al termine della guerra in Medaglia d’Argento al Valor Militare; giugno 1918: il 10 giugno 1918 al largo di Premuda attaccò e affondò la corazzata Szent Istvàn. Per questa azione venne insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia; infatti, in virtù del R.D. 25 maggio 1915 n. 753, che vietava di conferire alla stessa persona più di tre medaglie al valore cumulativamente d’argento e d’oro, non fu fregiato della seconda medaglia d’oro al valor militare. Tale limitazione fu abrogata con il R.D. 15 giugno 1922 n. 975 e quindi con R.D. 27 maggio 1923 gli fu revocata la nomina a Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare per l’impresa di Premuda. Volontario fiumano nel 1919, fu posto da D’Annunzio alla guida della Flotta del Quarnaro, e prestò sua attività in favore del rifornimento di viveri alla città, fino agli inizi del 1920. Quell’anno lasciò il servizio attivo con il grado di Capitano di Fregata. Nel 1925 assunse la presidenza della Società di Navigazione Eolia di Messina, carica che manterrà fino al 1948. L’anno successivo fondò a Genova la Calatimbar, società tra armatori, esportatori e spedizionieri, che aveva lo scopo di imbarcare tutte le merci in partenza da quel porto. Alla Calatimbar parteciparono anche privati, quali la Fiat, ed Enti pubblici, come il Consorzio del porto e le Ferrovie dello Stato. Negli anni successivi fu anche nominato Presidente della Cassa Marittima Infortuni e Malattie della Gente di Mare, dell’Unione Italiana Sicurtà Marittima e della Società Anonima di Navigazione Aerea. Con regio decreto di concessione del 25 ottobre 1932, fu nominato Conte di Grado. Il predicato di Premuda fu aggiunto al titolo comitale di Grado con r.d. motu proprio di concessione del 20 ottobre 1941. Nel 1936, volontario, partecipò alla guerra d’Etiopia; il 18 giugno 1936 fu nominato ammiraglio di divisione della Riserva Navale per meriti eccezionali. Nel 1939 fu Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Il 10 giugno 1940, allo scoppio delle ostilità, chiese di rientrare in servizio e si occupò della lotta antisommergibile nel Canale di Sicilia; fu dispensato dal servizio nel gennaio del 1941, assumendo la carica di Presidente del Lloyd Triestino. Il 20 febbraio 1942 fu nominato Presidente dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico; dopo l’8 settembre 1943 ordinò il sabotaggio dei transatlantici e dei piroscafi affinché non cadessero in mano tedesca. Per questa sua direttiva venne trasferito dalla Gestapo in Austria, prima nel carcere di Klagenfurt e successivamente nel soggiorno obbligato a Hirschegg, dove fu raggiunto dalla figlia Maria Guglielmina. Rimpatriato al termine del conflitto, morì a Roma il 27 giugno 1951, due mesi dopo un’operazione per un tumore al polmone. L’operazione fu effettuata dal professor Raffaele Paolucci, suo grande amico, che durante la Grande Guerra era stato il protagonista con il maggiore del genio navale Raffaele Rossetti dell’affondamento nel porto di Pola della corazzata austriaca Viribus Unitis. Fotografia formato 14,2 x 9,7. Fotografo: Sconosciuto. 

Onorificenze

Onorificenze italiane

Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro al valor militare
     «Per la grande serenità ed abilità professionale e pel mirabile eroismo dimostrato nella           brillante, ardita ed efficace operazione da lui guidata, di attacco e di distruzione di una           nave nemica entro la munita rada di Trieste.»
   Rada di Trieste, notte fra il 9 e il 10 dicembre 1917
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro al valor militare
     «Comandante di una sezione di piccole siluranti in perlustrazione nelle acque di Dalmazia,  avvistava una poderosa forza navale nemica composta di due corazzate e numerosi                cacciatorpediniere e, senza esitare, noncurante del grande rischio, dirigeva                              immediatamente con le sezioni all’attacco. Attraversava con incredibile audacia e somma      perizia militare e marinaresca la linea fortissima delle scorte, e lanciava due siluri contro        una delle corazzate nemiche, colpendola ripetutamente in modo da affondarla. Liberarsi        con grande abilità dal cerchio di cacciatorpediniere che da ogni lato gli sbarravano il              cammino e, inseguito e cannoneggiato da uno di essi, con il lancio di una bomba di                profondità, lo faceva desistere dall’inseguimento danneggiandolo gravemente.»
Costa dalmata, notte sul 10 giugno 1918
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     «Per le numerose prove di arditezza e di iniziativa date durante varie azioni guerresche in    mare come osservatore di idrovolanti e perché, avendo ricevuto ordine di recare ad una        squadriglia di torpediniere delle informazione sull’ubicazione di galleggianti nemici, si            offriva di pilotare la squadriglia stessa in un’importante azione guerresca, contribuendo col  suo ardimento e la sua abilità tecnica alla buona riuscita dell’operazione.»
Alto Adriatico, 30 novembre 1915
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     «Per essersi trattenuto con un motoscafo sotto il tiro delle batterie nemiche, non curando il  vivo fuoco d’artiglieria e gli attacchi dall’alto per effettuare la cattura di aviatori nemici.»
Alto Adriatico, 23 maggio 1917
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     «Per le belle qualità militari dimostrate nelle numerose missioni di guerra compiute in          ventinove mesi di servizio presso la difesa di Grado come comandante di una squadriglia        MAS e per il contegno calmo, sereno e sprezzante del pericolo tenuto durante il                      ripiegamento.»
Litorale Nord Adriatico, ottobre-novembre 1917
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     «Comandante di unità sottile dava prova di sereno coraggio nell’audace attacco al naviglio     nemico nella lontana e munita baia di Buccari.» (Buccari, febbraio 1918) – in commutazione della medaglia di bronzo al valore militare concessa con R.D. 21-5-1918 per lo stesso fatto
Croce al merito di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra al valor militare
     in commutazione di Croce di guerra al merito
Croce al merito di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra al valor militare
     in commutazione di Croce di guerra al merito
Medaglia di benemerenza per i volontari delle operazioni in Africa Orientale 1935-1936 - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia di benemerenza per i volontari delle operazioni in Africa Orientale 1935-1936
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 (4 anni di campagna)
   
Medaglia commemorativa del periodo bellico 1940–43 (2 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa del periodo bellico 1940–43 (2 anni di campagna)
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
   
Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
   

Onorificenze straniere

Ufficiale dell'Ordine della Legione d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine della Legione d’onore (Francia)
     «In seguito a conferimento di Croix de guerre»
Croce d'argento dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’argento dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
   
Membro Onorario del Distinguished Service Order (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria    Membro Onorario del Distinguished Service Order (Regno Unito)
   
Croix de Guerre francese del 1914–1918 con palma di bronzo - nastrino per uniforme ordinaria    Croix de Guerre francese del 1914–1918 con palma di bronzo
   
Croix de Guerre belga del 1914-1918 - nastrino per uniforme ordinaria    Croix de Guerre belga del 1914-1918
   
Navy Distinguished Service Medal (Stati Uniti d'America)[5] - nastrino per uniforme ordinaria    Navy Distinguished Service Medal (Stati Uniti d’America)
  «The President of the United States takes pleasure in presenting the Navy Distinguished Service Medal to Luigi Rizzo, Captain, Italian Navy, for exceptionally meritorious and distinguished service in a position of great responsibility to the Government of the United States, as member of an Allied Force during World War I.»
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito ungherese (Regno d'Ungheria) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito ungherese (Regno d’Ungheria)
   

 

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Arc. 3191: Regia Marina: Campioni Inigo in uniforme ordinaria invernale da Ammiraglio di Divisione mod. 1929 (Viareggio, 14 novembre 1878 – Parma, 24 maggio 1944). Accanto a lui il Generale di Brigata Aerea Longo Luigi, comandante delle forze aeree dell’Egeo. Nato a Viareggio nel 1878, Campioni entrò nell’Accademia Navale di Livorno nel 1893, uscendone tre anni dopo con il grado di Guardiamarina. Nel 1898 fu promosso Sottotenente di Vascello, e nel 1905 Tenente di Vascello; nel 1911-1912 partecipò alla guerra italo-turca a bordo dell’incrociatore corazzato Amalfi. Durante la prima guerra mondiale fu imbarcato sulle corazzate Conte di Cavour ed Andrea Doria. Promosso Capitano di Corvetta nel 1916, ricevette il comando del cacciatorpediniere Ardito, col quale scortò numerosi convogli in Adriatico; nel settembre 1917 partecipò ad un combattimento navale in Alto Adriatico in seguito al quale fu decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Nel dicembre 1918, poco dopo la conclusione del conflitto, fu insignito anche della Croce al merito di guerra. Nel periodo interbellico fu promosso Capitano di Fregata nel 1919, comandando l’esploratore Tigre dal 16 agosto 1924 al 22 ottobre 1925 e Capitano di Vascello nel 1926; prestò servizio come addetto navale all’Ambasciata d’Italia a Parigi e nel 1929 assunse il comando della corazzata Duilio, dal 3 aprile al 24 ottobre. Servì poi come capo di Stato Maggiore della 1ª Squadra Navale dal 25 ottobre 1929 al 9 maggio 1930, e nel periodo 10 maggio 1930 – 16 maggio 1931 comandò l’incrociatore pesante Trento. Promosso Contrammiraglio nel 1932 ed Ammiraglio di Divisione nel 1934, comandò la V Divisione Navale nel periodo 21 settembre 1935 – 21 settembre 1936, durante la guerra d’Etiopia. Nel 1936 fu promosso Ammiraglio di Squadra, e due anni dopo divenne sottocapo di Stato Maggiore della Marina; Il 15 agosto 1939 assunse il comando della 1ª Squadra Navale, incarico che deteneva alla data dell’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Comandò dunque la flotta italiana nei primi sei mesi del conflitto, durante le battaglie di Punta Stilo e Capo Teulada e durante le uscite a contrasto delle operazioni britanniche Hats e White. Contestato per un approccio di combattimento considerato eccessivamente prudente, come nella battaglia di Punta Stilo, il 9 dicembre 1940 fu sostituito al comando della Squadra Navale dall’ammiraglio Angelo Iachino, venendo nuovamente destinato all’incarico di sottocapo di Stato Maggiore della Marina. A sua parziale discolpa va riportato che Campioni era ben cosciente dell’inferiorità tattica della nostra marina, non dotata di portaerei e con scarsissima coordinazione con l’Aeronautica Militare, che infatti a Punta Stilo bombardò le nostre stesse unità; In seguito, durante la disastrosa notte di Taranto, Campioni chiese che le reti parasiluri non fossero poste troppo vicino per agevolare l’uscita rapida delle unità, ma la scarsità di reti rese questa protezione di fatto insufficiente, fatto parzialmente addebitato all’ammiraglio. Nel 1939 fu nominato Senatore della XXX legislatura del Regno d’Italia. Successivamente, nel luglio 1941, posto in pensione per limiti di età, venne nominato governatore del Dodecaneso, allora territorio italiano, dove si trovava l’8 settembre 1943. Trovandosi a Rodi, comandò le forze italiane nella breve difesa contro l’invasione tedesca dell’isola, ma l’11 settembre firmò la resa delle proprie truppe dinanzi all’avanzata tedesca e alla minaccia di un bombardamento della Luftwaffe sulla città di Rodi. Dopo un periodo di prigionia in Germania, venne consegnato alla Repubblica Sociale Italiana e sottoposto ad un processo farsa (nel cosiddetto Processo degli ammiragli) presso il Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato, a Parma, il 22 maggio 1944: il “reato” imputato, alto tradimento, consisteva nell’aver obbedito agli ordini del legittimo governo italiano ed aver difeso Rodi dall’invasione tedesca. Condannato a morte mediante fucilazione al petto, anziché alla schiena perché l’accusa fu derubricata a lesione degli interessi dello stato (la sentenza fu influenzata dalla volontà di Mussolini, che voleva puntare il dito contro la Marina come causa principale della disfatta italiana), Campioni venne fucilato il 24 maggio nel poligono di tiro di Parma, insieme al Contrammiraglio Luigi Mascherpa. Fu decorato alla memoria con la Medaglia d’oro al Valor Militare. Fotografia formato 17,2 x 12,1. Fotografo: Laboratorio Fotografico Autocarreggiato n. 28. 

Onorificenze

Grand'ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grand’ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Grand'ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grand’ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
     12 gennaio 1942
Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro al valor militare (alla memoria)
  «Governatore e comandante delle Forze Armate delle isole italiane dell’Egeo si trovava, nel cruciale periodo dell’armistizio, a capo di uno degli scacchieri più difficili, lontani e vulnerabili. Caduto in mano al nemico in seguito ad occupazione della sede del suo comando, rifiutava reiteratamente di collaborare con esso o comunque di aderire ad un Governo illegale. Processato e condannato da un tribunale straordinario per avere eseguito gli ordini ricevuti dalle Autorità legittime e per avere tenuto fede al suo giuramento di soldato, manteneva contegno fiero e fermo, rifiutando di firmare la domanda di grazia e di dare adesione anche formale alla repubblica sociale italiana, fino al supremo sacrificio della vita. Cadeva comandando lui stesso il plotone di esecuzione, dopo avere dichiarato che « bisogna saper offrire in qualunque momento la vita al proprio Paese, perché nulla vi è di più alto e più sacro della Patria. Egeo-Italia settentrionale, 1941 – 1944.»
9 novembre 1947
Croce di guerra al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Croce di guerra al Valore Militare
   
Croce al merito di guerra (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra (2 concessioni)
   
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
   
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria

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Arc. 2529: Regia Marina: Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco di Savoia, I duca degli Abruzzi in piccola uniforme da Ammiraglio mod. 1929 (Madrid, 29 gennaio 1873 – Villaggio Duca degli Abruzzi, 18 marzo 1933). Essendo il primo figlio maschio nato dopo l’ascesa al trono del padre, viene investito del titolo di Infante, ma la sua nascita avviene in un momento critico per il regno di Spagna, in una situazione di massima insicurezza, con il paese sul punto di esplodere. La solenne cerimonia del suo battesimo è in effetti l’ultimo evento ufficiale a cui Amedeo I presenzia nel ruolo di re di Spagna: l’11 febbraio, quando il figlio neonato ha solo quattordici giorni di vita, pone fine al suo regno breve e tormentato con la propria abdicazione. La famiglia rientra quindi a Torino e si stabilisce nel palazzo Cisterna. Luigi ha poco più di tre anni e mezzo quando nel novembre 1876 muore, a soli trent’anni, la madre Maria Vittoria, di salute cagionevole. E ne ha appena sei e mezzo quando nell’agosto 1879 viene arruolato come mozzo nella Regia Marina, per ricevere un’educazione militare, come da tradizione per i principi della casa reale, destinati a ricoprire alti gradi nelle forze armate. Luigi trascorre gran parte delle sue vacanze in montagna, coltivando una passione condivisa da molti membri della famiglia reale, in particolare dalla principessa Margherita, dal 1878 regina d’Italia, che dedica una particolare cura ai tre nipoti rimasti senza madre. Durante l’estate Amedeo affida i figli allo scienziato e frate barnabita Francesco Denza, che li introduce alla pratica sportiva dell’alpinismo intesa come strumento didattico per l’apprendimento delle scienze naturali e l’arricchimento spirituale. Nel dicembre 1884 diviene allievo di prima classe della Regia Accademia Navale di Livorno e si imbarca a bordo della fregata Vittorio Emanuele, condividendo studi e addestramento con un altro figlio illustre, il coetaneo Manlio Garibaldi, figlio dell’eroe risorgimentale, dimostrandosi un buon allievo, con una media di voti sopra i 16/20. Nel luglio 1889, a soli sedici anni, viene nominato Guardiamarina nel Corpo dello Stato Maggiore generale della Regia Marina e si imbarca sul brigantino Amerigo Vespucci, con cui compie la sua prima navigazione intorno al mondo, durante la quale conosce il Tenente di Vascello Umberto Cagni, fedele compagno di quasi tutte le sue future esplorazioni. Nel febbraio 1891, al suo rientro in patria dopo un viaggio durato quasi un anno e mezzo, è diventato Sottotenente di Vascello e, in seguito alla morte del padre avvenuta nel gennaio 1890, è stato nominato da re Umberto I duca degli Abruzzi. Dopo il viaggio del Vespucci, Luigi compie brevi crociere sulla nave scuola Venezia e sulla torpediniera 107 S. Si ritrova ad avere a disposizione abbastanza tempo per poter compiere tra il 1892 e il 1894 numerose impegnative ascensioni sulle Alpi, nel gruppo del Gran Paradiso, del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Gnifetti), nel Massiccio del Monte Bianco (Dente del Gigante, Aiguille du Moine, Petit Dru), accompagnato da guide quali Emile Rey di Courmayeur e Jean Antoine Maquignaz di Valtournenche. La più importante è, nell’agosto 1894, la salita del Cervino lungo la Cresta di Zmutt, insieme ad Albert Frederick Mummery, che aveva aperto la via nel 1879, a John Norman Collie e alla guida Joseph Pollinger, che gli vale la presidenza onoraria della sezione di Torino del CAI e l’ammissione nell’elitario Club Alpino Britannico. Il sodalizio alpinistico con Mummery non potrà però avere seguito, perché il celebre scalatore britannico muore nell’agosto 1895 durante il primo tentativo di ascesa del Nanga Parbat. Nel giugno 1893 Luigi è assegnato come ufficiale in seconda alla cannoniera Volturno e nel giro di due mesi è promosso al grado di Tenente di Vascello. In settembre la nave è inviata in Somalia per sedare dei disordini e rimane a presidiare per un mese il porto di Mogadiscio, concedendo a Luigi la possibilità di avere un primo contatto con una terra di cui si innamora subito e a cui dedicherà gli ultimi anni della sua vita fino a considerarla la sua vera casa e a scegliere di morirvi. Il 4 novembre 1894 salpa da Venezia sull’incrociatore Cristoforo Colombo per una missione diplomatica che dura ventisei mesi e che gli consente di compiere la sua seconda circumnavigazione del globo. Nel corso di questo viaggio, sbarcato a Victoria, nella British Columbia, viene a conoscenza dell’esistenza nella regione tra Alaska e Yukon di una cima inviolata di 5.489 metri, il Monte Saint Elias. Durante una sosta di un mese a Calcutta, viaggia attraverso l’India insieme ai colleghi ufficiali Umberto Cagni e Filippo De Filippi arrivando fino alle prime propaggini dell’Himalaya, da cui può vedere a distanza per la prima volta un ottomila, il Kangchenjunga. Nel 1897, rientrato dal giro del mondo, Luigi può riprendere l’attività alpinistica. Scomparsa nel 1895 la fidata guida Emile Rey, comincia ad accompagnarsi a un’altra guida di Courmayeur, Joseph Petigax, che lo affiancherà non solo nelle successive ascensioni alpine, scalando insieme cime inviolate, ma anche in tutte le spedizioni extraeuropee, dall’Alaska al Karakorum. Il 1º agosto del 1897 la spedizione italiana capeggiata dal Duca degli Abruzzi e comprendente, tra gli altri, Umberto Cagni, Francesco Gonella, Filippo De Filippi e Vittorio Sella raggiunge per la prima volta la cima del Monte Saint Elias. Nell’estate 1898 scala due delle cime delle Grandes Jorasses, che battezza punta Margherita e punta Elena in onore, rispettivamente, della zia Margherita e della cognata Elena d’Orléans, e l’Aiguille Sans Nom nel gruppo dell’Aiguille Verte che battezza Aiguille Petigax. Tra il 1899 ed il 1900 organizza la spedizione verso il Polo Nord, che, il 25 aprile 1900, raggiungerà la massima latitudine artica di 86° 33′ 49″ a bordo della nave Stella Polare. A seguito dell’impresa viene promosso al grado di Capitano di Corvetta. Tra il 1902 ed il 1904 affronta, per la terza volta, la circumnavigazione del globo a bordo dell’incrociatore Regia Nave Liguria. A Singapore incontrò l’esploratore Giovanni Battista Cerruti di Varazze, e a Tientsin arrivò dopo la Rivolta dei Boxer del 1900. Nel 1906, accompagnato dalle guide di Courmayeur Joseph e Laurent Petigax, Joseph Brocherel e César Ollier, esplora le maggiori vette del Ruwenzori, assegnandole i nomi “Margherita”, “Umberto” e “Alessandra”. Nel 1909, accompagnato dalle guide di Courmayeur Joseph e Laurent Petigax, Joseph Brocherel e César Ollier, partecipa alla spedizione in Pakistan, sul massiccio del Karakorum, verso la vetta del K2. All’inizio degli anni venti, il Duca ebbe una relazione molto seguita dalla stampa italiana e d’oltreoceano, sempre attenta agli scandali che riguardavano le teste coronate, con una ricca ereditiera americana, Katherine Elkins figlia del re del carbone e dell’acciaio, il senatore statunitense Davis Elkins, ma il cugino del Duca, il Re Vittorio Emanuele III (e soprattutto la regina madre Margherita) non gli concesse il permesso di sposarla per motivi mai ben chiariti ed oggetto di varie illazioni sulla stampa dell’epoca. Fondamentalmente per non destare il sospetto che un principe di casa Savoia potesse contrarre matrimonio con una donna non di sangue blu per ipotetici motivi di interesse. Allo scoppio della prima guerra mondiale diviene comandante in capo delle Forze navali riunite con insegna sulla nave da battaglia Conte di Cavour distinguendosi nell’organizzazione dell’evacuazione di 185.000 profughi civili e militari serbi dalla costa albanese di cui 115.000 grazie alla flotta italiana. Viene in seguito rimosso dall’incarico per tensioni all’interno dello stato maggiore dovute a pressioni delle potenze alleate che volevano utilizzare la marina italiana a scopi puramente difensivi contrariamente a quelle che erano le intenzioni del Duca. La perdita di alcune navi, fra cui la corazzata Regina Margherita nel dicembre 1916, dopo l’urto contro due mine mentre tentava di uscire dal porto di Valona, portò alla decisione. La notizia della “rimozione” dall’incarico fu celata adducendo problemi di salute seguiti alla spedizione polare. Nel febbraio del 1918 viene promosso ammiraglio ma di fatto esautorato da incarichi operativi. Intraprende in seguito un’operazione di una grande bonifica agraria in Somalia lungo la valle del fiume Uebi Scebeli di cui, nel 1928, nel corso della sua ultima esplorazione, scoprirà le sorgenti. Muore il 18 marzo 1933 nel villaggio “Duca degli Abruzzi” (oggi Johar), in Somalia, senza figli. Sembra che negli ultimi anni della sua vita, il Duca avesse una relazione con una giovane principessa somala di nome Faduma Ali. Secondo le sue volontà viene lì sepolto, sulle sponde del fiume Uebi Scebeli. Nel 1992 la missione militare Restore Hope di supporto ai civili, tentò di recuperare i resti del Duca per sottrarli al rischio di profanazione ma infine, su richiesta della popolazione locale (cui acconsentì anche Amedeo d’Aosta), ancora molto legata al ricordo di un uomo che portò loro una vita dignitosa, la tomba fu lasciata in Somalia. Nel 2006, però, delle milizie islamiche entrarono in Giohar, distrussero il villaggio e si accanirono contro la tomba, profanandola e disperdendo i resti; il monolite fu abbattuto. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto. 

Onorificenze

Onorificenze italiane

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
     1893
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
     16 marzo 1913
Grand'Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Grand’Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     29 dicembre 1916
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia
     7 febbraio 1924
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
     1893
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     1893
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
     Regio Decreto 4 dicembre 1921.
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia
   
Cavaliere dell'Ordine al merito del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine al merito del lavoro
   
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
     
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   

Onorificenze straniere

Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
   
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
     11 settembre 1900
Collare dell'Ordine di Carlo III - nastrino per uniforme ordinaria    Collare dell’Ordine di Carlo III
     1928

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Arc. 3222: Regia Marina: Diciotti Ubaldo in piccola divisa invernale da Tenente Generale di Porto (Lucca, 23 dicembre 1878 – Roma, 4 giugno 1863). Applicato di 2^ Classe (Sottotenente) presso le Capitanerie di Porto il 10 luglio 1901, fu applicato di 1^ Classe (Tenente) il 29 ottobre 1903. Ufficiale di porto di 3^ Classe (Capitano) il 25 luglio 1907, venne promosso di 2^ Classe il 6 ottobre 1911. Promosso Maggiore di Porto il 15 maggio 1919, ottenne il grado di Tenente Colonnello il 27 marzo 1924 presso il porto di Molfetta e poi di Barletta, Sebenico, Ancona e Livorno. Comandante in 2^ del Porto di Chioggia e Trieste, venne promosso Colonnello il 15 dicembre 1927 presso il porto di Genova. Studiò presso il porto di New York nel 1930 e ottenne il grado di Maggior Generale il 1° luglio 1937. Fu Ispettore delle Capitanerie di Porto e comandante del porto di Tripoli nell’ottobre del 1939. Il 16 marzo 1941 ottenne il comando Generale delle Capitanerie di Porto e venne promosso Tenente Generale il 19 luglio 1941. In Posizione Ausiliaria il 22 dicembre 1941, venne richiamato alla Direzione Marittima Mercantile fino al 14 settembre 1943. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. G1: Regia Marina: Ammiraglio di Divisione, Contrammiraglio e Tenente di Vascello in uniforme ordinaria. Fotografia formato 21,5 x 15,5. Fotografo: Sconosciuto. Datata 1938. 

PERSONALE CIVICO – UFFICIALI

VIGILI DEL FUOCO

 

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Arc. G1: Vigili del Fuoco: Capitano dei Vigili del Fuoco di Milano in grande uniforme. Fotografia formato 22,3 x 16,3. Fotografo: Varischi & C. – Milano. 1910 ca.

 

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Arc. G2: Vigili del Fuoco: Sottotenente dei Vigili del Fuoco di san Giovanni Val d’Arno in uniforme di gala. Fotografia formato 25 x 17,2 (formato Salon). Fotografo: E. & I. Peruzzi – Firenze. 1910 ca. 

 

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Arc. 2757: Vigili del Fuoco: Sottotenente dei vigili del Fuoco di Firenze in grande uniforme. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: A. Borgini – Firenze. 1895 ca.

 

 

GUARDIE MUNICIPALI

 

 

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Arc. 512: Guardie Municipali: Ufficiale delle Guardie Municipali di Roma in tenuta di gala. Fotografia formato Gabinetto. Fotografo: G. Cardilli – Roma. 1895 ca.

CROCE ROSSA ITALIANA

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Arc. 3243: Croce Rossa Italiana: Scapucci Carlo in uniforme da Tenente del personale Direttivo della Croce Rossa Italiana (Medico Assistente di 1^ Classe, Commissario Amministrativo di 2^ Classe, Contabile di 1^ Classe, Farmacista di 1^ Classe) mod. 1898 (controspalline) – 1904. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: F.lli Alinari – Firenze. Datata agosto 1899. 

 

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Arc. 636: Croce Rossa Italiana: Tenente in uniforme ordinaria con cappotto. Fotografia formato gabinetto. Mosaico con varie pose dello stesso soggetto. Fotografo: F.lli Lovazzano – Torino. 

GUARDIA DI FINANZA – UFFICIALI

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Arc. 634: Guardia di Finanza: Sottotenente in grande uniforme mod. 10 novembre 1875. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: V. Giacalone Gambina – Marsala. 1880 ca. 

 

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Arc. 546: Guardia di Finanza: Sottotenente in grande uniforme mod. 10 novembre 1875. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Previti – Trapani. 

TRUPPE COLONIALI UFFICIALI 1871 – 1912

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Arc. 2102: Corpo di Spedizione in Africa: Arimondi Giuseppe Edoardo in grande uniforme speciale da Maggior Generale del Corpo di Spedizione in Africa mod. 01 gennaio 1894 (Savigliano, 26 aprile 1846 – M.te Rajo/Adua 01 marzo 1896). Allievo alla Scuola Militare nel 1863, ne uscì Sottotenente nel 2° Reggimento Bersaglieri il 7 settembre 1865. Tenente il 19 dicembre del 1872, frequentò la Scuola di Guerra nel 1873 e nel 1874 passò allo Stato Maggiore presso il Comando Generale di Napoli. Capitano il 26 agosto 1877 venne trasferito allo Stato Maggiore dell’8° Corpo d’Armata. Maggiore nel 6° Bersaglieri il 29 giugno 1884, il 12 giugno 1877 tornò allo Stato Maggiore come Addetto al Comando dell’11° Corpo d’Armata. Il 16 ottobre 1887 fu destinato come Addetto al Comando Truppe d’Africa e il 18 maggio 1888 era Capo di Stato Maggiore della Divisione Genova. L’11 ottobre 1888 venne promosso Tenente Colonnello e come tale venne trasferito nella Divisione di Bari per poi diventare Comandante delle truppe in Africa il 28 febbraio 1892. Il 3 aprile 1893 ottenne il grado di Colonnello e il 1° febbraio 1894 venne promosso Maggior Generale Comandante in 2^ del Corpo Operazioni. Nel 1894, divenne stretto collaboratore del governatore della colonia eritrea, il Generale Oreste Baratieri e partecipò alla conquista di Cassala e alle battaglie di Coatit e Senafè. Arimondi si trovò presto in contrasto con il governatore, che non condivideva il suo modus operandi, in quanto la tattica di guerra del Generale Arimondi era molto improntata sull’offensiva e sulla sorpresa. Egli propose di attaccare il prima possibile le truppe eritree che si stavano accentrando verso il Tigrè su ordine dell’Imperatore Menelik II, per disorganizzarle e non permettere loro di costituire un fronte di attacco. Il governatore, non condividendo questa tattica, non avallò la missione e per risposta Arimondi richiese per ben due volte il rimpatrio immediato, rifiutato però dal Governo e dal governatore stesso. Il 12 gennaio 1895 sulle alture di Coatit le truppe italiane, comandate dal generale Baratieri, si scontrarono con quelle del ras Mangascià e, dopo un aspro combattimento durato due giorni, i resti dell’esercito nemico vennero decimati dal nutrito cannoneggiamento degli italiani. Nei mesi successivi Baratieri avanzava con decisione nel Tigrai, occupando Adigrat (23 marzo), Adua (3 aprile) e poi Axum, la città santa con i suoi obelischi, Macallè e tutto il territorio dell’Agamè. Nell’autunno tutta la regione del Tigrai poteva dirsi occupata e Baratieri poteva così ritornare a Massaua. Tuttavia, trascorse poche settimane, fu lo stesso Negus Menelik II a mettersi sul piede di guerra denunciando l’indebita occupazione italiana del Tigrai, territorio che il Trattato di Uccialli assegnava all’Etiopia. Fatte ingenti provviste di viveri, bestiame, armi e munizioni, Menelik II mise insieme una forza immensa per marciare contro la colonna italiana. Nella primavera del 1895 il suo esercito era pronto, ma l’avanzata venne rimandata all’autunno quando sarebbe terminata la stagione delle grandi piogge. Ai primi di dicembre l’esercito abissino, forte di 100 000 uomini si trovava diviso in due tronconi: una a nord del Lago Ascianghi al comando del ras Maconnen (30 000 uomini) e una a sud al comando dello stesso Negus (70 000 uomini). Le forze italiane, enormemente inferiori, erano anch’esse suddivise in due contingenti: 5 000 uomini erano di stanza ad Adigrat ed altrettanti a Macallè, guidate dal generale Arimondi. Ai primi di dicembre Arimondi avrebbe voluto avanzare da Macallè in sostegno del maggiore Pietro Toselli che si trovava isolato con la sua compagnia sull’altipiano dell’Amba Alagi nella posizione più avanzata e che per primo, perciò, sarebbe giunto a contatto col nemico. Tuttavia il governatore Baratieri telegrafò che fosse mantenuto il presidio su Macallè e vietò al Generale Arimondi di muoversi, permettendo agli abissini un facile eccidio nei confronti dei circa 2 000 soldati ai comandi del Maggiore Toselli che morirono tutti eroicamente il 7 dicembre. Arimondi, che era avanzato sino ad Aderà, a 20 km dall’Amba Alagi, non poté fare altro che raccogliere i pochi superstiti per ripiegare su Adigrat, lasciando nel forte di Macallè il Tenente Colonnello Giuseppe Galliano con 1 300 uomini. L’esercito del Negus iniziava l’assedio del forte di Macallé che gli italiani, pur rimasti privi delle sorgenti d’acqua, difesero da ogni assalto, tanto che il nemico dovette infine accontentarsi di attenderne la capitolazione per sete. Contemporaneamente all’assedio procedevano le trattative di pace che culminarono il 17 gennaio 1896 quando Menelik II offrì la cessazione delle ostilità chiedendo come contropartita la cancellazione del Trattato di Uccialli. In cambio egli prometteva di liberare dall’assedio gli italiani rinchiusi nel forte di Macallé. Ma il Governo italiano, pur esigendo la liberazione degli assediati di Macallé, rimase fermo nella richiesta del rinnovo del Trattato di Uccialli, così che non fu possibile raggiungere alcun accordo. Frattanto l’esercito abissino, per aggirare le truppe italiane, si diresse verso Adua. Menelik II, tuttavia, non attaccava con decisione, non abbandonando ancora la speranza di accordarsi pacificamente. Ma nessun accomodamento era possibile finché Baratieri insisteva, come ordinatogli da Roma, per il riconoscimento del Trattato di Uccialli e del protettorato sull’Etiopia. Tuttavia negli ultimi giorni di febbraio, per l’esercito italiano le vettovaglie erano talmente ridotte da non poter bastare che per pochi giorni ancora. S’imponeva perciò la necessità di ritirarsi oppure di tentare, con un’avanzata su Adua, di aprirsi la via più breve di rifornimento per i magazzini di Adi Ugri e di Asmara. Baratieri era più favorevole alla ritirata ma, sentito nella sera tra il 28 e 29 febbraio il parere degli altri generali che all’unanimità propendevano per l’attacco, decise infine di affrontare il nemico coi suoi 15 000 uomini contro gli oltre 120 000 di Menelik II. Nella notte tra il 29 febbraio e il 1º marzo il Generale Baratieri decise, dunque, di avanzare dalla ben difesa posizione di Saurià. L’idea era quella di attirare l’esercito di Menelik, o almeno la sua retroguardia, in uno strenuo combattimento che l’avrebbe visto inevitabilmente capitolare. Fu indotto a compiere questa manovra rischiosa, pur di ingaggiare battaglia, a seguito del telegramma che il Capo del Governo Crispi gli aveva inviato in data 25 febbraio: «Codesta è una tisi militare, non una guerra». Alle ore 21:00 del 29 febbraio l’esercito si mosse su tre colonne: alla destra marciava la colonna guidata dal Generale Vittorio Dabormida (2 500 uomini), al centro quella del Generale Arimondi (2 500 uomini anch’essa) e alla sinistra quella del Generale Matteo Albertone (4 000 uomini). Nelle intenzioni del comandante, l’arrivo delle teste di colonna sulle posizioni prestabilite sarebbe dovuto avvenire in contemporanea alle ore 5:00 del primo marzo ma, a causa di molteplici disguidi e di un difetto di collegamento, le cose andarono molto diversamente. Durante l’avvicinamento si verificò l’incrocio della brigata di Albertone con quella centrale di Arimondi, che dovette arrestarsi per lasciarla sfilare. La brigata di Albertone accelerava poi la marcia, giungendo in anticipo (ore 3:00) alla località prestabilita da Baratieri per la sosta. Tuttavia il Generale Albertone, anziché arrestarsi, decideva inspiegabilmente di riprendere l’avanzata. Seguendo le indicazioni di alcune guide locali e senza assicurarsi del collegamento con le colonne di destra, Albertone avanzò per raggiungere quello che a torto credeva costituisse il suo obiettivo, distanziandosi in tal modo enormemente dal resto dello schieramento. L’equivoco nasceva da un errore presente nello schizzo messo a punto da Baratieri, nel quale il colle Enda Chidane Meret, il punto dove dovevano convergere le truppe di Albertone, si trovava nella realtà molti chilometri più a sud-ovest del sito indicato con tale nome nella cartina. Finalmente alle ore 5:30 la colonna di Albertone raggiunse il colle Enda Chidane Meret, ma tuttavia l’avvistamento della colonna italiana avvenne immediatamente da parte degli abissini ed ebbe l’effetto di mettere in allarme l’intero campo che si trovava poco lontano. Subito gli abissini investirono Albertone: dopo oltre un’ora di valoroso combattimento il battaglione Turitto, avanguardia di Albertone, decimato, fu costretto a ripiegare sul grosso dell’esercito che a sua volta si vide attaccato frontalmente e sul fianco sinistro da 30 000 uomini che cercavano di impedirgli la ritirata. Poco prima delle ore 7:00 Albertone, preoccupato, stilò un messaggio per il Generale Baratieri, chiedendogli di intervenire. Questi, intuendo l’accaduto, ordinò alla brigata guidata da Dabormida di procedere verso sud-ovest per andare a sostenere quella di Albertone ed alla brigata di Arimondi di piegare anch’essa verso sinistra in direzione del Monte Rajo. Il Generale Dabormida, nel tentativo di alleggerire la pressione su Albertone, spinse la sua brigata nel profondo vallone di Mariam Sciauitù, dove però andò a urtare contro forze nemiche molto superiori. Alle 10:30 la brigata Dabormida che aveva cercato vanamente di soccorrere Albertone era a sua volta tagliata fuori dall’esercito abissino. Di fatto la battaglia si era ormai scissa in tre scontri separati e indipendenti l’uno dall’altro: al colle Enda Chidane Meret combattevano gli uomini di Albertone, sul Monte Rajo quelli di Arimondi, che cercavano strenuamente la resistenza, e infine nel vallone di Mariam Sciauitù quelli guidati da Dabormida. In tutte e tre le posizioni il nemico godeva di una schiacciante superiorità numerica e le colonne italiane, troppo lontane tra loro, non erano in grado di prestarsi reciprocamente alcun aiuto. Alle 10:00, caduti tutti gli ufficiali e perduta l’artiglieria, i pochi superstiti della brigata Albertone, erano costretti a ritirarsi in disordine finché alle 11:00, la brigata fu completamente annientata. Il contingente che l’aveva vinta si rivolse verso la brigata Arimondi, che si trovò a dover sopportare un duplice sforzo, mentre un altro troncone riusciva a incunearsi tra le truppe di Arimondi, le uniche che ancora combattevano con efficienza, e quelle di Dabormida. I soldati di Arimondi, arroccati sul Monte Rajo, erano tuttavia in una postazione precaria. Pur consapevoli di questo, manifestando sommo spirito di sacrificio e profondo senso del dovere, attesero sulle proprie posizioni l’arrivo di nemici immensamente superiori in numero e che vedevano scomparire allo sguardo per poi riapparire sempre più vicini ogni volta che ascendevano gli avvallamenti della zona. Le truppe abissine investirono la brigata dell’esercito invasore da ogni parte, spezzandone la resistenza che fu strenua e tenace, finché in un paio di ore lo stesso Arimondi trovò la morte, l’intera artiglieria fu perduta ed i pochi superstiti cercarono disordinatamente una via di fuga. La brigata Dabormida, ultima a resistere, nel vallone di Mariam Sciauitù, era intanto riuscita a respingere un primo assalto nemico. Ma appena Dabormida inviava notizia di questo iniziale successo al comandante Baratieri, irrompevano alle sue spalle gli abissini che avevano appena prima dissolto la colonna di Arimondi sul Monte Rajo. I soldati di Dabormida resistettero per più di un’ora con estremo coraggio, finché il generale, senza notizie di quanto avvenisse nel resto del campo di battaglia e vistosi minacciato di accerchiamento, ordinò la ritirata. Era però troppo tardi perché lo sganciamento dal nemico potesse compiersi con ordine, tanto più che Baratieri non aveva dato alcuna disposizione per le linee di ripiegamento, e così anche lo stesso Generale Dabormida periva sul campo. Nel primo pomeriggio ancora numerosi gruppi di truppe allo sbando combattevano disperatamente, asserragliati sulle cime dei monti della zona e completamente circondati dal nemico. Sul campo rimasero 6 600 uomini di cui 262 ufficiali tra italiani e àscari, 5 000 feriti e 1 700 prigionieri. Molto alte furono anche le perdite degli abissini a dimostrazione del valore con cui combatterono le truppe italiane e indigene in quella circostanza, nonostante l’inferiorità numerica e i gravi errori tattici dei comandanti. Al Generale Giuseppe Arimondi fu conferita postuma la medaglia d’oro al valor militare. Nel febbraio del 1896 i contrasti tra il governatore Baratieri ed il Generale Arimondi erano evidenti e palesi a tutti. Il Generale Arimondi, forse perché gli era stato tolto il comando della Brigata Indigeni, la più ambita, per affidarlo al Generale Matteo Albertone, non perdeva occasione per criticare anche aspramente l’operato del Generale Baratieri, arrivando perfino a definire le continue ricognizioni armate che il suo Comandante in capo ordinava per controllare il nemico, “l’onanismo dell’arte militare”. In tale ambito, gli ufficiali più giovani, desiderosi di vendicare lo smacco dell’Amba Alagi, erano naturalmente inclini a condividere la linea di pensiero del Generale Arimondi, unanimemente riconosciuto ed apprezzato quale l’eroe di Agordat, piuttosto che le attese di Baratieri giudicate troppo prudenti. L’insieme di circostanze determinò, inevitabilmente, un clima davvero pesante nello Stato Maggiore della colonia.

Onorificenze

Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’Oro al Valor Militare
     «Dopo aver combattuto valorosamente con la sua brigata,quando questa venne sopraffatta, non volle ritirarsi ma     con gruppi del IX battaglione e di altri corpi continuò a combattere strenuamente sul Monte Raio, finché vi fu           ucciso. Adua (Eritrea), 1º marzo 1896
   marzo 1898
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     «Come comandante in 2ª prese parte a tutte le operazioni da Adi-Ugri ad Adua, a Coatit e a Senafè, fu                 sempre consigliere utile alle operazioni e contribuì efficacemente a guidare le truppe.»
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
   

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Arc. 2374: Corpo di Spedizione in Africa: Galliano Giuseppe in uniforme da Maggiore del Corpo di spedizione in Africa mod. 01 gennaio 1894 (Vicoforte Mondovì, 27 settembre 1846 – Abba Garima – Adua, 1º marzo 1896). Figlio di un ufficiale che nel 1821 fu compagno di Santorre di Santarosa nei moti costituzionali in Piemonte, entrato nel Collegio Militare di Asti il 24 ottobre 1854, Giuseppe passò nel 1864 alla Scuola Militare, dalla quale due anni dopo veniva dimesso col grado di Sottotenente nell’arma di fanteria, ed assegnato al 24º Reggimento Fanteria “Brigata Como” col quale partecipò alla guerra contro l’Austria del 1866. Nel 1870 fu promosso Luogotenente e nel 1873 ottenne di essere trasferito nel corpo degli Alpini costituito l’anno prima; vi rimase fino al 19 luglio 1883 quando, con la promozione a Capitano, venne destinato al 58º Reggimento Fanteria “Brigata Abruzzi”. Nel 1884 passò all’82º Reggimento Fanteria “Brigata Torino” ed il 6 novembre 1887 partì per l’Eritrea col Corpo di Rinforzo comandato dal Generale Alessandro Asinari di San Marzano, con l’intento di vendicare l’eccidio di Dogali, ma, essendosi gli abissini «dileguati qual nebbia al sole» dinanzi alle imponenti forze italiane, il Corpo, nella primavera dell’anno dopo, venne sciolto e rimpatriato. Il 10 marzo 1888 il Capitano Galliano faceva ritorno all’82º Reggimento Fanteria di Torino per rimanervi soltanto due anni, in quanto nel 1890, in seguito a sue ripetute domande, ottenne di essere nuovamente inviato in Eritrea. Nella battaglia di Agordat del 1893 il Capitano Giuseppe Galliano comandava un Battaglione indigeni, nonché una batteria di artiglieria da montagna indigeni servita da sudanesi. Dapprima le sorti della battaglia furono favorevoli alle truppe di Galliano ma, successivamente, i Dervisci, rincuorati ed infervorati dai loro capi militari e religiosi, le incalzarono tentando di aggirarle. Vani furono gli sforzi di Galliano per arginare la loro offensiva sicché fu costretto ad ordinare la ritirata abbandonando i pezzi, poiché tutti i muletti erano rimasti uccisi. Nel ripiegamento per scaglioni Galliano mantenne la disciplina e l’ordine, infondendo fiducia nei suoi fedeli àscari. Successivamente ordinò un violento contrattacco alla baionetta, che guidò egli stesso a cavallo in primissima linea. In breve i Dervisci furono scompaginati e volti in fuga disordinata e i pezzi poterono essere ripresi. Il bottino in armi, munizioni ed insegne di quella battaglia si trova oggi presso il Museo di Artiglieria di Torino e comprende il celebre stendardo verde, che per i Dervisci fu una delle più avvilenti perdite. Alla notizia che il Re Umberto I gli aveva assegnata la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Il 13 gennaio del 1895 iniziò la battaglia di Coatit tra le truppe italiane e quelle guidate dal Ras Mangascià, governatore del Tigrai, il quale venne sconfitto e fu costretto a rifugiarsi presso Senafè, dove però venne raggiunto dalle truppe italiane; un proiettile percorse la sua tenda e, in preda al panico, iniziò a fuggire. Gran parte del merito in questa operazione la ebbe Giuseppe Galliano, promosso Maggiore (8 marzo 1894) per meriti di guerra dopo Agordat. L’azione gli fece guadagnare una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Sempre per tale sua valorosa azione ebbe in premio anche la Croce di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro per motu proprio del Sovrano. Nell’autunno 1895 tutta la regione del Tigrai poteva dirsi occupata, così il governatore della Colonia eritrea, il Generale Oreste Baratieri poteva ritornare a Massaua. Tuttavia, trascorse poche settimane, fu lo stesso Negus Menelik II a mettersi sul piede di guerra denunciando l’indebita occupazione italiana del Tigrai, territorio che il Trattato di Uccialli assegnava all’Etiopia. Fatte ingenti provviste di viveri, bestiame, armi e munizioni, Menelik II mise insieme una forza immensa per marciare contro la colonna italiana. Ai primi di dicembre l’esercito abissino poteva vantare 100.000 uomini, mentre le forze italiane, inferiori in numero, erano state a loro volta suddivise in due contingenti: 5.000 uomini erano di stanza ad Adigrat ed altrettanti a Macallé, guidati dal Generale Giuseppe Arimondi. Quest’ultimo avrebbe voluto avanzare in sostegno del Maggiore Pietro Toselli che si trovava isolato con la sua compagnia sull’altipiano dell’Amba Alagi nella posizione più avanzata e che per primo, perciò, sarebbe giunto a contatto col nemico. Tuttavia il governatore Baratieri telegrafò che fosse mantenuto il presidio su Macallé e vietò al Generale Arimondi di muoversi, permettendo agli abissini un facile eccidio nei confronti dei circa 2000 soldati ai comandi del Maggiore Toselli che morirono tutti il 7 dicembre. Arimondi, che era avanzato sino ad Aderà, a 20 km dall’Amba Alagi, non poté fare altro che raccogliere i pochi superstiti per ripiegare su Adigrat, lasciando nel Forte Enda Yesus (Chiesa del Gesù) presso Macallé il Maggiore Giuseppe Galliano con 1.300 uomini. L’esercito del Negus iniziava l’assedio del forte. Galliano resistette per oltre due mesi ai continui attacchi degli armati abissini. Il presidio di circa 1500 uomini non si arrese malgrado le gravissime perdite subite, soprattutto per le malattie. Contemporaneamente all’assedio procedevano le trattative di pace che culminarono il 17 gennaio 1896 quando Menelik II offrì la cessazione delle ostilità chiedendo come contropartita la cancellazione del Trattato di Uccialli. In cambio egli prometteva di liberare dall’assedio gli italiani rinchiusi nel forte di Macallé. Ma il governo italiano, pur esigendo la liberazione degli assediati di Macallé, rimase fermo nella richiesta del rinnovo del Trattato di Uccialli. Galliano, sul punto di sacrificarsi per mancanza di munizioni, di viveri e di acqua facendo saltare in aria il forte per mezzo di una mina, desistette da tale proponimento dato che l’assedio venne sciolto grazie alla diplomazia messa in atto dal governatore Baratieri. Galliano lasciò il forte con le sue truppe e fece ritorno tra le forze italiane che andavano ammassandosi al confine eritreo col Tigrè. Per l’eroica difesa del forte di Enda Yesus (poi denominato in suo onore “Forte Galliano”), ebbe un’altra Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione per merito di guerra a Tenente Colonnello, che avvenne nel gennaio del 1896. Negli ultimi giorni di febbraio, per l’esercito italiano le vettovaglie erano talmente ridotte da non poter bastare che per pochi giorni. Le opzioni erano due: ritirarsi oppure tentare, con un’avanzata su Adua, di aprirsi la via più breve di rifornimento per i magazzini di Adi Ugri e di Asmara. Baratieri era più favorevole alla ritirata ma, sentito nella sera tra il 28 e 29 febbraio il parere degli altri generali che all’unanimità propendevano per l’attacco, decise di affrontare il nemico coi suoi 15.000 uomini contro gli oltre 120.000 di Menelik II. Nella notte tra il 29 febbraio e il 1º marzo il Generale Baratieri decise di avanzare. L’idea era quella di attirare l’esercito di Menelik, o almeno la sua retroguardia, in uno strenuo combattimento che l’avrebbe visto capitolare. A seguito del telegramma che il Capo del Governo Francesco Crispi gli aveva inviato in data 25 febbraio: «Cotesta è una tisi militare, non una guerra», fu costretto ad ingaggiare battaglia. Alle ore 21.00 del 29 febbraio l’esercito si mosse su tre colonne: alla destra marciava la colonna guidata dal Generale Vittorio Dabormida (2.500 uomini), al centro quella del Generale Giuseppe Arimondi (2.500 uomini anch’essa), alla quale fu assegnato anche il Tenente Colonnello Galliano, e alla sinistra quella del Generale Matteo Albertone (4.000 uomini). Galliano si ritrovò a combattere sul Monte Rajo, dove, cercando strenuamente di proteggere l’ala sinistra della Brigata di Arimondi sbarrando il campo agli abissini, cadde combattendo fino all’ultimo con la quasi totalità dei suoi àscari che lo idolatravano e che non lo vollero abbandonato in quel suo supremo sacrificio. Per la sua condotta eroica durante la battaglia di Adua fu conferita postuma a Galliano una seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare. Galliano, primo alpino decorato col massimo riconoscimento per i militari, è stato anche il primo ufficiale decorato di due Medaglie d’Oro al Valor Militare. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: C. Capitanio – Brescia. 

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro al valor militare
     «Diresse con energia, coraggio e slancio esemplari l’attacco delle quattro compagnie che erano ai suoi ordini;             respinto le riordinò sollecitamente, le ricondusse all’attacco mettendo in fuga il nemico e riprendendogli quattro         pezzi d’artiglieria.»
   Agordat (Eritrea), dicembre 1893
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro al valor militare
     «Impegnatosi col suo battaglione sul Monte Rajo, nel momento più critico della lotta, combatté valorosamente.         Quando le sorti della pugna precipitarono, perdurò nella resistenza con pochi rimastigli a fianco, quantunque già       ferito, e col moschetto alla mano, incitando gli altri a finir bene, si difese disperatamente finché fu ucciso.»
   Adua (Etiopia), 1º marzo 1896
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     «Inviato con tre delle sue compagnie ad arrestare l’urto della colonna aggirante nemica, riuscì, nonostante la           superiorità numerica dei tigrini, le difficoltà del terreno e le gravi perdite subite, a coprire la strada per cui                 doveva sfilare il corpo operante, rendendo così possibile di occupare saldamente la posizione di Coatit e di             respingere il nemico su tutta la fronte. Nel pomeriggio del 13 e per tutto il 14 concorse a difendere il centro e la       destra delle nostre truppe, respingendo sempre gli incessanti attacchi del nemico.»
   Coatit, 13-14 gennaio 1895
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     «Per aver ordinato e diretto con intelligenza pari al valore la difesa del forte di Enda Jesus.»
   Enda Jesus (Forte di Macallè), 8 dicembre 1895 – 22 gennaio 1896
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     «”motu proprio” del Sovrano»
   1896
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
   

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Arc. 841: Corpo di Spedizione in Africa: Ufficiale dei Cacciatori d’Africa in uniforme di servizio. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Ciappei – Genova. 

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Arc. 2573: Corpo di Spedizione in Africa: Capitano dei Cacciatori d’Africa in uniforme di servizio. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Montabone – Napoli. 1895 ca. 

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Arc. 3148: Corpo di Spedizione in Africa: Pennazzi Lincoln Walter (Gualtiero) in uniforme di servizio da Tenente dei Cacciatori d’Africa (San Secondo Parmense, 17 settembre 1865 – Agordat, 21 dicembre 1893). Figlio del conte Luigi, dal quale ereditò l’amore dei viaggi d’avventura e la passione per la terra africana, seguì la carriera militare e venne promosso Sottotenente nel 69° Reggimento Fanteria nel 1889. Appena promosso Tenente nel 1887, ottenne di essere destinato alle truppe d’Africa, al comando di un reparto indigeno del 3° Battaglione Indigeni. Fece le campagne contro i Dervisci fra il 1885 e il 1893. Il 21 dicembre 1893, nella vittoriosa battaglia di Agordat, il Pennazzi si lanciò alla conquista di importanti posizioni nemiche, sempre in testa ai propri uomini. Attaccato a sua volta da forze avversarie soverchianti, con calma e sprezzo del pericolo seppe contenere e spegnere l’impeto del nemico giunto sino a pochi metri dalle sue posizioni. Ferito all’inguine, non abbandonò la linea, continuando a combattere e a incitare i dipendenti. Si lanciò infine al contrattacco per conquistare nuove posizioni avversarie, che il suo reparto riuscì in effetti a occupare, finché, colpito di nuovo in più parti del corpo, cadde al grido di Savoia. Alla sua memoria venne concessa la Medaglia d’Argento al Valore Militare, con la seguente motivazione: “Benché ferito continuò a combattere strenuamente, mantenendo, malgrado l’irrompere di forze soverchianti, la sua mezza compagnia al fuoco alla distanza di 50 metri dal nemico, finché nuovamente colpito, cadde estinto”. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: E. Gardelli – Parma. 

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare
     Agordat – 21 dicembre 1893

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Arc. 839: Corpo di Spedizione in Africa: Tenente del 2° Reggimento Cacciatori d’Africa in uniforme di servizio. Fotografia CDV. Fotografo: Rastellini – Parma. 1895 ca. 

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Arc. 3248: Corpo di spedizione in Africa: Sottotenente del 3° Reggimento Bersaglieri in uniforme di servizio. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: R. Zanicotti – Cremona. 1895 ca. 

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Arc. 2222: Corpo di Spedizione in Africa: Tenente dei Cacciatori d’Africa in uniforme di servizio. Fotografia formato 14 x 8,2. Fotografo: Sconosciuto. Datata febbraio 1912. Guerra italo-turca 1911-12.

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Arc. 2958: Corpo di Spedizione in Africa: Tenente dell’11° Reggimento Fanteria Brigata Casale in uniforme di servizio. Fotografia formato cartolina 13,7 x 8,6. Fotografo: Sconosciuto. Guerra italo-turca 1911 ca. Guerra italo – turca 1911-12.

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Arc. 697: Corpo di Spedizione in Africa: Sottotenente di un Reggimento di Fanteria in uniforme di servizio. Fotografia formato 13,7 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto. Al retro: “Ridotta Luesci 28 settembre 1912. Guerra italo – turca 1911-12.

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Arc. 3262: Corpo di spedizione in Africa: Sottotenente di un Reggimento Fanteria in uniforme di servizio. Fotografia formato 13,8 x 9. Foptografo: Sconosciuto. Datata 15 aprile 1912. Guerra italo – turca 1911-12.

 

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Arc. G4: Corpo di Spedizione in Africa: Sottotenente del 35° Reggimento Fanteria Brigata Pistoia in uniforme di servizio. Fotografia formato 28x 17,5. Fotografo: P. Cini – Caserta. Guerra italo – turca 1911-12.

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Arc. G2: Corpo di occupazione del Dodecanneso: Ufficiale Medico Commissario del Treno in uniforme ordinaria. Fotografia formato 24,5 x 14,5. Fotografo: N. Cota – Rodi. 1912.

REGIA MARINA – UFFICIALI 1871 – 1904

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Arc. G3: Regia Marina: Brin Benedetto in piccola divisa da Ispettore Generale del Genio Aiutante di Campo Onorario del Re mod. 6/12/1887 (Torino 17 maggio 1833 – Roma 24 maggio 1898). Non ancora ventenne, dopo essersi laureato in ingegneria presso la locale università, entrò a fine agosto 1853 come allievo ingegnere nella Marina Sarda, pervenendo in soli 27 anni di carriera al più alto grado del neo costituito corpo del Genio Navale. Fu destinato a Genova presso il Regio Cantiere della Foce, dove rimase per un anno per essere poi inviato nel 1854, per due anni, a Parigi, per interessamento di Cavour, che ne apprezzava le doti di ingegno e la preparazione tecnica, presso l’Ecole d’application du Genié Maritime. Al ritorno in Italia, nei primi mesi del 1856, fu ammesso a Torino a seguire i corsi della Scuola d’applicazione di Artiglieria e Genio e, in maggio, con il grado di Sottoingegnere di 2^ Classe, del Corpo degli Ingegneri costruttori navali, ritornò al cantiere della Foce di Genova ove, contemporaneamente insegnò teoria della nave e meccanica applicata alla locale Scuola di Marina. Dopo aver diretto il cantiere navale di San Rocco a Livorno, nel 1863, ingegnere di 2^ Classe del Corpo del Genio Navale, fu chiamato dal Generale Efisio Gugia, ministro della Marina, come consulente e suo consigliere; nel 1867, nel grado di Ingegnere di 1^ Classe, fu membro della Commissione per il riordinamento dell’arsenale di Venezia; ritornato al ministero, fu chiamato dal Vice Ammiraglio Augusto Riboty, ministro della Marina, a far parte del Consiglio Superiore di Marina. In questo periodo, ultimi anni Sessanta e primi anni Settanta, ebbe modo di studiare e approfondire la riforma tecnica delle costruzioni navali portata avanti dai francesi e dai britannici e di attivare intensi e personali contatti con i migliori progettisti del momento, procurandosi notevole fama di studioso in Italia e all’estero. Il 19 settembre 1880 fu Presidente del Comitato Disegni Navi e fu messo in disposizione il 10 ottobre 1891 per poi passare in Posizione Ausiliaria. Fu Aiutante di Campo Generale Onorario del Re dal 11 aprile 1878 al 24 maggio 1898, Ministro della Marina dal 25 marzo 1876 al 24 marzo 1878, dal 24 ottobre 1878 al 19 dicembre 1878, dal 30 marzo 1884 al 6 febbraio 1891, dal 28 settembre 1891 al 8 dicembre 1892 e dal 10 marzo 1896 al 24 maggio 1898. Fu Ministro degli Esteri dal 15 maggio 1892 al 15 dicembre 1893 e deputato dal 1876 al 1898. Fotografia formato 25 x 33. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria   Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
    
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
     
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
     

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Arc. 3016: Regia Marina: Lovera di Maria marchese Giuseppe in grande uniforme da Capitano di Vascello mod. 18 agosto 1872 (Nizza 19 novembre 1836 – Torino 19 febbraio 1903). Fu ammesso alla Scuola di Marina di Genova nel 1848 conseguendo la nomina a Guardiamarina nel 1853. Partecipò alla campagna di Crimea negli anni 1855-56, imbarcato sulla corvetta di 1° rango a elica Euridice e da Luogotenente di Vascello alla campagna 1859-60 contro l’Austria, meritando due Medaglie d’Argento al Valor Militare, di cui una per aver preso parte, dopo essersi arruolato per breve tempo nella Marina garibaldina, all’azione del Tukery contro il pirovascello Monarca, della Marina borbonica, all’ancora a Castellamare, e l’altra per l’intelligenza e il valore con cui si distinse nei fatti d’arme di Ancona sulla pirofregata Vittorio Emanuele. Fu insignito inoltre della croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per essersi distinto nel blocco e assedio di Gaeta. Partecipò alla campagna del 1866 e alle campagne d’Africa. Fu poi docente di arte militare marittima alla Scuola Superiore di Guerra di Torino e Direttore di Artiglieria presso il 1° Dipartimento marittimo di Spezia, ricevendo encomi dal ministero, in particolare per aver condotto a buon fine la realizzazione presso le dipendenti officine di affusti in ferro per artiglierie di bordo. Da Capitano di Fregata compì dal 1871 al 1873, al comando della pirofregata Vettor Pisani, il viaggio di circumnavigazione del globo, ricevendo al rientro in patria un’alta onorificenza per il modo commendevole con cui condusse la missione. Ebbe poi, da Capitano di Vascello, il comando delle pirofregate corazzate Venezia e Maria Pia e della corazzata Duilio, negli anni dal 1876 al 1881. Dal 1878 al 1883 fu 1° Aiutante di Campo del Capitano di Fregata di 2^ classe Tomaso di Savoia duca di Genova. Promosso Contrammiraglio nel 1883, l’anno successivo assunse il comando dell’Accademia Navale, che tenne fino al 1886. Nel 1884 gli fu conferita la Medaglia d’Argento di Benemerenza per essersi reso in modo eminente benemerito della salute pubblica durante l’epidemia di colera di quell’anno. Comandò la Divisione d’istruzione nel 1885 e, promosso Viceammiraglio nel 1888, ebbe il comando del 1° Dipartimento di Spezia e quindi della Squadra Permanente negli anni 1890-1891. Nel 1891 venne collocato nella Riserva. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Ambrosetti – Torino. 

Onorificenze

Grande Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
     Gaeta – 1860
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’Argento al Valor Militare
     Castellamare 1860
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’Argento al Valor Militare
     Ancona 1860
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
   
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (3 barrette)
   

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Arc. 3036: Regia Marina: Lovera di Maria marchese Giuseppe ( al centro) in grande uniforme estiva da Capitano di Fregata mod. 18 agosto 1872 con gli ufficiali della pirocorvetta Vettor Pisani. La foto è stata scattata durante la crociera in oriente durata dal 30 maggio 1871 al 29 agosto 1873. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. G4: Ufficiali, Sottufficiali e Marinai a bordo della pirofregata Ettore Fieramosca durante la crociera in sud America (1874 – 1877) comandata dal Capitano di Fregata Giuseppe Ruggiero. La foto è stata scattata probabilmente durante lo scalo a Montevideo. Fotografia formato 33,5 x 22,5. Fotografo: Bate & Ca. – Montevideo. 

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Arc. 3132: Regia Marina: Capitano di Porto in gran tenuta (a destra), Tenente Ufficiale d’Ordinanza di Ufficiale Generale del 19° Reggimento Cavalleria Guide in tenuta ordinaria (a sinistra). Al centro Capitano Medico in tenuta ordinaria. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G.B. Bertolani – Salerno – Eboli. 1876 ca.

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Arc. 2221: Regia Marina: Serra nobile Luigi in uniforme da Capitano di Fregata Aiutante di Campo Onorario del Re mod. 21 aprile 1878 (7 ottobre 1847 – Firenze 17 novembre 1913). Guardiamarina il 26 novembre 1867, venne promosso Sottotenente di Vascello l’8 dicembre 1872. Tenente di Vascello il 24 febbraio 1878, ottenne il grado di Capitano di Corvetta  e il comando del Trasporto Garigliano il 21 marzo 1889. Capitano di Fregata il 23 luglio 1891, venne posto al comando della Regia Nave Caracciolo il 20 aprile 1896 per poi essere nominato Comandante del Corpo dei Reali Equipaggi del 1° Dipartimento di La Spezia. Capitano di Vascello il 2 dicembre 1897, venne collocato nella Riserva il 10 ottobre 1902 e Il 30 novembre 1907 venne promosso Contrammiraglio. Fu Aiutante di Campo Effettivo del Re dal 1° maggio 1892 al 19 aprile 1896 poi Onorario e Cessata Casa fino al 30 novembre 1907. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: P. Tempestini – La Spezia – Viareggio.

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Arc. G1: Regia Marina: Tomaso di Savoia duca di Genova in uniforme ordinaria invernale da Capitano di Fregata mod. 1876 – 1883 (seduto al centro). Alla sua destra un Tenente Colonnello di Stato Maggiore, alla sua sinistra un Luogotenente di Vascello (seduto) e un altro Luogotenente di Vascello (in piedi). Il secondo da sinistra è un pilota di 2^ classe e seduto davanti a lui il Sottocommissario di bordo. La foto è stata scattata a bordo della pirocorvetta Vettor Pisani durante la terza crociera in estremo oriente. La spedizione aveva scopi diplomatici e durò dal 31 marzo 1879 al 20 settembre 1881. Questa foto ritrae gli ufficiali della nave italiani e un diplomatico giapponese ( seduto a sinistra) in visita. Fotografia formato 28,5 x 24. Fotografo: Sconosciuto.

Seduto alla sinistra del Duca di Genova:

Candiani conte Camillo (Olivola, 11 ottobre 1841 – Olivola, 9 febbraio 1919): Frequentò fra il 1856 e il 1860 la Scuola di Marina di Genova conseguendo al termine la nomina a Guardiamarina. Da Luogotenente di Vascello effettuò il viaggio di circumnavigazione del globo a bordo della corvetta a elica Magenta, al comando del Capitano di Fregata Vittorio Arminjon; da capitano di Corvetta negli anni 1879 – 1881, a bordo della corvetta ad elica Vettor Pisani, al comando del Capitano di Vascello Tomaso di Savoia duca di Genova, effettuò una lunga campagna oceanica in Estremo Oriente, visitando oltre ai porti della Cina e del Giappone anche quelli della Siberia e della Corea. A più riprese Ufficiale d’Ordinanza del Duca di Genova, per tre anni, 1886 – 1889, fu addetto navale a Londra, assumendo al termine dell’incarico il comando dell’ariete torpediniere Piemonte colà costruito. Da Capitano di Vascello fu in comando delle corazzate Duilio e Sardegna, partecipando su quest’ultima, in Germania, nel 1894, all’inaugurazione del canale di Kiel; da Contrammiraglio ebbe il comando della Divisione navale oceanica in America del Sud alzando l’insegna sull’incrociatore corazzato Carlo Alberto dal maggio 1898 al gennaio 1899; da segnalare il suo intervento a Cartagena (Colombia) con l’intera divisione nel luglio del 1898 per imporre a quel governo che tergiversava, l’osservanza di un lodo arbitrale internazionale che stabiliva il risarcimento a un importante imprenditore italiano ingiustamente penalizzato. Ebbe poi, 1900 – 1901, il comando della Forza navale oceanica in Estremo Oriente con insegna sulla corvetta a ruote Ettore Fieramosca e quindi sulla corvetta a elica Vettor Pisani, durante la guerra dei Boxer. Al termone della campagna fu insignito della decorazione di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia per le brillanti prove di virtù militari e diplomatiche dimostrate durante le difficili operazioni in Cina. Rimpatriato, ebbe per breve tempo il comando militare marittimo della Maddalena e fu quindi direttore dell’arsenale di Spezia. Lasciò il servizio per limiti di età il 1° marzo 1902, venendo nominato Senatore del Regno; fu promosso Viceammiraglio nella Riserva nel 1906. 

Onorificenze

Civili

Cavaliere dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
   
Ufficiale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
   
Commendatore dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
   
Grande Ufficiale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grande Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
   
Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
   

Militari

Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
   
Cavaliere dell'Ordine supremo del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine supremo del Cristo (Portogallo)
   
Medaglia commemorativa della campagna in Cina - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della campagna in Cina
   
Croce d'oro per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro per anzianità di servizio
   

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Arc. 3033: Regia Marina: Gruppo di Ufficiali della pirofregata Vettor Pisani ritratti durante la visita diplomatica in Giappone. A sinistra seduto Tommaso di Savoia duca di Genova in grande uniforme da Capitano di Fregata e comandante della spedizione. Seduto accanto a lui il fratello dell’Imperatore giapponese. In piedi dietro di loro un diplomatico giapponese e l’Ambasciatore italiano. Fotografia formato gabinetto. Fotografo giapponese sconosciuto. 

Il primo a destra è:

Candiani conte Camillo (Olivola, 11 ottobre 1841 – Olivola, 9 febbraio 1919): Frequentò fra il 1856 e il 1860 la Scuola di Marina di Genova conseguendo al termine la nomina a Guardiamarina. Da Luogotenente di Vascello effettuò il viaggio di circumnavigazione del globo a bordo della corvetta a elica Magenta, al comando del Capitano di Fregata Vittorio Arminjon; da capitano di Corvetta negli anni 1879 – 1881, a bordo della corvetta ad elica Vettor Pisani, al comando del Capitano di Vascello Tomaso di Savoia duca di Genova, effettuò una lunga campagna oceanica in Estremo Oriente, visitando oltre ai porti della Cina e del Giappone anche quelli della Siberia e della Corea. A più riprese Ufficiale d’Ordinanza del Duca di Genova, per tre anni, 1886 – 1889, fu addetto navale a Londra, assumendo al termine dell’incarico il comando dell’ariete torpediniere Piemonte colà costruito. Da Capitano di Vascello fu in comando delle corazzate Duilio e Sardegna, partecipando su quest’ultima, in Germania, nel 1894, all’inaugurazione del canale di Kiel; da Contrammiraglio ebbe il comando della Divisione navale oceanica in America del Sud alzando l’insegna sull’incrociatore corazzato Carlo Alberto dal maggio 1898 al gennaio 1899; da segnalare il suo intervento a Cartagena (Colombia) con l’intera divisione nel luglio del 1898 per imporre a quel governo che tergiversava, l’osservanza di un lodo arbitrale internazionale che stabiliva il risarcimento a un importante imprenditore italiano ingiustamente penalizzato. Ebbe poi, 1900 – 1901, il comando della Forza navale oceanica in Estremo Oriente con insegna sulla corvetta a ruote Ettore Fieramosca e quindi sulla corvetta a elica Vettor Pisani, durante la guerra dei Boxer. Al termone della campagna fu insignito della decorazione di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia per le brillanti prove di virtù militari e diplomatiche dimostrate durante le difficili operazioni in Cina. Rimpatriato, ebbe per breve tempo il comando militare marittimo della Maddalena e fu quindi direttore dell’arsenale di Spezia. Lasciò il servizio per limiti di età il 1° marzo 1902, venendo nominato Senatore del Regno; fu promosso Viceammiraglio nella Riserva nel 1906. 

Onorificenze

Civili

Cavaliere dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
   
Ufficiale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
   
Commendatore dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
   
Grande Ufficiale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Grande Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
   
Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
   

Militari

Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
   
Cavaliere dell'Ordine supremo del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine supremo del Cristo (Portogallo)
   
Medaglia commemorativa della campagna in Cina - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della campagna in Cina
   
Croce d'oro per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro per anzianità di servizio
   

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Arc. 3109: Regia Marina: Capitano di Fregata in grande uniforme invernale mod. 18 agosto 1872. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Morotti – Spezia – Carrara. 

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Arc. 2019: Regia Marina: Tenente di Vascello in gran montura mod. 1876 – 1883. Fotografia formato Gabinetto. Fotografo: Viglietti – Mondovi Breo. 

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Arc. 642: Regia Marina: Tenente di Vascello in grande uniforme invernale mod. 18 agosto 1872. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. 3266: Regia Marina: Sottotenente di Vascello in grande uniforme mod. 18 agosto 1872. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Montabone – Torino. 

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Arc. 595: Regia Marina: Massari Alfonso Maria in grande uniforme da Sottotenente di Vascello 1876 – 1883 (Napoli, 23 maggio 1868 – Roma, 10 dicembre 1949). Ammesso alla Scuola di Marina di Napoli nel 1868, conseguì la nomina a Guardiamarina nel 1872. Prese parte al viaggio di circumnavigazione della corvetta Vettor Pisani nel triennio 1874-1877, durante il quale venne promosso Sottotenente di Vascello. Tra le destinazioni di servizio fu per lui importante quella a bordo della nave idrografica Washington, poiché gli consentì di acquisire pratica nelle triangolazioni e nelle osservazioni astronomiche. La competenza in tale campo gli valse di essere scelto dal ministero, alla fine del 1879, per far parte della spedizione africana del professor Pellegrino Matteucci, per la quale la Società Geografica aveva chiesto alla Marina un ufficiale particolarmente qualificato. Il progetto originale del viaggio prevedeva la traversata del deserto da Tripoli all’Uadai, raggiungendo poi il Nilo attraverso il Dar Fur ed il Cordofan, ma fu poi preferito il percorso inverso, con partenza dall’Egitto. La spedizione mosse il 6 marzo 1880 da Suakin (Mar Rosso) ma, giunta a Khartum, riscontrate le avversità e i pericoli dell’itinerario prescelto, decise di proseguire fino al Niger e al Golfo di Guinea, mutandosi così il viaggio nella intera traversata dell’Africa Sub Sahariana, dal Mar Rosso all’Oceano Atlantico. La carovana giunse il 2 luglio 1881 ad Akassa, alle foci del Niger, dopo innumerevoli peripezie, superate oltre ogni previsione e speranza. Questo viaggio ebbe vasta risonanza: fu considerato come eccezionale e riconoscimenti furono tributati nel corso del III Congresso geografico internazionale, tenutosi a Venezia nel settembre 1881, quando fu commemorato il capo spedizione Matteucci, nel frattempo deceduto, e conferita una medaglia d’oro alla sua memoria. Per i meriti acquisiti anch’egli fu insignito dal Congresso di analoga medaglia d’oro. Di questa traversata africana esiste la breve relazione pubblicata nel Bollettino della Società Geografica italiana del dicembre 1881 e un articolo apparso sulla Nuova Antologia del gennaio 1882. Egli conseguì una fama internazionale a seguito di numerose conferenze, che tenne all’estero, in particolare in Belgio, tanto che il Re di quella nazione gli manifestò il desiderio di avvalersi della sua opera per l’impresa internazionale del Congo, nella quale erano già impiegati ufficiali belgi, inglesi, tedeschi e svedesi. Su parere favorevole del nostro ministero degli Esteri, frattanto promosso Tenente di Vascello, fu inviato in Congo nel mese di giugno 1884per conto del Re del Belgio per un periodo di tre anni. Cooperando con il noto esploratore britannico Stanley e poi con amministratori belgi, assunse importanti incarichi, tra cui il comando della Divisione territoriale del Manyanga, e poi della Divisione dell’Alto Congo. La missione di Massari doveva restare estranea a ogni azione politica e tenersi alle dirette dipendenze dell’Associazione Internazionale Africana, tramutatasi poi in Stato indipendente del Congo. Effettuò numerose esplorazioni, tra cui la più importante quella lungo il corso del fiume Kuango, affluente del Congo. Nel marzo 1886, venendo a mancare ulteriori occasioni di compiere speciali missioni di fiducia e importanti esplorazioni, a seguito di rivalità con francesi e portoghesi, decise di porre termine al servizio in Congo, rientrando in Italia il mese successivo. Dopo una destinazione presso il Dipartimento Militare Marittimo di Napoli, nel settembre 1889 assunse il comando di torpediniere, che lasciò nel mese di luglio 1892, quando fu collocato a domanda in servizio ausiliario. Promosso Capitano di Corvetta nella Riserva navale nel 1913, durante la Grande Guerra fu richiamato prestando servizio presso il ministero dell’Interno, all’ufficio censura. La sua figura di valente esploratore, si staglia anche come quella di ricercatore di regioni favorevoli alla nostra emigrazione in Africa in un periodo in cui tutte le nazioni europee piantavano le loro bandiere in quel continente.  Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. B. Berra – Torino. 

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Arc. 1260: Regia Marina: Sottotenente di Vascello in uniforme ordinaria invernale mod. 18 agosto 1872. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Fleurqin Y C.ia – Montevideo. 

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Arc. G4: Regia Marina: Tenente e Sottotenenti Macchinisti, primo a sinistra Sottocapo Macchinista seduti e a destra Capi Macchinisti di 2^ Classe in uniforme ordinaria invernale. Fotografia formato 23 x 17. Fotografo: Sconosciuto. 

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Arc. 2034: Canevaro conte (1867) di Sandero (1887) duca di Castelvari e Zoagli (1883) Felice Napoleone in uniforme di gala da Viceammiraglio (Lima, 7 luglio 1838 – Venezia, 30 dicembre 1926). Allievo alla Scuola di Marina il 7 luglio 1852, uscì Guardiamarina di 2^ Classe il 19 luglio 1855. Promosso Guardiamarina di 1^ Classe il 13 novembre 1857, fu Sottotenente di Vascello il 17 maggio 1859 e prese parte sul “Beroldo” e sul “Des Geneys” alle manovre della Marina Sarda in Adriatico durante la seconda guerra d’indipendenza. Nel 1860, giunto a Palermo a bordo della fregata “Maria Adelaide”, nave ammiraglia della squadra sarda, mentre i garibaldini cercavano di organizzare una loro marina, diede le dimissioni dalla Marina Sarda per arruolarsi nella marina garibaldina e a bordo della pirofregata “Tükory”, la notte del 13 agosto, si distinse nel tentativo di abbordare il pirovascello borbonico “Monarca”, ancorato nel porto di Castellammare di Stabia, meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Il 17 novembre 1860 venne riammesso nei quadri della marina sarda con il grado di Tenente di Vascello di 2^ Classe e imbarcato dal dicembre 1860 al marzo 1861 sulla fregata “Carlo Alberto”, prese parte all’assedio di Gaeta e di Messina in ripetute azioni di fuoco a distanza ravvicinata dalla costa, meritando la decorazione di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso il 6 settembre 1863 Luogotenente di Vascello di 1^ Classe, nel 1865-66 compì, a bordo della fregata “Principe Umberto”, al comando del Capitano di Vascello Guglielmo Acton, una lunga campagna transatlantica, lungo le coste dell’America meridionale, attraverso lo stretto di Magellano e le coste cilene del Pacifico. Al riento in Italia venne assegnato alla fregata corazzata “Re di Portogallo”, comandata dall’allora Capitano di Vascello Riboty, prendendo parte nel 1866 alla terza guerra d’indipendenza, nel corso della quale ‘unità fu impegnata sia nelle operazioni contro i forti di Lissa, sia nella battaglia del 20 luglio con la flotta austriaca. Promosso Capitano di Fregata di 2^ Classe il 28 gennaio 1869 e di 1^ Classe il 17 marzo 1873, dal marzo 1874 all’agosto 1876 svolse il ruolo di addetto navale presso la legazione italiana a Londra. Dal gennaio 1877 al marzo 1879, al comando dell’incrociatore Cristoforo Colombo compì un lungo viaggio di circumnavigazione del globo. La nave, attraversato il canale di Suez, costeggiò l’Asia, toccando i porti della Cina e in Indonesia recuperò la salma di Bixio che era morto di colera a Banda Aceh nel 1873, e poi proseguì per il Giappone, la Russia, spingendosi fino in Siberia, l’Australia e le Americhe; dopo il passaggio in Atlantico attraverso lo stretto di Magellano, risalì il Sudamerica fino alle Antille rientrando poi in Italia. Promosso capitano di vascello il 17 marzo 1878, ebbe importanti incarichi, tra cui quello di capo di stato maggiore del 3° Dipartimento marittimo di Venezia (1° gennaio 1880), comandante in seconda dell’Accademia Navale dal 16 settembre 1881 al 28 giugno 1882 e di comandante della corazzata “Italia”. Nel 1884, trovandosi a La Spezia durante l’epidemia di colera quando si rese benemerito della salute pubblica per l’attiva opera umanitaria svolta, che gli valse una Medaglia d’Argento al Valor Civile. Promosso Contrammiraglio il 20 settembre 1887, assunse il comando dell’arsenale di Taranto dal 15 novembre 1887 al 22 novembre 1888 e dal 26 ottobre 1890 al 12 gennaio 1897, fu Membro del Consiglio Superiore di Marina dal 21 gennaio 1893 al 22 settembre 1894 e in seguito ebbe il comando della 2ª Divisione Navale della Squadra permanente. Promosso Viceammiraglio il 22 giugno 1893, nel 1896 assunse il comando della Squadra Navale Attiva. Fu comandante Superiore delle Forze Internazionali nella crisi di Creta dal febbraio al giugno del 1897 e Ministro della Marina dal 1° al 26 giugno 1898. Ministro degli Esteri nel Governo Pelloux I dal 29 giugno 1898 al 4 maggio 1899 fu poi comandante del 3° Dipartimento Marittimo di Venezia. Presidente del Consiglio Superiore di Marina dal 5 gennaio 1902 al 2 luglio 1903 venne collocato nella Riserva dall’8 luglio 1903 all’11 luglio 1913 e il 23 dicembre 1923 venne promosso Viceammiraglio d’Armata. Deputato nel 1882 venne nominato senatore del Regno il 25 ottobre 1896. Dopo Caporetto, fu vicepresidente della commissione d’inchiesta presieduta dal generale Carlo Caneva. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: F.lli Vianelli – Venezia. 

Onorificenze

Onorificenze italiane

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
   
Medaglia d'argento al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare 
   
Medaglia d'argento al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’argento al valor militare 
   
Medaglia Mauriziana - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia Mauriziana
   
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (3 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (3 barrette)
   
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
   

Onorificenze straniere

Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
   
Commendatore del Reale Ordine di Nostra Signora della Concezione di Vila Viçosa (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore del Reale Ordine di Nostra Signora della Concezione di Vila Viçosa (Portogallo)
   
Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859 (Impero francese) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaille Commémorative de la Campagne d’Italie de 1859 (Impero francese)
 

Arc. G1: Regia Marina: Contrammiraglio, Tenente di Vascello e Sottotenente di Vascello in grande uniforme invernale. Fotografia formato 15 x 11,5. Fotografo: E. Rossi – Genova.  

Arc. 3363: Regia Marina: Grenet Francesco in grande uniforme invernale da Capitano di Vascello (Napoli, 23 giugno 1843 – Napoli, 22 marzo 1915). Fu ammesso alla Scuola di Marina di Napoli nel 1856 conseguendo la nomina a Guardiamarina nel 1861. Prima della nomina, aspirante Guardiamarina, prese parte ai fatti d’arme del 22 gennaio e del 5 febbraio 1861, avvenuti in occasione del blocco e assedio della fortezza di Gaeta, trovandosi imbarcato sulla pirofregata Garibaldi, meritando, appena quindicenne, per il suo coraggioso comportamento, la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Partecipò alla campagna navale in Adriatico del 1866 contro l’Austria, imbarcato sulla fregata corazzata Principe di Carignano, meritando la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Ebbe numerosi imbarchi: da Capitano di Fregata fu in comando dell’avviso Vedetta (1885-1886), da Capitano di Vascello delle corazzate Lepanto(1891- 1894) e Andrea Doria (1894-1896), compiendo molteplici missioni all’estero. Fu addetto navale a Londradal 1889 al 1891. Promosso Contrammiraglio nel 1896, assunse il comando superiore del Corpo dei Reali Equipaggi (CRE) fino al 1897, quando fu nominato direttore generale dell’arsenale del 2° Dipartimento Militare Marittimo di Napoli. Nel marzo 1899 assunse il comando della Divisione Navale dell’Estremo Oriente, poco dopo la crisi di Sun Mun, raggiungendo le acque cinesi con l’ariete torpediniere Stromboli, in un periodo di forte tensione con le autorità dell’Impero. La sua opera fu improntata a grande abilità diplomatica e moderazione, sicché la crisi fu superata senza conseguenze; nel maggio 1900 rimpatriò con  la pirofregata a elica Carlo Alberto. Ritornò alla direzione generale dell’arsenale di Napoli e quindi assunse l’incarico di comandante dell’Accademia Navale. nel marzo del 1904, a seguito della crisi in Estremo Oriente iniziata con la guerra russo-giapponese, fu nuovamente inviato in Cina al comando della Divisione Navale colà destinata, permanendovi un anno. Promosso Viceammiraglio nel giugno 1905 fu comandante in capo in successione dei dipartimenti militari marittimi di Taranto, di Napoli, di Spezia e dal 1908 al 1910 fu comandante in capo della Squadra del Mediterraneo. Terminò la carriera come presidente del Consiglio Superiore di Marina nel 1911. Nominato senatore del Regno nel 1911, si spense a Napoli il 22 marzo 1915. fotografia formato gabinetto. Fotografo: Bettini – Livorno. Datata 4 settembre 1893. 

Arc. 3365: Giustini Emanuele in grande uniforme invernale da Capitano di Vascello ( 16 gennaio 1847 – 19..). Allievo alla Scuola di Marina nel 1862, ne uscì Guardiamarina di 2^ Classe nel 1864. Guardiamarina di 1^ Classe l’8 gennaio 1865 entrò nello Stato Maggiore di Marina. Al 2° Dipartimento di Marina aggregato al 1° il 19 gennaio 1865, fu Sottotenente di Vascello il 10 luglio 1866. Tenente di Vascello il 25 novembre 1872, venne assegnato al 2° Dipartimento il 1° agosto 1876. Promosso Capitano di Corvetta il 22 settembre 1884, fu vice direttore agli armamenti del 2° Dipartimento. Capitano di Fregata il 1° luglio 1888, fu comandante locale di Marina a Massaua in Eritrea e comandante della Corvetta Garibaldi dal 18 luglio al 4 ottobre 1889 per poi passare al comando dell’Avviso Archimede fino al 9 marzo 1890. Comandante dell’incrociatore Mozambano il 26 ottobre 1890, venne promosso Capitano di Vascello il 23 luglio 1891. Comandante della Scuola Allievi Macchinisti dal 16 febbraio 1891 al 16 febbraio 1897, fu Direttore degli armamenti del 2° Dipartimento di Napoli dal 25 giugno 1891 al 23 agosto 1892. Comandante dell’Ariete Torpediniere Piemonte l’11 settembre 1892, passò al comando dell’Ariete Torpediniere Fieramosca il 14 maggio 1893. Direttore di Artiglieria e armamenti a Taranto il 27 settembre 1893, fu facente funzioni Direttore Generale dell’Arsenale del 2° Dipartimento dal 1° luglio al 1° settembre 1900 poi Direttore di Artiglieria e Armamenti del 2° Dipartimento fino al 14 novembre 1901. Contrammiraglio in Riserva dal 18 agosto 1902 al 29 aprile 1915. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Russo – Napoli.

Arc. 3366: Giustini Emanuele in grande uniforme invernale da Capitano di Vascello ( 16 gennaio 1847 – 19..). Fotografia formato gabinetto. Fotografo: F.lli Russo – Napoli. 

Arc. 3390: Armani Luigi in grande uniforme invernale da Capitano di Vascello (Parma, 22 maggio 1845 – Roma, 18 luglio 1909). Entrò alla Scuola di Marina di Genova nel 1858, previo assenso del duca di Parma conseguente all’arruolamento nella forza armata di uno stato estero, venendo nominato Guardiamarina nel 1863. Fu lungamente imbarcato: tra gli imbarchi più significativi, nel 1868 da Sottotenente di Vascello, ufficiale addetto alle artiglierie sul vascello a elica Re Galantuamo, nel 1870 Tenente di Vascello comandante del trasporto a ruote Laguna e successivamente, nel 1881, della torpediniera Avvoltoio, la prima tipo Yarrow a entrare in servizio nella Regia Marina; da Capitano di Fregata, nel 1886, il comando del trasporto a elicaEuropa e successivamente della cannoniera Sebastiano Veniero, stazionaria nell’America del Sud. Nelle destinazioni a terra, di particolare impegno quelle a carattere scientifico e tecnico relative al Servizio Artiglieria e torpedini presso il Dipartimento Militare Marittimo di Genova nel 1866 – 67, dal 1872 al 1874 il comando del balipedio di Viareggio e nel 1880 la carica di relatore della Commissione permanente per il materiale da guerra. Nel 1889 a domanda fu trasferito nella Riserva navale, dove nel settembre del 1898 conseguì la promozione a Capitano di Vascello. Lasciata la Marina, ebbe importanti incarichi nella società Ansaldo di Genova, che nel 1894 lo inviò in Giappone e quindi in Cina con l’incarico di promuovere in quelle nazioni l’attività della ditta; rimase in Estremo Oriente per cinque anni, divenendo anche, negli ultimi tempi, consigliere e segretario privato del ministro cinese dell’industria, che seguì a Parigi quando fu colà destinato presso l’ambasciata di Cina. Nel 1904 fu nominato per conto del governo belga ispettore di stato del Congo, occupando nella gerarchia di quel Paese una delle massime cariche governative. Nel corso della sua carriera in Marina e nell’industria scrisse numerose opere di argomento tecnico e di esperienza di vita. Fotografia formato 10 x 9,5. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3380: Armani Luigi in uniforme sconosciuta (Parma, 22 maggio 1845 – Roma, 18 luglio 1909). Fotografia formato 17,5 x 12. Fotografo: Sconosciuto. 

Arc. 3335: Regia Marina: Capitano di Vascello in uniforme ordinaria invernale. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: F. Pesce – Napoli. Datata 24 gennaio 1891.

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Arc. G4: Regia Marina: Pastorelly Alberto in grande uniforme da Capitano di Vascello Capo di Stato Maggiore (Marsiglia, 6 giugno 1858 – S. Tropez – Var 1932). Guardiamarina il 30 novembre 1876, venne promosso Sottotenente di Vascello il 2 ottobre 1880. Tenente di Vascello il 13 dicembre 1885, ottenne il grado di Capitano di Corvetta il 23 febbraio 1896, fu Capitano di Fregata il 17 dicembre 1899 e Capitano di Vascello comandante CREM il 16 luglio 1904. Al comando della Nave Carlo Alberto l’8 febbraio 1906, passò a comandare la Nave Garibaldi il 27 maggio 1906 e fu Capo di Stato Maggiore del Comando S/Ord. del Mediterraneo dal 7 giugno 1906 al 19 gennaio 1908. Passato al 1° Dipartimento Marittimo venne promosso Contrammiraglio e Direttore dell’Arsenale di Spezia il 5 febbraio 1911. Comandante Marittimo della Piazza della Maddalena il 24 settembre 1911, tornò a Spezia come Direttore dell’Arsenale dal 1912 all’11 novembre 1913. Dal 16 giugno al 1° novembre 1913 fu anche Comandante del Dipartimento Marittimo di Spezia e il 4 marzo 1915 venne collocato in Riserva. Viceammiraglio il 3 febbraio 1918, ottenne il grado di Viceammiraglio di Squadra il 1° dicembre 1923 e quello di Ammiraglio di Squadra l’8 giugno 1926. Fotografia formato 23,5 x 17. Fotografo: M. Rosselli & C. – Spezia.

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Arc. 664: Regia Marina: Capitano di Vascello Capo di Stato Maggiore in uniforme ordinaria invernale. Fotografia CDV. Fotografo: A. Testa – Genova. 

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Arc. 3076: Viale Leone in uniforme di gala da Capitano di Corvetta (Ventimiglia, 24 agosto 1851 – Genova, 2 febbraio 1918). Ammesso alla Scuola di Marina di Genova nel 1866, conseguì la nomina a Guardiamarina nel 1871. Imbarcò sulla corvetta di primo rango a ruote Governolo, che negli anni 1872-1874 effettuò una campagna in Estremo Oriente. Fu poi imbarcato a lungo su unità corazzate, conseguendo l’idoneità al servizio artiglieria e al materiale delle armi subacquee. Promosso Tenente di Vascello nel 1883, espletò il comando su torpediniere; dal 1886 al 1890 fu Ufficiale d’Ordinanza Effettivo di Tomaso di Savoia duca di Genova e quindi ufficiale d’Ordinanza Onorario. Capitano di Corvetta nel 1891 e Capitano di Fregata nel 1897, continuò gli imbarchi; negli anni 1901- 1903 ebbe il comando dell’ariete torpediniere Umbria, impegnato in una lunga campagna in America centrale e meridionale, nel corso della quale fu encomiato per aver assolto brillantemente il comando e diverse missioni diplomatiche di cui fu incaricato. Nel 1903 – 1904 fu comandante della corazzata Regina Margherita. Dal 1904 al 1905 fu promo Aiutante di Campo Effettivo dell’Ammiraglio Tomaso di Savoia duca di Genova. Promosso Contrammiraglio nel 1906, fu comandante superiore del Corpo Reale Equipaggi (1906-1907) e direttore generale del servizio militare e scientifico (1907-1908). Quale comandante della Divisione volante (1908-1909), con insegna sulla corazzata Regina Elena, prese parte alle operazioni di soccorso alle popolazioni di Messina e Reggio Calabria, colpite dal disastroso terremoto, ricevendo per la proficua opera prestata la Medaglia d’Oro di Benemerenza. Dopo il comando della Divisione Navale fu nuovamente Direttore Generale del servizio militare e scientifico e nel 1911, promosso Viceammiraglio, assunse l’incarico di comandante in capo del Dipartimento e della Piazza marittima di Spezia. Nel corso della guerra italo-turca (1911-1912), fu comandante in capo della 2^ Squadra e dopo poco tempo assunse il comando in capo delle Forze Navali Riunite con insegna sulla corazzata Vittorio Emanuele e poi sulla corazzata Regina Elena. Ricevette per il modo con il quale assolse il comando la decorazione di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, in particolare per aver costretto entro i Dardanelli la flotta turca, impedendone il contrasto alle nostre operazioni in Egeo, in Cirenaica e Tripolitania. nel 1913, quando lasciò il comando in capo fu nominato senatore del Regno. Nell’agosto 1914, a primo conflitto già in atto, fu nominato Ministro della Marina, carica che tenne fino al settembre 1915, quando si dimise per difformità di vedute circa la condotta della guerra con il comandante in capo delle forze navali mobilitate, Luigi di Savoia duca degli Abruzzi. Ritornò a Spezia comandante in capo del Dipartimento marittimo e della piazza, carica che tenne fino al collocamento in ausiliaria nel giugno 1916. In riconoscimento dei servizi resi, il re Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di conte. Fotografia formato 12,7 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Onorificenze italiane

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     16 marzo 1911
Medaglia Mauriziana - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia Mauriziana
   
Croce d'oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di     servizio
   
Medaglia d'onore d'oro per lunga navigazione marittima (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’onore d’oro per lunga navigazione marittima (20 anni)
   
Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
   
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
   

Onorificenze straniere

Ufficiale dell'Ordine al Merito di San Michele (Regno di Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria    Ufficiale dell’Ordine al Merito di San Michele (Regno di Baviera)
   
Cavaliere dell'Ordine reale di Alberto di Sassonia (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine reale di Alberto di Sassonia (Regno di Sassonia)

Arc. 3336: Regia Marina: Capitano di Corvetta in grande uniforme. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Schemboche – Roma. 1890 ca. 

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Arc. G3: Cagni di Bu Meliana conte Umberto in piccola uniforme invernale da Contrammiraglio Aiutante di Campo del Onorario Re mod. 29 ottobre 1903 (Asti, 24 febbraio 1863 – Genova, 22 aprile 1932). Conseguita con risultati mediocri la licenza ginnasiale ad Asti, alla fine del 1877 entrò nella scuola di marina di Napoli e, dopo il corso triennale, in quella di Genova, uscendone nel 1881 col grado di Guardiamarina. Dopo il primo imbarco sulla corvetta “S. Martino”, compì sulla “Vettor Pisani” un viaggio di circumnavigazione, durato dal marzo 1882 al maggio 1885, al termine del quale fu promosso Sottotenente di Vascello. Dopo aver preso parte alla prima campagna del Mar Rosso (1887-89), durante la quale fu decorato di due medaglie di bronzo, al valor civile e al valor militare, alla fine del 1889 incontrò per la prima volta Luigi Amedeo di Savoia, poi duca degli Abruzzi. Il rapporto si riallacciò nel ’94 quando il Cagni, che nel frattempo era stato due anni a Venezia come aiutante di bandiera dell’Ammiraglio N. Canevaro, ed aveva poi partecipato, dietro sua domanda, alla seconda campagna del Mar Rosso (1892-1894), fu scelto come Ufficiale d’Ordinanza dal duca. Nell’ottobre dello stesso anno iniziò, a bordo dell’incrociatore “Cristoforo Colombo”, comandato dal duca stesso, il suo secondo viaggio di circumnavigazione, che durò fino alla fine del 1896. Il 1897 fu dedicato alla preparazione ed alla attuazione (maggio-settembre) della spedizione al monte Sant’Elia in Alaska; la vetta (m 5514) fu raggiunta il 1º agosto. Il Cagni dovette superare difficoltà per lui del tutto nuove, essendo l’unico della spedizione (tre scienziati e cinque guide valdostane) che non avesse mai compiuto scalate. Nel 1898 il duca degli Abruzzi iniziava la preparazione d’una spedizione nel Mare Artico destinata a raggiungere la più alta latitudine nordica, e gli affidava la parte marinaresca e dell’osservazione scientifica. La spedizione, imbarcatasi ai primi del ’99 sulla baleniera “Stella polare” attrezzata appositamente, dava fondo l’8 sett. 1899 nella baia di Teplitz dell’isola Principe Rodolfo, stabilendovi il campo base. Avendo il duca degli Abruzzi dovuto subire l’amputazione di un dito per congelamento, prese il comando della colonna di slitte, formata da tre gruppi condotti dal Cagni stesso, dal Tenente di Vascello Querini e dal dott. Cavalli Molinelli, che mosse dalla base l’11 marzo 1900. Le eccezionali difficoltà presentate dal pack, rallentando oltremodo la marcia, LO persuasero a rinviare a sud, il 23 marzo, il gruppo Querini (che nel ritorno alla base andò disperso), Poi il 31 marzo il gruppo Cavalli Molinelli. Il gruppo del Cagni (con tre uomini, sei slitte e quarantadue cani), dopo aver dovuto l’11 aprile ridurre le razioni, raggiunse il 25 seguente gli 86º 34’49, nord, che rimasero fino al 1909 la latitudine più alta toccata dall’uomo. Il ritorno al campo base, iniziato lo stesso 25 aprile e concluso il 23 giugno, fu reso difficile dallo sgelo del pack e dalla deriva a sud-est che lo allontanava dalla baia, da incidenti dalle razioni ridottissime, e si concluse con due sole slitte e cinque cani. Ripartita dall’isola Rodolfo il 15 agosto, la spedizione rientrava in Italia il 6 settembre 1900 con una ricca serie di osservazioni e dati scientifici, tra un notevole interesse dell’opinione pubblica. La popolarità del Cagni, cui in ottobre fu conferito il cavalierato dell’Ordine civile di Savoia, fu siglata dalla Canzonedi G. D’Annunzio. Promosso nel febbraio 1902 Capitano di Fregata a scelta eccezionale, concluse il servizio presso il duca degli Abruzzi e venne nominato Aiutante di Campo Onorario del Re; intanto assunse il comando di unità leggere (2ª squadriglia cacciatorpediniere), sulle quali acquistò notevole esperienza di comando e di impiego. Nel 1906 il duca degli Abruzzi lo richiamò perché partecipasse a una campagna geografica nel massiccio del Ruvenzori. Partita il 16 apr. 1906 da Napoli per Mombasa nel Kenia, la spedizione attraverso l’Uganda meridionale giunse ai primi di giugno a Bujangolo (m 3798), dove fu posto il campo principale. Qui fu raggiunta, con un viaggio solitario e a marce forzate, dal Cagni che era stato colpito da febbri tropicali e bloccato in un ospedale di missionari. Alla rilevazione generale del massiccio ed alla raccolta di dati e di materiale scientifico si unì la scalata delle vette maggiori, cui furono dati i nomi di Margherita (m 5125), Alessandra (m 5119), Umberto (m 4915) e Iolanda (m 4769). Il ritorno in Italia avvenne nel settembre. Promosso nel frattempo Capitano di Vascello, riprese il servizio di imbarco. Nel 1907 ebbe l’incarico dell’allestimento e quindi il comando della corazzata “Napoli”, che tenne fino al 1911. Nel dicembre 1908 la corazzata fu tra le navi inviate in soccorso di Reggio Calabria colpita dal terremoto. Nel 1911 assunse il comando della corazzata “Sicilia”, nave capogruppo della scuola cannonieri, per passare poi al comando della corazzata “Re Umberto” con l’incarico di capo di Stato Maggiore della divisione “Navi scuola”. Dichiarata dal governo italiano la guerra alla Turchia (29 sett. 1911), al comando della “Re Umberto”, fece parte della squadra (sette corazzate) che, diretta dall’Ammiraglio Faravelli, dopo avere intimato il 2 ottobre la resa alla piazza di Tripoli, bombardò nei due giorni seguenti le opere fortificate e procedette all’occupazione della città. Il 5 ottobre, mentre le truppe del 1º scaglione del corpo di spedizione sarebbero partite da Napoli e da Palermo il 9 ottobre e sbarcate l’11, il Cagni ebbe il comando dei reparti di marinai (circa 1.600 con alcuni pezzi da 75 e da 57 da sbarco) che procedettero all’occupazione della città e dei forti. Con i reparti, poi rinforzati il 10 ottobre con altri 8 pezzi d’artiglieria e circa 400 marinai da sbarco, riuscì a resistere e a contrattaccare fino all’arrivo del corpo di spedizione comandato dal Generale Caneva. Per questa operazione fu insignito della Commenda dell’Ordine Militare di Savoia e promosso Contrammiraglio per meriti speciali di guerra. Nel 1912 fu nominato direttore dell’Arsenale di Venezia. Nominato comandante della divisione incrociatori (“Pisa”, “Amalfi”, “S. Giorgio”) di stanza a Taranto, il 31 dic. 1913 venne rimosso dall’incarico e collocato in disponibilità perché ritenuto responsabile del nuovo incaglio del “S. Giorgio” (il precedente era del 1911) a bordo del quale si trovava: provvedimento drastico e senza precedenti, causato dallo scandalo suscitato dalla notizia. Il 10 aprile 1914 però veniva richiamato in servizio con tutti gli onori, e ritornava a dedicarsi all’addestramento della sua divisione, curando in modo particolare l’impiego delle artiglierie, e facendo compiere esercitazioni nel golfo di Taranto e lungo le coste ioniche agli idrovolanti in dotazione. All’entrata in guerra dell’Italia la 4ª divisione fu destinata a Venezia, col compito di appoggiare il piano di attacco e avanzata dell’armata operante nella zona carsica, e al Cagni fu anche affidata, per alcuni mesi, la zona costiera da Grado a Monfalcone. Nell’aprile del 1916 la divisione fu dislocata a Valona, col compito di rafforzare, anche con sbarramenti di torpedini e reti e con postazioni di batterie a terra, la sicurezza della rada. Promosso Viceammiraglio il 1º giugno 1916, fu trasferito come capogruppo alla base di Brindisi; nel febbraio 1917 fu nominato comandante in capo del dipartimento della Spezia. Il 5 nov. 1918 fu incaricato dell’occupazione della piazza marittima di Pola, in ottemperanza a una clausola dell’armistizio. Destreggiandosi tra le difficoltà create dalla smobilitazione austriaca e quelle sollevate dagli Iugoslavi e dalle autorità militari francesi, con trattative con l’Ammiraglio Prika:, ministro della Marina iugoslava, e con l’Ammiraglio M. Koch, facente funzione di comandante della piazza, che obbiettavano i loro poteri in forza della costituzione della nazione iugoslava proclamata il 29 ottobre dal Comitato nazionale di Zagabria, il Cagni riuscì, tra il 5 e il 22, a occupare i forti, le batterie e i depositi di munizioni, e le navi ex austriache, a disarmare e allontanare le truppe ex nemiche, a riorganizzare i servizi e i rifornimenti della città, e a insediare una giunta comunale amministrativa. Dal governo italiano fu nominato cavaliere di gran croce col gran cordone della Corona d’Italia e grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia. Durante la crisi fiumana cercò di persuadere il D’Annunzio, al quale lo legava una lunga amicizia, a trattare col governo italiano. Nominato nel febbraio senatore, tenne dal 1920 al 1922 il comando in capo delle forze navali del Mediterraneo, quindi la presidenza del Consiglio Superiore di Marina sino al 1º ottobre 1923, quando, su domanda, fu collocato a riposo. Sostenitore del regime fascista, dal 1924 al 1929 fu presidente del Consorzio autonomo del porto di Genova, e presiedette la commissione d’inchiesta sulla spedizione Nobile (1928-29), le cui conclusioni furono però molto criticate. Promosso nel 1923 Viceammiraglio d’Armata della riserva navale, e nel 1926 Ammiraglio d’Armata, nel 1929 fu insignito del titolo di conte di Bu-Meliana, la località che aveva difeso contro i Turchi durante l’occupazione di Tripoli. Fotografia formato 14 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.

Onorificenze

Grand'Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Grand’Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
     Roma, 5 gennaio 1919
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
     Roma, 16 marzo 1913
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia
   
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
   
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
   
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
   
Croce d'oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria    Croce d’oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 40 anni)
   
Medaglia d'oro di benemerenza per il terremoto Calabro-Siculo - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia d’oro di benemerenza per il terremoto Calabro-Siculo
   
Medaglia commemorativa delle campagne di Libia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa delle campagne di Libia
   
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria    Croce al merito di guerra
   
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
   
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
   
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
 

Arc. 3337: Regia Marina: Tenente di Vascello in grande uniforme invernale. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Ambrosetti – Torino. 

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Arc. 1089: Regia Marina: Sotto Commissario Effettivo del Commissariato in uniforme ordinaria estiva. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: F. Scattola – Venezia. 1895-1900 ca.

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Arc. 849: Regia Marina: Tenente Medico in uniforme ordinaria invernale. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Dolcetta – Venezia. 1895 – 1900. 

Arc. 3387: Regia Marina: Guardiamarina in gran montura invernale. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Schemboche – Torino. 1885 ca.