Arc. 2399: Legione Ungherese: Colonnello Jhasz Daniel comandante la 1^ Brigata della Legione Ungherese. Fotografia CDV. Fotografo: H. Le Lieure – Torino. 1870 ca.
Arc. 2925: Legione Ungherese: Ufficiale in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: Guidi e Comp. – Firenze.
Arc. 3126: Legione Ungherese: Soldato in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3082: Treno del Genio: Sottotenente del Treno del 2° Reggimento Genio in uniforme festiva mod. 20 novembre 1876 – 16 maggio 1895. Fotografia CDV. Fotografo: Tamburini – Casale Monferrato.
Arc. 1995: Riserva di Fanteria: Rimbotti patrizio fiorentino dei conti Chianesano e Rapolano Eugenio in grande uniforme da Colonnello della Riserva mod. 28 giugno 1881 – 8 novembre 1888. Tenente nel 16° Reggimento Fanteria il 6 marzo 1849, venne promosso capitano nel 15° Reggimento Fanteria il 6 febbraio 1859. Prese parte alla campagna di quell’anno e il 4 agosto 1861 ottenne il gradi di Maggiore. In Ritiro il 24 maggio 1868, fu Colonnello Capo di Stato Maggiore del Comando Supremo della Guardia Nazionale di Firenze dal 1869 al 1874. Maggiore di Fanteria in Riserva nel 1874 venne richiamato presso il Distretto di Firenze il 29 dicembre 1878. Tenente Colonnello il 27 maggio 1880, fu comandante del 67° Battaglione Mobile di Siena il 1° luglio 1881 e venne collocato in Riserva dall’11 dicembre 1881 al 24 maggio 1888. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Del Tufo – Roma.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza 3 barrette
Arc. 2386: Riserva di Fanteria: Rimbotti patrizio fiorentino dei conti Chianesano e Rapolano Eugenio in grande uniforme da Colonnello di Fanteria in Riserva mod. 28 giugno 1881 – 8 novembre 1888. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2804: Riserva di Fanteria: Colonnello Rossi in grande uniforme mod. 28 giugno 1881 – 8 novembre 1888. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: P. Fellini – Pistoia.
Arc. 3006: Riserva di Fanteria: Tenente Colonnello in grande uniforme mod. 29 giugno 1879 – 08 novembre 1888. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Ferretto – Treviso.
Arc. 3081: Riserva: Maggiore in grande uniforme mod. 16 maggio 1895 – 25 dicembre 1902. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bertulli – Pesaro.
Arc. 564: Riserva: Capitano in grande uniforme mod. 16 maggio 1895 – 25 dicembre 1902. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: F. Fiorani – Roma.
Arc. 3083: Alpini: Capitano della 20^ Compagnia in grande uniforme mod. 1873. Fotografia CDV. Fotografo: Fotografia Italiana – Bologna. ( la particolarità di questa foto è che il soggetto è una donna).
Arc. 3023: Alpini: Tenente in grande uniforme mod. 17 novembre 1880 – 7 giugno 1883. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Rossi – Alessandria.
Arc. 698: Alpini: Colonnello in grande uniforme. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Rossi – Milano.
Arc. 1411: Alpini: Capitano del 3° Reggimento Alpini in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: Bosco & Bricca – Torino.
Arc. 3386: Alpini: Capitano del 4° Reggimento Alpini in uniforme ordinaria con spencer mod. 1895 – 1907. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Fotografia Valdostana – Aosta.
Arc. G4: Alpini: Tenente del 2° Reggimento Alpini in uniforme da campagna sperimentale mod. 1895 – 1902 ca. Dettaglio di fotografia formato 21,5 x 14,4. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3063: Alpini della Milizia Territoriale: Sottotenente in grande uniforme mod. 30 novembre 1882 – 30 dicembre 1885. Fotografia formato 14,6 x 7,5. Fotografo: Pagliano e Ricordi – Milano.
Arc. 3308: Dogliotti Eugennio in alta uniforme da Maggior Generale mod. 1907 (Pianezza, 1851 – 193.). Allievo all’Accadenia Militare il 15 ottobre 1869 venne trasferito alla Scuola Militare il 4 ottobre 1870. Sottotenente dei Bersaglieri il 21 settembre 1872, passò nei Carabinieri con il grado di Tenente alla Legione di Torino l’8 novembre 1880. Capitano il 14 luglio 1887 presso la Legione di Roma. Maggiore il 30 gennaio 1898, venne promosso Tenente Colonnello nella Legione di Ancona il 23 ottobre 1902. Colonnello il 26 febbraio 1905 gli venne affidato il comando della legione di Palermo e successivamente della Legione Allievi. Maggior Generale il 1° settembre 1911 fu Addetto al Comando Generale dell’Arma e nel 1913 venne collocato in Posizione Ausiliaria. Richiamato durante la guerra contro l’Austria, venne promosso Tenente Generale il 31 agosto 1916.
Arc. G4: Coen Achille in grande uniforme da Maggior Generale mod. 14 febbraio 1907 (Livorno, 7 marzo 1851 – 19..). Allievo all’Accademia Militare il 15 ottobre 1867, ne uscì Sottotenente del Genio il 20 settembre 1871. Promosso Tenente in Fanteria il 31 gennaio 1878, venne promosso Capitano il 1° giugno 1882e Maggiore il 12 giugno 1892. Partecipò alla campagna d’Africa del 1896 e ottenne il grado di Tenente Colonnello e destinato all’Istituto Geografico Militare l’8 giugno 1897. Colonnello il 17 settembre 1900 fu comandante del 2° Reggimento Fanteria, venne promosso Maggior Generale comandante la Brigata Ravenna il 2 giugno 1907. In Riserva il 28 gennaio 1912 venne promosso Tenente Generale l’8 gennaio 1914 e generale di Divisione nel 1923. Fotografia formato 34 x 23. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3051: D’Amico Carlo in uniforme ordinaria da Maggior Generale Comandante della Brigata Basilicata mod. 18 febbraio 1909 (ielsi, 1857 – Torino 1914). Allievo Ufficiale l’8 gennaio 1876, venne promosso Sottotenente di Fanteria il 31 luglio 1879. Tenente nel 1° Reggimento Fanteria il 25 dicembre 1881, fu Insegnante presso la Scuola Militare di Modena e nel 1887 partì per l’Africa orientale e partecipò alla campagna di quell’anno. Promosso Capitano il 7 ottobre 1887, rientrò in patria e venne destinato allo Stato Maggiore del 7° Corpo d’Armata per poi passare alla Divisione Chieti. Maggiore nel 18° Reggimento Fanteria il 30 gennaio 1896, fu Insegnante alla Scuola di Guerra nel 1897 e, promosso Tenente Colonnello, fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Ancona. Colonnello il 5 aprile 1905 fu a Disposizione del Ministero della Guerra e Capo Divisione il 16 luglio 1905. Passato al comando del 45° Reggimento Fanteria passò nel 1910 come Capo di Stato Maggiore al 7° Corpo d’Armata. Maggior Generale il 22 giugno 1911 fu al comando della Brigata Basilicata e successivamente prese parte alla campagna di Libia al comando della 3ì Brigata Speciale meritandosi la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia. Fu quindi comandante del Presidio di Tobruk e nel 1913, al rientro in patria, comandò la Brigata Parma. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Arc 2541: Porro dei conti di Santa Maria della Bicocca Carlo in uniforme ordinaria da Tenente Generale in Comando di corpo d’Armata mod. 1916 (Milano, 3 ottobre 1854 – Roma, 19 aprile 1939). Sottotenente di Artiglieria nel 1875, insegnò storia militare all’Accademia Militare di Torino dal 1880 al 1882, frequentò la Scuola di Guerra e passò allo Stato Maggiore per poi insegnare geografia alla Scuola di Guerra. Colonnello nel 1899, comandò il 61° Reggimento Fanteria, e dal 1900 al 1905 fu addetto al Corpo di Stato Maggiore. Sottosegretario alla Guerra nel 1905-06, nello stesso anno divenne Maggior Generale e comandò fino al 1911 la Scuola di Guerra. Tenente Generale nel 1911, comandò la Divisione Militare di Verona, poi quella di Milano, quindi il VI Corpo d’Armata a Bologna. Nel 1915 divenne Sottocapo di Stato Maggiore dell’esercito fino al novembre 1917: ottenne la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia per i servizi resi in guerra. Nel 1916 venne nominato senatore, nel 1919 passò in Posizione Ausiliaria, nel 1923 ebbe il grado di Generale d’Armata, e nel 1932 venne nominato Ministro di Stato. Fu inoltre Presidente della Reale Società Geografica italiana (1915-18), dal 1925 presidente della Casa Umberto I per i Veterani, e Presidente dal 1925 della sezione “Scienze militari”. Nel 1930 venne collocato a riposo. Il Generale era figlio del senatore Alessandro che fu membro del Governo Provvisorio milanese del 1848; nipote di Carlo, prigioniero degli austriaci nel 1848 e da essi ucciso a Melegnano nella ritirata di Milano; Cugino di Gian Pietro, esploratore, ucciso nell’Harrar nel 1895. Fotografia formato 13,8 x 9. Fotografo: H. Manuel.
Onorificenze
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Croce al Merito di Guerra
Determinazione ministeriale 4 novembre 1922
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 1746:Porro dei conti di Santa Maria della Bicocca Carlo in uniforme ordinaria da Tenente Generale in Comando di corpo d’Armata mod. 1916 (Milano, 3 ottobre 1854 – Roma, 19 aprile 1939). Fotografia formato 15,5 x 10,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3057:Maggiotto Giovanni in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 1916 (Venezia 1857 – 1938). Sottotenente dei Bersaglieri nel 1877, partecipò alla campagna d’Africa del 1885, a quella del 1895-96, a quella del 1911-12 in Libia, da colonnello al comando dell’8° Reggimento Bersaglieri e della posizione di Homs, che fortificò e tenne contro i tentativi del nemico di riprenderla, guadagnandovi la promozione al grado di Maggior Generale per merito di guerra. Partecipò quindi alla battaglia di Zanzur e all’occupazione del Garian. Rientrato in Italia nel 1914, entrò l’anno seguente in guerra comandando la Brigata Bergamo. L’armistizio lo trovò Tenente Generale Ispettore dell’Aereonautica; di qui passò al Ministero Armi e Munizioni Generale e quindi divenne Generale Ispettore dei Servizi Logistici. Passato in Posizione Ausiliaria nel 1919, ebbe vari incarichi ministeriali; partecipò alla Marcia su Roma e quindi fu per qualche tempo Prefetto del Regno, a Como, a Grosseto, e infine a Girgenti. Nel 1927 raggiunse il grado di Generale di Corpo d’Armata nella Riserva. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: Alemanni.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 2953: Tomasuolo Eduardo in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 09 aprile – 15 luglio 1915 (27 aprile 1856 – Napoli 11 aprile 1928). Allievo Ufficiale il 27 aprile 1873, venne promosso Sottotenente nell’11° Reggimento Artiglieria il 19 luglio 1874 poi Tenente nel 6° Reggimento Artiglieria il 26 settembre 1877. Capitano nel 5° Artiglieria il 10 maggio 1883 fu promosso Maggiore nel 4° Artiglieria il 4 luglio 1895. Il 2 febbraio 1902 ottenne il grado di Tenente Colonnello nel 15° e il 19 luglio 1906 venne promosso Colonnello e fu posto al comando del 14° Artiglieria. Il 25 marzo 1909 venne posto in Disposizione e il 22 maggio 1910 fu Direttore di artiglieria ad Alessandria. Il 5 febbraio 1911 fu comandante dell’11° Artiglieria e il 18 maggio 1913 fu collocato in Riserva. Il 9 maggio 1915 venne richiamato e venne promosso Maggior Generale e posto al comando dei Centri di Mobilitazione di Napoli, carica che mantenne fino all’11 maggio 1917. il 18 settembre 1924 venne promosso Generale di Divisione. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo Sconosciuto.
Arc. G1: Ameglio Giovanni Battista in uniforme ordinaria da Tenente Generale mod. 18 febbraio 1909 – 9 aprile 1915 (Palermo, 29 ottobre 1854 – Roma, 29 dicembre 1921). Allievo alla Scuola Militare il 1° novembre 1872, venne promosso Sottotenente nel 7° Reggimento Fanteria il 23 agosto 1875. Tenente il 21 agosto 1879 ottenne il grado di Capitano il 21 marzo 1886 venendo trasferito in Africa. Maggiore il 31 ottobre 1894 venne trasferito al 49° Reggimento Fanteria il 17 giugno 1897. Tenente Colonnello il 10 agosto 1898 fece parte della spedizione in Cina dal 25 marzo 1902 al 31 maggio 1905 per poi essere promosso Colonnello il 7 febbraio 1904. L’8 giugno 1905 ottenne il comando del 20° Reggimento Fanteria e il 9 giugno 1910 venne promosso Maggior Generale Comandante la brigata Piemonte. Nell’ottobre del 1911 fu comandante della 4^ Brigata Speciale impiegata nella guerra di Libia e il 16 marzo 1912 fu promosso Tenente Generale e gli fu affidato il comando del Corpo di Occupazione a Rodi per poi essere nominato Governatore del Dodecanneso dal 5 maggio 1912 al 14 aprile 1913. Dal 1915 al 5 agosto 1918 fu prima Governatore della Cirenaica e poi anche della Tripolitania. Rientrato in Italia fu Comandante del Corpo d’Armata Territoriale di Napoli e dal 29 luglio 1920 al 20 ottobre 1921 fu a Disposizione del Ministero degli Interni come Comandante della Guardia Regia. Fu Senatore del Regno dal 23 febbraio 1917. Fotografia formato 23,8 x 17,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
16 marzo 1913
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Perchè alla testa dell’avanguardia dell’esercito coloniale, attaccò risolutamente la retroguardia dell’esercito abissino, stabilita in posizione fortissima di Debra Ailà (Antalò) e, dopo averla scossa col fuoco dell’artiglieria, riuscì a cacciarla in fuga disordinata, guidando le proprie truppe all’assalto della posizione e dando prova di intelligenza, avvedutezza e valore.» Regio Decreto 4 gennaio 1896.
Medaglia d’argento al valor militare
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia della campagna di Cina del 1903
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G1: Signorile Vittorio in uniforme ordinaria da Maggior Generale Comandante della Brigata Abruzzi mod. 18 febbraio 1909 – 9 aprile 1915 (Genova 13 gennaio 1857 – Savona 4 aprile 1927). Allievo all’Accademia Militare il 24 ottobre 1874, uscì Sottotenente di Artiglieria il 1° agosto 1877. Frequentò la Scuola di Applicazione e il 25 luglio 1880 venne promosso Tenente nel 13° Reggimento Artiglieria. Capitano nel 14° Artiglieria l’11 ottobre 1885, venne trasferito al comando dello Stato Maggiore il 1° ottobre 1887 per poi passare alla Divisione di Verona e poi, l’8 aprile 1888 alla Divisione di Genova. Maggiore nel 17° Reggimento Fanteria il 17 luglio 1893, passò alla Stato Maggiore del 9° Corpo d’Armata il 7 marzo 1895 e poi, il 28 marzo 1895, al Comando dello Stato Maggiore come Segretario della Commissione Ricompense al Valor Militare dove rimase fino al 4 febbraio 1897. il 9 dicembre 1897 ottenne il grado di Tenente Colonnello e il 24 novembre 1898 fu Addetto Militare a Costantinopoli. Il 12 novembre 1899 fu nominato Aiutante di Campo Onorario del Re e lo rimase fino al 29 luglio 1900 e poi con Distintivo di Cessata Casa. Promosso Colonnello il 9 giugno 1902, fu Capo di Stato Maggiore dell’8° Corpo d’Armata l’8 novembre 1903 e il 10 gennaio 1904 venne messo a disposizione del Ministero come Delegato italiano per le riforme militari in Macedonia. Il 7 novembre 1904 gli venne affidato il comando dell’81° Reggimento Fanteria per poi passare allo Stato Maggiore a disposizione del Ministero il 2 dicembre 1906. Il 17 gennaio 1907 fu presso il Comando dello Stato Maggiore e il 16 febbraio 1908 ne divenne Capo Ufficio. Nominato Maggior Generale il 1° novembre 1908 gli venne affidato il comando della Brigata Abruzzi per poi passare alla guida della Brigata Salerno il 31 marzo 1910. Il 4 maggio 1911 fu collocato in Disposizione per poi passare al comando del presidio di Tobruk durante la guerra italo-turca. Rientrato in patria, l’11 dicembre 1911 ebbe il comando della Brigata Livorno e il 31 maggio 1914 venne promosso Tenente Generale e posto al comando della Divisione Catanzaro. Allo scoppio della guerra contro l’Austria gli venne assegnato il comando della 22^ Divisione il 24 maggio e il 6 luglio dello stesso anno venne collocato in Posizione Ausiliaria per poi passare nella Riserva. Fotografia formato 23,8 x 17. Fotografo: Cav. G. Garaffi – Cuneo.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’argento al valor militare
Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Arc. 2382:CanevaCarlo in uniforme ordinaria con cappotto da Tenente Generale Comandante del Corpo d’Armata in Libia (Udine, 22 aprile 1845 – Roma, 25 settembre 1922). Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2539:Luigi Cadorna in uniforme ordinaria da Tenente Generale mod. maggio 1915 – dicembre 1915 (Pallanza, 4 settembre 1850 – Bordighera, 21 dicembre 1928). Figlio del Generale Raffaele Cadorna, nel 1860 fu avviato dal padre agli studi militari: dapprima alla Scuola militare “Teulié” di Milano e cinque anni dopo all’Accademia Reale di Torino, venendo nominato Sottotenente nell’arma d’Artiglieria nel 1868. Nel 1867 fu ammesso come allievo nella neonata Scuola di Guerra di Torino. Nel 1870, in forza al 2º Reggimento d’Artiglieria, partecipò alle brevi operazioni militari contro Roma nel corpo di spedizione comandato dal padre. Capitano nel 1880, nel 1883 venne promosso al grado di Maggiore e assegnato allo Stato Maggiore del Corpo d’armata del Generale Pianell. In seguito assunse la carica di Capo di Stato Maggiore del comando divisionale di Verona. Nel 1889 convolò a nozze con Maria Giovanna Balbi dei marchesi Balbi di Genova. Nel 1892, promosso Colonnello, ottenne il primo incarico operativo in qualità di comandante del 10º Reggimento Bersaglieri, mettendosi in evidenza per la sua rigorosa interpretazione della disciplina militare e per il frequente ricorso a dure sanzioni che gli costeranno anche richiami scritti dai suoi superiori. Fu tuttavia particolarmente apprezzato dai generali Pianell e Baldissera che erano quelli che godevano di maggiore riconoscimento nell’Esercito quanto a capacità. Nel 1896, abbandonati gli incarichi operativi, assunse la carica di Capo di Stato Maggiore del Corpo d’ Armata di Firenze. Nel 1898, con la promozione a Maggior Generale, entrò a far parte della ristretta cerchia degli alti ufficiali dell’esercito. La sua ascesa, benché lenta, si dimostrò costante a dispetto delle numerose sue recriminazioni nei confronti di un presunto ostruzionismo da parte dei superiori. Nello stesso anno dovette affrontare il primo smacco, quando, resosi disponibile l’incarico di ispettore generale degli Alpini, gli venne preferito il generale Hensch. Nel 1900 incappò in un secondo insuccesso: abbandonato il Generale Alberto Cerruti il comando della Scuola di Guerra, si vide scavalcato dal Generale Luigi Zuccari; a Cadorna fu invece assegnato il comando della Brigata “Pistoia”, allora di stanza a L’Aquila, che tenne per i successivi quattro anni. Nel 1905 assunse il comando della divisione militare di Ancona e nel 1907 fu a capo della Divisione Militare di Napoli con il grado di Tenente Generale, giungendo infine ai massimi vertici delle forze armate. Nello stesso anno venne fatto per la prima volta il suo nome come possibile successore del Generale Tancredi Saletta, che godeva di pessima salute, alla suprema carica di capo di Stato Maggiore dell’esercito. Ma l’anno successivo, abbandonato infine il Saletta l’incarico, Cadorna si vide preferire il generale Alberto Pollio: a questo ribaltamento non furono sicuramente estranei né i proclamati sentimenti di ostilità di Cadorna nei confronti dell’allora capo del governo Giovanni Giolitti, né tantomeno una lettera che il 9 marzo egli aveva inviato a Ugo Brusati, Primo Aiutante del Re e fratello di quel Roberto Brusati, futuro comandante della 1ª Armata, che nel 1916 sarebbe stato destituito proprio da Cadorna prima della battaglia degli Altipiani. In risposta a sondaggi di Brusati sulle future intenzioni di Cadorna dopo ottenuto l’incarico, e in particolar modo riguardo al mantenimento delle prerogative del Re (formalmente comandante in capo dell’esercito), sul cui rispetto si voleva evidentemente ottenere formale assicurazione, con scarso spirito diplomatico ma onestà intellettuale e morale egli replicò sostenendo il principio dell’unicità e indivisibilità del comando: in tale circostanza, benché i poteri del sovrano fossero sanciti dallo Statuto Albertino, Cadorna si dimostrò deciso a chiarire come, a suo parere, la responsabilità del comando dell’esercito spettasse de facto al solo capo di Stato Maggiore. Benché con le sue dichiarazioni egli fosse allora consapevole di essersi estromesso dalla partita con le proprie mani, la nomina di Pollio inaugurò una stagione di rapporti difficili fra le due alte personalità, destinata a concludersi soltanto nel 1914, con la morte di quest’ultimo. All’amarezza di Cadorna per essersi visto preferire il collega (inviso in certi ambienti per le umili origini, figlio di un ex capitano dell’esercito borbonico) si aggiungevano stridenti contrasti di natura dottrinale, laddove alla rigida impostazione offensivistica del pensiero tattico cadorniano il nuovo capo di Stato Maggiore contrapponeva concezioni operative improntate a maggiore flessibilità, e fondate sulla consapevolezza del ruolo dell’artiglieria e delle armi da fuoco moderne sul campo di battaglia. Cadorna proseguì comunque nella carriera, e nel 1911 assunse il comando del Corpo d’armata di Genova. L’anno successivo scoppiava il conflitto con l’Impero ottomano e, benché Cadorna rappresentasse il candidato in pectore per il comando di un corpo d’armata destinato al servizio oltremare, nella conduzione delle operazioni militari in Libia gli venne preferito il Generale Carlo Caneva. Cadorna, alla soglia dei sessantuno anni, non aveva ancora ricevuto alcun comando operativo su teatro di guerra: tale ritardo si sarebbe tuttavia rivelato per lui vantaggioso, poiché poté presentarsi alla prova del primo conflitto mondiale vantando una carriera esente dagli insuccessi che avevano costellato la recente storia delle armi italiane, dalla campagna d’Abissinia culminata con la disfatta di Adua, sino alle sanguinose e dispendiose operazioni militari contro la guerriglia libica (piegata soltanto nel 1934). La mattina del 1º luglio 1914 moriva improvvisamente il Generale Alberto Pollio, stroncato da un infarto. Pochi giorni prima, il 28 giugno, Gavrilo Princip aveva assassinato a Sarajevo l’arciduca ereditario Francesco Ferdinando e la consorte Sophie Chotek. Il 27 luglio successivo il Re Vittorio Emanuele III, su indicazione del generale Baldissera, offrì la carica a Cadorna: questi pose la condizione, allo scopo di non ripetere gli errori delle guerre risorgimentali, di dipendere, gerarchicamente e istituzionalmente, soltanto dal Re e non dal governo. Il Re accettò dicendogli «la mia autorità servirà soltanto a farla obbedire da tutti». Cadorna prendeva quindi possesso dell’ufficio di Capo di Stato Maggiore. Giunta la guerra, ottenuta dal governo una libertà d’azione che non aveva confronti con quelle dei suoi colleghi della Triplice intesa. Il 23 aprile 1915 Cadorna inizio la mobilitazione parziale e segreta dell’esercito, 8 corpi d’armata su 14 vennero messi sul piede di guerra e subito dopo i 6 rimanenti, ancora prima che il governo ordinasse la mobilitazione generale l’esercito sarebbe stato in grado di invadere l’Austria entro la fine di maggio. I principali successi ottenuti sotto il suo comando (caratterizzato peraltro da durissima disciplina e da scarsa considerazione delle esigenze umane del soldato) furono: l’arresto dell’offensiva austriaca nel Trentino (primavera 1916), la conquista di Gorizia, dovuta a un’improvvisa azione ad oriente, e la vittoria alla Bansizza (estate 1917). L’offensiva di Caporetto (ott. 1917) costrinse Cadorna a ordinare il ripiegamento dello schieramento orientale dell’esercito dietro il Piave. Lasciato il comando l’8 novembre 1917 in seguito a questi avvenimenti e sostituito dal Generale Armando Diaz, fu nominato membro del Consiglio Superiore di Guerra interalleato di Versailles, ma nel febbraio 1918 fu richiamato in Italia, a disposizione della commissione d’inchiesta sui fatti di Caporetto, e nel 1919 collocato a riposo. Senatore del Regno dal 1913, nel 1924 fu nominato Maresciallo d’Italia. Fotografia formato 13,7 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
29 dicembre 1910
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
30 gennaio 1915
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine Militare di Savoia
28 dicembre 1916
Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Stella dei Karađorđević (classe militare)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre per il merito civile e militare
Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo
Cavaliere di Gran Croce dell’Aquila Rossa
Cavaliere di Gran Croce della Legion d’Onore
Gran Croce Ordine del Principe Danilo I
Cavaliere di Gran Croce Ordine del Bagno
Membro I Classe Ordine di Michele il Coraggioso
Croix de Guerre 1914-1918
Arc. G3: Marafini Valentino in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 9 aprile – 15 luglio 1915 ( Cori, 24 marzo 1863 – Roma, 193.). Allievo Ufficiale il 1° ottobre 1880, venne promosso Sottotenente di Artiglieria il 5 gennaio 1882. Promosso Tenente di Artiglieria da Montagna il 13 Aprile 1884, ottenne il grado di Capitano di Stato Maggiore della Divisione Messina l’11 dicembre 1892. Passato alla Divisione di Ancona il 29 marzo 1894, passò al Comitato del Ministero della Guerra nel 1895. Il 2 febbraio 1902 venne promosso Maggiore Capo di Stato Maggiore della Divisione Messina e il 16 giugno 1907 ottenne il grado di Tenente Colonnello e il comando del corpo. Promosso Colonnello il 4 gennaio 1912 fu Capo Ufficio al Comando di Corpo e il 23 agosto 1914 venne posto al comando del 60° Reggimento Fanteria. Maggior Generale il 18 febbraio 1915 fu al comando della Brigata Modena fimo al 27 giugno 1915 quando passò a Disposizione per ispezioni il 1° agosto 1915. Partecipò alla grande guerra combattendo sul Monte Nero e sul Mrzli meritandosi la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Nel 1918 venne posto al comando della Divisione Ravenna e nel 1919 venne collocato in Posizione Ausiliaria. Il 1° febbraio 1923 venne promosso Generale di Divisione e il 7 luglio 1932 venne trasferito nella Riserva.
Onorificenze
Medaglia di bronzo al valor militare
Arc. G1: Ovazza Cesare in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 1909 – 1915 (Milano 1850 – Borgio 1918). Sottotenente di Fanteria nel 1871, da Tenente Colonnello comandò il Distretto Militare di Ascoli Piceno dal 1898 al 1902 e da Colonnello quello di Venezia dal 1902 al 1907. Nel 1914 raggiunse il grado di Maggior Generale. Fotografia formato 23,5 x 14,2. Fotografo: Ca. C. Agostini – Padova.
Arc. G4: Murari Dalla Corte Bra conte Vittorio in uniforme ordinaria con mantella da Maggior Generale mod. 1909 – 1915 (Verona, 5 marzo 1959 – Torino, 6 novembre 1922). Sottotenente di Artiglieria a Torino nel 1878, fu Tenente il 12 giugno 1881. capitano il 7 ottobre 1887, frequentò la Scuola di Guerra e passò quindi al Corpo di Stato Maggiore. Promosso Maggiore nell’88° Reggimento Fanteria il 30 gennaio 1896, venne destinato alla Scuola di Guerra quale insegnante di geografia fisica e militare. Qui venne promosso Tenente Colonnello il 21 dicembre 1899. Lasciata la Scuola fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Novara nel 1902 e ottenne il grado di Colonnello e il comando del 60° Reggimento Fanteria il 5 aprile 1905. Capo di Stato Maggiore del 9° Corpo d’Armata nel 1908, fu addetto al Comando del Corpo di Stato Maggiore nel 1909. In Posizione Ausiliaria nel 1910, venne promosso Maggior Generale l’11 ottobre 1914, fu in Riserva il 22 ottobre 1914. Richiamato come comandante della Brigata Ivrea ill 24 maggio 1915 allo scoppio della guerra contro l’Austria, fu comandante della 34^ Divisione il 30 maggio 1916. Passato al comando della 21^ Divisione il 26 luglio 1916, fu Tenente Generale in Riserva nel 1918. Fotografia formato 20,5 x 14,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3261: Zoppi Gaetano in uniforme da combattimento da Tenente Generale in Comando di Divisione mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 (Chiavari, 3 marzo 1850 – Roma, 19 ottobre 1948). Uscì Sottotenente dalla Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria nel 1871. Passò quindi nei Bersaglieri e frequentò con successo la Scuola di Guerra nel 1877. Promosso Capitano, diventò nel gennaio 1896 Aiutante di Campo di Umberto I ( fu confermato nel ruolo Onorario quattro anni dopo). Colonnello di Fanteria dal gennaio 1901, ricevette il comando del 33° Reggimento Livorno che tenne fino al 1907. Promosso Maggior Generale, comandò prima la Brigata Re e quindi, dal 1909, la Scuola Militare di Modena. Tenente Generale dal 1911, passò a comandare la Divisione Militare di Roma, per ricevere nel 1914 il comando generale dei Regi Carabinieri. Il conflitto lo vide inizialmente al comando del XIII Corpo d’Armata dislocato che aveva la sede a Verona. lasciò tale incarico al collega Cleto Angelotti nel giugno 1915, per assumere quello del V Corpo d’Armata che comandò a due riprese: prima fino al giugno 1916, operando in Valsugana, quindi dall’8 marzo al 26 dicembre 1917. Tra queste due date comandò dapprima un Corpo d’Armata in formazione che da lui prese il nome di Corpo d’Armata “Z”, dal 24 giugno XXII Corpo d’Armata, e che diresse nella difesa delle Melette e nelle azioni controffensive sull’Altopiano dei Sette Comuni, fino all’agosto successivo. Quindi assunse la guida del VI corpo d’Armata che comandò dal settembre 1916 all’8 marzo 1917. Questi due primi anni di guerra, ma soprattutto le azioni nel corso dell’offensiva austriaca nel Trentino, gli valsero la croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia nel dicembre 1916. Nelle operazioni del 1917 ottenne la Commenda dell’Ordine Militare di Savoia e insieme ad essa non poteva non arrivare anche il congedo per raggiunti limiti di età che Zoppi aveva in realtà già superato alla fine dell’anno. In via del tutto eccezionale, il Regio Decreto del 22 gennaio 1920 commutò le due Croci dellOMS già ottenute in quella di grande Ufficiale. Immediatamente richiamato dall’ausiliaria in cui era stato posto e riconosciuto idoneo al comando d’Armata, fu nominato Presidente della Commissione per l’avanzamento presso il comando Supremo. il 31 dicembre 1923 fu nominato Generale di corpo d’Armata e sei anni dopo, su proposta del collega Carlo Petitti di Roreto, ricevette l’investitura a senatore. In tale veste fu membro della Commissione per le Forze Armate dal 1939 al 1943. Deferito nell’agosto 1945, per la collaborazione prestata al fascismo, fu discriminato dagli accusati già nel dicembre successivo. Fotografia formato 16,5 x 11. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Gran cordone dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
12 marzo 1918
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
22 gennaio 1920
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Bianca di Serbia (Serbia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Rosa (Impero del Brasile)
Arc. 3089: Zoppi Gaetano in uniforme da combattimento da Tenente Generale in Comando di Divisione mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 (Chiavari, 3 marzo 1850 – Roma, 19 ottobre 1948). Fotografia formato 15 x 9,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3058:Fara Gustavo in uniforme da combattimento da Generale di Divisione mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 ( Orta 18 settembre 1859 – Genova Nervi 24 febbraio 1936). Allievo alla Scuola Militare il 1° ottobre 1876, venne promosso Sottotenente nell’8° Bersaglieri il 31 luglio 1879. Tenente il 25 dicembre 1881, passò al 12° Bersaglieri il 16 settembre 1883 e fu insegnante alla Scuola Militare di Modena dal 10 dicembre 1883 all’11 settembre 1887. Capitano nel 4° Bersaglieri l’8 aprile 1888, Fara chiese di essere assegnato come volontario per le colonie italiane in Africa e nell’ottobre di quello stesso anno partì alla volta dell’Eritrea, dove nel gennaio dell’anno successivo venne assegnato come comandante della 3ª compagnia di ascari, partecipando alla marcia su Asmara. Combatté ad Agordat nel 1890, fatto che gli valse la croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nell’azione, il Fara riuscì a cogliere di sorpresa i nemici che stavano avanzando verso il mare e minacciavano di occupare la colonia Eritrea comandata dal Generale Orero: il Fara inviò due compagnie di àscari a rafforzare le file del Maggiore Cortese col quale si diresse all’attacco di Dega, bloccando i nemici alla gola di Damatai, appunto presso Agordat dove avvenne lo scontro dove fu possibile inoltre recuperare il bottino razziato a Beni Amer e liberare diversi prigionieri. Ammalatosi di malaria nel 1891, venne costretto a rientrare in patria dove, dopo essere guarito, venne destinato al 18º Reggimento Bersaglieri e si sposò il 30 agosto 1893 con Giulia Mazzoni. Promosso Maggiore il 21 dicembre 1899, ottenne il comando del XXXIV battaglione del 10º Reggimento Bersaglieri, raggiungendo il grado di Tenente Colonnello il 29 giugno 1905. Il 28 giugno 1906 passò nel 1° Reggimento Bersaglieri, il 29 settembre 1907 al 7° Reggimento e il 1° luglio 1910 venne promosso infine Colonnello ed ottenne il comando dell’ 11º reggimento Bersaglieri. Considerata l’esperienza da lui acquisita con la guerra d’Eritrea e per la distinzione acquisita sul campo di battaglia, Gustavo Fara prese parte in seguito alla guerra libica (1911-12) guidando l’11º Reggimento Bersaglieri nella battaglia di Sciara Sciatt, dove guidò la resistenza del forte di Henni impedendo che la sconfitta si tramutasse in una rotta. Il Generale Pecori Giraldi che aveva assunto il comando dell’oasi di Ain Zara il 18 dicembre lanciò un’operazione contro l’oasi di Bir Tobraz (14 km a sud di ʿAin Zara). Al Generale italiano era giunta la notizia che alcuni capitribù di arabi che aveva giurato fedeltà all’Italia erano stati presi prigionieri da altri arabi ostili pertanto decise di inviare una spedizione di soccorso nell’oasi di Bir Tobraz dove presumeva fossero stati portati come prigionieri. Senza informare il Generale Caneva Pecori-Giraldi inviò 11º Reggimento Bersaglieri del Colonnello Fara in missione con circa 3.000 uomini. La spedizione partì durante la notte nella speranza di attaccare il campo nemico all’alba ma le guide locali che erano state assegnate non trovarono l’obiettivo e il reparto vagò per sette ore nel deserto finché non trovò l’accampamento nemico. Gli italiani decisero allora di attaccare ma si portarono contro il versante sbagliato dell’accampamento e presto si trovarono presi tra due fuochi. A questo punto Fara decise di disimpegnare il reparto e assunta formazione a quadrato respinse gli attacchi nemici per tutto il giorno finché all’approssimarsi della notte gli arabi si ritirarono. La colonna italiana iniziò la veloce ritirata verso Ain Zara abbandonando tutto il materiale inutile e anche i corpi dei caduti. Sulla strada di ritorno la colonna Fara intercettò una Brigata di soccorso che si era persa anch’essa. Il resoconto della spedizione attirò dure critiche contro il Generale Pecori Giraldi che aveva voluto l’azione e a seguito di una inchiesta fu sollevato dall’incarico nel febbraio 1912. Il generale reagì attribuendo le colpe a Fara. Il Generale Luigi Cadorna venuto a conoscenza delle accuse mosse da Pecori Giraldi al suo sottoposto lo accusò di incompetenza e raccomandò la promozione a generale per il Colonnello Fara che definì “un vero soldato“. Fara fu poi promosso a Maggior generale per meriti di guerra IL 25 dicembre 1911. Il 31 marzo 1912 fu iniziato in Massoneria nella loggia napoletana del Grande Oriente d’Italia Figli di Garibaldi, ma frequentò la loggia appena pochi mesi. Terminata la guerra in Libia, il 26 marzo 1913 il Fara venne prescelto per assumere il comando della Brigata “Friuli”, abbandonando contestualmente la massoneria dimissionando dalla Loggia “Darwin” di Napoli, all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia, della quale era membro. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, Gustavo Fara al comando della 24ª divisione di stanza in Carnia e il 1° agosto 1915 venne promosso Tenente Generale per poi passare al comando della 4ª divisione, con la quale prese parte alla presa di Sabotino (24 ottobre 1915), ove rimase ferito. Rimessosi dalle ferite, chiese di essere rinviato al fronte al comando della 19ª divisione, con la quale contribuì a controbattere all’offensiva lanciata dagli austriaci in Val Lagarina. Si distinse con la 14ª divisione a Monfalcone (4 agosto 1916) ove si meritò una medaglia d’argento al valor militare. L’abilità del Fara ad ogni modo emerse in maniera preponderante nelle ultime fasi della Grande Guerra: nell’agosto del 1917 costituì la 47ª Divisione Bersaglieri con la quale prese parte all’undicesima offensiva dell’Isonzo, riuscendo ad oltrepassare il fiume ed a raggiungere l’altopiano della Bainsizza, ottenendo il grado di Commendatore dell’Ordine militare di Savoia. Nell’ottobre di quello stesso anno combatté sul Monte Grappa e dal 1918 ottenne il comando della 23ª Divisione Bersaglieri, segnalandosi sul Piave e sul Paradiso, ove ottenne altre onorificenze. Con la fine del conflitto, nel gennaio del 1919 venne assegnata la Divisione Territoriale di Firenze, ma già il 1° marzo 1920 venne messo a Disposizione. Il 10 luglio dello stesso anno venne collocato in Posizione Ausiliaria. Il 18 settembre 1928 venne promosso Generale di corpo d’Armata in Riserva. Dopo la sua messa a riposo, il Generale Fara decise di ritirarsi nella sua residenza estiva di Nervi ove si avvicinò al mondo politico. Vicino al nascente fascismo, si fece promotore del primo Fascio di Combattimento di Nervi costituito nel 1921 in occasione delle elezioni amministrative ma aderì ufficialmente al movimento il 2 maggio 1922. Nel settembre del 1922 incontrò per la prima volta Emilio De Bono e Benito Mussolini, ricordando a quest’ultimo di essere stato il comandante dell’11º reggimento nel quale egli stesso aveva militato e di essere pronto a supportare la causa d’insurrezione del movimento fascista. Per questi motivi partecipò alla marcia su Roma nell’ottobre del 1922 insieme alla colonna di Ulisse Igliori, e divenne Luogotenente Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, nonché Ispettore Generale della stessa milizia. Tra il 1924 e il 1925 fu anche regio commissario all’Aquila, dopo che il sindaco liberale Vincenzo Speranza lasciò la carica per contrasti con il nuovo regime. Fu nominato Senatore del Regno il 22 dicembre del 1928. Fotografia formato 12 x 7,2. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 14 luglio 1916.
Onorificenze
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
11 novembre 1920
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
31 agosto 1917
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
24 agosto 1890
Medaglia d’oro al valor militare
«Per le eminenti qualità di soldato ardimentoso e brillante sotto il fuoco nemico spiegate e prima dopo la sua promozione per merito di guerra, nei numerosi combattimenti della campagna di Libia a cui prese parte.» Ain Zara – 4 dicembre 1911.
Medaglia d’argento al valor militare
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
8 marzo 1900
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
28 dicembre 1911
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
3 giugno 1916
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
3 giugno 1916
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
12 gennaio 1911
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
15 gennaio 1914
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
24 luglio 1919
Grand’ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 settembre 1920
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Croce al Merito di Guerra
Medaglia a ricordo della campagna d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
28 ottobre 1922
Arc. G1: Morrone Paolo in uniforme da combattimento da Tenente Generale mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 (Torre Annunziata, 3 luglio 1854 – Roma, 4 gennaio 1937). Arruolatosi nel Regio Esercito Italiano il 10 ottobre 1871, frequentò i corsi della Scuola di fanteria e cavalleria di Modena. Nominato Sottotenente tre anni dopo fu assegnato al 26º Reggimento di Fanteria. Successivamente frequentò la Scuola di guerra nel 1884, classificandosi primo nelle armi di fanteria e cavalleria. Il 26 settembre 1886 fu nominato Capitano del Corpo di Stato Maggiore e Capo di Stato Maggiore della Divisione Militare di Ancona. Prese parte dal 1890 al 1891 alla Campagna d’Africa precedente la Guerra di Abissinia. Nel giro di pochi anni arrivò ai gradi apicali: fu promosso Tenente Colonnello l’8 luglio 1897, Colonnello il 21 marzo 1901 e comandante del 37º Reggimento di Fanteria, Maggiore Generale il 23 gennaio 1908 e nominato comandante della Brigata Sicilia, Tenente Generale il 31 dicembre 1911. Due mesi prima dell’inizio della Grande Guerra, fu incaricato di formare il XIV Corpo d’Armata, a capo del quale, all’inizio delle ostilità, si posizionò sull’Isonzo di fronte al Monte San Michele. Riuscì a tenere la posizione grazie alle sue doti di organizzatore tattico e condottiero, riportando la vittoria sul nemico alla guida di un manipolo di soldati di truppa, in gran parte meridionali e del napoletano. Questa azione fu premiata dal Re Vittorio Emanuele III con l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia e dal presidente della Repubblica Francese, per il tramite del Generale Lyautey la Commenda della Legion d’Onore. Durante la Prima guerra mondiale, fu al comando prima della 4ª Armata e successivamente della 9ª Armata italiana. Fu promosso Generale di Corpo d’Armata il 22 luglio 1923. Rivestì l’incarico di ministro della guerra dal 4 aprile 1916 al 18 giugno 1916 durante il Governo Salandra II, e dal 18 giugno 1916 – 16 giugno 1917 nel Governo Boselli. Contestualmente venne nominato senatore del Regno d’Italia il 15 maggio 1916 e prestò giuramento il 16 giugno. Fu presidente del Tribunale Supremo di Guerra e Marina dal 21 ottobre 1917 al 7 marzo 1918, membro effettivo del Consiglio dell’Ordine Militare di Savoia dal 4 luglio 1918 al 9 gennaio 1930 ed eletto membro della Giunta per l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia il 6 febbraio 1933. Il 19 gennaio 1930, il sindaco di Torre Annunziata, Pelagio Rossi, durante l’inaugurazione del Monumento ai Caduti, consegnò al Generale Paolo Morrone una medaglia d’oro quale omaggio all’illustre concittadino. Fotografia formato 20 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
21 dicembre 1890
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
29 dicembre 1904
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
2 novembre 1906
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
30 maggio 1912
Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
29 dicembre 1916
Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
31 maggio 1901
Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
30 maggio 1907
Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1915
Grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
28 giugno 1916
Gran cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
15 giugno 1917
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
«Morrone cav. Paolo, tenente generale, da Torre Annunziata. Combinando attacchi di viva forza e tenace avanzata metodica, guidò le sue truppe con grande maestria e vigorosa energia alla conquista delle falde del San Michele e di San Martino, assicurandone saldamente il possesso che tante volte ostinate e sanguinose lotte aveva costato.(Altipiano carsico, agosto-novembre 1915).» 28 dicembre 1916
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
24 maggio 1919
Medaglia d’argento al valor militare
Croce di guerra al valor militare
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Commendatore della Legion d’onore (Francia)
Membro di III Classe dell’Ordine di Michele il Coraggioso (Romania)
29 settembre 1922
Arc. G2: Roffi Annibale in uniforme da combattimento da Maggior Generale mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 (Torino 1° dicembre 1861 – Savona, 17 luglio 1942). Fratello minore di Oscar, iniziò la carriera militare nel 1877 frequentando il Collegio Militare di Firenze. Sottotenente di Fanteria a 19 anni venne promosso Capitano nel dicembre del 1892. Prestò servizio al 40° Reggimento Fanteria Bologna e qui raggiunse nell’ottobre 1906 il grado di Maggiore. Fu quindi trasferito al 5° Reggimento Aosta e nel 1908 al 35° Reggimento Pistoia dove rimase fino alla promozione a Tenente Colonnello nel settembre 1911. Fu riassegnato all’11° Reggimento Casale, dove rimase fino al 1915 quando, nominato Colonnello, assunse il comando dell’88° Reggimento Friuli. Con questo reparto iniziò il conflitto, combattendovi fino al 23 novembre 1915. Il giorno seguente, ancora Colonnello, fu destinato al comando della Brigata Marche che guidò però solo fino al 20 novembre, quando fu ferito a Oslavia, mentre era al comando di una delle colonne d’attacco. Rientrato in servizio da Colonnello Brigadiere, assunse il 17 gennaio 1916 la responsabilità della Brigata Alessandria e nel marzo successivo fu promosso Maggior Generale. Trasferita con carri la sua Brigata sull’Altopiano dei Sette Comuni per parare la fase più acuta dell’offensiva austro-ungarica, fu nuovamente ferito ad una gamba sul Monte Meatta lasciando quindi la Brigata assieme, e la cosa non trova spiegazioni plausibili, ai due comandanti di reggimento e ordinando alle truppe accorrevano di ritirarsi. L’Alessandria fu fatta completamente prigioniera assieme ai resti della Lambro e a due battaglioni Bersaglieri ciclisti che al comando del Colonnello Cottone cercavano di difendere la posizione cruciale di Bocchetta e Cima Portule. Va rilevato per altro che la Commissione d’inchiesta su tale fatto, presieduta dal Generale Grazioli, lo scagionò da ogni addebito, e lo premiò anzi con la concessione della Medaglia d’Argento al Valor Militare. Rientrato in servizio, ricevette dal Generale C. Parigi il comando della Brigata Chieti che comandò dal 10 novembre 1916 al 5 maggio 1917. Riconosciuto idoneo al comando di divisione, lo stesso 5 maggio assunse il comando della 6^ Divisione di Fanteria, prima alle dipendenze del III corpo d’Armata sul fronte lombardo, quindi alle dipendenze del X del Generale Cattaneo sull’altipiano di Tonezza nel corso dell’offensiva finale. Roffi lasciò il comando della 6^ il 1° dicembre 1919, quando la grande unità faceva parte del Corpo di occupazione di Innsbruck. Posto a disposizione del Ministero della Guerra nel 1920, l’anno successivo passò in Posizione Ausiliaria Speciale. Nel 1923 divenne Generale di Divisione e nel 1930 transitò nella Riserva, venendovi nominato quattro anni dopo Generale di Corpo d’Armata. Morì a Savona investito da un camion mentre attraversava la strada. Fotografia formato 26 x 21. Fotografo:
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
27 dicembre 1903
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
5 maggio 1921
Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
1 giugno 1911
Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
31 maggio 1921
Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
3 giugno 1916
Grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
24 febbraio 1918
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
17 maggio 1919
Medaglia d’argento al valor militare
13 febbraio 1916
Medaglia d’argento al valor militare
23 marzo 1916
Medaglia d’argento al valor militare
1 febbraio 1917
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
6 ottobre 1921
Croce al Merito di Guerra
31 maggio 1921
Medaglia d’argento al valore civile
7 novembre 1886
Medaglia per la guardia d’Onore
1921
Medaglia militare al merito di lungo comando (32 anni)
28 agosto 1932
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
1921
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
31 maggio 1921
Medaglia interalleata della vittoria
4 luglio 1924
Croix de guerre francese 1914–1918 con palma di bronzo (Francia)
31 maggio 1917
Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
7 febbraio 1920
Compagno dell’Ordine del Bagno (Inghilterra)
22 marzo 1920
Arc. 3060: Cascino Antonino in uniforme da combattimento da Maggior Generale mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 (Piazza Armerina, 14 settembre 1862 – Quisca, 29 settembre 1917). Entrato all’Accademia di Artiglieria e genio di Torino nel 1879, ne uscì Tenente nel 1883. Era l’unico allievo siciliano, ma aveva come compagni di corso Armando Diaz e Vittorio Bòttego. Fu al 5° e poi al 4° Reggimento Artiglieria da Campagna e nel 1893 lasciò il reggimento per frequentare la Scuola di Guerra di Torino nel 1894. Capitano in Artiglieria dal marzo 1890 di stanza a Venaria Reale alle dipendenze del duca d’Aosta, si gettò allora negli studi militari che gli procurarono l’incarico dell’insegnamento di Armi, Tiro e Fortificazioni, prima all’Accademia di Modena dal 1895 al 1899 poi alla Scuola di Guerra. Nel 1899 passò al 3° Reggimento Artiglieria da Campagna e nel 1905 venne promosso Maggiore nel 22° Reggimento Artiglieria da Campagna a Palermo. Nel 1908 vinse il concorso per la cattedra di Armi, Tiro e Fortificazioni alla Scuola di Guerra di Torino e nel 1914 ottenne il grado di Tenente Colonnello e assegnato al 6° Artiglieria da Fortezza. Colonnello nell’aprile del 1915, fu trasferito a Roma al comando del 3° Reggimento Artiglieria da Fortezza con cui entrò in guerra per poi passare al comando di una frazione del parco d’assedio della 4^ armata in Cadore. Idoneo al comando di Brigata nel maggio 1916 venne promosso Colonnello Brigadiere e passò a comandare una Brigata di Fanteria neocostituita, l’Avellino che guidò, Maggior Generale dal giugno 1916, dal 27 maggio alla stessa data dell’anno successivo. Subito dopo la brigata venne impiegata in prima linea contro gli austriaci sul Monte San Marco, a Plava e sul Vodice, dove sotto la guida di Cascino dimostrò valore e tenacia. Dopo la battaglia del Vodice, per la quale fu insignito della medaglia d’argento al Valor Militare, Cascino fu promosso Tenente Generale, a capo dell’8ª Divisione, formata dalle brigate “Avellino” e “Forlì”. Il suo successivo obiettivo era la conquista del Monte Santo, di rilevante importanza strategica nel conflitto in atto. Operazione che gli riuscì dopo una serie di assalti che causarono gravissime perdite. Ammirato dal valore del Generale Cascino, Arturo Toscanini raggiunse il Monte Santo e diresse una banda militare, che suonò dal 25 al 29 agosto 1917 inni e canzoni patriottiche in faccia agli austriaci. Durante il successivo tentativo di conquistare il Monte San Gabriele, il 15 settembre del 1917 Cascino fu gravemente ferito a una coscia da una scheggia di granata austriaca. Rifiutò l’immediato ricovero in ospedale, preferendo garantire con la sua presenza la tenuta della posizione, esposta a reiterati attacchi delle fanterie e dell’artiglieria austro-ungariche. Il suo successivo ricovero giunse troppo tardi. Dopo 12 giorni di agonia, il generale Cascino morì all’ospedale di Quisca . A premiarlo arrivò con inusitata rapidità la Medaglia d’Oro al Valor Militare, e, cosa forse ancor più emblematica per un comandante che aveva sempre vissuto a contatto di gomito con i suoi uomini, i fiori di campo che i suoi soldati vollero ricoprissero completamente la sua bara.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia d’oro al valor militare
«Nobile figura di condottiero e di soldato, diede costante e mirabile esempio di ardimento e di valore alle truppe della sua divisione, recandosi a condividere con esse, sulle prime linee, tutte le vicende della lotta. Gravemente ferito da proiettile nemico, volle ancora mantenere il comando, finché ebbe assolto il suo compito della giornata, stoicamente sopportando il dolore della ferita, che poi lo condusse a morte.» Monte Santo, 15 settembre 1917
Arc. 2772: Maglietta – Pollari Luigi in uniforme da combattimento da Maggior Generale mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 (Modena 4 novembre 1863 – Vicenza 1949). Nacque a Modena nel 1863 all’interno di una famiglia della buona borghesia cittadina, dopo aver condotto regolari studi si arruolò nel Regio Esercito entrando presso la Regia Accademia di Artiglieria e Genio di Torino, da cui uscì con il grado di Sottotenente del Genio il 24 aprile 1881. Prestò servizio di guarnigione a Piacenza, Venezia, Bologna e La Spezia, distinguendosi particolarmente a Venezia dove completò una monografia sulla laguna veneta e dei fiumi Sile e Piave che ebbe utile impiego durante il corso della prima guerra mondiale. Inoltre risalì a bordo di vaporetti lagunari il fiume Po, con a bordo personale del genio in viaggio d’istruzione, raggiungendo la città di Piacenza per dare risalto ed impulso alla navigazione fluviale civile. IL 13 aprile 1884 ottenne il grado di Tenente, il 4 novembre 1889, promosso Capitano, frequentò la Scuola di Guerra, passando poi in servizio, nel corso del 1897, presso la Direzione del Genio Militare di Torino. In quegli anni il Regno d’Italia aderiva alla Triplice Alleanza, e nel 1898 egli ricevette l’incarico di elaborare un piano per la realizzazione di nuove opere fortificate difensive sul settore alpino occidentale al confine con la Francia. La principale opera da lui progettata in quel settore fu il Forte Chaberton posto a 3.130 m di quota sulla cima dell’omonimo monte, ed armato con 8 cannoni Armstrong da 149/35 A in torretta corazzata tipo A.M., che venne terminata nel 1907. Promosso Maggiore per meriti eccezionali il 18 gennaio 1903, all’inizio del 1908 fu trasferito nuovamente a Venezia per seguire i lavori del campo trincerato posto a difesa della città, venendo poi mandato a Padova nel 1910 dove si occupò di attività pubblicistica e venne promosso Tenente Colonnello. Con lo scoppio della guerra italo-turca chiese, ed ottenne di partecipare alla spedizione, venendo assegnato in forza alla 2ª Divisione speciale, posta agli ordini del generale Ottavio Briccola, come comandante del genio divisionale. Sbarcato a Bengasi al seguito delle truppe realizzò in poco tempo un campo trincerato a difesa della città, composto da ridotte e fortini armati con pezzi d’artiglieria da 75 mm distanti tra di loro 3 km. Inoltre la città fu circondata da un muro di sicurezza alto 4 m e lungo 7 km le cui estremità si trovavano sulla riva del mare. Trasferitosi a Derna, e poi a Tobruk per curarne le opere difensive, l’8 ottobre 1912 prese parte al combattimento denominato del Marabutto di Sidi Abdallah (Derna) per il quale fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Promosso Colonnello per meriti di guerra il 23 agosto 1912, rientrò in Patria per assumere la direzione del genio militare di Verona, considerato uno dei comandi più importanti del nord Italia, in quanto a quell’epoca l’Impero austro-ungarico aveva in avanzata fase di realizzazione una moderna cintura difensiva dotata di moderne fortificazioni permanenti. Per controbattere efficacemente tali fortificazioni egli realizzò alcune opere campali per la sistemazione di una dozzina di obici da 280 mm, divenute estremamente utili nei primi giorni di guerra. Con lo scoppio della guerra il 24 maggio 1915, assunse il comando del Genio del V Corpo d’armata prendendo parte nel corso dell’estate ad una ricognizione che portò nel mese di settembre alla rioccupazione del Monte Costone, caduto in mano agli austriaci in giugno. Nel settembre 1915 assunse l’incarico di comandante del Genio della 3ª Armata operante nel settore dell’Isonzo, venendo promosso Maggiore Generale per meriti di guerra il 16 dicembre 1915. Dopo che l’alto comando austriaco ebbe lanciato la Strafexpedition il nuovo comandante della 1ª Armata, Generale Guglielmo Pecori Giraldi, chiese, ed ottenne che egli assumesse anche il comando del Genio della 1ª Armata. In quei giorni il Comando Supremo costituì una nuova armata, la 5ª al comando del Generale Pietro Frugoni, che avrebbe dovuto bloccare il nemico in caso questi fosse sboccato sulla pianura padana. In quel frangente il Generale Cadorna gli diede istruzioni particolari per realizzare opere difensive a nord ovest di Vicenza e attorno a Treviso e lungo il corso del fiume Sile. Dopo la fine dell’emergenza rientrò presso il comando del Genio della 3ª Armata per partecipare alla conquista di Gorizia nell’estate del 1916. Verso la fine di quell’anno, su disposizione del Comando Supremo, fu posto al comando della Direzione Generale dei Lavori di Difesa (D.G.L.D.) dove rimase fino al suo scioglimento avvenuto alla metà del 1917, passando poi al comando del Genio della 4ª Armata, posizionata nel settore del Cadore. Entrato in urto con il comandante dell’armata, Generale Mario Nicolis di Robilant, rimase a Belluno solo tre mesi per ritornare a disposizione del Comando Supremo a Udine, ed inviato in missione ispettiva a Taranto. Dopo il nefasto esito della battaglia di Caporetto che portò allo sfondamento del fronte italiano tenuto dalla 2ª Armata del Generale Luigi Capello egli fu convocato d’urgenza da Cadorna per un parere consultivo, e in quello stesso colloquio ricevette l’ordine di predisporre le difese sul fiume Piave, per passare quindi a quelle dell’Adige e del Po, ricevendo pieni poteri indipendenti da quelli del comando militare del genio. Il 30 ottobre prese parte all’incontro tra Cadorna e il Generale francese Ferdinand Foch in cui illustrò a quest’ultimo il piano di difesa italiano del Piave. Dopo la sostituzione di Cadorna alla testa del Regio Esercito con Diaz, gli fu affidato il comando del Genio della 6ª Armata operante sugli altopiani, dove realizzò tre linee di resistenza tra la Val d’Astico e la Val Brenta, e numerose opere minori. Tali difese consentirono all’armata di resistere brillantemente durante l’offensiva lanciata dal nemico il 15 giugno 1918, e terminata nella giornata del 25 con il ritorno degli austro-ungheresi sulle linee di partenza. Per tale merito fu poi elevato al rango di Tenente Generale il 4 novembre 1918, studiando nel contempo come rifornire le truppe di armi, viveri e munizioni in vista di una vasta manovra offensiva da realizzarsi nella primavera del 1919 che avrebbe portato l’esercito imperiale al collasso. Tale evento si realizzò nel novembre 1918, e subito dopo il termine delle operazioni il Generale Pietro Badoglio, Sottocapo di stato maggiore, lo nominò Ispettore Tecnico delle Direzioni Militari di lavoro per le Provincie Liberate e Redente con il compito di sovraintendere alla fase iniziale dell’avvio delle opere di ricostruzione, operando parallelamente al neocostituito Ministero delle Terre Liberate. Tale compito lo portò ad operare in un mondo che lui non conosceva, fatto di speculatori di ogni genere, fidandosi dei propri collaboratori che pensava fossero onesti come lui iniziarono a circolare voci di sperpero di denaro pubblico, tanto che per la realizzazione di una linea filoviaria tra Marostica e il passo del Pùffele con prolungamento ad Asiago fu sottoposto a procedimento giudiziario presso il Tribunale militare di Verona dal quale uscì assolto da ogni accusa il 15 agosto 1922. Lasciato il servizio attivo nel 1924 si dedicò all’insegnamento e all’attività tecnica privata fino alla sua morte, avvenuta a Vicenza nel 1949. Fotografia formato 9 x 6,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Medaglia di bronzo al valor militare
«Nella giornata dell’8 ottobre 1912 al Marabutto di Sidi Abdallah (Derna) diresse l’impiego delle truppe del genio sotto il fuoco nemico con molta capacità e coraggio.»
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
1906
avanzamento per merito di guerra
Decreto Comando Supremo 1 marzo 1919
Arc. 3055: Tesei Giuseppe in uniforme da combattimento da Maggior Generale Comandante della Brigata Bologna mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 (Pedaso, 21 novembre 1864 – 1939). Sottotenente di Artiglieria il 6 settembre 1888, ottenne il grado di Tenente il 12 novembre 1889. Passò con il grado di Capitano allo Stato Maggiore il 20 gennaio 1901 e venne promosso Maggiore a Disposizione del Comandante Designato del 10° Corpo d’Armata a Napoli il 30 settembre 1910. Tenente Colonnello il 31 marzo 1914, ottenne il grado di Colonnello alla vigilia del conflitto e fino al 1917 fu Sottocapo di Stato Maggiore della 3^ Armata sotto il comando del duca d’Aosta. Colonnello Brigadiere fu comandante della Brigata Bologna dal 5 giugno al 22 agosto 1917 e l’8 luglio 1917 venne promosso Maggior Generale. Guidò la sua Brigata nell’attacco alla quota 244 tra Bosco Malo e Jamiano restando ferito nell’azione. Tornato in servizio il 9 ottobre venne posto al comando della Brigata Siracusa che mantenne fino al 13 novembre 1917. In Posizione Ausiliaria Speciale per il riacutizzarsi della ferita nel 1920, venne promosso Generale di Divisione il 1° febbraio 1923. Nel 1933 venne collocato nella Riserva. Fotografia formato 13,2 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo
«Per l’opera soccorritrice del 28 dicembre 1908»
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia interalleata della vittoria
Arc. 3008: Cascino Antonino in uniforme da combattimento da Maggior Generale Comandante della Brigata Avellino mod. 06 dicembre 1915 – 16 giugno 1918 ( Piazza Armerina EN 14 settembre 1862 – Ospedale Militare Quisca – Slovenia 29 settembre 1916). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 13 ottobre 1879, ne uscì Sottotenente di Artiglieria il 24 aprile 1881. Tenente nel 4° Reggimento Artiglieria il 12 aprile 1882 venne promosso Capitano del 3° Artiglieria il 30 marzo 1890. Maggiore nel 22° Artiglieria il 5 aprile 1905, frequentò la Scuola di Guerra nel 1908 e venne promosso Tenente Colonnello nel 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza il 31 dicembre 1911 e il 18 marzo 1915 ne assunse il comando fino a quando, nello stesso anno, ottenne il grado di Colonnello. Il 27 maggio 1916 venne promosso Colonnello Brigadiere e gli fu affidato il comando della Brigata Avellino e nello stesso anno venne promosso Maggior Generale. Dal 28 maggio al 15 settembre 1917 con il grado di Tenente Generale comandò l’8^ Divisione. Fu il primo generale italiano a entrare a Gorizia nel 1916, a capo della Brigata “Avellino” 231º – 232º Reggimento fanteria, costituita in prevalenza da siciliani. Subito dopo la Brigata venne impiegata in prima linea contro gli austriaci sul Monte San Marco, a Plava e sul Vodice, dove sotto la guida di Cascino dimostrò valore e tenacia. Dopo la battaglia del Vodice, per la quale fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, Cascino fu promosso Tenente Generale, a capo dell’8ª Divisione, formata dalle Brigate “Avellino” e “Forlì”. Il suo successivo obiettivo era la conquista del Monte Santo, di rilevante importanza strategica nel conflitto in atto. Operazione che gli riuscì dopo una serie di assalti che causarono gravissime perdite. Ammirato dal valore del Generale Cascino, Arturo Toscanini raggiunse il Monte Santo e diresse una banda militare, che suonò dal 25 al 29 agosto 1917 inni e canzoni patriottiche in faccia agli austriaci. Durante il successivo tentativo di conquistare il Monte San Gabriele, il 15 settembre del 1917 Cascino fu gravemente ferito a una coscia da una scheggia di granata austriaca. Rifiutò l’immediato ricovero in ospedale, preferendo garantire con la sua presenza la tenuta della posizione, esposta a reiterati attacchi delle fanterie e dell’artiglieria austro-ungariche. Il suo successivo ricovero giunse troppo tardi. Dopo 12 giorni di agonia, il generale Cascino morì all’ospedale di Quisca . Di lui viene ricordata la frase «Siate la valanga che sale!», diretta ai suoi soldati che si accingevano all’impresa che lui stesso volle guidare, e che è riportata nel monumento eretto in suo onore al centro della sua cittadina natale, nella piazza che porta il suo nome. Le sue spoglie riposano nella Chiesa di San Domenico, il Pantheon di Palermo. Fotografia formato 12,7 x 9. Fotografo. Sconosciuto. Datata Gorizia 16 agosto 1916.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Oro al Valor Militare
«Nobile figura di condottiero e di soldato, diede costante e mirabile esempio di ardimento e di valore alle truppe della sua divisione, recandosi a condividere con esse, sulle prime linee, tutte le vicende della lotta. Gravemente ferito da proiettile nemico, volle ancora mantenere il comando, finché ebbe assolto il suo compito della giornata, stoicamente sopportando il dolore della ferita, che poi lo condusse a morte.» – Monte Santo, 15 settembre 1917
Arc. 2108: Ferrari Giacomo in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 1916 – giugno 1918 ( Torino, 1865 – Viareggio, 1954). Sottotenente di Fanteria nel 1885, passò poco dopo in Artiglieria e, dopo la Scuola di Guerra nel Corpo di Stato Maggiore. Nel 1913 fu in Libia e nel 1915 venne promosso Colonnello. Dal 1916 al 1917 fu Capo di Stato Maggiore dell’VIII Corpo d’Armata e si meritò a Vertoibica la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Maggior Generale per meriti di guerra nel 1917, guidò la Brigata Messina a Parcovizza e vi meritò una seconda Medaglia d’Argento. Comandò quindi la 14^ e poi la 32^ Divisione e nel 1918 divenne Capo di Stato Maggiore dell’I Armata, venendo decorato in Val Lagarina della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Dopo la pace comandò la Divisione di Gorizia e di Torino e nel 1926 passò in Aspettativa per Riduzione Quadri col grado di Generale di Divisione. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Nunes – Vais. Autografa.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Val Lagarina 1918
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Vertobica 1916
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Parcovizza 1917
Arc. G4: Maggior Generale in uniforme ordinaria mod. 1916 – giugno 1918 . Fotografia formato 37,5 x 27. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G2: Pistoni Giuseppe in uniforme da combattimento da Maggior Generale Comandante la Brigata Ravenna mod. 1916 – giugno 1918 (Sassuolo 1860 – 19..). Sottotenente di Fanteria nel 1880, partecipò alla campagna eritrea del 1895-96 e poi fu in Libia. Colonnello nel 1913, venne posto al comando del 23° Reggimento Fanteria. Maggior Generale nel 1915, comandò nella guerra contro l’Austria la Brigata Ravenna e meritò due Medaglie d’Argento al Valor Militare, una a Zagora nel 1915 ed una a Vertojba nel 1917. In Posizione Ausiliaria nel 1917, assunse nel 1923 il grado di Generale di Divisione e nel 1929 passò nella Riserva. Fotografia formato 29 x 16. Fotografo: Sconosciuto. Datata 7 luglio 1920, autografa.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Zagora 1915
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Vertojba 1917
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G2: Rondi Giovanni in uniforme da combattimento mod. 1916 – giugno 1918 (Alessandria 1852 – Rivergaro 1932). Sottotenente dei Bersaglieri nel 1874, raggiunse il grado di Colonnello nel 1906, comandò il 49° Reggimento Fanteria e nel 1906 fu collocato in Posizione Ausiliaria. Promosso Maggior Generale nella Riserva nel 1915, fu richiamato in servizio per quattro anni in occasione della guerra contro l’Austria. Nel 1923 assunse il grado di Generale di Divisione. Fotografia formato 13 x 14,8. Fotografo: Sconosciuto. Nella foto il Maggiore Sorier a sinistra e il Tenente Neri a destra.
Arc. 3026: Franchini Attilio in uniforme ordinaria da Brigadiere Generale Comandante la Brigata Abruzzi mod. 1916 – giugno 1918 ( Alessandria 23 luglio 1866 – Torino 194.). Allievo Ufficiale il 30 ottobre 1883, venne promosso Sottotenente di Artiglieria nel 1885. Il 14 settembre 1888 ottenne il grado di Tenente nel’8° Reggimento Artiglieria, partecipò alla campagna d’Africa del 1889-1890 e poi a quella del 1895-96. Combatté ad Adua con la 7^ Brigata da Montagna e si meritò la medaglia di Bronzo al Valor Militare. Capitano nel 5° Reggimento Artiglieria il 21 dicembre 1899, venne promosso Maggiore nel 7° Artiglieria nel 1912. Partecipò alla campagna in Libia e alla ridotta Piemonte (Derna) ebbe una seconda Medaglia di Bronzo al Valore. Tenente Colonnello allo scoppio della guerra contro l’Austria nel 1915, divenne Colonnello Comandante d’Artiglieria Divisionale nel 1916 e il 23 agosto 1917 ottenne il grado di Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Cagliari con cui rimase fino al 22 agosto 1918. Fu a Santa Maria e a Santa Lucia nel 1915, nell’Alto Cismon e nel settore di Val Vanoi-Alpi di Fassa dal 1916 al 1917. Con la Brigata Cagliari fu anche in Macedonia fra il 1917 e il 1918 e al comando della Brigata Abruzzi in Val Brenta nel 1918. Per il valore dimostrato durante tutta la guerra fu decorato della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. In Posizione Ausiliaria Speciale nel 1920, venne promosso Generale di Brigata il 1° febbraio 1923 e generale di Divisione il 22 ottobre 1926 in Aspettativa Riduzione Quadri. Il 1° gennaio 1933 ottenne il grado di Generale di Corpo d’Armata in Riserva. Fotografia formato 13 x 8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
18 marzo 1920
Medaglia di bronzo al valor militare
Adua 1 marzo 1896
Medaglia di bronzo al valor militare
Ridotta Piemonte – Derna – 1912
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3156: Leone Gaspare in uniforme da combattimento da Generale di Brigata mod. 16 giugno – 4 novembre 1918 (Palermo, 15 marzo 1862 – Genova, 194.). Allievo del corso 1877-81 della Nunziatella fu Allievo alla Scuola Militare il 2 agosto 1880 e uscì Sottotenente nel 64° Reggimento Fanteria il 5 febbraio 1882. Tenente il 5 aprile 1885, venne promosso Capitano nel 73° Reggimento Fanteria Lombardia il 1° febbraio 1895 allora di stanza a Bergamo. Promosso Maggiore il 31 marzo 1909, fu trasferito al 24° Reggimento Fanteria Como. Tenente Colonnello il 5 aprile 1913, passò al 48° Reggimento Fanteria e fu in Libia nella campagna del 1913-14. Ne tornò e iniziò la grande guerra quale comandante del III Battaglione del 48° Reggimento che guidò però solo qualche giorno. Promosso Colonnello il 4 giugno 1915 fu destinato al comando del 137° Reggimento Barletta che guidò fino al 30 giugno 1916 meritandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare sul Monte Cimone sopra la città di Arsiero. Idoneo al comando di brigata, fu destinato il 4 luglio 1916 al comando della Brigata Aqui con il grado di Colonnello Brigadiere che guidò ininterrottamente fino al termine del conflitto, ormai Maggior Generale il 31 maggio 1917. Al comando di questa unità, operò prima nelle file della 3^ Armata e, nel 1918, in quelle della 1^. Nel 1918 meritò una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare e nel 1920 passò in Posizione Ausiliaria Speciale. Il 1° febbraio 1923 venne promosso Generale di Divisione, nel 1931 fu collocato nella riserva e nel 1940 venne posto in congedo assoluto. Fotografia formato 14 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 555: Reghini di San Giorgio nobile Raffaello in uniforme da combattimento da Brigadiere Generale mod. 1916 – giugno 1918 (Firenze, 14 novembre 1868 – Bolzano, 16 dicembre 1930). Terminati gli studi al Collegio Militare di Firenze, passò all’Accademia nel 1886 dalla quale uscì Sottotenente di Fanteria nel 1888. Svolse il primo incarico da Sottotenente presso il 26º Reggimento di fanteria e nel 1902 frequentò la Scuola di Guerra. Nel 1902 venne distaccato con il grado di Capitano al 16º Reggimento di Fanteria poi divenne Aiutante di Campo della Brigata Basilicata. Partecipò alla guerra italo-turca del 1911-12 ed a Kefia, nel 1911, meritò la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Colonnello nel 1916, comandò nella guerra contro l’Austria, il 154° Reggimento Fanteria e a Castagnevizza meritò una seconda Medaglia d’Argento nel maggio 1917 e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia nell’agosto del 1917. Colonnello Brigadiere comandante la Brigata Venezia nell’ottobre 1917, per le azioni dello stesso mese sul Tagliamento ed a Plava fu decorato della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Brigadiere Generale nel 1918, divenne nel 1926 Ispettore di Mobilitazione della Divisione Militare di Firenze. Generale di Divisione nel 1927, ebbe il comando della Divisione Militare di Bolzano. La parte più interessate della carriera di militare di Reghini è sicuramente collegata al suo comando della Brigata Venezia durante la grande guerra. All’inizio dell’attacco, la Brigata era distaccata presso il XXVIII Corpo d’armata (maggiore generale Saporiti) come riserva del Comando d’Armata. La Brigata era composta dall’83º Reggimento Fanteria “Venezia” e l’84º Reggimento Fanteria “Venezia”. Dopo i fatti eroici dell’Altipiano della Bainsizza del settembre precedente, la Brigata, come racconta lo stesso Cadorna, era stata avvicendata, anche in vista della nomina del nuovo Comandante Reghini. All’inizio dell’offensiva austro tedesca venne immediatamente inviata a Plava a difendere il ripiegamento II Corpo d’Amata. Dopo quella resistenza alla destra dell’Isonzo, Reghini ricevette l’ordine di ripiegare ed oltrepassare il Tagliamento. Fu l’ultimo ordine che ricevette. Cadorna parla dell’azione della Brigata ad Orgnano, nei pressi di Pozzuolo: “quivi vengono distaccati in aiuto di altri reparti premuti dal nemico”, ed aggiunge che i due Reggimenti della Brigata “sopraffatti da forze soverchianti ed accerchiati, dopo accanita lotta perdono gran parte dei loro uomini”. Poi racconta del loro passaggio a Galleriano ed a Pozzecco, dove nuovamente “il 30 ottobre viene organizzata una tenace resistenza”. Sotto il comando di Reghini, la Brigata Venezia seguì tutto lo svolgimento centrale dell’offensiva nemica. Al culmine dell’offensiva austriaca, essa si trovò a fare resistenza al centro dello schieramento, contro le avanzanti truppe del Generale Hofacker, che muovevano nella Carnia con l’obbiettivo di varcare il Tagliamento, forse attraverso i ponti di Codroipo, per tagliare la ritirata della III Armata. La resistenza avvenne nei pressi di Pozzuolo, Mortegliano, Orgnano. Uno sbarramento che proseguiva con la 10ª Divisione del Generale Chionetti, la 30ª del Generale Mangiarotti e del XXIV Corpo d’Armata del Generale Caviglia e poi dal Generale Di Giorgio incaricato della difesa dei ponti sul Tagliamento di Pinzano e di Cornino, il cosiddetto Corpo d’Armata Speciale. I ponti sul Tagliamento erano un formidabile collo di bottiglia per un esercito sbandato. La felice decisione di Reghini, e di altri comandanti, avvenne senza ordini superiori, e le unità “distaccate” in aiuto di cui parla Cadorna, non erano in realtà tali, ma erano unità isolate e sbandate, prive di ordini e fu lo stesso Reghini, in autonomia, ad assumere il comando. Senza queste scelte sul campo, sue e di altri colleghi, e in assenza della resistenza del 29 e del 30, la metà della 2ª Armata (quella di Ferrero) sarebbe stata annientata prima dei ponti della La Delizia e la 3ª sarebbe stata accerchiata prima dei ponti di Madrisio e Latisana. In quei pochi giorni di accanita e coraggiosa resistenza, il Reghini perde 1.233 dei suoi uomini: 68 ufficiali e 1.165 soldati. La verità storica di Caporetto rimane ancora nascosta da decenni di divergenze e opinioni, anche interessate e nascondere delle incompetenze. Certamente non fu imputabile a codardia delle prime linee seppure travolte dal nemico, come in un primo tempo fu gravemente e ingenerosamente proposto all’opinione pubblica dallo stesso Cadorna. Quanto al secondo apporto della Brigata Venezia, dopo il primo già determinante di Plava sull’Isonzo, esso avvenne nei pressi di Pozzuolo del Friuli (ed Organo e Galleriano), poi alla destra del Tagliamento, di cui è testimone diretto e ammirato un Lanciere di Novara d’eccezione come Gabriele D’Annunzio. Ma la seconda volta accadde al di fuori del controllo del Comando Supremo. Il contributo determinante avvenne da un’unità e da un Comandante privo di ordini che nella confusione più assoluta si batté al mal presidiato confine di settore tra due armate in ritirata. È interessante notare che nell’occasione di quelle disastrose giornate, Reghini fu l’unico soldato italiano a ricevere una delle più alte onorificenze britanniche, l’Ordine del Bagno. La motivazione con la quelle venne decorato Reghini anche come Ufficiale dell’Ordine Miliare di Savoia per quei fatti lascia trapelare con chiarezza la situazione createsi: “…. assunto anche il comando di altri reparti isolati, benché rimasto privo di ordini superiori, provvedeva con felice intuito a fronteggiare elementi celeri del nemico che puntavano ai ponti del Tagliamento impegnando con essi accaniti combattimenti. Plava 26-27 1917 ottobre, Orgnano, Pozzuolo del Friuli, Galleriano 29,30 ottobre 1917.” In tempi normali sarebbe normale lodare le iniziative dei comandanti sul campo. Ma il rimpallo delle responsabilità trovò tutti concordi nel derubricare i fatti di Pozzuolo del Friuli, del Tagliamento, Organo, Galleriano e le altre località vicine, imputabili a Comandanti coraggiosi, ad atti di “normale eroismo”. Oggi appaiano invece vere scelte strategiche, stabilite e messe in pratica autonomamente da singoli comandanti di unità per sopperire ad un vuoto superiore. Fotografia formato 13,8 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Decorazioni al valore militare
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Comandante di Reggimento, Montagnola di Castagnevizza, 19/21 agosto 1917. Castagnevizz (R.D. 19 settembre 1918).» 17 maggio 1919
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
«Comandante di Brigata, resistenza sul Plava 26-27 ottobre 1917, e resistenza, pur privo di ordini, ad Orgnano, Pozzuolo, Galleriano, 29-30 ottobre 1917. Pozzuolo del Friuli (R.D. 26 giugno 1924).» 26 giugno 1924
Compagno dell’Ordine del Bagno
«Decorazione concessa da S.M. Re Giorgio V d’Inghilterra con listino n.45 e 57 in data 11-10-1919» Piave
Medaglia d’argento al valor militare
«(…) Scontro sotto il fuoco nemico Rosfia 18 nov. 1911 e giornata del 20 nov. 1911 presso il Palmeto di Sabri (Bendasi). D.l. 22 luglio 1915.» Bengasi – Libia
Medaglia d’argento al valor militare
«Per l’assalto di Castegnevizza del 26 maggio 1917, sostituì il comandante caduto e sotto il fuoco nemico, nonostante contuso da granata, condusse assalto. D.L. 3 gennaio 1918.» Castegnevizza
Croce di guerra al valor militare
«Plava, 25 giugno 1915»
Croce al merito di guerra
«Determinazione 12º Corpo Armata in data 10-6-1918.»
Croce al merito di guerra, seconda concessione
«Determinazione 12º Corpo Armata in data 10-6-1918 concessione. 909»
Croce al merito di guerra, terza concessione
«Commutazione encomio solenne D.L. 7 nov. 1915 per i fatti di Plava 16-17 e 15 giugno 1915 (B.U. 1922, disp. 69, p. 2646) .»
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
«Per lunghi e buoni servizi. Motu proprio S.M. il Re R.D. 13 sett. 1917» Roma
Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
«In considerazione di lunghi e buoni servizi. R.D. 24 gennaio 1924» Roma
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
«Per lunghi e buoni servizi, 28 dicembre 1913» Roma
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
«Motu proprio S.M. il Re R.D. 13.09.1918» Roma
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
«Per benemerenze acquistate in dipendenza della guerra 15-18 R.D. 8 agosto 1920» Roma
Medaglia per la guardia d’Onore
«Brevetto 3782 del 21 dicembre 1920» Roma
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Roma
Croce d’oro per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 25 anni di servizio
«Determinazione ministeriale 23 ott. 1911» Roma
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Roma
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Roma
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Roma
Arc. 3005:Palmegiani Umberto in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 04 novembre 1918 – 19 febbraio 1920 (Rieti 01 marzo 1861 – Torino 16 novembre 1930). Entrato all’Accademia Militare il 15 settembre 1879 ne uscì Sottotenente dello Stato Maggiore di Artiglieria il 29 luglio 1882. dopo aver frequentato la Scuola di Applicazione il 24 aprile 1881. Tenente nel 17° Reggimento Artiglieria il 12 aprile 1884, passò all’8° Artiglieria il 12 settembre 1886 e al Comitato delle Fonderie di Genova il 19 agosto 1888. Il 19 aprile 1891 venne promosso Capitano nel 6° Artiglieria e il 25 ottobre dello stesso anno venne assegnato alla Direzione di Artiglieria di Verona e poi al Comando Locale di Artiglieria di Roma nel Comitato del Ministero della Guerra. Il 2 gennaio 1896 venne trasferito nel Reggimento Artiglieria da Montagna e il 15 marzo 1906 ottenne il grado di Maggiore nel 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza. Il 21 marzo 1907 tornò nuovamente al Reggimento Artiglieria da Montagna e il 30 giugno 1912 venne promosso Tenente Colonnello nel 1° Artiglieria da Montagna. L’8 aprile 1915 fu Comandante Facente Funzione e il 6 luglio 1915 ottenne il grado di Colonnello Comandante il 39° Reggimento Artiglieria e il 16 settembre 1915 fu Fuori Quadro Comandato di Corpo d’Armata a Torino. Passò poi come Comandante in 2^ all’Accademia Militare e il 13 aprile 1917 fu a Disposizione e poi Colonnello Brigadiere Comandante il 17° Raggruppamento d’Assedio. Fu presidente della Commissione di Sorveglianza delle Materie Prime e il 10 luglio 1920 fu collocato in Posizione Ausiliaria. Il 22 luglio dello stesso anno venne promosso Generale di Divisione e nel 1928 venne trasferito nella Riserva. Fotografia formato 8,5 x 13,5. Fotografo: Sconosciuto. Fronte di Osoppo datata 18 agosto 1917.
Arc. 3496: Fiorone Vittorio in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 16 giugno 1918 (Genova, 8 novembre 1861 – 16 ottobre 1920). Allievo alla Scuola Militare il 7 ottobre 1879, ne uscì Sottotenente nel 7° Reggimento Bersaglieri il 24 aprile 1881. Tenente il 9 dicembre 1883, venne promosso Capitano nel 6° reggimento Bersaglieri il 19 aprile 1891. Maggiore nell’11° Reggimento Bersaglieri il 5 aprile 1905, ottenne il grado di Tenente Colonnello nel 1° Reggimento Bersaglieri il 30 settembre 1910. Colonnello Comandante del 61° Reggimento Fanteria il 1° febbraio 1915, partecipò alla guerra contro l’Austria. Colonnello Brigadiere Comandante la brigata Salerno dal 24 ottobre 1915 al 2 giugno 1916, venne promosso Maggior Generale il 16 dicembre 1915. Al comando della Brigata Genova dal 28 ottobre 1916 al 25 aprile 1917, passò come comandante alla 62^ Divisione dal 27 aprile al 22 agosto 1917 per poi passare al comando della 64^ Divisione dal 23 agosto al 28 novembre 1917. Al comando della 51^ Divisione dal 31 gennaio al 4 luglio 1918, venne collocato in Aspettativa per cause di servizio il 5 novembre 1918, per passare poi in Posizione Ausiliaria Speciale nel 1919. Fotografia formato 14 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G2: Gandolfo Asclepia in grande uniforme da Tenente Generale Comandante di corpo d’Armata mod. 4 novembre 1918 – 19 febbraio 1920 (Imperia, 22 luglio 1864 – Roma, 31 agosto 1925). Sottotenente nell’87° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1885, venne promosso Tenente l’11 ottobre 1888. Capitano nel 12° Reggimento Fanteria passò poi al 5° Reggimento Bersaglieri il 29 dicembre 1898. Insegnante di Tattica alla Scuola di Tiro di Parma nel 1902, fu comandante del 1° Battaglione Bersaglieri Ciclisti nel 1907. Maggiore il 30 settembre 1911, fu insegnante di geografia alla Scuola di Fanteria e Cavalleria di Modena e, promosso Tenente Colonnello il 18 aprile 1915 fu posto al comando del 10° Reggimento Fanteria il 4 dicembre 1915. Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Pisa dal 5 luglio 1916 al 12 giugno 1917 condusse il reparto con tale coraggio e perizia sull’altopiano Carsico, sul Veliki Kribach, sul Pecinka ed a Lokoida da meritarsi tre Medaglie d’Argento al Valor Militare, la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e la promozione a Maggior Generale per merito di guerra il 29 giugno 1916. Il 14 giugno 1917 fu al comando della 31^ Divisione, del 4° Corpo d’Armata dal 25 ottobre al 25 novembre 1917, Addetto al Comando dell’11° Corpo d’Armata e poi al l’8° Corpo d’Armata dal 3 marzo al 28 ottobre 1918 meritandosi sul Montello la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia e la promozione a Tenente Generale il 20 giugno 1918. Venne posto al comando del 26° Corpo d’Armata il 1° novembre 1918 e a Fiume, nel settembre 1919, si rifiutò di far sparare dalle sue truppe ai legionari di D’Annunzio durante la marcia di Ronchi. Per questo dal governo Nitti venne posto in Disposizione il 10 dicembre 1919 e in Posizione Ausiliaria Speciale il 16 agosto 1920. Nel 1921 aderì al partito nazionale fascista. Presso la sua residenza, a Oneglia, fu redatto, insieme a Italo Balbo, Dino Perrone Compagni ed a Ulisse Igliori, il primo regolamento delle camicie nere. Il 1° gennaio 1923 fu a Disposizione del Ministero dell’Interno come Prefetto di Cagliari e venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 1° febbraio 1923 in Posizione Ausiliaria. Fu Capo del Fascio di Oneglia nel 1920, Ispettore delle Squadre d’Azione del Partito Nazionale Fascista della 1^ Zona nord-ovest nel 1922 e Ispettore del Gruppo Legioni M.V.S.N. della Sardegna il 1° febbraio 1923. Dopo il delitto Matteotti e le successive dimissioni del generale Emilio De Bono dalla carica di comandante della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, il 30 novembre 1924 Mussolini chiamò a sostituirlo lo stesso Gandolfo. Nei nove mesi in cui restò in carica, Gandolfo non fece tuttavia in tempo a incidere significativamente sulla riorganizzazione della Milizia: morì infatti a Roma il 31 agosto 1925, a 61 anni, per un improvviso aggravamento dei postumi delle lesioni che aveva subito durante la Grande Guerra. Qualche mese prima di morire, più precisamente l’8 febbraio, era stato nominato motu proprio da Vittorio Emanuele III grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Fotografia formato 21 x 14,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
8 febbraio 1925
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1919
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1919
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
1916
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Veliki Kribach – 1916
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Pecinka – 1916
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Lokoida – 1916
Medaglia commemorativa delle campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
Medaglia interalleata della vittoria
Arc. 3104: Barbieri Giuseppe in uniforme ordinaria da Brigadiere Generale mod. 20 giugno 1918 – 19 febbraio 1920 (Ferrera Erbognone, 25 maggio 1866 – Roma, 194.). Allievo Ufficiale il 6 ottobre 1884, uscì dall’Accademia Militare Sottotenente nel 71° Reggimento Fanteria il 2 agosto 1886. Fu in Eritrea per alcuni mesi nel 1887 e il 30 marzo 1890 ottenne il grado di Tenente. Capitano il 28 luglio 1892, prestò servizio a lungo nel 70° Reggimento Fanteria. Maggiore il 31 dicembre 1913 entrò in guerra al comando del 1° Battaglione del 54° Reggimento Fanteria che resse fino all’11 ottobre 1915 combattendo in Cadore. Promosso Colonnello il 6 giugno 1916 venne posto al comando del 230° Reggimento Fanteria della Brigata Campobasso col quale rimase fino al 2 dicembre 1917. Colonnello Brigadiere fu comandante della Brigata Treviso dal 29 agosto all’11 novembre 1917 combattendo ad Anhovo e al Cicer per poi passare al comando della Brigata Bisagno. Brigadiere Generale il 20 giugno 1918 venne promosso Generale di Brigata in Posizione Ausiliaria Speciale a disposizione del comando della Zona di Trento il 1° dicembre 1923. Aderirà al fascismo e venne promosso Luogotenente Generale della M.V.S.N. Comandante la 2^ Zona Lombardia il 1° gennaio 1925. Il 26 febbraio 1927 ottenne il grado di Generale di Divisione nella Riserva. Fotografia formato 13,9 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Croce al merito di guerra
Croce al merito di guerra, seconda concessione
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Arc. 2096: Mezzetti Ottorino in uniforme ordinaria coloniale da Generale di Corpo d’Armata mod. 18 gennaio 1934 (Roma, 30 novembre 1887 – Arezzo, 29 settembre 1962). All’età di dodici anni venne iscritto a frequentare il Collegio Militare di Roma il 1° gennaio 1889 passando successivamente alla Scuola militare della medesima città il 30 settembre 1895. Sottotenente nel 64° Reggimento Fanteria il 6 gennaio 1898, venne promosso Tenente il 20 gennaio 1901. Venne inviato in Congo nel 1903 al fine di partecipare insieme con altri ufficiali italiani all’organizzazione dell’esercito locale, dal momento che sebbene lo stato fosse possedimento del Regno del Belgio, tale era la presenza di italiani che il governo locale aveva chiesto all’Italia di occuparsi della formazione dell’esercito in cambio di consistenti concessioni. Rimase in Congo sino al 1906, e una volta rientrato in Patria frequentò la Scuola di Guerra di Torino. Capitano nel 1911 prese parte alla guerra italo-turca e il 25 maggio 1915 venne promosso Maggiore Comandante il 1° Battaglione del 59° Reggimento Fanteria. Nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia il 2 aprile 1916, dopo duri combattimenti sarà lui, il 17 dello stesso mese, a dare l’ordine di far saltare i detonatori della mina posta sul picco per conquistare la posizione nemica. Dalla regione del Col di Lana il suo battaglione fu trasferito sul fronte del Monte Colbricon nei pressi di Passo Rolle, dove combatté per alcuni mesi nell’inutile tentativo di sfondare le linee nemiche verso la Val di Fiemme. Promosso Tenente Colonnello, dal 28 febbraio al 5 giugno 1917, data in cui rimase ferito in azione, fu comandante del 14º Reggimento Fanteria della Brigata Pinerolo. Dopo l’esito negativo della battaglia di Caporetto la Brigata “Calabria” si riposizionò sulla linea del Piave tra il Monfenera e il Monte Tomba, partecipando poi alla battaglia di Vittorio Veneto, compiendo attacchi sull’Asolone. Il 28 dicembre 1919 venne nominato Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia. Terminato il conflitto rimase senza specifici impieghi sino al 1924 quando, durante l’occupazione della Tripolitania, occupò alla testa della sua colonna la città di Sirte. Nel 1927 fu spostato in Cirenaica dove, resosi conto che gli uomini di Omar al-Mukhtar si rifugiavano nel deserto interno dove gli automezzi italiani non potevano raggiungerli per mancanza di autonomia, decise di mutare tattica e di utilizzare mezzi più efficienti e di muoversi su più colonne per operare manovre avvolgenti che circondassero l’avversario. Senza alcun preavviso lanciò le proprie truppe alle quattro del mattino verso il Gebel cogliendo i senussi alla sprovvista e sconfiggendoli in una serie di scontri. Nel suo successivo proclama alle truppe, in data 6 settembre 1927, dopo la fine delle operazioni estive sul Gebel, inneggiò al governo della colonia, all’esercito, al re e all’Italia, senza proferire una parola di apprezzamento per il duce, a cui i riferimenti di Rodolfo Graziani erano costanti. Ciò gli causò problemi, anche se venne promosso Generale di Brigata il 16 giugno 1928. Dati i suoi legami di lunga data con l’Africa, fu nominato governatore dell’Amara (Africa Orientale Italiana) dal 1937 al 1º gennaio 1939 e in quello stesso anno fece definitivamente rientro in Patria. Il 9 settembre 1937, per i meriti acquisiti, era stato elevato al rango di Generale di Corpo d’Armata. Il 25 marzo 1939 fu nominato a Senatore del Regno d’Italia, e dal 17 aprile dello stesso anno al 5 agosto 1943 fece parte della Commissione d’affari dell’Africa italiana. Dopo la caduta del fascismo (25 luglio) e la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 fu sottoposto a procedimento di epurazione, venendo dichiarato decaduto dalla carica di senatore in data 28 dicembre 1944. Non ricoprì mai alcun incarico militare durante la seconda guerra mondiale. Fotografia formato 14,4 x 9,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Provetto coloniale rotto a tutti i disagi e privazioni del deserto, comandante dotato di grande energia, di provetto valore, di sicura perizia, ha messo a profitto dell’Impero la sua tenace attività e la sua profonda esperienza, concorrendo validamente alla repressione di una vasta rivolta e dalla pacificazione di estesi territori. A.O.I., 15 dicembre 1937-15 giugno 1938.» Regio Decreto 4 ottobre 1938
Medaglia d’argento al valore militare
«Con slancio ed energia guidava la sua compagnia all’attacco delle trincee nemiche sotto l’intenso fuoco dell’artiglieria e delle mitragliatrici avversarie, cooperando efficacemente al buon andamento dell’azione. Col di Lana, 9 luglio 1915.»
Medaglia d’argento al valor militare
«All’abilità di comandante univa coraggio personale, dando in vari combattimenti mirabile esempio di ardimento e sprezzo del pericolo. Gasr Tellil, 24 dicembre 1918; Gemil, 5 ottobre 1918; Zanzur, 2 gennaio 1919; Zona di Zavia, 8-10 gennaio 1919.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Governatore e comandante delle truppe dell’Amara, ha più volte personalmente assunto il comando di forti e importanti colonne in operazioni di grande polizia coloniale, dando prova di magnifico ascendente sulle truppe ai suoi ordini, per le sue doti di sereno sprezzo del pericolo, di resistenza alle fatiche e ai disagi, per alto sentimento del dovere e profondo spirito di sacrificio. Goggiam-Belesà, gennaio-dicembre 1938.»
Medaglia d’argento al valore militare
Croce al merito di guerra (3 concessioni)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
21 dicembre 1938
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 16 giugno 1939
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 31 maggio 1934
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia militare al merito di lungo comando (15 anni)
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3361: Squillace Carmelo in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata Aiutante di Campo Effettivo del Re mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 11 ottobre 1865 – Salerno 194.). Sottotenente nel 94° Reggimento Fanteria il 12 ottobre 1883, venne promosso Tenente il 26 settembre 1886. Capitano nel 61° Reggimento Fanteria l’8 luglio 1897 fu poi Aiutante di Campo nella Brigata Casale. Maggiore nel 22° Reggimento Fanteria il 30 dicembre 1907 e fu Aiutante di Campo Effettivo del Re dal 5 maggio 1912 al 12 aprile 1915. Tenente Colonnello il 30 giugno 1912, ottenne il grado di Colonnello e il comando del 131° Reggimento Fanteria il 24 maggio 1915. Colonnello Brigadiere comandante la Brigata Napoli il 26 maggio 1916, comando anche la Brigata Lazio dal 14 novembre 1917. Maggior Generale il 21 dicembre 1916, fu al comando della 66^ Divisione il 18 luglio 1917 e della 60^ Divisione di Fanteria il 20 agosto 1917. Ritornato al comando della 66^ Divisione il 5 settembre 1917 vi rimase fino al 7 settembre 1919. Comandante della Divisione Genova nel 1922, venne promosso Generale di Divisione il 1° febbraio 1923. In Aspettativa Revisione Quadri nel 1926, fu Aiutante di Campo Generale Onorario del Re e Generale di Corpo d’Armata in Riserva l’11 ottobre 1929. Fotografia formato 12,3 x 8,5. Fotografo: V. Taiani – Salerno.
Arc. 3279: Santini Ruggero in uniforme di marcia coloniale da Generale di Corpo d’Armata (Ventimiglia Sicula, 16 aprile 1870 – Roma, 4 aprile 1958). Allievo alla Scuola Militare l’11 ottobre 1890, fu Sottotenente nel 1° Reggimento Fanteria l’11 settembre 1892. Assegnato al 21° Battaglione in Africa il 6 febbraio 1896, ottenne il grado di Tenente nel 1° Reggimento Fanteria il 9 luglio 1896. Allievo alla Scuola di Guerra nel 1903. passò allo Stato Maggiore della Divisione Brescia il 5 maggio 1904, poi alla Divisione Verona il 10 novembre 1904. Capitano nel 2° Reggimento Fanteria il 17 marzo 1907, fu nello Stato Maggiore del 7° Corpo d’Armata il 18 marzo 1909 poi trasferito nello Stato Maggiore e destinato al 12° Corpo d’Armata a Palermo il 6 novembre 1910. Passato allo Stato Maggiore della 4^ Divisione Speciale in Libia il 4 giugno 1913 vi rimase fino al 12 giugno 1914. Primo Capitano il 29 marzo 1915, ottenne il grado di Maggiore in Fanteria f.q. il 18 luglio 1915. Tornato nel Corpo di Stato Maggiore il 21 novembre 1915, venne promosso Tenente Colonnello il 28 novembre 1915. Colonnello di Fanteria il 5 novembre 1916, tornò nello Stato Maggiore il 18 maggio 1917. Capo di Stato Maggiore dell’Intendenza della Zona di Gorizia dal 22 marzo al 1° giugno 1917, passò all’Intendenza della 2^ Armata il 10 giugno e vi rimase fino al 19 ottobre 1917 per passare poi all’Intendenza della Zona Carnia. Trasferito all’Intendenza della 5^ Armata il 16 novembre 1917 vi rimase fino al 31 gennaio 1918. Colonnello Brigadiere comandante la Brigata Lecce il 24 febbraio 1918, venne promosso Brigadiere Generale il 20 giugno 1918. Capo di Stato Maggiore del 23° Corpo d’Armata dal 20 dicembre 1918 al 25 gennaio 1919, passò all’Intendenza del Comando Supremo nei Balcani il 5 febbraio e vi rimase fino al 1° aprile 1919. Comandante la brigata Friuli il 29 marzo 1921, ottenne la promozione a Generale di Brigata il 1° febbraio 1923. Capo del Reparto Ord.to e Mobilitazione dello Stato Maggiore il 15 maggio 1924, passò alla 6^ Brigata Fanteria di Milano il 10 febbraio 1927. Generale di Divisione il 1° marzo 1928 fu a Disposizione e il 1° novembre 1928 venne assegnato alla Divisione Milano. Generale di Corpo d’Armata il 6 dicembre 1932, fu al Comando del Corpo d’Armata di Milano. Al comando del Corpo d’Armata Metropolitano in Eritrea il 21 maggio 1935, passò al comando del 1à Corpo d’Armata Africa Orientale il 16 aprile 1936. Governatore Civile e Comandante delle truppe in Somalia dal 24 maggio 1936 al 15 dicembre 1937, fu poi a Disposizione in S.P.E. Governatore Onorario il m21 febbraio 1938, fu Senatore del Regno il 25 marzo 1939 e Vice Presidente della Commissione Africa Italiana dal 17 aprile 1939 al 16 aprile 1941. Fu Membro della Commissione dell’Alta Corte di Giustizia dal 17 aprile 1939 al 5 agosto 1943 e nella Commissione FF.AA. dal 14 aprile 1941 al 5agosto 1943. Fotografia formato 17,3 x 12,4. Fotografo: Sconosciuto. Datata Mogadiscio, 18 luglio 1936. Autografa.
Arc. G2: Scimeca Vito in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata mod. 31 dicembre 1937 – 5 giugno 1940 (Ciminna, 8 gennaio 1875 – 1953). Allievo alla Scuola Militare di Modena, ne uscì Sottotenente di Fanteria il 20 ottobre 1895. Tenente nell’86° Reggimento Fanteria il 29 dicembre 1898, ottenne i gradi di Capitano nel 35° Reggimento Fanteria il 1° luglio 1909. Venne promosso Maggiore e poi Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore della 34^ Divisione il 12 settembre 1915 per poi passare alla 11^ Divisione dal 3 giugno al 23 settembre 1916. Promosso Colonnello il 26 luglio 1917 fu Delegato presso le truppe in Francia al Comando Supremo. Fu rappresentante italiano presso la Commissione per l’armistizio dal novembre 1918 al settembre 1919, comandante del 35° Reggimento Fanteria e poi comandante del 6° Distretto Militare di Bologna nel 1926. Generale di Brigata il 9 ottobre 1927, fu comandante della 6^ Brigata di Fanteria e poi Ispettore presso la Divisione di Milano. Generale di Divisione il 7 ottobre 1933 fu comandante della Divisione Timavo a Trieste e successivamente gli venne affidato il comando del Corpo d’Armata di Bari nel 1935. Generale di Corpo d’Armata il 1° luglio 1937 facente quadro presso il Ministero della Guerra per incarichi speciali a Bologna. Nel 1940 venne collocato nella Riserva. Fotografia formato 38 x 24,5. Fotografo: Pasqucci – Bologna. Datata Bologna 20 agosto 1949.
Arc. G4: Maltese Enrico in uniforme ordinaria da Generale di corpo d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 ottobre 1940 (Palermo, 1879 – 19..). Sottotenente nell’Artiglieria da Costa il 19 ottobre 1898, venne promosso Tenente il 29 ottobre 1900. Frequentò la Scuola di Guerra nel 1908, partecipò alla guerra contro l’Austria e ottenne il grado di Colonnello Comandante la scuola Bombardieri il 16 agosto 1917. Fu Capo di Stato Maggiore del 24° Corpo d’Armata il 6 luglio 1918 e del 1° Corpo d’Armata il 24 febbraio 1919 poi Comandante del 9° Reggimento Artiglieria Pesante Campale. L’11 marzo 1924 passò al comando del Gruppo Carri Armati e il 31 dicembre 1926 venne promosso Generale di Brigata e Ispettore della Divisione Bologna. Nel 1929 fu Direttore del Centro Chimico Militare e venne promosso Generale di Divisione il 1° gennaio 1932. Comandante della Divisione Gran Sasso nel 1934, fu a disposizione dell’Ispettoreto di Artiglieria di Roma nel 1935. Generale di Corpo d’Armata in Riserva il 1° luglio 1937, venne richiamato nel 1940. Fotografia formato 22,5 x 16,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3: Nasi Guglielmo Ciro in uniforme ordinaria Coloniale da Generale di Divisione mod. 18 gennaio 1934 (Civitavecchia, 21 febbraio 1879 – Modena, 21 settembre 1971). Dopo essersi arruolato nel Regio Esercito entrò nella Regia Accademia Militare di Modena, da cui uscì con il grado di Sottotenente, assegnato all’Arma di Artiglieria. Nel 1905 fu promosso Tenente, e nel 1912 fu inviato in Libia con il grado di Capitano, in forza all’8º Reggimento Artiglieria. L’anno successivo si distinse nel combattimento di Saf Saf (1º luglio), venendo decorato con una Medaglia d’argento al Valor Militare. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, si distinse in forza all’artiglieria, in particolare nel corso del 1917, ed al termine del conflitto risultava decorato con altre tre Medaglie d’Argento al Valor Militare, ed aveva raggiunto il grado di Tenente Colonnello. Nel 1924 assunse il comando del 3º reggimento d’artiglieria, e l’anno successivo fu nominato addetto militare a Parigi dove rimane per 3 anni fino al 1928. In quell’anno rientrò in Patria per essere quindi inviato nelle colonie africane in qualità di Capo di Stato Maggiore delle truppe coloniali, ricoprendo l’incarico di Vice-governatore della Cirenaica italiana dal 1934 al 1935. Dopo lo scoppio della guerra d’Etiopia, Nasi fu impegnato sul fronte sud al comando della 1^ Divisione Fanteria “Libia”, alle dipendenze del Generale Rodolfo Graziani. In questo frangente portò le sue truppe a scontrarsi con le truppe etiopi al comando di Wehib Pascià, un generale turco al servizio dell’imperatore etiopico. Wehib cercò di attirare l’armata italiana in una trappola facendola spingere il più possibile nel deserto dell’Ogaden. Ma nello svolgimento di tale operazione i reparti italiani al comando di Nasi, e del Generale Navarra, fecero fallire l’operazione infliggendo gravissime perdite agli abissini e mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’armata di Wehib Pascià. Al termine della campagna d’Etiopia fu nominato governatore dell’Harar, ricoprendo tale incarico dal 1936 al 1939, quando assunse quello di governatore dello Scioa che ricoprì fino al 1940 (cumulando anche la carica con quella di vice governatore dell’AOI). La sua politica di governo fu caratterizzata da una forte azione moralizzatrice dell’amministrazione civile e militare. Si dimostrò anche un abile diplomatico nella gestione delle relazioni con le diverse tribù indigene, alternando l’utilizzo della forza con la trattativa. Sostenne, inoltre, il viceré Amedeo d’Aosta nella sua azione di collaborazione con i notabili, inclusi i dissidenti, e in quella di avvicinamento alle popolazioni etiopi. Con l’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, venne inoltre nominato comandante in capo dello scacchiere Est delle Forze armate dell’Africa Orientale Italiana. In questo ruolo organizzò e guidò personalmente una fortunata campagna contro il Somaliland britannico, impiegando gli àscari. L’ultima piazzaforte nell’Africa orientale italiana fu completamente conquistata dagli inglesi a Gondar (Etiopia), nel novembre 1941. Nei mesi precedenti, l’equilibrio delle forze nel corno d’Africa cambiò decisamente costringendo le forze italiane ad assumere una posizione difensiva. Nasi, rimasto completamente isolato, combatté la battaglia di Gondar. Il 27 novembre 1941 iniziò l’attacco finale degli inglesi diretto subito sull’aeroporto di Azozo. Nella mattinata cadde Azozo e le truppe britanniche raggiunsero il castello di Fasilades. Alle 14.30 il generale Guglielmo Nasi inviò in Italia l’ultimo dispaccio: «La brigata di riserva, lanciata sul fronte sud, non è riuscita a contenere l’attacco. Il nemico ha già superato il reticolato e i mezzi blindati sono penetrati in città. Ritengo esaurito ogni mezzo per un’ulteriore resistenza ed invio i parlamentari». Poco dopo il comando italiano di Gondar, locato nella Banca d’Italia, fu preso d’assalto e costretto alla resa. Il 30 novembre deposero le armi gli italiani negli ultimi presidi che ancora resistevano. Guglielmo Nasi fu l’ultimo comandante italiano ad arrendersi nell’Africa Orientale Italiana il 28 novembre 1941. Fatto prigioniero, fu inviato in un campo di prigionia nel Kenya insieme al duca Amedeo d’Aosta, e quando costui morì, Nasi assunse il comando dei circa 60.000 prigionieri italiani. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 con gli Alleati della seconda guerra mondiale, si schierò con il governo del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Gli fu consentito di rientrare in Italia solo nel novembre 1945 per presentarsi davanti all’Alta Corte di Giustizia e difendersi dalla denuncia presentata contro di lui dall’Alto Commissario per le sanzioni contro il fascismo. Prosciolto nel corso di quello stesso anno, nel 1949 venne designato a ricoprire la carica di “Commissario straordinario al trapasso” in Somalia tra l’uscente amministrazione britannica e la nuova Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia. Sull’onda delle proteste del governo etiopico, espresse direttamente dall’imperatore Hailé Selassié al governo italiano e riprese nel parlamento italiano dalla sinistra, il Consiglio dei ministri decise di revocargli l’incarico e di sopprimere la stessa figura di Commissario straordinario. Le proteste etiopiche furono collegate al fatto che il suo nome risultava fra quelli dei criminali di guerra denunciati dal governo etiopico alle Nazioni Unite. Lo storico Angelo Del Boca, tra i massimi studiosi del colonialismo italiano, lo considerò il migliore ufficiale del Regio Esercito presente in A.O.I. Particolare di Fotografia formato 18 x 13. Fotografo: Istituto Nazionale Luce.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
19 settembre 1918
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
26 giugno 1924
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
1º luglio 1937
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
31 luglio 1939
Medaglia d’argento al valor militare
«Diede prova di grande energia e coraggio nella condotta dei suoi pezzi durante il combattimento di Saf Saf, 1º luglio 1913.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Durante le azioni che portarono all’occupazione della testata di Val Travenanzes, concorreva efficacemente alla riuscita delle operazioni compiendo, con tenacia mirevole, intelligenza e grande ardimento, una serie di pericolose ricognizioni, i cui risultati servirono come dati essenziali di base per gli spostamenti ed il più opportuno impiego delle batterie. Val Costeana, maggio-ottobre 1916.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Con calma ed ardire assolveva completamente l’arduo compito assegnatoli, nonostante che l’osservatorio e le batterie fossero soggette al preciso e al violento tiro dei grossi calibri nemici, dando luminosa prova di coraggio e di alto sentimento del dovere. Castagnevizza, 12-24 maggio 1917.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Costante esempio di fermezza e coraggio, incaricato di una ricognizione sulla linea dei piccoli posti per constatare la posizione raggiunta dai reparti più avanzati e la loro dislocazione, e sorpreso da un furioso bombardamento nemico, compì risolutamente la propria missione, dimostrando fermezza e tenacia mirabili. Pod Koriti, 19 – 24 agosto 1917.»
Croce al Merito di Guerra
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 19 aprile 1934
Cavaliere di gran croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 16 gennaio 1939
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
2 giugno 1953
Cavaliere di Vittorio Veneto
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
«Nasi Guglielmo, generale di brigata. – È promosso generale di divisione.- Per la forte e sagace azione di comando nelle operazioni che portarono alla conquista dell’Ogaden e dell’Harrarino.-» Regio Decreto 6-7-1936-XIV
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
«Nasi Guglielmo, generale di divisione in s.p.e.. – È promosso generale di corpo d’armata. Comandante delle truppe e governatore del territorio dell’Harar, dimostrava eminenti virtù di condottiero e di animatore. Di eccezionali qualità organizzative, tracciava e raggiungeva nel territorio affidatogli sicure vie e fulgide mete per l’avvenire e la grandezza dell’Impero.-» Regio Decreto 31-7-1938-XIV
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
«Nasi Guglielmo, generale di divisione in s.p.e.. – È promosso generale di corpo d’armata.- Comandante delle truppe e governatore del territorio dell’Harar, dimostrava eminenti virtù di condottiero e di animatore. Di eccezionali qualità organizzative, tracciava e raggiungeva nel territorio affidatogli sicure vie e fulgide mete per l’avvenire e la grandezza dell’Impero.-» Regio Decreto 31-7-1938-XIV
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia al merito di lungo comando nell’esercito (10 anni)
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3053: Fornaca Alessandro in uniforme ordinaria Coloniale da Generale di Brigata mod. 18 gennaio 1934 (7 dicembre 1882 – Tripoli 24 luglio 1934). Allievo Ufficiale il 5 novembre 1903, venne promosso Sottotenente di Fanteria il 7 settembre 1905. Promosso Tenente nel 91° Reggimento Fanteria il 7 settembre 1908, ottenne il grado di Maggiore nel 52° Reggimento Fanteria il 1° giugno 1917. Il 19 ottobre 1929 fu promosso Colonnello e ottenne il comando del 75° Reggimento Fanteria per poi passare come facente quadro presso il Regio Corpo Truppe Coloniali in Tripolitania. Passato allo Stato Maggiore del Comando di Corpo nel 1934 divenne Capo di Stato Maggiore del Regio Corpo Truppe Coloniali nel 1934. Nel 1936 ottenne il grado di Generale di Divisione. Fotografia formato 13 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G1: Azzariti Luigi in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1934 – 5 giugno 1939 (5 maggio 1872 – 19..). Sottotenente del Genio il 17 febbraio 1895 venne promosso Tenente nel 2° Genio il 21 agosto 1897. Il 5 settembre 1909 ottenne il grado di Capitano nel 1° Reggimento Genio e successivamente venne promosso Maggiore. Il 31 giugno 1917 venne promosso Tenente Colonnello del Genio Ferrovieri e poco dopo fu Colonnello Comandante l’8° Reggimento Genio. Il 4 aprile 1932 fu Generale di Brigata Comandante il Genio del Corpo d’Armata di Alessandria e il 1° gennaio 1936 venne promosso Generale di Divisione a disposizione del Ministero della guerra per poi essere collocato in Posizione Ausiliaria. Venne poi reintegrato e destinato alla Direzione Generale del genio per poi essere promosso Generale di Corpo d’Armata in Riserva il 1° gennaio 1939. Fotografia formato 11,2 x 16,6. Fotografo: Compagnia Fotografi dell’8° Genio.
Arc. 912: Badoglio Pietro in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Grazzano Monferrato, 28 settembre 1871 – Grazzano Badoglio, 1º novembre 1956). Entrato all’Accademia Militare di Torino, fu promosso Sottotenente di artiglieria il 16 novembre 1890 e Tenente il 7 agosto 1892. Trasferito al 19° da campagna a Firenze, vi rimase fino al febbraio 1896, quando fu inviato in Eritrea con la spedizione del Generale Baldissera. Partecipò alla puntata su Adigrat per liberare dall’assedio il Maggiore Prestinari e poi, terminate le ostilità con l’Etiopia, rimase per circa due anni in guarnigione sull’altopiano, ad Adi Caieh. Rimpatriato alla fine del 1898, frequentò la Scuola di Guerra, distinguendosi per l’equilibrata intelligenza e la grande tenacia posta nello studio. Promosso Capitano il 13 luglio 1903, fu trasferito al 12° da Campagna di stanza a Capua. Successivamente fu assegnato al comando del Corpo d’Armata di Bari ed al comando del Corpo di Stato Maggiore, all’ufficio regolamenti. Una carriera fino a quel momento regolare, accelerata dalla guerra di Libia, alla quale Badoglio partecipò fin dall’inizio. Fu, infatti, decorato al Valor Militare per aver organizzato l’azione di Ain Zara e promosso Maggiore per merito di guerra per aver pianificato l’occupazione dell’oasi di Zanzur. Rimpatriato, fu assegnato al 3° da Fortezza di stanza a Roma. Tenente Colonnello il 25 febbraio del 1915 fu assegnato al comando della 2ª Armata. Poco dopo l’inizio della guerra passò al comando della 4ª Divisione, il cui settore era dominato dal Sabotino, un monte privo di vegetazione e fortemente fortificato dagli Austriaci, fino ad allora giudicato imprendibile. Badoglio ebbe l’idea di espugnarlo usando il procedimento delle parallele. I lavori per scavare e rafforzare le successive trincee durarono mesi, Badoglio, promosso Colonnello nell’aprile 1916 e divenuto Capo di Stato Maggiore del VI Corpo d’Armata, continuò a dirigerli e comandò la brigata che effettuò la conquista del Sabotino il 6 agosto 1916. Promosso Maggior Generale per merito di guerra, continuò nell’incarico di Capo di Stato Maggiore fino al novembre, quando prese il comando della Brigata Cuneo. Nel maggio 1917 fu incaricato del comando del II Corpo d’Armata qualche giorno prima dell’inizio della 10ª battaglia dell’Isonzo. Il II Corpo d’Armata conquistò il Vodice e Monte Kuk, posizioni ritenute quasi imprendibili, e naturalmente Badoglio acquistò nuovi meriti, tanto che il comandante della 2ª Armata, Capello, nella successiva 11ª battaglia lo destinò al comando del XXVII corpo. Fu promosso Tenente Generale, ancora per merito di guerra. Badoglio continuò a comandare il XXVII corpo e fu proprio nel suo settore che la mattina del 24 ottobre 1917 gli Austro-Tedeschi sfondarono dando inizio alla disfatta di Caporetto. Badoglio fu nominato Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito unitamente al generale Giardino. Lavoratore instancabile, molto preparato professionalmente, intelligente e volitivo, Badoglio divenne presto il punto di forza del nuovo Comando Supremo e quando, nel febbraio 1918, il Generale Giardino fu inviato a Versailles, divenne Sottocapo unico e alter ego di Diaz. Condusse trattative per l’armistizio del 4 novembre 1918 con equilibrio, con fermezza e con signorilità. Il 24 febbraio 1919 Badoglio fu nominato Senatore. Nell’agosto 1919 il Comando Supremo fu sciolto ma Badoglio continuò a ricoprire l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore. Nel settembre il Presidente Nitti lo nominò Commissario straordinario del governo per la Venezia Giulia e lo mandò a Fiume, occupata da Gabriele D’Annunzio con i suoi volontari. Il 2 dicembre Badoglio, promosso Generale d’Esercito e nominato Capo di Stato Maggiore al posto di Diaz, tornò a Roma. Nel febbraio 1921 lasciò l’incarico ed entrò a far parte del Consiglio dell’Esercito. Nel 1923 Mussolini lo mandò in Brasile come ambasciatore, ma già nell’aprile del 1925 fu richiamato a Roma e nominato Capo di Stato Maggiore Generale, incarico allora abbinato a quello di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Promosso Maresciallo d’Italia nel 1926, dal 1º febbraio 1927 lasciò l’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito al Generale Ferrari. Fu inviato in Libia come Governatore Generale nel gennaio del 1929. Un’esperienza pienamente positiva: la colonia fu pacificata ed avviata ad uno sviluppo civile con l’attuazione di un ampio programma di opere pubbliche. Richiamato in Patria alla fine del 1933, nel novembre del 1935 fu inviato in Eritrea quale Comandante supremo. Entrato trionfalmente ad Addis Abeba il 5 maggio 1936 Badoglio rientrò quasi subito in Patria, accolto con grandi onori e con la concessione del titolo di duca di Addis Abeba. Carico di onori e di prebende, Badoglio non ebbe il coraggio di abbandonare l’incarico di Capo di Stato Maggiore Generale quando Mussolini manifestò l’intenzione di entrare in guerra a fianco della Germania. Le prime cocenti sconfitte in Africa Settentrionale ed in Grecia fecero di Badoglio il capro espiatorio. Di fronte alle accuse di incompetenza, mossegli soprattutto dagli ambienti fascisti, dette le dimissioni. Gli eventi successivi fecero sì che Badoglio, avvicinato da alcuni uomini politici antifascisti (Bonomi, Soleri, Orlando) dimostrasse la sua disponibilità ad assumere la Presidenza del Consiglio ed a porre fine alla guerra. Il 25 luglio 1943 Badoglio divenne il Presidente del Consiglio ed in tale veste gestì le fasi dell’armistizio. Abbandonata Roma dopo l’annuncio dell’armistizio, Badoglio si recò a Brindisi con il sovrano e rimase alla Presidenza del Consiglio fino alla liberazione di Roma. L’8 giugno 1944 cedette, infatti, l’incarico ad Ivanoe Bonomi, un politico che era già stato primo ministro dal luglio 1921 al febbraio 1922. Ritiratosi a vita privata, morì a Grazzano il 10 novembre 1956. Fotografia formato 18 x 13. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Regio decreto 18 ottobre 1928
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1921
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
«Adamantina tempra di soldato italiano, con tenacia pari al valore e con intelletto pari alla fede, in 41 mesi di guerra consacrò tutto se stesso al trionfo delle armi nostre. Assunto ad alte funzioni presso il comando supremo, fu del capo di stato maggiore dell’Esercito, in intima comunione di opere, di concetti e d’intenti, prezioso, devoto, infaticabile collaboratore, acché spezzata la violenza delle offensive nemiche, le armate italiane, ricostituite in agili e forti organismi, scattassero nell’ora meditata e prescelta alla travolgente manovra intesa a distruggere l’intera compagine dell’esercito nemico. Zona di guerra, 8 novembre 1917 – 4 novembre 1918.» 6 novembre 1918
Gran Croce dell’Ordine coloniale della stella d’Italia
1930
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
23 giugno 1936
Commendatore dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco
20 luglio 1926
Gran Croce dell’Ordine di Vytautas il Grande di Lituania
1930
Decorazioni
Medaglia d’argento al valore militare
«Per il valore dimostrato sulle linee di S. Daniele, in circostanze critiche di combattimento, assicurando efficace difesa contro l’incalzante nemico ed esponendosi serenamente ove intenso ferveva il combattimento.» S. Daniele del Friuli, 30 ottobre 1917.
Medaglia d’argento al valore civile
«Per essersi segnalato nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato dal comando del corpo d’armata di indirizzare la 6ª brigata su posizioni arditamente da lui riconosciute giorni innanzi, eseguiva il mandato con coraggio ed intelligenza. Rientrato al comando per riferire, ritornava più tardi al comando di brigata per ordini e notizie, traversando, non curante di sé, zone molto battute da proiettili nemici.» Tripoli, 26 novembre 1911
Croce al Merito di Guerra (2 concessioni)
Comando Supremo (1918) e Campagna Africa Orientale Italiana (1936)
Medaglie
Medaglia Mauriziana pel merito militare di 10 lustri per ufficiali generali
Medaglia d’oro militare al merito di lungo comando
Croce d’oro per anzianità di servizio militare
Medaglia commemorativa della Guerra Italo-Turca (1911-1912)
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia (1913)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia (1848-1918)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna dell’Africa Orientale (1935-1936)
Medaglia di benemerenza per il terremoto di Avezzano (1915)
Arc. G: Baistrocchi Federico in uniforme ordinaria da Generale d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 9 giugno 1871 – Roma, 31 maggio 1947). Studiò al Collegio militare della Nunziatella di Napoli e passò successivamente all’Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino, dove nel 1889 uscirà con il grado di Sottotenente di Artiglieria; nel 1896 combatté nell’ultima fase della guerra italo-abissina mentre nel 1912 partecipò alla guerra italo-turca dove fu promosso Maggiore ed ottiene per meriti di guerra la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nella Prima guerra mondiale prestò servizio in Albania al comando di un raggruppamento d’artiglieria fino al 1916. Rientrato in Italia col grado di Tenente Colonnello, operò in Vallarsa e sul Pasubio, dove incaricò il matematico Mauro Picone di redigere nuove tavole di tiro per le artiglierie pesanti in montagna. Successivamente fu assegnato al fronte dell’Isonzo: durante la ritirata di Caporetto i suoi artiglieri si distinsero perché trasportarono i loro pezzi, quaranta batterie circa, dalla Bainsizza fino al fiume Tagliamento ma che dovettero abbandonare ai ponti perché fatti saltare in precedenza. Nel corso della battaglia di Vittorio Veneto con il grado di Brigadiere Generale era comandante dell’artiglieria della 7ª Armata delle Giudicarie. Alla fine del conflitto, dove era stato decorato con tre Medaglie d’Argento al Valore Militare, fu inviato in Libia per tutto il 1919. Nell’ottobre 1922, in prossimità della marcia su Roma, assicurò a Mussolini che la piazza di Napoli, del quale era comandante, non sarebbe intervenuta contro di lui durante l’adunata fascista nella città partenopea. Nel 1924 venne eletto alla Camera dei deputati nella XXVII legislatura per il PNF (primo eletto) in Campania, e confermato nel 1929 nella XXVIII legislatura e nel 1934 nella XXIX. Nel 1926 fu promosso Generale di Divisione e quando nel 1931 divenne Generale di Corpo d’Armata, fu inviato a Verona per assumere il comando del Corpo d’Armata ivi stanziato. Nel luglio 1933 Mussolini assunse anche il Ministero della Guerra, e Baistrocchi assunse l’incarico di Sottosegretario di Stato, con l’obiettivo di iniziare un “programma di ammodernamento delle Forze armate” che prevedeva: l’istituzione del premilitare e postmilitare, ammodernamento e meccanizzazione, la creazione delle divisioni celeri e dei reparti autotrasportati, l’ammodernamento delle artiglierie e delle armi individuali. Tuttavia questo programma, forse troppo ambizioso, fu attuato solo in parte. Il 14 novembre 1933 emanò la cosiddetta “Riforma Baistrocchi”, su uniformi, gradi ed equipaggiamento del Regio Esercito, della Milizia e dei Reali Carabinieri. Durante la guerra d’Etiopia favorì la costituzione di divisioni di camicie nere, comandate però da ufficiali dell’esercito. Ricoprì l’incarico di Sottosegretario di stato fino all’ottobre 1936. Già Segretario dell’Ordine Militare di Savoia, fu anche Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito dal 1º ottobre 1934 al 7 ottobre 1936. Il 23 maggio 1936 raggiunse il grado di Generale d’Armata. Il 7 ottobre 1937 gli fu concesso con Regio Decreto il titolo di “Conte”. Il 25 marzo 1939 fu nominato senatore del Regno d’Italia. Nel 1944 fu collocato in riserva per raggiunti limiti d’età. Il 18 aprile 1945 fu arrestato con l’accusa di fascistizzazione dell’esercito per l’inserimento della Milizia Fascista: processato al tribunale militare di Roma, fu assolto con formula piena nel settembre 1946. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Nel periodo preparatorio all’avanzata su Misurata, colla sua feconda operosità portò al maggiore grado di efficienza le opere di difesa della base e tutti gli elementi mobili di artiglieria destinati a prendere parte a tale avanzata. Nei combattimenti di misurata (8 luglio 1912) e del Gheran (20 luglio 1912) diresse l’impiego di tali elementi con eccezionale abilità, dando prova ammirabile di calma, sangue freddo ed ardimento.» Regio Decreto lettera A del 16 marzo 1913
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«Quale comandante di Artiglieria di un’Armata, dimostrava elettissime qualità militari, vasta e profonda competenza tecnica, preziosissime doti di organizzatore nella preparazione dell’Arma e del suo impiego. Sprezzante sempre del fuoco nemico nella sua inesauribile attività che lo ha fatto accorrere ovunque la situazione era più difficile e il pericolo più intenso. Efficacissimo coadiutore del comando nel dar vita al più stretto accordo fra i comandi delle Grandi Unità e gli organi da lui dipendenti, e nell’assicurare il più intimo collegamento tra Fanteria e Artiglieria nel combattimento. – Valtellina – Valcamonica e Val Giudicarie, marzo-novembre 1918» Regio Decteto n. 107 del 17 maggio 1919
Medaglia d’argento al valor militare
«Sprezzante del pericolo, si portava presso un pezzo, che aveva avuto quasi tutti i serventi fuori combattimento, e assicurava il proseguimento del tiro. Atterrato dal vicino scoppio di una granata nemica di medio calibro e colpito al capo da un sasso, nonostante lo stordimento ritornava subito al suo posto di combattimento, conservando la direzione del tiro. Val Popena Bassa, 12 settembre 1915.» Regio Decreto 16 novembre 1916
Medaglia d’argento al valor militare
«In varie contingenze di guerra preparava e dirigeva, con grande abilità e perizia, l’azione d’artiglieria da lui dipendente, e dava continue e mirabili prove di slancio e coraggio personale. Vallarsa, Pasubio, Lora, Alpe di Cosmagnon, giugno, settembre, ottobre 1916.» Regio Decreto 25 gennaio 1917
Medaglia d’argento al valor militare
«In numerosi aspri combattimenti fu sempre ammirevole per sereno coraggio e alto valore. Altipiano di Bainsizza, agosto-settembre 1917.» Regio Decreto 16 agosto 1918
Croce al merito di guerra (2 concessioni)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 14 settembre 1933
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia militare d’oro al merito di lungo comando (20 anni)
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa Guerra Italo Turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
28 maggio 1917
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Gregorio Magno
25 giugno 1935
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Arc. G: Gabba Melchiade in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata 1° Aiutante di Campo del Principe Umberto mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Milano, 20 agosto 1874 – Roma, 17 novembre 1952). Giovanissimo decise di intraprendere la carriera militare, dapprima frequentando, a partire dal 15 ottobre 1892, il Collegio Militare di Milano e poi la Regia Accademia d’Artiglieria e Genio ove si iscrisse l’8 agosto 1895. Passò infine alla Scuola di Guerra nel 1905. Dal 1911 al dicembre 1915 fu in Eritrea come ufficiale del Corpo di Stato Maggiore, e poi comandante l’Artiglieria del Regio corpo truppe coloniali. Rientrato in Patria in piena prima guerra mondiale, a partire dal maggio 1916, con il grado di Tenente Colonnello, prestò servizio sul fronte giulio al comando di un gruppo di unità d’artiglieria del XVIII Corpo d’Armata e del XX Corpo d’Armata. Fu poi Capo di Stato Maggiore della 13ª Divisione, della 57ª Divisione, e Capo dell’ufficio operazioni e affari generali del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, Generale Luigi Cadorna. Ferito nel giugno 1916 ebbe nell’estate del 1917 la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia sull’altopiano di Asiago. In seguito ricoprì il ruolo di Capo di Stato Maggiore del XXIX Corpo d’Armata, del XIV Corpo d’Armata e Capo di Stato Maggiore della Divisione militare territoriale di Chieti meritandosi nel 1918 la Croce d’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia.. Divenne membro della Società geografica italiana (1919) perfezionandosi nella cartografia militare. Promosso Colonnello, fu capo di una missione militare in Transcaucasia, e poi ricoprì il ruolo di direttore della Regia agenzia politica del Regno d’Italia presso le repubbliche di Georgia, Azerbaigian e di Armenia (28 febbraio 1920-16 marzo 1922). Rientrato in Italia fu in successione Capo di Stato Maggiore del III Corpo d’Armata di Milano, Capo ufficio operazioni allo Stato Maggiore dell’Esercito, e segretario del Consiglio dell’Esercito (1921). Nel settembre 1921 ritornò in Eritrea come comandante di quel corpo di truppe coloniali. Promosso Generale di Brigata nel maggio 1926 e nel 1927 nominato Capo di Stato Maggiore del comando designato d’Armata di Firenze. Nel gennaio 1931 è promosso Generale di Divisione, e divenne Comandante della 20ª Divisione di Fanteria “Curtatone e Montanara”. Fu poi primo Aiutante di Campo Generale di S.A.R. il Principe di Piemonte (17 novembre 1932-25 maggio 1934). Nel 1934 si iscrive al PNF. Nel novembre 1934 fu promosso al grado di Generale di Corpo d’Armata. Dal marzo 1935 prese parte alla guerra d’Etiopia come Capo di stato maggiore del Comando superiore dell’Africa Orientale, retto dal Generale Emilio de Bono. Nel 1936 divenne Generale designato d’Armata. Nominato senatore del Regno d’Italia il 25 marzo 1939 su proposta del Ministro della guerra, divenne Membro della Commissione degli affari dell’Africa italiana (dal 1939 e poi Vicepresidente della medesima commissione dal 1941) e Membro della Commissione per il giudizio dell’Alta Corte di Giustizia (1939-1943). Nel maggio 1940 è promosso Generale d’Armata. Il 27 luglio 1943 viene nominato da Pietro Badoglio Ministro dell’Africa Italiana, carica che deterrà sino al 24 febbraio 1944 quando tale ministero verrà assunto ad interim da Badoglio, e pochi mesi dopo dichiarato decaduto dal Senato. Ritiratosi a vita privata dopo la formazione della Repubblica Italiana, si spense a Roma il 17 novembre 1952. Fotografia formato 20,7 x 13,7. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Regio Decreto 24 febbraio 1918
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
11 novembre 1920
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
9 luglio 1936
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
30 novembre 1936
Croce al merito di guerra (2 volte)
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
31 dicembre 1914
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
12 maggio 1921
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
11 novembre 1933
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
11 novembre 1934
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1916
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
30 dicembre 1919
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
15 gennaio 1931
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
21 marzo 1935
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1937
Cavaliere dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Cavaliere di gran croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia militare al merito di lungo comando di bronzo (10 anni)
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Arc. 2546: Calcagno Riccardo in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata Designato Comandante d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 ( Lecce 1872 – Roma 1953). Sottotenente alla Scuola di Applicazione di Artiglieria l’11 settembre 1892, venne promosso Tenente nel 18° e poi nel 22° Reggimento Artiglieria il 1° settembre 1895. Fu insegnante alla Scuola di Applicazione nel 1899 e frequento la Scuola di Guerra nel 1902 venendo promosso Capitano nell’11° Reggimento Artiglieria il 21 settembre 1906. Nel 1908 passò nello Stato Maggiore, venne promosso Tenente Colonnello il 28 novembre 1915 e fu Capo Sezione Nazionale all’Ufficio Situazione e Operazioni Comando Supremo fino al gennaio 1916 e poi alla Sezione Internazionale fino all’aprile 1916. Promosso Colonnello Comandante del 46° Reggimento Artiglieria da campagna, da luglio al dicembre del 1917 fu Capo Ufficio Situazioni Comunicati di Guerra. Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Padova dal 18 marzo al 20 maggio 1918, venne promosso Brigadiere Generale il 20 giugno 1918 e fu Capo della Delegazione Italiana presso il Comitato Internazionale a Parigi. Dal 17 settembre 1919 al 26 febbraio 1927 fu Capo Delegazione Italiana presso la Commissione contro la Germania e il 1° febbraio 1923 ottenne il grado di Generale di Brigata. Nel novembre del 1927 ottenne il grado di Generale di Divisione e venne destinato al Ministero della Guerra con incarichi speciali per poi passare al comando della Divisione Messina nel giugno del 1928. Fu alla Regia Accademia Militare e alla Scuola di Applicazione nel luglio 1930 e il 14 novembre 1932 fu promosso Generale di Corpo d’Armata. Il 4 dicembre 1932 gli venne affidato il comando del Corpo d’Armata di Udine e dal 15 luglio 1934 al 1° settembre 1938 fu Comandante Generale della Guardia di Finanza. Collocato in Posizione Ausiliaria il 1° settembre 1938 con il grado di Generale di Corpo d’Armata Designato Comandante d’Armata, fu Generale di Corpo d’Armata in Riserva con rango Designato per il Comando d’Armata nel 1941. Fu Senatore del Regno dal 23 marzo 1939. Fotografia formato 10,5 x 7,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
5 giugno 1915
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
13 settembre 1918
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
8 agosto 1920
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
19 gennaio 1933
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
14 novembre 1935
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
13 settembre 1917
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
19 giugno 1924
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1932
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1937
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
28 novembre 1933
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valore militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G4: De Vecchj Eugenio in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata mod. 30 aprile – 31 dicembre 1937 (Casagiove, 15 febbraio 1870 – Bari, 4 giugno 1940). Allievo Ufficiale il 15 febbraio 1887, fu Sottotenente nel 1° Reggimento Bersaglieri il 6 agosto 1888. Tenente il 12 giugno 1892, fu alla Scuola di Guerra nel 1901 e venne promosso Capitano nel 6° Reggimento Bersaglieri il 28 luglio 1902. Trasferito allo Stato Maggiore della Divisione Ancona nel 1906, ottenne il grado di Maggiore nel 5° Reggimento Bersaglieri il 31 dicembre 1912. Capo di Stato Maggiore della 31^ Divisione dal 24 maggio 1915 al 19 maggio 1916. Prese parte alla guerra contro l’Austria, venne promosso Tenente Colonnello il 18 agosto 1915 e Capo di Stato Maggiore del 22° Corpo d’Armata dal 24 maggio al 24 giugno 1916. Capo di Stato Maggiore del 2° Corpo d’Armata dal 19 agosto 1916 al 13 maggio 1917, ottenne la promozione a colonnello e il comando del 140° Reggimento Fanteria dal 23 giugno al 31 agosto 1917. Colonnello Brigadiere comandante della Brigata Chieti il 10 settembre 1917, venne promosso Brigadiere Generale il 20 giugno 1918 e Generale di Brigata il 1° febbraio 1923. Comandante della Brigata Messina nel 1919, fu Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Ancona nel 1920. Generale di Divisione il 15 luglio 1925 ottenne il comando della Divisione Brescia e poi della Divisione Bari dal 1927 al 1° gennaio 1932 poi in Soprannumero. Venne promosso Generale di Corpo d’Armata l’11 ottobre con anzianità 16 giugno 1934 in Posizione Ausiliaria. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata Bari giugno 1940.
Arc. 2798: Generale di corpo d’Armata in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 13,2 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3054: Montù Carlo in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Torino, 10 gennaio 1869 – Bellagio 19 ottobre 1949). Allievo all’Accademia Militare ne uscì Sottotenente presso la Scuola di Applicazione di Artiglieria. Promosso Tenente di Artiglieria il 12 novembre 1889 fu a La Spezia e poi in servizio presso l’11° Reggimento. Ufficiale di Complemento nel 1893, ottenne la Laurea in Ingegneria Elettrotecnica per poi essere promosso Capitano nel 1911. Allo scoppio della guerra italo – turca fu destinato in Africa e fu comandante della Flottiglia Aviatori Volontari in Libia ottenendo una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Rientrato in patria venne promosso Maggiore M.T. di Artiglieria il 14 aprile 1912 e venne richiamato per organizzare il Battaglione Aviatori nel 1914. Fu comandante della Scuole di Aviazione il 10 marzo 1915 e, promosso Tenente Colonnello il 31 ottobre 1916, venne destinato al 9° Raggruppamento Bombardieri. Nel 1917 venne trasferito al 45° Raggruppamento d’Assedio per poi passare al 1° Raggruppamento Truppe Ausiliarie in Francia dove rimase fino al 1918. Rientrati in Italia fu alla Scuola Ufficiali Inferiori della 7^ Armata e il 10 giugno 1918 ottenne il grado di Colonnello Comandante la 54^ Divisione di Artiglieria. Il 1° gennaio 1928 venne promosso Generale di Brigata in Riserva e il 16 giugno 1934 Generale di Divisione. Richiamato presso il Ministero per incarichi speciali il 1° aprile 1943 venne posto in Congedo Assoluto il 10 gennaio 1947. Amante di molte discipline sportive, partecipò con la squadra dell’F.C. Torinese al primo campionato di calcio del 1898, venendo eliminato in semifinale. Si occupò di ferrovie e costituì quello che diventerà anni dopo l’Aeroclub di Torino. Scrisse alcune opere letterarie, tra le quali la Storia dell’Artiglieria italiana, che copre il periodo dal Rinascimento alla prima guerra mondiale. Richiamato sotto le armi nel 1914, nonostante il servizio militare non resiste al “richiamo” dello sport e accetta di ricoprire l’anno dopo le cariche di presidente della Federcalcio e vice presidente del CONI. Dopo il primo conflitto bellico si dedica alla vita civile e allo sport, ricoprendo cariche di vertice nelle federazioni di scherma e di canottaggio. Messo definitivamente a riposo nel’47, muore due anni dopo. Nello stesso anno la FIGC gli conferisce il riconoscimento di “pioniere del calcio”. Fotografia formato 15 x 10,2. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
Libia 1912
Medaglia commemorativa della Guerra italo-turca 1911–1912
Libia 1912
Promozione per merito di guerra
Libia 1912
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di un raggruppamento di bombarde, diede costanti prove di valore personale e sprezzo sotto l’intenso fuoco nemico, per imprimere all’azione delle dipendenti batterie il massimo vigore e per compiere studi e progetti per l’impianto di nuove batterie» Medio Isonzo, agosto – dicembre 1916
Medaglia d’argento al valor militare
Italia 1915/1918
Medaglia di bronzo al valor militare
Italia 1915/1918
Medaglia di bronzo al valor militare
Italia 1915/1918
Croce al merito di guerra – III concessione
Italia 1915/1918
Nastrino per le fatiche di guerra
Italia 1915/1918
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18
Italia 1915/1918
Medaglia commemorativa italiana della vittoria del 1918
Italia 1915/1918
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
Italia 1915/1918
Croce commemorativa del II Corpo d’Armata
Francia 1918
Distintivo del periodo bellico 1940-43
Italia 1943
Distintivo della guerra di liberazione in corso contro i tedeschi
Italia 1943/1945
Distintivo della guerra di liberazione
Italia 1943/1945
Arc.G3: Azzariti Luigi in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1934 – 5 giugno 1939 (5 maggio 1872 – 19..). Sottotenente del Genio il 17 febbraio 1895 venne promosso Tenente nel 2° Genio il 21 agosto 1897. Il 5 settembre 1909 ottenne il grado di Capitano nel 1° Reggimento Genio e successivamente venne promosso Maggiore. Il 31 giugno 1917 venne promosso Tenente Colonnello del Genio Ferrovieri e poco dopo fu Colonnello Comandante l’8° Reggimento Genio. Il 4 aprile 1932 fu Generale di Brigata Comandante il Genio del Corpo d’Armata di Alessandria e il 1° gennaio 1936 venne promosso Generale di Divisione a disposizione del Ministero della guerra per poi essere collocato in Posizione Ausiliaria. Venne poi reintegrato e destinato alla Direzione Generale del genio per poi essere promosso Generale di Corpo d’Armata in Riserva il 1° gennaio 1939. Fotografia formato 23,4 x 15,5. Fotografo: Compagnia Fotografi dell’8° Genio.
Arc. G: Moizo Riccardo in grande uniforme da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Saliceto, 22 agosto 1877 – Roma, 27 febbraio 1962). Arruolatosi nel Regio Esercito il 14 ottobre 1894 iniziò a frequentare la Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino da cui uscì con il grado di Sottotenente assegnato all’arma di artiglieria il 4 luglio 1897, mandato quindi alla Scuola di applicazione di artiglieria e genio. Promosso Tenente il 1 settembre 1899, al termine dei corsi fu assegnato in servizio alla 7ª Brigata di artiglieria da costa. Tra l’ottobre del 1905 e l’agosto 1908 frequentò i corsi della Scuola di Guerra dell’esercito a Torino, al termine della quale fu mandato a Roma, presso il comando del Corpo di Stato Maggiore e poi, dal 13 maggio 1909, fu di nuovo a Torino in forza allo Stato Maggiore del I Corpo d’armata. Il 10 agosto dello stesso anno, promosso Capitano “a scelta”, fu assegnato al 3º Reggimento Artiglieria da Fortezza, passando quindi al 1º Reggimento Artiglieria da Montagna dal 2 giugno 1910, ma prestando effettivo servizio presso il comando del I Corpo d’Armata. Mentre si trova a Torino dimostrò molto interesse per la neonata aviazione, attirato dalla novità del mezzo aereo, e ottenne di poter frequentare un corso di pilotaggio, venendo comandato in servizio presso il Battaglione Specialisti del Genio il 17 novembre 1910 Trasferitosi a Roma iniziò a seguire il corso per divenire pilota d’aeroplano sul campo d’aviazione di Centocelle, completandolo poi sul campo della Malpensa dove il 31 maggio 1911 conseguì il brevetto pilota d’aeroplano e il 1º agosto quello di pilota militare In quello stesso mese, volando su un monoplano Nieuport, partecipò alle grandi manovre del Regio Esercito tenutesi nel Monferrato, le prime in Italia che videro la partecipazione del nuovo mezzo aereo impiegato con le sole funzioni di ricognizione. Nel mese di ottobre il neocostituito reparto di aviazione, operante in seno al battaglione specialisti del genio, mandò in Libia, dato che il 29 settembre era scoppiata la guerra italo-turca, una squadriglia di sette velivoli che effettuarono i primi voli di guerra, nel corso dei quali ai compiti di ricognizione si aggiunsero quelli di direzione del tiro dell’artiglieria, di studio del terreno e i primi, rudimentali, bombardamenti. Il 23 ottobre 1911 dopo essere decollato individuò i movimenti di circa 2.000 soldati nemici, scoprendo nel contempo che la località di Azizia era situata a 60 km da Tripoli e non ad 80, come erroneamente indicato sulle imprecise carte geografiche dell’epoca. Partecipò fin dall’inizio alle operazioni aeree, venendo rimpatriato il 7 maggio 1912, ma, a causa della carenza di piloti, il 12 agosto successivo si imbarcò nuovamente per la Libia, dove una volta arrivato fu destinato al campo d’aviazione di Zuara, sito a un centinaio di km da Tripoli. Dopo alcune missioni in cui il suo aereo non aveva dato buona prova, ricevuto l’ordine di rientrare a Tripoli e la mattina del 10 settembre decollò con il suo Nieuport, ma a causa del cattivo funzionamento del motore lo costrinse a una serie di atterraggi di emergenza, al termine dei quali fu catturato da irregolari arabi e portato a El Hascian. Preso in consegna da soldati dell’Esercito ottomano fu trasferito a Fessato, dove rimase fino al termine delle ostilità. Rimpatriato in condizioni fisiche debilitate riprese servizio nel novembre 1913, presso il 2º Reggimento Artiglieria da Montagna, venendo decorato con la concessione della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel luglio 1914, mentre prestava servizio a Roma presso lo Stato Maggiore dell’esercito, fu posto a disposizione del Ministero delle colonie e destinato al comando truppe della Tripolitania. Promosso primo capitano il 28 marzo 1915, si imbarcò subito dopo per l’Italia, riassegnato allo Stato Maggiore e, a partire dal 23 maggio, all’ingresso del Regno d’Italia nella prima guerra mondiale, fu distaccato come consulente aeronautico presso il Comando Supremo. Promosso Maggiore il 7 luglio, restò in zona di operazioni fino al 21 dicembre, quando fu trasferito al Ministero della guerra, assegnato all’organizzazione e all’impiego dei primi reparti aerei. Rimase nella Capitale, praticamente senza interruzioni, sino all’ottobre 1917, venendo promosso in successione Tenente Colonnello (16 dicembre 1916) e Colonnello (16 agosto 1917). Nell’ottobre 1917 ritornò al fronte, dapprima come comandante dell’aviazione della 3ª Armata, poi, fino al marzo 1918, come Capo ufficio servizi aeronautici presso il Comando Supremo. Per i suoi meriti di pilota e di organizzatore venne decorato di una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Dal 1º aprile assunse l’incarico di Capo di Stato Maggiore della 15ª Divisione, e il 27 ottobre rimase gravemente ferito alla testa sul Monte Pertica, nel settore del Grappa, venendo per questo insignito di una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Rimasto quasi cieco ebbe una lunga convalescenza e rientrò in servizio nell’agosto 1919, assegnato allo stato maggiore dell’8ª Armata con Quartier generale a Udine. Prestò poi nuovamente servizio in aeronautica durante la fase organizzativa organizzativa della costituzione della nuova Arma. Dal novembre 1919 si trovò in forza al comando dell’Aeronautica (aviatori) di Roma, divenendo poi comandante superiore dell’Arma aeronautica e direttore generale degli Affari militari del commissariato per l’Aeronautica dal gennaio 1923, transitando infine come Generale di Brigata aerea nel Corpo di Stato maggiore della neocostituita Regia Aeronautica. Tra il maggio 1923 e il 21 ottobre dello stesso anno fu Comandante Generale dell’Aeronautica, sostituito poi da Aldo Finzi. Rientrato dietro sua domanda, avvenuta il 30 dicembre, in servizio nell’esercito con il grado di Colonnello, dal 24 febbraio 1924 comandò il 6º Reggimento di artiglieria pesante campale e dal 1º novembre 1926 il 3º Reggimento di artiglieria pesante campale. Promosso Generale di Brigata il 21 febbraio 1929, prestò servizio presso il comando dell’artiglieria del Corpo d’armata di Roma. Il 16 novembre 1930 divenne Ispettore per la mobilitazione della 21ª Divisione militare territoriale di Roma, e il 16 settembre 1931 fu messo a disposizione del comando designato d’Armata di Firenze. Generale di Divisione dal 1º dicembre 1932 diventò dapprima Comandante della 6ª Divisione Militare Territoriale di Milano che diventò nel febbraio 1934 la 58ª Divisione Fanteria “Legnano”, e poi dal 16 settembre 1934 della 1ª Divisione celere “Eugenio di Savoia”. Nominato Comandante generale del Corpo dei Carabinieri Reali il 30 novembre 1935, durante il suo mandato l’Arma conobbe una buona espansione, e in occasione della guerra d’Etiopia fu costituita nell’Italia meridionale la 3ª Divisione Carabinieri, che partecipò alle operazioni belliche in Etiopia con bande autocarrate. Dopo la proclamazione dell’Impero curò la successiva estensione a tutti i nuovi territori del servizio dell’Arma, che fu comunque limitato dalla costituzione della Polizia dell’Africa Italiana, cosa che fece anche dopo l’occupazione dell’Albania, anche attraverso l’assorbimento della preesistente gendarmeria locale. Il 1º ottobre 1936 venne elevato al rango di Generale di Corpo d’Armata e nominato senatore del Regno il 25 marzo 1939. Assegnato dapprima alla commissione degli Affari interni e della Giustizia e poi, dal 23 gennaio 1940, a quella delle Forze Armate, si interessò quasi esclusivamente ai provvedimenti relativi all’Arma dei Carabinieri. Per sopraggiunti limiti d’età nel 1939 è poi collocato a riposo a disposizione del Comando, curando la mobilitazione generale dell’Arma dei carabinieri in occasione dell’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940. Il 27 agosto dello stesso anno lasciò l’incarico di Comandante Generale del Corpo dei Carabinieri Reali. Alla vigilia del suo collocamento definitivo a riposo, il 12 agosto 1943 fu nominato Alto Commissario della Provincia di Lubiana dal nuovo Governo Badoglio, ma il precipitare degli eventi non gli diede tempo di esercitare i suoi poteri in quanto la provincia era stata dichiarata zone di operazioni. Alla proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943 la città slovena fu occupata dai tedeschi che lo misero agli arresti domiciliari ove rimase fino al 10 ottobre, prima della destituzione formale confermata dalla Repubblica Sociale il 1º ottobre. Ottenuta la possibilità di rientrare in Italia si trasferì a Camogli ove rimase fino al febbraio 1944 quando seppe di essere oggetto di indagine e si trasferì a Saliceto che era il suo paese natale. Arrestata la moglie il 1º marzo decise di costituirsi. Detenuto nelle carceri di Verona, Venezia e Brescia, venne prosciolto dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato della RSI in fase istruttoria dall’accusa di aver favorito lo sbandamento delle truppe italiane nella provincia di Lubiana, e il 6 ottobre 1944 riottenne la libertà. Prese successivamente contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale attraverso la figura del Generale Raffaele Cadorna, ma la fine del secondo conflitto mondiale arrivò prima che potesse avere un effettivo impiego. Dichiarato decaduto dalla carica di senatore dall’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo con ordinanza del 6 febbraio 1945, presentò ricorso avverso che fu accolto da parte della Corte Suprema di Cassazione il 9 giugno 1947, quando si ritirò a vita privata. Fotografia formato 25,4 x 18,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Addetto alla Squadriglia aviatori di Tripoli. Fu dei primi aviatori militari che abbiano volato su campi nemici, sfidando i rischi del volo e quelli delle fucilate nemiche, che più volte colpirono il suo aeroplano. Ben 54 volte egli volò sulle oltre le nostre posizioni, giungendo una volta, con insuperato ardimento fin sul Kasr Garian, tre volte su Aziziah, una volta su Homs, una a Tarhuna ed una a Zavia quando le nostre truppe non erano arrivate che a Gargaresch. Nelle giornate del 26 ottobre e del 4 dicembre 1911, portatosi ripetutamente sul nemico, ne osservò la forza e le posizioni, riferendone al Comando. Unendo all’ardimento intelligente criterio e sicuro colpo d’occhio, concorse a raccogliere i dati necessari per compilare una carta dei dintorni di Tripoli, che è la più esatta di quante finora si posseggano.» Regio Decreto 16 marzo 1913.
Medaglia d’argento al valor militare
«Pilota d’aeroplano, fra i primi che dedicarono all’arma aerea coraggio, entusiasmo e fede, durante il servizio prestato nell’aeronautica mobilitata, accoppiando con giovanile ardimento l’azione al pensiero, prendeva parte a difficili operazioni aeree dando costante mirabile esempio ai soldati dell’aria. Cielo Carsico e dell’Alto Isonzo; maggio-dicembre 1915-ottobre 1917-dicembre 1918.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Capo di stato maggiore di una Divisione di fanteria, si recava durante lo svolgersoi di un aspro combattimento sulle linee più avanzate per rendersi conto della situazione creatasi in seguito a violenti e ripetuti contrattacchi del nemico. Con precisione e chiarezza di vedute, coordinava l’azione dei comandanti delle truppe per il riordinamento di alcuni reparti e per la loro raccolta in riserva; indi, sereno ed intrepido, si dirigeva su terreno infestato da gas tossici e violentemente battuto, dove una scheggia di granata nemica lo colpiva gravemente alla testa. Appena ripresi i sensi, le sue uniche parole furono: “Viva l’Italia !” parole che sono il compendio e la prova delle elette virtù militari di cui e dotato il distinto ed eroico ufficiale superiore. Monte Pertica (Grappa), 27 ottobre 1918.»
Croce al Merito di Guerra
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 13 settembre 1917.
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 15 gennaio 1931.
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 14 gennaio 1937.
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 12 novembre 1911.
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio decreto 29 gennaio 1922.
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio decreto 14 ottobre 1923.
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio decreto 9 maggio 1935.
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 18 ottobre 1938.
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Croce d’oro per anzianità di servizio (ufficiali e sottufficiali, 25 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia d’argento al merito di lungo comando
Onorificenze estere
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona del Belgio
24 gennaio 1931
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Equestre di S. Agata (Repubblica di San Marino)
12 maggio 1936
Arc. G1: Bobbio Valentino in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Alessandria, 29 settembre 1872 – Torino, 13 giugno 1940). Allievo alla Scuola Militare l’11 ottobre 1890, uscì Sottotenente degli Alpini l’11 settembre 1892. Capitano il 16 dicembre 1906, passò allo Stato Maggiore nel 1908. Nel 1914 fu Maggiore Capo di Stato Maggiore del Corpo di occupazione in Albania e, dopo lo scoppio della guerra, venne promosso Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore del 14° Corpo d’Armata dal 13 giugno al 23 giugno 1916. Passò poi con il grado di Colonnello alla 51^ Divisione dal 14 marzo al 2 aprile 1917 e all’11° Corpo d’Armata dal 7 aprile al 7 settembre 1917. Fu Intendente della 2^ Armata il 29 ottobre 1917, della 5^ Armata il 21 marzo 1918, della 9^ Armata il 1° giugno 1918, dell’8^ Armata il 1° settembre 1918 e della 4^ Armata dal 23 novembre 1918 al 18 luglio 1919. Passò poi come Capo di Stato Maggiore alla Divisione di Alessandria e il 20 giugno 1918 venne promosso Brigadiere Generale. Nel 1921 ebbe il comando della Brigata Livorno e il 1° febbraio 1923 ottenne il grado di Generale di Brigata. Fu Comandante Militare a Modena dal 15 ottobre 1925 al 15 ottobre 1927 e successivamente venne promosso Generale di Divisione. Ispettore delle Truppe Alpine il 28 novembre 1932, fu promosso Generale di Corpo d’Armata il 4 dicembre 1932. Comandante di Corpo d’Armata di Verona il 1° agosto 1933, fu Ispettore dell’Arma di Fanteria dal 30 novembre 1935 al 1° ottobre 1937 per poi passare in Posizione Ausiliaria. Fu Generale di Corpo d’Armata Comandante Designato d’Armata il 30 novembre 1935 e senatore del Regno il 25 marzo 1939. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Vasari – Roma.
Onorificenze
Civili
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Grande Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro decorato di gran cordone
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia decorato di gran cordone
Militari
Croce al merito di guerra
Medaglia di bronzo al valor militare
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Medaglia d’argento al merito di lungo comando di reparto
Medaglia d’oro al merito di lungo comando di reparto
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Arc. 3056: Scuero Antonio in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Carrù, 29 novembre 1885 – Montechiaro, d’Asti, 25 luglio 1960). Dopo aver frequentato la Regia Accademia Militare di Modena, da cui uscì il 5 settembre 1907 con il grado di Sottotenente, partecipò alla guerra italo-turca nel 1911-1912. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915, fu assegnato al corpo degli Alpini e combatté sul fronte dell’Isonzo, passando quindi a ricoprire incarichi come ufficiale di Stato Maggiore presso comandi di Divisione. Promosso Maggiore nel 1917, al termine del conflitto risultava decorato una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, una Croce di guerra al valor militare e il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Nel 1921 fu mandato in Eritrea, assegnato al 10º Battaglione del locale Regio Corpo Truppe Coloniali, trasferito quindi a quello della Libia, dove partecipò alla operazioni di controguerriglia e fu insignito di una Medaglia d’Argento al Valor Militare nel 1924 e promosso Tenente Colonnello nel 1926. Tra l’agosto 1928 e l’ottobre 1931, quando viene promosso Colonnello, ricopre l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Divisione Territoriale di Novara, assumendo poi il comando del 12º Reggimento Fanteria che mantenne fino al 1934 quando fu nominato Capo di Stato Maggiore del Corpo d’armata di Bologna. Allo scoppio della guerra d’Etiopia prende parte alle operazioni belliche in qualità di Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata Eritreo, venendo insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per il suo contributo all’andamento delle operazioni belliche. Promosso Generale di Brigata il 1 luglio 1937, presta servizio presso la Brigata “Monviso” che aveva Quartier generale a Cuneo. Dopo aver ricoperto l’incarico di intendente presso il comando della 4ª Armata nel 1938, nel marzo 1940 assunse il comando della 59ª Divisione Fanteria “Cagliari”. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, partecipa alle operazioni belliche contro la Francia. Insignito del titolo di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia al termine della breve campagna viene promosso Generale di Divisione nel mese di luglio, a partire dal mese di dicembre ricoprì l’incarico di Intendente superiore delle Forze Armate in Albania prendendo parte alla campagna di Grecia e all’invasione della Jugoslavia. Ricoprì l’incarico di Sottosegretario al Ministero della Guerra dal 24 maggio 1941 al 13 febbraio 1943 e consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni venendo promosso Generale di Corpo d’Armata il 4 ottobre 1942. Lasciato l’incarico al Ministero, il 13 maggio 1943 assume il comando del V Corpo d’Armata in Croazia, con Quartier generale a Cirquenizza. All’atto dell’armistizio dell’8 settembre intavola negoziati con i capi partigiani Jovo Lončarević e Ivan Barbačić-Ivić al fine di organizzare il ritiro delle forze italiane. Ricevuto l’ultimatum di unirsi ai partigiani e combattere i tedeschi o arrendersi e consegnare le armi e ritirarsi, nella notte tra il 9 e il 10 lascia Cirquenizza e con il personale dello Stato Maggiore del V Corpo d’armata si trasferisce a Fiume provocando il caos tra le rimanenti forze italiane rimaste in città, per venire poi catturato dalle truppe tedesche ed internato in Germania. Nel gennaio 1944 viene deferito al tribunale speciale della RSI e condannato a pena detentiva ma rientra in Italia nel 1945. Dopo la fine della guerra lascia il servizio attivo ritirandosi a vita privata a Montechiaro d’Asti dove si spense nel 1960. Fotografia formato 18 x 13,2. Fotografo: Istituto Nazionale Luce – Roma.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
«Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata Eritreo, ha concorso validamente prima della costituzione della Grande Unità e poscia ha cooperato brillantemente al buon successo di tutte le operazioni della vittoriosa campagna che si sintetizzano nei nomi di: Amba Augher – 5 ottobre 1935; M. Gundì – 5 novembre; Macallè – 8 novembre; Amba Tezellerè – 22 dicembre; 1ª battaglia del Tembien – 20-24 gennaio 1936; 2ª battaglia del Tembien – 27 febbraio, 3 marzo 1936; Lago Ascianghi – 31 marzo-4 aprile 1936; Dessiè – 15 aprile 1936.» R.D. n.180 del 24 agosto 1936.
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
«Comandante di una Divisione di Fanteria di prima schiera, nella battaglia del fronte alpino occidentale, in quattro giornate di lotta accanita, fra difficoltà di ogni genere opposte dall’avversario, dal terreno, dall’inclemenza del tempo, guidava personalmente le colonne d’attacco in una geniale manovra di avvolgimento per l’alto, trascinando le truppe con l’esempio e imprimendo costantemente all’azione l’impronta della sua forte personalità di animatore e di Capo. Assicurava così il successo delle nostre Armi e l’occupazione di una vasta zona di territorio nemico. Piccolo Moncenisio-Le Planey-Bramaus, 21-25 giugno 1940.» R.D. n.243 del 6 gennaio 1941.
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di battaglione si slanciava con tenace impulso e magnifico ardire, alla testa dei suoi reparti, all’assalto delle posizioni avversarie. Sventando in una possibile minaccia di aggiramento, con travolgente impeto cooperava con la sua fulminea azione alla schiacciante vittoria. Due giorni dopo col proprio battaglione di avanguardia batté nuovamente i ribelli provocando la fuga disordinata dell’avversario. Già distintosi in precedenti combattimenti per slancio, ardire e perizia.» Belhiusc Berat, 17-19 aprile 1924.
Medaglia di bronzo al valor militare
«In giornata di furiosi e sanguinosi combattimenti per la conquista di forti posizioni nemiche, dette prova di esemplare sprezzo del pericolo, percorrendo zone intensamente battute dal fuoco avversario, per portare ordini e controllare situazioni fra le nostre truppe di prima linea.» Monte Forno, 10-19 giugno 1917
Croce di guerra al valor militare
Decreto Luogotenenziale 20 agosto 1916
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. G: Gambelli Remo in alta uniforme da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Bologna, 23 febbraio 1880 – Montevirginio, 2 agosto 1976). Colonnello d’Artiglieria il 31 marzo 1926, venne promosso Generale di Brigata Comandante l’Artiglieria del Corpo d’Armata di Firenze il 21 settembre 1933. Nel 1936 fu Addetto al Comando del Corpo di Stato Maggiore e nel 1938 ottenne il grado di Generale di Divisione Comandante la Divisione Metauro. Nel 1939 passò al comando della 18^ Divisione Messina e poi al Corpo Motorizzato. Generale di Corpo d’Armata il 19 luglio 1939, fu al comando dell’VIII Corpo e nel 1940 del XXXV Corpo. Nel 1940 divenne Comandante Interinale della 1^ Armata e dal 27 agosto 1940 al 22 febbraio 1943 fu Comandante Generale dei CC.RR. Nel 1943 venne collocato nella Riserva con funzioni di Direttore Generale della Leva di Sottufficiali e Truppa. Fotografia formato 27,3 x 18,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglie d’Argento al Valor Militare
Medaglie d’Argento al Valor Militare
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 1087b: Assanti Rosario in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 ( Catanzaro, 3 agosto 1884 – Milano, 15 gennaio 1960). Si laureò in chimica pura all’università di Modena nel 1917, quando aveva già intrapreso la carriera militare e conseguì anche un diploma in farmacia presso la Regia Scuola Universitaria di Catanzaro. Il 5 novembre 1904 cominciò la carriera militare come soldato volontario e allievo nella Scuola Militare di prima categoria. Prestò giuramento di fedeltà a Parma il 21 ottobre 1906. Nello stesso anno venne nominato Sottotenente nel 94º reggimento Fanteria. Nel 1908 venne trasferito al 48º Reggimento Fanteria dove nel 1909 verrà promosso per anzianità a Tenente. Il 18 novembre 1911 s’imbarcò a Napoli con il 50º Reggimento Fanteria per la Tripolitania e Cirenaica da dove farà ritorno il 2 settembre del 1912 a causa di malattia. Dal settembre del 1913 al maggio del 1914 fu effettivo alla Scuola Applicazione Fanteria. Promosso per anzianità a Capitano nel 1915. Dopo essere stato rimandato in Tripolitania e Cirenaica partì nel marzo del 1916 per la guerra Italo-Austriaca. Promosso a Maggiore per anzianità nel 1917. Nel 1921 cessò di appartenere al R. Corpo Coloniale in Somalia e venne trasferito al 19º Fanteria. Nel 1926 venne promosso per anzianità a Tenente Colonnello e nel 1930 nominato osservatore industriale nell’ordinamento della commissione suprema di difesa. Promosso per anzianità a Colonnello nel 1931 venne nominato comandante dell’84º Reggimento Fanteria. Nel 1935 fu comandante del Distretto di Modena. Promosso nel 1939 a Generale di Brigata venne destinato al comando del Corpo d’Armata di Bologna con sede a Modena. Nel marzo del 1940 venne nominato comandante di zona militare del territorio di Piacenza. Nel 1942 fu promosso Generale di Divisione e collocato per anzianità nelle riserve. VeNne richiamato nel luglio del 1942 come comandante della zona militare di Piacenza. Collocato in congedo dal 1º luglio 1945, cessò di appartenere alla categoria di riserva per età ed fu collocato in congedo assoluto nell’agosto del 1957.
Onorificenze
Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo
«Per l’opera soccorritrice del 28 dicembre 1908» 1908
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 (2 anni di campagna)
1911–1912
Croce al Merito di Guerra
31 dicembre 1918
Croce al Merito di Guerra
5 marzo 1919
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Croce al Merito di Guerra – Concessione per Valore Militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (2 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di bronzo al merito di lungo comando
Cavaliere dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’ordine Coloniale della Stella d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Croce per anzianità di servizio militare
Distintivo della guerra di liberazione
Arc. 3241: Staglieno nobile dei marchesi patrizio genovese Gregorio in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (09 giugno 1875 – 19..). Allievo alla Scuola Militare il 26 ottobre 1895, fu Sottotenente nel 7° Reggimento Lancieri di Milano il 15 settembre 1897. Tenente il 20 gennaio 1901, passò al 27° Reggimento Cavalleggeri dell’ Aquila il 16 settembre 1909. Capitano nel 20° Reggimento Cavalleggeri di Roma il 30 giugno 1912, passò al 21° Reggimento Cavalleggeri di Padova per poi ottenere il grado di Maggiore il 31 maggio 1917. Il 17 giugno dello stesso anno venne trasferito al 2° Reggimento Piemonte Reale Cavalleria (comandato presso il Deposito Fanteria di Livorno fino al 25 agosto 1918) per poi passare al Ministero della Guerra come Capo Sezione il 21 luglio 1923. Trasferito al 2° Reggimento Piemonte reale Cavalleria dal 1° gennaio 1927, ottenne il grado di Colonnello comandante il 3° Reggimento Savoia Cavalleria il 9 giugno con anzianità 1° gennaio 1927. il 1° marzo 1931 fu a disposizione del Comando del Corpo d’Armata di Milano e il 22 maggio 1933 fu collocato in Posizione Ausiliaria. Generale di Brigata il 31 gennaio 1935 con anzianità 5 luglio 1934, ottenne il grado di Generale di Divisione il 9 settembre con anzianità 1° gennaio 1937. Fotografia formato 11 x 7,6. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 559:Chiarizia Ettore in uniforme ordinaria da Tenente Generale Commissario mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 13 giugno 1871 – Roma, 10 novembre 1938). Sottotenente Commissario nel 7° Corpo d’Armata di Ancona il 14 aprile 1892, fu Tenente nel 10° Corpo d’Armata di Napoli il 9 luglio 1896. Capitano il 17 giugno 1906, fu Tenente Colonnello presso la Direzione del Commissariato di Firenze il 31 ottobre 1917 per poi passare a quello di Palermo. Fu trasferito poi all’Ispettorato del Servizio del Commissariato il 13 gennaio 1920 e venne promosso Colonnello nel 1920. Maggior Generale Commissario il 22 gennaio 1930, fu Ispettore Commissario della 1^ Zona di Milano e il 10 gennaio 1934 fu Tenente Generale Commissario Capo del Corpo e Ispettore dei Servizi di Commissariato. In Posizione Ausiliaria il 12 aprile 1937, fu Tenente Generale Capo Onorario con rango e uniforme da Generale di Corpo d’Armata dal 28 aprile 1937. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 1366: Generale di Divisione in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 13,5 x 8,4. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G1: Mazzetti Loreto in uniforme ordinaria da Generale di Divisione Medico mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. (Nola, 4 dicembre 1877 – Roma 1957). Compì i suoi studi nell’Università di Roma e di Napoli dove si laureò nel 1902 col massimo dei voti. Entrò effettivo nell’esercito con il grado di Sottotenente medico il 22 agosto 1903 e fu assegnato quale Assistente militare presso l’Istituto d’Igiene della Regia Università di Napoli. Prese parte alla campagna di Libia e, appena l’Italia entrò in guerra contro l’Austria, fu inviato al fronte dove, oltre al servizio alle truppe, ebbe incarichi importanti fra i quali l’organizzazione degli Ospedali contumaciali in zona di guerra e quello di Consulente Igienista della 3^ Armata. Promosso Tenente Colonnello il 26 luglio 1917 presso l’Ospedale Militare di Napoli, tornò in Tripolitania e vi rimase per otto anni fino al 1° Settembre 1927 quando venne promosso Colonnello Direttore dell’Ospedale Militare di Roma. Tenne in seguito la direzione di sanità del Corpo d’Armata di Napoli e, promosso Generale di Brigata il 30 luglio 1933 ottenne la direzione della Scuola di Applicazione di Sanità Militare di Firenze. Generale di Divisione il 7 ottobre 1936 fu Direttore Generale della Sanità Militare (Capo del Servizio Sanitario Militare). Il 4 dicembre 1940 fu presso il Ministero della Guerra con incarichi speciali e in seguito Professore presso l’Università di Roma. Fotografia formato 22 x 15. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G4:Carboni Giacomo in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Reggio nell’Emilia, 29 aprile 1889 – Roma, 2 dicembre 1973). Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1536: Bastico Ettore in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Bologna, 9 aprile 1876 – Roma, 2 dicembre 1972). Ettore Bastico entrò nell’Accademia Militare di Modena il 14 ottobre 1894; conseguita la nomina a Sottotenente, fu assegnato il 30 ottobre 1896 al 3º Reggimento Bersaglieri dove si distinse fin dall’inizio, ed il 21 dicembre 1899 fu promosso Tenente nello stesso reggimento. Dopo aver frequentato la Scuola di Guerra ove risultò tra i primi in graduatoria, venne promosso Capitano a scelta il 3 settembre 1909 e destinato al 2º Reggimento Bersaglieri; lo troviamo in Libia come osservatore dirigibilista, poi dal 20 marzo 1913 nel Corpo di Stato Maggiore. Vi percorse rapidamente i gradi con promozioni sempre a scelta fino a quello di Colonnello. Durante la prima guerra mondiale è ufficiale di Stato Maggiore presso 28ª Divisione di Fanteria. Nel 1928 divenne Generale. Successivamente prese parte alla guerra d’Etiopia e alla guerra civile spagnola, in cui fu capo del contingente dei volontari d’Italia. Nel maggio 1935 assuse il comando della 1ª Divisione CC.NN. “23 marzo” in Africa Orientale. Passò quindi al comando del terzo Corpo d’Armata operante in Etiopia. Nel 1937 fu inviato a comandare il Corpo truppe volontarie italiane nella guerra civile spagnola. Dopo la vittoria nella battaglia di Santander lascia il comando al Generale Mario Berti e rientrò in Italia ove gli venne affidata l’organizzazione della motorizzazione dell’Esercito. Assunse il comando dell’Armata del Po (6ª Armata). Nel 1939 fu nominato Senatore nella XXX legislatura del Regno d’Italia. Amico personale di Benito Mussolini, fu governatore delle Isole italiane dell’Egeo dal 10 dicembre 1940 al 19 luglio 1941, giorno in cui sostituì Italo Gariboldi in qualità di governatore della Libia e comandante delle truppe delle dell’Asse. Come Gariboldi aveva insegnato arte militare pubblicando le sue lezioni in un saggio dal titolo Evoluzione dell’arte della guerra. Il suo capo di stato maggiore, Gastone Gambara, era amico di Galeazzo Ciano e una sorta di eroe della guerra di Spagna; per questo i maligni vociferavano della “mafia spagnola”, ossia di un gruppo che aveva sfruttato la guerra per ottenere dei vantaggi personali. L’arrivo dei tedeschi fece perdere a Bastico molto prestigio a causa dei contrasti sulla conduzione della guerra con Erwin Rommel che, pur essendo suo subordinato, fu di fatto la mente delle azioni italo-tedesche. Rommel ne aveva una pessima opinione, lo giudicava “difficile, autocratico e violento” tanto da chiamarlo “Bombastico”; inoltre diceva di lui e Gambara che erano delle “merde”. Nel diario dell’interprete di Rommel, Wilfred Armbruster, questi epiteti furono spesso riportati in particolar modo in occasione della crisi delle fanterie italiane nell’estate del 1942. Tale giudizio di Rommel va letto alla luce degli scontri verbali tra Bastico e lo stesso Rommel; diverbi aspri e duri soprattutto dopo la conquista di Tobruch nel giugno del 1942; Bastico, unitamente al Maresciallo Kesselring, si oppose fermamente ed inutilmente al piano di Rommel d’inseguimento del nemico inglese oltre il confine libico fino a distruggerlo per poi occupare nel più breve tempo possibile il Cairo. Inoltre, Bastico ed il Maresciallo Cavallero premevano per l’approvazione del “Piano Malta” (“Esigenza C3” o Operazione Hercules nella terminologia tedesca) e enfatizzavano l’importanza di una preventiva e immediata occupazione dell’isola prima di una prosecuzione offensiva in Egitto. Il possesso di tale isola da parte degli inglesi consentiva all’Aviazione ed alla Marina Inglese di bloccare tutte le vie di rifornimento dall’Italia verso il continente africano. Lo stesso Rommel nel libro Guerra senza odio scrisse «Nel periodo dal 6 settembre al 23 ottobre, divampò con grande violenza la guerra dei rifornimenti. Il 23 ottobre l’avevamo definitivamente perduta e i britannici, invece, avevano vinto la loro con molta precedenza su di noi». Dopo la battaglia di El Alamein le forze italo-tedesche furono costrette a ritirarsi continuamente, abbandonando sia la Cirenaica che la Tripolitania (Tripoli cadde il 23 gennaio 1943), e attestandosi in Tunisia; Bastico venne richiamato in patria il 5 febbraio 1943 al momento dello scioglimento ufficiale del Comando Superiore in Libia; il 12 agosto 1942 (dopo le grandi vittorie di Gazala e Tobruch) era stato nominato Maresciallo d’Italia in parte per controbilanciare la nomina a feldmaresciallo di Rommel. Caustico fu, a tal proposito, il commento di Mussolini: «Anche Bastico sarà nominato Maresciallo e dopo di lui altri generali e non escludo anche Navarra, il mio usciere». Dopo il fallimento delle operazioni di guerra in Africa, il 5 febbraio 1943 fu esonerato dal comando e poi nominato governatore generale onorario della Libia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre visse a Roma, agendo in clandestinità fino alla liberazione della Capitale. Al termine della seconda guerra mondiale fu collocato in riserva e scrisse delle opere sulla storia militare. Nel 1957 ricevette la Gran Croce al merito della Repubblica. Morì a Roma il 2 dicembre 1972, all’ospedale militare del Celio. Fotografia formato 18,2 x 13. Fotografo: Istituto Nazionale Luce – Roma.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
2 giugno 1957
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
17 febbraio 1942
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1º maggio 1939
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
9 luglio 1936
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 16 gennaio 1939
Cavaliere di Vittorio Veneto
Medaglia d’argento al valore militare
«Capo di Stato Maggiore di una divisione,con instancabile,intelligente e coraggiosa opera,compiva ripetute e pericolose ricognizioni in zone avanzate e battute dal fuoco nemico ,contribuendo efficacemente al buon funzionamento del comando in tutte le circostanze e alla brillante riuscita di importanti azioni offensive.» — Col del Rosso 25-30 1918
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato, con alto ufficiale,di riconoscere con esattezza i lavori fortificatori del nemico sul fronte del corpo d’armata,assolveva in più riprese il difficile compito,non esitando,per meglio constatare l’entità dei lavori stessi,ad esporsi ripetutamente e da vicino alle offese nemiche.» — Medio Isonzo autunno 1916
Croce al merito di guerra al valor militare
«Capo di stato Maggiore di una divisione,in un periodo d’intensa attività belli ed in zone battute,nel compiere numerose ricognizioni,e nel disimpegnare importanti incarichi,dimostrava altosenso del dovere e sereno sprezzo del pericolo. Altipiano di Asiago, marzo-16 giugno 1918.»
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
Croce al merito di guerra (7 concessioni)
Medaglia commemorativa delle operazioni in Africa Orientale
Medaglia commemorativa della guerra 1940–43
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca (1911-1912)
Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-1939)
Medaglia commemorativa della Divisione Volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-1939)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
18 febbraio 1941
Croce dell’Ordine al Merito Militare spagnolo (Spagna)
Croix de Guerre francese del 1914-1918 (Francia)
Croce tedesca in oro
5 dicembre 1942
Arc. G2: Badoglio Pietro in grande uniforme bianca da Maresciallo d’Italia mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Grazzano Monferrato, 28 settembre 1871 – Grazzano Badoglio, 1° novembre 1956). Fotografia formato 22,8 x 15,5. Fotografo: N. Benassi – Asti.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Regio decreto 18 ottobre 1928
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1921
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
«Adamantina tempra di soldato italiano, con tenacia pari al valore e con intelletto pari alla fede, in 41 mesi di guerra consacrò tutto se stesso al trionfo delle armi nostre. Assunto ad alte funzioni presso il comando supremo, fu del capo di stato maggiore dell’Esercito, in intima comunione di opere, di concetti e d’intenti, prezioso, devoto, infaticabile collaboratore, acché spezzata la violenza delle offensive nemiche, le armate italiane, ricostituite in agili e forti organismi, scattassero nell’ora meditata e prescelta alla travolgente manovra intesa a distruggere l’intera compagine dell’esercito nemico. Zona di guerra, 8 novembre 1917 – 4 novembre 1918.» 6 novembre 1918
Gran Croce dell’Ordine coloniale della stella d’Italia
1930
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
23 giugno 1936
Commendatore dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco
20 luglio 1926
Gran Croce dell’Ordine di Vytautas il Grande di Lituania
1930
Decorazioni
Medaglia d’argento al valore militare
«Per il valore dimostrato sulle linee di S. Daniele, in circostanze critiche di combattimento, assicurando efficace difesa contro l’incalzante nemico ed esponendosi serenamente ove intenso ferveva il combattimento.» S. Daniele del Friuli, 30 ottobre 1917.
Medaglia d’argento al valore civile
«Per essersi segnalato nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato dal comando del corpo d’armata di indirizzare la 6ª brigata su posizioni arditamente da lui riconosciute giorni innanzi, eseguiva il mandato con coraggio ed intelligenza. Rientrato al comando per riferire, ritornava più tardi al comando di brigata per ordini e notizie, traversando, non curante di sé, zone molto battute da proiettili nemici.» Tripoli, 26 novembre 1911
Croce al Merito di Guerra (2 concessioni)
Comando Supremo (1918) e Campagna Africa Orientale Italiana (1936)
Medaglie
Medaglia Mauriziana pel merito militare di 10 lustri per ufficiali generali
Medaglia d’oro militare al merito di lungo comando
Croce d’oro per anzianità di servizio militare
Medaglia commemorativa della Guerra Italo-Turca (1911-1912)
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia (1913)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia (1848-1918)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna dell’Africa Orientale (1935-1936)
Medaglia di benemerenza per il terremoto di Avezzano (1915)
Arc. 560:Chiarizia Ettore in uniforme ordinaria bianca da Tenente Generale Commissario mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 13 giugno 1871 – Roma, 10 novembre 1938). Sottotenente Commissario nel 7° Corpo d’Armata di Ancona il 14 aprile 1892, fu Tenente nel 10° Corpo d’Armata di Napoli il 9 luglio 1896. Capitano il 17 giugno 1906, fu Tenente Colonnello presso la Direzione del Commissariato di Firenze il 31 ottobre 1917 per poi passare a quello di Palermo. Fu trasferito poi all’Ispettorato del Servizio del Commissariato il 13 gennaio 1920 e venne promosso Colonnello nel 1920. Maggior Generale Commissario il 22 gennaio 1930, fu Ispettore Commissario della 1^ Zona di Milano e il 10 gennaio 1934 fu Tenente Generale Commissario Capo del Corpo e Ispettore dei Servizi di Commissariato. In Posizione Ausiliaria il 12 aprile 1937, fu Tenente Generale Capo Onorario con rango e uniforme da Generale di Corpo d’Armata dal 28 aprile 1937. Fotografia formato 18,1 x 13,1 . Fotografo: Foto Attualità – Napoli.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 1956: Generale di Brigata in alta uniforme bianca mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 18 x 12. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3422: Basso Antonio in uniforme ordinaria bianca da Generale di Brigata Comandante Artiglieria di Corpo d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 27 giugno 1881 – Roma, 2 ottobre 1958). Allievo al Collegio Militare di Napoli nel 1892, fu Allievo all’Accademia Militare il 27 giugno 1898. Sottotenente il 1° ottobre 1899, venne promosso Tenente nella 5^ Brigata da Fortezza poi nel 3° e 10° Reggimento Artiglieria l’8 novembre 1901. Capitano nel 24° Reggimento Artiglieria il 31 dicembre 1911, partecipò alla guerra contro l’Austria. Promosso Maggiore Comandante del 30° Gruppo Bombardieri nel 1916, fu Tenente Colonnello Comandante del Gruppo ,Artiglieria da Montagna. Capo Ufficio del Comando Artiglieria di Napoli nel 1919, venne collocato in Posizione Ausiliaria e successivamente destinato al 22° Reggimento Artiglieria assegnato al Comando Artiglieria del Corpo d’Armata di Palermo. Colonnello il 31 dicembre 1926 venne posto al comando del 2° Reggimento Artiglieria e in seguito fu Capo Ufficio del Comando Artiglieria del Corpo d’Armata di Alessandria nel 1931. Generale di Brigata il 16 settembre 1935, fu Comandante dell’Accademia Militare e della Scuola di Applicazione di Torino. Generale di Divisione il 15 aprile 1938, fu Direttore Generale dell’Artiglieria presso il Ministero della Guerra. In Riserva nel 1940, venne richiamato al Comando del 13° Corpo d’Armata in Sardegna. Generale di corpo d’Armata il 1° maggio 1943, fu Comandante FF.AA in Sardegna. Comandante della regione Campania il 1° novembre 1943, venne arrestato nell’ottobre del 1944. Assolto il 28 giugno 1946 venne collocato nella Riserva e fu in congedo assoluto il 27 giugno 1954. Fotografia formato 7,5 x 5,5. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 1937.
Arc. G3: Carboni Giacomo in uniforme ordinaria con cappotto da Generale di Divisione (Reggio nell’Emilia, 29 aprile 1889 – Roma, 2 dicembre 1973). Allievo all’Accademia Militare, ne uscì Sottotenente nel 5° Reggimento Alpini il 19 maggio 1912. Partecipò alla guerra italo-turca come volontario, ottenendo la promozione a Tenente per meriti di guerra il 17 luglio 1913. Prese parte al primo conflitto mondiale e il 1° settembre 1915 venne promosso Capitano in servizio presso lo Stato Maggiore. Maggiore il 13 settembre 1917, venne promosso Tenente Colonnello nel 3° Reggimento Alpini il 31 marzo 1926. Il 16 gennaio 1935 ottenne il grado di Colonnello presso il Ministero della Guerra e il 1° novembre 1936 venne posto al comando dell’81° Reggimento Fanteria. Promosso Generale di Brigata il 1° luglio 1937, fu Vicecomandante della Divisione Cacciatori delle Alpi e dal 3 novembre 1939 fu a capo del S.I.M.. Generale di Divisione il 1° gennaio 1940 fu comandante dell’Accademia Militare di Modena e della Scuola di Applicazione di Fanteria il 15 settembre 1940. Fu comandante della Divisione Friuli dal 2 dicembre 1941 al 30 novembre 1942 e il 1° gennaio 1943 ottenne il grado di Generale di corpo d’Armata. Comandante del 7° Corpo d’Armata e Governatore Militare della Corsica dal 25 gennaio 1943 al 18 marzo 1943, passò poi al comando del Corpo d’Armata Motorizzato il 27 luglio 1943. Fu alla Commissione del S.I.M. il 18 agosto 1943 e Comandante delle Truppe a difesa di Roma il 9 e il 10 settembre 1943. Posto in Congedo Assoluto il 1° marzo 1945, il provvedimento venne annullato e il Carboni venne collocato nella riserva nel 1951. Particolare di fotografia formato 27 x 20,5. Fotografo: U. Orlandini – Modena.
Onorificenze
Medaglia di bronzo al valore militare
«In una circostanza eccezionalmente pericolosa, sotto intenso fuoco nemico che faceva prevedere imminente un attacco, per rendersi conto esatto della critica situazione, eseguiva in pieno giorno una ricognizione su posizione isolata occupata da truppe in combattimento ed alla quale non si accedeva che a mezzo di una cordata e soltanto di notte a causa del tiro efficace nemico, dando esempio di cosciente coraggio e di alto sentimento del dovere. Si distingueva quindi per esemplare volonterosità e sprezzo del pericolo nel compiere altre ardite ricognizioni durante lo svolgimento di cruenta azione.» Rauchlkopf, val Popena, val Vanoi – maggio settembre 1916
Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G2:Bastico Ettore in uniforme ordinaria coloniale con sahariana da Maresciallo d’Italia (Bologna, 9 aprile 1876 – Roma, 2 dicembre 1972). Fotografia formato 23,3 x 17,4. Ettore Bastico entrò nell’Accademia Militare di Modena il 14 ottobre 1894; conseguita la nomina a Sottotenente, fu assegnato il 30 ottobre 1896 al 3º Reggimento Bersaglieri dove si distinse fin dall’inizio, ed il 21 dicembre 1899 fu promosso Tenente nello stesso reggimento. Dopo aver frequentato la Scuola di Guerra ove risultò tra i primi in graduatoria, venne promosso Capitano a scelta il 3 settembre 1909 e destinato al 2º Reggimento Bersaglieri; lo troviamo in Libia come osservatore dirigibilista, poi dal 20 marzo 1913 nel Corpo di Stato Maggiore. Vi percorse rapidamente i gradi con promozioni sempre a scelta fino a quello di Colonnello. Durante la prima guerra mondiale è ufficiale di Stato Maggiore presso 28ª Divisione di Fanteria. Nel 1928 divenne Generale. Successivamente prese parte alla guerra d’Etiopia e alla guerra civile spagnola, in cui fu capo del contingente dei volontari d’Italia. Nel maggio 1935 assuse il comando della 1ª Divisione CC.NN. “23 marzo” in Africa Orientale. Passò quindi al comando del terzo Corpo d’Armata operante in Etiopia. Nel 1937 fu inviato a comandare il Corpo truppe volontarie italiane nella guerra civile spagnola. Dopo la vittoria nella battaglia di Santander lascia il comando al Generale Mario Berti e rientrò in Italia ove gli venne affidata l’organizzazione della motorizzazione dell’Esercito. Assunse il comando dell’Armata del Po (6ª Armata). Nel 1939 fu nominato Senatore nella XXX legislatura del Regno d’Italia. Amico personale di Benito Mussolini, fu governatore delle Isole italiane dell’Egeo dal 10 dicembre 1940 al 19 luglio 1941, giorno in cui sostituì Italo Gariboldi in qualità di governatore della Libia e comandante delle truppe delle dell’Asse. Come Gariboldi aveva insegnato arte militare pubblicando le sue lezioni in un saggio dal titolo Evoluzione dell’arte della guerra. Il suo capo di stato maggiore, Gastone Gambara, era amico di Galeazzo Ciano e una sorta di eroe della guerra di Spagna; per questo i maligni vociferavano della “mafia spagnola”, ossia di un gruppo che aveva sfruttato la guerra per ottenere dei vantaggi personali. L’arrivo dei tedeschi fece perdere a Bastico molto prestigio a causa dei contrasti sulla conduzione della guerra con Erwin Rommel che, pur essendo suo subordinato, fu di fatto la mente delle azioni italo-tedesche. Rommel ne aveva una pessima opinione, lo giudicava “difficile, autocratico e violento” tanto da chiamarlo “Bombastico”; inoltre diceva di lui e Gambara che erano delle “merde”. Nel diario dell’interprete di Rommel, Wilfred Armbruster, questi epiteti furono spesso riportati in particolar modo in occasione della crisi delle fanterie italiane nell’estate del 1942. Tale giudizio di Rommel va letto alla luce degli scontri verbali tra Bastico e lo stesso Rommel; diverbi aspri e duri soprattutto dopo la conquista di Tobruch nel giugno del 1942; Bastico, unitamente al Maresciallo Kesselring, si oppose fermamente ed inutilmente al piano di Rommel d’inseguimento del nemico inglese oltre il confine libico fino a distruggerlo per poi occupare nel più breve tempo possibile il Cairo. Inoltre, Bastico ed il Maresciallo Cavallero premevano per l’approvazione del “Piano Malta” (“Esigenza C3” o Operazione Hercules nella terminologia tedesca) e enfatizzavano l’importanza di una preventiva e immediata occupazione dell’isola prima di una prosecuzione offensiva in Egitto. Il possesso di tale isola da parte degli inglesi consentiva all’Aviazione ed alla Marina Inglese di bloccare tutte le vie di rifornimento dall’Italia verso il continente africano. Lo stesso Rommel nel libro Guerra senza odio scrisse «Nel periodo dal 6 settembre al 23 ottobre, divampò con grande violenza la guerra dei rifornimenti. Il 23 ottobre l’avevamo definitivamente perduta e i britannici, invece, avevano vinto la loro con molta precedenza su di noi». Dopo la battaglia di El Alamein le forze italo-tedesche furono costrette a ritirarsi continuamente, abbandonando sia la Cirenaica che la Tripolitania (Tripoli cadde il 23 gennaio 1943), e attestandosi in Tunisia; Bastico venne richiamato in patria il 5 febbraio 1943 al momento dello scioglimento ufficiale del Comando Superiore in Libia; il 12 agosto 1942 (dopo le grandi vittorie di Gazala e Tobruch) era stato nominato Maresciallo d’Italia in parte per controbilanciare la nomina a feldmaresciallo di Rommel. Caustico fu, a tal proposito, il commento di Mussolini: «Anche Bastico sarà nominato Maresciallo e dopo di lui altri generali e non escludo anche Navarra, il mio usciere». Dopo il fallimento delle operazioni di guerra in Africa, il 5 febbraio 1943 fu esonerato dal comando e poi nominato governatore generale onorario della Libia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre visse a Roma, agendo in clandestinità fino alla liberazione della Capitale. Al termine della seconda guerra mondiale fu collocato in riserva e scrisse delle opere sulla storia militare. Nel 1957 ricevette la Gran Croce al merito della Repubblica. Morì a Roma il 2 dicembre 1972, all’ospedale militare del Celio. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata Roma aprile 1951.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
2 giugno 1957
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
17 febbraio 1942
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1º maggio 1939
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
9 luglio 1936
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 16 gennaio 1939
Cavaliere di Vittorio Veneto
Medaglia d’argento al valore militare
«Capo di Stato Maggiore di una divisione,con instancabile,intelligente e coraggiosa opera,compiva ripetute e pericolose ricognizioni in zone avanzate e battute dal fuoco nemico ,contribuendo efficacemente al buon funzionamento del comando in tutte le circostanze e alla brillante riuscita di importanti azioni offensive.» — Col del Rosso 25-30 1918
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato, con alto ufficiale,di riconoscere con esattezza i lavori fortificatori del nemico sul fronte del corpo d’armata,assolveva in più riprese il difficile compito,non esitando,per meglio constatare l’entità dei lavori stessi,ad esporsi ripetutamente e da vicino alle offese nemiche.» — Medio Isonzo autunno 1916
Croce al merito di guerra al valor militare
«Capo di stato Maggiore di una divisione,in un periodo d’intensa attività belli ed in zone battute,nel compiere numerose ricognizioni,e nel disimpegnare importanti incarichi,dimostrava altosenso del dovere e sereno sprezzo del pericolo. Altipiano di Asiago, marzo-16 giugno 1918.»
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
Croce al merito di guerra (7 concessioni)
Medaglia commemorativa delle operazioni in Africa Orientale
Medaglia commemorativa della guerra 1940–43
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca (1911-1912)
Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-1939)
Medaglia commemorativa della Divisione Volontari del Littorio (guerra di Spagna 1936-1939)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
18 febbraio 1941
Croce dell’Ordine al Merito Militare spagnolo (Spagna)
Croix de Guerre francese del 1914-1918 (Francia)
Croce tedesca in oro
5 dicembre 1942
Arc. G4: Pirzio Biroli Alessandro in uniforme ordinaria coloniale con sahariana da Generale di Corpo d’Armata Aiutante di Campo Generale Onorario del Re (Campobasso, 23 luglio 1877 – Roma, 20 maggio 1962). Figlio di Carlo Alberto e Marianna Rezzi, fu Allievo al Collegio Militare di Roma nel 1888. Allievo alla Scuola Militare il 20 agosto 1894, uscì Sottotenente nel 5° Reggimento Bersaglieri e venne promosso Tenente il 29 dicembre 1898. Allievo alla Scuola di Guerra dal 1904 al 15 agosto 1907, fu nello Stato Maggiore del Comando di Corpo il 5 settembre 1907 e poi al Comitato della Divisione Roma dal 7 maggio 1908 al 2 novembre 1911. Capitano nel 1° Reggimento Bersaglieri il 1° agosto 1909, venne trasferito al 13° Reggimento Bersaglieri in Libia nel 1913. Fu all’Ufficio Coloniale del Comando di Corpo di Stato Maggiore nel 1914 e venne promosso Maggiore di Stato Maggiore il 9 ottobre 1915. Prese parte alla Grande Guerra e ottenne il grado di Tenente Colonnello il 5 novembre 1916. Capo di Stato Maggiore della 35^ Divisione dal 14 maggio al 1° luglio 1917, venne promosso Colonnello Comandante dell’8° Reggimento Bersaglieri il 26 luglio 1917 per poi passare agli Arditi Volontari del 900 Corpo d’Assalto. Brigadiere Generale provvisorio il 2 dicembre 1918 con anzianità 21 giugno 1918, confermato il 26 gennaio 1919, fu Comandante della 7^ Brigata Bersaglieri il 29 settembre 1918. Ispettore delle Fiamme Nere il 1° maggio 1919, fu Capo Missione Militare in Equador il 1° febbraio 1921 e Addetto Militare alla Legazione dal 1924 al 1927. Generale di Brigata il 1° febbraio 1923, fu Aiutante di Campo Generale Onorario del Re il 3 novembre 1927. Generale di Divisione il 1° marzo 1928, fu Ispettore Truppe Celeri e Comandante della Divisione Udine il 1° gennaio 1932. Generale di Corpo d’Armata il 1° gennaio 1933, fu a disposizione e poi Comandante del 5° Corpo d’Armata di Trieste il 2 luglio 1933. Facente Quadro il 27 marzo 1935, fu a disposizione del Ministero delle Colonie e Comandante di Corpo d’Armata Indigeni in Eritrea il 13 gennaio 1936. Generale d’Armata il 15 aprile 1936, fu Governatore dell’Amara dal 1° giugno 1936 al 15 dicembre 1937. Comandante della 9^ Armata il 16 febbraio 1941 fu in Grecia e in Jugoslavia . Comandante FF. AA in Albania il 1° luglio 1941, fu Comandante Italiano in Montenegro e Distretti del Cattaro dal 17 al 29 aprile 1941. Fu poi Governatore del Montenegro dal 23 luglio 1941 al 13 luglio 1943. Rientrò a Roma la mattina del 3 ottobre 1943, quando seppe la notizia della morte del figlio Carlo, Capitano di Cavalleria deceduto a Tirana il 16 settembre. Quel giorno sul quotidiano La Stampa veniva discussa la sua adesione alla nuova Repubblica Sociale «che fra la salvezza d’Italia e la monarchia, egli, vecchio soldato, non poteva esitare a scegliere il suo posto di combattimento a fianco delle forze dell’Asse». Anche se sembrerebbe che Mussolini gli abbia offerto il ministero della Difesa Nazionale, la proposta, vagliata dai tedeschi, sarebbe stata rifiutata da Pirzio Biroli, che invece passò le linee tedesche raggiungendo Brindisi. Il 18 ottobre 1944 fu richiamato in servizio come presidente della Commissione militare unica per la concessione e la perdita di decorazioni di valor militare. Nonostante sia stato inserito nella lista dei soggetti più ricercati sia dalla UNWCC (Commissione delle Nazioni Unite sui crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale), sia dal CROWCASS (Registro Centrale per i Criminali di Guerra), non è stato né estradato in Jugoslavia né processato in Italia. Collocato in congedo assoluto nel 1954, si ritirò a vita privata nella sua casa di Ciampino. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
26 marzo 1945
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Croce al merito di guerra
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro decorato di Gran Cordone
Regio Decreto 28 gennaio 1937.
Ufficiale dell’ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa della 9ª Armata
Onorificenze estere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Tedesca
Arc. 2532:Adalberto Luitpoldo Elena Giuseppe Maria di Savoia-Genova in uniforme ordinaria coloniale con sahariana da Generale di Divisione (Torino, 19 marzo 1898 – Torino, 15 dicembre 1982). Adalberto di Savoia-Genova nacque nel 1898 a Torino, quarto figlio di Tommaso di Savoia-Genova e di Isabella di Baviera. Suo padre era nipote di Carlo Alberto di Savoia e di Giovanni di Sassonia. Sua madre era nipote di Ludovico I di Baviera e pronipote di Carlo IV di Spagna e di Francesco I delle Due Sicilie. Partecipò alla prima guerra mondiale e combatté con il suo reparto sul Montello nell’ottobre 1917 e in Vallagarina nel febbraio 1918. Successivamente la sua carriera militare si svolse fra l’Italia e l’Africa Orientale Italiana. Dal 1927 al 1930 fu attendente alla Scuola Militare e dal 1931 al 1934 fu comandante del Reggimento Savoia Cavalleria. Fu Generale di Brigata nel 1934 e dal 1934 al 1935 fu comandante della 6^ Brigata di Fanteria. Nel 1935 venne promosso vice comandante di Divisione e fino al 1936 fu vice comandante Generale della 24^ Divisione di Fanteria “Gran Sasso” in Etiopia per poi diventarne il Comandante quando venne promosso Generale di Divisione. Passò poi al comando della 58^ Divisione di Fanteria “Legnano” per poi ottenere il comando del 3° Corpo. Nel 1940 fu comandante dell’8^ Armata e dal 1941 al 1943 passò al comando della 7^ Armata. Dopo l’occupazione italiana dell’Albania per Adalberto si parlò della nomina a Luogotenente Generale del Re, in quanto aveva rappresentato Casa Savoia al matrimonio di re Zog suscitando molte simpatie fra gli albanesi, ma la cosa non ebbe alcun seguito. Guidò a Sofia la delegazione ufficiale italiana ai funerali del re Boris III di Bulgaria, morto in circostanze misteriose il 28 agosto 1943. Durante il fascismo l’OVRA raccolse un dossier, più o meno fondato, riguardante la presunta omosessualità di Adalberto. Il duca di Bergamo, tuttavia, intrattenne una lunghissima relazione con una nobile piemontese che, però, non si concluse con il matrimonio per via dell’opposizione di Umberto II. Nonostante vivesse in anni così importanti per l’Italia, Adalberto si tenne sempre lontano dalla mondanità e dalla corte e condusse una vita abbastanza anonima, soprattutto se paragonata a quella dei cugini del ramo Savoia-Aosta. Non si sposò mai e non ebbe figli. Dopo il mutamento istituzionale del 1946 visse per trent’anni, insieme a suo fratello maggiore Filiberto, all’Hotel Ligure di piazza Carlo Felice a Torino. Nel 1977, dopo che alcuni malviventi avevano assaltato l’albergo e trafugato il contenuto di alcune cassette di sicurezza, fra le quali la sua, il solo Adalberto si trasferì in una villetta precollinare di proprietà di Gertrud Kiefer von Raffler, vedova di Massimo Olivetti, dove morì nel 1982. È sepolto nella cripta reale della basilica di Superga, sulle alture del capoluogo piemontese. Adalberto, durante la sua vita, non godette di particolare stima, se si tiene presente che Galeazzo Ciano, alla data del 24 agosto 1939, riportò nel suo diario un commento sprezzante di Vittorio Emanuele III, il quale lamentava il fatto che Mussolini avesse appositamente messo in forzata inattività militare suo figlio Umberto, escludendolo così non solo dalla possibilità di prendere decisioni, ma anche dal poter ricevere gloria militare: «Hanno il comando quei due imbecilli di Bergamo e di Pistoia, ben può averlo anche mio figlio». Allo stesso modo, ai tempi del referendum del 1946, nel diario di Falcone Lucifero si trovano alcuni riferimenti poco lusinghieri nei confronti di Adalberto e di Filiberto con riguardo al loro acume, non già al loro stile di vita, che fu sempre improntato al riserbo e alla semplicità. Fotografia formato 15 x 10,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1919
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1919
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
«Trovandosi col proprio squadrone in trincea di prima linea, durante un fuoco di artiglieria nemica che sconvolgeva con grossi calibri un tratto di trincea stessa, rimaneva sereno e impavido al proprio posto, fra i suoi soldati, dando nobilissimo esempio di calma, ardimento e di alte virtù militari.» 25 ottobre 1916
Onorificenze straniere
Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera
Cavaliere dell’Ordine di San’Uberto
Arc. G2: Geloso Carlo in uniforme ordinaria coloniale con sahariana da Generale di Divisione (Palermo, 20 agosto 1879 – Roma, 25 luglio 1957). Entra nella Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio nel 1898, per uscirne da Sottotenente di Artiglieria nel 1901. Due anni dopo è promosso a Tenente presso il 3º Reggimento Artiglieria da fortezza. Da Capitano venne inviato a Zuara durante la guerra italo-turca e sul fronte giulio allo scoppio della Grande Guerra, durante la quale viene promosso al grado di Maggiore e guadagna tre Medaglie d’Argento al Valor Militare durante la sesta e la decima battaglia dell’Isonzo e la prima croce dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso Colonnello nel 1917, alla fine della guerra viene assegnato al comando del corpo di Stato Maggiore, prima di passare in ausiliaria speciale nel 1920. Con l’avvento del Fascismo viene richiamato in servizio presso la Commissione superiore di difesa. Dopo un periodo al comando del 6º Reggimento Artiglieria pesante campale (1928-1931) rientra nel corpo di Stato Maggiore, venendo promosso al grado di Brigadiere Generale d’artiglieria. Inviato in forza al Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia italiana nel 1936, partecipa alla guerra d’Etiopia dove, al comando della Divisione Speciale “Laghi”, sconfigge il ras Destà Damtù ed occupa la regione dei Galla e Sidama, della quale assume la carica di governatore e comandante militare. Per la condotta tenuta durante la guerra e nella successiva fase di “pacificazione”, viene promosso Generale di Divisione e riceve la seconda croce dell’Ordine militare di Savoia. Promosso Generale di Corpo d’Armata, dopo aver comandato nel 1938 il V Corpo d’Armata venne inviato in Albania, dove assume il comando del XXVI Corpo d’Armata dal 1939 al 1940, prima di essere rimpatriato. In seguito alla disastrosa campagna di Grecia, viene rispedito in Albania al comando dell’11ª Armata come Generale designato d’Armata, ottenendo il grado di Generale d’Armata solo nel 1942. Coinvolto in uno scandalo ed entrato in contrasto con il generale tedesco Alexander Löhr, venne rimosso e sostituito con il Generale Vecchiarelli dal 3 maggio del 1943 e messo a disposizione del Ministero della Guerra per l’inchiesta condotta dall’ammiraglio Domenico Cavagnari. In pratica Geloso, e buona parte del suo comando d’armata, fu inquisito con accuse riguardanti traffici illeciti, contrabbando su larga scala, speculazione sui flussi monetari, corruzione, sfruttamento della prostituzione e relazioni sessuali non compatibili con la dignita’ del grado elevato ricoperto. Una trentina di ufficiali superiori furono trasferiti, come ad esempio i generali Adolfo Naldi, comandante da tre anni della 29ª Divisione fanteria “Piemonte”, Ugo Marfuggi, intendente dell’armata, e Arturo Fortunato, comandante del genio dell’armata. Il generale Donato Tripiccione, capo di SM dell’armata, anche lui rimpatriato, si avveleno’ a Roma il 1 giugno per il disonore. Tuttavia lo scandalo fu soffocato per ragioni di opportunità e per solidarietà di casta e la cosa decadde presto per l’incalzare degli avvenimenti bellici generali. In seguito all’armistizio di Cassibile venne catturato a Roma dai tedeschi ed internato nell’Offizierslager di Schocken (Poznań), dove verrà liberato dai sovietici e trasferito a Char’kov. Rimpatriato il 9 ottobre 1945, rientrò brevemente in servizio nell’Esercito italiano per essere collocato in congedo assoluto nel 1954. Morì a Roma il 23 luglio 1957. Il generale Geloso fu ritenuto responsabile di una dura repressione verso le popolazioni e i ribelli etiopi nel corso della guerra e, soprattutto, della pacificazione (il suo nome è incluso nel libro verde dei criminali di guerra di cui il governo etiope chiese, senza esito, l’estradizione, nel 1947); ma è in occasione della campagna di Grecia che si distinse particolarmente in negativo. In particolare emise una circolare, nel marzo 1943, in cui ordinava rappresaglie secondo il principio della “responsabilità collettiva”, ovvero in caso di attacco partigiano a colonne italiane si sarebbe dovuto procedere alla fucilazione di massa dei maschi adulti (dai 14/15 anni in su) del centro abitato più vicino, che sarebbe stato dato alle fiamme, con la deportazione degli abitanti, la distruzione di campi e l’uccisione del bestiame. Questo comportò le stragi di Domenikon (circa 140/150 morti di cui 97 “civili” e gli altri “fiancheggiatori” o “partigiani”, incluse alcune donne), 40 furono i civili fucilati a Tsaritsani, numerosi altri anche a Domokos, Farsala, Oxinià, ma in totale furono circa 200 i villaggi che, nel periodo del comando di Geloso, subirono rappresaglie, o saccheggi, o distruzioni e danneggiamenti deliberati. In questo Geloso intendeva allineare l’azione dell’esercito italiano in Grecia a quanto eseguito da Roatta nei Balcani. Coprì costantemente vari crimini di guerra compiuti da truppe italiane (ad esempio nella zona di Elassona), inclusi alcuni stupri di massa, furti, saccheggi. Il campo per internati militari greci a Larissa in Tessaglia, che già si era distinto per la sua durezza, divenne un vero e proprio lager, con la morte, nei primi mesi del ’43, di circa 1.000 internati per fame o fucilazione. Inoltre nel corso del suo comando in Grecia avvennero numerosi fatti che, per quanto non di sua esclusiva responsabilità, comportarono condizioni gravissime per la popolazione civile, soprattutto perché le requisizioni alimentari (in particolare di grano) eseguite dal Regio Esercito furono moltiplicate, causando una estesa carestia che fu responsabile della morte di decine di migliaia di civili greci (forse tra il 1941 e il 1943 morirono tra le 200.000 e le 300.000 persone, il solo inverno del 1941 potrebbe aver comportato 50.000 morti). Carlo Geloso non fu incluso nella prima lista di criminali di guerra di cui il governo Greco chiedeva l’estradizione, però nel 1946, con la prematura comparsa della guerra fredda nei Balcani (in Grecia era in corso la guerra civile), il governo filo-occidentale intese lasciar cadere le richieste di estradizione ai danni dell’Italia (cancellandole completamente nel 1948); peraltro aveva comunicato già ai governi dell’URSS e della Jugoslavia che non intendeva procedere con alcuna estradizione, ma per indagini interne. Queste ultime non ebbero alcun esito e tutti i responsabili delle rappresaglie e delle fucilazioni in Grecia poterono essere graziati e dimenticati. Fotografia formato 24 x 17,8. Fotografo: Sconosciuto. Autografa, datata 22 marzo 1938.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
16 gennaio 1941
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1º ottobre 1937
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
17 maggio 1919
Medaglia di argento al valor militare
Prima guerra mondiale, 1915-18
Medaglia di argento al valor militare
Prima Guerra Mondiale, 1915-18
Medaglia di argento al valor militare
Prima guerra mondiale, 1915-18
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 27 dicembre 1934
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 24 ottobre 1935
Arc. 3425:Ettore Baldassarre in uniforme di marcia con sahariana da Generale di Corpo d’Armata (Trani, 27 aprile 1883 – Marsa Matruh, 26 giugno 1942). Nacque a Trani, provincia di Bari, il 27 aprile 1883, figlio di Michele e Amalia Manganaro. Trasferitosi al seguito della famiglia a Messina, li vi conseguì la licenza liceale. Arruolatosi nel Regio Esercito, entrò come allievo ufficiale nella Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino il 3 novembre 1900, da cui uscì con il grado di Sottotenente assegnato all’arma di Artiglieria il 25 agosto 1902. Promosso Tenente 21 agosto 1905, fu assegnato in servizio al 3º Reggimento Artiglieria da Fortezza, frequentando successivamente la Scuola di Applicazione d’arma a Torino, ottenendo nell’esame finale il più alto punteggio fino ad allora raggiunto. A partire dall’ottobre 1911 prestò servizio in Libia nel corso della guerra italo-turca, rientrando in Patria nell’ottobre 1912, promosso Capitano a scelta nel 10° Reggimento Artiglieria da Fortezza il 5 agosto 1912 e decorato con una Medaglia di bronzo al valor militare. Nel novembre 1914 fu posto al comando del servizio aerostieri dell’arma di Artiglieria, distinguendosi nel corso della prima guerra mondiale durante le battaglie sull’Isonzo, sul Carso e sull’altipiano di Asiago. Promosso Maggiore nel 1916 fu comandante di un gruppo di Artiglieria pesante campale, ed al termine del conflitto era comandante dell’Artiglieria della 3ª Armata, promosso Tenente Colonnello l’11 ottobre 1917 per meriti eccezionali. Nel 1920 fu assegnato in servizio all’Ispettorato dell’Artiglieria, compiendo numerosi studi sul tiro e sulla regolamentazione del tiro dei pezzi d’artiglieria, confluite nella compilazione delle Istruzioni di Artiglieria per i quali fu promosso Colonnello per meriti eccezionali il 20 ottobre 1927. Tra il 1931 e il 1933 fu comandante del 6º Reggimento Artiglieria Campale, e poi Commissario generale per le fabbricazioni di guerra. Il 1 gennaio 1935 fu promosso Generale di Brigata, assumendo il comando dell’Artiglieria del Corpo d’armata di Milano. Il 30 giugno 1938 fu promosso Generale di Divisione, divenendo comandante della 58ª Divisione fanteria “Legnano” in sostituzione di S.A.R. il Duca di Bergamo. Dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, assumeva quello della 132ª Divisione corazzata “Ariete” trasferita successivamente in A.S.I.. Dopo la riconquista della Cirenaica fu insignito della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Rientrò in Italia nel luglio 1941 per assumere le funzioni di Direttore superiore del Servizio Tecnico, incarico che lasciò nel marzo 1942 per assumere quello di comandante del XX Corpo d’armata corazzato in A.S.I., in sostituzione del Generale Francesco Zingales. Mentre effettuava una ispezione sul fronte di Marsa Matruh rimase gravemente ferito nel corso di un bombardamento aereo. Trasportato in un posto di medicazione decedeva, poco dopo aver subito un’operazione per tentare di fermare la devastante emorragia, il 26 giugno 1942. Fotografia formato 12 x 8,5. Fotografo: Ufficio stampa del Popolo d’Italia. Datata 10 maggio 1943.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Regio Decreto 12 gennaio 1942
Medaglia d’oro al valor militare
«Valente artigliere. Tecnico insigne. Già distintosi per capacità, coraggio e sprezzo del pericolo in numerosi combattimenti ha, quale comandante di grande unità, contribuito in modo decisivo a vittoria riportate dalle nostre armi in aspre battaglie. Incurante di ogni rischio, mosso dal desiderio di portare la sua parola incitatrice alle truppe, era sempre tra i suoi soldati nei punti più esposti. Durante la preparazione di un attacco veniva gravemente ferito in seguito a un bombardamento aereo, mentre trovavasi tra le truppe di prima schiera. Malgrado la conseguente fortissima emorragia, consentì di essere trasportato al posto di medicazione solo dopo aver dato le direttive per la prosecuzione dell’azione a chi doveva succedergli nel comando. Trasportato a una sezione di sanità, sopportava virilmente una dolorosa operazione chirurgica e decedeva poco dopo, pronunziando parole di fede nel felice esito della battaglia. Ain El Gazala, Bir Hacheim, Torbuk, Sidi El Barrani 16 Marzo – 26 Giugno 1942» Decreto del Capo Provvisorio dello Stato del 4 novembre 1946
Medaglia di bronzo al valor militare
«Addetti al comando d’artiglieria del corpo d’occupazione, disimpegnavano le loro mansioni con sangue freddo e noncuranza del pericolo, anche in zona esposta al fuoco nemico. Sidi Bilal, 20 settembre 1912.»
Arc. 3184: Guzzoni Alfredo in uniforme di marcia con sahariana da Generale di Divisione (Mantova, 12 aprile 1877 – Roma, 15 aprile 1965). Entrato come allievo nella Scuola militare di Modena nel 1894, ne uscì due anni dopo Sottotenente di Fanteria, destinato al 59° Reggimento a Monteleone Calabro. Rimase nel medesimo reparto fino al 1907, anche dopo la promozione a Tenente accordatagli nel 1899. Dal 1907 all’agosto 1911 frequentò i corsi della Scuola di Guerra, essendo poi promosso, a scelta, Capitano. In esperimento al corpo di Stato Maggiore, fu dapprima impiegato a Roma e, successivamente, a Padova. Assegnato ai primi del 1913 al 51° Reggimento Fanteria, passò, dopo un anno, al II battaglione mobilitato del 52° Reggimento, con il quale raggiunse Bengasi alla fine di febbraio. Per un anno fu capo di Stato Maggiore della zona militare di Cirene, per ritornare poi al battaglione mobilitato, con il quale ottenne un encomio solenne per gli scontri di Mkeinen e Gerrari e per la sorpresa di Kaulan. Tornato in Italia nel maggio 1915 al 51° Fanteria, fu subito dopo assegnato all’intendenza della IV Armata e, a dicembre, promosso Maggiore. Capo di Stato Maggiore della 7ª Divisione Fanteria dall’agosto 1916, fu trasferito al comando del IV Corpo d’Armata nel gennaio 1917, venendo subito dopo promosso Tenente Colonnello e nominato capo di Stato Maggiore dell’11ª Divisione Fanteria. Con questa grande unità, e grazie anche ai suoi interventi in prima linea, ottenne una Medaglia d’Argento al Valor Militare per la sua azione sul San Gabriele, presso Gorizia, e successivamente la promozione a Colonnello. Per breve tempo a disposizione del comando supremo, venne nominato capo di Stato Maggiore del XXVII Corpo d’Armata, dal gennaio 1918, e del III Corpo d’Armata dal settembre dello stesso anno, meritando una seconda Medaglia d’Argento e la croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per il suo operato sul Montello, a giugno, durante la battaglia del Piave, e poi nel Trentino occidentale, durante l’ultima fase del conflitto; venne quindi assegnato, nel dicembre 1918, al comando dell’Ufficio operazioni. Qui ebbe modo di far valere le sue doti di organizzatore nel gestire i due maggiori problemi, legati all’esecuzione delle clausole dell’armistizio, che si affacciavano in quei primi mesi del dopoguerra: l’occupazione, oltre che delle “terre redente”, anche del Tirolo e della Dalmazia e i lavori di ricostruzione nelle zone liberate, il tutto da conciliare nell’ambito della progressiva smobilitazione dell’esercito. Le capacità e le conoscenze acquisite in questo delicato compito furono alla base dei due successivi incarichi: dal febbraio 1920 al luglio 1921, capo di Stato Maggiore della Commissione interalleata di controllo per l’Austria e, successivamente, di quella per l’Ungheria, fino al maggio 1924. Nel giugno di quell’anno venne nominato capo della segreteria militare del ministro della Guerra e, nell’aprile dell’anno successivo, ricoprì per brevissimo tempo l’incarico di capo di gabinetto. Nel giugno 1925 tornò in Ungheria, come presidente della Commissione interalleata di controllo, e vi rimase fino all’aprile 1927, pur essendo stato nominato, nel dicembre 1926, comandante del 58° Reggimento Fanteria. Conservò quest’ultimo comando sino al maggio 1929, per passare poi a disposizione del ministero della Guerra come capo dell’Ufficio ordinamento. Promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1930, venne nominato comandante della III Brigata Alpini a Gorizia, per divenire poi, il 1° ottobre 1931, comandante dell’Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena e della Scuola di applicazione di Fanteria di Parma. Dopo due anni, promosso Generale di Divisione, venne trasferito a Roma, per comandarvi la locale divisione militare territoriale, divenuta divisione Granatieri di Sardegna nel febbraio 1934. Negli anni 1933 e 1935 fu chiamato a far parte del Consiglio dell’Esercito. Posto a disposizione del ministero delle Colonie, nel novembre 1935 partì per l’Eritrea, rimanendo ad Asmara, prima come vicegovernatore di quella colonia e poi, dal giugno 1936, come governatore. Anche in questo ruolo ebbe modo di far valere le proprie capacità organizzative, tenuto conto che l’Eritrea costituiva non solo la retrovia del fronte settentrionale – attraverso le cui scarse infrastrutture portuali e stradali dovevano affluire tutti i rifornimenti necessari per una positiva conclusione della campagna etiopica – ma anche la colonia sui cui abitanti si faceva affidamento per la costituzione e per l’inquadramento delle truppe coloniali. Il 1° gennaio 1937, la promozione per meriti eccezionali a Generale di Corpo d’Armata sancì la piena approvazione del suo operato, confermata poi dal titolo di governatore onorario, conferitogli nel 1938. Rimpatriato nell’aprile 1937, fu nominato comandante del Corpo d’Armata di Udine. Il 31 marzo 1939 venne improvvisamente convocato a Roma, dove gli fu conferito il comando delle truppe destinate a occupare l’Albania di lì a qualche giorno. La ristrettezza dei tempi, la composizione poco omogenea del corpo di spedizione e le continue interferenze politiche non resero facile il compito, che si trovò costretto a seguire un piano che puntava esclusivamente sulla velocità di esecuzione. Comunque le operazioni, iniziate nella notte del 7 aprile con lo sbarco in quattro punti diversi della costa albanese, si conclusero nel giro di poco più di 24 ore, sia per la netta preponderanza delle forze italiane, sia per la ben congegnata preparazione politica, sia, soprattutto, per la scarsissima opposizione locale, concretatasi in un’iniziale resistenza a Durazzo e dintorni. Seppe sfruttare la situazione spingendo al massimo le truppe celeri sul più importante obiettivo della spedizione, Tirana, che venne contemporaneamente raggiunta anche da un battaglione granatieri trasportato per via aerea. Non sembra possano essere imputate al Guzzoni alcune deficienze riscontrate nello svolgimento delle operazioni dovute soprattutto alla composizione dei reparti – con richiamati che non conoscevano l’uso delle armi e dei mezzi di trasporto e di comunicazione di cui erano ora dotati – e a una superficiale pianificazione degli sbarchi, con piroscafi inadatti e mancato rispetto delle modalità previste. In riconoscimento dell’opera svolta ebbe la nomina a comandante designato di armata e rimase a Tirana, come comandante superiore delle truppe d’Albania, provvedendo alla sistemazione difensiva di quel territorio e all’immissione delle forze armate albanesi in quelle italiane. Rientrato in patria, venne designato al comando della 4ª Armata. Con questa, nel giugno 1940, prese parte alla breve campagna contro la Francia, che gli valse la nomina a Commendatore dell’Ordine militare di Savoia. Il riordinamento dei vertici militari, seguito al disastroso inizio della campagna di Grecia e alle dimissioni del maresciallo Pietro Badoglio, permise al Guzzoni di raggiungere l’apice della carriera con la contemporanea nomina, il 30 novembre 1940, alle cariche di sottosegretario di Stato per la Guerra e di sottocapo dello Stato Maggiore Generale. Incarico, quest’ultimo, di particolare rilievo in quanto l’assenza da Roma del capo di stato maggiore generale U. Cavallero, impegnato direttamente in Albania, gli consentiva inevitabilmente una maggiore libertà di azione. Tuttavia, tale libertà di azione non fu apprezzata dal generale Cavallero che, rientrato a Roma, riorganizzò lo Stato Maggiore Generale abolendo la carica di sottocapo e costringendo il Guzzoni, il 24 maggio 1941, alle dimissioni da sottosegretario. Il 1° novembre dello stesso anno, promosso Generale di Armata, venne collocato in congedo per raggiunti limiti di età. Fu però richiamato in servizio il 20 ottobre 1942 e posto a disposizione del ministero della Guerra con incarichi speciali, per esser poi nominato, il 1° giugno 1943, comandante della 6ª Armata e delle forze armate della Sicilia. Caduta il 7 maggio Tunisi, era quasi certo che la Sicilia sarebbe stata il successivo obiettivo alleato. Dato il pieno dominio del cielo da parte degli Angloamericani, la situazione dell’isola si presentava già allora difficile, con la popolazione civile quasi del tutto priva di rifornimenti e con il grosso delle truppe disposto a cordone lungo le coste, con approntamenti difensivi e armamenti inadeguati, quasi senza mezzi di trasporto, con ufficiali anziani e con il 70% della truppa composto da richiamati. Il Guzzoni, pur richiedendo rinforzi, dispose che, in caso di sbarchi nemici, venisse attuata dalle forze costiere una resistenza a oltranza, così da permettere l’intervento delle unità mobili italotedesche, tenute in riserva di armata. Ma, nella notte del 10 luglio, la netta superiorità aeronavale e l’abbandono delle piazze costiere di Augusta e Siracusa resero possibile lo sbarco angloamericano mentre quasi dovunque la difesa del litorale, affidata ai reparti costieri, non riuscì a essere protratta più di qualche ora. La controffensiva delle divisioni Livorno e Goering nelle zone di Licata e Gela venne ben presto stroncata dal fuoco navale. Messo così solidamente piede a terra, gli Alleati poterono proseguire nella loro offensiva, che il Guzzoni cercò di rallentare nei limiti del possibile, riuscendo a far traversare lo stretto di Messina a buona parte delle forze ai suoi ordini dopo 37 giorni di resistenza. Sorpreso dall’armistizio dell’8 settembre, si ritirò a vita privata. Due attacchi di R. Farinacci alla sua condotta delle operazioni in Sicilia, apparsi su Regime Fascista, ne provocarono l’incarcerazione il 26 ottobre; l’11 novembre, comunque, anche per l’intervento dei vertici militari tedeschi in Italia, era già stato scarcerato. Nel dopoguerra tentò, inutilmente, di veder riconosciuta la propria azione di comando nella difesa della Sicilia. Fotografia formato 11 x 6,2. Fotografo: Sconosciuto. Datata 26 settembre 1936.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
16 gennaio 1941
Medaglia d’argento al valor militare
Croce di guerra al valore militare
Croce al merito di guerra (2)
Ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 27 dicembre 1934
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Distintivo d’onore per i feriti di guerra
Arc. 2555: Zingales Francesco in uniforme di marcia da Generale di Corpo d’Armata mod. 1940 – 1945 (Longi, 10 gennaio 1884 – Milano, 1º dicembre 1959). Dopo aver frequentato la Regia Accademia Militare di Modena, da cui uscì con il grado di Sottotenente, partecipò alla guerra italo-turca dove fu decorato con una Medaglia d’Argento e una di Bronzo al Valor Militare. Durante il corso della prima guerra mondiale nel 1915 si distinse nel settore di Oslavia, rimanendo ferito in azione il 27 settembre 1915. Partecipò poi alla presa di Gorizia (agosto 1916), e alla battaglia di Vittorio Veneto (ottobre-novembre 1918) come ufficiale addetto allo Stato Maggiore della 48ª Divisione, e al termine del conflitto risultava decorato con altre due Medaglie d’Argento e una di Bronzo al Valor Militare e promosso Maggiore per merito di guerra. Nel 1925 fu promosso Colonnello e divenne comandante del 23º Reggimento Fanteria. Nel 1936 venne promosso Generale di Brigata e divenne comandante dell’Accademia di Fanteria e Cavalleria e della Scuola di Applicazione di Parma. Nel corso del 1939 è promosso Generale di Divisione e comandò la 10ª Divisione Fanteria “Piave”. Nel 1941, divenuto Generale di Corpo d’Armata, assunse il comando del Corpo d’Armata Autotrasportato (C.A.T.). A partire dal 13 aprile 1941 partecipò all’invasione della Jugoslavia, venendo decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, e nel giugno dello stesso anno assunse il comando del neocostituito Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR). Durante il viaggio di trasferimento cadde ammalato a Vienna e il 17 luglio fu sostituito dal Generale Giovanni Messe. Trasferito in Africa settentrionale italiana, a partire dal mese di dicembre assunse il comando del XX Corpo d’armata, e dall’aprile 1942 del XXI. Nell’ottobre 1942 partì per il fronte orientale assumendo il comando del XXXV Corpo d’Armata (ex C.S.I.R.), al posto del Generale Messe. iI 17 dicembre 1942 a seguito della rottura del fronte sul Don iniziò la lunga ritirata dal fronte russo, e una volta ritornato in Patria, il 12 luglio 1943 fu nominato comandante del XII Corpo d’Armata, dislocato nella Sicilia orientale al posto del Generale Mario Arisio, dopo lo sbarco alleato in Sicilia. Il 16 agosto il Corpo d’armata lascia definitivamente la Sicilia per essere riorganizzato, fino al 13 settembre 1943 quando viene sciolto. Fotografia formato 14,8 x 10,2. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
12 gennaio 1942
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
9 giugno 1943
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di sezione mitragliatrici, benché avesse cinque serventi feriti e quattro colpiti da insolazione, seppe con coraggio e intelligenza far funzionare egregiamente la sezione eseguendo personalmente il tiro nell’ultima fase del combattimento. Quando dovette ritirarsi, mancando il personale, trasportò egli stesso per un certo tratto una mitragliatrice, dando esempio della fermezza e dell’energia. Regdaline, 15 agosto 1912.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Per la bella condotta nei combattimenti che condussero alla presa di Gorizia, ove prestò opera efficace, non solo nei servizi di stato maggiore a lui affidati, ma prendendo parte volontariamente alle azioni delle truppe, che con slancio ed ardire seppe spingere all’assalto. Gorizia, 6 al 16 agosto 1916.»
Medaglia d’argento al valor militare
«In tutti i combattimenti ai quali prese parte, e specialmente a quelli che fruttò la conquista di una importante posizione, rifulse nei momenti più difficili pel valore e per lo sprezzo del pericolo, che egli sempre serenamente affrontò, fornendo così mirabile esempio alle truppe da lui guidate nell’azione. Oslavia, 27 settembre 1915.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Diede bella prova di coraggio ed iniziativa nella condotta della sezione mitragliatrici sotto il vivo fuoco avversario. Bir Mofsel (Tobruk), 12 marzo 1912.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Quale ufficiale superiore di Stato maggiore, incaricato con particolare missione di fiducia di dirigere il gittamento di un ponte, riuscì nell’impresa invano precedentemente tentata, vincendo con energia ed esemplare valore le difficoltà opposte dal nemico e dal fiume. Benché colpito da leggero intossicamento di gas venefici, seguì le successive operazioni, che si conclusero con la completa vittoria delle nostre armi. Nervesa-Fadalto-Belluno, 29 ottobre-3 novembre 1918.»
Arc. 101:Chiarizia Ettore in uniforme di gala da Tenente Generale Commissario mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 13 giugno 1871 – Roma, 10 novembre 1938). Sottotenente Commissario nel 7° Corpo d’Armata di Ancona il 14 aprile 1892, fu Tenente nel 10° Corpo d’Armata di Napoli il 9 luglio 1896. Capitano il 17 giugno 1906, fu Tenente Colonnello presso la Direzione del Commissariato di Firenze il 31 ottobre 1917 per poi passare a quello di Palermo. Fu trasferito poi all’Ispettorato del Servizio del Commissariato il 13 gennaio 1920 e venne promosso Colonnello nel 1920. Maggior Generale Commissario il 22 gennaio 1930, fu Ispettore Commissario della 1^ Zona di Milano e il 10 gennaio 1934 fu Tenente Generale Commissario Capo del Corpo e Ispettore dei Servizi di Commissariato. In Posizione Ausiliaria il 12 aprile 1937, fu Tenente Generale Capo Onorario con rango e uniforme da Generale di Corpo d’Armata dal 28 aprile 1937. Fotografia formato 18,1 x 13,1 . Fotografo: Foto Attualità – Napoli.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 3130: Coppi Amerigo in uniforme di gala da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (23 aprile 1884 – 19..). Allievo Ufficiale il 3 novembre 1902, venne promosso Sottotenente del 5° Reggimento Artiglieria il 5 settembre 1904. Tenente il 24 agosto 1907, ottenne il grado di Capitano del 31° Reggimento Artiglieria 1915. Entrato in guerra contro l’Austria, venne promosso Maggiore il 4 gennaio 1917 e Tenente Colonnello presso il Comando del Corpo di Stato Maggiore il 1° dicembre 1918. Trasferito al Ministero della Guerra il 21 aprile 1921 passò al Corpo d’Armata di Torino IL 30 maggio 1922. Nel 1923 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Palermo e il 16 novembre 1924 tornò presso il Ministero della Guerra. Addetto Militare presso l’ambasciata di Londra il 1° marzo 1925, fu Aiutante di Campo Onorario del Re dal 25 novembre 1926 al 1à gennaio 1937. Passato al 4° Reggimento Artiglieria il 2 dicembre 1928, ottenne il grado di Colonnello e il comando del 15à Reggimento Artiglieria il 14 maggio 1930. Rientrato nello Stato Maggiore a Disposizione dell’Accademia Navale della Regia Marina il 15 settembre 1932, venne promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1937 e ottenne il comando della 29^ Brigata Fanteria. Fu comandante della 2^ Divisione CC.NN. Fiamme Nere durante la guerra di Spagna. Comandante l’Artiglieria del Corpo d’Armata di Bari il 1° ottobre 1937, passò al comando della 2^ Brigata Corazzata a milano il 1° settembre 1938. Fu presso il comando del Corpo d’Armata di Milano il 15 gennaio 1939 e venne promosso Generale di Divisione il 19 luglio 1939 e posto al comando della Divisione Corazzata Ariete. Comandante della Difesa Territoriale di Milano nel 1940 passò a quello di Genova il 25 ottobre 1941. il 3 giugno 1943 passò alla Riserva e dopo l’armistizio nel 1943 aderì alla R.S.I. e fu Presidente del Tribunale Militare di Torino. Fotografia formato 13,7 x 8,3. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2111: Muratori Stanislao in uniforme di gala da Generale di Brigata ( Guardia di Finanza) mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 ( Roma 1° novembre 1875 -…). Colonnello Comandante della 10^ Legione di Napoli, venne promosso Generale di Brigata Comandante della 3^ Zona di Napoli nel 1933. Dal 1948 al 1957 fu Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia. Fotografia formato 15 x 10,5. Fotografo: P. De Angelis – Napoli.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 809:Badoglio Pietro in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Grazzano Monferrato, 28 settembre 1871 – Grazzano Badoglio, 1º novembre 1956). Entrato all’Accademia Militare di Torino, fu promosso Sottotenente di artiglieria il 16 novembre 1890 e Tenente il 7 agosto 1892. Trasferito al 19° da campagna a Firenze, vi rimase fino al febbraio 1896, quando fu inviato in Eritrea con la spedizione del Generale Baldissera. Partecipò alla puntata su Adigrat per liberare dall’assedio il Maggiore Prestinari e poi, terminate le ostilità con l’Etiopia, rimase per circa due anni in guarnigione sull’altopiano, ad Adi Caieh. Rimpatriato alla fine del 1898, frequentò la Scuola di Guerra, distinguendosi per l’equilibrata intelligenza e la grande tenacia posta nello studio. Promosso Capitano il 13 luglio 1903, fu trasferito al 12° da Campagna di stanza a Capua. Successivamente fu assegnato al comando del Corpo d’Armata di Bari ed al comando del Corpo di Stato Maggiore, all’ufficio regolamenti. Una carriera fino a quel momento regolare, accelerata dalla guerra di Libia, alla quale Badoglio partecipò fin dall’inizio. Fu, infatti, decorato al Valor Militare per aver organizzato l’azione di Ain Zara e promosso Maggiore per merito di guerra per aver pianificato l’occupazione dell’oasi di Zanzur. Rimpatriato, fu assegnato al 3° da Fortezza di stanza a Roma. Tenente Colonnello il 25 febbraio del 1915 fu assegnato al comando della 2ª Armata. Poco dopo l’inizio della guerra passò al comando della 4ª Divisione, il cui settore era dominato dal Sabotino, un monte privo di vegetazione e fortemente fortificato dagli Austriaci, fino ad allora giudicato imprendibile. Badoglio ebbe l’idea di espugnarlo usando il procedimento delle parallele. I lavori per scavare e rafforzare le successive trincee durarono mesi, Badoglio, promosso Colonnello nell’aprile 1916 e divenuto Capo di Stato Maggiore del VI Corpo d’Armata, continuò a dirigerli e comandò la brigata che effettuò la conquista del Sabotino il 6 agosto 1916. Promosso Maggior Generale per merito di guerra, continuò nell’incarico di Capo di Stato Maggiore fino al novembre, quando prese il comando della Brigata Cuneo. Nel maggio 1917 fu incaricato del comando del II Corpo d’Armata qualche giorno prima dell’inizio della 10ª battaglia dell’Isonzo. Il II Corpo d’Armata conquistò il Vodice e Monte Kuk, posizioni ritenute quasi imprendibili, e naturalmente Badoglio acquistò nuovi meriti, tanto che il comandante della 2ª Armata, Capello, nella successiva 11ª battaglia lo destinò al comando del XXVII corpo. Fu promosso Tenente Generale, ancora per merito di guerra. Badoglio continuò a comandare il XXVII corpo e fu proprio nel suo settore che la mattina del 24 ottobre 1917 gli Austro-Tedeschi sfondarono dando inizio alla disfatta di Caporetto. Badoglio fu nominato Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito unitamente al generale Giardino. Lavoratore instancabile, molto preparato professionalmente, intelligente e volitivo, Badoglio divenne presto il punto di forza del nuovo Comando Supremo e quando, nel febbraio 1918, il Generale Giardino fu inviato a Versailles, divenne Sottocapo unico e alter ego di Diaz. Condusse trattative per l’armistizio del 4 novembre 1918 con equilibrio, con fermezza e con signorilità. Il 24 febbraio 1919 Badoglio fu nominato Senatore. Nell’agosto 1919 il Comando Supremo fu sciolto ma Badoglio continuò a ricoprire l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore. Nel settembre il Presidente Nitti lo nominò Commissario straordinario del governo per la Venezia Giulia e lo mandò a Fiume, occupata da Gabriele D’Annunzio con i suoi volontari. Il 2 dicembre Badoglio, promosso Generale d’Esercito e nominato Capo di Stato Maggiore al posto di Diaz, tornò a Roma. Nel febbraio 1921 lasciò l’incarico ed entrò a far parte del Consiglio dell’Esercito. Nel 1923 Mussolini lo mandò in Brasile come ambasciatore, ma già nell’aprile del 1925 fu richiamato a Roma e nominato Capo di Stato Maggiore Generale, incarico allora abbinato a quello di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Promosso Maresciallo d’Italia nel 1926, dal 1º febbraio 1927 lasciò l’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito al Generale Ferrari. Fu inviato in Libia come Governatore Generale nel gennaio del 1929. Un’esperienza pienamente positiva: la colonia fu pacificata ed avviata ad uno sviluppo civile con l’attuazione di un ampio programma di opere pubbliche. Richiamato in Patria alla fine del 1933, nel novembre del 1935 fu inviato in Eritrea quale Comandante supremo. Entrato trionfalmente ad Addis Abeba il 5 maggio 1936 Badoglio rientrò quasi subito in Patria, accolto con grandi onori e con la concessione del titolo di duca di Addis Abeba. Carico di onori e di prebende, Badoglio non ebbe il coraggio di abbandonare l’incarico di Capo di Stato Maggiore Generale quando Mussolini manifestò l’intenzione di entrare in guerra a fianco della Germania. Le prime cocenti sconfitte in Africa Settentrionale ed in Grecia fecero di Badoglio il capro espiatorio. Di fronte alle accuse di incompetenza, mossegli soprattutto dagli ambienti fascisti, dette le dimissioni. Gli eventi successivi fecero sì che Badoglio, avvicinato da alcuni uomini politici antifascisti (Bonomi, Soleri, Orlando) dimostrasse la sua disponibilità ad assumere la Presidenza del Consiglio ed a porre fine alla guerra. Il 25 luglio 1943 Badoglio divenne il Presidente del Consiglio ed in tale veste gestì le fasi dell’armistizio. Abbandonata Roma dopo l’annuncio dell’armistizio, Badoglio si recò a Brindisi con il sovrano e rimase alla Presidenza del Consiglio fino alla liberazione di Roma. L’8 giugno 1944 cedette, infatti, l’incarico ad Ivanoe Bonomi, un politico che era già stato primo ministro dal luglio 1921 al febbraio 1922. Ritiratosi a vita privata, morì a Grazzano il 10 novembre 1956. Fotografia formato 15 x 10,5. Fotografo: Fotocelere – Torino.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Regio decreto 18 ottobre 1928
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1921
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
«Adamantina tempra di soldato italiano, con tenacia pari al valore e con intelletto pari alla fede, in 41 mesi di guerra consacrò tutto se stesso al trionfo delle armi nostre. Assunto ad alte funzioni presso il comando supremo, fu del capo di stato maggiore dell’Esercito, in intima comunione di opere, di concetti e d’intenti, prezioso, devoto, infaticabile collaboratore, acché spezzata la violenza delle offensive nemiche, le armate italiane, ricostituite in agili e forti organismi, scattassero nell’ora meditata e prescelta alla travolgente manovra intesa a distruggere l’intera compagine dell’esercito nemico. Zona di guerra, 8 novembre 1917 – 4 novembre 1918.» 6 novembre 1918
Gran Croce dell’Ordine coloniale della stella d’Italia
1930
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
23 giugno 1936
Commendatore dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone Bianco
20 luglio 1926
Gran Croce dell’Ordine di Vytautas il Grande di Lituania
1930
Decorazioni
Medaglia d’argento al valore militare
«Per il valore dimostrato sulle linee di S. Daniele, in circostanze critiche di combattimento, assicurando efficace difesa contro l’incalzante nemico ed esponendosi serenamente ove intenso ferveva il combattimento.» S. Daniele del Friuli, 30 ottobre 1917.
Medaglia d’argento al valore civile
«Per essersi segnalato nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia di bronzo al valore militare
«Incaricato dal comando del corpo d’armata di indirizzare la 6ª brigata su posizioni arditamente da lui riconosciute giorni innanzi, eseguiva il mandato con coraggio ed intelligenza. Rientrato al comando per riferire, ritornava più tardi al comando di brigata per ordini e notizie, traversando, non curante di sé, zone molto battute da proiettili nemici.» Tripoli, 26 novembre 1911
Croce al Merito di Guerra (2 concessioni)
Comando Supremo (1918) e Campagna Africa Orientale Italiana (1936)
Medaglie
Medaglia Mauriziana pel merito militare di 10 lustri per ufficiali generali
Medaglia d’oro militare al merito di lungo comando
Croce d’oro per anzianità di servizio militare
Medaglia commemorativa della Guerra Italo-Turca (1911-1912)
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia (1913)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia (1848-1918)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna dell’Africa Orientale (1935-1936)
Medaglia di benemerenza per il terremoto di Avezzano (1915)
Arc. G4: Dho Giovanni – Battista in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Fabrosa Soprana, 16 settembre 1870 – Roma, 12 aprile 1941). Allievo alla Scuola Militare l’11 ottobre 1888, uscì Sottotenente nel 7° Reggimento Bersaglieri il 3 agosto 1891. Promosso Tenente il 4 luglio 1895, fu in Africa dal 9 gennaio 1896 al 12 agosto 1907. Capitano nel 4° Reggimento Bersaglieri il 16 giugno 1907 fu in Libia dal 10 dicembre 1911 al 4 febbraio 1917. Maggiore nel 33° Reggimento Fanteria il 15 aprile 1914, passò al 9° Reggimento Bersaglieri il 28 gennaio 1915. Tenente Colonnello il 6 gennaio 1916 con anzianità 9 novembre 1915, divenne Colonnello a Disposizione il 25 febbraio 1917. Facente Quadro il 12 maggio 1917, fu Comandante del 17° Reggimento Bersaglieri il 31 agosto 1917. Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Massa – Carrara dal 7 aprile al 29 maggio 1918, passò al comando della 6^ Brigata Bersaglieri il 1° giugno 1918. Generale Brigadiere il 21 febbraio 1919 conferito il 6 aprile 1919 con anzianità il 4 novembre 1918. Al comando della 1^ Brigata Bersaglieri il 1° settembre 1920, venne promosso Generale di Brigata il 1° febbraio 1923. A Disposizione per Ispettore dei Bersaglieri il 1° marzo 1923, fu Ispettore Generale dei Bersaglieri il 15 aprile 1926. Generale di Divisione a Disposizione il 1° marzo 1928, passò al comando della Divisione Brescia il 21 gennaio 1929. Trasferito al comando della 2^ Divisione Celere di Bologna il 15 giugno 1930, fu al comando della Divisione Bologna il 26 marzo 1932. A Disposizione il 28 marzo 1933, venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 16 giugno 1934. In Posizione Ausiliaria il 16 settembre 1934, fu Ispettore F.G.C. G.I.L. dal novembre 1934 al dicembre 1939. Fu Senatore del Regno dal 25 marzo 1939. Fotografia formato 31 x 17. Fotografo: Arte Fotografica Di Falco – Roma.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia decorato di Gran Cordone
Cavaliere dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia d’argento al valor militare
3 aprile 1896
Medaglia di bronzo al valor militare
«Diede esempio di calma e di intrepidezza ai suoi giovani ascari, che per la prima volta affrontavano la prova del gioco e più degli altri erano battuti dai tiri nemici.» 19 giugno 1912
Medaglia di bronzo al valor militare
«Prese parte attiva al combattimento con una compagnia di indigeni da lui educati ed istruiti e, con il suo contegno calmo, con l’esempio e con l’ascendente sui dipendenti, seppe mantenere durante tutto il combattimento ordine e disciplina irreprensibili.» 1º gennaio 1913
Medaglia d’argento al valor militare
«Incaricato di fiancheggiare col proprio reparto una colonna, ed attaccato da forti nuclei nemici in terreno difficile ed insidioso, compiva in modo abile e coraggioso il suo mandato, contribuendo efficacemente al buon esito dell’azione.» 29 luglio 1913
Medaglia di bronzo al valor militare
«Per il contegno abile e coraggioso tenuto durante il combattimento.» 9 marzo 1915
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Assunto il comando in una critica situazione, creata dall’occupazione nemica dell’ausa di Cà Lunga, con energica persistenza, con personale valore e intelligente direzione, conteneva per quattro giorni il nemico senza concedergli tregua; finché, con geniale e rapida azione di sorpresa, accuratamente preparata, lo ributtava al di là del fiume ristabilendo così la contrastata nostra linea di difesa.» 24 dicembre 1917
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Croce al di guerra
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Medaglia d’oro al merito di lungo comando di reparto
Arc. G:Agostinucci Crispino in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (22 giugno 1882 – 1969). Allievo Ufficiale il 4 novembre 1900, fu Sottotenente nel 44° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1902. Tenente dei Carabinieri il 4 febbraio 1906 presso la Legione Allievi venne poi trasferito ad Ancona. Capitano nella Legione di Bari il 1° luglio 1914, venne promosso Maggiore il 31 dicembre 1917. Il 20 luglio 1922 ottenne il grado di Tenente Colonnello nel Regio Corpo Truppe Coloniali in Cirenaica e il 28 giugno 1929 venne promosso al grado di Colonnello. Segretario presso il Comando Generale dal 24 novembre 1931 al 15 maggio 1935, venne promosso Generale di Brigata e Ispettore della 3^ Zona di Firenze il 28 ottobre 1935. Comandò la 4^ Brigata nel 1938, ottenne il grado di Generale di Divisione il 31 dicembre 1938. Comandante Superiore in Albania nel 1940, fu Vicecomandante Generale dall’11 novembre 1940 al 21 giugno 1942. Dal 1947 al 1961 fu Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Fotografia formato 29,3 x 18,5. Fotografo: C. Cattani – Firenze.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
20 novembre 1941
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
14 gennaio 1917
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1930
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1938
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
20 novembre 1941
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
15 gennaio 1933
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
24 maggio 1935
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
19 gennaio 1933
Arc. 2090: Migliaccio Teodorico in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 30 aprile 1937 – 31 dicembre 1937 (Cava dei Tirreni 1878 – Bologna 19..). Sottotenente di Fanteria il 5 settembre 1904 venne promosso Tenente il 5 settembre 1907. Promosso Capitano nel 1915, ottenne il grado di Maggiore nel 138° Reggimento Fanteria il 1° aprile 1917 per poi passare all’87° Reggimento Fanteria. Promosso Tenente Colonnello, il 1° dicembre 1928 ottenne il grado di Colonnello. Generale di Brigata in Posizione Ausiliaria il 1° gennaio 1937 a Verona, fu poi nominato Console Generale della M.V.S.N. Il 1° gennaio 1940 venne promosso Generale di Divisione in Riserva. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 1° gennaio 1937.
Arc. 2430: Odetti di Marcorengo nobile dei conti Edoardo in grande uniforme mod. 31 dicembre 1937 – 5 giugno 1940 (5 febbraio 1884 – 19..). Allievo alla Scuola Militare il 3 novembre 1902, uscì Sottotenente nell’85° Reggimento Fanteria il 5 settembre 1904. Promosso Tenente nel 58° Reggimento Fanteria il 5 settembre 1907, venne trasferito nei Carabinieri nella Legione Allievi il 30 dicembre 1909. Trasferito alla Legione di Torino fu nel Comitato della Scuola di Cavalleria il 22 settembre 1910. Trasferito alla Legione di Verona nel 1913, passò poi alla Legione Libia nella Divisione di Bengasi il 26 febbraio 1914. Trasferito alla Divisione Cirenaica il 9 luglio 1914, vi fu promosso Capitano il il 29 luglio con anzianità il 1° gennaio 1915. Fu a disposizione della Legione di Cagliari il 7 luglio 1918 venendo poi trasferito alla Legione Allievi il 2 febbraio 1919. Promosso Maggiore il 22 febbraio con anzianità il 1° gennaio 1920, fu confermato alla Legione Allievi il 20 febbraio 1921 per poi passare come Addetto al 6° Gruppo Legioni. Tenente Colonnello il 20 gennaio 1926con anzianità 31 dicembre 1925, venne assegnato alla Legione di Genova il 18 luglio 1926. Passato a Disposizione della Legione di Catanzaro il 26 maggio 1929 in qualità di Gestore, ottenne il grado di Colonnello Comandante la Legione Lazio il 1° novembre 1932. Promosso Generale di Brigata il 2 settembre con anzianità 1° luglio 1937 fu comandante della 1^ Brigata Carabinieri di Torino dal 1° ottobre 1937. Generale di Divisione il 15 ottobre con anzianità 1° luglio 1940 fu Addetto al Comando Difesa Territoriale di Torino per incarichi speciali e dal 7 febbraio 1940 al 4 febbraio 1942 fu Presidente del Tribunale Speciale di Guerra. Venne Confermato in tale veste al Quartier Generale Nord Africa il 25 ottobre 1942 per poi passare al Quartier Generale di Libia il 16 novembre 1942. Fu poi Addetto al Comando Difesa Territoriale di Firenze il 5 febbraio 1942. Fotografia formato 7 x 5,4. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G: Agostinucci Crispino in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (22 giugno 1882 – 1969). Allievo Ufficiale il 4 novembre 1900, fu Sottotenente nel 44° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1902. Tenente dei Carabinieri il 4 febbraio 1906 presso la Legione Allievi venne poi trasferito ad Ancona. Capitano nella Legione di Bari il 1° luglio 1914, venne promosso Maggiore il 31 dicembre 1917. Il 20 luglio 1922 ottenne il grado di Tenente Colonnello nel Regio Corpo Truppe Coloniali in Cirenaica e il 28 giugno 1929 venne promosso al grado di Colonnello. Segretario presso il Comando Generale dal 24 novembre 1931 al 15 maggio 1935, venne promosso Generale di Brigata e Ispettore della 3^ Zona di Firenze il 28 ottobre 1935. Comandò la 4^ Brigata nel 1938, ottenne il grado di Generale di Divisione il 31 dicembre 1938. Comandante Superiore in Albania nel 1940, fu Vicecomandante Generale dall’11 novembre 1940 al 21 giugno 1942. Dal 1947 al 1961 fu Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Fotografia formato 28,5 x 22,7. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
20 novembre 1941
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
14 gennaio 1917
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1930
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1938
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
20 novembre 1941
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
15 gennaio 1933
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
24 maggio 1935
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
19 gennaio 1933
Arc. 1650: Obici Alfredo in uniforme di Marcia da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 22 settembre 1882 – Torino 16 novembre 1969). Sottotenente di Fanteria il 5 settembre 1907, venne promosso Tenente il 5 settembre 1910. Partecipò alla guerra contro l’Austria e venne promosso Maggiore nel 46° Reggimento Fanteria il 28 giugno 1917. Tenente Colonnello nel 91° Reggimento Fanteria il 31 marzo 1926, ottenne il grado di Colonnello Comandante il 54° Reggimento Fanteria il 5 settembre 1934. Fu nel Comitato del Corpo d’Armata di Torino con incarichi speciali il 1° gennaio 1937 e il 1° gennaio 1940 fu promosso Generale di Brigata in Riserva. Richiamato presso il comando di Difesa Territoriale con Incarichi Speciali il 1° novembre 1941. Fotografia formato 15,3 x 10,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2032: Roehrssen Carlo in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (27 maggio 1871 – Napoli 193.). Allievo Ufficiale il 1° novembre 1891, divenne Sottotenente nel 75° Reggimento Fanteria il 4 febbraio 1894. Tenente il 27 febbraio 1898, venne promosso Capitano il 1° luglio 1909. Partecipò alla campagna del 1915-18 contro l’Austria e il 15 settembre 1918 fu nominato Colonnello. A disposizione del Comando di Corpo d’Armata di Napoli fu collocato in Riserva e venne promosso Generale di Brigata. Fotografia formato 17 x 12. Fotografo: Landriscina – Napoli.
Arc. 1338:Baldini Lamberto in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 ( Perugia, 24 marzo 1877 – Padova, 13 gennaio 1858). Allievo Ufficiale il 30 settembre 1896, venne promosso Sottotenente nel 57° Reggimento Fanteria il 19 ottobre 1898. Fu Tenente il 1° ottobre 1902 e ottenne il grado di Capitano nel 58° Reggimento Fanteria il 30 settembre 1912. Promosso Maggiore nell’8° Reggimento Fanteria il 31 agosto 1916, partecipò al primo conflitto mondiale ottenendo il grado di Tenente Colonnello il 7 ottobre 1917. Tornato al 58° Reggimento Fanteria il 13 luglio 1919, venne collocato in Posizione Ausiliaria dal 20 luglio 1920. Fu poi Commissario di Leva di Padova il 17 novembre 1923 per anzianità dal 1° ottobre 1923 fino agli anni ’40 e tale rimase in Riserva dal 31 gennaio 1924. Promosso Colonnello l’11 luglio con anzianità il 27 maggio 1929, ottenne il grado di Generale di Brigata il 21 dicembre 1936 con anzianità 21 dicembre 1937. Fotografia formato 7,3 x 5,2. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3407: Malvano Mario – Salomone in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Torino, 1° luglio 1876 – 19..). Allievo all’Accademia Militare il 15 ottobre 1893, fu Sottotenente di Artiglieria il 9 agosto 1896 con anzianità 20 ottobre 1895. Allievo alla Scuola di Applicazione, venne promosso Tenente nell’11^ Brigata di Artiglieria da costa il 14 luglio 1898 per poi essere trasferito nel 17° Reggimento Artiglieria il 10 maggio 1900. All’Accademia Militare il 23 luglio 1903, passò al 6° Reggimento Artiglieria il 7 settembre 1905 per poi tornare all’Accademia Militare. A Disposizione del Ministero della Guerra il 20 settembre 1906, passò al 5° Reggimento Artiglieria il 12 settembre 1907 e fu poi promosso Capitano nel 5° Reggimento Artiglieria il 31 agosto 1910. Nel comitato della Scuola di Applicazione nel 1913, venne promosso Maggiore il 9 novembre 1915. Partecipò alla guerra contro l’Austria e fu nel 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza (Costa) il 25 novembre 1915. Passato al 10° Reggimento Artiglieria da Fortezza (Assedio) il 4 marzo 1917, ottenne il grado di Tenente Colonnello il 29 luglio 1917. Nel Comitato del Ministero Armi e Munizioni il 20 febbraio 1918, passò al 5° Reggimento Artiglieria nel 1919. Nel Gruppo Speciale di Artiglieria Alta Slesia nel 1920, fu nell’8° Reggimento Artiglieria il 3 settembre 1922. In Aspettativa per motivi speciali l’11 novembre 1923, fu in A.R.Q. l’11 novembre 1924. Nel 1° Reggimento Artiglieria Pesante il 16 novembre 1924, venne promosso Colonnello il 13 giugno 1926 con anzianità il 31 agosto 1925 a disposizione del Corpo d’Armata di Torino. Fu Comandante del 6° Reggimento Artiglieria Pesante il 5 dicembre 1926, fu a Disposizione del Corpo d’Armata di Torino il 1° dicembre 1932. Generale di Brigata il 12 maggio 1933, fu a Disposizione dell’Ispettorato della Mobilitazione della Divisione Bari il 22 giugno 1933. Comandante dell’Artiglieria del Corpo d’Armata di Bari il 4 gennaio 1934, fu Comandante della Zona Militare di Catanzaro il 19 settembre 1935. In Posizione Ausiliaria nel 1937, fu in congedo Assoluto per le leggi razziali (il Malvano era ebreo)il 6 febbraio dal 1 gennaio 1939. Fotografia formato 15,5 x 9,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2789: Generale di Brigata in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 7,3 x 5,1. Fotografo: F.lli Manzotti – Piacenza. Datata 15 aprile 1936.
Arc. G3:Generale di Brigata in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 24 x 18. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2098: Pesenti Gustavo in uniforme di marcia da Generale di Brigata degli Alpini mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940(Castel San Giovanni, 15 gennaio 1878 – Genova, 18 gennaio 1960). Nato a Castel San Giovanni (provincia di Piacenza) il 15 gennaio 1878, intraprende la carriera militare frequentando la Scuola militare Teuliè di Milano. Entrato nel Regio Esercito fu Sottotenente il 30 ottobre 1896, viene assegnato al Corpo degli Alpini, entrando in servizio nel Battaglione “Gemona”, allora assegnato al 7º Reggimento Alpini. Trasferito in colonia, venne assegnato al Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia, dove assume il comando della piazza di Mogadiscio. Durante l’insurrezione dei Bima, rimase ferito in combattimento a Danane il 9 settembre 1907, e nel periodo di convalescenza si dilettò da musicista creando alcuni pezzi bandistici minori. Promosso Capitano fu assegnato all’8º Reggimento alpini, e tra il 1911-1912 partecipò alla guerra italo-turca. Capo dell’Ufficio Informazioni della 5ª Divisione speciale, si distinse a Bu Kemez e Regdaline,[4]venendo decorato con una Medaglia di bronzo al valor militare. Nel 1913 risultava residente militare a Ghat, e nel corso del 1914 si distinse al comando del 13º Battaglione indigeni eritrei, venendo decorato con una seconda Medaglia di bronzo al valor militare. Promosso Maggiore, dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, rimpatriò per un breve periodo, partecipando ai combattimenti sul fronte del Carso nel corso 1917, in seno al Battaglione “Monte Pelmo”. Promosso Tenente Colonnello il 16 agosto 1917, assunse il comando del 13º Gruppo Alpino, ma rimase nuovamente ferito e fu ricoverato in ospedale per breve periodo. Nel settembre 1918 si trasferì in Palestina dove assunse il comando del contingente italiano ivi presente, subentrando al Tenente Colonnello dei Bersaglieri Francesco D’Agostino. Nel 1923 fu nominato ufficiale comandante dell’area militare di Agedabia, in Libia, partecipando alle operazioni per la riconquista della colonia in seno al Regio corpo truppe coloniali della Cirenaica. Nel marzo 1924 si distinse nel combattimento di Gebel Abid, venendo decorato con una Croce di guerra al valor militare, successivamente trasformata in un’altra Medaglia di bronzo. Tra il 1928 e il 1929 ricoprì l’incarico di comandante delle truppe coloniali di stanza in Somalia, e promosso al grado di Colonnello rientrò in Patria dove, dal 1º aprile 1929 al 31 gennaio 1933, fu comandante del 9º Reggimento Alpini. Promosso Generale di Brigata il 22 luglio 1933, assunse il comando della 4ª Brigata Alpina “Cuneense”, mantenendolo fino al 1934. Dall’ottobre 1933 fu nominato Ispettore di mobilitazione della Divisione militare di Imperia e dal 1935 al 1936 ricoprì l’incarico di comandante della 4ª Brigata eritrea. Partecipò alla guerra d’Etiopia come comandante della 1ª Divisione Eritrea, venendo insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, e fu poi comandante della regione militare di Gondar. Promosso Generale di Divisione il 1º gennaio 1937, in quello stesso anno rientrò in Italia per assumere il comando della difesa territoriale di Firenze. Nel 1938 fu distaccato presso il Ministero delle colonie, rientrando in Somalia. Nel corso del 1940 inquadrato nelle forze armate dell’Africa Orientale Italiana, in virtù degli anni trascorsi in Africa, fu nominato Comandante dello Scacchiere del Giuba governatore della Somalia, ricoprendo tale incarico dall’11 giugno al 31 dicembre dello stesso anno. Ufficialmente fu rimosso dalla carica a causa della mancata difesa di El Uak, e sostituito dal Generale Carlo De Simone Reggente del Governo in Somalia, ma in realtà fu rimosso dall’incarico su decisione del Viceré Amedeo di Savoia-Aosta, che il 25 dicembre lo aveva convocato ad Addis Abeba per avere spiegazioni sulla sconfitta di El Uak. In quella occasione, anziché difendersi dalle accuse, egli consigliò il Viceré di trattare una pace separata con gli Alleati a nome dell’Impero italiano, sganciandosi dalla Madrepatria. Amedeo di Savoia gli rispose che per quel discorso avrebbero dovuto essere entrambi fucilati, ma non lo rimosse immediatamente dalla carica di Governatore. Ciò avvenne il 31 dicembre, ed egli fu rimandato in Italia per via aerea, senza che fossero presi ulteriori provvedimenti dis ciplinari. Raggiunta Roma venne collocato definitivamente a riposo, e ritiratosi a vita privata si spense a Genova il 18 gennaio 1960. Fotografia formato 16,5 x 11,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Comandante di Divisione eritrea, in importanti azioni belliche conduceva la grande unità con perizia e slancio contribuendo così al pieno annientamento delle numerose forze di Ras Cassa e Ras Sejum. Tembien, 12 febbraio-5 marzo 1936.» Regio Decreto n.179 del 9 luglio 1936
Medaglia di bronzo al valor militare
«Capo dell’ufficio informazioni della 5ª Divisione speciale, disimpegnò sempre le sue mansioni con intelligenza, zelo e coraggio, anche in terreno esposto al fuoco nemico. Bu Kemez e Regdaline, aprile-agosto 1912.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Per il modo ardito col quale diresse l’azione della propria compagnia durante il combattimento. Kaulam II, 9 settembre 1914. Si distinse anche a Kaulam I, 27 luglio 1914.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Durante più giorni di marcia, a contato del nemico e di combattimenti in terreno coperto e difficile, quale comandante di una colonna di più battaglioni e di unità delle altre armi, confermò le sue già conosciute doti di capacità nel Comando, di serenità in ogni circostanza, di valore personale nel combattimento. Gebel Abid, Cirenaica, 19-31 marzo 1924.»
Croce di guerra al valor militare
Regio Decreto 26 febbraio 1925
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 14 gennaio 1937.
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Medaglia interalleata della Vittoria
Arc. 2038: Ronconi Italo in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Cremona 1872 – 19..). Sottotenente di Artiglieria il 25 dicembre 1892, Venne promosso Tenente il 1° settembre 1895. Promosso Capitano il 18 giugno 1908, ottenne il grado di Colonnello il 26 settembre 1918 e il comando del 15° Reggimento Artiglieria. Fu comandante del 4° Reggimento Artiglieria pesante campale nel 1921 e del 3° Artiglieria nel 1926. Nel 1930 venne collocato in Posizione Ausiliaria, il 1° gennaio 1932 venne promosso Generale di Brigata e il 1° gennaio 1940 ottenne il grado di Generale di Divisione nella Riserva. Fotografia formato 7,3 x 5,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3406: Caruso Giovanni in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 31 dicembre 1937 – 5 giugno 1940 ( Napoli, 22 luglio 1883 – 196. ). Allievo Ufficiale il 5 novembre 1903, fu Sottotenente nel 93° Reggimento Fanteria il 7 settembre 1905. Promosso Tenente il 7 settembre 1908, fu Capitano nel 1915 e partecipò alla guerra contro l’Austria. Maggiore Comandante il 2° Battaglione del 13° Reggimento Fanteria nel 1917, ottenne il grado di Tenente Colonnello il 22 agosto 1917. Allievo alla Scuola di Guerra il 1° febbraio 1920, fu sotto Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Bologna il 1° dicembre 1921. Colonnello il 13 giugno 1926 con anzianità 31 marzo 1926, fu comandante del 67° Reggimento Fanteria e successivamente fu al Comando del Corpo d’Armata di Torino. Comandante del Presidio Militare dell’Isola d’Elba il 25 ottobre 1935, ottenne il grado di Generale di Brigata il 20 gennaio 1938 con anzianità 1° settembre 1937 facente quadro al Corpo d’Armata di Firenze per incarichi speciali(comandante dell’Isola dìElba). Generale di divisione il 15 ottobre 1940 con anzianità 30 giugno 1939 facente quadro presso il Comando Difesa Territoriale di Napoli per incarichi speciali dal 1° novembre 1940. Fu poi al Comando del 30° Corpo d’Armata e Ispettore del Porto di Napoli e Comandante di Zona a Bari nel 1943. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 20 gennaio 1938 XVI.
Arc. 1341: Morelli di Popolo Guido in uniforme ordinaria coloniale da Generale di Brigata (Genova, 3 agosto 1877 – Roma 1970). Allievo Ufficiale il 15 ottobre 1894, divenne Sottotenente nel 66° Reggimento Fanteria il 31 ottobre 1897. Promosso Tenente nel 3° Reggimento Alpini il 10 giugno 1900, ottenne i gradi da Capitano nel 5° Reggimento Alpini il 31 gennaio 1912. Dal 1° novembre 1916 al 27 ottobre 1918 fu al comando del Battaglione Val d’Intelvi dove venne promosso Maggiore e il 16 agosto 1917 Tenente Colonnello. Il 31 marzo 1926 gli venne affidato il comando del Distretto Militare di Treviglio e il 1° aprile 1929 passò al comando del 49° Reggimento Fanteria. Comandante del 71° Distretto Militare di Savona, fu promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1934 e in seguito fu Ispettore della Divisione Peloritana a Messina di cui divenne Vice Comandante nel 1935. Il 1° settembre 1936 fu a disposizione del Ministero per l’Africa e in seguito fu al comando delle R.C.T.C. in Somalia. A disposizione del Corpo d’Armata di Roma il 20 maggio 1939, venne promosso Generale di Divisione in Posizione Ausiliaria il 3 agosto 1939. Il 1° gennaio 1940 venne posto nella Riserva. Fotografia formato 8,5 x 6,3. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3298: Roatta Mario in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata mod. 1940 (Modena, 2 febbraio 1887 – Roma, 6 gennaio 1968). Nel 1906 divenne Sottotenente di Fanteria. Dopo aver frequentato la scuola di guerra fu trasferito con il grado di Capitano allo Stato Maggiore dell’esercito. Durante la prima guerra mondiale combatté sia sul fronte francese sia su quello italiano; fu promosso nel 1917 a Tenente Colonnello, e decorato con tre Medaglie d’Argento al Valor Militare. Nel primo dopoguerra fu addetto militare presso le ambasciate italiane a Varsavia (1927-1931, con competenza su Riga, Tallinn e Helsinki). Nel 1930 fu promosso Colonnello. A Varsavia, sempre all’inizio del 1930, Roatta compì un’analisi dei concetti di impiego tattico dello Stato Maggiore francese, entrando in contatto con gli ufficiali superiori francesi che dirigevano la scuola di guerra polacca. Dopo un periodo al comando dell’84º Reggimento “Venezia” dal 15 dicembre 1930 al 1º luglio 1933, nel 1934 divenne capo del Servizio Informazioni Militari, e vi rimase fino all’agosto 1939, anche se solo sul piano formale, poiché dal 1936 fu nominato comandante del Corpo Truppe Volontarie (CTV) italiane nella guerra civile spagnola, al fianco delle truppe golpiste guidate da Franco. In questa spedizione rivestì un ruolo di discreta rilevanza, soprattutto dopo che rimase ferito a un braccio durante l’attacco a Malaga, che concluse con una vittoria e con la cattura di circa 10 000 prigionieri repubblicani; in seguito Roatta divenne Generale di Brigata. Nel marzo del 1937 subì una dura sconfitta a Guadalajara contro la XII Brigata internazionale, comprendente il Battaglione Garibaldi, formato quasi prevalentemente da volontari italiani antifascisti. Poco tempo dopo il suo ruolo fu ridimensionato e il comando dei volontari fu assunto dal generale Ettore Bastico. Mentre Roatta era impegnato al comando della spedizione in Spagna, il controllo effettivo del SIM era passato nelle mani del Colonnello Paolo Angioy. Secondo risultanze giudiziarie, Roatta insieme con Angioy, il Colonnello Santo Emanuele e il maggiore Roberto Navale, sarebbe stato l’ideatore del piano per uccidere i fratelli Rosselli, assassinati in Francia nel 1937. Nominato addetto militare a Berlino dal luglio al novembre 1939 seguì, con questa veste, la crisi di Danzica e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Sempre da Berlino, ebbe competenza anche su Svezia, Danimarca, Finlandia e Lituania, e redasse quindi importanti e dettagliati rapporti sull’apparato militare degli Stati baltici a poche settimane dall’invasione sovietica. In un altro rapporto dell’ottobre, mise in evidenza i positivi risultati delle truppe corazzate e meccanizzate della Wehrmacht. Tornato in Italia fu nominato Sottocapo di Stato Maggiore nel 1940. Con questo incarico riuscì a eludere i tedeschi nella preparazione dei piani di attacco a sorpresa della Grecia. Dal 24 marzo 1941 fino al 19 gennaio 1942 fu Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Mario Roatta, in qualità di comandante dell’esercito italiano nella provincia di Lubiana, il 1º marzo 1942 emanò la “Circolare 3C”, che equivalse a una dichiarazione di guerra contro la popolazione slovena civile. Le disposizioni del generale Mario Roatta erano del tutto simili a quelle impartite dai comandanti tedeschi: rappresaglie, incendi di case e villaggi, esecuzioni sommarie, raccolta e uccisione di ostaggi, internamenti nel campo di concentramento di Arbe e nel campo di concentramento di Gonars. Il 20 gennaio 1942 venne nominato comandante della 2ª Armata in Croazia dove ordinò nella guerra partigiana di “…applicare le sue disposizioni senza false pietà“, dando così inizio a una vera e propria azione di terrore contro i civili che davano supporto logistico alle bande partigiane. Applicando la circolare 3C dove si diceva di applicare il criterio della testa per dente, vennero devastati numerosi villaggi. Il generale Roatta emanò inoltre anche ordini espliciti: “Se necessario, non rifuggire da usare crudeltà. Deve essere una pulizia completa. Abbiamo bisogno di internare tutti gli abitanti e mettere le famiglie italiane al loro posto”, “l’internamento può essere esteso… sino allo sgombero di intere regioni, come ad esempio la Slovenia. In questo caso si tratterebbe di trasferire, al completo, masse ragguardevoli di popolazione… e di sostituirle in loco con popolazioni italiane”. La Germania nel 1942 aveva richiesto all’Italia la consegna degli ebrei che erano stati isolati e in parte già internati in apposite strutture delle zone occupate, soprattutto della Dalmazia. L’iniziale risposta di Mussolini era stata accondiscendente, tuttavia alle assicurazioni del Duce non seguivano fatti coerenti delle amministrazioni periferiche. Peraltro, il Vaticano si muoveva con monsignor Montini (in seguito papa Paolo VI) e altri alti prelati per scongiurare l’ipotesi, sebbene solo nel novembre dello stesso anno il segretario di Stato pontificio chiese formalmente all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Raffaele Guariglia di non procedere alla consegna. La richiesta faceva seguito a trattative localmente intessute dal vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin, che aveva avviato un carteggio con Roatta, comandante della 2ª Armata e responsabile della forza di occupazione italiana; in questi scambi Roatta aveva promesso che, se pure non poteva trasferire gli ebrei in Italia, comunque poteva trattenerli nella zona occupata. In realtà, intanto l’ordine di Mussolini aveva formalmente e ufficialmente solo scopi di identificazione, nonché il proposito di rendere alle autorità croate quelli che fossero stati riconosciuti cittadini croati. Incominciarono dunque a pervenire a Roma diversi pareri di autorità italiane che sconsigliavano di aderire alla richiesta dell’alleato germanico: il generale dei Carabinieri Giuseppe Pièche comunicò che la sorte dei deportati cominciava a essere nota presso le truppe, provocando malcontento, mentre serbi e musulmani si affidavano al tricolore temendo che la sorte potesse volgere anche a loro pericolo. Il governatore della Dalmazia Giuseppe Bastianini era poco dopo andato nella Capitale a esprimere le stesse perplessità. A distanza di solo qualche giorno, andò a Roma anche Roatta, per il quale l’eventuale consegna avrebbe provocato irritazione nella popolazione locale, agitazione della minoranza serba e grave complicazione delle attività di controllo; tutto ciò mentre negli alti gradi militari e diplomatici serpeggiava autonoma insofferenza per l’ingerenza tedesca in sfere di esclusiva competenza nazionale. C’erano naturalmente anche diffuse contrarietà limpidamente basate su questioni umanitarie; a ogni modo si sviluppò un ostruzionismo che si nutriva di cavilli evasivi ed espedienti burocratici, che ritardava ogni giorno di più la consegna, sino a che nel 1943 Mussolini, messo alle strette dai tedeschi, sentiti i responsabili italiani delle aree coinvolte, fra cui anche Roatta, negò definitivamente la consegna. La 2ª Armata decise in più occasioni di proteggere i villaggi serbi e la popolazione ortodossa dai massacri croati. Bande di cetnici furono persino armate dagli italiani e inquadrate come forze ausiliarie. Analoghe testimonianze provengono dagli archivi tedeschi i quali sostengono che le truppe al comando di Roatta si interposero spesso tra gli ustascia e le comunità in pericolo. Ciò nonostante truppe italiane, dietro suo ordine diretto o raccomandazione generale, fucilarono prigionieri partigiani, rifiutarono la resa ad alcuni reparti della resistenza iugoslava, applicarono le rappresaglie, prelevarono ostaggi tra la popolazione civile, e fecero terra bruciata dei borghi sospettati di dare rifugio ai partigiani. Spesso senza nessuna motivazione plausibile. Gli stessi nazisti criticarono i metodi troppo drastici che applicava il generale Roatta con la sua Armata nei territori italiani. In un bollettino, Roatta specificava: “Non occhio per occhio e dente per dente! Piuttosto una testa per ogni dente”. Il 5 febbraio 1943, Roatta venne posto al comando della 6ª Armata in Sicilia, mentre il 1º giugno venne nuovamente nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito oltre che comandante delle forze armate della Sicilia (lo resterà fino al 18 novembre 1943). Con l’insediamento del nuovo governo retto da Badoglio, Roatta conservò la carica di Capo di Stato Maggiore dell’esercito. Fu lui, durante il difficile periodo dei 45 giorni, a reprimere le manifestazioni inneggianti la fine del regime, attraverso la cosiddetta “Circolare Roatta” in cui si dava ordine alle forze armate e alle forze dell’ordine di intervenire, anche con la forza, nella repressione di ogni manifestazione. Secondo diversi autori, sarebbe stato in seguito a questi ordini di Roatta che nei cinque giorni successivi al 25 luglio 1943 si ebbero, negli scontri, 93 morti, 536 feriti e 2 276 arresti. Fu Roatta a firmare la circolare op. 44, elaborata per le Forze Armate sin dalla fine di agosto dal generale Ambrosio e dallo Stato maggiore dell’esercito e posta a conoscenza dei Comandanti di armata tra il 2 e il 5 settembre 1943. In tale circolare si ordinava “di interrompere a qualunque costo, anche con attacchi in forze ai reparti armati di protezione, le ferrovie e le principali rotabili alpine” e di “agire con grandi unità o raggruppamenti mobili contro le truppe tedesche”. La circolare op. 44 ne ricalcava una del precedente 10 agosto, ma la sua attuazione era condizionata a ordini successivi. Inoltre, il documento cartaceo della circolare op. 44 doveva essere distrutto col fuoco immediatamente dopo la notifica. Nella notte fra l’8 e il 9 settembre, dopo l’annuncio del maresciallo Badoglio dell’avvenuta stipula dell’armistizio con le forze alleate, Ambrosio e Roatta ritennero che l’ordine alle Forze Armate di attuazione dalla circolare op. 44 dovesse essere firmato dal maresciallo Badoglio, ma non riuscirono a rintracciarlo in tempo utile. Di conseguenza, le Forze Armate italiane rimasero senza ordini efficaci di fronte all’avanzare dell’esercito tedesco. Alle ore 5:15 del 9 settembre, a battaglia in corso e all’insaputa del suo superiore Vittorio Ambrosio, il generale Roatta impartì al generale subordinato Giacomo Carboni, comandante del Corpo d’Armata Motocorazzato posto a difesa di Roma, l’ordine di spostare su Tivoli la 135ª Divisione corazzata “Ariete II” e la 10ª Divisione fanteria “Piave” e di disporvi una linea di fronte escludente la difesa della capitale. Roatta informò inoltre Carboni che a Tivoli avrebbe ricevuto ulteriori ordini dallo Stato Maggiore che si sarebbe provvisoriamente insediato a Carsoli. Poco dopo, Roatta lasciò Roma, accodandosi al convoglio di autovetture con a bordo Vittorio Emanuele III e la sua famiglia, il Primo ministro Maresciallo Badoglio, il Capo di Stato maggiore Ambrosio e i ministri militari (tranne il generale Antonio Sorice), diretto alla volta di Pescara, per poi imbarcarsi a Ortona sulla corvetta Baionetta, che portò tutti nelle retrovie alleate del Sud Italia. Alcuni mesi dopo, Roatta fu accusato per la mancata difesa di Roma che era stata rapidamente occupata dalla Wehrmacht tedesca. Il 12 novembre 1943, venne destituito da ogni incarico. Nel corso delle indagini della Commissione d’inchiesta, il 16 novembre 1944, Roatta fu arrestato. La commissione gli attribuirà responsabilità riguardanti anche la disfatta dell’8 settembre nel suo complesso. Poi, nel 1945, fu chiamato in giudizio dall’Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo per l’omicidio dei fratelli Rosselli. Va osservato che le accuse circa la responsabilità del delitto Rosselli presero forma in modo un po’ animato, in quanto dopo la guerra il Colonnello Santo Emanuele sua sponte si presentò a Mario Berlinguer, Alto Commissario che (istituzionalmente) indagava sul Servizio informazioni militare (SIM), indicando il generale Paolo Angioy come mandante; “prodigiosamente” apparve subito, però, documentazione che pareva escludere l’estraneità dello stesso Emanuele, il quale allora ripiegò implicando Roatta in altri eventi come il regicidio di Alessandro I di Jugoslavia e altri. Fu processato insieme con Filippo Anfuso (capo di gabinetto del ministro degli Esteri Galeazzo Ciano). Il 4 marzo 1945, alla vigilia del giorno previsto per il deposito delle conclusioni della commissione d’inchiesta per le attività del SIM e il caso Rosselli, Roatta evase dall’ospedale militare presso il Liceo Virgilio, probabilmente grazie alla complicità del servizio segreto britannico e del Generale Taddeo Orlando, comandante generale dell’Arma e già subalterno di Roatta in Croazia. Raggiunse prima il Vaticano e poi, con la moglie, la Spagna, dove fu protetto dal regime di Francisco Franco. Immediata fu la reazione delle forze democratiche, che accusavano gli ambienti dell’esercito di proteggere i fascisti. Il giorno successivo il generale Orlando fu destituito. La settimana dopo la fuga, fu condannato all’ergastolo in primo grado in contumacia. Al termine dell’iter giudiziario fu prosciolto e la sentenza annullata dalla Corte di cassazione nel 1948. Per quanto riguarda la mancata difesa di Roma, fu assolto da ogni accusa il 19 febbraio 1949, mentre non fu dato corso all’estradizione richiesta dal governo jugoslavo in quanto quest’ultimo dal 1948 rinunciò a richiedere l’estradizione dei criminali di guerra italiani. Roatta poté giovarsi della cosiddetta “amnistia Togliatti” intervenuta il 22 giugno 1946, e di quella definitiva del 18 settembre 1953 proposta dal guardasigilli Antonio Azara per tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948. Roatta ritornò dalla Spagna solo nel 1966 e morì a Roma il 6 gennaio 1968. Fotografia formato 18,2 x 13. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
— 1915 – 1918 (Guerra italo-austriaca)
Medaglia d’argento al valor militare
— 1915 – 1918 (Guerra italo-austriaca)
Medaglia d’argento al valor militare
— 1915 – 1918 (Guerra italo-austriaca)
Arc. 3052: Gariboldi Italo in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata mod. 1940 (Lodi, 20 aprile 1879 – Roma, 9 febbraio 1970). A dodici anni iniziò a frequentare il Collegio militare di Milano, passando quattro anni dopo a quello di Roma. Arruolatosi nel Regio Esercito, dall’ottobre 1896 frequentò la Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena, uscendone con il grado di Sottotenente nell’ottobre 1898. Assegnato al 2º Reggimento Fanteria, divenne Tenente nel giugno 1902 e, dopo essersi sposato, rientrò in servizio attivo nell’ottobre 1904, assegnato al 70º Reggimento Fanteria. Nell’ottobre 1909 fu ammesso ai corsi della Scuola di Guerra di Torino, al termine dei quali fu promosso Capitano, partendo per un breve periodo operativo in Libia in forza al 40º Reggimento Fanteria. Ritornato in Italia, entrò in servizio nello Stato Maggiore del VI Corpo d’Armata. Divenuto Maggiore, all’atto dell’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, era in servizio presso lo Stato Maggiore della 4ª Armata del Tenente Generale Luigi Nava, sostituito dopo quattro mesi dal Generale Mario Nicolis di Robilant. Promosso due volte per meriti di guerra, il 6 gennaio 1918 divenne Colonnello, assegnato come Capo Ufficio Operazioni all’Armata del Grappa. Al termine del conflitto risultava decorato con una Medaglia d’Argento al Valore Militare e con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, nominato Intendente di un Corpo d’armata costituito per una spedizione nel Caucaso poi non concretizzatasi. Assegnato al Comando del Corpo d’Armata di Bologna, nel 1919 assunse l’incarico di Capo di Stato Maggiore della 77ª Divisione di stanza a Volosca di Fiume, prendendo parte alle operazioni di contrasto all’occupazione di Fiume da parte di Gabriele D’Annunzio. Dal 1920 al 1923 fu presidente della Delegazione italiana per la delimitazione dei confini con la Jugoslavia. Nel dicembre 1923 assunse il comando del 26º Reggimento Fanteria e successivamente fu insegnante presso la Scuola di guerra. Promosso Generale di Brigata il 15 settembre 1931, comandò in progressione la 5ª Brigata di Fanteria di stanza a Sanremo, l’Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Parma. Il 1º gennaio 1935 fu promosso Generale di Divisione e divenne membro del Consiglio dell’Esercito, partendo per la guerra d’Etiopia nel 1936, assumendo il comando della Divisione Fanteria “Sabauda I”, assegnata al I Corpo d’armata del Generale Ruggero Santini. Partecipò alla battaglia dell’Amba Aradam, alla prima dell’Endertà e a quella del Tembien, entrando il 5 maggio in Addis Abeba alla testa del propri soldati. Dopo la fine della guerra assunse l’incarico di Capo di Stato Maggiore del Governatore Generale dell’Africa Orientale Italiana, poi Viceré, Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Sostituito Badoglio con Rodolfo Graziani il 21 maggio 1936, durante le grandi operazioni di polizia coloniale avvenute nell’ottobre dello stesso anno fu rimproverato dal Ministro delle Colonie Alessandro Lessona per il suo atteggiamento giudicato troppo indulgente con le popolazioni etiopiche. Allineatosi alle nuove direttive, rimase leggermente ferito durante l’attentato al Viceré avvenuto il 19 febbraio 1937, non venendo interpellato dal federale Guido Cortese quando si scatenò la successiva, feroce, repressione contro la popolazione della capitale. Il 1º luglio dello stesso anno fu promosso Generale di Corpo d’Armata per meriti eccezionali. Rientrato in Italia nel febbraio 1938, divenne Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia e Grande ufficiale dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia, assumendo nel marzo 1939 il comando del V Corpo d’Armata di Trieste. Subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, l’11 giugno 1940 assunse il comando della 5ª Armata dislocata in Africa Settentrionale Italiana sul confine con la Tunisia. Dopo la morte del governatore della Libia Italo Balbo e l’arrivo di Graziani come sostituto, prese parte all’avanzata della 10ª Armata su Sidi El-Barrani, sostituendo poi il Generale Mario Berti alla testa della Grande Unità il 15 dicembre. Dopo l’inizio del contrattacco inglese che portò all’annientamento dell’armata italiana, l’11 febbraio 1941 fu nominato Comandante superiore in A.S.I. in sostituzione di Graziani. Il 24 marzo divenne governatore della Libia, ma il 19 luglio lasciò l’incarico di comandante supremo delle Forze Armate italiane in Africa settentrionale. Dopo l’arrivo in Libia delle truppe tedesche del Deutsches Afrikakorps, che portarono alla riconquista della Cirenaica, entro l’inizio del mese di aprile, entrò in contrasto con il Generale Erwin Rommel, che non condivideva la sua intenzione di attendere i previsti rinforzi, tra cui la 15ª Panzer Division, prima di attaccare nuovamente le forze inglesi. I contrasti aumentarono via via ed egli, insofferente alle direttive che gli provenivano da Berlino dal Capo di Stato Maggiore dell’esercito tedesco Franz Halder, protestò violentemente con il Capo di Stato Maggiore Generale Ugo Cavallero. Il 20 luglio, su decisione presa dal Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, Generale Mario Roatta, dovette lasciare l’incarico di governatore al Generale Ettore Bastico, rientrando in Italia a disposizione del Comando Supremo. Nella primavera del 1942 fu chiamato a comandare la nuova grande unità schierata sul fronte russo, l’8ª Armata italiana o “ARMIR”, nella quale sarebbe confluito il già presente Corpo di spedizione italiano in Russia, allora comandato dal Generale Giovanni Messe. Si trattava di un imponente complesso militare forte di tre Corpi d’armata, per un totale di dieci divisioni (tre alpine), con 229.000 uomini, 17.800 automezzi, 25.000 quadrupedi, 941 pezzi d’artiglieria, appoggiati inizialmente da un contingente aereo, al comando del Generale Enrico Pezzi, con 41 aerei da caccia e 23 da ricognizione. Lo schieramento operativo fu completato entro il 9 luglio, e l’ARMIR fu posizionato difensivamente sulla linea del Don (comprese le divisioni alpine originariamente destinate all’impiego nel Caucaso), su un fronte di 270 km tra la 2ª Armata ungherese del Generale Gusztáv Jány e la 3ª Armata rumena del Generale Petre Dumitrescu. Promosso Generale d’Armata il 29 ottobre dello stesso anno, il 19 novembre l’Armata Rossa lanciò due massicci attacchi contro la 3ª Armata rumena, che travolsero le sue posizioni. A partire dal 16 dicembre 1942 (Operazione Piccolo Saturno) quattro armate sovietiche forti di 270.000 uomini, appoggiati da 1.170 carri armati, attaccarono le posizioni italiane, venendo dapprima respinte, ma il giorno successivo avvenne la rottura del fronte. Dopo sette giorni di combattimenti il comando tedesco respinse la richiesta del comando italiano di autorizzare un rimpiegamento difensivo e il 13 gennaio l’offensiva sovietica travolse anche le posizioni della 2ª Armata ungherese, investendo il giorno successivo il XXV Corpo d’armata tedesco. Il 15 cadde la città di Rossoch, sede del comando del Corpo d’Armata Alpino, e il generale Nasci non riuscì ad organizzare una ritirata organizzata; lì ebbe inizio la tragedia militare e umana dell’armata italiana in Russia. Alla fine di gennaio 1943 ciò che restava dei 229.000 soldati dell’armata vennero ritirati dal fronte russo per essere quindi richiamati in Italia. Gariboldi mostrò anche in questa occasione modeste qualità di comando, decretando nei fatti l’inutile sacrificio delle divisioni alpine, anche se la situazione generale del fronte russo non avrebbe permesso alle truppe italiane di evitare la catastrofe. Il 1º aprile 1943 fu ugualmente insignito dal Cancelliere tedesco Adolf Hitler della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro ed in occasione della consegna dell’onorificenza si tenne una piccola festa all’interno dell’Ambasciata d’Italia a Berlino. Rimasto al comando dell’8ª Armata, dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre non si arrese ai tedeschi che il 15 dello stesso mese, venendo arrestato presso il suo Quartier generale di Padova. Rifiutando ogni tipo di collaborazione fu deportato in Germania, da dove ritornò per essere consegnato alle autorità della Repubblica Sociale Italiana. Sottoposto a processo presso il carcere degli Scalzi di Verona nel gennaio 1944, venne condannato a 10 anni di prigione. Riuscì ad evadere poco prima della fine della guerra. Al termine del conflitto decise di ritirarsi a vita privata e morì a Roma il 9 febbraio 1970. Fotografia formato 11,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
19 settembre 1918
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
15 maggio 1919
Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia
12 novembre 1936
Medaglia d’argento al valore militare
«Prima addetto e poi Capo dell’Ufficio operazioni di un’Armata, distintissimo per intelligenza e per salde virtù militari, per meglio assolvere i suoi compiti, sapeva rendersi altamente benemerito con frequenti ricognizioni nelle prime linee, Incurante di ogni disagio, sprezzante di ogni pericolo, attraversando in varie circostanze zone intensamente battute e sostando in trincea avanzata durante violenti bombardamenti, riusciva a tenere il comando di Armata informato della situazione anche nei momenti più critici della lotta. Uscì varie volte dalle linee avanzate, in ore e giorni diversi, di sua iniziativa, avvicinandosi arditamente alle linee nemiche con rischio personale, e ne ritornò con preziose informazioni. Cadore, maggio 1915-ottobre 1917 – Fronte del Grappa, novembre 1917- maggio 1918.»
Medaglia d’argento al valore militare
«Nell’attentato del 19 febbraio, benché leggermente ferito, visto il Vice Re colpito, e caduto a terra, si gettava su di lui, per il primo, concorrendo poi a trasportarlo su di una autovettura, con grave rischio della propria vita, a causa del continuato lancio di bombe durante il percorso. Addis Abeba, 19 febbraio 1937.»
Croce al Merito di Guerra
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 11 gennaio 1940
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia commemorativa del periodo bellico 1940–43
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
Onorificenze straniere
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro (Germania nazista)
1º aprile 1943
Compagno del Distinguished Service Order (Regno Unito)
Arc. G4: Rossi Francesco in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 5 giugno 1940 (6 giugno 1885 – 19..). Allievo Ufficiale il 3 novembre 1903, venne promosso Sottotenente nel 3° Reggimento Artiglieria il 7 settembre 1905. Tenente del 3° Reggimento Artiglieria il 25 agosto 1908, venne poi trasferito al 31° Reggimento Artiglieria. Allievo alla Scuola di Guerra nel 1914, ottenne il grado di Maggiore nel 26° Reggimento Artiglieria il 14 giugno 1917. Tenente Colonnello nel 1926, fu Capo della Commissione Trasporti nel 1930, venne promosso Colonnello a disposizione del Corpo d’Armata di Verona il 1° gennaio 1932. Comandante del 9° Reggimento Artiglieria passò al comando del 4° Reggimento Artiglieria nel 1933. Passato allo Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Torino nel 1935, ottenne il grado di Generale di Brigata e il comando dell’Artiglieria del Corpo d’Armata di Milano il 1° luglio 1937. Generale di Divisione il 1° luglio 1940 fu comandante del 2° Corpo d’Armata e il 24 marzo 1941 fu Sotto Capo di Stato Maggiore dell’esercito. Sotto Capo di Stato Maggiore Generale dal gennaio 1942 al 1945, venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 19 ottobre 1942.
Arc. 228: Reverberi Luigi in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (Cavriago 10 settembre 1892 – Milano 22 giugno 1954). Accanto a lui il Tenente Colonnello di Stato Maggiore Pagliari. Figlio di Domenica Balzani e di Torquato, il farmacista del paese, a 18 anni scelse la carriera militare ed entrò all’Accademia di Modena. Ne uscì nel 1912 col grado di Sottotenente e, come ufficiale subalterno, l’anno dopo prende parte alla campagna di Libia (guerra italo-turca) con i battaglioni Exilles e Fenestrelle. Nel 1915 fu Capitano del 7° Reggimento Alpini e a Ponte Alto, nella zona di Cortina, dieci giorni dopo lo scoppio della guerra, meritò la sua prima Medaglia d’Argento al Valor Militare. Guadagnò una seconda medaglia sulle Tofane nel luglio del 1916 e una terza, ancora da Capitano, gli venne attribuita nel 1917 sulla Bainsizza quando era al comando della 150ª Compagnia del Battaglione “Monte Antelao”. Nell’agosto dello stesso anno, divenuto comandante di battaglione, si guadagnò anche una Corce di Guerra per il valore dimostrato sul San Gabriele. Poco prima di Caporetto, il battaglione di Reverberi, insieme col 13° Gruppo Alpini, passò nella zona dell’Altissimo e successivamente sul Doss del Remit. Qui gli alpini si logorarono per mesi in una dura guerra di posizione, contro un nemico che premeva dalla valle dell’Adige. Nell’ottobre del 1918, l’Antelao venne spostato sul Grappa e si battè nella zona dei Solaroli e del Col dell’Orso con perdite gravissime. Quando il dispositivo austriaco si frantumò, l’Antelao, con Reverberi in testa, sfondò verso Fiera di Primiero. Nei giorni decisivi della guerra, con una intelligente azione di alta strategia militare, penetrò fra le linee nemiche facendo prigioniere tutte le truppe che resistevano nella Val Cismon. Per le sue audaci azioni il 18 dicembre del 1919 gli venne attribuita la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, onorificenza insolita per un Ufficiale inferiore, e ottenne la promozione a Maggiore per meriti di guerra. Passato al battaglione Vestone, per il suo carattere imprevedibile, attivo, effervescente, gli alpini lo chiamavano affettuosamente Comandante Gasosa, soprannome che fu usato più tardi, e con una punta di ironia, anche a Roma negli ambienti di via XX Settembre, al Ministero della Guerra. Dopo il conflitto militò nella 2ª Divisione Alpini e nel 1926 divenne Tenente Colonnello e frequentò la scuola di guerra. Nel 1935 ottenne la promozione a Colonnello e comandò il 67° Reggimento di Fanteria “Palermo”. Nel 1939 diventò Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata auto-trasportabile “Po”. Nel luglio 1939 venne promosso Generale di Brigata. Recandosi in visita alle caserme accompagnato dal Tenente Cugnacca, il suo Aiutante di Campo, il Generale Reverberi si rese famoso perché trovò sempre – secondo lui – tutto a posto. Finita l’ispezione aveva poi l’abitudine di lasciare al Capoposto una mancia di ben dieci lire perché i militari di turno possano farsi una bevuta alla sua salute. Per questo motivo gli alpini gli appiopparono un secondo soprannome: “Generale dieci lire”. Tutto ciò contribuì a creare, nell’ambito della Divisione, un senso di attaccamento alla figura di quel generale che se ne andava in giro per i reparti giocherellando con un corto frustino, ma si dimostrò sempre gioviale e riconoscente. Il 4 agosto del 1940 Reverberi assunse il comando della divisione alpina Tridentina. Nel febbraio 1941 è a disposizione del comando del XXVI Corpo d’Armata e partì per il fronte greco-albanese. Il 2 aprile diventò vice comandante della Tridentina e quindi comandante interinale. Dopo aver difeso il Guri-i-Topit, quando il fronte cedette, Reverberi avanzò rapidamente con la sua divisione fino a Corcia senza averne ricevuto l’ordine. È un’altra delle mosse imprevedibili del generale “Gasosa” e, per questa azione, coraggiosa e intelligente, gli venne conferita la Croce di Commendatore dell’Ordine militare di Savoia. Il 4 agosto gli venne affidato il comando effettivo della ricostruita Divisione Alpina Tridentina assieme alla quale, nel luglio del 1942, partì per la Russia. Sul quel fronte, il 26 gennaio dell’anno successivo, si distinse nel corso della battaglia di Nikolajewka, mettendo in salvo 30.000 alpini male armati e altre migliaia di sbandati di varie nazionalità. Per le sue imprese, il 26 marzo del 1943 gli venne attribuita l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine Militare d’Italia. Rientrato in Italia, nella notte tra l’8 e il 9 settembre dello stesso anno il generale Reverberi, venne arrestato dai tedeschi a Bressanone ed è inviato al campo di concentramento per ufficiali di Posen nella Germania orientale. Dichiarando di voler entrare a far parte della Repubblica Sociale, due mesi dopo venne trasferito a Vittel, in Francia, in un campo per ufficiali collaborativi, ma proprio qui il generale prese invece contatto con i partigiani francesi. Scoperto, venne internato in un campo di punizione a Wietzendorf e infine, nell’estate del 1944, nuovamente trasferito a Posen. Qui, agli inizi del 1945, cadde in mano ai russi e rimase prigioniero nella zona di Kiev fino al settembre del 1945 quando venne rimpatriato. Nel 1946, iniziata l’epurazione dei militari che avevano combattuto durante il fascismo, venne denunciato dal senatore d’Onofrio perché, a suo dire, dopo l’8 settembre Reverberi aveva assunto un atteggiamento filo-tedesco. Venne per ciò sollevato dal servizio attivo e destinato alla riserva. Un anno dopo terminò la sua carriera militare. Caso unico nell’esercito italiano, nel 1952 otterrà comunque il grado di Generale d’Armata della Riserva. Nel dopoguerra il Generale Reverberi, amareggiato per aver dovuto lasciare precocemente l’esercito, venne assunto come consigliere delegato da una antica ditta milanese di saponi, cosmetici e acque carminative. Nel tempo libero stese le memorie della Campagna di Russia, si adoperò per la ricostruzione dell’Associazione Nazionale Alpini e collaborò alla preparazione delle prime adunate nazionali. Per un breve periodo diventò anche Presidente della Sezione A.N.A. di Brescia. Qualche giornale iniziò allora a riconsiderare i vecchi fatti mettendo in evidenza l’eroico comportamento di Reverberi durante la Campagna di Russia. L’allora ministro della Difesa Pacciardi, pur non potendo far nulla per reintegrarlo in servizio attivo, si impegnò comunque per restituirgli il giusto onore e il 21 gennaio 1951, in occasione del raduno di Brescia organizzato nella ricorrenza della battaglia di Nikolajewka, il Generale Umberto Utili, comandante militare territoriale di Milano, consegnò in forma solenne al Generale Luigi Reverberi la Medaglia d’Oro al Valor Militare. All’età di 62 anni, dopo aver superato indenne tante battaglie, il 22 giugno del 1954 Luigi Reverberi morì cadendo accidentalmente dalle scale della sua casa di Milano. Il giorno prima era stato in Valcamonica ad un raduno di alpini dove il sindaco di Edolo gli aveva consegnato il decreto di cittadinanza onoraria. Reverberi riposa ora nel cimitero di Montecchio Emilia e la sua tomba è meta del pellegrinaggio di alpini di tutte le generazioni. Fotografia formato 14,7 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Quale Comandante di un valoroso battaglione Alpino (Monte Antelao) seppe ottenere, con energia, attività, iniziativa ed esempio personale mirabili, risultati veramente distinti per valore ed utilità. Dopo lunghe giornate di aspra lotta, incaricato di una operazione di aggiramento, col suo battaglione ed una batteria di Montagna, riusciva, con celerità di percezione e di esecuzione a conquistare gli obbiettivi assegnateli. Monte Solarolo – Monte Viderne- Fiera di Primiero, 24 ottobre 1918 – 4 novembre 1918.» — Regio Decreto 18 dicembre 1919
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«In complesse operazioni di radunata, manteneva con sagace opera di organizzatore la compattezza operativa della propria divisione. Superando difficoltà imponenti portava al combattimento la propria unità con marce di oltre 40 km. per più giorni consecutivi. Sostenne e guidò col consiglio e coll’esempio, in combattimenti di unità isolate, l’azione dei comandanti e, in delicata situazione, travolgeva con la propria divisione le difese di preponderanti forze nemiche giungendo sino allo schieramento delle artiglierie. Organizzava poi con l’opera instancabile ed oculata la difesa del proprio settore che manteneva integro contro le azioni del nemico. Fronte russo agosto-dicembre 1942.» — Regio Decreto 26 marzo 1943
Medaglia d’oro al valor militare
«Comandante della Tridentina ha preparato, forgiato e guidato sagaciamente in Russia con la mente e con l’esempio i suoi reggimenti che vi guadagnarono a riconoscimento del comune eroismo medaglia d’oro al Valor Militare. Nel tragico ripiegamento del Don, dopo tredici combattimenti vittoriosi, a Nikolajewka il nemico notevolmente superiore in uomini e mezzi, fortemente sistemato su posizione vantaggiosa, deciso a non lasciar passare, resisteva ai numerosi, cruenti nostri tentativi. Intuito essere questione di vita o di morte per tutti, il Comandante nel momento critico, decisivo, si offre al gesto risolutivo. Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull’ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall’esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato. Nikolajewka (fronte russo), agosto 1942-gennaio 1943.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Di notte attaccato da un plotone nemico, con pronta e lodevole iniziativa sapeva cogliere il momento opportuno per un deciso contrattacco, portando brillantemente il suo plotone contro la posizione nemica, obbligava i difensori a ripiegare in disordine uccidendone 11 e facendone 5 prigionieri. Ponte Alto, 10 giugno 1915.» — 15 ottobre 1915
Medaglia d’argento al valor militare
«Guidava con intelligenza ed ardire la sua Compagnia ed una sezione mitragliatrici all’accerchiamento di una forte posizione nemica, riuscendo nell’intento. Radunata quindi una squadra di arditi, alla testa di essa, fra mine e reticolati si lanciava risolutamente all’attacco di trinceramenti, dai quali l’avversario ancora resisteva, e lo costringeva alla resa. Maserè di Fontana Negra, 9 luglio 1916.» — 12 giugno 1917
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di una Compagnia, visto cadere il Comandante di Battaglione, con esemplare calma ed ammirabile energia, assumeva con risolutezza, nel difficile momento, il Comando del Reparto e, sprezzante del pericolo, alla testa di due Compagnie da lui incorate dall’esempio, sotto il fuoco incessante ed intenso delle artiglierie e le raffiche furiose di mitragliatrici nemiche le trascinava alla conquista di una ben munita posizione. Respingeva poi nella stessa giornata e in quella successiva violenti contrattacchi e rafforzava con prontezza la linea raggiunta mantenendola saldamente in nostro possesso. Costone Roccioso di Mesniac (Bainsizza), 21 dicembre 1917.» — 6 febbraio 1920
Cavalieri dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Regio Decreto 27 marzo 1933
Croce di guerra al valor militare
1 luglio 1918
Croce di guerra al valor militare
5-13 gennaio 1920
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia al valore (Serbia)
Arc. G3:Faldella Emilio in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (Maggiora 15 marzo 1897 – Torino 9 settembre 1975). Di antica famiglia del Monferrato, nel 1914 entrò nella Accademia Militare di Modena e nel maggio 1915 venne nominato Sottotenente e destinato al 3º Reggimento Alpini. Combatté sul Monte Nero, a Santa Maria di Tolmino, sul Vodil e sul Mrzli, sul Kukla (conca di Plezzo), nell’intera battaglia difensiva del Trentino. Per l’esfiltrazione dal Monte Biserto (Val Terragnolo) venne decorato nell’ottobre 1916 con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Partecipò quindi a tutte le operazioni nella zona del Pasubio, al Monte Corno Battisti di Vallarsa e sul Coni Zugna. Dal luglio 1917 seguì le sorti del Generale Guido Liuzzi in quasi tutti i suoi comandi. Quale Aiutante Maggiore del 1º Gruppo Alpino partecipò alle battaglie del Piave e di Vittorio Veneto. Dopo il conflitto frequentò la Scuola di Guerra e venne trasferito allo Stato Maggiore col grado di Capitano. Nel 1928 fu promosso Maggiore e nominato comandante del Battaglione Dronero del 2º Reggimento Alpini. Nel giugno 1930 veNne destinato al Servizio Informazioni Militare: dal luglio 1930 al giugno 1935 fu in Spagna con l’incarico di copertura di console a Barcellona; nel gennaio 1935 venne promosso Tenente Colonnello; dal luglio 1935 all’agosto 1936 fu capo della sezione speciale Africa Orientale (AO). In questo periodo si occupò dell’affare Jacir Bey. Con l’inizio della guerra di Spagna, dal 28 agosto 1936 fu inviato al quartier generale dal generalissimo Francisco Franco, come “osservatore” e ufficiale di collegamento. Assunse poi il comando del “Raggruppamento carri-artiglieria” (due compagnie carri e sei batterie di artiglieria autotrasportate) nel corso della prima battaglia di Madrid (ottobre-novembre 1936). Dal dicembre 1936, con l’arrivo più massiccio di aiuti militari italiani in Spagna, fu nominato Capo di Stato Maggiore del Corpo Truppe Volontarie (in assenza del comandante Roatta, in Italia per conferire, prepara la battaglia per la conquista di Malaga). Nel febbraio 1937 sostituì ancora Roatta, ferito nei combattimenti di Malaga, finché non venne conquistata. Dopo la battaglia di Guadalajara, Roatta venne avvicendato con il Generale Ettore Bastico e Faldella con il Colonnello Gastone Gambara. Faldella assunse quindi il comando del 5º Reggimento Fanteria Legionaria: con questo incarico partecipò alla conquista di Bilbao ed alla battaglia di Santander (giugno – agosto 1937), ottenendo la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel dicembre 1937 terminò il suo periodo al SIM e venne trasferito all’Ufficio Addestramento dello Stato Maggiore dell’Esercito. Nel 1939 fu promosso Colonnello e divenne comandante del 3º Reggimento Alpini nel quale ebbe alle sue dipendenze il Cappellano Militare Secondo Pollo. Con il reggimento combatté nel 1940 sul fronte occidentale. Dall’agosto 1941 al maggio 1943 fu al comando dell’Ufficio Addestramento dello Stato Maggiore. Successivamente fu Capo di Stato Maggiore della 6ª Armata e delle Forze Armate della Sicilia (sotto il comando del Generale Alfredo Guzzoni). Generale di Brigata il 1º luglio 1943. L’8 settembre i pochi resti ed il comando della 6ª Armata sopravvissuti allo sbarco in Sicilia furono messi a riposo. Dopo l’armistizio, per ordine del Generale Antonio Sorice, ministro della Guerra, Faldella tornò all’attività di intelligence. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana dove venne nominato Intendente generale delle forze armate, ma al contempo assunse il comando di una vasta ed efficiente rete clandestina operante in Venezia Giulia a favore del Regno del Sud. Tradito, fu arrestato il 16 maggio 1944. Venne liberato grazie all’intercessione del Maresciallo Rodolfo Graziani e visse nei mesi successivi a Milano in una curiosa situazione di semiclandestinità. Il 26 aprile 1945 per ordine di Raffaele Cadorna assunse il comando della piazza di Milano. Collocato a riposo a domanda dal 22 gennaio 1946, si dedicò successivamente ad attività sociali ed allo studio delle discipline militari, con particolare riguardo alla dimensione addestrativa. Il 27 marzo 1951 venne promosso Generale di Divisione e il 20 ottobre 1969 a titolo onorifico Generale di Corpo d’armata. Fotografia formato 22,4 x 17,4. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
21 maggio 1941
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
7 agosto 1938
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia di argento al valor militare
Monte Biserto, ottobre 1916
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 2552: Isasca Carlo in uniforme da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (Saluzzo, 5 agosto 1890 – Yugoslavia 1945). Allievo alla Scuola Militare nel 1910, divenne Sottotenente nel 74° Reggimento Fanteria il 12 novembre 1911 per poi essere promosso Tenente il 12 novembre 1914. Capitano nel 20° Reggimento Fanteria il 12 settembre 1915 prese parte alla guerra contro l’Austria. Il 9 agosto 1917 venne trasferito al 74° Reggimento Fanteria e il 28 luglio 1918 ottenne il grado di Maggiore presso il Deposito di Fanteria di Firenze per poi passare prima al 9° e poi al 91° Reggimento Fanteria. Il 2 novembre 1921 fu presso il Distretto Militare di Vercelli e nel 1923 venne trasferito nel 34° Reggimento Fanteria. Capo del Centro di Educazione Fisica della Divisione Cuneo il 10 aprile 1925, passò poi al Distretto Militare di Novara. Promosso Tenente Colonnello nel 34° Reggimento Fanteria 11 marzo e poi per anzianità il 2 febbraio 1928, venne trasferito al Distretto Militare di Cuneo il 10 aprile 1932 per poi essere trasferito al 13° Reggimento Fanteria e successivamente al 90° Reggimento Fanteria come Aiutante di Campo della Brigata Superga l’8 novembre 1936. Promosso Colonnello il 25 settembre 1937 e per anzianità il 1° settembre 1937, fu comandante il 24° Reggimento Fanteria dal 15 ottobre 1937. Fu Ispettore del 1° Corpo d’Armata il 15 dicembre 1940 e venne promosso Generale di Brigata il 15 aprile 1942, per anzianità il 25 gennaio 1942 e destinato al Comando di Zona di Alessandria per Incarichi Speciali. Comandante la Divisione Venezia il 20 maggio 1942 venne destinato al fronte yugoslavo e nel settembre del 1943 in seguito all’armistizio si unì ai partigiano Cetnici. Catturato dai partigiani di Tito venne fucilato nel 1945. Fotografia formato 12,4 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1629: Mazzarelli Francesco in uniforme da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (20 settembre 1890 – 19..). Sottotenente nell’81° Reggimento Fanteria il 17 settembre 1910, venne promosso Tenente e trasferito nella legione di Napoli dei Carabinieri. Capitano il 14 giugno 1917 venne in seguito promosso Maggiore e il 2 gennaio 1930 Tenente Colonnello a Disposizione della Legione di Roma presso il Tribunale Speciale. Nel 1934 venne trasferito alla Legione di Bolzano e il 22 marzo 1937 gli venne affidato il comando della Legione di Ancona. Trasferito al comando della Legione di Firenze il 5 novembre 1937, venne promosso Colonnello il 1° gennaio 1938. Passò poi al comando del 75° Reggimento Fanteria e il 22 giugno 1942 venne promosso Generale di Brigata Comandante la 4^ Brigata CC.RR. A disposizione del 7° Corpo d’Armata nel 1943, fu comandante dei Carabinieri dell’11^ Armata il 1° giugno 1943. Catturato dai nazisti il 18 settembre 1943 venne trasferito in Germania e nel 1945, al rientro in Italia, fu comandante della Divisione Napoli. Fotografia formato 17,2 x 12. Fotografo: Tocchi – Firenze.
Arc. 2092: Zanardi Lamberti Siro in uniforme da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (9 dicembre 1888 – 19..). Allievo all’Accademia Militare, ne uscì Sottotenente di Artiglieria il 12 agosto 1911 per poi essere promosso Tenente nel 17° Reggimento Artiglieria. Promosso Maggiore nel 4° Reggimento Artiglieria Pesante il 20 ottobre 1918, venne poi trasferito al 17° Reggimento Artiglieria il 29 settembre 1920. Tenente Colonnello il 16 maggio 1927, frequentò la Scuola Tiro di Artiglieria il 13 ottobre 1927 per poi passare al 5° Reggimento Artiglieria. Passato al 1° Artiglieria di Corpo d’Armata il 18 novembre 1934 venne trasferito come fuori organico alla Zona Militare di Torino presso il Distretto Militare di quella città. Con lo stesso incarico passò alla Zona Militare di Pisa presso il Distretto Militare di Grosseto. Nello stesso incarico venne promosso Colonnello il 1° febbraio 1938 e per anzianità il 1° luglio 1937 per poi venire collocato nella Riserva. Richiamato il 29 settembre 1940 fu destinato al 7° Reggimento Artiglieria per poi venire promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1942. Passato alla Difesa Antiaerea in Dalmazia il 10 maggio 1942 venne collocato nella Riserva definitivamente il 1° agosto 1942. Fotografia formato 10,5 x 7,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2371: Pellegrini Francesco in uniforme da Generale di Brigata Medico mod. 5 giugno 1940 (4 aprile 1883 – 19..). Sottotenente Medico il 10 settembre 1907, ottenne il grado di Tenente Medico nel 6° Reggimento Alpini il 10 settembre 1909. Promosso Capitano Medico nel 9° Reggimento Artiglieria da Fortezza il 5 aprile 1914, passò al grado di Maggiore nella Direzione Sanitaria di Verona il 7 ottobre 1917. Promosso Tenente Colonnello all’Ospedale Militare di Verona il 5 giugno 1926, ottenne il grado di Colonnello e e la nomina a Direttore dell’Ospedale Militare di Firenze il 1° luglio 1937. Direttore Sanitario del Corpo d’Armata di Bolzano nel 1939, venne promosso Generale di Brigata Medico il 1° gennaio 1941 presso il Comitato del Ministero delle Finanze. Fotografia 13,3 x 8,2. Fotografo: A. Mazzoni.
Arc. 3405: Saroldi Ermanno in uniforme ordinaria da Generale di Brigata settore tecnico Motoristico mod. 5 giugno 1940 (15febbraio 1888 – 197. ). Sottotenente di Complemento al Distretto di Savona, fu Effettivo al 5° Reggimento Lancieri di Novara il 5 aprile 1908 da sergente Volontario di 1 anno. Trasferito al 26° Reggimento Lancieri di Vercelli il 18 novembre 1909, venne promosso Tenente di Complemento di Cavalleria assegnato al 25° Reggimento Artiglieria 1^ Compagnia Centro Automobilistico di Torino il 31 maggio 1914. Tenente in servizio permanente effettivo nel Reggimento Lancieri di Vercelli il 7 maggio 1916 con anzianità 1° novembre 1915, passò al 13° Reggimento Cavalleria Monferrato in Aspettativa per riduzione Quadri il 1° luglio 1920 assegnato alla Direzione del Centro Automobilistico di Bologna il 2 novembre 1922. Passato all’Ufficio Superiore Tecnico Automobilistico il 29 giugno 1924, venne promosso Capitano nel 12° Reggimento Cavalleria Saluzzo il 30 giugno 1925 e assegnato all’Ispettorato Tecnico Automobilistico. Al Servizio Tecnico Automobilistico l’8 agosto 1930, fu presso l’8° Centro Automobilistico Assegnato al Ministero della Guerra (Ispettorato Materiale Automobilistico). Con tale incarico venne promosso Maggiore il 18 febbraio con anzianità 1à gennaio 1932 e Tenente Colonnello il 1° Gennaio 1938 Capo Sezione Direzione Generale della Motorizzazione. Colonnello nel 19° Reggimento Cavalleria Guide il 16 giugno con anzianità il 1° gennaio 1940 assegnato alla Direzione Centro Studi Motorizzazione. Maggior Generale Servizi Tecnici Motorizzazione il 1° gennaio 1943 fu Capo Reparto Servizi Tecnici Motorizzazione. Fu Facente Quadro il 1° luglio 1940. Fotografia formato 13,1 x 9,6. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3: Generale di Brigata in uniforme ordinaria mod. 5 giugno 1940. Fotografia formato 29,5 x 17,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3062:Generale di Brigata in uniforme ordinaria mod. 5 giugno 1940. Fotografia formato 14,4 x 10,2. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2725:Mazzarelli Francesco in uniforme da Generale di Brigata mod. 5 giugno 1940 (20 settembre 1890 – 19..). Sottotenente nell’81° Reggimento Fanteria il 17 settembre 1910, venne promosso Tenente e trasferito nella legione di Napoli dei Carabinieri. Capitano il 14 giugno 1917 venne in seguito promosso Maggiore e il 2 gennaio 1930 Tenente Colonnello a Disposizione della Legione di Roma presso il Tribunale Speciale. Nel 1934 venne trasferito alla Legione di Bolzano e il 22 marzo 1937 gli venne affidato il comando della Legione di Ancona. Trasferito al comando della Legione di Firenze il 5 novembre 1937, venne promosso Colonnello il 1° gennaio 1938. Passò poi al comando del 75° Reggimento Fanteria e il 22 giugno 1942 venne promosso Generale di Brigata Comandante la 4^ Brigata CC.RR. A disposizione del 7° Corpo d’Armata nel 1943, fu comandante dei Carabinieri dell’11^ Armata il 1° giugno 1943. Catturato dai nazisti il 18 settembre 1943 venne trasferito in Germania e nel 1945, al rientro in Italia, fu comandante della Divisione Napoli. Fotografia formato 17,2 x 12. Fotografo: Tocchi – Firenze.
Arc. G4: Borello Antonino in uniforme ordinaria con cappotto mod. 5 giugno 1940 (26 novembre 1875 – Catena, 19..). Allievo all’Accademia Militare il 2 dicembre 1897, uscì Sottotenente del Genio il 1° settembre con anzianità 6 gennaio 1898. Allievo alla Scuola di Applicazione, venne promosso Tenente del 1° Reggimento Genio Zappatori il 3 maggio 1900. Trasferito al 4° Reggimento Genio il 1° febbraio 1903, passò poi al 3° Reggimento Genio Telegrafisti il 15 luglio 1905. Alla Direzione di Verona, venne poi destinato al Regio Corpo Truppe Coloniali in Eritrea l’11 giugno 1908. Passato alla Brigata Ferrovieri il 13 ottobre 1909, fu ancora trasferito al 6° Reggimento Genio Ferrovieri il 13 agosto 1910. Capitano alla Direzione di Napoli il 2 ottobre 1910, passò alla Direzione di Roma nel Comitato Ministeriale il 15 dicembre 1910. Maggiore Capo Sezione al ministero il 1° novembre 1916, venne promosso Tenente Colonnello alla direzione di Roma il 7 ottobre 1917. Assegnato al Ministero fino al 30 giugno 1924, fu assegnato poi al Ministero alla Direzione Capo Divisione fino al 1° gennaio 1926 e passato poi di nuovo al Ministero dal 5 aprile al 1° gennaio 1925. All’Ufficio Fortificazioni di Napoli, passò al Comando del Genio di Napoli il 12 settembre 1926 fino a quando venne promosso Colonnello presso il Comando Divisione di Roma il 13 gennaio 1927. In Posizione Ausiliaria, venne promosso Generale di Brigata il 18 gennaio 1934 con anzianità 1° dicembre 1933. In Riserva il 1° gennaio 1939, venne richiamato in servizio come Comandante del Genio del Corpo d’Armata di Alessandria dal 20 giugno 1940. Comandante del Genio della Difesa Territoriale di Roma il 10 settembre 1940, passò al comando del Genio del 17° Corpo d’Armata il 1° agosto 1941. All’Ispettorato del Genio per incarichi speciali il 15 febbraio 1942, ottenne il grado di Generale di Divisione il 16 aprile con anzianità 1° gennaio 1942. Fotografia formato 30 x 22. Fotografo: 8° Reggimento Genio – Compagnia Fotocinematografisti. Autografa e datata Roma, settembre 1942.
Arc. G3: S.E.R. Monsignor Bartolomasi Angelo in abito da Ordinario Militare Effettivo con rango di Generale di Divisione (Pianezza, 30 maggio 1869 – Pianezza, 28 febbraio 1959). Sacerdote il 12 giugno 1892, divenne vescovo Ausiliario di Torino e Titolare Derbe il 24 novembre 1910. Vescovo il 15 gennaio 1911, fu Vicario Castrense dal 1° giugno 1915 al 7 dicembre 1922. Divenne Vescovo di Trieste e Capodistria il 23 aprile 1919. Bartolomasi in questo incarico difese in particolare i diritti della minoranza slava e si scontrò con la resistenza dei fascisti giuliani e degli irredentisti, che sostenevano la sottomissione della popolazione slava, aspirando al consenso popolare degli italiani. A causa delle crescenti pressioni politiche, l’11 dicembre 1922 si dimise e subentrò al defunto vescovo Giovanni Battista Rossi nella sede episcopale di Pinerolo. Il 23 aprile 1929 papa Pio XI lo nominò contemporaneamente arcivescovo titolare di Petra e vescovo castrense d’Italia. Nell’ambito di questa carica, fu anche Ispettore Centrale per l’assistenza religiosa all’Opera Nazionale Balilla. Fu Ordinario Militare Onorario d’Italia il 1° aprile 1926 e Arcivescovo Titolare di Petra Ordinario Militare Effettivo con ragno di Generale di Divisione dal 23 aprile 1929 al 28 ottobre 1944 per poi essere collocato in ritiro. Fotografia formato 23,5 x 17,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Venerando Balì cavaliere di gran croce di giustizia professo di voti solenni
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-1918
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa per cappellani della guerra italo-austriaca 1915 – 18
Arc. 2089:Maurizio Ferrante Gonzaga in grande uniforme da Tenente Generale in comando di Corpo d’Armata mod. 4 novembre 1818 – 23 marzo 1923 (Venezia, 21 settembre 1861 – Roma, 24 marzo 1938). Nacque a Venezia, ancora austriaca, il 21 settembre 1861, figlio del principe Antonio e di Giuseppina Domenica Priamo. Entrato diciottenne nella Scuola Militare di Modena, ne uscì nell’aprile 1881 come Sottotenente, assegnato al 44° Reggimento Fanteria ad Alba. Promosso Tenente nel luglio 1883, sposò, nell’ottobre dello stesso anno, Ferdinanda Alliana. Conseguita la promozione a Capitano, frequentò la Scuola di Guerra di Torino, transitando, nel 1890, nel Corpo di Stato Maggiore. Assegnato al comando della divisione militare territoriale di Piacenza e, successivamente, a quello del IV Corpo d’Armata, fu promosso, a scelta, Maggiore nel 1898, tornando in fanteria per comandare il 2° Battaglione del 22° Reggimento. Nel luglio del 1900, transitato di nuovo nello Stato Maggiore, fu trasferito a Torino, alla Scuola di Guerra, dapprima come insegnante e poi anche come relatore del consiglio di amministrazione, fino al novembre 1906. Nel giugno 1904 fu promosso Tenente Colonnello. Dopo un breve periodo come Capo di Stato Maggiore della divisione militare territoriale di Livorno, rivestì, dal febbraio 1907, la medesima carica nella divisione militare territoriale di Novara, che lasciò nell’agosto 1909 per esser poi promosso Colonnello e destinato al IV Corpo d’Armata, sempre come Capo di Stato Maggiore. Passato a comandare il 42° Reggimento Fanteria nel marzo 1912, fu successivamente inviato in Cirenaica e sbarcò a Tobruk, nel luglio 1913, con un reggimento misto. Comandante della zona di Tobruk sino al gennaio successivo, dimostrò notevoli capacità militari e politiche, tanto da essere destinato a Bengasi per sostituirvi, interinalmente, il governatore della Cirenaica, Generale G. Ameglio. Dall’aprile 1914 assunse il comando della zona di el-Merg (Barce), battendo i ribelli a Kasr Tecassis e a Lezga, e a luglio fu promosso Maggior Generale, continuando a reggere il comando della zona. I successivi scontri vittoriosi di Gerdes e Benia gli meritarono la proposta a cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Rimpatriato a ottobre, il 1° novembre prese il comando della Brigata di Fanteria Salerno, comando che lasciò nel febbraio 1915 per passare a disposizione dello Stato Maggiore ed essere poi nominato intendente della 2ª Armata alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia. Nell’ottobre 1915 assunse il comando della 9ª Divisione, impiegata dapprima sul Podgora e sul Peuma e poi sul fronte trentino, in Val d’Astico, distinguendosi come trascinatore dei suoi fanti, cui offrì sempre l’esempio, esponendosi senza risparmio nelle trincee e intervenendo anche in prima persona per combattere, nell’inverno, un’epidemia di colera. Ferito e decorato di Medaglia d’Argento per la riconquista del monte Cimone, in Val d’Astico, dopo la “spedizione punitiva” del Generale F. Conrad, fu promosso Tenente Generale il 1° giugno 1916 e restò in linea con la 9ª Divisione sino alla fine dell’anno; nel gennaio 1917 assunse il comando della 53ª Divisione. In questa circostanza riuscì nell’importantissima conquista del monte Vodice e, successivamente, nella sua vittoriosa difesa dai contrattacchi nemici, protrattisi per un mese, dirigendo e spronando i soldati fin sulle prime linee. Il suo comportamento gli meritò la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nell’agosto dello stesso anno, durante l’undicesima battaglia dell’Isonzo, la 53ª Divisione fu impegnata sul monte Cucco in aspri combattimenti che le permisero di raggiungere le pendici dell’altopiano della Bainsizza. In questa occasione riportò due leggere ferite, ottenendo una seconda Medaglia d’Argento. Subito dopo Caporetto, alla testa della sua divisione, si portava su Stupizza per cercare di arrestare l’avanzata nemica. Il 25 ottobre, mentre si spingeva avanti insieme con alcuni cavalleggeri in ricognizione delle posizioni nemiche, fu seriamente ferito. Rimase comunque al suo posto fino a quando le condizioni fisiche glielo permisero; quindi fu rilevato dal comando per essere ricoverato nell’ospedale di Udine. Da qui, il giorno precedente l’occupazione austriaca, fu trasportato a Genova dove rimase per le cure e per una lunga convalescenza. L’Ordine Militare di Savoia per la sua condotta nei primi due anni di guerra e, successivamente, una seconda Medaglia d’Oro (unico caso, allora, nel regio esercito) per il suo comportamento a Stupizza ne fecero uno degli ufficiali più decorati delle forze armate italiane. Ritornato al fronte nell’agosto 1918, alla testa della 14ª Divisione nella zona del Grappa, ebbe ancora modo di distinguersi, sul monte Valbella, durante l’offensiva finale, meritando una terza Medaglia d’Argento. Terminata la guerra, nel febbraio 1919 fu nominato comandante della divisione militare territoriale di Genova e rimase nel capoluogo ligure sino all’aprile 1922, dopo aver inutilmente tentato di essere eletto deputato nelle file di una lista di ispirazione liberale nell’autunno del 1919. Trasferito al comando del Corpo d’Armata di Firenze, fu nominato senatore nel giugno del 1922, e nel gennaio 1923 promosso Generale di Corpo d’Armata e trattenuto in servizio, dal febbraio 1924, quale invalido di guerra, sempre continuando nel suo incarico. All’incirca a quest’epoca, alla fine del 1924, sembrano risalire i primi contatti accertati con Benito Mussolini allorché, discutendosi in Senato il progetto Di Giorgio sul riordinamento dell’Esercito, il capo del governo gli chiese di non allinearsi al parere contrario espresso, in pratica, da tutti i generali nominati al Senato, ciò che, almeno inizialmente. Nel settembre 1925 gli fu proposto di assumere il comando della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale in luogo del Generale A. Gandolfo, improvvisamente deceduto; accettò, ma soltanto dopo aver chiesto, e ottenuto, l’autorizzazione da parte del re e del Generale A. Diaz. La sua nomina era dovuta a una precisa scelta del regime che, nel periodo critico seguito all’assassinio di Giacomo Matteotti, aveva ritenuto utile porre alla testa della Milizia un altro militare di carriera piuttosto che un politico, orientandosi sul generale più decorato. A differenza di Gandolfo, però, notoriamente fascista e uno degli organizzatori delle squadre d’azione, estraneo all’ambiente, dovette incontrare notevoli difficoltà nell’espletamento del proprio mandato. Le sue idee sul riordinamento dell’istituzione, che tendevano ad accentuarne il carattere militare riducendo quello politico, finirono col non coincidere con quelle di Mussolini che nel frattempo, con il passare dei mesi, vedeva progressivamente indebolirsi l’opposizione al regime. Così, dopo un anno, con una lettera del 24 settembre 1926, preso atto delle difficoltà e volendo “fare della Milizia volontaria un’organizzazione sempre più fascista una Milizia di Partito, perché altro non può essere”, Mussolini gli comunicava che ne avrebbe assunto direttamente il comando, ciò che si verificò di lì a pochi giorni, il 9 ottobre. I rapporti con Mussolini rimasero comunque buoni com’è dimostrato da alcuni interventi del capo del governo in suo favore; così, nel 1927, quando questi venne collocato in Posizione Ausiliaria per motivi di età, Mussolini provvide a farlo richiamare in servizio effettivo temporaneo; nel 1932 venne, poi, insignito dal re del titolo di marchese del Vodice. In questa occasione, su richiesta, fu la presidenza del Consiglio a pagare le onerose spese della speciale tassa di concessione, oltre 36.000 lire. Sempre a valere sui fondi della presidenza del Consiglio vennero poi accordate al G. due sovvenzioni, per complessive lire 200.000, nel dicembre 1934 e nel settembre 1935. Con ogni probabilità è da attribuire a un ulteriore intervento di Mussolini la conservazione del trattamento economico di richiamato in servizio temporaneo anche dopo il suo collocamento nella Riserva avvenuto, per limiti di età, nel settembre 1935. Ebbe i titoli nobiliari di principe del Sacro Romano Impero, marchese di Vescovato, marchese del Vodice, conte di Villanova e Cassolnovo (dal 1932), patrizio veneto. Fotografia formato 13,8 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
13 gennaio 1910
Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
5 giugno 1915
Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
24 luglio 1919
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
27 luglio 1922
Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
12 gennaio 1933
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
5 marzo 1899
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
6 novembre 1913
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
8 novembre 1914
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
10 giugno 1920
Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia
25 giugno 1926
Commendatore dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«Per circa due anni di guerra, comandante di divisione, condusse con singolare valore le sue truppe in ogni cimento, procurando ad esse il vanto di brillanti successi.» Ottobre 1915 – agosto 1917
Medaglia d’oro al valor militare
«Animato da fortissima volontà, da incrollabile fiducia nel successo delle armi nostre, con raro sprezzo del pericolo, si teneva, per un intero mese di lotte accanite, a stretto contatto con le proprie truppe di prima linea, portando loro di persona, nei momenti più critici, la parola animatrice, incitandole con l’esempio alle azioni più ardite, rendendosi così primo fattore di quelle gesta memorabili che ci resero padroni del Vodice e che ci permisero di tenerlo inespugnabile di fronte ai più accaniti sforzi nemici.» Vodice, maggio-giugno 1917.
Medaglia d’oro al valor militare
«Nel momento più grave della guerra, sbarrando colla sua divisione il passo all’avversario premente con vigorosa grande offensiva, dava alle sue truppe brillante esempio di fermezza, di coraggio e di valore personale nei siti più esposti alle offese nemiche mantenendo un così esemplare contegno anche quando fu gravemente colpito in più parti del corpo dal piombo nemico, rimanendo mutilato, fino a che fu costretto a lasciare, suo malgrado, il campo di battaglia, sul quale nel nome del Re e della Patria minacciata aveva mostrata la via dell’onore: quella che portava al nemico – Magnifico e nobile esempio di alto sentimento del dovere, di sapiente spirito offensivo, di fulgido eroismo.» Stupizza, 25 ottobre 1917.
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di divisione durante l’offensiva austriaca nel Trentino, diede ripetute prove di sereno ardimento e di sprezzo del pericolo, spingendosi sovente sulle linee più avanzate, riuscendo di esempio costante e di incitamento a tutti i suoi dipendenti.» Altopiano di Tonezza, maggio 1916 – Monte Cimone, luglio 1916
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di una divisione, ferito di striscio alla fronte da scheggia di granata e poi al costato destro da pallottola di shrapnel, mantenne il comando della grande unità impegnata in aspro combattimento e la portava con perizia di comandante al raggiungimento degli obiettivi assegnatigli; dando nuova prova di valore e di altissimo senso del dovere.» Monte Cucco (altopiano della Bainsizza), 22-25 agosto 1917
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di divisione, in speciale importante situazione in cui dalla fermezza delle sue truppe dipendevano le sorti di una violenta azione in altra parte del teatro di guerra, si prodigava con ogni energia e coll’esempio, stando tra le trincee di prima linea, sotto il martellare del fuoco avversario, infondendo ai dipendenti la necessaria fiducia per la riuscita della operazione.» Monte Valbella, novembre 1918
2 Medaglie di bronzo al valor militare
Croce al Merito di Guerra
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 – Quattro anni di campagna
Medaglia interalleata della vittoria (Italia)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Commendatore dell’Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito)
Arc. 3028: Lombardi Stefano in grande uniforme da Tenente Generale Comandante di Corpo d’Armata mod. 4 novembre 1818 – 23 marzo 1923 (Dronero, 8 novembre 1862 – Torino, 1926). Allievo alla Scuola militare il 10 novembre 1879, ne uscì Sottotenente di Artiglieria il 29 luglio 1882. Tenente di Batteria da Montagna del 16° Reggimento Artiglieria il 12 aprile 1884, frequentò la Scuola di Guerra nel 1887. Capitano di Stato Maggiore il 4 novembre 1889, venne promosso Maggiore nel 93° Reggimento Fanteria il 29 dicembre 1898 per poi passare allo Stato Maggiore del 7° Corpo d’Armata nel 1901. Nel 1903 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Ravenna e il 26 giugno 1904 venne promosso Tenente Colonnello al Comando del Corpo di Stato Maggiore. Colonnello Comandante il 70° Reggimento Fanteria il 30 dicembre 1909, ottenne il grado di Maggior Generale e il comando della Brigata Parma nel 1914. Fu Intendente nella 3^ Armata il 24 maggio 1915 e durante l’epidemia colerica del 1915-16 si meritò la Medaglia d’Oro dei Benemeriti della Salute Pubblica. Dal 7 aprile 1916 all’8 giugno 1917 fu Intendente Generale presso il Comando Supremo e venne nominato Tenente Generale il 1° giugno 1916. Il 9 giugno 1917 ottenne il comando della 34^ Divisione, il 14 settembre 1917 il comando del 22° Corpo d’Armata e il 23 settembre 1917 quello del 6° Corpo d’Armata. Durante la guerra contro l’Austria, per azioni di valore personale e di capacità , venne decorato di tre Medaglie d’Argento al Valor Militare e della Commenda dell’Ordine Militare di Savoia. Il 21 gennaio 1919 ottenne il comando del Corpo d’Armata di Alessandria e il 1° febbraio 1923 venne promosso Generale di Corpo d’Armata e venne collocato in Posizione Ausiliaria. Fotografia formato 13,8 x 9,8. Fotografo:
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia
Regio Decreto 19 settembre 1918.
Medaglia d’argento al valor militare
«Per poter dirigere un’azione offensiva della sua divisione, abbandonato l’osservatorio, si portò e si trattenne su un tratto di trincea battuta dall’artiglieria di media e grosso calibro, finché rimase ferito e contuso in varie parti del corpo dallo scoppio di un proietto che ferì mortalmente un capitano al suo fianco. Nonostante questo con calma e forza d’animo ammirabili, non abbandonò il suo posto di comando se non ad azione vittoriosa ultimata. Val Brestovizza, 31 agosto 1917.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Ad estrema difesa sull’Isonzo, indi in ripiegamento ordinato sul Tagliamento ed oltre, opponendosi costantemente all’urto nemico, sempre fra le proprie truppe ove più ferveva la mischia, imperturbabile, a tutto provvedendo, animando e sorreggendo i dipendenti con l’esplicazione continua ed incitante del più alto valore personale. Isonzo – Piave, 25-31 ottobre 1917.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di Corpo d’Armata con frequenti ricognizioni fin sulle prime linee nella imminenza dell’azione, con l’intervento personale durante la lunga ed aspra lotta combattutasi sulle posizioni del massiccio del Grappa, preparò con ogni cura i particolari della battaglia e ne guidò lo svolgimento nelle sue fasi, dimostrando doti di calma, sangue freddo e sprezzo del pericolo, ammirabili virtù di condottiero e di soldato, contribuendo con intelligenza e ardire alla gloriosa nostra vittoria finale. Monte Grappa, 24 ottobre -2 novembre 1918.»
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regi Decreti 14 e 22 gennaio 1917.
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 1 giugno 1919.
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G1: Giardino Gaetano in uniforme ordinaria da Tenente Generale mod. 4 novembre 1818 – 23 marzo 1923 (Montemagno, 24 gennaio 1864 – Torino, 21 novembre 1935). Gaetano Giardino nacque a Montemagno d’Asti da Carlo Giardino e Olimpia Garrone, entrò nell’esercito all’età di diciassette anni, il 18 marzo 1881. Uscì dall’Accademia come Sottotenente il 4 settembre 1882 e venne destinato all’ 8 Reggimento Bersaglieri. Tre anni dopo venne promosso Tenente, e chiese il trasferimento alle colonie africane, trasferimento ottenuto il 12 febbraio 1889, destinazione Eritrea, inquadrato nel Battaglione Bersaglieri Autonomo, ma dal 16 dicembre fu assegnato al comando di zona di Cheren, per passare successivamente ai battaglioni di fanteria indigena. Nel 1894, a Cassala, il Tenente Giardino guadagnò una Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a Capitano. L’esperienza africana si concluse il 7 ottobre 1894, poco dopo la presa di Cassala. Rimpatriato prestò servizio al 6º Reggimento Bersaglieri come Capitano. A partire dal 1898 frequentò la Scuola di Guerra, passando dall’arma di Fanteria al Corpo di Stato Maggiore. Dal 1900 al 1903 fece parte della Divisione di Stato Maggiore del Ministero della Guerra. Il 29 settembre 1904 fu promosso Maggiore e il 30 giugno 1906 Tenente Colonnello, in questo periodo fu Capo di Stato Maggiore della Divisione di stanza a Livorno e dal giugno 1910 di quella di stanza a Napoli. Nel corso della guerra russo-giapponese scrisse diversi articoli sulla Rivista Militare commentando gli avvenimenti in Estremo Oriente. All’atto della mobilitazione per la guerra di Libia, il 9 ottobre 1911 partì per l’Africa Settentrionale. Fu Sottocapo di Stato Maggiore nel Comando del Corpo di Spedizione, sotto il Generale Carlo Caneva, ma fu spesso chiamato a sostituire il capo di stato maggiore, Colonnello Gastaldello, che si era ammalato. Fu inviato in missione a Roma dal Generale Caneva nel gennaio 1912, per chiarire alle autorità politiche, insoddisfatte per l’andamento delle operazioni, le difficoltà incontrate in Libia dal Corpo di Spedizione: questo incarico gli fornì per la prima volta visibilità da parte degli ambienti politici della capitale. Fu costretto a rientrare in Italia il 5 giugno 1912 a causa di una malattia contratta in servizio. Il successivo 8 agosto fu trasferito al comando del IV Corpo d’Armata, diventando Capo di Stato Maggiore dopo la promozione a Colonnello, ottenuta il 4 gennaio 1914. Il 15 luglio 1915 diventò Capo di Stato Maggiore della 2ª Armata, sotto il Generale Pietro Frugoni, diventando Generale il 31 agosto dello stesso anno. Il 22 maggio 1916 fu trasferito, con lo stesso incarico, alla 5ª Armata, all’epoca in via di costituzione, passando il 26 giugno successivo al comando della 48^ Divisione di Fanteria, schierata di fronte a Gorizia. Promosso Tenente Generale per meriti di guerra il 5 aprile 1917, fu proposto da Luigi Cadorna come Ministro della Guerra in seguito alla crisi del gabinetto Boselli, al posto del collega Paolo Morrone. Fu ministro dal 16 giugno 1917 fino alla caduta del governo, causata dalla rotta di Caporetto; cinque giorni dopo l’assunzione del dicastero venne nominato anche senatore del regno. L’azione politica di Giardino fu di un’estrema fermezza contro ogni forma di reazione interna, come la sommossa di Torino, soffocata nel sangue nell’estate del 1917. Dopo la caduta del governo rientrò nell’Esercito, essendo assegnato l’8 novembre 1917 al nuovo Comando Supremo, tenuto dal Generale Diaz, come Sottocapo di Stato Maggiore, insieme al collega Badoglio. In quella situazione ebbe diversi attriti con il collega (meno anziano di lui), inoltre non si riconosceva nelle nuove linee guida volute da Diaz. Per questi motivi fu inviato a Versailles, al Consiglio Interalleato, in sostituzione di Cadorna il 7 febbraio 1918. Rientrò dall’incarico dopo solo due mesi, venendo assegnato il 24 aprile 1918 al comando della 4ª Armata. La 4ª Armata aveva un compito fondamentale per tutto lo schieramento italiano, cioè quello di difendere il massiccio del Grappa, che rappresentava l’ultimo ostacolo naturale fra il fronte e la pianura veneta. Giardino, nel suo nuovo incarico si preoccupò di incrementare le difese del monte, ma anche di migliorare le comunicazioni e, soprattutto, le condizioni di vita delle truppe che difendevano la posizione, sia in trincea sia nei periodi di riposo. Giardino, nel campo dell’impiego tattico delle truppe, si preoccupò di innovare i metodi di combattimento, introducendo nella dottrina tattica della sua armata sia i reparti d’assalto sia il tiro di contropreparazione dell’artiglieria. Questa preparazione delle truppe su istruzioni tattiche più moderne fu salutare nel corso della battaglia del solstizio, quando il fronte, dopo un iniziale sbandamento, fu ripristinato utilizzando il 9° Reparto d’ Assalto, comandato dal Maggiore Giovanni Messe e all’azione congiunta delle artiglierie della 4^ e della 6ª Armata. Nel corso della battaglia di Vittorio Veneto l’Armata del Grappa si batté nelle operazioni che si svolsero dal 24 al 29 ottobre 1918, perdendo 25000 uomini. Dopo la fine della guerra richiese di essere esonerato dal comando della 4^ Armata e richiese il congedo dall’esercito. A partire dal dicembre 1918 riprese la sua attività da senatore del Regno, su posizioni militariste e autoritaristiche. Il 21 dicembre 1919 fu nominato Generale d’Esercito e richiamato in servizio e dal 5 gennaio 1922 fece parte del Consiglio dell’esercito con Diaz, Caviglia, Badoglio, Pecori Giraldi ed Emanuele Filiberto di Savoia duca d’Aosta. Il 26 giugno dello stesso anno fu designato al comando di un’armata. All’atto della marcia su Roma era al comando dell’armata di stanza a Firenze e non risulta che abbia avuto rapporti con le squadre che mossero da quella città. Dal 16 settembre 1923 fu governatore della città di Fiume, in attesa dell’annessione della città all’Italia. Il 27 aprile 1924 lasciò tale incarico a favore del governo della città, ormai divenuta italiana. L’ultima parte della sua attività politica si svolse per contrastare l’ordinamento militare proposto dal Generale Di Giorgio e la legge istitutiva della MVSN, in cui vedeva un tentativo del potere politico di limitare l’autonomia dell’esercito e di creare una forza armata fortemente politicizzata. In questa sua azione fu appoggiato da gran parte dei componenti il Consiglio dell’esercito. In seguito al dibattito parlamentare l’ordinamento Di Giorgio venne ritirato e la MVSN fu ridimensionata. Giardino diede infine appoggio al governo Mussolini il 2 aprile 1925. Il 17 giugno 1926 venne nominato Maresciallo d’Italia e il 31 dicembre 1929 ebbe il Gran Collare dell’Annunziata. Nel 1927 si ritirò a Torino e nella amata villa di famiglia a Marentino, paesino della collina torinese, dedicandosi a studi storici e pubblicando diversi volumi di memorie sulle sue esperienze nel corso della prima guerra mondiale, spesso destinati ad esaltare le azioni dei suoi “soldatini”. L’ultimo suo intervento pubblico avvenne il 23 settembre 1935, in occasione dell’inaugurazione dell’ossario di Cima Grappa. Morì a Torino il 21 novembre 1935. Il 4 agosto 1936, giorno delle celebrazioni annuali a Cima Grappa, la salma venne portata, su un affusto di cannone, all’ossario dove ebbe la tumulazione definitiva. In suo onore fu eretta una statua che domina il viale centrale di Bassano del Grappa. Fotografia formato 19,5 x 15,2. Fotografo: F.lli d’Alessandri – Roma.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1929
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia
24 maggio 1919
Medaglia d’Argento al Valore Militare
«Seppe dare informazioni periodiche e precise agevolando col servizio di vigilanza e di sicurezza la sorpresa di Cassala; nell’attacco fu tra i primi alla testa dei suoi soldati nel campo mahdista e seppe di poi estendere il raggio di vigilanza fino a Cartum e all’Atbara.»
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1929
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 30 dicembre 1919
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1929
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Grand’Ufficiale dell’Ordine del Legion d’Onore (Francia)
Distinguished Service Order (Regno Unito)
Arc. G3: Morrone Paolo in grande da Tenente Generale mod. 4 novembre 1818 – 23 marzo 1923 (Torre Annunziata, 3 luglio 1854 – Roma, 4 gennaio 1937). Arruolatosi nel Regio Esercito Italiano il 10 ottobre 1871, frequentò i corsi della Scuola di fanteria e cavalleria di Modena. Nominato Sottotenente tre anni dopo fu assegnato al 26º Reggimento di Fanteria. Successivamente frequentò la Scuola di guerra nel 1884, classificandosi primo nelle armi di fanteria e cavalleria. Il 26 settembre 1886 fu nominato Capitano del Corpo di Stato Maggiore e Capo di Stato Maggiore della Divisione Militare di Ancona. Prese parte dal 1890 al 1891 alla Campagna d’Africa precedente la Guerra di Abissinia. Nel giro di pochi anni arrivò ai gradi apicali: fu promosso Tenente Colonnello l’8 luglio 1897, Colonnello il 21 marzo 1901 e comandante del 37º Reggimento di Fanteria, Maggiore Generale il 23 gennaio 1908 e nominato comandante della Brigata Sicilia, Tenente Generale il 31 dicembre 1911. Due mesi prima dell’inizio della Grande Guerra, fu incaricato di formare il XIV Corpo d’Armata, a capo del quale, all’inizio delle ostilità, si posizionò sull’Isonzo di fronte al Monte San Michele. Riuscì a tenere la posizione grazie alle sue doti di organizzatore tattico e condottiero, riportando la vittoria sul nemico alla guida di un manipolo di soldati di truppa, in gran parte meridionali e del napoletano. Questa azione fu premiata dal Re Vittorio Emanuele III con l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia e dal presidente della Repubblica Francese, per il tramite del Generale Lyautey la Commenda della Legion d’Onore. Durante la Prima guerra mondiale, fu al comando prima della 4ª Armata e successivamente della 9ª Armata italiana. Fu promosso Generale di Corpo d’Armata il 22 luglio 1923. Rivestì l’incarico di ministro della guerra dal 4 aprile 1916 al 18 giugno 1916 durante il Governo Salandra II, e dal 18 giugno 1916 – 16 giugno 1917 nel Governo Boselli. Contestualmente venne nominato senatore del Regno d’Italia il 15 maggio 1916 e prestò giuramento il 16 giugno. Fu presidente del Tribunale Supremo di Guerra e Marina dal 21 ottobre 1917 al 7 marzo 1918, membro effettivo del Consiglio dell’Ordine Militare di Savoia dal 4 luglio 1918 al 9 gennaio 1930 ed eletto membro della Giunta per l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia il 6 febbraio 1933. Il 19 gennaio 1930, il sindaco di Torre Annunziata, Pelagio Rossi, durante l’inaugurazione del Monumento ai Caduti, consegnò al Generale Paolo Morrone una medaglia d’oro quale omaggio all’illustre concittadino. Fotografia formato 29,5 x 18,5. Fotografo: R. D’Alessandri.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
21 dicembre 1890
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
29 dicembre 1904
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
2 novembre 1906
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
30 maggio 1912
Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
29 dicembre 1916
Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
31 maggio 1901
Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
30 maggio 1907
Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1915
Grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
28 giugno 1916
Gran cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
15 giugno 1917
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
«Morrone cav. Paolo, tenente generale, da Torre Annunziata. Combinando attacchi di viva forza e tenace avanzata metodica, guidò le sue truppe con grande maestria e vigorosa energia alla conquista delle falde del San Michele e di San Martino, assicurandone saldamente il possesso che tante volte ostinate e sanguinose lotte aveva costato.(Altipiano carsico, agosto-novembre 1915).» 28 dicembre 1916
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
24 maggio 1919
Medaglia d’argento al valor militare
Croce di guerra al valor militare
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Commendatore della Legion d’onore (Francia)
Membro di III Classe dell’Ordine di Michele il Coraggioso (Romania)
29 settembre 1922
Arc. 3202: De Albertis Vittorio in uniforme ordinaria da Tenente Generale Comandante di Corpo d’Armata mod. 19 febbraio 1920 – 23 gennaio 1923 (o Generale di Corpo d’Armata mod. 23 gennaio 1923 – 22 marzo 1923) (Genova 1860 – Roma 194.). Allievo alla Scuola Militare il 15 ottobre 1877, venne promosso Sottotenente di Fanteria il 30 agosto 1878. Tenente nel 65° Reggimento Fanteria il 1° dicembre 1881, ottenne i gradi di Capitano nel 66° Reggimento Fanteria l’8 aprile 1888. Maggiore il 21 dicembre 1899, fu comandante di Battaglione del 15° Reggimento Fanteria Savona a Genova dove rimase fino al al 29 giugno 1905, quando fu nominato Tenente Colonnello nel 19° Reggimento Fanteria Brescia a Napoli, agli ordini del Colonnello G. Marghieri. Colonnello nel luglio del 1910 fu promosso Colonnello e posto al comando dell’89° Reggimento Fanteria Salerno col quale partecipò alla guerra italo-turca, distinguendosi negli scontri di Mergheb (27 febbraio 1912) e Lebda (11 maggio 1912) nonchè per le azioni offensive del giugno 1912. Ne ricavò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia (16 marzo 1913). In libia si segnalò anche per lo spiccato interesse archeologico che ne fece il promotore di un piccolo museo a Lebda, la patria di Settimio Severo. Rientrato in Italia restò all’89° Reggimento fino al 1915, quando 24 maggio, fu promosso Maggior Generale Comandante la brigata Toscana. Con essa entrò in guerra, combattendo nelle Giudicarie dove occupò Monte Merlino, restandovi fino all’11 ottobre 1915. Il 13 dello stesso mese assunse il comando della Brigata Como, dove restò poi poco più di 15 giorni. Il 28 ottobre fu destinato al comando della 6^ Divisione, dove restò fino al 5 Maggio 1917, promosso Tenente Generale e decorato della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia (28 dicembre 1916) per l’azione spiegata nelle Giudicarie nel primo biennio della guerra. Riconosciuto idoneo al comando di un Corpo d’Armata, fu destinato al comando del XXIV Corpo d’Armata, dove rimase dal 6 maggio al 7 luglio 1917 alle dipendenze del Comando Zona Gorizia. Passò quindi al XXIX Corpo, di nuovo nelle file della 1^ Armata che tenne dal 7 luglio 1917 al 4 gennaio 1919. Saranno reparti da lui dipendenti, segnatamente il 4° Gruppo Alpini del Colonnello Faracovi, ad occupare Trento, guadagnando la citazione nel Bollettino della Vittoria. La vittoria finale gli varrà la Commenda dell’Ordine Militare di Savoia (17 maggio 1919) per la conquista del capoluogo trentino e l’enorme bottino fatto in armi e prigionieri. Il 5 gennaio 1919 fu al comando del Corpo d’Armata di Palermo e poi a quello di Milano dove restò fino al 1921. Il 1° novembre 1921 venne posto a disposizione del Ministero dell’Interno come Comandante Generale della Regia Guardia della Pubblica Sicurezza fino al 31 dicembre 1922 quando venne collocato a Disposizione del Ministero della Guerra per Ispezioni. Promosso Generale di Corpo d’Armata il 1° febbraio 1923 venne collocato nella Riserva nel 1930. Fotografia formato 13 x 8,5. Fotografo: R. Cisari – Milano.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
16 marzo 1913
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
17 maggio 1919
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Arc. 553: Vaccari Giuseppe in uniforme ordinaria da Tenente Generale Comandante di Corpo d’Armata mod. 4 novembre 1818 – 23 marzo 1923 (Montebello Vicentino, 2 febbraio 1866 – Milano, 6 settembre 1937). Sottotenente dei Bersaglieri nel 1881, fu insegnante dal 1888 al 1893 alla Scuola di Tiro di Fanteria di Parma e dal 1898 al 1910 di arte e storia militare all’Accademia Navale di Livorno. Dal 1912 al 1915 fu in Libia e vi guadagnò la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, raggiungendo nel 1915 il grado di Colonnello. Nel 1915 rientrò in patria ed ebbe il comando della Brigata Barletta e la promozione a Maggior Generale; nel 1917 fu nominato Capo di Stato Maggiore della 3^ Armata. Nell’aprile 1918 assunse il comando del XXII Corpo d’Armata e poco dopo fu promosso tenente Generale. Nel 1919 fu ancora per qualche mese Capo di Stato Maggiore della 3^ Armata e nel 1920 fu nominato Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito e a capo dello stesso nel 1921. Nel 1923 ebbe il comando del Corpo d’Armata di Trieste e poi di quello di Roma Nel 1932 passò in Posizione Ausiliaria. Fu nominato Senatore del regno nel 1928, gli venne conferito dal re il titolo di conte nel 1936. Fu presidente dell’Accademia Olimpica dal 1933 al 1937. Durante la guerra mondiale ottenne una Medaglia d’Argento, le Croci di Ufficiale, Commendatore, di grande Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia e una Medaglia d’Oro al Valor Militare. Fotografia formato 17,3 x 12,2. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Insegne dell’Ordine reale della Corona di Prussia
7 luglio 1901
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
17 gennaio 1904
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
31 dicembre 1915
Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
11 novembre 1919
Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
17 aprile 1930
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
29 dicembre 1910
Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
2 gennaio 1919
Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
30 dicembre 1919
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
6 maggio 1923
Gran cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
26 maggio 1932
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
31 agosto 1916
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
24 febbraio 1918
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
19 settembre 1918
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
17 maggio 1919
Commendatore dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
23 agosto 1916
Grande ufficiale dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
31 maggio 1923
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia d’oro al valor militare
«Di fronte ad una gravissima e minacciosa situazione verificatasi nel settore del Corpo d’Armata ai suoi ordini, lasciato il suo posto di comando, si portava risolutamente tra le oscillanti ondate delle fanterie ed infiammandole con la vibrata parola ed il fulgido esempio del più sereno sprezzo del pericolo, le lanciava ad impetuoso attacco contro il nemico, già imbaldanzito, risolvendo col suo personale intervento ed a favore delle nostre armi le sorti dell’aspra giornata. In una precedente circostanza, comandante di una brigata, dopo aver condotto due volte brillantemente le proprie truppe alla conquista dell’obiettivo assegnatogli, in un momento critico del ripiegamento interveniva prontamente ed energicamente coi mezzi a disposizione, fermando e riconducendo al combattimento militari dispersi e fuggiaschi al grido: “Viva l’Italia!”. Montello, 19 giugno 1918 – Castagnevizza, 23-24 maggio 1917.» 25 agosto 1919
Medaglia d’argento al valore militare
Medaglia d’argento al valore militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Croce al Merito di Guerra
Medaglia interalleata della Vittoria
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Arc. 2086: Montuori Luca in uniforme ordinaria da Tenente Generale mod. 4 novembre 1818 – 23 marzo 1923 (Avellino, 18 febbraio 1859 – Genova, 8 marzo 1952). Dopo essere entrato all’Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino il 1º ottobre 1878 (a 19 anni) si brevettò Sottotenente d’Artiglieria due anni dopo. Nel 1889 frequentò la Scuola di Guerra, passando successivamente in forza al Corpo di Stato Maggiore per completare la formazione come ufficiale di fanteria. Divenuto Maggiore nel 1898, al comando del 2º Battaglione del 57º Reggimento fanteria “Abruzzi”, partecipò alla repressione dei moti di Milano sotto il comando del generale Fiorenzo Bava Beccaris. Per tale azione fu decorato con una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel dicembre del 1901 fu promosso Tenente Colonnello, assegnato inizialmente all’Istituto Geografico Militare di Firenze in seguito divenne insegnante di logistica presso la Scuola di Guerra. Allinizio del 1907 diventò Addetto militare presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, e il 3 febbraio dello stesso anno fu promosso al grado di Colonnello. Rientrato in Patria ritornò al Corpo di Stato Maggiore, assumendo nel 1910 il comando del 50º Reggimento Fanteria “Parma”. Nel 1911, con lo scoppio della guerra italo-turca il suo reparto partì per la Tripolitania (Libia). Nel giugno 1912 fu promosso Maggior Generale, e al comandò della Brigata mista partecipò alla battaglia di Zanzur (8 giugno 1912), distinguendosi particolarmente tanto da essere insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia. Nel corso del 1913 prese parte alla battaglia di Assaba, e alla successiva avanzata su Nalut. Rientrato in Italia nel 1914 divenne dapprima comandante della Brigata Pisa, poi della III Brigata alpina, e infine, all’inizio del 1915, della Scuola di Guerra. Il 24 maggio dello stesso anno il Regno d’Italia entrò in guerra, ed egli andò al fronte come comandante della Brigata Parma, incarico che mantenne sino al 3 giugno. In quei primi giorni del mese fu promosso al grado di Tenente Generale, assumendo il comando della 10ª Divisione impegnata in Cadore, nel settore Padola-Visdende. Il 1º dicembre assunse il comando della 4ª Divisione impegnata nella sanguinosa conquista del Monte Sabotino. Il 23 maggio 1916 passò al comando del XX Corpo d’armata, dislocato nel settore dell’Altipiano dei Sette Comuni, rimanendovi fino all’agosto 1917. Durante questi mesi partecipò, tra l’altro, alla battaglia di Monte Piana e alla battaglia del monte Ortigara, venendo decorato con una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare e il titolo di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Il 23 agosto 1917 assunse il comando del II Corpo d’armata impegnato sul Carso, venendo leggermente ferito sulla Bainsizza, e prendendo successivamente parte alla nona battaglia dell’Isonzo. Il 12 ottobre assunse il comando interinale della 2ª Armata, in sostituzione del Generale Luigi Capello che si era ammalato ed era stato costretto al ricovero ospedaliero. Nonostante la malattia il Generale Capello continuò ad esercitare un’azione di comando quasi indipendente dalla sua; il disaccordo tra i due fu una delle cause della successiva disfatta di Caporetto. La cieca obbedienza agli ordini emessi dal Generale Cadorna nelle fasi cruciali dell’offensiva austro-tedesca portò la sua unità a subire perdite gravissime sia sotto il profilo numerico che in quello morale. La mancata denuncia delle responsabilità del Generale Pietro Badoglio, comandante del XXVII Corpo d’armata gli valse l’appoggio del nuovo comandante supremo, il Generale Armando Diaz, che gli assegnò il comando della 6ª Armata posizionata sull’Altopiano dei Sette Comuni. Nel corso del 1918 si distinse particolarmente durante la battaglia del Solstizio, e nel mese di ottobre, in quella di Vittorio Veneto. Nel dopoguerra entrò nel Consiglio dell’Esercito il 21 gennaio 1923 e venne promosso Generale d’Armata due giorni dopo, continuando la scia di successi il 20 maggio 1928 quando arrivò la nomina a Senatore del Regno d’Italia, prestando giuramento in tal senso il 4 giugno dello stesso anno. Quando l’Italia, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, si arrese agli anglo-americani, aderì alla Repubblica Sociale Italiana, il governo che Mussolini aveva creato nell’Italia del nord. Proprio per questo motivo, il crollo definitivo del fascismo coincise con la fine della sua carriera politica: venne infatti dichiarato decaduto dall’Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo il 31 luglio 1945, e il suo ricorso in appello fu rigettato il 22 luglio 1948. Morì a Genova l’8 marzo 1952. Fotografia formato 15,5 x 11,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Italiane
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
16 marzo 1913
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Regio Decreto 28 dicembre 1913
Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia
«Durante l’offensiva austriaca dal Trentino, con savio indirizzo e ferrea energia arrestava l’incalzante avanzata del nemico verso Val di Brenta, riusciva a dominare la situazione e muovere, secondo l’intendimento superiore, alla controffensiva (5-15 giugno 1916). Guidava questa con instancabile ed aggressiva attività conquistando sull’orlo settentrionale dell’Altipiano importanti posizioni, dalle quali minacciando di avvolgere l’avversario, ne determinava il ripiegamento (15-24 giugno 1916).» Regio Decreto 28 dicembre 1916
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia
«Comandante dell’Armata degli Altipiani, composta da truppe interalleate, diede prova di somma perizia, di prudente energia, di ammirevole avvedutezza, prima predisponendo ed organizzando mezzi e sforzi, poi incalzando il nemico con slancio ed ardire nella travolgente manovra che distrusse la resistenza nemica ed assicurò la vittoria (marzo-novembre 1918).» Regio Decreto 24 maggio 1919
Medaglia d’argento al valor militare
«Per il coraggio e l’energia dimostrati alla testa di due compagnie del suo battaglione, respingendo vittoriosamente oltre mille rivoltosi armati che tentavano l’attacco al posto di questura di via Napo Torriani, salvando così le guardie di pubblica sicurezza ed il drapello di truppa che vi erano ricoverati e che sarebbero certamente stati sopraffatti. Milano, 6 maggio 1898.» Regio Decreto 5 giugno 1898.
Medaglia d’argento al valor militare
«Nell’attacco all’altura di Quota 188, nei pressi di Oslavia, da lui personalmente diretto, si pose alla testa della brigata Granatieri di Sardegna, priva del suo comandante titolare, guidandola valorosamente nel fortunato assalto. Collina quota 188 (nord est di Oslavia), 20 novembre 1915.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante del corpo d’armata, sull’altopiano della Bainsizza, quotidianamente percorreva le trincee di prima linea per sorvegliare, provvedere ed animare tutti nella sua fede, della sua attività e del suo spirito di sacrificio, venne colpito da pallottola in un braccio ma non lasciò il comando. Vallone di Chiappovano, 12 settembre 1917. Al ponte della Priula, benche nuovamente ferito, non abbandonava le sue truppe se non quando vide al sicuro le ultime retroguardie: splendido esempio a tutti di valore e di costante alto sentimento del dovere.»
Croce al Merito di Guerra
Croce d’oro per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 25 anni di servizio
Medaglia commemorativa della Guerra italo-turca 1911–1912
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
26 dicembre 1897
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
2 giugno 1910
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
7 dicembre 1912
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
31 maggio 1917
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
27 dicembre 1918
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
30 maggio 1907
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
29 maggio 1913
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1º giugno 1918
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
7 dicembre 1922
Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
11 febbraio 1926
Tedesche
Cavaliere di III classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa
5 giugno 1902
Arc. 554: De Marchi Ernesto in grande uniforme da Maggior Generale mod. 4 novembre 1818 – 3 marzo 1923 ( Demonte 1864 – …). Sottotenente di Fanteria nel 1885, partecipò alle operazioni d’Africa dal 1887 al 1895 guadagnandosi una Medaglia di Bronzo al Valor Militare ad Halaj e una d’Argento a Coatit. Nel 1911 partecipò alla guerra italo-turca ottenendo a Zanzur e a Bir El Turki una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Colonnello nel 1915, comandò il 147° e il 6° Reggimento Fanteria meritandosi la terza Medaglia d’Argento, e resse il comando delle Brigate Aosta e Pescara guadagnandosi la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Con il grado di Maggior Generale comandò la 2^ Divisione d’Assalto che guidò alla riconquista di Vittorio Veneto e del Cadore, per cui gli fu concessa la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Dopo aver retto i comandi della 5^ Divisione nel 1919 e della Divisione di Firenze nel 1920 assunse, nel 1923 il grado di Generale di Divisione e andò in Posizione Ausiliaria nel 1928.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
1915
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia di bronzo al valor militare
Halaj 1887
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Coatit 1895
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Zanzur – Bir El Turki 1911
Medaglia d’Argento al Valor Militare
1915
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 1621:Ceccherini Sante Lorenzo Minotti in grande uniforme da Maggior Generale mod. 4 novembre 1918 – 3 marzo 1923 (Incisa in Val d’Arno, 15 novembre 1863 – Marina di Pisa, 9 agosto 1932). Entrò nel Collegio Militare di Firenze a 15 anni, e poi, a partire dal 1882, proseguì gli studi alla Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena, uscendone nel 1884 con il grado di Sottotenente assegnato all’arma di Fanteria. Nel 1886 entrò nel corpo dei Bersaglieri, nel quale prestò servizio ininterrottamente fino alla prima guerra mondiale, assegnato in servizio nell’11º Reggimento Bersaglieri e l’anno successivo fu promosso Tenente. Valente schermidore, si dedicò prevalentemente all’attività sportiva. Il titolo di campione italiano, gli valse la promozione a Capitano nel 1897. Prestò servizio per un anno (1889-1890) nel Regio Corpo Truppe Coloniali d’Eritrea, servendo sotto i generali Antonio Baldissera e Baldassarre Orero. Promosso Capitano nel 1897, in forza al 12º Reggimento Bersaglieri, partecipò ai Giochi olimpici di Londra (27 aprile-31 ottobre 1908 in squadra con Alessandro Pirzio Biroli aggiudicandosi la medaglia d’argento nella specialità sciabola a squadre. Dopo il terremoto di Messina (28 dicembre 1908) si distinse nelle operazioni di soccorso alle popolazioni, venendo insignito nel 1909 della Medaglia d’Argento al Valor Civile per l’impegno e la filantropia dimostrati, e la promozione a Maggiore nel 1910. Conclusa la carriera sportiva, nonostante la non più giovane età, nel 1912 chiese di partecipare alla guerra italo-turca, dove guidò un battaglione dell’11º Reggimento Bersaglieri, ricevendo una Medaglia d’Argento al Valor Militare e una di Bronzo al Valor Militare. Promosso Tenente Colonnello all’inizio del 1915, dopo l’inizio delle operazioni contro l’Impero austro-ungarico, il 24 maggio, si distinse durante gli attacchi contro il Monte San Michele venendo decorato con una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel mese di settembre fu promosso Colonnello e assunse il comando del 12º Reggimento Bersaglieri, che guidò in vari scontri, facendosi particolarmente valere durante la seconda battaglia dell’Isonzo, negli attacchi sul Veliki e sul Pecinka, dove fu decorato con la terza Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nell’aprile 1917 assunse il comando della 3ª Brigata Bersaglieri e dopo l’esito infausto della battaglia di Caporetto la sua brigata difese il ponte di Mandrisio sul Tagliamento, consentendo il ripiegamento ordinato ai reparti della 3ª Armata del Duca d’Aosta, che poi si attestarono sulla linea del Piave. Attestatisi i reparti del Regio Esercito sul Piave, la 3ª Brigata Bersaglieri fu assegnata alla 54ª Divisione del Generale Ulderico Pajola del XIII Corpo d’armata del Generale Ugo Sani. Si distinse particolarmente durante la battaglia di Molino della Sega (16-17 novembre 1917) venendo decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia e la promozione a Maggiore Generale nell’aprile 1918. Continuò a comandare la brigata durante la battaglia del solstizio e in quella di Vittorio Veneto venendo insignito della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Concluso il conflitto, la sua carriere militare sembrava giunta al termine. Nell’aprile 1919 lasciò il comando della brigata e passò a disposizione del Ministero della guerra e accolse l’invito di Gabriele D’Annunzio a raggiungerlo nell’impresa di Fiume, dove già suo figlio Venanzio era impegnato. Nominato comandante della 1ª Divisione di truppe fiumane svolse il ruolo di mediatore tra le unità dell’esercito regolare che si fronteggiavano agli ordini di D’Annunzio e di Pietro Badoglio. Il 26 ottobre Badoglio gli scrisse chiedendogli di adoperarsi per difendere la disciplina militare e la monarchia, al fine di non aggravare la frattura che si era verificata all’interno dell’esercito e del paese. In questo ruolo accompagnò e sostenne D’Annunzio in tutte le trattative e le cerimonie, cercando il più possibile di mantenere l’ordine ed evitare scontri armati tra reparti contrapposti. Rimase ferito il 6 maggio 1920 quando intervenne direttamente per permettere a 300 tra carabinieri, soldati ed ufficiali di lasciare Fiume. Il 6 giugno fu nominato Presidente della Suprema Corte di terra e di mare di Fiume, e a metà del mese di novembre il suo intervento evitò lo scontro tra le truppe del generale Ferrario, comandante della 45ª Divisione, e gli arditi di D’Annunzio. Deluso dalla mancanza di disciplina dei legionari, dal non rispetto per le tradizioni dell’esercito regolare previsto dall’ordinamento dell’esercito fiumano emesso a fine di ottobre, e dall’impossibilità di raggiungere un compromesso per evitare lo scontro diretto tra il Regio Esercito e legionari, alla fine del mese di novembre lasciò definitivamente Fiume in preda all’anarchia e alla ingovernabilità. Non ricoprì più incarichi attivi nel Regio Esercito, venendo messo a disposizione per ispezioni e poi, nel marzo 1922, in posizione ausiliaria speciale per la riduzione di quadri. Si dedicò attivamente alla politica aderendo al movimento fascista. Il 16 ottobre 1922 partecipò con Mussolini, i Generali Emilio De Bono e Gustavo Fara e i gerarchi Italo Balbo, Cesare Maria De Vecchi e Ulisse Igliori alla riunione preparatoria, tenutasi a Milano che decise la marcia su Roma. Fu assistente di Dino Perrone Compagni nel comando della colonna di fascisti toscani destinata a concentrarsi a Santa Marinella. Svolse, tuttavia, un ruolo molto limitato perché la colonna rimase bloccata tra le stazioni ferroviarie di Santa Marinella e Civitavecchia fino al 31 ottobre, quando, terminate le trattative per la formazione del nuovo governo, venne avviata a Roma per partecipare alla sfilata conclusiva. Nel 1923 fu promosso Generale di Divisione, venendo eletto membro del Consiglio provinciale di Firenze e, nel luglio 1924, fu nominato Luogotenente Generale della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale e comandante della VIII zona (Firenze). Durante la crisi del fascio locale, nel 1925 si schierò con l’ala squadrista del console Tullio Tamburini. Nel gennaio 1927 divenne Ispettore generale della milizia ma nel 1928 fu colpito da una paralisi parziale al lato destro del corpo. Si spense a Marina di Pisa il 9 agosto 1932. Fotografia formato 16,8 x 11. Fotografo: Alvino – Firenze. Autografa – Datata Gennaio 1922
Onorificenze
Onorificenze italiane
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«Animatore infaticabile delle più gagliarde energie guerriere, condottiero superbo di uomini, per radenza di sentimento italiano, pratiche costanti di valore personale a tutta prova dal primo giorno di guerra, ininterrottamente alla testa di reparti contendenti al nemico la terra e la gloria; primo fra i primi partecipava ai più aspri cimenti, contribuendo a scrivere una tra le più belle pagine della nostra storia militare. Nella regione del Piave, quando il fiume sacro ancora arrossava di sangue nemico per la fuga di Fagarè, al valor suo dovuta, in altra gravissima ora lanciava senza esitare l’impeto dei sopraggiunti suoi guerrieri sull’Austriaco, che, dalla superata ansa di Ca’ Lunga, guardava Venezia, e lo costringeva a ripassare il Sile. Ed infine, tenacemente operando, costantemente osando, i suoi bersaglieri trascinava fra i canti di gloria di vittoria in vittoria al Piave Nuovo, contribuendo in modo del tutto particolare a restituire alla patria il primo lembo di terra italiana. Ca’ Lunga, Cavazuccherina, Cortellazzo, Piave Nuovo, dicembre 1917 – luglio 1918.» — Regio Decreto 9 febbraio 1919.
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Con esemplare prontezza e vigorosa intelligente azione, seppe tradurre in atto le direttive del Comando Supremo ed imprimere con instancabile operosità magnifico impulso all’azione delle sue truppe, così da riuscire in brevissimo tempo, e malgrado l’ostinata fortissima resistenza avversaria, alla conquista completa delle posizioni facendo prigionieri tutti i superstiti nemici con ricco bottino e riacquistando tutto il materiale perduto. Riva destra del Piave presso San Bartolomeo (Treviso), 16-17 novembre 1917.» — Regio Decreto 19 settembre 1918
Medaglia d’argento al valor militare
«Nel combattimento del 14 luglio 1912 a Sidi Alì, con slancio ed ardimento attaccava ed occupava col proprio battaglione la posizione del Marabutto, esempio a tutti i dipendenti di serenità e di coraggio. Si comportava valorosamente anche nei combattimenti di Regdaline 21 agosto 1912 e di Sidi Bilal 20 settembre 1912. Sidi Ali, 14 luglio 1912 – Regdaline 15 agosto 1912 – Sidi Bilal 20 settembre 1912.» — Regio Decreto 22 marzo 1913.
Medaglia d’argento al valor militare
«Il 20 luglio sotto un fuoco violento ed efficace di fucileria e d’artiglieria nemica, conduceva il battaglione all’assalto della posizione di M. San Michele e rincuorando i suoi con la parola e con l’esempio, fra i primi irrompeva nelle posizioni avversarie facendo molti prigionieri; all’alba del giorno seguente, con pochissimi ufficiali superstiti, respinse vittoriosamente i violenti contrattacchi e quando vide i suoi attorniati dai nemici si fece strada alla baionetta e li ricondusse in salvo in una posizione più arretrata, dalla quale contribuì ad arrestare l’avanzata del nemico. –Monte San Michele, 20 e 21 luglio 1915.» — Regio. Decreto 22 gennaio 1916.
Medaglia d’argento al valor militare
«Con valore preparò e condusse il suo reggimento all’attacco ed alla conquista di una importante posizione nemica, che saldamente mantenne nonostante un intenso e prolungato bombardamento nemico. Costante esempio di ardimento, erasi distinto anche nell’azione del 12 ottobre 1916. – Pecinka, 1-3 novembre 1916.» — Decreto Luogotenenziale 25 marzo 1917.
Medaglia di bronzo al valor militare
«In due combattimenti comandò il battaglione con ardimento e serenità, tanto all’attacco delle posizioni nemiche, quanto in un ripiegamento sotto il fuoco avversario. Macabez24 maggio 1912 – Sidi Said 28 giugno 1912.» — Regio Decreto 22 marzo 1913.
Croce al Merito di Guerra
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Croce d’argento per anzianità di servizio militare (25 anni)
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia commemorativa guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia d’oro di benemerenza per il terremoto calabro-siculo
«Per essersi segnalato nel prestare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo
«Per l’opera soccorritrice del 28 dicembre 1908»
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
Croce commemorativa della 3ª Armata
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
Medaglia di bronzo al Merito Civile
Onorificenze straniere
Cavaliere di IV Classe dell’Ordine di Sant’Anna (Impero Russo)
Croix de guerre francese 1914–1918 con palma di bronzo (Francia)
Arc. 982: Maggior generale in comando di Divisione in uniforme ordinaria mod. 4 novembre 1918 – 3 marzo 1923. Fotografia formato 10,3 x 8,3. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3: Mombelli di Aniceto Ernesto in uniforme ordinaria da maggior Generale mod. 4 novembre 1918 – 3 marzo 1923 (Torino, 12 giugno 1867 – Firenze, 24 febbraio 1932). Ufficiale di Artiglieria nel 1888, dopo essersi distinto all’Accademia Militare, si segnalò anche alla Scuola di Guerra. Entrato nello Stato Maggiore, vi fu promosso Capitano nel giugno 1899, venendo impiegato a lungo presso il comando del Corpo. maggiore nel settembre 1909, andò a comandare il prescritto Battaglione di fanteria al 3° Reggimento Alpini. Partecipò alla guerra italo-turca, rimanendo ferito e meritando una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1912 fu Capo di Stato Maggiore del Generale Ameglio nel Corpo di occupazione del Dodecanneso. Nel novembre 1912 fu promosso Tenente Colonnello e destinato alla Sublime Porta quale addetto militare. Divenne quindi un esperto delle intricate vicende balcaniche. Rientrato in Italia nel 1914, fu promosso Colonnello e fu Addetto Militare a Costantinopoli. Allo scoppio della guerra fu mandato in Macedonia quale Capo del Servizio informazioni e nel 1917 vi fu promosso maggior Generale. Il primo comando di un unità mobilitata fu quello della 35^ Divisione sempre sul fronte balcanico che assunse il 2 luglio 1917 per cederlo solo il 31 luglio 1919. Ebbe modo di maturare un atteggiamento sempre più decisamente antifrancese, per le pressioni del Generale L. Franchet d’Espèrey, portò a termine l’offensiva del settembre 1918 che costò ai bulgari 10.000 prigionierie guadagnò due Croci dell’Ordine Militare di Savoia. Nel 1920 fu nominato membro della Commissione interalleata per la sistemazione dell’Ungheria e, nel biennio successivo, del Comotato generali interalleati ad Istanbul, quale alto commissario italiano. Nel 1923 fu promosso Generale di Divisione e assunse il comando della Divisione di Roma. Successivamente e fino al 1926 fu destinato da Federzoni in Cirenaica quale governatore. Promosso nel 1927 Generale di Corpo d’Armata, schierato nel partito dei “badogliani”, assunse il comando del Corpo d’Armata di Udine e poi quelli di Torino (dal 1928 al febbraio 1931) e di Firenze. Qui il 24 febbraio 1932 lo raggiunse la morte. Fotografia formato 21,3 x 15. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
10 marzo 1920
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
27 dicembre 1918
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grande Ufficiale Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
11 giugno 1925
Croce al merito di guerra
Croce di Guerra della Grecia 1916-17
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Distinguished Service Medal (Stati Uniti)
Arc. 1709: Ceccherini Sante in uniforme da Generale di Brigata della Legione Fiumana (Incisa in Val d’Arno, 15 novembre 1863 – Marina di Pisa, 9 agosto 1932). Entrò nel Collegio Militare di Firenze a 15 anni, e poi, a partire dal 1882, proseguì gli studi alla Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena, uscendone nel 1884 con il grado di Sottotenente assegnato all’arma di Fanteria. Nel 1886 entrò nel corpo dei Bersaglieri, nel quale prestò servizio ininterrottamente fino alla prima guerra mondiale, assegnato in servizio nell’11º Reggimento Bersaglieri e l’anno successivo fu promosso Tenente. Valente schermidore, si dedicò prevalentemente all’attività sportiva. Il titolo di campione italiano, gli valse la promozione a Capitano nel 1897. Prestò servizio per un anno (1889-1890) nel Regio corpo truppe coloniali d’Eritrea, servendo sotto i Generali Antonio Baldissera e Baldassarre Orero. Promosso Capitano nel 1897, in forza al 12º Reggimento Bersaglieri, partecipò ai Giochi olimpici di Londra (27 aprile-31 ottobre 1908 in squadra con Alessandro Pirzio Biroli) aggiudicandosi la medaglia d’argento nella specialità sciabola a squadre. Dopo il terremoto di Messina (28 dicembre 1908) si distinse nelle operazioni di soccorso alle popolazioni, venendo insignito nel 1909 della Medaglia d’Argento al Valor Civile per l’impegno e la filantropia dimostrati, e la promozione a Maggiore nel 1910. Conclusa la carriera sportiva, nonostante la non più giovane età, nel 1912 chiese di partecipare alla guerra italo-turca, dove guidò un battaglione dell’11º Reggimento Bersaglieri, ricevendo una Medaglia d’Argento e una di Bronzo al Valor Militare. Promosso Tenente Colonnello all’inizio del 1915, dopo l’inizio delle operazioni contro l’Impero austro-ungarico, il 24 maggio, si distinse durante gli attacchi contro il Monte San Michele venendo decorato con una seconda Medaglia d’argento al valor militare. Nel mese di settembre fu promosso Colonnello e assunse il comando del 12º Reggimento Bersaglieri, che guidò in vari scontri, facendosi particolarmente valere durante la seconda battaglia dell’Isonzo, negli attacchi sul Veliki e sul Pecinka, dove fu decorato con la terza Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nell’aprile 1917 assunse il comando della 3ª Brigata Bersaglieri e dopo l’esito infausto della battaglia di Caporetto la sua brigata difese il ponte di Mandrisio sul Tagliamento, consentendo il ripiegamento ordinato ai reparti della 3ª Armata del Duca d’Aosta, che poi si attestarono sulla linea del Piave. Attestatisi i reparti del Regio Esercito sul Piave, la 3ª Brigata Bersaglieri fu assegnata alla 54ª Divisione del Generale Ulderico Pajola del XIII Corpo d’armata del Generale Ugo Sani. Si distinse particolarmente durante la battaglia di Molino della Sega (16-17 novembre 1917) venendo decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e la promozione a Maggiore Generale nell’aprile 1918. Continuò a comandare la brigata durante la battaglia del solstizio e in quella di Vittorio Veneto venendo insignito della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Concluso il conflitto, la sua carriere militare sembrava giunta al termine. Nell’aprile 1919 lasciò il comando della brigata e passò a disposizione del Ministero della guerra e accolse l’invito di Gabriele D’Annunzio a raggiungerlo nell’impresa di Fiume, dove già suo figlio Venanzio era impegnato. Nominato comandante della 1ª Divisione di truppe fiumane svolse il ruolo di mediatore tra le unità dell’esercito regolare che si fronteggiavano agli ordini di D’Annunzio e di Pietro Badoglio. Il 26 ottobre Badoglio gli scrisse chiedendogli di adoperarsi per difendere la disciplina militare e la monarchia, al fine di non aggravare la frattura che si era verificata all’interno dell’esercito e del paese. In questo ruolo accompagnò e sostenne D’Annunzio in tutte le trattative e le cerimonie, cercando il più possibile di mantenere l’ordine ed evitare scontri armati tra reparti contrapposti. Rimase ferito il 6 maggio 1920 quando intervenne direttamente per permettere a 300 tra carabinieri, soldati ed ufficiali di lasciare Fiume. Il 6 giugno fu nominato Presidente della Suprema Corte di terra e di mare di Fiume, e a metà del mese di novembre il suo intervento evitò lo scontro tra le truppe del Generale Ferrario, comandante della 45ª Divisione, e gli arditi di D’Annunzio. Deluso dalla mancanza di disciplina dei legionari, dal non rispetto per le tradizioni dell’esercito regolare previsto dall’ordinamento dell’esercito fiumano emesso a fine di ottobre, e dall’impossibilità di raggiungere un compromesso per evitare lo scontro diretto tra il Regio Esercito e legionari, alla fine del mese di novembre lasciò definitivamente Fiume in preda all’anarchia e alla ingovernabilità. Non ricoprì più incarichi attivi nel Regio Esercito, venendo messo a disposizione per ispezioni e poi, nel marzo 1922, in Posizione Ausiliaria speciale per la riduzione di quadri. Si dedicò attivamente alla politica aderendo al movimento fascista. Il 16 ottobre 1922 partecipò con Mussolini, i Generali Emilio De Bono e Gustavo Fara e i gerarchi Italo Balbo, Cesare Maria De Vecchi e Ulisse Igliori alla riunione preparatoria, tenutasi a Milano che decise la marcia su Roma. Fu assistente di Dino Perrone Compagni nel comando della colonna di fascisti toscani destinata a concentrarsi a Santa Marinella. Svolse, tuttavia, un ruolo molto limitato perché la colonna rimase bloccata tra le stazioni ferroviarie di Santa Marinella e Civitavecchia fino al 31 ottobre, quando, terminate le trattative per la formazione del nuovo governo, venne avviata a Roma per partecipare alla sfilata conclusiva. Nel 1923 fu promosso Generale di Divisione, venendo eletto membro del Consiglio provinciale di Firenze e, nel luglio 1924, fu nominato Luogotenente Generale della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale e comandante della VIII zona (Firenze). Durante la crisi del fascio locale, nel 1925 si schierò con l’ala squadrista del console Tullio Tamburini. Nel gennaio 1927 divenne Ispettore generale della milizia ma nel 1928 fu colpito da una paralisi parziale al lato destro del corpo. Si spense a Marina di Pisa il 9 agosto 1932. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«Animatore infaticabile delle più gagliarde energie guerriere, condottiero superbo di uomini, per radenza di sentimento italiano, pratiche costanti di valore personale a tutta prova dal primo giorno di guerra, ininterrottamente alla testa di reparti contendenti al nemico la terra e la gloria; primo fra i primi partecipava ai più aspri cimenti, contribuendo a scrivere una tra le più belle pagine della nostra storia militare. Nella regione del Piave, quando il fiume sacro ancora arrossava di sangue nemico per la fuga di Fagarè, al valor suo dovuta, in altra gravissima ora lanciava senza esitare l’impeto dei sopraggiunti suoi guerrieri sull’Austriaco, che, dalla superata ansa di Ca’ Lunga, guardava Venezia, e lo costringeva a ripassare il Sile. Ed infine, tenacemente operando, costantemente osando, i suoi bersaglieri trascinava fra i canti di gloria di vittoria in vittoria al Piave Nuovo, contribuendo in modo del tutto particolare a restituire alla patria il primo lembo di terra italiana. Ca’ Lunga, Cavazuccherina, Cortellazzo, Piave Nuovo, dicembre 1917 – luglio 1918.» Regio Decreto 9 febbraio 1919.
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Con esemplare prontezza e vigorosa intelligente azione, seppe tradurre in atto le direttive del Comando Supremo ed imprimere con instancabile operosità magnifico impulso all’azione delle sue truppe, così da riuscire in brevissimo tempo, e malgrado l’ostinata fortissima resistenza avversaria, alla conquista completa delle posizioni facendo prigionieri tutti i superstiti nemici con ricco bottino e riacquistando tutto il materiale perduto. Riva destra del Piave presso San Bartolomeo (Treviso), 16-17 novembre 1917.» Regio Decreto 19 settembre 1918
Medaglia d’argento al valor militare
«Nel combattimento del 14 luglio 1912 a Sidi Alì, con slancio ed ardimento attaccava ed occupava col proprio battaglione la posizione del Marabutto, esempio a tutti i dipendenti di serenità e di coraggio. Si comportava valorosamente anche nei combattimenti di Regdaline 21 agosto 1912 e di Sidi Bilal 20 settembre 1912. Sidi Ali, 14 luglio 1912 – Regdaline 15 agosto 1912 – Sidi Bilal 20 settembre 1912.» Regio Decreto 22 marzo 1913.
Medaglia d’argento al valor militare
«Il 20 luglio sotto un fuoco violento ed efficace di fucileria e d’artiglieria nemica, conduceva il battaglione all’assalto della posizione di M. San Michele e rincuorando i suoi con la parola e con l’esempio, fra i primi irrompeva nelle posizioni avversarie facendo molti prigionieri; all’alba del giorno seguente, con pochissimi ufficiali superstiti, respinse vittoriosamente i violenti contrattacchi e quando vide i suoi attorniati dai nemici si fece strada alla baionetta e li ricondusse in salvo in una posizione più arretrata, dalla quale contribuì ad arrestare l’avanzata del nemico. –Monte San Michele, 20 e 21 luglio 1915.» Regio. Decreto 22 gennaio 1916.
Medaglia d’argento al valor militare
«Con valore preparò e condusse il suo reggimento all’attacco ed alla conquista di una importante posizione nemica, che saldamente mantenne nonostante un intenso e prolungato bombardamento nemico. Costante esempio di ardimento, erasi distinto anche nell’azione del 12 ottobre 1916. – Pecinka, 1-3 novembre 1916.» Decreto Luogotenenziale 25 marzo 1917.
Medaglia di bronzo al valor militare
«In due combattimenti comandò il battaglione con ardimento e serenità, tanto all’attacco dell posizioni nemiche, quanto in un ripiegamento sotto il fuoco avversario. Macabez24 maggio 1912 – Sidi Said 28 giugno 1912.» Regio Decreto 22 marzo 1913.
Croce al Merito di Guerra
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Croce d’argento per anzianità di servizio militare (25 anni)
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia commemorativa guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia d’oro di benemerenza per il terremoto calabro-siculo
«Per essersi segnalato nel prestare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo
«Per l’opera soccorritrice del 28 dicembre 1908»
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
Croce commemorativa della 3ª Armata
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
Medaglia di bronzo al Merito Civile
Onorificenze straniere
Cavaliere di IV Classe dell’Ordine di Sant’Anna (Impero Russo)
Croix de guerre francese 1914–1918 con palma di bronzo (Francia)
Arc. 2103: Tellini Enrico in uniforme ordinaria da Brigadiere Generale mod. 4 novembre 1918 – 3 marzo 1923 (Castelnuovo di Garfagnana, 25 agosto 1871 – Giannina, 27 agosto 1923). Enrico Tellini nacque a Castelnuovo Garfagnana nel 1871, trascorrendo però i primi anni della sua vita a Pontremoli, al cui tribunale il padre magistrato era stato destinato come giudice. Nel 1884, a tredici anni, fu ammesso al Collegio Militare di Firenze e successivamente frequentò l’Accademia Militare venendo quindi nominato Sottotenente d’Artiglieria nel 1890. Dal 1901 prestò servizio a Roma presso lo Stato Maggiore dell’esercito e nel 1911 prese parte, col grado di Capitano, alla guerra italo-turca in qualità di sotto capo di Stato maggiore della divisione militare di stanza a Derna e dove meritò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso maggiore nel 1914, venne in seguito destinato come addetto militare all’ambasciata italiana a Vienna, partecipò alla guerra del 1915-1918. Fu addetto al comando supremo e in seguito comandò l’Artiglieria Divisionale per poi passare al comando della Brigata Lombardia meritando la promozione a Colonnello per meriti di guerra nel 1916 e la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1920 andò in Albania col grado di Colonnello Brigadiere, comandò un settore della difesa di Valona e fu decorato della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Generale di Brigata nel 1923, fu capo della missione italiana per la delimitazione dei confini greco-albanesi ed il 27 agosto dello stesso anno , nell’espletamento della sua missione, venne assalito e ucciso da una banda di epiroti sulla strada da Giannina a Santi Quaranta presso Delvinaki. Questo episodio è altrimenti noto come eccidio di Giannina. Greci e albanesi si mossero all’epoca reciproche accuse ma i responsabili della strage non vennero mai identificati, alcuni ritennero che l’attentato potesse essere in realtà un incidente di brigantaggio senza alcuna motivazione politica, ma questa matrice venne esclusa in quanto dai cadaveri e dall’automezzo che li trasportava non venne rubato alcunché. Alla sua memoria fu conferita la Commenda dell’Ordine Militare di Savoia. Come è noto, dall’eccidio di Giannina derivò lo scoppio di una grave crisi internazionale, che portò all’aggressione di Mussolini a Corfù, prima di essere, faticosamente, ricomposta in via diplomatica. Il caso Tellini rappresenta altresì un importante topos giuridico, ancor oggi attentamente studiato per la sua grande attualità, in riguardo a crisi recenti: tutte quelle in cui uno Stato (allora l’Italia) attribuisce la responsabilità internazionale ad un altro Stato (allora, la Grecia) per atti di aggressione presumibilmente compiuti a mezzo non di truppe regolari, ma di privati, irregolari, agitatori o terroristi che il secondo Stato avrebbe incaricato o protetto, ai danni del primo. Il generale Enrico Tellini venne sepolto a Firenze, nel cimitero di Trespiano, in un mausoleo fatto appositamente costruire per onorarne la memoria. I suoi cimeli, oggetti e ricordi personali furono invece raccolti, già negli anni Cinquanta del secolo scorso, nella villa di Buggiano di proprietà della famiglia Franchini (v. Villa Amalia Franchini), nella quale i cugini Tellini, estintisi, si erano nel frattempo trasfusi. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Derna 1911
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Valona 1920
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
Giannina 27 agosto 1923
Medaglia d’Argento al Valor Militare
1916
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 1263:Giardino Gaetano in uniforme ordinaria da Generale d’Esercito mod. 4 novembre 1818 – 23 marzo 1923 (Montemagno, 24 gennaio 1864 – Torino, 21 novembre 1935). Fotografia formato 13,8 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 920:Diaz Armando duca della Vittoria in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Napoli, 5 dicembre 1861 – Roma, 29 febbraio 1928). Fotografia formato 13 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3: Diaz Armando duca della Vittoria in uniforme ordinaria da Maresciallo d’Italia mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Napoli, 5 dicembre 1861 – Roma, 29 febbraio 1928). Fu avviato giovanissimo alla carriera militare come allievo dell’Accademia militare d’artiglieria di Torino, dove divenne ufficiale. Prese servizio nel 1884 al 10º Reggimento di Artiglieria da Campo, e dal 1890 al 1º Reggimento di Artiglieria da Campo col grado di Capitano. Nel 1894 frequentò la Scuola di Guerra, classificandosi primo. Dal 1895 al 1896 servì nello Stato Maggiore, nella segreteria del Generale Alberto Pollio, e nel 1899 fu promosso Maggiore, comandando per 18 mesi un Battaglione del 26º Reggimento Fanteria. Tenente Colonnello nel 1905, passò dopo alcuni anni alla Divisione di Firenze come Capo di Stato Maggiore. Nel 1910, durante la guerra italo-turca, comandò il 21º Reggimento Fanteria e l’anno dopo il 93º Reggimento Fanteria in Libia, che era rimasto improvvisamente senza comando. Sempre in Libia, a Zanzur, fu ferito nel 1912. Nel 1915, alla dichiarazione di intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale, Luigi Cadorna lo nominò Generale di Brigata, con incarico al Corpo di Stato Maggiore come addetto al comando supremo del reparto operazioni. Ma nel giugno del 1916 chiese di essere destinato a un reparto combattente. Promosso Generale di Divisione, gli fu affidato il comando della 49ª Divisione nella 3ª Armata, e nell’aprile del 1917 assunse la carica superiore al XXIII Corpo d’armata. Questo breve periodo prima di Caporetto gli valse la medaglia d’argento al valor militare per una ferita riportata alla spalla. La sera dell’8 novembre 1917 fu chiamato, con Regio Decreto, a sostituire Luigi Cadorna nella carica di capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano. Recuperato quello che rimaneva dell’esercito italiano dopo la disfatta di Caporetto, organizzò la resistenza sul fiume Piave e sul monte Grappa, da dove si ricollegava poi al vecchio fronte sull’altopiano di Asiago e nel Trentino meridionale. L’esercito italiano poté così godere di un fronte di combattimento più corto rispetto al passato di circa 170 chilometri dove poter concentrare le proprie armate facilitando così la sua difesa. Gli uomini schierati sul monte Grappa poterono inoltre approfittare delle grandi opere d’ausilio che in previsione di una disfatta simile a quella verificatasi a Caporetto erano state fatte erigere già da Cadorna all’indomani della Strafexpedition. Diaz poteva schierare solo 33 divisioni intatte e pronte al combattimento, circa metà di quelle disponibili prima di Caporetto. Per rimpinguare i ranghi si ricorse alla mobilitazione dei diciottenni della classe 1899 e per il febbraio 1918 altre 25 divisioni erano state ricostituite. Entro l’8 dicembre 1917 sei divisioni francesi e cinque britanniche con artiglieria e unità di supporto erano affluite in Italia e, sebbene non entrate subito in azione, funsero da riserva strategica permettendo al Regio Esercito di concentrare le proprie truppe in prima linea. Al momento della sua nomina a capo dell’esercito Diaz aveva 11 anni meno di Cadorna e un’esperienza diretta della guerra di trincea del Carso. Non è sorprendente quindi che avesse un’idea molto più realistica e moderna della condotta della guerra. Memore dell’esperienza nello Stato Maggiore di Cadorna, decentrò molte funzioni ai sottoposti, riservandosi un ruolo di controllo ed appoggiandosi ai due sotto-capo di Stato Maggiore che lo affiancavano, i Generali Gaetano Giardino (rimosso nel febbraio del 1917) ma soprattutto Pietro Badoglio. I continui siluramenti dei comandanti sotto Cadorna avevano favorito la salita di grado di ufficiali giovani all’interno dell’esercito creando quindi un ambiente più pronto ad accettare i radicali cambiamenti che Diaz aveva in mente di attuare. Il nuovo Comando supremo dell’esercito italiano sotto Diaz fu meglio organizzato dando fiducia ai collaboratori ed ai sottoposti. Fu favorita la cooperazione e lo spirito di squadra venendo attribuite ad ognuno responsabilità concrete e definite. Fu potenziato il servizio informativo dell’esercito retto dal colonnello Odoardo Marchetti, che divenne un elemento decisivo nella pianificazione delle operazioni, mentre l’Ufficio Operazioni, retto dal Colonnello Ugo Cavallero, assicurò poi il controllo effettivo di quanto accadeva al fronte, grazie anche a una rete di ufficiali di collegamento, come non succedeva sotto Cadorna. Diaz e Badoglio cercarono, con discreti risultati, di migliorare l’addestramento della fanteria italiana e di svilupparne l’armamento. Sotto Diaz furono sperimentati i primi moschetti automatici, furono distribuite 3 milioni delle migliori maschere antigas di fabbricazione inglese, fu avviata la progettazione dei primi carri armati Fiat 3000 su modello del francese Renault FT e fu potenziata l’aviazione fino a conseguire il dominio dei cieli. Fu inoltre potenziata l’artiglieria migliorando l’addestramento, le tecniche d’impiego e l’intensità del fuoco. Si procedette anche ad una riorganizzazione ed un potenziamento del corpo degli Arditi. Sopra ogni cosa Diaz dedicò molta cura a migliorare il trattamento dei soldati onde guarire i guasti del morale dei reparti: la giustizia militare rimase severa ma furono abbandonate le pratiche più rigide, prima tra tutte la decimazione; vi furono miglioramenti nel vitto e nell’allestimento delle postazioni, furono introdotti turni più brevi da passare in prima linea, fu migliorata la paga e le licenze furono aumentate per frequenza e durata. Nell’autunno del 1918 guidò alla vittoria le truppe italiane, iniziando l’offensiva il 24 ottobre, con lo scontro tra 58 divisioni contro 73 austriache. Il piano non prevedeva attacchi frontali, ma un colpo concentrato su un unico punto – Vittorio Veneto – per spezzare il fronte nemico. Iniziando una manovra diversiva, Diaz attirò tutti i rinforzi austriaci lungo il Piave, che il nemico credeva essere il punto dell’attacco principale, costringendoli all’inazione per la piena del fiume. Nella notte tra il 28 e 29 ottobre, Diaz passò all’attacco, con teste di ponte isolate che avanzavano lungo il centro del fronte, facendo allargare le ali per coprire l’avanzata. Il fronte dell’esercito austro-ungarico si spezzò, innescando una reazione a catena ingovernabile. Il 30 ottobre l’esercito italiano arrivò a Vittorio Veneto, mentre altre armate passarono il Piave e avanzarono, arrivando a Trento il 3 novembre. Il 4 novembre 1918 l’Austria-Ungheria capitolò, e per la storica occasione Diaz stilò il famoso Bollettino della Vittoria, in cui comunicava la rotta dell’esercito nemico ed il successo italiano. Al termine della guerra Diaz con Regio Decreto motu proprio del 24 dicembre 1921 e Regie Lettere Patenti dell’11 febbraio 1923, venne insignito del titolo di Duca della Vittoria.Il 24 febbraio 1918 era stato nominato dal re senatore del Regno. Andando contro il parere di Pietro Badoglio, Diaz sconsigliò, nel 1922, una soluzione militare della crisi innescata dalla marcia su Roma. Dopo essere entrato nel primo governo Mussolini, su precisa condizione del re Vittorio Emanuele III che intendeva in questo modo porre nel governo una figura di prestigio e lealmente monarchica, assunse l’incarico di Ministro della Guerra, varando la riforma delle forze armate e accettando la costituzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale sottoposta al potere personale di Mussolini. Terminata l’esperienza governativa il 30 aprile 1924, si ritirò a vita privata. Nello stesso anno, venne premiato insieme al generale Cadorna del grado di Maresciallo d’Italia, istituito espressamente da Mussolini per onorare i comandanti dell’esercito nella prima guerra mondiale.
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1919
Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1919, de jure
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
«Perché, assunto all’ufficio di capo di Stato Maggiore dell’esercito in una situazione di guerra molto difficile, con sagace opera di organizzazione e con avveduta efficace condotta di comando, sempre altamente ispirato agli interessi del Paese, seppe ottenere tale grado di preparazione morale e bellica delle truppe da superare vittoriosamente l’ardua prova di una grande battaglia impegnata dal nemico con forze e mezzi imponenti.» 24 maggio 1919
Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1919, de jure
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di corpo d’armata, durante una ricognizione nelle linee più avanzate rimaneva colpito ad un braccio da palletta di granata a doppio effetto. Vincendo l’aspra sofferenza prodotta dalla ferita, riusciva a dissimulare l’una e l’altra, e procedeva oltre, imperturbato, fino all’esaurimento del proprio compito, occupandosi, con la serenità e l’interessamento consueti, di ogni particolare, e lasciandosi curare soltanto alcune ore più tardi: esempio nobilissimo di forza d’animo e sentimento del dovere.» 3 ottobre 1917
Medaglia d’argento al valor militare
Croce al merito di guerra, seconda concessione
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna)
Medaglia Mauriziana pel merito militare di dieci lustri per ufficiali generali
Onorificenze straniere
Commendatore dell’Ordine del Dragone (Annam, Impero vietnamita, per il governo francese)
Commendatore dell’Ordine imperiale di Francesco Giuseppe (Impero austro-ungarico)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Croce di Guerra 1914-1918 (Belgio)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
20 luglio 1926
Cavaliere di gran croce dell’Ordine del grano d’oro (Cina)
Cavaliere dell’Ordine della Libertà (Estonia)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Medaglia militare (Francia)
Croce di Guerra 1914-1918 (Francia)
Gran Cordone dell’Ordine supremo del Crisantemo (Giappone)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Principe Danilo I (Regno di Montenegro)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Polonia Restituita (Polonia)
1922
Croce di Commendatore dell’Ordine Virtuti Militari (Polonia)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare della Torre e della spada, del valore, lealtà e merito (Portogallo)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di San Benedetto d’Avis (Portogallo)
Cavaliere di I classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Regno di Prussia)
Cavaliere gran croce onorario dell’Onorevolissimo Ordine del Bagno, divisione militare (GCB, mil., Regno Unito)
1919
Membro di I classe dell’Ordine di Michele il Coraggioso (Regno di Romania)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine equestre per il merito civile e militare di San Marino (Repubblica di San Marino)
23 novembre 1918
Balì gran croce d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (SMOM)
1919
Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna)
18 aprile 1921
Medaglia del Servizio Distinto (Stati Uniti d’America)
Arc. 1262:Giardino Gaetano in uniforme ordinaria da Maresciallo d’Italia mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Montemagno, 24 gennaio 1864 – Torino, 21 novembre 1935). Gaetano Giardino nacque a Montemagno d’Asti da Carlo Giardino e Olimpia Garrone, entrò nell’esercito all’età di diciassette anni, il 18 marzo 1881. Uscì dall’Accademia come Sottotenente il 4 settembre 1882 e venne destinato all’ 8 Reggimento Bersaglieri. Tre anni dopo venne promosso Tenente, e chiese il trasferimento alle colonie africane, trasferimento ottenuto il 12 febbraio 1889, destinazione Eritrea, inquadrato nel Battaglione Bersaglieri Autonomo, ma dal 16 dicembre fu assegnato al comando di zona di Cheren, per passare successivamente ai battaglioni di fanteria indigena. Nel 1894, a Cassala, il Tenente Giardino guadagnò una Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a Capitano. L’esperienza africana si concluse il 7 ottobre 1894, poco dopo la presa di Cassala. Rimpatriato prestò servizio al 6º Reggimento Bersaglieri come Capitano. A partire dal 1898 frequentò la Scuola di Guerra, passando dall’arma di Fanteria al Corpo di Stato Maggiore. Dal 1900 al 1903 fece parte della Divisione di Stato Maggiore del Ministero della Guerra. Il 29 settembre 1904 fu promosso Maggiore e il 30 giugno 1906 Tenente Colonnello, in questo periodo fu Capo di Stato Maggiore della Divisione di stanza a Livorno e dal giugno 1910 di quella di stanza a Napoli. Nel corso della guerra russo-giapponese scrisse diversi articoli sulla Rivista Militare commentando gli avvenimenti in Estremo Oriente. All’atto della mobilitazione per la guerra di Libia, il 9 ottobre 1911 partì per l’Africa Settentrionale. Fu Sottocapo di Stato Maggiore nel Comando del Corpo di Spedizione, sotto il Generale Carlo Caneva, ma fu spesso chiamato a sostituire il capo di stato maggiore, Colonnello Gastaldello, che si era ammalato. Fu inviato in missione a Roma dal Generale Caneva nel gennaio 1912, per chiarire alle autorità politiche, insoddisfatte per l’andamento delle operazioni, le difficoltà incontrate in Libia dal Corpo di Spedizione: questo incarico gli fornì per la prima volta visibilità da parte degli ambienti politici della capitale. Fu costretto a rientrare in Italia il 5 giugno 1912 a causa di una malattia contratta in servizio. Il successivo 8 agosto fu trasferito al comando del IV Corpo d’Armata, diventando Capo di Stato Maggiore dopo la promozione a Colonnello, ottenuta il 4 gennaio 1914. Il 15 luglio 1915 diventò Capo di Stato Maggiore della 2ª Armata, sotto il Generale Pietro Frugoni, diventando Generale il 31 agosto dello stesso anno. Il 22 maggio 1916 fu trasferito, con lo stesso incarico, alla 5ª Armata, all’epoca in via di costituzione, passando il 26 giugno successivo al comando della 48^ Divisione di Fanteria, schierata di fronte a Gorizia. Promosso Tenente Generale per meriti di guerra il 5 aprile 1917, fu proposto da Luigi Cadorna come Ministro della Guerra in seguito alla crisi del gabinetto Boselli, al posto del collega Paolo Morrone. Fu ministro dal 16 giugno 1917 fino alla caduta del governo, causata dalla rotta di Caporetto; cinque giorni dopo l’assunzione del dicastero venne nominato anche senatore del regno. L’azione politica di Giardino fu di un’estrema fermezza contro ogni forma di reazione interna, come la sommossa di Torino, soffocata nel sangue nell’estate del 1917. Dopo la caduta del governo rientrò nell’Esercito, essendo assegnato l’8 novembre 1917 al nuovo Comando Supremo, tenuto dal Generale Diaz, come Sottocapo di Stato Maggiore, insieme al collega Badoglio. In quella situazione ebbe diversi attriti con il collega (meno anziano di lui), inoltre non si riconosceva nelle nuove linee guida volute da Diaz. Per questi motivi fu inviato a Versailles, al Consiglio Interalleato, in sostituzione di Cadorna il 7 febbraio 1918. Rientrò dall’incarico dopo solo due mesi, venendo assegnato il 24 aprile 1918 al comando della 4ª Armata. La 4ª Armata aveva un compito fondamentale per tutto lo schieramento italiano, cioè quello di difendere il massiccio del Grappa, che rappresentava l’ultimo ostacolo naturale fra il fronte e la pianura veneta. Giardino, nel suo nuovo incarico si preoccupò di incrementare le difese del monte, ma anche di migliorare le comunicazioni e, soprattutto, le condizioni di vita delle truppe che difendevano la posizione, sia in trincea sia nei periodi di riposo. Giardino, nel campo dell’impiego tattico delle truppe, si preoccupò di innovare i metodi di combattimento, introducendo nella dottrina tattica della sua armata sia i reparti d’assalto sia il tiro di contropreparazione dell’artiglieria. Questa preparazione delle truppe su istruzioni tattiche più moderne fu salutare nel corso della battaglia del solstizio, quando il fronte, dopo un iniziale sbandamento, fu ripristinato utilizzando il 9° Reparto d’ Assalto, comandato dal Maggiore Giovanni Messe e all’azione congiunta delle artiglierie della 4^ e della 6ª Armata. Nel corso della battaglia di Vittorio Veneto l’Armata del Grappa si batté nelle operazioni che si svolsero dal 24 al 29 ottobre 1918, perdendo 25000 uomini. Dopo la fine della guerra richiese di essere esonerato dal comando della 4^ Armata e richiese il congedo dall’esercito. A partire dal dicembre 1918 riprese la sua attività da senatore del Regno, su posizioni militariste e autoritaristiche. Il 21 dicembre 1919 fu nominato Generale d’Esercito e richiamato in servizio e dal 5 gennaio 1922 fece parte del Consiglio dell’esercito con Diaz, Caviglia, Badoglio, Pecori Giraldi ed Emanuele Filiberto di Savoia duca d’Aosta. Il 26 giugno dello stesso anno fu designato al comando di un’armata. All’atto della marcia su Roma era al comando dell’armata di stanza a Firenze e non risulta che abbia avuto rapporti con le squadre che mossero da quella città. Dal 16 settembre 1923 fu governatore della città di Fiume, in attesa dell’annessione della città all’Italia. Il 27 aprile 1924 lasciò tale incarico a favore del governo della città, ormai divenuta italiana. L’ultima parte della sua attività politica si svolse per contrastare l’ordinamento militare proposto dal Generale Di Giorgio e la legge istitutiva della MVSN, in cui vedeva un tentativo del potere politico di limitare l’autonomia dell’esercito e di creare una forza armata fortemente politicizzata. In questa sua azione fu appoggiato da gran parte dei componenti il Consiglio dell’esercito. In seguito al dibattito parlamentare l’ordinamento Di Giorgio venne ritirato e la MVSN fu ridimensionata. Giardino diede infine appoggio al governo Mussolini il 2 aprile 1925. Il 17 giugno 1926 venne nominato Maresciallo d’Italia e il 31 dicembre 1929 ebbe il Gran Collare dell’Annunziata. Nel 1927 si ritirò a Torino e nella amata villa di famiglia a Marentino, paesino della collina torinese, dedicandosi a studi storici e pubblicando diversi volumi di memorie sulle sue esperienze nel corso della prima guerra mondiale, spesso destinati ad esaltare le azioni dei suoi “soldatini”. L’ultimo suo intervento pubblico avvenne il 23 settembre 1935, in occasione dell’inaugurazione dell’ossario di Cima Grappa. Morì a Torino il 21 novembre 1935. Il 4 agosto 1936, giorno delle celebrazioni annuali a Cima Grappa, la salma venne portata, su un affusto di cannone, all’ossario dove ebbe la tumulazione definitiva. In suo onore fu eretta una statua che domina il viale centrale di Bassano del Grappa. Fotografia formato 15 x 10,4. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1929
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia
24 maggio 1919
Medaglia d’Argento al Valore Militare
«Seppe dare informazioni periodiche e precise agevolando col servizio di vigilanza e di sicurezza la sorpresa di Cassala; nell’attacco fu tra i primi alla testa dei suoi soldati nel campo mahdista e seppe di poi estendere il raggio di vigilanza fino a Cartum e all’Atbara.»
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1929
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 30 dicembre 1919
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1929
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Grand’Ufficiale dell’Ordine del Legion d’Onore (Francia)
Distinguished Service Order (Regno Unito)
Arc. 1636: Barco Lorenzo in grande uniforme da Generale di Divisione mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Casal Cermelli, 5 maggio 1866 – Canelli, 23 agosto 1952). Uscì dalla Scuola di Modena nel 1884 e dal 1887 al 1890 fu in Africa. Nel 1899 fece il corso alla Scuola di Guerra e nel 1908 comandò in 2^ il Collegio Militare di Roma. Nel 1912 andò in Libia al comando del Battaglione Alpini Edolo e guadagnò a Bu Msafer la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Rimpatriò nel 1913 e all’inizio della guerra costituì e comandò il 154° Fanteria, rimanendo ferito nel 1915 a Monte Coston guadagnandovi la medaglia d’Argento al Valor Militare. Nominato Colonnello Brigadiere, comandò successivamente un raggruppamento Alpini, le Brigate Barletta, Piacenza, Bisagno, il settore Valtellina. Nel 1917, promosso Maggior Generale, ebbe il comando della 20^ Divisione, con la quale partecipò all’undicesima battaglia dell’Isonzo. Avvenuto il crollo di Caporetto, ripiegò in ordine al Piave e passò poi alle Giudicarie. Nel 1918 assunse il comando dell’80^ Divisione Alpina e fu sul Grappa, partecipando alla battaglia di vittorio Veneto e raggiungendo, dopo aspra lotta sul Valderoa, Feltre il 1° di novembre. Il Generale Barco guadagnò qui un’altra Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1919 comandò la Divisione Militare di Roma e nel 1920 la 2^ Divisione Alpina a Brescia. Nel 1923 venne nominato Generale di Divisione e nel 1924 riprese il comando della Divisione Militare di Roma. Nel settembre del 1927, Barco venne promosso Generale di Corpo d’Armata e nel 1934-35 fu Generale di Corpo d’Armata a Torino. Successivamente venne collocato a riposo. Fotografia formato 13,3 x 8,3. Fotografo: Luxardo – Roma. Autografa
Onorificenze
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Croce di cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia
31 agosto 1916
Medaglia d’argento al valor militare
Asiago, 1915 – Monte Grappa, 1918
Medaglia d’argento al valor militare
Valderoa 1918
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Arc. 3049: Palmegiani Umberto in grande uniforme da Generale di Divisione mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Rieti, 1° marzo 1861 – Torino, 16 novembre 1930). Allievo all’Accademia Militare il 15 settembre 1879, venne promosso Sottotenente di Stato Maggiore di Artiglieria il 29 luglio 1882 e fu allievo alla Scuola d’Applicazione. Tenente nel 17° Reggimento Artiglieria il 12 aprile 1884, passò all’8° Reggimento Artiglieria il 12 settembre 1886 passando poi al Comitato Fonderie di Genova il 19 agosto 1888. Nello stesso anno meritò la Medaglia dei Benemeriti della Salute Pubblica durante l’epidemia di colera in Sicilia. Capitano nel 6° Reggimento Artiglieria il 19 aprile 1891, passò alla Direzione dell’Artiglieria di Verona il 25 ottobre 1891 e poi al Comando locale di Artiglieria di Roma presso il Comitato del Ministero della Guerra. Il 2 gennaio 1896 venne trasferito al Reggimento Artiglieria da Montagna e il 15 marzo 1906 venne promosso Maggiore nel 1à Reggimento Artiglieria da Fortezza. Tornato al Reggimento Artiglieria da Montagna il 21 marzo 1907, ottenne il grado di Tenente Colonnello nel 1° Reggimento Artiglieria da Montagna il 30 giugno 1912 e ne fu comandante facente funzioni l’8 aprile 1915. Promosso Colonnello il 6 luglio 1915 fu Comandante del 39° Reggimento Artiglieria con il quale fu al fronte allo scoppio della grande guerra. Per motivi di malattia fu obbligato a lasciare la prima linea e fu destinato come facente quadro al Comitato del Corpo d’Armata di Torino IL 16 settembre 1915 per poi passare come Comandante in 2^ all’Accademia Militare. A disposizione il 13 aprile 1917 venne promosso Colonnello Brigadiere Comandante il 17° Gruppo d’Assedio con il quale tornò al fronte. Fu Presidente della Commissione di Sorveglianza sulle Materie Prime e il 10 luglio 1920 venne collocato in Posizione Ausiliaria speciale. Venne promosso Generale di Divisione il 1° febbraio 1923 e nel 1928 venne collocato nella Riserva. Fotografia formato 11,2 x 8,3. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata Torino 16 dicembre 1924.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18
Arc. 1631: Generale di Brigata in grande uniforme mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926. Fotografia formato 14 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2099: Asinari di San Marzano conte Enrico in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Livorno, 28 novembre 1869 – Roma, 27 luglio 1938). Intrapresa, come il padre, la carriera militare, frequentò il Collegio Militare di Milano dove entrò il 2 ottobre 1882 per poi uscirne nel 1886 col grado di Sottotenente di Artiglieria. Entrò nel 1904 a far parte del Corpo di Stato Maggiore quale ufficiale addetto al Comando del IX Corpo d’Armata. Maggiore nel 1910, partecipò alla campagna italo-turca (1911 – 1912) meritandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare nel combattimento di Messri il 23 ottobre 1911. Ebbe nel periodo 1914-15 le funzioni di Capo Sezione presso il Ministero della Guerra, ed affermò le sue brillanti qualità di comandante e di soldato durante la Grande Guerra (1915-18) meritandosi la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia quale Colonnello Comandante del 215° Reggimento Fanteria durante le operazioni di Costone di Bocche e Osservatorio (luglio-novembre 1916), ed ottenendo la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia per l’energica ed intelligente azione spiegata quale comandante del Corpo di spedizione destinato all’occupazione di Fiume (17 novembre – 5 dicembre 1918). Ebbe inoltre durante la guerra le funzioni di Capo di Stato Maggiore della 33^ Divisione e del 29° Corpo d’Armata e dal febbraio 1917 al novembre 1918 fu successivamente comandante del Settore Passo Nota, Mangio, Lavanek, comandante della riserva del 3° Corpo d’Armata ed infine comandante della Scuola di Perfezionamento Ufficiali Mobilitati. Ricoprì nel 1919 la carica di Giudice effettivo del Tribunale Supremo di Guerra e Marina e comandò con la sua consueta perizia nel periodo 1920-23 la Scuola Militare di Modena e le Scuole Centrali di Civitavecchia. Generale di Divisione nel 1923, ebbe successivamente il comando delle Divisioni di Bologna ed Alessandria e dal gennaio 1925 la carica di Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali che conservò fino al 1935. Nel 1928 divenne Generale di corpo d’armata e fu nominato dal re senatore del Regno nel 1933 e ministro di stato nel 1935. Fotografia formato 18 x 11,5. Fotografo: R. De Angelis.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato con Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
17 maggio 1919
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
5 agosto 1917
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona del Belgio (Belgio)
Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito (Cile)
Grand’Ufficiale dell’Ordine di Scanderbeg (Albania)
Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Arc. 809: Generale di Divisione in uniforme ordinaria mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926. Fotografia formato 7 x 5,1. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2021. Piola-Caselli nobile dei conti patrizi d’Alessandria Renato in grande uniforme da Maggior Generale Comandante la Brigata Granatieri di Sardegna mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Livorno, 14 novembre 1866 – Serravalle di Bibbiena, 11 novembre 1948). Allievo al collegio Militare di Milano il 1° ottobre 1879, entrò alla Scuola Militare il 1° ottobre 1884 uscendone Sottotenente del 2° Reggimento Bersaglieri il 2 agosto 1886. Tenente Ufficiale d’Ordinanza del Generale Cosenz il 4 novembre 1889, passò al 4° Reggimento Bersaglieri il 2 agosto 1891 e al 12° Reggimento Bersaglieri il 19 aprile 1894. Promosso Capitano nel 3° Reggimento Bersaglieri il 28 luglio 1902, fu Applicato di Stato Maggiore presso il Ministero della Guerra il 5 aprile 1906. Promosso al grado di Maggiore nel 22° Reggimento Fanteria il 30 novembre 1913, ottenne il grado di Tenente Colonnello e il comando del 39° Reggimento Bersaglieri il 21 ottobre il 21 ottobre 1915. Partecipò alla guerra contro l’Austria meritando sul Monte Javorcek nel 1915 la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Colonnello Comandante il il 14° Bersaglieri per meriti di guerra rimase ferito sul Monte Zebio e il 26 maggio 1917 venne promosso Colonnello Brigadiere ottenendo il comando della 4^ Brigata Bersaglieri che guidò sul Monte Val Bella e sul Col del Rosso ottenendo una seconda medaglia d’Argento al valor Militare. Promosso Brigadiere Generale il 20 giugno 1918, passò al comando della 7^ Brigata Bersaglieri e il 16 ottobre 1919 venne inviato in missione negli Stati Uniti. Al rientro in patria, il 9 marzo 1920, gli venne affidato il comando della brigata Granatieri di Sardegna ottenendo il grado di Generale di Brigata il 1° febbraio 1923. Generale di Divisione Comandante la Divisione Chieti il 15 luglio 1925, passò al comando della Divisione Gorizia il 22 maggio 1926. Comandò l’Accademia Militare dal 25 ottobre 1927 e il 1° marzo 1928 venne promosso Generale di Corpo d’Armata al comando del Corpo d’Armata di Bari. Il 14 novembre 1932 venne collocato in Posizione Ausiliaria e il 14 novembre 1944 gli venne concesso il congedo assoluto. Fotografia formato 13,3 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Grand’ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia d’argento al valor militare
Croce al Merito di Guerra (2 concessioni)
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare (40 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
Onorificenze straniere
Cavaliere di I Classe dell’Ordine del Sacro Tesoro (Giappone)
Cavaliere di Gran Croce della Stella di Romania
Arc. 2533: Monteguti Aldo in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Sala, 30 gennaio 1865 – Bologna 19..). Allievo all’Accademia Militare il 3 febbraio 1882, uscì Sottotenente del Genio il 28 luglio 1883. Tenente il 25 luglio 1885, fu alla Scuola d’Applicazione e il 30 marzo 1890 venne promosso Capitano alla Direzione di Bologna. Maggiore presso il Comando Territoriale di Bologna il 5 aprile 1905, ottenne il grado di Tenente Colonnello alla Direzione del Genio di Piacenza. Dal 4 luglio 1915 al 15 giugno 1916 fu Comandante del Genio della Zona della Carnia e presso il 12° Corpo d’Armata e il 31 ottobre 1915 fu promosso Colonnello. Fu Comandante delle Truppe degli Altipiani dal 28 maggio 1916 al 30 novembre 1916 e dal 10 dicembre 1916 al 1° gennaio 1917 fu al 27° Corpo d’Armata. Il 20 giugno 1918 venne promosso Brigadiere Generale e venne trasferito al 10° Corpo d’Armata dal 10 luglio 1918 al 28 aprile 1919. Fu Comandante del Genio al Corpo d’Armata di Bologna nel 1921 e il 1° febbraio 1923 ottenne il grado di Generale di Brigata. Nel 1926 venne collocato in Posizione Ausiliaria Speciale, nella Riserva nel 1927 e il 1° gennaio 1928 venne promosso Generale di Divisione. Fotografia formato 13,7 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3240: Mazzucco Ettore in grande uniforme da Generale Brigadiere mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Casale Monferrato, 21 febbraio 1865 – Casale Monferrato, 8 settembre 1937). Soldato volontario nel 2º Battaglione d’istruzione nel 1882, passò in seguito all’Accademia Militare di Modena, dalla quale uscì nel 1887 col grado di Sottotenente, dal 1910 al 1914 fu in Somalia, dove combattè contro i ribelli sul medio Uebi-Scebeli e partecipò alle ricognizioni per l’occupazione dello Scidle. Nella prima guerra mondiale, col grado di Maggiore, partecipò ai combattimenti sul Col di Lana guadagnandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a Colonnello. Sul finire del 1916, dopo aver preso parte ad una missione militare negli Stati Uniti, al comando prima del 139º Reggimento Fanteria e quindi, da Brigadiere Generale, della brigata Macerata, prese parte alla difesa di monte Asclone e si guadagnò una seconda Medaglia d’Argento. Cessate le ostilità rimase per un lungo periodo in licenza a seguito di infermità insorte durante le operazioni di guerra. A partire dal 1920, collocato in Posizione Ausiliaria dietro sua domanda, si dedicò all’impegno politico nel movimento dei Fasci italiani di combattimento; fondatore del Fascio di Casale, si distinse per la repressione dei moti antifascisti nella zona del Monferrato a mezzo di squadre d’azione e scampò anche ad un attentato. Nel 1921 si candidò nel collegio di Alessandria nella lista del blocco nazionale, assunse la presidenza del gruppo parlamentare fascista alla Camera del Regno e si occupò in modo particolare dei bilanci delle colonie e dei rendiconti sulle spese di guerra. Rieletto nel 1924 fu membro della Giunta generale del bilancio. Al termine della legislatura venne nominato senatore a vita come deputato dopo tre legislature o sei anni di esercizio. Fu podestà di Alessandria, presidente dell’Istituto nazionale per le case degli impiegati statali, fece parte dei consigli del contenzioso diplomatico e superiore coloniale, della Commissione per la delimitazione dei confini con la Jugoslavia e del direttorio nazionale del PNF. Fotografia formato 13,4 x 8,6. Fotografo: Caminada – Milano.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di V classe dell’Ordine di San Stanislao (Impero russo)
Medaglia d’argento al valor militare
«Spiegando esemplari doti di coraggio, calma ed energie, condusse con singolare perizia il reggimento al suo comando a ripetuti e vigorosi attacchi ad una forte posizione. Nobile esempio a tutti di sprezzo del pericolo e di devozione al dovere.» 25 ottobre 1915
Medaglia d’argento al valor militare
«Durante ripetute azioni svoltesi in circostanze molto difficili per l’attacco ad una formidabile posizione nemica, conducendo personalmente più volte i dipendenti reparti fino ai reticolati avversari, incitando ed incuorando Ufficiali e soldati, primo fra i primi al fuoco, dava mirabile costante esempio di calma, coraggio ed alto spirito militare.» Col di Lana, 22-26 ottobre 1915
Croce al merito di guerra
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 3190: Siciliani Domenico in uniforme ordinaria coloniale da Generale di Divisione mod. 1926 (Cirò, 1º maggio 1879 – Roma, 6 maggio 1938). Al suo fianco il Maresciallo dell’Aria Italo Balbo. Nacque a Cirò, presso Crotone, il 1° maggio 1879, da famiglia nobile di origine napoletana. Suo fratello Luigi fu un noto letterato, poeta e politico. Nel 1891 fu al Collegio militare, quindi frequentò la Scuola militare di Modena nel 1896-1898, completando l’iter formativo a Torino, presso la Scuola di guerra. Promosso Capitano, nel 1911, all’indomani dello scoppio della guerra italo-turca, venne trasferito in Libia, distinguendosi nei combattimenti di Derna (1911-12). Tornò in Italia già l’anno successivo, e nel 1913 contribuì ai soccorsi alle popolazioni marchigiane colpite dal terremoto. Durante la Grande Guerra – dopo un primo stanziamento in Italia con la 17ªͣ divisione (partecipò all’attacco di monte Porè, il 24 maggio 1915), promosso Maggiore, nel 1916 fu trasferito in Albania quale capo di Stato Maggiore del corpo di spedizione, dove organizzò lo sgombero dell’esercito serbo. Nel maggio del 1917 il Tenente Colonnello Siciliani, rientrato in Italia, passò al Comando supremo con il compito di compilazione dei bollettini di guerra. A seguito della disfatta di Caporetto (24 ottobre-12 novembre 1917), nell’aprile del 1918, promosso Colonnello, fu chiamato a dirigere la neocostituita sezione Propaganda dell’Ufficio stampa e propaganda. Si trovò, dunque, a redigere il bollettino italiano più noto, quello della vittoria (4 novembre 1918). Già direttore dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’esercito nel 1919, alla fine dell’anno fu scelto quale capo di Stato Maggiore del vice commissario militare straordinario per la Venezia Giulia. All’indomani della guerra ricoprì principalmente incarichi diplomatico-militari. Alla guida dal 1920 del Gabinetto del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, di questi divenne fidato collaboratore, garantendosi un sicuro prosieguo di carriera. Nel luglio-settembre del 1921 partecipò da cronista a un’ambasciata negli Stati Uniti presso i connazionali d’Oltreoceano, avendo cura di tratteggiare l’immagine complessa dell’America della neopresidenza di Warren G. Harding, risvegliatasi dalle utopie wilsoniane. Fu quindi in Romania nel 1923 e nel 1924 a Rio de Janeiro, addetto militare in Brasile. Dopo il rientro in Italia, nel 1925, l’anno successivo gli fu affidato il comando del 52° reggimento fanteria di Spoleto. Badoglio, governatore dell’unificata colonia di Tripolitania e Cirenaica (21 gennaio 1929), lo richiese per il vicegovernatorato di Cirenaica dal gennaio del 1929 al marzo del 1930, con l’intento di attuare una strategia politico-militare di negoziazione finalizzata alla spartizione del potere in colonia. Pur essendo nuovo al panorama coloniale, Siciliani godette di un’ampia autonomia provvedendo, secondo le direttive ricevute, all’approntamento di misure difensive, in una regione instabile e di difficile conquista, e alla riorganizzazione logistica dei reparti, evitando le grandi azioni contro i ribelli senussiti guidati da Omar al-Mukhtàr. Successivamente alle trattative del marzo-maggio del 1929, in due appuntamenti di giugno Siciliani fu costretto a concordare una tregua con Omar al-Mukhtàr, il quale evidentemente era nelle condizioni di trattare da una posizione di forza (Del Boca, 1988, pp. 155 s.). Convinto assertore del ruolo dell’Italia quale nuova potenza civilizzatrice, Siciliani ebbe sempre la percezione di poter garantire l’apparente disarmo della regione del Gebel, anche quando, in agosto, giunse all’apice lo scontro tra il capo ribelle Hassan er-Redà – il quale con Siciliani aveva firmato una dichiarazione di compromesso che annullava i precedenti accordi presi con Omar e lo stesso Omar. Dopo il mancato rinnovo, in ottobre, dell’accordo con Omar al-Mukhtàr – mentre al nuovo ministro delle colonie Emilio De Bono risultava già chiara la situazione fallimentare in Cirenaica, una lettera del 10 novembre del ministro a Badoglio sancì la ripresa della politica fascista di guerra e repressione e la richiesta di sostituzione di Siciliani. Nonostante la frenetica attività di bombardamenti, repressioni e proclami attuata da questi, il 10 gennaio 1930 – con una serie di telegrammi intercorsi tra i protagonisti della vicenda (degno di nota quello di Badoglio a Siciliani sulla necessità dell’uso delle bombe a iprite) e con la decisione di Benito Mussolini – si concluse la parabola di Siciliani a Bengasi, benché Badoglio cercasse di evitare ciò allegando un ampio rapporto sui risultati ottenuti in colonia dal suo vicegovernatore. Mentre Omar al-Mukhtàr estendeva il proprio controllo a tutto il Gebel, il generale Rodolfo Graziani, in Tripolitania da quasi un decennio, sostituì Siciliani, imprimendo un radicale cambiamento nella gestione militare dell’intera regione. Nel 1930-35, per volere di Badoglio, il Generale di Brigata Siciliani rimase in Libia, al comando delle truppe coloniali di Tripolitania, subentrando a Graziani in un incarico prestigioso benché, con la pacificazione della colonia ottenuta da questi, certamente di minore importanza. Il 19 gennaio 1931 partecipò alla conquista, assai agevole data la netta superiorità italiana, di Cufra (ultima ridotta di resistenza della Cirenaica), che rappresentò la vittoria di Graziani sulla Senussia e l’isolamento definitivo di Omar al-Mukhtàr; la compilazione che Siciliani fece del documento ufficiale dell’operazione fu aspramente contestata da Graziani il quale vi scorse un tentativo compiuto da Badoglio di negargli il merito della vittoria (Canosa, 2004). Nell’aprile del 1936 assunse in Etiopia il comando della 1ª divisione Camicie nere 23 marzo, soltanto un mese prima della conclusione della campagna che decise la costituzione dell’impero italiano in Africa orientale; d’altronde, Badoglio, nel delicato compito di realizzare il sogno coloniale fascista, preferì non imporre nell’immediato uomini di fiducia o suoi favoriti. Rientrato in Italia, nel gennaio del 1937 fu promosso al comando del corpo d’armata di Roma. Vi rimase sino alla morte, avvenuta il 6 maggio 1938, giorno della visita di Adolf Hitler in Italia – in occasione della quale Siciliani avrebbe avuto il comando della rassegna delle truppe. Fotografia formato 15 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi di Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia commemorativa delle campagne di Libia
Medaglia commemorativa Guerra Italo-Turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 2381:Emanuele Filiberto Vittorio Eugenio Alberto Genova Giuseppe Maria di Savoia-Aosta in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Genova, 13 gennaio 1869 – Torino, 4 luglio 1931). Figlio del duca Amedeo di Savoia e di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, Emanuele Filiberto nacque a Genova il 13 gennaio 1869. Attraverso suo padre era nipote di Vittorio Emanuele II, mentre suo zio era Umberto I. Egli era quindi cugino di primo grado del futuro sovrano Vittorio Emanuele III. Divenuto il padre Amedeo re di Spagna, si trasferì con la famiglia a Madrid e all’età di appena un anno vennero conferiti a Emanuele Filiberto anche i titoli di Principe delle Asturie e infante di Spagna e designato quale erede successore per quel trono. Per via dei contrasti con la politica spagnola, Amedeo di Savoia abdicò nel 1873, dopo soli due anni di regno e, tornato in Italia, gli venne riconfermato dal padre Vittorio Emanuele II il titolo di Duca d’Aosta, già ottenuto alla nascita ma abbandonato per il titolo regale ed eguale sorte toccò al figlio Emanuele Filiberto. Dopo l’abdicazione del padre Amedeo di Savoia, Emanuele Filiberto non rivendicò mai alcun diritto sul trono spagnolo, crescendo e venendo educato in Italia come principe di casa Savoia a Torino, dove il padre prese residenza stabile. Alla morte del genitore, il 18 gennaio 1890, ne ereditò il titolo divenendo il secondo duca d’Aosta. Emanuele Filiberto, il 25 giugno 1895 sposò a Kingston upon Thames, nei pressi di Londra, Elena d’Orléans (York, 13 giugno 1871 – Castellamare di Stabia, 21 gennaio 1951), figlia del principe Luigi Filippo Alberto d’Orléans, Conte di Parigi e pretendente orleanista al trono di Francia, e della principessa Maria Isabella d’Orléans. Iniziò la carriera militare nel Regio Esercito nel 1884, entrando nell’Accademia Militare di Torino. Nel 1906 ricevette il comando del corpo d’armata di Napoli, e trasferì l’intera sua famiglia alla Reggia di Capodimonte. Nel 1911, pur con lo scoppio della guerra di Libia, rimase in servizio a Napoli, ma questo non gli impedì di contrarre il tifo che lo colpì probabilmente durante le numerose visite a soldati malati e feriti che dal deserto libico venivano riportati in Italia. Ancor prima dell’ingresso definitivo dell’Italia nella prima guerra mondiale, si rese partecipe di una mobilitazione occulta che lo portò con altri soldati a muoversi verso Venezia (Mestre) e poi verso Treviso. Il Generale Luigi Cadorna, incaricato della persona del Duca, gli affiancò da subito i Generali Augusto Vanzo e Giuseppe Vaccari. Con l’apertura delle ostilità, il 24 maggio 1915, Emanuele Filiberto guidò, senza mai subire sconfitte sul campo durante l’intera durata del conflitto, la Terza Armata col grado di Generale. La sede dell’Armata fu, per un periodo, Cervignano del Friuli; il comando era sito nella villa Attems-Bresciani. L’obiettivo delle operazioni era far indietreggiare l’esercito austro-ungarico che difendeva da est. La Terza Armata, insieme alla Seconda, riuscì a effettuare un parziale sfondamento delle linee austriache e a conquistare Gorizia nella sesta battaglia dell’Isonzo (battaglia di Gorizia), dove il duca diede un apporto strategico fondamentale alla riuscita dell’operazione. Dopo la disfatta di Caporetto la sua Armata dovette ritirarsi insieme alle altre sulla linea del Piave. Dopo la sconfitta della battaglia di Caporetto ci si aspettava che Emanuele Filiberto dovesse naturalmente assumere il comando supremo che era stato di Cadorna, ma il cugino Vittorio Emanuele III decise di nominare invece l’allora sconosciuto Generale Armando Diaz, che aveva servito sotto lo stesso Emanuele Filiberto. Fu in casa Morpurgo, a Padova, che il Re, tornato da Roma dopo la soluzione della crisi ministeriale, disse a Bissolati: “Non svalutiamo il Duca perché potremmo averne bisogno”. Secondo alcuni storici egli alludeva alla possibilità della sua abdicazione nel caso di una sconfitta sul Piave che costringesse l’Italia alla resa. Il Duca d’Aosta avrebbe potuto, in tal caso, avere la reggenza durante la minore età del principe Umberto II allora tredicenne. Il Bollettino della Vittoria, dopo la battaglia di Vittorio Veneto, riportò che “il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute”. Nel 1922, durante la marcia su Roma che diede inizio di fatto alla dittatura fascista in Italia, il Duca d’Aosta venne proposto da Mussolini quale successore alla carica di Re d’Italia nel caso in cui Vittorio Emanuele III si fosse opposto al movimento fascista. L’evento non ebbe luogo, ma Emanuele Filiberto rimase sempre profondamente legato a Mussolini per la stima dimostratagli e fu uno dei suoi principali sostenitori all’interno della casa reale italiana. Per i meriti acquisiti durante la prima guerra mondiale e in riconoscenza al sostegno accordato da lui e dalla sua famiglia al Duce, il 17 giugno 1926 venne nominato Maresciallo d’Italia insieme a Pietro Badoglio, Enrico Caviglia, Gaetano Giardino e Guglielmo Pecori Giraldi, due anni dopo Luigi Cadorna e Armando Diaz. Dal 1927 al 1929 presiedette l’Opera Nazionale del Dopolavoro. Emanuele Filiberto morì a Torino il 4 luglio 1931 e, per sua volontà, venne sepolto tra i soldati nel Cimitero degli Invitti sul Colle Sant’Elia a Redipuglia che raccoglieva i caduti dell’Invitta III Armata, per poi essere traslato al sacrario militare di Redipuglia alla sua inaugurazione nel 1938. Al titolo ducale gli succedette il figlio primogenito Amedeo. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: A. Gislon – Padova.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1890
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1890
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1890
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia
Medaglia d’Oro al Valor Militare
«Espressione guerriera della millenaria stirpe sabauda, guidò con sicura fede ed incrollabile tenacia la « Invitta Armata » in undici battaglie sull’Isonzo, in quelle gloriose sul fiume sacro e nel travolgente inseguimento che portò il tricolore là ove il suo Re aveva fissato. Sublime esempio di costante valore fra i suoi valorosi soldati. 24 maggio 1915-4 novembre 1918.» 24 giugno 1937
Croce al Merito di Guerra
Croce d’oro per anzianità di servizio (25 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
1922
Medaglia della Vittoria, commemorativa della grande guerra per la civiltà (1918)
1920
Croce commemorativa della 3ª Armata
Onorificenze straniere
Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro (Casa d’Asburgo – Lorena)
Cavaliere compagno del Nobillissimo Ordine della Giarrettiera (K.G., Regno Unito)
Londra, 15 luglio 1902
Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)
18 settembre 1897
Collare del Reale e Distinto Ordine Spagnolo di Carlo III (Spagna)
28 dicembre 1923
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona Fiorata (Regno di Sassonia)
Balì Gran Croce di Onore e di Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
Croce di Commendatore dell’Ordine Virtuti Militari (Polonia)
Cavaliere di IV classe dell’Ordine di San Giorgio (Impero russo)
Croix de Guerre 1914-1918 (Belgio)
Arc. 2545: GiardinoGaetano Ettore Stefano in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Montemagno, 24 gennaio 1864 – Torino, 21 novembre 1935). Uscì dall’Accademia come Sottotenente il 4 settembre 1882 e venne destinato all′8° Reggimento Bersaglieri. Tre anni dopo venne promosso Tenente, e chiese il trasferimento alle colonie africane, trasferimento ottenuto il 12 febbraio 1889, destinazione Eritrea, inquadrato nel Battaglione Bersaglieri Autonomo, ma dal 16 dicembre fu assegnato al comando di zona di Cheren, per passare successivamente ai battaglioni di fanteria indigena. Nel 1894, a Cassala, il Tenente Giardino guadagnò una Medaglia d’Argento al Valor Militare e la promozione a Capitano. L’esperienza africana si concluse il 7 ottobre 1894, poco dopo la presa di Cassala. Rimpatriato prestò servizio al 6º Reggimento Bersaglieri come Capitano. A partire dal 1898 frequentò la Scuola di Guerra, passando dall’arma di Fanteria al Corpo di Stato Maggiore. Dal 1900 al 1903 fece parte della Divisione di Stato Maggiore del Ministero della Guerra. Il 29 settembre 1904 fu promosso Maggiore e il 30 giugno 1906 Tenente Colonnello, in questo periodo fu Capo di Stato Maggiore della Divisione di stanza a Livorno e dal giugno 1910 di quella di stanza a Napoli. All’atto della mobilitazione per la guerra di Libia, il 9 ottobre 1911 partì per l’Africa Settentrionale. Fu Sottocapo di Stato Maggiore nel Comando del Corpo di Spedizione, sotto il generale Carlo Caneva, ma fu spesso chiamato a sostituire il capo di stato maggiore, Colonnello Gastaldello, che si era ammalato. Fu inviato in missione a Roma dal Generale Caneva nel gennaio 1912, per chiarire alle autorità politiche, insoddisfatte per l’andamento delle operazioni, le difficoltà incontrate in Libia dal Corpo di Spedizione: questo incarico gli fornì per la prima volta visibilità da parte degli ambienti politici della capitale. Fu costretto a rientrare in Italia il 5 giugno 1912 a causa di una malattia contratta in servizio. Il successivo 8 agosto fu trasferito al comando del IV Corpo d’Armata, diventando capo di stato maggiore dopo la promozione a colonnello, ottenuta il 4 gennaio 1914. Il 15 luglio 1915 diventò Capo di Stato Maggiore della 2ª Armata, sotto il Generale Pietro Frugoni, diventando Maggior Generale il 31 agosto dello stesso anno. Il 22 maggio 1916 fu trasferito, con lo stesso incarico, alla 5ª Armata, all’epoca in via di costituzione, passando il 26 giugno successivo al comando della 48^ Divisione Fanteria, schierata di fronte a Gorizia. Promosso Tenente Generale per meriti di guerra il 5 aprile 1917, fu proposto da Luigi Cadorna come Ministro della Guerra in seguito alla crisi del gabinetto Boselli, al posto del collega Paolo Morrone. Fu ministro dal 16 giugno 1917 fino alla caduta del governo, causata dalla rotta di Caporetto; cinque giorni dopo l’assunzione del dicastero venne nominato anche senatore del regno. L’azione politica di Giardino fu di un’estrema fermezza contro ogni forma di reazione interna, come la sommossa di Torino, soffocata nel sangue nell’estate del 1917. Dopo la caduta del governo rientrò nell’Esercito, essendo assegnato l’8 novembre 1917 al nuovo Comando Supremo, tenuto dal Generale Diaz, come Sottocapo di Stato Maggiore, insieme al collega Badoglio. In quella situazione ebbe diversi attriti con il collega (meno anziano di lui), inoltre non si riconosceva nelle nuove linee guida volute da Diaz. Per questi motivi fu inviato a Versailles, al Consiglio Interalleato, in sostituzione di Cadorna il 7 febbraio 1918. Rientrò dall’incarico dopo solo due mesi, venendo assegnato il 24 aprile 1918 al comando della 4ª Armata. La 4ª armata aveva un compito fondamentale per tutto lo schieramento italiano, cioè quello di difendere il massiccio del Grappa, che rappresentava l’ultimo ostacolo naturale fra il fronte e la pianura veneta. Giardino, nel suo nuovo incarico si preoccupò di incrementare le difese del monte, ma anche di migliorare le comunicazioni e, soprattutto, le condizioni di vita delle truppe che difendevano la posizione, sia in trincea sia nei periodi di riposo. Dopo la fine della guerra richiese di essere esonerato dal comando della 4^ Armata e richiese il congedo dall’esercito. A partire dal dicembre 1918 riprese la sua attività da senatore del Regno, su posizioni militariste e autoritaristiche. Il 21 dicembre 1919 fu nominato Generale d’Esercito e richiamato in servizio e dal 5 gennaio 1922 fece parte del Consiglio dell’esercito con Diaz, Caviglia, Badoglio, Pecori Giraldi ed Emanuele Filiberto di Savoia duca d’Aosta. Il 26 giugno dello stesso anno fu designato al comando di un’armata. All’atto della marcia su Roma era al comando dell’armata di stanza a Firenze e non risulta che abbia avuto rapporti con le squadre che mossero da quella città. Dal 16 settembre 1923 fu governatore della città di Fiume, in attesa dell’annessione della città all’Italia. Il 27 aprile 1924 lasciò tale incarico a favore del governo della città, ormai divenuta italiana. L’ultima parte della sua attività politica si svolse per contrastare l’ordinamento militare proposto dal generale Di Giorgio e la legge istitutiva della MVSN, in cui vedeva un tentativo del potere politico di limitare l’autonomia dell’esercito e di creare una forza armata fortemente politicizzata. In questa sua azione fu appoggiato da gran parte dei componenti il Consiglio dell’esercito. In seguito al dibattito parlamentare l’ordinamento Di Giorgio venne ritirato e la MVSN fu ridimensionata. Giardino diede infine appoggio al governo Mussolini il 2 aprile 1925. Il 17 giugno 1926 venne nominato Maresciallo d’Italia e il 31 dicembre 1929 ebbe il Gran Collare dell’Annunziata. Nel 1927 si ritirò a Torino e nella amata villa di famiglia a Marentino, paesino della collina torinese, dedicandosi a studi storici e pubblicando diversi volumi di memorie sulle sue esperienze nel corso della prima guerra mondiale. Fotografia formato 16,8 x 12,2. Fotografo: Rocca – Torino.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1929
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia
24 maggio 1919
Medaglia d’Argento al Valore Militare
«Seppe dare informazioni periodiche e precise agevolando col servizio di vigilanza e di sicurezza la sorpresa di Cassala; nell’attacco fu tra i primi alla testa dei suoi soldati nel campo mahdista e seppe di poi estendere il raggio di vigilanza fino a Cartum e all’Atbara.»
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1929
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 30 dicembre 1919
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1929
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Grand’Ufficiale dell’Ordine del Legion d’Onore (Francia)
Distinguished Service Order (Regno Unito)
Arc. 3303:GiardinoGaetano Ettore Stefano in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Montemagno, 24 gennaio 1864 – Torino, 21 novembre 1935). Fotografia formato 14,5 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2544: Pecori Giraldi Guglielmo in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Borgo San Lorenzo, 18 maggio 1856 – Firenze, 15 febbraio 1941). Formatosi all’Accademia Militare di Torino, ne uscì nel 1877 con il grado di Sottotenente, servendo quindi in diversi reparti di artiglieria. Successivamente venne promosso a capitano. Dopo essere entrato nel corpo di Stato Maggiore nel 1887, fu inviato presso il comando delle truppe d’Africa. In Eritrea prese parte alla Campagna d’Africa Orientale (1896-1897), ottenendo poi il comando delle truppe eritree. Qui (con la spedizione di Alessandro Asinari di San Marzano) portò le tecnologie innovative che aveva imparato a Parigi, ad esempio gli aerostati da cui si procedeva all’osservazione del campo, le fotoelettriche per la difesa notturna, i telegrafi ottici e le mitragliatrici Montigny Cristophe dotate di 31 canne, e le adattò alla situazione, portando avanti le truppe fino a sorprendere le forze nemiche sul loro campo. Tornò in patria nell’aprile 1889, per poi essere promosso Maggiore nel 1891. Venne poi inviato in Alsazia-Lorena e a Salisburgo, per poi tornare nel 1895 in Italia, dove divenne Colonnello di Stato maggiore nel 1898. Nel 1900 fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’VIII Corpo d’armata. Divenne poi comandante del corpo delle truppe coloniali dell’Eritrea italiana, assumendo anche per alcuni mesi la carica di reggente civile della colonia. Rimpatriato in Italia nel 1907 con il grado di Maggior Generale comandò le Brigate “Pisa” e “Cuneo”. Promosso Tenente Generale, dal 12 luglio 1911 divenne comandante della Divisione Messina e partecipò alla Guerra italo-turca guidando le operazioni per la conquista dell’oasi di Ain Zara. L’occupazione dell’oasi permise di allentare la stretta ottomana sulla città di Tripoli e permise di espandere l’occupazione italiana anche a tutte le oasi della cintura tripolina. Nel 1912 fu posto nella riserva. Richiamato in servizio nel 1915 con la prima guerra mondiale, grazie al Generale Luigi Cadorna che ne aveva grande stima, comandò la 27ª divisione (che comprendeva le Brigate di Benevento e della Campania). Dopo aver vinto la Battaglia dell’Isonzo, fu promosso comandante del VII Corpo d’armata e, dopo essere stato insignito nel maggio 1916 dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia, fu posto al comando della 1ª armata, schierata sul fronte degli Altipiani sino al termine del conflitto, con il grado di Tenente Generale in Comando d’Armata. Il 3 novembre 1918, Pecori Giraldi divenne il primo governatore militare e civile della città di Trento, e pochi giorni dopo del Trentino e dell’Alto Adige, la cosiddetta “Venezia Tridentina” fino al 20 luglio 1919 e venne sostituito da Luigi Credaro. Il 19 maggio 1919 fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia e in novembre venne nominato Generale d’Esercito, il più alto grado della gerarchia militare italiana. Sempre nel 1919 venne nominato Senatore del Regno e nel 1923, fu eletto vice presidente del consiglio dell’Esercito. Il 17 giugno 1926 fu nominato da Mussolini Maresciallo d’Italia. Nel 1926 ritornò a capo del Trentino, e poi nel 1932 gli venne chiesto per due volte di iscriversi al Partito Nazionale Fascista, offerta che declinò in entrambe le circostanze. Fu presidente del Consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Firenze. Morì a Firenze nel 1941, e fu sepolto nel 1953 all’Ossario del Pasubio per suo volere, insieme ai suoi soldati che caddero durante le cruente battaglie della Prima guerra mondiale. Fotografia formato 17 x 11,2. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1929
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 30 dicembre 1919
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1929
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
24 maggio 1919
Croce al merito di guerra (2 volte)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
Arc. G2: Caviglia Enrico in grande uniforme da Maresciallo d’Italia mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Finalmarina, 4 maggio 1862 – Finale Ligure, 22 marzo 1945). Nel 1877 ottiene l’accesso al Collegio Militare di Milano, denominato oggi Scuola Militare “Teulié”. Entrò nell’Accademia militare di Torino nel 1880 uscendone col grado di Sottotenente d’Artiglieria tre anni dopo. Divenuto Tenente, fu inviato in Eritrea dal 1888 al 1889. Al ritorno in Italia, nel 1890 frequentò per un biennio la Scuola di Guerra ottenendo il grado di Capitano nel 1893 e facendo il suo ingresso nello Stato Maggiore dell’Esercito. Nuovamente spedito in Eritrea nel 1896, in occasione della campagna d’Africa Orientale prese parte alla battaglia di Adua. Il Capo di Stato Maggiore Tancredi Saletta lo scelse nel 1903 come addetto militare straordinario presso Tokyo con il compito di seguire l’imminente guerra russo-giapponese e, una volta terminato il conflitto, lo assegnò in pianta stabile al ruolo di addetto militare a Tokyo e Pechino fino al 1911. Caviglia, nel corso della sua permanenza in Asia, venne nominato Tenente Colonnello ed Aiutante Onorario di Campo del Re (1908), mentre sviluppò un grande interesse verso le civiltà locali, dedicando ad esse anche una produzione saggistica. Trascorso nel 1912 un breve periodo in Libia, da incaricato delle trattative per lo sgombero delle truppe turche e la pacificazione di Arabi e Berberi alla fine della guerra italo-turca, entrò da vice direttore all’Istituto Geografico Militare di Firenze l’anno dopo e nel 1914 diventò Colonnello. Nell’estate 1915, poco dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, ottenne il grado di Maggior Generale. Con la Brigata Bari combatté sul Carso e in Trentino affrontando l’offensiva austriaca del 1916 e guadagnando la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel giugno del 1917 fu promosso Generale di Corpo d’Armata per meriti di guerra e il mese successivo, al comando del XXIV Corpo d’Armata, ottenne un’importante vittoria nella battaglia della Bainsizza, che però fu limitata negli effetti da problemi logistici. Nel corso della battaglia di Caporetto il suo reparto fu solo marginalmente interessato dall’attacco degli eserciti degli Imperi Centrali. Caviglia riuscì ad evitare la cattura, oltre che delle proprie, anche di altre truppe tra cui tre divisioni precedentemente agli ordini di Pietro Badoglio, conducendole dall’Isonzo al Tagliamento e quindi sul Piave. Per il suo comportamento durante la ritirata e la precedente difesa proprio sull’Isonzo ricevette la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Tuttavia lo stesso Badoglio, nel frattempo promosso Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, sciolse il Corpo d’armata di Caviglia per ricostituire gli organici del proprio. Caviglia, nel suo libro sulla Prima guerra mondiale intitolato La dodicesima battaglia: Caporetto criticò molto duramente questa ed altre decisioni prese da Badoglio. Nel gennaio 1918 fu nominato Membro supplente del Consiglio dell’Ordine Militare di Savoia e successivamente comandò l’artiglieria che, a partire dal giugno di quell’anno, combatté sull’altopiano di Asiago e in seguito sul Piave. Alla guida, ottenuta per meriti di guerra, dell’8ª Armata svolse un ruolo fondamentale nella risolutiva battaglia di Vittorio Veneto. Conclusesi le ostilità re Giorgio V del Regno Unito lo ordinò Commendatore dell’Ordine del Bagno ed acquisì il titolo di Sir. Nell’immediato dopoguerra (1919) Caviglia fu nominato Senatore del Regno, ricoprì l’incarico di Ministro della Guerra nel primo governo Orlando e ricevette l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia. In conseguenza del protrarsi dell’occupazione iniziata il 12 settembre da parte di nazionalisti italiani guidati da Gabriele d’Annunzio della città di Fiume, l’allora Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti designò Caviglia, già comandante dell’8ª Armata, commissario straordinario per la Venezia Giulia subentrando in questa funzione a Badoglio. Quando nel 1920 fece ritorno al governo Giovanni Giolitti e fu concluso il Trattato di Rapallo, la successiva dichiarazione di guerra da parte dei legionari all’Italia ebbe come risposta prima un bombardamento e poi l’attacco della città da parte delle truppe agli ordini di Caviglia a partire dal 24 dicembre. Le operazioni si conclusero il 31 con la resa degli occupanti, e la concomitanza di scontri armati con le festività natalizie vide d’Annunzio definire quei giorni Natale di sangue. Accusato dai nazionalisti per i fatti accaduti a Fiume, si difese affermando di non essere stato informato in maniera corretta da Giolitti sulle concessioni verso la Jugoslavia. Tale punto di vista verrà sviluppato nel suo libro Il conflitto di Fiume, la cui stampa sarà impedita dal regime fascista nel 1925 e che non avverrà che postuma, nel 1948, in una versione rimaneggiata dallo stesso generale. Nei confronti del fascismo, dopo un’adesione sostanziale, ma priva di esplicite prese di posizione, dichiarò nel 1924 il ritiro del suo consenso non verso quelle da lui definite “le idee originali del fascismo”, quanto sugli sviluppi seguenti e tale orientamento si concretizzò nella non conferma della fiducia al governo Mussolini. Assieme ad altri generali, con l’eccezione di Badoglio, Caviglia si allontanò allora dalla scena politica. Nel 1926 Mussolini gli conferì il grado di maresciallo d’Italia e nel 1930 il re Vittorio Emanuele III lo investì Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata. L’ultimo incarico ricevuto fu un’ispezione sulle Alpi nel 1939. Secondo quanto affermato nel suo Diario, nelle note relative ai giorni tra l’8 settembre 1943 ed il 10 di quel mese, Caviglia giunse nella capitale per “affari privati” la mattina dell’8 e chiese al generale Campanari di ottenere udienza presso il Re, che chiese, se non si fosse trattato di questioni urgenti, di fissare l’udienza al giorno 9. Alle ore nove della data prevista per l’incontro fu Campanari stesso a contattare Caviglia avvisandolo di aver trovato il Quirinale abbandonato e lo invitò a incontrarsi nella piazza antistante. A tale incontro prese parte anche il Generale Vittorio Sogno, che informò gli altri dei fatti seguiti alla resa pubblica dell’armistizio di Cassibile e con loro si diresse all’edificio del Ministero della Guerra, dove assieme al ministro titolare del dicastero Antonio Sorice tentarono di mettersi in comunicazione con il Re per ottenerne l’assenso ad una temporanea assunzione del ruolo di capo del governo e delle forze militari da parte di Caviglia. Benché una risposta positiva fosse stata regolarmente inviata da Vittorio Emanuele III, in quel momento a bordo dell’incrociatore Scipione l’Africano, nessun messaggio pervenne a Caviglia. Nonostante fossero iniziati già scontri tra reparti italiani e tedeschi, le grandi difficoltà organizzative e quelle prospettatesi nella possibilità di difendere Roma condussero Caviglia ad accettare l’ultimatum imposto da Albert Kesselring il 10 settembre 1943 che dispose il disarmo delle truppe e la dichiarazione della capitale come città aperta. Celebri le parole usate da Caviglia a colloquio col feldmaresciallo tedesco, il 13 settembre: “Voi vedete com’è ridotta l’Italia: come Cristo alla colonna. Su di essa tutti possono sputare o schiaffeggiarla e batterla”. Quando si costituì la Repubblica Sociale Italiana, Mussolini pensò di nominarlo capo dell’esercito repubblicano ma Pavolini e Buffarini Guidi gli fecero notare che era troppo anziano per un incarico così gravoso ed il Duce cambiò rapidamente idea. Caviglia fece ritorno a Finale Ligure, dove morì poco prima di un mese dalla fine dei combattimenti e fu sepolto nella basilica di San Giovanni Battista in Finale Ligure Marina. La salma fu trasferita nel 1952 nella torre di Capo San Donato (in cui è sepolta anche la figlia). Fotografia formato 22,8 x 18,4. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 18 dicembre 1932.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1929
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1929
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1929
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
22 febbraio 1919
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Cavaliere Commendatore dell’Ordine del Bagno
«Per meriti di guerra»
Arc. G2: Tiscornia Luigi in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata mod.16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Sampierdarena, 25 ottobre 1862 – Torino, 25 novembre 1950). Allievo alla Scuola Militare il 15 settembre 1879, uscì Sottotenente nel 19° Reggimento Fanteria il 24 aprile 1881. Tenente il 12 luglio 1883, passò al Distretto di Napoli il 30 luglio 1883 per poi tornare al 19° Fanteria il 13 agosto 1885. Ufficiale d’Ordinanza del Generale Sala Comandante del presidio di Spezia dal 27 novembre 1887 al 1° dicembre 1889, venne promosso Capitano nel 2° Reggimento Fanteria il 30 marzo 1890. Passò poi all’89° Reggimento Fanteria il 21 marzo 1895 e dal 13 febbraio al 29 giugno 1896 fu in Africa con il 29° Battaglione. Rientrato in Italia passò al 4° Reggimento Fanteria il 30 aprile 1903 ottenendo il grado di Maggiore nel 1° Fanteria il 29 settembre 1904. Tenente Colonnello nel 36° Reggimento Fanteria il 31 marzo 1910, ottenne il grado di Colonnello Comandante del 19° Reggimento Fanteria il 2 agosto 1914. Allo scoppio della guerra contro l’Austria guadagnò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia nel 1915 e il 29 agosto 1915 venne promosso Colonnello Brigadiere ottenendo il comando della Brigata Casale. Maggior Generale il 1° novembre 1915 meritò due Medaglie d’Argento al Valor Militare e la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Comandante della 24^ Divisione dal 2 marzo 1917 al 27 febbraio 1919 passò poi al comando della Divisione Territoriale di Ancona il 1° aprile 1919. Tenente Generale il 3 luglio 1921, fu Generale di Corpo d’Armata il 31 ottobre 1923 a disposizione, fece parte della Commissione Speciale Ricompense al Valor Militare dal 24 maggio 1924 per poi passare al comando del Corpo d’Armata di Torino il 25 agosto 1924. Il 25 ottobre 1928 venne collocato in Posizione Ausiliaria e il 26 febbraio 1929 fu nominato Senatore del Regno. Fotografia formato 30 x 24. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia decorato di Gran Cordone
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Grande Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro decorato di Gran Cordone
Medaglia d’argento al valor militare
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Croce d’oro per anzianità di servizio
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Arc. 3196: Piccioni Luigi in grande uniforme da Generale di Corpo d’Armata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Borgo Ticino, 8 luglio 1866 – Trieste, 1932). Entrato All’Accademia Militare di Torino, uscì Sottotenente di Artiglieria nel 1885 e venne promosso Tenente nel 23° Reggimento Artiglieria da Campagna nel 1888. Nel 1895 venne trasferito al 7° Reggimento Artiglieria da Campagna e nel dicembre del 1897 venne promosso Capitano e trasferito al 9° Reggimento Artiglieria da Campagna. Passò nel 1899 alla Direzione di Torino e da qui, nello stesso anno, alla Scuola di Guerra, terminata la quale, nel 1902, entrò nel Corpo di Stato Maggiore. Nel 1903 passò al 18° Reggimento Artiglieria da Campagna, solo per rientrare l’anno dopo allo Stato Maggiore prestando servizio prima alla Direzione di Verona, poi presso il comando del Corpo. Maggiore nel settembre 1909, non mutò sede di servizio fino al 1911, quando passò all’8° Reggimento Artiglieria da Campagna. Partecipò alla guerra di Libia, meritandovi due Medaglie d’Argento al Valor Militare. Il 23 ottobre 1913 fu promosso Tenente Colonnello e fatto rientrare allo Stato Maggiore quale capo della Divisione di Alessandria. Nel 1915 fu promosso Colonnello e destinato, allo scoppio della guerra, quale Capo di Stato Maggiore all’8^ Divisione, dove rimase agli ordini prima di Lang e poi di Marghieri, fino al 6 novembre 1915. Fu quindi destinato, con lo stesso incarico, al III Corpo d’Armata del Tenente Generale Camerana, dove rimase dall’8 novembre al 27 settembre 1916, maturando una conoscenza del settore squisitamente alpino del nostro fronte che mise poi a frutto nel 1918. Fu riconosciuto idoneo al comando di Brigata e destinato ad assumere il comando della Brigata Bari che lasciò il 10 maggio 1917. Ottenne la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia nel dicembre 1916 per come aveva saputo infondere nelle sue truppe il proprio sprezzo del pericolo. Promosso Maggior Generale lo stesso 10 maggio per meriti di guerra, fu destinato al Comando Supremo, dove restò fino al febbraio 1918, vivendovi quindi anche i mesi cruciali della rotta di Caporetto e della battaglia d’arresto. In occasione dello scoppio della polveriera di S. Osvaldo meritò la Medaglia di Bronzo. Il 25 febbraio 1918 tornò al comando di truppe al fronte, assumendo il comando della 5^ Divisione che guidò fino al 29 agosto successivo, affrontando vittoriosamente la Lawine Operation, cioè il tentativo del Gruppo austro-ungarico dell’arciduca Pietro Ferdinando di sfondare lo sbarramento del Tonale. In precedenza, aveva condotto a termine la conquista della Conca di Presena e dei Monticelli, per la quale era stato decorato con la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia del 19 settembre 1918. Tornato al servizio di Stato Maggiore fu assegnato, lo stesso 29 agosto 1918, quale di Capo di Stato Maggiore alla 7^ Armata, di un comandante non certo facile come il Tenente Generale Tettoni. Cedette l’incarico al collega Glejesesil 18 ottobre 1918. Sempre col grado di Maggior Generale, fu destinato cinque giorni dopo al comando della 6^ Divisione di Fanteria cecoslovacca che lasciò il 26 novembre successivo, solo per assumere quello dell’intero Corpo d’Armata cecoslovacco (Divisioni 6^ e 7^). Seguì tale grande unità anche dopo il suo rientro in patria, dove ottenne il comando delle truppe poste ad est della Morava perché quello supremo, cui mirava con il consenso del governo italiano, era stato affidato al Generale Pellè dell’esercito francese. Con i suoi reparti contrastò il tentativo di occupazione della Slovacchia ad opera delle truppe ungheresi di Bela Kun. Richiamato definitivamente in Italia, Generale Onorario nell’esercito cecoslovacco, ai primi di giugno 1919 lasciò il suo comando al generale francese Mittelhauser. In Italia assunse il comando della Divisione Militare di Roma, per poi passare in Posizione Ausiliaria Speciale (1920), alle dipendenze del Corpo d’Armata di Trieste. Nel 1923 fu promosso Generale di Divisione e nel 1927 di Corpo d’Armata, posto in aspettativa per riduzione quadri. Stabilitosi a Trieste, iscritto al PNF, fu prima presidente del locale Rotary Club, e quindi Governatore italiano dell’intera associazione. Fu inoltre presidente dello Stabilimento Prodotti Chimici S.A. di Fiume e Consigliere Superiore della Banca d’Italia. Fotografia formato 16,2 x 13. Fotografo: C. De Marchi – Milano.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Croce d’oro per anzianità di servizio
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 3423: Sani conte Ugo in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata con cappotto mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Ferrara, 1865 – Roma, 1945). Sottotenente del Reggimento Lancieri di Vittorio Emanuele II il 25 agosto 1885, venne promosso Tenente l’11 ottobre 1888. Capitano nel Reggimento Cavalleggeri di Piacenza il 9 gennaio 1898, fu Maggiore nel Reggimento Savoia Cavalleria il 22 dicembre 1907. Colonnello nel 191, fu Capo Ufficio Ispettore di Cavalleria. Capo di Stato Maggiore del Corpo di Cavalleria il 14 maggio 1915, partecipò alla guerra contro l’Austria. Maggior Generale comandante della Brigata Pinerolo il 18 maggio 1915, fu comandante della 9^ Divisione il 9 giugno 1917. Comandante del 23° Corpo d’Armata il 15 settembre 1917, venne promosso Tenente Generale il 20 giugno 1918, fu Comandante del 3° Corpo d’Armata il 5 gennaio 1919. Comandante del 4° Corpo d’Armata il 31 agosto 1919, venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 25 gennaio 1923. Ispettore Generale di Cavalleria nel 1927, venne collocato in Posizione Ausiliaria nel 1931. Collocato nella Riserva nel 1933, venne nominato Senatore il 16 novembre 1933. Fotografia formato 17,5 x 12,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2373: Carbone Vincenzo in grande uniforme da Generale di Divisione mod.16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Reggio Calabria, 26 marzo 1868 – Roma, 9 novembre 1949). Fu avviato giovanissimo alla carriera militare, al pari dei propri fratelli Domenico Carbone (generale), Demetrio Carbone (entrambi del Regio esercito) e Leonardo Carbone (generale medico della Regia marina), fu allievo dell’Accademia Militare di Torino, dove divenne ufficiale. Prese servizio nel 1886 con il grado di Sottotenente di fanteria nei Bersaglieri. Da Maggiore combatté nella guerra italo-turca negli anni 1911 – 1913. Durante tale campagna, fu decorato in Cirenaica nel 1913 con una prima Medaglia d’Argento al Valor Militare. Partecipò alla guerra contro l’Austria del 1915-18 segnalandosi quale comandante di brigata in ripetute azioni di guerra e meritandosi la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per la riconquista del Dosso Faiti sul Carso nel giugno 1917; una Medaglia di Bronzo sullo stesso Carso nell’agosto 1917; una seconda Medaglia d’Argento al Valore a Vittorio Veneto. Assunse nel 1919 le funzioni di Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Napoli e nel 1920 fu nominato comandante della Brigata Cagliari. Promosso Generale di Divisione nel 1924 ebbe successivamente il comando delle Divisioni Chieti e Messina per poi essere promosso Generale di Corpo d’Armata. Fotografia formato 15,5 x 11,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’ordine militare di Savoia
«Riconquista di Dosso Faiti» Carso giugno 1917
Medaglia d’argento al valor militare
Cirenaica 1913
Medaglia d’argento al valor militare
Vittorio Veneto 1918
Medaglia di bronzo al valor militare
Carso agosto 1917
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 2000: Guidetti Angelo Pietro in grande uniforme da Generale di Divisione mod.16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 ( Vercelli 1869 – ….). Sottotenente del Genio nel 1889, fu poi insegnante alla Scuola d’Applicazione di Artiglieria e Genio. Partecipò alla guerra contro l’Austria, divenendo Colonnello nel 1917: fu comandante del Genio del 10° Corpo d’Armata e meritò la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Dal 1920 al 1924 comandò in 2^ l’Accademia Militare quindi fu nominato comandante del Genio del Corpo d’Armata di Milano, nella quale carica fu promosso Generale di Brigata nel 1926. Nel 1927 venne incaricato dell’Ispettorato Generale del Genio e nel 1930, promosso Generale di Divisione fu nominato Ispettore del Genio. Fotografia formato 15 x 10,2. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata giugno 1933.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’Argento al Valore Militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Arc. 2106: Tocco Cesare in grande uniforme da Tenente Generale mod.16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (1864 – ….). Sottotenente di Fanteria nel 1883, divenne Colonnello nel 1915. Durante la guerra contro l’Austria del 1915-18 comandò il 153° Reggimento Fanteria meritandosi una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. In Posizione Ausiliaria nel 1917 venne promosso Maggior Generale e nel 1923 assunse il grado di Generale di Divisione nella Riserva. Fotografia formato 8 x 5,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. G2: Ferrari Giuseppe Francesco in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Lerici, 28 marzo 1865 – Lerici, 23 ottobre 1943). Sottotenente di Fanteria nel 1883, dopo la Scuola di Guerra passò nel Corpo di Stato Maggiore. Colonnello nel 1915, entrò in guerra come Capo di Stato Maggiore del IX Corpo d’Armata. Comandò quindi la Brigata Umbria dal novembre 1915 al giugno 1916 a Montepiano divenendo Maggior Generale. Poco dopo costituì il “nucleo Ferrari”, divenuto poi 56^ Divisione; operò nel settore di alta montagna delle Alpi di Fassa e per merito di guerra divenne Tenente Generale (1917). Comandante del XXII Corpo d’Armata occupò il settore di Asiago ed a capo del XX Corpo d’Armata combattè sulla Marcesina meritandosi la Commenda dell’Ordine Militare di Savoia. Ebbe il comando del XIV Corpo d’Armata nel 1919, alla fine del quale venne nominato Ispettore Generale della Guardia di Finanza. Istituì nel 1920 la Scuola Alpina per quel Corpo e nel 1923 fu nominato Capo dello Stato Maggiore centrale e membro del Consiglio dell’Esercito. Generale d’Armata e comandante designato d’Armata a Milano nel 1926. Nel 1927 divenne nuovamente Capo dello Stato Maggiore dell’Esercito, carica che tenne fino al 1928 quando fu nominato senatore. Dal 1937 al 1940 fu a capo della commissione di guerra. Fotografia formato 22,5 x 16. Fotografo: M. Chiodini – Roma.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
8 giugno 1897
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
20 giugno 1911
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
31 maggio 1917
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
30 dicembre 1917
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1º giugno 1918
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
19 settembre 1918
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
29 dicembre 1918
Croce al Merito di Guerra
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
27 ottobre 1919
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
1920
Medaglia interalleata della vittoria
1920
Croce d’Oro per anzianità di servizio
1921
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
1922
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
6 luglio 1923
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1º luglio 1926
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1932
Arc. G1: Taranto Alfredo in uniforme ordinaria da Generale di Corpo d’Armata mod.16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 ( Napoli 1866 – Napoli 1932). Sottotenente di Artiglieria il 25 agosto 1885, divenne Colonnello nel 1915 e fu Capo di Stato Maggiore del X Corpo d’Armata dal 24 maggio all’11 ottobre 1915. Colonnello Brigadiere Comandante della Brigata Sele il 29 marzo 1916, tenne il comando fino al 23 aprile 1917 e meritò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Il 21 dicembre 1916 fu promosso Maggior Generale e il 24 aprile 1917 fu Capo di Stato Maggiore della 4^ Armata. Ebbe poi il comando della 58^ e della 36^ Divisione e sul Carso meritò la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso Generale di Divisione nel 1920, ebbe il comando delle truppe dislocate in Dalmazia e nel 1921 assunse quello delle truppe della Tripolitania, dirigendovi operazioni militari contro i ribelli ed ottenendo il 26 febbraio 1923 la promozione a Generale di Corpo d’Armata per merito di guerra e la Croce di Grand’Ufficiale della Stella d’Italia. Rimpatriato nel 1925, comandò il Corpo d’Armata di Verona, di Napoli nel 1927 e di Trieste nel 1930. Nel 1932 fu collocato in Posizione Ausiliaria. Fotografia formato 22,5 x 14. Fotografo: SAF – Napoli.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna)
Arc. 2089. Di Benedetto Vincenzo in uniforme ordinaria da Tenente Generale in comando di Corpo d’Armata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 ( Enna 29 gennaio 1866 – Roma 16 dicembre 1942). Iniziò la sua carriera nel 1882. Uscito dalla Scuola Militare di Modena nel 1884, prestò servizio presso i Reggimenti di fanteria 2°, 40°, 11°, 7°, 25°e frequentò la Scuola Militare. Successivamente fu nel Regio Corpo Truppe Coloniali dell’Eritrea e nel 1911-12 combatté in Libia al comando del VII Battaglione Indigeni meritandosi un encomio solenne e una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Allo scoppio della Guerra contro l’Austria con il grado di Colonnello ebbe il comando dell’85° Reggimento Fanteria e sul San Michele ottenne la seconda Medaglia d’Argento. Una terza l’ebbe combattendo sul Pasubio, e nel 1917 fu promosso Maggior Generale per merito di guerra. Nel 1918, sul Piave, comandò la 19^ Divisione e si meritò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Dopo la guerra ebbe il comando della Divisione Messina, il 23 ottobre 1927, promosso Generale di Corpo d’Armata, quello della Regia Guardia di Finanza dedicandosi ad un intenso lavoro per potenziarne le compagnie. Infatti il Comando Generale subì modifiche strutturali con la creazione di vari uffici; fu riveduto il riparto territoriale e data applicazione al nuovo regolamento di servizio approvato nel novembre 1930. Per i sottufficiali e graduati in congedo, infine, venne sanzionata la conservazione dei gradi anche in caso di richiamo nell’Esercito (ramo terra) nella Marina (ramo mare). Dopo il collocamento a riposo fu nominato Senatore. Fotografia formato 17,5 x 13. Fotografo: Sconosciuto. Autografa, datata 10 settembre 1928.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
3 novembre 1910
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
30 dicembre 1917
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
10 giugno 1920
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
9 luglio 1922
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
25 ottobre 1931
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
14 gennaio 1916
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
20 gennaio 1921
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1º giugno 1930
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
24 gennaio 1932
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
1918
Medaglia d’Argento al Valore Militare
Libia 1911
Medaglia d’Argento al Valore Militare
San Michele 1916
Medaglia d’Argento al Valore Militare
Pasubio 1917
Croce al merito di guerra
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine di Scanderbeg (Albania)
16 ottobre 1930
Arc. 1978: Tesei Giuseppe in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod.16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Pedaso 21 novembre 1864 – 1939). Sottotenente di Artiglieria il 6 settembre 1888, venne promosso Tenente il 12 novembre 1889. Capitano di Stato Maggiore il 20 gennaio 1901, ottenne il grado di Maggiore a Disposizione del Comandante Destinato d’Armata a Napoli il 30 settembre 1910. Promosso Tenente Colonnello il 31 marzo 1914, prese parte alla guerra contro l’Austria e ottenne il grado di Colonnello Brigadiere e il comando della Brigata Bologna dal 5 giugno al 22 agosto 1917. Maggior Generale l’8 luglio 1917, fu Comandante della Brigata Siracusa dal 9 ottobre al 13 novembre 1917 meritandosi la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel 1920 venne collocato in Posizione Ausiliaria Speciale, il 1° febbraio 1923 venne promosso Generale di Divisione e nel 1933 fu nella Riserva. Fotografia formato 13,8 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
“Comandante di una Brigata di Fanteria, dava ripetute prove di perizia e di capacità di comandante e di coraggio personale nel guidare e condurre le sue truppe attraverso a notevolissimi disagi, a continue faticose marce, assai di sovente compiute in condizioni atmosferiche avverse e di notte, susseguite da occupazioni di posizioni e da apprestamenti difensivi e bene spesso a contatto del nemico, dal quale ebbe molestie frequenti e col quale sostenne notevoli combattimenti. Infondendo nelle sue truppe alto spirito combattivo e profondo sentimento militare, le mantenne salde e compatte fino al completo assolvimento del grave compito ad esso affidato, portando i resti della sua Brigata in ottime condizioni morali dietro dil Piave” 24 ottobre – 9 novembre 1917
Medaglia d’oro di benemerenza per il terremoto calabro-siculo
«Per essersi segnalato nel prestare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1908»
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia interalleata della vittoria
Croce d’Oro per anzianità di servizio
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 557: Chiarizia Ettore in uniforme ordinaria da Tenente Generale Commissario mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Napoli, 13 giugno 1871 – Roma, 10 novembre 1938). Sottotenente Commissario nel 7° Corpo d’Armata di Ancona il 14 aprile 1892, fu Tenente nel 10° Corpo d’Armata di Napoli il 9 luglio 1896. Capitano il 17 giugno 1906, fu Tenente Colonnello presso la Direzione del Commissariato di Firenze il 31 ottobre 1917 per poi passare a quello di Palermo. Fu trasferito poi all’Ispettorato del Servizio del Commissariato il 13 gennaio 1920 e venne promosso Colonnello nel 1920. Maggior Generale Commissario il 22 gennaio 1930, fu Ispettore Commissario della 1^ Zona di Milano e il 10 gennaio 1934 fu Tenente Generale Commissario Capo del Corpo e Ispettore dei Servizi di Commissariato. In Posizione Ausiliaria il 12 aprile 1937, fu Tenente Generale Capo Onorario con rango e uniforme da Generale di Corpo d’Armata dal 28 aprile 1937. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: G. Micheli – Roma.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 2376: Rossi Giustiniano in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Saluzzo, 1852 – Torino, 1931). Sottotenente di Fanteria nel 1975, fu in Eritrea nel 1887 e al rientro in patria frequentò la Scuola di Guerra. Colonnello nel 1904, fu al comando dell’85° Reggimento Fanteria e successivamente fu Comandante in 2^ alla Scuola di Applicazione di Parma. In Posizione Ausiliaria nel 1910, venne promosso Maggior Generale nel 1914 e allo scoppio della guerra contro l’Austria venne richiamato e posto per due anni al comando della Scuola Militare di Modena. Promosso Tenente Generale nel 1917, comandò la Divisione Territoriale di Perugia e dopo la guerra fu ricollocato in congedo e poi trasferito nella Riserva. Fotografia formato 14,3 x 9,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. G4: Sestilli Giovanni in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Ancona, 2 marzo 1867 – 19..). Sergente del 30° Reggimento Fanteria, venne promosso Sottotenente di Complemento il 20 maggio 1889presso il Distretto di Anconae poi assegnato al 14° Reggimento Fanteria. Dimissionario il 13 novembre 1890, fu Sergente nel 50° Reggimento Fanteria e poi Allievo alla Scuola Sottufficiali nel 1892. Sottotenente nel 25° Reggimento Fanteria il 12 settembre 1893, fu in Africa dal 17 febbraio al 13 giugno 1896. Tenente l’8 giugno 1897, venne trasferito nei CC.RR. nella Legione Allievi il 15 febbraio 1900. Traferito nella Legione di Milano Tenenza di Brescia il 9 maggio 1901, passò poi alla Legione di Roma Tenenza di Foligno il 18 dicembre 1901. Associato al Comando Generale il 2 luglio 1903, fu alla Legione di Bologna Tenenza di Rimini il 21 marzo 1907. Promosso Capitano il 30 dicembre 1909 presso la Legione di Napoli presso la Compagnia di Vallo Lucania. Passato alla Legione di Milano il 28 luglio 1910, ottenne il grado di Maggiore l’11 luglio 1915 e fu a disposizione dell’Ufficiale Inquadramento del 7° Deposito di Fanteria. Prese parte alla guerra contro l’Austria e fu presso il Comando Mobile dei CC.RR. del 6° Corpo d’Armata l’11 luglio 1916. Tenente Colonnello il 10 giugno 1917 con anzianità 10 agosto 1916, passò alla Legione Allievi il 27 ottobre 1917 per poi passare a disposizione della Legione di Roma il 7 luglio 1918. Colonnello il 22 febbraio 1920 con anzianità 25 novembre 1919, fu Comandante della Legione di Napoli. Brigadiere Generale il 16 giugno 1922 venne posto al comando del 1° Gruppo Legioni di Torimo. Generale di Brigata il 25 gennaio 1923, fu al comando del 3° Gruppo Legioni di Trieste l’8 febbraio 1925. Generale di Divisione il 22 maggio con anzianità 9 gennaio 1926, fu Vice comandante dei CC.RR. In Posizione Ausiliaria il 1° marzo 1931, venne promosso Generale di Divisione con rango di Corpo d’Armata in Riserva il 20 dicembre 1937. Fotografia formato 41 x 27,5 Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G2: Gazzera Pietro in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Bene Vagienna, 11 dicembre 1879 – Cirié, 30 giugno 1953). Entrò all’Accademia Militare di Torino il 19 ottobre 1896, da cui uscì diciannovenne con il grado di Sottotenente d’Artiglieria. Dal 20 luglio 1899 frequentò poi la Scuola di Applicazione di Artiglieria e Genio. Il 13 ottobre 1905 venne ammesso con il grado di Tenente alla Scuola di Guerra, da cui uscì il 20 agosto 1908, classificandosi primo nel suo corso. Promosso Capitano nel 1910, partecipò alla guerra italo-turca nel 1911, segnalandosi l’anno seguente a Sidi Said e Macabez e meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1912 fu chiamato a insegnare alla Scuola di Guerra. Durante la Prima guerra mondiale prestò servizio come addetto al reparto operazioni del Comando Supremo, e successivamente a quello della 6ª Armata e meritandosi la promozione a Colonnello per merito di guerra. Decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per la battaglia del Piave. Al termine delle ostilità, con il grado di Brigadiere Generale, fu plenipotenziario italiano nella commissione armistiziale, ed in tale veste risultò tra i firmatari dell’Armistizio di villa Giusti. Dopo la fine della guerra divenne comandante della Brigata di Fanteria Basilicata, poi vicecomandante della Scuola di guerra, ed infine presidente del Tribunale Militare Speciale di Torino. Nel 1923 fu inviato in Albania come presidente della commissione internazionale di delimitazione dei confini, succedendo al Generale Enrico Tellini, rimasto ucciso in un attentato. Ritornò in patria nel 1925 per assumere il comando della Scuola di Guerra, e successivamente della Divisione Territoriale di Genova. Sotto il fascismo il 24 novembre 1928 fu nominato da Mussolini Sottosegretario di Stato al Ministero della guerra, e dal 12 settembre 1929 Ministro della guerra. Il 31 luglio 1930 venne promosso Generale di Corpo d’Armata. All’inizio del 1931 decise di inglobare la Milizia Nazionale per la Sicurezza Volontaria (MVSN) all’interno del Regio esercito. Nel febbraio dello stesso anno entrò in aperto contrasto con il segretario del Partito Nazionale Fascista, Giovanni Giuriati, per via delle critiche espresse da quest’ultimo sulla Commissione Suprema di Difesa, e sullo Stato Maggiore dell’esercito. Entrò successivamente in contrasto con Mussolini, ed il 22 luglio 1933 dovette dimettersi dall’incarico, sostituito dallo stesso Mussolini, che scelse come sottosegretario il Generale Federico Baistrocchi. Il 2 luglio dello stesso mese venne promosso Generale Comandante Designato d’Armata, e collocato a disposizione. Il 30 ottobre 1933 venne nominato senatore del Regno. Nel 1938 venne richiamato in servizio e nominato Governatore di Galla e Sidama, nella parte meridionale dell’Etiopia, con capitale Gimma. Durante la Campagna dell’Africa Orientale Italiana, svoltasi nel corso della Seconda guerra mondiale fu comandante superiore delle forze armate dell’Africa Orientale Italiana e responsabile dello scacchiere sud, comprendente il Governatorato di Galla e Sidama. Nel luglio del 1940 il Generale Gazzera occupò il forte di Gallabat e quello di Kurmuk nel Sudan Anglo-Egiziano. Dal 23 maggio al 6 luglio 1941, in seguito alla resa del Duca d’Aosta fu governatore dell’Africa Orientale Italiana e viceré d’Etiopia. Alle sue truppe si unirono anche quelle del Generale Carlo De Simone che si erano ritirate da Addis Abeba. Tentata una difesa presso la città di Soddu i reparti italiani si ritirarono oltre il fiume Omo Bottego. Qui l’attacco britannico infranse le linee italiane arrivando in pochi giorni ad occupare Gimma. Il 4 luglio i britannici raggiunsero Dembidollo. In seguito alla sconfitta militare le truppe italiane guidate da Gazzera si ritirarono nella regione del Galla Sidama e il 6 luglio 1941, dopo essere entrate in contatto con le forze belghe del generale Gilliaert, provenienti dal Congo Belga, ottennero di arrendersi con l’onore delle armi. Consegnato successivamente ai britannici fu prigioniero in Kenya, India e poi negli Stati Uniti. Dopo la firma dell’Armistizio di Cassibile del settembre 1943, venne rimpatriato. Il suo primo incarico fu di garantire l’ordine pubblico durante il Congresso di Bari, prima assise politica tenutasi dopo la caduta del fascismo. Ricevette successivamente la nomina ad Alto Commissario per i prigionieri di guerra, incarico mantenuto fino al termine del conflitto. Il 7 agosto 1944 venne deferito all’Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo, e dichiarato decaduto dalla carica di senatore il 30 ottobre dello stesso anno. Nel primo dopoguerra si ritirò a vita privata, spegnendosi a Cirié il 30 giugno 1953. Fotografia formato 23 x 17. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
19 luglio 1941
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia d’argento al valore militare
Croce al Merito di Guerra
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Sant’Alessandro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Imperatore Menelik II
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Scanderbeg
Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo
Cavaliere di Gran Croce di I classe dell’Ordine al Merito della Repubblica Austriaca
Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica di Ungheria
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Sant’Agata
Gran Croce dell’Ordine del Granduca Gediminas
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore
Commendatore dell’Ordine della Stella di Romania
Compagno dell’Ordine di San Michele e San Giorgio
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Bianca di Serbia
Cavaliere di VI Classe dell’Ordine del Sol Levante
Croix de Guerre francese del 1914-1918 con palma di bronzo
Arc. 3007: Pizzarello Ugo in uniforme ordinaria da Generale di Divisione mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Macerata 14 luglio 1877 – Firenze 29 settembre 1959). Allievo alla Scuola Militare di Modena nel 1895, uscì Sottotenente nel 7° Reggimento Alpini il 6 gennaio 1898. Il 20 gennaio 1901 venne promosso Tenente e il 31 marzo 1912 fu Capitano nell’8° Reggimento Alpini. L’11 novembre 1915 venne promosso Maggiore Comandante il Battaglione Alpini Tolmezzo. Nel febbraio 1916 fu promosso Tenente Colonnello e il 20 dicembre 1916 fu Comandante del 10° Reggimento Fanteria. Ottenne i gradi di Colonnello il 24 maggio 1917 e il 25 giugno dello stesso anno ottenne la medaglia d’Oro al Valor Militare. Nell’agosto del 1918 fu Commissario alla Conferenza di Pace in Francia e nel 1922 ottenne il comando del 69° Reggimento Fanteria. Nel 1924 passò al comando del 157° Reggimento Fanteria e nel 1925 ottenne il grado di Generale di Brigata comandante la Brigata Alpi. Nel 1927 passò al comando della 27^ Brigata Fanteria e il 18 dicembre 1930 venne promosso Generale di Divisione. Nel 1932 venne trasferito al comando della Divisione di Bari e nel 1934 fu Capo Ufficio di Collegamento con il Comando Generale della M.V.S.N.. Nel 1935 fu Comandante della Zona militare di Roma e il 14 luglio 1937 ottenne il grado di Generale di Corpo d’Armata e destinato al Ministero della Guerra per incarichi speciali. Nel 1941 passò nella Riserva. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
2 giugno 1911
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
24 maggio 1924
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
17 aprile 1930
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
20 aprile 1934
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
5 giugno 1941
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
13 settembre 1917
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
4 giugno 1931
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
16 giugno 1936
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
26 settembre 1942
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
15 novembre 1916
Medaglia d’oro al valor militare
25 giugno 1917
Medaglia d’argento al valore militare
Medaglia d’argento al valore militare
Medaglia di bronzo al valor militare
5 giugno 1910
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. G3: Corselli Rodolfo in uniforme ordinaria da generale di Divisione mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Palermo, 16 agosto 1873 – 1951). Sottotenente nel 57° Reggimento Fanteria il 12 settembre 1893, venne promosso Tenente l’8 febbraio 1897. Capitano nell’86° Reggimento Fanteria il 15 marzo 1908 venne trasferito allo Stato Maggiore nel 1910. Frequentò la Scuola di Guerra e si distinse durante la campagna italo-turca (1912 – 13) meritandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare a Benina e a Regima nell’aprile del 1913. Partecipò alla grande guerra ottenendo la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e il 25 febbraio 1917 venne promosso Colonnello. Capo di Stato Maggiore dell’Intendenza di Corpo d’Armata dal 20 maggio 1917 al 20 settembre 1917 passò all’11° Corpo d’Armata come Capo di Stato Maggiore dal 26 novembre 1917 al 20 giugno 1918. Fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Palermo nel 1919 e Comandante della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento e Allievi Sottufficiali di Palermo. Generale di Brigata nel 1925, fu comandante della Brigata Marche nel 1926 per poi passare al comando della 26^ Brigata Salerno. Il 10 maggio 1929 venne promosso Generale di Divisione per poi assumere il comando dell’Accademia Militare di Modena e della Scuola di Applicazione di Parma il 16 ottobre 1929. Il 30 settembre 1931 passò al comando della Divisione Imperia e il 18 settembre 1933 fu a Disposizione. Il 16 ottobre 1934 venne promosso Generale di corpo d’Armata e nel 1935 fu comandante della Difesa Territoriale di Roma. Nel 1937 venne collocato in Posizione Ausiliaria e nel 1939 passò nella Riserva. Fotografia formato 24 x 16. Fotografo: M. Cilento – Salerno.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valore militare
Benina e Regima 1913
Arc. G3: S.A.R. Umberto di Savoia principe di Piemonte in uniforme di gala da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Racconigi, 15 settembre 1904 – Ginevra, 18 marzo 1983). Fotografia formato 37,5 x 27,5. Fotografo: Vaghi – Parma.
Arc. G4: Pintòr Pietro in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Cagliari, 20 maggio 1880 – Cartosio, 7 dicembre 1940). Nacque a Cagliari il 20 maggio 1880, figlio di Giacomo, medico primario dell’ospedale civile, e della signora Antonietta Leo. Si arruolò volontario nel Regio Esercito all’età di diciotto anni, conseguendo l’anno successivo la nomina a Sottotenente di artiglieria. Partecipò alle fasi iniziali della prima guerra mondiale come ufficiale di Stato Maggiore, venendo promosso Tenente Colonnello nel maggio 1917. Dopo la disfatta di Caporetto, il 16 novembre 1917 divenne membro della delegazione italiana presso il Consiglio superiore di guerra di Versailles. Il 6 gennaio 1918 fu promosso Colonnello, e tra l’ottobre ed il novembre dello stesso anno si distinse durante la battaglia di Vittorio Veneto al comando dell’11º Reggimento Artiglieria. Le sue doti furono premiate con la concessione della Croce di Cavaliere e successivamente di quella di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, di una Medaglia d’Argento al Valor Militare e di una promozione per merito di guerra. Lasciò il comando del reggimento d’artiglieria nel gennaio 1919, e nel corso di quell’anno fu nominato comandante dell’Ufficio addestramento del Regio Esercito. Tra il 1921 e il 1925 fu Istruttore militare del Principe Ereditario Umberto di Savoia, e tra il dicembre del 1925 e l’agosto del 1928 prese parte alle operazioni per la riconquista della Libia come comandante dell’artiglieria, distaccato presso il quartier generale della Tripolitania. Il 17 agosto 1928 fu promosso Generale di Brigata per meriti eccezionali, ed assunse l’incarico di direttore della Scuola di guerra dell’esercito che mantenne fino al 23 settembre 1933. In quello stesso mese fu nominato comandante della 5ª Divisione Fanteria “Cosseria”. Il 12 settembre del 1935, in vista dello scoppio della guerra d’Etiopia, assunse il comando del neocostituito Corpo d’Armata L.B. che aveva il compito di proteggere la colonia italiana da un possibile attacco proveniente dall’Egitto e dalla Tunisia. Nel dicembre 1936 passò alla testa del Corpo d’Armata di Udine, e tra l’aprile 1937 e l’ottobre 1938 fu comandante del XXI Corpo d’Armata di stanza in Libia. Promosso Generale di Corpo d’Armata nel 1936, il 10 settembre 1938 fu elevato al rango di Generale designato d’Armata, che in caso di guerra avrebbe assunto il comando della 3ª Armata di mobilitazione. All’atto dell’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, assunse il comando della 1ª Armata, schierata lungo il settore meridionale delle Alpi fino alla costa ligure. I primi dieci giorni di guerra alla Francia trascorsero senza che vi fossero azioni offensive da parte delle truppe italiane, ed egli li definì guerra senza ostilità. Il 20 giugno Mussolini ordinò al Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Mario Roatta, di passare risolutamente all’offensiva su tutto il fronte alpino il giorno seguente, ma Roatta replicò che l’esercito era “assolutamente impreparato” ad attaccare. Mussolini, in risposta, modificò i propri piani richiedendo un’offensiva in grande stile solo lungo il tratto settentrionale del fronte alpino. Dopo la firma dell’armistizio, il 27 giugno assunse l’incarico di Presidente della Commissione Italiana d’Armistizio con la Francia (CIAF), carica che mantenne fino alla data della sua morte. Il 28 giugno presiedette la prima riunione della Commissione Armistiziale, in cui vennero create delle sotto-commissioni incaricate di affrontare le questioni generali e le questioni relative alle forze armate dell’esercito, della marina e dell’aeronautica francesi. Pur accorgendosi ben presto che alla capitolazione francese non sarebbe seguita quella dell’Impero britannico, rimase fedele alla politica adottata da Mussolini nei confronti della Francia. Dopo la destituzione del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio dalla carica di Capo di Stato Maggiore Generale, avvenuta nel mese di novembre, egli fu per breve tempo preso in considerazione come suo sostituto, ma Mussolini gli preferì Ugo Cavallero. Nel mese di dicembre, poco prima della sua morte, emise una circolare che dichiarava gli ufficiali del CIAF come ufficiali di complemento in congedo permettendo loro di indossare abiti civili. Il 7 dicembre 1940 decollò da Roma a bordo di un aereo Savoia-Marchetti S.79 Sparviero, in compagnia del Generale di squadra aerea Aldo Pellegrini, per raggiungere la sede della Commissione che si trovava a Torino. Il velivolo precipitò, probabilmente a causa delle cattive condizioni atmosferiche, nei pressi di Cartosio, al confine tra le province di Savona ed Alessandria, causando la morte dell’equipaggio e di tutti i passeggeri. Dopo la sua morte, avvenuta all’età di sessant’anni, nel corso del 1941 l’Istituto Superiore di Guerra pubblicò un opuscolo biografico di venticinque pagine intitolato: Il generale Pietro Pintor, 1880-1940: Cenni biografici. Fotografia formato 24,5 x 18. Fotografo: R. Teoffoni – Torino.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
12 agosto 1916
Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia
17 maggio 1919
Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia
16 gennaio 1941
Medaglia d’argento al valor militare
«Assunto il comando di un reggimento di artiglieria da campagna, nella imminenza di una battaglia, dirigeva il fuoco delle sue batterie con perizia ed ardimento da un osservatorio esposto e battuto sull’argine del Piave. Avanzando oltre il Piave con i reparti di fanteria fin sulle prime linee allo scopo di raccogliere la maggior somma di elementi sulla situazione veniva a trovarsi in una zona vivamente battuta da fucileria e mitragliatrici nemiche, e sebbene i pochi organi del suo comando fossero ridotti per la perdita di un ufficiale caduto ferito a lui da presso, dava con calma e serenità esemplari, tutte le disposizioni che la situazione richiedeva. Piave, 28-29 ottobre 1918.» Regio Decreto 4 gennaio 1920
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto del 3 giugno 1916
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto del 22 luglio 1925
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto del 14 gennaio 1938
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 16 gennaio 1939
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 16 gennaio 1939
Arc. 2037: Scimeca Vito in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Ciminna PA 8 gennaio 1875 – 1953). Allievo alla Scuola Militare di Modena ne uscì Sottotenente di Fanteria il 20 ottobre 1895. Il 29 dicembre 1898 venne promosso Tenente nell’86° Reggimento Fanteria, il 1° luglio 1909 ottenne il grado di Capitano nel 35° Reggimento Fanteria e promosso Maggiore divenne poi Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore della 34^ Divisione il 12 settembre 1915. Venne trasferito alla 11^ Divisione dal 3 giugno al 23 settembre 1916 e il 26 luglio 1917 venne promosso Colonnello e fu Delegato presso le truppe in Francia. Dal novembre 1918 al settembre 1919 fu Rappresentante italiano nella Commissione per l’Armistizio e poi passò al comando del 35° Reggimento Fanteria. Nel 1926 fu comandante del 6° Distretto Militare di Bologna e il 9 ottobre 1927 ottenne il grado di Generale di Brigata Comandante della 6^ Brigata di Fanteria e poi Ispettore Mobilitato della Divisione di Milano. Generale di Divisione il 7 ottobre 1933 fu Comandante della Divisione Timavo a Trieste e nel 1935 Comandante del Corpo d’Armata di Bari. Il 1° luglio 1937 venne promosso Generale di Corpo d’Armata presso il Ministero della Guerra per incarichi speciali a Bologna e nel 1940 venne collocato nella Riserva. Fotografia da negativo formato 15 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2112: Muratori Stanislao in grande uniforme da Generale di Brigata ( Guardia di Finanza) mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 ( Roma 1° novembre 1875 -…). Colonnello Comandante della 10^ Legione di Napoli, venne promosso Generale di Brigata Comandante della 3^ Zona di Napoli nel 1933. Dal 1948 al 1957 fu Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia. Fotografia formato 15 x 12. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. G1: Zicavo Enrico in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (La Spezia 28 agosto 1874 – Roma 5 settembre 1934). Sottotenente del Genio il 5 settembre 1894 venne promosso Tenente nella Direzione di Roma il 17 febbraio 1898. Il 17 febbraio 1910 ottenne il grado di Capitano nel Battaglione Specialisti e nel 1915 fu Maggiore nell’Organizzazione Servizi Aereonautici e Difesa Antiaerea del Comando Supremo. Il 18 giugno 1917 venne promosso Tenente Colonnello Comandante del Raggruppamento Aerostieri e Dirigibilisti e successivamente Colonnello. Ottenne il grado di Generale di Brigata e nel 1932 venne collocato in Posizione Ausiliaria. Fotografia formato 24,5 x 18,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2106: Generale di Brigata in grande uniforme mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933. Fotografia formato 13,3 x 8,2. Fotografo: T. Tasquini – Bologna.
Arc. G2: Todisco Giuseppe in grande uniforme da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Napoli 03 dicembre 1866 – 1932). Sottotenente nel 10° Reggimento Bersaglieri il 25 agosto 1885, venne promosso Tenente l’11 ottobre 1888. Promosso Capitano nel 6° Reggimento Bersaglieri il 23 settembre 1901, partecipò alla guerra italo-turca e vi meritò la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Ottenne il grado di Maggiore nel 7° Reggimento Bersaglieri il 30 settembre 1912 e il grado di Tenente Colonnello Comandante il 45° Battaglione del 19° Reggimento Bersaglieri dal 24 maggio al 30 novembre 1915. Entrato in guerra fu comandante del 36° Reggimento Fanteria dal 5 dicembre 1915 al 20 ottobre 1916. Il 29 aprile 1916 venne promosso Colonnello e nel 1919 venne collocato in Posizione Ausiliaria. Nel 1926 per infermità di guerra passò nel ruolo speciale nel quale venne promosso Generale di Brigata nel 1927. Fotografia formato 29,5 x 20. Fotografo: A. Pesce – Napoli.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di bronzo al valor militare
Libia 1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Arc. G1: Pavone Giuseppe in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Potenza, 27 ottobre 1876 – Torchiara 1944). All’età di diciotto a si arruolò volontario nel Regio Esercito, assegnato all’arma di Fanteria. Sottotenente nel 1896, divenne Tenente nel 1900, e Capitano nel 1911. Con lo scoppio della guerra italo-turca partì per la Libia, e al comando di una compagnia del 35º Reggimento Fanteria “Pistoia” prese parte ai combattimenti di Derna e all’occupazione di Misurata. Dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, combatté sul fronte italiano. Ardito comandante di battaglione di fanteria e dei reparti d’assalto della 3ª Armata, divenne Maggiore nel 1916, Tenente Colonnello nell’agosto 1917 e Colonnello per merito di guerra nel novembre dello stesso anno. Ferito sul Podgora, al termine del conflitto risultava decorato con due Medaglie d’Argento e tre di Bronzo al Valor Militare. Nel primo dopoguerra fu commissario civile di Volosca, comandando successivamente il 18º Reggimento Fanteria “Acqui” (maggio 1924-febbraio 1926), il 64º Reggimento Fanteria “Cagliari” (febbraio-1 novembre 1926), e il 30º Reggimento Fanteria “Pisa” (novembre 1926-16 gennaio 1930). Promosso al grado di Generale di Brigata il 16 gennaio 1930, divenne Ispettore di mobilitazione della divisione di Livorno, e comandò poi la 3ª Brigata Fanteria ad Alessandria. Promosso Generale di Divisione il 22 luglio 1933, fu destinato al comando della Divisione militare territoriale del “Piave” a Padova. Nel febbraio 1935 assunse il comando della 29ª Divisione Fanteria “Peloritana” alla cui testa partì per la guerra d’Etiopia. La Grande Unità fu schierata sul fronte somalo, il cui comandante era il generale Rodolfo Graziani, distinguendosi nella battaglia del Ganale Doria. Nel febbraio 1936 rientrò in Patria, venendo posto per breve tempo in congedo. Nel 1938 fu assegnato in servizio presso il Corpo d’armata di Napoli con incarichi speciali. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì alla resistenza entrando nel Partito d’Azione, e fu uno dei fautori, insieme a Benedetto Croce, della costituzione dei Gruppi Combattenti Italiani, che nell’intenzione dovevano affiancarsi alle truppe Alleate nella liberazione della penisola italiana. Insieme a Pasquale Schiano, Raimondo Craveri e Alberto Tarchiani, il 24 settembre ebbe un incontro con il Generale William Donovan dell’Office of Strategic Services presso il Quartier generale della 5ª Armata statunitense a Paestum, che si concluse con il rilascio dell’autorizzazione. Sorsero quindi, ufficialmente, i Gruppi Combattenti Italia, i cui volontari iniziarono ad affluire a partire dal 10 ottobre, ed a addestrarsi nella campagne. La notizia arrivò al governo del sud, a Bari, e sia Pietro Badoglio che Vittorio Emanuele III non tollerarono la cosa, facendo pressione sugli inglesi affinché il “Gruppo Pavone” venisse sciolto. Quando alla testa della Commissione di controllo degli Alleati a Napoli giunse il Generale inglese Brian Robertson, quest’ultimo nominò suoi portavoce due generali italiani, tra cui Antonio Basso. Il Gruppo Pavone fu così sciolto il 1º novembre, e lui ritornò a vivere nella sua casa a Torchiara. Fotografia formato 20 x 12,5. Fotografo: Sconosciuto. Autografa.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di battaglione, sotto intenso fuoco di artiglieria, di fucileria e di mitragliatrici, conquistava un’importante posizione nemica, mantenendola saldamente, respingendo brillantemente tre successivi contrattacchi ed infondendo, con la sua presenza, slancio, ardimento e spirito di resistenza nei suoi dipendenti. Flondar, 26 maggio 1917.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante delle truppe di prima linea del settore Cavallino, in condizioni difficili di terreno, contro un nemico superiore di forze, sotto violenti bombardamenti, col suo valoroso impulso respinse sempre gli attacchi avversari, conservando intatta la linea che gli era stata affidata. Settore di Cavazuccherina, 14-30 novembre 1917.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Con intelligenza, calma e serenità, coadiuvò efficacemente il comandante di reggimento nel portare ripetutamente ordini lungo la fronte di combattimento. Podgora, 10 giugno 1915.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Più volte si portò intrepido, ove più ferveva il combattimento per diramare ordini, ricevere ed assumere informazioni ed incitare i combattenti, adempiendo in ogni circostanza il suo mandato con calma e serenità esemplari. Podgora, 18 ottobre-30 novembre 1915.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di reparti d’assalto, data energiche ed intelligenti disposizioni, mosse contro un casello ferroviario organizzato a difesa e nido di mitragliatrici nemiche, ed alla testa dei suoi uomini, lo occupò. Minacciato di accerchiamento da parte di soverchianti forze nemiche, sventò tale minaccia, ritraendosi ordinatamente in una posizione arretrata, da cui nettamente contenne poi l’irruzione nemica. Montello, Nervesa, 19-23 giugno 1918.»
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 11 marzo 1941
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3133: Invernizzi Gino in uniforme ordinaria da Generale di Brigata 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Roma, 2 dicembre 1877 – Trento, 3 maggio 1930). Allievo all’Accademia Militare l’11 dicembre 1894, fu Sottotenente di Artiglieria il 4 luglio 1897 con anzianità 30 ottobre 1896. Allievo alla Scuola di Applicazione, venne promosso Tenente di Artiglieria da Montagna l’8 agosto 1899. Trasferito alla 6^ Brigata di Artiglieria da Fortezza il 24 ottobre 1901, venne destinato al 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza a Torino il 1° novembre 1902. Alla Scuola di Guerra il 19 ottobre 1905, passò all’11° Reggimento Artiglieria il 18 aprile 1907 per poi passare allo Stato Maggiore del Comando di Corpo il 1° novembre 1908. Passato alla Divisione Roma dal 13 maggio 1909 al 2 giugno 1910 venne promosso Capitano nel 1° Reggimento Artiglieria da costa il 10 agosto 1909. Trasferito al 3° Reggimento Artiglieria il 9 giugno 1910, fu presso lo Stato Maggiore della Divisione Ravenna il 30 giugno 1915. Partecipò alla guerra contro l’Austria e dal 1° aprile al 26 maggio 1916 fu Capo di Stato Maggiore del 6° Corpo d’Armata. Promosso Tenente Colonnello il 15 settembre 1916, fu Capo di Stato Maggiore della 49^ Divisione dl 10 ottobre 1916 al 20 maggio 1917. Passò poi a guidare lo stato Maggiore della 69^ Divisione dal 16 luglio al 5 ottobre 1917 e il 16 agosto 1917 ottenne il grado di Colonnello . Capo di Stato Maggiore del 23° Corpo d’Armata dal 9 ottobre 1917 al 20 dicembre 1918, fu membro della Commissione Armistizia a Vienna e Commissario di controllo in Germania. Capo Missione in America Latina, fu nello Stato Maggiore della divisione Roma facente quadro il 1° gennaio 1924. Comandante del 9° Reggimento Artiglieria Pesante dal 1° gennaio 1925 fu a Disposizione il 5 dicembre 1926. Generale di Brigata il 31 dicembre 1926, fu Ispettore alla mobilitazione della divisione Territoriale di Bolzano. Fotografia formato 12,2 x 8,2. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3088. Ragni Ottorino in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933. (Reggio Emilia 27 gennaio 1870 – 19..). Sottotenente all’Accademia di Modena nel 1889, Tenente nel novembre 1893, fu in Africa Orientale per la campagna del 1895-96, passando alla sua conclusione nel corpo degli Alpini. Nel 1905 prese servizio nel 2° Reggimento Alpini a Saluzzo e vi rimase fino al dicembre dello stesso anno, quando venne promosso Capitano e destinato al 3° Reggimento Alpini a Torino. Nel 1915 fu promosso Maggiore e destinato al comando del Battaglione Alpini Val Toce con cui entrò in guerra e combatté fino al 28 giugno, data in cui fu ferito nel settore del Monte Nero, meritando una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Ristabilitosi, assunse il 17 novembre 1915 il comando del Battaglione Alpini Intra che tenne fino al 6 novembre 1916, combattendo ormai Tenente Colonnello nella zona di Prima Lunetta e Monte Cima nel Gruppo del Lagorai, dove ottenne una seconda Medaglia d’Argento. Promosso Colonnello, comandò dal 5 dicembre 1916 al 7 settembre 1917 l’8° Gruppo Alpini, combattendo la battaglia dell’Ortigara agli ordini del Colonnello Brigadiere J. Cornaro, nel 1° Raggruppamento Alpini e meritando la terza Medaglia d’Argento. Passò quindi a comandare il 13° Gruppo Alpini, col quale combatté sul Grappa nel settore del XXX Corpo d’Armata, lottando in particolare sui Solaroli ed entrando per primo in Feltre. Per tali azioni ricevette con Regio Decreto del 17 maggio 1919 la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel dopoguerra ebbe il comando del 4° Reggimento Alpini e nel 1926 ottenne la nomina a Generale Brigata. destinato alla Divisione di Alessandria quale Ispettore di Mobilitazione. Nel 1927 assunse il comando dell’11^ Brigata di Fanteria e nel 1931 del Presidio Militare di Genova. L’anno successivo fu collocato in Posizione Ausiliaria. Fotografia formato 14,5 x 9,0. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
17 maggio 1919
Medaglia d’argento al valore militare
Monte Nero 28 giugno 1915
Medaglia d’argento al valore militare
Cima Lunetta Monte Cima 1916
Medaglia d’argento al valore militare
Ortigara 1917
Arc. 3378: Iannelli Camillo in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Catanzaro, 19 luglio 1870 – Alassio, 1953). Allievo Ufficiale il 30 ottobre 1888, fu Sottotenente nel 21° Reggimento Cavalleria Padova il 20 aprile 1890. Tenente il 26 novembre 1893, venne promosso Capitano nel 22° Reggimento Cavalleria Catania il 29 settembre 1904. A Disposizione del Comitato Scuola di Cavalleria, ottenne il grado di Maggiore nel 12° Reggimento Cavalleria Saluzzo l’11 febbraio 1915. Partecipò alla guerra contro l’Austria, venne promosso Tenente Colonnello il 15 giugno 1917 e gli venne affidato il comando del 18° Reggimento Cavalleria Piacenza dal 15 giugno 1917 al 1° febbraio 1920. In Aspettativa per cause di servizio, fu promosso Colonnello 1° luglio 1917 e gli venne affidato il comando del 13° Reggimento Cavalleria Monferrato il 5 maggio 1921. Comandante del Deposito Speciale di Cavalleria del Lazio il 5 luglio 1923, venne promosso Generale di Brigata il 15 marzo 1926. Ancora in Aspettativa per cause di servizio il 9 marzo 1927, fu a Disposizione il 6 marzo 1930 e in Posizione Ausiliaria il 19 luglio 1932. Generale di Divisione il 20 novembre con anzianità 1° gennaio 1940 venne collocato in Riserva. Fotografia formato 13,5 x 8,5.
Arc. 2105: Malvano Mario – Salomone in uniforme ordinaria da Generale di Brigata mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Torino, 1° luglio 1876 – 19..). Allievo all’Accademia Militare il 15 ottobre 1893 ne uscì Sottotenente di Artiglieria il 9 agosto per anzianità il 20 ottobre 1895. Fu poi Allievo alla Scuola di Applicazione venendo promosso Tenente nell’11^ Brigata di Artiglieria da Costa il 14 luglio 1898. Il 10 maggio 1900 venne trasferito al 17° Reggimento Artiglieria, il 23 luglio 1903 fu assegnato all’Accademia Militare e il 7 settembre 1905 passò al 6° Reggimento Artiglieria rimanendo membro del Comitato dell’Accademia Militare. Il 20 settembre 1906 fu a disposizione del Ministero della Guerra e il 12 settembre 1907 passò al 5° Reggimento Artiglieria venendo promosso Capitano il 31 agosto 1910. Nel 1913 fu membro del Comitato della Scuola di Applicazione e il 9 novembre 1915 ottenne il grado di Maggiore passando il 25 novembre 1915 al 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza (Costa). Il 4 marzo 1917 venne trasferito al 10° Reggimento Artiglieria da Fortezza (Assedio). Promosso Tenente Colonnello il 29 luglio 1917 venne destinato al Comitato del Ministero delle Armi e Munizioni il 20 febbraio 1918. Nel 1919 passò al 5° reggimento Artiglieria rimanendovi fino al 15 giugno 1919 per poi passare al Gruppo Speciale di Artiglieria nell’Alta Slesia nel 1920. Passato all’8° Reggimento Artiglieria il 3 settembre 1922 venne posto in Aspettativa per motivi speciali l’11 novembre 1923. Posto in Aspettativa per riduzione quadri l’11 novembre 1924 tornò al servizio attivo nel 1° Reggimento Artiglieria Pesante il 16 novembre 1924. Promosso Colonnello il 13 giugno 1926 per anzianità il 31 agosto 1925 fu a disposizione del Corpo d’Armata di Torino. Comandante del 6° Reggimento Artiglieria Pesante Campale il 5 dicembre 1926 tornò a disposizione del Corpo d’Armata di Torino il 1° dicembre 1932. Promosso Generale di Brigata il 12 maggio 1933 fu a disposizione dell’ Ispettorato per la Mobilitazione della Divisione di Bari il 22 giugno 1933. Fu comandante dell’Artiglieria del Corpo d’Armata di Bari il 4 gennaio 1934 venendo poi nominato comandante della Zona Militare di Catanzaro il 19 settembre 1935. In Posizione Ausiliaria nel 1938 venne posto in congedo assoluto per effetto delle Leggi Razziali dal 1° gennaio 1939. Fotografia formato 13,7 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1639: Pariani Alberto in grande uniforme da Generale di Divisione dell’Esercito Albanese (Milano, 27 dicembre 1876 – Malcesine 1 marzo 1955). Nato da Ida Pariani e da padre ignoto; poco dopo la sua venuta al mondo, la madre si trasferì in Argentina mentre l’anonimo padre, sicuramente un uomo di elevato rango sociale, forse addirittura un esponente dei Savoia, gli garantì un’ottima istruzione militare, solitamente impossibile per un “figlio di NN”. Nel 1889 entrò al Collegio Militare di Milano e nel 1896 alla Scuola Militare di Modena, da cui uscì due anni dopo come primo nel suo corso. In seguito fu destinato, come Sottotenente, al 6º reggimento Alpini. Promosso Tenente nel giugno 1902, fu ammesso nell’ottobre 1907 alla Scuola di Guerra di Torino per frequentarvi il corso di Stato Maggiore che completò nel 1910. Nominato a scelta Capitano nell’ottobre dello stesso anno e assegnato al 1º Reggimento Alpini, prestò poi servizio di Stato Maggiore al comando del V Corpo d’Armata. Il 27 settembre 1911 sposò a Milano la cugina, Giselda Pariani, dalla quale non ebbe figli. Rientrato a fine novembre del 1913 al 1º Reggimento Alpini, partì nel maggio del 1915 per il fronte, transitando poi, da metà settembre, nel Corpo di Stato Maggiore. Ottenuta la qualifica di primo Capitano in ottobre, fu promosso Maggiore nel dicembre 1915. Durante la cosiddetta Spedizione punitiva della primavera 1916, Pariani in qualità di Sottocapo di Stato Maggiore del V Corpo d’Armata, ebbe a mettersi in particolare luce. Egli stesso fu artefice della direzione al fronte del III Battaglione del 218º Fanteria di rincalzo nella zona del Pasubio la sera del 19 maggio. Si guadagnò così una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Promosso quindi Tenente Colonnello nel febbraio 1917, il suo successivo incarico fu quello di Capo di Stato Maggiore del XXVIII Corpo d’Armata. Terminò la prima guerra mondiale come comandante del 6º Reggimento Alpini. Grazie alle sue qualità di militare e di buon diplomatico fu ministro plenipotenziario tra i delegati italiani che a Villa Giusti di Padova (fra il 30 ottobre e il 3 novembre 1918) sottoposero ai rappresentanti austriaci le condizioni per l’armistizio; l’anno successivo guidò la delegazione militare italiana alla conferenza di pace di Parigi. Successivamente ebbe l’incarico di definire con l’Austria i nuovi confini dell’Italia e comandò i lavori per tutta la zona altoatesina. Dal 1920 al 1924 fu Capo di Stato Maggiore d’Armata. Dal 1925 al 1926 fu Capo Operazioni dello Stato Maggiore Generale, mentre dal 1927 al 1933 fu addetto militare a Tirana e capo della missione militare italiana in Albania. Dal 1933, promosso Generale di Brigata , al 1934 fu al comando della 11ª Divisione Brennero. Dal 1934 al 1936 servì come Vice capo di Stato Maggiore Generale, mentre dal 1936 al 1939 fu Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ed al contempo sottosegretario alla Guerra. Fu sua l’infelice espressione «Noi dobbiamo fare una guerra brigantesca!», pronunciata nell’ottobre del 1936, che piacque tanto a Mussolini. In tale periodo riformò l’esercito inventando la “divisione binaria”, la quale consisteva nel mettere insieme, con due comandi diversi ma con i medesimi scopi, due divisioni di fanteria al posto della divisione ternaria che aveva caratterizzato sino ad allora l’esercito italiano; alle due divisioni andavano accorpate un’altra motorizzata e i servizi. Il Maresciallo Pietro Badoglio adottò tale riforma che molti imputarono come responsabile della sconfitta nella seconda guerra mondiale. Nei diari privati e militari di Pariani (recentemente recuperati presso l’Archivio di stato di Venezia e in parte secretati), il Generale scrisse molto su questa importante novità ch’egli riteneva fondamentale per l’ammodernamento militare: proprio su quest’ultimo nacquero i diverbi con Mussolini giacché egli reputava inadeguata la preparazione dei soldati e dei comandanti e soprattutto non riteneva l’esercito sufficientemente pronto per affrontare un’eventuale discesa in guerra. Nel 1939 entrò in congedo (diede le dimissioni perché, dopo un periodo di grande ottimismo, aveva consegnato a Mussolini una relazione sullo stato dell’esercito che veniva giudicato non consono all’entrata in guerra) e negli anni successivi non gli fu proposto alcun incarico, né egli ne sollecitò, venendo collocato fuori quadro nel dicembre 1940 e, infine, trasferito nella Riserva il 27 dicembre 1942 per raggiunti limiti di età. Nel 1943, dopo aver scritto una missiva al Duce in cui illustrava le sue opinioni sulla situazione politico-militare dell’Italia, tornò nelle grazie del dittatore e fu richiamato per divenire Comandante Generale delle forze d’Albania e Luogotenente Generale del piccolo stato balcanico. Nel 1943, al momento dell’Armistizio di Cassibile, fu catturato dai tedeschi; una volta liberato, si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano ma non ebbe incarichi nella Repubblica Sociale Italiana e si ritirò a vita privata. Arrestato dopo la fine della guerra per crimini fascisti, venne assolto nel 1947. Bibliofilo e collezionista appassionato, nel 1952 venne eletto sindaco di Malcesine: mantenne la carica di primo cittadino fino al 1º marzo 1955, giorno in cui morì improvvisamente poco dopo una seduta consiliare. Fotografia formato 11,7 x 7,1. Fotografo: Sconosciuto. Datata Tirana 3 luglio 1929.
Onorificenze
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
31 luglio 1939
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
19 settembre 1918
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia interalleata della vittori
Arc. G3: De Bono Emilio in grande uniforme Coloniale da Tenente Generale mod. 1930 (Cassano d’Adda, 19 marzo 1866 – Verona, 11 gennaio 1944). Figlio d’un ufficiale dell’Esercito, studiò prima (1878) al Collegio Militare di Milano, denominato oggi Scuola Militare “Teulié” e poi all’Accademia Militare di Modena. Nel 1884 fu promosso Sottotenente dei Bersaglieri. Destinato in Eritrea, partecipò alla campagna del 1887. Nel 1900, ormai Capitano, entrò nel Corpo di Stato Maggiore. Tenente Colonnello, fu in Libia durante la guerra italo-turca nel 1912 guadagnandosi la croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso Colonnello dei Bersaglieri nel 1915, prese parte alla prima guerra mondiale, dove ottenne una prima Medaglia d’Argento al Valor Militare sul Carso già nel 1915. Passato a comandare la Brigata “Trapani”, nel 1916 fu promosso Maggior Generale e si distinse nella presa di Gorizia nel 1916, ottenendo una seconda Medaglia d’Argento. Ebbe poi il comando della Brigata Savona, della 38ª Divisione e, nel marzo del 1918, del IX Corpo d’Armata, incaricato della difesa del Monte Grappa. La vittoriosa resistenza contro gli Austriaci nella Battaglia del Solstizio del giugno 1918 gli fruttò la croce di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso Tenente Generale nell’estate dello stesso anno, ebbe una terza Medaglia d’Argento al Valor Militare per il contributo dato alla vittoria finale mediante la difesa del Grappa. Dopo l’armistizio, nel 1919, ebbe il comando del XXII Corpo d’Armata e poi del Corpo d’Armata di Verona. Collocato in Posizione Ausiliaria nel 1920, non accettando di sentirsi messo da parte, cominciò a interessarsi alla politica e si unì al nascente Partito Nazionale Fascista. In realtà, il partito di Mussolini non fu però la prima scelta politica di De Bono, ma tanto più un ripiego. Anche se non prese parte in prima persona allo squadrismo, fu scelto per il suo prestigio militare, nell’ottobre 1922, tra i quadrumviri che guidarono la marcia su Roma delle camicie nere. Fu anche presidente dell’Istituto Italiano di Previdenza. L’11 novembre 1922, poco dopo la nascita del governo Mussolini, assunse la carica di direttore generale della Pubblica Sicurezza. Come capo della polizia riconfermò come capo gabinetto Umberto Ricci e nominò come proprio sostituto il prefetto Dante Almansi. Incaricato della stesura del Regolamento nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale fascista, ne divenne, nel febbraio 1923 primo comandante generale. Con Decreto Reale del 1º marzo 1923 fu nominato Senatore per la categoria 14 dell’articolo 33 dello Statuto Albertino (Ufficiali Generali di Terra e di Mare). Il 18 giugno 1924, a seguito dell’uccisione del deputato social-unitario Giacomo Matteotti, lasciò la carica di capo della polizia e nell’ottobre quello di comandante della Milizia. Venne anche costretto a rinunciare a tutti i suoi incarichi, per il periodo in cui fu sottoposto all’istruttoria con l’accusa di essere stato tra gli organizzatori del complotto, ma fu infine prosciolto dal Senato del Regno nell’esercizio della sua competenza di Alta corte di giustizia. Terminato il processo per l’affare Matteotti, De Bono accettò la carica di Governatore della Tripolitania italiana dal 1925 al 1928, ove fu tra l’altro tra gli organizzatori del Gran Premio di Tripoli. Già nominato dal re senatore del Regno nel 1923, fu insignito, successivamente, grazie al suo operato in Tripolitania, della croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia per la preparazione e la direzione delle operazioni che avevano portato all’occupazione di tutta la Sirtica occidentale Dal dicembre 1928 Sottosegretario di Stato al Ministero delle Colonie, nel settembre 1929 Benito Mussolini lo nominò Ministro delle Colonie e nel 1932 accompagnò il re Vittorio Emanuele III nella sua visita in Eritrea. Restò ministro fino al gennaio 1935. Il 10 gennaio 1930 propose a Pietro Badoglio la costruzione di campi di concentramento, per contrastare la resistenza nella zona della cirenaica dei guerrieri senussiti guidati da Omar al-Mukhtar. Il 25 giugno 1930, dietro indicazione di Badoglio e Mussolini, avviò la deportazione delle popolazioni di tutte le tribù del Gabel, che vennero strappate all’altopiano e concentrate alle falde, in una zona semidesertica. L’operazione coinvolse circa 100.000 persone e fu una delle più grandi deportazioni della storia del colonialismo europeo. Nel 1931 a El-Abiar venne aperto un campo di concentramento nel quale vennero rinchiuse oltre 8.000 persone, trattenute in condizioni disumane e degradanti, sottoposte a sevizie e violenze, senza cure mediche. Nel novembre del 1932, su richiesta di Mussolini, De Bono preparò un piano per l’invasione dell’Etiopia. Il piano delineava un metodo tradizionale di penetrazione nell’entroterra: una forza relativamente piccola sarebbe gradualmente entrata nell’Eritrea meridionale, stabilendo una base di potenza contro gli oppositori disorganizzati. L’invasione progettata da De Bono era stata prevista come a basso costo, facile e sicura, ma molto lenta. Mussolini separatamente coinvolse l’esercito nelle pianificazioni e, nei due anni successivi, i generali stabilirono che per l’operazione prevista era necessario un numero di militari cinque o sei volte superiore a quello previsto da De Bono. Nel 1934 Mussolini aveva cercato di enfatizzare l’idea della guerra totale accelerando i tempi. Nel gennaio 1935 divenne governatore dell’Eritrea e commissario dell’AOI, e il 3 aprile comandante delle operazioni italiane in Etiopia durante la seconda guerra italo-etiopica e delle forze d’invasione dall’Eritrea, conosciuta anche come “Fronte nord” (il Fronte sud era la Somalia). De Bono ebbe, sotto il suo comando diretto, una forza di nove divisioni d’esercito in tre corpi d’armata: il I, il II ed il corpo eritreo. Il 3 ottobre le forze al suo comando passarono il confine. Il 6 ottobre presero Adua. Poco dopo De Bono entrò nella città di Axum, importante sotto il profilo storico e religioso. Dopo questi iniziali trionfi, ad ogni modo, la sua avanzata rallentò di molto a causa delle difficoltà d’approvvigionamento e del terreno aspro e privo di vie di comunicazione. Ma Mussolini era impaziente e notava giorno per giorno come l’invasione fosse troppo lenta per i suoi gusti. Spronò De Bono, chiedendo un ampliamento del fronte e un’ulteriore avanzata sulla linea Macallé- Tacazzé, ordinandogli d’attaccare il 3 novembre. De Bono provò a protestare ma dovette eseguire e l’8 novembre, il I corpo d’armata ed il corpo eritreo conquistarono Macallè e fu questo il limite dell’avanzata italiana sotto De Bono. Il 14 novembre 1935 ad Adua promulgò il bando che metteva fuori legge lo schiavismo nella regione del Tigrè. Cercò di proseguire la sua tattica di avanzata prudente, ben sapendo che tutto il fronte ora si trovava in pericolo. L’ala sinistra era troppo sbilanciata verso l’esterno e quasi isolata. I rifornimenti, che dalla base di Senafè raggiungevano Adigrat dopo 80 chilometri di piste, ora dovevano superarne altri 120 per arrivare fino al II Corpo sul Tacazzè. In più, se gli Etiopici avessero attaccato in forze, avrebbero potuto sfondare, piombare su Macallè con tutti i suoi depositi, distruggerli ed accerchiare l’armata italiana. Per queste ragioni, ricevuto l’ordine d’occupare l’Amba Alagi, obiettivo indifendibile ma legato alla memoria dell’eroica resistenza sostenutavi da Pietro Toselli nel 1895, De Bono telegrafò a Mussolini muovendo parecchie obiezioni; ciò determinò, il 17 dicembre, la sua sostituzione con Pietro Badoglio, con il Telegramma di Stato n. 13181, nel quale si ribadiva che con la conquista di Macallé cinque settimane prima, la sua missione poteva dirsi conclusa. Il 16 gennaio 1936, De Bono venne promosso Maresciallo d’Italia, e il 3 ottobre 1937 il re lo insignì dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata. Nel 1939 veniva nominato Ispettore delle Truppe d’Oltremare, svolgendo anche attività in Senato. Nel 1940, De Bono assunse il comando delle difese meridionali acquartierandosi in Sicilia e si oppose all’entrata in guerra dell’Italia nella seconda guerra mondiale, ma mantenne un profilo basso sulla questione. Membro del Gran Consiglio del Fascismo fin dalla istituzione nel 1923, durante la riunione del 25 luglio 1943, fu il primo a prendere la parola dopo il Duce: pronunciò nell’occasione un discorso in difesa delle forze armate, ma, visto il clima fortemente teso che caratterizzò quella seduta, apparve confuso e privo di concentrazione. Successivamente intervenne un’altra volta, e infine votò in favore della sfiducia a Mussolini. Nei giorni successivi alla caduta del Regime godette di forte autonomia, e gli venne permesso persino di visitare il Ministero della Guerra. Non inviso ai sostenitori del nuovo capo del governo Badoglio, De Bono era anche convinto che Mussolini – nonostante tutto – non gli avrebbe fatto alcun male; per questo il vecchio militare non tentò una fuga all’estero, che pure gli fu consigliata e alla quale aveva comunque pensato nei giorni precedenti l’arresto. Catturato a Roma il 4 ottobre dalle truppe della neonata Repubblica Sociale Italiana mentre si aggirava in bicicletta, fino al gennaio 1944 rimase a Cassano d’Adda in attesa di essere processato a Verona; una volta condotto nel capoluogo scaligero, venne separato dagli altri prigionieri per motivi d’età e di salute. Al processo di Verona, avvenuto il 10 gennaio 1944, venne condannato alla pena capitale per alto tradimento. Il generale Renzo Montagna, uno dei nove giudici, rivelò che il quadrumviro fu inizialmente salvato dalla fucilazione per 5 voti a 4. Tuttavia il capo fascista della provincia di Ferrara Enrico Vezzalini minacciò i magistrati accusandoli di “debolezza” e, a quel punto, il giudice Riggio cambiò parere schierandosi per la colpevolezza. De Bono, stanco e malato, commentò così la sua condanna a morte: “Mi fregate di poco, ho settantotto anni”. La domanda di grazia fu respinta, e l’11 gennaio venne fucilato insieme ad altri quattro ex gerarchi fascisti. È sepolto, con il quadretto raffigurante San Giuseppe donatogli dalla madre quando era bambino, in una cappella condivisa con le famiglie Bazzi e Tornaghi al cimitero di Cassano d’Adda. Come da disposizioni testamentarie, sulla sua lapide è inciso l’epitaffio Fu e volle essere soprattutto un soldato.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
3 ottobre 1937
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
19 giugno 1936
Medaglia d’argento al valore militare
Grande ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
8 aprile 1923
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
14 settembre 1920
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia a ricordo della campagna d’Africa
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Croce al Merito di Guerra
Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (due anni di campagna)
Medaglia ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
28 ottobre 1922
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
20 gennaio 1930
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Caporale d’onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
Arc. 2389: Bogianchino Odoardo in uniforme da campagna da colonnello Comandante del 9° Reggimento Lancieri di Firenze mod. 25 dicembre 1902 (Novara, 21 luglio 1851 – Roma 1924). Sottotenente nel 15° Reggimento Cavalleria Lodi il 10 settembre 1871, divenne Capitano nell’ 11° Reggimento Cavalleria Foggia l’11 ottobre 1885 per poi passare al 6° Reggimento Lancieri d’Aosta. Maggiore nel 24° Reggimento Cavalleria Vicenza il 30 gennaio 1896, ottenne il grado di Tenente Colonnello nel 23° Reggimento Cavalleria Umberto I l’11 marzo 1900. Nel 1903 ottenne il comando del 9° Reggimento Lancieri di Firenze e il 14 aprile 1904 venne promosso Colonnello. Il 21 gennaio 1906 fu in disposizione e il 22 febbraio 1906 fu a Disposizione del Ministero della Guerra fino al 24 maggio 1906 quando gli venne affidato il comando del 36° Distretto Militare di Roma. Nel 1909 venne collocato in Posizione Ausiliaria e nel 1913 passò alla Riserva ottenendo il grado di Maggior Generale il 9 aprile 1914. Richiamato nel 1915 in occasione dello scoppio della guerra contro l’Austria, fu Addetto al Sottosegretariato di Stato per le Armi e Munizioni fino al 1916. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: A. Reggiani – Santa Maria Capua a Vetere.
Arc. G4: Murari Dalla Corte Bra conte Vittorio in uniforme da campagna da Colonnello di Stato Maggiore mod. 25 dicembre 1902 – 19 febbraio 1920 (Verona, 5 marzo 1959 – Torino, 6 novembre 1922). Sottotenente di Artiglieria a Torino nel 1878, fu Tenente il 12 giugno 1881. capitano il 7 ottobre 1887, frequentò la Scuola di Guerra e passò quindi al Corpo di Stato Maggiore. Promosso Maggiore nell’88° Reggimento Fanteria il 30 gennaio 1896, venne destinato alla Scuola di Guerra quale insegnante di geografia fisica e militare. Qui venne promosso Tenente Colonnello il 21 dicembre 1899. Lasciata la Scuola fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Novara nel 1902 e ottenne il grado di Colonnello e il comando del 60° Reggimento Fanteria il 5 aprile 1905. Capo di Stato Maggiore del 9° Corpo d’Armata nel 1908, fu addetto al Comando del Corpo di Stato Maggiore nel 1909. In Posizione Ausiliaria nel 1910, venne promosso Maggior Generale l’11 ottobre 1914, fu in Riserva il 22 ottobre 1914. Richiamato come comandante della Brigata Ivrea ill 24 maggio 1915 allo scoppio della guerra contro l’Austria, fu comandante della 34^ Divisione il 30 maggio 1916. Passato al comando della 21^ Divisione il 26 luglio 1916, fu Tenente Generale in Riserva nel 1918. Fotografia formato 20,5 x 14,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3154: Ferraro Lorenzo in uniforme da campagna da colonnello Comandante del 94° Reggimento Fanteria mod. 25 dicembre 1902 – 19 febbraio 1920 (Maddaloni, 1° marzo 1866 – 19..). Allievo Ufficiale il 30 settembre 1883, uscì Sottotenente del 42° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1885. Fu in Eritrea nel 1887 e l’11 ottobre 1888 venne promosso Tenente. Promosso Capitano nel 93° Reggimento Fanteria il 19 settembre 1899, frequentò la Scuola di Guerra e nel 1905 era Applicato al Comando del Corpo di Stato Maggiore al Reparto Operazioni. Promosso Maggiore nel 32° Reggimento Fanteria Siena il 31 dicembre 1911. Tenente Colonnello all’inizio del conflitto, venne promosso Colonnello Comandante del 94° Reggimento Fanteria Messina il 2 novembre 1915 dove rimase fino al 15 giugno 1917 meritandovi la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Riconosciuto idoneo al comando di Brigata, ricevette quello della Brigata Mantova dal 17 giugno al 31 agosto 1917. Promosso Brigadiere Generale il 20 giugno 1918, venne collocato in Posizione Ausiliaria Speciale nel 1920. Fotografia formato 13,8 x 8,9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Arc. 3418: Vaccari Gaetano in uniforme da campagna da Colonnello Comandante del 94° Reggimento Fanteria mod. 25 dicembre 1902 – 19 febbraio 1920 (8 novembre 1861 – Villa Agnese alla Salvarola di Sassuolo, 193.). Allievo Ufficiale il 1° ottobre 1879, fu Sottotenente di Fanteria il 24 aprile 1881. Tenente del 38° Reggimento Fanteria il 9 dicembre 1883, venne promosso Capitano nel 40° Reggimento Fanteria il 19 aprile 1891. Maggiore nell’81° Reggimento Fanteria il 29 giugno 1905, ottenne il grado di Tenente Colonnello nel 94° Reggimento Fanteria il 30 settembre 1910. Colonnello il 1° febbraio 1915 venne posto al comando del 94° Reggimento Fanteria con il quale entrò in guerra contro l’Austria. A Disposizione del Ministero della Guerra il 29 ottobre 1915, venne promosso Colonnello Brigadiere e gli venne affidato il comando della Brigata Como dal 1° novembre 1915 al 29 aprile 1917. Maggior Generale il 1° febbraio 1916, fu al comando della Brigata Campania il 16 novembre 1917. In Posizione Ausiliaria il 3 aprile 1918, venne promosso Generale di Divisione il 1° febbraio 1923 e venne posto in Riserva nel 1930. Fotografia formato 13,2 x 8,6. Fotografo: T. Pasquini – Bologna.
Arc. 3260: Barberis Giuseppe in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante di Legione mod. 25 dicembre 1902 (27 maggio 1849 – 19..). Sottotenente nel 2° Reggimento Bersaglieri il 27 maggio 1867, venne promosso Tenente nel 7° Reggimento Bersaglieri il 21 maggio 1876. Il 7 luglio 1878 venne trasferito nei CC.RR e l’11 ottobre 1885 ottenne il grado di Capitano nella Compagnia di Savona della Legione di Torino. Maggiore il 25 ottobre 1894 Legione di Ancona della Divisione di Foggia, venne promosso Tenente Colonnello nella Legione di Milano della Divisione di Milano. Fu Comandante della Legione di Bari l’8 luglio 1904 e il 2 agosto 1904 venne promosso Colonnello. Trasferito alla Legione di Verona il 12 novembre 1905, venne collocato in Posizione Ausiliaria il 26 maggio 1909. Maggior Generale venne collocato in Riserva il 31 maggio 1914. Fotografia formato cartolina. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3078: Pirzio-Biroli Luigi Nelson-Oscar-Temistocles in uniforme da campagna da Colonnello Comandante il 32° Reggimento Fanteria mod. 25 dicembre 1902 (Nizza Marittima, 17 gennaio 1859 – Viserba, 1952). Sottotenente di Fanteria il 28 agosto 1878, venne promosso Tenente nel 9° Reggimento Fanteria il 1° giugno 1882. Promosso Capitano l’8 aprile 1888 venne inviato in Africa e al suo rientro in patria fu destinato al 16° Reggimento Fanteria. Maggiore nel 1° Reggimento Granatieri il 29 settembre 1900, venne promosso Tenente Colonnello nel 2° Reggimento Granatieri il 15 marzo 1906. Fu anche un ottimo schermitore e partecipò a cavallo del secolo a numerosi tornei di scherma vincendone alcuni come nel 1903 al club d’armi di Milano. Appassionato sportivo nel 1913 di stanza nella capitale, assieme ai colleghi Gaetano Zoppi e Paolo Spingardi fu eletto vicepresidente della S.P. Lazio occupandosi di portare i militari più promettenti a gareggiare con la maglia del sodalizio biancoceleste. Colonnello Comandante il 32° Reggimento Fanteria il 18 gennaio 1911 passò poi al comando del 35° Reggimento e nel 1913 fu Comandante della Scuola Maggiore di Scherma e Educazione Fisica. Trasferito al 2° Reggimento Granatieri, venne promosso Maggior Generale Comandante la Brigata Granatieri di Sardegna nel 1915 dove rimase fino al 3 dicembre 1915. Dal 25 maggio al 3 dicembre 1915 fu al comando della Brigata Pistoia e dal 14 gennaio al 4 febbraio 1916 fu comandante della Brigata Pavia. Al comando della 19^ Divisione il 12 agosto 1916, venne promosso Tenente Generale il 31 agosto 1916. Al comando della 65^ Divisione dal 15 luglio al 10 ottobre 1917, passò al comando della 59^ Divisione il 24 novembre 1917 e della 15^ Divisione dal 5 dicembre 1917 al 9 settembre 1918. Passato al comando della Divisione Padova venne collocato in Posizione Ausiliaria Speciale e venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 17 gennaio 1928. Collocato in Riserva venne poi messo in Congedo Assoluto. Porzione di fotografia formato 13,9 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
7 giugno 1923
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
1933
Medaglia d’argento al valor militare
«Durante un intenso bombardamento nemico, essendo scoppiati in una nostra dolina due shrapnels che uccisero e ferirono parecchi militari, con ammirevole slancio e sprezzo del pericolo, benché fosse stato ferito ad una mano, trascurando se stesso, rimaneva esposto per circa venti minuti al fuoco nemico per dirigere personalmente l’opera di soccorso ai feriti.» Dolina Sassari, 22 agosto 1916
Medaglia di bronzo al valor militare
Sidi Garbaa 16 maggio 1913
Medaglia di bronzo al valor militare
Ettangi 18 giugno 1913
Medaglia di bronzo al valor militare
Dolina Sassari 22 agosto 1916
Croce al Merito di Guerra
Medaglia di bronzo al valor militare
Dolina Sassari 22 agosto 1916
Medaglia commemorativa delle campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Arc. 814: Colonnello Comandante del 119° Reggimento Fanteria (o Distretto) in uniforme da campagna mod. 25 dicembre 1902. Fotografia formato 10,5 x 5. Fotografo: Sconosciuto. Datata 1915.
Arc. G2: Pescetto Iginio in uniforme da campagna mod. 25 dicembre 1902 (La Spezia, 10 gennaio 1858 – Genova, 11 gennaio 1915). Allievo all’Accademia Militare il 10 gennaio 1875, ne uscì Sottotenente del Genio il 26 agosto 1877. Frequentò la Scuola di Applicazione e il 14 agosto 1879 venne promosso Tenente nel 2° Reggimento Genio. Capitano il 29 giugno 1884 fu presso la Direzione di Verona e fu trasferito all’Istituto Geografico Militare il 21 novembre 1886. Ritornato al 2° Reggimento Genio il 22 marzo 1891, passò poi al Comando di Piacenza per poi essere destinato al 3° Reggimento Genio Telegrafisti il 13 marzo 1892. Passato alla Direzione di Spezia il 23 gennaio 1896, ottenne i gradi di Maggiore l’8 giugno 1897 e venne trasferito al Comando di Genova il 1° ottobre dello stesso anno. Arrivò alla Direzione di Genova il 17 febbraio 1898 e venne promosso Tenente Colonnello nel 2° Reggimento Genio il 18 gennaio 1903. Fu alla Sotto Direzione di Perugia il 14 febbraio 1907 e passò poi alla Sotto Direzione di Novara il 13 giugno 1907. Colonnello il 5 luglio 1908, fu Direttore a Genova il 1° agosto 1909 ottenendo il grado di Maggior Generale il 1° novembre 1914 e ottenendo il comando Territoriale del Genio a Bologna per poi passare con lo stesso incarico a Torino. Fotografia formato 23,8 x 17,8. Fotografo: Sconosciuto. Datata Casale 1904.
Arc. G1: Clavarino marchese Alfeo in grande uniforme da Colonnello Comandante del 6° Reggimento Artiglieria mod. 14 febbraio 1907 – 1915 ( Genova 1855 – 19..). Allievo all’Accademia Militare di Torino ne uscì Sottotenente di Artiglieria nel 1876. Percorse tutta la sua carriera in quest’arma e nel 1906 venne promosso Colonnello Comandante il 6° Reggimento Artiglieria. Nel 1910 passò nel ruolo tecnico quale capo ufficio degli studi del materiale presso l’Ispettorato di Costruzioni di Artiglieria, divenendo Maggior Generale nel 1911. All’inizio della guerra contro l’Austria fu comandante dell’Artiglieria del XIV Corpo d’Armata e, promosso Tenente Generale nell’agosto 1915, ritornò alle sue mansioni tecniche. Qualche anno dopo la pace lasciò il servizio attivo e nel 1924 ottenne il grado di Generale di Corpo d’Armata nella Riserva. Fotografia formato 28 x 20. Fotografo: Montabone – Milano. Autografa e datata marzo 1911.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. 2029: Leonelli Vincenzo in grande uniforme da Colonnello Comandante del 94° Reggimento Fanteria mod. 14 febbraio 1907 – 1915 (1868 – 19..). Sottotenente nel 1887, percorse la carriera in fanteria e nel 1915, col grado di Maggiore fu al comando del 2° Battaglione del 121° Reggimento Fanteria. Durante la grande guerra partecipò attivamente guadagnando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare e venendo ferito. Ottenne poi il grado di Colonnello Comandante il 94° Reggimento Fanteria e nel 1920 lasciò il servizio. Nel 1923 venne promosso Generale di Brigata in Aspettativa per Riduzione Quadri. Fotografia formato 13 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 4 barrette
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 2022: Maggiolini – Scarampi nobile dei conti e nobili dei signori Di Mombercelli e Belvedere Alessandro in uniforme da Colonnello Comandante del 72° Reggimento Fanteria mod. 14 febbraio 1907 – 1915 (3 marzo 1854 – 19..). Sottotenente nel 1° Reggimento Bersaglieri il 23 agosto 1874 fu promosso Tenente il 16 gennaio 1879. Capitano il 21 marzo 1886 venne promosso Maggiore nel 6° Reggimento Bersaglieri per poi ottenere il grado di Tenente Colonnello nel 4° Fanteria il 20 gennaio 1901. Il 16 giugno 1906 venne promosso Colonnello Comandante del 72° Reggimento Fanteria dove rimase al comando fino al 31 marzo 1912. Fotografia formato 16,5 x 11,5. Fotografo: Schemboche – Torino. Autografa e datata 1912.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. 2088: Prato Emanuele Filiberto in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 37° Reggimento Fanteria mod. 18 febbraio 1909 – 9 aprile 1915 (Asti 1862 – Torino 1933). Sottotenente di Fanteria l’11 luglio 1880, passò il 29 agosto 1882 come Tenente negli Alpini. L’11 ottobre 1888 venne promosso Capitano nel 47° Reggimento Fanteria e il 19 maggio 1898 passò nel 69° Reggimento con il grado di Maggiore. Il 29 settembre 1903 fu promosso Tenente Colonnello nel 65° Reggimento e il 18 marzo 1909 fu Colonnello Comandante del 37° Reggimento Fanteria. Collocato in Posizione Ausiliaria il 25 gennaio 1914, venne richiamato per lo scoppio della guerra alla quale partecipò come comandante del 159° Reggimento Fanteria guadagnando la Medaglia d’Argento al Valore Militare e dove rimase al comando dal 24 maggio 1915 al 28 maggio 1916. Promosso Maggior Generale il 21 settembre 1916 fu Ispettore delle Truppe di Marcia e nel 1919 venne collocato nella Riserva dove, il 1° febbraio 1923 venne promosso Generale di Divisione. Fotografia formato 16,7 x 10,5. Fotografo: Alemanni – Homs/Libia.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
1915
Arc. 3177: Gariboldi Silvio in uniforme ordinaria da Colonnello del Genio mod. 18 febbraio 1909 (22 marzo 1854 – Roma, 7 maggio 1926). Allievo all’Accademia Militare il 28 gennaio 1875 ne uscì Sottotenente del Genio il 22 luglio 1879 con anzianità il 9 agosto 1878. Allievo alla Scuola di Applicazione, venne promosso Tenente nel 1° Reggimento Genio il 12 giugno 1881. Fu nel Comitato della Direzione di Genova l’11 giugno 1883 e effettivo all’Accademia Militare il 23 giugno 1884 per poi passare alla Direzione di Verona il 4 luglio 1886. Promosso Capitano il 23 giugno 1887, venne trsferito alla Direzione di Bologna il 9 ottobre 1887. In aspettativa il 25 maggio 1893 fu alla Direzione di Piacenza il 27 luglio 1893 e alla Direzione di Genova il 17 ottobre 1895. Trasferito al Comitato del Ministero della Guerra il 22 ottobre 1896 venne promosso Maggiore presso la Direzione di Milano l’11 marzo 1900. Promosso Tenente Colonnello il 31 dicembre 1905, fu in Posizione Ausiliaria dal 20 febbraio al 23 marzo 1910 per poi essere richiamato presso la Direzione di Milano il 22 aprile 1910. Passato all’Ispettorato del Genio il 16 luglio 1912, ottenne il grado di Colonnello il 3 ottobre 1912 e passò alla Direzione di Roma il 9 giugno 1915. Maggior Generale il 3 marzo 1918, venne promosso Generale di Divisione il 18 settembre 1924 con anzianità il 1° febbraio 1923 per poi passare definitivamente nella Riserva. Fotografia formato 10,7 x 6,3. Fotografo: L. Chevreton – Roma.
Arc. 3000: Palmegiani Umberto in uniforme ordinaria da Colonnello Brigadiere mod. 1915 – 16 ( Rieti 01 marzo 1861 – Torino 16 novembre 1930). Entrato all’Accademia Militare il 15 settembre 1879 ne uscì Sottotenente dello Stato Maggiore di Artiglieria il 29 luglio 1882. dopo aver frequentato la Scuola di Applicazione il 24 aprile 1881. Tenente nel 17° Reggimento Artiglieria il 12 aprile 1884, passò all’8° Artiglieria il 12 settembre 1886 e al Comitato delle Fonderie di Genova il 19 agosto 1888. Il 19 aprile 1891 venne promosso Capitano nel 6° Artiglieria e il 25 ottobre dello stesso anno venne assegnato alla Direzione di Artiglieria di Verona e poi al Comando Locale di Artiglieria di Roma nel Comitato del Ministero della Guerra. Il 2 gennaio 1896 venne trasferito nel Reggimento Artiglieria da Montagna e il 15 marzo 1906 ottenne il grado di Maggiore nel 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza. Il 21 marzo 1907 tornò nuovamente al Reggimento Artiglieria da Montagna e il 30 giugno 1912 venne promosso Tenente Colonnello nel 1° Artiglieria da Montagna. L’8 aprile 1915 fu Comandante Facente Funzione e il 6 luglio 1915 ottenne il grado di Colonnello Comandante il 39° Reggimento Artiglieria e il 16 settembre 1915 fu Fuori Quadro Comandato di Corpo d’Armata a Torino. Passò poi come Comandante in 2^ all’Accademia Militare e il 13 aprile 1917 fu a Disposizione e poi Colonnello Brigadiere Comandante il 17° Raggruppamento d’Assedio. Fu presidente della Commissione di Sorveglianza delle Materie Prime e il 10 luglio 1920 fu collocato in Posizione Ausiliaria. Il 22 luglio dello stesso anno venne promosso Generale di Divisione e nel 1928 venne trasferito nella Riserva. Fotografia formato 9 x 13,5. Fotografo: Sconosciuto. Fronte di Osoppo datata 18 agosto 1917.
Arc. 3150: De Marchi Ernesto in uniforme da combattimento da Colonnello Brigadiere mod. 1915-16 (Demonte, 26 novembre 1864 – 19..). Sottotenente di Fanteria nel 1885, partecipò alle operazioni d’Africa dal 1887 al 1895 guadagnandosi una Medaglia di Bronzo al Valor Militare ad Halaj e una d’Argento a Coatit. Nel 1911 partecipò alla guerra italo-turca ottenendo a Zanzur e a Bir El Turki una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Colonnello nel 1915, comandò il 147° e il 6° Reggimento Fanteria meritandosi la terza Medaglia d’Argento, e resse il comando delle Brigate Aosta e Pescara guadagnandosi la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Con il grado di Maggior Generale comandò la 2^ Divisione d’Assalto che guidò alla riconquista di Vittorio Veneto e del Cadore, per cui gli fu concessa la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Dopo aver retto i comandi della 5^ Divisione nel 1919 e della Divisione di Firenze nel 1920 assunse, nel 1923 il grado di Generale di Divisione e andò in Posizione Ausiliaria nel 1928. Fotografia formato 13.8 x 8,8. fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
1915
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia di bronzo al valor militare
Halaj 1887
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Coatit 1895
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Zanzur – Bir El Turki 1911
Medaglia d’Argento al Valor Militare
1915
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 2097: Foderaro Gaetano in uniforme ordinaria da colonnello Comandante del 48° Reggimento Fanteria mod. 18 febbraio 1909 – aprile 1915 (Catanzaro 1861 – 1930). Colonnello del 48° Reggimento Fanteria nel 1913, fu Colonnello Brigadiere Comandante della Brigata Liguria dal 24 giugno al 7 dicembre 1915. Promosso Maggior Generale il 1° agosto 1915, venne collocato in Posizione Ausiliaria nel 1919. Il 1° febbraio 1923 ottenne il grado di Generale di Divisione nella Riserva. Fotografia formato 8,5 x 5,5. Fotografo: I. Carli – Aquila.
Arc. 3376: Gastaldi Francesco in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante dell’86° Reggimento Fanteria mod. 18 febbraio 1909 – aprile 1915 (17 maggio 1864 – 19..). Allievo all’Accademia Militare il 2 ottobre 1883 ne uscì Sottotenente nell’80° Reggimento Fanteria il 24 settembre 1885 e il 4 novembre dello stesso anno venne trasferito al Distretto Militare di Mondovì. Capitano nel 42° Reggimento Fanteria il 28 luglio 1902, ottenne il grado di Maggiore nel 49° Reggimento Fanteria il 31 marzo 1914. Tenente Colonnello Comandante il 3° Battaglione del 14° Reggimento Fanteria il 28 ottobre 1915, ottenne il grado di Colonnello Comandante l’86° Reggimento Fanteria dal 19 giugno al 3 luglio 1916 passando poi al comando del 245° Reggimento Fanteria. Fotografia formato 16,2 x 10,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G2: Gambigliani-Zoccoli Eugenio in uniforme da combattimento da Colonnello del Commissariato mod. 18 febbraio 1909 – aprile 1915 (7 marzo 1855 – Modena, 9 agosto 1937). Sottotenente del Commissariato presso la Direzione della Divisione di Napoli l’11 aprile 1878, passò alla Direzione della Divisione di Roma il 22 novembre 1880. Promosso Tenente il 2 gennaio 1881, ottenne il grado di Capitano il 24 marzo 1887 presso il VI Corpo d’Armata di Bologna. Maggiore il 20 gennaio 1901, fu Tenente Colonnello il 21 settembre 1906. Promosso Colonnello il 7 marzo 1912, fu Direttore del Commissariato del III Corpo d’Armata di Milano e venne posto in Posizione Ausiliaria nel 1916. Collocato nella riserva il 1° agosto 1918, venne promosso Brigadiere Generale Commissario il 16 aprile 1919. Maggior Generale Commissario il 18 settembre 1924 ottenne infine il grado di Tenente Generale Commissario il 1° gennaio 1927. Fotografia formato 23,8 X 18. Fotografo: Sconosciuto. Datata 1917.
Arc. 3031: Costa Alessandro in uniforme ordinaria da Colonnello Veterinario mod. 18 febbraio 1909 – 1915 (8 dicembre 1851 – 19..). Sottotenente Veterinario il 15 novembre 1874 nel 5° Reggimento Artiglieria, passò il 13 aprile 1884 al 6° Reggimento Artiglieria. Nel 1887 partì per l’Africa dove rimase fino al 1889 e al rientro in Italia fu assegnato al 13° Reggimento Artiglieria. Maggiore il 3 aprile 1893 nel 3° Corpo d’Armata, passò poi al 9°. Tenente Colonnello il 14 settembre 1898, fu Capo Ufficio Ispezione Veterinaria dal 21 dicembre 1899 al 14 novembre 1913. Venne collocato poi in Posizione Ausiliaria dove venne promosso Colonnello il 17 settembre 1900. Fotografia formato 13,8 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 733: Rota Alfredo in uniforme ordinaria da Tenente Colonnello Comandante del 1° Battaglione del 153° Reggimento Fanteria mod. 18 febbraio 1909 – aprile 1915 (Milano, 1864 – Mantova, 1926). Allievo alla Scuola Militare il 10 ottobre 1883, ne uscì Sottotenente del 33° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1885 e fu in Eritra dal 1887 al 1888. Tenente l’11 ottobre 1888, ottenne il grado di Capitano il 6 giugno 1901 e venne trasferito ai Bersaglieri. Promosso Maggiore il 3 ottobre 1912, allo scoppio della guerra contro l’Austria venne promosso Tenente Colonnello il 24 maggio 1915 e gli venne affidato il comando del 1° Battaglione del 153° Reggimento Fanteria con il quale rimase fino al 14 febbraio 1916 quando venne ferito ad Oslavia meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Promosso Colonnello in Riserva ottenne il grado di Brigadiere Generale il 20 giugno 1918. Il 1° febbraio 1923 ottenne la promozione a Generale di Brigata e venne posto in Posizione Ausiliaria Speciale. Fotografia formato 17,3 x 11,4. Fotografo: Studio Turati – Novara.
Arc. 3027: Dotta Pietro in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 77° Reggimento Fanteria mod. 1915 -1918 (8 aprile 1871 – 19..). Allievo Ufficiale l’8 novembre 1889, uscì Sottotenente nel 1° Reggimento Alpini l’11 settembre 1892. Tenente nel 94° Reggimento Fanteria il 18 ottobre 1896, venne promosso Capitano nel 50° Reggimento Fanteria il 17 dicembre 1908. Il 19 ottobre 1915 ottenne il grado di Maggiore Comandante il 2° Battaglione del 54° Reggimento Fanteria e il 6 novembre 1916 venne promosso Tenente Colonnello Comandante del 3° Battaglione del 77° Reggimento Fanteria. Colonnello Comandante del 77° Fanteria dal 1° luglio al 10 novembre 1917, andò in congedo Provvisorio il 1° giugno 1918. Fotografia formato 13,2 x 8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2033: Maggiotto Giovanni in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante dell”8° Reggimento Bersaglieri mod. 1915 – 1918 (Venezia 1857 – 1938). Sottotenente dei Bersaglieri nel 1877, partecipò alla campagna d’Africa del 1885, a quella del 1895-96, a quella del 1911-12 in Libia, da colonnello al comando dell’8° Reggimento Bersaglieri e della posizione di Homs, che fortificò e tenne contro i tentativi del nemico di riprenderla, guadagnandovi la promozione al grado di Maggior Generale per merito di guerra. Partecipò quindi alla battaglia di Zanzur e all’occupazione del Garian. Rientrato in Italia nel 1914, entrò l’anno seguente in guerra comandando la Brigata Bergamo. L’armistizio lo trovò Tenente Generale Ispettore dell’Aereonautica; di qui passò al Ministero Armi e Munizioni Generale e quindi divenne Generale Ispettore dei Servizi Logistici. Passato in Posizione Ausiliaria nel 1919, ebbe vari incarichi ministeriali; partecipò alla Marcia su Roma e quindi fu per qualche tempo Prefetto del Regno, a Como, a Grosseto, e infine a Girgenti. Nel 1927 raggiunse il grado di Generale di Corpo d’Armata nella Riserva. Fotografia formato 11 x 8,4. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 1762: Dho Giovanni Battista in uniforme ordinaria da Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Bersaglieri mod. 1916 – 20 giugno 1918 (Frabosa Soprana, 16 settembre 1870 – Roma 12 aprile 1941). Ammesso in accademia nel 1888 fu Sottotenente (1891) e Tenente (1895) nel 7º Reggimento Bersaglieri. Assegnato nel 1896 al 3º Reggimento partì per la campagna d’Africa in Libia ed Eritrea. In Africa rimase come combattente ed in seguito con incarichi militari fino al 1907. Rientrato in Italia con l’intero reggimento vi tornò nel 1911 per la guerra italo-turca, destinato alle zone della Tripolitania e della Cirenaica. Nel 1914 venne promosso Maggiore per meriti sul campo e destinato al comando del 17º Battaglione Fanteria indigena e in seguito del 9º Battaglione Bersaglieri. Tornò definitivamente in Italia nel 1917; promosso Colonnello venne prima assegnato al Ministero della Guerra, in seguito al comando del Reggimento Deposito Bersaglieri di Ancona, dove rimase fino al 6 aprile 1918. Nella parte finale del primo conflitto mondiale, dal 1º giugno 1918 fino all’amistizio di Villa Giusti, comandatò con il grado di Colonnello Brigadiere la VI Brigata Bersaglieri. Promosso Brigadiere Generale dopo la guerra venne nominato comandante della 1ª Brigata Bersaglieri, dove nel 1923 fu promosso Generale di Brigata. In tale grado, cessato dal comando, venne nominato ispettore del corpo. Promosso Generale di Divisione è nominato comandante generale delle Divisioni Territoriali Militari di Brescia e Bologna e della 2ª Divisione Celere di Bologna. Collocato a riposo per raggiunti limiti di età nel 1938 col grado di Generale di Corpo d’Armata. Nel corso della carriera fu stato membro della Commissione Centrale per il Tiro a Segno Nazionale e l’educazione fisica a scopo militare, e per cinque anni ispettore della Gioventù Italiana del Littorio. Fotografia formato 9,2 x 7,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia decorato di Gran Cordone
Cavaliere dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia d’argento al valor militare
3 aprile 1896
Medaglia di bronzo al valor militare
«Diede esempio di calma e di intrepidezza ai suoi giovani ascari, che per la prima volta affrontavano la prova del gioco e più degli altri erano battuti dai tiri nemici.» 19 giugno 1912
Medaglia di bronzo al valor militare
«Prese parte attiva al combattimento con una compagnia di indigeni da lui educati ed istruiti e, con il suo contegno calmo, con l’esempio e con l’ascendente sui dipendenti, seppe mantenere durante tutto il combattimento ordine e disciplina irreprensibili.» 1º gennaio 1913
Medaglia d’argento al valor militare
«Incaricato di fiancheggiare col proprio reparto una colonna, ed attaccato da forti nuclei nemici in terreno difficile ed insidioso, compiva in modo abile e coraggioso il suo mandato, contribuendo efficacemente al buon esito dell’azione.» 29 luglio 1913
Medaglia di bronzo al valor militare
«Per il contegno abile e coraggioso tenuto durante il combattimento.» 9 marzo 1915
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Assunto il comando in una critica situazione, creata dall’occupazione nemica dell’ausa di Cà Lunga, con energica persistenza, con personale valore e intelligente direzione, conteneva per quattro giorni il nemico senza concedergli tregua; finché, con geniale e rapida azione di sorpresa, accuratamente preparata, lo ributtava al di là del fiume ristabilendo così la contrastata nostra linea di difesa.» 24 dicembre 1917
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Medaglia d’oro al merito di lungo comando di reparto
Arc. 3041: Sapienza Luigi in uniforme da combattimento da Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Murge mod. 1916 – 20 giugno 1918 (Catania 1866 – 19..). Sottotenente nel 55° Reggimento Fanteria il 2 agosto 1886, partecipò alla campagna eritrea del 1887 e il 30 marzo 1890 venne promosso Tenente. Promosso Capitano nel 2° Reggimento Alpini il 28 luglio 1902, combatté nella guerra italo-turca del 1911-12 meritandosi una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Prese parte alla guerra contro l’Austria venendo promosso Maggiore Comandante il Battaglione Alpini Tolmezzo il 24 maggio 1915. Tenente Colonnello per meriti di guerra ebbe il comando del 38° Reggimento Fanteria l’11 novembre 1915 e la promozione a Colonnello subito dopo. Il 25 aprile 1916 passò al comando del 4° gruppo Alpini meritandosi due medaglie d’Argento al valor Militare. Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Murge il 1° giugno 1917, passò poi al comando del 2° Gruppo Alpini il 23 luglio 1917. Successivamente comandò la Brigata Ravenna il 4 dicembre 1917 e la 2^ Brigata Cecoslovacca il 16 aprile 1918. Brigadiere Generale il 20 giugno 1918, fu comandante del 6° Gruppo alpini passando in Posizione Ausiliaria Speciale nel 1920. Promosso Generale Brigata il 1° febbraio 1923 venne collocato nella riserva nel 1932. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia di bronzo al valor militare
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918
Arc. G4: Mazza Lorenzo in uniforme da combattimento da Colonnello Comandante di Artiglieria mod. 1916 – 20 giugno 1918 (Torino, 26 marzo 1867 – Torino, 21 maggio 1933). Allievo all’Accademia Militare il 26 marzo 1884, uscì Sottotenente di Artiglieria il 10 luglio 1887 anzianità 2 agosto 1886. Allievo alla Scuola di Applicazione, venne promosso Tenente nel 9° poi nel 23° Reggimento Artiglieria il 14 settembre 1888. Capitano alle Officine Costruzioni di Napoli il 5 marzo 1899, passò al 5° Reggimento Artiglieria e al Comitato dell’Accademia Militare il 15 settembre 1910. Maggiore nell’11° Reggimento Artiglieria il 31 marzo 1912, venne promosso Tenente Colonnello il 1° marzo 1915. In aspettativa il 4 maggio 1916, venne richiamato facente quadro al Deposito del 25° Reggimento Artiglieria il 14 settembre 1916. Colonnello a disposizione il 21 gennaio 1917 con anzianità 3 agosto 1916 fu Direttore dell’Ufficio Intendenza di Artiglieria della 2^ Armata. Posto in Riserva il 1° novembre 1917, venne richiamato dal 12 gennaio 1921 al 30 aprile 1923 per poi essere promosso Generale di Brigata il 13 febbraio 1927 con anzianità il 31 dicembre 1926. Fotografia formato 22,2 x 15,2. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3492: Antonicelli Donato in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 89° Reggimento Fanteria mod. 4 novembre 1918 – 19 febbraio 1920 (Gioia del Colle, 23 novembre 1868 – 195.). Allievo alla Scuola Militare il 18 novembre 1889, ne uscì Sottotenente nell’83° Reggimento Fanteria il 3 agosto 1891. Tenente il 21 aprile 1895, ottenne il grado di Capitano nel 25° Reggimento Fanteria il 17 marzo 1907. Passato al 49° Reggimento Fanteria il 10 settembre 1908, prese parte alla guerra contro l’Austria e venne promosso Maggiore nel 89° Reggimento Fanteria nel 1916. Tenente Colonnello il 20 luglio con anzianità il 29 aprile 1916. Fu Comandante del 89° Reggimento il 27 maggio 1917 (e dal 1° aprile 1918 anche comandante della Brigata Salerno) e ottenne i gradi di Colonnello il 14 giugno 1917 a Disposizione del Corpo d’Armata di Torino il 16 febbraio 1921. Comandante della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento e allievi Sottufficiali di Torino dal 1° agosto 1921, fu a disposizione del Corpo d’Armata di Torino dal 15 febbraio 1923. In Aspettativa per Riduzione Quadri dal 1° ottobre 1926, venne collocato nella Riserva il 23 novembre 1926. In congedo Assoluto il 29 aprile 1940. Fotografia formato 13,7 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3379: Rizzardi Angelo in alta uniforme da Colonnello mod. novembre 1818. Sottotenente Commissario il 1° luglio 1874 al 13° Reggimento Fanteria, venne promosso Tenente al 3° Corpo d’Armata il 30 gennaio 1881. Capitano alla Sezione di Cuneo il 24 marzo 1887, divenne Maggiore presso la Sezione di Novara del 1° Corpo d’Armata il 20 gennaio 1901. Tenente Colonnello in Posizione Ausiliaria Speciale l’8 ottobre 1908, ottenne il grado di Colonnello il 9 aprile 1914. Venne collocato nella Riserva presso il Distretto Militare di Verona dal 1918 al 1922. Fotografia formato 13,5 x 9.Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata marzo 1923.
Arc. 3404: Wilmant Vero in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante dell’8° Reggimento Bersaglieri mod. novembre 1818 (Lodi, 26 novembre 1861 – 30 aprile 1935). Allievo alla Scuola Militare di Modena il 20 dicembre 1877, fu Sottotenente del 9° Reggimento bersaglieri il 24 aprile 1881. Tenente il 19 luglio 1883, venne promosso Capitano nel 6° Reggimento Bersaglieri il 30 marzo 1891. Maggiore nel 5° Reggimento Bersaglieri il 5 aprile 1905, ottenne il grado di Tenente Colonnello nel 12° Reggimento bersaglieri il 30 settembre 1910. Colonnello il 1° febbraio 1915, fu comandante del 53° Reggimento Fanteria e il 23 agosto dello stesso anno fu al comando dell’8° Reggimento Bersaglieri. Fu a Disposizione del Ministero della Guerra il 10 novembre 1915 e venne collocato in Riserva il 1° marzo 1916. Fotografia formato 11 x 8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3348: I(J)odice Antoni(o)no (10 giugno 1847 – 19..). Sottotenente Contabile il 10 ottobre 1875 presso il Distretto Militare di Foggia, venne promosso Tenente il 6 ottobre 1881 per poi essere trasferito all’Ospedale di Napoli. Capitano presso il Distretto Militare di Foggia il 24 marzo 1887, ottenne il grado di Maggiore presso la Legione Carabinieri di Palermo il 9 dicembre 1897. Trasferito all’Ospedale di Piacenza, venne promosso Tenente Colonnello il 18 gennaio 1903 e trasferito all’Ufficio Personale Vari. Colonnello d’Amministrazione in Riserva presso il Distretto Militare di Roma il 2 maggio 1911, venne richiamato in servizio il 24 maggio 1915. Il 15 luglio 1916 venne ricollocato in Riserva. Fotografia formato 14 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3077:Pizzarello Ugo in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 10° Reggimento Fanteria Brigata Regina mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Macerata 14 luglio 1877 – Firenze 29 settembre 1959). Allievo alla Scuola Militare di Modena nel 1895, uscì Sottotenente nel 7° Reggimento Alpini il 6 gennaio 1898. Il 20 gennaio 1901 venne promosso Tenente e il 31 marzo 1912 fu Capitano nell’8° Reggimento Alpini. L’11 novembre 1915 venne promosso Maggiore Comandante il Battaglione Alpini Tolmezzo. Nel febbraio 1916 fu promosso Tenente Colonnello e il 20 dicembre 1916 fu Comandante del 10° Reggimento Fanteria. Ottenne i gradi di Colonnello il 24 maggio 1917 e il 25 giugno dello stesso anno ottenne la medaglia d’Oro al Valor Militare. Nell’agosto del 1918 fu Commissario alla Conferenza di Pace in Francia e nel 1922 ottenne il comando del 69° Reggimento Fanteria. Nel 1924 passò al comando del 157° Reggimento Fanteria e nel 1925 ottenne il grado di Generale di Brigata comandante la Brigata Alpi. Nel 1927 passò al comando della 27^ Brigata Fanteria e il 18 dicembre 1930 venne promosso Generale di Divisione. Nel 1932 venne trasferito al comando della Divisione di Bari e nel 1934 fu Capo Ufficio di Collegamento con il Comando Generale della M.V.S.N.. Nel 1935 fu Comandante della Zona militare di Roma e il 14 luglio 1937 ottenne il grado di Generale di Corpo d’Armata e destinato al Ministero della Guerra per incarichi speciali. Nel 1941 passò nella Riserva. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
2 giugno 1911
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
24 maggio 1924
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
17 aprile 1930
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
20 aprile 1934
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
5 giugno 1941
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
13 settembre 1917
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
4 giugno 1931
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
16 giugno 1936
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
26 settembre 1942
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
15 novembre 1916
Medaglia d’oro al valor militare
25 giugno 1917
Medaglia d’argento al valore militare
Medaglia d’argento al valore militare
Medaglia di bronzo al valor militare
5 giugno 1910
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 3039: Bivona Francesco in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 79° Reggimento Fanteria mod. 4 novembre 1918 – 19 febbraio 1920 (Palermo, 13 gennaio 1871 – Roma, 19..). Allievo Ufficiale il 1° ottobre 1889, divenne Sottotenente nel 57° Reggimento Fanteria il 3 agosto 1891. Tenente il 4 maggio 1895, ottenne il grado di Capitano nell’86° Reggimento Fanteria il 16 giugno 1907 e fu Maggiore nel 2° Battaglione del 62° Reggimento Fanteria dal maggio al novembre 1915. Partecipò alla guerra contro l’Austria e venne promosso Tenente Colonnello nel 4° Battaglione del 63° Fanteria dal 1° giugno all’8 luglio 1916. Promosso Colonnello il 26 luglio 1917, fu comandante del 24° Reggimento Fanteria dall’11 settembre al 25 novembre 1917 per passare poi, il 16 gennaio 1918, al comando del 79° Reggimento Fanteria. Il 16 luglio 1920 passò al comando del 94° Distretto Militare di Trieste e a Disposizione del Ministero il 16 giugno 1925 per poi essere nominato a capo della Divisione Ministeriale. Promosso Generale di Brigata il 28 maggio 1927 fu comandante della 13^ Divisione di Fanteria Udine e in seguito Ispettore Mobile della stessa divisione. Il 1° febbraio 1929 fu Giudice Effettivo del Tribunale Militare Supremo e il 27 gennaio 1933 venne collocato in Posizione Ausiliaria. Il 20 novembre 1940 venne nominato Generale di Divisione e, per anzianità dal 1° gennaio dello stesso anno, andò in Riserva. Fotografia formato 13,5 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3506: Andreani Ghino in grande uniforme da Colonnello Comandante dell’80° Reggimento Fanteria mod. 23 marzo 1923 – 16 giugno 1926 (Livorno, 7 agosto 1873 – Genova, 19..). Allievo Ufficiale il 15 ottobre 1891, fu Sottotenente nel 46° Reggimento Fanteria il 12 settembre 1893. Tenente nel 10° Reggimento Fanteria l’8 giugno 1897. Maggiore Comandante il 3° Battaglione nel 147° Reggimento Fanteria, con il quale entrò in guerra contro l’Austria, dal 27 ottobre 1915 al 15 settembre 1916. Tenente Colonnello il 25 febbraio 1917, comandò il 3° Battaglione del 266° Reggimento Fanteria dall’8 aprile al 23 maggio 1917. Colonnello il 6 gennaio 1918, fu in Aspettativa per infortunio e a disposizione del Ministero il 9 settembre 1918. Comandante del 82° Reggimento Fanteria il 3 febbraio 1919, passò al comando del 80° Reggimento Fanteria il 15 settembre 1920. Comandante della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento e Allievi Sottufficiali di Verona il 1° luglio 1925, fu a disposizione del Corpo d’Armata di Verona il 1° luglio 1930. Generale di Brigata il 26 dicembre 1930 venne posto al comando della 1^ Brigata di Fanteria di Torino. Generale di Divisione il 1° settembre 1934, fu a Disposizione del Corpo d’Armata di Torino, fu comandante del presidio e poi della zona Militare di Genova il 1° maggio 1935. Generale di Corpo d’Armata il 1° luglio 1937 facente quadro, fu in Posizione Ausiliaria il 7 agosto 1937 e poi venne collocato nella Riserva. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: G. Zannon – Verona.
Arc. 2030: Colonnello Comandante del 94° Reggimento Fanteria mod. 4 novembre 1918 – 19 febbraio 1920 (o 94° Distretto Militare di Trieste) in uniforme ordinaria. Fotografia formato 14 x 9,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2535. Colonnello di Amministrazione in uniforme ordinaria con spencer mod. 25 dicembre 1902 – 1920. Fotografia formato 13,4 x 8,3. Fotografo: M. Cavajà – Torino.
Arc. 998: Franchi Italo in uniforme da campagna da Colonnello Comandante di Legione CC.RR. mod. 25 dicembre 1902 – 14 novembre 1933 ( Tempio 28 marzo 1866 – Torino 194.). Allievo Ufficiale il 2 ottobre 1883, uscì Sottotenente nel 46° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1885. Tenente l’11 ottobre 1888, venne trasferito nei CC.RR. il 15 giugno 1890. Passò poi alla Legione di Roma e il 15 febbraio 1900 venne promosso Capitano nella Legione di Torino. Promosso Maggiore nella Legione di Roma Divisione Est 2 il 31 marzo 1912, divenne comandante del 2° Battaglione del Reggimento Mobile nel 1915 meritandosi la medaglia d’Argento al Valor Militare a Gabrje. Tenente Colonnello alla Legione di Roma il 19 ottobre 1916, passò a disposizione della Legione di Firenze il 27 aprile 1919. Il 22 febbraio 1920 ottenne il grado di Colonnello e il comando della Legione di Bologna e il 7 luglio 1921 passò alla Legione di Ancona. Passò al comando della Legione di Napoli il 18 giugno 1922 e l’8 marzo 1923 venne promosso Generale di Brigata e gli venne affidato il comando del 6° Gruppo delle Legioni di Napoli. In Aspettativa per Riduzione Quadri il 16 dicembre 1926, passò nella Riserva nel 1928 per poi passare in Congedo Assoluto. Fotografia formato 13,8 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Gabrje – 1916
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 2036:Scimeca Vito in grande uniforme da Colonnello Comandante del 35° Reggimento Fanteria mod. 19 febbraio 1920 – 22 marzo 1923 (Ciminna PA 8 gennaio 1875 – 1953). Allievo alla Scuola Militare di Modena ne uscì Sottotenente di Fanteria il 20 ottobre 1895. Il 29 dicembre 1898 venne promosso Tenente nell’86° Reggimento Fanteria, il 1° luglio 1909 ottenne il grado di Capitano nel 35° Reggimento Fanteria e promosso Maggiore divenne poi Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore della 34^ Divisione il 12 settembre 1915. Venne trasferito alla 11^ Divisione dal 3 giugno al 23 settembre 1916 e il 26 luglio 1917 venne promosso Colonnello e fu Delegato presso le truppe in Francia. Dal novembre 1918 al settembre 1919 fu Rappresentante italiano nella Commissione per l’Armistizio e poi passò al comando del 35° Reggimento Fanteria. Nel 1926 fu comandante del 6° Distretto Militare di Bologna e il 9 ottobre 1927 ottenne il grado di Generale di Brigata Comandante della 6^ Brigata di Fanteria e poi Ispettore Mobilitato della Divisione di Milano. Generale di Divisione il 7 ottobre 1933 fu Comandante della Divisione Timavo a Trieste e nel 1935 Comandante del Corpo d’Armata di Bari. Il 1° luglio 1937 venne promosso Generale di Corpo d’Armata presso il Ministero della Guerra per incarichi speciali a Bologna e nel 1940 venne collocato nella Riserva. Fotografia da negativo formato 15 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G1: Piella conte Paolo in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 9° Reggimento Lancieri di Firenze mod. 19 febbraio 1920 – 22 marzo 1923 ( Bologna 3 gennaio 1873 – 19..). Allievo Ufficiale il 10 febbraio 1890, fu Sottotenente nel 6° Reggimento Lancieri d’Aosta l’11 settembre 1892. Promosso Tenente il 9 luglio 1896, ottenne il grado di Capitano il 1° ottobre 1906. Ufficiale d’Ordinanza Effettivo del Duca d’Aosta dal 6 maggio 1906 al 10 luglio 1910, fu poi Onorario fino al 1915. Maggiore nel 1915, partecipò alla guerra contro l’Austria e venne promosso Tenente Colonnello Comandante il 9° Reggimento Lancieri di Firenze il 27 settembre 1917. Il 2 novembre 1917 venne promosso Colonnello e Meritò la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla battaglia di Vittorio Veneto. In Aspettativa per Riduzione Quadri nel 1926, venne promosso Generale di Brigata il 4 giugno 1930 in Riserva. Il 16 giugno 1934 ottenne il grado di Generale di Divisione e fu Gentiluomo di Corte di S.A.R. Elena Duchessa d’Aosta. Fotografia formato 27 x 19,8 Fotografo: Sconosciuto. Autografata e datata 1922.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Vittorio Veneto 4 novembre 1918
Arc. 3065: Caruso Giovanni in uniforme ordinaria da Tenente Colonnello del 13° Reggimento Fanteria mod. 19 febbraio 1920 – 22 marzo 1923 (Napoli, 22 luglio 1883 – 196.). Allievo Ufficiale il 5 novembre 1903, venne promosso Sottotenente nel 93° Reggimento Fanteria il 7 settembre 1905. Tenente il 7 settembre 1908, Capitano nel 1915, nel 1917 fu Maggiore Comandante il 2° Battaglione del 13° Reggimento Fanteria. Promosso Tenente Colonnello il 22 agosto 1917, frequentò la Scuola di Guerra il 1° febbraio 1920 e fu Sottocapo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Bologna il 1° dicembre 1921. Colonnello il 13 giugno 1926, per anzianità il 13 marzo 1926, prese il comando del 67° Reggimento Fanteria e successivamente venne trasferito al Comando di Corpo d’Armata di Torino. Comandante del presidio Militare dell’Isola d’Elba il 25 ottobre 1935, venne promosso Generale di Brigata facente quadro presso il Corpo d’Armata di Firenze ( Comandante Isola d’Elba) il 20 gennaio 1938 e per anzianità il 1° settembre 1937. Generale di Divisione facente quadro presso il Comando Difesa Territoriale di Napoli per incarichi speciali il 15 ottobre 1940, per anzianità il 30 giugno 1939, passò poi al comando del 30° Corpo d’Armata come Ispettore del Porto di Napoli. Nel 1943 fu Comandante della zona di Bari. Fotografia formato 16,5 x 8,1. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3070: Azzariti Luigi in uniforme ordinaria da Tenente Colonnello del Genio Ferrovieri mod. 19 febbraio 1920 – 22 marzo 1923 (5 maggio 1874 – 19..). Sottotenente del Genio il 17 febbraio 1895, venne promosso Tenente nel 2° Reggimento Genio il 21 agosto 1897. Capitano nel 1° Reggimento Genio il 5 settembre 1909, venne promosso Maggiore e poi Tenente Colonnello nel Genio ferrovieri il 31 maggio 1917. Fu promosso Colonnello Comandante dell’8° Reggimento Genio e il 4 aprile 1932 ottenne il grado di Generale di Brigata Comandante il Genio del Corpo d’Armata di Alessandria. Il 1° gennaio 1936 divenne Generale di Divisione a Disposizione del Ministero della Guerra per poi essere collocato in Posizione Ausiliaria Speciale. Richiamato in servizio alla Direzione Generale del Genio, venne promosso Generale di Corpo d’Armata nella Riserva il 1° gennaio 1939. Fotografia formato 10,8 x 7,4. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3377: Andreani Ghino in grande uniforme da Colonnello Comandante dell’80° Reggimento Fanteria mod. 23 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Livorno, 7 agosto 1873 – Genova 19..). Allievo Ufficiale il 15 ottobre 1891, fu Sottotenente del 46° Reggimento Fanteria il 12 settembre 1893. Tenente nel 10° Reggimento Fanteria l’8 giugno 1897, venne promosso Maggiore Comandante del 3° Battaglione del 147° Reggimento Fanteria dal 27 ottobre 1915 al 15 settembre 1916. Partecipò alla grande guerra e ottenne il grado di Tenente Colonnello il 25 ottobre 1917. Al comando del 3° Battaglione del 266° Reggimento Fanteria dall’8 aprile al 23 maggio 1917, venne elevato al grado di Colonnello il 16 gennaio 1918 in Aspettativa. A Disposizione del Ministero il 9 settembre 1918, ottenne il comando dell’82° Reggimento Fanteria il 3 febbraio 1919 e venne trasferito al comando dell’80° Reggimento Fanteria il 15 settembre 1920. Comandante della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento e Allievi Sottufficiali di Verona il 1° luglio 1925, fu a Disposizione del Corpo d’Armata di Verona il 1° luglio 1930. Generale di Brigata il 26 dicembre 1930 fu Comandante della 1^ Brigata di Fanteria a Torino, ottenne il grado di Generale di Divisione il 1° settembre 1934 a Disposizione del Corpo d’Armata di Torino. Comandante del Presidio poi zona Militare di Genova il 1° maggio 1935, venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 1° luglio 1937 Facente Quadro. In Posizione Ausiliaria il 7 agosto 1937, venne collocato poi nella Riserva. Fotografia Formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2104: Colonnello di Stato maggiore in grande uniforme mod. 22 marzo 1923 – 16 settembre 1926. Fotografia formato 14 x 8,8. Fotografo: P. Calosci – Pistoia.
Arc. 3003: De Benedetti Giovanni Antonio in uniforme ordinaria da Colonnello di Stato Maggiore mod. 22 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (9 ottobre 1878 – 19..). Sottotenente del Genio l’8 settembre 1900, venne promosso Tenente nel 3° Reggimento Genio l’11 agosto 1903. Capitano il 30 settembre 1910 venne trasferito nello Stato Maggiore della Divisione di Milano e il 31 maggio 1917 ottenne il grado di Tenente Colonnello in servizio presso lo Stato Maggiore. Colonnello nel 1924 venne promosso Generale di Brigata Comandante il Genio del Corpo d’Armata di Verona il 31 agosto 1932. Nel 1934 passò al Corpo d’Armata di Roma e il 1° gennaio 1936 ottenne il grado di Generale di Divisione presso il Comitato del Ministero della Marina alla Direzione Centrale del Genio Militare del quale divenne Direttore Generale il 1° maggio 1936. Generale di Corpo d’Armata il 1° gennaio 1939 venne posto in Riserva il 1° maggio 1939 per poi essere richiamato nel 1940 per incarichi speciali. Fotografia formato 7,2 x 5,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3117: Pirri Virginio in grande uniforme da Colonnello Comandante mod. 22 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Tivoli, 18 ottobre 1856 – Torino, 1945). Sottotenente nel 2° Reggimento Alpini il 12 settembre 1879, venne promosso Tenente il 29 agosto 1882. Capitano l’11 ottobre 1888, ottenne il grado di Maggiore nel 4° Reggimento Alpini il 2 febbraio 1902. Tenente Colonnello nel 92° Reggimento Fanteria il 16 giugno 1907, fu promosso Colonnello Comandante il 58° Reggimento Fanteria il 15 maggio 1912 e in seguito venne collocato nella Riserva. Richiamato allo scoppio della guerra contro l’Austria il 10 dicembre 1914, gli venne affidato il comando del 79° Distretto Militare di Mondovì. Fu comandante del 161° Reggimento Fanteria dal 24 maggio al 18 settembre 1915 e poi venne collocato in Posizione Ausiliaria. Fu Direttore dell’ Istituto Professionale Regio Albergo di Virtù di Torino e nel 1929 ottenne di poter andare in pensione. Fu Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti di Torino. Fotografia formato 13,6 x 8,6. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 1934.
Arc. 1880: Conti Ugo in grande uniforme da Colonnello Comandante l’8° Reggimento Bersaglieri mod. 22 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (Firenze, 16 settembre 1872 – Firenze, 4 dicembre 1931). Allievo Ufficiale il 23 ottobre 1890, venne promosso Sottotenente il 12 settembre 1893. Promosso Tenente l’8 giugno 1897 venne trasferito al 12° Reggimento Bersaglieri e il 1° luglio 1909 ottenne il grado di Capitano nel 2° Reggimento Bersaglieri. Partecipò alla guerra contro l’Austria ottenendo 2 Medaglie d’Argento al Valor Militare e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Il 28 ottobre 1915 venne promosso Maggiore e il 6 gennaio 1918 ottenne il grado di Colonnello. Il 16 luglio 1918 gli venne affidato il comando dell’8° Reggimento Bersaglieri. Fotografia formato 5,7 x 4,2 montata su luttino. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Arc. 2091: Aymonino Aldo in grande uniforme da Colonnello Comandante il Reggimento Savoia Cavalleria mod. 22 marzo 1923 – 16 settembre 1926 (20 aprile 1880 – Roma, 16 gennaio 1946). Sottotenente dei Lancieri di Novara il 20 aprile 1899, venne promosso Tenente il 22 aprile 1902. Capitano di Stato Maggiore il 18 febbraio 1915, fu Maggiore Capo di Stato Maggiore della 4^ Divisione di Cavalleria dal 31 maggio al 10 agosto 1917 e il 4 gennaio 1918 venne promosso Colonnello. Fu Capo Gruppo Missione degli Eserciti Alleati al Comando Supremo dall’aprile 1918 al luglio 1919 poi fu nello Stato Maggiore a disposizione del Generale Giardino. Comandante del 3° Reggimento Savoia Cavalleria il 1° maggio 1924 venne poi trasferito al Corpo d’Armata di Roma come Capo di Stato Maggiore. Promosso Generale di Brigata fu Comandante del 3° Comando di Cavalleria e Ispettore del Servizio Ippico e Veterinario del Ministero della Guerra. Generale di Divisione il 25 febbraio 1932 fu al comando della Divisione Trieste, della divisione Celere nel 1933, fu dal 1935 al 1938 1° Aiutante di Campo Effettivo del principe ereditario Umberto di Savoia poi Onorario. Fu al comando del Corpo d’Armata di Firenze e il 1° gennaio 1936 venne promosso Generale di Corpo d’Armata. Nel giugno 1940 fu al comando del 7° Corpo d’Armata Mobile e dal 26 gennaio 1941 al 25 settembre 1943 e poi dal 4 settembre 1944 al 12 marzo 1945 fu Comandante generale della Guardia di Finanza per poi essere trasferito definitivamente nella Riserva. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Jenzi – Milano.
Onorificenze
Medaglia Mauriziana
Medaglia di bronzo al valor militare
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Arc. 3319: Pagniello dr. prof. Alfredo in uniforme ordinaria da Tenente Colonnello Chimico Farmacista mod. 22 marzo 1923 – 16 settembre 1926 ( 31 agosto 1877 – 19..). In servizio il 14 novembre 1901, fu Farmacista di 3^ Classe presso l’Ospedale di Cagliari il 16 settembre 1903. Farmacista di 2^ Classe presso l’Ospedale di Venezia il 28 febbraio 1907, venne promosso Farmacista di 1^ Classe all’Ospedale di Napoli il 16 novembre 1912. Farmacista Capo di 1^ Classe il 4 agosto 1918, ottenne il grado di Tenente Colonnello il 4 luglio 1922 fu Direttore dell’Istituto Chimico e di Farmacia Militare di Torino. Colonnello il 26 maggio 1932 a Disposizione del Ministero della Guerra. Ispettore dei Servizi Farmaceutici nel 1935, fu Facente Quadro presso il Ministero della Guerra nel 1937. Maggior Generale in Riserva il 1° gennaio 1940 fu presso il Servizio Sanitario Chimico e Farmaceutico. Fotografia formato 13,5 x 9,5. Fotografo: Sconosciuto. Datata 1925.
Arc. 812:Chiarizia Ettore in uniforme da campagna da Colonnello Commissario (Napoli, 13 giugno 1871 – Roma, 10 novembre 1938). Sottotenente Commissario nel 7° Corpo d’Armata di Ancona il 14 aprile 1892, fu Tenente nel 10° Corpo d’Armata di Napoli il 9 luglio 1896. Capitano il 17 giugno 1906, fu Tenente Colonnello presso la Direzione del Commissariato di Firenze il 31 ottobre 1917 per poi passare a quello di Palermo. Fu trasferito poi all’Ispettorato del Servizio del Commissariato il 13 gennaio 1920 e venne promosso Colonnello nel 1920. Maggior Generale Commissario il 22 gennaio 1930, fu Ispettore Commissario della 1^ Zona di Milano e il 10 gennaio 1934 fu Tenente Generale Commissario Capo del Corpo e Ispettore dei Servizi di Commissariato. In Posizione Ausiliaria il 12 aprile 1937, fu Tenente Generale Capo Onorario con rango e uniforme da Generale di Corpo d’Armata dal 28 aprile 1937. Fotografia formato 10,5 x 7,8. Fotografo: Fotografo: Sconosciuto. Datata Roma – Aprile 1923.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 3185: Esposito Giovanni in uniforme da parata da Colonnello Comandante del 56° Reggimento Fanteria mod. 1926 – 1933 (Loreto Aprutino, 18 maggio 1882 – Roma 3 giugno 1958). Arruolatosi nel Regio Esercito in qualità di Allievo sergente assegnato al 36º Reggimento Fanteria scalò tutta la gerarchia dei gradi di truppa. Arrivato tra i primi classificati nel concorso di ammissione alla Regia Accademia Militare di Modena il 31 ottobre 1904, fu nominato Sottotenente il 14 settembre 1906, assegnato a prestare servizio presso il 5º Reggimento Alpini, dove conseguì la promozione a Tenente il 14 settembre 1909. Dopo lo scoppio della guerra italo-turca, il 16 dicembre 1911 sbarcò a Derna in forza al Battaglione Alpini “Edolo”, prestando servizio presso gli avamposti posti a difesa della piazzaforte. Nel corso del combattimento avvenuto il 27 dicembre, mentre marciava per rientrare nelle ridotte, tornò da solo indietro per portare in salvo un alpino rimasto ferito che stava per essere catturato dal nemico. Nel corso del combattimento avvenuto il 3 marzo 1912 nei pressi della Ridotta “Lombardia”, il suo battaglione sostenne l’urto di imponenti forze turco-arabe. Distintosi particolarmente durante questa azione, fu decorato con la Medaglia d’oro al valor militare a vivente. Al termine del periodo di convalescenza, nell’ottobre 1913 iniziò a frequentare la Scuola di guerra dell’esercito, venendo poi promosso Capitano ed assegnato al 2º Reggimento Alpini nel 1915. Dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, si distinse con il suo reggimento sulla Croda Rossa, venendo decorato con una prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare nel mese di luglio dello stesso anno, e il 12 ottobre successivo, nel corso di un intenso bombardamento mantenne un tale contegno da essere decorato con una seconda Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Promosso Maggiore il 1° giugno 1917 divenne Addetto al comando della 31ª Divisione, e nel corso del 1917 si distinse sul fronte dell’Isonzo, venendo decorato con terza Medaglia di Bronzo al Valor Militare per un’azione compiuta nel corso della ritirata seguita alla disfatta di Caporetto. Sul fronte del Piave fu decorato con una Croce di guerra al valor militare. Dopo la fine del conflitto entrò nel Corpo di Stato Maggiore, e promosso Colonnello il 2 febbraio 1930 assunse il comando del 56º Reggimento Fanteria, passando successivamente a quello dell’8º Reggimento Alpini schierato sulla Frontiera Orientale, e infine, da gennaio a settembre 1936, del presidio di Zara. Dal 1° luglio 1937, promosso Generale di Brigata per meriti eccezionali, assunse il comando della Divisione “Vespri”, e nel 1939 passò a quello della neo costituita 57ª Divisione Fanteria “Lombardia” di stanza a Pola. Il 14 gennaio 1941 fu nominato comandante, in sostituzione del generale Amedeo De Cia, della 5ª Divisione alpina “Pusteria”, impegnata nella campagna di Grecia. Il duro inverno passato sul Tomori, i sanguinosi combattimenti della Spadarit e di Selami, l’avanzata in territorio greco verso Koniza attraverso la zona montana greco-albanese, gli valsero la concessione della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia. Nel luglio 1941 la Divisione “Pusteria” viene schierata in Montenegro (Sangiaccato) partecipando alla repressione della rivolta comunista scoppiata all’alba del 14 dello stesso mese. Organizzata dal futuro Maresciallo Tito, l’azione portò alla capitolazione di numerosi presidi italiani, e causò gravi perdite in particolare tra i reparti della 18ª Divisione Fanteria “Messina”. La sua divisione entrò in azione il 16 luglio, insieme ad altri reparti formati soprattutto da Camicie Nere, attaccando la roccaforte comunista del Linbotin. La repressione fu condotta con metodi brutali, ma portò alla rapida capitolazione dei ribelli. Le colonne degli Alpini e degli altri reparti italiani operarono senza sosta tra il Mare Adriatico e il lago di Scutari, e in pochi giorni presidi vennero liberati, le strade rese sicure. Inoltre tra il 1 e il 2 dicembre 1941 un attacco diretto di 12.000 partigiani al comando di Arso Jovanović contro la città di Pljevlja, che venne difesa accanitamente dagli alpini italiani, si concluse con una sconfitta, e pesanti perdite, per i partigiani, circa 3.000 morti. Nell’aprile 1942, per contrastare efficacemente i nuovi, durissimi, attacchi portati dai partigiani jugoslavi, il Comando della 2ª Armata italiana prese accordi con il Comando tedesco in Jugoslavia per effettuare azioni di “polizia” (Operazione Trio) in Bosnia. La sua divisione partecipò a duri combattimenti, impegnata nel contrastare con tutti i mezzi una guerriglia operante al di fuori da ogni regola di combattimento, e che agiva sulla Drina a Foča, non riuscendo per poco a catturare lo stesso Tito. Rientrato in Patria alla testa della sua unità, decorato di una Medaglia d’Argento al Valor Militare, fu posto in posizione di riserva il 18 maggio 1942, ma ricopri poi l’incarico di Ispettore delle Truppe Alpine a Roma. Nel maggio 1943, con il precipitare della situazione bellica italiana, gli fu assegnato il Comando della Difesa Territoriale di Trieste, ricoprendo tale incarico dal luglio 1943 al maggio 1945. Dopo la proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943 disponeva a difesa della Venezia-Giulia del XXIII Corpo d’armata del Generale Alberto Ferrero, che rifiutò di combattere contro i tedeschi, arrivando a dichiarare la città di Trieste indifendibile. Ferrero trasferì il suo comando a Cervignano, lasciandogli il comando della città, ormai in piena fase di occupazione da parte delle truppe tedesche. Alle ore 18:00 del 10 settembre fu firmato il trapasso dei poteri civili e militari alla Operationszone Adriatisches Küstenland tedesca, e poté lasciare il suo comando, che aveva sede a Villa Necker. Cercando in tutti i modi di salvaguardare la popolazione italiana, preservando nel contempo l’onore dell’esercito, aderì formalmente alla Repubblica Sociale Italiana, e nominato comandante regionale dell’Esercito Nazionale Repubblicano dovette inviare truppe a collaborare con quelle tedesche nella repressione delle Bande Slave operanti sul Carso. Dopo la fine del conflitto e l’occupazione di Trieste da parte dei titini e dagli anglo-americani, fu subito messo in carcere, subendo il primo interrogatorio da parte del Comando di Polizia Alleata il 14 giugno 1945. All’inizio dell’anno successivo fu portato a conoscenza dei capi d’imputazione rivoltigli, venendo apertamente accusato di collaborazionismo con il nemico. Il processo si svolse tra l’aprile e il maggio 1946, e dopo 8 sedute fu condannato a 30 anni di prigione. A causa della mutata situazione politica il Governo Militare Alleato decise di trasferire tutti i detenuti politici in Italia, presso il Tribunale Supremo Militare di Roma. Rinchiuso nel carcere di Civitavecchia, nel dicembre 1948 la Corte di cassazione dimezzò la pena, portandola a 15 anni di carcere. Scarcerato nel gennaio 1949 usufruendo dell’aminstia varata il 7 febbraio 1948 dal governo, su proposta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti, si ritirò a vita privata. Reintegrato nel grado nel 1956, si spense a Roma il 3 giugno 1958.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
«Comandante di Divisione Alpina, fortemente impegnato, con l’esempio del personale valore, rendeva saldissima la difesa nei punti più minacciati e trascinava con ardimento e foga impetuosa le colonne d’attacco. Campagna italo-greca: Tamari, Osnu, Erseke, gennaio-aprile 1941-XIX.» Bollettino Ufficiale 1941, pag.9054.
Medaglia d’oro al valor militare
«All’estrema sinistra della compagnia si slanciò per primo all’assalto con grande ardimento, conducendo coraggiosamente alla baionetta il suo reparto nella torretta occupata dal nemico. Si distinse anche per fermo e valoroso contegno nella giornata del 27 dicembre 1911. Nel combattimento del 3 marzo 1912, benché colpito da un proiettile nemico che gli attraversava la coscia, continuò a combattere, finché cadde colpito nuovamente all’addome. Derna (Libia), 27 dicembre 1911; 11 e 12 febbraio e 3 marzo 1912.» Regio Decreto 22 marzo 1913
Medaglia d’argento al valor militare
«In aspra fase operativa contro forti ed agguerrite formazioni ribelli, svolta in ambiente estremamente ostile ed insidioso, guidava con grande perizia i reparti della propria divisione alpina, trascinandoli anche con l’esempio del suo indomito coraggio personale. Contribuiva così, in maniera determinante, al felice esito delle operazioni mercé le quali, vinte e rastrellate le numerose resistenze, era assicurato il saldo possesso di una regione di vitale importanza. Bosnia orientale (Jugoslavia), aprile-maggio 1942.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Durante un violento bombardamento nemico, diede prova di grande calma ed energia nel disporre le truppe per il combattimento. La sua fermezza d’animo fu esempio ai suoi dipendenti. Cima Cuestalta, 12 ottobre 1915.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Preparò e condusse a buon esito, con sagacia e tenacia singolari, l’operazione difficile dell’occupazione di un’importante posizione, strappandola al nemico e rafforzandola in modo da rendere vani i reiterati tentativi dell’avversario per rioccuparla. Punta Medatte, 30-31 luglio 1915.»
Medaglia di bronzo al valor militare
«Durante il ripiegamento delle nostre truppe, incaricato di recapitare ad un ufficiale del genio l’ordine per la distruzione dei ponti, si recava sul posto percorrendo zone intensamente battute e oltrepassando le estreme retroguardie. Con rapida ed opportuna ricognizione si accertava che tute le batterie da campagna si fossero ritirate e dava quindi l’ordine per il brillamento dei ponti. Assisteva alle operazioni preliminari, infondendo in tutti serena calma benché il nemico battesse i ponti con artiglierie di ogni calibro, e non si ritirava che dopo essersi accertato delle completa distruzione dei ponti stessi, assolvendo così con intelligenza e coraggio il mandato ricevuto. Gabrjie; Rubbia, 27-28 ottobre 1917.»
Croce di guerra al valor militare
«Nella preparazione e nello svolgimento di importanti azioni, tanto durante la ritirata dell’ottobre 1917, quanto è più ancora nel 1918 sul Piave, diede al comando di cui era addetto, una collaborazione feconda e preziosa, contribuendo efficacemente a respingere il nemico ed al buon risultato dei compiti affidati alla 31ª Divisione. Carso-Piave, ottobre 1917-giugno 1918.»
Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 14 gennaio 1923
Cavaliere magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
Arc. G3: Mastai Ferretti conte Pio in uniforme da parata da Colonnello Comandante del 45° Reggimento Fanteria mod. 1926 – 1933 (Ancona 1881 – 5 novembre 1941). Nipote di Papa Pio IX al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, venne promosso Sottotenente il 5 settembre 1904. Tenente il 5 settembre 1907, prese parte alla guerra contro l’Austria e ottenne il grado di Maggiore di Stato Maggiore della 66^ Divisione nel 1917. Tenente Colonnello il 22 ottobre 1918, fu Capo di Stato Maggiore della Divisione di Ancona nel 1919 e il 22 febbraio 1927 ottenne il grado di Colonnello Comandante del 45° Reggimento Fanteria. Fu Comandante della Scuola Allievi di Complemento di Milano e nel 1934 Comandante del Distretto Militare di Milano. Nominato Generale di Brigata il 1° gennaio 1936 fu Vice Comandante della Divisione Gran Sasso e nel 1937 venne comandato al Corpo d’Armata di Bologna con incarichi speciali. Venne promosso Generale di Divisione nella Riserva il 31 luglio 1940. Fotografia formato 24 x 17,4. Fotografo: Sconosciuto. Autografata e firmata 2 giugno 1929.
Arc. 1637: S.A.R.Umberto di Savoia principe di Piemonte in grande uniforme da Colonnello Comandante del 12° Reggimento Fanteria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Racconigi, 15 settembre 1904 – Ginevra, 18 marzo 1983). La sua formazione, rigorosa e severa, seguì la tradizione sabauda, con precettori privati coordinati dall’ammiraglio Attilio Bonaldi che aveva pieno controllo sulla vita del principe. Umberto imparò a essere formalmente inappuntabile, anche se interiormente inquieto. Con il re si sviluppò un rispettoso distacco che durò tutta la vita. Lo scoppio della prima guerra mondiale lo trascinò, ancora bambino, nella propaganda bellica: presenziò a parate e manifestazioni patriottiche, incontrò le truppe, frequentò l’ospedale organizzato dalla regina al Quirinale. Nel 1916 ebbe il permesso di raggiungere il re al fronte. Pur con ovvie cautele, condivise le ristrettezze della situazione, facendosi notare per il coraggio e la precisione con cui ottemperava ai propri compiti. Gli piaceva studiare, soprattutto materie umanistiche. Nel 1919 entrò nel Collegio militare di Roma, dove ottenne la maturità classica. Si iscrisse allora al corso per ufficiali di fanteria, assentandosi periodicamente dall’Italia per crociere ‘formative’ via mare. In quel periodo fu infatti il ‘biglietto da visita’ della dinastia, esibito agli italiani di ogni latitudine, ma senza alcun coinvolgimento politico diretto. Il motto per cui «I Savoia regnano uno alla volta» fu applicato alla lettera. Umberto si rivelò ufficiale rigoroso, ma gentile e premuroso, con la truppa e i colleghi, serio e raffinato. Moltiplicò le apparizioni in eventi pubblici mietendo diffusi consensi. Nel 1925 terminò con successo l’Accademia militare. Inviato a Torino, come tenente del 91° reggimento della brigata Basilicata, si stabilì in un’ala del Palazzo Reale che fece restaurare con gusto moderno. Si fece notare nella vita notturna torinese animando la cronaca rosa. Con la soubrette Carla Mignone (in arte Milly) ebbe una relazione probabilmente solo platonica, il che alimentò forse voci sulla sua presunta omosessualità. Benito Mussolini, nel suo contraddittorio rapporto con la monarchia, temeva la crescente popolarità del principe e lo fece spiare costantemente dall’OVRA (Opera Vigilanza Repressione Antifascista), la polizia segreta; avrebbe addirittura portato con sé il relativo dossier nel tentativo di fuga dell’aprile del 1945. Durante quegli anni di spensieratezza, tuttavia, Umberto sviluppò anche un diverso lato del carattere, mistico e religioso, similmente al suo avo Carlo Alberto. Nel 1928 fece un pellegrinaggio in Terrasanta. Salutò con sincero gaudio la firma dei Patti lateranensi. Il 24 ottobre 1929, a Bruxelles, scampò a un attentato, segno della rilevanza politica che stava acquisendo. Era tempo di lasciare la vita da scapolo, visto anche il montare delle trame antimonarchiche fasciste: serviva un erede. Le nozze con la principessa di Sassonia Coburgo Gotha Maria José del Belgio – combinate da tempo – furono fissate per l’8 gennaio 1930. Mussolini, in divisa e collare dell’Annunziata, funse da notaio della Corona. Gli sposi erano eleganti e bellissimi (Umberto stesso aveva disegnato l’abito della moglie). Furono anche ricevuti da Pio XI: un segnale del nuovo corso nei rapporti tra Chiesa e Stato. L’avvenenza della coppia erede al trono colpì l’immaginario popolare e il duce non poté esserne felice. Umberto si mantenne comunque su un antifascismo generico, manifestato in ambiti circoscritti o privati. La coppia reale si stabilì a Torino, ma presto si rivelò non troppo ben assortita: ci furono attriti che la promozione di Umberto a generale, con il suo trasferimento a Napoli, attenuò parzialmente. Nella stagione napoletana (1931-35) Maria José ebbe occasione di coltivare certe sue idee ‘liberali’, frequentando tra l’altro anche Benedetto Croce. Rimase incinta, ma ci furono voci e pettegolezzi – spesso di matrice fascista – circa l’effettiva paternità del nascituro. Maria Pia di Savoia nacque il 24 settembre 1934. Al battesimo fece scalpore l’assenza del duce: la nascita di un’erede non lo rasserenò certo mentre varava il suo progetto imperiale. Umberto fu tenuto lontano dal fronte e dai ‘riflettori’ della vittoria africana. Ma quando le sanzioni colpirono l’Italia e la regina Elena partecipò alla Giornata della fede, in cui gli italiani donarono gli anelli nuziali, il principe donò il proprio collare dell’Annunziata; fece poi seminare a grano sette ettari del parco di Racconigi. Umberto completò intanto la propria carriera militare (generale di corpo d’armata), proseguì in quella di rappresentanza (fece le veci del padre ai funerali di Giorgio V d’Inghilterra) ed ebbe un figlio maschio, Vittorio Emanuele, nato il 12 febbraio 1937. Fu questo un altro brutto colpo per il duce, che invidiava ad Adolf Hitler la libertà da ogni autorità superiore e che nel 1938 andò due volte in rotta di collisione con la Corona: con la creazione del primo maresciallato dell’Impero, che toccava le prerogative militari regie, e di fronte alla freddezza degli ambienti di corte verso la crescente intesa con la Germania (specialmente durante la visita di Hitler a Roma). Il re trasmise sentimenti antitedeschi al figlio, che era anche fortemente cattolico, quindi Umberto non poteva concepire positivamente un’alleanza con il Führer. La presenza della principessa belga, preoccupata per le future sorti del proprio Paese, non migliorò le cose. In ogni caso, visto il successo di Mussolini alla Conferenza di Monaco, Umberto badò a tenere una condotta ‘fascistissima’: a Milano presenziò al passaggio del duce rientrante da Monaco, partecipò alle nozze di Bruno Mussolini, si recò ‘in pellegrinaggio’ – come già i propri genitori – a Predappio. Mentre l’Italia espandeva la propria influenza sull’Albania e si prospettava un possibile impegno bellico, fu ancora tenuto lontano da incarichi di primo piano. Solo in casi estremi, il padre accettò che gli fosse assegnato un comando di rilievo. Umberto, come sempre, ubbidì. «Come militare io assolsi sempre il mio dovere: era questo l’esempio che dovevo dare. Quanto alle mie idee personali sul Fascismo […], rifuggii sempre da ogni atteggiamento politico specifico» (Bolla, 1949, p. 87). A guerra ormai imminente, il 24 febbraio 1940 nacque la terzogenita Maria Gabriella. Quando l’Italia entrò nel conflitto, Umberto ottenne il comando delle armate al confine francese: la Francia era però prossima al collasso e le operazioni furono molto limitate. Successivamente si ventilarono per lui diversi incarichi ma non se ne fece nulla. Il regime non desiderava dare a Umberto occasioni di visibilità, mentre il re non voleva fargli correre rischi né comprometterlo in caso di sconfitte; gli furono anche vietate visite d’ispezione fuori dal territorio nazionale. Dopo il febbraio del 1942 gli fu affidato il comando delle Armate Sud, che prevedeva un ‘innocuo’ stanziamento ad Anagni. Senza possibilità di recitare una parte attiva nel conflitto, Umberto si andò allineando alle posizioni della moglie, ispettrice nazionale della Croce rossa e sempre più avversa al regime. Insieme intrapresero una serie di azioni umanitarie in favore della popolazione italiana, guadagnandone in popolarità. Alla fine del 1942 – in coincidenza con il ventennale del fascismo – Umberto fu nominato maresciallo d’Italia. Poco dopo, il 2 febbraio 1943, nacque l’ultimogenita, Maria Beatrice. L’evento passò quasi inosservato, al confronto con il drammatico quadro bellico. Il risveglio delle opposizioni al regime passò anche attraverso la Corona, ma non attraverso Umberto: «Il figlio non farà nulla contro il padre, neppure un passo risoluto per piegarlo ai nostri piani. Il Principe ha idee chiare, peccato non abbia la ferma volontà di fare» (Bonomi, 1947, p. 108). Nelle vicende del 25 luglio 1943, Umberto e Maria José non ebbero ruolo attivo: «Teniamo da parte i giovani» avrebbe detto il ministro della Real Casa, Pietro d’Acquarone, a Pietro Badoglio. Maria José fu spedita con i figli a Sant’Anna di Valdieri e poi d’urgenza in Svizzera, per mettere il piccolo erede al riparo dai nazisti. Si ricongiunse con il marito solo alla fine della guerra. Umberto, che era stato trasferito lontano dalle zone calde, a Sessa Aurunca, fu convocato a Roma l’8 settembre: il re gli comunicò la firma dell’armistizio. Tra scarsa pianificazione e varie incertezze si compì un rocambolesco trasferimento verso Pescara e poi Brindisi. Umberto era critico sulle modalità di abbandono della capitale, poi più volte chiese di tornare. Il re risolse la questione presentando la decisione come un ordine. Dopo la liberazione di Roma, nel giugno del 1944, Vittorio Emanuele mantenne un impegno preso con gli anglo-americani e i Comitati di liberazione nazionale (CLN) defilandosi politicamente: nominò Umberto luogotenente del Regno (carica ideata ad hoc), ma rifiutò l’abdicazione e rimase re. Entro tali limiti Umberto adottò una linea di apertura e collaborazione sia con le forze antifasciste, sia con gli Alleati. Il 5 giugno accolse le dimissioni del governo Badoglio e l’8 incaricò Ivanoe Bonomi, espressione delle forze democratiche. Nominò un nuovo ministro della Real Casa: il marchese Falcone Lucifero, con un passato anche di socialista riformista, che avrebbe potuto costituire un utile canale di comunicazione con le nuove forze politiche. Il d.l.l. n. 151 del 25 giugno 1944 sancì che, al termine della guerra, sarebbe stata eletta a suffragio universale un’Assemblea costituente per scegliere la forma dello Stato e preparare una nuova costituzione: una prospettiva che metteva sotto scacco a un tempo la monarchia e lo Statuto albertino. Come in passato, Umberto fu piuttosto abile nelle attività di rappresentanza: aprì i palazzi sabaudi agli sfollati e ai feriti e s’impegnò in una fitta serie d’incontri sul territorio, con maggiore successo al Sud. Formalmente – in un’Italia che bramava normalità – Umberto cercò di tornare a prassi di tipo costituzionale: alla crisi del governo Bonomi avviò consultazioni tra i diversi esponenti politici. Il suo scopo si fece più chiaro: ‘rasserenare’ il Paese, cercando al tempo stesso di ‘ripulire’ l’immagine della dinastia. Per questo si pronunciò con «parole insolitamente dure» (Speroni, 1992, p. 269) contro i decreti governativi sull’epurazione, che pure firmò. Il 18 marzo 1946 siglò anche il decreto che modificava la situazione prevista dal d.l.l. n. 151 del 1944 indicendo per il 2 giugno le elezioni per l’Assemblea costituente assieme a un referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. Il 9 maggio il re abdicò e partì in esilio. Il figlio salì al trono come Umberto II: aveva fin lì agito «come un perfetto Presidente della Repubblica» (Oliva, 2000, p. 202), ma certamente senza il piglio personalistico e carismatico di un sovrano in un contesto così delicato, né mostrava ora le caratteristiche adatte a una competizione elettorale tanto accesa. Il fronte monarchico appariva per di più poco compatto. Il referendum diede la vittoria alla repubblica. Il re rifiutò di lasciare Corona e Paese senza un verdetto confermativo della Cassazione. Ci furono, al Sud, agitazioni filomonarchiche. Il 12 giugno Alcide De Gasperi s’insediò come capo provvisorio dello Stato. Il giorno seguente Umberto lasciò il Quirinale: non abdicò, non trasmise i poteri e lanciò un duro proclama in cui definì «rivoluzionario» e «arbitrario» l’operato del governo e disse di aver dovuto agire nell’alternativa «di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza». Il 13 giugno, assieme ai collaboratori più stretti, partì alla volta del Portogallo dove ritrovò Maria José e i figli, ma nell’estate del 1947 la coppia si divise definitivamente. Gli anni dell’esilio portarono anche dissapori con la prole e specialmente con il figlio maschio. Con l’entrata in vigore della costituzione repubblicana, il 1° gennaio 1948, l’esilio volontario del re acquisì forza di legge. Umberto si dichiarò sorpreso perché intenzionato ad allontanarsi dall’Italia solo per «qualche tempo», contando di tornare per dare il proprio «apporto all’opera di pacificazione e ricostruzione» una volta placate «le passioni» (Speroni, 1992, p. 316). Coerentemente, non rinunciò mai a quelli che percepiva come propri doveri istituzionali, tenendosi aggiornato sulla politica italiana e inviando messaggi per celebrare ricorrenze e commentare avvenimenti. Dal 1964 cominciò una lunga lotta contro un tumore – con ripetuti interventi chirurgici, tenuti nascosti alla stampa –, che terminò il 18 marzo 1983, quando morì in una clinica di Ginevra. Poco meno di un anno prima aveva espresso a papa Giovanni Paolo II, in Portogallo, il proprio desiderio di morire in Italia. Anche per interessamento del pontefice, il governo italiano discusse l’abrogazione della norma costituzionale sull’esilio, ma inutilmente, perché Umberto morì prima della fine dell’iter abrogativo, che fu interrotto. Fotografia formato 13,6 x 8,6. Fotografo: Fotocolore – Torino.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Gran maestro dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata
9 maggio 1946
Gran maestro dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
9 maggio 1946
Gran maestro dell’Ordine militare di Savoia
9 maggio 1946 (già Commendatore)
Gran maestro dell’Ordine della Corona d’Italia
9 maggio 1946 (già Cavaliere di gran croce)
Gran maestro dell’Ordine civile di Savoia
9 maggio 1946
Gran maestro dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
9 maggio 1946 (già Cavaliere di gran croce)
Gran maestro dell’Ordine al merito del Lavoro
9 maggio 1946
Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Besa (Regno d’Albania)
fino al 27 novembre 1943
Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Skanderbeg (Regno d’Albania)
fino al 27 novembre 1943
Cavaliere di gran croce dell’Ordine civile e militare dell’Aquila romana
fino al 3 gennaio 1945
Onorificenze straniere
Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere dell’Ordine Supremo di Cristo (Santa Sede)
2 gennaio 1932
Balì Cavaliere di gran croce di Onore e Devozione con Croce di Professione ad honorem del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM)
17 novembre 1922
Collare pro merito melitensi (SMOM)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede)
Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante (Danimarca)
31 agosto 1922
Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
7 settembre 1922
Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro (Spagna)
19 novembre 1923
Collare del Reale e Distinto Ordine spagnolo di Carlo III (Spagna)
Ordine di Michele il Coraggioso di 1ª classe (Regno di Romania)
26 luglio 1943
Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine reale norvegese di Sant’Olav (Norvegia)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare del Cristo (Portogallo)
Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila nera (Regno di Prussia)
Decorato di Royal Victorian Chain (Regno Unito)
Balì Cavaliere di Gran Croce di giustizia decorato di Collare del Sacro militare Ordine costantiniano di San Giorgio (Real Casa di Borbone delle Due Sicilie)
Gran collare dell’Ordine dell’Aquila di Georgia e della Tunica senza cuciture di Nostro Signore Gesù Cristo (Casa Bagration – Georgia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre per il merito civile e militare (Repubblica di San Marino)
Arc. 1962: Rossi Edmondo in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 55° Reggimento Fanteria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (16 giugno 1883 – Firenze 196.). In servizio il 30 novembre 1900, venne promosso Sottotenente nel 23° Reggimento Fanteria il 14 settembre 1906. Tenente il 14 settembre 1909, frequentò la Scuola di Guerra nel 1914. Capitano il 31 dicembre 1914, partecipò alla grande guerra e il 14 giugno 1917 ottenne il grado di Maggiore. Tenente Colonnello di Stato Maggiore facente quadro il 7 ottobre 1917, venne promosso Colonnello Comandante il 55° Reggimento Fanteria il 14 agosto 1926 passando poi come Capo di Stato Maggiore al Corpo d’Armata di Trieste. Generale di Brigata Vice Comandante della Divisione Pasubio il 16 giugno 1935, passò al comando della 1^ Divisione “Dio lo Vuole” dei CC.NN. del Corpo Truppe Volontarie nella guerra di Spagna nel 1936 – 37 partecipando alla conquista di Malaga. Generale di Divisione Comandante la Divisione “Sabauda”il 1° settembre 1937, passò poi al comando della Divisione “Lupi di Toscana” nel 1939. Collocato in Riserva venne richiamato nel 1941 presso il Comando del 7° Corpo d’Armata per poi tornare nella riserva. Fotografia formato 13,8 x 8,8. Fotografo: A. Garatti – Treviso.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
18 aprile 1932
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
4 luglio 1935
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
19 dicembre 1940
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
31 maggio 1934
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3151: De Marchi Arnaldo in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 90° Distretto di Treviglio mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (6 settembre 1881 – Cuorgnè, 24 febbraio 1970). Allievo Ufficiale il 5 novembre 1901, uscì dall’Accademia Militare come Sottotenente nel 77° Reggimento Fanteria il 7 settembre 1903. Promosso Tenente il 16 dicembre 1906 ottenne il grado di Capitano nel 42° Reggimento Fanteria il 16 agosto 1914. Entrato in guerra contro l’Austria fu trasferito al 41° Reggimento Fanteria e venne promosso Maggiore il 1° aprile 1917. Tenente Colonnello nel 57° Reggimento Fanteria il 30 giugno 1923, ottenne il grado di Colonnello l’11 settembre con anzianità dal 21 maggio 1930. A disposizione del Corpo d’Armata di Verona, dal 19 settembre 1930 fu comandante del 90° Distretto Militare di Treviglio. Comandante del 51° Reggimento Fanteria IL 16 dicembre 1933 gli venne affidato il comando dell’83° Distretto Militare di Massa il 20 ottobre 1935. Il 25 marzo 1938 fu a disposizione del Ministero presso il Corpo d’Armata di Torino e il 29 giugno 1939 per anzianità il 30 giugno 1938 venne promosso Generale di Brigata. In Posizione Ausiliaria il 6 settembre 1939 venne collocato nella Riserva il 1° gennaio 1940. Fotografia formato 13,6 x 8,4. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3229: Gioda Benvenuto in uniforme ordinaria da colonnello Comandante del 24° Reggimento Fanteria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Torino, 16 febbraio 1886 – Bolzano, 25 febbraio 1943). Allievo alla Scuola Militare il 3 novembre 1904, ne uscì Sottotenente nel 3° Reggimento Alpini il 14 settembre 1906. Tenente il 24 settembre 1909, ottenne il grado di Capitano nel 5° Reggimento Alpini il 3 gennaio 1915. Con i gradi di Tenente e poi di Capitano prese parte alla guerra italo-turca in Libia, in forza al 3º Reggimento alpini, venendo decorato con una Medaglia d’Argento al Valor Militare e una di bronzo. Prese parte all grande guerra e il 12 luglio 1917 venne promosso Maggiore passando allo Stato Maggiore il 1° novembre 1917. Tenente Colonnello il 22 dicembre 1918 fu assegnato allo Stato Maggiore del Regio Esercito. Il 1° gennaio 1920 fu al Comando del Corpo di Stato Maggiore e il 21 aprile 1921 venne assegnato al Ministero della Guerra. Fu insegnante alla Scuola Militare di Modena il 30 marzo 1922 e il 21 ottobre 1923 fu in forza al 4° Reggimento Alpini. Tornato alla Scuola Militare di Modena venne trasferito nuovamente al 4° Reggimento Alpini il il 1° ottobre 1926. Promosso Colonnello il 5 ottobre 1928 venne posto al comando del 24° Reggimento Fanteria per poi passare al comando dell’8° Reggimento Alpini il 1° maggio 1930. Comandante in seconda della Scuola d’Applicazione di Fanteria a Parma il 1° maggio 1934, fu vice comandante della 5^ Divisione CC.NN. “1° febbraio” con la quale partì per l’Etiopia il 3 novembre 1935. Generale di Brigata il 1° gennaio 1937, fu comandante dell’Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena e della Scuola di Applicazione di Fanteria di Parma il 23 settembre 1937. Promosso Generale di Divisione 30 giugno 1939, venne posto al comando della Divisione Livorno dal 15 dicembre 1939. Addetto al Quartier Generale Nord Africa il 1° novembre 1941, fu comandante del 10° Corpo d’Armata il 12 dicembre 1941 per poi tornare al Quartier Generale Nord Africa il 16 agosto 1942. Comandante del 19° Corpo d’Armata Bolzano il 5 settembre 1942, ottenne i gradi di Generale di Corpo d’Armata il 29 ottobre 1942. Morì per cause naturali, improvvisamente, nell’esercizio del suo comando, il 25 febbraio 1943 a Bolzano, all’età di 57 anni. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
24 maggio 1937
Medaglia d’argento al valor militare
«Inviato più volte a portare ordine, noncurante del pericolo, attraversò ripetutamente il campo di battaglia sotto il violento fuoco del nemico e disimpegnò l’incarico con serena tranquillità, dimostrando coraggio non comune. Assaba, 23 marzo 1913.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Viaggiatore d’un treno bloccato in una stazione minacciata da numerose forze ribelli e guardata da poche truppe, elementi di unità diverse impegnate in altro settore, prive di comandante e diluite su vasta zona, intuita prontamente la situazione, con fermezza ed energia assumeva prontamente il comando della difesa, impartendo logiche ed opportune disposizioni, che valsero ad organizzare rapidamente un sistema difensivo. Manifestatosi l’attacco, senza curarsi del suo grado in contrasto con il compito a lui devoluto di comandante di un piccolo settore, portatosi sulla linea del fuoco, con alto senso di comprensione del difficile momento e sprezzo di ogni personale pericolo, si prodigava nell’animare al massimo i difensori, ottenendo dagli stessi, con l’esempio della sua calma, una salda disciplina di fuoco che indusse l’avversario a desistere da ogni ulteriore tentativo. Moggio, 7-12 luglio 1936.» Regio Decreto 7 ottobre 1937
Medaglia di bronzo al valor militare
«In ripetuti combattimenti disimpegnava le funzioni di ufficiale d’ordinanza, con calma, ardire e valore. Ain Zara, 4 e 5 dicembre 1911- Sidi Said , 28 giugno 1912.»
Arc. 1794: Stefanini Gino in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 15° Reggimento Fanteria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Roma, 10 agosto 1883 – 19..). Allievo Ufficiale il 4 gennaio 1904, venne promosso Sottotenente nel 60° Reggimento Fanteria il 15 settembre 1907. Ottenne il grado di Tenente il 15 settembre 1910 per poi essere promosso Capitano il 18 aprile 1915. Prese parte alla grande guerra e il 16 agosto 1917 diventò Maggiore per poi ottenere il grado di Tenente Colonnello il 31 marzo 1926. Capo Sezione del Comando di Stato Maggiore il 27 giugno 1926 Colonnello il 1° febbraio 1932 fu a Disposizione e il 1° marzo 1932 gli venne affidato il comando del 15° Reggimento Fanteria. Il 20 settembre 1934 fu presso il Ministero della Guerra e rimase tale facente funzione come Direttore Capo di Divisione il 27 novembre 1934. Venne promosso Generale di Brigata facente quadro al Ministero della Guerra per incarichi speciali il 1° gennaio 1938 e ottenne i gradi da Generale di Divisione il 1° luglio 1941. Venne collocato in Riserva e il 10 agosto 1941 venne richiamato in servizio. Fotografia formato 8,7 x 6,2. Fotografo: E. Galeno – Caserta.
Arc. 2057: Pezzi Giovanni in uniforme ordinaria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 da Colonnello Comandante del 75° Distretto Militare di Vercelli ( Modena 2 aprile 1883 – 19..). Allievo alla Scuola Militare il 6 novembre 1901, venne promosso Sottotenente nel 35° Reggimento Fanteria il 25 settembre 1903. Tenente il 17 marzo 1907, partecipò al conflitto italo- turco del 1911 e poi essere comandato alla scuola militare il 5 dicembre 1912. Capitano nel 36° Reggimento Fanteria il 4 ottobre con anzianità il 30 settembre 1914, partecipò al conflitto con l’Austria. Maggiore il 1° aprile 1917, venne posto in Aspettativa per riduzione quadri (ARQ) dal 4 luglio al 1° agosto 1920 rettificato dal 1° luglio 1921 il 28 maggio 1922. Richiamato nel 157° Reggimento Fanteria il 30 luglio dal 1° agosto 1922. Tenente Colonnello nel 55° Reggimento Fanteria, passò al 46° Reggimento Fanteria il 1° maggio dal 18 febbraio 1927. Presidente del Tribunale Militare Territoriale di Roma (Sezione di Cagliari) il 10 marzo dal 18 febbraio 1927. Colonnello il 24 novembre 1930 a Disposizione del Comando militare della Sardegna e dal 1° dicembre 1930 fu Comandante del 75° Distretto Militare di Vercelli. Fu presso il Ministero della Guerra come Capo Divisione Disciplinare presso la Direzione Generale Personale Ufficiali il 10 marzo dal 1° luglio 1932. In tale incarico venne promosso Generale di Brigata il 9 settembre con anzianità dal 1° luglio 1937. Fu presso il Ministero della Guerra presso la Direzione Generale Ufficiali in congedo il 23 giugno dal 1à luglio 1938. Generale di Divisione il 31 maggio con anzianità 1l 1° gennaio 1940, venne collocato in Riserva il 4 luglio 1940 e venne poi richiamato con tale grado in servizio. Fotografia formato 9,5 x 6,5. Fotografo: Sconosciuto. Datata l’11 dicembre 1930 e autografata.
Arc. 2792: Laviano Francesco in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 7° Reggimento Artiglieria da Campagna mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (22 novembre 1880 – 2 agosto 1960). Maggiore di Artiglieria il 10 dicembre 1916, venne promosso Tenente Colonnello il 7 ottobre 1917. Colonnello il 30 gennaio 1927 fu comandante del 7° Reggimento Artiglieria da Campagna. Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Roma nel 1934, venne promosso Generale di Brigata Comandante l’Artiglieria del Corpo d’Armata di Firenze il 1° gennaio 1936. Generale di Divisione Comandante la 15^ Divisione nel 1939, fu comandante della 62^ Divisione in Africa nel 1940 per poi essere promosso Generale di Corpo d’Armata presso il Ministero della Guerra il 1° luglio 1941. Fotografia formato 8,3 x 5,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
9 febbraio 1919
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
5 luglio 1923
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
24 novembre 1930
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
19 dicembre 1940
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
16 dicembre 1920
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
3 giugno 1938
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
3 aprile 1940
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 3285: Rizzuti Giuseppe in uniforme ordinaria da Colonnello Medico mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (22 luglio 1872 – 19..). Allievo alla Scuola di Applicazione Medica Militare di Firenze, venne promosso Sottotenente Medico di complemento il 4 luglio 1897 presso il Distretto di Cosenza in servizio presso il 75° Reggimento Fanteria. In servizio permanente effettivo il 4 maggio 1898, venne promosso Tenente il 20 luglio 1899. Trasferito all’Ospedale Militare di Mantova il 13 maggio 1900, fu nel Comitato della Scuola di Applicazione Sanitaria Militare di Firenze il 21 ottobre 1901 con trsferimento effettivo dal 16 ottobre 1902. Capitano presso il 5° Reggimento Bersaglieri il 16 giugno 1907, venne traferito all’Ospedale Militare di Napoli 191o e succesivamente all’ospedale di Ancona il 17 febbraio dello stesso anno. A Disposizione del Ministero delle Colonie il 30 settembre 1914, ottenne il grado di Maggiore nel 1916 e quello di Tenente Colonnello l’8 luglio 1917 destinato alla Direzione Sanitaria del Corpo d’Armata di Firenze. Colonnello il 13 febbraio 1927 fu a Disposizione come Sostituto Presidente del Collegio Medico Legale. Maggior Generale Medico il 16 aprile 1933 presso il Ministero della Guerra, venne promosso Tenente Generale Medico il 17 dicembre 1936 con anzianità 1° luglio in Posizione Ausiliaria. Venne collocato nella Riserva il 1° gennaio 1940. Fotografia formato 8 x 6. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2551: Milone Catello in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 4° Reggimento Genio mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Castellamare di Stabia 22 settembre 1879 -194.). Allievo Ufficiale il 30 ottobre 1899, venne promosso Sottotenente del Genio il 23 settembre 1901. Promosso Tenente presso la Direzione del Genio di Napoli il 22 agosto 1904, ottenne il grado di Capitano nel 4° Reggimento Genio il 31 marzo 1912. Maggiore nel Reggimento Pontieri e Lagunari il 4 gennaio 1917, venne promosso Colonnello Comandante del 4° Reggimento Genio il 30 marzo 1928. Nel 1932 divenne Capo Ufficio Fortificazioni del Corpo d’Armata di Verona e nel 1935 passò al comando del Genio del Corpo d’Armata di Bolzano. Rimase tale il Posizione Ausiliaria Speciale e venne richiamato ottenendo il grado di Generale di Brigata nel 1936. Il 27 ottobre 1938 venne promosso Generale di Divisione e nel 1940 passò nella Riserva. Fotografia formato 23,5 x 9,3. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G2: Rossi Andrea in uniforme ordinaria da colonnello Comandante del 18° Reggimento Fanteria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (9 gennaio 1880 – Vicenza 19..). Sottotenente nel 4° Reggimento Fanteria l’8 settembre 1900, venne promosso Tenente il 29 settembre 1903. Maggiore Capo di Stato Maggiore della 53^ Divisione dal 2 giugno al al 12 luglio 1917, venne promosso Tenente Colonnello il 16 agosto 1917. Sotto Capo di Stato Maggiore al Comando Supremo delle forze armate italiane nei Balcani fino al 1° aprile 1919 venne promosso Colonnello facente quadro Capo di Stato Maggiore della Divisione di Trieste il 7 novembre 1918, fu comandante del 18° Reggimento Fanteria fino al 1932. Generale di Brigata il 1° marzo 1933, venne collocato in Posizione Ausiliaria e il 10 novembre 1939 fu promosso Generale di Divisione nella Riserva. Fotografia formato 27,3 x 18,8. Fotografo: Cav. G. Bruner & C. – Trento.
Arc. 2550: Valente Italo in uniforme ordinaria con mantella da Colonnello Capo Ufficio del Genio mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Salice Salentino, 20 ottobre 1878 – Verona, 1° aprile 1933). Sottotenente del Genio il 10 ottobre 1902, venne promosso Tenente nel 3° Reggimento Genio il 22 ottobre 1905. Capitano il 31 dicembre 1912 venne trasferito nel Battaglione Specialisti e successivamente nel Battaglione Aereostieri CAM. Maggiore il 12 aprile 1917 fu destinato al Comando Aereonautico (Dirigibilisti) per poi passare al Centro Rifornimento Aerostati e Dirigibili della Sezione di Napoli il 20 luglio 1919. In A.R.Q. il 26 ottobre 1920, venne richiamato il 15 gennaio 1922 e destinato al Gruppo Aerostati d’assalto nel Reparto Costruzioni Edilizie dell’Areonautica per poi tornare in A.R.Q. venne richiamato di nuovo il 1° novembre 1924 presso la Direzione del Genio di Trieste e il 31 marzo 1926 venne promosso Tenente Colonnello. Il 9 ottobre 1927 passò alla Sezione Fortificazioni del Corpo d’Armata di Trieste e il 9 agosto 1929 ottenne il grado di Colonnello. L’11 giugno 1929 fu nominato Capo Ufficio Fortificazioni del Corpo d’Armata di Udine e il 28 ottobre 1932 fu comandante del 2° Reggimento Genio Minatori. Fotografia formato 13,5 x 8,2. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1266:Arc. 2551: Milone Catello in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 4° Reggimento Genio mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Castellamare di Stabia 22 settembre 1879 -194.). Allievo Ufficiale il 30 ottobre 1899, venne promosso Sottotenente del Genio il 23 settembre 1901. Promosso Tenente presso la Direzione del Genio di Napoli il 22 agosto 1904, ottenne il grado di Capitano nel 4° Reggimento Genio il 31 marzo 1912. Maggiore nel Reggimento Pontieri e Lagunari il 4 gennaio 1917, venne promosso Colonnello Comandante del 4° Reggimento Genio il 30 marzo 1928. Nel 1932 divenne Capo Ufficio Fortificazioni del Corpo d’Armata di Verona e nel 1935 passò al comando del Genio del Corpo d’Armata di Bolzano. Rimase tale il Posizione Ausiliaria Speciale e venne richiamato ottenendo il grado di Generale di Brigata nel 1936. Il 27 ottobre 1938 venne promosso Generale di Divisione e nel 1940 passò nella Riserva. Fotografia formato 6,5 x 7,1. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2110: Colonnello Comandante dei Carabinieri in uniforme da Campagna mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933. Fotografia formato 13,8 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G1: Fornaca Alessandro in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 75° Reggimento Fanteria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1934 (7 dicembre 1882 – Tripoli 24 luglio 1838). Allievo Ufficiale il 5 novembre 1903 venne nominato Sottotenente di Fanteria il 7 settembre 1905. Il 7 settembre 1908 venne promosso Tenente nel 91° Reggimento Fanteria e il 1° giugno 1917 fu Maggiore del 52° Reggimento. Il 19 ottobre 1929 venne promosso Colonnello Comandante del 75° Reggimento Fanteria e successivamente fuori quadro Regie Truppe Coloniali in Tripolitania. Nel 1934 passò allo Stato Maggiore del Comando di Corpo e nel 1935 fu Capo di Stato Maggiore delle Regie Truppe Coloniali in Libia. Nel 1936 venne promosso Generale di Brigata. Fotografia formato 22,6 x 7,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2384: Navarini Enea in grande uniforme da Colonnello Comandante dell’81° Reggimento Fanteria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1934 (Cesena, 1º aprile 1885 – Merano, 22 marzo 1977). Si arruolò nel Regio Esercito ottenendo il grado di Sottotenente nel 1905. Promosso al grado di Tenente nel 1911, quando si trovava presso il Collegio Militare di Napoli, l’anno successivo partì per la Cirenaica, combattendo in seno al 93° Reggimento Fanteria. Ritornò in Patria nel corso del 1914 con la promozione al grado di Capitano, assegnato al 18º Reggimento fanteria. Con l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, combattè valorosamente operando nel al 123°, 222° e 117º Reggimento Fanteria. Ferito più volte in combattimento fu promosso in successione al grado di Maggiore (1° giugno 1917) e poi a Tenente Colonnello (30 ottobre 1918) per “merito di guerra”. Al termine del conflitto risultava decorato con tre Medaglie d’Argento e due di Bronzo al Valor Militare, due Croci al merito di guerra, un Encomio solenne e con la Croce di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Divenuto membro della Commissione Alleata Plebiscitaria che aveva sede a Klagenfurt am Wörthersee, in Carinzia, fino al 1923 fu contemporaneamente comandante del I Battaglione dell’80º Reggimento Fanteria. Il 2 giugno 1927 divenne Colonnello, assumendo il comando dell’81º Reggimento Fanteria “Torino”, e dal 1932 al 1935 diresse la Scuola Militare di Roma. Il 1º gennaio 1936 fu promosso al grado di Generale di Brigata, assumendo il comando della 17ª Brigata di Fanteria “Ferrara” di stanza a Forlì, ed alla fine dello stesso anno partì per la Somalia destinato al comando delle truppe del Galla e Sidama. Al termine della Guerra d’Etiopia fu decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Rientrò in Italia nel 1938 promosso al grado di Generale di Divisione il 30 giugno dello stesso anno, ed assumendo il comando della 56ª Divisione Fanteria “Casale” nel corso del 1939. Dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, il 10 giugno 1940, mantenne il comando della divisione, che il 14 marzo 1941 fu imbarcata per raggiungere l’Albania per partecipare agli scontri conclusivi della campagna di Grecia. Dopo la sconfitta dell’esercito greco nell’aprile dello stesso anno, egli fu trasferito sul fronte nordafricano, assegnato al comando il XXI Corpo d’Armata. Durante la campagna africana fu inoltre uno degli uomini di fiducia di Erwin Rommel e capo di Delease (l’emanazione del Comando Supremo Italiano in Africa Settentrionale), fino al suo rimpatrio il 14 ottobre 1942. A quell’epoca risultava decorato con una quarta Medaglia d’Argento e una terza di Bronzo al Valor Militare, e con il titolo di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, ed era stato promosso al grado di Generale di Corpo d’Armata in data 20 febbraio dello stesso anno. Il 26 ottobre 1942 riassunse il comando del XXI Corpo d’armata, su esplicita richiesta del Generale Rommel, nell’imminenza della seconda battaglia di El Alamein. Dopo la sconfitta dell’armata italo-tedesca rimase a comandare le unità superstiti del suo corpo d’armata fino ai primi mesi del 1943, quando in seguito alla ormai inevitabile perdita del fronte nordafricano, fu evacuato in Italia. Dal 21 febbraio 1943 fu destinato al comando della 1ª armata. Dal 28 febbraio ritornò a Roma a disposizione del ministero della guerra e dal 15 marzo comandò il XIX Corpo d’Armata a Bolzano, e durante l’invasione dell’Italia, trasferitosi col suo comando a Napoli, assicurò la difesa costiera della Campania fino a che, il 2 settembre cedette il comando del XIX Corpo d’Armata al Generale Riccardo Pentimalli. Navarini dall’11 settembre 1943, a seguito dell’armistizio di Cassibile, cogliendo il momento di disordine creatosi a seguito dell’armistizio, riuscì a fuggire e a raggiungere il Nord Italia, dove si unì alle forze del neonato esercito della Repubblica Sociale Italiana. Dal 1944 divenne comandante del Centro di Addestramento Unità Speciali della RSI. Dopo la fine della guerra, nell’aprile del 1945 fu sottoposto a procedimento di epurazione con la perdita del ruolo e del grado, ma già nel corso dello stesso anno tali provvedimenti vennero revocati. Fotografia formato 8,2 x 6. Fotografo: Sconosciuto. Datata 1928.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
7 ottobre 1937
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
9 giugno 1943
Medaglia d’argento al valor militare
«Al comando della sua compagnia, irrompeva in una trincea avversaria, sotto nutrito fuoco di fucileria, mitragliatrici e artiglieria. Ne manteneva con opportune disposizioni il possesso , vi faceva dei prigionieri e ingaggiava una fiera lotta con altri numerosi nemici sopraggiunti, dando così prova di mirabile coraggio.» Monte Sei Busi, 6 agosto 1916.
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante interinale di un battaglione, con sagge disposizioni con ammirevole ardire e sangue freddo, portava le sue truppe all’attacco di trincee nemiche, conquistandole. Mentre poi, nella ripresa dell’azione, si esponeva per meglio rendersi conto della situazione, veniva gravemente ferito.» Nova Vas, 15 settembre 1916.
Medaglia d’argento al valor militare
«In tre giorni di aspra e dura lotta contro superiori forze nemiche, seppe guidare il suo battaglione con volontà tenace, abile perizia, fede incrollabile e indomito coraggio. Nobile esempio ai propri dipendenti nell’assalto, assolveva il compito affidatogli, mettendo in disordinata fuga il nemico, dopo avergli inflitte numerose perdite. Strenuo difensore della posizione conquistata, con decimate forze seppe resistere e ributtare i ripetuti e violentissimi contrattacchi nemici, continuando efficacemente alla nostra vittoria.» Piave-Argine San Marco, 16-18 giugno 1918.
Medaglia d’argento al valor militare
«Per l’esemplare calma, per l’alto ascendente e per il provato valore dimostrati in ripetute azioni di guerra alla testa del suo corpo d’armata.» A.S. 1º agosto 1941-27 luglio 1942.
Medaglia di bronzo al valor militare
«Benche ferito ad un braccio, teneva ancora per qualche tempo il comando del proprio reparto seguitando, con grande forza di volontà, a incorare i dipendenti. Ancora convalescente e con la ferita non ben rimarginata, riprendeva il suo posto di combattimento, dando bello esempio di serena fermezza e valore. Sagrado, 29 luglio – Trincea delle Frasche (Carso), 4 settembre 1915.
Medaglia di bronzo al valor militare
«Primo fra tutti, condusse più volte il suo battaglione all’assalto, e nonostante le ingenti perdite, ottenne dai suoi soldati il maggior rendimento durante la lotta, dando bell’esempio di virtù militari.» Sober Vertoiba Superiore, 19-21 agosto 1917.
Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di divisione in una fase offensiva, con azione rapida e decisa, si lanciava arditamente all’inseguimento del nemico, raggiungendolo e sostenendo con esso, vittoriosamente, aspri combattimenti. Organizzatore sapiente ed appassionato, faceva della sua divisione un blocco granitico e dimostrava anche in circostanze difficili, qualità eccellenti di capo risoluto e coraggioso.» Fronte greco, 9-24 aprile 1941-XIX.
Croce al merito di guerra (2)
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 18 aprile 1931
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911–1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa per le operazioni in Africa Orientale
Onorificenze estere
Grande Ufficiale dell’Ordine di Skanderbeg (Albania)
1942
Croce tedesca in oro (Germania)
21 dicembre 1942
Arc. G4: Vietina Rodolfo in grande uniforme da Colonnello Comandante del 5° Reggimento Cavalleria Novaramod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 con fregio dei Lancieri fuori ordinanza ripristinato il 20 luglio 1931 (dal 1922 cornetta con croce per tutti) (Montignoso, 8 gennaio 1883 – Parma 21, ottobre 1928). Allievo alla Scuola Militare il 6 novembre 1902, uscì Sottotenente nel 16° reggimento Cavalleria Lucca il 5 settembre 1904. Allievo alla Scuola di Guerra dal 14 ottobre 1909 al 29 agosto 1912. Fu nello stato Maggiore del Comando della Divisione Messina per poi passare alla 2^ Divisione di Cavalleria il 3 settembre 1914. Capitano il 31 dicembre 1914, passò con tale grado al 7° Reggimento Lancieri di Milano il 14 gennaio 1915. Trasferito al Corpo di Stato Maggiore il 27 dicembre 1915, venne promosso Maggiore il 25 febbraio 1917 e ottenne poi il grado di Tenente colonnello il 7 ottobre 1917. Capo di Stato Maggiore della 4^ Divisione di Cavalleria il 31 dicembre 1918, venne collocato in Aspettativa per riduzione quadri il 1° aprile 1920. Richiamato nel 9° Reggimento Cavalleria Firenze il 1° aprile 1922, passò al 10° Reggimento Cavalleria Vittorio Emanuele II il 31 dicembre 1922. Promosso Colonnello Comandante il 3° Reggimento Savoia Cavalleria il 13 giugno con anzianità 31 marzo 1926, fu comandante del 5° Reggimento Cavalleria Novara dal 9 giugno 1927 al 21 ottobre 1928. Fotografia formato 38 x 26,7. Fotografo: Comm. L. Vaghi – Parma.
Arc. 3031: Gillone Carlo in grande uniforme da Colonnello Medico mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (23 aprile 1870 – Trento, 19..). Sottotenente Medico il 4 luglio 1897, venne promosso Tenente nel 4° Reggimento Alpini il 20 luglio 1899. Passato al 50° Reggimento Fanteria il 21 novembre 1907, venne promosso Capitano il 22 dicembre 1907. Partito per la guerra contro l’Austria, fu Maggiore nel 1916 e ottenne il grado di Tenente Colonnello il 28 ottobre 1917. Il 20 giugno 1920 fu all’Ospedale Militare di Torino e il 13 ottobre 1927 gli venne affidato la Direzione dell’Ospedale Militare di Ancona. Colonnello il 14 febbraio 1928, fu Direttore dell’Ospedale Militare di Torino e il 18 febbraio 1930 fu Direttore Sanitario a Bologna. Il 31 marzo 1932 venne collocato in Posizione Ausiliaria e il 16 giugno 1934 venne promosso Maggior Generale Medico. Collocato in Riserva il 1° aprile 1940, ottenne il grado di Tenente Generale Medico il 30 giugno 1940. Fotografia formato 13,5 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto. Autografata e datata 16 marzo 1930.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia a ricordo delle guerre combattute per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 2109: Colonnello Medico in uniforme ordinaria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933. Fotografia formato 15 x 9,8. Fotografo: U. Campana – Genova. Datata 9 aprile 1932.
Arc. 2094: Lomaglio conte Cesare in grande uniforme da Tenente Colonnello del 14° Reggimento Cavalleria Alessandria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933. Frequentò l’Accademia Militare di Modena nel biennio 1907/09, da dove uscì con il grado di Sottotenente dell’arma di Cavalleria, l’8 ottobre 1909, e assegnato al Reggimento “Cavalleggeri di Monferrato” (13º). Passò dal 7 luglio 1910 al Reggimento “Cavalleggeri di Lucca” (16º), assegnato al 3º squadrone e partì per la Libia partecipando alla guerra italo-turca, nel 1911/12, ottenendo una Medaglia di Bronzo al Valor Militare nel fatto d’arme delle due palme il 12 marzo 1912. Promosso Tenente il 19 settembre 1912, fu in servizio presso lo Stato Maggiore della 45^ e la 53^ Divisione fra il 1915 e il 1918 per poi passare alla Divisione di Bari ottenendo altre due Medaglie di Bronzo. Capitano il 26 giugno 1916, finita la grande guerra, ebbe vari incarichi presso gli stati maggiori delle divisioni militari di Bari, Cuneo e Torino e presso il Reggimento Cavalleggeri Guide nei primi anni venti sino al grado di Maggiore. Passò ancora al Reggimento Cavalleggeri di Alessandria, assumendo il comando del II° gruppo squadroni. Promosso Tenente Colonnello il 1º maggio 1927 permase presso il comando dello stesso reggimento sino al dicembre 1928, quando fu nominato, dal 1º gennaio 1929, Aiutante di Campo del Re, per quattro anni, sino al 31 dicembre 1932. Rientrò allo Stato Maggiore ed ebbe incarichi di comando al corpo di Torino, al Reggimento “Piemonte Cavalleria” (2º) ad Udine e il comando del Reggimento Lancieri di Novara a Verona (dal 1º ottobre 1935 al 31 dicembre 1937). Dal 1º gennaio 1937, Lomaglio fu promosso Colonnello e ottenne il comando delle Scuola Centrale Truppe Celeri a Civitavecchia (dal 21 gennaio al 1º settembre 1938) per poi divenire il capo di Stato Maggiore delle isole italiane dell’Egeo, collaborando direttamente col governatore del possedimento, il Generale Cesare Maria de Vecchi, conte di Val Cismon (dal 2 settembre 1938 al 5 agosto 1940). Allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel giugno 1940, Lomaglio, conseguita la promozione a Generale di Brigata (anzianità 1º gennaio, notificata il 31 maggio), dopo breve periodo a disposizione del Capo di Stato Maggiore dell’esercito in Roma (1º settembre – 19 novembre). Dal 20 novembre ottenne il comando della 1ª Divisione celere Eugenio di Savoia, prima interinale, poi, dal 22 aprile 1941, facente funzioni, infine da titolare, partecipando, dall’aprile 1941, all’invasione e all’occupazione della Croazia. Il Generale Lomaglio era il comandante in Croazia della 1ª divisione celere Eugenio di Savoia composta dai Cavalleggeri di Alessandria, Saluzzo, dallo squadrone carri L San Giusto, di una sezione di artiglieria ippotrainata del 23° Artiglieria Divisione Re ed un battaglione Camicie Nere. I Cavalleggeri di Alessandia, comandati dal Colonnello Antonio Ajmone Cat furono i protagonisti della storica carica di Poloj (la sera del 17 ottobre 1942), compiuta per rompere l’accerchiamento della resistenza jugoslava e ritirarsi verso Perjasica. Tra i numerosi feriti nel combattimento, vi fu il vicecomandante della divisione, Generale di Brigata di cavalleria Mario Mazza (pari corso in accademia di Lomaglio ed effettivo dal 1º aprile 1942); Mazza riportò lesioni talmente gravi, il 17 ottobre 1942 a Poloj, che all’atto dell’armistizio era ancora in convalescenza presso la casa militare balneo termale di Acqui Terme. Venne catturato dai tedeschi ed internato a Shokken (Polonia) sino al 6 ottobre 1945. Il 1º gennaio 1943 Lomaglio fu promosso Generale di Divisione divenendo comandante titolare della divisione. All’atto dell’armistizio, la sera dell’8 settembre, si trovava a Sussak con la sua Unità celere e non ebbe disposizioni chiare per opporsi ai tedeschi. Rimasto bloccato a Fiume per alcuni giorni, il 22, d’accordo con le autorità tedesche, poté imbarcarsi per Trieste e rientrare nella sua residenza a Rinco Monferrato, presso Asti, dove attese la fine della guerra. Il suo comportamento in occasione dell’armistizio non fu censurato e conservò il grado. Dal 22 settembre 1945 riprese servizio presso il comando territoriale di Torino, dove presiedette la commissione d’inchiesta sui fondi dispersi della 4ª armata nei giorni dell’8 settembre. il 2 giugno 1947 venne collocato nella riserva. Promosso Generale di Corpo d’Armata, divenne Aiutante Generale Onorario di Umberto II in esilio. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il 2 giugno 1956, gli fu conferita l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Fotografia formato 12 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di bronzo al valor militare
12 marzo 1912 – Due palme
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia a ricordo delle guerre combattute per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G4: Mazzoli Carlo in uniforme di marcia coloniale da Colonnello degli Alpini mod. 17 novembre 1927 – 18 gennaio 1934 (Cesena, 31 agosto 1879 – Ospedale di Bengasi 2 giugno 1928). Soldato poi Furiere nel 2° Reggimento Granatieri il 30 dicembre 1899, venne promosso Sottotenente nel 69° Reggimento Fanteria il 14 settembre 1906. Promosso Tenente nel 5° Reggimento Alpini il 14 settembre 1909. Trasferito in Libia dal 1911 al 1913 passò poi in Albania alla Commissione Internazionale. Promosso Capitano nell’8° Reggimento Alpini il 31 dicembre 1914 fu ferito il 19 ottobre 1918. Promosso Maggiore il 14 novembre con anzianità dal 18 luglio 1916, passò al 1° Battaglione dell’8° Reggimento Fanteria dal 22 dicembre 1916 al 31 gennaio 1917. Promosso Comandante del Battaglione Val d’Orso del 4° Reggimento Alpini il 16 febbraio 1917, venne promosso al grado di Tenente Colonnello nel 5° Reggimento Alpini il 7 ottobre 1917. Passato al 1° Reggimento Alpini il 18 novembre 1917, fu nella Commissione Confini il 4 novembre 1918 e nel 4° Reggimento Alpini e poi al Battaglione Mondovì del 1° Reggimento Alpini dal 22 settembre 1919. Passato al sevizio Consulente Cirenaica nel 1921, passò al Regio Corpo Truppe Coloniali in Cirenaica il 21 novembre 1926 e confermato tale in aspettativa per riduzione quadri il 12 dicembre 1926. Colonnello il 12 dicembre 1926, fu richiamato con tale grado il 21 dicembre 1926 e dal 1° gennaio 1927 fu al Sevizio Polizia Militare Scorta Coloni. Morì all’Ospedale di Bengasi di tifo. Fotografia formato 14,1 x 22,6. Fotografo. Sconosciuto.
Arc. 3391: Rizzuti Giuseppe in uniforme ordinaria da Colonnello Medico mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (22 luglio 1872 – 19..). Allievo alla Scuola di Applicazione di Sanità Militare di Firenze, uscì Sottotenente Medico di Complemento il 4 luglio 1897presso il Distretto di Cosenza in servizio al 75° Reggimento Fanteria. In SPE il 4 maggio 1898, venne promosso Tenente il 20 luglio 1899 e fu destinato all’Ospedale Militare di Mantova il 13 maggio 1900. Destinato al Comitato della Scuola di Applicazione di Sanità Militare di Firenze il 21 ottobre 1901, fu trasformato Effettivo il 16 ottobre 1902 e promosso Capitano nel 5° Reggimento Bersaglieri il 16 giugno 1907. Traserito al Comitato dell’Ospedale Militare di Napoli nel 1910, passò poi il 17 febbraio 1910 all’Ospedale Militare di Ancona. A Disposizione del Ministero delle Colonie il 30 settembre 1914, venne promosso Maggiore nel 1916 e l’8 luglio 1917 ottenne il grado di Tenente Colonnello e la Direzione Sanitaria del C.A. di Firenze. Colonnello il 13 febbraio 1927, fu a Disposizione del Sostituto Presidente del Collegio Medico Legale. Maggior Generale Medico il 16 aprile 1933 presso il Ministero della Guerra, venne promosso Tenente Generale Medico il 17 dicembre con anzianità 1° luglio 1936 in Posizione Ausiliaria. Venne collocato in Riserva il 1° gennaio 1940. Fotografia formato 9,5 x 5,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3375: Predieri Alessandro in grande uniforme da Tenente Colonnello di Stato Maggiore mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Roma, 5 settembre 1891 – Bab El Quattara – Egitto, 13 novembre 1942). Allievo alla Scuola Militare nel 1910 ne uscì Sottotenente nell’87° Reggimento Fanteria il 19 maggio 1912 che venne inviato in Libia. Tenente nel gennaio 1915, ottenne il grado di Capitano presso il Comando Truppe in Tripolitania nel dicembre del 1915. Maggiore il 16 marzo 1918, fu Comandante del 1° Gruppo Ausiliari Indigeni, passò poi al 93° Reggimento Fanteria il 10 agosto 1919 e assegnato al Comando Divisione di Ancona. Frequentò la Scuola di Guerra dal 1920 al 1922 e il 1° febbraio 1926 venne promosso Tenente Colonnello e fu Comandante un Battaglione del 93° Reggimento Fanteria nell’aprile del 1930. Capo di Stato Maggiore della Divisione Cuneo, passò con tale incarico alla Divisione di Firenze il 30 maggio 1932. Passato al 33° Reggimento Fanteria il 25 gennaio 1934, fu Comandante dell’88° Distretto Militare di Sulmona il 6 maggio 1935. Trasferito al 9° Distretto Militare di Chieti il 1° giugno 1935, fu a disposizione del Comando Supremo in A.O.I. Comandante del 36° Reggimento Fanteria in Africa il 16 maggio 1936, venne promosso Colonnello il 9 maggio 1936 per poi passare al Comando del corpo d’Armata di Torino. Passato al Comando del Corpo d’Armata di Firenze il 20 ottobre 1938, fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Carnaro l’11 novembre 1938. Nel 1940 fu Capo di Stato Maggiore alla Divisione di Bergamo e il 15 aprile 1941 ottenne il grado di Generale di Brigata a Disposizione del Corpo d’Armata di Trieste. Comandante della Divisione di Fanteria Brescia in Africa nell’aprile 1941, nel dicembre dello stesso anno fu destinato al Comando Difesa Territoriale di Trieste. Comandante del settore di Tobruk il 7 luglio 1942, tornò al Comando della Divisione Brescia l’8 settembre 1942 e morì ucciso da una mina il 13 ottobre 1942. Il 7 dicembre 1942 (anzianità 4 aprile 1942) gli venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria e la promozione a Generale di Divisione. Fotografia formato 14,5 x 9,5. Fotografo: L. Bogino – Torino. Autografa e datata 16 ottobre 1931/IX.
Arc. G4: Gioda Benvenuto in uniforme ordinaria da Tenente Colonnello del 4°Reggimento Alpini mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Torino, 16 febbraio 1886 – Bolzano, 25 febbraio 1943). Allievo alla scuola Militare il 3 novembre 1904, fu Sottotenente nel 3° Reggimento Alpini il 14 settembre 1906. Tenente il 24 settembre 1909, venne promosso Capitano nel 5° Reggimento Alpini il 3 gennaio 1915. Partecipò alla guerra contro l’Austria e il 12 luglio 1917 ottenne il grado di Maggiore. Passato al Corpo di Stato Maggiore il 1° novembre 1917, venne promosso Tenente Colonnello il 22 dicembre 1918 Associato allo Stato Maggiore del Regio Esercito. Il 1° gennaio 1920 fu presso il comando del Corpo di Stato Maggiore e successivamente al Ministero della Guerra il 21 aprile 1921. Insegnante alla Scuola Militare di Modena il 30 marzo 1922, rientrò al 4° Reggimento Alpini il 21 ottobre 1923 per poi tornare come insegnante alla Scuola Militare di Modena. Tornato nuovamente al 4° Reggimento Alpini il 1° ottobre 1926, venne promosso Colonnello e posto al comando del 24° Reggimento Fanteria il 29 novembre con anzianità 5 ottobre 1928. Comandante dell’8° Reggimento Alpini il 1° maggio 1930, fu comandante in 2^ alla Scuola di Applicazione di Fanteria di Parma il 1° maggio 1934. Vice comandante della 5^ Divisione CC.NN. il 1° febbraio 1935 partì per la guerra d’Etiopia il 3 novembre dello stesso anno. Generale di Brigata il 1° gennaio 1937, fu comandante dell’Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena e della scuola di Applicazione di Fanteria di Parma il 23 settembre 1937. Generale di Divisione il 17 agosto con anzianità 30 giugno 1939, fu Comandante della Divisione Livorno dal 15 dicembre 1939. Addetto al Quartier Generale Nord Africa il 1° novembre 1941, fu al comando del 10° Corpo d’Armata il 12 dicembre 1941. Tornato come Addetto al Quartier Generale Nord Africa il 16 agosto 1942, fu al comando del 19° Corpo d’Armata a Bolzano il 5 settembre 1942. Generale di corpo d’Armata il 7 dicembre con anzianità 29 ottobre 1942. Fotografia formato 24 x 14,5. Fotografo: G. Lino – Ivrea.
Arc. 2378: Cappa Ernesto in grande uniforme da Colonnello Comandante il 91° Reggimento Fanteria mod. 14 novembre 1933 – 30 aprile 1937 (Dogliani, 18 febbraio 1888 – Cuneo, 27 gennaio 1957). Dopo il corso degli studi, iniziati a Bra, proseguiti nel Liceo Beccaria di Mondovì e ultimati con la maturità classica (24 giugno 1906), si avviò alla carriera militare. Allievo Ufficiale il 3 novembre 1906, fu Sottotenente nel 32° Reggimento Fanteria il 4 settembre 1908. Dal 1906 al 1908 fu allievo dell’Accademia militare di Modena. Sottotenente al 32º Reggimento Fanteria Cuneo, poi Tenente al 32º Reggimento a Napoli, dal 12 gennaio 1912 al 1913 fu Segretario alla Scuola di Guerra. Con il 162º Reggimento Ivrea entrò in guerra nel 1915. Il 30 giugno 1915 fu promosso capitano. Decorato della Medaglia di Bronzo al Valor Militare perché “inviato con la propria compagnia al contrattacco di una posizione fu col proprio contegno calmo e risoluto di lodevole esempio ai propri dipendenti. Ferito all’avambraccio destro e costretto a ritirarsi dalla linea di fuoco di null’altro si dolse che di non poter continuare coi propri uomini nell’attacco intrapreso” Costesin 20 maggio 1916. Era presente al fatto d’armi di Balson avvenuto l’8 ottobre 1915 per cui la 7ª compagnia del 162º Reggimento Fanteria ebbe l’encomio solenne del comando della 34ª Divisione (ordine del giorno del 9 ottobre 1915). Colpito da assideramento ad entrambi i piedi e da congelamento di 1º grado al piede destro e ferito da arma da fuoco all’addome al combattimento in località Wralin-Prevala Zona Carnia il 25 ottobre 1917 fu successivamente prigioniero di guerra nell’ospedaletto da campo austriaco n° 930 di Mitteltrech. Croce al Merito di Guerra (D.M. 1º ottobre 1919) Decorato della Medaglia di Bronzo al Valore Militare con Regio decreto 18-11-1920. Motivazione: “Comandante di una posizione avanzata in critiche circostanze avendo il nemico tagliato l’unica via di ritirata mosse con le sue truppe già provate all’attacco per aprirsi un varco. Primo fra i primi dando bella prova d’arditezza e di decisione trascinò i dipendenti all’attacco quando venne gravemente colpito”. Robon – Carnia 24-25 ottobre 1917. Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia di motu proprio sovrano nel 1939. Dal 1920 al 1925, con il grado di Maggiore fu segretario della Scuola di Guerra, che frequentò poi fino al 1928. Dal 1929 al 1931 prestò servizio quale Tenente Colonnello a Bolzano, 1º Battaglione del 232º Fanteria. Dall’ottobre del 1931 al maggio del 1933 prestò servizio a Roma allo Stato Maggiore come Capo Ufficio Mobilitazione. Dal maggio del 1933 al settembre del 1937 fu prima Tenente Colonnello poi Colonnello comandante del 91º Reggimento Fanteria. Dal 1937 al 1940 fu Capo Ufficio Ordinamento e Mobilitazione dello Stato Maggiore dell’Esercito. Dal luglio 1940 all’aprile del 1943, come Generale di Brigata fu Capo del II Reparto dello Stato Maggiore dell’Esercito. Promosso nel 1942 Generale di Divisione, il 25 maggio 1943 assunse il comando della 7ª Divisione fanteria “Lupi di Toscana” dislocata nella Francia meridionale. Il 3 settembre 1943 la Divisione “Lupi di Toscana” iniziava il trasferimento in Italia (Zona od Ovest di Roma), che avrebbe dovuto terminare tra il 15 ed il 20 dello stesso mese. L’8 mattino il Generale Cappa giungeva a Roma e si recava a Monterotondo per ricevere ordini dal Reparto Operazioni dello S.M.R.E. – Ivi il Capo Reparto gli suggeriva di attendere in Roma che la Divisione si fosse concentrata. Ciononostante, il mattino del 9, il Gen. Cappa si portava in mezzo alle truppe della “Lupi” già giunte in zona (2° Battaglione e 5^ Batteria) per dividerne le sorti. Con tali truppe e con altre unità trovate in posto, organizzava la difesa nella zona assegnata (Santa Severa – Cerveteri – Palo) ed agendo di iniziativa – perché non si riusciva in nessun modo ad avere ordini da Enti superiori – impediva nei giorni 9, 10, 11 ai tedeschi di passare nella zona, fermava gli sbandati, impediva ad alcuni elementi di passare ai tedeschi, rintuzzava decisamente la prepotenza tedesca. In particolare il giorno 11 affrontava con le armi alla mano e costringeva a ritirarsi una formazione di paracadutisti tedeschi, che, penetrati di sorpresa nel recinto del Castello di Palo, sede del Comando della Divisione, intendeva catturare quest’ultimo; lo stesso giorno disperdeva col fuoco una colonna motocorazzata tedesca, che aveva attaccato improvvisamente e che si ritirava lasciando sul terreno uomini e materiali. Frattanto, il giorno 10, era intervenuta la convenzione di Roma – che faceva obbligo alle truppe, dislocate entro 50 km. dalla Capitale, di deporre le armi. Egli lo faceva il giorno 12, ottenendo dai tedeschi – a riconoscimento del contegno valoroso delle sue truppe – che: – i reparti non consegnassero le armi direttamente al tedeschi ma ad un ufficiale del Comando di Divisione; – agli ufficiali, marescialli, e CC.RR. della divisione fosse lasciato l’armamento individuale; – a tutti i militari venisse concessa la piena libertà; – la Bandiera del 78°Reggimento Fanteria (l’unica giunta a Palo) fosse portata a Roma con i dovuti onori. Il che fu fatto. Ritornato quindi in Piemonte, a Dogliani, non aderì in nessun modo alla Repubblica Sociale, ma dette la sua collaborazione al movimento partigiano e mantenne fitti contatti con l’organizzazione clandestina dei Comitati di liberazione. Terminata la guerra, nel 1947 ebbe il comando territoriale di Udine e poi di Padova. In quegli anni provvide alla riorganizzazione delle truppe del Veneto e alla prima sistemazione della frontiera. Nell’opera di tutela del confine orientale italiano si prodigò per Gorizia, che gli conferì la cittadinanza onoraria. Nominato Generale di Corpo d’Armata nel 1948, fu Segretario generale dell’Esercito fino al 1950. Dal 1950 ricoprì l’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito fino al 1952. Subito dopo il suo collocamento a riposo, assunse la carica di Prefetto di Milano, incarico che mantenne dal 20 novembre 1952 al 25 ottobre del 1954. Fotografia formato 16,7 x 11,3. Fotografo: Gramaglia. Autografa e datata 7 settembre 1937.
Onorificenze
Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
2 giugno 1953
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
«Ufficiale di elevate virtù militari ha collaborato validamente con ferma fede, spirito di abnegazione e intelligente attività alla organizzazione e alla mobilitazione delle unità, dei mezzi e dei servizi per operazioni conclusesi con il trionfo della Patria» 31 luglio 1939
Medaglia di bronzo al valor militare
20 maggio 1916
Medaglia di bronzo al valor militare
18 novembre 1918
Croce al merito di guerra (2)
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia a ricordo delle guerre combattute per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa del periodo bellico 1940–43
Medaglia militare al merito di lungo comando
Croce per anzianità di servizio
Commendatore della Legion d’Onore (Francia)
Arc. 1622: Natalini Osvaldo in grande uniforme da Colonnello Comandante del 9° Reggimento Genio mod. 14 novembre 1933 – 30 aprile 1937 (19 febbraio 1888 – 19..). Sottotenente del Genio il 19 settembre 1909, divenne Tenente nel 5° Reggimento Genio il 24 aprile 1912. Partecipò alla guerra contro l’Austria e divenne Maggiore nel 3° Reggimento Genio il 28 luglio 1918. Il 1° febbraio 1922 passò al 6° Battaglione Zappatori del Genio e il 15 luglio 1925 venne trasferito alla Divisione di Firenze. Promosso Tenente Colonnello il 1° dicembre 1926 passò al 3° Reggimento Genio e il 1° gennaio 1934 ottenne il grado di Colonnello e il comando del 9° Reggimento Genio. in aspettativa il 26 aprile 1935, fu comandante del 7° Reggimento Genio il 1° settembre 1936 e tornò in aspettativa il 10 gennaio 1937. Passò poi al Comando dell’8° Corpo d’Armata e nel 1940 fu presso l’Ispettorato del Genio. Il 1° dicembre 1941 fu presso il Comando del 17° Corpo d’Armata e il 28 maggio 1943 venne collocato nella Riserva. Fotografia formato 15 x 10,3. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia a ricordo delle guerre combattute per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. G3: Uva Francesco in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante della 7^ Legione Guardia di Finanza mod. 1934 – 37 (Bari, 1° novembre 1877 – 19..). In servizio nella Guardia di Finanza il 3 agosto 1897, venne nominato Tenente alla Tenenza di Ascoli Piceno. Passò poi alla Scuola Allievi Sottufficiali di Caserta il 9 febbraio 1911 per passare poi alla Tenenza di Sanpierdarena. Venne promosso Capitano e destinato alla Legione di Venezia per passare poi da Maggiore a comandare la 1^ Circoscrizione D.C. di Roma. Il 1° maggio 1928 fu Direttore dei Magazzini Centrali vestiario e qui fu promosso Tenente Colonnello il 31 dicembre 1928. Promosso Colonnello il 1° novembre 1932, ottenne il comando della 7^ Legione di Venezia il 1° dicembre 1932. Il 1° novembre 1935 venne collocato in Posizione Ausiliaria. Fotografia formato 21 x 17,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2947: Lomaglio conte Alessandro Giuseppe Maria Cesare in alta uniforme nera da Colonnello Comandante del 5° Reggimento Lancieri di Novara Aiutante di Campo Onorario del Re mod. 1938 – 40 (Asti, 10 ottobre 1887 – Asti, 3 maggio 1968). Frequentò l’Accademia Militare di Modena nel biennio 1907/09, da dove uscì con il grado di Sottotenente dell’arma di Cavalleria, l’8 ottobre 1909, e assegnato al Reggimento “Cavalleggeri di Monferrato” (13º). Passò dal 7 luglio 1910 al Reggimento “Cavalleggeri di Lucca” (16º), assegnato al 3º squadrone e partì per la Libia partecipando alla guerra italo-turca, nel 1911/12, ottenendo una Medaglia di Bronzo al Valor Militare nel fatto d’arme delle due palme il 12 marzo 1912. Da subalterno Lomaglio, rientrato in Italia, partecipò alla prima guerra mondiale nello Stato Maggiore presso le divisioni 45^ e 53^ ottenendo due altre Medaglie di Bronzo al Valor Militare. Finita la grande guerra ebbe vari incarichi presso gli stati maggiori delle divisioni militari di Bari, Cuneo e Torino e presso il Reggimento Cavalleggeri Guide nei primi anni venti sino al grado di Maggiore. Passò ancora al Reggimento Cavalleggeri di Alessandria, assumendo il comando del II° gruppo squadroni. Il 3 marzo 1924, a Torino, sposò la nobile bergamasca Vittoria Maria Luigia Mapelli Mozzo (nata a Redona il 20 agosto 1892) dalla quale non ebbe figli. Promosso Tenente Colonnello il 1º maggio 1927 permase presso il comando dello stesso reggimento sino al dicembre 1928, quando fu nominato, dal 1º gennaio 1929, Aiutante di Campo del Re, per quattro anni, sino al 31 dicembre 1932. Rientrò allo Stato Maggiore ed ebbe incarichi di comando al corpo di Torino, al Reggimento “Piemonte Cavalleria” (2º) ad Udine e il comando del Reggimento Lancieri di Novara a Verona (dal 1º ottobre 1935 al 31 dicembre 1937). Dal 1º gennaio 1937, Lomaglio fu promosso Colonnello e ottenne il comando delle scuola centrale truppe celeri a Civitavecchia (dal 21 gennaio al 1º settembre 1938) per poi divenire il Capo di Stato Maggiore delle isole italiane dell’Egeo, collaborando direttamente col governatore del possedimento, il Generale Cesare Maria de Vecchi, conte di Val Cismon (dal 2 settembre 1938 al 5 agosto 1940). Allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel giugno 1940, Lomaglio, conseguita la promozione a Generale di Brigata (anzianità 1º gennaio, notificata il 31 maggio), dopo breve periodo a disposizione del capo di stato maggiore dell’esercito in Roma (1º settembre – 19 novembre). Dal 20 novembre ottenne il comando della 1ª divisione celere Eugenio di Savoia, prima interinale, poi, dal 22 aprile 1941, facente funzioni, infine da titolare, partecipando, dall’aprile 1941, all’invasione e all’occupazione della Croazia. Il Generale Lomaglio era il comandante in Croazia della 1ª divisione celere Eugenio di Savoia composta dai Cavalleggeri di Alessandria, Saluzzo, dallo squadrone carri L San Giusto, di una sezione di artiglieria ippotrainata del 23° Artiglieria divisionale Re ed un battaglione Camicie Nere. I cavalleggeri di Alessandia, comandati dal colonnello Antonio Ajmone Cat furono i protagonisti della storica carica di Poloj (la sera del 17 ottobre 1942), compiuta per rompere l’accerchiamento della resistenza jugoslava e ritirarsi verso Perjasica. Tra i numerosi feriti nel combattimento, vi fu il vicecomandante della divisione, Generale di Brigata di cavalleria Mario Mazza (pari corso in accademia di Lomaglio ed effettivo dal 1º aprile 1942); Mazza riportò lesioni talmente gravi, il 17 ottobre 1942 a Poloj, che all’atto dell’armistizio era ancora in convalescenza presso la casa militare balneo termale di Acqui Terme. Venne catturato dai tedeschi ed internato a Shokken (Polonia) sino al 6 ottobre 1945. Il 1º gennaio 1943 Lomaglio fu promosso Generale di Divisione divenendo comandante titolare della divisione. All’atto dell’armistizio, la sera dell’8 settembre, si trovava a Sussak con la sua Unità celere e non ebbe disposizioni chiare per opporsi ai tedeschi. Rimasto bloccato a Fiume per alcuni giorni, il 22, d’accordo con le autorità tedesche, poté imbarcarsi per Trieste e rientrare nella sua residenza a Rinco Monferrato, presso Asti, dove attese la fine della guerra. Il suo comportamento in occasione dell’armistizio non fu censurato e conservò il grado. Dal 22 settembre 1945 riprese servizio presso il comando territoriale di Torino, dove presiedette la commissione d’inchiesta sui fondi dispersi della 4ª armata nei giorni dell’8 settembre. il 2 giugno 1947 venne collocato nella riserva. Promosso Generale di Corpo d’Armata, divenne Aiutante Generale Onorario di Umberto II in esilio. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il 2 giugno 1956, gli fu conferita l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Fotografia formato . Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Arc. G1: Laviola Benedetto in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante il 65° Reggimento Fanteria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 ( Catanzaro, 7 dicembre 1883 – Levico 22 luglio 1935). Allievo Ufficiale il 4 gennaio 1904, venne promosso Sottotenente nel 94° Reggimento Fanteria il 15 settembre 1907. Tenente il 15 settembre 1910, venne promosso Capitano nel 3° Battaglione Libico nel 1915. Fu Maggiore nel 47° Reggimento Fanteria il 26 maggio 1917 per poi passare al Deposito Fanteria di Avellino e successivamente al 135° Reggimento Fanteria. Passato al 232° Reggimento Fanteria il 30 luglio 1922, ottenne il grado di Tenente Colonnello il 31 dicembre 1923. Nel 1924 passò presso il Comando della divisione di Firenze e il 26 aprile 1927 tornò in Africa al comando del 26° Battaglione Eritreo. Il 17 gennaio 1931 ottenne il grado di Colonnello e il comando del Regio Corpo Truppe Coloniali in Tripolitania per poi passare il 2 luglio 1934 a disposizione del Corpo d’Armata di Roma. Il 1° gennaio 1934 fu comandante del 65° Reggimento Fanteria e il 15 maggio 1935 fu presso il comando del Corpo d’Armata di Milano. Fotografia formato 24,7 x 17. Fotografo: G. Croce – Piacenza.
Arc. 3040: Assanti Rosario in uniforme ordinaria da Colonnello del 47° Reggimento Fanteria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Catanzaro, 3 agosto 1884 – Milano, 15 gennaio 1960). Si laureò in chimica pura all’università di Modena nel 1917, quando aveva già intrapreso la carriera militare. Conseguì anche un diploma in farmacia presso la Regia Scuola Universitaria di Catanzaro. Il 5 novembre 1904 cominciò la carriera militare come soldato volontario e Allievo nella Scuola Militare di prima categoria. Prestò giuramento di fedeltà a Parma il 21 ottobre 1906. Nello stesso anno venne nominato Sottotenente nel 94º Reggimento Fanteria. Nel 1908 venne trasferito al 48º Reggimento Fanteria dove nel 1909 verrà promosso per anzianità a Tenente. Il 18 novembre 1911 s’imbarcò a Napoli con il 50º Reggimento Fanteria per la Tripolitania e Cirenaica da dove farà ritorno il 2 settembre del 1912 a causa di malattia. Dal settembre del 1913 al maggio del 1914 fu effettivo alla Scuola Applicazione di Fanteria. Promosso per anzianità a Capitano nel 1915, dopo essere stato rimandato in Tripolitania e Cirenaica, partì nel marzo del 1916 per la guerra Italo-Austriaca. Promosso a Maggiore per anzianità nel 1917, nel 1921 cesserà di appartenere al Regio Corpo Coloniale in Somalia e verrà trasferito al 19º Reggimento Fanteria. Nel 1926 venne promosso per anzianità a Tenente Colonnello e nel 1930 nominato osservatore industriale nell’ordinamento della commissione suprema di difesa. Promosso per anzianità a Colonnello nel 1931 fu nominato comandante dell’84º Reggimento Fanteria. Nel 1935 fu comandante del distretto di Modena. Promosso nel 1939 per anzianità a Generale di Brigata venne destinato al comando del Corpo d’ Armata di Bologna con sede a Modena. Nel marzo del 1940 venne nominato comandante di zona militare del territorio di Piacenza e nel 1942 fu promosso per anzianità a Generale di Divisione e collocato sempre per anzianità nelle Riserva. Venne richiamato nel luglio del 1942 come comandante della zona militare di Piacenza. Collocato in congedo dal 1º luglio 1945, cessò di appartenere alla categoria di riserva per età ed è collocato in congedo assoluto nell’agosto del 1957. fotografia formato 14,6 x 9,6. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo
«Per l’opera soccorritrice del 28 dicembre 1908» 1908
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 (2 anni di campagna)
1911–1912
Croce al Merito di Guerra
31 dicembre 1918
Croce al Merito di Guerra
5 marzo 1919
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Croce al Merito di Guerra – Concessione per Valore Militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (2 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Distintivo d’Onore “Ferito in Servizio”
Medaglia di bronzo al merito di lungo comando
Cavaliere dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’ordine Coloniale della Stella d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Croce per anzianità di servizio militare
Distintivo della guerra di liberazione
Arc. 3292: Obici Alfredo in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 54° Reggimento Fanteria mod. 14 novembre 1933 – 05 giugno 1940 (22 settembre 1882 – Torino, 16 novembre 1969). Sottotenente nel 43° Reggimento Fanteria il 5 settembre 1907, venne promosso Tenente il 5 settembre 1910. Maggiore nel 46° Reggimento Fanteria il 28 giugno 1917, prese parte alla grande guerra. Tenente Colonnello nel 91° Reggimento Fanteria il 31 marzo 1926, ottenne il grado di Colonnello e il comando del 54° Reggimento Fanteria il 5 settembre 1934. Membro del Comitato del Corpo d’Armata di Torino con incarichi speciali il 1à gennaio 1937, venne promosso Generale di Brigata in Riserva il 1° gennaio 1940. Venne richiamato presso il Comando Difesa Territoriale di Torino con incarichi speciali il 1° novembre 1941. Fotografia formato 13,5 x 8,2. Fotografo: Gaslini – Milano. Datata 1935.
Arc. 3313: Trevissoi Alberto in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 7° Reggimento Bersaglieri mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (29 marzo 1892 – 19..). Sottotenente nel 6° Reggimento Bersaglieri il 23 febbraio 1913, divenne Capitano nel 2° Reggimento Bersagliari il 9 novembre 1915. Prese parte alla guerra contro l’Austria e il 30 dicembre 1928 venne promosso Tenente Colonnello presso il Comando della Divisione Militare di Verona. Sotto Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata di Roma, ottenne il grado di Colonnello Comandante il 7° Reggimento Bersaglieri il 1°settembre 1937. Capo di Stato Maggiore della Divisione Celere Emanuele Filiberto Testa di Ferro il 30 giugno 1939, fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Celere Eugenio di Savoia nel 1941. Generale di Brigata il 1° luglio 1942 venne posto al comando della Divisione Taro. Venne catturato dai tedeschi l’11 settembre 1943 e internato in Germania. Fotografia formato 14,5 x 10,3. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3251: Lucco – Mussino Silvio in grande uniforme da Colonnello Comandante il 1° Reggimento Artiglieria Alpina mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (19 agosto 1879 – Torino 19..). Allievo Ufficiale il 2 dicembre 1898, fu Sottotenente di Artiglieria il 24 settembre 1900. Promosso Tenente nell’Artiglieria da montagna il 9 ottobre 1903, ottenne il grado di Capitano il 30 settembre 1912. Tenente Colonnello il 24 novembre 1918 fu alla Direzione di Artiglieria di Torino. Colonnello il 2 aprile 1930 fu alla Direzione dell’Artiglieria del Corpo d’Armata di Trieste. Fu comandante del 1° Reggimento Artiglieria Alpina nel 1933 e nel 1935 passò al comando del Corpo d’Armata di Torino. Generale di Brigata il 1° gennaio 1937, venne collocato in Posizione Ausiliaria e venne promosso Generale di Divisione in Riserva il 1° gennaio 1940.
Arc. G: Colonnello dei Granatieri fuori Corpo in grande uniforme mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 24,3 x 18,4. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3131:Coppi Amerigo in uniforme ordinaria da Colonnello di Stato Maggiore mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. (23 aprile 1884 – 19..). Allievo Ufficiale il 3 novembre 1902, venne promosso Sottotenente del 5° Reggimento Artiglieria il 5 settembre 1904. Tenente il 24 agosto 1907, ottenne il grado di Capitano del 31° Reggimento Artiglieria 1915. Entrato in guerra contro l’Austria, venne promosso Maggiore il 4 gennaio 1917 e Tenente Colonnello presso il Comando del Corpo di Stato Maggiore il 1° dicembre 1918. Trasferito al Ministero della Guerra il 21 aprile 1921 passò al Corpo d’Armata di Torino IL 30 maggio 1922. Nel 1923 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Palermo e il 16 novembre 1924 tornò presso il Ministero della Guerra. Addetto Militare presso l’ambasciata di Londra il 1° marzo 1925, fu Aiutante di Campo Onorario del Re dal 25 novembre 1926 al 1à gennaio 1937. Passato al 4° Reggimento Artiglieria il 2 dicembre 1928, ottenne il grado di Colonnello e il comando del 15à Reggimento Artiglieria il 14 maggio 1930. Rientrato nello Stato Maggiore a Disposizione dell’Accademia Navale della Regia Marina il 15 settembre 1932, venne promosso Generale di Brigata il 1° gennaio 1937 e ottenne il comando della 29^ Brigata Fanteria. Fu comandante della 2^ Divisione CC.NN. Fiamme Nere durante la guerra di Spagna. Comandante l’Artiglieria del Corpo d’Armata di Bari il 1° ottobre 1937, passò al comando della 2^ Brigata Corazzata a milano il 1° settembre 1938. Fu presso il comando del Corpo d’Armata di Milano il 15 gennaio 1939 e venne promosso Generale di Divisione il 19 luglio 1939 e posto al comando della Divisione Corazzata Ariete. Comandante della Difesa Territoriale di Milano nel 1940 passò a quello di Genova il 25 ottobre 1941. il 3 giugno 1943 passò alla Riserva e dopo l’armistizio nel 1943 aderì alla R.S.I. e fu Presidente del Tribunale Militare di Torino. Fotografia formato 13,5 x 8,6. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 843: Colonnello di Stato Maggiore in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 13 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3059:Colonnello di Stato Maggiore in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 13,6 x 8,5. Fotografo: N. Mastronardi – Trieste.
Arc. 722:Assanti Rosario in uniforme ordinaria con cappotto da Colonnello Comandante del 47° Distretto Militare di Modena mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Catanzaro, 3 agosto 1884 – Milano, 15 gennaio 1960). Si laureò in chimica pura all’università di Modena nel 1917, quando aveva già intrapreso la carriera militare e conseguì anche un diploma in farmacia presso la Regia Scuola Universitaria di Catanzaro. Il 5 novembre 1904 cominciò la carriera militare come soldato volontario e allievo nella Scuola Militare di prima categoria. Prestò giuramento di fedeltà a Parma il 21 ottobre 1906. Nello stesso anno venne nominato Sottotenente nel 94º reggimento Fanteria. Nel 1908 venne trasferito al 48º Reggimento Fanteria dove nel 1909 verrà promosso per anzianità a Tenente. Il 18 novembre 1911 s’imbarcò a Napoli con il 50º Reggimento Fanteria per la Tripolitania e Cirenaica da dove farà ritorno il 2 settembre del 1912 a causa di malattia. Dal settembre del 1913 al maggio del 1914 fu effettivo alla Scuola Applicazione Fanteria. Promosso per anzianità a Capitano nel 1915. Dopo essere stato rimandato in Tripolitania e Cirenaica partì nel marzo del 1916 per la guerra Italo-Austriaca. Promosso a Maggiore per anzianità nel 1917. Nel 1921 cessò di appartenere al R. Corpo Coloniale in Somalia e venne trasferito al 19º Fanteria. Nel 1926 venne promosso per anzianità a Tenente Colonnello e nel 1930 nominato osservatore industriale nell’ordinamento della commissione suprema di difesa. Promosso per anzianità a Colonnello nel 1931 venne nominato comandante dell’84º Reggimento Fanteria. Nel 1935 fu comandante del Distretto di Modena. Promosso nel 1939 a Generale di Brigata venne destinato al comando del Corpo d’Armata di Bologna con sede a Modena. Nel marzo del 1940 venne nominato comandante di zona militare del territorio di Piacenza. Nel 1942 fu promosso Generale di Divisione e collocato per anzianità nelle riserve. VeNne richiamato nel luglio del 1942 come comandante della zona militare di Piacenza. Collocato in congedo dal 1º luglio 1945, cessò di appartenere alla categoria di riserva per età ed fu collocato in congedo assoluto nell’agosto del 1957. Fotografia formato 14,7 x 10,2. Fotografo: B. Bandieri – Modena.
Onorificenze
Medaglia commemorativa per il terremoto calabro-siculo
«Per l’opera soccorritrice del 28 dicembre 1908» 1908
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 (2 anni di campagna)
1911–1912
Croce al Merito di Guerra
Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Croce al Merito di Guerra – Concessione per Valore Militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (2 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Distintivo d’Onore “Ferito in Servizio”
Medaglia di bronzo al merito di lungo comando
Cavaliere dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’ordine Coloniale della Stella d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Croce per anzianità di servizio militare
Distintivo della guerra di liberazione
Arc. 1087b: Stefanini Gino in uniforme ordinaria da Colonnello presso il Ministero della Guerra facente funzione come Direttore Capo di Divisione mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Roma, 10 agosto 1883 – 19..). Allievo Ufficiale il 4 gennaio 1904, venne promosso Sottotenente nel 60° Reggimento Fanteria il 15 settembre 1907. Ottenne il grado di Tenente il 15 settembre 1910 per poi essere promosso Capitano il 18 aprile 1915. Prese parte alla grande guerra e il 16 agosto 1917 diventò Maggiore per poi ottenere il grado di Tenente Colonnello il 31 marzo 1926. Capo Sezione del Comando di Stato Maggiore il 27 giugno 1926 Colonnello il 1° febbraio 1932 fu a Disposizione e il 1° marzo 1932 gli venne affidato il comando del 15° Reggimento Fanteria. Il 20 settembre 1934 fu presso il Ministero della Guerra e rimase tale facente funzione come Direttore Capo di Divisione il 27 novembre 1934. Venne promosso Generale di Brigata facente quadro al Ministero della Guerra per incarichi speciali il 1° gennaio 1938 e ottenne i gradi da Generale di Divisione il 1° luglio 1941. Venne collocato in Riserva e il 10 agosto 1941 venne richiamato in servizio. Fotografia formato 9 x 6. Fotografo: S. Saltarello – Roma.
Arc. 3149: Baldini Lamberto in uniforme ordinaria da Colonnello fuori corpo Commissario di Leva mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 ( Perugia, 24 marzo 1877 – Padova, 13 gennaio 1858). Allievo Ufficiale il 30 settembre 1896, venne promosso Sottotenente nel 57° Reggimento Fanteria il 19 ottobre 1898. Fu Tenente il 1° ottobre 1902 e ottenne il grado di Capitano nel 58° Reggimento Fanteria il 30 settembre 1912. Promosso Maggiore nell’8° Reggimento Fanteria il 31 agosto 1916, partecipò al primo conflitto mondiale ottenendo il grado di Tenente Colonnello il 7 ottobre 1917. Tornato al 58° Reggimento Fanteria il 13 luglio 1919, venne collocato in Posizione Ausiliaria dal 20 luglio 1920. Fu poi Commissario di Leva di Padova il 17 novembre 1923 per anzianità dal 1° ottobre 1923 fino agli anni ’40 e tale rimase in Riserva dal 31 gennaio 1924. Promosso Colonnello l’11 luglio con anzianità il 27 maggio 1929, ottenne il grado di Generale di Brigata il 21 dicembre 1936 con anzianità 21 dicembre 1937. Fotografia formato 14,4 x 10. Fotografo: M. Viatti – Asti. Datata 30 giugno 1936.
Arc. 3138: Colonnello fuori Corpo presso il Ministero della Guerra facente funzione come Direttore Capo di Divisione in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 15,2 x 10,1. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3137: Colonnello comandante del 74° Distretto in uniforme ordinaria mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 8,5 x 6,2. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3120: Felsani Giacinto in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante Medico mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 (Napoli, 1889 – 19..). Sottotenente Medico il 16 gennaio 1913, venne promosso Capitano il 4 marzo 1917. Maggiore il 13 novembre 1929 fu presso l’Ospedale Militare di Napoli e il 1° gennaio 1938 venne promosso Tenente Colonnello. Fu Direttore dell’Ospedale Militare di Palermo il 10 marzo 1942 e il 21 giugno 1942 da Colonnello fu Direttore dell’Ospedale Militare di Napoli. Venne promosso Generale di Divisione Medico sotto la Repubblica Italiana. Fotografia formato 13,9 x 8,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 842: Colonnello di Stato Maggiore in uniforme bianca mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940. Fotografia formato 13 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G:Agostinucci Crispino in grande uniforme da Colonnello Comandante di Legione dei Carabinieri mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (22 giugno 1882 – 1969). Allievo Ufficiale il 4 novembre 1900, fu Sottotenente nel 44° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1902. Tenente dei Carabinieri il 4 febbraio 1906 presso la Legione Allievi venne poi trasferito ad Ancona. Capitano nella Legione di Bari il 1° luglio 1914, venne promosso Maggiore il 31 dicembre 1917. Il 20 luglio 1922 ottenne il grado di Tenente Colonnello nel Regio Corpo Truppe Coloniali in Cirenaica e il 28 giugno 1929 venne promosso al grado di Colonnello. Segretario presso il Comando Generale dal 24 novembre 1931 al 15 maggio 1935, venne promosso Generale di Brigata e Ispettore della 3^ Zona di Firenze il 28 ottobre 1935. Comandò la 4^ Brigata nel 1938, ottenne il grado di Generale di Divisione il 31 dicembre 1938. Comandante Superiore in Albania nel 1940, fu Vicecomandante Generale dall’11 novembre 1940 al 21 giugno 1942. Dal 1947 al 1961 fu Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Fotografia formato 29,3 x 18,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
20 novembre 1941
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
14 gennaio 1917
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1930
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
27 ottobre 1938
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
20 novembre 1941
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
15 gennaio 1933
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
24 maggio 1935
Commendatore dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Arc. 3395: Colonnello Comandante di Legione dei Reali Carabinieri in uniforme ordinaria mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2095: Vianay Carlo – Gordon in uniforme ordinaria da colonnello della Guardia di Finanza mod. 16 settembre 1926 – 14 novembre 1933 (Torre Pellice, 5 ottobre 1891 – ….) Figlio di un pastore Valdese, entrò in servizio nella guardia di Finanza il 30 dicembre 1909. Fu Capitano Comandante della Guardia di Finanza delle Isole dell’Egeo nel 1917 e il 18 settembre 1931 venne promosso Colonnello Capo di Gabinetto presso il Ministero delle Finanze. Promosso Generale di Brigata non aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu cancellato dai ruoli nel settembre 1943. Fotografia formato 13,3 x 8,3. Fotografo: sconosciuto.
Arc. G3: Profumi Arturo in uniforme di guerra da Colonnello d’Artiglieria mod. 5 giugno 1940 (Torino, 4 maggio 1886 – San Giorgio Maggiore, 10 febbraio 1942). Sottotenente d’Artiglieria il 12 ottobre 1908, venne promosso Tenente nel 9° Reggimento Artiglieria Campale il 12 ottobre 1911. Partecipò alla guerra contro l’Austria e il 16 marzo 1918 venne promosso Maggiore nel 10° Reggimento Artiglieria Pesante Campale. Ottenne il grado di Tenente Colonnello presso il Comando del Distretto Militare di Verona come Istruttore dei Fasci Giovanili Combattenti il 16 maggio 1927 e il 30 giugno 1938 fu promosso Colonnello Direttore d’Artiglieria dell’11° Corpo d’Armata. Nel 1941 fu Direttore d’ Artiglieria del Corpo d’Armata di Venezia. Fotografia formato 24,2 x 17,5. Fotografo: Artegrafiche Gasparini – Venezia.
Arc. 2786: Secco Gustavo in uniforme da Colonnello di Stato Maggiore mod. 5 giugno 1940 (Torino, 1893 – 19..). Allievo all’Accademia Militare e alla Scuola di Applicazione, fu Sottotenente di Complemento nel 1° Reggimento Artiglieria da Montagna l’8 novembre 1914. In S.P.E. il 1° novembre 1915, venne promosso Tenente il 1° agosto 1916. Fu comandante di un Battaglione da Montagna nel luglio 1918 fino al dicembre del 1919 per passare poi nel 16° Reggimento Artiglieria. Il 10 ottobre 1920 fu alla Direzione dell’Artiglieria di Torino e Comandante del Battaglione Specialisti Sciatori dell’Artiglieria di Bracciano nel 1921. Capitano nel 12° Reggimento Artiglieria il 31 marzo 1923 fu assistente alla Rivista di Artiglieria e Genio. Frequentò la Scuola di Guerra nel 1927 e nel 1930 passò allo Stato Maggiore della Divisione Torino. Passò poi al 28° Reggimento Artiglieria nel 1931, venne promosso Maggiore 17 gennaio 1933 e nel maggio 1934 fu comandante del Gruppo Mondovì del 4° Reggimento Artiglieria Alpina. Nel 1936 fu Sotto Capo di Stato Maggiore nella Divisione Granatieri di Sardegna e nel 1937 fu Capo della Sezione Tecnica dell’Ufficio Addestramento del Comando del Corpo di Stato Maggiore. Promosso Tenente Colonnello Capo della Segreteria dell’Intendenza Generale dell’Esercito il 30 giugno 1938, passò nel 1939 al Ministero degli Affari Esteri e poi al Comando del Corpo di Stato Maggiore per poi essere promosso Colonnello Addetto allo Stato Maggiore Generale il 1° gennaio 1940. Fotografia formato 6,4 x 4. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 4 novembre 1940.
Arc. 2622: Colonnello del Genio in uniforme ordinaria mod. 5 giugno 1940. Fotografia formato 8,5 x 5,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2377: Colonnello Comandante dei Carabinieri in uniforme ordinaria mod. 5 giugno 1940. Fotografia formato 13,7 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3: Faldella Emilio in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 3° Reggimento Alpini mod. 5 giugno 1940 (Maggiora 15 marzo 1897 – Torino 9 settembre 1975). Di antica famiglia del Monferrato, nel 1914 entrò nella Accademia Militare di Modena e nel maggio 1915 venne nominato Sottotenente e destinato al 3º Reggimento Alpini. Combatté sul Monte Nero, a Santa Maria di Tolmino, sul Vodil e sul Mrzli, sul Kukla (conca di Plezzo), nell’intera battaglia difensiva del Trentino. Per l’esfiltrazione dal Monte Biserto (Val Terragnolo) venne decorato nell’ottobre 1916 con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Partecipò quindi a tutte le operazioni nella zona del Pasubio, al Monte Corno Battisti di Vallarsa e sul Coni Zugna. Dal luglio 1917 seguì le sorti del Generale Guido Liuzzi in quasi tutti i suoi comandi. Quale Aiutante Maggiore del 1º Gruppo Alpino partecipò alle battaglie del Piave e di Vittorio Veneto. Dopo il conflitto frequentò la Scuola di Guerra e venne trasferito allo Stato Maggiore col grado di Capitano. Nel 1928 fu promosso Maggiore e nominato comandante del Battaglione Dronero del 2º Reggimento Alpini. Nel giugno 1930 veNne destinato al Servizio Informazioni Militare: dal luglio 1930 al giugno 1935 fu in Spagna con l’incarico di copertura di console a Barcellona; nel gennaio 1935 venne promosso Tenente Colonnello; dal luglio 1935 all’agosto 1936 fu capo della sezione speciale Africa Orientale (AO). In questo periodo si occupò dell’affare Jacir Bey. Con l’inizio della guerra di Spagna, dal 28 agosto 1936 fu inviato al quartier generale dal generalissimo Francisco Franco, come “osservatore” e ufficiale di collegamento. Assunse poi il comando del “Raggruppamento carri-artiglieria” (due compagnie carri e sei batterie di artiglieria autotrasportate) nel corso della prima battaglia di Madrid (ottobre-novembre 1936). Dal dicembre 1936, con l’arrivo più massiccio di aiuti militari italiani in Spagna, fu nominato Capo di Stato Maggiore del Corpo Truppe Volontarie (in assenza del comandante Roatta, in Italia per conferire, prepara la battaglia per la conquista di Malaga). Nel febbraio 1937 sostituì ancora Roatta, ferito nei combattimenti di Malaga, finché non venne conquistata. Dopo la battaglia di Guadalajara, Roatta venne avvicendato con il Generale Ettore Bastico e Faldella con il Colonnello Gastone Gambara. Faldella assunse quindi il comando del 5º Reggimento Fanteria Legionaria: con questo incarico partecipò alla conquista di Bilbao ed alla battaglia di Santander (giugno – agosto 1937), ottenendo la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel dicembre 1937 terminò il suo periodo al SIM e venne trasferito all’Ufficio Addestramento dello Stato Maggiore dell’Esercito. Nel 1939 fu promosso Colonnello e divenne comandante del 3º Reggimento Alpini nel quale ebbe alle sue dipendenze il Cappellano Militare Secondo Pollo. Con il reggimento combatté nel 1940 sul fronte occidentale. Dall’agosto 1941 al maggio 1943 fu al comando dell’Ufficio Addestramento dello Stato Maggiore. Successivamente fu Capo di Stato Maggiore della 6ª Armata e delle Forze Armate della Sicilia (sotto il comando del Generale Alfredo Guzzoni). Generale di Brigata il 1º luglio 1943. L’8 settembre i pochi resti ed il comando della 6ª Armata sopravvissuti allo sbarco in Sicilia furono messi a riposo. Dopo l’armistizio, per ordine del Generale Antonio Sorice, ministro della Guerra, Faldella tornò all’attività di intelligence. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana dove venne nominato Intendente generale delle forze armate, ma al contempo assunse il comando di una vasta ed efficiente rete clandestina operante in Venezia Giulia a favore del Regno del Sud. Tradito, fu arrestato il 16 maggio 1944. Venne liberato grazie all’intercessione del Maresciallo Rodolfo Graziani e visse nei mesi successivi a Milano in una curiosa situazione di semiclandestinità. Il 26 aprile 1945 per ordine di Raffaele Cadorna assunse il comando della piazza di Milano. Collocato a riposo a domanda dal 22 gennaio 1946, si dedicò successivamente ad attività sociali ed allo studio delle discipline militari, con particolare riguardo alla dimensione addestrativa. Il 27 marzo 1951 venne promosso Generale di Divisione e il 20 ottobre 1969 a titolo onorifico Generale di Corpo d’armata. Fotografia formato 22,4 x 17,4. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
21 maggio 1941
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
7 agosto 1938
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia
Medaglia di argento al valor militare
Monte Biserto, ottobre 1916
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 2386: Gregorji Claudio in uniforme di marcia da Colonnello di Stato Maggiore mod. 14 novembre 1933 – 5 giugno 1940 ( 1892 – 19..). Sottotenente di Fanteria il 23 febbraio 1913, ottenne il grado di Tenente Colonnello di Stato Maggiore Capo Delegazione Trasporti Terrestri di Roma il 2 dicembre 1928. Nel 1934 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Fossalta – Bologna e il 1° settembre 1937 venne promosso Colonnello Comandante dell’81° Reggimento Fanteria. Nel 1939 passò allo Stato Maggiore dell’8° Corpo d’Armata e il 1° luglio 1942 ottenne il grado di Generale di Brigata Comandante la 7^ Divisione Lupi di Toscana. Nel settembre 1943 venne catturato dai nazisti e lo rimase fino al termine del conflitto nel 1945. Fotografia formato 8,2 x 6. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3382: Guidobono-Cavalchini- Garofoli barone Emilio (a destra) in uniforme di marcia da Colonnello Comandante del 12° Reggimento Cavalleria Saluzzo (25 ottobre 1888 – 19..). Sottotenente nel 1° Reggimento Nizza Cavalleria il 17 settembre 1910, venne promosso Tenente il 17 settembre 1913. Capitano il 25 febbraio 1917, ottenne il grado di Maggiore il 30 gennaio 1927. Tenente Colonnello il 1° gennaio 1934, fu Colonnello Comandante il 12° Reggimento Cavalleria Saluzzo il 30 giugno 1939. Trasferito al Corpo d’Armata Celere il 1° gennaio 1941 e venne collocato nella Riserva su richiesta il 1° gennaio 1942 per poi essere assegnato alla 2^ Divisione Celere. Fu Ufficiale d’Ordinanza Onorario di Tomaso duca di Genova dal 23 novembre 1923, Aiutante di Campo Onorario dal 30 gennaio 1927 al 13 novembre 1927 e dal 4 dicembre 1927 al 15 aprile 1931 poi Cessata Casa e Addetto alla persona di Filiberto di Savoia – Genova duca di Pistoia dal 23 novembre 1923 al 13 novembre 1927. Fotografia formato 15,2 x 11,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3061: Cremoli Pietro in uniforme di marcia da Tenente Colonnello facente funzione Comandante il 2° Reggimento Genio mod. 5 giugno 1940. (31 marzo 1888 – 19..). Sottotenente il 1° maggio 1916, venne promosso Tenente al Deposito di Fanteria di Ferrara il 1° febbraio 1917. Passato al 21° Reggimento Fanteria, fu alla Scuola di Applicazione di Fanteria il 13 giugno 1920 per poi passare al 68° Reggimento Fanteria. Trasferito al 2° Raggruppamento Trasporti, passò al 3° Centro Automobilistico il 1° novembre 1926, venne promosso Capitano nel 2° Centro Automobilistico il 10 gennaio 1927. Trasferito al 2° Reggimento Genio Ruolo Consegnatari il 13 aprile 1933 e per anzianità il 10 gennaio 1927, fu 1° Capitano il 1° agosto 1933. Promosso Maggiore facente quadro il 30 giugno 1939, ottenne il grado di Tenente Colonnello facente funzioni Comandante del 2à Reggimento Genio il 1à gennaio 1942. Fotografia formato 15 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3: Maglietto Vittorio in uniforme di marcia da Tenente Colonnello di Artiglieria mod. 5 giugno 1940 (Potenza, 28 maggio 1891 – 19..). Aspirante Ufficiale di Complemento di Artiglieria il 25 ottobre 1915, venne promosso Tenente nel 32° Reggimento Artiglieria il 1° gennaio 1916. Il 12 giugno 1921 passò al 13° Reggimento Artiglieria e il 18 giugno 1922 al 1° Reggimento Artiglieria Pesante Campale per poi essere trasferito alla Direzione Esper. Nettuno di Ciriè il 9 agosto 1925. Capitano il 31 marzo 1926, fu 1° Capitano il 1° agosto 1933. Trasferito all’11° Reggimento Artiglieria della Divisione di Fanteria, passò poi alla Scuola Allievi Ufficiali di Complemento di Brà il 29 dicembre 1935. Maggiore nel 7° Reggimento Artiglieria Antiaerea il 23 settembre 1937, venne nominato Comandante del Deposito del 3° Settore G. a. F. a Borgo San Dalmazzo il 24 dicembre 1939 e il 1° gennaio 1942 venne promosso Tenente Colonnello. Fotografia formato 21,8 x 15. Fotografo: Ramero – Borgo San Dalmazzo.
Arc. 3139: Colonnello fuori corpo in uniforme di marcia mod. 5 giugno 1940. Fotografia formato 17,3 x 11,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G3:Colonnello Comandante di Legione dei Carabinieri in uniforme di marcia con cappotto mod. 5 giugno 1940. Fotografia formato 23,7 x 17,7. Fotografo: Derus – Roma.
Arc. 3304: Fantoni Euclide in uniforme di marcia con cappotto da Colonnello Comandante del 2° Reggimento Bersaglieri mod. 5 giugno 1940 Aiutante di Campo Onorario del Re (Roccantica, 23 ottobre 1890 – 19..). Sottotenente nel 6° Reggimento Bersaglieri il 4 gennaio 1914, fu Tenente nel 1° Reggimento Bersaglieri nel 1915. Capitano A.C. nella 1^ Brigata Bersaglieri il 15 febbraio 1916, passò all’11° Battaglione Bersaglieri Ciclisti il 4 agosto 1919 e con tale grado fu assistente alla Direzione Scuole Militari dal 10 settembre 1920 al 12 ottobre 1921. Allievo alla Scuola di Guerra il 25 ottobre 1927 fu poi facente quadro assistente al Comando Divisione Cagliari. Trasferito allo Stato Maggiore del Comando di Corpo il 15 marzo 1925, venne promosso Maggiore il 9 giugno 1927. Passato al 6° Reggimento Bersaglieri il 10 agosto 1928, ottenne il grado di Tenente Colonnello presso il Comando Corpo di Stato Maggiore il 26 luglio 1934. Addetto Militare all’Ambasciata di Berna il 16 novembre 1935, fu Aiutante di Campo Onorario del Re dal 18 novembre 1937 al 15 giugno 1943. Trasferito al Comando di Corpo d’Armata di Roma il 1° dicembre 1938, fu Comandante del 2° Reggimento Bersaglieri il 15 aprile 1939. Passato al Comando dell’8° Corpo d’Armata per incarichi speciali il 10 giugno 1940, passò al Comando Difesa Territoriale di Roma e poi Capo di Stato Maggiore del Corpo d’Armata Speciale il 22 giugno 1941. Con tale incarico passò al 30° Corpo d’Armata il 30 agosto 1941, al 7° Corpo d’Armata il 10 giugno 1942 per poi passare al Comando del 17° Corpo d’Armata con incarichi speciali. Fu Capo di Stato Maggiore del 29° Corpo d’Armata il 1° maggio 1943 e venne promosso Generale di Brigata il 15 giugno 1943 con anzianità 2 maggio 1943. Fu Comandante della Divisione Cuneo e Presidente del Tribunale Militare Territoriale di Roma dal 1945 al 1949. Il Generale Fantoni, in qualità di Presidente del Tribunale Militare condannò Herbert Kappler, responsabile delle Fosse Ardeatine, nel 1948. Fotografia formato 8,3 x 11. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1687:Guglielmo VIII di Brunswick Duca di Brunswick-Lüneburg (Brunswick, 25 aprile 1806 – Sibyllenort, 18 ottobre 1884). Guglielmo Augusto Luigi Massimiliano Federico era il figlio secondogenito di Federico Guglielmo di Brunswick e di sua moglie Maria e, dopo la morte del padre, nel 1815, fu, con il fratello, sottoposto alla tutela di suo zio, il principe reggente Giorgio. Nel 1823 Guglielmo venne inviato a studiare all’Università Georg-August di Gottinga, mentre già dall’autunno del 1821 era entrato a far parte dell’esercito prussiano, dando così inizio al proprio addestramento militare. Più tardi Guglielmo stesso definirà questo periodo come uno dei più belli della sua vita. Il 30 ottobre 1821 Guglielmo era stato nominato Rittermeister dell’Hannover e dal 17 febbraio 1826 Capitano nel 2º Reggimento della Guardia a cavallo prussiana. Alla promozione a Maggiore, il 22 ottobre 1827, fecero presto seguito quelle a Maggiore Generale (6 marzo 1843) e a Tenente Generale. Dal 30 marzo 1844 divenne generale di cavalleria ed infine il 27 giugno 1848 fu nominato feldmaresciallo, diventando nel contempo titolare del 7º reggimento di dragoni dell’esercito austriaco. Quando il fratello Carlo fu deposto dal governo del ducato a seguito della rivolta del 1830, Guglielmo prese le redini del governo provvisoriamente, mentre il fratello partì per un esilio forzato. Nel 1831 una legge stabilita dalla Casa dei Guelfi ne fece, in modo definitivo, il nuovo duca regnante, anche se il fratello dall’estero provò più volte a riprendere il trono che riteneva gli spettasse. Come governante, ad ogni modo, Guglielmo fu piuttosto disinteressato e lasciò gran parte delle attività amministrative ai propri ministri, preferendo spendere gran parte del proprio tempo libero nella tenuta di Oleśnica. Pur avendo aderito alla Confederazione Tedesca del Nord nel 1866, le relazioni di Guglielmo con la Prussia furono contrastate, dal momento che questa si era rifiutata di riconoscere Ernesto Augusto, duca di Cumberland, il suo parente più vicino, come suo erede, essendo il duca di Cumberland già pretendente al trono del regno dell’Hannover, annesso dalla Prussia. Guglielmo morì nel 1884; egli cedette i propri possedimenti privati al duca di Cumberland. La sua morte causò la crisi costituzionale del Brunswick, che si concluse con l’ascesa di Ernesto Augusto III, figlio del duca di Cumberland, nel 1913. Guglielmo morì senza prendere mai moglie, ma ebbe un numero considerevole di figli illegittimi. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze del Brunswick
Gran Maestro dell’Ordine di Enrico il Leone
Onorificenze straniere
Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera (Regno Unito)
Arc. 2759: Corpo Reale di Stato Maggiore: Busetto Girolamo in gran montura da Capitano di Stato Maggiore mod. 5 agosto 1871 – 30 novembre 1872 (Villafranca Padovana, 18.. – 1884). Volontario nella campagna del 1859, entrò nell’esercito sardo come Sottotenente del 44° Reggimento Fanteria il 15 aprile 1860. Trasferito al Comitato del Corpo di Stato Maggiore presso i Lavori Topografici di Casale Monferrato nel 1861, venne promosso Tenente di Stato Maggiore Applicato al Gran Comando del 1° Dipartimento Militare di Torino il 21 aprile 1862. Capitano il 15 giugno 1865 fu Aiutante di Campo di Nino Bixio di cui sposò la figlia. Passato come insegnante alla Scuola di Guerra, ottenne il grado di Maggiore nel 16° Reggimento Fanteria il 22 ottobre 1874. Fu Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re dal 1877 al 23 gennaio 1878 poi per Cessata Casa. Maggiore nel 21° Reggimento Fanteria, venne collocato in Aspettativa per infermità temporanea a Fano e successivamente in Aspettativa per riduzione Corpo il 2 luglio 1882. Nel 1883 venne collocato nella Riserva. Fotografia CDV. Fotografo: Chauffourier – Girgenti – Palermo.
Arc. 149:Corpo Reale di Stato Maggiore: Tenente di Stato Maggiore in gran montura mod. 5 agosto 1871 – 30 novembre 1872. Fotografia CDV. Fotografo: Chauffourier & Girgenti – Palermo.
Arc. 981: Corpo Reale di Stato Maggiore: Gola Felice in grande uniforme da Tenente Colonnello di Stato Maggiore mod. 30 novembre 1872 – 18 ottobre 1882 . Sottotenente del 9° Reggimento Fanteria nel 1859 , partecipò alla campagna di quell’anno contro l’Austria venne aggregato allo Stato Maggiore in ottobre. Capitano nel 23° Reggimento Fanteria il 24 gennaio 1861 fu trasferito all’Ufficio Superiore dello Stato Maggiore nel 1864. Nel 1866 partecipò alla campagna di quell’anno nello Stato Maggiore della Divisione Medici meritandosi la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Il 7 agosto 1870 venne promosso Maggiore e fu posto al comando della 21^ Brigata Bersaglieri alla presa di Roma per poi divenire Capo di Stato Maggiore della Divisione di Roma. Tenente Colonnello il 28 dicembre 1876, venne nominato Ufficiale d’Ordinanza del Re il 30 maggio 1878. Scomparve nei Balcani dove si trovava per delimitare i confini nel dicembre del 1878. Fotografia formato Gabinetto. Fotografo: Della Valle – Roma.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (3 barrette)
Arc. 3029: Corpo Reale di Stato Maggiore: Corticelli Carlo in grande uniforme da Colonnello di Stato Maggiore mod. 1879 – 1896 (Bergamo, 17 giugno 1847 – Firenze, 13 settembre 1925). Allievo alla Scuola Militare il 17 giugno 1864, ne uscì Sottotenente nel 2° Reggimento Bersaglieri il 7 settembre 1865 e partecipò alla campagna del 1866. Prese poi parte alla presa di Roma del 1870, venne promosso Tenente il 21 dicembre 1873 e frequentò la Scuola di Guerra nel 1875. Passò come Aggregato allo Stato Maggiore della Divisione di Roma il 5 giugno 1876 e il 30 maggio 1878 ottenne il grado di Capitano di Stato Maggiore presso il Comando di Corpo. Il 22 ottobre 1884 venne promosso Maggiore nel 10° Reggimento Bersaglieri e ottenne il grado di Tenente Colonnello l’11 ottobre 1888 entrando alla Scuola di guerra come insegnante. Colonnello Comandante il 40° Reggimento Fanteria il 17 luglio 1893, passò al comando dell’11° Reggimento Bersaglieri il 7 gennaio 1894. Partecipò come comandante di Reggimento ( 8 marzo 1896) alla campagna d’Africa del 1895-96 prendendo parte alla battaglia di Adua. Rientrato in patria tornò a comandare l’11° Reggimento Bersaglieri il 2 luglio 1896 e il 18 ottobre 1896 fu di nuovo nello Stato Maggiore come Comandante in 2^ alla Scuola di Guerra. Comandante del 43° Reggimento Fanteria il 29 dicembre 1898, venne promosso Maggior Generale Comandante la Brigata Pavia il 14 gennaio 1900. Tenente Generale l’8 settembre 1906 venne posto al comando della Divisione di Palermo e il 1° marzo 1909 fu Presidente del Tribunale Supremo di Guerra e Mare. Il 17 giugno 1912 venne collocato in Posizione Ausiliaria e dal maggio al novembre 1917 venne richiamato in servizio. Il 1° febbraio 1923 ottenne il grado di Generale di Corpo d’Armata in Riserva. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Montabone – Torino.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (2 barrette)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 3204:Corpo Reale di Stato Maggiore:Valleris Giuseppe in grande uniforme da Colonnello di Stato Maggiore mod. 1879 – 1896 (Moncrivello, 1° gennaio 1853 – Torino, 5 dicembre 1933). Sottotenente nel 2° Reggimento Genio il 25 maggio 1873, venne promosso Tenente il 23 agosto 1875. Capitano nel 1° Reggimento Genio l’8 febbraio 1881, venne trasferito allo Stato Maggiore della Divisione di Napoli il 19 luglio 1883. Fu in Eritrea nel 1887 e 1888 e l’8 aprile 1888 ottenne i gradi di Maggiore nel 5° Reggimento Fanteria. Trasferito al Comando di Stato Maggiore il 13 marzo 1892, fu promosso Tenente Colonnello il 7 agosto 1894 per poi essere nominato Capo di Stato Maggiore della Divisione Firenze il 30 gennaio 1896. Il 27 agosto 1896 venne trasferito in Africa nelle Regie Truppe d’Africa in qualità di Capo di Stato Maggiore (16 settembre 1896). Promosso Colonnello il 26 agosto 1897 fu presso il comando di Stato Maggiore per poi passare il 21 marzo 1901 al comando del 23° Reggimento Fanteria. Maggior Generale il 18 gennaio 1903 venne posto al comando della Brigata Piemonte e fu Sotto Segretario al Ministero della Guerra il 1° giugno 1906. Al comando della Brigata Calabria il 2 gennaio 1908, fu Capo del Reparto Intendenza dello Stato Maggiore il 16 dicembre 1908 e Giudice del Tribunale Supremo di Guerra il 16 giugno 1909. Tenente Generale il 23 dicembre 1909, fu al comando della Brigata Livorno il 16 gennaio 1913 e Comandante dell’11° Corpo d’Armata il 3 maggio 1914. In Posizione Ausiliaria il 1° ottobre 1914, passò alla Riserva dal 30 gennaio 1919 al 1° gennaio 1931. Venne promosso Generale di Corpo d’Armata il 1° febbraio 1923 e fu Vice Presidente del Comitato del Corpo Nazionale Volontari Ciclisti e Automobilisti. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: F. Strizzi – Roma.
Arc. 994: Corpo Reale di Stato Maggiore:Egidio Osio in uniforme ordinaria con spencer da Colonnello di Stato Maggiore (Milano, 16 giugno 1840 – Milano, 27 marzo 1902). Fu allievo del Collegio Longone retto dai Padri Barnabiti che gli inculcarono principi religiosi e patriottici, premiandolo tra gli allievi più meritevoli. Passò quindi al Collegio Borromeo di Pavia per intraprendere gli studi di giurisprudenza ma vi trascorse un solo anno. Nella primavera del 1859, infatti, passò clandestinamente in Piemonte per arruolarsi come soldato semplice volontario nell’Armata Sarda nel 10º Reggimento, Brigata Regina, che faceva parte della Divisione comandata dal Generale Garibaldi e combatté nella Seconda guerra di indipendenza italiana. Frequentò quindi l’Accademia Militare ottenendo il grado di Sottotenente nel 1860. Partecipò alla campagna nell’Italia meridionale, meritandosi una Menzione Onorevole alla presa di Capua (2 novembre 1860) e, nel 1861, contro il brigantaggio. Promosso Capitano prese parte alla campagna del 1866 contro l’Austria, nel 1867-68 prese parte, come Osservatore Militare, alla spedizione inglese in Abissinia contro il Negus Teodoro II. Dal 1879 fu Addetto Militare presso la Regia Ambasciata italiana a Berlino, carica che in precedenza gli era stata negata dal ministro della guerra Generale Cesare Ricotti- Magnani che lo credeva autore di libelli apparsi su di lui e col quale poi chiarì le proprie posizioni. Durante il periodo berlinese, il Colonnello Osio frequentò assiduamente la corte imperiale e strinse amicizia col figlio del Kaiser Guglielmo I di Germania, il principe Friedrich Wilhelm Nikolaus di Prussia. Nel 1881, da Tenente Colonnello di Stato Maggiore, fu comandato presso la Casa di S.M. per l’istruzione militare del principe di Napoli Vittorio Emanuele. Fu Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re, poi Vicegovernatore del principe di Napoli e Aiutante di Campo Onorario del Re nel 1882. Raggiunto il grado di colonnello comandò il 18° Reggimento Fanteria dal 1890 al 1892 quando venne promosso Maggior Generale. Comandò la 1^ Brigata Bersaglieri e, promosso Tenente Generale comandò la Divisione Militare di Brescia e di Milano. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: J. Ambrosetti – Torino.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di bronzo al Valor Militare
Assedio di Capua, 1860
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (5 barrette)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Cavaliere di II classe dell’ordine dell’Aquila rossa (Impero tedesco)
Medaille Commémorative de la Campagne d’Italie de 1859 (Francia)
Abyssinian War Medal (Regno Unito)
Arc. 3197: Radicati Talice di Passerano conte Enrico in uniforme ordinaria da Colonnello di Stato Maggiore mod. 30 novembre 1872 – 16 maggio 1895 (Torino, 1° febbraio 1846 – 1916). Allievo all’Accademia Militare il 20 novembre 1862, fu Sottotenente di Stato Maggiore il 10 agosto 1865 e partecipò alla campagna contro l’Austria del 1866. Tenente il 15 agosto 1867, ottenne il grado di Capitano il 18 dicembre 1873 e il grado di Maggiore nel 2° Reggimento Fanteria il 1° dicembre 1881. Venne trasferito di nuovo allo Stato Maggiore del Comando del 3° Corpo d’Armata il 10 marzo 1883 e fu promosso Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore della Divisione di Roma il 21 marzo 1886. Promosso Colonnello Comandante il 29° Reggimento Fanteria il 3 marzo 1890, fu poi Capo di Stato Maggiore dell’11° Corpo d’Armata il 31 dicembre 1893 e del 1° Corpo d’Armata il 7 marzo 1895. Promosso Maggior Generale il 24 dicembre 1896 venne posto al comando della Brigata Ferrara e il 26 gennaio 1902 ottenne i gradi di Tenente Generale Comandante la Divisione Cuneo. In Posizione Ausiliaria il 16 febbraio 1908 venne collocato nella Riserva il 10 marzo 1912. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: F.lli Lovazzano – Torino.
Arc. 2803:Corpo Reale di Stato Maggiore: De Micheli Alessandro in grande uniforme da Tenente Colonnello di Stato Maggiore mod. 5 agosto 1871 – 16 maggio 1895 Aiutante di Campo Onorario del Re (184 – Palermo, 9 marzo 1894). Sottotenente di Stato Maggiore il 15 giugno 1866, fu Allievo alla Scuola Superiore di Guerra. Tenente di 2^ Classe il 7 agosto 1870 presso il Comando Generale di Napoli, passò Tenente di 1^ Classe il 21 dicembre 1873. capitano il 4 novembre 1875, venne promosso Maggiore nel 2° Battaglione del 52° reggimento Fanteria il 19 luglio 1883. Trasferito di nuovo allo Stato Maggiore il 21 marzo 1886, ottenne il grado di Tenente Colonnello di Stato Maggiore presso il Comando di corpo il 7 ottobre 1887. Colonnello Comandante il 57° Reggimento Fanteria il 13 marzo 1892, venne nominato aiutante di campo Onorario del Re il 3 febbraio 1884. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Durando – Roma.
Arc. 3206: Corpo Reale di Stato Maggiore: Tenente Colonnello di Stato Maggiore in grande uniforme mod. 1879 – 1896. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Cardilli – Roma.
Arc. 3058: Corpo Reale di Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore in grande uniforme mod. 1879 – 1896. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3300: Corpo Reale di Stato Maggiore: Barattieri di San Pietro conte Patrizio Piacentino Paolo in grande uniforme da Capitano di Stato Maggiore mod. 1879 – 1896 (San Pietro in Cerro, 1852 – San Pietro in Cerro, 1919). Sottotenente di Cavalleria nel 1871, entrò da Capitano nel Corpo Reale di Stato Maggiore nel 1883 e fu successivamente addetto all’Ispettorato Generale dell’arma di Cavalleria ed al comando del Corpo Reale di Stato Maggiore. Ebbe da Colonnello nel 1897 il comando del Reggimento Piemonte Reale Cavalleria e la carica di Capo di Stato Maggiore del III Corpo d’Armata, e nel grado di Maggior Generale comandò la Brigata Re e la 4^ Brigata di Cavalleria. Promosso Tenente Generale nel 1909 fu comandante della Divisione Militare di Cuneo e comandante in 2^ del Corpo di Stato Maggiore dal 1910 al 1913 ed ebbe successivamente il comando del X ed VIII Corpo d’Armata.
Arc. 3057: Corpo Reale di Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore in uniforme ordinaria con spencer mod. 1879 – 1896. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Bettini – Livorno.
Arc. 628: Corpo Reale di Stato Maggiore: Giuseppe Zavattari in piccola uniforme da Capitano di Stato Maggiore mod. 1879 – 1896. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Borelli – Roma. Datata 1886.
Arc. 645: Corpo Reale di Stato Maggiore: Masoni Enrico in grande uniforme da Colonnello di Stato Maggiore mod. 25 dicembre 1902 – 14 febbraio 1907 (Siena 12 luglio 1854 – Lastra a Signa 11 ottobre 1911). Allievo Ufficiale il 1° novembre 1873 divenne Sottotenente del 28° Reggimento Fanteria il 25 agosto 1876. Tenente il 21 dicembre 1879, frequentò la Scuola di Guerra dal 30 settembre 1882 al 3 settembre 1885 ottenendo il grado di Capitano nel 77° Reggimento Fanteria l’11 ottobre 1885. Comandato al comando del Corpo di Stato Maggiore il 18 settembre 1887 fu poi Addetto al Comando della Divisione di Piacenza. Il 14 ottobre 1888 fu assegnato al Comando in Sardegna e il 26 ottobre 1890 fu trasferito al Comando della Divisione Livorno. Maggiore nell’81° Reggimento Fanteria il 3 aprile 1893 e il 5 luglio 1894 venne trasferito in servizio temporaneo presso il Distretto di Casale nel Comando dell’11° Corpo d’Armata di Bari. Il 25 ottobre 1894 venne trasferito al Corpo di Stato Maggiore presso il Comando e poi all’11° Corpo d’Armata per poi tornare il 19 dicembre 1895 al Comando di Corpo. Il 27 ottobre 1897 venne promosso Tenente Colonnello e il 26 dicembre dello stesso anno divenne Capo di Stato Maggiore della Divisione Perugia. Il 27 aprile 1899 venne trasferito alla Divisione di Firenze con lo stesso incarico e il 26 gennaio 1902 fu promosso Colonnello e posto al comando del 22° Reggimento Fanteria. Il 24 gennaio 1904 venne di nuovo traferito e fu posto a capo dello Stato Maggiore del 12° Corpo d’Armata a Palermo. Il 4 agosto passò con lo stesso incarico al 1° Corpo d’Armata a Torino e il 1° maggio 1908 venne promosso Maggior Generale e posto al comando della Brigata Basilicata. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Garaffi – Cuneo.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. G4: Corpo Reale di Stato Maggiore: Vialardi nobile dei conti di Verrone Vittorio Amedeo in uniforme ordinaria da Capitano di Stato Maggiore (13 agosto 1869 – 1940). Allievo alla Scuola Militare di Modena il 20 ottobre 1884, ne uscì Sottotenente nel 7° Reggimento Cavalleria Milano il 6 agosto 1888. Promosso Tenente nello stesso reggimento il 2 novembre 1890 e venne comandato alla Scuola di Guerra nel 1899. Capitano nel Corpo di Stato Maggiore il 23 settembre 1901 fu nella 2^ Divisione Novara e successivamente al Comando della 2^ Divisione Cavalleria in Veneto. Promosso Maggiore nel 27° Reggimento Cavalleria Aquila il 31 dicembre 1911, venne trasferito con lo stesso grado allo Stato Maggiore il 31 dicembre 1913. Tenente Colonnello di Stato Maggiore il 29 luglio 1915, prese parte alla guerra contro l’Austria e ottenne il grado di Colonnello Comandante il Reggimento Lancieri Montebello nel 1917. Brigadiere Generale in Posizione Ausiliaria nel 1919, venne promosso Generale di Brigata il 1° febbraio 1923 e nel 1931 venne collocato nella Riserva. Fotografia formato 26 x 16. Fotografo: Studio Bertieri – Torino.
AGGREGATI DI STATO MAGGIORE
Arc. 2269: Aggregati di Stato Maggiore: Leitenitz Alfredo in grande uniforme da Capitano di Artiglieria Aggregato di Stato Maggiore mod. 31 maggio 1872 – 16 maggio 1895 (Napoli 17 novembre 1838 – Firenze 1895). Proveniente dall’Esercito delle Due Sicilie passò nell’Esercito Italiano con il grado di Sottotenente nel 2° Reggimento Artiglieria il 16 gennaio 1861. Il 21 aprile 1862 venne promosso nel 1° e poi nel 10° Reggimento Artiglieria. Capitano Addetto al Comitato di Artiglieria il 19 giugno 1866 partecipò alla campagna di quell’anno contro l’Austria e nel 1870 prese parte alla presa di Roma. Nel 1871 passò al 3° Artiglieria e il 22 maggio 1872 venne nominato Aggregato di Stato Maggiore e nel 1873 venne assegnato al Comando di Corpo. Maggiore nel Comitato di Stato Maggiore del 6° Reggimento Aosta Cavalleria il 26 agosto 1877, venne trasferito nello Stato Maggiore il 10 luglio 1879. Il 26 ottobre 1882 venne promosso Tenente Colonnello e il 29 novembre 1883 passò al comando di Stato Maggiore per poi passare il 27 ottobre 1884 alla Divisione Padova in qualità di Capo di Stato Maggiore. Il 9 dicembre 1886 gli venne affidato il comando del 47° Reggimento Fanteria e il 20 marzo 1887 ottenne il grado di Colonnello. Il 26 settembre 1889 divenne Comandante del Collegio Militare di Firenze e il 26 ottobre 1894 venne promosso Maggior Generale e posto al comando della Brigata Siena. Fu Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re Vittorio Emanuele dal 6 gennaio 1876 al 9 gennaio 1878, Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re Umberto I dal 30 maggio 1878 ed Effettivo dal 23 novembre 1879 al 29 novembre 1883. Fu Aiutante di Campo Onorario dal 17 aprile 1884 al 26 ottobre 1894. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Sorgato – Venezia – Modena.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. G4: Armi Varie: Da sinistra a destra in alto: Tenente di Artiglieria, Sottotenente del 2° Reggimento Alpini, Capitano del 3° Reggimento Bersaglieri, Tenente di Artiglieria da Montagna, Tenente di Artiglieria. Da sinistra a destra in basso: Tenente del 1° Reggimento Nizza Cavalleria, Tenente del 20° Reggimento Artiglieria, Tenente del 20° Reggimento Artiglieria, Tenente del 24° Reggimento Fanteria. Fotografia formato 25 x 17,5. Fotografo: Borghi & Campagnoli – Bologna.
Arc. 3004: Compagnie Disciplinare e Stabilimenti di Pena: Dall’Olio Leopoldo in grande uniforme da Maggiore delle compagnie Disciplinari e Stabilimenti di Pena mod. 29 giugno 1879 – 16 maggio 1895 ( Castell’Arquato 19 agosto 1827 – Parma 1908). Sottufficiale nelle Reali Truppe Parmensi nel 1848 il 9 giugno 1849 passò il 9 giugno 1849 nell’Esercito Sardo con il grado di Sottotenente dei Bersaglieri. Partecipò alla campagna del 1849 e a quella del 1859 e venne promosso Capitano il 1° giugno 1860. Il 13 giugno 1871 ottenne il grado di Maggiore e venne destinato alle Compagnie Disciplinari e Stabilimenti di Pena come Comandante dello Stabilimento di Savona. Tenente Colonnello il 7 marzo 1878 ottenne il comando in 2^ delle Compagnie Disciplinari e il 10 aprile 1884 venne promosso Colonnello Comandante. In Posizione Ausiliaria il 1à dicembre 1889 venne collocato nella Riserva nel 1894 e il 28 agosto 1894 ottenne il grado di Maggior Generale. Fotografia CDV. Fotografo: P. Biondi – Napoli.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (3 barrette)
Arc. 803: Compagnie Disciplinare e Stabilimenti di Pena: Capitano in uniforme festiva mod. 29 giugno 1879 – 16 maggio 1895. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: A. Guglielmi – Ravenna.