Arc. 2944: Ufficiali della Casa Reale della Casa Militare di S.A.R. il Principe di Piemonte Umberto in gran montura. Da sinistra: Cagni Manfredo in gran montura da Capitano di Stato Maggiore Ufficiale d’Ordinanza del principe Umberto, in piedi Bertola Giuseppe Luigi in gran montura da Capitano del Reggimento Savoia Cavalleria Ufficiale d’Ordinanza del Principe Umberto, seduto Gianotti Cav. Cesare Federico Marcello in gran montura da Capitano del 1° Reggimento Granatieri Ufficiale d’Ordinanza del Principe Umberto, Brambilla conte Giulio in gran montura da Tenente del Reggimento Guide Ufficiale d’Ordinanza del Principe Umberto. Fotografia CDV. Fotografo: Duroni & Murer – Milano. 1862.
Cagni Manfredo (Asti 1834 – Asti 1890). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 30 gennaio 1849, uscì il 30 agosto 1853 Sottotenente del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna. Fece parte del Corpo di spedizione in Crimea e da Tenente applicato di Stato Maggiore nel 1859, ebbe a San Martino la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Capitano di Stato Maggiore il 1° giugno 1860, ricevette a Custoza il 24 giugno 1866 la seconda Medaglia d’Argento “per l’intrepidezza e l’intelligenza con cui portò gli ordini durante il combattimento”. Maggiore nel 7° Reggimento Granatieri il 17 settembre 1868, ritornò nello Stato Maggiore e poi fu Tenente Colonnello in Cavalleria il 22 ottobre 1874. Colonnello il 15 luglio 1877, comandò il Reggimento Novara. Maggior Generale il 22 ottobre 1884, comandò la Brigata Abruzzi partecipando alla campagna d’Africa del 1887. Tenente Generale il 27 marzo 1890 fu comandante delle Divisioni DI Ravenna, Brescia e Verona. Il 1° aprile 1894 venne posto in Posizione Ausiliaria e nel 1898 a riposo.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Medaglia d’argento al valor militare
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia d’argento al valor militare
Custoza 24 giugno 1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (3 barrette)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Onorificenze estere
Medaglia britannica di Crimea
Ordine di Mejīdiyye (Impero ottomano)
Cavaliere di I Classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)
Cavaliere della Legion d’onore
1859
Bertola Giuseppe Luigi. Entrato all’Accademia Militare di Torino il 20 ottobre 1854, uscì il 5 maggio 1856 Sottotenente nel Reggimento Savoia Cavalleria. Tenente il 28 maggio 1859, Capitano il 21 luglio 1861, ebbe il 24 giugno 1866 la Medaglia d’Argento al Valor Militare a Villafranca ” per l’intrepidezza e l’intelligenza con cui portò gli ordini del comandante la Divisione durante il combattimento”. Dopo la guerra lasciò volontariamente il servizio.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
Villafranca 24 giugno 1866
Gianotti Cav. Cesare Federico Marcello (Torino 19 dicembre 1836 . 18-). Entrato All’Accademia Militare di Torino il 22 ottobre 1849, uscì il 9 agosto 1855 Sottotenente dei Granatieri di Sardegna. Nel 1859 alla Madonna della Scoperta ebbe la Medaglia d’Argento al Valor Militare. L’8 luglio 1860 venne promosso Capitano e ottenne una seconda Medaglia d’Argento. Nel 1866 fu fatto Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia a Custoza “per l’intrepidezza e l’intelligenza con cui portò gli ordini del comandante la Divisione”. Maggiore il 22 novembre 1871, Tenente Colonnello il 13 giugno 1878, passò alla Riserva e successivamente fu Gran Maestro delle cerimonie presso S.M. il Re.
Arc. 950:Genova Giovanni Battista Thaon di Revel in gran montura da Tenente Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877(Genova, 21 novembre 1817 – Como, 3 settembre 1910). Frequentò la Reale Accademia Militare di Torino e nel 1834 entrò a frequentare la scuola complementare dell’accademia per tre anni. Nel 1840 ottenne la promozione a luogotenente. Scoppiata la Prima guerra d’indipendenza italiana, il 31 marzo 1848 fu nominato capitano di Artiglieria nella 4ª divisione. Nella notte tra il 12 e 13 aprile, ricevette l’ordine dal maggiore La Marmora di schierare l’artiglieria per bombardare la fortezza di Peschiera. L’operazione mise “di Revel” (come si firmò nei dispacci) a fianco del maggiore Alfonso Ferrero della Marmora con quale rimase legato da sincera amicizia per tutta la sua vita. Prese in seguito parte (6 maggio 1848), alla battaglia di Santa Lucia alle porte di Verona con la divisione del duca di Savoia, dopo la quale fu destinato al comando della 9ª batteria (1 giugno 1848) presso la Veneria Reale. Partecipò alle battaglie di Staffallo e Valeggio dove ebbe il primo riconoscimento per il valore. Dopo questi episodi, Thaon seguì la ritirata della divisione di riserva a Codogno. Quando (4 agosto), Carlo Alberto decise di portare l’esercito a Milano e disporla all’esterno delle mura, Genova Thaon fu dislocato a Porta Vigentina dove con la propria batteria contrastò gli assalti delle forze austriache. In seguito partecipò alla battaglia di Novara per la quale si distinse e fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare. L’11 aprile 1855 il capitano Genova fu convocato, insieme all’ufficiale d’artiglieria Vittorio Asinari di San Marzano, presso il ministero della guerra dove ricevettero la richiesta di recarsi in Crimea con l’incarico di commissari militari per conto del Regno della Sardegna presso i quartieri generali degli alleati inglesi e francesi. Il Thaon fu destinato al quartiere generale inglese al comando del generale Lord Raglan. Quando il consiglio di guerra degli alleati decisesero l’attacco (18 giugno 1855) contro le fortificazioni di Sebastopoli, Genova ne prese parte insieme agli ufficiali inglesi dello stato maggiore. Si trovò in trincea vicino alla linea del fuoco russe quando le truppe britanniche si lanciarono nell’attacco, poi respinta dalle truppe russe. In seguito ricevette la nomina a maggiore, il 27 giugno 1856. L’incarico principale fu l’intensa e delicata attività di collegamento tra il comando italiano, quello inglese ed in seguito alla morte del San Marzano (causato dalla colera), quella francese. A metà luglio si ammalò seriamente (la colera, secondo alcuni calcoli, avrebbe ucciso circa il 30% dell’intero contingente occidentale) e fu imbarcato direttamente a Costantinopoli per le prime cure per poi rientrare in Piemonte. Durante la navigazione stette nuovamente male, forse per tifo con febbre alta. Al suo rientro fu destinato al comando della 9ª batteria a Veneria Reale dal ministro della guerra, Giuseppe Dabormida. Si candidò per la prima volta nelle elezioni del 15-18 novembre 1857 presso il collegio di Gassino. Venne eletto deputato (la sesta legislatura del Parlamento subalpino) e si schierò nelle file della destra costituzionale guidato dal fratello Ottavio Thaon. Fu riconfermato nella VII, fino al 1860. Scoppiata la seconda guerra d’indipendenza italiana, ai primi di maggio 1858, il maggiore Thaon di Revel fu a Valenza inserito nella 5ª divisione sotto il comando di Domenico Cucchiari, per poi passare nella 3ª divisione comandato dal generale Giovanni Durando composta dalla brigate Cuneo (al comando del magg. generale Annibale Arnaldi) e brigata Pinerolo (al comando del maggior generale Della Rocca). Revel assunse il comando della brigata d’artiglieria composta dalla 4ª, 5ª e 6ª batteria. Il 22 maggio ricevette ordini di eseguire una manovra diversiva in congiunta con la 2ª e 5ª divisione; fu simulato un tentativo di attraversamento del fiume Sesia presso Palestro. L’obiettivo fu di tenere impegnati le forze austriache, locati sulla riva sinistra del fiume, e sostenere l’avanzata della 4ª divisione che aveva precedentemente attraversato il fiume. Non avendo a disposizione l’equipaggiamento per gettare ponti, il Revel fece correre lungo la riva i carri della batteria che furono pesantemente bersagliati dagli austriaci, avvantaggiati della posizione coperta dietro l’argine. L’azione di disturbo generò gravi perdite alla divisione comandata dal maggiore Revel. Gli valse la “menzione onorevole per essersi destino nella dimostrazione al porto di Palestro e sulla Sesia e per l’abilità e sangue freddo con cui diresse l’artiglieria sotto i suoi ordini”. L’11 giugno il comando della 3ª divisione fu assegnato al generale Filiberto Mollard che poco dopo prese parte nella decisiva battaglia di Solferino e San Martino, durante la quale Genova Thaon ebbe la gamba contusa. Distinguendosi, ricevette la Croce d’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia per l’abilità spiegata nel dirigere l’azione dell’artiglieria durante il combattimento. Ristabilito, il 5 luglio fu trasferito al comando d’artiglieria della 1ª divisione di Giovanni Durando che ebbe l’incarico di investire Piacenza dove giunse la notizia dell’armistizio di Villafranca, tra la Francia e l’Austria. Ottenne la promozione a tenente colonnello e nel mese di ottobre del 1859, fu nominato comandate della brigata di artiglieria di Milano. Lasciato il parlamento sardo nel maggio 1860 per la promozione a colonnello, partecipò alla spedizione nelle Marche e diresse le operazioni dell’artiglieria nell’assedio di Ancona. Il 12 dicembre di quell’anno fu nominato Direttore generale per gli affari della guerra nelle Province napoletane e, nel 1861, fu promosso Maggior generale dell’appena costituito Regio Esercito italiano. Fino al 1862 comandò a Terni di una brigata di granatieri. Nel 1865 fu eletto al deputato del Regno d’Italia per tre legislature, e vi restò fino al 1874. Prese parte nel giugno 1866 alla terza guerra d’indipendenza e in qualità di commissario del Re, fu importante organizzatore e mediatore durante il Plebiscito del Veneto del 1866, che sancì il passaggio di quella regione al Regno d’Italia. Come riconoscimento, venne promosso, il 19 ottobre 1866, tenente generale. Fu in seguito Ministro della Guerra del Regno d’Italia nel Governo Rattazzi II, per qualche mese nel 1867, In quei giorni Garibaldi, raccolse un corpo di volontari ai confini con il Lazio. Rattazzi e Thaon di Revel lo fecero arrestare a Sinalunga, ma la situazione sfuggì di mano alle autorità italiane, quando il 19 ottobre il generale fuggì rocambolescamente da Caprera e sbarcò in Toscana per invadere i resti dello Stato pontificio. Il governo così nell’ottobre 1867 fu costretto a dimettersi. Thaon fu poi comandante di corpo d’Armata nel 1877. Ricevette nel corso della sua carriera militare due medaglie di bronzo e due d’argento al valore militare.Nel 1879 fu nominato senatore del Regno. Nel 1887 fu posto in ausiliaria dall’esercito. Nel 1905 fu insignito del collare dell’ordine della Santissima Annunziata, la massima onorificenza di Casa Savoia e del regno. Visse una lunga vita (morì all’età di 93 anni) e servì il suo paese sotto quattro sovrani. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Farina e Compagni – Padova.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1905
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1905
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1905
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
12 luglio 1859
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
1º giugno 1861
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
6 dicembre 1866
Medaglia di bronzo al Valor Militare
«Per essersi distinto nella battaglia di Palestro.» 1859
Medaglia d’Argento al Valor Militare
«Per essersi distinto nella Battaglia di Goito» 30 maggio 1848
Medaglia d’Argento al Valor Militare
«Per essersi distinto nella Battaglia di Novara.» 23 marzo 1849
Medaglia inglese della Guerra di Crimea
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Arc. 2951: Petitti Bagliani conte di Roreto Agostino in gran montura da Tenente Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Torino, 13 dicembre 1814 – Roma, 28 agosto 1890). Agostino Petitti Bagliani di Roreto apparteneva ad una nobile famiglia piemontese originaria di Cherasco. Il padre, conte Carlo Ilarione Petitti di Roreto (Torino, 1790 – 1850), valente economista e scrittore, da molti considerato il maggior ispiratore delle riforme carlo-albertine, rimasto vedovo della moglie Gabriella Genna dei conti di Cocconato lo iscrisse ancora in giovane età all’Accademia Reale militare di Torino dalla quale uscì nel 1833 con il grado di Sottotenente. Dopo un periodo trascorso a Torino alla Venaria Reale e poi al Comando del Corpo di Artiglieria, nel 1848 partecipò alla prima guerra d’indipendenza meritando una menzione onorevole. Nel novembre dello stesso anno fu promosso Maggiore e con tale grado ricoprì l’incarico di capo di Stato Maggiore della 6ª Divisione agli ordini del Generale Alfonso La Marmora. Nel 1853 fu promosso Tenente Colonnello e nominato segretario generale del Ministero della guerra. Capo di Stato Maggiore nella guerra di Crimea (1855-1856), nel novembre del 1858 assunse il comando del Reggimento di Artiglieria da campagna a Venaria reale che tenne fino al 26 aprile 1859. Nel 1859 prese parte, come Aiutante del Generale Alfonso La Marmora, alle operazioni della seconda guerra d’indipendenza ed accanto a lui visse le battaglie di Palestro, Magenta, battaglia di Solferino e San Martino ed in particolare della Madonna della Scoperta. Durante la guerra del 1859 fu promosso Maggior Generale e nel 1860 Tenente Generale, quand’era comandante della 3ª Divisione a Milano. Deputato al Parlamento per il collegio di Cherasco dal 1849 al 1867, fu nominato Ministro della guerra nel primo governo di Urbano Rattazzi (1862) e nel terzo governo di Alfonso La Marmora (1864). La sua attività ministeriale fu caratterizzata da importanti interventi di riordino dell’esercito, compresa la fusione del corpo dei volontari garibaldini nelle truppe regolari, e dall’impulso dato all’istituzione di scuole per i militari ed ai relativi programmi di istruzione. Nel 1866 partecipò alla terza guerra d’indipendenza in qualità di Aiutante Generale dell’esercito e poi come comandante del IV Corpo d’Armata. Il 12 agosto 1866 firmò in nome dell’Italia l’armistizio di Cormons con l’omologo austriaco Maggior Generale barone Karl Möring. Terminata la guerra fu nominato Comandante Generale della Divisione militare di Alessandria e, nel 1870, della Divisione militare di Milano, conservando l’alto comando delle divisioni di Torino, Alessandria e Genova. Del 1870 è pure la sua nomina a senatore del Regno che giungeva quale meritato riconoscimento per i servizi resi alla costruzione dell’unità nazionale ed alla gestione dello Stato, e che si univa alle numerose altre onorificenze italiane e straniere. Nel 1873 ebbe il Comando generale di Milano che comprendeva le Divisioni di Milano e di Alessandria. Fu collocato a riposo nel 1877 dopo 44 anni di vita militare attiva. Morì a Roma il 28 agosto 1890. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Marcozzi – Milano.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
12 giugno 1856
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Germania)
Cavaliere dell’Ordine di Sant’Anna (Russia)
Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Compagno dell’Ordine del Bagno (Regno Unito)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Immacolata Concezione di Vila Viçosa
Medaglia inglese della Guerra di Crimea
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana
Arc. 2946:Cadorna conte Raffaele in gran montura da Tenente Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Milano, 9 febbraio 1815 – Roma, 6 febbraio 1897). Sottotenente di fanteria nel 1834, nel 1848 fu al servizio del Governo Provvisorio Lombardo per organizzarvi i servizi del genio. Nel 1851 seguì la Legione Straniera in Algeria e prese parte alla spedizione della Cabilia. Nel 1855 fece la campagna di Crimea, guadagnandovi la croce dell’Ordine Militare di Savoia. Fu promosso Colonnello per meriti di guerra a San Martino; l’anno stesso divenne Maggior Generale nell’esercito toscano e ministro della guerra a Firenze. Predispose allora le cose in modo che avvenisse agevolmente il passaggio delle truppe toscane nell’esercito italiano. Comandò poi la Brigata Aosta, e la XVII divisione nella campagna del 1860. Promosso Tenente Generale nel 1861, comandò le divisioni di Chieti, Perugia e Firenze. Nel 1870 ebbe il comando del corpo destinato a occupare Roma. Ottenne allora la nomina a Cavaliere di Gran Croce, decorato del Gran Cordone dell’Ordine Militare di Savoia. Comandò il corpo d’Armata di Torino e nel 1877 venne collocato a riposo. Fu deputato per i collegi di Oleggio, Borgomanero, Pallanza, Pontremoli, nelle legislature II e III e dalla V alla XI. Nel 1871 venne nominato Senatore del Regno. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Schemboche – Torino.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1895
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1895
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
23 ottobre 1870
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1895
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia di Bronzo ai Benemeriti della Liberazione di Roma 1849-1870
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Arc. 3545: Carini Giacinto in uniforme festiva da Tenente Generale (Palermo, 20 maggio 1821 – Roma, 16 gennaio 1880). Nacque a Palermo il 20 maggio 1821. Quando il padre, direttore delle Finanze siciliane, morì, ereditò un cospicuo patrimonio, che decise di dedicare in parte al commercio, diventando uno dei primi a introdurre l’utilizzo di macchine a vapore per la mondatura del sommacco. La grande repressione seguita ai moti del ‘37, lo spinse verso un orientamento liberale; ebbe in amicizia liberali come Mariano Stabile e Salvatore Vigo, che talvolta lo aiutò nella sua imprenditoria agricola. Nel 1848, non ancora ventisettenne, partecipò alla rivoluzione per l’indipendenza siciliana scoppiata il 12 gennaio: Carini fu tra i componenti del Primo comitato. Venne nominato Colonnello da Ruggero Settimo (capo del governo che si venne ad istituire provvisoriamente), che gli affidò il comando del I reggimento di cavalleria: il compito di Giacinto Carini era quello di ristabilire l’ordine a Burgio, nel circondario di Bivona (provincia di Girgenti), paese in preda ai tumulti e agli eccessi. Quando nel 1849 venne restaurato il regime borbonico, trovò rifugio a Parigi, mantenendo tuttavia un rapporto epistolare con amici e colleghi politici rimasti sul territorio siciliano. Durante la sua residenza in Francia, Carini ebbe modo di conoscere numerosi patrioti esuli, come Giuseppe la Farina e Costanzo Ferrari, ed anche esponenti del mondo culturale francese, come Victor Hugo, e Alexandre Dumas, di cui rimane una lettera inviata a Carini in occasione della battaglia di Milazzo, e della spedizione dei Mille di Garibaldi in Sicilia. A causa dei nuovi contatti con esuli, andò cambiando le sue idee politiche, affacciandosi all’unitarismo. Protestò contro la ritrattazione in Sicilia dell’atto di decadenza della monarchia borbonica, e firmò una protesta contro il decreto del re di Napoli con il quale era stato imposto all’isola un debito di 20 milioni di ducati annullando il debito del ’48 causato dal governo rivoluzionario. Mentre in Italia prende campo la politica Cavouriana ed il progetto monarchico dell’unificazione, sotto la guida di Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II, Carini segue la politica del proprio paese, attraverso anche la pubblicazione di un periodico la cui stampa fu autorizzata dallo stesso Napoleone III. Visse a Parigi fino al 1859, anno in cui si arruolò nei Cacciatori delle Alpi combattendo nella seconda guerra d’indipendenza. Nel 1860, spinto dalla voglia di liberare la Sicilia dal dominio dei Borboni, si aggregò insieme ai Mille guidati da Giuseppe Garibaldi: salpò con essi da Quarto e combatté valorosamente nelle battaglie di Calatafimi, dove col grado di capitano comandava la 6ª Compagnia, e di Palermo, dove fu al comando di uno dei due battaglioni che attaccarono la città. Il 29 maggio 1860 venne gravemente ferito da una pallottola al braccio sinistro a Porta di Termini, mentre respingeva le forze di Von Mekel, come viene ricordato da una lapide murata sulla fiancata del muraglione dove un tempo era fissata la porta. Venne allora nominato da Garibaldi ispettore generale della cavalleria. Con l’annessione fu chiamato nel Consiglio di luogotenenza della Sicilia e comandante della Guardia nazionale di Palermo. Dopo l’unità d’Italia, entrò il 18 aprile 1862 nell’esercito regolare italiano, dove con il grado di generale di brigata combatté nella terza guerra d’indipendenza. Fu eletto deputato al Parlamento per cinque legislature (dall’ottava alla tredicesima) con la Destra storica, rappresentando il collegio elettorale di Bivona, di Palermo, di Piacenza, di Sant’Arcangelo di Romagna e di Iesi dal 1861 al 1880. Promosso nel 1871 Tenente Generale, comandò dal 1871 al 1877 la Divisione di Perugia. Dal 1878 fu messo in disponibilità dal ministro della guerra Mezzacapo, il quale secondo Carini voleva gradualmente allontanarlo dalle istituzioni in quanto siciliano e garibaldino. La ferita causata nel 1860 da una pallottola non poté più rimarginarsi, portando tormenti e dolorI. Morì a Roma il 16 gennaio 1880. Fu sepolto a Palermo nel cimitero dei Cappuccini e il 4 febbraio 1912 le sue ceneri furono traslate nella chiesa di San Domenico. Gli è stato dedicato un busto marmoreo presente all’interno della villetta Falcone-Morvillo, in viale della Libertà a Palermo, e alla base di questa scultura vi è un’epigrafe che recita queste parole:”Al generale Giacinto Carini, che magnanimo nell’esilio, nella pugna prode fra i Mille, la mente il braccio il core, sacrò all’Italia” Anche a Roma al Gianicolo è presente un Busto di Giacinto Carini, opera dello scultore Giovanni Rosone. Roma e Padova gli hanno dedicato una via. Suo figlio Isidoro (1843-1895) fu un religioso, un giornalista e un insigne storiografo e paleografo. Fotografia CDV. Fotografo: Fotografia Romana – Napoli.
Arc. 2531: Valfrè di Bonzo Cav. Leopoldo in gran montura da Tenente Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877(Brà 1808 – Torino 1887). Entrato all’ Accademia Militare di Torino l’11 agosto 1818, uscì il 22 marzo 1828 Luogotenente d’artiglieria. Prestò servizio nell’artiglieria da piazza, nelle batterie a cavallo e di battaglia, e, Capitano nel l835, fu nominato segretario del Consiglio superiore d’artiglieria, nella qual carica rimase quando nel marzo 1848 fu promosso Maggiore. Nominato Colonnello fuori turno nell’anno stesso, fu segretario generale al Ministero della guerra dopo la campagna del 1849. Comandante superiore dell’artiglieria del Corpo di spedizione di Crimea, si guadagnò la Croce dell’Ordine Militare di Savoia, e al ritorno riprese il comando del reggimento in Venaria Reale, che tenne fino alla promozione a Maggior Generale il 21 novembre 1858. Di nuovo segretario generale al ministero, fu poi nel marzo 1860 membro del Comitato d’artiglieria e ·il 6 ottobre, colla promozione a Tenente Generale, ebbe il comando superiore dell’artiglieria del Corpo di spedizione nell’Italia meridionale. L’attività e l’energia da lui spiegata all’assedio di Gaeta gli valsero l’altissima onorificenza della Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia. Il 13 marzo 1861 all’assedio di Messina si guadagnò la Medaglia d’Oro al Valor Militare “per le sagge decisioni date alle sue truppe durante l’assedio e la presa della Cittadella di Messina”. Dal 1861 al 66 appartenne al Comitato, nel 66 fu Comandante Generale dell’Artiglieria in campagna e il 24 ottobre di quell’anno fu nominato presidente del Comitato d’artiglieria, restando in tale carica fino al 21 dicembre 1873. Il 17 maggio 1877 fu collocato a riposo e venne nominato direttore dell’Armeria Reale di Torino. Nel 1873 era stato nominato Senatore del Regno. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Montabone – Torino.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia d’oro al valor militare
Messina 13 marzo 1861
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
Assedio di Gaeta 1860
Medaglia inglese della Guerra di Crimea
Commendatore dell’Ordine della Legion d’onore (Francia)
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 551: Deleuse Giuseppe in gran montura da Tenente Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Torino 24 ottobre 1816 – Milano 12 gennaio 1884). Entrato all’Accademia Militare di Torino l’11 marzo 1826, uscì il 6 febbraio 1836 Luogotenente di Artiglieria. Capitano nel 1847, Maggiore il 4 maggio 1853 fu comandante della I^ Batteria Campale. Fece la campagna di Crimea e si segnalò alla battaglia della Cernaia. Nel 1859 venne promosso Tenente Colonnello, l’11 marzo 1860 Colonnello Comandante il 6° Reggimento Artiglieria, il 16 marzo 1861 Maggior Generale Comandante a Napoli. Nel 1862 fu Segretario Generale al Ministero della Guerra e nel 1863 comandante di artiglieria del I° Dipartimento Militare di Torino. Il 16 marzo 1869 venne promosso Tenente Generale e Membro del Comitato di Artiglieria. Nel 1878 venne posto in Riserva. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: C. Marcozzi – Milano.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Cavaliere dell’Ordine della Legion d’onore
1859
Arc. 2945: Lombardini Camillo in gran montura da Tenente Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Parma 10 marzo 1821 – Brescia 25 luglio 1883). Figlio di Antonio e di Corinna Drugman fu educato nel collegio di Neustadt. Fu volontario nella Fanteria delle Reali Truppe Parmensi nel 1841 e il 29 gennaio 1843 venne nominato Sottotenente nel 2° Battaglione di Fanteria. Nel 1845 fece parte dell’Ispezione di Artiglieria e Genio del Comitato Truppe e il 13 febbraio 1847 venne nominato I° Tenente Capo Sezione del Genio. Nella guerra del 1848 contro l’Austria entrò nel I° Battaglione Fanteria del Governo Provvisorio di Parma e meritò a Santa Lucia la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Il I° gennaio 1849 entrò nell’Esercito Sardo come Tenente del Genio, partecipò alla campagna di quell’anno e nel 1850 passò come Tenente nello Stato Maggiore. L’11 agosto 1851 venne promosso Capitano e nel 1855 – 56 partecipò alla guerra di Crimea. Nel 1859, durante la guerra contro l’Austria, fu Capo di Stato Maggiore della Brigata Aosta e a Confienza ottenne la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Il 24 giugno dello stesso anno alla battaglia di San Martino venne promosso Maggiore per meriti di guerra. Il 15 ottobre 1860 fu promosso Tenente Colonnello e venne destinato come Capo di Stato Maggiore al 3° Dipartimento Militare di Parma. Il 2 marzo 1862 ottenne il grado di Colonnello e fu Capo di Stato Maggiore del 2° Dipartimento Militare di Milano e nel 1866, durante la campagna, fu Capo di Stato Maggiore del I° Corpo d’Armata. A Custoza, nello stesso anno, fu insignito della Croce di Ufficiale dell’ordine Militare di Savoia e il 20 agosto fu nominato Maggior Generale Comandante la Brigata Savona. Nel 1867 passò al comando della Brigata Aosta e nel 1871 al comando della 1^ Brigata di Fanteria della Divisione di Bologna. Fu Aiutante di Campo Effettivo del Re dal 1° febbraio 1872 al 17 maggio 1877 poi Onorario e, dopo la Morte di Re Vittorio Emanuele II lo fu anche di Re Umberto I. Il 17 maggio 1877 venne promosso Tenente Generale Comandante la divisione di Brescia dove morì improvvisamente nel 1883. Fotografia formato Gabinetto. Fotografo: Schemboche – Roma.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Confienza – 1859
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Custoza – 1866
Medaglia d’argento al valor militare
Santa Lucia 1848
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1860
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1864
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)
Onorificenze straniere
Cavaliere dell’Ordine della Legion d’onore
1859
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana (Francia)
1859
Cavaliere dell’Ordine di San Stanislao (Impero russo)
1873
Cavaliere dell’Ordine del Leone e del Sole (Impero persiano)
1875
Cavaliere di I classe dell’Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
1872
Commendatore dell’Ordine di Carlo III (Regno di Spagna)
1873
Cavaliere dell’Ordine Reale di Hohenzollern
1873
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine imperiale austriaco di Francesco Giuseppe
1874
Arc. 3018: Bottacco Carlo in gran montura da Tenente Generale mod. 13 ottobre 1871 – 8 aprile 1872 (Casale M.to 18 giugno 1820 – Torino 1 febbraio 1880). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 10 luglio 1832, uscì il 23 agosto 1842 Tenente di Artiglieria. Partecipò alla campagna del 1848 e nei combattimenti di Pastrengo e Governolo si meritò due volte la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Capitano il 5 dicembre 1848 venne posto al comando della 2^ Batteria a Cavallo e si segnalò l’anno successivo alla battaglia di Novara tanto che il Maresciallo Radetsky ebbe a esprimere la sua ammirazione per quella batteria. Il Capitano Bottacco fu perciò insignito della Croce dei SS. Maurizio e Lazzaro con l’espresso motivo “in compenso della terza medaglia da esso meritata”. Maggiore nel 1859, Tenente Colonnello il 24 giugno 1860, si meritò all’assalto e presa di Perugia e all’assedio di Ancona la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, all’assedio di Capua quella di Commendatore dello stesso ordine. Colonnello il 28 luglio 1865 venne posto al comando del 7° Reggimento Artiglieria e il 4 giugno 1864 venne promosso Colonnello Brigadiere guadagnando il comando della Brigata di Fanteria Pistoia. Il 5 giugno 1865 ottenne il grado di Maggior Generale, partecipò alla campagna del 1866 e a Custoza si guadagnò la terza Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1870 alla presa di Roma ottenne la Croce di Grand’ Ufficiale della Corona d’Italia, fu al comando del presidio di Mantova e il 10 settembre 1871 venne nominato comandante della Scuola di Guerra. Il 3 maggio 1874 ottenne i gradi di Tenente Generale e il 15 maggio 1877 fu al comando della Divisione di Piacenza. Il 6 agosto 1879 passò al comando dell’Accademia Militare e vi rimase fino al 1 febbraio 1880. Morì in Accademia il 1° febbraio 1880. Fotografia CDV. Fotografo: A. Bertieri – Torino.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«Per quale comandante l’Artiglieria del 3° C.A. nella Campagna di Guerra nell’Umbria e nella Marche. Attacco e presa di Perugia e assedio di Ancona. 3 ottobre 1860.» Regio Decreto 3 ottobre 1860.
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
«Per militari benemerenze nella Campagna di Guerra nella Bassa Italia. Presa di Capua il 2 novembre 1860.» Regio Decreto 1 giugno 1861.
Medaglia d’argento al valor militare
«Per essersi distinto nel fatto d’armi di Pastrengo il 30 aprile 1848.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Per essersi distinto al fatto d’armi di Governolo il 18 luglio 1848.»
Medaglia d’argento al valor militare
«Per l’intelligenza con cui comandava le Truppe al fuoco nel fatto d’armi di Custoza il 24 giugno 1866.»
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Onorificenze estere
Medaille Commémorative de la Campagne d’Italie de 1859 (Francia)
Arc. 3157: Gropallo marchese Tommaso in grande uniforme da Maggior Generale mod. 8 marzo 1874 – 30 maggio 1877 (Genova, 22 aprile 1824 – 10 marzo 1908). Allievo all’Accademia Militare il 12 marzo 1834, uscì il 12 settembre 1843 Sottotenente nel Reggimento Nizza Cavalleria. Tenente il 9 settembre 1848, partecipò alla campagna del 1848-49 e il 16 novembre 1856 venne promosso Capitano nel Reggimento Piemonte Reale Cavalleria. Prese parte alla campagna del 1859 ottenendo a Vinzaglio la Menzione Onorevole e l’11 marzo 1860 venne promosso Maggiore nel reggimento Lancieri di Milano. Prese parte alla campagna del 1860-61 riportandovi una grave ferita alla coscia. Nominato Segretario dell’Ordine Militare di Savoia il 5 dicembre 1861, ottenne il grado di Tenente Colonnello nel Reggimento Savoia Cavalleria il 6 maggio 1862. Fu comandante in 2^ della Scuola di Cavalleria il 17 dicembre 1863 e venne promosso Colonnello il 4 giugno 1864. Comandante del Reggimento Cavalleggeri di Caserta il 26 settembre 1865, partecipò alla campagna contro l’Austria del 1866. Promosso Maggior Generale Comandante la 7^ Brigata di Cavalleria il 3 maggio 1874, fu poi Comandante Superiore del Distretto della Divisione Militare di Brescia il 17 maggio 1877. Collocato in Posizione Ausiliaria il 1° dicembre 1881 fu posto in Riserva il 22 dicembre 1881. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Marcozzi – Milano.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Menzione Onorevole
Vinzaglio – 1859
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
5 barrette
Arc. 2956: Migliara Carlo in gran montura da Maggior Generale mod. 13 ottobre 1871 – 8 aprile 1872 ( Milano 1820 – Firenze 3 marzo 1886). Sottotenente nell’8° Reggimento Fanteria nel 1839, venne promosso Tenente nel 1848 e partecipò alle campagne del 48-49. Il 3 marzo 1849 ottenne il grado di Capitano, venne trasferito nei Bersaglieri e il 26 settembre 1859 fu promosso Maggiore nel 4° Battaglione Bersaglieri partecipando alla campagna contro l’Austria. Il 31 dicembre 1861 fu Tenente Colonnello nel Deposito del 3° Battaglione Bersaglieri e il 1° agosto 1862 gli venne assegnato il comando dell’8° Battaglione Bersaglieri per poi divenire Colonnello il 12 marzo 1863. Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Pavia nel 1870 venne promosso Maggior Generale Comandante la 4^ brigata di Fanteria della Divisione di Bologna il 9 dicembre 1871. Nel 1874 Comandò la36^ Brigata di Fanteria e il 27 maggio 1877 ottenne il comando Superiore del Distretto Militare di Palermo. Il 16 marzo 1879 Fu Comandante Superiore della Divisione di Napoli e l’8 novembre 1880 venne posto in Riserva. Fotografia CDV. Fotografo: F.lli Sorgato – Bologna.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)
Arc. 2956: Caldellary Giovanni Battista in gran montura da Maggior Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Torino 1823 – Milano 1882). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 4 maggio 1835, uscì il 31 ottobre 1843 Sottotenente del 15° Reggimento Fanteria. Trasferito nei Bersaglieri, vi fu promosso Capitano il 31 dicembre 1852 e nel 1859 a San Martino la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Promosso Maggiore il 23 febbraio 1860 ebbe nella campagna dell’Umbria e Marche la Medaglia d’Argento al Valor Militare e in quella della Bassa Italia la promozione a Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Tenente Colonnello nel 3° Bersaglieri il 31 dicembre 1861 venne promosso Colonnello Comandante del 2° Bersaglieri il 25 novembre 1866. Il 23 dicembre 1875 ottenne il grado di Maggior Generale Comandante della 27^ Brigata Fanteria e nel 1877 venne posto a Riposo. Fotografia CDV. Fotografo: G. Isola – Parma
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Bassa Italia 1861
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia d’argento al valor militare
Marche Umbria 1860
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. 2974: Scaletta Vittorio in gran montura da Maggior Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Spigno d’Aqui 1816 – Roma 1882). Soldato nel 2° Reggimento della Brigata Aqui il 6 giugno 1836, divenne Capitano nel 2° Reggimento Fanteria il 30 settembre 1848. Partecipò alla campagna del 1848-49 e il 5 marzo 1859 venne nominato Maggiore nel 1° Reggimento Granatieri per passare poi al 3° Reggimento nel 1860. Prese parte alla campagna contro l’Austria e il 17 marzo 1861 venne promosso Tenente Colonnello Comandante del 6° Reggimento Granatieri. Il 13 marzo 1862 ottenne il gradi di Colonnello e il 9 luglio 1866 venne promosso Colonnello Brigadiere Comandante della Brigata Granatieri di Toscana. Il 17 novembre 1867 fu Maggior Generale sempre al comando della stessa Brigata per poi passare nel 1872 al comando della 2^ Brigata di Fanteria della Divisione di Torino. In seguito passò al comando della 3^ Brigata della Divisione di Istruzione. Il 21 dicembre 1872 andò in riposo. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Schemboche – Torino.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)
Arc. 2993: Finazzi Alessandro Giovanni Battista in gran montura da Maggior Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Villanova Monferrato 17 marzo 1825 – Villanova Monferrato 1904). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 4 gennaio 1838 a sedici veniva nominato sergente e ne usciva il 19 luglio del 1844 Sottotenente nel 12° Reggimento Fanteria. Fece la campagne del 1848 – 49, fu promosso Tenente il 12 giugno 1848 e Capitano il 30 marzo 1852. Fu ad Alghero, Nizza Marittima e Genova, dove si imbarcò con le truppe piemontesi dirette in Crimea. “Il capitano Finazzi, con il 12° reggimento di fanteria, teneva le posizioni con il corpo di osservazione. A parte qualche ricognizione e qualche sporadico movimento le operazioni languivano. La vita era parecchio monotona, quasi vita di guarnigione, e gli alleati pensavano a fortificare i campi, a rafforzare le posizioni con trincee, tracciavano strade, si provvedevano di legname”. Prese parte alla campagna del 1859 e ottenne a San Martino il 24 giugno la Medaglia d’Argento al valor Militare “per essersi mostrato sempre fra i primi del Battaglione incoraggiando i subordinati con la voce e con l’esempio e principalmente per aver contribuito al buon esito degli attacchi del Battaglione dopo la morte del Maggiore e degli altri Capitani”. Nel corso della campagna morì a Montebello lo zio Tommaso Morelli di Popolo, fratello della madre Anna, “spirito sensibile e colto, amante dell’archeologia”. Maggiore nel 23° Reggimento Fanteria il 23 febbraio 1860 ebbe all’assedio di Civitella del Tronto, ultimo baluardo della resistenza borbonica, la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Tenente Colonnello il 3 dicembre 1861, fu dal 17 gennaio 1866 comandante del 53° Reggimento e diventò Colonnello il 20 agosto 1866. Nella repressione dei tumulti di Palermo si meritò la Croce di Commendatore dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro e nel 1867, nel portare soccorso ai colpiti dal colera, ebbe la Medaglia d’Argento dei Benemeriti della Salute Pubblica. Il 18 aprile 1875 raggiunse il grado di Maggior Generale e gli fu affidato il comando dell’8^ Brigata di Fanteria e poi della Brigata Casale. Il 20 aprile 1882 fu collocato in Posizione Ausiliaria, il 29 agosto 1891 nella Riserva e il 17 dicembre 1893 venne promosso Tenente Generale. Fotografia CDV. Fotografo: G. Rossi – Genova – Milano.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Arc. 1999: Nicolis di Robilant nobile Carlo Alberto in gran montura da Maggior Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 ( Torino 1827 – Firenze 1876). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 20 aprile 1841, uscì il 19 agosto 1846 Luogotenente di Artiglieria. Fece la campagna del 1848 e fu decorato della Medaglia d’Argento al Valor Militare a Sommacampagna il 25 luglio. Nel 1853 fu promosso Capitano, nel 1860 Maggiore, nel 1861 Tenente Colonnello e il 14 gennaio 1864 Colonnello. Fu addetto al Ministero della Guerra e nel 1868 Direttore del Laboratorio Pirotecnico di Torino. Il 4 dicembre 1873 ottenne il grado di Maggior Generale Comandante Territoriale a Firenze dove morì nel 1876. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Schemboche – Torino.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Sommacampagna 1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)
Arc. 3478: Fanteria:Arc. 3488:Scalia Alfonso in gran montura da Maggior Generale mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Palermo 1823 – Palermo 1894). Capitano della marina mercantile siciliana, fu volontario nell’armata nazionale di Sicilia nel 1848 e membro del comitato di difesa di Messina col grado di Maggiore di Artiglieria. Il 12 settembre 1849 viene nominato Tenente Colonnello e il 15 giugno 1860 entra nell’Esercito Meridionale con il grado di Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore. il 16 settembre è Colonnello di Artiglieria e il 1° aprile 1861 passa con lo stesso grado alla Fanteria e si guadagna la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Il 27 marzo 1862 passa con il grado di Colonnello nel Regio Esercito Italiano a disposizione del Ministero e poi gli viene affidato il comando del 40° Reggimento Fanteria Brigata “Bologna”. Nel 1866 è Colonnello Brigadiere e comanda la Brigata Siena (31° – 32°) e viene poi nominato presidente del tribunale militare di Modena. Maggior Generale il 22 aprile 1868 comanda la Brigata Cuneo e nel 1869 la Brigata Cremona. Nel 1871 passa al comando della 1^ Brigata di Fanteria della Divisione di Messina e nel 1875 della 17^ Brigata di Fanteria. Nel 1878 gli viene affidata la 23^ Brigata di Fanteria e il 2 maggio 1881 viene nominato Tenente Generale e passato nella riserva. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: E. Interguglielmi & C. – Palermo.
Arc. 2270: Palma di Borgofranco conte Flaminio in gran montura da Maggior Generale nella Riserva mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 ( Trieste 1813 – Torino 1901). Capitano nella Brigata Pinerolo nel 1848, venne promosso Maggiore nel 3° Reggimento Fanteria Brigata Piemonte il 1° agosto 1853. Tenente Colonnello il 20 febbraio 1860 fu nominato comandante del Deposito di Fanteria di Sassari e poi quello di Cagliari. Il 28 luglio 1861 fu promosso Colonnello Comandante il 41° Reggimento Fanteria della Brigata Modena e nel 1864 ottenne il grado di Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Re. Nel 1865 venne posto in disposizione e nel 1866 andò in ritiro. Il 1° gennaio 1874 venne promosso Maggior Generale nella Riserva e il 17 dicembre 1893 Tenente Generale. Fotografia CDV. Fotografo: G. Ambrosetti – Torino.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Arc. 2272: B(u)ongiorni To(m)maso in gran montura da Maggior Generale in Riserva mod. 08 aprile 1872 – 30 maggio 1877 (Parma 1816 – 1892). Apprendista di Artiglieria e Genio del Ducato di Parma il 26 giugno del 1839, passò al 1° Fanteria il 22 aprile 1840. Il 17 aprile 1841 entrò nel Dipartimento Militare e il 5 novembre 1845 venne nominato Sottotenente Ragioniere del 1° Fanteria. Il 24 aprile 1849 ottenne il grado di Tenente e il 25 agosto 1850 venne promosso Capitano di 2^ Classe. Il 18 febbraio 1851 fu nominato Direttore dei Conti della Brigata di Fanteria e il 23 dicembre 1851 passò all’Ufficio Contabile del Genio e il 1° novembre 1852 fu promosso Capitano di I^ Classe Quartiermastro e il 1° maggio 1854 divenne Direttore Amministrativo del Vestiario. Dal 1° gennaio 1855 fino al 1859 fu Ragioniere del 2° Fanteria quando passò al Regio Esercito Italiano. Il 4 settembre 1862 venne promosso Maggiore di Fanteria e nominato Relatore della Reclusione Militare poi Comandante del Corpo Moschettieri della Reclusione Militare. Il 12 marzo 1862 ottenne il grado di Tenente Colonnello e il 28 novembre 1867 Colonnello. Nel 1874 passò al Ministero della Guerra alla Direzione dell’Ufficio Amministrazione Personale Militare Vari. Il 26 ottobre 1875 fu Colonnello graduato Maggior Generale in Riserva con Ris. di Anzianità e poi dal 28 febbraio 1878 Maggior Generale Effettivo. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (4 barrette)
Arc. 2375: Cosenz Enrico in alta uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Gaeta, 12 gennaio 1820 – Roma, 28 settembre 1898). Fu allievo nel Real Collegio Militare della Nunziatella di Napoli nel corso 1832 – 1840. Nominato Alfiere nell’artiglieria dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie, fu successivamente promosso primo Tenente nel 1844. Nel 1848 venne aggregato alle due divisioni dell’Armata di Terra del Regno delle Due Sicilie inviate da Ferdinando II contro l’Austria, nel contesto della prima guerra di indipendenza. Quando, il 25 maggio, fu ricevuto l’ordine di rientrare a Napoli, gran parte dell’esercito si rifiutò di seguire il suo comandante, Generale Guglielmo Pepe, che voleva invece proseguire la guerra. Quest’ultimo l’8 giugno passò il Po, seguito soltanto da artiglieria (con Cosenz), genio e dai reparti dei volontari. Il gruppo comprendeva altri ufficiali quali Carlo e Luigi Mezzacapo, Ulloa, Boldoni, mentre Rosaroll sarebbe giunto alcuni giorni dopo, proveniente dalla Battaglia di Goito. Il 13 giugno 1848 raggiungevano Venezia e Cosenz venne arruolato nell’artiglieria dell’Esercito veneziano, con il grado di Capitano. Sotto la guida di Ulloa, con Sirtori, Cosenz partecipò, mostrando particolare valore, alla eroica difesa del Forte Marghera. Come comandante delle artiglierie dei bastioni egli seppe resistere dall’inizio dell’assalto, il 4 maggio, e per le tre settimane successive. Dopo la caduta del forte si ritirarono verso Venezia e, dopo aver distrutto cinque arcate del ponte ferroviario, si ridussero nell’isola di San Secondo: qui Cosenz rimase due volte ferito. Da Capitano passò nel maggio 1849 Maggiore per nomina del Governo provvisorio di Venezia, Tenente Colonnello poi, e quindi Colonnello. Dopo la caduta della città, il 24 agosto 1849, la flotta francese evacuò circa 600 fra i maggiori esponenti della Repubblica di San Marco: Cosenz (insieme a Ulloa, a Pepe, a Manin e alla sua famiglia e a molti altri) venne imbarcato sul Solon, eppoi sul Pluton, che li scaricò a Corfù, allora protettorato britannico, dove vennero trasferiti al lazzaretto, a causa del colera che infuriava a Venezia. Da Corfù Cosenz passò in Francia, senza incarichi ufficiali. Avvicinato da esponenti del cosiddetto “partito Murattiano”, che militava per un Regno di Napoli liberale ma separato, egli prese definitivamente partito per il Mazzini, ovvero per la causa dell’unificazione nazionale. Negli anni cinquanta fu coinvolto nella preparazione alle ultime iniziative insurrezionali mazziniane: nel gennaio del 1853 partecipò a Locarno ad una riunione preparatoria della insurrezione di Milano del 6 febbraio 1853. Non pago, nel 1857 partecipò alla preparazione dell’ultimissima iniziativa rivoluzionaria in Italia, prima della seconda guerra di indipendenza, cioè la spedizione di Pisacane a Sapri. Alla luce dei due terribili fallimenti, venne cooptato, come un po’ tutto il movimento, nello sforzo patriottico e monarchico di Cavour: dal gennaio 1859, alla vigilia della guerra, Cosenz era in Piemonte, dove fu responsabile, sin dall’inizio e per nomina del ministero dell’interno, della organizzazione dei Cacciatori delle Alpi. Ad aprile ebbe il comando del 1º reggimento, che condusse alle battaglie di Varese, San Fermo e Treponti. Comandante della brigata era Garibaldi. Il 12 luglio 1859, il giorno dopo l’Armistizio di Villafranca, fu insignito della Croce di Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia. Nel settembre 1859 entrava come Colonnello nell’Esercito Sardo, al comando della neonata Brigata Ferrara, conferitogli da Manfredo Fanti per la Lega dell’Italia Centrale. Con la riunione di quest’ultima al Regno di Sardegna Cosenz veniva confermato, il 21 marzo 1860, con lo stesso grado nel Regio Esercito. Subito chiedeva la dispensa dal servizio, per seguire Garibaldi nella spedizione dei Mille col grado di Colonnello Brigadiere. Giunse in Sicilia con la terza spedizione di rinforzo (dopo la prima di Garibaldi e la seconda rinforzo di Medici), con 800 volontari partiti da Genova il 2 luglio 1860 e sbarcati il 5 luglio a Palermo. Portava con sé anche Pilade Bronzetti e il giovane Giorgio Spezia, futuro illustre scienziato. Alla battaglia di Milazzo, dove ebbe una parte determinante nel fermare l’attacco borbonico sulla sinistra e nel contrattaccare sino a chiudere il nemico nelle antiche mura, rimase ferito al collo. Il 23 agosto, sbarcato in Calabria, guidò la colonna che permise di circondare e costringere alla resa due brigate borboniche a Villa San Giovanni e Piale. Il 30 agosto ripeté la manovra costringendo alla resa i 10 000 soldati borbonici di Ghio all’altipiano di Soveria Mannelli. Con il grado di Maggiore Generale comandante di divisione, entrò a Napoli al seguito del Dittatore. Lì venne nominato segretario della guerra del governo luogotenenziale e prese parte all’organizzazione del plebiscito. L’8 settembre 1860 firmava, da Napoli, nella sua qualità di ministro della guerra del governo dittatoriale, il famoso proclama che regolava il passaggio dei soldati del Regno delle due Sicilie, conservando i gradi. Con particolare riguardo agli ufficiali che si fossero presentati con le truppe al seguito. L’intelligenza politica di Cosenz può essere capita tenendo conto che la battaglia del Volturno si sarebbe combattuta solo il 1º ottobre successivo. Nell’ottobre, negli ultimi giorni della Dittatura, Garibaldi gli conferì il grado di Tenente Generale. Nel maggio 1861, Cosenz veniva ammesso nel Corpo Volontari Italiani. Il 12 giugno 1861 fu insignito della Croce di Commendatore dell’Ordine militare di Savoia. Nel marzo 1862, con il grado di Tenente Generale, veniva trasferito nel Regio esercito, ma lasciato a disposizione del ministro della guerra, in quanto nominato Prefetto di Bari. Ricoprì tale carica dal 23 marzo 1862 al 17 agosto 1862, in corrispondenza della fase più acuta del brigantaggio nelle Puglie, durata, peraltro, sino almeno all’autunno del 1863. Colonne di centinaia di predoni saccheggiavano le province e si giunse a temere un’invasione generale del barese dalla zona di concentrazione del brigantaggio, la Basilicata, altrimenti detta il “focolaio lucano”. Cosenz seppe ottenere qualche successo, come, il 9 maggio 1862, la cattura della banda di Ninco Nanco. Dopo l’agosto 1862, gli veniva affidata, come Generale di Divisione, il comando della 20ª divisione attiva dell’esercito italiano. Nel 1866, nel corso della terza guerra di indipendenza guidò la 6ª Divisione, che non fece un gran che. Da segnalare che fra gli altri comandanti di divisione del Regio Esercito comparivano i suoi vecchi compagni di Venezia, Mezzacapo, Sirtori e i garibaldini Medici e Bixio. Nel 1870, alla presa di Roma, fu Generale di Divisione (la 11ª divisione) con Bixio, alle dipendenze del Generale Raffaele Cadorna: la presenza dei due ex-garibaldini doveva, forse, compensare il forte animo cattolico del comandante. Qui gli venne affidato il comando della divisione militare territoriale di Roma, dove rimase, sino a che, nel 1879, venne incaricato del comando del I Corpo d’Armata Torino. Nel 1881, fu nominato Presidente, poi di Capo dello Stato Maggiore dell’Esercito, restandolo fin quando, nel novembre 1893, domandò e ottenne di essere posto in servizio ausiliario. Il 15 novembre 1893 fu nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia. Il 31 agosto 1896 veniva messo a riposo. Il più memorabile contributo di Cosenz, quale capo di Stato Maggiore, fu la predisposizione dello “Studio circa la difensiva e l’offensiva a nord-est”, ovvero verso la frontiera austriaca. Tale compito fu affidato al Tenente Colonnello Ettore Vigano, seguito personalmente da Cosenz, il quale esigeva che lo studio fosse approfondito in ogni dettaglio. Cosenz pretese una dettagliata analisi topografica per permettere l’erezione di un moderno sistema di fortificazione (poi erette, a partire dall’inizio del XX secolo, sul modello ideato dal Generale del Genio Enrico Rocchi). Ma impose, anche, un nuovo piano operativo per una guerra contro l’Austria-Ungheria: esso prevedeva che in caso di difficoltà, l’esercito italiano avrebbe dovuto ritirarsi sul Piave, assorbire l’urto nemico e solo allora contrattaccare; una situazione strategica che si propose nel 1918, con la battaglia del solstizio (giugno) e quella di Vittorio Veneto. Fu eletto nel maggio 1860 deputato al parlamento sabaudo per un collegio della Provincia di Como. L’elezione avvenne nelle elezioni suppletive, dopo che Garibaldi, eletto nel marzo, aveva optato per un altro collegio. Fu rieletto per quattro legislature alla Camera del Regno (1861 Pesaro, 1866 Forlì, 1867 Napoli 4, 1871 Piove di Sacco). Il 9 novembre 1872 venne nominato senatore del Regno da Vittorio Emanuele II di Savoia. Il suo ultimo atto pubblico significativo fu, nel 1898, l’invio di un telegramma di congratulazioni al generale Bava-Beccaris per la feroce repressione degli scioperi di Milano (6-8 maggio 1898), cosa che gli alienò molte simpatie.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1890
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
15 novembre 1893
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
12 giugno 1861
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
12 luglio 1859
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia Mauriziana per Merito Militare di 10 Lustri
Medaglia commemorativa Difensore di Venezia 1848-1849
Medaglia commemorativa della Liberazione di Sicilia (1860)
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (6 barrette)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera (Impero di Germania)
Commendatore di Gran Croce dell’Ordine della Spada (Svezia)
Cavaliere di Grande Stella dell’Ordine del Leone e del Sole (Impero persiano)
Cavaliere di III classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Germania)
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana
Arc. 919: Nunziante di Mignano Alessandro in alta uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Messina 30 Luglio 1815 – Napoli 6 Marzo 1881 ). Nel 1827 a dodici anni entra nel Collegio Militare della Nunziatella iniziando a 18 anni la sua vita militare col grado di Capitano acquistatogli dal padre in uno dei reggimenti siciliani di nuova formazione. Nel 1844 passa nello Stato Maggiore e nel 1847 diventa Maggiore. Nel 1848 viene nominato Tenente Colonnello e partecipa alla repressione dei moti del 15 Maggio. L’anno seguente è al seguito del Generale Carlo Filangeri nelle operazioni di riconquista della Sicilia guadagnando la promozione a Colonnello e la croce di san Ferdinando. La rapidità della sua carriera militare non era solo dovuta alla protezione e alla benevolenza reale, ma anche alle sue indubbie capacità militari. Come Colonnello del VII di Linea si era occupato nel 1850-53 della formazione di tre nuovi battaglioni di cacciatori. Dal 1849 faceva parte della Casa Militare di Ferdinando II con cui era in continuo contatto. Nel 1855 viene promosso Brigadiere Generale rimanendo al seguito del Re continuando a occuparsi dei Battaglioni Cacciatori. Con l’avvento al trono di Francesco II l’influenza di Nunziante aumentò ancora e nell’estate del 1859 fu lui che represse duramente al Campo di Marte l’ammutinamento dei Reggimenti Svizzeri. Il nuovo sovrano lo nominò suo Aiutante Generale consultandolo spesso come persona di piena fiducia. In questo periodo si esaspera il suo contrasto con l’altro generale di belle speranze dell’esercito napoletano, Giuseppe Salvatore Pianell. Il Nunziante aveva fama di reazionario mentre il Pianell era ritenuto fautore delle riforme. Promosso Maresciallo di Campo nel 1860 intravvide nello sbarco di Garibaldi in Sicilia il suo grande momento: si fece infatti designare dal sovrano capo della spedizione che avrebbe dovuto riconquistare l’isola con grandi mezzi. Ma il nuovo ministero costituzionale Spinelli di Scalea rinunziò all’impresa considerando l’isola non più tenibile. A questo punto decise di passare dall’altra parte della barricata prendendo contatti con i rappresentanti piemontesi a Napoli. Si ritirò clamorosamente dal servizio, restituendo al Re in modo poco protocollare le decorazioni ricevute, e si recò poi a Torino offrendo i suoi servigi a Cavour. Ritornato clandestinamente a Napoli ebbe contatti con l’Ambasciatore sardo Villamarina, il ministro Liborio Romano e l’Ammiraglio sardo Persano. Cavour sperava infatti, Con l’aiuto di Nunziante di far scoppiare una rivolta militare a Napoli e occupare la città prima dell’arrivo di Garibaldi. Dopo molti contatti e tentativi infruttuosi fu costretto a rifugiarsi su una nave piemontese e a rientrare a Torino. In premio della sua adesione all’Italia fu ammesso come Tenente Generale nel nuovo esercito italiano e nella guerra contro l’Austria del 1866 fu comandante della IV Divisione comportandosi brillantemente all’assedio di Borgoforte e guadagnando la croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Comandò poi la divisione militare di Milano e fu anche Deputato nella X e XIII Legislatura e nel 1879 Senatore del Regno. Gli onori e i riconoscimenti ricevuti non furono però sufficienti a lenire la nevrastenia di cui sempre era stato affetto finì infatti i suoi giorni quasi sull’orlo della pazzia. Fotografia CDV. Fotografo: G. Arena – Napoli.
Onorificenze
Onorificenze borboniche
Grande ufficiale dell’Ordine militare di S. Giorgio della Riunione
27 dicembre 1858
Cavaliere di S. Ferdinando
12 marzo 1850
Onorificenze sabaude
Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
22 aprile 1868
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
6 dicembre 1866
Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia
31 maggio 1877
Onorificenze straniere
Commendatore dell’Ordine di Leopoldo (Austria-Ungheria)
23 febbraio 1856
Ufficiale della Legion d’onore (Francia)
25 marzo 1850
Commendatore dell’Ordine di Carlo III (Spagna)
11 dicembre 1849
Cavaliere dell’Ordine di S. Vladimiro (Russia)
16 dicembre 1845
Arc. 3161: Mayo Emerico in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Vasto, 1824 -Napoli, 1891). Allievo alla Nunziatella nel 1835, divenne Sottotenente del Genio nell’esercito delle Due Sicilie nel 1842. Capitano di Stato Maggiore nel luglio 1860, disertò nell’agosto del 1860 e passò come Maggiore nel Regio Esercito Italiano il 24 gennaio 1861 come Addetto di Stato Maggiore del 4° Dipartimento Militare. Capo di Stato Maggiore della Divisione Cremona nel 1863, fu Ufficiale Superiore di Stato Maggiore Segretario del Comitato Superiore Armi Varie. Tenente Colonnello Capo di Stato Maggiore del Dipartimento di Firenze il 28 luglio 1866 partecipò alla campagna di quell’anno contro l’Austria. Nel 1867 fu al Comando Generale del Corpo e nel 1869 divenne Capo di Stato Maggiore della 9^ Divisione Attiva e poi della Divisione Territoriale di Napoli. colonnello il 28 Agosto 1870 presso il Comando Generale del Corpo, fu Direttore dell’Ufficio Tecnico nel 1871. Vice Direttore dell’Istituto Topografico Militare nel 1872, venne promosso Maggior Generale Direttore dell’Istituto Topografico Militare il 27 maggio 1877. Promosso Tenente Generale il 3 aprile 1884 fu Comandante Militare della Sardegna. Fotografia formato gabinetto ritagliata. Fotografo: R. Canzani – Cagliari.
Onorificenze
Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (2 barrette)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 1742:Asinari di San MarzanoAlessandro in alta uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Torino, 20 marzo 1830 – Roma, 16 febbraio 1906). Alessandro Asinari di San Marzano si iscrisse all’accademia militare torinese uscendone appena diciottenne col grado di Sottotenente di cavalleria. Nel 1848 prese parte alla Prima guerra d’indipendenza italiana ove si distinse particolarmente nella battaglia di Santa Lucia per poi prendere parte alla Guerra di Crimea nella quale venne promosso Tenente. Nel 1859 prese parte alla Seconda guerra d’indipendenza italiana venendo promosso Capitano ed entrando a far parte dello Stato Maggiore dopo la Battaglia di San Martino ove si meritò anche la medaglia d’argento al valor militare. Dopo la Battaglia di Castelfidardo venne promosso Maggiore per meriti di guerra e combatté poi nell’Assedio di Gaeta ed in quello di Messina ove ottenne la croce di cavaliere dell’Ordine militare di Savoia. Nel 1866 dopo Villafranca e la Battaglia di Custoza, ottenne la croce da Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia. Il 28 giugno 1867 venne nominato Colonnello di Stato Maggiore e Colonnello Brigadiere Comandante l’8^ Brigata di Cavalleria il 23 novembre 1875. Dopo aver preso parte alla presa di Roma nel 1870, il 27 maggio 1877 venne promosso Maggiore Generale e il 15 ottobre 1878 fu posto al comando della 5^ Brigata di Cavalleria. il 29 gennaio 1882 ottenne il comando della Divisione di Alessandria e il 19 luglio 1883 venne promosso Tenente Generale. In campo coloniale fu governatore di Massaua nella Colonia Eritrea dal 10 ottobre 1887 al 17 maggio 1889 e comandante in capo del grande corpo di spedizione inviato in Africa orientale dopo il disastro di Dogali. San Marzano guidò con prudenza le sue truppe e fronteggiò con successo l’esercito etiopico che dovette alla fine battere in ritirata per le difficoltà logistiche. Fu Ministro della Guerra del Regno d’Italia nei Governi Di Rudinì IV, Di Rudinì V e Pelloux I. Deputato per due legislature, fu nominato senatore il 4 gennaio 1894 ma dovette rinunciarvi poco dopo a causa della salute malferma e dell’età avanzata. Umberto I, che lo aveva in grande stima, lo nominò suo segretario nell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e in seguito Vittorio Emanuele III lo insignì del collare dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G.B. Mignone – Alessandria.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
1901
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1901
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
1901
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia d’argento al valor militare
Medaglia mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (8 barrette)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Medaglia inglese della Guerra di Crimea (Regno Unito)
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana (Francia)
Arc. 3010: Ferrero Maurizio – Emilio in alta uniforme da Tenente Generale aiutante Generale Onorario del Re mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Cuneo 13 gennaio 1819 – Firenze 1° dicembre 1887). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 1° aprile 1829, uscì il Sottotenente nel 1837. Tenente del Genio il 13 agosto 1840, venne promosso Capitano nel 5° Reggimento Fanteria il 29 dicembre 1847 e durante la campagna del 1848-49 ebbe a Novara la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Maggiore nel 17° Fanteria il 12 agosto 1854, venne promosso Tenente Colonnello nel 1859, partecipò alla campagna di quell’anno e il 24 giugno a San Martino meritò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nella campagna della Bassa Italia, alla Rocca di Spoleto ebbe la Medaglia d’Argento al Valor Militare e il 17 novembre 1860 la promozione a Colonnello e il comando del 4° Reggimento Granatieri. Colonnello Brigadiere nel 1862, ebbe il comando della Brigata Parma e il 3 luglio 1862 fu comandante della Scuola Militare di Modena. Maggior Generale il 28 agosto 1862, durante la campagna del 1866 ebbe il comando della Brigata Parma e “pel molto coraggio e sangue freddo dimostrato nel condurre le sue truppe al combattimento” fu fatto Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Successivamente gli venne affidato il comando della 4^ Divisione poi la Divisione di Perugia e nel 1867 la Divisione di Brescia. Nel 1868 passò al comando della Divisione di Parma e alla presa di Roma nel 1870 fu al comando della 13^ Divisione Attiva. Tenente Generale l’11 dicembre 1870 fu membro del Comitato delle Armi di Linea e nel 1875 comandante della Divisione di Alessandria. Nel 1879 ottenne il comando del 9° Corpo d’Armata di Bari e dal 4 aprile 1881 al 23 ottobre 1884 fu Ministro della Guerra nei Governi Cairoli III, Depretis IV, Depretis V e Depretis VI. Nel 1885 fu collocato a Disposizione. Fu Aiutante di Campo Generale Onorario del Re dal 4 marzo 1880 e Senatore del Regno dall’8 aprile 1881. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Suscipy – Roma.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia
1866
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Novara 1849
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Rocca di Spoleto 1860
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (6 barrette)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Arc. 2556: Appelius Emilio in alta uniforme da Tenente Generale Aiutante di Campo Generale di S.M. il Re Umberto I mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Livorno 1838 – Livorno 1911). Sottotenente di Artiglieria nel 1861, partecipò col grado di Capitano alla campagna del 1866 ed entrò nel 1872 nel Corpo di Stato Maggiore ricoprendo importanti funzioni presso il Comando del Corpo e presso i Comandi Territoriali. Nel 1884 da Colonnello, comandò il Reggimento Cavalleggeri Montebello e fu Capo di Stato Maggiore del 5° Corpo d’Armata; promosso Maggior Generale nel 1892 ebbe il comando della Brigata Reggio e ricoprì la carica di Aiutante di Campo Generale di S.M. il Re Umberto I. Nel 1897 raggiunse il grado di Tenente Generale e dal 1898 al 1900 comandò la Divisione Militare di Palermo. Fotografia formato gabinetto ritagliata. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (8 barrette)
Arc. G4:Fiorenzo Bava Beccaris in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Fossano, 17 marzo 1831 – Roma, 8 aprile 1924). Figlio di Carlo Ignazio Bava Beccaris e Costanza Nicolis di Frassino, apparteneva a una nobile e antica famiglia piemontese. Ebbe sei fratelli: Marianna, Giuseppa, Sofia, Alessandro, Alfredo e Angela. All’età di 14 anni entrò all’Accademia militare di Torino e ne uscì a vent’anni con il grado Sottotenente d’Artiglieria. Dopo aver partecipato alla guerra di Crimea, prese parte, con il grado di Capitano, alla seconda guerra d’indipendenza italiana, meritando una Medaglia d’Argento al Valor Militare (24 giugno 1859), e alla terza guerra d’indipendenza, dove, con il grado di Maggiore, comandò una batteria di Artiglieria a Custoza, venendo insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia (6 dicembre 1866). Divenne successivamente direttore generale d’Artiglieria e Genio al ministero della guerra e tenne il comando del VII e del III Corpo d’Armata. Secondo alcune ricostruzioni nel gennaio 1894 Bava Beccaris, a capo del VII Corpo d’Armata di Ancona (dove era stato nominato nel 1892 da Giolitti), rifiutò per tre giorni (7, 8 e 9 gennaio) di eseguire l’ordine del prefetto di sparare su una manifestazione di disoccupati che aveva aggredito il sindaco, l’avvocato Vecchini, pur avendo a disposizione le truppe. Il rifiuto, maturato negli stessi giorni dello stato d’assedio in Sicilia proclamato dal governo Crispi, gli sarebbe costato il comando e il trasferimento a mansioni amministrative. Sarebbe poi tornato a un comando di rilievo, quello del III Corpo d’Armata di Milano, forse per intercessione della duchessa Eugenia Litta, amante del Re e cugina e amica della moglie del generale, la contessa Francesca Casanova detta «Fanny». Nelle sue Memorie attribuì la sconfitta di Custoza ai «raccomandati» da re Vittorio Emanuele II, come La Marmora e Rocca, mentre a suo dire si era tenuto lontano chi meritava veramente, come Nino Bixio. Era uno dei pochi generali cattolici praticanti e sarebbe stato ostile agli ufficiali massoni. Aveva invece diversi amici tra gli ex garibaldini: nel 1860 a Bergamo aveva aiutato Francesco Nullo ad arruolare volontari per la Spedizione dei Mille, e ciò gli era valso la promozione a Maggiore. Nel maggio 1898 Bava Beccaris comandava il III Corpo d’Armata con sede a Milano; a capo della Divisione Milano era il Tenente Generale Luchino Del Mayno. Secondo le relazioni ufficiali, all’inizio del mese le forze disponibili per il presidio della città ammontavano a circa 2 000 uomini di fanteria, 600 di cavalleria e 300 di Artiglieria a Cavallo. I moti nacquero dalle proteste dei lavoratori per le condizioni di lavoro e per l’aumento del prezzo del pane, dovuto alla scarsità del raccolto di cereali della seconda metà del 1897. Il governo guidato da Antonio Starabba di Rudinì non abolì il dazio sul grano, come da più parti richiesto, e lo ridusse solo provvisoriamente dal 25 gennaio al 30 aprile, con effetti minimi sul prezzo del pane. Ad aprile lo scoppio della guerra ispano-americana bloccò le importazioni di cereali dagli Stati Uniti e il 4 maggio giunse il decreto di richiamo alle armi della classe 1873. Dal 2 maggio i prefetti avevano facoltà di affidare, in caso di estesi tumulti, la gestione della pubblica sicurezza all’autorità militare. Dopo i primi scontri di venerdì 6 maggio, nei quali morirono una guardia di sicurezza e due dimostranti, sabato 7 le strade si riempirono di operai e operaie e vennero costruite barricate in vari punti della città. Attorno a mezzogiorno il prefetto Antonio Winspeare affidò a Bava Beccaris la gestione dell’ordine pubblico. Sulla base delle notizie allarmanti trasmesse da Bava Beccaris, dal questore Vincenzo Minozzi e dal sindaco Giuseppe Vigoni, il governo dichiarò lo stato d’assedio nella provincia di Milano con decreto del 7 maggio e con un telegramma delle 16:30 lo comunicò nominando il generale «Commissario straordinario con pieni poteri». Le comunicazioni ufficiali avevano presentato i fatti in modo molto accentuato, come opera di «un movimento rivoluzionario»; secondo Eugenio Torelli Viollier, invece, le barricate erano «rettoriche» e venivano abbandonate all’apparire della truppa, mentre la grande maggioranza dei rivoltosi era composta da donne e ragazzi, tra moltissimi curiosi. Bava Beccaris fece occupare militarmente piazza del Duomo e stabilì un piano per il progressivo controllo della città fino ai sobborghi entro tre giorni, con riapertura degli stabilimenti dal 10 maggio. L’8 maggio le porte della città erano occupate dall’Artiglieria. Per disperdere la folla, verso le 11:30 fu sparato un colpo di cannone a salve e dopo circa dieci minuti una cannonata a mitraglia che provocò morti e feriti; nel pomeriggio furono sparate altre quattro cannonate a mitraglia, con numerose scariche di fucileria. Riferendosi al colpo a mitraglia della mattina, Bava Beccaris scrisse che fu sparato «appositamente alto» per incutere timore e che causò solo tre morti; Del Mayno giustificò il ricorso al cannone a Porta Ticinese e a Porta Garibaldi come «solo mezzo» per avere ragione di una folla che le cariche di cavalleria e il fuoco della fanteria non erano riusciti a fermare. Alle 17:40 il generale telegrafò a Roma che l’ordine pubblico era ristabilito; in serata dispose la riapertura degli stabilimenti per la mattina successiva, ma durante la notte cambiò idea, per motivi non noti. Il 9 maggio, dopo la voce (poi rivelatasi infondata) di spari provenienti dal convento dei cappuccini nei pressi di piazza Monforte, il colonnello Volpazi ne fece aprire con quattro cannonate una breccia nel muro di cinta, secondo la relazione di Del Mayno;[13] le truppe non trovarono né armi né rivoltosi, ma furono arrestati tutti i presenti, frati e mendicanti; tre mendicanti rimasero uccisi e un frate fu ferito. Sgombrato il convento, furono poste truppe (principalmente coscritti) sui bastioni attorno a piazza Monforte con l’ordine di sparare: diversi abitanti furono uccisi per essersi affacciati alla finestra o per essersi trovati in strada, altri mentre rincasavano attraverso i giardini pubblici. Nella giornata si ebbero 20 morti secondo Valera, una quarantina secondo Torelli Viollier. Durante i moti la truppa sparò 11 164 pallottole e nove colpi di cannone. I dati ufficiali indicarono 83 morti (81 civili, un agente di pubblica sicurezza e un soldato) e 450 feriti tra i civili, numero inferiore a quello reale secondo le testimonianze dell’epoca; i feriti tra i soldati furono 52, «comprendendo anche quelli feritisi accidentalmente per caduta da cavallo». Paolo Valera pubblicò un elenco di 118 nominativi di morti a causa della repressione, più la descrizione di altri 9 non identificati. Il soldato morto, Graziantonio Tomasetti, fu ucciso l’8 maggio da un comignolo caduto o lanciato da un tetto; la voce, riportata da Valera, che fosse stato fucilato per disubbidienza fu indicata da Napoleone Colajanni come «non accreditata», e Tomasetti ricevette una medaglia d’argento al valor militare. L’unico soldato ferito da arma da fuoco sarebbe stato un caporale, per l’esplosione accidentale del proprio revolver. Nella sua relazione, pubblicata dal Corriere della Sera nel novembre 1898, Bava Beccaris riconobbe «parecchie vittime innocenti», che attribuì in particolare al fatto che la popolazione assistesse dalle finestre agli scontri «per malsana curiosità». Torelli Viollier, in una lettera a Pasquale Villari del 3 giugno 1898, scrisse invece che «soldati e capi mancarono affatto di sangue freddo». Gli avvenimenti furono considerati parte della reazione conservatrice alla svolta politica in atto, «un colpo di coda, l’ultimo sussulto degli ambienti retrivi di Corte, della destra liberale incline al “principato costituzionale” alla prussiana, dei fautori della interpretazione restrittiva dello Statuto albertino». Con lo stato d’assedio furono immediatamente imposti l’obbligo di consegna delle armi da fuoco, il divieto di assembramento, il divieto di circolazione per le strade dopo le 23, la chiusura dei pubblici esercizi entro le 21, l’obbligo di chiudere le persiane in caso di conflitti nelle vie vicine e la censura sui telegrammi. Poiché si pensava che i rivoltosi potessero comunicare rapidamente in bicicletta, dal 10 maggio fu proibito l’uso di «biciclette, tricicli e tandems». L’11 maggio lo stato d’assedio fu esteso alla provincia di Como, dove furono inviate truppe per il timore di un’aggressione armata al confine svizzero. Furono colpiti anche gli oppositori politici. Su indicazione del governo fu subito colpita la stampa «sobillatrice», con arresti di giornalisti e di politici; con decreto di Bava Beccaris furono soppressi, tra gli altri, Il Secolo, L’Italia del Popolo, L’Osservatore Cattolico e Critica Sociale, in tutto quattordici periodici. Furono sciolte la Camera del Lavoro con le 109 società collegate e, in totale, 429 associazioni; il consiglio direttivo della Società Umanitaria fu sciolto con decreto del 14 maggio; insegnanti comunali aderenti a «partiti sovversivi» furono licenziati; il 24 maggio don Davide Albertario fu arrestato a Finalborgo. Nei territori sottoposti a Bava Beccaris furono arrestate circa 2000 persone e circa 1140 furono deferite al tribunale di guerra. Si svolsero 129 processi con 828 imputati, dei quali 224 minorenni e 36 donne, con 688 condanne e 140 assoluzioni. L’attenzione generale si concentrò sul processo «dei giornalisti» (con condanne, tra gli altri, per don Albertario, Carlo Romussi, Paolo Valera e Anna Kuliscioff) e su quello «dei politici», che il 1º agosto condannò i deputati Filippo Turati e Luigi De Andreis a 12 anni di reclusione, arrestati nonostante l’immunità parlamentare. Dal 1º agosto Bava Beccaris cessò dall’incarico della direzione generale della polizia per le province di Bergamo, Brescia, Como e Sondrio, e nella stessa data lo stato d’assedio fu tolto per la provincia di Como. Per Milano fu invece prolungato in attesa di un pronunciamento della Cassazione sui ricorsi, poi respinti il 22 agosto, e per un’esplicita richiesta di Umberto I che, con un telegramma del 31 luglio, non voleva che fosse tolto prima della sua partenza da Monza. Il decreto che faceva cessare l’incarico attribuito al generale fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 5 settembre 1898. Il 29 dicembre 1898 fu concessa un’amnistia parziale, che condonò le condanne fino a due anni di reclusione e ridusse di due anni le altre; con decreto del 4 giugno 1899 Umberto I concesse una nuova amnistia, senza limitazioni. Bava Beccaris ricevette numerosi attestati di ringraziamento e congratulazioni. In segno di riconoscimento, il re il 5 giugno 1898 lo insignì motu proprio del titolo di grand’ufficiale dell’Ordine militare di Savoia «per gli importanti servizi resi allo Stato», e lo nominò senatore del Regno con decreto del 16 giugno 1898. Anche gli altri protagonisti della repressione ricevettero riconoscimenti: Luchino Del Mayno fu nominato commendatore dell’Ordine militare di Savoia. Il prefetto Winspeare, per indicazione dello stesso Bava Beccaris, fu sollevato dall’incarico con decreto del 13 maggio; il generale propose invece per una ricompensa il questore Minozzi, ma Winspeare protestò scaricando sui funzionari di pubblica sicurezza la responsabilità per i fatti del 7 maggio. Il fotografo Luca Comerio, che documentò gli avvenimenti, ottenne un lasciapassare dal generale, ma dichiarò poi che molte sue fotografie gli furono sequestrate e utilizzate dalle forze dell’ordine per identificare i partecipanti ai moti. A Palazzo Madama, nel 1906, fu il primo firmatario di una legge poi approvata per fortificare il confine con l’Austria. Interventista, da dicembre 1916 fu presidente della Commissione per l’esame dei disegni di legge «Protezione ed assistenza degli orfani della guerra» e «Protezione ed assistenza degli invalidi della guerra». Nel 1922 Bava Beccaris sostenne l’opportunità di affidare a Benito Mussolini importanti responsabilità di governo. Morì a 93 anni ed era allora il senatore più anziano, cioè decano del Senato. Fotografia formato 23,3 x 14,8. Fotografo: Sconosciuto. Autografa.
Decorazioni
Decorazioni italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
«Per gli importanti servizi resi allo Stato» 5 giugno 1898
Medaglia d’argento al valor militare
«Per il valore dimostrato nella Battaglia di San Martino»
Medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (3 barrette)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Decorazioni straniere
Medaglia inglese della Guerra di Crimea (Regno Unito)
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana (Francia)
Arc. 2928: Bottilia di Savoulx conte Vincenzo in alta uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Genova 1826 – Torino 22 maggio 1886). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 22 ottobre 1842, uscì Luogotenente di Artiglieria il 28 marzo 1848. Fu addetto al Parco d’Artiglieria per l’assedio di Peschiera e fatto Aiutante Maggiore. Nel 1849 fu incaricato della formazione di una batteria a cavallo che venne incorporata nella Divisione Lamarmora. Dopo la guerra fu Aiutante Maggiore in 2^ nel Reggimento da Piazza e più tardi partecipò alla spedizione in Crimea con il grado di Capitano. Nuovamente Aiutante Maggiore nel Reggimento da Piazza, assunse nel 1859 il comando di una batteria e a San Martino meritò la Croce dell’ordine Militare di Savoia ” per l’energia e l’intelligenza con cui seppe dirigere il fuoco dei suoi pezzi”. Promosso Maggiore in quell’anno, fu chiamato agli uffici del Ministero, poi fu Comandante in 2^ della Scuola di Applicazione, poi di nuovo al Ministero. Maggior Generale il 3 maggio 1874, fu comandante territoriale a Piacenza, quindi Comandante della Scuola di Applicazione e raggiunse nel 1882 il grado di Tenente Generale. Collocato nel 1885, in seguito ad infermità, a disposizione, morì il 22 maggio 1886 a Torino. Fotografia CDV. Fotografo: G. Rossi – Milano.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
24 giugno 1859 – San Martino
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 753: Prato Cesare (Mortara, 24 ottobre 1832 – Torino, 24 aprile 1901). Entrato all’Accademia Militare il 17 ottobre 1849, uscì Sottotenente del Genio il 9 agosto 1855. Tenente nel 1857, venne promosso Capitano nel 1859. Partecipò alla campagna di quell’anno meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare per i servizi resi e nel 1862 ottenne il grado di Maggiore. Tenente Colonnello nel 1872, fu Colonnello Direttore del Genio di Torino. Maggior Generale nel 1883, ebbe il comando Territoriale del Genio di Torino. Tenente Generale Direttore Generale al Ministero della Guerra nel 1888, dal 1891 al 1892 fu Ispettore delle truppe del Genio. Su sua domanda venne collocato in Posizione Ausiliaria il 24 aprile 1892 e poi collocato in Riserva. Fotografia CDV. Fotografo: Grillet & C.ie – Napoli.
Arc. G2: Brusati Ugo Pio Enrico Natale in alta uniforme da Tenente Generale Primo Aiutante di Campo di Vittorio Emanuele III mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Monza, 25 giugno 1847 – Roma, 4 novembre 1936). Nacque a Monza il 25 giugno 1847, figlio primogenito di Giuseppe e di Teresa Aman, in una famiglia animata da forte spirito patriottico. Deciso ad intraprendere la carriera militare frequentò il Collegio militare di Firenze per entrare, il 2 giugno 1864 nell’Accademia Militare di Torino. Nel 1866, all’epoca della Terza guerra di indipendenza italiana, ottenne la nomina a Sottotenente. Rivelatosi ben presto un ottimo ufficiale di stato maggiore, dal 1870 frequentò la Scuola di guerra di Torino, di cui in seguito divenne professore. Tra il 20 dicembre 1887 ed il 10 marzo 1891 ricoprì l’incarico di addetto militare presso l’Ambasciata italiana di Vienna. Promosso al grado di Colonnello il 23 agosto 1891, assunse il comandò il 71º Reggimento di Fanteria. Durante il servizio effettuato redasse alcune opere letterarie di carattere militare, destinate all’uso degli Ufficiali di Stato Maggiore. Nel corso del 1895, mentre espletava l’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’XI Corpo d’armata, venne destinato al corpo di spedizione che, sotto la guida del generale Oreste Baratieri, doveva affrontare la guerra con l’Abissinia. Sbarcato a Massaua il 2 gennaio 1896, gli venne affidato il comando del 2º Reggimento Fanteria d’Africa, inquadrato nella 1^ Brigata al comando del Generale Giuseppe Arimondi. Appena preso servizio riportò subito un’impressione molto negativa dell’ambiente coloniale, che gli parve dominato dall’arrivismo e da una colpevole sottovalutazione delle forze nemiche. I suoi timori ebbero conferma durante la battaglia di Adua, avvenuta il 1º marzo 1896. Il reggimento al suo comando venne impegnato in combattimento su un terreno sconosciuto e del tutto sfavorevole, contro un nemico superiore di numero, andando praticamente distrutto. Egli fu uno dei pochi ufficiali superstiti della battaglia, scampando alla morte grazie alla sua energia. Per il suo comportamento durante la battaglia fu decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia. Ritornato in Italia, il 1º marzo 1897, ad un anno esatto dalla battaglia, tenne a Torino una conferenza, dal titolo Impressioni e ricordi d’Africa, in cui parlò delle cause della sconfitta con estrema franchezza. Il 29 agosto dello stesso anno fu promosso al grado di Maggior Generale e nominato comandante della Brigata “Friuli”. L’anno successivo, assunse l’incarico di Primo Aiutante di Campo del principe ereditario, S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia Principe di Napoli. Alla morte del re Umberto I, continuò a servire il suo successore, Vittorio Emanuele III, come Aiutante di Campo Generale Effettivo. Il 2 giugno 1902 assunse la carica di Primo Aiutante di Campo Generale del Re. Tale carica era estremamente importante in quanto all’epoca il sovrano aveva ancora una diretta ingerenza nella vita quotidiana del Regio Esercito e della Regia Marina, specialmente nelle promozioni ai più alti gradi militari. La delicatezza di questo incarico era evidente, ed egli mantenne sempre un innato riserbo, oltre che una stretta riservatezza, su come Sua Maesta trattasse i problemi che di volta in volta gli venivano sottoposti. Il 17 marzo 1912 ricevette la nomina a Senatore del Regno, giurando il 27 dello stesso mese. Il 25 maggio dello stesso anno fu elevato al grado di Tenente Generale. L’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, rese la sua posizione più importante, ma anche estremamente delicata, in quanto il fratello Roberto era il comandante della 1ª Armata (Regio Esercito) impegnata sul fronte trentino. Il successivo “siluramento” del fratello da parte del generale Luigi Cadorna, comandante supremo dell’esercito, avvenuto l’8 maggio 1916 e la successiva campagna di stampa contro di esso segnarono l’inizio delle sue disavventure. Durante lo svolgimento della guerra seguì sempre il re in ogni ispezione alle linee o ai reparti. Un altro degli aiutanti del re, il Tenente Colonnello Luciano degli Azzoni Avogadro lo descrisse come “Persona intelligente, attivissima, attaccato cordialmente al Re, di forme cortesi con tutti”. Il 23 ottobre 1917, alla vigilia dell’Offensiva di Caporetto, il Generale Cadorna lo fece allontanare dall’incarico fino ad allora ricoperto. Egli infatti attribuì il fatto all’inimicizia del Cadorna per avere chiesto subito spiegazioni sulla destituzione del fratello. La motivazione ufficiale addotta fu il raggiungimento dei limiti di età, ma essa non era stata fatta valere per molti altri generali poi destituiti. Si rinchiuse nel più assoluto silenzio, ma mantenne una fitta corrispondenza con suo fratello, fatto che testimonia quanto ciò gli costasse. Seguì dapprima con sdegno, e poi con malinconia, le successive vicende dell’Italia durante la prima guerra mondiale. Si batté sempre per la completa riabilitazione del fratello, avvenuta nel 1919. Con l’avvento del fascismo, nel 1925 fu promosso Generale d’Armata in posizione ausiliaria per venire subito collocato a riposo per anzianità. È da ricordare che durante la guerra sua moglie, la contessa Bice Pedotti, fu sospettata dall’Ufficio Riservato del Ministero dell’Interno di spionaggio a favore del nemico prima e dopo la dichiarazione di guerra, senza che fosse mai emersa la benché minima prova a sostegno. Durante la sua attività di senatore svolse per due volte l’incarico di Questore, fu Membro della Commissione per l’esame del disegno di legge “Contravvenzioni per porto d’arma”, Membro della Commissione di contabilità interna e Presidente della Commissione di contabilità interna. Il 30 dicembre 1933 fu nominato Ministro di Stato. Fotografia formato 29,5 x 22. Fotografo: I. Strizzi – Roma. Datata 19 marzo 1907 e autografata.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
11 marzo 1898
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
31 dicembre 1884
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
28 dicembre 1893
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
8 giugno 1897
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
22 marzo 1900
Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
14 giugno 1903
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
13 gennaio 1889
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
20 gennaio 1898
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
5 gennaio 1899
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
8 giugno 1902
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
18 giugno 1908
Croce d’oro per anzianità di servizio
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa (1882-1935)
Arc. 2988: Generale Gené Carlo (Torino 16 aprile 1836 – Stresa 6 dicembre 1890). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 27 agosto 1851, uscì Sottotenente del Genio il 9 agosto 1856. Tenente nel 1858, venne nominato Capitano nel 1859. Partecipò alla Campagna di quell’anno meritandosi la Menzione Onorevole a Peschiera. Il 12 marzo 1863 venne nominato Maggiore Sotto Direttore del Genio di Ancona e nel 1864 fu a Bologna con lo stesso incarico. Nel 1866 partecipò alla campagna contro l’Austria meritando la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia a Borgoforte. Nel 1867 fu addetto alla Direzione del Genio di Venezia, nel 1870 passò agli Zappatori e il 9 novembre 1872 ottenne il grado di Tenente Colonnello di Stato Maggiore al comando di Corpo. Il 15 ottobre 1876 venne promosso Colonnello, nel 1878 fu Capo di Stato Maggiore del VI Corpo d’Armata e nel 1880 passò al comando del 6° Reggimento Bersaglieri. Il 2 gennaio 1881 fu Capo di Stato Maggiore del IV corpo d’Armata, nel 1883 fu nominato Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Regina e il 15 aprile dello stesso anno fu Direttore dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Il 17 novembre 1883 gli venne concesso il grado di Maggior Generale e il 6 ottobre 1885 venne nominato Comandante Superiore nei possedimenti in Africa. Il 10 aprile 1887 tornò in Italia e gli venne affidato il comando della Brigata Basilicata per poi tornare l’8 novembre 1887 in Africa al comando della 1^ Brigata di Fanteria della spedizione San Marzano. L’8 aprile 1888 fu nominato comandante della Divisione Messina e il 24 settembre dello stesso anno ottenne il grado di Tenente Generale. Fotografia CDV. Fotografo: G. Boggiani – Novara.
Onorificenze
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
“Per la buona direzione da lui data ai lavori del Genio nell’espugnazione della piazzaforte di Borgoforte dove si mostrò sempre coraggioso e impavido”.
Menzione Onorevole
Peschiera 1859
Arc. 2948: Ponzio-Vaglia conte Emilio in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Torino 5 dicembre 1831 – Roma 31 dicembre 1913). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 14 novembre 1845, uscì il 1° ottobre 1849 Sottotenente di Artiglieria. Tenente l’11 agosto 1851 partecipò alla spedizione di Crimea del 1855 e il 13 marzo 1859 venne promosso Capitano. Il 31 dicembre 1861 ottenne il grado di Maggiore e nel 1866 partecipò alla campagna contro l’Austria meritandosi una menzione Onorevole e, a Custoza, la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Il 18 aprile 1869 fu Comandante in 2^ della Scuola di Applicazione e il 1° giugno 1871 venne promosso Tenente Colonnello. Il 6 maggio 1875 gli venne affidato il comando del 12° Reggimento Artiglieria e il 23 dicembre 1875 fu promosso Colonnello. Il 9 giugno 1877 fu al comando del 7° Reggimento Artiglieria e il 14 luglio 1881 passò al comando Territoriale di Artiglieria di Piacenza. Il 27 aprile 1882 ottenne il grado di Colonnello Brigadiere e venne posto al comando della Brigata Pistoia. Il 1° giugno 1882 divenne Maggior Generale e il 4 ottobre 1883 fu nominato Aiutante di Campo Effettivo del Re. Comandante del Distretto di Firenze il 6 marzo 1887 fu nominato Aiutante di Campo Generale Onorario il 10 marzo 1887. Il 2 ottobre 1887 venne nominato Tenente Generale e l’11 dicembre 1892 fu Comandante dell’11° Corpo d’Armata. Aiutante di Campo Generale Effettivo dal 26 gennaio 1893 al 15 dicembre 1899 poi Onorario e Cessata Casa in Riserva fino al 16 dicembre 1899. Fu Ministro della Real Casa dal 10 dicembre 1899 al 16 dicembre 1899 e nel 1909 Ministro di Stato. Fu nominato Senatore del Regno dal 1896. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: E. Lo Forte – Palermo.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia di bronzo al valor militare
«Per il valore dimostrato nello scoppio della polveriera di Borgo Dora»
Medaglia Mauriziana
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Commendatore dell’Ordine Imperiale di Francesco Giuseppe (Impero austro-ungarico)
Medaglia inglese della Guerra di Crimea (Regno Unito)
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana (Francia)
Arc. 2990: De Merzlyac nobile Luigi in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Venezia 26 ottobre 1826 – Genova 1907). Alfiere della Marina al servizio dell’Impero d’Austria nel 1847, rimase con il Governo Provvisorio di Venezia nel 1848. Nominato Alfiere di Vascello nel 1848, fu nominato successivamente Tenente di dettaglio e incaricato delle funzioni di Aiutante del Comando della Divisione Navale. Nel 1849 fu nominato Aiutante del Comando della Divisione Marittima di Chioggia e a seguito della capitolazione di Venezia cessò dal servizio. A settembre, con il grado di Capitano venne posto al comando delle forze militari della provincia di Massa Carrara. Il 29 aprile 1859 venne nominato Maggiore e successivamente venne trasferito allo Stato Maggiore della Brigata Modena, nell’agosto dello stesso anno passò al comando militare delle provincie parmensi e successivamente come Capo di Stato Maggiore con funzione di Capo Sezione del gabinetto al Ministero della Guerra a Bologna. Il 29 marzo 1860 venne ammesso nel Regio Esercito come applicato allo Stato Maggiore della Divisione Militare Territoriale di Bologna poi nell’arma di Fanteria e Capo di Stato Maggiore della Divisione Militare territoriale di Sardegna; giudice supplente al Tribunale Militare di Cagliari e dal 1861 Giudice Effettivo. Nel 1861 fu promosso Tenente Colonnello e nel 1862 venne trasferito nel 68° Reggimento Fanteria. Nel 1866 ottenne il comando dell’87° Reggimento temporaneo e successivamente del 23° Reggimento Fanteria dove venne poi promosso Colonnello. Nel 1874 fu promosso Colonnello Brigadiere e gli fu affidato il comando della 3^ Brigata di Fanteria della Divisione Territoriale di Roma. Nel 1875 passò al comando della 34^ Brigata di Fanteria e nello stesso anno ottenne il grado di Maggior Generale. Fu membro della commissione per l’esecuzione della legge 7 luglio 1876 sulla reintegrazione dei gradi militari pervenuti per causa politica e sulla concessione degli assegni vitalizi a titolo di ricompensa nazionale. Nel 1877 fu comandante della 32^ Brigata di Fanteria e nel 1878 venne esonerato dal comando e nominato membro del Comitato delle armi di linea, come direttore del 3° ufficio. Nel maggio 1878 venne nominato Aiutante di Campo Onorario del Re e nel 1879 Presidente della Commissione esaminatrice presso la Scuola Militare di Roma. il 26 ottobre 1881 venne riammesso al comando della Brigata Como, nel 1882 venne nominato Aiutante di Campo Generale Onorario e in aprile fu collocato in posizione di Servizio Ausiliario. Nel 1886 venne posto nella Riserva e nel 1901 fu promosso Tenente Generale. Fotografia CDV. Fotografo: Z. Guglielmo – Genova.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1879
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1867
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
1862
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
1886
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
1879
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
1868
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
4 barrette
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana
1859
Arc. 2493: Cagni Manfredo in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907(Asti, 6 ottobre 1834 – Asti, 19 febbraio 1907). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 30 gennaio 1849, uscì il 5 agosto 1853 Sottotenente nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna. Tra il 1855 e il 1856 prese parte alla guerra di Crimea. Tenente Applicato di Stato Maggiore, nel 1859 partecipò alla Seconda guerra d’indipendenza guadagnandosi una Medaglia d’Argento al Valor Militare per il coraggio dimostrato durante il corso della battaglia di San Martino. Capitano di Stato Maggiore il 1° giugno 1860, nel 1863 ricopriva l’incarico di Ufficiale d’Ordinanza del Principe Ereditario Umberto di Savoia, che fu padrino del figlio Umberto quando quest’ultimo fu battezzato. Nel 1866, durante la Terza guerra d’indipendenza, partecipò alla battaglia di Custoza dove fu decorato con una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare “per l’intrepidezza e l’intelligenza con cui portò gli ordini durante il combattimento”. Maggiore nel 7° Reggimento Granatieri il 17 settembre 1868, ritornò nello Stato Maggiore e poi fu Tenente Colonnello in Cavalleria il 22 ottobre 1874. Colonnello il 15 luglio 1877, comandò il 14° Reggimento Cavalleggeri di Alessandria e il 5° Reggimento Novara. Maggior Generale il 22 ottobre 1884 comandò la Brigata Abruzzi e nel 1887 venne inviato in Eritrea dove divenne comandante della 2ª Brigata del Corpo di spedizione agli ordini del generale Alessandro Asinari di San Marzano. Prese parte alle operazioni di riconquista delle posizioni italiane perdute in seguito all’infausto esito della battaglia di Dogali. Rientrato in Patria dal 1890 al 1894 comandò in successione le divisioni militari di Ravenna, Brescia e Verona. Tenente Generale il 27 marzo 1890, venne collocato in Posizione Ausiliaria il 1° aprile 1894. Fotografia CDV. Fotografo: C. Capitanio – Brescia. Datata 4 dicembre 1894 e autografata.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia d’argento al valor militare
Custoza 24 giugno 1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (3 barrette)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Onorificenze estere
Medaglia britannica di Crimea
Ordine di Mejīdiyye (Impero ottomano)
Ufficiale della Legion d’onore (Francia)
Cavaliere di III classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Germania)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)
Arc. 637: Driquet nobile Edoardo in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Budapest 1824 – Firenze 1916). Cadetto dell’Impero Austriaco nel 1838, venne nominato Sottotenente nel Reggimento Fanteria Ungherese. Nel 1848 si arruolò nel 1° Reggimento Fanteria del Governo Provvisorio Lombardo. Nel 1849 passò nel 5° Reggimento Fanteria dell’Esercito Sardo e il 31 ottobre 1853 passò come Capitano nello Stato Maggiore. Nella guerra del 1859 fu al Quartier Generale e a San Martino si meritò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Maggiore il 13 marzo 1860, venne nominato Tenente Colonnello il 14 aprile 1861. Il 24 settembre 1862 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione Messina e il 1° ottobre 1862 venne nominato Direttore dei Lavori Topografici in Sicilia. Nominato Colonnello il 12 marzo 1863 fu destinato come I° Capo dell’Ufficio Informazioni (Servizi Segreti) il 15 giugno 1863. Durante la guerra del 1866 fu Capo di Stato Maggiore del Quartier Generale e dal 31 agosto 1866 al 25 novembre 1869 fu Segretario Generale al Ministero della Guerra. Successivamente ottenne il grado di Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Forlì e il 21 agosto 1870 venne promosso Maggior Generale comandante la Brigata di Fanteria della Divisione di Firenze. Nel 1872 passò al comando della 2^ Brigata di Fanteria della Divisione di Palermo e nel 1875 fu Comandante in 2^ del Corpo di Stato Maggiore. Il 17 maggio 1877 venne promosso Tenente Generale comandante la Divisione di Palermo e successivamente di quella di Brescia e poi Verona. Nel 1887 gli venne affidato il comando dell’8° Corpo d’Armata di Firenze e il 6 gennaio 1895 venne posto in Posizione Ausiliaria. Nel 1899 venne trasferito alla Riserva. Venne nominato Senatore nel 1896. Fotografia formato 20,7 x 13,2. Fotografo: G. Brogi – Firenze.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
Battaglia di San Martino, 24 giugno 1859
Medaglia Mauriziana
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Cavaliere di II classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Impero tedesco)
Commendatore dell’Ordine di Nichan Iftikar (Tunisia)
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana (Francia)
Arc. 2379: Piola – Caselli conte Carlo in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Alessandria 12 settembre 1821 – Torino 01 marzo 1881). Entrato il 1° aprile 1831 uscì Sottotenente di Fanteria il 4 settembre 1841. Il 23 agosto 1842 venne nominato Tenente e passò all’Artiglieria. Il 22 aprile 1845 venne trasferito al Reggimento Novara Cavalleria e nella campagna del 1848 si segnalò a Santa Lucia. Passato nello Stato Maggiore il 24 marzo 1849 venne promosso Capitano e vi rimase prendendo parte alla spedizione in Crimea e alla battaglia della Cernaia dove fu ferito e guadagnò la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Maggiore il 12 marzo 1859 partecipò alla campagna contro l’Austria come Comandante del Quartier Generale e guadagnando la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Il 1° agosto 1859 fu nominato Capo di Stato Maggiore della 5^ Divisione e nella campagna del 1860-61 fu decorato con la Croce di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Tenente Colonnello il 14 giugno 1860 fu nominato Capo di Stato Maggiore del 4° Gran Comando di Bologna. Il 3 ottobre 1860 venne promosso Colonnello e nel 1861 gli venne conferito il grado di Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Savona e capo di Stato Maggiore del 6° Gran Comando di Napoli. Il 26 dicembre 1861 gli venne conferito il grado di Maggior Generale e il 3 maggio 1866 passò al 4° Corpo d’Armata come Capo di Stato Maggiore. Il 24 agosto 1866 venne nominato Sotto Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e dal 29 agosto al 22 ottobre dello stesso anno ne divenne Capo di Stato Maggiore passando poi al comando della Divisione Livorno. Il 29 settembre 1869 venne trasferito al comando della Divisione Brescia e l’11 dicembre 1870 fu promosso Tenente Generale responsabile del Comitato Armi Leggere. Il 30 aprile 1872 passò al comando della 2^ Divisione Istruzione e l’11 ottobre 1872 tornò al Comitato. Il 1° dicembre 1873 venne trasferito al comando della Divisione di Firenze e il 17 maggio 1877 gli venne affidato il comando dell’11° Corpo d’Armata di Bari. Il 12 gennaio 1879 fu messo in disposizione e il 29 agosto 1880 venne trasferito alla Riserva. Fotografia formato Gabinetto. Fotografo: F.lli De Mattia – Bari.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Cernaia 1855
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1859
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
Bassa Italia 1860
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
1855
Arc. G: Galleani di Saint Ambroise Orazio in gran montura da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Mentone 1835 – Torino 1908). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 27 gennaio 1850, uscì Sottotenente di Artiglieria il 9 agosto 1855. Tenente nel 1857, guadagnò a San Martino nel 1859 la Medaglia d’Argento al Valor Militare e, promosso Capitano il 6 novembre dello stesso anno, ottenne una seconda Medaglia d’Argento nella campagna del 1860 nella Bassa Italia. Maggiore il 31 maggio 1866, Tenente Colonnello il 22 ottobre 1874 venne promosso Colonnello il 27 giugno 1878 e nominato Direttore della Fabbrica d’Armi di Brescia. Nel 1879 fu Direttore dell’Arsenale di Costruzione di Torino e il 16 ottobre 1884 venne promosso Colonnello Brigadiere Comandante Territoriale dell’Artiglieria di Torino. Il 21 marzo 1886 fu promosso Maggior Generale Comandante di Artiglieria del Corpo d’Armata di Roma e il 13 dicembre 1891 ottenne il grado di Tenente Generale e la nomina a Ispettore delle esperienze e Comandante della Scuola Centrale di tiro di Artiglieria. Il 26 gennaio 1895 venne posto in Posizione Ausiliaria e nel 1898 passò alla Riserva. Fotografia formato 22 x 17,2. Fotografo: Bosco & Bricca – Torino.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’Argento al Valor Militare
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Bassa Italia 1860
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. G1: Asinari di Bernezzo Cav. Vittorio in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Casasco 3 agosto 1842 – Torino 1923). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 3 novembre 1856, uscì il 1° aprile 1860 Sottotenente nel Reggimento Guide. Prese parte alle campagne di Ancona e della Bassa Italia(1860-61) e il 12 marzo 1863 ottenne il grado di Tenente. Nella campagna contro l’Austria del 1866, a Custoza, “caricando valorosamente alla testa di tre plotoni cadeva ferito al petto da palla nemica ed avendo il braccio sinistro rotto da calcio di fucile, rimase prigioniero”. Gli venne conferita la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Frequentò poi la Scuola di Guerra, fu promosso Capitano il 13 dicembre 1871, Maggiore il 17 marzo 1878, Tenente Colonnello il 9 dicembre 1883, e Colonnello Comandante il Reggimento Umberto I l’8 aprile 1888. Il 4 luglio 1895 ottenne il grado di Maggior Generale Comandante la 4^ Brigata di Cavalleria. Successivamente passò al comando della 7^ Brigata e nel 1900 fu promosso Tenente Generale e venne posto al comando della Divisione Militare di Bologna fino al 1904. Dal 1906 al 1909 Comandò prima il VII Corpo d’Armata e poi il III. Nel 1909 pronunciò a Brescia, consegnando al Reggimento di Cavalleria Aquila lo stendardo, un discorso patriottico, nel quale auspicava la completa liberazione dell’Italia. L’Austria protestò vivamente e l’Asinari dovette essere collocato a riposo. Scoppiata la guerra con l’Austria, venne richiamato in servizio e resse dal 1915 al 1917il comando del Corpo d’Armata Territoriale di Ancona. Nel 1923 venne nominato Senatore. fotografia formato 25 x 16. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
Custoza 24 giugno 1866
Medaglia d’argento al valor militare
settembre 1917
Arc. 1265: Caneva Carlo in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Udine 22 aprile 1845 – Roma 25 settembre 1922). Arruolatosi nell’Imperiale e regio esercito entrò come allievo presso l’Accademia militare di Wiener Neustadt, passando poi alla scuola d’artiglieria di Märisch-Weisskirchen, conseguendo il grado di Sottotenente. Partecipò alla guerra del 1866 combattendo in Boemia nelle file del 7º Reggimento d’artiglieria; quindi, in seguito alla cessione al Regno d’Italia del Veneto, lasciò l’esercito austriaco ed entrò in quello italiano il 31 gennaio 1867 come Sottotenente d’artiglieria. Frequentò la Scuola di applicazione d’artiglieria e genio, poi, promosso Luogotenente (1869), la scuola superiore di guerra, passando quindi nel Corpo di Stato Maggiore. Capitano nel 1875, maggiore nel 1882, poi tenente colonnello capo di Stato Maggiore della divisione di Genova, nel 1891 ottenne il grado di Colonnello e il comando del 41º Reggimento di fanteria, che tenne fino al 1895. Fu quindi Capo di stato Maggiore del VI Corpo d’armata e poi dal settembre 1896 al marzo 1898 in Eritrea, dove prese parte alla campagna contro i Dervisci. Maggior Generale nel 1898, comandò per quattro anni la Brigata “Re”; Tenente Generale nel 1902, resse successivamente la Divisione di Palermo e quella di Messina, indi dal 1904 al 1907 fu comandante in seconda del Corpo di Stato Maggiore. Tenne poi il comando della Divisione di Verona, nel 1909 passò a quello del VII Corpo d’Armata di Ancona e subito dopo a quello del III Corpo d’Armata di Milano; il 30 settembre 1910 ricevette la designazione al comando di un’armata in caso di guerra. Verso la metà del settembre 1911, quando si era appena messo in luce dirigendo il partito vincente nelle grandi manovre estive, fu prescelto a comandare il Corpo d’Armata speciale incaricato di occupare la Tripolitania e la Cirenaica (il conferimento ufficiale dei pieni poteri militari e civili porta la data dell’8 ottobre). Data la repentinità con cui il governo Giolitti aveva deciso di ricorrere alle armi, i piani e le predisposizioni relative dovettero essere improvvisati da lui e dal Generale Alberto Pollio, Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, in pieno accordo, del resto, con le autorità governative e gli ambienti che avevano appoggiato l’espansione italiana in Africa settentrionale. Si deve quindi attribuire a lui solo una responsabilità minore nella sottovalutazione delle difficoltà dell’impresa. Poiché infatti si calcolava che le truppe turche in Tripolitania e Cirenaica (meno di 5.000 uomini) non avrebbero avuto l’appoggio delle popolazioni arabe, fu ritenuta sufficiente per il corpo di spedizione italiano una forza totale di 34.500 uomini, 6.300 quadrupedi e 72 pezzi d’artiglieria. Con queste truppe furono occupati tra il 4 e il 21 ottobre 1911 i centri di Tobruk, Tripoli, Derna, Bengasi, Homs; ma i violenti combattimenti di Sciara Sciat e Bu Meliana (oasi di Tripoli, 23 e 26 ottobre) dimostrarono che i turchi avevano dietro a sé tutta la popolazione ed erano quindi in grado di impedire ogni progresso italiano nell’interno e addirittura di esercitare una seria minaccia per i presidi delle città occupate. Essa appare in alcune fotografie scattate dal corrispondente di guerra francese Gaston Chérau, che cita anche il comportamento nelle lettere scambiate con la moglie. La strategia italiana fu perciò sottoposta a revisione, sulla linea di una sua relazione al Ministro della guerra del 6 novembre. Prima della fine dell’anno vennero sbarcati in Tripolitania e Cirenaica altri 67.000 uomini, 8.300 quadrupedi e 154 pezzi d’artiglieria, con i quali fu consolidata l’occupazione italiana dei centri costieri e iniziati grossi lavori di fortificazione. La proclamazione della legge marziale, da lui fortemente voluta, in tutta la regione (23 ottobre) segnò inoltre l’inizio di una politica più dura verso la popolazione. Attraverso perquisizioni, processi ed esecuzioni sommarie, distruzioni di case e di coltivazioni e il blocco economico tra le oasi costiere e l’interno, i comandi italiani miravano a stroncare la resistenza araba dando la misura della loro potenza e decisione. Questa linea d’azione metteva le truppe italiane al sicuro da rovesci parziali (e infatti tutti gli attacchi turco-arabi alle fortificazioni italiane nel corso dell’inverno vennero respinti con successo), ma allontanava nel tempo l’estensione del dominio italiano a tutto il territorio libico. Ne derivava un grave ostacolo all’azione diplomatica per il riconoscimento internazionale della sovranità italiana sulla Tripolitania e la Cirenaica, proclamata unilateralmente il 5 novembre 1911. Giolitti e il Ministro degli esteri Marchese di San Giuliano richiesero quindi a più riprese e con energia una più dinamica condotta della guerra, ma lui, sempre più convinto delle difficoltà della situazione, fu sostenuto da Pollio e dal Ministro della guerra Spingardi, decisi a evitare ogni rischio di insuccesso anche parziale che riaprisse le ferite di Adua. Anche le proteste della stampa nazionalista, che lo accusavano di inerzia, contribuirono a scuoterne la posizione. L’espansione del dominio italiano in terra libica fu quindi proseguita con cautela, più che altro con l’ampliamento dei campi trincerati attorno ai centri costieri. Nel corso dell’inverno fu esteso il controllo italiano a tutta l’oasi di Tripoli. Poi la primavera del 1912 vide lo sviluppo di offensive a medio raggio: nell’aprile ebbero inizio le operazioni nella zona di Zuara (occupata in agosto) e del confine tunisino, in giugno fu attaccata Zanzur, tra giugno e luglio conquistata Misurata. Alla fine d’agosto le truppe italiane avevano esteso il proprio dominio a tutta la fascia costiera della Tripolitania; assai minori i progressi in Cirenaica, sempre limitati ai dintorni dei centri occupati. Tutto l’interno restava saldamente nelle mani degli arabo-turchi, tanto che il governo italiano fu costretto a cercare una soluzione del conflitto colpendo la Turchia nell’Egeo. A fine agosto egli fu richiamato a Roma e il 2 settembre 1912 esonerato dal comando, che fu ripartito tra il Generale Ottavio Ragni, per la Tripolitania, e il Generale Briccola, per la Cirenaica. Con questo provvedimento il governo voleva dare l’impressione che la situazione si andasse normalizzando, tanto da non richiedere più un comando unico (e infatti erano a buon punto le trattative diplomatiche col governo turco). Per evitare che il suo esonero assumesse un significato punitivo, egli fu promosso Generale d’Esercito (19 settembre 1912), il più alto grado della gerarchia militare conferibile solo a chi avesse comandato un’armata in battaglia. Un anno e mezzo più tardi, nel maggio 1914, lasciò il servizio attivo per raggiunti limiti di età. Durante la prima guerra mondiale non fu richiamato in servizio, a causa dell’età ormai avanzata e del grado superiore a quello di Cadorna. Furono proprio il suo alto grado e l’estraneità al conflitto in corso a farlo designare come presidente della Commissione nominata dal presidente del Consiglio Orlando il 12 gennaio 1918 per indagare sulle cause e le responsabilità del disastro di Caporetto. La Commissione d’inchiesta sul ripiegamento dall’Isonzo al Piave era composta, oltre che da lui, da sei membri: il Generale Ragni, il viceammiraglio Canevaro, l’avvocato generale militare Tommasi, il senatore Bensa e gli onorevoli Raimondo e Stoppato. Nel 1912 fu nominato senatore del Regno, carica che ricoprì fino al 1922. Fotografia formato cartolina 13,8 x 8,8. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Croce al Merito di Guerra
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia Mauriziana
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Arc. 3554: Bulli Scipione in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Firenze, 29 giugno 1840 – Bologna, 1913). Sottotenente nel 2° Reggimento Bersaglieri di Toscana il 7 giugno 1859 e poi Tenente, passò nel Regio Esercito Italiano con il grado di capitano dei Bersaglieri il 24 marzo 1861. Prese parte alla campagna del 1866 e il 22 ottobre 1874 venne promosso Maggiore. Passato al Distretto Militare di Ferrara, ottenne il grado di Tenente Colonnello e il comando del 62° Distretto di Vicenza il 5 gennaio 1882. Promosso Colonnello il 7 ottobre 1887, fu al comando del 53° Distretto Militare di Pesaro nel 1891. Passato al 6° Distretto Militare di Bologna il 25 aprile 1893, fu collocato in Posizione Ausiliaria il 16 luglio 1898. Maggior Generale il 5 agosto 1901 nella Riserva, ottenne il grado di Tenente Generale il 27 maggio 1911. Fotografia formato 13,5 x 9,2. Fotografo: F.lli De Sperati – Bologna.
Arc. 2536: Marchesi Carlo in gran montura da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Sassari 19 dicembre 1836 – Torino 27 dicembre 1912). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 29 ottobre 1852, uscì il 9 agosto 1856 Sottotenente del 15° Reggimento Fanteria. Partecipò alla campagna del 1859 meritando una Medaglia d’Argento al Valor Militare a Palestro e il 19 ottobre dello stesso anno venne promosso Tenente Aggregato allo Stato Maggiore. Nel 1860-61 partecipò alla campagna della Bassa Italia guadagnando una seconda Medaglia d’Argento a Capua e il 24 marzo 1861 fu promosso Capitano effettivo di Stato Maggiore. Nel 1866 partecipò alla guerra contro l’Austria e il 9 luglio 1869 venne promosso Maggiore nel 56° Reggimento Fanteria. Il 21 maggio 1876 ottenne il grado di Tenente Colonnello di Stato Maggiore e il 30 maggio 1878 fu Colonnello Capo di Stato Maggiore del 1° Corpo d’Armata e poi addetto all’Ambasciata di Parigi. Il 6 dicembre 1885 venne promosso Maggior Generale Comandante la Brigata Salerno, il 12 dicembre 1891 ottenne il grado di Tenente Generale Comandante del Presidio di Sardegna e nel 1893 passò al comando della Divisione Ancona. Il 16 marzo 1896 passò in disposizione, il 1° aprile 1896 venne trasferito in Posizione Ausiliaria e il 25 maggio 1899 nella Riserva. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Palestro 1859
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Capua 1860
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 979: Gobbo Gaetano in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Torino 1840 – Torino 1923). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 30 ottobre 1857, uscì il 30 giugno 1859 Sottotenente nel 1° Reggimento Granatieri. Tenente il 10 giugno del 1860, Capitano il 31 marzo del 1864 combatté nella guerra contro l’Austria del 1866. Frequentò la Scuola di Guerra dal 1869 al 1871 e l’11 dicembre del 1873 venne promosso Maggiore. Comandò un Battaglione di Alpini e continuò in quel comando dopo che l’8 novembre 1880 ebbe raggiunto il grado di Tenente Colonnello. Colonnello degli Alpini il 21 luglio 1884 fu comandante del 3° Reggimento e l’11 dicembre 1892 venne promosso Maggior Generale Comandante della Brigata Casale. Il 25 febbraio 1898 ottenne il grado di Tenente Generale e fu posto al comando della Divisione di Messina per poi passare, il 14 gennaio 1900 al comando della Divisione di Alessandria. Il 25 maggio 1902 gli fu affidato il comando del 5° Corpo d’Armata e il 1° dicembre 1908 venne posto in Posizione Ausiliaria. Il 2 dicembre 1913 venne trasferito alla Riserva e allo scoppio della guerra nel 1915 venne richiamato e posto al comando del Corpo d’Armata Territoriale di Verona che resse per due anni. Fotografia formato 14,4 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. G1: Barbieri Lodovico Domenico in gran montura da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Bologna 1843 – Monte San Pietro 1927). Allievo dell’Accademia Militare di Torino il 26 settembre 1861 ne uscì Sottotenente il 5 ottobre 1862. Il 19 luglio 1863 passò allo Stato Maggiore del Genio e il 31 dicembre 1864 fu trasferito al Corpo di Stato Maggiore. Il 12 agosto 1865 ottenne il grado di Tenente, il 28 settembre 1865 passò al 7° Reggimento Fanteria e il 27 maggio 1866 fu nello Stato Maggiore delle Truppe. Partecipò alla campagna contro l’Austria del 1866 e il 25 novembre 1868 ottenne il grado di Capitano passando poi il 28 marzo 1869 al Ministero della Guerra. L’8 aprile 1888 venne promosso Colonnello Comandante il 50° Reggimento Fanteria e il 30 marzo 1890 ritorna allo Stato Maggiore con l’incarico di Comandante in 2^ della Scuola Militare. Maggior Generale comandante la Brigata Regina il 4 luglio 1897, dal 13 febbraio 1896 al 21 giugno 1896 gli venne affidato il comando della Brigata del Corpo di Spedizione in Africa e poi il comando della Brigata Brescia. Il 14 gennaio 1900 venne promosso Tenente Generale e ottenne il comando della Divisione di Novara e il 22 giugno 1902 il comando della Scuola Militare. Il 26 ottobre 1905 venne posto a Disposizione e il 22 febbraio 1910 ottenne il comando del 1° Corpo d’Armata per passare poi il 2 giugno 1910 in Posizione Ausiliaria. Il 2 luglio 1914 venne trasferito nella Riserva. Fotografia formato 23,5 x 17. Fotografo: C. De Marchi – Milano.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Arc. 844: Della Chiesa della Torre Camillo in grande uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Casale 1812 – Cuneo 1889). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 26 aprile 1822 , ne uscì il 21 febbraio 1831 Sottotenente della Brigata Savona. Tenente nel 1836, Capitano nel 1846, guadagnò la Menzione Onorevole alla battaglia di Novara nel 1849. Maggiore il 2 marzo 1851, fece parte della spedizione in Crimea e alla battaglia della Cernaia si meritò la Croce dell’Ordine Militare di Savoia. Tenente Colonnello nel 1856, ottenne il grado di Colonnello il 13 agosto 1858 e il comando del 3° Reggimento Fanteria. L’11 dicembre 1859 venne promosso Colonnello Brigadiere e ottenne il comando della Brigata Piemonte. Maggior Generale il 17 marzo 1861, venne poi promosso Tenente Generale il 7 agosto 1862 e passò al comando della 16^ Divisione. Nel 1863 era al comando della Sotto Divisione di Pavia, della Divisione di Bari nel 1864 e nel 1866 della Divisione di Forlì. Nel 1867 ritornò al comando della Divisione di Bari e infine nel 1869 passò alla Divisione di Genova. Nel 1874 venne trasferito nella Riserva. Fu Aiutante di campo Onorario del Re dall’11 giugno 1863 al 9 gennaio 1878 poi con distintivo di Cessata Casa. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: C. Lose – Milano.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1859
Menzione Onorevole
Novara – 1848
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. G1: Tenente Generale in grande uniforme mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907. Fotografia formato 25 x17. Fotografo: G. Rossi – Milano.
Arc. 1893: Cagni Manfredo in piccola uniforme da Tenente Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Asti 6 ottobre 1834 – Asti 1890). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 30 gennaio 1849, uscì il 5 agosto 1853 Sottotenente nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna. Fece parte del Corpo di Spedizione in Crimea (1855 – 1856) e, nominato Tenente Applicato di Stato Maggiore nel 1859, ebbe a San Martino la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Capitano di Stato Maggiore il 1° giugno 1860, ricevette a Custoza il 24 giugno 1866, la seconda Medaglia d’Argento “per l’intrepidezza e l’intelligenza con cui portò gli ordini durante il combattimento”. Nel 1863 ricopriva l’incarico di Ufficiale d’Ordinanza del Principe Ereditario Umberto di Savoia, che fu padrino del figlio Umberto quendo quest’ultimo fu battezzato. Maggiore nel 7° Granatieri il 17 settembre 1868, ritornò nello Stato Maggiore e poi fu Tenente Colonnello nel reggimento Cavalleria Alessandria il 22 ottobre 1874. Colonnello il 15 luglio 1877, comandò il 5° Reggimento Lancieri Novara. Maggior Generale il 22 ottobre 1884, comandò la Brigata Abruzzi partecipando alla campagna d’Africa del 1887. il 27 marzo 1890 venne promosso Tenente Generale e comandò la Divisione di Verona fino al 1° aprile 1894 quando fu collocato in Posizione Ausiliaria e nel 1898 a riposo. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: C. Capitanio – Brescia.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Medaglia d’argento al valor militare
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia d’argento al valor militare
Custoza 24 giugno 1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (3 barrette)
Medaglia commemorativa delle campagne d’Africa
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Onorificenze estere
Medaglia britannica di Crimea
Ordine di Mejīdiyye (Impero ottomano)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Dannebrog (Danimarca)
Arc. 2113: Tenente Generale della Riserva in grande uniforme mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: D. Sala – Napoli.
Arc. 2799: Prato Cesare ( Mortara, 24 ottobre 1832 – Torino, 1901). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 17 ottobre 1849, uscì il 9 agosto 1855 Sottotenente del Genio. Tenente nel 1857, venne promosso Capitano nel 1859, partecipò alla campagna contro l’Austria di quell’anno meritandosi una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Maggiore nel 1862, ottenne il grado di Tenente Colonnello nel 1872 e quello di Colonnello nel 1877. Direttore del Genio a Torino nello stesso anno, venne promosso Maggior Generale nel 1883 ed ebbe il comando Territoriale del Genio di Torino. Tenente Generale Direttore Generale al Ministero della Guerra nel 1888, dal 1891 al 1892 fu Ispettore delle truppe del Genio. Nel 1892 venne collocato in Posizione Ausiliaria e poi nella Riserva. Fotografia CDV. Fotografo: L. Kaiser – Verona.
Onorificenze
Medaglia d’argento al valor militare
Arc. 721: Serra conte Giacomo (Cagliari, 25 luglio 1840 – Viareggio, 1922). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 16 ottobre 1854, ne uscì Sottotenente di Artiglieria il 30 giugno 1859. Tenente l’11 marzo 1860, venne promosso Capitano il 17 marzo 1861. Partecipò alla campagna del 1866 e nel 1870 alla presa di Roma meritò la Menzione Onorevole. Promosso Maggiore il 7 dicembre 1873 fu applicato per più anni al Ministero della Guerra, diventandovi Tenente Colonnello il 27 marzo 1879. Colonnello il 29 novembre 1883, comandò un Reggimento di Artiglieria da Fortezza: fu quindi trasferito nel personale delle Fortezze. Fu Direttore d’Artiglieria a Firenze, quindi comandò i forti di Moncenisio.In Posizione ausiliaria nel 1897, passò nella Riserva nel 1910 con grado di Maggior Generale e nel 1920 venne promosso Tenente Generale. Fotografia CDV. Fotografo: G. Borelli – Roma.
Arc. 847: Ferraris Carlo Ignazio in grande uniforme da Maggior generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Biella 1° dicembre 1841 – Milano 22 settembre 1906). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 15 marzo 1860, venne promosso Sottotenente di Artiglieria l’8 settembre 1861. Tenente il 21 aprile 1862 venne promosso Capitano il 5 luglio 1866; Maggiore il 21 ottobre 1881 venne trasferito all’8° Reggimento Artiglieria e nominato Aiutante di Campo Onorario del Re. Il 13 aprile 1884 passò allo Stato Maggiore. Tenente Colonnello l’11 ottobre 1885 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione di Alessandria e il 30 marzo 1890 venne promosso Colonnello Comandante dell’11 Reggimento Bersaglieri. Successivamente ebbe il trasferimento allo Stato Maggiore e fu Comandante in 2^ della Scuola Centrale di Tiro di Fanteria di Parma e il 23 luglio 1893 ne divenne il comandante. Il 24 dicembre 1896 ottenne il grado di Maggior Generale e il 10 agosto 1898 fu messo a disposizione. Il 22 dicembre dello stesso anno fu in Posizione Ausiliaria e il 21 giugno 1906 fu promosso Tenente Generale nella Riserva. Fotografia formato 12,3 x 9,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Arc. G: Biandrà dei Conti di Reaglie Nob. Vittorio in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Torino 1828 – Montegrino CO 1913). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 21 ottobre 1843, uscì il 28 marzo 1848 Sottotenente dei Granatieri Guardie e il 30 novembre dello stesso anno venne nominato Tenente partecipando alla campagna del 1848-49. Il 16 novembre 1856 fu promosso capitano nel 9° Reggimento Fanteria e nella campagna del 1859 ottenne la Medaglia d’Argento al Valor Militare nel fatto d’arme di Palestro. Maggiore il 17 marzo 1861 venne nominato Comandante in 2^ del Collegio Militare di Milano e poi di Parma. Nel 1864 passò come Direttore Studi alla Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena e il 20 luglio 1866 venne promosso Tenente Colonnello. Nel 1867 passò al 1° Reggimento Fanteria, nel 1868 al 4° Reggimento Granatieri e nel 1870 al comando del 54° Reggimento Fanteria. Il 1° giugno 1871 fu promosso Colonnello e il 20 giugno 1878 Colonnello Brigadiere Comandante l’8^ Brigata Fanteria. Il 13 ottobre 1881 fu Comandante Superiore dei Distretti della Divisione di Genova e il 1° dicembre dello stesso anno venne promosso Maggior Generale Comandante Superiore dei Distretti della Divisione di Torino. Nel 1889 venne messo in Posizione Ausiliaria e il 12 marzo 1895 venne promosso Tenente Generale nella Riserva. Fotografia formato 26,4 x 17,4. Fotografo: Montabone – Torino.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Palestro 1859
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 719:Biandrà dei Conti di Reaglie Nob. Vittorio in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Torino 1828 – Montegrino CO 1913). Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Montabone – Torino.
Arc. 1275: Galletti Angelo in gran montura da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Cunico 1818 – Piossasco 1886). Sottotenente di Fanteria nel 1841, partecipò alla campagna del 1848 meritandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Il 3 marzo 1849 fu nominato Capitano e trasferito ai Bersaglieri e nel 1859 si distinse a San Martino meritandosi la Croce dell’Ordine Militare di Savoia. Il 31 dicembre 1861 ottenne il grado di Tenente Colonnello e durante la campagna del Brigantaggio ottenne una Menzione Onorevole. Il 31 dicembre 1863 venne promosso Colonnello Comandante il 1° Reggimento Bersaglieri e nella campagna del 1866, comandante della riserva dei Bersaglieri addetta al 1° Corpo d’Armata meritandosi una seconda Menzione Onorevole. Il 4 giugno 1877 ottenne il grado di Maggior Generale della Riserva. Fu Aiutante di Campo Effettivo del Re dal 6 giugno 1868 e Onorario dal 4 giugno 1877 al 23 gennaio 1878 poi con distintivo di Cessata Casa. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Schemboche – Torino.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia d’Argento al Valor Militare
1848
Menzione Onorevole
Campagna della Bassa Italia 1861
Menzione Onorevole
Campagna del 1866
Arc. 3498: Fanteria: Baratieri Oreste in gran montura da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Condino, 13 novembre 1841 – Sterzing (alto Adige), 8 aprile 1901). Nato nella Contea del Tirolo con il cognome di Baratter, decise di italianizzarlo prima in Barattieri e poi in Baratieri. Nel 1859 si trasferì a Milano e l’anno successivo si unì ai Mille di Giuseppe Garibaldi, partecipando con successo alla presa di Capua. Per le imprese garibaldine ottenne il grado di Capitano e una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Rimase affiliato alle “camicie rosse” per 6 anni, dal 1860 al 1866. Prese parte con il grado di Capitano di Fanteria alla campagna del 1866 meritandosi una Menzione Onorevole alla battaglia di Custoza. Prese parte alla sfortunata battaglia di Mentana del 1867 contro l’esercito francese e nel 1872 si arruolò nel Regio Esercito. Nel 1874 partecipò alla spedizione geografica Antinori in Tunisia, per conto della Società Geografica Italiana. Fu nominato Colonnello a Cremona nel 1886 e gli venne assegnato il comando del 4° Reggimento Bersaglieri. Partecipò, come Colonnello, alle campagne militari in Eritrea del 1887-88 e nuovamente nel 1890 e nel 1891 come comandante in seconda. Eletto deputato per la Destra storica a Breno, in provincia di Brescia, Baratieri ebbe confermato il suo seggio per sette legislature, dalla XIII alla XIX (1876-1895). Nel 1891 fu comandante in capo in Africa. Il 28 febbraio 1892 fu designato dal re Umberto governatore della colonia Eritrea e comandante in capo del Regio Corpo Truppe Coloniali d’Africa, con il grado di Maggior Generale e poi di Generale Comandante. Ordinatogli dal governo di invadere l’Etiopia, iniziò ad annettere Cassala (Sudan) il 17 luglio 1894, nel 1895 combatté contro i ras Maconnen e Mangascià, sconfisse il Ras Mangascià nella battaglia di Coatit il 13 gennaio 1895 e in quella di Senafè, preparò l’occupazione del Tigrè e occupò Adigrat (in marzo), Aksum e Adua. A seguito dell’eccidio di un reparto italo-eritreo di 1880 uomini, compiuto sull’Amba Alagi il 3 dicembre 1895, presentò le dimissioni, ma fu costretto dal primo ministro Francesco Crispi, che non intendeva rinunciare alla sua politica colonialista, a passare all’offensiva contro gli africani, nonostante essi fossero in netta superiorità numerica e logistica, a differenza di quanto ritenesse Crispi. In procinto di essere esonerato dal comando e venir sostituito dal Generale Antonio Baldissera, Baratieri decise di cercare una battaglia risolutiva contro Menelik. L’attacco, condotto malamente, fidando su mediocri carte militari, portò rapidamente alla separazione delle varie colonne italiane, che furono quindi sorprese e distrutte, dopo una valorosa resistenza, una dopo l’altra durante la sanguinosa battaglia di Adua del 1º marzo 1896, una delle disfatte più pesanti e tragiche della storia d’Italia. Baratieri diede prova, nella circostanza, di mediocri qualità militari e perse rapidamente il controllo della situazione, senza riuscire a evitare la catastrofe e scampando a sua volta a stento alla morte o alla cattura. Accusato di abbandono di comando, per aver preceduto le truppe nella ritirata dopo Adua, fu ritenuto responsabile dalle autorità di Roma delle tre sconfitte italiane dell’Amba Alagi, di Macallè e Adua: arrestato il 21 marzo 1897, fu quindi sottoposto ad un umiliante processo ad Asmara; il generale sarebbe poi stato prosciolto da ogni accusa per non compromettere l’onore delle forze armate, ma fu collocato a riposo e abbandonò la carriera militare. Negli ultimi tempi della sua vita soggiornò ad Arco e a Venezia; qui scrisse, come estrema autodifesa, le Memorie d’Africa, nel tentativo di proclamarsi vittima del destino. In particolare, mostrando un visibile cambiamento d’opinione rispetto a quando era un capo militare nella Colonia Eritrea, nelle sue memorie tracciò un’analisi precisa del colonialismo italiano e dei metodi degli europei per sottomettere l’Africa, definiti disumani e distruttivi. Secondo l’ex generale, il destino degli africani era analogo a quello dei nativi d’America sterminati dagli europei. Diresse, per diversi anni, la “Rivista militare italiana”. Morì improvvisamente a Vipiteno, allora nel Tirolo austro-ungarico, dove si era recato a visitare i parenti. Lasciò notevoli opere militari. La maggior parte dell’archivio di Oreste Baratieri si trova presso l’Archivio di Stato di Venezia, tranne una parte conservata presso il Museo Storico in Trento. Fotografia CDV. Fotografo: G. Della Valle – Roma.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
27 novembre 1894
Medaglia d’Argento al Valor Militare
«Per i combattimenti presso Capua»
Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Commendatore dell’Ordine di Nichan Iftikar (Tunisia)
Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Arc. 3013: Baulina Giovanni in gran montura da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Cuneo 1827 – Padova 1883). Prese parte da sottufficiale dei Bersaglieri alla campagna del 1848 meritandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare nel fatto d’ armi di Santa Lucia e la promozione a Sottotenente nel combattimento di Governolo. Durante la stessa campagna ottenne la Menzione Onorevole per essersi distinto nei fatti d’armi di Sommacampagna, Berettara, Custoza, Valeggio e sotto le mura di Milano. Partecipò quindi alla campagna del 1849 e nel 1859 riaffermò il suo valore con il grado di Capitano di Stato Maggiore alla battaglia di san Martino guadagnando la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Prese parte da Maggiore Capo di Stato Maggiore della 13^ Divisione attiva alla campagna del 1866. Nel 1872, da Colonnello, comandò il 28° Reggimento Fanteria e successivamente il 1° Reggimento Bersaglieri. Nel 1877 venne promosso Maggior Generale e gli venne affidato il comando della 28^ e della 24^ Brigata e in seguito la Brigata Reggio e la brigata Regina. Nel 1882 fu Direttore dell’Istituto Geografico Militare. Fotografia CDV. Fotografo: A. Sorgato – Bologna.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia d’argento al valor militare
Santa Lucia 1848
Menzione Onorevole
Campagna del 1849
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 3493: Capurro Giovanni in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Genova, 12 aprile 1841 – 1917). Era il figlio di un agiato fabbricante di pasta. Fu implicato nel tentativo insurrezionale del 1857 e l’11 maggio 1860 fu dei Mille sbarcati a Marsala arruolato nei Carabinieri Genovesi. Sergente il 5 giugno 1860, venne promosso Sottotenente nel 3° Reggimento della 1^ Brigata Bixio il 1° luglio 1860. Tenente nel 1° Battaglione della 1^ Brigata Dezza della 18^ Divisione Bixio il 17 luglio 1860, ottenne il grado di Capitano il 21 agosto 1860. Venne confermato nel grado nel Corpo Volontari Italiani presso il Deposito di Vercelli e tale venne confermato nel 12° Reggimento Fanteria del Regio Esercito Italiano il 27 marzo 1862. Passato al 69° Reggimento Fanteria il 28 febbraio 1863, venne promosso Maggiore nel 26° Reggimento Fanteria il 20 novembre 1878. Tenente Colonnello del 62° Reggimento Fanteria il 13 aprile 1884, fu comandante del 54° Reggimento Fanteria il 30 giugno 1889. Promosso Colonnello il 4 novembre 1889, ottenne il grado di Maggior Generale Comandante la Brigata Messina il 2 luglio 1896. In Posizione Ausiliaria il 2 febbraio 1899, venne collocato nella Riserva il 23 marzo 1902 dove ottenne il grado di Tenente Generale il 9 luglio 1905. Fotografia formato 14,4 x 10,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2537: Taffini d’Acceglio conte Luigi in grande uniforme da Maggior Generale Aiutante di Campo Generale Effettivo del Re mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Chambery 24 settembre 1830 – Roma 11 aprile 1897). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 23 settembre 1845, uscì il 2 agosto 1851 Sottotenente di Artiglieria. L’11 agosto 1851 venne promosso Tenente nella 6^ Compagnia da Fortezza e il 24 maggio 1859 ottenne il grado di Capitano nel 6° Reggimento Artiglieria. Partecipò alla campagna del 1859 e il 23 marzo 1862 venne promosso Maggiore nel 3° Reggimento Artiglieria. Prese parte alla guerra contro l’Austria del 1866 e nel 1867 tornò al 6° Reggimento. Il 17 novembre 1871 fu Tenente Colonnello e nel 1875 venne nominato Direttore d’Artiglieria ad Alessandria per poi essere promosso Colonnello Comandante il 2° Reggimento Artiglieria il 15 ottobre 1876. Il 27 aprile 1882 ottenne il grado di Colonnello Brigadiere Comandante l’Artiglieria di Piacenza e il 17 novembre 1883 venne nominato Maggior Generale. L’8 aprile 1888 fu nominato Tenente Generale e venne posto al comando della Divisione di Genova per poi passare al comando della Divisione di Napoli il 27 marzo 1890. Il 17 aprile 1891 divenne Comandante Generale dei CC.RR dove rimase fino al 15 settembre 1896 per poi essere nominato Presidente del Tribunale Supremo di Guerra e Marina. Fu Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re dal 17 marzo 1867 e Aiutante di Campo Onorario dal 31 dicembre 1876 al 9 gennaio 1878 poi con distintivo di Cessata Casa. Fu anche Aiutante di Campo Onorario di Umberto I dal 3 giugno 1880 al 17 novembre 1883, Aiutante di Campo Generale Onorario il 3 febbraio 1884 e Effettivo dal 29 giugno 1884 all’8 aprile 1888.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 2983: Guidotti Ernesto in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Firenze 1833 – La Spezia 1918). Partecipò con l’Esercito Toscano alla campagna del 1859 e successivamente passò nell’Esercito Italiano. Partecipò alla Campagna del 1866 meritandosi la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Colonnello nel 1874, ebbe il comando del 2° Reggimento Bersaglieri e nel 1877 venne nominato Aiutante di Campo di Vittorio Emanuele II, alla morte del quale passò con la stessa carica al servizio di Umberto I. Maggior Generale nel 1881 venne posto al comando della Brigata Bergamo, venne promosso Tenente Generale nel 1887 e comandò la divisione di Bari e poi quella di Torino. Nel 1893 fu collocato nella Riserva. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Brogi – Firenze. Datata Firenze 11 novembre 1884.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Arc. 2556: Zoppi conte Enrico Giuseppe in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Alessandria 10 gennaio 1827 – Firenze 1898). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 30 agosto 1841, uscì il 20 settembre 1845 Sottotenente nel 16° Reggimento Fanteria. Tenente nel maggio 1848, fu a Peschiera decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare e il 30 settembre 1848 venne trasferito ai Carabinieri Reali. Partecipò alla campagna del 1859 contro l’Austria e il 24 ottobre 1860 venne promosso Maggiore nella Divisione di Novara. Promosso Tenente Colonnello nella Legione di Milano della Divisione di Pavia il 22 marzo 1863, passò nel 1866 alla Legione di Genova. Il 24 marzo 1867 venne trasferito e gli venne affidato il comando della Legione di Catanzaro; il 28 novembre dello stesso anno venne promosso Colonnello e il 29 marzo 1868 venne posto al comando della Legione di Bologna. Il 10 giugno 1875 passò alla Legione di Roma e il 30 maggio 1878 ottenne il grado di Maggior Generale ed entrò nel Comitato dei Carabinieri. Il 1° novembre 1882 al 13 marzo 1887 fu Comandante in 2^ dei Carabinieri Reali e il 1° aprile 1887 venne posto in Disposizione. Il 16 aprile 1891 fu in Posizione Ausiliaria e il 20 ottobre 1894 venne promosso Tenente Generale nella Riserva. Fotografia CDV. Fotografo: H. Zinsler – Roma.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Peschiera 1848
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 2950: Sironi Enrico in gran uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Vico Seprio 1825 – Milano 1893). Volontario nel 1848, passò come Sottotenente di Fanteria nell’esercito regolare rimanendo ferito gravemente a Milano e ottenendo la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Combatté poi nel 1849, in Crimea nel 1855, nella campagna del 1859 e nel 1862-63 contro i briganti guadagnando una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1866 partecipò alla campagna contro l’Austria ottenendo una Menzione Onorevole e nel 1873 venne promosso Colonnello Comandante del 27° Reggimento Fanteria. Nel 1881 ebbe il Comando Superiore dei Distretti Militari a Genova e il 27 aprile 1882 venne promosso Maggior Generale e posto al Comando Superiore dei Distretti Militari di Firenze. Nel 1883 fu collocato in Posizione Ausiliaria e nel 1891 passò alla Riserva. Fotografia formato 17,4 x 8,6. Fotografo: Schemboche – Firenze.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Menzione Onorevole
1866
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Arc. G: Cugiani Edoardo in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Torino 1832 – Firenze 1902). Entrato all’ Accademia Militare di Torino il 6 ottobre 1847, uscì il 15 agosto 1853 Sottotenente nel 6° Reggimento Fanteria. Prese parte alla spedizione di Crimea (1855-1856) ed alla campagna del 1859 guadagnandosi a San Martino una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Promosso Tenente nei RR Carabinieri il 21 dicembre 1859, ottenne il grado di Capitano il 18 agosto 1861 e quello di Maggiore il 10 febbraio 1876. Il 6 maggio 1880 venne promosso Tenente Colonnello e Colonnello il 21 giugno 1884. Comandò le Legioni di Firenze e di Bari e nel 1890 venne collocato in Posizione Ausiliaria. Nel 1894 raggiunse il grado di Maggior Generale nella Riserva. Fotografia formato 24,5 x 17,3. Fotografo: U. Baldi & C. Firenze.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di Bronzo
San Marino 24 giugno 1859
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Arc. G2: Cordero di Montezemolo Adriano in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Mondovi 1831 – Mondovì 1902). Sottotenente di Fanteria al servizio del Governo Provvisorio Lombardo nel 1848, prese parte alla campagna del 1848-49; entrato nell’Esercito Sardo come Sottotenente nell’8° Reggimento Fanteria il 17 marzo 1849 prese parte alla campagna del 1859 rimanendo ferito a San Martino e guadagnandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Il 23 febbraio 1860 venne nominato Capitano, prese parte alla campagna del 1860 e il 28 novembre 1867 fu promosso Maggiore nel 57° Reggimento. Partecipò alla campagna del 1866 e alla presa di Roma del 1870. Il 15 ottobre 1876 fu promosso Tenente Colonnello e l’11 marzo 1880 divenne Colonnello e venne posto al Comando del 61° Reggimento Fanteria. Il 25 settembre 1884 fu trasferito al comando del 47° Reggimento Fanteria e nel 1887 fu promosso Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata Bergamo. Il 2 ottobre 1887 ottenne il grado di Maggior Generale e il 1° aprile 1890 venne posto in Posizione Ausiliaria. Il 1° gennaio 1893 fu collocato in Riserva e il 3 marzo 1898 venne promosso Tenente Generale. Fotografia formato 21,5 x 13,4. Fotografo: Montabone – Genova.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’Argento al Valor Militare
San Martino 24 giugno 1859
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. G4: Laj-Miglior (dal 1888 Lai) Luigi in grande uniforme da Maggior Generale Medico mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Cagliari, 1838 – Roma, 1912). Medico di Battaglione nel 1° Reggimento della 18^ Divisione dell’esercito Meridionale nel 1860, passò come Medico di Battaglione del 4° Reggimento Bersaglieri nel R.EI. il 27 marzo 1862. Passato all’Ospedale, partecipò alla campagna del 1866 meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Capitano Medico a Messina l’8 giugno 1873, venne promosso Maggiore presso la Scuola di Applicazione di Sanità di Firenze il 16 agosto 1882. Tenente Colonnello a Disposizione del Comando della Divisione di Ravenna l’8 aprile 1888 per poi passare all’Ospedale di Cagliari. Colonnello Direttore Sanitario del 1° Corpo d’Armata il 7 marzo 1895, venne promosso Maggior Generale Ispettore Medico il 12 febbraio 1899. In Posizione Ausiliaria nel 1903, fu promosso Tenente Generale Medico in Riserva il 1° aprile 1909. Fotografia formato 35,5 x 24,5. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3134: Conti-Vecchi Nicola in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Fivizzano, 1838 – Loano Ligure, 1898). Sottotenente di Fanteria nel 1859, prese parte alla campagna contro l’Austria dello stesso anno e a quella del 1860-61, meritandosi una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Fu poi insegnante di topografia alla Scuola di Guerra. Colonnello nel 1885, comandò il 58 reggimento Fanteria, la Scuola di Fanteria nel 1886 ed il 2° Reggimento Alpini nel 1888. Promosso Maggior Generale nel 1893, ebbe il comando della Brigata Salerno e fu poi Ispettore degli Alpini, carica che continuò a ricoprire anche con il grado di Tenente Generale nel 1898. Fotografia formato 11 x 9,4. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di Bronzo
1859
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 2949: Moreno Gennaro in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Gaeta 1838 – Bologna 1901). Sottufficiale nell’esercito delle Due Sicilie passò nell’esercito sardo nel 1860. Il 16 marzo 1862 ottenne il grado di Sottotenente del 58° Reggimento Fanteria e nel 1865 passò come Allievo alla Scuola di Applicazione di Stato Maggiore. Il 7 giugno 1866 venne assegnato come Tenente allo Stato Maggiore della 5^ Divisione e, nella guerra contro l’Austria di quell’anno, a Custoza meritò la croce di Cavaliere dell’ordine Militare di Savoia. Capitano il 22 maggio 1872, Maggiore il 20 febbraio 1879 nel 31° Reggimento Fanteria. Il 9 dicembre 1883 venne promosso Tenente Colonnello di Stato Maggiore alla Scuola di Guerra e l’8 aprile 1888 ottenne il grado di Colonnello Comandante in 2^ della Scuola di Guerra. Il 29 ottobre 1892 fu comandante del 15° Reggimento Fanteria e il 14 maggio 1894 venne nominato Direttore delle Leve del Ministero della Guerra. Maggior Generale il 3 novembre 1895 venne assegnato al comando della Brigata Pavia il 1° aprile 1896. Il 14 gennaio 1900 passò al comando della Divisione Ravenna e il 6 febbraio 1901 andò in pensione.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Custoza 24 giugno 1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 3472: Pescetto Carlo Antonio in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Celle Ligure, 8 aprile 1822 – Genova, 19 aprile 1913). Soldato volontario nel 1843, fu Tenente dei Bersaglieri il 30 settembre 1848. Partecipò alla campagna di quell’anno e a quella del 1849 e prese parte con il grado di Capitano alla spedizione in Crimea. Nella campagna del 1859 meritò la Medaglia d’Argento al Valor Militare al passaggio della Sesia e la Menzione Onorevole a Monte Suello. Promosso Maggiore il 7 novembre 1860 nella campagna in Italia Meridionale ebbe la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia all’assedio di Ancona. Tenente Colonnello il 5 luglio 1866, ottenne una seconda Medaglia d’Argento ed una seconda Menzione Onorevole alla battaglia di Custoza. Comandante del 69° Reggimento Fanteria nel 1869, fu promosso Colonnello il 16 aprile 1871. In Riserva dal 6 febbraio 1879 al 29 aprile 1897, venne promosso Maggior Generale il 17 dicembre 1893. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Fazzi – Savona.
Arc. G2: Tarditi Cesare in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Torino 16 aprile 1842 – Roma 22 febbraio 1913). Entrato all’Accademia Militare di Torino il 15 ottobre 1858 e venne trasferito al Corso Suppletivo di Ivrea il 5 agosto 1860. Il 6 marzo 1861 venne nominato Sottotenente del 13 ° Reggimento Fanteria e il 24 giugno 1866 fu promosso Tenente nell’ 11° Reggimento Fanteria. Il 13 agosto 1870 entrò nel Comitato di Stato Maggiore della 13^ Divisione e successivamente, il 3 ottobre 1870 alla Divisione di Brescia. Il 29 giugno 1872 venne aggregato allo Stato Maggiore e il 2 luglio 1873 fu promosso Capitano. Il 4 luglio 1873 fu trasferito alla Stato Maggiore al Comando di Corpo. Dal 13 marzo 1879 al 16 febbraio 1896 fu Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re e il 21 marzo 1880 venne promosso Maggiore nel 21° Reggimento Fanteria per poi passare, il 18 settembre 1883, come Capo Sezione di Stato Maggiore presso il Ministero della Guerra. Il 13 aprile 1884 fu promosso Tenente Colonnello Capo Divisione di Stato Maggiore e il 3 luglio 1888 passò al comando del 10° Reggimento Bersaglieri. L’11 ottobre 1888 ottenne il grado di Colonnello e dal 10 settembre al 27 dicembre 1891 fu in Eritrea il Comitato del Governatore. Il 12 giugno 1892 divenne Capo di Stato Maggiore del 3° Corpo d’Armata di Milano e il 16 febbraio 1896 venne promosso Maggior Generale Comandante la Brigata Regina. Il 1° aprile 1896 divenne Direttore Generale della Leve Truppe del Ministero della Guerra e il 16 agosto dello stesso anno passò come Direttore Generale ai Servizi Amministrativi. Il 3 giugno 1898 fu Sottosegretario al Ministero della Guerra e il 14 gennaio 1900 ritornò al servizio attivo al comando della Brigata Torino e il 16 febbraio 1901 al comando della Divisione Ravenna. Il 23 settembre 1901 fu promosso Tenente Generale e il 1° luglio 1902 passò al comando della Divisione di Napoli. Il 17 marzo 1907 venne posto in Posizione Ausiliaria e l’8 maggio 1910 venne trasferito alla Riserva. Fu Presidente dell’Organizzazione Volontari Ciclisti e Automobilisti e il 4 aprile 1909 fu Senatore del Regno. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: H. Le Lieure – Roma.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Cavaliere dell’Ordine della Legion d’onore (Francia)
Arc. 2093: Paladini Cesare in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Livorno 1846 – Livorno 1907). Sottotenente del Genio nel 1867, passò nel Corpo di Stato Maggiore. Nel 1889, in Roma, nel portare soccorso ad operai sepolti sotto macerie, meritò la Medaglia d’Argento al Valor Civile. Colonnello nel 1891, comandò il 47° Reggimento Fanteria Brigata Ferrara, poi fu comandante in 2^ della Scuola Militare e infine del 35° Reggimento Fanteria della Brigata Pistoia. Nel 1901 fu promosso Maggior Generale al comando della Brigata Ancona e andò in Posizione ausiliaria nel 1906. Fu anche Commissario Internazionale per la cessione della Tessaglia alla Grecia. Fotografia formato Umberto. Fotografo: F.lli Lovazzano – Torino.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. 3021: Ambreck Giuseppe in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Firenze 29 dicembre 1836 – Parma 15 luglio 1920). Partecipò quale Sottotenente di Fanteria nell’Esercito Toscano alla campagna del 1859 e il 1° marzo 1860 entrò nel Regio Esercito con il grado di Tenente nel 31° Reggimento Fanteria. Capitano il 5 gennaio 1862, partecipò alla campagna del 1866 contro l’Austria e il 13 ottobre 1877 ottenne il grado di Maggiore. Tenente Colonnello il 10 ottobre 1882, venne nominato Colonnello Comandante il 31° Reggimento Fanteria il 20 marzo 1887. Comandante del Distretto Militare di Piacenza il 19 agosto 1891 venne collocato in Posizione Ausiliaria il 16 maggio 1896 per poi passare alla Riserva il 18 agosto 1899. Il 24 dicembre 1899 venne promosso Maggior Generale. Fotografia 13,5 x 8,5. Fotografo: Ermini – Milano.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
2 barrette
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. 2270: Machiavelli Paolo in grande uniforme da Maggior Generale Medico mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 ( Genova 1827 – 01 ottobre 1887). Volontario nel Governo Provvisorio Lombardo nel 1848, venne promosso Medico di Divisione all’Ospedale di Napoli il 20 agosto 1859. Il 31 luglio 1866, durante la campagna contro l’Austria, meritò una Menzione Onorevole come responsabile dell’Ospedale di Milano. l’11 dicembre 1873 venne promosso Colonnello Medico e confermato come Direttore dell’Ospedale Militare di Milano e nel 1882 fu nominato Ispettore del Corpo di Sanità Militare. Nel 1885 fu nel Comitato di Sanità Militare e il 30 dicembre 1886 fu promosso Maggior Generale Medico e Presidente del Comitato di Sanità Militare. Pubblicò numerose monografie. Fotografia CDV. Fotografo: Shemboche – Roma.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Menzione Onorevole
1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza 3 barrette
Arc. 3393: Massa Alessandro in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1898 – 14 febbraio 1907 (Modena, 6 ottobre 1842 – 1906). Sottotenente di Fanteria nel 1859, venne promosso Tenente nel 50° Reggimento Fanteria il 1° dicembre 1860. Partecipò alle campagne del 1859 – 60, venne promosso Capitano nel 27° Reggimento Fanteria il 17 maggio 1866 e partecipando alla campagna contro l’Austria di quell’anno. Prese parte alla campagna del brigantaggio rimanendo ferito nel 1861 meritando la medaglia d’Argento al Valor Militare. Prese parte anche alla campagna del 1870 e nel 1871 fu al Distretto di Bologna. Maggiore nel 2° e poi nel 7° Reggimento Bersaglieri il 1° marzo 1877, fu Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re dal 18 marzo 1879 al 23 novembre 1893. Tenente Colonnello nel 7° e poi nel 10° Reggimento Bersaglieri il 26 ottobre 1882, venne promosso Colonnello Comandante del 10° Reggimento Bersaglieri il 21 marzo 1886. Comandante in 2^ alla Scuola Centrale di Tiro di Fanteria il 3 luglio 1888, fu comandante dell’11° Reggimento Bersaglieri. Maggior Generale comandante della Brigata Modena il 23 novembre 1893, venne collocato in Posizione Ausiliaria il 1° febbraio 1898. Venne promosso Tenente Generale nella Riserva. Fotografia formato 4 x 3. Fotografo: Sorgato – Modena.
Arc. 3106: Tosi Federico in grande uniforme da Maggior Generale Medico mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Massa, 1837 – la Spezia, 1896). Medico di Battaglione nel 1859, partecipò alla campagna del 1859, 1860 -61, 1866 e 1870 meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare a Monte Pulito nel 1860. Medico di Reggimento (Capitano) nel 52° Reggimento Fanteria il 27 marzo 1862, Fu Segretario del Comitato di Sanità nel 1872. Maggiore nel 1879, fu Tenente Colonnello l’8 gennaio 1882 e nel 1884 fu Direttore dell’Ospedale Militare di Firenze. Colonnello il 7 ottobre 1887 fu Direttore della Scuola di Applicazione di Sanità Militare di Firenze dal 7 marzo 1895 e poi Direttore di Sanità dell’VIII Corpo d’Armata. Il 16 settembre 1896 venne promosso Maggior Generale Ispettore di Sanità Militare. Autore di memorie scientifiche e statistiche, fu incaricato nel 1873 di studiare e proporre il miglior modo di trasporto di ammalati e feriti sulle ferrovie e nel 1877 di proporre i modelli da allestimento per i veicoli ferroviari e per l’allestimento di treni per feriti. Inventò il lettuccio – barella regolamentare che porta il suo nome. dal 1875 al 1877 tenne la redazione del Giornale di Medicina Militare. Fotografia formato 15,7 x 11,5. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia d’argento al valor militare
Monte Pulito – 1860
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza 4 barrette
Arc. 1768: Biancardi Giuseppe in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Milano 8 agosto 1839 – Roma 27 settembre 1906). Volontario nel 2° Reggimento Artiglieria, partecipò alla campagna del 1859. Laureatosi in ingegneria civile nel 1860 ebbe la nomina a Sottotenente di Artiglieria il 1° ottobre 1860. Il 23 marzo 1862 venne promosso Tenente nel 9° Reggimento Artiglieria e il 19 giugno 1866 ottenne il grado di Capitano, partecipò alla campagna contro l’Austria e nel 1871 fu insegnante di Armi e Tiro all’Accademia di Milano. Maggiore il 26 agosto 1877, ottenne la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per i suoi studi sul materiale d’Artiglieria e sul cannone da 45 cm. Il 10 maggio 1883 venne promosso Tenente Colonnello nel Comitato come segretario di Sezione e il 27 febbraio 1887 fu Direttore dell’Artiglieria ad Ancona. Il 7 ottobre 1887 ottenne la promozione a Colonnello e nel 1889 gli fu affidato il comando del 13° Reggimento Artiglieria. Dall’11 aprile 1889 fu Membro del Comitato Centrale del Tiro a Segno Nazionale. Il 3 marzo 1895 venne promosso Maggior Generale Comandante dell’Artiglieria da Fortezza di Napoli e il 16 settembre 1897 fu Comandante dell’Artiglieria da Campagna di Bologna. Il 16 febbraio 1900 venne posto in Disposizione, il 16 agosto 1901 in Posizione Ausiliaria e il 22 maggio 1904 nella Riserva. fu apprezzato collaboratore della Rivista d’Artiglieria e Genio. Ideò un affusto idropneumatico presentato al Ministero nel 1870 alcuni mesi prima dell’invenzione identica di Moncrieff. Fotografia formato cartolina. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
2 barrette
Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana (Francia)
Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
Arc. G2: Sollier Emilio in grande uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Vinadio, 1840 – Torino, 1913). Sottotenente del Genio nel 1861, divenne Colonnello l’11 dicembre 1892. Direttore territoriale del Genio di Milano il 24 marzo 1892, passò a comandare quello di Venezia il 17 ottobre 1895. Nominato Ispettore delle costruzioni a Spezia il 31 agosto 1896, gli venne affidato il comando del presidio della stessa città il 27 settembre 1896. Il 18 dicembre 1898 venne collocato in Posizione Ausiliaria e il 2 febbraio 1902 venne trasferito nella Riserva. Ottenne il grado di Maggior Generale nella Riserva il 4 giugno 1903 e il 30 maggio 1912 venne promosso tenente Generale. Fotografia formato 25 x 20. Fotografo: F.lli Lovazzano – Torino.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. 2884:S.A.R.Vittorio Emanuele di Savoia – Aosta, conte di Torino in uniforme ordinaria da Colonnello Comandante del 5° Reggimento Lancieri di Novara mod. 16/05/1895 – 25/12/1902 (Torino, 24 novembre 1870 – Bruxelles, 10 ottobre 1946). Secondogenito di Amedeo I di Spagna e fratello di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, di Luigi Amedeo, duca degli Abruzzi, e di Umberto, conte di Salemi, Vittorio Emanuele percorse la carriera militare nell’arma di cavalleria. Frequentò il Collegio Militare di Milano, oggi denominato Scuola militare “Teulié”, e l’Accademia Militare di Modena, uscendone nel 1889 con il grado di Sottotenente. Assegnato inizialmente al reggimento “Nizza Cavalleria”, fu in seguito promosso al “Piemonte Cavalleria” con il grado di Tenente. Il 15 agosto 1897, a Vaucresson, presso Versailles, Vittorio Emanuele si batté a duello con il principe Henry d’Orléans, che, in un articolo pubblicato sul quotidiano Le Figaro, aveva denigrato il valore dei soldati italiani dopo la battaglia di Adua. Il conte di Torino ferì all’addome l’avversario e vinse il duello dopo 26 minuti (nel duello, il suo padrino era il Generale Felice Avogadro di Quinto mentre il suo testimonio era il generale Coriolano Ponza di San Martino). Al suo ritorno in patria venne ricevuto con grandissimi onori dallo zio Umberto I, mentre i giornali dell’epoca ne fecero una sorta di eroe patrio. Nel gennaio 1898 i principali giornali d’Europa diedero notizia, dandola per certa, di un suo presunto fidanzamento con la principessa Clara di Baviera, sorella minore della cugina Isabella, ma la notizia non fu confermata e del matrimonio non si parlò più. Nel 1900 Vittorio Emanuele venne nominato Colonnello e promosso al comando dei “Lancieri di Novara”. Nel 1903, promosso Generale di Brigata, comandò la VII brigata di cavalleria. Nel 1910 fu Tenente Generale e ispettore di cavalleria. Nella Grande Guerra (1915-1918) fu a capo dell’Arma di Cavalleria. Venne promosso Generale di Corpo d’Armata nel 1923. Durante il fascismo mantenne una posizione defilata. Celibe e senza figli, morì in Belgio nel 1946 dove si era recato in esilio dopo il referendum istituzionale. Dal 1968 è sepolto nella cripta reale della basilica di Superga, sulla collina di Torino. Fotografia formato cartolina 9 x 14. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
19 settembre 1918
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia
Onorificenze straniere
Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
Arc. 2380: Maggior Generale in grande uniforme mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907. Fotografia formato Gabinetto. Fotografo: A. Cattani & Figli – Firenze.
Arc. G4: Maggior Generale della Riserva in uniforme ordinaria mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907. Fotografia formato 23,5 x 17,3. Fotografo: A. Ferrario – Milano.
Arc. 3011: Mazzucchi Gugliemo in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 13 giugno 1878 – 5 giugno 1890 (Poirino 7 novembre 1831 – Torino 1904). Allievo all’Accademia Militare di Torino il 14 ottobre 1845, uscì il 16 settembre 1849 Sottotenente nel Reggimento Nizza Cavalleria e vi rimase fino all’11 marzo 1860 quando venne promosso Capitano e venne trasferito al Reggimento Guide. Promosso Maggiore il 31 maggio 1866, partecipò alla campagna contro l’Austria e a Custoza ottenne la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia “per aver diretto con intelligenza e valore le varie cariche eseguite dal 3° Squadrone”. Tenente Colonnello il 24 marzo 1872 venne trasferito nel Reggimento Cavalleggeri di Monferrato e nel 1875 passò al comando del Reggimento Lancieri di Firenze. il 1° giugno 1877 venne promosso Colonnello e nel 1882 Colonnello Brigadiere Comandante la 3^ Brigata di Cavalleria. Maggior Generale il 17 novembre 1883 venne collocato in Posizione Ausiliaria il 1° agosto 1888 e il 7 novembre 1888 nella Riserva. Il 12 marzo 1895 venne promosso Tenente Generale. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: C. Marzocchi – Milano.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Custoza 24 giugno 1866
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza
Arc. 401:Egidio Osio in uniforme ordinaria da Maggior Generale mod. 1892 (Milano, 16 giugno 1840 – Milano, 27 marzo 1902). Fu allievo del Collegio Longone retto dai Padri Barnabiti che gli inculcarono principi religiosi e patriottici, premiandolo tra gli allievi più meritevoli. Passò quindi al Collegio Borromeo di Pavia per intraprendere gli studi di giurisprudenza ma vi trascorse un solo anno. Nella primavera del 1859, infatti, passò clandestinamente in Piemonte per arruolarsi come soldato semplice volontario nell’Armata Sarda nel 10º Reggimento, Brigata Regina, che faceva parte della Divisione comandata dal Generale Garibaldi e combatté nella Seconda guerra di indipendenza italiana. Frequentò quindi l’Accademia Militare ottenendo il grado di Sottotenente nel 1860. Partecipò alla campagna nell’Italia meridionale, meritandosi una Menzione Onorevole alla presa di Capua (2 novembre 1860) e, nel 1861, contro il brigantaggio. Promosso Capitano prese parte alla campagna del 1866 contro l’Austria, nel 1867-68 prese parte, come Osservatore Militare, alla spedizione inglese in Abissinia contro il Negus Teodoro II. Dal 1879 fu Addetto Militare presso la Regia Ambasciata italiana a Berlino, carica che in precedenza gli era stata negata dal ministro della guerra Generale Cesare Ricotti- Magnani che lo credeva autore di libelli apparsi su di lui e col quale poi chiarì le proprie posizioni. Durante il periodo berlinese, il Colonnello Osio frequentò assiduamente la corte imperiale e strinse amicizia col figlio del Kaiser Guglielmo I di Germania, il principe Friedrich Wilhelm Nikolaus di Prussia. Nel 1881, da Tenente Colonnello di Stato Maggiore, fu comandato presso la Casa di S.M. per l’istruzione militare del principe di Napoli Vittorio Emanuele. Fu Ufficiale d’Ordinanza Onorario del Re, poi Vicegovernatore del principe di Napoli e Aiutante di Campo Onorario del Re nel 1882. Raggiunto il grado di colonnello comandò il 18° Reggimento Fanteria dal 1890 al 1892 quando venne promosso Maggior Generale. Comandò la 1^ Brigata Bersaglieri e, promosso Tenente Generale comandò la Divisione Militare di Brescia e di Milano. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: G. Rossi – Genova. Autografata e datata 27 marzo 1902.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Medaglia di bronzo al Valor Militare
Assedio di Capua, 1860
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d’Indipendenza (5 barrette)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Cavaliere di II classe dell’ordine dell’Aquila rossa (Impero tedesco)
Medaille Commémorative de la Campagne d’Italie de 1859 (Francia)
Abyssinian War Medal (Regno Unito)
Arc. G2: Scappucci Mario in piccola uniforme da Maggior Generale mod. 30 maggio 1877 – 14 febbraio 1907 (Firenze, 14 luglio 1841 – 19..). Sottotenente nell’esercito toscano nel 1859, partecipò alla campagna di quell’anno e, passato nell’esercito sardo, prese parte alla lotta contro il Brigantaggio. Il 5 gennaio 1862 venne promosso Capitano nel 44° Reggimento Fanteria e, durante la campagna del 1866 contro l’Austria, si meritò tre Menzioni Onorevoli. Il 31 gennaio 1878 fu Maggiore nel 54° Reggimento e dal 18 marzo 1879 al 3 marzo 1895 fu Aiutante di Campo Onorario del Re. Tenente Colonnello nel 73° Reggimento il 10 maggio 1883 venne promosso Colonnello Comandante del 34° Fanteria il 7 ottobre 1887. Ottenne il grado di Maggior Generale il 3 marzo 1895 e comandò la Brigata Parma, la Brigata Como, e la Brigata Pinerolo dal 23 agosto 1898. Venne posto in Posizione Ausiliaria il 16 febbraio 1900 e il 22 maggio 1904 venne promosso Tenente Generale della Riserva. Al lati i figli Sottotenenti del 15 Reggimento Fanteria. Fotografia formato 21,2 x 13. Fotografo: Montabone – Firenze. Datata 1897.
Onorificenze
Menzione Onorevole
1866
Menzione Onorevole
1866
Menzione Onorevole
1866
Arc. 2372:Porro dei conti di Santa Maria della Bicocca Carlo in uniforme ordinaria da Tenente Generale (Milano, 3 ottobre 1854 – Roma, 19 aprile 1939). Sottotenente di Artiglieria nel 1875, insegnò storia militare all’Accademia Militare di Torino dal 1880 al 1882, frequentò la Scuola di Guerra e passò allo Stato Maggiore per poi insegnare geografia alla Scuola di Guerra. Colonnello nel 1899, comandò il 61° Reggimento Fanteria, e dal 1900 al 1905 fu addetto al Corpo di Stato Maggiore. Sottosegretario alla Guerra nel 1905-06, nello stesso anno divenne Maggior Generale e comandò fino al 1911 la Scuola di Guerra. Tenente Generale nel 1911, comandò la Divisione Militare di Verona, poi quella di Milano, quindi il VI Corpo d’Armata a Bologna. Nel 1915 divenne Sottocapo di Stato Maggiore dell’esercito fino al novembre 1917: ottenne la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia per i servizi resi in guerra. Nel 1916 venne nominato senatore, nel 1919 passò in Posizione Ausiliaria, nel 1923 ebbe il grado di Generale d’Armata, e nel 1932 venne nominato Ministro di Stato. Fu inoltre Presidente della Reale Società Geografica italiana (1915-18), dal 1925 presidente della Casa Umberto I per i Veterani, e Presidente dal 1925 della sezione “Scienze militari”. Nel 1930 venne collocato a riposo. Il Generale era figlio del senatore Alessandro che fu membro del Governo Provvisorio milanese del 1848; nipote di Carlo, prigioniero degli austriaci nel 1848 e da essi ucciso a Melegnano nella ritirata di Milano; Cugino di Gian Pietro, esploratore, ucciso nell’Harrar nel 1895. Fotografia formato 14 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto. La foto è stata truccata, l’uniforme è da Tenente Colonnello con il grado da Generale.
Onorificenze
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Croce al Merito di Guerra
Determinazione ministeriale 4 novembre 1922
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Arc. 2538:CanevaCarlo in grande uniforme da Generale d’Esercito mod. 14 febbraio 1907 (Udine, 22 aprile 1845 – Roma, 25 settembre 1922). Arruolatosi nell’Imperiale e regio esercito entrò come allievo presso l’Accademia militare di Wiener Neustadt, passando poi alla scuola d’artiglieria di Märisch-Weisskirchen, conseguendo il grado di Sottotenente. Partecipò alla guerra del 1866 combattendo in Boemia nelle file del 7º Reggimento Artiglieria; quindi, in seguito alla cessione al Regno d’Italia del Veneto, lasciò l’esercito austriaco ed entrò in quello italiano il 31 gennaio 1867 come Sottotenente d’Artiglieria. Frequentò la Scuola di applicazione d’artiglieria e genio, poi, promosso Luogotenente (1869), la scuola superiore di guerra, passando quindi nel Corpo di Stato Maggiore. Capitano nel 1875, Maggiore nel 1882, poi Tenente colonnello Capo di Stato Maggiore della divisione di Genova, nel 1891 ottenne il grado di Colonnello e il comando del 41º Reggimento di Fanteria, che tenne fino al 1895. Fu quindi Capo di Stato Maggiore del VI Corpo d’Armata e poi dal settembre 1896 al marzo 1898 in Eritrea, dove prese parte alla campagna contro i Dervisci. Maggior Generale nel 1898, comandò per quattro anni la Brigata “Re”; Tenente Generale nel 1902, resse successivamente la divisione di Palermo e quella di Messina, indi dal 1904 al 1907 fu comandante in seconda del Corpo di Stato Maggiore. Tenne poi il comando della divisione di Verona, nel 1909 passò a quello del VII Corpo d’Armata di Ancona e subito dopo a quello del III Corpo d’Armata di Milano; il 30 settembre 1910 ricevette la designazione al comando di un’armata in caso di guerra. Verso la metà del settembre 1911, quando si era appena messo in luce dirigendo il partito vincente nelle grandi manovre estive, fu prescelto a comandare il Corpo d’armata speciale incaricato di occupare la Tripolitania e la Cirenaica (il conferimento ufficiale dei pieni poteri militari e civili porta la data dell’8 ottobre). Data la repentinità con cui il governo Giolitti aveva deciso di ricorrere alle armi, i piani e le predisposizioni relative dovettero essere improvvisati da lui e dal Generale Alberto Pollio, Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, in pieno accordo, del resto, con le autorità governative e gli ambienti che avevano appoggiato l’espansione italiana in Africa settentrionale. Si deve quindi attribuire a lui solo una responsabilità minore nella sottovalutazione delle difficoltà dell’impresa. Poiché infatti si calcolava che le truppe turche in Tripolitania e Cirenaica (meno di 5.000 uomini) non avrebbero avuto l’appoggio delle popolazioni arabe, fu ritenuta sufficiente per il corpo di spedizione italiano una forza totale di 34.500 uomini, 6.300 quadrupedi e 72 pezzi d’artiglieria. Con queste truppe furono occupati tra il 4 e il 21 ottobre 1911 i centri di Tobruk, Tripoli, Derna, Bengasi, Homs; ma i violenti combattimenti di Sciara Sciat e Bu Meliana (oasi di Tripoli, 23 e 26 ottobre) dimostrarono che i turchi avevano dietro a sé tutta la popolazione ed erano quindi in grado di impedire ogni progresso italiano nell’interno e addirittura di esercitare una seria minaccia per i presidi delle città occupate. L’espansione del dominio italiano in terra libica fu quindi proseguita con cautela, più che altro con l’ampliamento dei campi trincerati attorno ai centri costieri. Nel corso dell’inverno fu esteso il controllo italiano a tutta l’oasi di Tripoli. Poi la primavera del 1912 vide lo sviluppo di offensive a medio raggio: nell’aprile ebbero inizio le operazioni nella zona di Zuara (occupata in agosto) e del confine tunisino, in giugno fu attaccata Zanzur, tra giugno e luglio conquistata Misurata. Alla fine d’agosto le truppe italiane avevano esteso il proprio dominio a tutta la fascia costiera della Tripolitania; assai minori i progressi in Cirenaica, sempre limitati ai dintorni dei centri occupati. Tutto l’interno restava saldamente nelle mani degli arabo-turchi, tanto che il governo italiano fu costretto a cercare una soluzione del conflitto colpendo la Turchia nell’Egeo. A fine agosto egli fu richiamato a Roma e il 2 settembre 1912 esonerato dal comando, che fu ripartito tra il Generale Ottavio Ragni, per la Tripolitania, e il Generale Briccola, per la Cirenaica. Con questo provvedimento il governo voleva dare l’impressione che la situazione si andasse normalizzando, tanto da non richiedere più un comando unico (e infatti erano a buon punto le trattative diplomatiche col governo turco). Per evitare che il suo esonero assumesse un significato punitivo, egli fu promosso Generale d’Esercito (19 settembre 1912), il più alto grado della gerarchia militare conferibile solo a chi avesse comandato un’armata in battaglia. Un anno e mezzo più tardi, nel maggio 1914, lasciò il servizio attivo per raggiunti limiti di età. Durante la prima guerra mondiale non fu richiamato in servizio, a causa dell’età ormai avanzata e del grado superiore a quello di Cadorna. Furono proprio il suo alto grado e l’estraneità al conflitto in corso a farlo designare come presidente della Commissione nominata dal presidente del Consiglio Orlando il 12 gennaio 1918 per indagare sulle cause e le responsabilità del disastro di Caporetto. Nel 1912 fu nominato senatore del Regno, carica che ricoprì fino al 1922. Fotografia formato 14 x 8,7. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Croce al Merito di Guerra
Determinazione ministeriale 4 novembre 1922
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia
Medaglia Mauriziana
Croce d’oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Medaglia commemorativa delle Campagne d’Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Arc. 1896: Gobbo Gaetano in grande uniforme da Tenente Generale mod. 14 febbraio 1907 (Torino, 1840 – Torino, 1923). Arruolatosi nell’Armata Sarda transitò successivamente nel Regio Esercito. Sottotenente di Fanteria, assegnato al corpo dei Granatieri nel 1860, si distinse durante la terza guerra d’indipendenza italiana del 1866. Transitato nel corpo degli Alpini con il grado di Maggiore, fu comandante del 6° e poi nel 1878 del 9º Battaglione Alpini. Frequentò poi la Scuola di Guerra dell’esercito di Torino, venendo promosso Tenente Colonnello. Nel 1883 era in servizio presso il 2º Reggimento Alpini di stanza a Bra, e promosso Colonnello nel 1884 divenne comandante del 3º Reggimento Alpini. Fu promosso Maggior Generale nel 1892, assumendo il comando della Brigata Casale. Promosso Tenente Generale il 24 febbraio 1898, comandò dapprima la Divisione militare di Messina (24ª), passando il 16 gennaio 1900 al comando di quella di Alessandria (3ª). Nel 1902 assunse il comando del V Corpo d’Armata, andando in posizione ausiliaria nel corso del 1908. Assegnato dal 15 ottobre 1912 allo Stato Maggiore del I Corpo d’Armata di Torino, transitò nella riserva nel 1913, ma all’atto dell’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, fu richiamato in servizio. Non ebbe incarichi operativi a causa della tarda età, ma fu nominato comandante del Corpo d’Armata territoriale di Verona, alle dipendenze della 1ª Armata allora al comando del Tenente Generale Roberto Brusati. Mantenne tale incarico sino al 1917. Posto definitivamente in pensione si spense a Torino nel corso del 1923. Fotografia formato 14 x 10. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 11 marzo 1897.
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia
Regio Decreto 27 dicembre 1903.
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Regio Decreto 9 giugno 1904.
Medaglia a ricordo delle guerre combattute per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Regio Decreto 3 novembre 1906.
Arc. 2797: Reisoli Ezio in grande uniforme da Tenente Generale mod. 14 febbraio 1907 (Pontremoli, 17 novembre 1856 – Torino, 26 gennaio 1927). Arruolatosi nel Regio Esercito, arma di Artiglieria, nel 1887 passò a far parte del Corpo di Stato Maggiore. Il 26 gennaio 1902 fu promosso al grado di Colonnello, ed assunse il comando del 91º Reggimento Fanteria. Nel 1904 fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’VIII Corpo d’Armata. Nel 1908 fu promosso al grado di Maggior Generale, e nel 1911 partì per la guerra italo-turca. In Libia si distinse come comandante del presidio di Homs, per aver partecipato alla conquista del Mergheb e di Lebda (27 febbraio 1912) e per la successiva difesa di Derna. Durante il conflitto venne elevato al rango di Tenente Generale per merito di guerra, e fu insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Il 16 maggio 1912 lasciò il comando della Brigata Parma per assumere quello della Brigata Messina. Per le sue imprese in Libia il 4 maggio 1913 i suoi concittadini gli consegnarono solennemente a Pontremoli una “Spada d’Onore”, durante una cerimonia tenutasi presso il Teatro della Rosa, alla presenza di numerose autorità civili e militari. Alla mobilitazione contro l’Austria-Ungheria, nel maggio 1915, assunse il comando del II Corpo d’Armata, operante in seno alla 2ª Armata del Generale Pietro Frugoni. Dopo l’inizio delle ostilità, il giorno 24 dello stesso mese, operò alla testa della sua unità sul medio Isonzo (settore di Plava). Il 9 giugno mandò il 37º e il 38º Reggimento della Brigata Ravenna, appartenente alla 3ª Divisione di Fanteria del Generale Giovanni Prelli, al di là del fiume, lanciando la settimana successiva una serie di attacchi contro le posizioni della Quota 383, difese dalla 1ª Brigata da montagna austro-ungarica al comando del Generalmajor Guido Novak von Arienti, operante in seno alla 18ª Divisione di Fanteria del Generalmajor Eduard Böltz. La collina fu conquistata brevemente il 16 giugno, venendo persa il giorno seguente dopo che il Generale Frugoni, ebbe sospeso ulteriori attacchi. Per aver difeso l’operato del Generale Prelli, che di propria iniziativa aveva oltrepassato il fiume Isonzo su un porte di barche, occupando Plava e poi la forte posizione strategica di Quota 383, fu esonerato dal comando per decisione del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, Generale Luigi Cadorna, e nel 1916 passò al comando del Corpo d’Armata territoriale di Genova, venendo collocato in congedo assoluto nel corso del 1918. Tra il settembre del 1923 e il marzo del 1924 fu Commissario prefettizio del Comune di Trapani. Fotografia Formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
Regio Decreto 16 marzo 1913
Croce al Merito di Guerra
Determinazione ministeriale 4 novembre 1922
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia
«In considerazione di lunghi e buoni servizi.» Regio Decreto 7 novembre 1912
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
R.D. 5 giugno 1915
Arc. 2107: Zupelli Vittorio Italico in grande uniforme da Maggior Generale mod. 14 febbraio 1907 (Capodistria, 6 marzo 1859 – Roma, 22 gennaio 1945). Nasce nella Capodistria asburgica da famiglia di estrazione borghese, priva di tradizioni castrensi. Suo padre, Giuseppe, di sentimenti irredentisti, è professore all’ex Imperial Regio Ginnasio Giustinopolitano, poi Ginnasio-Liceo Rinaldo Carli, dove Vittorio Italico compirà i suoi studi. Diciottenne, lascia Capodistria per l’Italia per completare la propria formazione classica presso l’Università di Padova. Il giovane non varcherà mai la soglia del celebre Ateneo: attratto dalla vita militare verrà ammesso all’Accademia Reale di Torino nell’autunno del 1877 da dove uscirà con il grado di Sottotenente d’Artiglieria. Nel 1899 è nominato Tenente Colonnello e nel 1907 Colonnello, distaccato a Roma, presso il Ministero della Guerra. La grande occasione arriva con la guerra italo turca del 1911-1912. Inviato in Libia nell’ottobre del 1911, il Colonnello Zupelli si distingue alla fine di quello stesso mese nell’espugnazione di Derna che egli renderà possibile grazie all’occupazione, con un colpo di mano, delle fonti d’acqua potabile ubicate nelle immediate vicinanze della città. Tali fonti assicureranno il rifornimento idrico delle truppe italiane impegnate nell’assedio. In novembre viene nominato Capo di Stato Maggiore del Generale Pietro Frugoni, comandante del X corpo d’armata speciale in sostituzione del colonnello Marchi. Grande organizzatore, Zupelli avrà modo di distinguersi non solo per il puntuale approvvigionamento della truppa di equipaggiamenti, vettovagliamenti e munizioni, ma anche per il perfetto coordinamento della parte logistica, particolarmente difficoltosa date le impervie caratteristiche del territorio libico. Richiamato a Roma ancor prima del termine delle ostilità, viene nominato Maggior Generale nel 1912. L’11 ottobre 1914 il Ministro della Guerra, Domenico Grandi, dà le dimissioni e il capo del governo, Antonio Salandra, al suo posto nomina Zupelli, in quel momento Vicecapo di Stato Maggiore. Il 15 novembre diviene, per nomina regia, senatore del Regno. Convinto dell’inevitabilità dell’entrata in guerra dell’Italia a breve termine, il nuovo titolare del dicastero della guerra imprime, fin dall’inverno 1914-15, una svolta alla preparazione bellica del Paese, assecondato dal Ministro del tesoro, l’ex-garibaldino Paolo Carcano e dallo stesso Antonio Salandra. Con la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Impero austro-ungarico nel maggio del 1915 viene richiesto al Paese uno sforzo bellico di ampie proporzioni coordinato dal ministro Zupelli che, nel luglio di quello stesso anno, riesce ad imporre ad Antonio Salandra un uomo di sua fiducia, il Generale Alfredo Dallolio, come sottosegretario al ministero della Guerra con competenza sugli armamenti. Coadiuvato dal prezioso Dallolio, Zupelli riuscirà a sfruttare al massimo le potenzialità dell’industria di guerra italiana cercando di colmare, per quanto possibile, le forti deficienze strutturali del settore evidenti fin dalle prime settimane del conflitto. La politica di Zupelli è coronata da successo e le sue dimissioni (16 marzo 1916, rese pubbliche solo il 4 aprile successivo), insistentemente richieste dal Generale Luigi Cadorna e finalmente ottenute, saranno un duro colpo per l’Italia in guerra. Zupelli, spalleggiato da Salandra, si era infatti fermamente opposto sia al disegno di Cadorna di conquistare Trieste con trecentomila uomini sguarnendo il fronte dell’Isonzo, sia alla richiesta da parte del capo di stato maggiore di richiamare prematuramente alle armi la classe 1896 per la costituzione di otto nuove divisioni da impiegarsi nella primavera del 1916. L’avversione nutrita nei suoi confronti da Luigi Cadorna, unita ai tentennamenti di Antonio Salandra inducono Zupelli, dopo tre settimane di pressione della stampa, corsa in appoggio del Generale Cadorna dopo le delusioni albanesi, a rinunciare al dicastero, nel marzo 1916, sostituito dal Generale Paolo Morrone. Il generale, libero ormai da ogni impegno politico, chiede e ottiene di raggiungere il fronte al comando di una divisione (comprendente anche la brigata Salerno, che si coprirà d’onore nella zona dell’alto Isonzo). Le dimissioni di Luigi Cadorna nei primi giorni di novembre del 1917, all’indomani della disfatta di Caporetto, permette l’ascesa del Generale Armando Diaz che lo sostituisce come comandante supremo dell’esercito. Il 20 marzo 1918, il capo del governo, Vittorio Emanuele Orlando, ritiene giunto il momento di sostituire il ministro Vittorio Luigi Alfieri nel dicastero della guerra. Verrà richiamato Zupelli i a ricoprire tale carica per la seconda volta, nominato nel frattempo Tenente Generale. Il suo secondo mandato si concluderà nella seconda metà del gennaio 1919, a guerra conclusa. Nello spazio di soli due mesi e cioè fra i primi del novembre 1919 ed il 31 dicembre dello stesso anno, Zupelli riuscirà a smobilitare ben 1 400 000 uomini. Nel febbraio del 1919 Vittorio Italico Zupelli torna ad essere solo senatore del Regno. Nel 1922 accoglie con freddezza il conferimento dell’incarico di primo ministro a Benito Mussolini, da parte di Vittorio Emanuele III, a seguito della Marcia su Roma. Di tendenze monarchiche e conservatrici, il Generale Zupelli prova e ha sempre provato, nei confronti di Mussolini, scarse simpatie e un senso di profonda diffidenza, tanto da essere stato anche definito “accanito antifascista”. Nell’autunno del 1924, viene nominato vicepresidente del Senato. Presiede la parte finale della Commissione istruttoria del Senato in Alta Corte di giustizia, che il 12 giugno 1925 porta al proscioglimento di Emilio De Bono per complicità nel processo Matteotti. La carica di vicepresidente del Senato è mantenuta dal Generale Zupelli fino all’estate del 1934. Continua tuttavia a frequentare saltuariamente le sedute parlamentari per alcuni anni, fino agli inizi della seconda guerra mondiale. Nella primavera del 1939, pochi mesi prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, l’ottuagenario Vittorio Italico Zupelli compie, accompagnato da un giovane nipote, il suo ultimo viaggio nella Capodistria natìa dopo tredici anni d’assenza. La sua precedente visita era stato infatti effettuata nel 1926, in forma strettamente privata e, prima ancora, nel 1922 in rappresentanza del Parlamento del Regno d’Italia. Poche settimane prima della caduta del fascismo (25 luglio 1943), fa visita a Vittorio Emanuele III insieme all’Ammiraglio Thaon di Revel per cercare di trovare uno sbocco alla crisi militare e politica in cui si dibatte l’Italia, cacciando Mussolini. Tutto si rivelerà però inutile: nessuno dei due prestigiosi personaggi infatti «era disposto ad assumersi i rischi di compiere il primo passo senza un ordine esplicito o almeno senza che fosse fatto loro capire con sufficiente chiarezza che sarebbero stati sostenuti». Fotografia formato 14,5 x 10,7. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Onorificenze straniere
Ufficiale dell’Ordine della Legion d’onore (Francia)
Croix de guerre 1914-1918 (Francia)
Arc. 2954: Rubiolo Michele in grande uniforme da Maggior Generale mod. 14 febbraio 1907 (Torino 14 aprile 1858 – Roma 18 aprile 1917). Allievo Ufficiale il 1° ottobre 1877, venne nominato Sottotenente di Fanteria il 31 luglio 1879. Tenente nel 73° Reggimento Fanteria il 25 dicembre 1881, venne promosso Capitano ed inviato in Eritrea dove rimase dall’8 aprile 1888 al 1890 al comando di truppe indigene e poi del Forte di Keren. Fu nominato anche Segretario degli Affari Esteri in Eritrea. Rientrato in Italia venne destinato come insegnante presso la Scuola militare di Modena e dal 1896 al 1898 ritornò in Eritrea come Commissario di Zona ad Asmara. Il 29 settembre 1900 ottenne il grado di Maggiore e tornò alla Scuola Militare di Modena come insegnante. Il 31 dicembre 1905 fu promosso Tenente Colonnello Comandante il 55° Reggimento Fanteria e il 20 aprile 1911 ottenne il grado di Colonnello e fu posto al comando del 94° Reggimento Fanteria. Il 18 ottobre 1911 tornò nuovamente in Africa e gli fu affidato il comando delle Truppe Coloniali fino al 29 luglio 1914 quando venne assegnato al comando del 70° Reggimento Fanteria. Maggior Generale il 1° febbraio 1915 fu posto al comando della Brigata Cagliari e nello stesso anno venne posto in aspettativa. Fotografia formato 11 x 16,4. Fotografo: Sconosciuto. Autografa e datata 14 ottobre 1915.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. 1737: Gobbo Gaetano in grande uniforme da Maggior Generale mod. 14 febbraio 1907 (Torino, 1840 – Torino, 1923). Fotografia formato 19,5 x 11,7. Fotografo: Lovazzano e sorella – Torino.
Arc. G2: Gatto Antonino in grande uniforme da Maggior Generale mod. 14 febbraio 1907 (Patti ME 22 luglio 1852 – 194.). Allievo all’Accademia Militare il 15 ottobre 1868 ne uscì Sottotenente di Artiglieria il 15 agosto 1871. Nominato Tenente il 3 ottobre 1873 venne promosso Capitano il 21 settembre 1880 e Maggiore dell’11° Reggimento Artiglieria il 19 aprile 1891. Tenente Colonnello del 13° Artiglieria il 9 gennaio 1898 divenne Comandante del 5° Reggimento Artiglieria da Campagna il 21 gennaio 1901 e Colonnello il 23 marzo 1902. Ottenne il grado di Maggior Generale il 3 gennaio 1908 e il 30 dicembre 1907 divenne Comandante dell’Artiglieria da costa e da Fortezza a Roma. L’8 gennaio 1908 passò al comando dell’Artiglieria ad Alessandria e il 18 luglio 1912 venne collocato nella Riserva. L’8 gennaio 1914 venne promosso Tenente Generale. Fotografia formato 23 x 17,5. Fotografo: Schemboche di G. Alifredi – Torino.
Onorificenze
Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Arc. G4: Maggior Generale in grande uniforme mod. 1907. Fotografia formato 23,5 x 17,5. Fotografo: Dosio & C. – Roma.
Arc. 1739: Settimio Piacentini in uniforme giornaliera da Maggior Generale mod. 1907 (Tarano, 6 gennaio 1859 – San Polo Sabino, 2 novembre 1921). Sottotenente del Genio nel 1878, frequentò la Scuola di Guerra e passò nel Corpo di Stato Maggiore. Colonnello nel 1903, fu addetto al comando del Corpo di Stato Maggiore e nel 1907 passò al comando del 59° Reggimento Fanteria. Maggior Generale Comandante la Brigata Calabria nel 1909, fu dal 1911 al 1913 Aiutante di Campo Generale del Re. Tenente Generale nel 1914, comandò la Divisione di Napoli e nel 1915 entrò in guerra contro l’Austria al comando della 32^ Divisione e subito dopo divenne intendente Generale presso il Comando Supremo. Nel 1916 assunse il comando del XVI Corpo d’Armata e poi comandò la 5^ e la 2^ Armata e per le qualità esplicati in detti comandi meritò la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Nel 1917 ebbe il comando del I Corpo d’Armata e dal 1918 al 1920 fu comandante superiore delle forze italiane nei Balcani che resse in momenti difficili, svolgendo un’ardua azione militare e politica tanto da meritarsi la Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia. Venne nominato senatore del Regno l’8 giugno 1921. Morì a causa di un malore accusato nel corso di una manifestazione da lui stesso organizzata nel suo villaggio natale in occasione del passaggio della salma del Milite Ignoto.Fotografia formato 16,5 x 11,8. Fotografo: C. Trampus – Paris.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di gran croce dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro
Grande ufficiale dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro
1º giugno 1918
Commendatore dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro
9 giugno 1912
Ufficiale dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro
13 gennaio 1910
Cavaliere dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro
24 gennaio 1901
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia
24 luglio 1920
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
28 dicembre 1916
Cavaliere di gran croce dell’Ordine della corona d’Italia
26 ottobre 1920
Grande ufficiale dell’Ordine della corona d’Italia
19 giugno 1913
Commendatore dell’Ordine della corona d’Italia
3 giugno 1909
Ufficiale dell’Ordine della corona d’Italia
27 dicembre 1906
Cavaliere dell’Ordine della corona d’Italia
31 maggio 1894
Medaglia d’argento al valor militare
Onorificenze straniere
Commendatore dell’Ordine imperiale di Francesco Giuseppe (Austria)
Grande ufficiale dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere dell’Ordine della legion d’onore (Francia)
Decorato dell’Ordine dell’aquila rossa (Germania)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine di san Michele e san Giorgio (Inghilterra)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine di san Stanislao (Russia)
Arc. G4: Drocchi Pietro in uniforme giornaliera da Maggior Generale mod. 14 febbraio 1907 ( Marazzano, 24 aprile 1841 – Marazzano, 8 aprile 1911). Allievo all’Accademia Militare il 21 ottobre 1859, fu Sottotenente di Artiglieria il 2 marzo 1862. Tenente nel 7° Reggimento Artiglieria il 31 dicembre 1863, fu Capitano nel 2° Reggimenti Artiglieria il 13 dicembre 1871. Passò poi all,8° Reggimento Artiglieria il 15 dicembre 1872 e poi nel 17° Reggimento. Passato al 7° Reggimento Artiglieria il 14 aprile 1884 divenne Maggiore il 9 dicembre dello stesso anno. In aspettativa il 6 settembre 1885, venne collocato in Aspettativa Riduzione Quadri il 1° ottobre 1886. Il 24 marzo 1887 venne destinato al 9° Reggimento Artiglieria e ottenne il grado di Tenente Colonnello il 2 novembre 1890. Comandante del 21° Reggimento Artiglieria il 17 luglio 1893, venne promosso Colonnello il 7 marzo 1895. Comandante in 2^ dell’Accademia Militare il 23 luglio 1896, venne collocato in Posizione Ausiliaria il 26 marzo 1899 e in Riserva il 9 luglio 1905. Ottenne la promozione a Maggior Generale della Riserva il 9 luglio 1905. Fotografia formato 26 x 16. Fotografo: C. Ecclesia – Pavia.
Arc. 3030. Bonazzi Lorenzo in uniforme da campagna da Generale di Corpo d’Armata mod. 1900 – 1920 (Pescia, 18 febbraio 1848 – Roma, 22 novembre 1925). Allievo dell’Accademia Militare il 15 ottobre 1864, ne uscì Sottotenente del Genio il 15 agosto 1867. Tenente il 10 ottobre 1869, venne promosso Capitano il 4 novembre 1875, fu insegnante presso la Scuola di Applicazione di Artiglieria e Genio per poi ottenere il grado di Maggiore, l’11 ottobre 1888, e fu addetto alla Direzione del Genio e al comando territoriale del Genio di Torino. Fu Tenente Colonnello il 7 marzo 1895 e Direttore del Genio in servizio presso la Regia Marina di Taranto il 6 gennaio 1898. Colonnello il 4 giugno 1899 fu Direttore dell’Ufficio Tecnico presso il Comando del Corpo di Stato Maggioree il 18 maggio 1905 venne promosso Maggior Generale Comandante del Genio del Genio di La Spezia e poi di quello di Verona. Il 2 luglio 1908 fu Ispettore delle Costruzioni del Genio e il 15 luglio 1909 ottenne il grado di Tenente Generale e Ispettore Generale del Genio fino al 28 ottobre 1917 . Prodigò alla sua arma il largo contributo del suo sapere durante la guerra meritandosi le Croci di Ufficiale e Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Venne poi collocato in Posizione Ausiliaria e il 1° febbraio 1923 venne promosso Generale di Corpo d’Armata nella Riserva. Dal 23 febbraio 1917 entrò a far parte del Senato del Regno. Fotografia formato 13,7 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
Commendatore dell’Ordine militare di Savoia
25 ottobre 1917
Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d’oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Arc. 1635: Luigi Cadorna in uniforme da campagna da Tenente Generale mod. 1900 – 1920 (Pallanza, 4 settembre 1850 – Bordighera, 21 dicembre 1928). Figlio del Generale Raffaele Cadorna, nel 1860 fu avviato dal padre agli studi militari: dapprima alla Scuola militare “Teulié” di Milano e cinque anni dopo all’Accademia Reale di Torino, venendo nominato Sottotenente nell’arma d’Artiglieria nel 1868. Nel 1867 fu ammesso come allievo nella neonata Scuola di Guerra di Torino. Nel 1870, in forza al 2º Reggimento d’Artiglieria, partecipò alle brevi operazioni militari contro Roma nel corpo di spedizione comandato dal padre. Capitano nel 1880, nel 1883 venne promosso al grado di Maggiore e assegnato allo Stato Maggiore del Corpo d’armata del Generale Pianell. In seguito assunse la carica di Capo di Stato Maggiore del comando divisionale di Verona. Nel 1889 convolò a nozze con Maria Giovanna Balbi dei marchesi Balbi di Genova. Nel 1892, promosso Colonnello, ottenne il primo incarico operativo in qualità di comandante del 10º Reggimento Bersaglieri, mettendosi in evidenza per la sua rigorosa interpretazione della disciplina militare e per il frequente ricorso a dure sanzioni che gli costeranno anche richiami scritti dai suoi superiori. Fu tuttavia particolarmente apprezzato dai generali Pianell e Baldissera che erano quelli che godevano di maggiore riconoscimento nell’Esercito quanto a capacità. Nel 1896, abbandonati gli incarichi operativi, assunse la carica di Capo di Stato Maggiore del Corpo d’ Armata di Firenze. Nel 1898, con la promozione a Maggior Generale, entrò a far parte della ristretta cerchia degli alti ufficiali dell’esercito. La sua ascesa, benché lenta, si dimostrò costante a dispetto delle numerose sue recriminazioni nei confronti di un presunto ostruzionismo da parte dei superiori. Nello stesso anno dovette affrontare il primo smacco, quando, resosi disponibile l’incarico di ispettore generale degli Alpini, gli venne preferito il generale Hensch. Nel 1900 incappò in un secondo insuccesso: abbandonato il Generale Alberto Cerruti il comando della Scuola di Guerra, si vide scavalcato dal Generale Luigi Zuccari; a Cadorna fu invece assegnato il comando della Brigata “Pistoia”, allora di stanza a L’Aquila, che tenne per i successivi quattro anni. Nel 1905 assunse il comando della divisione militare di Ancona e nel 1907 fu a capo della Divisione Militare di Napoli con il grado di Tenente Generale, giungendo infine ai massimi vertici delle forze armate. Nello stesso anno venne fatto per la prima volta il suo nome come possibile successore del Generale Tancredi Saletta, che godeva di pessima salute, alla suprema carica di capo di Stato Maggiore dell’esercito. Ma l’anno successivo, abbandonato infine il Saletta l’incarico, Cadorna si vide preferire il generale Alberto Pollio: a questo ribaltamento non furono sicuramente estranei né i proclamati sentimenti di ostilità di Cadorna nei confronti dell’allora capo del governo Giovanni Giolitti, né tantomeno una lettera che il 9 marzo egli aveva inviato a Ugo Brusati, Primo Aiutante del Re e fratello di quel Roberto Brusati, futuro comandante della 1ª Armata, che nel 1916 sarebbe stato destituito proprio da Cadorna prima della battaglia degli Altipiani. In risposta a sondaggi di Brusati sulle future intenzioni di Cadorna dopo ottenuto l’incarico, e in particolar modo riguardo al mantenimento delle prerogative del Re (formalmente comandante in capo dell’esercito), sul cui rispetto si voleva evidentemente ottenere formale assicurazione, con scarso spirito diplomatico ma onestà intellettuale e morale egli replicò sostenendo il principio dell’unicità e indivisibilità del comando: in tale circostanza, benché i poteri del sovrano fossero sanciti dallo Statuto Albertino, Cadorna si dimostrò deciso a chiarire come, a suo parere, la responsabilità del comando dell’esercito spettasse de facto al solo capo di Stato Maggiore. Benché con le sue dichiarazioni egli fosse allora consapevole di essersi estromesso dalla partita con le proprie mani, la nomina di Pollio inaugurò una stagione di rapporti difficili fra le due alte personalità, destinata a concludersi soltanto nel 1914, con la morte di quest’ultimo. All’amarezza di Cadorna per essersi visto preferire il collega (inviso in certi ambienti per le umili origini, figlio di un ex capitano dell’esercito borbonico) si aggiungevano stridenti contrasti di natura dottrinale, laddove alla rigida impostazione offensivistica del pensiero tattico cadorniano il nuovo capo di Stato Maggiore contrapponeva concezioni operative improntate a maggiore flessibilità, e fondate sulla consapevolezza del ruolo dell’artiglieria e delle armi da fuoco moderne sul campo di battaglia. Cadorna proseguì comunque nella carriera, e nel 1911 assunse il comando del Corpo d’armata di Genova. L’anno successivo scoppiava il conflitto con l’Impero ottomano e, benché Cadorna rappresentasse il candidato in pectore per il comando di un corpo d’armata destinato al servizio oltremare, nella conduzione delle operazioni militari in Libia gli venne preferito il Generale Carlo Caneva. Cadorna, alla soglia dei sessantuno anni, non aveva ancora ricevuto alcun comando operativo su teatro di guerra: tale ritardo si sarebbe tuttavia rivelato per lui vantaggioso, poiché poté presentarsi alla prova del primo conflitto mondiale vantando una carriera esente dagli insuccessi che avevano costellato la recente storia delle armi italiane, dalla campagna d’Abissinia culminata con la disfatta di Adua, sino alle sanguinose e dispendiose operazioni militari contro la guerriglia libica (piegata soltanto nel 1934). La mattina del 1º luglio 1914 moriva improvvisamente il Generale Alberto Pollio, stroncato da un infarto. Pochi giorni prima, il 28 giugno, Gavrilo Princip aveva assassinato a Sarajevo l’arciduca ereditario Francesco Ferdinando e la consorte Sophie Chotek. Il 27 luglio successivo il Re Vittorio Emanuele III, su indicazione del generale Baldissera, offrì la carica a Cadorna: questi pose la condizione, allo scopo di non ripetere gli errori delle guerre risorgimentali, di dipendere, gerarchicamente e istituzionalmente, soltanto dal Re e non dal governo. Il Re accettò dicendogli «la mia autorità servirà soltanto a farla obbedire da tutti». Cadorna prendeva quindi possesso dell’ufficio di Capo di Stato Maggiore. Giunta la guerra, ottenuta dal governo una libertà d’azione che non aveva confronti con quelle dei suoi colleghi della Triplice intesa. Il 23 aprile 1915 Cadorna inizio la mobilitazione parziale e segreta dell’esercito, 8 corpi d’armata su 14 vennero messi sul piede di guerra e subito dopo i 6 rimanenti, ancora prima che il governo ordinasse la mobilitazione generale l’esercito sarebbe stato in grado di invadere l’Austria entro la fine di maggio. I principali successi ottenuti sotto il suo comando (caratterizzato peraltro da durissima disciplina e da scarsa considerazione delle esigenze umane del soldato) furono: l’arresto dell’offensiva austriaca nel Trentino (primavera 1916), la conquista di Gorizia, dovuta a un’improvvisa azione ad oriente, e la vittoria alla Bansizza (estate 1917). L’offensiva di Caporetto (ott. 1917) costrinse Cadorna a ordinare il ripiegamento dello schieramento orientale dell’esercito dietro il Piave. Lasciato il comando l’8 novembre 1917 in seguito a questi avvenimenti e sostituito dal Generale Armando Diaz, fu nominato membro del Consiglio Superiore di Guerra interalleato di Versailles, ma nel febbraio 1918 fu richiamato in Italia, a disposizione della commissione d’inchiesta sui fatti di Caporetto, e nel 1919 collocato a riposo. Senatore del Regno dal 1913, nel 1924 fu nominato Maresciallo d’Italia. Fotografia formato 13,7 x 9. Fotografo: Ragozzino – Napoli.
Onorificenze italiane
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia
29 dicembre 1910
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
30 gennaio 1915
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine Militare di Savoia
28 dicembre 1916
Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Stella dei Karađorđević (classe militare)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre per il merito civile e militare
Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo
Cavaliere di Gran Croce dell’Aquila Rossa
Cavaliere di Gran Croce della Legion d’Onore
Gran Croce Ordine del Principe Danilo I
Cavaliere di Gran Croce Ordine del Bagno
Membro I Classe Ordine di Michele il Coraggioso
Croix de Guerre 1914-1918
Croix de Guerre 1914-1918
Arc. G4: Luigi Cadorna in uniforme da campagna da Tenente Generale mod. 1900 – 1920 (Pallanza, 4 settembre 1850 – Bordighera, 21 dicembre 1928). Fotografia formato 23,5 x 17. Fotografo: F. Marvuglia Napoli.
Arc. 2385: Strumia Gabriele Giuseppe in uniforme da campagna da Tenente Generale mod. 1900 – 1920 (Carmagnola, 26 agosto 1847 – Milano, 15 settembre 1929). Sottotenente nel 47° Reggimento Fanteria il 29 agosto 1875, venne promosso Tenente il 21 agosto 1879. Allievo alla Scuola di Guerra dal 1880 all’11 settembre 1882, rimase alla Scuola Militare come insegnante e venne promosso Capitano nel 34° Reggimento Fanteria il 10 maggio 1883. Fu ancora Insegnante alla Scuola Militare il 13 luglio 1885 e passò poi al 50° Reggimento Fanteria il 24 agosto 1890. Maggiore al 59° Distretto Militare di Siracusa l’11 dicembre 1892, passò al 13° Reggimento Fanteria nel 1893. Fu presso la Scuola Sottufficiali di Fanteria l’8 marzo 1894 e venne trasferito al 74° Reggimento Fanteria il 26 settembre 1895. Promosso Tenente Colonnello nel 93° Reggimento Fanteria il 27 ottobre 1897, ottenne il grado di Colonnello Comandante il 13° Reggimento Fanteria il 17 novembre 1901. Collocato in Posizione Ausiliaria il 18 agosto 1905, passò nella Riserva il 19 dicembre 1908. Maggior Generale il 2 gennaio 1913, ottenne il grado di Tenente Generale il 31 maggio 1917. Fotografia formato 12,5 x 7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 3419: Durand de la Penne marchese Luigi in uniforme da campagna mod. 1900 – 1920 (Nizza, 23 febbraio 1838 – La Penne, 25 agosto 1921). Entrato all’Accademia Militare il 2 novembre 1852, uscì l’8 ottobre 1857 Sottotenente del Genio. Capitano il 25 marzo 1860, ebbe nella campagna della Bassa Italia la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Maggiore il 28 febbraio 1869, venne promosso Tenente Colonnello il 21 maggio 1876. Colonnello il 27 marzo 1879, ottenne il grado di Maggior Generale nel 1887. Tenente Generale dall’11 dicembre 1892, fu Ispettore delle Truppe del Genio e dal 2 ottobre 1897 fu Ispettore Generale di quell’Arma. il 14 gennaio 1900 fu nominato Senatore del Regno. Nel 1903 ottenne la Medaglia Mauriziana e il 1° febbraio 1906 fu collocato in Posizione Ausiliaria. Il 3 aprile venne collocato a riposo e inscritto nella Riserva. Fotografia formato 14 x 9. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2383: Briccola Ottavio in uniforme da campagna da Maggior Generale mod. 1900 – 1920 (Torino, 1853 – Viareggio, 1924). Sottotenente di Fanteria nel 1876, entrò come Capitano nel Corpo di Stato Maggiore; fu insegnante alla Scuola di Guerra e Capo di Stato Maggiore della Divisione Militare di Livorno. Colonnello nel 1900, comandò il 4° Reggimento Bersaglieri, ebbe la carica di Capo di Stato Maggiore del X Corpo d’Armata, e, dopo aver comandato da Maggior Generale (1900) la Brigata Pavia, fu nominato nel 1911 Tenente Generale comandante della Divisione Militare di Livorno. Partecipò alla campagna italo-turca del 1911-1912 quale comandante della 2^ Divisione Speciale di Bengasi, meritandosi la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Nel 1913 resse con perizia la carica di governatore della Cirenaica e, rientrato in Italia fu posto al comando della Divisione Militare di Milano. Comandò l’VIII Corpo d’Armata e, dopo aver preso parte alla campagna 1915-16 al comando di un Corpo d’Armata, ebbe il comando territoriale dei Corpi d’Armata di Torino e di Firenze (1916-17). Fotografia formato 14 x 8,6. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
16 marzo 1913
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Arc. G2: Rondi Giovanni in uniforme da campagna da Maggior Generale mod. 1900 – 1920 ( Alessandria 1852 – Rivergaro 1932). Sottotenente dei Bersaglieri nel 1874, raggiunse il grado di Colonnello nel 1906, comandò il 49° Reggimento Fanteria e nel 1906 fu collocato in Posizione Ausiliaria. Promosso Maggior Generale nella Riserva nel 1915, fu richiamato in servizio per quattro anni in occasione della guerra contro l’Austria. Nel 1923 assunse il grado di Generale di Divisione. Insieme al Generale nella foto il Maggiore Dupre a sinistra e il Tenente Colonnello Zeri. Fotografia formato 11,5 x 14,7. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. G2: Barattieri di San Pietro conte Paolo in uniforme da campagna da Maggior Generale mod. 1900 – 1920 (Savigliano, 12 febbraio 1852 – San Pietro in Cerro, 22 giugno 1919). Allievo al Collegio Militare il 12 ottobre 1865, entrò come Allievo alla Scuola Militare il 12 novembre 1869 da cui ne uscì Sottotenente nel Reggimento Nizza Cavalleriail 10 settembre 1871. Tenente il 21 maggio 1876, fu destinato alla Scuola di Guerra il 19 maggio 1877 e dal 13 dicembre 1880 in servizio Temporaneo allo Stato Maggiore aggregato al Comando del 2° Corpo d’Armata di Milano. Rientrato nel 1° Reggimento Nizza Cavalleria il 24 novembre 1881, venne promosso Capitano e trasferito allo Stato Maggiore presso il 2° Corpo d’Armata il 19 luglio 1883. Passato all’Ispettorato di Cavalleria il 26 ottobre 1883, venne promosso Maggiore nel 1° Reggimento Nizza Cavalleria l’8 aprile 1888 e trasferito a Disposizione del Ministero il 14 aprile 1889. Passato al 7° Reggimento Lancieri di Milano nel 1890, fu di nuovo trasferito allo Stato Maggiore del 3° Corpo d’Armata di Milano il 13 marzo 1892. Passato al Comando di Corpo il 3 aprile 1893, fu confermato in tale ruolo con il grado di Tenente Colonnello il 7 agosto 1894 e nel 1895 venne nominato Capo di Stato Maggiore della Divisione di Milano nel 1895. Nominato Comandante del 2° Reggimento Piemonte Reale Cavalleria il 24 settembre 1896, venne promosso Colonnello l’8 giugno 1897. Capo di Stato Maggiore del 3° Corpo d’Armata di Milano il 26 aprile 1900, venne di nuovo trasferito al Comando del Corpo il 21 dicembre 1901. Promosso Maggior Generale il 19 giugno 1902 gli venne affidato il comando della Brigata Re e il 7 luglio 1907 passò al comando della 4^ Brigata di Cavalleria. Tenente Generale il 27 settembre 1909, fu al comando della Divisione Cuneo e il 31 agosto 1910 passò come Comandante in 2^ del Corpo di Stato Maggiore. Comandante del 7° Corpo d’Armata di Ancona il 16 gennaio 1913, passò al comando del 10° Corpo d’Armata di Napoli il 30 giugno 1914. Passato al comando dell’8° Corpo d’Armata di Firenze, venne collocato in Posizione Ausiliaria il 1° febbraio 1915 e richiamato per lo scoppio della 1^ Guerra Mondiale fino al 1° febbraio 1919 quando venne collocato in Riserva. Fu Aiutante di Campo Onorario di Vittorio Emanuele conte di Torino dal 14 agosto 1892 al 13 febbraio 1902 e Aiutante di Campo Onorario del Re dal 13 febbraio 1902 al 19 giugno 1902. Fotografia formato 23,2 x 16,5. Fotografo: E. Codognato – Verona. Firmata e datata 29 giugno 1906.
Arc. G4: Oro Pasquale in uniforme da campagna da Maggior Generale mod. 28 dicembre 1900 (Caggiano, 8 giugno 1849 – Muzzana del Turgnano, 1924). Sottotenente nel 16° Reggimento Fanteria il 25 aprile 1868, partecipò alla campagna per la presa di Roma nel 1870. Tenente il 4 novembre 1875, venne promosso Capitano nel 2° Reggimento Alpini il 5 gennaio 1882. Maggiore nel 7° Reggimento Alpini l’8 dicembre 1892, fu Tenente Colonnello l’8 giugno 1897. Colonnello Comandante il 20 gennaio 1901, ottenne il grado di Maggior Generale il 6 giugno 1907 e venne posto al comando della Brigata Ferrara. A Disposizione nel 1908, fu al comando della 3^ Brigata Alpini nel 1910 e venne collocato in Posizione Ausiliaria nel 1911. Tenente Generale l’8 gennaio 1914, allo scoppio della guerra contro l’Austria venne richiamato e posto al comando della 24^ Divisione dal 224 maggio al 10 dicembre 1915. Durante la guerra fu protagonista nell’occupazione del Pasubio e durante la sua carriera ottenne una Medaglia d’Argento al Valor Militare e una Medaglia di Bronzo al Valor Civile. Fotografia formato 23,5 x 14. Fotografo: G. Bressanini – Verona.
Arc. 2547: Mandile Luigi in uniforme da campagna da Maggior Generale mod. 1907 – 1915 (Capua, 1851 – 19..). Sottotenente di Fanteria nel 1871, frequentò la Scuola di Guerra ed insegnò arte militare alla Scuola Militare. Colonnello nel 1901, comandò il 47° Reggimenti Fanteria e nel 1904 passò a comandare il Collegio Militare di Roma. Maggior Generale nel 1907, Comandò la Brigata Abruzzi e dal 1908 la Brigata Venezia. Nel dicembre 1908 si distinse nel terremoto di Messina e vi meritò la Medaglia d’Oro di Benemerenza. Collocato in Riserva nel 1911, fu promosso Tenente Generale. Fotografia formato 13,6 x 8,6. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1718:Federico I Leopoldo Francesco Nicoladi Anhalt (Dessau, 29 aprile 1831 – Ballenstedt, 24 gennaio 1904). Federico era figlio del duca Leopoldo IV di Anhalt-Dessau e della principessa Federica di Prussia (1796–1850). Compì i propri studi a Bonn e all’Accademia di Ginevra e nel 1851 entrò nell’esercito prussiano come Tenente nel 1º Reggimento di Guardia a Potsdam e nel 1853 venne trasferito a Dessau. Nel 1864 si trovò a fianco del cognato, il principe Federico Carlo di Prussia, nella seconda guerra dello Schleswig. Nel 1867 divenne Tenente Generale à la suite dell’esercito prussiano, partecipando alla guerra franco-prussiana tra il 1870 ed il 1871 e combattendo nell’assedio di Toul, nella presa di Mont Valérien, nella battaglia di Beaumont ed in quella di Sedan. Per l’azione di Mont Valérien, nell’ambito dell’assedio di Parigi, ottenne la croce di ferro di II classe dal governo prussiano. Il 18 gennaio 1871 rappresentò suo padre alla proclamazione della nascita dell’Impero tedesco alla reggia di Versailles. Il 22 maggio 1871, alla morte del padre, divenne duca di Anhalt (che comprendeva le terre degli antichi ducati di Anhalt-Dessau-Köthen-Bernburg). Il 16 agosto 1876 l’imperatore Guglielmo I di Germania nominò Federico comandante del 93º Reggimento di Fanteria prussiano. Federico I morì a causa di un colpo apoplettico il 24 gennaio 1904 al castello di Ballenstedt. Gli succedette il figlio secondogenito Federico II dato che il primogenito, Leopoldo, gli era premorto. In sua memoria, lo scultore Ludwig Manzel creò una statua equestre in bronzo che venne inaugurata a Dessau nel 1907. Lo scultore berlinese Fritz Heinemann realizzò nel 1902 un busto alto 78 cm in marmo bianco di Carrara raffigurante il duca. l 22 aprile 1854 Federico sposò la principessa Antonietta di Sassonia-Altenburg (17 aprile 1838-13 ottobre 1908), figlia del principe Edoardo di Sassonia-Altenburg. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Cavaliere di I Classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Impero tedesco)
Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Croce di Ferro di I classe (Impero tedesco)
Croce di Ferro di II classe (Impero tedesco)
Cavaliere dell’Ordine dei Serafini
13 marzo 1873
Arc. 2646:Leopold Friedrich Franz Ernst von Anhalt-Dessau (Dessau 18 luglio 1855 – Cannes 2 febbraio 1886). Era il primogenito maschio che Federico I di Anhalt, duca di Anhalt dal 1871 al 1904, ebbe dalla moglie Antonietta di Sassonia-Altenburg. Fin dalla nascita fu dunque l’erede designato di suo padre e del ducato. Fu scelta per lui come moglie la ventitreenne Elisabetta d’Assia-Kassel, che sposò il 26 maggio 1884. Dopo pochi mesi dal matrimonio la sposa risultò essere incinta e nacque una figlia Antonietta. La bambina risultò però essere l’unica nata dalla coppia: Ludovico morì infatti l’anno dopo il 2 febbraio 1886 a Cannes. Il duca Federico I poteva tuttavia continuare a contare sulla successione degli altri tre figli maschi: Federico ed Edoardo, che divennero duchi, e Ariberto, che fu invece reggente per il nipote Gioacchino Ernesto. Antonietta raggiunse l’età adulta e sposò a Dessau il 26 maggio 1909 il principe Federico di Schaumburg-Lippe, dando alla luce cinque figli e contribuendo così alla sopravvivenza della dinastia Lippe. Fotografia CDV. Fotografo: L. Salomon – Dessau.
Arc. 1695:Maria Anna di Anhalt-Dessau (Dessau, 14 settembre 1837 – Friedrichroda, 12 maggio 1906). Maria Anna era figlia di Leopoldo IV di Anhalt-Dessau, primo duca di Anhalt, e della principessa Federica di Prussia, nipote del re di Prussia Federico Guglielmo II. Venne data in sposa al principe Federico Carlo di Prussia, nipote di Federico Guglielmo III di Prussia; il matrimonio venne celebrato a Berlino il 29 novembre 1854. Il matrimonio con Federico Carlo fu infelice. Dopo la nascita di Luisa Margherita, sua quarta femmina, si disse che il marito le schiaffeggiò le orecchie per non aver partorito un maschio. A detta del New York Times, solo le suppliche dell’imperatore Guglielmo I evitarono una separazione. I contemporanei ritennero Maria Anna una delle donne più affascinanti della sua generazione. La principessa possedeva un rimarchevole talento per la pittura e la musica, e spesso consigliava le giovani in procinto di compiere il proprio debutto in società. Maria Anna era quasi completamente sorda e tale stato, a detta della sua amica, la principessa Catherine Radzwill, la rendeva estremamente timida ed imbarazzata ogni qualvolta si trovasse in compagnia. Comunque, sempre a detta della principessa, quando Maria Anna rimaneva da sola con un ospite, lontana dal baccano di molte conversazioni che potessero circondarla, diventava molto affascinante, e davvero spiritosa. Dopo la morte del marito, avvenuta il 15 giugno 1885, Maria Anna lasciò Berlino per l’Italia, soggiornando principalmente a Napoli, Roma, e Firenze. Presto iniziarono a circolare voci sul fatto che ella avesse contratto un matrimonio morganatico con uno dei suoi scudieri, il capitano von Wagenheim. Morì nel 1906 a Friedrichroda. Fotografia CDV. Fotografo: H. Graf – Berlin.
Arc. 2361:Ernesto I Federico Paolo Giorgio Nicola, Duca di Sassonia-Altenburg (Hildburghausen, 16 settembre 1826 – Altenburg, 7 febbraio 1908). Ernst era figlio del duca Georg von Sachsen-Altenburg e di sua moglie, la duchessa Marie zu Mecklenburg. Studiò con il fratello Moritz von Sachsen-Altenburg dal 1840 presso l’Università di Jena. Per il suo 18 ° compleanno ricevette la Gran Croce dell’Ordine del Duca di Sassonia-Ernestine e a metà agosto del 1845 Ernst iniziò il suo addestramento militare con la 2^ Compagnia del Battaglione di linea ducale Sassone-Altenburg. Il 29 settembre 1847 fu impiegato come sottotenente nel 6 ° Dipartimento Jäger dell’esercito prussiano a Breslavia. Durante la visita a sua cugina Alexandra von Sachsen-Altenburg, incontrò Alessandro II di Russia, con il quale fece amicizia. Dopo aver completato la sua formazione presso l’Università di Lipsia, il principe ereditario divenne Primo Luogotenente della Compagnia leggera nel 1 ° reggimento dell Guardia a piedi a Potsdam. Poco dopo la sua nomina a Maggiore, sposò la principessa Agnes di Anhalt-Dessau (1824-1897) il 28 aprile 1853 a Dessau, figlia del duca Leopoldo IV di Anhalt-Dessau e sua moglie la principessa Friederike di Prussia; Il re Federico Guglielmo I di Prussia era tra gli invitati al matrimonio. Il padre gravemente malato gli aveva trasferito gli affari del governo il 28 maggio 1853 e morì il 3 agosto dello stesso anno e Ernst divenne Duca di Sassonia-Altenburg. Poco dopo fu insignito dell’Ordine di Hubertus dal Re di Baviera e durante un viaggio a Berlino ricevette l’Ordine dell’Aquila Nera dal Re di Prussia. Ernst difficilmente appariva politicamente, amava la caccia, ma era molto aperto ai problemi sociali del paese. Semplificò l’amministrazione statale e Altenburg si è sviluppò in un’importante città industriale sotto il suo governo. Nel 1868 ha regolò il confine con il Principato di Reuss Younger stipulando un trattato e nel 1864 fece restaurare il municipio di Altenburg, nel 1871 il teatro di corte e due anni dopo fu aperto il museo statale. Il 29 aprile 1873 gli assetti proprietari della casa ducale e dello stato furono riorganizzati in un demanio sotto una commissione. Durante un viaggio a San Pietroburgo nel 1873 ricevette la proprietà del 50° Reggimento di Fanteria “Bialystok” dallo zar Alessandro II. Il duca visitò poi la Turchia e l’Austria-Ungheria e il 9 febbraio 1855 Ernst emanò una legge militare che pose le basi per stretti legami con la Prussia. Una settimana dopo è stato nominato Maggior Generale prussiano e quattro anni dopo Tenente Generale. Il 30 marzo 1862 concluse una convenzione militare con Berlino e un anno dopo non prese parte al Fürstentag di Francoforte. Quando scoppiò la guerra tedesca tra la Prussia e l’Austria, il 21 giugno 1866 concluse un’alleanza militare con la Prussia, nonostante la simpatia di molti Wettins per l’Austria. Riconobbe, tra l’altro, il progetto redatto dalla Prussia per il nuovo ordine federale e in cambio ricevette una garanzia per l’indipendenza e l’integrità del suo territorio. Il contingente di Altenburg richiesto non fu coinvolto in atti di guerra. Nel 1866 Sachsen-Altenburg si unì alla Confederazione della Germania settentrionale e il sistema militare fu riformato secondo il modello prussiano. Dopo la mobilitazione dell’esercito per la guerra contro la Francia il 15 luglio 1870, decisa dal Consiglio federale, il duca Ernst si recò a Berlino due giorni dopo per dichiarare la sua fedeltà a Guglielmo I. Ricevette il permesso di entrare a far parte dello staff del Granduca Federico Francesco II di Meclemburgo-Schwerin. Il 4 ottobre 1870 Ernst passò allo Stato Maggiore del IV Corpo d’Armata, a cui appartenne fino alla fine della guerra. Partecipò all’assedio di Parigi e ai combattimenti sulla Loira e fu anche un presente alla proclamazione imperiale a Versailles il 18 gennaio 1871. Il 28 settembre 1907, Guglielmo II lo nominò Colonnello Generale con il grado di Generale Feldmaresciallo. Fu anche Colonnello Generale sassone e capo dei Battaglioni Jäger n. 6 e 12. Nel 1873 il duca sposò la sua unica figlia al principe prussiano Albrecht e nel 1891 fece erigere ad Altenburg un memoriale per l’imperatore Guglielmo I molto amato da Ernst. Come il suo predecessore Friedrich, amava soggiornare nella residenza di caccia Hummelshain che, dopo un incendio nel 1872, fece ricostruire in stile neorinascimentale dall’architetto Ernst von Ihne dal 1880 al 1885. Ernest morì senza eredi maschi diretti; per questo, gli succedette il nipote, Ernest, figlio di suo fratello Maurizio.
Onorificenze
Gran Maestro dell’Ordine della Casata Ernestina di Sassonia di Sassonia-Altenburg
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera con collare
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Rossa I Classe
Croce di Ferro di II classe
Gran Croce dell’Ordine militare e civile di Adolfo di Nassau
Cavaliere dell’Ordine Reale Guelfo (Regno di Hannover)
Cavaliere dell’Ordine dei Serafini
24 febbraio 1864
Arc. 2359:Alberto Enrico Giuseppe Carlo Vittorio Giorgio Federico di Sassonia-Altenburg (Monaco di Baviera, 14 aprile 1843 – Serrahn, 22 maggio 1902). Il principe Alberto era figlio del principe Edoardo di Sassonia-Altenburg, a sua volta figlio ultimogenito del duca Federico di Sassonia-Altenburg, e della sua seconda moglie, la principessina Luisa Carolina Reuss di Greiz, figlia del principe Enrico XIX di Reuss-Greiz e della principessa Gasparina di Rohan-Rochefort. Alberto seguì per volere del padre degli studi di tipo militari, venendo educato all’Accademia Militare di Stoccarda, nonostante avesse degli interessi più scientifici, particolarmente nella fisica e nella chimica, ma nonostante ciò continuò gli studi militari fino alla morte del padre avvenuta nel 1852, lasciando allora la carriera militare per gli studi ginnasiali e si laureò all’Università di Lipsia; spinto da amici e parenti, decise di intraprendere comunque la carriera militare in un reggimento di cavalleria degli ulani, nell’esercito prussiano, e fu un importante sostenitore della politica unionista di Bismarck, del quale era anche amico, e partecipò come colonnello di un reggimento di ulani alla Battaglia di Sadowa contro gli austriaci; fu poi inviato come ambasciatore a San Pietroburgo, dove conobbe lo zar Alessandro III, del quale divenne amico apprezzandone le maniere autoritarie e il disprezzo condiviso per la borghesia; in questo il principe Alberto fu molto diverso dal padre, che era stato invece un sostenitore delle idee liberali. Alberto scrisse anche alcuni trattati di chimica, dimostrandosi un acuto osservatore scientifico, e nel 1887 fu candidato per il premio scientifico alla Sorbona, respinto a causa del crescente nazionalismo francese; nonostante ciò ricevette una medaglia dall’Università di Berlino e il grado onorario di tenente generale dall’imperatore Guglielmo II. Nel 1885 aveva sposato a Berlino la principessina Maria di Prussia, figlia del principe Federico Carlo di Prussia (a sua volta figlio del principe Carlo di Prussia, figlio di Federico Guglielmo III). Fotografia CDV. Fotografo: A. Hesse – Goslar.
Onorificenze
Cavaliere di I classe dell’Ordine di San Stanislao (Impero russo)
Cavaliere di II Classe dell’Ordine di Sant’Anna (Impero russo)
Cavaliere di III Classe dell’Ordine imperiale di San Vladimiro (Impero russo)
Cavaliere di IV Classe dell’Ordine imperiale di San Giorgio (Impero russo)
Spada d’oro al coraggio (Impero russo)
Cavaliere di Grande Stella dell’Ordine del Leone e del Sole (Impero persiano)
Arc. 1572:Enrichetta Federica Teresa Elisabetta di Sassonia-Altenburg (Hildburghausen, 9 ottobre 1823 – Altenburg, 3 aprile 1915). Teresa era la seconda delle quattro figlie sopravvissute del duca Giuseppe di Sassonia-Altenburg (1789–1868), e di sua moglie Amalia (1799–1848), figlia del duca Ludovico Federico Alessandro di Württemberg. Suoi padrini furono, oltre suo nonno Ludovico, il principe Alessandro di Württemberg e la principessa Elisabetta Alessandrina di Württemberg, suoi zii materni. Venne istruita, insieme alle sue sorelle Maria, Elisabetta ed Alessandra, da Carl Ludwig Nietzsche, padre del famoso filosofo. In seguito Teresa avrebbe aiutato finanziariamente Friedrich Nietzsche e la sua famiglia. Teresa, anche se descritta come la più attraente delle sorelle, non si sposò mai. Tra coloro che la chiesero in sposa vi fu, tra gli altri, l’imperatore dei francesi Napoleone III. Ella fu inizialmente addolorata per la madre gravemente ammalata, ed in seguito curò il padre sino alla morte di questi. Teresa visse sino alla sua morte nel castello estivo detto del Gioioso Ritorno, che mantenne in buone condizioni, nonostante vi soggiornasse sempre, tanto che in seguito il castello acquisì nuova importanza per il tribunale di Altenburg. Nel 1894 l’Imperatore Guglielmo II fu ospite nel castello, nel corso di una battuta di caccia. Teresa fu una dama dell’ordine bavarese di Teresa, fondato in onore di sua zia. Fotografia CDV. Fotografo: E. Lulves – Hannover.
Arc. 1573:Maria di Sassonia-Altenburg (Hildburghausen, 14 aprile 1818 – Gmunden, 9 gennaio 1907). Maria nacque a Hildburghausen, come Principessa Maria di Sassonia-Hildburghausen, figlia maggiore di Giuseppe, Principe Ereditario di Sassonia-Hildburghausen e ella Duchessa Amalia di Württemberg. Nel 1826, la famiglia si trasferì ad Altenburg come risultato di un trasferimento di territori tra i vari rami dei Wettin erenestini, e Maria assunse il titolo di Principessa di Sassonia-Altenburg in luogo del precedente. Maria sposò, il 18 febbraio 1843, ad Hannover, il Principe Ereditario di Hannover. Ebbero tre figli: il Principe Ernesto Augusto, la Principessa Federica, e la Principessa Maria. Il Principe Ereditario e Principessa Ereditaria diventarono Re e Regina di Hannover in seguito alla morte di suo padre, Ernesto Augusto I di Hannover, il 18 novembre 1851. Suo marito fu espulso dal suo regno nel 1866 a causa del suo sostegno dato all’Austria nella guerra austro-prussiana, e il 20 settembre 1866, il Regno fu annesso alla Prussia. Tuttavia Giorgio non ha mai abdicato; lui, Maria e i loro figli vissero in esilio a Gmunden, in Austria, fino alla morte di Giorgio nel 1878. Il 18 settembre 1872, la Regina Maria fu madrina della nipote della Regina Vittoria, la Principessa Maria Luisa di Schleswig-Holstein. La Principessa Maria Luisa era la figlia minore di S.A.R. la Principessa Elena (Principessa Cristiano di Schleswig-Holstein); la terza figlia femmina e quinta dei figli della Regina Vittoria & del Principe Alberto. Regina Maria morì, circa ventotto anni dopo suo marito, il 9 gennaio 1907, a Gmunden, dove fu poi sepolta. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.
Onorificenze
Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa (Regno di Spagna)
Dama di I Classe dell’Ordine Reale di Vittoria ed Alberto (Regno Unito)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Enrico il Leone (Ducato di Brunswick)
Arc. 1772:Federico di Orange-Nassau in tenuta ordinaria da Generale prussiano (Berlino, febbraio 1797 – Wassenaar, 8 settembre 1881). Crebbe alla corte di suo nonno Federico Guglielmo II di Prussia e di suo zio Federico Guglielmo III di Prussia; uno dei suoi precettori fu Karl von Clausewitz. A sedici anni combatté alla battaglia di Lipsia e fu il primo della sua dinastia a far ritorno nei Paesi Bassi nel mese di dicembre del 1813; poiché non parlava olandese fu mandato all’università di Leida per migliore la propria educazione. Quando Napoleone Bonaparte tornò dall’Elba durante i Cento giorni al principe fu ordinato di staccarsi dall’esercito guidato da Wellington e di posizionarsi nelle retrovie, presso Braine, in modo da intervenire se la battaglia di Waterloo fosse stata persa. Secondo un trattato dinastico, Federico avrebbe ereditato i possessi tedeschi della Casa di Orange-Nassau alla morte del padre, ma non essendo questi più di loro proprietà, meditò di cedere le sue pretese in cambio del Granducato di Lussemburgo: lasciò cadere ogni pretesa in cambio di vaste proprietà nei Paesi Bassi e per il titolo di Principe dei Paesi Bassi. Nel 1826 venne nominato Commissario generale al Ministero della Guerra: con questo incarico riorganizzò l’esercito basandosi sul modello prussiano e fondò l’Accademia Militare di Breda e fece equipaggiare l’esercito con un armamento moderno. Nel 1829 Federico fu candidato al trono greco ma rifiutò, non volendo divenire sovrano di un paese di cui ignorava lingua e tradizioni. Durante la rivoluzione belga del 1830, Federico comandò le truppe mandate a Bruxelles per sopprimere la ribellione e dopo l’indipendenza del Belgio partecipò alla campagna dei dieci giorni del 1831. Quando suo padre abdicò nel 1840, Federico si ritirò a vita privata nelle sue proprietà a Wassenaar ma alla morte di suo fratello maggiore Guglielmo II dei Paesi Bassi, il nuovo re suo nipote Guglielmo III dei Paesi Bassi lo richiamò alla vita pubblica ed nel 1849 lo creò Ispettore generale dell’esercito, carica che tenne fino al 1868, quando si dimise per il mancato sostegno ai suoi piani di ammodernamento dell’esercito. Il principe Federico si sposò il 21 maggio 1825 con la sua prima cugina Luisa, figlia del re Federico Guglielmo III di Prussia e della regina Luisa di Meclemburgo-Strelitz. Fotografia CDV. Fotografo: C. Swartz & C. – Berlin.
Arc. 1824:Pietro II di Oldenburg (Oldenburg, 8 luglio 1827 – Rastede, 13 giugno 1900). Fu il Granduca regnante di Oldenburg dal 1853 al 1900. Rivendicò parti ereditarie del Ducato di Holstein dopo la seconda guerra dello Schleswig nel 1864. Dopo aver firmato un trattato il 23 febbraio 1867 a Kiel, rinunciò alle sue pretese. In cambio, ricevette il distretto di Ahrensbök, le parti prussiane dell’ex Principato di Lubecca oltre al villaggio di Travenhorst, e ricevette un milione di talleri come risarcimento dalla Prussia. Così il Granducato di Oldenburg ottenne l’accesso al Mar Baltico. Il duca Nicola Federico Pietro era l’unico figlio di Augusto, granduca di Oldenburg e della sua seconda moglie, la principessa Ida di Anhalt-Bernburg-Schaumburg-Hoym. In gioventù prestò servizio come generale di cavalleria nell’esercito prussiano. Servì anche come generale di fanteria nell’esercito di Hannover. Il 10 febbraio 1852, Pietro sposò la principessa Elisabetta di Sassonia-Altenburg. Era la quarta figlia di Giuseppe, duca di Sassonia-Altenburg e Amelia di Württemberg, ed era sorella della regina Maria di Hannover e della granduchessa Alexandra Iosifovna di Russia. Successe a suo padre come Granduca nel 1853. Pietro governò su una popolazione di circa 800.000 persone. La famiglia di Pietro aveva legami con la famiglia imperiale russa (entrambi erano discendenti di Christian Albrecht di Holstein-Gottorp), così che si schierò con la Russia contro l’Austria durante la guerra di Crimea. Durante la prima guerra dello Schleswig-Holstein, rivendicò parte dei territori conquistati dalla Prussia, ma nel 1866 cedette i suoi diritti ai ducati. L’anno successivo creò un patto militare con la Prussia, in cui le sue truppe furono incorporate nel corpo del principe Federico Carlo di Prussia durante la guerra franco-prussiana. Nel 1896 morì sua moglie Elisabeth. Morì un anno dopo la loro nuora Elisabeth Anna. Dopo aver sofferto di problemi cardiaci dovuti al superlavoro, i medici di Pietro gli consigliarono di fare un lungo viaggio all’estero. Morì l’anno successivo, il 13 giugno 1900, nella sua residenza estiva di Rastede. Gli successe come Granduca il figlio maggiore, Federico Augusto. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze oldenburghesi
Gran maestro dell’Ordine al merito di Pietro Federico Luigi
Onorificenze straniere
Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea (Impero russo)
Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante
Cavaliere Gran Croce dell’Ordine di Alberto l’Orso (Anhalt)
Cavaliere di gran croce dell’Ordine reale di Santo Stefano d’Ungheria
Croce di ferro di I classe (Prussia)
Croce di ferro di II classe (Prussia)
Arc. 1771:Pietro II di Oldenburg (Oldenburg, 8 luglio 1827 – Rastede, 13 giugno 1900) granduca di Oldenburg dal 1853 al 1900 con il nome di Pietro II. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1509:Pietro II di Oldenburg (Oldenburg, 8 luglio 1827 – Rastede, 13 giugno 1900) granduca di Oldenburg dal 1853 al 1900 con il nome di Pietro II. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2344:Elisabetta Paolina Alessandrina di Sassonia-Altenburg (Hildburghausen, 26 marzo 1826 – Oldenburg, 2 febbraio 1896). Fu la quarta figlia di Giuseppe di Sassonia-Altenburg, duca di Sassonia-Altenburg dal 1834 al 1848, e di Amalia di Württemberg. Elisabetta e le sue sei sorelle erano dunque il frutto dell’unione di due grandi dinastie tedesche: quella dei Wettin, un cui ramo era a capo della Sassonia-Altenburg, e quella dei Württemberg, a capo dell’omonimo ducato. La politica matrimoniale di suo padre ebbe come conseguenza per Elisabetta il matrimonio con Nicola Federico Pietro di Oldenburg, primogenito ed erede del Granduca Federico Augusto di Oldenburgo. Le nozze vennero celebrate a Hildburghausen il 10 febbraio 1852. Elisabetta divenne effettivamente Granduchessa consorte di Oldenburg nel 1853, alla morte di suo suocero. Come moglie del Granduca Pietro II riuscì nel suo compito di dare un erede maschio al marito e al casato degli Oldenburg. Diede infatti alla luce due figli, entrambi maschi: Federico Augusto (Oldenburgo, 16 novembre 1852 – Oldenburgo, 24 febbraio 1931); Giorgio Luigi (Rastede, 27 giugno 1855 – Eutin, 30 novembre 1939). Federico Augusto divenne infatti Granduca di Oldenburg alla morte del padre nel 1900, salvo poi rinunciare al titolo diciotto anni dopo. Si sposò due volte ed ebbe sette figli. Giorgio Luigi invece non si sposò mai. Elisabetta morì quattro anni prima di suo marito, nel 1896. Pietro II non si risposò. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1604:Elisabetta Paolina Alessandrina di Sassonia-Altenburg (Hildburghausen, 26 marzo 1826 – Oldenburg, 2 febbraio 1896). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1840:Federico Augusto II di Oldenburg (Oldenburg, 16 novembre 1852 – Rastede, 24 febbraio 1931) e la prima moglie Elisabetta Anna di Prussia (Potsdam, 8 febbraio 1857 – Fulda, 28 agosto 1895). Federico Augusto era il figlio primogenito del granduca Pietro II di Oldenburg e di sua moglie, la principessa Elisabetta Paolina di Sassonia-Altenburg. Suo fratello minore era Giorgio Luigi. Il regno di Federico Augusto iniziò il 13 giugno 1900 alla morte del padre. Federico Augusto venne considerato un tipico conservatore rappresentante della politica prussiana (e poi tedesca) del Guglielmismo. I suoi interessi riuscirono a vertere in maniera predominante in questo senso, dando grande preferenza ed impulso alla navigazione ed alla creazione di una flotta sul modello prussiano. Federico Augusto fu tra l’altro l’inventore del DRP 157706, un particolare propellente per navi, protetto da numerose patenti, detto il “Niki propeller”. Federico Augusto diede in appalto la fabbricazione di questo carburante alla ditta amburghese di Theodor Zeise. Zeise si rifiutò, riconoscendo la competitività del prodotto. Federico Augusto si dedicò anche allo sviluppo di strade e vie d’acqua, rimuovendo anche i desueti porti sul fiume Weser. Ottenne una patente di capitano dalla scuola di navigazione di Elsfleth, occupandosi personalmente delle operazioni di recupero delle navi affondate durante la prima guerra mondiale per conto del governo italiano, ricevendo da Vittorio Emanuele III di Savoia la medaglia d’oro al valor militare per questo compito. Per queste sue abilità marittime, l’imperatore Guglielmo II di Germania lo nominò ammiraglio della Marina imperiale tedesca. A causa degli eventi nazionali, però, il suo governo cadde l’11 novembre 1918 e venne costretto a risiedere in esilio al castello di Rastede. Federico Augusto II sposò la principessa Elisabetta Anna di Prussia (1857−1895) il 18 febbraio 1878 a Berlino, dalla quale ebbe 2 figli. Dopo la morte della prima moglie, Federico Augusto II si risposò il 24 ottobre 1896 a Schwerin con la principessa Elisabetta di Meclemburgo-Schwerin, dalla quale ebbe altri 5 figli. Fotografia CDV. Fotografo: Max Grünbaum – Berlin.
Onorificenze
Onorificenze oldenburghesi
Gran maestro dell’Ordine al merito di Pietro Federico Luigi
Onorificenze straniere
Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea (Impero russo)
Cavaliere dell’Ordine dei Serafini
12 luglio 1913
Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante
28 aprile 1909
Cavaliere dell’Ordine supremo della santissima Annunziata
Cavaliere dell’Ordine di Sant’Uberto (Regno di Baviera)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona Fiorata (Sassonia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito)
Medaglia d’oro al valor militare del Regno d’Italia
Arc. 2758:Elisabetta Anna di Prussia (Potsdam, 8 febbraio 1857 – Fulda, 28 agosto 1895). Attraverso sua sorella Luisa Margherita, duchessa di Connaught, e la di lei figlia Margherita, principessa ereditaria di Svezia, Elisabetta Anna era imparentata con le famiglie reali inglese e svedese. Fu una delle madrine di battesimo della principessa Patrizia, un’altra figlia di sua sorella Luisa Margherita. Il 18 febbraio del 1878 sposò a Berlino il granduca ereditario di Oldenburg Federico Augusto II di Oldenburg. Si trattò di un doppio matrimonio: contemporaneamente la principessa Carlotta, figlia del principe della corona, sposò Bernardo, principe ereditario di Sassonia-Meiningen. Si trattava del primo grande evento occorso da quando la Prussia aveva dato vita, nel 1870 all’Impero tedesco e alle nozze parteciparono molti personaggi importanti, tra cui re Leopoldo II del Belgio e sua moglie la regina Maria Enrichetta. Anche il principe di Galles partecipò alle nozze, in quanto Carlotta era sua nipote. Elisabetta Anna morì il 28 agosto 1895, prima che il marito succedesse al padre come Granduca di Oldenburg. Prima della sua morte Federico Augusto stava costruendo una nuova residenza nella città di Oldenburg; una volta che Elisabetta Anna morì, l’edificio venne battezzato Elisabeth-Anna-Palais in suo onore. Federico Augusto sposò in seguito Elisabetta Alessandrina di Meclemburgo-Schwerin, figlia del granduca Federico Francesco II di Meclemburgo-Schwerin. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: E. Bieber – Hamburg.
Arc. 2457:Léonard Victor Charner in gran montura da Ammiraglio di Francia (Saint-Brieuc, 13 febbraio 1797 – Parigi, 7 febbraio 1869). Nato nel 1797 a Saint-Brieuc, Léonard Victor Charner discendeva da una famiglia originaria della Svizzera romanda che aveva fornito in passato ufficiali e sottoufficiali alla Francia; il padre si era trasferito in Bretagna dalla nativa Neuchâtel per stabilirvi una distilleria, adottando una forma francese per il cognome originario, Tscharner. Entrato a 15 anni all’École de Marine di Tolone, ne uscì nel 1815 per intraprendere la carriera militare nella marina. Nel 1830 partecipò come giovane ufficiale all’invasione di Algeri a bordo del vascello Duquesne e, due anni dopo, alla presa della Cittadella di Ancona; fu poi comandante in seconda della fregata Belle Poule, che riportò in Francia le ceneri di Napoleone I. Promosso capitano di vascello, nel 1843 compì la sua prima missione nell’Estremo Oriente, conducendo Théodore de Lagrené prima a Macao e poi a Canton, dove il diplomatico firmò il trattato di Whampoa. Nel 1852 fu elevato al grado di contrammiraglio e nominato capo di gabinetto di Théodore Ducos, ministro della Marina; in questo ruolo si spese per il rinnovamento della flotta francese, soprattutto in funzione della propulsione a vapore, nello sviluppo della quale dimostrò subito di credere. Allo scoppio della guerra di Crimea fu il comandante del Napoléon, la prima nave a penetrare oltre lo stretto dei Dardanelli e si distinse nelle operazioni marittime, al punto da essere promosso viceammiraglio nel 1855. Il 7 febbraio 1860 fu designato comandante della flotta francese impegnata nella seconda guerra dell’oppio, composta da 68 imbarcazioni da guerra e un altro centinaio di navi mercantili adibite a trasporto. In alleanza con l’ammiraglio britannico James Hope fu protagonista della cattura dei forti di Taku nell’agosto del 1860 e della conseguente occupazione di Tientsin. Vinta la guerra in Cina, Charner si spostò subito in Cocincina per fornire aiuto alla piccola guarnigione francese assediata a Saigon; Napoleone III gli conferì pieni poteri, compresi quelli di estendere la guerra o di trattare la pace. Decise di attaccare le truppe annamite asserragliate a Kỳ Hòa, comandando nel contempo al contrammiraglio Théogène François Page di risalire il fiume Đồng Nai per tagliare la ritirata nemica; pur con gravi perdite, la vittoria nella battaglia di Kỳ Hòa permise ai francesi di riprendere l’iniziativa. Alla fine di marzo del 1861, Charner decise di attaccare Mỹ Tho, il cui possesso avrebbe aperto ai francesi l’accesso alle pianure del Mekong; il contrammiraglio Page, che su suo ordine aveva risalito il fiume con una squadriglia navale, prese la città il 12 aprile 1861. Dopo le prime conquiste, il viceammiraglio si dedicò al riordinamento amministrativo dei territori conquistati; allo scopo sostituì i precedenti funzionari imperiali con uomini di sua fiducia, proclamò lo stato d’assedio e arruolò le prime truppe indigene nell’esercito francese. Il 29 novembre 1861 fu sostituito nel ruolo di governatore militare dell’Indocina francese dal contrammiraglio Louis Adolphe Bonard. Nel febbraio del 1861 aveva ricevuto la gran croce della Legion d’onore. Tornato in Francia nel gennaio del 1862, alla fine del mese fu nominato senatore. Il 15 novembre 1864, dopo la morte di Joseph Romain-Desfossés, fu nominato Ammiraglio di Francia. Léonard Victor Charner morì a Parigi il 7 febbraio 1869. Fotografia CDV. Fotografo: Capelle – St. Brieuc.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce della Legion d’Onore
Arc. 2670:Ferdinand Alphonse Hamelin in gran montura da Ammiraglio di Francia (Pont-l’Évêque – Parigi, ). Ferdinand-Alphonse Hamelin nacque il 2 settembre 1796 a Pont-l’Évêque (Calvados). Nipote del contrammiraglio Jacques Félix Emmanuel Hamelin, entrò a sua volta nella marina nel 1805 da ragazzo. All’età di tredici anni, fu nominato aspirante e ricevette il battesimo del fuoco il 21 agosto 1808, al largo di Cherbourg. Fatto prigioniero dal nemico nel Mar Indiano, ricevette il primo comando al suo ritorno in Francia, nel dicembre 1810. A quindici anni era alfiere e comandò l’ottava divisione della guardia costiera. Nel gennaio 1814, si imbarcò sulla fregata Terpsichore, fu nuovamente catturato, poi rilasciato dopo la caduta di Napoleone. Ferdinand Hamelin fece una campagna in Brasile sull’Hermione (1816-1817), poi, promosso luogotenente, comandò la Cauchoise e la Guerrière, nella squadriglia di Levante. Attraversa il Mar dei Caraibi, agli ordini del contrammiraglio Jurien (1824-1825), combatte i pirati dell’arcipelago greco a capo della chiatta lampreda. Diventato capitano di fregata, prestò servizio sullo Scipione e comandò l’Eurale e l’Atteone durante la spedizione di Algeri, agli ordini del vice ammiraglio Duperré; si distinse durante lo sbarco di Sidi-Ferruch (14 giugno 1830). Gli fu dato il comando delle fregate Calypso e Resolute a est, poi fece una campagna sulle coste occidentali dell’America a bordo della Favorite. Capitano nel gennaio 1836, comandò la Triton, la Jena e la Ocean a tre piani, come capitano di bandiera dell’ammiraglio Hugon. Ufficiale della Legion d’Onore nell’aprile 1841, ottenne le sue stelle come contrammiraglio il 21 agosto 1842. Maggiore generale a Tolone nel 1842, comandò poi la stazione delle coste occidentali d’America dal 1844 al 1848. Hamelin fu chiamato a Parigi all’inizio del 1848. Promosso vice ammiraglio il 7 luglio 1848, rifiutò l’offerta di François Arago, allora ministro della Marina e delle Colonie, di prendere in consegna il portafoglio dopo di lui. Hamelin ha ricoperto vari incarichi in consigli e commissioni presso il ministero, prima di essere nominato prefetto marittimo di Tolone nell’agosto 1849. Nel luglio 1853 Napoleone III lo chiamò a guidare la spedizione in Crimea. Si distinse per diverse operazioni di successo, in particolare il bombardamento di Odessa (22 aprile 1854), dove furono affondate sessanta navi mercantili russe, e lo sbarco di Eupatoria (13 settembre 1854). Scampò miracolosamente alla morte durante il bombardamento di Sebastopoli (17 ottobre 1854), quando una granata fece esplodere la polveriera della sua nave, la Ville-de-Paris, ferendo gravemente parte del suo staff. Il 2 dicembre 1854 Hamelin fu elevato dall’imperatore alla dignità di ammiraglio di Francia. Tornato in Francia, il 19 aprile 1855, assunse la guida del Ministero della Marina, al seguito di Théodore Ducos. Un ufficiale coraggioso e intransigente, Hamelin, d’altra parte, non fu un politico intelligente. Nel 1856, il futuro ammiraglio La Roncière Le Noury, che faceva parte del suo staff, addirittura si fece beffe di lui: “Il più stupido è senza dubbio il ministro. È un bullo. Non capisce ed è ignorante. Hamelin, infatti, si accontenta di seguire la politica avviata da Theodore Ducos, e si affida ai direttori del suo ministero per alcune novità: Dupuy de Lôme per la partenza della prima nave corazzata, Layrle per la redazione del Codice di giustizia marittimo. Ordinò le spedizioni in Cocincina (1857-1860) e in Italia (1859). Il 22 novembre 1860 Napoleone III presentò al Consiglio dei Ministri il suo progetto di riforma relativo al diritto di indirizzo. Hamelin, malato e invecchiato, approfittò del movimento di disapprovazione dei ministri per presentare le proprie dimissioni. Il 24 novembre 1860, l’imperatore pose fine alla sua carriera nominandolo Gran Cancelliere dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore. Morì quattro anni dopo, il 16 gennaio 1864. Il 26 gennaio, dopo un grandioso funerale, fu sepolto agli Invalides. Fotografia CDV. Fotografo: L. Cremière – Paris.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce della Legion d’Onore
Medaglia di Sant’Elena
Arc. 3333:Ferdinand Alphonse Hamelin in gran montura da Ammiraglio di Francia (Pont-l’Évêque – Parigi, ). Fotografia CDV. Fotografo: Le Jeune – Paris.
Arc. 1313:Charles Rigault de Genouilly in gran montura da Ammiraglio di Francia (Rochefort, 12 aprile 1807 – Parigi, 4 maggio 1873). Figlio dell’ingegnere marittimo Jean-Charles Rigault e nipote, per parte di madre, dell’ammiraglio Claude Mithon de Senneville de Genouilly, distintosi durante la guerra d’indipendenza americana, Charles Rigault de Genouilly entrò nel 1825 all’École polytechnique; due anni dopo entrò nella Marina e fu imbarcato come aspirante di 1ª classe sulla fregata Fleur de Lys. Partecipò alla guerra d’indipendenza greca, all’invasione di Algeri e, dopo la rivoluzione di Luglio, alla guerra civile portoghese; a seguito dei moti italiani del 1830-1831 fu il primo soldato francese a superare i bastioni e ad entrare nella Cittadella di Ancona il 22 febbraio 1832. Promosso Capitano di Fregata nel 1841, Rigault de Genouilly proseguì il suo servizio partecipando ad alcune campagne contro la pirateria nelle acque delle Filippine; nel clima di tensione venutosi a creare tra la Francia e l’Impero dell’Annam, il 15 aprile 1847 fu protagonista della distruzione della flotta vietnamita al largo di Tourane. Il 10 agosto dello stesso anno naufragò su un’isola al largo delle coste Coreane, perdendo due navi; l’intero equipaggio fu salvato dalla popolazione locale e rimpatriato a bordo di due imbarcazioni inglesi. Nel 1851 gli fu dato il comando del Charlemagne, prima imbarcazione mista munita di motore a vapore destinata a fungere da modello per il rinnovamento della flotta francese. Durante l’assedio di Sebastopoli comandò i cannonieri e fucilieri della Marina sbarcati per dare man forte all’artiglieria dell’Armée de terre. La sua condotta nella guerra di Crimea gli fece guadagnare la Legion d’onore e la promozione al grado di Contrammiraglio. Nominato nel 1857 comandante della flotta francese che partecipò alla seconda guerra dell’oppio, Rigault de Genouilly comandò personalmente le operazioni di sbarco durante la battaglia di Canton; il 5 gennaio 1858 la città cadde in mano alle forze anglo-francesi. Sostituito al comando della spedizione in Cina dall’ammiraglio Léonard Charner, fu subito incaricato di recarsi sulle coste del Vietnam, dove il 1º settembre 1858 guidò la conquista di Tourane; la campagna di Cocincina proseguì con la rapida occupazione di Saigon il 17 febbraio dell’anno successivo. L’esiguità delle forze francesi però lo convinse dell’impossibilità di tenere a lungo termine le posizioni occupate; il suo consiglio di invadere la provincia di Saigon e abbandonare Tourane fu alla fine accolto da Napoleone III, che mandò l’ammiraglio François Page a sostituirlo al comando della spedizione. Nel 1860 entrò nel consiglio dell’Ammiragliato e divenne senatore; nel suo nuovo ruolo si attivò per colmare il divario esistente con il Regno Unito nell’ambito del salvataggio in mare e fondare la Società Centrale di salvataggio dei naufragi, della quale mantenne la carica di presidente fino alla morte. Il 20 gennaio 1867 fu nominato ministro della Marina, incarico nel quale si adoperò per favorire l’ammodernamento della flotta e l’introduzione di novità tecniche. Allo scoppio della guerra franco-prussiana si occupò della difesa di Parigi, affidata principalmente alle truppe della Marina. La caduta del Secondo Impero pose fine alla sua carriera politica: negli ultimi anni della sua vita, Charles Rigault de Genouilly si dedicò allo sviluppo della società di salvataggio da lui fondata. Alla commissione parlamentare allestita nel 1872 per indagare le ragioni della sconfitta espose il ruolo avuto dalla Marina francese nella guerra e rifiutò di partecipare al consiglio di guerra incaricato di giudicare l’operato di François Achille Bazaine. Fotografia CDV. Fotografo: Mayer & Pierson – Paris.
Onorificenze
Cavaliere di gran croce dell’Ordine della Legion d’onore
Médaille militaire
Arc. 2664:Alexandre Ferdinand Parseval-Deschenes in piccola montura da Ammiraglio (Paris 27 Novembre 1790 – Paris 10 Giugno 1860). È il nipote del matematico Marc-Antoine Parseval e dell’accademico François-Auguste Parseval-Grandmaison. Imbarcato come volontario nel 1804, prese parte alla riconquista di Fort Le Diamant in Martinica, poi combatté a Trafalgar come novizio a bordo dell’ammiraglia Bucentaure. Il Guardiamarina Parseval-Deschenes prese parte al lavoro di ricognizione idrografica delle coste della Bretagna nel 1815. Nel 1817 fece parte della spedizione che riconquistò il possesso della Guyana tornò in Francia, poi comandò per due anni la stazione navale francese in questa colonia. Nel 1822, allora Tenente di marina, fu insignito della Legion d’Onore per il successo ottenuto nello sbarco della fregata l’Africaine naufragata sulle coste di Terranova. Comandò la fregata Iphigénie durante la spedizione contro il Messico. Partecipò al blocco di Vera Cruz e al bombardamento di San Juan de Ulúa nel 1838, poi all’occupazione dell’isola argentina di Martin-Garcia nel 1839. Era il mentore marittimo del Principe di Joinville. Promosso contrammiraglio il 30 aprile 1840, fu Maggiore Generale della marina a Tolone, poi prefetto marittimo a Cherbourg, prima di comandare lo squadrone delle operazioni nel Mediterraneo. Nominato vice ammiraglio il 15 luglio 1846, fu prefetto marittimo a Tolone, poi di nuovo comandò la squadriglia del Mediterraneo. Entrò nel Consiglio dell’Ammiragliato nel 1851 e presiedette il Marine Works Council. Fu nominato senatore da Napoleone III il 26 gennaio 1852. Durante la guerra di Crimea, comandò la flotta baltica con la quale bombardò la fortezza russa di Bomarsund, di cui ottenne la capitolazione il 16 agosto 1854. Come ricompensa, fu creato ammiraglio il 2 dicembre successivo. Fotografia CDV. Fotografo: Disderi – Paris.
Onorificenze
Cavalieri dell’Ordine della Legion d’Onore
1822
Cavaliere di Gran Croce della Legion d’Onore
2 dicembre 1854
Médaille militaire
Arc. 2656:Louis Édouard Bouët-Willaumez in gran montura da Ammiraglio (Brest
Onorificenze
Onorificenze francesi
Cavalieri dell’Ordine della Legion d’Onore
30 maggio 1837
Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore
18 settembre 1839
Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore
6 ottobre 1849
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore
12 giugno 1856
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’onore
30 dicembre 1868
Médaille militaire
Medaille Commémorative de la Campagne d’Italie de 1859
Onorificenze straniere
Commendatore dell’Ordine del Bagno
29 dicembre 1856
Commendatore dell’Ordine di Medjidié (Impero Ottomano)
1857
Cavaliere di gran croce dell’Ordine militare di Savoia (Regno di Sardegna)
1860
Cavaliere di Gran Croce dei Santi Maurizio e Lazzaro
1862
Cavaliere di gran croce dell’Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
1865
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Nichan Iftikar (Tunisia)
1865
Medaglia inglese della Guerra di Crimea (Regno Unito) con barrette “Mar d’Azof” e “Sebastopoli” 1857.
Arc. 2656:Louis Édouard Bouët-Willaumez in piccola montura da Ammiraglio (Brest
Arc. 2674:Louis Édouard Bouët-Willaumez in piccola montura da Ammiraglio (Brest 24 aprile 1808 – Maisons-Lafitte9 settembre 1871). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2670:François Thomas Tréhouart de Beaulieu (Epiniac 27 aprile 1798 – Arcachon 8 novembre 1873). Figlio di Bernard Thomas Tréhouart, iniziò come mozzo, divenne guardiamarina nel 1821, si fece le ossa nella battaglia di Navarin nel 1827, fu nominato luogotenente nel 1829. Si sposò nel 1830 a Laval con Pauline Defermon, figlia di Jean-François Defermon, barone dell’impero. Diventato capitano della marina nel 1843, guidò lo squadrone francese nella battaglia della Vuelta de Obligado nel 1845 dove vinse. Nominato contrammiraglio il 15 febbraio 1846, poi vice ammiraglio il 2 aprile 1851, fu nominato prefetto marittimo del 2° distretto marittimo (Brest) dal 1852 al 1855. Sostituì l’ammiraglio Bruat nell’ottobre 1855 in Crimea e riportò in Francia l’esercito d’Oriente. Nominato Grande Ufficiale della Legion d’Onore. Fu elevato alla dignità di Gran Croce della Legion d’Onore il 12 agosto 1860. Fu senatore dal 16 agosto 1859 fino alla sua morte. Fu creato Ammiraglio di Francia il 20 febbraio 1869. Ad oggi è l’ultimo ad aver raggiunto questa distinzione. Una nave da guerra e un ponte mobile nell’arsenale di Brest portano il suo nome. Sua figlia Marie Amélie (nata il 22 giugno 1833 a Laval) è la moglie di Gustave Le Bescond de Coatpont. Fotografia CDV. Fotografo: Pierson & Braun – Paris.
Onorificenze
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’onore
12 agosto 1860
Arc. 1582:Albert Auguste Gicquel des Touches in gran montura da Ammiraglio (Brest, 10 aprile 1818 – Versailles, 18 maggio 1901). Veniva da una famiglia bretone di antica borghesia secondo Pierre-Marie Dioudonnat, di “falsa nobiltà” secondo Philippe du Puy de Clinchamps o nobile secondo Dominique de la Barre de Raillicourt. Era figlio di Auguste Marie Gicquel des Touches (Rennes 1784 – Brest 1855), ufficiale di marina con base a Brest, e Mélanie Siderf, sposata nel 1817 a Parigi. Entrò nell’Accademia Navale nel 1832, Aspirante il 16 ottobre 1833, Guardiamarina il 1 maggio 1838, fu a bordo della Giunone, Brasile e La Plata dal 1838 al 1841; poi a bordo della Belle Poule, effettuò una nuova campagna in queste acque e si distinse per le sue osservazioni idrografiche, dal 1842 al 1843. Tenente il 1° novembre 1843, fu Aiutante di Campo dell’Ammiraglio Tréhouart, a bordo della Jupiter, poi della Friedland e della Inflessibile. Fu promosso Capo di Stato Maggiore dell’Ammiraglio sul Ténare durante la spedizione di Roma nel 1849. Capitano di Fregata l’8 maggio 1850, fu Aiutante di Campo dell’Ammiraglio Tréhouart, nello squadrone del Mediterraneo sulla Bretagna dal 1856 al 18575. Capitano il 9 agosto 1858, fu nuovamente Capo di Stato Maggiore dell’Ala in Bretagna dal 1860 al 1862 e prese parte alla spedizione siriana. Dal 1862 al 1864 comandò la nave scuola d’artiglieria Montebello. Comandante della Legion d’Onore il 29 ottobre 1864. Contrammiraglio il 6 aprile 1867. Il 1° gennaio 1869 fu nominato vice comandante dello squadrone delle evoluzioni poi prefetto marittimo del 3° arrondissement a Lorient nel novembre 1871. Fu promosso Grande Ufficiale della Legion d’Onore il 27 dicembre 1872 e nominato vice ammiraglio il 3 agosto 1875. Fu Ministro della Marina da maggio a novembre 1877, sostituito dall’Ammiraglio Albert Roussin. Fu poi nominato presidente di varie commissioni poi, nel 1881, Direttore Generale del deposito di mappe e piani della Marina Militare; Presidente del Comitato Idrografico, Vicepresidente della Commissione del faro. Lasciò il servizio attivo nel maggio 1884 e si dedicò ad opere di beneficenza a favore dei marinai. Fotografia CDV. Fotografo: Teruel – Paris.
Arc. 2455:Charles Marius “Albert” de Dompierre d’Hornoy (Hornoy 24 febbraio1816 – Parigi21 marzo 1901). Albert de Dompierre d’Hornoy proveniva da una famiglia nobile Piccardia: la famiglia di Dompierre d’Hornoy, nobilitata per funzione ad Amiens nel 1735, iscritta all’ANF dal 1935. Intraprese una carriera nella marina che lo ha portò al grado di Vice Ammiraglio. Guardiamarina di 2^ Classe nel 1829, poi di 1^ Classe nel 1831; Guardiamarina nel 1834. Dopo aver lasciato la scuola navale, prese parte alla battaglia di San Juan de Ulúa nel 1838. Tenente nel 1841. Fu aiutante di campo dell’Ammiraglio Hugon nella stazione delle Indie occidentali nel 1843-1846. Fu comandante dell’Églantine dal 1848 al 1849. Capitano di fregata, nel 1849. In Africa, poi nel Levante come comandante della nave a vapore L’Éclaireur, salvò la nave Osiride in difficoltà nel porto di Abukir. Nel 1854 fu nominato vice comandante nella città di Parigi, comandato da Rigault de Genouilly, con il quale partecipò alla campagna di Crimea. Si distinse lì, in particolare per la sua energia nel curare i malati durante l’epidemia di colera. Capitano nel 1854, guidò la nave durante i bombardamenti di Sebastopoli come Aiutante di bandiera dell’Ammiraglio Hamelin. Prese il comando del Pomone dal 1856 al 1857, poi della corvetta l’Artémise a capo della stazione islandese. Dal 1862 al 1863 fu Capo di Stato Maggiore di una squadra. Contrammiraglio nel 1864, prese il comando dello yacht imperiale l’Aigle dal 1864 al 1866 che diresse durante i viaggi imperiali in Algeria e in Inghilterra. Accompagnò il sultano ottomano nel 1866 in Francia e dal 1867 al 1869 comandò la divisione delle navi corazzate della Manica. Fu nominato Direttore del personale presso il Ministero della Marina nel settembre 1869 e durante la guerra del 1870 prestò servizio come Ministro ad interim della Marina da settembre. Durante l’assedio di Parigi organizzò il trasporto dei cannoni dai porti alla capitale e organizzò il corpo dei marines che si distinse durante l’assedio dei prussiani. Ottenne la nomina a Vice Ammiraglio nel 1871. Dal 1877 al 1878 comandò la flotta e fu trasferito alla riserva nel 1881. Fu eletto membro dell’Assemblea nazionale dal 1871 al 1876, Senatore della Somme dal 1876 al 1882, Membro della Somme dal 1885 al 1893. Nel febbraio 1871 fu eletto deputato per la Somme e si sedette nei ranghi della destra legittimista. Avversario della Repubblica, ha costantemente votato con i conservatori: contro Adolphe Thiers, contro l’emendamento vallone contro gli Atti della Costituzione del 1875. Fu ministro della Marina e delle Colonie sotto il primo governo Albert de Broglie dal 25 maggio 1873 al 21 maggio 1874. Al Senato votò per lo scioglimento della Camera richiesto nel giugno 1877 dal gabinetto di Broglie-Fourtou. Fu sconfitto alle elezioni senatoriali nella Somme al rinnovo triennale dell’8 gennaio 1882.
Arc. 2665:Charles Marius “Albert” de Dompierre d’Hornoy (Hornoy 24 febbraio1816 – Parigi21 marzo 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Disderi – Paris.
Arc. 1808:Camille Adalbert Marie, baron Clément de La Roncière-Le Noury, (Turin 31ottobre1813 – Paris 14 maggio 1881). Proveniente da una famiglia cresciuta nell’Impero, Camille de La Roncière era il figlio del Generale de La Roncière, eroe delle guerre napoleoniche, e di Adélaide Le Noury de La Guinardière. Suo zio materno, il Generale barone le Noury, un’altra figura dell’epopea imperiale, lo adottò prima della sua morte, lasciando al nipote nome, terra e titoli. Entrato nel 1829, all’età di sedici anni, alla Scuola Navale, Camille compì le sue prime campagne in Brasile, nell’Oceano Pacifico e nel Mediterraneo dove si interessò alla navigazione a vapore. nel 1834 servì come Aiutante di Campo dell’Ammiraglio De la Susse suo cugino di primo grado. Luogotenente nel 1843, capitano di Fregata nel 1851, Capo di Stato Maggiore del ministro Duclos, prestò poi servizio in squadra e si distinse il 17 ottobre 1854 nell’attacco a Sebastopoli. Fu promosso Capitano nel 1855, comandò la stazione di Levante nel 1859-1860; presente a Beirut durante le rivolte del giugno 1860, riuscì con la sua freddezza ad evitare il massacro certo di migliaia di Cristiani Maroniti. Contrammiraglio nel 1861, Capo di Stato Maggiore del ministro, direttore dei movimenti della flotta, organizzò la logistica della spedizione messicana e la sua ritirata nel 1865 – 1866. Divenne Vice Ammiraglio nel 1868 e membro del Consiglio dell’Ammiragliato. Durante la guerra del 1870, scelto da Napoleone III per comandare la flotta francese, sottopose all’Imperatore diversi piani di sbarco in Prussia che però non riuscirono ad andare a buon fine. E’ l’assedio di Parigi che gli darà l’opportunità di brillare. Dopo la sconfitta di Sedan ottiene infatti che la difesa dei forti che circondano la capitale sia affidata alla Marina e comanda la Divisione dei marinai distaccati alla difesa di Parigi. In seguito comandò il Corpo d’Armata di Saint-Denis che condusse con successo durante la battaglia di Épinay-sur-Seine il 30 novembre 1870. Elevato alla dignità di Gran Croce della Legion d’Onore, l’Ammiraglio De La Roncière Le Noury, fino ad allora estraneo alla politica attiva, accontentandosi di appartenere al Consiglio Generale dell’Eure, è eletto deputato l’8 febbraio 1871 sedendosi con la maggioranza monarchica. Bonapartista, si tenne da parte dai tentativi di restaurare la monarchia e votò contro l’emendamento vallone che istituiva la Terza Repubblica. Nominato nel 1875 Comandante della flotta mediterranea, fu rapidamente destituito dall’incarico dopo una campagna di stampa organizzata dai giornali repubblicani che stigmatizzava le sue opinioni bonapartiste. Divenuto senatore dell’Eure nel 1876, morì a Parigi il 14 maggio 1881. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce della Legion d’Onore
Medaglia inglese della Guerra di Crimea (Regno Unito)
Médaille commémorative de la expedition in Mexique
Arc. 2673:Camille Adalbert Marie, baron Clément de La Roncière-Le Noury, (Turin 31ottobre1813 – Paris 14 maggio 1881). Fotografia CDV. Fotografo: F. Mulnier – Paris.
Arc. 3364: Pierre Louis Auguste Jannin in gran montura da Ammiraglio (Baume les Dames, 5 dicembre 1802 – Paris, 4 febbraio 1867). Entrato in Marina nel 1818, venne promosso Aspirante il 1° settembre 1819. Sottotenente di Vascello il 5 maggio 1824, ottenne il grado di Tenente di Vascello il 2 ottobre 1830. Cavaliere della Legion d’Onore il 30 aprile 1839 mentre si trovava in servizio al porto di Tolone. Capitano di Fregata il 30 settembre 1840, ottenne la promozione a Capitano di Vascello il 22 luglio 1848. Comandante della corvetta a 24 cannoni Danaïde il 1° gennaio 1849 fu alla stazione marittima delle Antille. Ufficiale della Legion d’Onore il 21 novembre 1851, ottenne la Commenda dello stesso ordine il 2 ottobre 1855. Dal 1° gennaio 1857 al 1860 fu comandante del porto di Tolone e il 24 dicembre 1861 ottenne il grado di Contrammiraglio. Il 1° gennaio 1863 fu Maggior Generale della Marina a Tolone e il 29 ottobre 1864 venne nominato Grand Ufficiale della Legion d’Onore. Fotografia CDV. Fotografo: Disdéri – Paris.
Arc. 2455: Pierre Louis Auguste Jannin in gran montura da Ammiraglio (Baume les Dames, 5 dicembre 1802 – Paris, 4 febbraio 1867). Fotografia CDV. Fotografo: Disderi – Paris.
Arc. 2451: Ammiraglio in gran montura. Fotografia formato gabinetto. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1980:Abel Aubert du Petit-Thouars, detto Dupetit-Thouars, (Turquant 3 agosto 1793 – Paris 16 marzo 1864). Abel Aubert du Petit-Thouars era discendente da una nobile famiglia della nobiltà del Poitou e della Touraine nobilitata nel 1714. Diversi membri della famiglia si distinsero nella marina, come suo zio Aristide, Capitano della nave “Eroe di Abukir”, che morì eroicamente nella battaglia di Abukir nel 1798. Il fratello di quest’ultimo, Louis-Marie che sarà botanico famoso per i suoi studi sulle orchidee. Abel, figlio di Ferdinand, nacque il 3 agosto 1793 al castello della Fessardière a Tarquant nel Maine-et- Loire. Entrò nella Marina Imperiale nel 1804, poi si imbarcò da ragazzo a la Flèche all’età di 10 anni, poi studiò al Lycée d’Orleans prima di arruolarsi definitivamente in marina all’età di 15 anni. Nel 1819 era Tenente della marina e comandava la nave Joubert. All’inizio della campagna di Spagna, nel 1823, gli fu affidato il comando del brigantino L’Inconstant, in seguito divenne Capitano di fregata nel 1827 al comando della nave La Provence. Durante la Restaurazione prese parte a missioni idrografiche lungo le coste di Terranova, Francia e Algeria. Ebbe una parte importante nella preparazione della spedizione di Algeri che vide un operazione combinata terrestre e navale portare alla conquista della città nel giugno 1830. La Restaurazione e la Monarchia di luglio, facendo rivivere la tradizione dei grandi viaggi marittimi del XVIII secolo, inviò diverse missioni di natura scientifica e commerciale. Così, Du Petit-Thouars girò il mondo dal 1836 al 1839 sulla fregata Venus. La Venus era una fregata tipo Venere da 52 cannoni costruita a Lorient dal 1820 e varata nel marzo 1823. Partecipò a diverse operazioni come il blocco di Cadice nel 1823 o la spedizione di Algeri nel 1830. Dopo il suo viaggio intorno al mondo dal dicembre 1836 al giugno 1839 servì da scuola per apprendisti artiglieri a Tolone. Tornato in Francia, il navigatore ed esploratore consigliò al governo di Luigi Filippo di occupare le Isole della Società o Isole Marchesi per avere una presenza francese in Oceania e di usarle come luogo di deportazione. La proposta fu accettata da François Guizot, allora ministro degli Affari Esteri che lo nominò al comando della Divisione Navale dell’Oceania. Per tale incarico Du Petit-Thouars venne promosso Contrammiraglio. In accordo con le istruzioni ricevute occupò l’arcipelago delle Marchesi nel 1841. Seguì quindi il consiglio di Jaques Antoine Moerenhout, console francese e buon conoscitore della Polinesia, e nel settembre 1842 firmò un trattato di protettorato con la Regina Pomare IV di Thaiti. Nel 1843 prese possesso delle Isole della Società e annesse Thaiti. Incontrò il console e missionario inglese George Pritchard che si oppose ai francesi e che sostenne la rivolta dei tahitiani. La regina interruppe le relazioni con i francesi e si imbarcò sulla nave inglese Basilisco nel porto di Papeete. Du Petit-Thouars espulse pritchard nel 1844 e questo, unito all’annessione di Thaiti provocarono tensioni diplomatiche tra Francia e Regno Unito. L’opinione pubblica francese si divise e scoppiò il caso Pritchard; il governo francese compensò il console britannico, richiamò l’Ammiraglio in patria ma mantenne in suo possesso Thaiti. Al suo rientro in Francia, nel 1846, fu nominato Vice Ammiraglio e nel 1856 si ritirò. Abel Aubert Du Petit-Thouars fu eletto membro dell’Accademia delle Scienze il 6 agosto 1845 e deputato del Maine-et-Loire dall’8 luglio 1849 al 2 dicembre 1851. Nel 1857 ricevette la gran Croce della Legion d’Onore. Non avendo figli aveva adottato il figlio della sorella, Abel Bergasse Du Petit- Thouars, che avrebbe prestato servizio nella Marina raggiungendo il grado di Vice Ammiraglio. Fotografia CDV. Fotografo: Disdéri – Paris.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce della Legion d’Onore
Arc. 2665:Abel Aubert du Petit-Thouars, detto Dupetit-Thouars, (Turquant 3 agosto 1793 – Paris 16 marzo 1864). Fotografia CDV. Fotografo: Disderi – Paris.
Arc. 2576:Jean Pierre Edmond Jurien de La Gravière (Brest 19 novembre 1812 – Paris 5 marzo 1892). Edmond Jurien de La Gravière si unì alla Marina nell’ottobre 1828. In seguito prestò servizio su diverse navi, inclusa la Calypso. Diventò Guardiamarina nel 1833 e si imbarcò nella città di Marsiglia agli ordini dell’ammiraglio Lalande. Nel 1836 prese il comando del cutter Le Furet. Nel 1837, divenne Tenente della nave, quindi si imbarcò di nuovo sulla Jena sotto gli ordini dell’ammiraglio Lalande. Nel 1839 fu nominato comandante del brigantino La Comète. La sua nave partecipò alla crisi del Reno, poi la sua nave prese parte alla mappatura dei fondali con l’aiuto dell’idrografo Benoît Darondeau. Nel 1841 fu nominato Capitano di corvetta, poi aiutante di campo del ministro della marina Albin Roussin. Nel 1847 prese il comando della corvetta La Bayonnaise, partì per l’Estremo Oriente e raccontò il suo viaggio in un libro pubblicato nel 1872. Nel 1850 fu nominato Capitano della Marina. Prese parte alla guerra di Crimea nel 1854 e all’assedio di Sebastopoli. Nel 1855 divenne Contrammiraglio, comandò una divisione navale nell’Adriatico e partecipò al blocco di Venezia durante la seconda guerra d’indipendenza italiana nel 1859. Nel 1862 fu nominato vice ammiraglio. Comandò le forze francesi inviate per la spedizione messicana. Condusse l’attacco nella battaglia di Tampico e divenne aiutante di campo di Napoleone III. Nel gennaio 1866 fu nominato membro dell’Accademia delle scienze in seguito al suo lavoro scientifico in Messico. Nel 1868, comandò la flotta del Mediterraneo sulla corazzata Magenta. Dopo la sconfitta nella battaglia di Sedan, protesse l’imperatrice Eugenia durante il suo viaggio. Avvicinato dal consiglio generale de L’Œuvre des Écoles d’Orient, meglio conosciuto oggi con il nome di L’Œuvre d’Orient, su raccomandazione della signora Ammiraglio Bruat ad assumerne la presidenza, accettò questa posizione per lettera datata 17 febbraio 1869. Vi rimase fino alla morte. Successivamente, avrebbe svolto un ruolo nella nomina di padre Félix Charmetant a capo de L’Œuvre negoziando con il cardinal Lavigerie la sua conservazione come direttore generale. Nel 1871 represse i disordini separatisti a Nizza. Nello stesso anno venne nominato direttore del deposito di mappe e planimetrie della Marina. Prese poi parte a varie commissioni e fu nominato presidente dell’Académie des sciences nel 1886. Nel 1888 divenne membro dell’Académie française. Trascorso la fine della sua vita a scrivere vari libri. Fotografia CDV. Fotografo: Legrey & C. – Paris.
Onorificenze
Cavalieri dell’Ordine della Legion d’Onore
1842
Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore
1849
Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore
1854
Grand’Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore
1862
Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia
1859
Cavaliere dell’Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
Medaglia inglese della Guerra di Crimea (Regno Unito)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone di Zähringen (Granducato di Baden)
Arc. 2576:Jean Pierre Edmond Jurien de La Gravière (Brest 19 novembre 1812 – Paris 5 marzo 1892). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2664:Louis Pothuau in piccola montura da Vice Ammiraglio (Paris 28 ottobre 1815 – Paris 7 ottobre 1882). Proveniente da una famiglia della Martinica, si diplomò alla Scuola Navale nel 1832. Prese parte sotto il comando del Principe di Joinville al bombardamento di Mogador nel 1844, poi, durante la guerra di Crimea, al bombardamento di Odessa e alla piazza di Sebastopoli. Contrammiraglio nel 1864, ricevette nel 1870, durante l’assedio di Parigi, il comando dei forti del Sud, poi di una divisione a capo della quale si distinse durante gli attacchi della Gare-aux-Bœufs presso Choisy – le roi. Promosso vice ammiraglio, fu eletto deputato di Parigi all’Assemblea nazionale ed entrò nel primo governo costituito da Thiers come ministro della Marina e delle Colonie (19 febbraio 1871 – 25 maggio 1873). Nominato senatore a vita nel 1875, si schierò con l’opposizione durante la crisi del 16 maggio 1877, al termine della quale prese il Ministero della Marina nel governo Dufaure (13 dicembre 1877 – 4 febbraio 1879). Infine fu ambasciatore a Londra dal 1878 al 1880.
Arc. 1150: Ammiraglio in gran montura. Fotografia CDV. Fotografo: G. Le Gray & C.ie – Paris. Datata 1866.
Arc. 1551:Federico Francesco II di Meclemburgo-Schwerin (Ludwigslust, 28 febbraio 1823 – Schwerin, 15 aprile 1883). Federico Francesco era il figlio maggiore del granduca ereditario Paolo Federico di Meclemburgo-Schwerin e di sua moglie, la principessa Alessandrina di Prussia. Il giovane principe trascorse gli anni della sua giovinezza a Ludwigslust, assieme ai genitori, alla corte del nonno, il granduca Federico Francesco I. Divenne erede del ducato alla morte del nonno, il granduca Federico Francesco I, il 1º febbraio 1837. Si recò quindi a Berlino. Il 15 ottobre 1840 descrisse nel suo diario la sua “fiducia incrollabile nel trono prussiano”, dimostrando una propensione a favorire il disegno espansionistico che la Prussia stava coltivando in quegli anni sulla Germania. Successivamente servì nello staff del feldmaresciallo generale Friedrich von Wrangel durante la seconda guerra dello Schleswig. Proseguì i propri studi presso l’università di Bonn, ove si immatricolò il 5 novembre 1840 e dove ebbe modo di studiare con i migliori professori della sua epoca, studiando con particolare interesse la Germania di Tacito, dalla quale ricaverà una certa passione per il mondo classico. Terminata l’università, compì dei viaggi nei Paesi Bassi e in Italia. Lo spirito gioviale e il carattere allegro gli fruttarono in questi anni amicizie che si riveleranno poi preziose per fini politici, come quelle con i principi Cristiano di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg (poi re Cristiano VIII di Danimarca), Federico d’Assia e Leopoldo di Lippe. Durante la guerra austro-prussiana fu comandante delle truppe che occuparono Lipsia e assediarono Norimberga. Prese inoltre parte alla guerra franco-prussiana, durante la quale fu governatore generale di Reims e comandante generale delle forze che assediarono Toul. Ottenne quindi l’incarico di difendere le truppe tedesche durante l’assedio di Parigi dall’attacco delle armate della Loira e nella battaglia di Beaune-la-Rolande sconfisse le armate francesi. Morì il 15 aprile 1883 e gli successe il figlio maggiore, Federico Francesco III. Federico Francesco II si sposò in prime nozze con la principessa Augusta di Reuss-Köstritz (1822-1862), il 3 novembre 1849, a Ludwigslust, in seconde nozze a Darmstadt, il 4 luglio 1864, con la principessa Anna di Assia-Darmstadt (1822-1865) in terze nozze con la principessa Maria di Schwarzburg-Rudolstadt (1850-1922). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze mecklenburghesi
Gran maestro dell’Ordine della Corona wendica
Croce di I classe al merito militare del granducato di Meclemburgo-Schwerin
Onorificenze straniere
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera
Cavaliere dell’Ordine pour le mérite
Cavaliere di gran croce della Croce di ferro
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo
Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata
Arc. 1551:Federico Francesco II di Meclemburgo-Schwerin (Ludwigslust, 28 febbraio 1823 – Schwerin, 15 aprile 1883). Fotoigrafia: CDV. Fotografo: Kutzki – Berlin.
Arc. 1612:Guglielmo di Meclemburgo-Schwerin (Ludwigslust, 5 marzo 1827 – Heidelberg, 28 luglio 1879). Guglielmo era il figlio terzogenito ed il secondo maschio del granduca Paolo Federico e di sua moglie, Alessandrina di Prussia (1803-1892). Avviato sin da giovane alla carriera militare nell’esercito prussiano, nell’ambito della Guerra austro-prussiana fu presente sul campo come generale al comando di una brigata di cavalleria. Nella Guerra franco-prussiana fu tenente generale al comando della 6ª divisione di cavalleria e venne ferito il 9 settembre 1870 rimanendo coinvolto nell’esplosione della polveriera della cittadella di Laon. Nel 1875 venne definitivamente promosso generale. Tornato in patria, prese a frequentare più assiduamente la corte di Berlino, egli si guadagnò ben presto l’appellativo di Prinz Schnaps per la sua passione per il gioco d’azzardo. Guglielmo morì a seguito di un’operazione ad Heidelberg. Il suo corpo venne riaccompagnato in patria dal nipote, il duca Paolo Federico e venne sepolto il 2 agosto di quell’anno nella Cattedrale di Schwerin. Guglielmo sposò sua cugina Federica Alessandrina di Prussia (1842-1906), figlia di Alberto di Prussia (1809-1872) e di Marianna dei Paesi Bassi, il 9 dicembre 1865. Fotografia CDV. Fotografo: sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze del Meclemburgo-Schwerin
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona Wendica
Croce di I Classe al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila Nera (Impero tedesco)
Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite
Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea (Impero di Russia)
Cavaliere dell’Ordine Imperiale di Sant’Alexander Nevsky (Impero di Russia)
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Bianca (Impero di Russia)
Cavaliere di I Classe dell’Ordine di Sant’Anna (Impero di Russia)
Cavaliere di IV classe dell’Ordine Imperiale di San Giorgio (Impero di Russia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austriaco)
Cavaliere di I classe con spade dell’Ordine dell’Aquila rossa di Prussia (Impero tedesco)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dell’Ordine Reale Guelfo (Hannover)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Fedeltà (Baden)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone di Zähringen (Baden)
Cavaliere di Gran Croce con corona dell’Ordine al Merito di Pietro Federico Luigi (Oldenburg)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Casata Ernestina di Sassonia
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Enrico il Leone (Brunswick)
Croce di ferro di I classe
Croce di ferro di II classe
Croce al merito militare di III classe con decorazione di guerra (Impero austriaco)
Medaglia della campagna militare del 1864 (Schleswig-Holstein)
Arc. 1776:Anna d’Assia e del Reno (Darmstadt, 25 maggio 1843 – Schwerin, 16 aprile 1865). La Principessa Anna d’Assia e del Reno, terzogenita e unica figlia femmina del Principe Carlo d’Assia e del Reno, e di sua moglie, la Principessa Elisabetta di Prussia, nacque a Bessungen, nel Granducato d’Assia. Suo nonno paterno fu Luigi II, Granduca d’Assia e del Reno. Sua madre era una nipote del Re Federico Guglielmo II di Prussia. Suo fratello maggiore Luigi sposò nel 1862 la Principessa Alice del Regno Unito, terzogenita e seconda figlia femmina della Regina Vittoria. Da ragazza, Anna fu considerata come possibile moglie per Edoardo VII del Regno Unito (noto come “Bertie” dalla sua famiglia). Mentre sua madre, la Regina Vittoria era a favore di Anna, la sorella maggiore di Bertie si oppose al matrimonio, poiché riteneva che Anna avesse un “tic inquietante”. Col passare del tempo però, Vittoria diventò sempre più impaziente, e cercò di ignorare i suggerimenti di sua figlia che Anna non era adatta, dichiarando “Sono molto soddisfatta del rediconto sulla Principessa Anna, (meno gli spasmi)”. Alla fine fu scelta invece Alessandra di Danimarca. Il 4 luglio 1864 a Darmstadt, Anna sposò Federico Francesco II, Granduca di Meclemburgo-Schwerin figlio di Paolo Federico, Granduca di Meclemburgo-Schwerin. (La prima moglie di Federico Francesco la Principessa Augusta di Reuss-Köstritz era morta nel 1862). Anna morì di febbre puerperale una settimana dopo aver dato alla luce la sua unica figlia. Fu sepolta nella Cattedarle di Schwerin. Suo marito si risposò con la Principessa Maria di Schwarzburg-Rudolstadt, da cui ebbe il Duca Enrico di Meclemburgo-Schwerin, consorte di Guglielmina dei Paesi Bassi. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 2648:Augusta Matilde Guglielmina di Reuß di Köstritz (Klipphausen, 26 maggio 1822 – Schwerin, 3 marzo 1862). La Principessa Augusta Reuss di Köstritz, terzogenita e seconda figlia femmina del Principe Enrico LXIII di Reuss-Köstritz, e della sua prima moglie, la Contessa Eleonore di Stolberg-Wernigerode, nacque a Klipphausen, nel Regno di Sassonia.La sua famiglia apparteneva alla linea cadetta del Casato di Reuss. Il 3 novembre 1849 a Ludwigslust Augusta sposò Federico Francesco II, Granduca di Meclemburgo-Schwerin figlio di Paolo Federico, Granduca di Meclemburgo-Schwerin. Insieme ebbero sei figli. La prematura morte di Augusta sollevò alcuni interrogativi a corte. Si disse che Augusta morì per “problemi bronchiali associati a malattia cardiaca”, un biografo disse, morì per un genere di febbre. Augusta fu sepolta nei giardini del Castello di Schwerin e nel 1905 fu costruito un ritratto memoriale dallo scultore Wilhelm Wandschneider. Fotografia CDV. Fotografo: L. Haase & Comp. – Berlin.
Arc. 1611:Maria di Schwarzburg-Rudolstadt (Raben Steinfeld, 29 gennaio 1850 – l’Aia, 22 aprile 1922). Era la primogenita del Principe Adolfo di Schwarzburg-Rudolstadt, e di sua moglie, la Principessa Matilde di Schonburg-Waldenburg, nacque a Raben Steinfeld, nel Meclemburgo-Schwerin. I suoi bisnonni paterni furono Federico Carlo, Principe di Schwarzburg-Rudolstadt e Federico V, Langravio d’Assia-Homburg. La sua famiglia apparteneva al Principato di Schwarzburg-Rudolstadt. Il 4 luglio 1868 a Rudolstadt, Schwarzburg-Rudolstadt, Maria sposò Federico Francesco II, Granduca di Meclemburgo-Schwerin figlio di Paolo Federico, Granduca di Meclemburgo-Schwerin. In precedenza, Federico Francesco era stato sposato due volte, nel 1849, con la Principessa Augusta Reuss di Köstritz ma morì nel 1862. Due anni dopo, Federico Francesco si sposò una seconda volta con la Principessa Anna d’Assia e del Reno ma meno di un anno dal loro matrimonio Anna morì. Al tempo del matrimonio, Federico Francesco aveva 45 anni e Maria 18. Insieme ebbero quattro figli. Maria morì nel 1922 a L’Aia. Si trovava a L’Aia per festeggiare i 46 anni del Principe Hendrik. Il carro funebre reale portò il corpo dal Palazzo Noordeinde alla stazione ferroviaria. La bara poi in treno fino in Germania, dove la principessa fu sepolta. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1808:Federico Guglielmo di Meclemburgo-Strelitz (Neustrelitz, 7 ottobre 1819 – Neustrelitz, 30 maggio 1904). Federico Guglielmo nacque a Neustrelitz, figlio di Giorgio di Meclemburgo-Strelitz e della principessa Maria di Assia-Kassel (1796-1880), figlia a sua volta del principe Federico d’Assia-Kassel e di Polissena di Nassau-Usingen. I suoi nonni paterni erano invece il duca Carlo II di Meclemburgo-Strelitz e la principessa Federica d’Assia-Darmstadt. Egli trascorse gran parte della giovinezza a Neustrelitz e successivamente studiò storia a Bonn. Concluse i propri studi recandosi in Italia e in Svizzera per un grand tour che lo portò poi in Inghilterra, ove si laureò in diritto civile presso l’Università di Oxford. Fu in questa occasione che incontrò per la prima volta la sua futura moglie e cugina di secondo grado. Il 28 giugno 1843, si sposò a Buckingham Palace con la principessa Augusta di Cambridge, figlia del principe Adolfo, duca di Cambridge e nipote del re Giorgio III d’Inghilterra. Federico Guglielmo succedette al padre come granduca alla sua morte, il 6 settembre 1860. Realizzò investimenti nel campo dell’economia, delle infrastrutture e dell’istruzione, trascurati nei precedenti governi, saldando i debiti accumulati. Accumulò anche una notevole ricchezza personale e nel 1903, in occasione delle sue nozze di diamante, regalò ad ogni singolo cittadino del suo granducato la somma di 25 pfenning come segno di amore verso il proprio popolo, finanziando questa spesa coi propri fondi. Fu anche il principale proprietario terriero del proprio granducato, avendo possedimenti in metà dello stato. Durante il regno di Federico Guglielmo il Meclemburgo-Strelitz divenne membro della Confederazione Germanica del Nord e quindi dell’Impero tedesco, ma le continue tensioni tra la sua visione della politica e l’amministrazione prussiana lo resero spesso inviso alla corte di Berlino. Il 12 agosto 1862, inoltre, egli ricevette le insegne dell’Ordine della giarrettiera dalla regina Vittoria, sua cugina. Egli morì a Neustrelitz il 30 maggio 1904 e gli succedette l’unico figlio Adolfo Federico V. Fotografia CDV. Fotografo: C. Wolff – Neu Sterlitz.
Onorificenze
Onorificenze meclemburghesi
Gran Maestro dell’Ordine del Grifone
Gran Maestro e Cavaliere di gran croce con gemme dell’Ordine della Corona wendica
15 novembre 1864
Onorificenze straniere
Cavaliere dell’Ordine della giarrettiera (Regno Unito)
Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
19 ottobre 1860
Arc. 2641:Federico Guglielmo di Meclemburgo-Strelitz (Neustrelitz, 7 ottobre 1819 – Neustrelitz, 30 maggio 1904). Fotografia CDV. Fotografo: Bingham – Paris.
Arc. 1478:Alessandrina di Prussia (Berlino, 1 febbraio 1842 – Potsdam, 26 marzo 1906). Alessandrina era la figlia del principe Alberto di Prussia, figlio del re Federico Guglielmo III di Prussia e di sua moglie, la principessa Marianna di Orange-Nassau, figlia del re Guglielmo I dei Paesi Bassi. Venne battezzata con il nome di Alessandrina in onore di sua zia, Alessandrina di Prussia. Il matrimonio dei suoi genitori fu sciolto il 28 marzo 1849. Suo padre si risposò in seguito nel 1853 con una delle damigelle d’onore della corte, Rosalia von Rauch, che fu creata Contessa di Hohenau. La coppia ebbe due figli. La madre si risposò morganaticamente con Johannes van Rossum, un ex cocchiere, avendo dei figli. A causa del matrimonio travagliato dei suoi genitori, Alessandrina era a tutti gli effetti la figlia adottiva dei suoi zii, il re Federico Guglielmo IV di Prussia e della regina Elisabetta Ludovica di Baviera, andando a vivere con loro, crescendo come se fosse stata la loro figlia. Alessandrina fu considerata come possibile sposa per Alberto Edoardo, Principe di Galles, ma non venne giudicata ” abbastanza intelligente” da sua sorella, la principessa Vittoria. In seguito il principe sposò Alessandra di Danimarca. Nonostante il suo commento, Vicky aveva una predilezione per Alessandrina, scrivendo a sua madre che era “come una ragazza eccellente e molto ammirata”. C’erano anche dei vantaggi finanziari per un matrimonio con Alessandrina; aveva già un milione di dollari attraverso sua madre e ne avrebbe avuto ancora più quando si sarebbe sposata. Di conseguenza, Vicky cercò ancora una volta di sposare la ragazza con un altro parente inglese, il principe Giorgio, duca di Cambridge. Il 9 dicembre 1865 Alessandrina sposò il cugino Guglielmo di Meclemburgo-Schwerin, figlio ultimogenito del granduca Paolo Federico di Meclemburgo-Schwerin e della principessa Alessandrina di Prussia. Il matrimonio fu infelice: Guglielmo aveva la fama di avere un carattere dissoluto ed era quasi sempre ubriaco; quindi fu sorprendente che la regina Elisabetta, estremamente pia e recentemente vedova, desse il suo consenso al fidanzamento. In due occasioni Guglielmo era stato privato del suo comando nell’esercito prussiano e aveva recentemente proposto un matrimonio alla celebre ballerina Maria Taglioni; di conseguenza era generalmente considerato la “pecora nera” della famiglia. Indipendentemente da ciò, la regina le donò un grande corredo di sontuosi vestiti e gioielli. L’altro zio, l’imperatore Guglielmo I, le regalò una collana di diamanti opulenti, mentre la madre, la principessa Marianna, le regalò una collana di ametiste siberiane e un diadema di smeraldi. Durante il loro matrimonio la coppia visse al Palazzo Bellevue a Berlino. Alessandrina visse poco a Meclemburgo. Cercò di scappare più volte, solo per essere costretta a tornare per le pressioni della sua potente zia Alessandrina. Guglielmo riuscì con difficoltà a conservare un comando poco importante nell’esercito prussiano durante la guerra franco-prussiana. Venne gravemente ferito durante la guerra da un’esplosione. Dopo la morte del marito, Alessandrina si dedicò alla figlia, tenendo un ruolo minore nella vita pubblica. Morì il 26 marzo 1906 a Schloss Marley, nei pressi di Potsdam, Brandeburgo. Fotografia CDV. Fotografo: J. Clarck.
Arc. 1547:Adolfo I Giorgio di Schaumburg-Lippe (Bückeburg, 1º agosto 1817 – Bückeburg, 8 maggio 1893). Adolfo nacque al castello di Bückeburg, figlio di Giorgio Guglielmo di Schaumburg-Lippe e di sua moglie, la principessa Ida di Waldeck e Pyrmont (1796-1869). Dopo aver compiuto gli studi preparatori a corte, frequentò le università di Ginevra, Lipsia e Bonn per poi intraprendere un tour in Europa che lo portò a visitare la Francia e l’Italia. Al suo rientro in Germania decise di intraprendere la carriera militare ed entrò nel 1º reggimento ussari della Westfalia a Düsseldorf. Adolfo succedette al trono di Schaumburg-Lippe a seguito della morte del padre, il 21 novembre 1860, distinguendosi ben presto per la volontà di apportare cambiamenti in termini politici e sociali in un’area della Germania ancora fossilizzata a vecchi stilemi dell’ancient régime. Nel 1866, Schaumburg-Lippe firmò un trattato militare con la Prussia, e nel 1867 entrò in unione militare con lo stato tedesco, di modo che l’esercito di Schaumburg-Lippe entrasse a far parte come compagnia di quello prussiano. Il 18 agosto 1867 il principato di Schaumburg-Lippe divenne membro della Confederazione Germanica del Nord e si impegnò dal 25 ottobre 1869 a fornire un proprio battaglione nell’esercito prussiano con la nomina a generale di cavalleria che manterrà anche nell’ambito della Guerra franco-prussiana che sancirà la proclamazione dell’Impero tedesco di cui il Schaumburg-Lippe diverrà membro dalla fondazione. A livello di politica interna, Adolfo I si occupò di sviluppare l’agricoltura e la scuola con una serie di leggi che favorirono lo sviluppo della popolazione e del commercio e stabilendo di voler intervenire personalmente coi propri fondi qualora lo stato non fosse in grado di sostenere queste spese. A livello personale era un appassionato di arte e di scienze naturali. Il 21 novembre 1885 Adolfo I celebrò il suo 25º anniversario al governo. Adolfo I morì a Bückeburg l’8 maggio 1893 a causa di una malattia renale e gli successe suo figlio Giorgio. Adolfo sposò la principessa Erminia di Waldeck e Pyrmont (1827–1910) a Arolsen il 25 ottobre 1844. Fotografia CDV. Fotografo: Angerer – Paris.
Onorificenze
Gran Maestro dell’Ordine della Croce d’Onore della Casa di Lippe
Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Nera (Impero di Germania)
Arc. 2640:Adolfo I Giorgio di Schaumburg-Lippe (Bückeburg, 1º agosto 1817 – Bückeburg, 8 maggio 1893). Fotografia CDV. Fotografo: Angerer – Wien.
Arc. 1841: Erminia di Shaumburg-Lippe (Bückeburg, 5 ottobre 1845 – Regensburg, 23 dicembre 1930). La principessa Erminia nacque il 5 ottobre 1845 a Bückeburg, capitale del Principato di Schaumburg-Lippe, durante il regno del nonno paterno, Giorgio Guglielmo, principe di Schaumburg-Lippe. Era la figlia maggiore di Adolf, principe ereditario di Schaumburg-Lippe e di sua moglie, la principessa Erminia di Waldeck e Pyrmont. I suoi fratelli includevano il principe Georg di Schaumburg-Lippe, che in seguito successe come principe regnante di Schaumburg-Lippe e il principe Adolfo di Schaumburg-Lippe, marito della principessa Vittoria di Prussia. Nonostante la loro nobile nascita, la principessa Erminia e i suoi fratelli furono allevati in modo molto semplice; un rapporto diceva che “sapevano di più sulla cucina di molte donne di grado inferiore”. Erano anche ben istruiti e potevano reggere il confronto nelle discussioni sulla filosofia e la scienza con gli uomini dotti del principato. Il 16 febbraio 1876, Hermine sposò il duca Massimiliano di Württemberg, figlio del naturalista ed esploratore tedesco duca Paolo Guglielmo di Württemberg e della principessa Maria Sofia di Thurn und Taxis. Il duca Paul Wilhelm era un membro del ramo ducale e slesiano della Casa di Württemberg. Il matrimonio era senza figli. Hermine morì il 23 dicembre 1930, all’età di 85 anni a Ratisbona. Fotografia CDV. Fotografo: F. Kublmann – Bückeburg.
Arc. 2345: Hermann Peter di Shaumburg- Lippe (Bückeburg, 19 maggio 1848 – Achern-Illenau, 29 dicembre 1918). Figlio di Adolf I Georg principe di Shaumburg-Lippe e di Erminia di Waldeck e Pyrmont (29 settembre 1827 – 16 febbraio 1910). Fratello del futuro principe Georg, Hermann Peter morì nel 1918 senza figli. Fotografia CDV. Fotografo: Alrlirn – Bückeburg.
Arc. 1514:Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha, nato coi nomi di Ernesto Augusto Carlo Giovanni Leopoldo Alessandro Edoardo in piccola montura da Generale prussiano (Coburgo, 21 giugno 1818 – Reinhardsbrunn, 22 agosto 1893). Ernesto di Sassonia-Coburgo-Saalfeld nacque al Palazzo di Ehrenburg a Coburgo il 21 giugno 1818. Egli era il figlio primogenito di Ernesto III di Sassonia-Coburgo-Saalfeld e della sua prima moglie, la principessa Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg. Poco dopo la sua nascita nacque anche suo fratello Alberto, che poi diverrà marito della Regina Vittoria. Nel 1826 suo padre divenne Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha in uno scambio di territori dopo la morte di suo zio, Federico IV di Sassonia-Gotha-Altenburg. Molte furono le candidate per il matrimonio di Ernesto dopo la scelta di suo fratello al ruolo di principe consorte inglese. Suo padre avrebbe voluto maritarlo ad una delle granduchesse russe per elevare il rango della famiglia ancora più in alto. Un’altra delle possibili candidate era la principessa Clementina d’Orléans, figlia di Luigi Filippo di Francia, che aveva incontrato alla corte delle Tuileries. Dal momento che però questo matrimonio avrebbe richiesto ad Ernesto una conversione al cattolicesimo e quindi la perdita di tutti i suoi diritti di successione al ducato paterno, il progetto matrimoniale con la figlia del re francese fu abbandonato. Altre candidate furono Isabella II di Spagna, e la principessa Augusta di Cambridge, cugina della regina Vittoria d’Inghilterra. Infine, il 3 maggio 1842 a Karlsruhe, Ernesto sposò la ventunenne principessa Alessandrina di Baden. Ella era la figlia maggiore del granduca Leopoldo di Baden e della principessa Sofia Guglielmina di Svezia, figlia a sua volta del deposto re Gustavo IV Adolfo di Svezia. Il matrimonio non produsse eredi, anche se pare che Ernesto abbia avuto tre figli illegittimi al di fuori del matrimonio. Il 29 gennaio 1844, il padre di Ernesto morì a Gotha, uno dei territori che la famiglia aveva recentemente acquistato. Ernesto come conseguenza succedette ai ducati di Sassonia-Coburgo-Gotha col nome di Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha. Durante i tumulti del 1848 in Germania, Alberto in Inghilterra stava rivedendo un piano per liberalizzare maggiormente lo stato e nel contempo pensò ad un’alternativa anche per lo stato del fratello al quale donò poi una copia della nuova costituzione perché vi lavorasse sopra. La concessione giunse a Gotha nel 1849 ed andò profondamente a riformare quella di Coburgo del 1821, al punto che nel 1852 entrambe le costituzioni vennero unite, convertendo l’unione personale dei due ducati in un’unione reale; i ducati apparivano ora inseparabili e con un ordinamento legislativo comune. Per questo Ernesto divenne un governante molto popolare ed ottenne il sostegno di buona parte della popolazione nelle sue azioni di governo sebbene in un momento difficile. Dal 1848 al 1864, la Danimarca e la Confederazione tedesca combatterono per il controllo dei due ducati dello Schleswig e dell’Holstein. Storicamente, i ducati erano stati retti dalla Danimarca sin dal medioevo, ma essi si estendevano per gran parte in territorio tedesco e la lingua ufficiale era il tedesco. Fu questa popolazione a ribellarsi quando il 27 marzo 1848 re Federico VII di Danimarca annunciò che i due ducati sarebbero divenuti parte integrale del regno di Danimarca con una nuova costituzione liberale. La Prussia fu tra i primi stati ad essere coinvolta nel conflitto dando origine alla Prima guerra dello Schleswig. Ernesto prese parte agli scontri inviando inizialmente 8.000 uomini a supporto delle truppe della federazione tedesca. Egli era intenzionato a prendere parte attivamente alla guerra, ma venne rifiutato, ottenendo invece l’incarico di gestione del contingente della Turingia.; egli commentò questo fatto in una lettera al fratello: “Dovrei rifiutare qualsiasi altro comando del genere, ma non posso rifiutare questo in quanto le attuali condizioni dei nostri stati, richiedono l’importanza di mantenere il potere esecutivo nelle nostre mani”. Come comandante di un corpo d’armata tedesco, Ernesto vinse il 5 aprile 1849 nella Battaglia di Eckernförde contro le forze danesi. Ernesto, come suo fratello, era favorevole all’unificazione tedesca in uno stato federale. Per meglio raggiungere il suo obiettivo, Ernesto era solito appoggiarsi alla fazione politica di maggior successo. Egli guardò quindi favorevolmente il crescere del liberalismo in Germania e tentò di stabilire dei contatti coi capi del movimento. Durante il suo regno, Ernesto venne percepito come un progressista ed il suo appoggio alla visione liberale fece sì che il suo ducato divenisse un asilo per molti rifugiati politici provenienti da altri stati tedeschi. Nel 1863, egli prese parte alla Conferenza di Francoforte che venne convocata dall’Imperatore d’Austria per evitare risentimenti aperti nei confronti della Prussia e per frenare nel contempo il suo espansionismo. Sebbene il suo comportamento non lo rendesse favorevole al governo prussiano, egli seppe sviluppare dei forti contatti con l’Austria al punto che molti lo videro come il potenziale arbitro del conflitto tra potenze meridionali e settentrionali della Germania. La Guerra austro-prussiana venne promossa largamente dai capi del partito conservatore tedesco al fine di unificare le varie controparti sotto l’insegna di un governo liberale. Ernesto pur capendo la gravità di un conflitto coinvolgente la Prussia, fu un attivo sostenitore della causa austriaca. Anche se Ernesto nominalmente seguiva politiche più liberali di altre sue controparti, egli iniziò dalla metà degli anni sessanta ad allinearsi maggiormente col primo ministro prussiano Otto von Bismarck. Malgrado questo cambiamento nella sua visione politica, egli continuò pubblicamente a sostenere l’Austria nel conflitto e nessuno in Europa avrebbe sospettato che Ernesto si sarebbe immediatamente schierato con i prussiani meglio equipaggiati dallo scoppio della guerra. Questa sua strategia viene vista oggi alla luce degli eventi come un tentativo di salvaguardare la sicurezza dei suoi ducati e, per esteso, di sé stesso. Ad ogni modo, Ernesto venne giudicato un traditore da molti stati e la stessa regina Vittoria commentò il cambio di strategia in questo modo: “sarei stata concorde in una neutralità, a il cambio totale di colore è una scorrettezza”. Ernesto fu ad ogni modo fortunato nel supportare la Prussia che si dimostrò vittoriosa nel conflitto, al contrario di molti altri principi, re e duchi tedeschi che avevano supportato l’Austria e che tanto ebbero a patire tra le mani degli Hohenzollern. L’Hannover, l’Assia-Kassel ed il Ducato di Nassau ad esempio vennero tutti annessi direttamente alla Prussia a spese dei loro rispettivi regnanti. Pur avendo cambiato le proprie vedute politiche solo di recente, ad Ernesto venne concesso il privilegio di sfilare alla testa del proprio battaglione durante la parata della vittoria. La maggiore delle sue nipoti, Vittoria (“Vicky”) fu una delle sostenitrici della politica filo-prussiana in quanto moglie del principe ereditario Federico di Prussia. Il supporto di Ernesto ai prussiani nella guerra austro-prussiana e poi nella Guerra franco-prussiana lo depose dal ruolo di potenziale arbitro del movimento politico per l’unificazione. Ernesto II morì a Reinhardsbrunn il 22 agosto 1893 dopo una breve malattia. Venne sepolto nella Moritzkirche di Coburgo con una cerimonia funebre attesa da centinaia e migliaia di persone tra cui l’imperatore Guglielmo II di Germania e il Principe di Galles. Ernesto venne succeduto da suo nipote Alfredo, duca di Edimburgo come duca di Sassonia-Coburgo-Gotha. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Onorificenze di Sassonia-Coburgo e Gotha
Gran Maestro dell’Ordine della Casata Ernestina di Sassonia-Coburgo-Gotha
Onorificenze tedesche
Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere dell’Ordine della Corona fiorata (Sassonia)
Cavaliere di I classe dell’Ordine dell’Aquila Rossa (Regno di Prussia)
Commendatore di I classe dell’Ordine Militare di Sant’Enrico (Sassonia)
Cavaliere dell’Ordine Pour le Mérite (Regno di Prussia)
Gran Commendatore dell’Ordine Reale dinastico di Hohenzollern (Regno di Prussia)
Croce di Ferro di I classe 1870 (Regno di Prussia)
Croce di Ferro di II classe per combattenti 1870 (Regno di Prussia)
Cavaliere dell’Ordine Equestre, Secolare e Capitolare di San Gioacchino (ordine privato tedesco)
Cavaliere dell’Ordine del Falco Bianco (Sassonia-Weimar-Eisenach)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Fedeltà (Baden)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone di Zähringen (Baden)
Onorificenze straniere
Cavaliere compagno straniero del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (KG, Regno Unito)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Cristo (Portogallo)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)
Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo (Belgio)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine reale di Santo Stefano d’Ungheria (Impero austriaco)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
Gran Cordone dell’Ordine del Crisantemo (Giappone)
Balì di Gran Croce d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Takovo (Serbia)
Arc. 1087:Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha, nato coi nomi di Ernesto Augusto Carlo Giovanni Leopoldo Alessandro Edoardo in piccola montura da Generale prussiano (Coburgo, 21 giugno 1818 – Reinhardsbrunn, 22 agosto 1893). Fotografia CDV. Fotografo: L. Haase – Berlin.
Arc. 1466:Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha, nato coi nomi di Ernesto Augusto Carlo Giovanni Leopoldo Alessandro Edoardo (Coburgo, 21 giugno 1818 – Reinhardsbrunn, 22 agosto 1893). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1514:Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha, nato coi nomi di Ernesto Augusto Carlo Giovanni Leopoldo Alessandro Edoardo (Coburgo, 21 giugno 1818 – Reinhardsbrunn, 22 agosto 1893). Fotografia CDV. Fotografo: L. Haase & Comp. – Berlin.
Arc. 1776:Alessandrina di Baden (Karlsruhe, 6 dicembre 1820 – Callenberg, 20 dicembre 1904). Prima di salire al trono, Alessandro II di Russia fu mandato nel Baden al fine di presentare se stesso come un pretendente alla mano di Alessandrina in matrimonio. Alessandrina già si considerava la sua fidanzata, poiché tutte le trattative preliminari avevano avuto luogo. Durante il viaggio in quella regione tuttavia, Alessandro visitò la corte d’Assia-Darmstadt e conobbe la Principessa Maria d’Assia che alla fine sposò. Sotto la spinta di suo fratello il Principe Alberto, il Principe Ereditario Ernesto di Sassonia-Coburgo e Gotha (nato nel 1818) cominciò la ricerca di una sposa adatta. Alberto riteneva che una moglie fosse un bene per il fratello; “Le catene le dovrai sostenere in ogni caso, e sarà certamente un bene per te… Più pesanti e strette sono, meglio sarà per te. Una coppia sposata deve essere incatenata l’uno all’altro, essere inseparabili, e loro devono vivere solo l’un per l’altro”. Con questo consiglio in mente (anche se Alberto era rimproverato per la presunzione di consigliare i suoi maggiori di lui per età), Ernesto cominciò a cercare. Intorno a questo periodo, Ernesto fu colpito da una malattia venerea contratta attraverso le sue molte relazioni; Alberto di conseguenza gli consigliò di sposarsi soltanto quando fosse completamente guarito. Egli lo avvertì anche che la promiscuità continua avrebbe potuto renderlo incapace di procreare. Ernesto, in conseguenza, aspettò qualche anno prima di sposarsi. Il 13 maggio 1842 a Karlsruhe, Ernesto sposò la Principessa Alessandrina. Per la costernazione di suo fratello e di sua cognata, la Regina Vittoria, il matrimonio non riuscì a “calmare” Ernesto. Alessandrina, tuttavia, accettò tutti i suoi difetti abbastanza allegramente, e nutrì un’assoluta devozione verso Ernesto che sarebbe diventata sempre più sconcertante agli occhi del mondo esterno. Ernesto succedette nel ducato a suo padre, Ernesto I, nel 1844. Il matrimonio si sarebbe rivelato essere senza figli. Anche se era molto probabile che la colpa fosse di Ernesto, (a causa della malattia venerea di cui si era ammalato prima del matrimonio), Alessandrina sembra avesse accettato senza discutere che la loro mancanza di figli fosse colpa sua. L’anno in cui Ernesto succedette come duca, la coppia si recò a Windsor per visitare i loro parenti. Lady Eleanor Stanley, una delle damigelle d’onore di Vittoria, commentò a sua madre, “il Duca non sta bene, si dice, e lui sembra certamente terribilmente malato… egli tuttavia ci strinse la mano molto civilmente all’incontro, e sembrava di ottimo umore stando con suo fratello. La Duchessa [Alessandrina] disse Lady Duoro era stata ad Ems nella speranza di generare un figlio ed erede, ma non ha avuto alcun effetto ancora; siamo rimasti piuttosto divertiti che lo abbia detto lei così semplicemente, ma lei sembra una persona molto bella e molto carina”. Il rapporto della coppia in questa fase era “senza nuvole quanto non mai”, nelle parole della storica Charlotte Zeepvat. Mentre visitavano alcune aziende agricole a Windsor, Alessandrina si prese un raffreddore; partirono poco dopo. Lady Eleanor commentò ancora che “[Alessandrina] fu molto dolce alla partenza, e ci baciò tutti; sembrava molto delicata, pallida come un lenzuolo, e più adatta per essere nel suo letto che per intraprendere un lungo viaggio. La partenza dei Reali non fu così dolorosa come mi aspettavo; piena di baci, ma senza lacrime”. Vittoria era dispiaciuta nel vederli partire, poiché nutriva un leale affetto per Ernesto per amore di Alberto, ed era arrivata a vedere Alessandrina come una sorella. Vittoria scelse Ernesto come padrino per la sua seconda figlia femmina la Principessa Alice, ed era quindi previsto in Inghilterra nell’aprile del 1859 per la sua cresima. Anche se Vittoria era impaziente di vedere sua moglie, e anche se i piani erano stati organizzati l’anno precedente per la sua visita, Ernesto scelse di non portarla con sé. Era chiaro che come le possibilità avere dei figli erano svanite, Ernesto si stava interessando sempre meno di sua moglie.Prima e durante il loro matrimonio, Ernesto portò avanti innumerevoli affari con varie donne. Alessandrina, tuttavia, rimase una moglie devota, e scelse di ignorare queste relazioni di cui era a conoscenza. A un certo punto, Ernesto ebbe due amanti, e viveva con loro e Alessandrina “in un improbabile ménage che rese la coppia uno zimbello per tutti, eccetto che per la loro famiglia”. Anche se amava Alessandrina, Vittoria fu costernata per la sua disponibilità ad accettare le sue relazioni, commentando che “la condotta di zio Ernesto è perfettamente mostruosa e devo biasimare la zia molto. Non mi hanno scritto ancora – ma quando lo faranno dovrò scrivere molto forte”. Con il passare degli anni, l’atteggiamento ed il modo di vestire di Ernesto diventarono sempre più uno scherzo per le giovani generazioni. Una delle figlie del nipote e successore di Ernesto, il Principe Alfredo, Duca di Edimburgo ricordò in seguito Ernesto come “un vecchio fidanzato, stretto in una redingote troppo stretta per la sua mole e scomodamente schiacciato in vita’, che sfoggia un cappello a cilindro, guanti di colore giallo pallido, e un bocciolo di rosa all’occhiello”. il principe Ernesto Luigi d’Assia ricordò come Alessandrina usasse trascinarsi dietro suo marito chiamando, “Ernesto, mio tesoro”; ciò causò particolare imbarazzo al giubileo a Windsor nel 1887 quando il cognato di Ernesto Luigi, il granduca Sergej imitò Alessandrina, chiamando Ernesto Luigi “Ernesto, mio tesoro”, senza rendersi conto che il Duca si stava avvicinando dall’estremità della stanza. “Vide la mia espressione inorridita e si voltò, quindi entrambi fuggimmo, scappando in diverse sale. Scoppiai a ridere, ma per molto tempo Sergei fu disperatamente preoccupato, perché non sapeva se lo zio lo avesse sentito”. Ernesto morì il 22 agosto 1893 dopo una breve malattia. Alessandrina gli sopravvisse di undici anni, morendo infine il 20 dicembre 1904. Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Onorificenze
Dama Nobile dell’Ordine della regina Maria Luisa
Arc. 1471: Alfred Ernest Albertdi Sassonia-Coburgo-Gotha in uniforme di gala da Generale (Castello di Windsor, 6 agosto 1844 – Coburgo, 30 luglio 1900). Nato al castello di Windsor, Alfredo fu il quarto figlio della regina Vittoria del Regno Unito (1819-1901), unica figlia del principe Edoardo, duca di Kent e di sua moglie, la principessa Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld. Suo padre era il principe consorte Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (1819-1861), figlio del duca Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha. In quanto figlio di un monarca, dalla nascita ottenne il titolo di Altezza Reale e fu secondo in linea di successione dopo il fratello maggiore, il principe di Galles, sino alla nascita del figlio di quest’ultimo, il duca Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha. In famiglia era noto col soprannome di “Affie”. Alfredo venne battezzato dall’arcivescovo di Canterbury, William Howley, nella cappella privata del castello di Windsor il 6 settembre 1844. Suoi padrini furono il principe Adolfo, duca di Cambridge (suo prozio materno), sua zia paterna Alessandrina, duchessa di Sassonia-Coburgo-Gotha (rappresentata dalla nonna materna, la duchessa di Kent) e il fratellastro della regina Vittoria, principe Carlo di Leiningen (rappresentato dal duca di Wellington). Nel 1856, come era suo desiderio, entrò a far parte della Marina Reale Britannica, sotto la tutela del Maggiore Generale John Clayton Cowell. Superò l’esame per diventare marinaio nell’agosto del 1858 e iniziò il suo servizio a bordo dell’Euryalus. Nel luglio del 1860, mentre era in servizio in marina, compì una visita ufficiale alla Colonia del Capo e fece un’impressione molto favorevole sia ai coloni che ai capi nativi. Venne promosso Luogotenente il 24 febbraio del 1863, dopo essere passato sul Racoon, e poi, nel febbraio del 1866, diventò Capitano, ottenendo il suo primo comando sulla fregata Galatea. In quello stesso anno, nel giorno del compleanno della regina (24 maggio), il principe ottenne il titolo di duca di Edimburgo, conte di Ulster e Kent, con una rendita annuale di 22.000 sterline assegnatagli dal parlamento. L’8 giugno 1866 ottenne un seggio alla Camera dei Lords. Tra il gennaio del 1867 e il giugno del 1868 effettuò un giro del mondo con il suo vascello, visitando l’isola di Tristan da Cunha, dove gli abitanti chiamarono in suo onore la capitale con il nome di Edinburgh of the Seven Seas, proseguendo poi per Città del Capo e raggiungendo infine l’Australia, dove rimase cinque mesi. Il principe fu quindi il primo membro della famiglia reale britannica a visitare l’Australia (1868), la Nuova Zelanda (1869), le Indie britanniche (1869) e Hong Kong. Durante la sua permanenza a Sydney, il 12 marzo del 1868 rimase ferito in un attentato ad opera di Henry James O’Farrell, il quale venne arrestato, processato e poi impiccato il 21 aprile del 1868. Il 23 marzo dello stesso anno venne deciso di costruire, in ricordo dell’attentato subito dal principe, il Royal Prince Alfred Hospital. Il 23 gennaio del 1874, nel Palazzo d’Inverno in San Pietroburgo, Alfredo sposò la granduchessa Marija Aleksandrovna Romanova (1853-1920), figlia dello zar Alessandro II di Russia(1818-1881) e della zarina Maria Aleksandrovna (1824-1880), nata granduchessa d’Assia e del Reno. Pochi anni dopo il matrimonio la coppia si stabilì sull’isola di Malta, dove rimase per molto tempo e dove nacque anche la loro terza figlia. Durante tutta la sua vita Alfredo si dedicò quasi totalmente alla sua professione, nella quale dimostrò una completa padronanza e una non comune intelligenza per le tattiche navali. Nel 1887 venne promosso al grado di Ammiraglio e, nel 1893, a quello di Ammiraglio di flotta. Le sue naturali doti diplomatiche, l’aspetto solenne e i legami con la famiglia reale inglese lo resero un valido candidato per il trono greco quando, nel 1862, il re Ottone di Grecia venne costretto ad abdicare da un sanguinoso colpo di Stato. I piani per la successione di Alfredo al trono di Grecia, però, vennero bloccati dallo stesso governo inglese, in quanto così facendo egli avrebbe dovuto rinunciare alla successione al trono inglese e a quella dei ducati di Sassonia-Coburgo-Gotha per cui suo zio Ernesto II, senza eredi, lo aveva designato. Quando il 22 agosto del 1893 il duca Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha (1818-1893), suo zio paterno, morì senza lasciare eredi diretti, il Ducato di Sassonia-Coburgo-Gotha passò ad Alfredo, in quanto il fratello maggiore Edoardo, primo in linea di successione per il ducato, rinunciò al diritto. Dapprima visto freddamente come uno “straniero”, egli seppe gradualmente ottenere popolarità nel suo nuovo ruolo di duca. Alfredo era un grande appassionato di musica e prese parte attiva alla fondazione di una sede del Royal College of Music a Coburgo. Egli stesso suonava il violino (che aveva studiato a Holyrood con l’espatriato ungherese George Lichtenstein), ma non era particolarmente dotato per lo strumento. Durante una festa organizzata da suo fratello, venne convinto a suonare. Sir Henry Ponsomby scrisse a proposito dell’esibizione: “completamente fuori tono e un rumore abominevole”. Fu anche un ottimo collezionista di vetri e ceramiche e la sua collezione, valutata mezzo milione di marchi dell’epoca, venne offerta poi dalla sua vedova al Veste Coburg, un’enorme fortezza sulla collina presso Coburgo. Divenne famoso anche per la sua collezione di francobolli, iniziata nel 1856. Eletto Presidente Onorario nel 1890 della Philatelic Society London, poté presentare all’Esposizione filatelica di Londra, dello stesso anno, numerosi francobolli dei diversi paesi visitati durante i suoi viaggi. L’unico figlio maschio del duca, il principe Alfredo, venne coinvolto in uno scandalo con la sua amante e tentò il suicidio, sparandosi, nel gennaio del 1899. Il giovane sopravvisse al tentativo di suicidio e venne inviato dai genitori a Merano per riprendersi, ma vi morì due settimane più tardi, il 6 febbraio. Alfredo, duca di Sassonia-Coburgo-Gotha, morì a causa di un tumore alla laringe il 30 luglio del 1900, nel castello di Rosenau, sua residenza estiva appena fuori Coburgo. Venne sepolto nel mausoleo della famiglia ducale nel cimitero pubblico di Glockenberg. Gli successe il nipote Carlo Edoardo, figlio del fratello Leopoldo. Fotografia CDV. Fotografo: R. Carswell – Toronto.
Onorificenze
Onorificenze di Sassonia-Coburgo e Gotha
Gran Maestro dell’Ordine della Casata Ernestina di Sassonia-Coburgo-Gotha
Onorificenze britanniche
Reale Cavaliere compagno (soprannumerario) del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera
10 giugno 1863
Cavaliere extranumero dell’Antichissimo e Nobilissimo Ordine del Cardo
15 ottobre 1864
Cavaliere Gran Croce del Distintissimo Ordine di San Michele e San Giorgio
29 giugno 1869
Cavaliere Gran Comandante extranumero dell’Esaltatissimo Ordine della Stella d’India
7 febbraio 1870
Cavaliere dell’Illustrissimo Ordine di San Patrizio
14 (o 20) maggio 1880, con precedenza su tutti gli altri Cavalieri, subito dopo il Principe del Galles
Cavaliere Gran Croce dell’Eminentissimo Ordine dell’Impero Indiano
21 giugno 1887
Medaglia in oro del giubileo d’oro della regina Vittoria
21 giugno 1887 (con barretta 1897)
Medaglia d’oro del giubileo di diamante della regina Vittoria
1897
Cavaliere Gran Croce dell’Ordine Reale Vittoriano
24 maggio 1899
Cavaliere Gran Croce dell’Onorevolissimo Ordine del Bagno, divisione militare
25 maggio 1889
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Luigi (Granducato d’Assia)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria (Impero austro-ungarico)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine imperiale della Croce (Impero del Brasile)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore (Francia)
Cavaliere dell’Ordine di Kamehameha I (Regno delle Hawaii)
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
Cavaliere di Gran Croce con gemme dell’Ordine della Corona Wendica (Granducato di Meclemburgo)
28 giugno 1868
Cavaliere di I classe dell’Ordine di Osmanie (Impero ottomano)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone d’Oro di Nassau (Regno dei Paesi Bassi)
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Torre e della Spada (Regno del Portogallo)
Cavaliere dell’Ordine supremo dell’Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere di I classe dell’Ordine dell’Aquila rossa (Regno di Prussia)
Cavaliere dell’Ordine imperiale di Sant’Andrea “il primo chiamato” (Impero russo)
Cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro (Regno di Spagna)
Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Regno di Svezia)
24 maggio 1881
Arc. 2723:Leopoldo Francesco Giulio, principe di Sassonia-Coburgo-Gotha- Koháry (Vienna, 31 gennaio 1824 – Vienna, 20 maggio 1884). Leopoldo era l’ultimogenito del principe Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Gotha e di Maria Antonia Koháry. Essendo Leopoldo il figlio più giovane, era improbabile che ereditasse titoli o terra, così entrò nell’esercito austriaco. A un certo punto Leopoldo venne considerato come un potenziale marito per Isabella II di Spagna, ma l’unione non venne portata a compimento per resistenza della Francia e di altre potenze europee. Sin dal 1815 la Spagna era stata teatro di rivalità tra le grandi potenze dell’Europa dell’epoca che cercavano di estendere la loro influenza nella penisola iberica supportando differenti candidati ad ogni matrimonio di prestigio. Leopoldo del resto era un partito qualificato in quanto suoi cugini erano la Regina Vittoria del Regno Unito e suo marito il principe Alberto, mentre il re Leopoldo I del Belgio era zio paterno di Leopoldo e zio materno della regina Vittoria. Il fratello di Leopoldo, re Ferdinando II del Portogallo, era coreggente di Maria II del Portogallo. Il 23 aprile 1861, Leopoldo, a Vienna, sposò Constanze Geiger (1835 – 1890), una donna di origini non nobili. Il matrimonio venne considerato morganatico. Nel 1862, il duca Ernesto II di Sassonia-Coburgo-Gotha la nominò baronessa von Ruttenstein. Costanza era una nota compositrice e attrice viennese ed era, inoltre, un’amica intima del compositore Johann Strauss. Leopoldo morì il 20 maggio 1884 a Vienna. Fotografia CDV. Fotografo: L. Angerer – Wien.
Arc. 1660:Carlo Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach (Weimar, 30 maggio 1792 – Liebenstein, 31 luglio 1862). Il principe Bernardo, settimo figlio di Carlo Augusto e di Luisa Augusta d’Assia-Darmstadt, granduca di Sassonia-Weimar-Eisenach, nacque a Weimar il 30 maggio 1792. Si arruolò nell’esercito prussiano e nel 1806 egli combatté nell’armata del principe Federico Luigi di Hohenlohe-Ingelfingen; nel 1809 si arruolò nell’esercito sassone e combatté al comando del Maresciallo Bernadotte nella battaglia di Wagram. La 2ª brigata della 2ª divisione olandese, guidata dal generale Hendrik George de Perponcher Sedlnitsky, del principe Bernardo fu la prima armata delle forze del Duca di Wellington ad arrivare al quadrivio di Quatre Bras; la brigata di Bernardo, cui in seguito si unì la 1ª brigata, riuscì a mantenere il controllo del crocevia per almeno ventiquattro ore a partire dal tardo pomeriggio del 15 giugno 1815 fino a circa le 15:00 del 16 giugno, impedendo che lo occupassero il maresciallo Michel Ney e l’ala sinistra dell’Armée du Nord francese, in attesa che il Duca di Wellington ed altri importanti alleati arrivassero ad aiutare la 2ª divisione e combattere la battaglia di Quatre Bras. L’azione delle due brigate della 2ª divisione olandese fu una delle più importanti azioni compiute da qualunque brigata nell’intera campagna di Waterloo. Nella battaglia di Waterloo, il principe Bernardo comandò le armate alleate arrivando mantenendo il controllo delle fattorie di Papelotte, Frichermont e La Haie all’estrema sinistra della linea di battaglia di Wellington. Il suo ruolo fu strategicamente importante, non solo perché se queste posizioni avessero ceduto i francesi avrebbero potuto mettersi al fianco del Duca di Wellinton, ma piuttosto perché era da quella direzione che il Duca si aspettava, ed effettivamente ricevette, il supporto dalla Prussia. Benché nel corso della battaglia la 4ª divisione francese di Durutte riuscì temporaneamente a stabilire una base d’appoggio a Papelotte, questa non venne mai conquistata. Negli anni seguenti alla battaglia di Waterloo, Bernardo, si distinse come comandante di una divisione olandese nella campagna del Belgio del 1831 (la Campagna dei Dieci Giorni) e dal 1847 al 1850 detenne il comando delle forze nelle Indie Orientali Olandesi. Morì il 21 luglio 1862 a Liebenstein. Il 30 maggio 1816, a Meiningen, egli aveva sposato Ida di Sassonia-Meiningen, figlia del duca Giorgio I. Fotografia CDV. Fotografo: Brandeseph – Stuttgart.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Guglielmo (Paesi Bassi)
8 Ottobre 1842
Commendatore dell’Ordine militare di Guglielmo (Paesi Bassi)
24 Maggio 1821
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Guglielmo (Paesi Bassi)
8 Luglio 1815
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Federico (Württemberg)
Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea (Impero Russo)
1837
Arc. 1550:Carlo Alessandro Augusto Giovanni di Sassonia-Weimar-Eisenach (Weimar, 24 giugno 1818 – Weimar, 5 gennaio 1901). Nato a Weimar, Carlo Alessandro era il secondo, ma l’unico sopravvissuto, dei figli del granduca Carlo Federico di Sassonia-Weimar-Eisenach (1783 – 1853) e della granduchessa Maria Pavlovna (1786 – 1859). Sin dalla gioventù, il giovane principe dimostrò un grande talento per lo studio, grazie ad educatori dello stampo dello svizzero Frédéric Soret, con il quale intraprese particolarmente lo studio delle lingue straniere, che parlava fluentemente. Nel 1835, dopo due anni di studi privati (diritto, storia e scienze naturali), frequentò l’Università di Lipsia e quella di Jena, ove nel 1841 si laureò in giurisprudenza. Con le sue vedute liberali, Carlo Alessandro era un assiduo frequentatore dei circoli aristocratici ed aveva buoni contatti con molti politici, giornalisti e scrittori del suo tempo. Nel periodo rivoluzionario del 1848/1849 egli accolse segretamente a Weimar molti artisti liberali perseguitati, dando loro appoggio e sicurezza. Carlo Alessandro stabilì rapporti di stretta amicizia con Fanny Lewald e Hans Christian Andersen, ma quest’ultima amicizia si concluse nel 1849 a causa della guerra con la Danimarca, combattuta per il possesso dello Schleswig-Holstein. L’8 luglio 1853 suo padre morì e Carlo Alessandro divenne granduca. Carlo Alessandro ristrutturò il castello di Wartburg e lasciò molte tracce di questi suoi rinnovamenti a Eisenach. Fu protettore di Richard Wagner e Franz Liszt, puntando soprattutto sul recupero dell’arte antica a Weimar. Nel 1860 creò la Scuola d’Arte di Weimar (con Arnold Böcklin, Franz von Lenbach e lo scultore Reinhold Begas). Partecipò alla guerra Franco-Prussiana (1870-1871) solo nella “Samaritan”, ma si dimostrò favorevole all’annessione dello Schleswig. Il 18 gennaio 1871 presenziò col figlio a Versailles alla proclamazione di Guglielmo di Prussia a imperatore di Germania. Il suo regno terminò quasi in concomitanza con il Congresso di Weimar della Federazione Goethe, detta anche Lex Heinze, nel novembre 1900 e questo fece definire il suo periodo di governo l’età d’argento di Weimar. Alla sua morte gli successe nel granducato il nipote Guglielmo Ernesto, dal momento che il suo unico figlio, Carlo Augusto, gli era premorto. Fotografia CDV. Fotografo: U. Quaas – Berlin.
Onorificenze
Gran Maestro dell’Ordine del Falco Bianco
Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro (Impero austriaco)
Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d’Italia)
Cavaliere dell’Ordine dei Serafini (Svezia)
9 giugno 1875
Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea
Cavaliere di IV classe dell’Ordine Imperiale di San Giorgio
Arc. 1488:Carlo Alessandro Augusto Giovanni di Sassonia-Weimar-Eisenach (Weimar, 24 giugno 1818 – Weimar, 5 gennaio 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.
Arc. 1544:Amalia Maria da Gloria Augusta di Sassonia-Weimar-Eisenach (Gand, 20 maggio 1830 – Walferdange, 1º maggio 1872). Amalia era la figlia più giovane del duca Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach (1792-1862) di sua moglie Ida (1794-1852), figlia del duca Giorgio I di Sassonia-Meiningen. Era una nipote della regina Adelaide di Gran Bretagna. Il 19 maggio 1853 a Weimar, sposò il principe Enrico dei Paesi Bassi (1820-1879), figlio più giovane del re Guglielmo II dei Paesi Bassi, la cui sorella Sofia, nel 1842, sposò il Granduca Carlo Alessandro di Sassonia-Weimar-Eisenach. La coppia non ebbe figli. Amalia rimase tanto colpita dal brutto aspetto di Enrico e dalle sue maniere rudi e dal suo parlare talvolta scurrile, da non voler mai avere a che fare con il marito, vivendo in compagnia di suo suocera Anna Pavlovna a L’Aia, mentre suo marito, insignito del grado di commodoro, intraprendeva un viaggio in nave intorno al mondo con una piccola flotta, viaggio che durò due anni, ma fu condizionato da lunghissimi scali nei porti internazionali: la flotta si fermò infatti per tre mesi nel porto di New Orléans; a causa di questa sua bizzarria, Enrico fu soprannominato “Il Navigatore”. Il marito di Amalia fu governatore del Lussemburgo dal 1849. Ricevette la croce dell’Ordine di Santa Caterina. Fotografia CDV. Fotografo: Disderi & C.ie – Paris.
Arc. 2645:Edoardo di Sassonia-Weimar-Eisenach in uniforme da Generale dell’esercito inglese (Londra, 11 ottobre 1823 – Londra, 16 novembre 1902). Edoardo nacque dal principe Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach e dalla principessa Ida di Sassonia-Meiningen a Bushy House, la casa della sorella di sua madre, Adelaide, e di suo marito, il futuro Guglielmo IV del Regno Unito. Dopo essere stato naturalizzato come suddito britannico, la carriera militare di Edoardo iniziò il 1° giugno 1841, quando, dopo essersi addestrato al Royal Military College di Sandhurst, si unì al 67° Reggimento di Fanteria (South Hampshire) come Sottotenente. Passato nei Granatieri venne promosso Tenente dell’esercito l’8 giugno 1841 e capitano dell’esercito il 19 maggio 1846 prima di diventare Aiutante del suo Battaglione nel novembre 1850. Edward fu promosso Maggiore dei Granatieri il 20 giugno 1854. Prestò servizio nella campagna di Crimea e combatté nella battaglia di Alma nel settembre 1854 e nell’assedio di Sebastopoli nell’ottobre 1854, dove rimase leggermente ferito. Combatté nella battaglia di Balaclava nell’ottobre 1854 e nella battaglia di Inkerman nel novembre 1854. Fu promosso Tenente Colonnello “per il servizio distinto sul campo” durante la guerra il 12 dicembre 1854. Edoardo fu nominato Aiutante di Campo della regina e ricevette il grado di Colonnello nei Granatieri il 5 ottobre 1855. Concesso il titolo di Altezza Serenissima (sia a Edward che a sua moglie) nel 1866, fu promosso a Maggior Generale il 6 marzo 1868. Fu al comando della Brigata delle Guardie e Ufficiale Generale al comando del Distretto Domestico nel 1870 e, essendo stato promosso Tenente Generale il 6 luglio 1877, divenne comandante del Distretto Meridionale nell’ottobre 1878. Promosso generale a pieno titolo il 4 novembre 1879, divenne comandante in capo dell’Irlanda e membro dell’Irish Privy Council nell’ottobre 1885 prima di ritirarsi nell’ottobre 1890. In pensione Edward fu commissario del Fondo Patriottico. Divenne anche Colonnello del 10° Reggimento di Fanteria e poi Colonnello del 1° Reggimento Guardie del Corpo. Fu promosso Feldmaresciallo il 22 giugno 1897. Il principe Edoardo e la sua consorte ebbero per diversi anni una residenza estiva a North Berwick, e nell’ottobre 1902 il principe fu onorato della disponibilità del borgo reale di North Berwick, una settimana dopo aver ospitato lì il re Edoardo VII come suo ospite. Edoardo morì il 16 novembre 1902 a Portland Place a Londra e fu sepolto nella cattedrale di Chichester, nella cripta della famiglia di sua moglie, i duchi di Richmond e Lennox. Il 27 novembre 1851 Edoardo sposò, morganaticamente, Lady Augusta Katherine Gordon-Lennox, (una figlia di Charles Gordon-Lennox, quinto duca di Richmond), che fu creata contessa di Dornburg dal granduca di Sassonia-Weimar il giorno prima del matrimonio. La Circolare di Corte mostra che era solitamente conosciuta con quel titolo fino all’inizio del 1886, quando la Circolare iniziò a riferirsi costantemente a lei con il titolo di suo marito, cioè “SAS la Principessa Edoardo di Sassonia-Weimar”. Non avevano figli. Fotografia CDV. Fotografo: J. Russel – Chichester.
Onorificenze
Onorificenze britanniche
Cavaliere dell’Ordine di San Patrizio
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Guelfo
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Vittoriano
Medaglia inglese della Guerra di Crimea
Onorificenze straniere
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
Arc. 1567:Edoardo di Sassonia-Weimar-Eisenach in uniforme da Generale dell’esercito inglese (Londra, 11 ottobre 1823 – Londra, 16 novembre 1902). Fotografia CDV. Fotografo: Russel & Sons – Chichester.
Arc. 2076:Ermanno Giorgio Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach (Castello di Altenstein, 4 agosto 1825 – Berchtesgaden, 31 agosto 1901). Ermanno era il terzo figlio del principe Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach (1792-1862) e della moglie Ida di Sassonia-Meiningen (1794-1852), figlia di Giorgio I, duca di Sassonia-Meiningen. Era un nipote della regina Adelaide di Gran Bretagna. Nel 1840, Ermanno frequentò l’accademia militare di Württemberg. Divenne maggiore generale e dal 1859, è stato comandante della divisione della Reale cavalleria di Württemberg. Ha ricevuto diverse medaglie, tra cui l’ordine di Aleksandr Nevskij, la gran croce dell’Ordine del Falco Bianco, l’Ordine Reale di Santo Stefano d’Ungheria e l’ordine della corona del Württemberg. Fotografia CDV. Fotografo: V. Brandseph – Stuttgart.
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Falco bianco
12 Settembre 1840
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della corona del Württemberg
1851
Cavaliere di Gran Croce con spade dell’Ordine di Federico (Württemberg)
1871
Cavaliere dell’Ordine della Corona fiorata
1853
Cavaliere dell’Ordine della Croce di Ferro
Cavaliere dell’Ordine di Hohenzollern
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Casata ernestina di Sassonia
Luglio 1842
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Luigi
Arc. 1662:Ermanno Giorgio Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach (Castello di Altenstein, 4 agosto 1825 – Berchtesgaden, 31 agosto 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Brandseph – Stuttgart.
Arc. 2077:Ermanno Giorgio Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach (Castello di Altenstein, 4 agosto 1825 – Berchtesgaden, 31 agosto 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Brandseph – Stuttgart.
Arc. 1912:Ermanno Giorgio Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach (Castello di Altenstein, 4 agosto 1825 – Berchtesgaden, 31 agosto 1901). Fotografia CDV. Fotografo: Sconosciuto.